VALERJ E NASTIA LIUKIN, DALLA RUSSIA AGLI USA CON AMORE

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Valerj Lyukin e la figlia Nastia – da:chron.com

Articolo di Giovanni Manenti

C’era una volta la celebre “Cortina di ferro” – come era stata definita con una azzeccata iperbole dal Primo Ministro inglese Winston Churchill – a dividere il Mondo occidentale da quello orientale e l’umanità, scossa e distrutta da due tragedie quali i conflitti bellici della prima metà del XX Secolo, guardava con malcelato timore ai rapporti tra le due superpotenze Urss ed Usa in un clima da “Guerra fredda” che sicuramente non giovava all’armonia tra i popoli.

Poi, a poco a poco, l’ideologia comunista viene meno, l’avvento al potere di Mikhail Gorbaciov, la ritrovata distensione tra i due Paesi, parole come “Glasnost” (trasparenza) e “Perestroika” (ricostruzione) entrano nel lessico quotidiano sino alla caduta del Muro di Berlino del novembre 1989 che porta alla successiva riunificazione della Germania ed, a seguire, alla disgregazione dell’Impero sovietico con la riacquisita indipendenza da parte delle Repubbliche che costituivano l’Urss.

Preambolo necessario per capire l’andamento dell’esistenza dei due protagonisti del nostro odierno racconto, ovverossia il ginnasta sovietico di origini kazake Valerj Lyukin e sua figlia Nastia, dedicatasi anch’essa alla medesima disciplina, in grado entrambi di raggiungere la Gloria Olimpica, con la “piccola” differenza di averlo fatto, il primo, sotto la bandiera dell’allora Unione Sovietica, mentre la figlia sotto i colori degli “odiati” Stati Uniti, cosa assolutamente impensabile solo 20 anni prima …

Ma andiamo per gradi, Valerj, come ricordato, nasce il 17 novembre 1966 ad Aktyubinsk, città di oltre 300mila abitanti posta al Nord del Kazakistan, al confine con la Russia, e si dedica sin dall’età di 7 anni alla Ginnastica, mettendo in mostra qualità che lo portano ad essere aggregato alla Nazionale juniores sovietica, con conseguente trasferimento nel Centro federale di Mosca ed affidamento al tecnico Eduard Yarov.

Sono, gli anni ’80, quelli di massimo splendore per il movimento ginnico dell’Urss, che ha riacquisito la palma di Nazione leader della disciplina dopo il precedente decennio in cui a farsi preferire erano stati i fieri rivali giapponesi, grazie alle evoluzioni dei vari Alexander Dityatin, Dmitry Bilozerchev e Vladimir Artemov, ragion per cui non è facile riuscire a trovare spazio anche solo nei componenti della formazione per il Concorso Generale a Squadre.

Ma Lyukin, consapevole che deve stupire i Tecnici Federali se vuole ambire a ritagliarsi un’opportunità di selezione per i grandi appuntamenti (Olimpiadi e Mondiali) internazionali, si inventa un movimento innovativo al Corpo Libero che lo porta, primo al mondo, ad eseguire una tripla capriola all’indietro, così come si specializza alla sbarra dove abbina in un unico esercizio due movimenti caratterizzati da un estremo coefficiente di difficoltà.

Verificatene i progressi, a Lyukin viene data l’opportunità di mostrare le proprie capacità in occasione dei Campionati Europei ’87 che si svolgono proprio a Mosca, ed il 20enne kazako non se la lascia sfuggire, impressionando al punto da conquistare 4 medaglie d’oro (Concorso Generale, Corpo Libero, Sbarra e Parallele), cui unisce l’argento agli Anelli ed il bronzo al Volteggio.

Prestazioni che gli valgono la selezione per i Mondiali di Rotterdam ’87, dove fornisce un valido contributo, con punteggi tutti superiori al 9,800 (fatto salvo un 9,650 al Cavallo con Maniglie), alla conquista della medaglia d’oro nel Concorso Generale a Squadre, non avendo peraltro l’opportunità di esibirsi nelle singole specialità a causa dell’elevatissima concorrenza interna, come certificato dal podio del Concorso Generale Individuale, interamente monopolizzato dai ginnasti sovietici, con Bilozerchev Oro, Yuri Korolev argento ed Artemov bronzo.

Nello Sport, come nella vita, occorre farsi trovare sempre pronti qualora la buona sorte decida di venirti incontro, e questo è ciò che accade a Lyukin allorché Korolev è costretto a rinunciare alle Olimpiadi di Seul ’88 a causa del più comune degli infortuni che possano capitare ad un ginnasta, ovvero la rottura del tendine d’Achille, così da prenderne il posto nella composizione del cosiddetto “trio delle meraviglie” assieme ai già citati Artemov e Bilozerchev.

Ed ecco quindi, andare in scena allo “Olympic Gymnastic Hall” della Capitale coreana la replica di ciò che si era visto l’anno prima in Olanda, con la formazione dell’Unione Sovietica a far suo senza eccessive difficoltà l’Oro nella Prova a Squadre con quasi 5 punti (593,450 a 588,450) di vantaggio su Germania Orientale e Giappone per poi vedere i propri rappresentanti dare spettacolo nel Concorso Generale Individuale.

Presentatisi agli esercizi liberi già in netto vantaggio (59,475 Artemov, 59,425 Lyukin e 59,225 Bilozerchev) rispetto al resto della concorrenza dopo gli obbligatori, “i Tre Moschettieri” deliziano il competente pubblico presente con evoluzioni di un livello eccelso che porta la Giuria ad assegnare due 10 ad Artemov alle Parallele ed alla Sbarra, attrezzo quest’ultimo dove il massimo punteggio è ottenuto anche da Lyukin, mentre il tentativo di rimonta di Bilozerchev fallisce per un soffio, nonostante venga premiato con tre 10 agli Anelli, Volteggio e Cavallo con Maniglie, per una Classifica Finale che vede Artemov Oro con 119,125 punti, Lyukin argento con 119,025 e Bilozerchev doversi accontentare del bronzo con 118,975 con tutti e tre racchiusi nello spazio di appena 0,150 millesimi di punto.

La limitazione a soli due componenti per Nazione della partecipazione alle singole specialità determina per Lyukin il dover rinunciare al Corpo Libero ed al Volteggio, ottenendo peraltro la possibilità di competere negli altri quattro attrezzi, dove ancora una volta conferma la propria caratteristica di ginnasta completo.

E se al Cavallo con Maniglie, mai troppo simpatico, ottiene un’onorevole quinta piazza, nell’esibizione agli Anelli Lyukin paga una leggera indecisione (stiamo parlando pur sempre di un esercizio valutato 9,900 …) che gli costa la medaglia di bronzo per il ridotto margine di 0,050 millesimi (19,875 a 19,825) rispetto al tedesco orientale Sven Tippelt, esercizi in cui, peraltro, l’Oro non sfugge allo squadrone sovietico grazie a Bilozerchev, così come al Corpo Libero appena 0,025 millesimi (19,925 a 19,900) dividono Artemov, argento, dal connazionale Sergei Kharkov che fa suo il titolo olimpico.

Artemov con cui Lyukin deve vedersela nelle due specialità a lui più congeniali della Sbarra e delle Parallele, riuscendo, nel primo caso, a compensare il distacco di 0,025 millesimi derivante dai preliminari con un esercizio ai limiti della perfezione premiato con un 9,975 che determina la parità a 19,900 per entrambi così da dividersi da buoni amici il gradino più alto del podio, impresa che non riesce alle Parallele, dove il minimo vantaggio viene mantenuto dal più esperto connazionale (19,925 a 19,900 lo score conclusivo …) che può così fregiarsi della sua quarta medaglia d’oro.

Artemov che conclude la propria esperienza in Nazionale con la partecipazione – e la conquista di 5 medaglie – ai Mondiali di Stoccarda ’89, viceversa disertati da Lyukin, il quale si esibisce per l’ultima volta in rappresentanza dell’Unione Sovietica all’edizione successiva di Indianapolis ’91 della Rassegna iridata.

Con a fare la sua prima apparizione sul grande palcoscenico internazionale il leggendario bielorusso Vitaly Scherbo, all’epoca appena 20enne – che l’anno seguente, alle Olimpiadi di Barcellona ’92, strabilierà con la conquista di 6 medaglie d’oro – Lyukin completa il proprio Palmarès con il titolo nella Prova a squadre e salendo altresì sul gradino più basso di un podio del Concorso Generale Individuale, ancora una volta monopolizzato dai ginnasti sovietici, con l’oro appannaggio di Grigory Misutin su Scherbo (59,050 a 58,850) rispetto ai 58,500 punti del non ancora 25enne kazako.

Non vi sono riscontri oggettivi al riguardo, ma può essere realistico pensare che, in occasione della trasferta nell’Indiana, Valerj Lyukin abbia definitivamente maturato l’idea di trasferirsi negli Stati Uniti assieme alla famiglia, avendo nel frattempo convolato a nozze con la Campionessa mondiale ’87 di ginnastica ritmica Anna Kotchneva, unione da cui era nata, il 30 ottobre 1989 a Mosca, la figlia Anastasia.

Quest’ultima ha quindi circa due anni e mezzo allorché segue i genitori, dapprima a New Orleans per poi trasferirsi in Texas, dove nel 1994, dopo il definitivo ritiro dall’attività agonistica a conclusione della Rassegna Iridata di Birmingham ’93 che lo vede ancora capace di piazzarsi, gareggiando per il Kazakistan, suo Paese di origine,  al sesto posto nel Concorso Generale Individuale, così come al Volteggio, nonché a sfiorare il bronzo sia agli Anelli che al Cavallo con Maniglie, il padre Valerj si trasferisce per continuare a svolgere l’unica attività per la quale è portato, ovvero la ginnastica.

Decisione che si rivela quanto mai azzeccata, visto come gli Stati Uniti rappresentino una terra fertile al riguardo, sia per l’abbondanza di materiale umano a cui attingere che al desiderio del Comitato Olimpico di emergere in una disciplina che – dopo gli effimeri successi di Los Angeles ’84, data l’assenza della quasi totalità dei Paesi dell’Europa Orientale – nelle ultime due edizioni dei Giochi aveva raccolto complessivamente (tra settore maschile e femminile) solo due argenti e quattro bronzi …

Ecco quindi che, con l’aiuto dell’amico di lunga data Yevgeny Marchenko, Lyukin crea a Plano, città di circa 300mila abitanti vicino al confine con l’Oklahoma, la “World Olympic Gymnastic Academy” (WOGA), di cui nel tempo costituisce altre due sedi, sempre a Plano e Frisco, divenendo uno dei maggiori centri di avviamento alla Ginnastica degli interi Stati Uniti per quanto attiene esclusivamente al settore femminile.

E non si può dire che la coppia Lyukin/Marchenko non ci sappia fare, visto che sotto la loro guida Carly Patterson diviene la prima ginnasta Usa a cogliere l’oro olimpico nel Concorso Generale Individuale ai Giochi di Atene ’04, non considerando l’impresa di Mary Lou Retton a Los Angeles ’84 data la ricordata assenza delle ginnaste dell’Europa dell’Est, il che consente altresì a Valerj Lyukin di vedersi assegnare il titolo di “International Coach of the Year” sia nel 2000 che nel 2004, nonché di essere introdotto, l’anno seguente, nella prestigiosa “International Gymnastics Hall of Fame”, così da andare a far compagnia agli ex connazionali Bilozerchev e Dityatin, che avevano ricevuto tale onore rispettivamente nel 2003 e 2004, anticipando di un anno analogo riconoscimento a favore anche di Artemov.

