DANIELA SILIVAS, L’ALLIEVA DELLA COMANECI CAPACE DI EMULARE LA MAESTRA

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Daniela Silivas alle parallele asimmetriche a Seul ’88 – da gettyimages.it

articolo di Giovanni Manenti

L’allargamento del programma olimpico della ginnastica artistica, per quanto concerne il settore femminile – che sino ad allora aveva visto disputarsi solo la prova a squadre ad Amsterdam 1928, Berlino 1936 e Londra 1948 – coincide con la partecipazione ai Giochi da parte dell’Unione Sovietica, ovvero con l’edizione di Helsinki 1952.

Ed è inutile sottolineare come la disciplina veda fiorire al di là degli Urali le sue migliori espressioni, cui nel 1952 e ’56 si oppone la sola, leggendaria ungherese Agnes Keleti, mentre nell’edizione di Roma ’60 tale superiorità si evidenzia in modo schiacciante, con 15 delle 16 medaglie in palio (!!!) appannaggio delle ginnaste sovietiche, con la cecoslovacca Eva Bosakova ad impedire un imbarazzante “cappotto”, imponendosi alla trave.

Il tutto mentre l’ucraina di nascita Larisa Latynina sale sul podio in tutte e 6 le occasioni previste dal programma – oro nel concorso generale individuale e a squadre ed al corpo libero, argento alla trave ed alle parallele asimmetriche e bronzo al volteggio –, un’impresa che può essere pertanto solo eguagliata, cosa che lei stessa fa quattro anni dopo a Tokyo ’64, solo con un oro in meno (concorso generale a squadre e corpo libero) a fronte di due argenti nel concorso generale individuale e volteggio ed altrettanti bronzi alla trave ed alle parallele asimmetriche.

Oramai è chiaro a tutti come quello sovietico sia uno squadrone, a cui gli altri paesi possono solo opporre una fuoriclasse e, al pari di quella che era stata la Keleti – 5 ori, 3 argenti e due bronzi complessivamente per lei –, proprio nella capitale nipponica riluce una nuova stella, sotto le sembianze della “divina” cecoslovacca Vera Caslavska, che si afferma nel concorso generale individuale, trave e volteggio e conquista l’argento nella prova a squadre.

Una Caslavska che trova la sua consacrazione quattro anni dopo a Città del Messico ’68, rassegna in cui eguaglia la Latynina, facendo però ancor meglio in termini di allori, visto che si aggiudica quattro delle cinque prove individuali – concorso generale, corpo libero, volteggio e parallele asimmetriche – cui aggiunge l’argento nella prova a squadre ed alla trave, dove la sovietica Natalia Kuchinskaya le impedisce un favoloso en plein.

Ma, se la sfida è tra un’intera nazione ed una singola ginnasta, è normale che, con il ritiro di queste ultime, la prima riprenda il sopravvento assoluto, come accade ai Giochi di Monaco 1972 dove a dominare la scena sono Ludmila Tourischeva ed Olga Korbut, ancorché faccia bella mostra di sé la tedesca orientale Karin Janz, oro al volteggio ed alle parallele asimmetriche, nonché argento nel concorso generale individuale ed a squadre e bronzo alla trave.

Ad invertire questo stato di cose, prima che la globalizzazione portasse anche la ginnastica artistica ad allargare i propri confini ad altre realtà, Stati Uniti in testa per quel che concerne il settore femminile, provvede l’esito delle Olimpiadi di Montreal 1976, dove emerge in tutta la sua grandezza il talento di Nadia Comaneci che, oltre ad aggiudicarsi tre medaglie d’oro – concorso generale individuale, trave e parallele asimmetriche –, l’argento a squadre ed il bronzo al corpo libero, diviene la prima atleta a vedersi assegnare un “10” dalla giuria, per poi collezionarne ben 7.

La differenza sta nel fatto che, dietro all’allora 15enne Nadia, si sviluppa tutto un movimento che porta la Romania a lottare ad armi pari con le sovietiche (sino al 1992 e con le russe in epoca successiva) e l’esempio della Comaneci fa proseliti in patria, con altrettante campionesse di valore compresa la protagonista della nostra storia odierna che, come vedrete, non ha nulla da invidiare alla più celebrata connazionale.

Quando la giovane fuoriclasse sale ripetutamente sul podio di Montreal, Daniela Silivas ha appena 4 anni, essendo nata il 9 maggio 1972 a Deva, città di poco più di 60mila abitanti posta nella storica regione della Transilvania, per poi iniziare lei stessa a frequentare le palestre già due anni dopo, sotto la guida del “Guru” della ginnastica Béla Karoly, altresì istruttore della stessa Comaneci, sino a che lo stesso non viene attratto dai dollari americani e si trasferisce nel 1981 ad Houston per mettere le basi del movimento ginnico Usa.

Ma anche senza la supervisione di Karoly le innate qualità della piccola Daniela non tardano ad emergere e, dopo essersi aggiudicata i titoli nazionali juniores nel 1982 ed ’83, stupisce in occasione dei Campionati Europei juniores 1984, in cui si piazza quarta nel concorso generale individuale, per poi salire sul podio grazie all’argento al corpo libero ed alle parallele asimmetriche e l’oro alla trave.

I dirigenti rumeni si rendono conto di avere per le mani un’autentica fuoriclasse, in grado di raccogliere l’eredita di Ecaterina Szabo, che alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 – complice l’assenza delle sovietiche – sfiora la grande impresa di cogliere 5 medaglie d’oro, aggiudicandosi il concorso generale a squadre, corpo libero, trave e volteggio ed essere superata per l’inezia di 0,050 millesimi di punto (79,175 a 79,125) dalla beniamina di casa Mary Lou Retton, allenata, ironia della sorte, proprio dai coniugi Karoly.

C’è solo un “piccolo dettaglio” da superare, ovvero l’età di Daniela che, essendo del 1972, non può ancora partecipare alle grandi manifestazioni internazionali, ma questi sono problemi facilmente superabili a quelle latitudini, in fin dei conti cosa volete che sia falsificare la data di nascita su di un passaporto ed ecco, pertanto, che alla Silivas viene fatto memorizzare, qualora gli venga chiesto, di essere nata nel 1970 e non nel 1972.

Tale stratagemma le consente, pertanto, di prendere parte ai Campionati Europei di Helsinki 1985 che incoronano come regina la sovietica Elena Shushunova (quattro ori ed un bronzo per lei), rassegna in cui la Silivas riesce a farsi apprezzare cogliendo un significativo ottavo posto nel concorso generale individuale, oltre a qualificarsi per tre finali di specialità, settima alle parallele asimmetriche, quinta alla trave ed addirittura bronzo al corpo libero.

Ancora non può saperlo, ma quella medaglia non è altro che il simbolo dell’inizio di una folgorante carriera durata un quinquennio e che la vede scalare i vertici assoluti, compiendo il secondo passo nel corso dello stesso anno alla rassegna iridata di Montreal, dove conquista l’argento nel concorso generale a squadre e, dopo essersi piazzata settima nella prova individuale, sfiora il podio al corpo libero e conquista l’oro alla trave, avendo la meglio (19,813 a 19,775) proprio sulla connazionale Szabo in una sorta di “passaggio di consegne proprio nell’impianto che, 9 anni prima, aveva incoronato la Comaneci quale regina della ginnastica mondiale e, particolare da non sottovalutare, ottenendo anch’essa un “10” in questo particolare esercizio.

L’anno seguente. In occasione della settima edizione della Coppa del Mondo che si svolge a Pechino – e che celebra, davanti al proprio pubblico, l’idolo di casa Li Ning –, la Silivas insidia la Shishunova nel concorso generale individuale, per cogliere l’argento alla trave ed il bronzo alle parallele asimmetriche, dimostrandosi pronta ad assumere la leadership della formazione rumena in vista dei Mondiali di Rotterdam 1987, a dispetto dei soli 15 (reali) anni di età.

Ed anche se in Olanda a raccogliere i maggiori allori è la connazionale Aurelia Dobre – oro nel concorso generale individuale e a squadre ed alla trave, oltre al bronzo al volteggio ed al corpo libero –, la Silivas contribuisce da par suo al ribaltamento delle gerarchie con le sovietiche, visto che nella prova a squadre ottiene ben quattro 10, per poi completare il successo rumeno nel concorso individuale, piazzandosi terza alle spalle della Shushunova e quindi dare sfoggio delle proprie qualità nelle singole specialità.

Qualificatasi, difatti, per le finali alle parallele asimmetriche ed al corpo libero, la minuscola rumena (a completa maturazione misura m.1,45 per 38kg.) divide il gradino più alto del podio (19,925 per entrambe) con la tedesca orientale Dorte Thummler nella prima specialità, per poi replicare l’esibizione nei preliminari al corpo libero, ottenendo un secondo 10,000 che la porta a raggiungere il punteggio massimo possibile di 20,000 peraltro eguagliato anche dalla Shushunova, indubbiamente una campionessa di valore assoluto.

Evidente che, in occasione dell’appuntamento olimpico di Seul 1988, lo stesso sia visto come una sorta di “resa dei conti” tra le due migliori interpreti della disciplina a livello planetario, attendendosi prestazioni di altissimo contenuto tecnico, e gli appassionati non restano certo delusi.

I punti forti dei due team, oltre alle due attese protagoniste, sono Svetlana Boginskaya e Natalia Lashenova (entrambe classe 1973) per le sovietiche e la stessa Dobre e Gabriela Potorac per le rumene, e non è un caso che esse collezionino i 6 migliori punteggi (prime, terze e quinte le sovietiche, seconde, quarte e seste le rumene) nel corso della prova a squadre, che incorona per l’ennesima volta (395,475 a 394,125) l’Urss come campionessa olimpica, un titolo che non le è mai sfuggito dall’esordio ad Helsinki 1952.

Con Shushunova (prima con 79,675 punti) e Silivas (seconda con 79,575) ad aver già collezionato quattro “10” a testa, il concorso generale individuale vede le due fuoriclasse darsi battaglia a quote di perfezione inimmaginabili, visto che entrambe confermano il massimo punteggio al corpo libero come l’anno precedente ai Mondiali, con la sovietica a replicare il “10” al volteggio e la rumena alle parallele asimmetriche, così che la sfida al “millesimo di punto” vede prevalere per un’autentica inezia (79,662 a 79,637) la più esperta 19enne di Leningrado, che corona così, con l’oro olimpico, una fantastica carriera.

Sfida che ora si sposta sulle finali delle singole specialità e, per una volta, anche la Shushunova si dimostra umana, sprecando il punteggio di entrata di 10,000 ottenuto ai preliminari al volteggio con un’esecuzione valutata 9,712 che, solo per far comprendere il livello della competizione, la colloca all’ottavo ed ultimo posto, con l’oro messo al collo dalla connazionale Boginskaya con 19,905 a precedere la coppia rumena composta da Potorac e Silivas, che completano il podio con 19,830 e 19,818 rispettivamente.

Con già due argenti ed un bronzo in bacheca, per la minuta rumena è giunto il momento di cogliere il massimo alloro, che giunge puntualmente nell’esercizio alla trave dove, partendo già da un punteggio (9,937 a pari merito con la Boginskaya) superiore al 9,925 della Shushunova, allunga ancora con un’esibizione premiata con 9,987 per un totale di 19,924 rispetto al 19,875 della sovietica, mentre la Boginskaya paga un’incertezza uscendo addirittura dalla zona medaglie.

Prossima rotazione alle parallele asimmetriche, in cui la Silivas parte da 10,000 mentre la tedesca orientale Dagmar Kersten porta in dote dai preliminari 9,987 punti e la Shushunova 9,962 a dimostrazione del livello di eccellenza della manifestazione, posizioni che non mutano dopo le rispettive esibizioni per il solo fatto che tutte e tre eseguono degli esercizi al limite della perfezione, venendo premiate con altrettanti “10”, così che la rumena si aggiudica l’oro totalizzando il punteggio massimo possibile, nonché il suo settimo “10” nel corso dell’Olimpiade, eguagliando l’impresa della Comaneci 12 anni prima a Montreal.

Resta il corpo libero, autentico “cavallo di battaglia” delle due rivali (ricordate l’ex aequo a quota 20,000 dei Mondiali di Rotterdam) che si apprestano a dare sfoggio della loro abilità partendo dall’identica base di 9,950 ed insidiate dalla tedesca orientale Tummler con 9,925.

Proprio però queste ultime due commettono un paio di incertezze a testa che le relegano in settima (Shushunova) ed ottava (Tummler) posizione rispettivamente, lasciando così campo libero alla Silivas che, pur non ottenendo il massimo dei voti (ancorché sfiorandolo con 9,987), risulta in ogni caso la migliore con un totale di 19,937 ampiamente sufficiente per tenere a distanza Boginskaya e la bulgara Diana Doudeva che concludono con 19,887 e 19,850 rispettivamente.

Che una ragazzina di 16 anni (reali) sia stata in grado di dimostrare una tale concentrazione e saldezza di nervi è la più oggettiva testimonianza delle sue innate qualità che la portano ad eguagliare – essendo andata a medaglia in tutte e sei le specialità – le imprese di Latynina e Caslavska ed a far meglio, con 3 ori, due argenti ed un bronzo, del suo idolo da bambina, di cui pareggia il 20,000 alle parallele asimmetriche dalla stessa ottenuto a Montreal 1976.

Raggiunto l’apice della carriera, la Silivas subisce un serio infortunio al ginocchio in allenamento che non le preclude comunque la partecipazione alla rassegna continentale di Bruxelles 1989, dove l’eredità della Shushunova è raccolta, in casa sovietica, dalla Boginskaya, la quale la precede nel concorso generale individuale e divide con lei il gradino più alto del podio al corpo libero, con la rumena a collezionare altre due medaglie, argento alle parallele asimmetriche e bronzo alla trave, per poi darsi appuntamento ai Mondiali che si svolgono dal 14 al 22 ottobre 1989 a Stoccarda.

Nella città tedesca, la Silivas continua a riportare 10 in pagella, anche se i tre ottenuti nella prova a squadre non sono sufficienti a scalzare (396,793 a 394,931) l’Unione Sovietica dal primo posto e nonostante il suo punteggio totale di 79,561 sia il più alto conseguito dalle partecipanti.

Favorita per l’oro nel concorso generale individuale, la Silivas ottiene 9,975 sia al corpo libero che alle parallele asimmetriche e 9,925 al volteggio, ma le è fatale una caduta nell’esercizio alla trave (pagata con un 9,437) per relegarla addirittura in 12esima (!!!) posizione, a dimostrazione quanto si debba essere perfette nelle proprie esibizioni, con il podio interamente monopolizzato dalle sovietiche Boginskaya, Laschenova ed Olga Strazheva, che si classificano nell’ordine.

Qualificata a tre finali di specialità, la rumena pareggia subito i conti, imponendosi alla trave con 9,950 per poi confermare la sua abilità nelle prove da sempre a lei più congeniali, vale a dire corpo libero e parallele asimmetriche, in cui ottiene gli ultimi 10,000 della sua carriera, che le garantiscono altrettanti titoli iridati, pur se in coabitazione con Boginskaya e la cinese Fan Di, rispettivamente.

A fine stagione, la Silivas si sottopone all’intervento chirurgico al ginocchio al fine di riacquisire la massima prestanza fisica in vista dei successivi appuntamenti, ma il Centro Nazionale di Allenamenti a Deva viene chiuso durante la rivoluzione di fine anno che porta al rovesciamento della dittatura di Ceausescu, circostanza che, unitamente al clima politico del paese, la consiglia di ritirarsi dall’attività trasferendosi negli Stati Uniti, ad Atlanta, nel 1991, stesso anno in cui la Comaneci approda anch’essa in America, nell’Oklahoma.

E, al pari della celebre Nadia, anche Daniela mette su famiglia negli Usa, convolando a nozze con Scott Harper, un manager sportivo, unione da cui nascono tre figli e che la vede attualmente vivere a Marietta, nella Georgia.

Due carriere e due vite parallele e, se non si può proprio dire che l’allieva abbia superato la maestra, quantomeno l’ha eguagliata, questo sì…

LE 12 FATICHE AD ATENE 1896 DI CARL SCHUHMANN, PRIMA GLORIA OLIMPICA

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Carl Schuhmann ai Giochi di Atene 1896 – da wikipedia.org

articolo di Giovanni Manenti

Partiamo da un dato incontrovertibile, e cioè che ogni grande manifestazione, al suo esordio, paga invariabilmente lo scotto dell’approssimazione, pur avendo il merito di aprire la strada alle successive edizioni, e la futuristica idea del barone francese Pierre De Coubertin di indire le Olimpiadi dell’Era Moderna non è esente da questa pecca.

Basti pensare che la rassegna in questione, svoltasi in Grecia dal 6 al 15 aprile 1896, vede la partecipazione di soli 246 atleti in rappresentanza di 15 nazioni, di cui peraltro 167 del paese organizzatore dei Giochi, tant’è che la seconda delegazione più numerosa è quella tedesca con 19 unità, seguita da Stati Uniti con 14, Francia con 13 e Gran Bretagna con 10.

Analogamente, gli sport in programma sono appena 9 – tra cui i quattro classici della storia dei Giochi, ovvero atletica leggera, nuoto, scherma e ginnastica – e prevedono alcune specialità destinate ben presto a scomparire, ma tale circostanza determina il fatto che vi siano atleti che si cimentino in diverse discipline, visto che sono ben tre di loro a praticarne addirittura quattro diverse.

Una cosa assolutamente impensabile non solo ai giorni nostri, ma già anche nell’edizione di Londra 1908 – per quelle che, a giusta ragione, sono considerate le prime vere Olimpiadi da un punto di vista strettamente organizzativo e sportivo, dopo i “carrozzoni” di Parigi 1900 e St.Louis 1904 durati per cinque (!!!) mesi –, e, difatti, nessun altro atleta è mai più stato in grado di gareggiare oltre un massimo di due diverse discipline.

Ciò nondimeno, tale circostanza ha fatto sì che ad Atene si potesse celebrare il primo, illustre protagonista dei “Giochi dell’Era Moderna che, forse rendendo omaggio alla mitologia del paese ospitante, si sobbarca 12 Faticheal pari dell’eroe greco Eracle (poi trasformato in Ercole dai romani), cimentandosi in gare di atletica leggera, lotta greco-romana, sollevamento pesi e ginnastica, con quest’ultima a rappresentare il suo sport principale.

Di certo, del mito greco Carl Schuhmann non ha certo “le Physique du role“, visto che arriva a malapena a m.1,60 di altezza per 71 chilogrammi, ma la tenacia di questo versatile campione tedesco, nato a Munster il 12 maggio 1869, gli permette di compensare una struttura non proprio da super atleta.

Schuhmann, cresciuto a Colonia dove inizia a praticare ginnastica dall’età di 17 anni, si trasferisce nel 1890 a Berlino, così da abbinare il suo amore poliedrico per lo sport all’attività di orafo, forse un presentimento, chissà, del prezioso metallo che si metterà di lì a qualche anno al collo.

Pur continuando a praticare soprattutto atletica leggera, le migliori prestazioni prima di Atene 1896 giungono dalla ginnastica artistica, disciplina per la quale la Germania cala in massa nella capitale greca, laddove si consideri che ben 11 dei suoi 19 partecipanti ai Giochi si disimpegnano in questo sport, il che consente ai teutonici di conquistare 10 (5 ori, 3 argenti e due bronzi) delle complessive 13 medaglie raccolte.

L’esordio olimpico dell’oramai quasi 27enne Carl avviene nel giorno di inizio delle gare, essendosi iscritto alle prove di salto in lungo, salto triplo e getto del peso di atletica leggera, disciplina che vede il dominio pressoché assoluto degli atleti americani, che difatti si aggiudicano ben 9 delle 12 gare in programma, con l’australiano Edwin Flack, che si impone sugli 800 e 1500 metri, ed il celebre fondista greco Spiridon Louis, che rinverdisce i fasti del soldato Filippide affermandosi nella maratona, che sono i soli capaci di rompere questa egemonia stelle-e-strisce.

