A BARCELLONA 1992 IL CAPOLAVORO D’ORO DEL SETTEBELLO DI RUDIC

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La finale Italia-Spagna – da youtube.com

articolo di Nicola Pucci

Le Piscine Bernat Picornell, all’interno del Parco Olimpico di Montjuïc, accolgono dal 1 al 9 agosto le gare del torneo di pallanuoto alle Olimpiadi di Barcellona del 1992. E celebrano il trionfo dell’Italia, che conquista l’alloro olimpico per la terza volta della sua storia dopo i successi di Londra 1948 e di Roma 1960 e il bronzo di Helsinki 1952 e l’argento di Montreal 1976.

In realtà sulla rassegna a cinque cerchi grava l’assenza della Jugoslavia campione olimpico, mondiale ed europeo in carica, sanzionata dall’ONU per la guerra civile che sta dilaniando il paese, e sostituita dalla Cecoslovacchia. Francesco Attolico, Alessandro Bovo, Alessandro Campagna, Paolo Caldarella, Massimiliano Ferretti, Giuseppe Porzio, Marco D’Altrui, Mario Fiorillo, Ferdinando Gandolfi, Amedeo Pomilio, Francesco Porzio, Carlo Silipo e Gianni Averaimo sono i dodici atleti selezionati dal c.t Ratko Rudic, in carica dal 1991, e che sta per avviare l’era d’oro della pallanuoto azzurra, reduce dal sesto posto ai Mondiali di Perth e il quarto agli Europei di Atene dell’anno preolimpico.

In assenza della Jugoslavia sono proprio i padroni di casa della Spagna, medagliati d’argento alle due suddette rassegne del 1991, a vestire i panni della favorita, trascinata dal talento e dalle reti di Manuel Estiarte, che in Italia ben conoscono per le militanze a Pescara e Savona. La CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) è l’altra pretendente alla medaglia d’oro, così come l’Ungheria, che ha gran tradizione, e gli Stati Uniti, che quattro anni prima a Seul chiusero in seconda posizione alle spalle della Jugoslavia.

Se proprio CSI e Stati Uniti sono inserite nel girone A e dominano la concorrenza vincendo tutte le partite, con gli ex-sovietici che si impongono 8-5 nello scontro diretto chiudendo al primo posto, l’Italia deve invece vedersela con Spagna e Ungheria, che nel gruppo B sono le principali pretendenti all’accesso alle semifinali, con Cuba, Olanda e Grecia che completano il quadro delle formazioni in lizza. Ma il “settebello” di Rudic è in forma, e dopo aver impattato all’esordio con l’Ungheria, 7-7, batte una dopo l’altra Olanda (6-4) e Cuba (11-8), pareggia anche con la Spagna, 9-9, e con il successo sulla Grecia per 8-6 si garantisce un posto tra le prime quattro, in seconda posizione dietro la Spagna e approfittando di un’Ungheria deludente che perde con gli iberici, 8-5, per poi non andare oltre il pareggio, addirittura 13-13, con l’Olanda.

Le semifinali incrociate si giocano l’8 agosto e per l’Italia l’avversario è la CSI, sfida equilibrata ed accesa che vede gli azzurri infine prevalere 9-8 grazie a tre reti di Campagna, conquistando la finale con la Spagna che non lascia spazio agli Stati Uniti, eliminati con il punteggio di 6-4.

Il giorno dopo, 9 agosto, la finale è tra le più appassionanti della storia della pallanuoto olimpica. L’Italia si porta avanti 4-2 dopo i primi due quarti, ma la Spagna torna sotto con Estiarte che segna tre reti (vincerà la classifica marcatori con 22 reti, in coppia con il magiaro Benedek, così come aveva fatto nel 1980, nel 1984 e nel 1988), altre tre marcature portano la firma di Garcia. Ferretti è in gran spolvero con un poker, le quattro frazioni regolamentari si chiudono sul 7-7 grazie a qualche decisione dubbia degli arbitri ed una rete di Oca a 37″ dalla fine. Sono necessari i tempi supplementari, addirittura sei, e la gara, da combattuta, assume i contorni del confronto epico. Due tempi di 3 minuti l’uno, tanto per cominciare, con il primo che si chiude a reti bianche e il secondo con un rigore di Estiarte per l’8-7 con 42″ ancora da giocare, e il provvidenziale gol di Ferretti a 20″ dalla fine. Altri due supplementari, senza reti, e così si va al quinto e sesto tempo aggiuntivo. Si decide tutto a 32″ dal termine quando Nando Gandolfi infila il portiere iberico Rollan per il gol del 9-8 e l’Italia, capace di resistere all’ultimo disaperato tentativo della Spagna di tornare in parità che si spenge su una traversa di Oca, sale infine sul tetto dell’Olimpiade.

Lo chiamaronoil settebello d’oro“… e ne ebbero ben donde.

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