Logico, che con una famiglia totalmente votata alla Ginnastica, anche la piccola Anastasia non possa che bazzicare la palestra dove entrambi i genitori trascorrono gran parte della loro giornata, ed eccola pertanto iniziare ad apprendere i primi rudimenti del mestiere già a tre anni, nonostante i Lyukin non siano molto propensi a che intraprenda tale strada, considerato l’elevato livello agonistico che ciò avrebbe comportato, dovendo peraltro ben presto arrendersi una volta accortisi del talento innato della loro figlia …

Piccola nota a margine, con l’avvenuta acquisizione della cittadinanza americana nel 2000, il cognome della famiglia viene “inglesizzato” in Liukin (senza la ipsilon) così come il nome tipicamente russo di Anastasia diviene un “molto più americano” Nastia, così che si possa ridurre al minimo il ricordo delle origini, ma questioni anagrafiche a parte, la ginnasta in erba dimostra di saperci fare, sin dalle sue prime apparizioni da junior.

Già nel 2002, non ancora 13enne, Nastia fa parte della formazione che si aggiudica la Prova a Squadre ai “Campionati Panamericani juniores”, ottenendo, a livello individuale, tre secondi posti nel Concorso Generale, alla Trave ed alle Parallele Asimmetriche, per poi partecipare, l’anno seguente, ai “Giochi Panamericani” di Santo Domingo ’03, dove, oltre all’oro nella Prova a Squadre, si impone alla Trave, coglie l’argento nel Concorso Generale e si aggiudica il bronzo sia al Corpo Libero che alle Parallele Asimmetriche.

Le rigide norme introdotte dalla Federazione Internazionale di Ginnastica per arginare il fenomeno delle “ginnaste bambine”, fa sì che Nastia Liukin non sia selezionabile, per limiti di età, per i Giochi di Atene ’04, potendo poi disputare la sua prima stagione da senior l’anno seguente, in coincidenza con i Campionati Mondiali di Melbourne di fine novembre ’05 dove il suo talento esplode in maniera definitiva.

Non essendo, difatti, prevista nella Rassegna iridata la Prova a Squadre, la Liukin paga a carissimo prezzo una incertezza nell’esercizio al Volteggio (valutato 9,135) venendo beffata dalla connazionale Chellsie Memmel nella Classifica finale del Concorso Generale Individuale per, pensate un po’, 0,001 millesimo (37,824 a 37,823) di punto …!!

Delusione da cui ha l’immediata occasione di riscattarsi precedendo la riferita connazionale sia alla Trave (9,612 a 9,512) che alle Parallele Asimmetriche (9,662 a 9,587), per poi completare il proprio poker di medaglie con l’argento al Corpo Libero, alle spalle (9,612 a 9,425) di un’altra connazionale, l’italoamericana Alicia Sacramone.

Papà Valerj può essere soddisfatto, la sua ragazzina è cresciuta in fretta, tanto da aver raggiunto i vertici della disciplina a 16 anni appena compiuti, oltretutto emergendo rispetto alle sue avversarie anche quanto a conformazione fisica, non essendo Nastia la classica, minuta ginnasta tutta fasce muscolari, ma una ragazza che si sta avviando alla completa maturità dall’alto (è il caso di dire, se raffrontata alla concorrenza …) dei suoi 160cm. per 45 chili di peso.

Fa quasi impressione vederla sopravanzare di una spanna abbondante le altre ginnaste in occasione delle rotazioni che determinano il cambio di pedana, con le ragazze a camminare in fila indiana e lei a svettare con la bella chioma bionda, ed anche se l’anno seguente, in occasione della Rassegna iridata di Aarhus ’06, i risultati sono inferiori alle attese (solo due argenti, nel Concorso Generale a Squadre ed alle Parallele Asimmetriche), Nastia è pronta ad affrontare il suo “biennio d’oro” ben consapevole delle proprie potenzialità.

Dopo aver, difatti, “scaldato i muscoli” in occasione dei Giochi Panamericani” ’07 che si svolgono a Rio de Janeiro, dove conquista l’Oro nella Prova a Squadre e l’argento sia alla Trave che alle Parallele Asimmetriche, la Liukin contribuisce ad identico trionfo a squadre ai successivi Mondiali di Stoccarda ’07 in calendario ad inizio settembre, in cui peraltro a brillare maggiormente è la stella di Shawn Johnson – già protagonista con 4 Ori ed un argento ai riferiti “Giochi Panamericani” – che si aggiudica il Concorso Generale Individuale dove la oramai quasi 18enne Nastia conclude al quinto posto.

Con la possibilità di cimentarsi, nelle singole specialità, nei suoi due “cavalli di battaglia”, ovverossia la Trave e le Parallele Asimmetriche, Liukin non delude affermandosi nella prima con 16,025 ed arrendendosi per soli 0,050 millesimi di punto (16,350 a 16,300) rispetto alla russa Ksenia Semenova nella seconda, preparandosi a dare l’assalto a quella Gloria Olimpica a cui aveva dovuto rinunciare, quattro anni prima, per soli limiti di età.

Con gli Stati Uniti a dover cercare di difendere il titolo conquistato ad Atene ’04 nel Concorso Generale Individuale, le maggiori speranze in tal senso sono fondate, in vista della partecipazione ai Giochi di Pechino ’08, sul duo formato da Liukin e Shannon, peraltro con la consapevolezza di un possibile “occhio di riguardo” dei Giudici verso le cinesi padroni di casa.

Timore, quest’ultimo, che trova conferma nella conclusione del Concorso Generale a Squadre, dove ad imporsi è la Cina con ristretto margine (188,900 a 186,525) sugli Stati Uniti, mentre desta sorpresa il flop delle ginnaste russe, che chiudono fuori dal podio, superate anche dalle rumene.

Il giorno di Ferragosto 2008 rappresenta una data storica per la famiglia Liukin, in quanto la figlia ottiene ciò che non era riuscito al padre, vale a dire conquistare la medaglia d’oro olimpica nel Concorso Generale Individuale, in un’edizione dei Giochi che, curiosamente, si svolge anch’essa su di un suolo asiatico a 20 anni di distanza da quando Valerj dovette arrendersi (sia pur per soli 0,100 millesimi) di fronte al connazionale Artemov.

Penalizzata dall’esercizio al Volteggio – suo punto debole anche per le riferite dimensioni fisiche, rispetto ad esempio al m.1,45 ed ai 41kg. della Johnson – dove ottiene un relativamente modesto 15,025 rispetto al 15,875 della connazionale (migliore del lotto in questa rotazio0ne …), Liukin si riscatta alle Parallele Asimmetriche, in cui il 16,650 è inferiore solo al 16,725 della cinese Yang Ylin, così che, a metà prova, la Classifica parziale vede quest’ultima al comando con 31,900 punti, seguita da Liukin con 31,675, Semenova a quota 31,225 e Johnson provvisoriamente fuori dal giro medaglie con 31,150 punti …

La terza rotazione, con l’esercizio alla Trave, è decisiva per l’assegnazione delle medaglie in quanto favorevole alle due americane, con Liukin, che ottiene il miglior punteggio assoluto di 16,125, seguita dalla connazionale che, con 16,050, sopravanza (47,200 a 47,150) la Semenova in terza posizione, così come Liukin rispetto ad Yang Ylin, nei cui confronti ora vanta (47,800 a 47,650) un vantaggio di 0,150 millesimi che, a questi livelli, rappresenta un margine abbastanza di sicurezza.

Con due sfide sulla carta in ballo all’ultimo esercizio al Corpo Libero – tra Liukin ed Yang per l’Oro e tra Johnson e Semenova per il bronzo – l’emozione tradisce la piccola (in tutti i sensi, 16 anni di età, 150cm. per 35kg.) atleta di casa, la cui esibizione viene giudicata non meglio che 15,000 punti, così non solo facendole sfuggire ogni speranza di vittoria, ma vedendosi altresì superare di misura dalla Johnson, mentre Semenova fa ancor peggio e Liukin, regale nella sua splendida eleganza, corona il sogno di famiglia, imponendosi con il punteggio complessivo di 63,325 rispetto ai 62,725 punti della connazionale che relegano per soli 0,075 millesimi di punto la Yang sul gradino più basso del podio.

Un oro ed un argento nei due Concorsi Generali sono già un bel bottino, che però non è sufficiente a soddisfare le ambizioni della quasi 19enne moscovita naturalizzata americana, la quale ha ancora le sue carte da giocare nelle specialità in cui eccelle, vale a dire alla Trave ed alle Parallele Asimmetriche, dovendo però, nel primo caso, soccombere alla voglia di riscatto della Johnson, che fa suo l’Oro in virtù di un maggior coefficiente di difficoltà del proprio esercizio (7,0 rispetto al 6,6 di Liukin) nonostante l’esecuzione della Campionessa olimpica individuale venga valutata con un miglior punteggio.

Più beffardo l’esito della sfida alle Parallele Asimmetriche dove, per evitare le oramai eccessive situazioni di ex aequo, il CIO ha stabilito che, in caso di parità di punteggio, debba essere svolto un esercizio suppletivo, cosa che avviene allorché Liukin e la cinese He Kexin ottengono la pari quota di 16,725 e la valutazione dello spareggio premia l’atleta di casa per il minimo scarto di 9,066 a 9,033.

Liukin che porta a termine le sue fatiche con il bronzo al Corpo Libero – anche in questo casa penalizzata da un coefficiente di difficoltà inferiore rispetto alla connazionale Johnson, argento ed alla rumena Sandra Izbasa che fa suo il titolo, nonostante il suo esercizio raccolga il miglior voto da parte della Giuria – per tornarsene a casa con un totale di 5 medaglie sulle 6 disponibili, così eguagliando il record Usa stabilito da Shannon Miller ai Giochi di Barcellona ’92 (ma senza Ori, 2 argenti e tre bronzi) e successivamente pareggiato da Simone Biles a Rio de Janeiro ’16, in questo caso, però, con ben 4 Ori ed un bronzo al suo conto.

Le superbe prestazioni fornite sulle pedane della “University of Technology Gymnasium” di Pechino rappresentano l’apice della carriera di Nastia Liukin, che, dopo aver temporaneamente abbandonato l’attività a fine 2009, tenta un improbabile ritorno alle gare al fine di qualificarsi per i Giochi di Londra ’12, ma quasi tre anni fuori dalle palestre le fanno pagare il conto ed il sipario sulla sua carriera cala definitivamente …

Resta in ogni caso a futura memoria il complessivo bottino di medaglie a livello familiare – record in tale contesto – tra Olimpiadi e Rassegne iridate, con 7 (4 ori, 2 argenti ed un bronzo) per papà Valerj ed addirittura il doppio, 14 (5 Ori, 9 argenti ed un bronzo) per la figlia Nastia, anche se, nei suoi confronti, il padre può sempre vantarsi di “averle insegnato il mestiere” …

E, per non far torto a nessuno, pure la Federazione internazionale pareggia in conti, inserendo anche Nastia nella “International Gymnastic Hall of Fame” nel corso dello scorso anno 2018, restando però il dubbio se sia stato per lei favorevole o meno essere cresciuta ed allenata negli Stati Uniti rispetto a quanto avrebbe potuto ottenere se avesse gareggiato per la Federazione Russa …

Guarda un po’ cosa ti è andata a combinare la “Perestroika” …

 

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IL RITORNO DEL GIAPPONE AI VERTICI DELLA GINNASTICA AI GIOCHI DI ATENE 2004

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Il Team giapponese festeggia l’Oro ai giochi di Atene ’04 – da:gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

Nello Sport, è risaputo (e come nella vita, del resto …), esistono i cicli, che hanno un loro inizio ed una fine, ma ciò che è impossibile distruggere è la tradizione per una disciplina che resta radicata nella cultura di un popolo e di una Nazione, come nel caso della Ginnastica per il Giappone.