E’ pertanto il 6 aprile 1896 allorché Schuhmann disputa la gara di salto triplo, nel mentre il giorno seguente partecipa al salto in lungo ed al getto del peso, ma in nessuna di tali prove riesce a salire sul podio, ottenendo quale miglior risultato il quinto posto nel triplo con la misura di m. 11,50.

Ma non è certo il caso di perdersi d’animo, anche perché al pomeriggio del 7 aprile è in programma il sollevamento pesi, che prevede due sole prove, la prima ad una mano – specialità replicata solo ai Giochi intermedi di Atene 1906 per la celebrazione del decennale – e la seconda con due mani, e come da prassi ad eccellere sono il danese Viggo Jensen ed il britannico Lauceston Elliott, i quali si scambiano i ruoli, nel senso che il secondo si impone nel sollevamento ad una mano precedendo Jensen (71kg. a 57), il quale si prende la rivincita nella prova a due mani, anche se in termini rocamboleschi, avendo entrambi sollevato il medesimo peso di 115kg., con i giudici che assegnano l’oro al danese in quanto avrebbe mostrato uno stile migliore.

Sia Elliott che Jensen sono gli altri due atleti che competono in altre tre discipline al pari di Schuhmann – il britannico nelle stesse del tedesco, pur prendendo parte nella salita alla fune per quel che riguarda la ginnastica, mentre il danese, anch’esso impegnato nella fune, prende parte al getto del peso ed al lancio del disco in atletica e compete nel tiro a segno, dove coglie il bronzo nella carabina libera –, il quale si cimenta solo nella prova a due mani, in cui si classifica quarto a pari merito con 90 chilogrammi.

Attenzione però, il risultato non tragga in inganno poiché non sono previste distinte categorie di peso e, pertanto, i 90 chili sollevati da un atleta che ne pesa 70 come il tedesco hanno senz’altro un maggiore valore dei 115 di un Elliott che, viceversa, misura 188cm. per 102 chilogrammi (!!!), cose che possono accadere solo in un’epoca pionieristica dello sport olimpico.

Archiviate le prime due discipline, Schuhmann può finalmente dedicarsi alla ginnastica artistica, che prevede 8 specialità (ma il 27enne di Munster concorre solo in sette di queste, evitando la salita alla fune), di cui due anche a squadre, ovvero la trave e le parallele, entrambe appannaggio della Germania, pur evidenziando come nella prova alla trave la stessa abbia gareggiato da sola (!!!) e che alle parallele abbia affrontato due team greci, il Panellinios e l’Ethnikos.

Le gare individuali vedono la disputa di trave, volteggio, anelli e cavallo il 9 aprile, mentre parallele e salita alla fune sono in programma all’indomani, e Schuhmann si classifica al quarto posto agli anelli e conquista l’oro al volteggio, il che lo fa divenire il primo atleta tedesco di qualsiasi sport a conquistarsi la gloria olimpica.

Al pomeriggio del 10 aprile, “il piccolo Ercole” è chiamato a concludere le sue 12 fatiche con l’ultima disciplina, ovvero la lotta greco-romana, anche in questo caso con una sola categoria – “Open” si potrebbe chiamare, parafrasando ciò che, a circa 70 anni di distanza, sarebbe previsto per il judo –, ed alla quale partecipano cinque atleti compreso Schuhmann, ovvero l’ungherese Momcsillo Tapavicza, i greci Stephanos Christopulos e Georgios Tsitas ed una vecchia conoscenza quale il già più volte impegnato Elliott.

Onde avere la certezza di un loro atleta a competere per l’oro, gli organizzatori abbinano Christopoulos a Tapavica, incontro che il greco si aggiudica facilmente, per poi venire sconfitto dal connazionale Tsitas, ma aggiudicandosi comunque la medaglia di bronzo.

L’altro finalista scaturisce dalla sfida tra Schuhmann ed Elliott e, nonostante i circa 30 chili di peso di differenza, il tedesco fa valere la sua maggiore esperienza nella specialità, così da imporsi e potersi apprestare a contendere il gradino più alto del podio all’idolo di casa.

Sfida che ha inizio nel tardo pomeriggio, ma deve essere presto interrotta a causa dell’ingresso nello Stadio Panathinaiko di Spiridon Louis, vincitore della maratona completata in meno di tre ore, un evento che manda in estasi il pubblico presente, ed i progressivi arrivi, nonché le celebrazioni in favore del vincitore, fanno sì che l’incontro di lotta venga rimandato all’indomani mattina.

Una volta ritrovatisi nel corpo a corpo, Schuhmann – che regala al suo avversario non meno di 10 centimetri di altezza – non ha compito facile nel prevalere su Tsitas, riuscendo ad immobilizzarlo dopo una lotta durata oltre un quarto d’ora, così da poter completare il proprio, personale poker di medaglie d’oro.

E, allorché il Re Giorgio I di Grecia se lo ritrova nuovamente davanti alla cerimonia di premiazione, lo omaggia con un simpatico: “Ora siete l’uomo più popolare di questo paese, anche più di me!.

Si potrebbe pensare che Schuhmann venga accolto con tutti gli onori al rientro in patria, ma così non è, poiché la maggior parte dei componenti della squadra di ginnastica viene esclusa da ogni manifestazione nazionale in quanto colpevole, secondo l’autarchica “Associazione di Ginnastica tedesca“, di aver partecipato ad un evento sportivo dedicato all’Internazionalismo!

Il vantaggio di essere un campione olimpico – ancorché in un’epoca assolutamente pionieristica anche quanto a rilevanza mediatica – comporta comunque una certa notorietà, ed ecco quindi che l’orafo di Berlino diviene un istruttore di ginnastica in Inghilterra, per poi unirsi come accompagnatore alla squadra tedesca in occasione dei Giochi di Londra 1908 e quindi mantenere stretti legami con il movimento olimpico sino all’edizione di Berlino 1936 dove, nonostante abbia già compiuto 66 anni, prende parte ad un’esibizione di ginnastica.

Schuhmann si spenge 10 anni dopo, in una Berlino distrutta dalle macerie, il 24 marzo 1946, a meno di due mesi dal compimento dei 77 anni, ed è sepolto nel cimitero forestale di Heerstrasse, a Charlottenburg, con una lapide che riporta, sotto il suo nome, la dizione “Il primo Campione Olimpico della Germania“, seguita dall’incisione dei cinque anelli e dalla scritta “Atene 1896“.

Degno omaggio per ricordare, ad imperitura memoria, le 12 Fatiche di Atene del piccolo Ercole.

 

LA LUNGA RINCORSA ALL’ORO OLIMPICO DI YANG WEI, QUALE PEGNO D’AMORE

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Yang Wei con l’oro olimpico di Pechino 2008 – da zimbio.com

articolo di Giovanni Manenti

E’ fuor di dubbio che il principale obiettivo di ogni atleta che pratica una qualsiasi disciplina olimpica sia quello di poter salire, un giorno, sul gradino più alto del podio in un’edizione dei Giochi, di per sé stimolo più che sufficiente per affrontarne i sacrifici e dare il massimo, sia in allenamento che in gara, a maggior ragione se l’Olimpiade si svolge nel proprio paese.

Ma se vi è una terza forza a spingerti, come nel caso del protagonista della nostra storia odierna, così che al citato traguardo può abbinarsi il coronamento di un sentimento affettivo, ecco che non possono esserci ostacoli al suo raggiungimento, ferma restando la qualità e la valenza degli avversari.

Questo è il caso del ginnasta cinese Yang Wei – ricordiamo che nell’accezione della nazione asiatica, viene sempre anteposto il cognome al nome – il quale nasce l’8 febbraio 1980 a Xiantao, città di oltre 1,5milioni di abitanti posta nella provincia di Hubei, per poi dedicarsi alla ginnastica artistica sin dall’età di 5 anni.

E’ proprio il periodo in cui la Cina rompe il proprio isolamento, tornando a partecipare alle Olimpiadi in occasione dei Giochi di Los Angeles 1984, dove dimostra come la ginnastica sia una delle discipline in cui è in grado di competere con i migliori – ancorché tale rassegna sia condizionata dall’assenza dei paesi ricadenti sotto l’influenza dell’Unione Sovietica – grazie ad un bottino di 9 medaglie (di cui quattro d’oro) in campo maschile.

La crescita nel settore va di pari passo con il declino derivante dalla disgregazione dell’ex Urss, così che già a Barcellona ’92 la Cina si aggiudica un oro, tre argenti (tra cui il concorso generale a squadre) e due bronzi, mentre quattro anni dopo ad Atlanta tocca a Li Xiaoshuang – già oro al corpo libero in Catalogna – divenire il primo ginnasta del proprio paese a salire sul gradino più alto del podio nella prova più prestigiosa, ovvero il concorso generale individuale, cui aggiungere l’argento al corpo libero e nel concorso generale a squadre.

In vista del successivo appuntamento a cinque cerchi rappresentato dai Giochi di Fine Millennio di Sydney 2000, ecco che il 19enne Yang Wei fa il suo esordio in una grande manifestazione internazionale e l’occasione è costituita dai Campionati Mondiali che si svolgono dal 10 al 16 ottobre 1999 proprio in Cina, vale a dire a Tianjin.

Con il campione olimpico Li Xiaoshuang ritiratosi dall’attività, la federazione cinese presenta un team giovane e di prospettiva, con Yang Wei a ben comportarsi nel concorso generale a squadre, nel corso del quale i punteggi realizzato ai singoli attrezzi – da un minimo di 9,200 al volteggio sino ad un massimo di 9,725 agli anelli – forniscono un contributo determinante alla conquista del titolo iridato, con un vantaggio di oltre due punti (230,395 a 228,145) sulla squadra russa.

Yang Wei sarebbe anche in piena corsa per l’oro anche nel concorso generale individuale, se non fosse che una grave incertezza al cavallo con maniglie (pagata con un 8,600) lo penalizza al punto da concludere non meglio che 12esimo con 56,573 punti, laddove si pensi che, qualora avesse realizzato un punto in più – ovvero 9,600 del tutto alla sua portata, visto che alle altre cinque specialità ottiene un 9,487, un 9,600, due 9,612 ed un 9,662 –, gli eventuali 57,573 lo avrebbero incoronato campione mondiale.

Può succedere, specie se sei un esordiente, e Yang Wei conclude la rassegna assicurandosi anche il bronzo alla sbarra, oltre a classificarsi quarto al corpo libero, ma ha comunque acquisito la sufficiente esperienza per poter giocare le proprie carte l’anno seguente in occasione dell’appuntamento olimpico.

Il torneo olimpico di ginnastica si apre il 16 settembre 2000 presso il “Sydney Super Dome” della metropoli australiana, con le qualificazioni del concorso generale a squadre, i cui punteggi servono altresì a determinare i 36 atleti ammessi al concorso generale individuale, nonché alle prove delle singole specialità.

In qualifica a farsi preferire è la Russia – ed in particolare la stella Alexei Nemov che, oltre a realizzare il miglior punteggio complessivo di 58,361, si qualifica per cinque finali di specialità – rispetto a Cina ed Ucraina, con Yang Wei ad ottenere il pass solo al corpo libero ed agli anelli in una competizione di altissimo livello, basti pensare che il 9,687 ottenuto al cavallo con maniglie ed il 9,675 al volteggio non sono sufficienti per entrare tra i primo otto.

Due giorni dopo si svolge la finale del concorso a squadre e Yang Wei, a dispetto dei suoi soli 20 anni, emerge come il leader indiscusso del team cinese, esibendosi in sei esercizi privi di errori, come dimostrano i punteggi ottenuti (da un minimo di 9,587 al corpo libero ad un massimo di 9,762 alla sbarra) grazie ai quali la Cina si aggiudica la medaglia d’oro con 231,919 punti, approfittando anche della disgregazione dell’impero sovietico, visto che l’argento va all’Ucraina che precede (230,306 a 230,019) la Russia, ancorché Nemov si dimostri nuovamente il migliore con 58,423 punti, con solo Yang Wei a superare anch’egli “quota 58 punti“, concludendo a 58,048.

La finale del concorso generale individuale – in cui i concorrenti ripartono tutti da zero – si svolge il 20 settembre in un contesto di primaria qualità, a cui il 20enne cinese fornisce il proprio contributo fornendo tutte esecuzioni ai singoli attrezzi non inferiori a 9,700 nel punteggio (con un massimo di 9,750 al cavallo con maniglie ed alle parallele) per un totale di 58,361 che lo vede soccombere solo rispetto a Nemov, il quale pone così fine ad una straordinaria carriera, purtroppo costellata da troppi infortuni, con l’oro a quota 58,474 punti, con anche l’ucraino Aleksandr Beresch a ben figurare, ottimo bronzo con 58,212.

Le due singole specialità risultano beffarde per Yang Wei, il quale conclude al quarto posto – in entrambi i casi preceduto dal bulgaro Yordan Yovchec – sia al corpo Libero (9,787 a 9,750) che agli anelli, dove il distacco (9,737 a 9,712) è ancor più ridotto.

Il ritiro di Nemov dall’attività sembra poter spalancare un futuro di gloria per Yang Wei che, saltata la rassegna iridata di Gand 2001, si ripresenta l’anno seguente a Debrecen, in Ungheria, in un’edizione dove però non sono previsti i concorsi generali, sia individuale che a squadre, così che l’unica sua medaglia è costituita dal bronzo al volteggio.

In preparazione all’appuntamento olimpico di Atene 2004, i Mondiali che si svolgono ad Anaheim, in California, dal 16 al 24 agosto 2003, rappresentano un valido banco di prova in vista dei Giochi e la sfida stavolta è con i padroni di casa americani, la cui formazione, capitanata da Paul Hamm, insidia l’oro degli asiatici nel concorso generale a squadre, in cui la Cina si afferma (171,966 a 171,121) per soli 0,845 millesimi di punto, con la Russia a scendere dal podio, preceduta da un ritrovato Giappone.

Un duello che si ripete nel concorso generale individuale, in cui, come suo solito, Yang Wei dimostra un’assoluta regolarità, ma stavolta senza punte di eccellenza (massimo punteggio ottenuto 9,662 al corpo libero contro un minimo di 9,587 sia alle parallele che al cavallo con maniglie), il che lo porta ad essere superato per l’inezia di appena 0,064 millesimi di punto dall’idolo di casa Hamm, a favore del quale gioca l’esibizione alla sbarra, premiata con 9,775, per raggiungere il totale di 57,774 con il giapponese Hiroyuki Tomita a completare il podio.

Protagonista della rassegna iridata è però l’altro cinese Li Xiaopeng, che all’oro nel concorso generale a squadre abbina i titoli iridati al volteggio ed alle parallele, il che porta ad affrontare un’importante riflessione sul cambiamento della disciplina rispetto a quanto in voga sino ad inizio anni ’90.

La globalizzazione dello sport in generale – da cui neppure la ginnastica resta esclusa – fa sì che, visto che per trovare un atleta completo capace di competere ad alti livelli in tutte le specialità si debba comunque guardare ai paesi che storicamente fanno di tale disciplina un loro punto di forza, emerga il fatto che il concorso generale individuale non abbia mai visto affermarsi ai Giochi un ginnasta che non sia di nazionalità sovietica, giapponese, russa, cinese od americana, mentre per ciò che concerne i singoli attrezzi sono stati capaci di primeggiare rappresentanti di Grecia, Canada, Olanda, financo Spagna e Brasile.

Questi ultimi si specializzano in un solo o massimo due attrezzi, avendo così anche l’indubbio vantaggio di un minor dispendio di energie, nonché rischio di infortuni, ragion per cui, rispetto al passato, si spiega come non si possano più verificare i casi di un Voronin che conquista 7 medaglie a Città del Messico, al pari delle 5 di Sawao Kato a Monaco ’72 od ancora delle 7 di Andrianov a Montreal ’76, con l’ultimo esempio costituito dai 6 ori di Vitaly Scherbo ai Giochi di Barcellona ’92, solo in parte emulato da Nemov coi 6 allori di Sydney 2000,  di cui solo due ori.

Chiusa la parentesi, Yang Wei è comunque atteso come uno dei principali protagonisti alle Olimpiadi 2004 che si svolgono nella capitale greca dal 14 al 29 agosto e che, viceversa, si tramutano in un clamoroso flop sia suo che dell’intera formazione cinese, in un’edizione che passa alla storia per il ritorno al successo del Giappone nel concorso generale a squadre, un oro che mancava ai rappresentanti del Sol Levante dai Giochi di Montreal 1976.

Tradita dai suoi migliori esponenti, la Cina conclude non meglio che quinta, mentre nel concorso generale individuale Yang Wei, in piena corsa per il podio, se non addirittura per la medaglia d’oro dopo aver ottenuto 9,800 nell’esercizio alle parallele, 9,737 agli anelli e 9,725 al cavallo con maniglie, fallisce una presa alla sbarra, così da cadere ed essere valutato 8,987 per un punteggio totale di 57,361 che gli vale il settimo posto, con l’amarezza che se solo avesse ottenuto mezzo punto in più, i suoi 57,861 punti gli avrebbero consentito di scavalcare Paul Hamm e conquistare la medaglia d’oro.

Uno smacco difficile da digerire per la federazione cinese, che deve ora programmare il successivo quadriennio in vista delle Olimpiadi che è chiamata ad organizzare la propria capitale Pechino, ragion per vengono utilizzati i Mondiali di Melbourne 2005 per testare nuove forze, con risultati peraltro deludenti, visto che a portare medaglie a casa sono Xiao Qin (oro nel cavallo con maniglie) ed il già ricordato Li Xiaopeng (argento alle parallele), entrambi già presenti ad Atene, mentre delle nuove leve sale sul podio solo Liang Fuliang, bronzo al corpo libero.

La Cina ha estremamente bisogno del suo leader Yang Wei che, nel frattempo, si è invaghito della ex-ginnasta Yang Yun, di quattro anni più giovane, ed ora giornalista presso il canale di notizie internazionali CCTV (China Central Television), e che invita ad una conferenza stampa nel giugno 2006, occasione per manifestarle i propri sentimenti.

I due, però, per le rispettive attività, hanno poco tempo per frequentarsi, ed i loro contatti si riducono principalmente ad sms e messaggi vocali, dato che per Yang Wei l’obiettivo olimpico è di primaria importanza e non vuole perdere quella che, a 28 anni, è chiaramente la sua ultima occasione per centrarlo.

I sacrifici, sotto forma di allenamenti e raduni collegiali, non sono certo pochi, ma vengono ricompensati dall’esito dei Mondiali del 2006 che si svolgono dal 13 al 21 ottobre ad Aarhus, in Danimarca, ed ai quali sono assenti sia Li Xiaopeng che Huang Xu.

Con l’introduzione del nuovo regolamento, che applica ad ogni singola prova un coefficiente di difficoltà da sommare al punteggio assegnato alla giuria, in termini similari a quanto avviene per i tuffi, Yang Wei ne risulta avvantaggiato, visto che è portato ad eseguire esercizi sempre di elevato contenuto tecnico, circostanza di cui beneficia la squadra che torna sul gradino più alto del podio, affermandosi con un totale di 277,775 punti rispetto ai 275,400 della Russia, mentre il bronzo spetta al Giappone.

Una circostanza che trova piena conferma dall’esito del concorso generale individuale che vede Yang Wei imporsi con 94,400 punti ottenendo in tre esercizi oltre 16,000 con il secondo posto appannaggio del giapponese Tomita ed il bronzo al tedesco Fabian Hambuchen (specialista alla sbarra), mentre dimostra buona condizione il non ancora 22enne Chen Yibing, quarto con 92,265 punti ma capace di imporsi agli anelli con un esercizio valutato 9,525 con un coefficiente di difficoltà pari a 7,000, prova in cui Yang Wei conclude ai margini del podio, avendo eseguito un esercizio con il massimo coefficiente di rischio di 7,100.