Specialità che, agli albori del XX Secolo, era principalmente radicata intorno all’arco alpino, con a primeggiare atleti di Italia, Francia, Svizzera ed Jugoslavia per poi, dopo l’exploit del Team finlandese alle Olimpiadi di Londra ’48 alla ripresa dell’attività agonistica ad evento bellico concluso, trovare la propria nuova dimensione grazie all’esordio ai Giochi della rappresentativa sovietica …

Un dominio, quello sovietico, che in campo maschile viene efficacemente contrastato, a far tempo dai Giochi di Melbourne ’56, per poi sovvertire i valori al vertice, da una formazione di talenti assoluti proveniente dal Paese del Sol Levante, il cui pioniere è Takashi Ono, per poi avere come validissimi seguaci i vari Yukio Endo, Sawao Kato, Eizo Kenmotsu, Akinori Nakayama e Mitsuo Tsikahara, tutti componenti del “Dream Team” giapponese che si aggiudica la medaglia d’oro nel Concorso Generale a squadre per cinque edizioni consecutive della Rassegna a Cinque Cerchi, da Roma ’60 e sino a quella di Montreal ’76.

Assenti alle Olimpiadi di Mosca ’80 in quanto aderenti al boicottaggio imposto ai Paesi occidentali dal Presidente Usa Jimmy Carter, i ginnasti giapponesi hanno un ultimo sussulto in occasione, quattro anni dopo, dei Giochi di Los Angeles ’84, allorché Koji Gushijen si aggiudica l’oro nel Concorso Generale individuale – edizione che segna altresì l’ingresso nel panorama olimpico di un’altra pericolosa avversaria quale la Cina – per poi vivere un ventennio di grigio anonimato.

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Koji Gushiken, l’ultimo oro olimpico giapponese a Los Angeles ’84 – da:gettyimages.it

E, del resto, gli aridi numeri sono alquanto impietosi, passando dall’apoteosi dei Giochi di Monaco ’72 – 16 medaglie, di cui 5 Ori, altrettanti argenti e 6 bronzi, con l’intero podio del Concorso Generale Individuale monopolizzato – alle 9 medaglie della citata edizione di Los Angeles ’84 per poi scomparire totalmente dal medagliere alle Olimpiadi di Atlanta ’96 così come alle successive di Sydney 2000.

Una sorta di “delitto di lesa maestà” nei confronti di un Paese che aveva visto i propri ginnasti ammirati in ogni parte del pianeta, per una crisi in parte dovuta alla disgregazione dell’impero sovietico – il che porta a maggiori atleti dell’ex Urss (ucraini, bielorussi, lettoni oltre che russi, ovviamente …) a prendere parte alle grandi Manifestazioni internazionali – e molto alla globalizzazione anche di questa antica disciplina, prova ne sia che ai citati Giochi di Atlanta ’96 le 8 specialità in programma vedono affermarsi 7 diverse Nazioni (solo la Russia può vantare due ori …) ed altrettanto avviene quattro anni dopo nell’edizione di fine millennio, con ancora il solo Alexei Nemov a potersi fregiare di due allori.

Tutte considerazioni oggettive e condivisibili, ma non sufficienti a giustificare lo ”zero assoluto” in casa nipponica, replicato anche nelle più frequenti rassegne iridate (che si svolgono a cadenza annuale, fatta salva la stagione olimpica …), dove l’ultimo ginnasta del Sol Levante a salire sul gradino più alto del podio è il già ricordato Gushiken, oro a pari merito con la stella sovietica Dmitry Bilozerchev nell’esercizio agli Anelli ai Mondiali di Budapest ’83 (!!).

Il tutto mentre, ad abbassare ancor più il morale in casa giapponese, i “cugini” cinesi – tra cui emergono Li Xiaopeng, Xiao Qin ed Yang Wei – fanno incetta di medaglie, rilevando il loro tradizionale ruolo di Paese leader in tale disciplina nell’Estremo Oriente, ed anche il “barlume di speranza” accesosi proprio ai Mondiali ’99 svoltisi a Tianjin, in casa del “nemico”, si era rapidamente spento.

In tale rassegna iridata, difatti, si era fatto apprezzare “il figlio d’arteNaoya Tsukahara – il cui padre, Mitsuo, aveva portato alla causa del proprio Paese gli Ori olimpici alla Sbarra sia ai Giochi di Monaco ’72 che ai successivi di Montreal ’76, oltre a far parte dell’imbattibile Team di dette edizioni, nonché dei Mondiali di Lubiana ’70, Varna ’74 e Strasburgo ’78 – capace di sfiorare il successo nel Concorso Generale Individuale, beffato per soli 0,149 millesimi (57,485 a 57,337) dal russo Nikolai Kryukov, all’unico importante successo della propria carriera, per poi cogliere l’argento anche alle Parallele.

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Il “figlio d’arte” Naoya Tsukahara – da:imdb.com

Ma si era trattato del classico fuoco di paglia, con Tsukahara penalizzato l’anno seguente, ai Giochi di Sydney, nell’esercizio al Cavallo con Maniglie che lo relega in 18esima posizione nel Concorso Generale Individuale – dopo aver fallito il bronzo a squadre per l’inezia di 0,162 millesimi (230,019 a 229,857) rispetto alla Russia – per poi qualificarsi esclusivamente alle Finali di specialità nella Sbarra, solo per concludere all’ottavo ed ultimo posto.

Tendenza confermata, l’anno seguente ai Mondiali di Gent ’01, con il Giappone tristemente assente dal medagliere, mentre dodici mesi dopo, alla Rassegna iridata di Debrecen ’02, una timida fiammella di speranza si accende per la presenza sul gradino più basso del podio del 22enne Takehiro Kashima, bronzo al Cavallo con Maniglie, alle spalle del rumeno Marius Urzica e del cinese Xiao Qin.

Specialità, quest’ultima, grazie alla quale un ginnasta nipponico può tornare a fregiarsi di una medaglia d’oro in occasione della successiva edizione dei Mondiali ’03 che si svolgono ad Anaheim, in California, ed ad infrangere un trend negativo che durava da 20 anni esatti è proprio Kashima, il quale si impone – al pari dome era successo a Gushiken due decadi prima – dividendo il più alto gradino del podio con il cinese Teng Haibin, per poi replicare l’impresa alla Sbarra, precedendo l’azzurro Igor Cassina.

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Takehiro Kashima al Cavallo con maniglie ai Mondiali ’03 – da:gettyimages,it

Una salutare ventata d’ottimismo, a cui contribuisce altresì il bronzo nel Concorso Generale a squadre, preceduti solo da Cina e Stati Uniti, necessaria per cullare speranze di tornare a primeggiare anche in sede olimpica ai prossimi Giochi di Atene ’04 che, come tradizione, si aprono con l’assegnazione della medaglia d’oro nel Concorso Generale a squadre, vinto nella precedente edizione di Sydney 2000 dalla Cina, alla sua prima affermazione olimpica in tale specialità.

Ben consapevoli che sarà ben difficile scalfire l’egemonia cinese quattro anni dopo allorché i Giochi saranno organizzati dalla capitale Pechino – e, difatti, i ginnasti padroni di casa si aggiudicano 7 delle 8 medaglie d’oro in palio – i tecnici giapponesi confidano su di un positivo esito dell’Olimpiade ateniese, ma per far ciò occorre partire con il piede giusto, come suole dirsi …

E, mai come nel precedente ventennio, i ginnasti danno una dimostrazione di compattezza di squadra negli esercizi di qualificazione per la prova a squadre che si svolgono il 14 agosto ’04, ottenendo il miglior punteggio alle Parallele ed alla Sbarra, il secondo agli Anelli, Volteggio e Cavallo con Maniglie ed il terzo al Corpo Libero, per un totale di 232,134 punti, davanti a Stati Uniti e Romania, con la Cina sorprendentemente quarta.

Detti risultati però, concorrono solo a stabilire le 8 formazioni che, due giorni dopo, si disputano il podio, nonché a selezionare i ginnasti che parteciperanno al Concorso Generale Individuale – in casa giapponese tale privilegio spetta ad Hiroyuki Tomita ed ad Isao Yoneda, rispettivamente terzo e decimo dopo tale prima giornata – nonché all’assegnazione delle medaglie nelle singole specialità, dalle quali risulta completamente escluso Tsukahara, mentre Kashima ottiene l’accesso solo per l’esibizione al Cavallo con Maniglie.

Tutto da rifare, pertanto, allorché il 16 agosto ’04 – data che si rivela “storica” nel panorama ginnico giapponese – gli otto Team finalisti ripartono tutti alla pari, con soli tre ginnasti per ogni squadra ad esibirsi ai singoli attrezzi, per poi sommare i loro punteggi al fine della Classifica definitiva al completamento delle sei rotazioni.

Gli esercizi al Corpo Libero non sono favorevoli agli atleti del Sol Levante (con punteggi di 9,587 per Yoneda, 9,412 per Daisuke Nakano ed appena 9,312 per Tsukahara), per un totale di 28,311 che li relega al terzo posto alle spalle di Stati Uniti (guidati dal loro indiscusso leader Paul Hamm) con 29,137 e Romania con 28,724, nel mentre una controprestazione del cinese Teng Haibin, penalizzata con un 8,662 (che poi si ripeterà in negativo anche alle Parallele con 8,737 ed alla Sbarra con 9,125), elimina i Campioni olimpici e mondiali dalla ristretta lotta per il podio, concludendo la gara in un’inattesa quinta posizione.

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Kashima ai giochi di Atene ’04 – da:gettyimages.it

Ben diverso l’andamento della sfida per le posizioni di vertice tra Giappone, Stati Uniti e Romania (con la Corea del Sud a fare da quarto incomodo …), dove, dopo la rotazione al Cavallo con Maniglie (in cui Kashima si conferma con 9,750), gli Usa conducono sempre con 58,187 punti, seguiti da Romania e Giappone con 57,973 e 57,386 rispettivamente, prima che l’esercizio agli Anelli determini una prima svolta per l’esito della sfida …

Con un totale, difatti, di 29,124 punti sui 30,000 disponibili (tra cui spicca il 9,787 di Tomita), il Team nipponico approfitta delle incertezze di rumeni ed americani (sesti e settimi nella rotazione …) per superare questi ultimi e ridurre il distacco (86,935 ad 86,510) rispetto alla formazione dell’Europa orientale, che però, a propria volta, incrementa il proprio vantaggio risultano la migliore al Volteggio, così da risultare al comando con 115,960 punti rispetto ai 115,347 di Giappone (ancora Tomita il migliore dei suoi con un esercizio premiato con 9,687 rispetto però all’eccellente 9,825 del rumeno Marian Dragulescu che ottiene 9,825) ed ai 115,023 degli americani che sembrano tagliati fuori dalla lotta per l’Oro.

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Hiroyuki Tomita agli Anelli ai giochi di Atene ’04 – da:gettyimages.ae

Ma una gara di altissimo contenuto tecnico ed emotivo non può non riservare sorprese nel suo finale, ed ecco allora gli Stati Uniti rifarsi sotto con le esibizioni alle Parallele dove, trascinati da Jason Gatson che riceve 9,825 dalla giuria, ottengono il punteggio complessivo di 29,274 che li porta a totalizzare 144,297 ritrovandosi a ridosso di Giappone, provvisoriamente secondo con 144,359 e di Romania che, stavolta “tradita” da Dragulescu la cui esibizione non va oltre il 9,200, vede ridotto il proprio margine, pur capeggiando ancora la Classifica dall’alto dei suoi 144,422 punti.

Per far capire a chi sia più o meno profano di questa disciplina, un vantaggio pari a 0,500 millesimi di punto rappresenta, a questi livelli, un “tesoretto” da poter amministrare, ma ciò non è logicamente possibile allorquando, tra la prima e la terza esiste un divario (dai citati 144,422 della Romania ai 144,297 degli Usa …) di appena 0,125 millesimi di punto, ragion per cui, nell’ultima rotazione alla Sbarra è, per così dire, “vietato sbagliare” se non si vuol vanificare quanto di buono fatto sino a questo momento.

Già, proprio la Sbarra, quasi un segno del destino in quanto si tratta dell’attrezzo al quale era particolarmente legato il padre di Naoya, il già ricordato Mitsuo Tsukahara, tanto da avere tuttora il suo nome legato all’uscita dall’esercizio, eseguita con oscillazione in avanti, abbandonando le impugnature e compiendo un doppio salto all’indietro raggruppato con un avvitamento attorno all’asse longitudinale.

Un movimento che fa rabbrividire al solo pensarlo, ma che se eseguito alla perfezione può determinare la differenza nelle valutazioni dei Giudici, ed anche se il figlio non è chiamato ad esibirsi – avendo comunque fornito il suo buon contributo alla causa facendo registrare un 9,650 al Cavallo con maniglie, 9,575 alle Parallele e, soprattutto, un eccellente 9,712 agli Anelli – i suoi compagni dimostrano di essere pienamente all’altezza della situazione.

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Isao Yoneda alla Sbarra ai Giochi di Atene ’04 – da:gettyimages.it

Difatti, il 9,787 ottenuto da Yoneda, sommato al 9,825 di Kashima ed addirittura al 9,850 di Tomita (quest’ultimo protagonista assoluto della gara …), determina un punteggio complessivo di 29,462 (il più alto registrato da un Team in tutte e sei le rotazioni …) che porta il Giappone a quota 173,821 punteggio inarrivabile per la Romania che, viceversa, incappa in due fatali incertezze da parte di Ioan Silviu Suciu e Dorin Selariu – pagate a caro prezzo con 9,275 ed 8,912 – che, oltre a farle perdere la medaglia d’oro, la vede altresì scavalcata (172,933 a 172,384) anche dalla formazione americana nella lotta per l’argento.

E così, a 20 anni esatti dall’Oro di Gushiken ai Giochi di Los Angeles ’84, la bandiera del Sol Levante torna a svettare sul più alto pennone in occasione della cerimonia di premiazione olimpica, giusto premio per chi ha saputo lavorare con calma per ricostruire una formazione compatta e coesa che, se non può essere paragonata alla “Generazione di Fenomeni” degli anni ’60 e ’70, ha quantomeno risollevato l’orgoglio della ginnastica giapponese …

E poi, l’aver ritrovato il gradino più alto del podio è ancor più da stimolo per le nuove generazioni, primo fra tutti quel Kohei Uchimura che, appena 19enne quattro anni dopo ai Giochi di Pechino ’08, conquista la medaglia d’argento nel Concorso Generale Individuale alle spalle dell’idolo di casa Yang Wei, per poi far sua detta competizione nelle otto successive grandi Manifestazioni internazionali (due Olimpiadi e ben 6 Mondiali …) …

Ma questa, ovviamente, è un’altra Storia …

 

LARISA LATYNINA, LA “COLLEZIONISTA DI MEDAGLIE” DI UNA GINNASTICA PERDUTA

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Larisa Latynina in un esercizio al Volteggio – da:redkalinka.com

Articolo di Giovanni Manenti

L’aritmetica, si sa, è materia ostica per diverse persone, ma non crediamo occorra essere professori per condividere il rapido calcolo su quante medaglie possa al massimo conquistare una ginnasta che partecipi a tre Olimpiadi consecutive, visto che il programma prevede il Concorso Generale Individuale ed a Squadre, oltre alle singole specialità del Corpo Libero, Trave, Parallele Asimmetriche e Volteggio.

Sei possibilità, pertanto, che, moltiplicato per tre non può che fare 18, ed è proprio questo il traguardo raggiunto dalla sovietica Larisa Latynina, anche se non ha proprio realizzato l’en plein per un particolare che andremo presto a riferire, la quale ha partecipato alle edizioni dei Giochi di Melbourne ’56, Roma ’60 e Tokyo ’64, per un record che resiste ancora nel settore femminile, mentre a livello assoluto è stato superato solo dopo ben 48 anni dal nuotatore americano Michael Phelps ai Giochi di Londra ’12, il quale quattro anni dopo a Rio de Janeiro le ha tolto anche il primato (15 a 14) delle medaglie conquistate in gare individuali, Concorso Generale a Squadre per lei, Staffette per lui, pertanto escluse …

Se poi a questo già di per sé sbalorditivo ruolino di marcia aggiungiamo che, tra un’edizione e l’altra delle Rassegne a cinque cerchi, si sono svolti anche i Mondiali di Mosca ’58 e Praga ’62, in cui, guarda caso, la Latynina sale sul podio anche stavolta in tutte le prove a cui prende parte, ecco che il conto assomma a ben 30 medaglie tra olimpiche ed iridate, un bottino che fa veramente impressione.

Dicevamo di quel “particolare” che non le consente di aver centrato il 100% di medaglie, dovuto questo al fatto che ai Giochi di Melbourne ’56, al pari di quelli di Helsinki di quattro anni prima – uniche due edizioni in cui una simile gara ha avuto luogo – fa parte del programma olimpico anche la prova del Concorso a Squadre con attrezzi mobili (palla, cerchio, clave ecc.), una sorta di antesignana della successiva Ginnastica Ritmica che verrà ammessa solo a far tempo dall’edizione di Los Angeles ’84, specialità in cui l’Unione Sovietica conquista il bronzo, e questa sorta di “medaglia aggiuntiva” compensa per la Latynina il quarto posto alla Trave, unica eccezione di una inimitabile collezione di podi.

Larisa Semyonovna Diriy, questo il suo vero nome alla nascita, vede la luce il 27 dicembre 1934 a Kherson, in Ucraina, all’epoca una delle Repubbliche che componevano l’Urss, città portuale di oltre 200mila abitanti sulle foci del fiume Dnepr che sbocca nel Mar Nero, e vive non certo un’infanzia felice, visto che il padre, Semyon Andreyevic Diriy, abbandona la famiglia prima che la piccola festeggi l’anno di vita, per poi perdere la vita durante la battaglia di Stalingrado nella Seconda Guerra Mondiale, così che a provvedere alla sua educazione pensa la madre Polina, semi analfabeta che lavora come donna delle pulizie durante il giorno e quale guardiano la notte per poter tirare avanti alla meglio.

E’ in questo scenario che la piccola Larisa sviluppa un’innata predisposizione a lottare con tutte le sue forze per primeggiare qualsiasi cosa faccia, dallo studio allo sport (anche quando gioca a calcio coi coetanei maschi oppure li sfida a corsa …), così come alla danza, la sua prima grande passione …

Ed è appunto allorché vede che a Kherson, la città in cui abita, viene aperta una Scuola di ballo che Larisa vorrebbe iscriversi, ma il costo è di 50 rubli al mese, eccessivo per la madre, che riesce a metterne insieme meno di 250, ma il cuore delle mamme è talmente grande che, a costo di immensi sacrifici, riesce a soddisfare il desiderio della figlia, frustrato solo al momento in cui la Scuola chiude a causa del trasferimento del coreografo.

Non tutto il male vien per nuocere, comunque, poiché le movenze e l’agilità acquisita sono alla base dei suoi successi come ginnasta – e che mette a frutto specialmente nell’esercizio al Corpo Libero, dove è praticamente imbattibile – disciplina alla quale si dedica con immutato ardore e che la pone di fronte alla più importante scelta della propria vita allorché, dopo essersi diplomata, si trasferisce a Kiev per iscriversi al “Politecnico Lenin” e, nel contempo, frequentare la “Società Sportiva Volontaria Burevestnik”.

La 19enne Larisa è una brava studentessa, ma per potersi allenare è costretta a perdere delle lezioni ed anche in pedana il suo rendimento non è al massimo delle potenzialità di una perfezionista come lei, ed ecco quindi che, al secondo anno, decide di affrontare la questione con il suo allenatore Alexander Mishakov, il quale non può che risponderle nel modo più logico, ovvero: “se vuoi laurearti e divenire Ingegnere, dedicati allo studio e pratica la ginnastica solo per il tuo benessere fisico, ma se il tuo desiderio è quello di emergere in questa disciplina, ti devi dedicare anima e corpo alla stessa …”.

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Una giovane Latynina all’esordio – da:pinterest.it

Per fortuna sua, dell’Unione Sovietica e della Ginnastica in generale, Larisa sceglie la seconda ipotesi e, già dai Mondiali di Roma ’54, fa la sua prima apparizione quale componente della formazione che conquista la medaglia d’oro nel Concorso Generale a Squadre, avendo altresì l’opportunità di incontrare a Kiev Ivan Latynin, un ingegnere navale di cui si innamora e che diviene il suo primo marito.

Occorre a questo punto ricordare come l’Urss fosse uscita dal suo isolamento per la prima volta in occasione delle Olimpiadi di Helsinki ’52, in cui la protagonista è la oramai 31enne Maria Gorokhovskaya, la quale compie un’impresa mai più eguagliabile in quanto – come ricordato all’inizio – sono 7 le specialità previste dal programma olimpico, ed essa va a medaglia in ciascuna di esse, con l’oro nel Concorso Generale Individuale ed a squadre, e l’argento in ogni singola specialità, oltre che nella prova a Squadre agli attrezzi.

Un Team sovietico che si presenta pertanto con rinnovate ambizioni anche ai Giochi di Melbourne ’56, calendarizzati ad inizio dicembre per effetto della collocazione della Metropoli nell’emisfero australe, dove la Latynina (così divenuta a seguito del citato matrimonio …) si presenta alle soglie dei 22 anni, un’età che al giorno d’oggi sembra impossibile per una ginnasta, abituati come siamo a vedere le esibizioni di poco più che bambine dai 14 ai 18 anni, ma che all’epoca faceva sì che tale disciplina fosse praticata da “donne” in tutti i sensi, anche nell’accezione morfologica del termine.

Prova ne sia che le Olimpiadi di Melbourne rappresentano l’apice della carriera della leggendaria ungherese Agnes Keleti – la cui per certi versi commovente storia è già stata da noi trattata – la quale, ad un mese di distanza dal compimento dei 36 anni (essendo nata il 9 gennaio 1921) riesce nell’impresa di conquistare ben 4 medaglie d’oro e 2 d’argento, fallendo il podio solo al Volteggio.

In un’edizione dei Giochi in cui – fatte salve le due citate prove di squadra, con il Concorso Generale appannaggio dell’Unione Sovietica e quello con gli Attrezzi dell’Ungheria – nelle restanti gare individuali a salire sul podio sono solo la magiara e l’ucraina, ecco che a Melbourne si realizza un ideale “passaggio di consegne”, in particolare celebrato nel Concorso Generale Individuale.

Con la Latynina a dover, rispetto all’ungherese, guardarsi anche da una concorrenza interna di tutto rispetto, composta da Sofia Muratova (classe 1929), Tamara Manina (di soli tre mesi più anziana) e Polina Astakhova, viceversa 20enne, mentre la ricordata Gorokhovskaya si era ritirata dopo i Mondiali di Roma ’54, alla fine degli esercizi obbligatori svoltisi il 3 dicembre al “West Melbourne Stadium”, la stessa si ritrova in terza posizione con 37,233 punti, 0,033 millesimi in meno della connazionale Muratova, mentre al comando è la sorprendente rumena Elena Leusteanu a quota 37,300 e la Keleti non meglio che quarta con 37,066 punti.