Campione iridato che, proprio grazie al combinato disposto di coefficiente e valutazione, fa suo l’oro alle parallele, visto che il punteggio di 9,475 attribuito dai giudici lo pongono solo in quinta posizione, ma i 6,600 punti che porta in dote quale grado di difficoltà – rispetto ai 6,300 di Tomita, premiato con 9,650 dalla giuria – fanno sì che superi (16,075 a 15,950) il giapponese nel computo totale.

Una Cina rigenerata, che se ne torna dalla Danimarca con 5 medaglie d’oro – sale difatti sul gradino più alto del podio anche Xiao Qin nel cavallo con maniglie –, guarda ora con rinnovata fiducia alla rassegna a cinque cerchi, ancor più dopo l’esito dei Mondiali che si svolgono l’anno seguente a Stoccarda nella prima decade di settembre 2007.

Difatti, oltre alla conferma nel concorso generale a squadre – vinto con netto margine (281,900 a 277,025) sul Giappone – con una formazione che ripropone Huang Xu, ma tiene ancora a riposo Li Xiaopeng a beneficio di Liang Fuliang, Yang Wei ribadisce la propria superiorità, bissando l’oro nel concorso generale individuale, nonostante un’incertezza alla sbarra, avendo la meglio (93,675 a 92,200) sull’idolo di casa Hambuchen che, da parte sua, si impone come da pronostico nell’esercizio alla sbarra.

E, con anche Xiao Quin e Chen Yibing a confermare i rispettivi titoli iridati al cavallo con maniglie ed agli anelli – specialità in cui Yang Wei si classifica quarto e sesto, posizione quest’ultima occupata anche alle parallele –, è evidente come la Cina sia la squadra da battere allorché si aprono i Giochi di Pechino 2008.

Teatro dell’evento è ilBeijing National Indoor Stadium, che apre i battenti il 9 agosto 2008 per le qualificazioni, che già vedono la Cina totalizzare il miglior punteggio di squadra e Yang Wei quello individuale con 93,875 punti, ottenendo la qualificazione per le finali di specialità al cavallo con maniglie ed agli anelli.

Il 12 agosto, la finale del concorso generale a squadre si risolve in poco più che una formalità per i favoritissimi padroni di casa, che concludono le loro fatiche con un totale di 286,125 punti, relegando sul secondo gradino del podio i campioni uscenti del Giappone, che, a propria volta, hanno la meglio (278,875 a 275,850) sugli Stati Uniti.

Ma è due giorni dopo la data che tutto il paese attende, ovvero la finale del concorso generale individuale, che non manca di creare suspense tra gli spettatori, dato che dopo le prime due rotazioni – al corpo libero ed al cavallo con maniglie – Yang Wei è addirittura ottavo, pur con distacchi ridotti al minimo.

Il momento di sconcerto viene superato dalla saldezza di nervi del 28enne Wei, il quale recupera posizioni grazie ad uno spettacolare esercizio agli anelli (16,625 ben un punto in più del secondo miglior valutato), per poi consolidarsi al vertice della graduatoria con altre due buone esecuzioni sia al volteggio (16,550) che alle parallele (16,100), così da apprestarsi all’ultima rotazione, che lo vede impegnato alla sbarra, con un vantaggio praticamente incolmabile.

Yang Wei non intende correre rischi, esegue un esercizio in tutta sicurezza che, ancorché risulti come il più basso tra tutte e sei le specialità (14,775), è comunque ampiamente sufficiente a garantirgli l’oro così lungamente atteso con un margine difficilmente riscontrabile a questi livelli (94,575 a 91,975) sul 19enne astro nascente giapponese Kohei Uchimura, sul cui risultato pesa come un macigno un disastroso esercizio al cavallo con maniglie. Ma il ragazzo avrà modo di rifarsi ampiamente in seguito.

Per la Cina è un trionfo assoluto, la nuova stella 20enne Zou Kai fa suo l’oro sia al corpo libero che alla sbarra, Li Xiaopeng si conferma imbattibile alle parallele così come Xiao Qin aggiunge il titolo olimpico ai tre iridati vinti consecutivamente dal 2005 al 2007 al cavallo con maniglie, con Yang Wei a concludere ai margini del podio, per poi dar vita alla più emozionante “sfida in famiglia” agli anelli.

A cercare di impedirgli il tris di medaglie d’oro è il non ancora 24enne Chen Yibing, il quale esegue un esercizio valutato 9,300 dalla giuria per un totale di 16,600 dato il coefficiente di difficoltà di 7,300 portato in dote, al quale Yang Wei replica incrementando tale grado addirittura a 7,500 (il più alto del contesto ), che però lo portano ad essere giudicato con 8,925 così che il punteggio complessivo di 16,425 gli vale solo l’argento.

Poco male, ad ogni conto, poiché Yang Wei – che era stato il primo a confermare il titolo iridato in due edizioni consecutive dei Mondiali addirittura dal 1926, allorché lo jugoslavo Petar Sumi aveva replicato il successo del 1922 – aveva già ottenuto quanto si era prefisso, sfogando la sua gioia dopo la conquista dell’oro nel concorso generale individuale davanti ad una telecamera per indirizzare alla sua amata il più classico dei “Ti Amo!!!.

E Yang Yun, che stava assistendo all’esibizione del suo partner davanti alla tv, non ha potuto trattenere un “Ti amo anch’io!!!“, nonostante Wei non potesse ovviamente sentirla, mentre il neo campione olimpico giustifica il suo gesto ai microfoni della tv cinese rincarando la dose nell’affermare: Dedico questa medaglia d’oro al mio amore…!.

Spesso ci capita di concludere le nostre storie con finali tristi per non dire tragici o drammatici, per una volta chiudiamo con un lieto fine, visto che Wei e Yun convolano a nozze il successivo 6 novembre per poi dare alla luce un figlio, Yang Wenchang, a distanza di un anno, prima che a fargli compagnia giunga una coppia di sorelline gemelle nel 2017.

E, dato che, una volta tanto, una nostra storia assume più i contorni di una favola, ci concederete la chiosa finale… “E vissero tutti felici e contenti!.

 

IL RECORD INEGUAGLIABILE DELLA GINNASTA SOVIETICA MARIA GOROKHOVSKAYA

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Maria Gorokhovskaya alla trave – da:pinterest.com.mx

articolo di Giovanni Manenti

Per gli atleti nati all’inizio degli anni ’20 dello scorso secolo, la loro attività ha chiaramente risentito della sospensione causata dai tragici eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale, per effetto dei quali furono annullate ben due edizioni delle Olimpiadi, la già assegnata di Tokyo 1940 e la successiva del 1944.

A peggiorare le cose, per i rappresentanti dell’Unione Sovietica, la progressiva partecipazione del loro paese agli eventi post-bellici, prova ne sia che, se in atletica leggera troviamo l’Urss presente già ai Campionati Europei di Oslo 1946, l’esordio olimpico slitta ai Giochi di Helsinki 1952 ed ai Mondiali di Calcio addirittura all’edizione di Svezia 1958.

Ciò comporta che molti atletici si ritrovano a poter competere per la conquista di una medaglia ad un’età in cui, generalmente, si è più prossimi ad abbandonare le gare che non ad esordire, ed è il caso appunto della protagonista della nostra storia odierna, che il destino ha peraltro voluto ricompensare facendole compiere un’impresa che, per una serie di circostanze favorevoli, non potrà mai essere non solo superata, ma neppure eguagliata.

Il soggetto in questione è la ginnasta Maria Gorokhovskaya, che nasce il 17 ottobre 1921 ad Eupatoria, città di oltre 100mila anime posta sul Mar Nero e facente parte della Crimea, attualmente contesa tra Russia ed Ucraina, ma che, al tempo, geopoliticamente era sotto la bandiera dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Costretta, pertanto, a poter solo coltivare la sua passione per la ginnastica, che affina allenandosi presso il “Budivelnyk Kharkiv“, la Gorokhovskaya ha la possibilità di esibire il suo talento alla ripresa dell’attività sportiva in Unione Sovietica, classificandosi seconda nel concorso generale ai Campionati nazionali del 1947.

La ginnasta sovietica avrebbe sicuramente potuto ben figurare ai Giochi di Londra 1948 se l’Urss fosse stata in grado di poter inviare una propria delegazione di atleti, dovendo invece attendere un altro quadriennio quando oramai ha superato le 30 primavere, anche se non va sottaciuto un particolare quanto mai importante.

Vale a dire il fatto che la ginnastica artistica femminile, introdotta nel programma olimpico solo nel 1928 ad Amsterdam – e poi riproposta nelle edizioni di Berlino 1936 e Londra 1948 – prevedeva solo ed esclusivamente la disputa del concorso generale a squadre, quindi un unico titolo in palio, mentre quattro anni dopo, ad Helsinki 1952, addirittura “sfora“, nel senso che andiamo a spiegare.

Difatti, rispetto alle attuali sei prove – concorso generale individuale e a squadre, corpo libero, trave, parallele asimmetriche e volteggio – previste, ne viene aggiunta una settima, ovvero il concorso a squadre con attrezzi mobili (palla, clave, cerchio ecc…) – una sorta di antesignana della ginnastica ritmica che entrerà a far parte del programma olimpico solo a Los Angeles 1984 –, specialità replicata solo quattro anni dopo a Melbourne ’56 e poi abbandonata.

Ciò sta a significare, pertanto, che solo in queste due occasioni – Helsinki ’52 e Melbourne ’56 – le ginnaste hanno a disposizione 7 prove per andare a medaglia, occasione che la oramai 30enne di origini ucraine non si lascia sfuggire, presentandosi peraltro nella capitale finlandese forte dei titoli nel concorso generale conquistati ai Campionati dell’Urss nel 1951 e ’52 e, in quest’ultima circostanza, abbinandovi anche il primo posto al corpo libero ed alle parallele asimmetriche, il secondo alla trave ed il terzo al volteggio.

Non si può pertanto dire che la Gorokhovskaya non abbia le carte in regola per ben figurare nel panorama olimpico, anche perché, in quegli anni, essere la prima nel proprio Paese equivaleva ad esserlo a livello mondiale, e l’ingresso dell’Unione Sovietica ad Helsinki stravolge le pregresse gerarchie.

Curiosamente, di appena un mese più giovane di lei – essendo nato il 9 novembre 1921 – è il connazionale Viktor Chukarin che, nel settore maschile, si aggiudica ben 6 medaglie (oro nel concorso generale individuale e a squadre, al volteggio ed al cavallo con maniglie, argento agli anelli ed alle parallele …), in una rassegna che vede i ginnasti sovietici conquistare 5 delle 8 medaglie d’oro in palio, con i soli rappresentanti svizzeri a saper tenere loro testa.

E se, in campo maschile, i sovietici hanno dovuto superare l’ostacolo svizzero, nel settore femminile la sfida è ristretta esclusivamente alle ungheresi, con cui le ragazze dividono tutte le medaglie in palio nelle “prove classiche“, eccezion fatta, per quanto ovvio, per il bronzo nel concorso generale a squadre, appannaggio della Cecoslovacchia.

Rispetto a quanto avviene attualmente, l’impegno delle ginnaste è molto più limitato, in quanto le stesse scendono una prima volta in padana il 22 luglio 1952 al “Messuhalli” di Helsinki per eseguire gli esercizi obbligatori ai singoli attrezzi, mentre all’indomani si cimentano negli esercizi liberi.

La somma dei punteggi di queste esecuzioni determina l’assegnazione delle medaglie per ogni singola specialità, così come la sommatoria del totale conseguito da ciascuna ginnasta consente di stilare la classifica del concorso generale individuale.

Per stabilire, infine, il podio nel concorso generale a squadre, viene tenuto conto del punteggio complessivo ottenuto dalle prime sei ginnaste di ogni team, cui viene aggiunto quello del concorso generale con attrezzi mobili, il quale, di per sé, assegna delle medaglie a parte, così che, in pratica, per determinare il medagliere le ginnaste si esibiscono tre sole volte.

La Gorokhovskaya – che, peraltro, non è la più anziana tra le sue connazionali, essendo preceduta sia dalla quasi 35enne Galina Urbanovich che dalla 34enne Pelageya Danilova – dimostra la propria versatilità in ogni singola specialità, superando per ognuna di esse il punteggio di 19,00 sui 20,00 massimo raggiungibili, anche se questa situazione la avvantaggia nel concorso generale Individuale, ma la penalizza ai vari attrezzi.

Ma andiamo con ordine, partendo dal corpo libero, dove le sue due esibizioni – premiate dalla giuria con due eccellenti 9,50 e 9,70 per un totale di 19,20 – non le sono sufficienti per salire sul gradino più alto del podio in quanto preceduta dalla leggendaria fuoriclasse Agnes Keleti – anch’essa del 1921, ancorché di gennaio – che presenta un esercizio libero rasente la perfezione, valutato 9.86 dai giudici, che le vale l’oro, con il bronzo appannaggio della sua connazionale Margit Korondi.

Alla trave, la Gorokhovskaya parte da un 9,43 raccolto nell’esercizio obbligatorio, cui abbina un 9,70 ai liberi per un totale di 19,13 anche stavolta sufficiente solo a garantirle l’argento, visto che la connazionale Nina Bocharova fa meglio in entrambe le esibizioni (9,46 e 9,76 rispettivamente), concludendo con 19,22 mentre la già citata ungherese Korondi occupa anche stavolta il gradino più basso del podio.

Quest’ultima si riscatta alle parallele asimmetriche dove la sfida tra le due Nazioni dominatrici dei Giochi volge stavolta a favore delle magiare, con la Korondi ad affermarsi grazie a due superbi esercizi, entrambi valutati 9,70 per il più alto punteggio complessivo di 19,40 assegnato dalla giuria, e l’ancorché positiva Gorokhovskaya, che ottiene due 9,63, costretta stavolta a guardare la magiara dal basso verso l’alto, con la Keleti a completare il podio.

Ma se, finora, si è trattato di sconfitte sportivamente accettabili, in quanto preceduta da eccellenti ginnaste, ciò che avviene al volteggio è difficile da digerire per la quasi 31enne Maria, che viene beffata dalla connazionale Ekaterina Kalinchuk – di un anno più giovane di lei – la quale aveva fatto registrare prestazioni scadenti nelle altre tre prove.

Una beffa, se vogliamo, ancor più amara se si considera il fatto che la stessa ottiene il punteggio complessivo di 19,19 (al 9,63 dell’esercizio obbligatorio si aggiunge il 9,56 ai liberi) superato dalla Kalinchuk per solo 0,01 centesimo di punto, avendo quest’ultima abbinato il 9,50 dell’esercizio libero al 9,70 ottenuto agli obbligatori, per un totale, appunto, di 19,20, con il podio interamente sovietico completato da Galina Minaicheva con 19,16.

Una sola ginnasta a conquistare l’argento rispetto a quattro distinte medaglie d’oro, sta logicamente a significare che la sommatoria totale per l’assegnazione del titolo peraltro più prestigioso, ovvero quello del concorso generale individuale, non può che veder prevalere la Gorokhovskaya, che difatti si impone con 76,78 punti, precedendo la connazionale Bocharova e la Korondi, che concludono a quota 75,94 e 75,82 rispettivamente.

Non possono altresì esservi soverchi dubbi circa l’assegnazione del titolo nel concorso generale a squadre, visto che le sei ginnaste sovietiche che concorrono per la classifica rientrano nelle prime otto del concorso individuale – con le sole Korondi e Keleti, rispettivamente terza e sesta, ad interromperne la serie –, così che anche l’esito del concorso a squadre con attrezzi mobili non può incidere più di tanto.

Una specialità anomala che vede primeggiare la formazione svedese con 74,20 punti, che la porta ad insidiare il terzo posto della Cecoslovacchia (503,32 punti a 501,83), mentre ai posti d’onore si piazzano Unione Sovietica (73,00) ed Ungheria (71,60), il cui margine è talmente ampio per l’assegnazione di oro ed argento nel concorso generale a squadre con un totale di 527,03 e 520,96 rispettivamente.

Ricapitolando, 7 medaglie complessive – di cui due ori e sette argenti – fanno della Gorokhovskaya, grazie all’anomala prova a squadre, la ginnasta più medagliata di ogni epoca in una singola edizione dei Giochi, un bottino che nessun’altra potrà neppure eguagliare, visto che dal 1960 le specialità per cui concorrere si riducono a sei.

Ovviamente, per la sovietica – che si ritira dall’attività dopo aver partecipato ai Campionati Mondiali di Roma 1954, dove conquista il titolo iridato nel concorso generale a squadre ed il bronzo al corpo libero, dopo aver concluso settima nel concorso generale individuale e quarta al volteggio – vi è da attendere l’esito dei successivi Giochi di Melbourne 1956, dove le medaglie in palio sono ancora 7 e, soprattutto, scende in pedana colei che è destinata a dominare la scena internazionale per un decennio, ovvero la connazionale Larisa Latynina.

Appena 22enne all’epoca, la Latynina ingaggia una fantastica sfida con l’oramai 35enne Keleti – le due si aggiudicano 6 medaglie a testa – approfittando anch’essa della prova aggiuntiva in cui l’Unione Sovietica conquista il bronzo, ma le è fatale l’esercizio alla trave che la vede quarta, ai margini del podio, preceduta per 0,100 millesimi di punti (18,633 a 18,533) dalla connazionale Tamara Manina e dalla cecoslovacca Eva Bosakova, con l’oro ovviamente appannaggio della Keleti.

Dopo l’attività agonistica, la Gorokhovskaya svolge essa stessa l’attività di giudice, nonché di istruttrice, ma vi è un particolare che, stante il particolare periodo in cui gareggiava, era stato tenuto nascosto, ovvero le sue origine ebree, il che la porta ad emigrare in Israele per ricoprire il ruolo di allenatrice, incarico che mantiene sino alla sua scomparsa, avvenuta il 22 luglio 2001, a tre mesi dal compimento degli 80 anni.

Oltre che il ricordo di chi l’ha conosciuta e potuta ammirare nelle sue esibizioni ginniche, l’ucraina lascia una traccia indelebile nel grande Romanzo dei Giochi Olimpici, vale a dire essere stata la prima a conquistare l’oro nel concorso generale individuale femminile, nonché l’unica a stabilire un primato mai più eguagliabile.

 

VALENTIN E SOFIA MURATOV, STORIA DI ORI ED AMORI CON LA GINNASTICA NEL CUORE

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Sofia Muratova (a sin.) argento al Volteggio a Roma ’60 – da:roma1960.it

Articolo di Giovanni Manenti

Specialmente negli Sport individuali – vedasi Atletica Leggera, Nuoto, Ginnastica e Scherma – non sono infrequenti casi in cui nascono relazioni sentimentali, dovendo atleti di ambo i sessi condividere allenamenti, gare e ritiri sulle medesime piste e/o pedane, così come piscine, palestre e palazzetti, ma fra tutte, quella dei protagonisti della nostra Storia odierna ha qualcosa di magico sia nella nascita che nella prosecuzione, per non parlare della fine, tutte circostanze che avrebbero tranquillamente ispirato un “Best Seller” qualora fossero state tradotte in un Romanzo …

Innanzi tutto la nascita, avvenuta per entrambi nello stesso mese ad un solo anno di distanza – 30 luglio 1928 per lui, 13 luglio 1929 per lei – per poi aver vissuto da adolescenti gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, per la quale hanno dovuto pagare un tributo di sangue a livello familiare, e quindi, dopo essersi sposati nel 1951, formare una delle coppie più unite e vincenti nella Storia dello Sport mondiale, con un unico comune denominatore, ovvero la passione per la Ginnastica Artistica.