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Il podio di Melbourne ’56 – da:thegymter.net

Antesignana di quella che sarà poi la “Scuola rumena” dominatrice a far tempo dalla seconda metà degli anni ’70, la Leusteanu paga a carissimo prezzo un’incertezza alle parallele Asimmetriche negli esercizi liberi del 5 dicembre che assegnano le medaglie, ricevendo un 9,066 dalla giuria laddove la Latynina ottiene al contrario quel 9,600 (suo miglior punteggio nelle quattro prove …) che la proiettano ad un totale di giornata di 37,700 punti per un totale di 74,933 sufficiente a scavalcare Muratova (penalizzata al Volteggio con 9,166), che conclude al terzo posto con 74,466 avendo subito la rimonta di una Keleti che conclude le sue fatiche a quota 74,633 a 0,300 millesimi dalla nuova stella della ginnastica mondiale.

 

Ungherese che si riscatta ampiamente con l’oro sia alla Trave – dove Latynina fallisce il suo unico podio in carriera per soli 0,100 millesimi (18,633 a 18,533) rispetto alla connazionale Manina ed alla cecoslovacca Eva Bosakova, che fanno loro l’argento a pari merito – che alle Parallele Asimmetriche dove precede l’ucraina per 0,133 millesimi (18,966 a 18,933) nonostante un esercizio libero di quest’ultima valutato 9,600 per poi dividere il gradino più alto del podio al Corpo Libero ottenendo lo stesso identico punteggio sia nell’esibizione obbligatoria che in quella libera, mentre Latynina si afferma al Volteggio, beffando per l’inezia di 0,033 millesimi (18,833 a 18,800) Manina, specialità in cui Keleti non aveva acquisito il diritto a disputare la Finale.

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Latynina al Volteggio a Melbourne ’56 – da:gettyimages.it

Il ritiro della favolosa ungherese spiana definitivamente la strada alla sua erede, che vive nel biennio 1957-’58 il punto più alto della sua attività agonistica, dopo aver vissuto, parole sue, il “Capodanno più felice della propria vita”, al ritorno dai Giochi di Melbourne ’56, allorché sbarcata a Vladivostock e proseguendo in treno per Mosca assieme agli altri partecipanti ai Giochi, ad ogni singola fermata venivano celebrati per aver dominato il medagliere rispetto agli Stati Uniti, in un periodo in cui la “guerra fredda” tra le due superpotenze si stava sempre più affermando.

Nel 1957, difatti, si svolge a Bucarest la prima edizione dei Campionati Europei femminili (in campo maschile, detta Rassegna aveva visto il debutto due anni prima, a Francoforte …), dove le atlete di casa conquistano ben 6 medaglie – con la Leusteanu a mettersi al collo 3 argenti e Sonia Iovan un argento e 2 bronzi – ma nulla possano nei confronti di una Latynina che fa “tabula rasa” salendo sul gradino più alto del Podio sia nel Concorso Generale Individuale (la prova a Squadre non è contemplata …) che in ogni singola specialità (!!), con la connazionale Manina a doversi accontentare dell’argento al Volteggio e del bronzo alla Trave.

Attesa per essere celebrata come si conviene ai Campionati Mondiali ’58 che si svolgono proprio a Mosca dal 6 al 10 luglio, la graziosa Larisa – altresì con forme di m.1,61 per 52 chili tutt’altro che disprezzabili rispetto agli standard delle ginnaste odierne – scopre ciò che per una donna rappresenta la massima gioia della propria esistenza, vale a dire di essere incinta, ma che nel caso può rivelarsi quanto mai come controproducente, specie in vista di un evento di tale importanza …

La gravidanza non è ancora al quarto mese quando la Rassegna iridata ha inizio, ed il medico della Federazione la rassicura circa il fatto che l’eventuale partecipazione alle gare non avrà alcuna ripercussione sulla gestazione, a condizione che la cosa non trapeli, in quanto ciò non sarebbe consentito dai regolamenti, compito che la ginnasta porta a compimento scrupolosamente, non rendendone edotto neppure il suo tecnico Mishakov.

E, se spettacolo doveva essere, che spettacolo sia, con il pubblico della Capitale moscovita estasiato nell’ammirare le evoluzioni della sua beniamina, la quale trascina il proprio Team – di cui fanno ancora parte Muratova, Manina ed Astakhova – al successo nel Concorso Generale a Squadre, con un vantaggio di quasi 10 punti (381,620 a 371,855) sulla formazione cecoslovacca, capitanata dalla ricordata Bosakova ed in cui fa per la prima volta la sua apparizione una 16enne Vera Caslavska, di cui sentiremo parlare in seguito.

Messo in carniere anche l’oro del Concorso Generale Individuale con l’elevato punteggio di 77,464 (su di un massimo di 80,000 disponibile …), precedendo ancora Bosakova, le esibizioni alle singole specialità sono di un livello che rasenta la perfezione, con la giovane “pre maman” a primeggiare totalizzando 19,499 punti alle Parallele Asimmetriche, 19,399 alla Trave, 19,233 al Volteggio (dove precede Muratova, Manina e Kalinina, tutte argento a pari merito), per poi fallire un clamoroso “cappotto” venendo superata dalla più volte citata Bosakova (19,400 a 19,333) al Corpo Libero, un’impresa che la stessa Latynina non esita a considerare come “sia stata anche merito di mia figlia”.

Una figlia, Tatyana, che vede la luce il successivo 17 dicembre 1958, esattamente 10 giorni prima del suo 24esimo Compleanno, ed il cui svezzamento la porta a saltare i Campionati Europei di Cracovia ’59, per poi ritrovare la forma migliore in vista delle Olimpiadi di Roma ’60.

In uno Sport come la Ginnastica, dove il ricambio opera ad una velocità superiore ad altre discipline data la spesso giovane età delle atlete, anche una sola stagione di attività ridotta può rivelarsi pericolosa, specie se si ha all’interno una concorrenza particolarmente agguerrita, e la formazione che l’Unione Sovietica presenta nello spettacolare scenario delle Terme di Caracalla, dove hanno luogo le gare, non ha eguali nella Storia dei Giochi, nonostante Manina debba rinunciarvi per infortunio.

Difatti, oltre allo scontato oro nel Concorso Generale a Squadre – con l’altresì abituale scarto di quasi 10 punti (382,320 a 373,323) sulla Cecoslovacchia, con la Romania ad aggiudicarsi il bronzo – le restanti cinque prove mettono in palio 15 medaglie interamente assegnate alle ginnaste sovietiche, che monopolizzano il podio del Concorso generale Individuale, nonché delle prove al Corpo Libero, Volteggio e Parallele Asimmetriche, con un tale indiscusso dominio rotto solo dalla Bosakova, la quale si afferma alla Trave per il ridotto margine di 0,050 millesimi (19,283 a 19,233) sulla Latynina.

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Latynina si esibisce alla Trave a Roma ’60 – da:gettyimages.it

La quale, dal canto suo, bissa il successo di Melbourne ’56 nel Concorso generale Individuale, ancora una volta facendo la differenza negli esercizi liberi dopo che al termine degli obbligatori si trova alle spalle – per soli 0,167 millesimi (38,432 a 38,265) – della connazionale Astakhova, la quale cede anche la seconda piazza in favore della veterana Muratova, che conclude la due giorni con 76,696 punti, alle spalle di Latyninna (77,031), ma davanti alla Astakhova, la quale totalizza il punteggio globale di 76,164.

Latynina che conferma altresì l’oro di quattro anni prima al Corpo Libero, incantando il pubblico romano con un esercizio premiato con 9,800 dalla Giuria per un totale di 19,583 che la pone davanti alle connazionali Astakhova e Tamara Lyukhina, per poi completare la personale collezione di sei medaglie salendo sul podio per ricevere l’argento alle Parallele Asimmetriche – dove stavolta ad avere la meglio (19,616 a 19,416) è Astakhova – ed il bronzo al Volteggio, preceduta da Margarita Nikolaeva e da Muratova.

Festeggiato a dovere il suo 26esimo compleanno, la Latynina si appresta a vivere da par suo il quadriennio che la porta all’appuntamento delle Olimpiadi di Tokyo ’64 quando oramai sarà vicina al traguardo dei 30 anni, iniziando con il dividersi, da buone amiche, i titoli ai Campionati Europei di Lipsia ’61 con la Astakhova, con quest’ultima ad aggiudicarsi l’oro alla Trave ed alle Parallele Asimmetriche, specialità dove l’ucraina conquista l’argento, per poi invertire le posizioni nel Concorso Generale Individuale ed al Corpo Libero, con il solo Volteggio appannaggio delle atlete di casa, le tedesche orientali Ute Starke ed Ingrid Fost, che si classificano nell’ordine.

Ben più impegnativo il programma della stagione successiva, allorché lo squadrone russo – con Manina nuovamente a disposizione e la 33enne Muratova al passo d’addio – deve rendere visita alle temibili avversarie cecoslovacche nella Rassegna iridata che si svolge ad inizio luglio ’62 nella Capitale Praga, per saggiare la crescita dell’adesso 20enne Caslavska.

E che il gap tra le due superpotenze della Ginnastica femminile si sia ridotto sin quasi ad annullarsi è confermato dall’esito dell’inaugurale Concorso Generale a Squadre, dove l’Unione Sovietica conferma a fatica il titolo di Mosca ’58 per meno di 3,500 punti (384,988 a 382,590) sulle padrone di casa, così come Latynina deve superare quota 78 punti (78,030 per la precisione …) per respingere l’assalto della Caslavska, la quale ne ottiene 77,732, alla medaglia d’oro nel Concorso Generale Individuale, prima di accingersi a dar battaglia nelle singole specialità.

Esibizioni, queste ultime, che si risolvono in un testa a testa che non lascia spazio alle rappresentanti delle altre Nazioni – fatta eccezione per il bronzo alla Trave, spartito tra l’ungherese Aniko Ducza e la giapponese Keiko Ikeda – con le relative cerimonie di premiazione in cui sventolano solo bandiere cecoslovacche e sovietiche, dove dice ancora la sua la 31enne Bosakova, che si impone alla Trave per soli 0,083 millesimi (19,499 a 19,416) sulla Latynina, la quale deve arrendersi per un ancor più esiguo scarto di 0,017 millesimi (19,649 a 19,632) nei confronti della Caslavska nell’esercizio al Volteggio.

In una manifestazione che, come testimoniano i punteggi sinora citati – ricordiamo che il massimo ottenibile è 20,000 – si svolge a livelli di eccellenza assoluta, il 19,449 ottenuto dalla Latynina alle Parallele Asimmetriche le consente di occupare solo il gradino più basso del podio, dove a precedere l’eterna Bosakova è stavolta (19,566 a 19,466) la 20enne Irina Pervuschina, all’unico suo acuto in carriera in una grande Manifestazione internazionale, per poi fornire la consueta, ineguagliabile performance al Corpo Libero, dove grazia ed eleganza si fondono per un 19,716 (il più alto punteggio dell’intera rassegna iridata) che le vale il terzo oro e la sesta medaglia complessiva.

Con già un bottino di 24 allori tra Olimpiadi e Mondiali, Latynina si prepara scrupolosamente per quello che è consapevole essere il suo ultimo appuntamento olimpico, ovverossia i Giochi di Tokyo che si svolgono nella seconda metà di ottobre ’64, ben sapendo come riuscire a salire ancora una volta sul podio in ogni prova sia un’impresa ai limiti dell’inverosimile.

Impossible is nothing” è uno slogan ripetuto sino alla noia ai giorni nostri, ma che la quasi 30enne ucraina conia a modo suo già all’epoca, e, ben assistita dalla Astakhova – la “Betulla russa”, come è soprannominata per il suo m.1,65 che la fa svettare rispetto a tutte le altre concorrenti – contribuisce a confermare per la quarta volta consecutiva l’Unione Sovietica dominatrice nel Concorso Generale a Squadre, sia pur per meno di un punto (380,980 a 379,989) rispetto ad una Cecoslovacchia dove la Caslavska fa registrare con 77,564 punti il più alto “score”, rispetto ai 76,998 e 76,965 delle due sovietiche, punteggi che determinano la Classifica del Concorso Generale Individuale.

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Manina, Caslavska e Latynina, podio alla Trave a Tokyo ’64 – da:gettyimages.it

Costretta ad abdicare quanto al titolo assoluto, Latynina deve arrendersi alla superiorità della 22enne cecoslovacca sia alla Trave – dove la Caslavska si impone con 19,499 mettendo in fila tre sovietiche, con Manina argento ed Astakhova ai margini del podio – che al Volteggio, dove divide l’argento con la tedesca Birgit Radochla, per poi concludere al terzo posto alle Parallele Asimmetriche dietro Astakhova (oro con 19,332) e l’ungherese Katalin Makray, piazzamento per il quale deve “ringraziare” proprio la fuoriclasse ceca che, qualificata con il miglior punteggio di 9,716 derivante dagli esercizi preliminari, incappa in un errore che le costa una valutazione di 8,700 e la conseguente quinta posizione conclusiva.

Incertezza che condiziona Caslavska anche nell’esercizio al Corpo Libero, dove parte dal terzo posto degli obbligatori, staccata di soli 0,100 millesimi (9,733 a 9,633) dalla Latynina, solo per ottenere il più basso punteggio di 9,466 che la relega in sesta ed ultima posizione, mentre la sovietica di origini ucraine saluta il palcoscenico olimpico con un’esibizione pressoché perfetta e premiata con 9,866 ricevendo un’autentica ovazione da un quanto mai competente pubblico giapponese, il quale riempie in ogni ordine di posti il “Metropolitran Gymnasium” della Capitale per assistere alle evoluzioni dei propri beniamini maschi, Yukio Endo in primis.

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Latynina al Corpo Libero a Tokyo ’64 – da:gettyimages.it

E, d’altronde, come poteva essere diversamente per chi, come Larisa, sognava da piccola di esibirsi al Teatro Bolscioi di Mosca, e che vede nell’esercizio al Corpo Libero la sublimazione di questo suo desiderio che, da madre, vedrà realizzato proprio dalla figlia Tatyana, la quale diviene prima ballerina della compagnia “Berezka”, mentre la Caslavska, nei cui confronti è avvenuto il “passaggio del testimone” alla stregua di quanto era avvenuto otto anni prima a Melbourne tra Keleti e la stessa Latynina, farà tesoro di questa esperienza per dominare la scena nel successivo quadriennio, sino ad essere incoronata come “Regina assoluta” dei Giochi di Città del Messico ‘68 …

Keleti, Latynina e Caslavska, tre esponenti di una Ginnastica praticata da atlete mature che sapevano coniugare grazia ed eleganza, tutto il contrario di ciò a cui siamo costretti ad assistere ai nostri giorni, divenuta una disciplina dall’aspetto quasi circense, dove si privilegia l’aspetto dinamico e muscolare messo in bella mostra da ginnaste giovanissime e con fisici quanto mai minuti.

La stessa Latynina, messasi alle spalle la povertà dell’infanzia, gode dei benefici che l’allora Unione Sovietica riservava a chi ne teneva alto l’onore in giro per il pianeta, ripaga tale privilegi – dopo aver fatto da degna “Damigella d’onore”, con quattro medaglie d’argento ed una di bronzo, allo Show della Caslavska alla Rassegna Continentale di Sofia ’65, dove eguaglia la sua impresa di 8 anni prima a Bucarest imponendosi in tutte e cinque le gare in programma – assumendo la carica di Capo Allenatrice della squadra sovietica per un decennio a far tempo dal 1967 ed a lei che si deve la scoperta dell’ultima grande “generazione di fenomeni” dell’ex Urss, che risponde ai nomi delle celebri Lyudmila Tourischeva, Olga Korbut e Nellie Kim.

Un po’ meno fortunata in campo sentimentale, in quanto, dopo il divorzio dal primo marito, Larisa contrae un secondo matrimonio di breve e tormentata durata per poi ritrovare la meritata serenità grazie all’incontro con Yuri Feldman, ex Campione Nazionale di ciclismo ed Accademico dello Sport, potendo vivere in pace a Kolyanino, località di campagna a 150 chilometri da Mosca, la sua splendida vecchiaia circondata dalla terra e dagli amatissimi fiori, senza dimenticare la ginnastica, parte fondamentale della sua esistenza.

Ma neanche la Ginnastica, nonché il CIO, si sono dimenticati di lei, consegnandole nel 1989, per mano dell’allora Presidente Juan Antonio Samaranch, l’onorificenza dell’Ordine Olimpico, una decorazione con 18 stellette quante sono le medaglie vinte, per poi essere inserita nel 1998 nella “International Gymnastic Hall of Fame”, stesso anno della Caslavska, mentre la Keleti ottiene tale onore solo nel 2002.

E, d’altronde, ogni volta che si va a rileggere l’elenco degli atleti con il maggior numero di allori olimpici, l’occhio non può non cadere su di lei, la “collezionista di medaglie” …

 

ALEKSEJ NEMOV, ULTIMO INTERPRETE DELLA GRANDE TRADIZIONE DELLA GINNASTICA RUSSA

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Aleksej Nemov ai Giochi di Sydney 2000 – da:abiertodegimnasia.com 

Articolo di Giovanni Manenti

Da quando l’Unione Sovietica è entrata a far parte dell’arengo olimpico con la sua prima partecipazione ai Giochi di Helsinki ’52, la Ginnastica è stata una delle discipline in cui ha potuto mietere il maggior numero di allori per ben 4 decenni, sino alla disgregazione dell’Impero sovietico.

In campo femminile, l’unica rivale degna di tal nome è stata la “divina” cecoslovacca Vera Caslavska, prima dell’avvento delle rumene capitanate da Nadia Comaneci, mentre nel settore maschile restano indimenticabili le sfide con i giapponesi negli anni ’60 e ’70, con il resto del mondo a raccogliere le briciole.

Con l’appannarsi degli atleti del Sol Levante, a cavallo degli anni ’90 la superiorità dei ginnasti sovietici torna ad essere schiacciante, come dimostra il podio del Concorso Generale individuale dei Giochi di Seul ’88 (Vladimir Artemov oro, Valery Liukin argento e Dmitry Bilozerchev bronzo), al pari di quello della successiva edizione di Barcellona ’92, che vede primeggiare Vitaly Scherbo, davanti a Grigory Misutin e Valery Belenky, che gareggiano sotto la nota dizione della “Comunità degli Stati indipendenti”.

Il crollo dell’ideologia comunista e la conseguente indipendenza delle varie Repubbliche che componevano l’Urss comporta effetti devastanti nel campo della Ginnastica maschile, poiché, oltre a gareggiare sotto le rispettive bandiere – Scherbo con la Bielorussia, Misutin con l’Ucraina, tanto per fare un esempio – altri Campioni vengono attratti dalle lusinghe dei Paesi occidentali ed emigrano in nuovi lidi per insegnare tale disciplina e far crescere il relativo movimento, come accade per i ricordati medagliati Artemov e Liukin che si trasferiscono ad inizio anni ’90 negli Stati Uniti, con quest’ultimo a divenire allenatore della figlia Nastia, capace di cogliere allori gareggiando per gli Usa.

Una situazione imbarazzante per la Federazione russa – da cui, occorre precisare, sono provenuti la quasi totalità dei grandi ginnasti sovietici, da Shakhli a Voronin, da Andrianov a Dityatin, con l’unica eccezione di Viktor Chukarin, che era ucraino – che si evidenzia in occasione dei Campionati Mondali di Birmingham ’93, dove conquista una sola medaglia d’oro con Sergej Kharkov alla Sbarra, laddove ne avrebbe conquistate 5 qualora fosse sempre stata in vita la vecchia Urss, dato che Scherbo si impone nel Concorso Generale, così come al Volteggio ed alle Parallele, e Misutin al Corpo Libero.

Non è però altrettanto pensabile che da un così vasto bacino a cui attingere come la Russia non possa emergere un atleta in grado di competere ai massimi livelli, e che, viceversa, fa capolino proprio in occasione della citata Rassegna iridata, piazzandosi quinto nell’esercizio al Corpo Libero.

Costui altri non è che Aleksej Nemov, nato a fine maggio 1976 a Barashevo, nella Repubblica di Mordovia, ma cresciuto a Togliattigrad, sul fiume Volga, dove inizia a praticare ginnastica dall’età di 5 anni, invogliato dalla madre dopo che il rispettivo marito e padre li aveva abbandonati, ed Aleksej non lo rivedrà mai più.

Talento naturale, il giovane Nemov si trova a proprio agio con qualsiasi attrezzo, e non ci mette molto a scalare le gerarchie all’interno del Team russo sino ad essere selezionato per i riferiti Campionati Mondiali a 17 anni non ancora compiuti.

L’anno seguente, allorché la rassegna iridata si sposta a Brisbane, in Australia dal 19 al 24 aprile ‘94, Nemov fa già parte del trio (assieme ad Aleksej Voropayev ed Evgeny Shabaev) che è iscritto al Concorso Generale, dove un’incertezza al Volteggio lo penalizza, concludendo al 12esimo posto, ma coglie la sua prima medaglia con il bronzo alle Parallele, con la Russia a poter festeggiare solo un altro alloro, vale a dire l’argento di Voropayev nel Concorso Generale, costretta ad ammirare le evoluzioni di Scherbo, ancora tre volte in grado di salire sul gradino più alto del podio.

Al 18enne Aleksej serve una grande prestazione per convincere i suoi Dirigenti di essere lui l’atleta su cui puntare per rinverdire i fasti dei suoi illustri predecessori, e ciò avviene esattamente tre mesi dopo, in occasione della terza edizione dei “Goodwill Games” (“I Giochi della buona volontà”) che si svolgono a fine luglio a San Pietroburgo, ed in cui supera l’argento iridato Voropayev nel Concorso Generale, imponendosi altresì al Corpo Libero ed al Cavallo con maniglie.

Era la prova che tutti attendevano, e lo stile di Nemov, un misto di eleganza ed agilità, lo fa divenire immediatamente un idolo per i suoi tifosi, convinti di aver trovato l’atleta in cui identificarsi per riportare la Ginnastica ai livelli che storicamente le competono, anche se lui, per primo, commette ancora degli errori di concentrazione che in una tale disciplina si pagano a caro prezzo, fidandosi troppo del suo naturale talento …

Una caratteristica negativa che emerge in tutta la sua interezza in occasione dei Mondiali di Sabae ’95, in Giappone, dove al termine degli esercizi obbligatori della prima giornata, valevoli per il Concorso Generale Individuale ed a Squadre, la Russia è addirittura undicesima e per rintracciare Nemov nella lista dei partecipanti occorre scorrere la stessa sino al 96esimo (!!) posto, avendo clamorosamente fallito gli esercizi al Cavallo con maniglie (8,425) ed alla Sbarra, valutato con un 6,525 che per la Ginnastica equivale ad un 2 od un 3 assegnato dai giudici nell’esecuzione di un tuffo.

Chiaramente, le stimmate di un campione si notano anche in questi frangenti, ed il giorno successivo Nemov realizza il miglior punteggio assoluto fra tutti gli iscritti, il che gli consente di risalire sino alla 39esima posizione ed alla Russia di sfiorare il podio (quarta con 560,971 punti rispetto ai 561,541 della Romania), prima volta in cui la stessa non va a medaglia nella prova a squadre, che vede il successo della Cina sul Giappone.