Costoro non sono altri che Valentin Muratov, il quale vede la luce a Kostukovo, centro di 40mila anime posto ad oltre 100 chilometri a Sud della Capitale Mosca, e Sofia Ivanovna, viceversa nella Metropoli di Leningrado (l’attuale San Pietroburgo), il che logicamente comporta che, in occasione dell’invasione dell’Unione Sovietica da parte delle truppe tedesche nel giugno 1941, i futuri sposi stessero rispettivamente per compiere 13 e 12 anni …

Sofia, assieme alla sorella maggiore, viene trasferita dapprima a Rybinsk e, successivamente, a Kazan e Kujbysev, ma nel corso dell’assedio alla città natale perde la madre, vittima di un bombardamento, mentre Valentin resta orfano del padre, caduto in Guerra …

L’approccio alla Ginnastica è peraltro differente, in quanto Sofia ha già modo di avvicinarsi alla Disciplina durante il soggiorno a Kujbysev, per poi, una volta rientrata a Leningrado nel 1944, sfogare il dolore per la scomparsa della madre allenandosi duramente, tanto da conquistare il titolo ai Campionati Juniores del 1945, il che la porta a trasferirsi a Mosca per essere seguita dal Tecnico Igor Zhuravlev.

Per Valentin, viceversa, la perdita del padre determina la condizione di doverlo sostituire, all’epoca 14enne, nella fabbrica di munizioni dove lavorava e solo grazie all’insistenza della madre, ad evento bellico concluso, si convince a tornare a scuola per quella che è la sua fortuna, in quanto viene introdotto alla Ginnastica da parte dell’insegnante di Educazione Fisica, tale Korolkov, dimostrando sin da subito una innata predisposizione per tale Disciplina, tanto da classificarsi quarto nella sua prima gara a livello scolastico, per poi essere preso sotto le cure del Tecnico federale Andreev.

La crescita dei due ragazzi avviene in termini paritetici, con entrambi ad aggiudicarsi il titolo individuale assoluto ai Campionati nazionali di prima Categoria nel 1948 e ben presto scocca la scintilla dell’amore tra loro che, tra un allenamento e l’altro, riesce a costituire uno dei connubi più solidi ed inscindibili, così da convolare a nozze nel 1951, proprio nella stagione in cui Valentin soffre di un infortunio al ginocchio in allenamento che sembra precluderne la partecipazione alle Olimpiadi di Helsinki 1952, che rappresentano l’esordio dell’Unione Sovietica ai Giochi …

Sofia, viceversa – e che per effetto del matrimonio diviene a tutti gli effetti Signora Muratova, con cui viene indicata in tutte le gare ufficiali – si era già distinta ai Campionati nazionali assoluti, dove si impone al Volteggio nel 1949, bissando tale successo l’anno seguente oltre che ad aggiudicarsi il titolo alla Trave e giungere seconda al Corpo Libero come l’anno precedente …

La preparazione in vista dell’esordio olimpico vede Sofia onorare il matrimonio restando incinta e dare così alla luce il primo figlio Sergey ad inizio primavera 1952, così da poter essere pronta per tale Manifestazione, ma la fortuna le gira le spalle sotto forma di un infortunio ad una gamba che le impedisce di partecipare, tutto l’esatto contrario di Muratov il quale, dopo aver dovuto interrompere gli allenamenti per sei mesi, recupera in tempo per le selezioni e può fornire il suo contributo allo squadrone sovietico che nella Capitale finlandese conquista 5 Ori, altrettanti argenti ed un bronzo, con Viktor Chukarin a svolgere la parte del leone, imponendosi nel Concorso Generale Individuale, al Cavallo con Maniglie ed al Volteggio, oltre a fare ovviamente parte del Team che si aggiudica il Concorso Generale a Squadre con largo margine su Svizzera e Finlandia.

Muratov si comporta più che onorevolmente ed, oltre all’Oro a Squadre, sfiora il podio nel Concorso Generale Individuale – quarto con 113,65 punti rispetto ai 114,75 dello svizzero Josef Stalder – mentre Oro ed argento vanno a Chukarin ed all’altro sovietico Hrant Shahinyan che totalizzano 115,70 e 114,95 punti rispettivamente, per poi concludere quinto agli Anelli, ottavo alle Parallele e nono alla Sbarra nelle prove ai singoli attrezzi.

Ecco quindi che la prima occasione di vedere Valentin e Sofia gareggiare assieme in una grande Manifestazione Internazionale si presenta in occasione della Rassegna Iridata che si svolge a Roma dal 28 giugno all’1 luglio 1954, dopo che Muratov era giunto secondo nel Concorso Generale Individuale e primo al Corpo Libero ai Campionati Sovietici ’53 e ripetendo analogo piazzamento nel Concorso Generale l’anno seguente, in cui la moglie coglie la prima delle sue cinque affermazioni – le altre giungono nel 1955, ’57, ’60 e ’63 – nel Concorso Individuale, un’impresa a tutt’oggi ineguagliata.

Anche per quel che riguarda i Mondiali, al pari di quanto avvenuto ad Helsinki per le Olimpiadi, si tratta del debutto del Team sovietico, il quale sbaraglia il campo conquistando 20 medaglie complessive, di cui 12 Ori sui 17 messi in palio e la Rassegna non può che iniziare nel migliore dei modi per i coniugi Muratov …

Il Concorso Generale a Squadre, difatti, si risolve in una passerella per l’Urss in campo maschile, dove totalizza 689,900 punti rispetto ai 673,250 del Giappone ed ai 671,550 della Svizzera che completano il podio, mentre nel settore femminile vi è più equilibrio, ma anche le ragazze portano a termine vittoriosamente la prova avendo la meglio (524,310 punti a 518,280) sull’Ungheria della leggendaria 33enne Agnes Keleti, della quale abbiamo già trattato.

Con Valentin e Sofia protagonisti, quest’ultima inizia bene anche il Concorso Generale Individuale, ma ancora una volta la buona sorte le volta le spalle sotto forma di un infortunio ad una mano nel corso di un esercizio di riscaldamento, costringendola ad abbandonare la rassegna e, per consolarla, il marito le giura che vincerà un Oro nelle singole specialità per dedicarlo a lei …

Non possiamo sapere se sia stata questa la “spinta in più” che porta Muratov a dare il massimo, fatto sta che, comunque, mantiene immediatamente la promessa dividendo con Chukarin il gradino più alto del Podio nel Concorso Generale Individuale, concluso a pari punti (115,450), con Shahinyan bronzo in una Classifica che vede i ginnasti sovietici occupare i primi sette posti …

Evidentemente non soddisfatto, Muratov ottiene analogo risultato anche al Corpo Libero – stavolta a pari merito con il giapponese Masao Takemoto con 19,250 punti – per poi far suo il bronzo agli Anelli in un “Torneo Sovietico visto che tutti e sei i finalisti appartengono a detto Paese e quindi non spartire con nessuno il trionfo alla Sbarra dove le sue due esecuzioni vengono premiate dalla Giuria rispettivamente con 9,800 e 9,900 per un totale di 19,700 rispetto ai 19,400 del tedesco Helmut Bantz.

Con un bottino complessivo di 4 Ori ed un bronzo – superiore anche a Chukarin, che raccoglie 3 Ori ed un bronzo – Muratov è la stella della Rassegna Iridata, così da divenire l’uomo di punta del Team sovietico in vista dell’appuntamento olimpico di Melbourne 1956 che, per la collocazione nell’emisfero australe, si svolge dal 3 al 7 dicembre, tanto più che in detta stagione il 28enne moscovita si afferma nel Concorso Generale, al Corpo Libero ed agli Anelli ai Campionati nazionali, classificandosi terzo alle Parallele e quarto alla Sbarra, mentre la consorte – che l’anno prima aveva fatto suoi i titoli anche al Corpo Libero ed alle Parallele Asimmetriche oltre che al già ricordato Concorso Generale – si prepara per i Giochi con il terzo successo consecutivo alle Parallele Asimmetriche (ne metterà a segno un quarto nel 1957 …) e la seconda posizione nel Concorso Generale.

Nella Metropoli australiana, inizia a ridursi il gap tra la corazzata sovietica ed un Giappone in evidente crescita in campo maschile, con il Concorso generale a Squadre risolto a favore della prima per il ridotto margine (568,25 a 566,40) di appena 1,85 punti, mentre stavolta è più netta l’affermazione (448,80 443,50) della formazione femminile rispetto alle ungheresi.

E se, nel settore femminile, i Giochi di Melbourne segnano, da una parte l’ultima recita dell’immortale Keleti (4 Ori e 2 argenti) e, dall’altra, la nascita della stella sovietica Larisa Latynina, che conclude la Rassegna con 4 Ori, un argento ed un bronzo, la Muratova non riesce ad andare oltre tre medaglie di bronzo, peraltro lottando da pari a pari con le due citate fuoriclasse nel Concorso Generale Individuale, che la vede completare il podio con 74,466 punti rispetto ai 74,933 della Latynina ed ai 74,633 della magiara.

Molto più equilibrato il panorama maschile dove, a dispetto dei suoi 35 anni appena compiuti (stesso millesimo della Keleti …), Chukarin riesce a piazzare la “zampata” decisiva nel Concorso Generale Individuale, confermando l’Oro di Helsinki con 114,250 punti ed appena 0,050 millesimi di vantaggio sulla prima stella nipponica Takashi Ono, con il bronzo appannaggio di Yury Titov e Muratov a concludere non meglio che quinto con 113,800 punti …

Ma se Muratov perde una posizione nel Concorso Generale rispetto a quattro anni prima, si riscatta ampiamente alle singole specialità, imponendosi al Corpo Libero con il punteggio complessivo di 19,200 precedendo Chukarin, lo svedese William Thoresson ed il giapponese Nobuyuki Aihara – tutti e tre appaiati alla piazza d’onore con 19,100 – per poi dividere il gradino più alto del podio con il tedesco Bantz al Volteggio (18,850 per entrambi) e quindi vedersi sfuggire un terzo Oro individuale in una delle sue prove preferite, vale a dire gli Anelli, preceduto (19,35 a 19,15) dal connazionale Azaryan.

Muratov ha comunque mantenuto fede, con 3 Ori ed un argento, al suo ruolo di protagonista (solo Chukarin, con un bronzo in più, se ne esce con un bottino migliore …), anche se la Rassegna Olimpica rappresenta il suo “Canto del Cigno”, rispetto viceversa a Sofia, la quale ha la sola sfortuna di dare il meglio di sé negli anni dispari, in cui non sono previste grandi Manifestazioni internazionali …

Ai Campionati Sovietici del 1957, difatti, la Muratova coglie ben quattro titoli – Concorso Generale, Volteggio, Trave e Parallele Asimmetriche – sfiorando un clamoroso en plein con il secondo posto al Corpo Libero ed, in vista della Rassegna Iridata 1958 che si svolge proprio a Mosca, divide le aspettative dei tecnici assieme alla Latynina, di cinque anni più giovane …

Ma è la non ancora 24enne di origini ucraine a ritagliarsi la ribalta, in quanto – oltre allo scontato Oro a Squadre, vinto con 381,620 punti rispetto ai 371,855 di una Cecoslovacchia in cui fa la sua prima apparizione internazionale una 16enne Vera Caslavska – si aggiudica l’Oro nel Concorso Generale, nonché al Volteggio, Trave e Parallele Asimmetriche, lasciando solo, bontà sua, alla ceca Eva Bosakova l’onore di superarla (19,400 a 19,333) nell’esercizio al Corpo Libero.

In un tale contesto, è ovvio che alle altre (connazionali ed avversarie …) non possano che toccare le briciole e la Muratova è tra coloro che ne raccolgono di più, grazie all’argento al Volteggio ed alla Trave, con il rimpianto del quarto posto nel Concorso Generale (sfuggito per soli 0,270 millesimi …) ed al Corpo Libero, preceduta per 0,033 millesimi (19,199 a 19,166) dalla giapponese Keiko Tanaka.

Resta comunque lei la “stella di casa”, visto che Muratov può solo fornire il proprio contributo al successo dell’Unione Sovietica nel Concorso Generale a Squadre, non qualificandosi per alcuna delle Finali di specialità in una rassegna che – al pari della Latynina in campo femminile – vede brillare l’astro del 26enne fuoriclasse Boris Shakhlin, il quale conquista 5 Medaglie d’Oro e si candida quale degno successore del ritirato Chukarin, come avrà modo di dimostrare due anni dopo alle Olimpiadi di Roma, che lo vedono mettersi al collo quattro Ori individuali, pur se l’Urss deve cedere al Giappone il primato nel Concorso Generale a Squadre …

Una Rassegna, quella romana, alla quale Muratov non partecipa a seguito di un grave infortunio subito nel corso delle “Spartakiadi” del 1959 che lo costringe all’abbandono dell’attività agonistica, ma non dell’ambiente, visto che, iniziata l’esperienza da Tecnico, viene nominato Responsabile delle spedizioni olimpiche dai Giochi di Roma ’60 sino all’edizione di Città del Messico ’68.

Ha così modo di seguire la moglie Sofia, la quale si presenta all’appuntamento olimpico dopo aver vinto il suo quarto titolo nazionale nel Concorso Generale (oltre che un terzo alla trave …), in una rassegna dove, delle 15 medaglie individuali, le ragazze sovietiche se ne aggiudicano bel 14 (!!), con ancora la ceca Bosakova ad impedire un “cappotto” che non avrebbe avuto eguali nella Storia della Ginnastica, imponendosi stavolta alla Trave con 19,283 punti, precedendo Latynina e Muratova, divise (19,233 a 19,232) da un solo 0,001 millesimo (!!) …

Oltre allo scontato Oro a Squadre, stavolta la Latynina è più “umana”, affermandosi solo nel Concorso generale Individuale ed al Corpo Libero, pur andando sempre a medaglia, con il ricordato argento alla Trave, replicato alle parallele Asimmetriche (dove si impone la connazionale Polina Astakhova), cui unisce il bronzo al Volteggio …

Proprio quest’ultima prova – l’unica in cui la Muratova precede la Latynina – impedisce alla oramai 31enne di Leningrado di coronare il sogno di cogliere un Oro individuale in un’Olimpiade od un Mondiale, arrendendosi (19,316 a 19,016) alla connazionale Margarita Nikolaeva, dopo aver dato grande prova delle proprie qualità nel Concorso Generale Individuale, dove cede (77,031 a 76,696) solo alla classe della sua più giovane compagna di squadra.

Al termine dei Giochi, Sofia si prende un anno sabbatico per mettere al mondo il secondo figlio Andrey nel 1961, per poi tornare ancora a gareggiare e completare il Palmarès di medaglie familiare con l’Oro nel Concorso Generale a Squadre alla Rassegna iridata di Praga 1962, prima di tentare di essere selezionata per le sue terze Olimpiadi a Tokyo 1964, speranza andata delusa, con conseguente ritiro dall’attività.

Ma anch’essa, al pari del marito, non abbandona le palestre, dedicandosi all’esperienza di allenatrice, la cui migliore allieva è Olga Karasyova, capace in carriera di aggiudicarsi un Oro olimpico, mondiale ed europeo nel Concorso Generale a Squadre …

Il conto delle medaglie familiari – tra individuali e Concorso a squadre – è impressionante, sommando a quota 24 complessive, di cui 14 Ori, 5 argenti ed altrettanti bronzi, degna ricompensa per una vita spesa interamente al servizio di una Disciplina dagli stessi amata al pari del loro sentimento reciproco che, quasi per una sorta di volontà divina, non poteva avere un epilogo diverso …

Dopo aver, difatti, festeggiato le “Nozze d’Oro” dei 50 anni di Matrimonio nel 2001, Sofia Muratov si spenge a Mosca il 25 settembre 2006 all’età di 77 anni ed, appena 11 giorni dopo, il 6 ottobre, la segue Valentin, 78enne …

E, del reso, che vita sarebbe stata senza la sua Sofia …

 

ERIKA ZUCHOLD, LA GINNASTA CHE SEPPE AFFERRARE L’ATTIMO FUGGENTE

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Erika Zuchold si esbisce alla trave – da:gettyimages.co.nz 

Articolo di Giovanni Manenti

Per circa 40 anni, dall’inizio degli anni ’50 e sino alla disgregazione dell’Impero Sovietico e la conseguente riunificazione della Germania in un’unica Nazione, la Ginnastica Artistica femminile era dominio incontrastato delle atlete dell’Europa Orientale, con in prima fila le fuoriclasse dell’Urss …

A contrastarle, provvede all’alba degli anni ’50 la leggendaria ungherese Agnes Keleti – 5 Medaglie d’Oro, tre d’argento e due di bronzo ai Giochi di Helsinki ’52 e Melbourne ’56 – per poi passare il testimone alla “divinacecoslovacca Vera Caslavska, a propria volta vincitrice di 7 Medaglie d’Oro e tre d’argento tra le edizioni di Tokyo ’64 e Messico ’68, oltre all’argento a squadre alle Olimpiadi di Roma 1960 …

Si trattava, però, di fuoriclasse a livello individuale, senza portare dietro di sé un movimento a carattere nazionale, come viceversa avviene con l’avvento ai vertici mondiali delle ginnaste rumene, capeggiate dalla meravigliosa Nadia Comaneci, circostanza testimoniata dall’argento a squadre conquistato alle spalle della corazzata sovietica dai Giochi di Montreal ’76 sino a quelli di Barcellona ’92 e sempre con scarto minimale (nell’ultima occasione di appena 0,587 millesimi di punto, 395,666 a 395,079 …), salendo sul gradino più alto del Podio alle Olimpiadi di Los Angeles ’84, dove gli altri Paesi dell’area comunista erano assenti.

In tale contesto, la Nazione che più di ogni altra ha ottenuto risultati di altissimo prestigio in campo femminile in detto periodo nelle Discipline regine del Programma olimpico, ovvero Atletica Leggera e Nuoto, ancorché con qualche legittimo sospetto di troppo circa l’udo (o l’abuso …) di sostanze illecite, vale a dire la Germania Est, per quel che riguarda la Ginnastica ha viceversa ripercorso la strada delle ricordate Ungheria e Cecoslovacchia, potendo vantare due sole atlete in grado di eccellere a livello internazionale e cioè Karin Janz ed Erika Zuchold.

Della prima abbiamo già trattato e quest’oggi tracciamo la storia della seconda, in realtà nata come Erika Barth, venendo alla luce a Lucka, vicino a Lipsia in Turingia, il 19 marzo 1947 – più anziana di 5 anni rispetto alla connazionale – e che inizia a praticare la Ginnastica presso lo SC Leipzig, mettendo sin da subito in luce una naturale predisposizione per tale Disciplina, tanto da risultare un’innovatrice in alcuni esercizi …

Dopo essersi fatta notare ai Campionati Nazionali 1963 ad appena 16 anni, dove si classifica quarta al Volteggio e sesta al Corpo Libero, la giovane Erika stupisce l’anno successivo allorché, a parte la conquista del titolo nel Concorso Generale, alla Trave ed al Corpo Libero, oltre all’argento alle Parallele Asimmetriche, è la prima ginnasta ad esibire alla Trave un salto mortale rovesciato.

A dispetto della giovane età, ma per le ginnaste ciò rappresenta la norma, la Barth è attesa come una possibile protagonista ai Giochi di Tokyo, ma un infortunio al tendine d’Achille ne pregiudica la partecipazione all’ultima edizione in cui la Germania – al di là della già intervenuta divisione politica – si presenta sotto un’unica bandiera prima della futura riunificazione, classificandosi quarta nel Concorso Generale a Squadre e portando sul podio la sola Birgit Radochla, argento al Volteggio.