Nemov si garantisce il diritto alle Finali di specialità al Corpo Libero, dove conclude non meglio che settimo, ed al Volteggio, attrezzo grazie al quale salva la sua partecipazione alla Rassegna iridata, dividendo il gradino più alto del podio con l’ucraino Misutin (9,756 per entrambi) a precedere uno Scherbo che sta iniziando ad evidenziare i primi segnali di declino.

In altri periodi, ai tempi, per intenderci, dell’Urss unificata, questi sbalzi di prestazioni sarebbero potuti costare a Nemov la selezione per le Olimpiadi di Atlanta ’96 – basti pensare che anche ai Mondiali di Sabae il raffronto di medaglie tra le ex Repubbliche sovietiche a la madre Russia è di 6 a 2 – ma in questo panorama, il 20enne Aleksej non nutre questo tipo di preoccupazioni, non essendovi in squadra nessun altro che può vantare un talento pari al suo, pur creando apprensione in seno alla Federazione non sapendo mai quale versione, tra il “Dr. Jekyll o Mr. Hyde”, andrà in pedana.

Rassegna a cinque cerchi che è preceduta per l’ultima volta da un’edizione dei Mondiali disputata nello stesso anno olimpico, con esclusione del Concorso Generale, sia Individuale che a Squadre, che si svolge a San Juan di Portorico e Nemov dimostra una buona condizione di forma, risultando il migliore del suoi collezionando tre medaglie, ovverossia la conferma del titolo iridato al Volteggio (con anche lo stesso identico punteggio di 9,756), cui aggiunge l’argento (a pari merito con Scherbo) alle Parallele, sconfitti per soli 0,013 millesimi di punto (9,750 a 9,737) dall’ucraino Rustan Sharipov, ed il bronzo al Cavallo con maniglie, nonostante realizzi il suo miglior punteggio agli attrezzi di 9,787.

Con il proprio leader tirato a lucido come non mai, il 20 e 22 luglio 1996 sulle pedane del “Georgia Dome” di Atlanta la Russia è pronta a rintuzzare gli attacchi di Cina, Ucraina e Bielorussia, con i padroni di casa degli Stati Uniti quali possibili outsider, nella corsa all’Oro nel Concorso Generale a squadre, che, come sin troppo facile intuibile, in caso di Urss unificata, non avrebbe avuto storia …

Il Team russo, viceversa, può contare su sole due stelle, vale a dire Nemov ed il più volte ricordato Voropayev e sono proprio loro, con due eccezionali giornate di esibizioni, che li fanno chiudere con il rispettivo primo (116,361) e terzo (115,136) punteggio assoluto – tra i due si inserisce Scherbo con 115,210) – a condurre la Russia alla medaglia d’oro con 576,778 punti complessivi, precedendo la Cina del Campione iridato di Sabae Li Xhiaoshuang (575,539) e l’Ucraina, laddove si consideri che il terzo miglior risultato di un componente della formazione russa (Yevgeny Podgorny con 104.423) lo pone al 66esimo posto della Classifica Generale.

Penalizzato dal fatto che, per l’assegnazione delle medaglie nel Concorso Generale individuale (come già inaugurato nella precedente edizione di Barcellona ’92), non viene più presa come base di partenza la metà del punteggio conseguito nella prova a squadre, che serve solo a scegliere i 36 finalisti – altrimenti il 20enne Aleksej avrebbe avuto un vantaggio di 0,922 millesimi sul cinese Li, sesto dopo gli esercizi a squadre – con ognuno di loro a ripartire da zero, è proprio il Campione iridato a sfruttare al meglio questa opportunità, nonostante Nemov faccia meglio di lui in quattro specialità su sei, vedendo sfumare l’Oro individuale per l’inezia di 0,049 millesimi (58,423 a 58,374), con Scherbo bronzo con 58,197 mentre Voropayev sprofonda in 24esima posizione, complice una controprestazione al Cavallo con maniglie.

Lo sfortunato esito del Concorso Generale individuale certifica peraltro come l’unico atleta su cui la Russia possa contare sia solo Nemov, il quale non tradisce le attese nelle prove ai singoli attrezzi, per i quali si qualifica in cinque delle sei specialità del programma olimpico, non andando a medaglia solo alle Parallele (dove conclude al quarto posto), conquistando viceversa altrettanti bronzi sia al Corpo Libero che alla Sbarra (in entrambi i casi totalizzando 9,800 punti) ed al Cavallo con maniglie (9,787), per poi confermarsi insuperabile nel Volteggio, dove ai due titoli iridati aggiunge anche l’Oro olimpico, precedendo di soli 0,031 millesimi (9,787 a 9,756) il sudcoreano Yeo Hong-Chul, così da risultare, con 6 allori complessivi, l’atleta più medagliato dei Giochi di Atlanta.

Il vantaggio di essere l’indiscusso uomo di punta del proprio Team è in parte annullato dalla pressione che grava sulle spalle di Nemov, il quale ricade nei suoi “peccati di eccessiva sicurezza” ai Mondiali di Losanna ’97, dove peraltro tutti i componenti della formazione russa ottengono punteggi bassi alla Sbarra, così da consegnare il titolo iridato a squadre alla Cina, venendo preceduti anche da una Bielorussia ancorché orfana del ritirato Scherbo, per poi completare l’opera, nel Concorso Generale individuale fallendo clamorosamente l’esercizio agli Anelli (valutato appena 6,825) che lo relega in un’anonima 26esima posizione, con la medaglia d’oro appannaggio dell’altro bielorusso Ivan Ivankov sul 19enne Aleksej Bondarenko, compagno di squadra di Nemov.

Quest’ultimo non se ne torna a casa a mani vuote, cogliendo l’oro al Corpo Libero, titolo che conferma anche due anni dopo in occasione della Rassegna iridata di Tientsin ’99, in Cina, cui unisce anche l’oro al Cavallo con maniglie e l’argento nel Concorso Generale a squadre, dove la Russia cede (230,395 a 228,145) solo ai padroni di casa, per poi essere tradito ancora una volta dall’esercizio agli Anelli nella prova individuale, la cui valutazione di 8,737 relega Nemov al sesto posto, allorquando un solo 0,500 millesimi di punteggio in più gli avrebbe garantito l’argento alle spalle del connazionale Nikolai Kryukov, peraltro al suo unico vero acuto in carriera.

Con la consapevolezza che, alle spalle di Nemov, vi sono ora altri validi ginnasti quali Kryukov e Bondarenko, la Federazione russa si appresta a sbarcare con rinnovate speranze in Australia per le Olimpiadi di fine millennio di Sydney 2000, in cui vi è un’ulteriore modifica regolamentare, con l’introduzione di un turno preliminare che si svolge il 16 settembre al “Sydney SuperDome”, da cui escono le sei formazioni che, due giorni dopo si contendono il podio nel Concorso Generale a squadre, nonché i 38 ginnasti che partecipano al Concorso individuale e gli 8 finalisti per ogni singola specialità.

Nemov conferma come il palcoscenico olimpico sia di suo maggior gradimento, dando spettacolo in qualificazione, così da ottenere il miglior punteggio assoluto di 58,361 – al pari della Russia nel suo insieme con 230,133 punti rispetto ai 229,96 della Cina ed ai 299,656 dell’Ucraina – e qualificandosi per 5 Finali di specialità, unica esclusa i “poco simpatici” Anelli, anche se poi per l’assegnazione delle medaglie si riparte tutti alla pari.

Nella gara a squadre – nonostante il contributo di Nemov sia ancora migliore, toccando quota 58,423 – i peggiori risultati di Bondarenko (specie al Cavallo con maniglie, dove passa da 9,712 a 9,150) fanno sì che, in una sfida che si gioca sul filo dei millesimi, la Russia retroceda sul gradino più basso del podio, con un totale di 230,019 preceduta per 0,287 millesimi dall’Ucraina, mentre l’oro è ancora appannaggio della rappresentativa cinese che chiude con 231,919 punti.

Ma se le ottime prestazioni dell’oramai 24enne Aleksej possono essere inficiate dal comportamento dei suoi compagni nella prova a squadre, nel Concorso Generale Individuale può fare affidamento solo su sé stesso, ed eccolo allora due giorni dopo, il 20 settembre 2000, poter coronare quello che per ogni ginnasta che si rispetti rappresenta “il sogno di una vita”, senza sbavature in ogni singolo esercizio, ottenendo punteggi che vanno da un minimo di 9,650 agli Anelli ad un massimo di 9,800 al Corpo Libero, ed è proprio grazie a questa regolarità che il totale di 58,474 (migliorandosi ancora in ognuna delle tre giornate di gare …) gli consente di avere la meglio sul cinese Yang Wei (58,361) e sull’ucraino Oleksandr Beresh, con il Campione iridato Ivankov confinato ai margini del podio.

Con i piazzamenti invertiti rispetto a quattro anni prima ad Atlanta ’96 nei Concorsi Generali, tocca ora a Nemov cercare di migliorare le quattro medaglie (un oro e tre bronzi) conquistate nelle singole specialità nella Capitale georgiana, impresa non facile visto l’allargamento della concorrenza – in tutte e sei le prove si registrano altrettanti diversi vincitori – ma che comunque si può dire che riesca, visto che anche stavolta non manca il metallo più pregiato, ottenuto con 9,787 alla Sbarra, attrezzo che tante volte lo aveva tradito, per poi essere beffato nell’esercizio al Corpo Libero, per il più ridotto distacco possibile, vale a dire soli 0,012 millesimi (9,812 a 9,800) dal lettone Igors Vihrovs, che coglie a Sydney il suo unico grande successo in carriera, e quindi confermare il bronzo di Atlanta al Cavallo con maniglie, cui abbina analogo risultato alle Parallele, in entrambi i casi sempre venendo premiato con punteggi di 9,800 per poi sfiorare un settimo alloro personale al Volteggio, dove appena 0,019 millesimi (9.475 a 9,456) lo dividono dal bronzo del polacco Leszek Blanik.

Con 6 medaglie conquistate in ciascuna edizione delle Olimpiadi di Atlanta ’96 e Sydney 2000, Nemov raggiunge un bottino complessivo di 12 allori che lo colloca al quarto posto nella “Graduatoria All Time” della Storia dei Giochi per quanto riguarda il settore maschile della Ginnastica, preceduto solo da Nikolay Andrianov a quota 15 e da Boris Shakhlin e Takashi Ono con 13, avendo raggiunto l’apice della carriera, che da lì in avanti lo vede intraprendere un inesorabile declino, complici anche ripetuti infortuni, che nel corso del quadriennio post olimpico lo vede tornare a medaglia solo in occasione della Rassegna iridata di Anaheim ’03, in California.

Oramai non più ai vertici della Disciplina, la Russia conclude ai margini del podio la prova a squadre nella Rassegna iridata, collezionando appena tre medaglie ai singoli attrezzi, ed il fatto che, oltre al bronzo di Kryukov al Cavallo con maniglie, le altre due siano appannaggio di Nemovbronzo alla Sbarra con 9.737 a soli 0,038 millesimi dall’oro ed argento alle Parallele a 0,063 millesimo dal cinese Li Xiaopeng – fanno sperare in seno alla Federazione russa su un altro possibile “miracolo” ai Giochi di Atene ’04 dell’anno successivo.