Tornata a competere ai Campionati tedesco orientali ’65 dove è ancora la migliore al Volteggio, seconda nel Concorso Generale e terza alla Trave, la 19enne Erika può finalmente esibirsi in sede iridata con la partecipazione ai Campionati Mondiali ’66 che si svolgono a Dortmund, in Germania Ovest dopo aver dimostrato una ritrovata condizione imponendosi al Concorso Generale, Volteggio, Trave e giungendo seconda al Corpo Libero a livello nazionale …

La Rassegna Iridata – che celebra la grandezza delle due fuoriclasse Caslavska e Natalia Kuchinskaya, ginnasta russa di Leningrado, le quali si spartiscono tutti i titoli – vede la Germania Est classificarsi quarta nel Concorso Generale a Squadre e la Zuchold (grazie al matrimonio contratto nello stesso anno con il ciclista Dieter Zuchold, di 10 anni maggiore di lei …) sfiorare il Podio nella Prova Individuale, a soli 0,401 millesimi di punto (76,997 a 76,596) dalla giapponese Keiko Ikeda, con la sfida per l’Oro risolta a favore della cecoslovacca sulla sovietica per il ridottissimo margine (78,298 a 78,097) di appena 0,201 millesimi …

Qualificatasi solo per l’esercizio al Volteggio nelle Finali di specialità, la Zuchold riesce ad inserirsi, grazie ad un punteggio complessivo di 19,399 (9,666 ai preliminari e 9,733 in Finale) tra la Caslavska (Oro con 19,583) e la Kuchinskaya (bronzo 19,316) per quella che è l’unica medaglia conquistata dalle ragazze della Germania Orientale alla Rassegna Iridata, per poi preparare il successivo biennio in vista dell’appuntamento olimpico di Città del Messico.

Trovarsi nella scomoda situazione di un vaso di coccio tra vasi di ferro non deve essere piacevole per la 20enne Erika, che ai successivi Campionati Europei di Amsterdam ’67 è costretta ad ammirare le evoluzioni della superba Caslavska che si aggiudica tutte e cinque le prove in palio, trovando supporto dalla presenza della ricordata connazionale Janz, all’epoca appena 15enne, che le fa compagnia con il bronzo sul Podio del Volteggio per poi conquistare ella stessa l’argento alle Parallele Asimmetriche, nel mentre la Zuchold conclude al quinto posto il Concorso Generale e si classifica sesta alla Trave.

Oramai 21enne, e con il conforto dell’esito dei Campionati Nazionali, dove è prima nel Concorso Generale così come alla Trave ed al Corpo Libero, nonché seconda al Volteggio ed alle Parallele Asimmetriche, la Zuchold è la Caposquadra del Team della Repubblica Democratica Tedesca che si presenta nella Capitale Messicana per i Giochi della XIX Olimpiade che, per la prima volta, vedono una formazione tedesca salire sul podio del Concorso Generale a Squadre, alle spalle delle inarrivabili Unione Sovietica e Cecoslovacchia, ma con ampio margine sul Giappone, quarta classificata …

La più completa tra le proprie compagne, la Zuchold finisce quarta, a pari merito con la sovietica Larisa Petrik, nel Concorso Generale Individuale con il punteggio di 76,700 ad un soffio dal podio, occupato dalla Kuchinskaya con 76,750 punti, preceduta anche dalla connazionale Zinaida Voronina (moglie del fuoriclasse sovietico Mikhail Voronin) che totalizza 76,850 mentre l’Oro non sfugge alla Caslavska dall’alto dei suoi 78,250 punti …

Qualificatasi per le Finali al Volteggio, Trave e Parallele Asimmetriche (in queste ultime due assieme alla Janz …), la Zuchold conferma l’esito della Rassegna Continentale dell’anno precedente, cogliendo l’argento al Volteggio nonostante un eccellente esercizio valutato 9,825 dalla Giuria, dovendosi inchinare solo alla grandezza della cecoslovacca che la precede (19,775 a 19,625), per poi concludere quinta alle Parallele Asimmetriche (dove l’argento va alla Janz …) e sesta alla Trave.

Incredibile ma vero, delle 15 medaglie in palio a livello individuale, 5 se le aggiudica (4 ori ed un argento) la Caslavska, 8 le ragazze sovietiche e le ultime due le riferite ginnaste tedesche orientali, alle quali si apre ora uno spiraglio costituito dal ritiro dell’attività da parte della leggendaria cecoslovacca …

La prima occasione è costituita dalla Rassegna Continentale di Landskrona ’69, in Svezia, dove a raccogliere l’eredità della “divina” è la Janz, la quale fornisce la miglior esibizione della sua carriera andandone quasi ad eguagliare le gesta, sotto forma di quattro medaglie d’Oro – Concorso Generale, Volteggio, Trave e Parallele Asimmetriche – cui unisce l’argento al Corpo Libero, superata dalla sovietica Olga Karasyova.

E la Zuchold …?? Sorpresa dalle evoluzione della connazionale, si qualifica anch’essa per le Finali di ogni singola specialità, dopo aver diviso il gradino più basso del podio con la sovietica Ludmilla Tourischeva nel Concorso Generale (argento alla Karasyova …), ma va a medaglia solo al Volteggio, classificandosi non meglio che quarta alla Trave e quinta al Corpo Libero ed alle Parallele Asimmetriche.

L’esito dei Campionati Europei appare come il più classico dei “passaggi del testimone” tra la 22enne Erika e l’emergente Janz, in uno Sport dove il ricambio generazionale è tra i più rapidi, e l’appuntamento con la Rassegna Iridata di Lubiana dell’anno seguente sembra fatto apposta per confermare tale tendenza in previsione dell’appuntamento olimpico, che oltretutto si svolge in Germania Ovest, a Monaco di Baviera …

L’abbandono della Caslavska consente al Team tedesco orientale di “scalare” un gradino nel Concorso Generale a Squadre, facendo proprio l’argento alle spalle dell’irraggiungibile corazzata sovietica, dove inizia a brillare di luce splendente la “stella” della Tourischeva, che si aggiudica la prova Individuale con 77,050 punti, precedendo la Zuchold e la connazionale Voronina (76,450 e 76,150 rispettivamente), con stavolta toccare alla Janz il margine del podio, quarta con 76,000 punti …

Qualificate entrambe per le Finali di specialità al Volteggio ed alle Parallele Asimmetriche – con in più la Zuchold ammessa anche alla Trave e la Janz al Corpo Libero – la sfida alle sovietiche va, per una volta, appannaggio delle ginnaste della Germania Est, ad iniziare dal Volteggio, dove la Zuchold prevale sulla Janz (19,450 a 19,350) relegando Tourischeva e la connazionale Lyubov Burda sul gradino più basso del Podio …

Janz che si impone alle Parallele Asimmetriche su Tourischeva e Voronina, con la Zuchold a concludere sesta, ma capace di riscattarsi alla Trave dove, finalmente, riesce ad eseguire alla perfezione il suo movimento innovativo per concludere con il punteggio complessivo di 19,200 che le vale il suo secondo titolo iridato, mentre la Tourischeva può consolarsi con l’Oro al Corpo Libero, dove la Janz sfiora il podio con il suo quarto posto.

Il positivo risultato della Rassegna Iridata fa ben sperare il Team dell’ex Ddr in vista del ricordato appuntamento olimpico, ma vi è da fare i conti con l’inesauribile bacino sovietico che si riscatta l’anno seguente in occasione dei Campionati Europei ’71 di Minsk, in Bielorussia, dove a far compagnia alla solita Tourischeva, si mette in mostra la 17enne Tamara Lazakovich (già Oro iridato a Squadre …) che, oltre a dividere con la più affermata connazionale il titolo nel Concorso Generale Individuale, ripartisce con la stessa le medaglie di specialità, nel senso che si aggiudica l’Oro alla Trave ed alle Parallele Asimmetriche, con la Tourischeva argento, ribaltando tale esito al Volteggio ed al Corpo Libero.

Come se non bastasse, proprio dalla Bielorussia proviene colei che è destinata a far sua la scena l’anno seguente ai Giochi di Monaco ’72, ovvero la 17enne Olga Korbut – soprannominata “il Passero di Minsk” per le sue forme minute (m.1,50 per 38kg.) – così che per la Zuchold, che agli Europei raccoglie sì quattro medaglie, ma tutte di bronzo, nel Concorso Generale al pari di Volteggio, Trave e Corpo Libero, le possibilità di Gloria Olimpica si riducono ancor più, vista anche la più volte ricordata concorrenza interna, ancorché la Janz abbia disertato la Rassegna Continentale avendo saltato l’intera stagione per infortunio …

Presentatasi in Baviera con già alle spalle 25 primavere, in assoluto la più anziana (o meno giovane che dir si voglia …) delle medagliate, la Zuchold fornisce comunque un importante contributo di classe ed esperienza nel Concorso Generale a squadre – l’unico, per ovvie ragioni, che vede salire sul pennone, nel corso della relativa cerimonia di premiazione, una bandiera diversa da quelle dell’Urss e della Germania Est – dove le ragazze tedesco orientali conquistano l’argento a poco meno di quattro punti (380,500 a 376,550) di distacco dallo squadrone sovietico …

Per comprendere la differenza in pedana tra le migliori e le altre, basti pensare che le 15 medaglie delle prove individuali se le dividono cinque sole ginnaste – Tourischeva, Lazakovich e Korbut tra le sovietiche e le nostre Janz e Zuchold per le tedesche dell’Est – con il Concorso Generale a ribadire tale supremazia, in quanto vede l’affermazione della Tourischeva sulla Janz (77,025 a 76,875), con la tedesca a precedere di soli 0,025 millesimi la Lazakovich e la Zuchold a replicare il quarto posto di Città del Messico …

Con il riferito trio sovietico a monopolizzare – Oro alla Korbut, argento alla Tourischeva e bronzo alla Lazakovich – il podio del Corpo Libero e la Janz a doversi accontentare del bronzo alla Trave alle spalle di Korbut e Lazakovich, la coppia tedesca orientale si gioca le proprie carte alle Parallele Asimmetriche ed al Volteggio, rendendo quanto mai dura la vita alle sovietiche …

L’esito delle Parallele Asimmetriche, difatti, vede la Janz esibirsi in un’esecuzione ai limiti della perfezione, premiata con 9,900 che, uniti al punteggio di entrata di 9,775, compongono un totale di 19,675 inarrivabile sia per la Korbut che per la connazionale Zuchold, appaiate sul secondo gradino del podio con 19,450 punti, per poi vivere una situazione pressoché analoga al Volteggio …

Con la Tourischeva a presentarsi in Finale con il miglior punteggio di 9,650 ottenuto nei preliminari (rispetto al 9,625 della Janz), la sovietica esegue un esercizio valutato non oltre 9,600 dalla Giuria, il che consente alla 20enne di Lubino di bissare l’Oro delle Parallele Asimmetriche con un’altra impeccabile esibizione che le vale un secondo 9,900 per un totale di 19,525 mentre anche la Zuchold supera la Tourischeva con un totale di 19,275 per la sua terza medaglia d’argento a Monaco ’72 e quinta in assoluto ai Giochi.

Con la conclusione dei Giochi termina altresì l’attività agonistica della Zuchold, sicuramente più versatile ed innovativa della connazionale Janz, la quale, viceversa, ha sempre puntato sulla perfezione stilistica dei propri esercizi, circostanza che si ripercuote nel rispettivo futuro extra sportivo …

Come, difatti, la Janz ottiene la Laurea in Medicina e diviene famosa nel suo settore, così la Zuchold fa fede alla propria natura operando nel campo dell’arte dove si cimenta nella pittura e scultura astratta, tanto da esibire le proprie opere ad una sua Mostra a Leuna nel febbraio 2015, dopo che era rimasta vedova per la morte del marito, avvenuta pochi mesi prima …

Rimasta sola, la Zuchold raggiunge la madre e la sorella Monika che si erano da tempo trasferite in Paraguay, ma il ricongiungimento è di breve durata, poiché scompare il 22 agosto 2015, all’età di soli 68 anni, trovando sepoltura nella Capitale Asuncion.

Di lei resta il rimpianto della mancata partecipazione ai Giochi di Tokyo ’64, ancorché vi fosse la spietata concorrenza della leggendaria sovietica Larisa Latynina e dell’emergente Caslavska, ma a compensare tale elevatissimo livello di competitività le va assegnato il pregio di essersi fatta trovare pronta per approfittare della momentanea “vacatio” ai vertici della Disciplina ed imporsi alla Rassegna Iridata di Lubiana 1970, per quelle che restano le sue due uniche medaglie d’Oro in una carriera che l’ha comunque vista salire 17 volte sul Podio tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei …

E, nella “sfida interna” con la Janz, a pareggiare i conti vi ha pensato la Federazione Internazionale, introducendole entrambe (Karin nel 2003, Erika solo due anni dopo …) nella “International Gymnastic Hall of Fame”, quale meritato riconoscimento del loro talento avendo soprattutto riferimento al particolare contesto storico in cui sono state costrette a gareggiare …

 

L’ORO CONTESTATO AGLI ANELLI ALLE OLIMPIADI DI ATENE 2004

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Tampakos in azione ai Giochi di Atene 2004 – da:gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

Per poter comprendere al meglio il seguente articolo, occorre preliminarmente evidenziare quali siano i compiti, nelle varie Discipline sportive, degli arbitri rispetto ai giudici, il che comporta non poche differenze circa l’esito delle stesse …

Gli arbitri, difatti, principalmente adibiti agli Sport di squadra, sono chiamati a far rispettare il regolamento senza entrare nel merito delle prestazioni dei vari giocatori, mentre i giudici hanno spesso il compito di valutare le esibizioni degli atleti, esprimendo un giudizio dal quale dipende l’assegnazione delle medaglie …

In particolare, le Discipline più soggette a tali interpretazioni sono il Pugilato, i Tuffi e la Ginnastica, mentre la tecnologia ha praticamente ridotto a zero altre spettanze dei giudici quali, ad esempio, le false partenze nel campo dell’Atletica Leggera o del Nuoto.

Detto questo, è altresì evidente come le valutazioni dei giudici, essendo le stesse soggettive, possano essere influenzate – a parte aspetti di possibile corruzione di cui non intendiamo assolutamente trattare – dai fattori ambientali, nel senso che Storia insegna come gli atleti dei Paesi organizzatori delle Olimpiadi abbiano sempre ricevuto un “occhio di riguardo”, un po’ come certi decisioni arbitrali possono essere condizionate da certi ambienti “particolarmente caldi”, specie in alcune zone del Sudamerica …

Fatta tale doverosa premessa, entriamo ora nel merito di una particolare specialità della Ginnastica Artistica, ovvero gli Anelli, che per quel che riguarda l’Italia, vedono un Azzurro protagonista ad inizio anni ’90, vale a dire il pratese Juri Chechi, il quale si aggiudica, dopo il bronzo nelle Rassegne Iridate di Stoccarda 1989 ed Indianapolis ’91, per cinque edizioni consecutive il titolo di Campione Mondiale dal 1993 al ’97.

Un Chechi che, da possibile favorito per l’Oro, è costretto a rinunciare alle Olimpiadi di Barcellona ’92 a causa della rottura del tendine d’Achille ad un mese dall’apertura dei Giochi, per poi cogliere il trionfo quattro anni dopo ad Atlanta ’96 e dover ancora una volta rinunciare ai “Giochi di fine Millennio” di Sydney 2000, stavolta a seguito della rottura del tendine brachiale.

Pur con la corretta riserva della difficoltà per Chechi di salire sul gradino più alto del podio alle Olimpiadi catalane, vista la quasi perfezione dell’esercizio svolto dal leggendario bielorusso Vitaly Scherbo (vincitore di 6 medaglie d’Oro …) e premiata con il punteggio di 9,937, resta il fatto che dopo il suo ultimo trionfo ai Mondiali di Losanna ’97, si apre la caccia al suo successore, una sfida che riguarda principalmente tre atleti, ovvero l’ungherese Szilveszter Csollany, classe 1970, il bulgaro Yordan Yovchev, nato a Plovdiv il 24 febbraio 1973, ed il greco Dimostenis Tambakos, nativo di Tessalonica, dove vede la luce il 12 novembre 1976 …

Dei tre, il più completo è il bulgaro Yovchev – autentica icona della Ginnastica bulgara – il quale è in grado di ben figurare anche al Corpo Libero oltre che agli Anelli, nonché di salire sul podio iridato anche nel Concorso Generale Individuale, impresa pressoché impossibile per il greco ed il magiaro, specialisti esclusivamente degli Anelli.

Sia Yovchev che Csollany debuttano nel panorama olimpico ai Giochi di Barcellona ’92, con il bulgaro incapace di qualificarsi per ogni finale di specialità, mentre l’ungherese, che ai Mondiali di aprile a Parigi era stato capace di conquistare l’argento alle spalle (9,900 a 9,850) di Scherbo, non si ripete sulle pedane del “Palau d’Esports” del Capoluogo catalano, concludendo non meglio che sesto con 9,800.

Yovchev che ottiene il suo primo consistente risultato a livello internazionale ai Mondiali ’95 di Sabau in Giappone, dove è bronzo agli Anelli con 9,750 nella gara vinta da Chechi con 9,850 mentre l’anno successivo, a San Juan di Portorico in prospettiva dei Giochi di Atlanta, l’azzurro si impone con 9,825 ed alle sue spalle dividono il secondo gradino del podio gli stessi Yovchev e Csollany, la cui esibizione è parimenti valutata 9,737.

Logico attendersi il ripetersi tale sfida a tre alla fine del successivo mese di luglio nella Capitale della Georgia, ma ad evitare la stessa, dopo la già citata affermazione del quasi 27enne toscano con un eccellente esercizio valutato 9,887, si inserisce il rumeno Dan Burinca – peraltro già bronzo ed argento iridato rispettivamente a Brisbane ’94 e Sabau ’95 – che ottiene l’argento a parità di punteggio con Csollany (9,812 per entrambi), con il bulgaro a masticare amaro, concludendo ai margini del podio con 9,800.

La riferita ultima affermazione di Chechi ai Mondiali di Losanna ’97 con la valutazione di 9,775 vede l’ungherese confermare la propria candidatura di “erede al trono” grazie all’argento con 9,687 precedendo il bielorusso Ivan Ivankov, degno erede del connazionale Scherbo, ma con la “maledizione” di non aver mai conquistato una medaglia olimpica, mentre fa viceversa per la prima volta capolino a grandi livelli Tampakos, che si classifica sesto con 9,562.

Ed ecco che, con l’avvicinarsi della conclusione del XX Secolo, il riferito trio inizia a comporsi, con la prima sfida ad andare in scena ai Mondiali di Tianjin ’99, in Cina, dove Csollany, Tampakos ed Yovchev concludono nell’ordine con i punteggi di 9,737, 9,712 e 9,675 rispettivamente, che però valgono ai primi due solo l’argento ed il bronzo ed al bulgaro un’altra esclusione dal podio, visto che il titolo iridato se lo aggiudica l’atleta di casa Dong Zhen con la valutazione di 9,775 unica sua affermazione di spicco in carriera.

Merito di una Giuria benevola, con un occhio di riguardo per i ginnasti giapponesi, non da escludere, anche se Yovchev ottiene la consacrazione di ginnasta completo con il bronzo nel Concorso Generale Individuale totalizzando 57,212 punti, alle spalle del russo Nikolai Kriukov (Oro con 57,485) e del figlio d’arte giapponese Naoya Tsukahara, argento con 57,337 punti.

Appuntamento quindi per i Giochi di fine Millennio” di Sydney 2000, dove quantomeno vi è un indubbio vantaggio, vale a dire che i ginnasti australiani non vantano alcuna tradizione in tale disciplina – tant’è che l’unico partecipante, tale Philippe Rizzo, si classifica 29esimo nel Concorso Generale Individuale, senza ovviamente accedere ad alcuna Finale di specialità – così che i giurati non saranno condizionati al riguardo …

E, difatti, mentre Yovchev si dimostra valido interprete dei vari attrezzi concludendo in un’onorevole ottava posizione il Concorso Generale Individuale nonostante avesse migliorato con 57,887 il punteggio iridato dell’anno precedente, il 24 settembre 2000 lo stesso bulgaro è impegnato nelle Finali al Corpo Libero ed agli Anelli …

Nell’esercizio al Corpo Libero si registra la sorprendente impresa del lettone Igors Vihrovs che vive il proprio “Giorno dei Giorni” cogliendo l’unica affermazione di rilievo in carriera con 9,812 precedendo il fuoriclasse russo Alexei Nemov (un totale di 25 medaglie per lui, tra olimpiche ed iridate …) che con 9,800 precede il bulgaro che va a completare il podio con i suoi 9,787 punti.

Csollany, alla sua terza esperienza olimpica, e Tampakos, viceversa all’esordio, si presentano agli Anelli avendo entrambi disputato le qualificazioni solo a tale attrezzo, ottenendo 9,775 e 9,762 rispettivamente, con Yovchev a pareggiare il punteggio dell’ungherese per i tre migliori giudizi espressi dalla Giuria, con conseguente previsione di monopolio del podio …

Con i punteggi delle eliminatorie a non aver alcun valore, ripartendo i finalisti tutti alla pari, tocca all’oramai 30enne Csollany raccogliere l’eredità di Chechi con un esercizio valutato 9,850 e soprattutto scrollandosi di dosso la mai troppo simpatica etichetta di “eterno secondo” che lo aveva sinora visto collezionare quattro argenti iridati oltre a quello alle spalle dell’azzurro ai Giochi di Atlanta …

A completare il podio sono Tampakos e Yovchev, argento e bronzo con 9,762 e 9,737 punti rispettivamente, e l’impressione è che il futuro prossimo non possa che essere loro, data la carta d’identità a reclamare i propri diritti al magiaro.

In vista del successivo appuntamento a cinque cerchi di Atene 2004 – al quale Csollany non partecipa avendo concluso l’attività dopo la Rassegna Iridata di Debrecen 2002 – la “cartina di tornasole” circa lo stato di forma dei singoli atleti è rappresentata dai Campionati Mondiali, tornati a disputarsi con cadenza annuale, a cominciare dall’edizione di Gand 2001 …

La kermesse belga ripaga Yovchev delle amarezze sinora ricevute, visto che conferma il bronzo di Tianjin nel Concorso Generale Individuale, preceduto da Ivankov (56,124 a 56,085) per soli 0,039 millesimi, mentre il titolo va con 56,211 a Feng Jing, uno dei tanti cinesi destinati a “ballare una sola estate”, per poi salire finalmente sul gradino più alto del podio in una grande Manifestazione internazionale dividendo lo stesso con il rumeno Marian Dragulescu (9,550 per entrambi …) nell’esercizio al Corpo Libero.

La rivincita su Csollany e Tampakos si compie agli Anelli, dove la superiorità del bulgaro è stavolta acclarata dalla valutazione di 9,775 che pone il Campione olimpico ungherese al posto d’onore con 9,712 mentre stavolta tocca al greco vedersi sfuggire il podio, superato (9,650 a 9,600) dall’azzurro Andrea Coppolino.

Che, peraltro, la specialità degli Anelli sia oramai divenuta “una questione a tre” lo dimostra anche la stagione successiva, in cui si svolgono dapprima i Campionati Europei a Patrasso, in Grecia, dal 18 al 21 aprile, e quindi i Mondiali a Debrecen, in Ungheria …

Costretto ad esibirsi in casa dei suoi più diretti rivali, Yovchev non si scompone più di tanto nella Rassegna Continentale, visto che sfiora il titolo nel Concorso Generale Individuale, beffato per soli 0,087 millesimi (55,710 a 55,623) dal rumeno Dan Potra, per poi inchinarsi sollo a Nemov (9,825 a 9,762) nell’esibizione al Corpo Libero e quindi replicare il successo iridato imponendosi agli Anelli con 9,750 precedendo Tampakos e Csollany che con 9,737 e 9,725 finiscono nell’ordine alle sue spalle.

Trasferitisi in Ungheria per la Rassegna Iridata, il 29enne bulgaro cede di misura a Dragulescu (9,712 a 9,675) nell’esercizio al Corpo Libero, per poi essere preceduto agli Anelli (9,725 a 9,675) da Csollany che così, a 32 anni, corona la sua splendida carriera a tale attrezzo aggiungendo il titolo mondiale a quello europeo conquistato nel 1998 a San Pietroburgo ed olimpico di Sydney 2000.

Con Csollany ritiratosi dall’attività – tra l’altro votato in patria “Atleta ungherese dell’anno” sia nel 2000 che nel 2002 – la sfida al vertice della specialità si riduce al duello tra Yovchev e Tampakos, il cui primo atto va in scena ai Mondiali 2003 che si disputano dal 16 al 24 agosto ad Anaheim, in California …

Nelle qualificazioni, Yovchev si assicura l’accesso alle Finali di specialità nei suoi “cavalli di battaglia” costituiti da Corpo Libero (9,600) ed Anelli (9,800), attrezzo quest’ultimo per cui ottiene analogo risultato Tampakos con 9,725 per poi rinunciare all’esercizio al Corpo Libero nel corso del Concorso Generale Individuale dopo aver fallito l’esibizione alla sbarra che lo aveva tagliato fuori dalle prime posizioni …

Forte anche caratterialmente, il bulgaro non si perde d’animo e riesce ad eguagliare il risultato del ginnasta di casa Paul Hamm – vincitore del Concorso Generale – al Corpo Libero dividendone con 9,762 il gradino più alto del podio, per poi apprestarsi alla sfida più attesa con Tampakos agli Anelli …

Liberati dalla “scomoda presenza” del forte ungherese, i due si danno battaglia sfoderando un rispettivo esercizio di altissima qualità tanto che i giudici non riescono ad evidenziare una preferenza, così che il titolo iridato viene salomonicamente diviso tra il bulgaro ed il greco con 9,787 punti, mentre anche il gradino più basso del podio va ad un’altra coppia, stavolta azzurra, con Coppolino e Matteo Morandi ad essere accreditati di 9,700 punti, come dire che l’esempio di Juri Chechi sta dando i suoi frutti.

Con quattro titoli iridati al proprio conto, Yovchev sa benissimo che quella di Atene 2004 è verosimilmente la sua ultima occasione per aggiungervi anche la “Gloria Olimpica”, anche se cercare di ottenerla nella “Tana del Lupo” non è certo impresa delle più semplici, ma comunque è ben disposto a vender cara la pelle …

Come di consueto, nel corso delle qualificazioni, Tampakos si cimenta solo agli Anelli, peraltro ottenendo con 9,850 il miglior punteggio tra gli otto finalisti, con il bulgaro secondo con 9,812 seguito da una coppia di italiani, vale a dire il già ricordato Morandi e nientemeno che Chechi, il quale era tornato ad allenarsi l’anno precedente per una promessa fatta al padre …

Con Yovchev, saggiamente, ad evitare di sprecare energie nel Concorso Generale Individuale, esibendosi solo anche al Corpo Libero, acquisendo parimenti l’accesso alla Finale, le relative esibizioni hanno luogo il 22 agosto 2004 allo “Olympèic Indoor Hall” della capitale ateniese, con il pubblico in tribuna ad attendersi l’unica possibile Medaglia d’Oro per il proprio Paese nella Ginnastica Artistica …

Yovchev, dal canto suo, è in ottime condizioni di forma, e lo dimostra nell’esercizio al Corpo Libero, valutato con un eccellente 9,775 non sufficiente però ad andare oltre alla conferma del bronzo di Sydney, visto che meglio di lui fanno il canadese Kyle Shewfelt ed il favorito Dragulescu, appaiati con 9,787 il che sta a significare aver perso l’Oro per l’inezia di appena 0,012 millesimi (!!) …

Una sorta di “Campanello d’allarme” per quello che, di lì a poco, si verifica sulla pedana degli Anelli, dove tocca a Tampakos esibirsi per primo, mettendo in scena un esercizio in cui cerca di non commettere imperfezioni, il che gli riesce concludendo lo stesso con un doppio salto mortale ed un atterraggio perfetto che, tra le ovazioni dei presenti, gli vale il punteggio di 9,862 …

A questo punto Yovchev si rende conto che, se vuole aspirare all’Oro, deve proporre qualcosa di sensazionale, ma maggiori difficoltà comportano anche un più elevato rischio di errori, circostanza a cui va comunque incontro introducendo nel proprio esercizio una sua nuova combinazione, vale a dire una posizione a croce invertita posta ad un livello più basso del consueto, per poi concludere con un doppio salto mortale ….

Sicuramente più spettacolare l’esibizione del bulgaro, priva di errori quella dell’idolo di casa ed allorché sul tabellone elettronico appare il 9,850 assegnato ad Yovchev, l’impianto diviene una bolgia, anche se le sorprese non sono ancora del tutto finite.

Tanto per capire – ma questo, al momento, nessuno lo sa – la minima differenza di 0,012 millesimi che nuovamente distanzia il bulgaro dall’Oro olimpico si è così determinata, ovvero i 6 giudici hanno assegnato a Tampakos due 9,90 tre 9,85 ed un 9,75 ragion per cui, escludendo da regolamento il voto più alto e quello più basso, restano un 9,90 e tre 9,85 la cui media fa, appunto, 9,862 …

L’esercizio di Yovchev, al contrario, ha visto una maggiore unanimità di giudizio, con un 9,90 quattro 9,85 ed un 9,80 così che, scartati il 9,90 ed il 9,80 non restano che i quattro 9,85 per la conseguente, logica media di 9,850 …

Ricordate che, però, fa parte della prova anche qualcuno che della materia se ne intende, ovvero il “Signore degli Anelli”, al secolo Juri Chechi, il quale, oltre a concludere la sua favolosa carriera aggiungendovi anche il bronzo di Atene con 9,812 si espone nel plateale gesto di avvicinarsi ad Yovchev e sollevargli il braccio, come a far capire a pubblico e Giuria chi fosse il vero vincitore.

Quanta amarezza debba aver creato quella che ha ritenuto sia stata un’ingiustizia a proprio danno, Yovchev cerca di nasconderla andando alla ricerca dell’impossibile, ovvero partecipando anche ai Giochi di Pechino 2008 e Londra 2012 dove, a dispetto dei rispettivi 35 e 39 anni di età, riesce ancora a qualificarsi per la Finale agli Anelli, concluse in ottava e settima posizione …

Tampakos, viceversa, si era già ritirato dopo le Olimpiadi ateniesi, nonostante avesse solo 28 anni …

Ma tanto, lui, la “Gloria Olimpica” l’aveva raggiunta …

 

LILIA PODKOPAYEVA, LA GINNASTA UCRAINA DIVENUTA UNA “ETOILE”

Lilia Podkopayeva   (Photo by Franck Seguin/Corbis/VCG via Getty Images)
Lilia Podkopayeva in un’esibizione al Corpo Libero – da:gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

Sino alla disgregazione dell’Impero Sovietico, i successi in ambito sportivo dell’Urss erano in larga parte costituiti da atleti nati nella “Grande Madre” Russia, ma non erano trascurabili anche i contributi provenienti dalle altre Repubbliche, principalmente dall’Ucraina, seconda per popolazione con i suoi quasi 52milioni di abitanti nel 1989 rispetto agli oltre 147milioni di russi …

Con l’indipendenza delle singole Repubbliche avvenuta nel 1991, la Russia ha visto indebolirsi il proprio livello, per quanto riguarda gli Sport di squadra, soprattutto nel Calcio, dove l’Ucraina era sempre stato il maggior bacino di utenza dell’ex Unione Sovietica, e nel Basket a beneficio delle Repubbliche baltiche, Lituania in particolare, mentre indiscussa resta la superiorità nel Volley, Pallanuoto ed Hockey sul Ghiaccio …

Nelle discipline individuali, viceversa, la Russia continua a mantenere la propria leadership per quel che riguarda la Scherma – con 26 Medaglie olimpiche dal 1996 al 2016 – e la Ginnastica, dove gli allori sono ben 44 rispetto ai soli 12 ucraini, mentre una maggiore competitività esiste nel Nuoto, dove a fronte di 5 Ori russi, gli atleti ucraini ne hanno conquistati 4, e soprattutto in Atletica Leggera, dove, a dispetto delle 62 volte in cui un loro rappresentante è salito sul podio, sono mancati i contributi dei lanciatori delle Repubbliche Baltiche – 14 Medaglie per la Bielorussia, 6 per l’Estonia e 5 per la Lituania – oltre al bottino di 17 podi dell’Ucraina, che da sole, rappresentano altre 42 piazzamenti tra i primi tre.

Detto questo, vi è un settore dove il dominio delle atlete nate sul suolo russo non è mai stato messo in discussione, vale a dire quello della Ginnastica Artistica femminile, avendovi visto la luce fuoriclasse assolute quali Sofia Muratova, Natalia Kuchinskaya, Ludmilla Tourischeva, Yelena Davidova ed Yelena Shushunova, pur se Olga Korbut e Svetlana Boginskaya sono nate in Bielorussia e la leggendaria Laris Latynina è di origini ucraine …

Nel ricordato ventennio post comunista, peraltro, delle 12 medaglie conquistate dall’Ucraina in detta Discilina, solo tre provengono dal settore femminile e, nonostante siano state ben 23 le ginnaste che si sono alternate in pedana nelle 6 edizioni dei Giochi succedutesi alle Olimpiadi di Barcellona ’92, esse sono state conquistate da una sola atleta, l’unica che ha saputo opporsi – sia pur per un periodo di attività limitato ad appena quattro stagioni ad alto livello – allo strapotere delle avversarie russe …

Costei altri non è che Lilia Podkopayeva, che nasce a Donetsk il 15 agosto 1978 e che ha pertanto 13 anni allorché il 26 dicembre 1991 l’ex Unione Sovietica si scioglie definitivamente, pur avendo già iniziato a praticare la Ginnastica frequentando le palestre della propria Repubblica Autonoma.

Dotata da Madre Natura di un fascino ed una bellezza non comuni – pur non assistiti da una elevata presenza fisica (m.1,49 per 42kg.) – che mette a frutto ad attività agonistica conclusa, la Podkopayeva lascia nel panorama ginnico mondiale un’immagine di sé fatta di potenza, stile ed eleganza difficilmente riscontrabili nelle ginnaste dell’Era Moderna, quelle post Olimpiadi di Messico ’68 per intendersi, anche se il suo esordio, non ancora 15enne, ai Mondiali di Birmingham ’93, la vede fallire il primo tentativo al Volteggio, così da concludere la Finale di detta specialità all’ottavo ed ultimo posto con 8,893 punti.

Avrà modo di rifarsi, ed anche in tempi brevi, la giovane Lilia, visto che già l’anno seguente, alla Rassegna Iridata che si svolge nella terza decade di aprile 1994 a Brisbane, in Australia, si classifica sesta nel Concorso Generale Individuale con 38,942 punti rispetto ai 39,274 con cui l’americana Shannon Miller si aggiudica la Medaglia d’Oro, dimostrando peraltro di non avere punti deboli, garantendosi la qualificazione a tre delle quattro Finali di specialità, con esclusione del Corpo Libero, dove peraltro la sua esibizione era stata valutata con 9,775 dalla Giuria …

Detta circostanza consente alla Podkopayeva di classificarsi ancora ottava al Volteggio, quinta alle Parallele Asimmetriche e di cogliere la sua prima importante Medaglia con l’argento alla Trave, a soli 0,138 millesimi (9,875 a 9,737) dalla ricordata americana Miller.

Una fondamentale iniezione di fiducia necessaria per ben figurare ai successivi Campionati Europei di fine maggio ’94 a Stoccolma, dove i suoi 38,737 punti che le valgono la quinta posizione nel Concorso Generale Individuale, contribuiscono al bronzo nella Prova a Squadre, dove il Team ucraino è preceduto solo dalle imbattibili rumene e russe, nonché a qualificarsi per tutte e quattro le Finali di specialità …

Occasione utile affinché la Podkopayeva possa dimostrare la completezza del proprio repertorio, visto che, ad eccezione delle Parallele Asimmetriche, dove si piazza quinta con 9,737 punti, va a medaglia nelle altre tre esibizioni, con il bronzo al Volteggio con 9,787 punti – a soli 0,004 (!!) millesimi dall’argento della bielorussa Elena Piskun ed a 0,013 millesimi dall’Oro della rumena Lavinia Milovici – per poi vedersi sfuggire per 0,038 millesimi (9,900 a 9,862) il titolo iridato alla Trave e quindi toccare a lei salire sul gradino più alto del podio al Corpo Libero, dove incanta la Giuria con un esercizio ai limiti della perfezione, premiato con il più alto punteggio della Rassegna, vale a dire 9,937 punti.

Oramai ben rodata e con la giusta esperienza – al di là dei 17anni ancora da compiere – la Podkopayeva è pronta a compiere l’ultimo scalino per giungere al vertice assoluto della Disciplina, passo che compie in occasione dei Campionati Mondiali ’95 che si svolgono a Sabae in Giappone, per quella che è senza alcun dubbio la miglior performance della sua carriera …

Confermando ancora una volta di non avere punti deboli in alcun attrezzo, la stella ucraina ottiene il secondo miglior punteggio assoluto con 77,889 nell’ambito del Concorso Generale a Squadre, così da consentire al proprio Team di qualificarsi di diritto per le Olimpiadi del successo anno ad Atlanta con la quinta piazza assoluta e, dal punto di vista personale, garantirsi l’accesso ad ogni singola Finale di specialità …

Tocca quindi al Concorso Generale Individuale, dove la sfida nell’ordine dei millesimi di punto la vede opposta alla “divina” Svetlana Korkhina, il che garantisce uno “spettacolo nello spettacolo”, con la Podkopayeva a farsi preferire di misura (9,799 a 9,756) al Volteggio ed alla Trave (9,787 a 9,775), mentre l’ancor più giovane russa prende vantaggio (9,912 a 9,812) alle Parallele Asimmetriche, così che, separate da appena 0,045 millesimi, risulta decisiva l’esibizione al Corpo Libero, dove una leggerissima imperfezione – pagata con un 9,687 solo per capire quale sia il livello – costa alla Korkhina la Medaglia d’Oro a vantaggio dell’ucraina che, grazie al suo 9,850, totalizza 39,248 punti complessivi per un vantaggio di 0,118 sulla sua avversaria.

Ironia della sorte, proprio l’esercizio al Corpo Libero che le aveva consegnato la Medaglia d’Oro nel Concorso Generale Individuale vede la Podkopayeva commettere due gravi incertezze nell’esecuzione nella Finale di specialità, largamente compensate dall’argento alle Parallele Asimmetriche ed alla Trave – in entrambi i casi con 9,837 e preceduta, rispettivamente, dalla Khorkina e dalla cinese Mo Huilan, viceversa premiate dalla Giuria con 9,900 – e dall’Oro al Volteggio, pur se a pari merito (9,781) con la rumena Simona Amanar.

Resta da raggiungere la “Gloria Olimpica”, ma il 1996 non si apre sotto i migliori auspici, allorché l’oramai 17enne Lilia si infortuna in allenamento cadendo durante un esercizio alla Trave che le procura la frattura di due costole, ma l’interruzione della preparazione non le impedisce di presentarsi comunque in ottime condizione ai Campionati Europei di metà maggio ’96 a Birmingham, una sorta di nemesi avendo riferimento allo sfortunato esordio nella città inglese nel corso della Rassegna Iridata 1993 …

Ed, ancora una volta, la Podkopayeva mette a frutto le proprie eccelse qualità, conducendo ancora l’Ucraina al bronzo nel Concorso Generale a Squadre – il massimo ottenibile a livello Continentale rispetto alle “corazzate” Romania e Russia – per poi far suo il titolo nella Prova Individuale con un punteggio complessivo di 39,205 (tra cui spicca il 9,912 ottenuto al Corpo Libero) precedendo l’ex sovietica ed ora bielorussa Svetlana Boginskaya e la rumena Lavinia Milosovici, che concludono a quota 39,106 e 39,067 rispettivamente.

Qualificatasi per tre delle quattro Finali di Specialità, con una concorrenza quanto mai agguerrita, la Podkopayeva è bronzo al Volteggio (preceduta dalle due rumene Amanar e Gina Gogean), per poi dividere il gradino più alto del podio con la Milosovici (9,862 per entrambe) al Corpo Libero ed addirittura spartirlo con la Amanar e la Khorkina alle Parallele Asimmetriche, tutte e tre premiate con 9,925 dalla Giuria.

Un livello di assoluta eccellenza che non può consentire incertezze di sorta in vita dei Giochi di Atlanta che si svolgono nella Capitale della Georgia dal 20 luglio al 4 agosto 1996 e dove sono ovviamente da temere anche le cinesi e le padrone di casa, solitamente favorite dai Giudici in una Disciplina dove la componente ambientale ha indubbiamente il suo valore …

E, difatti, il successo nel Concorso Generale a Squadre non sfugge al Team Usa, nonostante il miglior punteggio complessivo sia della Podkopayeva con 78,061 rispetto al 78,028 dell’americana Miller, circostanza che le consente di qualificarsi per tre Finali di Specialità, eccezion fatta per il Volteggio …

Ma prima c’è da competere per il Concorso Generale Individuale, dove la quasi 18enne ucraina dimostra una fantastica regolarità di rendimento (9,800 alle Parallele Asimmetriche, 9,787 alla Trave e 9,781 al Volteggio) cui aggiunge la perla del 9,887 al Corpo Libero che le consente di raggiungere il punteggio più alto in una grande Manifestazione Internazionale totalizzando 39,255 punti, così da mettere alle proprie spalle il fortissimo terzetto rumeno, con la Gogean argento a quota 39,075 ed Amanar e Milosovic a dividersi il gradino più basso del podio con 39,067 mentre la Miller piange calde lacrime amare fallendo l’esibizione al Corpo Libero, così da concludere in un’anonima ottava posizione.

Divenuta la sola quarta ginnasta di ogni epoca a bissare il titolo iridato con l’Oro olimpico nel Concorso Generale, la Podkopayeva è ora attesa a controbattere il desiderio di rivincita delle sue avversarie alle singole Specialità, ed alle Parallele Asimmetriche è argento a pari merito (19,662) con la Khorkina, preceduta dalla Amanar con 19,675 mentre alla Trave divide il terzo gradino del podio (19,500) con l’altra russa Dina Kochetkova nella prova che vede il riscatto delle americane, con l’Oro al collo della Miller davanti alla connazionale Moceanu …

Ma la stella ucraina ha ancora la freccia più importante al proprio arco, vale a dire l’esercizio al Corpo Libero, dove può esprimere al meglio le sue qualità di stile, grazia e leggerezza, ed anche stavolta non tradisce le attese, venendo premiata con un 9,887 che le vale la Medaglia d’Oro precedendo la Amanar e l’altra americana Dominique Dawes, la cui esibizione viene valutata 9,850 e 9,837 rispettivamente.

E non poteva essere altrimenti, vale a dire con un’esibizione simile ad un balletto, che la Podkopayeva ponesse fine alla sua attività agonistica, ancorché appena 18enne, per poi dedicarsi all’organizzazione di eventi che comprendessero sia la Danza che la Ginnastica …

Un sogno a cui lavora alacremente e che si realizza nel 2002 con la prima edizione del “Golden Lilia International Sports Festival”, a cui prendono parte ginnasti artistici e ritmici, acrobati e ballerini, un risultato che la inorgoglisce al punto da affermare: “E’ importante mostrare al pubblico personaggi con un talento eccezionale nelle varie specialità, in modo che le prossime generazioni ne possano seguire l’esempio …

Turbolenta anche dal punto di vista sentimentale, la Podkopayeva sposa nel 2004 un uomo d’affari ucraino, tale Tymofiy Nahorniy, con cui mette al mondo una figlia, Karolina, nata a novembre 2006 dopo che nel luglio dello stesso anno la coppia aveva adottato Vadym, ma il matrimonio non dura ed i due si separano già nel 2009 …

Troppo determinante il desiderio di libertà, nella vita dell’affascinante Lilia, la quale non perde occasione per salire alla ribalta, sfruttando al massimo la notorietà proveniente dalle gesta sportive, così da esser nominata Ambasciatrice da parte dell’ONU nella lotta all’AIDS in Ucraina, nonché del Consiglio d’Europa per ciò che concerne lo Sport, la tolleranza ed il Fair Play …

Ma è la visibilità quella che ancora cerca, dopotutto non ha ancora 30 anni, e questa l’ottiene aggiudicandosi la versione ucraina del noto programma televisivo “Dancing with the Stars” (“Ballando con le Stelle”), imponendosi nell’edizione 2007 con il partner Sergiy Kostetskyi, per poi, l’anno seguente, rappresentare l’Ucraina allo “Eurovision Dance Contest” (“Gara di ballo eurovisiva”) dove si classifica al terzo posto assieme al partner Kyrylo Khytrov, così dimostrando di non aver perso la buona abitudine di salire sul podio, di qualsiasi specialità si tratti …

E’ si, se sulle pedane olimpiche e mondiali la Podkopayeva è stata una “Star”, adesso può a giusta ragione considerarsi una “Etoile” …

 

GERVASIO DEFERR E QUEI VOLTEGGI NELL’ORO DI OLIMPIA

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Gervasio Deferr ai Giochi di Atene ’04 – da:gettyimages.ca

Articolo di Giovanni Manenti

Con la globalizzazione mondiale, anche lo Sport ne ha logicamente risentito, al punto che discipline “storicamente” appannaggio di poche Nazioni, hanno visto accedere ai più alti livelli anche atleti di altri Paesi, si tratti dell’Atletica Leggera al pari di Nuoto e Scherma.

Non sfugge a questa nuova realtà neppure la Ginnastica Artistica che, se pur a livello di squadra continua a privilegiare Cina, Giappone, Russia e Stati Uniti in campo maschile, così come Cina, Russia, Romania e Stati Uniti in quello femminile, per quanto riguarda specialisti ai singoli attrezzi hanno fatto la loro apparizione sui più importanti palcoscenici internazionali ginnasti di Nazioni che, sino a fine del secolo scorso, mai avevano avuto l’onore non solo di conquistare una Medaglia d’Oro, ma neppure di salire sul gradino più basso di un podio olimpico.

Una di queste è sicuramente la Spagna, dove la tradizione ginnica è pressoché pari a zero e, del resto, non è che la cosa sia cambiata di molto, visto che alla recente Rassegna Iridata di Stoccarda il suo miglior rappresentante, tale Néstor Abad, ha concluso non meglio che 22esimo il Concorso Generale Individuale ed alcun ginnasta iberico si è qualificato per le Finali di specialità, risultato speculare a quanto verificatosi nel settore femminile …

Fa pertanto maggior sorpresa che, in un tale deserto, vi sia stato un suddito di Re Juan Carlos capace, viceversa, di raggiungere livelli di eccellenza, tanto da essere l’unico (sinora, ma riteniamo ancora per molto …) ad avere avuto l’onore di portare in dotazione al proprio Paese non una, bensì due Medaglie d’Oro olimpiche.

Costui altri non è che Gervasio Deffer, nato il 7 novembre 1980 a Premià de Mar, in Catalogna, il quale inizia a praticare Ginnastica sin dall’età di 5 anni dimostrando immediatamente eccellenti qualità naturali, tanto che, non ancora 15enne, viene aggregato alla Nazionale spagnola juniores e successivamente, con il trasferimento a Madrid, può fare il suo debutto ai Campionati Mondiali di Losanna ’97, Rassegna in cui conclude al settimo posto la Finale al Corpo Libero, specialità da lui preferita.

Il 17enne Gervasio è altresì ispirato dai risultati dell’unico altro ginnasta spagnolo di livello internazionale, ovvero Jesùs Carballo, specialista alla Sbarra, che a Losanna conquista l’argento dopo essere stato medaglia d’Oro l’anno precedente a San Juan di Portorico per poi bissare tale titolo iridato nel 1999 alla Rassegna di Tianjin, in Cina dove Deffer coglie il suo primo, significativo risultato ….

Dopo, difatti, aver conquistato l’Oro al Corpo Libero ai Campionati Europei di San Pietroburgo ’98 – stagione che lo vede soffrire per un primo infortunio, vale a dire la frattura del malleolo interno della caviglia destra – Deferr è il secondo spagnolo a salire sul podio ai ricordati Mondiali di Tianjin, superato solo per 0,037 millesimi (9,787 a 9,750) dal fuoriclasse russo Alexei Nemov al Corpo Libero, stagione che lo vede protagonista anche in varie tappe della Coppa del Mondo.

Specializzatosi oltre che al Corpo Libero anche nel Volteggio, il 18enne catalano si classifica secondo al Corpo Libero a Pusan, primo al Volteggio e secondo al Corpo Libero nella tappa di Glasgow, piazzamento quest’ultimo che ripete a Zurigo, mentre a Stoccarda si conferma il migliore al Volteggio e solo terzo al Corpo Libero …

Tutte prestazioni che fanno sì che, sia pur non ancora 20enne, Deferr rappresenti la maggiore speranza iberica in vista dei “Giochi di Fine Millennio” di Sydney 2000, anche perché Carballo è costretto a dare forfait per infortunio, in tale prospettiva confortati dall’argento conquistato al Corpo Libero ai campionato Europei di Brema, preceduto dal rumeno Marian Dragulescu per l’inezia (9,687 a 9,675) di appena 0,012 millesimi di punto, il distacco minimo che può registrasi in un concorso ginnico, cui aggiunge il primo posto al Volteggio in Coppa del Mondo a Montreux, cui segue il terzo nella tappa di Cottbus ed il secondo al Corpo Libero a Lubiana.

L’esordio nel panorama olimpico vede Deferr pagare lo scotto dell’emozione nell’esercizio al Corpo Libero nel Concorso Generale a Squadre – che vale come qualificazione alle singole specialità individuale – nel mentre il 9,712 assegnatogli dalla Giuria al Volteggio è sufficiente per entrare nel lotto degli otto finalisti, prova che va in scena il 25 settembre 2000 al “Sydney SuperDome” della Metropoli australiana …

Nelle qualificazioni, il migliore era stato l’americano Blaine Wilson con 9,800 seguito dal kazako Sergey Fedorchyenko con 9,775 ma detti punteggi non valgono per l’assegnazione delle medaglie, in quanto tutti i finalisti ripartono da zero, con due prove a propria disposizione ed il punteggio finale derivante dalla media delle due esecuzioni …

Deferr dà il meglio di sé al primo tentativo, valutato con un eccellente 9,800 talché la sua seconda esibizione, ancorché ottenga 9,625, fa sì che la media di 9,712 risulti inarrivabile per i suoi avversari, con Wilson e Fedorchenko a fallire miseramente (non meglio che sesto e quinto rispettivamente …), così che l’argento se lo aggiudica Alexei Bondarenko, ma con un totale di 9,587 per un distacco di 0,125 millesimi che, nella Ginnastica Artisitica, rappresenta un’enormità.

Con l’inno spagnolo a riecheggiare per la prima volta in una gara ginnica alle Olimpiadi, Deferr è ora chiamato all’impegno più difficile, ovvero confermarsi ai vertici, cosa che inizia a fare alle Finali di Coppa del Mondo che si svolgono a dicembre a Glasgow, dove stavolta trionfa al Corpo Libero ed è argento al Volteggio.

Tutto troppo bello perché potesse continuare, anche perché il giovane catalano ci mette del suo, pur se il forfait ai Mondiali di Gent 2001 deriva dall’essersi dovuto sottoporre ad un intervento chirurgico a causa della rottura dei tendini ai bicipiti, ma l’anno seguente la combina grossa …

Nell’ottobre 2002, difatti, in prossimità della Rassegna Iridata di Debrecen, Deffer risulta positivo a due controlli antidoping relativi ai Campionati nazionali ed ad una prova di Coppa del Mondo a Parigi per uso di marijuana, di cui restano tracce anche ai Mondiali, dove si aggiudica l’argento al Corpo Libero, nuovamente preceduto, ed ancora per soli 0,012 millesimi di punto (9,712 a 9,700) da Dragulescu …

Le risultanze dei controlli fanno sì che la Federazione Internazionale annulli tutti i risultati ottenuti dal 19 ottobre 2002 al 19 gennaio 2003, con conseguente restituzione dell’argento iridato, mentre, una volta scontata la squalifica, la stagione 2003 è parimenti deficitaria a causa di ricorrenti dolori alla schiena che inducono Deferr a rinunciare ai Mondiali di Anaheim al fine di recuperare la miglior forma fisica in vista dell’appuntamento olimpico di Atene 2004.

Scelta quanto mai indovinata, visto che Deferr, che si cimenta solo al Corpo Libero ed al Volteggio, ottiene la qualificazione per le Finali di entrambe le specialità, addirittura con il secondo miglior punteggio al Corpo Libero alle spalle, manco a dirlo, del più volte citato Dragulescu …

Le due prove sono previste in giorni diversi, il 22 agosto il Corpo Libero e 24 ore dopo il Volteggio, e, nella prima circostanza, l’oramai quasi 24enne catalano è penalizzato dai giudici nordcoreano ed israeliano, che assegnano al suo esercizio il punteggio di 9,65 – avendo viceversa ottenuto due 9,80 ed altrettanti 9,70 da parte degli altri componenti la Giuria – così da totalizzare una media di 9,712 che lo colloca ai margini del podio, quarto nella gara il cui Oro spetta al canadese Kyle Shewfelt, con Dragulescu a doversi accontentare stavolta dell’argento.

Chissà quanto avrà inciso la voglia di riscatto all’indomani, sicuramente Deffer dimostra grandi doti di concentrazione e saldezza di nervi, rispetto ai suoi più temibili avversari, in una gara al Volteggio dai toni altamente drammatici …

Dapprima è il russo Bondarenko, argento quattro anni prima a Sydney 2000, il quale, dopo una prima deludente esecuzione (ricordiamo che i due salti vengono eseguiti in rapida successione …) valutata 9,100, nella seconda addirittura cade malamente al suolo, tanto da essere ricoverato in ospedale dove gli viene riscontrata una frattura al coccige …

Non miglior fortuna ha il cinese Li Xiaopeng – vincitore del titolo iridato al Volteggio nel 1999, 2002 e ’03 – il quale non riesce a mantenere l’equilibrio in fase di ricaduta, subendo una penalizzazione che, nonostante una buona seconda prova, lo relega al settimo posto con 9,369 punti di media …

Di tale situazione approfitta il lettone Evgeny Sapronenko – argento ai Mondiali 1999 e 2001 – il quale con due ottime esecuzioni (9,712 e 9,700) si porta saldamente in testa con 9,706 allorché in pedana scende il Campione olimpico in carica, pronto a difendere il titolo di Sydney …

Il primo volteggio di Deferr è apprezzabile, essendo valutato 9,687, ma considerato il livello delle esecuzioni di Sapronenko, necessita di un punteggio intorno ai 9,750 se vuole sperare di replicare il successo dell’edizione precedente, cosa che avviene con un’esecuzione ai limiti della perfezione (quattro 9,80, un 9,75 ed un 0,80) per un punteggio di 9,787 che vale una media di 9,737 e la vetta della graduatoria provvisoria …

Con il canadese Shewfelt ad occupare la terza posizione con 9,599 a scendere per ultimo in pedana è proprio Dragulescu, pronto a dare l’ennesimo dispiacere allo spagnolo, mettendosi quasi virtualmente la Medaglia d’Oro al collo dopo un primo volteggio impeccabile tanto da meritarsi 9,900 …

Il rumeno non vuole rischiare, presentando un esercizio più semplice alla seconda prova, ma forse per un eccesso di sicurezza conclude l’atterraggio al di fuori della zona di ricaduta mettendo anche le mani a terra, con ciò pregiudicando la propria prestazione, valutata 9,325 per una media di 9,612 che lo relega sul gradino più basso del podio, con grandi proteste della Federazione canadese, ritenendo assurdo che due giudici avessero valutato l’esecuzione di Dragulescu con 9,50 ed un terzo 9,45 il cui appello viene respinto.

Ragazzo eccentrico, Deferr, il quale per festeggiare il doppio Oro olimpico, si fa tatuare sulle caviglie il logo di entrambe le edizioni dei Giochi di Sydney ed Atene, pur se ben più bizzarro risulta il fatto che detenga in casa un’iguana come animale domestico e che abbia più volte dichiarato di considerare il dormire alla stregua di un hobby piuttosto che una necessità fisiologica …

Stranezze a parte, il fuoriclasse catalano non ha ancora finito di stupire e collezionare medaglie e, dopo aver saltato i Mondiali di Melbourne ’05 si ripresenta alla Rassegna Iridata di Aarhus ’06 dove fallisce di poco il podio al Corpo Libero (quarto con 15,675 punti nella gara vinta, come di consueto, da Dragulescu …), per poi riprendersi l’anno seguente a Stoccarda quell’argento al Corpo Libero toltogli cinque anni prima a Debrecen, pur se, in assenza di Dragulescu, è costretto ad inchinarsi (16,150 a 15,950) rispetto al brasiliano Diego Hypolito, argento l’anno prima alle spalle del rumeno.

Presentatosi alla sua terza edizione dei Giochi a Pechino 2008, Deferr è stavolta “tradito” dal Volteggio, non riuscendo a qualificarsi per la Finale di specialità, dimostrandosi però pienamente all’altezza della situazione al Corpo Libero, che in fondo altro non è che il suo “primo amore”, dove ottiene il terzo miglior punteggio di 15,825 preceduto, manco a farlo apposta, da Hypolito e Dragulescu …

Ma il 17 agosto 2008, giorno dell’atto conclusivo, le gerarchie si ribaltano, con i due favoriti a commettere qualche indecisione di troppo, dato che vedono il brasiliano a cadere nella parte conclusiva del suo esercizio, al pari del rumeno, così che entrambi – classificatisi sesto e settimo rispettivamente – lasciano aperta la strada del podio agli altri finalisti …

Ad approfittarne è il beniamino di casa, il 20enne Zou Kai, il quale vede premiato con 9,350 il suo esercizio con un coefficiente di difficoltà di 6,700 per un totale di 16,050 punti, unico a precedere Deferr che presenta un’esibizione con minore difficoltà (6,500) e valutata 9,275 per un argento con cui conclude la propria collezione di allori olimpici.

Una sorta di eroe sportivo in Patria, Gervasio Deferr viene insignito delle massime onorificenze, tra cui spicca la “Gran Cruz de la Real Orden del Merito Deportivo”, ricevuta nel 2011 e crediamo che, per ciò che concerne la Ginnastica Artistica, dovrà trascorrere ancora del tempo prima che qualcuno possa ripercorrerne le gesta …

Chissà se proprio al talento catalano più che ad ogni altro si debba applicare la celebre frase ”Après moi, le déluge” (“Dopo di me, il diluvio” …) pronunciata dal Re di Francia Luigi XV …

Ai posteri, come sempre, l’ardua sentenza …

 

SVETLANA KHORKHINA, L’ULTIMA “DIVA” DELLA GINNASTICA RUSSA

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Svetlana Khorkhina al Corpo Libero ai Giochi di Atene 2004 – da:wogymnast.com

Articolo di Giovanni Manenti

Inutile stare a girarci intorno, le statistiche, i numeri, gli Albi d’Oro sono impietosi nell’evidenziare una realtà che va a colpire una delle Nazioni leader nella Storia della Ginnastica Artistica, specie per quel che riguarda il settore femminile, ovvero che, dalla dissoluzione dell’impero sovietico, con ultima apparizione ai Giochi di Barcellona ’92 sotto la denominazione di “Comunità degli Stati Indipendenti”, nessuna ginnasta russa si è più aggiudicata l’Oro olimpico nel Concorso Generale Individuale, così come non è riuscito al Team affermarsi nella Prova a Squadre …

Colpa (o merito, dipende dai punti di vista …) delle ragazze rumene, mantenutesi su di un elevato standard di rendimento, al pari della crescita delle ginnaste cinesi e, soprattutto, dell’esplosione della Disciplina oltre Oceano, con le rappresentanti americane a far loro il Concorso Generale Individuale nelle ultime quattro edizioni – da Atene 2004 a Rio de Janeiro 2016, tra cui la “traditrice” Nastia Liukin, affermatasi a Pechino nel 2008 – oltre a conquistare due argenti ed altrettanti Ori nella Prova a squadre in detto arco di tempo.

Ma, in detto scenario, vi è sempre qualcuna decisa a spezzare questa catena è costei altri non è che Svetlana Khorkhina, la quale catalizza su di sé l’attenzione dei media per la sua bravura, bellezza ed atteggiamenti, che non a caso le valgono l’appellativo di “Diva”, come si trattasse di una Etoile dell’Opera di Parigi o, forse meglio, del Bolscioi di Mosca, visto che in lei tutto è recitazione …

Oltretutto, qualora ve ne fosse bisogno, per Svetlana è ancor più facile mettersi in mostra data la sua considerevole altezza (m.1,65 per 47kg.) in uno Sport dove il bilanciamento e l’equilibrio sono doti imprescindibili, specie per determinati esercizi come alla Trave, ed un baricentro più basso favorisce nella circostanza.

A forgiare un carattere da “Prima Donna” contribuisce anche un’infanzia priva di una figura paterna, visto che, dopo che Svetlana viene alla luce il 19 gennaio 1979 a Belgorod, alla nascita della sorella Yulia il padre Vassily pensa bene di abbandonare la famiglia che non rivedrà mai più, persona di cui la Khorkhina non vorrà mai assolutamente parlare.

Ha però un problema, forse psicologico derivante dal riferito abbandono, ovvero che non mangia, è magrissima, ed all’età di 4 anni la madre Lyubov – che tra l’altro è medico – decide di iscriverla ad un corso di Ginnastica per vedere se l’attività fisica può farle venire l’appetito, ma la scelta si rivela quanto mai giusta poiché, oltre che l’appetito, la piccola trova quella figura maschile che non l’abbandonerà più, vale a dire il tecnico Boris Pilkin al quale la prima cosa che chiede è se sia capace di farle ripercorrere le orme della Boginskaya, ultima grande ginnasta sovietica (ancorché bielorussa di nascita …), di cui era rimasta affascinata, chiamandosi oltretutto Svetlana come lei.

Un binomio vincente destinato a durare per un intero decennio, ma che trova non pochi ostacoli allorché Pilkin presenta la sua allieva, dopo duri ed intensi allenamenti, alla Federazione Russa, coi Dirigenti e Tecnici a ritenerla troppo alta per la specialità artistica, insistendo affinché la 12enne venga dirottata verso la Ginnastica ritmica, ritenuta più adatta alla sua morfologia.

Una decisione che molte altre atlete avrebbero, magari a malincuore, accettato, ma che non fa parte della struttura mentale di una ragazzina già dal carattere forte e convinta che sarà la Ginnastica Artistica il proprio futuro, e pazienza se per diventare una Campionessa di valore assoluto dovrà sacrificarsi più delle altre, intensificare gli allenamenti su quelle specialità che meno si addicono alla sua conformazione fisica, perché il suo obiettivo non può che essere uno solo, ovvero divenire la migliore in assoluto …

Ovvio che, non potendo certo modificare il proprio fisico, la 13enne Khorkhina deve “inventare” dei nuovi tipi di esercizi, del tutto innovativi rispetto al passato, grazie ad un allenatore “fuori dagli schemi” come Pilkin che l’asseconda in questo suo percorso, al punto che a ben 9 movimenti verrà assegnato dalla Federazione Internazionale il nome della ginnasta russa, tra cui il “Korkhina I, II e III” alla Trave, attrezzo dove maggiormente risente della differenza di altezza rispetto alle altre atlete, ed altri tre alle Parallele Asimmetriche, che divengono il suo “Cavallo di battaglia” nel corso della carriera.

Ed i risultati non tardano a giungere, visto che ai Campionati Europei che si svolgono a Stoccolma nel maggio ’94, sfiora il successo nel Concorso Generale Individuale, cogliendo l’argento a parità di punteggio con la connazionale Dina Kochetkova, a soli 0,187 millesimi (39,411 a 39,224) dalla rumena Gina Gogean, distacco quasi interamente derivante dall’esercizio alla Trave …

Argento che la Khorkhina si mette al collo anche nella Prova a Squadre – per quanto ovvio, alle spalle delle rumene – per poi conquistare il primo titolo della sua carriera, ovvero l’Oro alle Parallele Asimmetriche con il punteggio di 9,887 e che, in sede continentale, la vedrà imporsi in altre cinque occasioni.

Un’iniezione di fiducia che spinge la 19enne russa a puntare al “bersaglio grosso” nelle prossime occasioni, visto che il mese prima, al suo esordio ai Mondiali di Brisbane ’04 in Australia, era già stata capace di cogliere due significativi argenti al Volteggio – beffata per 0,012 millesimi (9,812 a 9,800) ancora dalla Gogean – ed alle Parallele Asimmetriche, dove ad imporsi, sfiorando la perfezione, è (9,912 a 9,875) la cinese Luo Li, mentre nel Concorso Generale Individuale, la consueta “Spada di Damocle” della Trave (9,612) la relega ad un’anonima nona posizione.

Consapevole di poter dire la sua alle Parallele, un carattere ambizioso come quello della Khorkhina mal si adegua a non poter rivaleggiare con le migliori nel Concorso Generale a causa del suo riferito “Tallone di Achille”, ragion per cui intensifica ancor più gli allenamenti, e leggenda vuole che anche di notte si potessero notare le luci accese nella Palestra Niznij, dove affina i suoi movimenti.

Sacrifici che vengono ricompensati l’anno seguente, allorché ai Campionati Mondiali ’95 di Sabau, im Giappone, oltre a dominare la scena alel Parallele Asimmetriche, dove si impone con un eccellente 9,900, la Khorkhina sale per la prima volta sul Podio del Concorso Generale Individuale in sede iridata, preceduta (39,248 a 39,130) dall’ucraina Lilia Podkopayeva, in cui stavolta a tradirla è l’esercizio al Corpo Libero, dove raccoglie il punteggio più basso.

Essere salita sul gradino più alto del podio a livello mondiale, fa sì che la Khorkhina sia attesa come una delle protagoniste in una successiva stagione che vede in programma le Rassegne Continentale ed Iridata (sarà questa l’ultima occasione in cui i Mondiali vengono disputati nell’anno olimpico …), oltre all’appuntamento clou costituito dai Giochi di Atlanta ’96 …

E se ai Campionati Europei ha l’occasione di gareggiare assieme al suo idolo Boginskaya – al passo d’addio con l’argento nel Concorso Generale Individuale, dove la Khorkhina si piazza quinta, tradita ancora una volta dall’esercizio alla Trave – cogliendo il consueto alloro alle Parallele (ancorché a pari merito con la Podkopayeva e la rumena Simona Amanar …), alla Rassegna Iridata di San Juan di Portorico deve dividere il gradino più alto del Podio (9,787 per entrambe …) con la bielorussa Elena Piskun, qualificandosi anche per la Finale al Volteggio, dove si classifica quinta.

Ma è chiaro che l’obiettivo è puntato sul debutto olimpico al “Georgia Dome” di Atlanta, dove il Team russo sfiora il successo nel Concorso Generale a Squadre, beffata per l’inezia di 0,821 millesimi (389,225 a 388,404) dalle padrone di casa americane, mentre la Khorkhina si qualifica per la sola Finale di specialità alle Parallele Asimmetriche, con il secondo miglior punteggio alle spalle della Amanar …

Le difficoltà inserite nel proprio programma sono una sorta di “va o la spacca” per la 17enne Svetlana, e se ne ha una conferma nel Concorso Generale Individuale che conclude in una deludente 15esima posizione, “tradita” proprio dalle Parallele dove cade, penalizzata con un 9,262 mentre l’Oro va alla Podkopayeva, che così unisce la Gloria olimpica al titolo iridato …

Si potrebbe pensare che un simile errore possa condizionare la Khorkhina nell’esecuzione del suo esercizio nella Finale del 28 luglio 1996, mentre invece accade l’opposto, nel senso che Amanar e Podkopayeva, le più accreditate avversarie, commettono leggere incertezze pagate con un 9,787 per entrambe che le relega al quinto posto a pari merito, mentre i movimenti della russa ottengono consensi unanimi da parte dei Giudici (cinque 9,85 ed un 9,90) ampiamente sufficienti per garantirle la Medaglia d’Oro, precedendo l’americana Amy Chow e la cinese Bi Wenjing.

Oramai una stella nel Panorama ginnico internazionale, la Khorkhina è attesa a consolidare la propria posizione nel successivo quadriennio che porta ai “Giochi di fine Millennio” di Sydney 2000, ponendosi come obiettivo quello di dimostrare di essere la più forte non solo alle Parallele, ma anche nel Concorso Generale, prova in cui le ginnaste devono dimostrare di essere complete in ogni specialità …

Occasione che le si presenta immediatamente con la Rassegna Iridata di Losanna ’97 dove, dopo aver guidato il proprio Team con il punteggio più alto nella Prova a Squadre – ancorché non sufficiente a scalzare (153,720 a 153,197) la Romania dal gradino più alto del podio – riesce finalmente ad avere la meglio nei confronti della coetanea Amanar (38,636 a 38,587) grazie alla superba esibizione (9,850) alle Parallele, viceversa fatali alla sua avversaria, che paga a caro prezzo (9,387) una grave incertezza …

Ottenuta la qualificazione a tutte e quattro le Finali di specialità, l’oramai 18enne Svetlana conferma la sua predisposizione al rischio fallendo clamorosamente al Volteggio, per poi riscattarsi con gli argenti alla Trave ed al Corpo Libero (in entrambi i casi preceduta dalla Gogean), oltre che all’immancabile titolo alle Parallele Asimmetriche, il cui esercizio è premiato con un 9,875.

Con il calendario internazionale ad aver diluito gli impegni nel corso di ogni singola stagione, nel 1998 la Khorkhina ha l’occasione di esibirsi davanti al proprio pubblico durante i Campionati Europei di San Pietroburgo, dove la Russia peraltro nulla può nella Prova a Squadre rispetto alla più compatta e coesa formazione rumena, per poi far sì che sia la propria fuoriclasse ad infiammare il pubblico presente …

Ed ancora la Khorkhina, penalizzata al Volteggio (9,275) nel Concorso Generale Individuale, deve affidarsi alle sue affezionate Parallele (9,887) per rimontare il distacco dalla Amanar, per poi confermare i miglioramenti alla Trave (9,787) e quindi riuscire ad imporsi (38,624 a 38,392) per il ristretto margine di 0,232 millesimi di punto …

Nessun problema, viceversa, alle Parallele Asimmetriche, dove le continue innovazioni al programma portano la Khorkhina a raggiungere il punteggio di 9,900 ma fa più notizia la conquista dell’Oro, pur se in comproprietà (9,787 per entrambe …) con la rumena Corina Ungureanu, al Corpo Libero a conferma che la ginnasta russa si sta avviando al compimento dei 20 anni avendo oramai scalato i vertici della Disciplina.

Una veste da “Prima Donna” in cui la Khorkhina si sente completamente a proprio agio, al punto da sfidare l’establishment allorché in occasione del suo esercizio al Corpo Libero pretende (ed ottiene …) di usare come sottofondo la colonna sonora del film Usa “Pulp Fiction”, una sorta di affronto, in particolare dato che la Manifestazione si svolge nel suo Paese, anche se oramai sono alle spalle gli anni della “Guerra Fredda” tra le due Superpotenze.

Come sempre accade, i suoi atteggiamenti talora anche conditi da un pizzico di sfacciataggine e di supponenza – a cui contribuisce anche un suo servizio fotografico nell’edizione russa di “Playboy – non mancano di inimicargli buona parte di Dirigenti e colleghe, così come di essere bersagliata dalla critica al minimo errore o cedimento …

Occasione più propizia, per i suoi detrattori, non può presentarsi che ai Campionati Mondiali ’99 di Tianjin, in Cina, nel corso dei quali una sua caduta nell’esercizio alla Trave priva la Russia del titolo iridato nella Prova a Squadre, viceversa ancora una volta appannaggio (153,527 a 153,209) delle rumene, errore poi replicato nel Concorso Generale Individuale (addirittura 8,937 …) in virtù del quale conclude non meglio che undicesima …

A poco o nulla vale la conferma dell’Oro – per la quarta edizione consecutiva – alle Parallele, poiché è visto come una delusione anche il bronzo al Corpo Libero, accusata di scarsa concentrazione e di sentirsi onnipotente, il che viene indicato come il suo principale limite …

Peraltro, la Khorkhina è costretta a subire sulla propria pelle una situazione insolita ai tempi della “Grande Unione Sovietica”, poiché all’epoca, vi era un ricambio continuo e, se deludeva la Tourischeva, rimediava la Korbut oppure la Kim, mentre ora si ritrova nella condizione di essere l’unica “Punta di Diamante”, con i vantaggi e gli svantaggi che tale situazione comporta …

In ogni caso, per i propri detrattori l’unica risposta convincente può essere fornita solo attraverso le prestazioni in pedana, e, sotto questo aspetto, vi è poco da replicare allorché, in vista dell’appuntamento olimpico di Sydney 2000, la Khorkhina si esalta ai Campionati Europei di metà maggio a Parigi, dove il pubblico transalpino la omaggia di continue ovazioni a suggello delle sue quattro Medaglie d’Oro, ovvero Concorso Generale a Squadre ed Individuale (precedendo la connazionale Elena Zamolodchikova), oltre che alla Trave ed alle immancabili Parallele …

Adorata in Francia, molto meno in Australia, dove le ragazze russe si sentono defraudate dalla Giuria nella Prova a Squadre, in cui soccombono di stretta misura (154,608 a 154,403) alla Romania, al punto che sia la Khorkhina che Elena Produnova si tolgono la medaglia per le foto di rito dopo la premiazione, ma il peggio deve ancora arrivare per la oramai 21enne Svetlana …

Accade, difatti, che nel Concorso Generale Indivduale, dopo che con un eccellente esercizio al Corpo Libero si fosse portata in testa alla Classifica provvisoria a pari merito con la Amanar, la Khorkhina cada alle Parallele Asimmetriche ed ottenga un punteggio (9,343) non all’altezza della sua fama al Volteggio …

Ma mentre, disperata, piange sulla spalla del suo mentore Pilkin, è proprio un’atleta di casa, l’australiana Allana Slater, a chiedere di verificare l’altezza del cavallo per il Volteggio, dal che si verifica che lo stesso era stato posizionato 5 centimetri più in basso, circostanza che determina la possibilità offerta dalla Giuria alla Khorkhina di ripetere l’esercizio, opportunità che la stessa, altezzosa, rifiuta essendo oramai fuori dal giro delle medaglie per colpa della caduta alle Parallele …

Nell’unica edizione dei Giochi a cui partecipa in cui ha una valida alleata nella già ricordata Zamolodchikova – la quale si porta a casa l’Oro sia al Volteggio che al Corpo Libero – la Khorkhina ha comunque l’occasione di riscattarsi giungendo alle spalle della compagna (9,850 a 9,812) al Corpo Libero, per poi bissare l’Oro di Atlanta alle Parallele Asimmetriche (gioia e dolore della sua attività, anche se la prima alla fine ha la meglio …) dall’alto del suo inarrivabile 9,862.

E, per coloro che già avevano iniziato ad intonare il “De Profundis” nei confronti della bella ginnasta, è ora di ricredersi perché la stessa non solo non ha alcuna intenzione di ritirarsi, ma compie nel quadriennio successivo un’impresa al momento unica, ovvero conquistare per tre volte il titolo iridato nel Concorso Generale Individuale …

Il suo primo riscatto giunge alla Rassegna Iridata di Gand, nel 2001 allorché – dopo aver, purtroppo, ancora sulla coscienza il mancato Oro nella Prova a Squadre, complici un (,666 al Volteggio ed un 8,862 alla Trave, a favore della Romania – fa suo il titolo nel Concorso Generale Individuale, precedendo (37,617 a 37,305) la connazionale Natalia Ziganshina, pur senza particolarmente eccellere, per poi salire sul gradino più alto del podio sia al Volteggio che alle immancabili Parallele Asimmetriche.

Più a proprio agio ai Campionati Europei – che, nell’edizione di Patrasso 2002 la vedono trionfare nel Concorso Generale a Squadre ed Individuale, nonché alle Parallele, oltre all’argento alla Trave, nel mentre un infortunio alla caviglia le impedisce di ben figurare ai Mondiali di Debrecen – la Khorkhina si presenta alla sua ultima Rassegna Iridata nel 2003 ad Anaheim, in California, proprio nella tana del crescente movimento americano …

Manifestazione in cui la 24enne russa non manca di evidenziare una volta di più i diversi lati del proprio carattere, in quanto, pur se affaticata dalla lunga attività e non completamente al top quanto a condizione fisica, si ritiene penalizzata dai Giudici e, dopo essersi messa al collo la sua terza Medaglia iridata nel Concorso Generale Individuale superando (38,124 a 37,936) la beniamina di casa Carly Patterson, rinuncia alle Finali delle singole specialità, nonostante si fosse qualificate in tre su quattro delle stesse.

L’obiettivo è sin troppo chiaro, risparmiarsi e recuperare energie in vista del passo d’addio alle Olimpiadi di Atene 2004, dove la malcelata speranza è quella di coronare una straordinaria carriera con l’Oro nel Concorso Generale Individuale, appuntamento al quale giunge dopo aver conquistato il suo sesto titolo europeo alle Parallele Asimmetriche alla Rassegna Continentale di Amsterdam ’04, cui unisce il bronzo alla Trave e nella Prova a Squadre …

Oramai priva di un valido contributo da parte delle sue compagne di squadra, con la Russia a concludere al terzo posto la Prova a Squadre nella capitale ateniese, il Concorso Generale Individuale nella Capitale ateniese vive sulla rivincita tra la 25enne Khorkhina e la Patterson, con quest’ultima ad avere stavolta la meglio per il ridotto margine (38,387 a 38,211) di 0,176 millesimi di punto …

Mai stata una “grande perdente”, la Khorkhina non digerisce il verdetto, accusando di partigianeria i Giudici, allorché se ne esce con un “era stato tutto già studiato a tavolino, in fin dei conti sono russa, non americana e voglio solo augurarmi che in futuro possa esserci una maggiore onestà di giudizio …!!”.

Khorkhina che avrebbe comunque ancora l’opportunità di lasciare un segno indelebile nella Storia dei Giochi concludendo la carriera con il terzo Oro consecutivo alle Parallele Asimmetriche, impresa mai riuscita ad alcuna ginnasta, ma gli “Dei dell’Olimpo” decidono diversamente, fallendo la presa proprio nell’ultimo passaggio e, su quella caduta, pone fine alla propria attività agonistica.

Come tutte le “Grandi Star”, la Khorkhina può essere amata od odiata, anche se crediamo che proprio di questo si faccia vanto, in quanto ogni “Diva” che si rispetti è portata ad essere venerata così come disprezzata, ma nell’immaginario collettivo ha rappresentato l’essenza stessa della Ginnastica Artistica, con quella sua continua ricerca della perfezione a costo di immensi sacrifici pur di giungere ai vertici …

E, per quella bambina gracile che a 4 anni venne portata per la prima volta in Palestra, riteniamo che i sogni siano diventati una meravigliosa realtà …