Ciò non avviene, con la formazione russa a concludere il Concorso Generale a squadre al suo peggior piazzamento di sempre con la sesta posizione, con un imbarazzante distacco di oltre 4 punti – che nella Ginnastica a questi livelli rappresentano un abisso – dalla ritrovata compagine giapponese, mentre Nemov, in palese difficoltà, ottiene la qualificazione per la sola prova alla Sbarra, rendendosi suo malgrado protagonista di un curioso episodio …

E’ normale che i Campioni, specie quando sono vicini al passo d’addio, godano di una particolare attenzione e simpatia da parte del pubblico, e questo è ciò che avviene a Nemov allorché il suo esercizio nella Finale alla Sbarra – peraltro apparso anche ad osservatori al di sopra delle parti di eccellente fattura – viene valutato dalla Giuria con un modesto 9,725 il che genera un ondata di disapprovazione proveniente dalle tribune, con fischi ed ululati che impediscono la prosecuzione della gara, in cui al momento il 28enne russo sarebbe terzo, ma con diversi altri ginnasti da scendere in pedana.

In effetti, la valutazione dei giudici, pur a fronte di perfette evoluzioni in aria da parte di Nemov, era stata condizionata dal suo sbilanciamento in avanti in fase di atterraggio, e la sola revisione in 9,762 del suo punteggio non è sufficiente a placare gli animi del pubblico, tant’è che tocca proprio al plurimedagliato atleta salire di nuovo in pedana per invitare gli spettatori a recedere dal loro comportamento e consentire la prosecuzione della Finale.

Un atteggiamento per il quale Nemov viene concordemente elogiato e, poiché vi sono molti modi per porre fine alla propria carriera, quello scelto dal fuoriclasse russo è stato sicuramente dei migliori, avendo altresì determinato una variazione nei metri di giudizio delle singole esibizioni da parte dei giudici da allora in avanti ed essendo altresì stato ricompensato per il suo gesto dalla propria Federazione con un assegno di 40mila €uro …

Purtroppo, per la Patria della Ginnastica – che nelle successive tre edizioni dei Giochi disputate sino ad oggi ha raccolto la miseria di appena 8 medaglie (due bronzi con Anton Golotsutskov a Pechino ’08, un argento ed un bronzo con Denis Ablyazin a Londra ’12 e l’argento a squadre ed ancora con Ablyazin, che centra anche un bronzo assieme a David Belyavsky a Rio de Janeiro ’16 – la medaglia d’oro resta un miraggio, considerando inoltre che, nelle successive 10 edizioni dei Campionati Mondiali il solo Ablyazin ha avuto l’onore di sentire suonare l’inno russo alla cerimonia di premiazione del Corpo Libero alla Rassegna iridata di Nanning ’14, in Cina.

Non può pertanto essere contestata l’etichetta di “Ultimo dei Grandi” della grande Scuola della Ginnastica russa coniata per Aleksej Nemov che solo a quasi 20 anni di distanza, ai recenti Mondiali svoltasi a Doha, in Qatar dal 25 ottobre al 3 novembre 2018, ha visto il 22enne Artur Dalaloyan conquistare il titolo iridato nel Concorso Generale individuale, così come al Corpo Libero, con il contorno dell’Argento a squadre ed al Volteggio e del bronzo alle Parallele …

In bocca al lupo, Artur, e se hai bisogno di qualche consiglio, non ti peritare a recarti a Togliattigrad per scambiare due parole con Nemov, i Giochi di Tokyo 2020 si avvicinano …

 

IL TRENTENNIO D’ORO (1924 – ’54) DELLA GINNASTICA SVIZZERA

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Il ginnasta svizzero Eugen Mack al Cavallo con maniglie – da:gettyimages.fi

Articolo di Giovanni Manenti

Se si fa riferimento alla Svizzera in chiave olimpica, il pensiero non può che andare ai Giochi invernali, dove in particolare gli sciatori elvetici di ambo i sessi hanno storicamente fatto incetta di medaglie, nel mentre non si ha memoria di atleti d’oltre confine che abbiano fatto la storia negli appuntamenti estivi.

Questo se la memoria è corta, poiché andando a rivisitare in retrospettiva il medagliere delle singole edizioni ci si può accorgere che per circa un trentennio, da un primo approccio a Parigi ’24 e poi più decisamente da Amsterdam ’28 sino ad Helsinki ’52 – con la sola eccezione, per motivi logistici, della trasferta californiana di Los Angeles ’32 – vi è una specialità in cui gli atleti svizzeri si sono fatti ben più che valere.

Questa disciplina è la ginnastica maschile, che nelle prime edizioni dei Giochi è patrimonio pressoché esclusivo di francesi ed italiani, con il nostro Alberto Braglia a fare incetta di allori, ma proprio in occasione della Rassegna di Parigi ’24, in cui emerge in tutta la sua grandiosità lo sloveno Leon Stukelj, ecco che i padroni di casa sono costretti a mordere il freno, sconfitti dagli azzurri nel Concorso Generale a squadre, mentre allo “Stade de Colombes” (all’epoca le gare si disputavano ancora all’aperto …) si fanno conoscere i primi ginnasti svizzeri di valore.

Contribuendo con 7 medaglie al complessivo bottino di 25 raccolto dalla Federazione elvetica, i primi a salire sul gradino più alto di un podio olimpico sono Josef Wilhelm – il quale guida un quartetto di connazionali che occupa i primi quattro posti nell’esercizio al Cavallo con maniglie, con Carl Widmer a rimanerne ai margini – ed August Guttinger, che per soli 0,02 centesimi (21,63 a 21,61) di punto strappa l’oro al cecoslovacco Robert Prazak (con il nostro Giorgio Zampori bronzo …) alle Parallele, per poi conquistare un secondo argento con Jean Gutweniger, già secondo al Cavallo con maniglie, che si arrende solo a Stukelj alla sbarra ed altri due bronzi con il citato Guttinger nella salita alla fune e nel Concorso Generale a squadre.

Un esordio ben più che positivo alla Rassegna a cinque cerchi che trova conferma quattro anni più tardi nell’edizione di Amsterdam ’28 dove la Svizzera si piazza al sesto posto del Medagliere assoluto con 15 medaglie, ben 9 delle quali provenienti dalla ginnastica, sport che raccoglie altresì 5 dei complessivi 7 ori conquistati dagli atleti elvetici.

Quella olandese è un’edizione che resta impressa nella Storia del movimento ginnico della Confederazione d’oltralpe, poiché è l’unica in cui i propri atleti si aggiudicano la medaglia d’oro sia nel Concorso Generale individuale che in quello a squadre, ed a firmare una tale impresa è Georges Miez, il quale, già componente del Team bronzo nel Concorso Generale a squadre quattro anni prima, si aggiudica il titolo individuale con un totale di 247,500 punti, precedendo il connazionale Hermann Hanggi ed il già citato Stukelj – che concludono a 246,625 e 244,875 punti, rispettivamente – per lasciare ai margini del podio un talento come l’azzurro Romeo Neri, il quale si consola con l’argento alla sbarra.

Miez che è poi determinante anche nel successo svizzero nella prova a squadre, con un totale di 1.718,625 punti, necessario per tenere a bada le velleità della formazione cecoslovacca, argento con 1.712,250 punti, mentre ben più staccata è la Jugoslavia di Stukelj, che completa il podio a quota 1.648,750.

Nelle singole specialità – di cui non fa parte il Corpo libero, introdotto solo a partire dai Giochi di Los Angeles ’32 – in tre di esse sulle cinque in programma a primeggiare è un atleta svizzero, con il già ricordato Miez a completare il suo personale tris di ori aggiungendovi quello alla sbarra (dove supera 57,50 a 57,00 l’azzurro Romeo Neri), oltre all’argento al Cavallo con maniglie, attrezzo dove si impone il connazionale Hanggi, altresì bronzo alle Parallele, mentre il terzo oro va appannaggio della 21enne giovane promessa Eugen Mack, già bronzo alla sbarra, che si dimostra il migliore del lotto al Volteggio, e di cui avremo modo in seguito di riparlare.

Un autentico trionfo per la scuola svizzera, quello di Amsterdam, che non può essere replicato a Los Angeles quattro anni dopo, dove solo 7 atleti si sobbarcano l’onere della trasferta transoceanica, e tra questi vi è Miez, il quale si iscrive alla prova inaugurale al Corpo libero del programma olimpico, cogliendo un significativo argento – per quanto ovvio, trattasi della sola medaglia della Svizzera in tale edizione dei Giochi – totalizzando 28,3 punti rispetto ai 28,8 dell’ungherese Istvan Pelle che si aggiudica l’oro.

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Un’esibizione di Miez al Corpo libero – da:blick.ch

Talmente curiosa la storia di Georges Miez che merita un approfondimento, lui nativo di Toss, un distretto di Winterthur, nel Cantone di Zurigo, dove vede la luce ad inizio ottobre 1904 e che, dopo la partecipazione ai Giochi di Parigi ’24, si avvia alla carriera militare, alla quale abbina anche quella di allenatore proprio in quell’Olanda dove poi raggiunge la celebrità olimpica quattro anni dopo, per poi far ritorno in Svizzera dove lavora in un’azienda di abbigliamento sportivo creando la propria personale divisa da ginnastica.

Trasferitosi a Chiasso, nel Canton Ticino, Miez riprende l’attività di insegnante di ginnastica e diviene responsabile del programma sportivo cittadino per poi affrontare da solo il viaggio in California anche per riportare in Patria la salma del fratello, emigrato negli Stati Uniti e deceduto poco tempo prima.

Senza la squadra di riferimento, a Miez viene consentito di gareggiare quale individuale con il consenso delle altre Nazioni iscritte, ma deluso dal voto dei giudici che, secondo lui, lo avevano privato della medaglia d’oro nell’esercizio al Corpo libero, decide di non partecipare alle altre specialità per dedicarsi ad un viaggio che lo porta a conoscere buona parte di quel Nuovo Mondo.

Quale sarebbe potuto essere il medagliere della Ginnastica ai Giochi di Los Angeles ’32 con la presenza al completo della squadra svizzera non lo sapremo mai – di certo vi è che a beneficiarne è stato il già citato azzurro Romeo Neri, il quale emula l’impresa di Miez ad Amsterdam quattro anni prima aggiudicandosi l’oro nel Concorso Generale individuale ed a squadre, oltre che alle Parallele – anche se un dubbio rimane visto l’esito dei Mondiali di Budapest ’34, conclusi con un dominio assoluto costituito da 13 medaglie (6 ori, altrettanti argenti ed un sol bronzo …) ed in cui il protagonista assoluto è Mack, il quale si mette al collo ben cinque Ori, cogliendo il titolo iridato, oltre che nel Concorso Generale individuale ed a squadre, anche al Volteggio, alle Parallele ed al Cavallo con maniglie (cui aggiunge l’argento al Corpo Libero ed agli Anelli), nel mentre Miez, oltre all’oro a squadre, conferma la propria superiorità al Corpo libero e va ad occupare il secondo gradino del podio alla Sbarra.

Ed è Mack, di tre anni più giovane di Miez essendo nato il 21 settembre 1907 ad Arbon, sul lago di Costanza, il degno erede del connazionale, con cui divide la scena in occasione delle Olimpiadi di Berlino ’36, dove la formazione svizzera è costretta a confrontarsi con lo squadrone allestito per l’occasione dalla Germania padrona di casa, il che comporta qualche “occhio di riguardo” da parte della giuria verso gli atleti tedeschi …

Ciò nondimeno, gli elvetici sono gli unici ad opporsi a tale strapotere, anche se Mack è costretto a fare collezione di argenti, ben quattro, tra cui quelli del Concorso Generale a squadre ed individuale, venendo in quest’ultima prova superato per soli 0,766 millesimi di punto (113,100 a 112,334) dal tedesco Alfred Schwarzmann, il quale lo precede (19,200 a 18,967) anche al Volteggio, mentre al Cavallo con maniglie lo svizzero è costretto ad arrendersi (19,333 a 19,167) all’altro tedesco Konrad Frey, prima di incrementare il suo personale Palmarès anche con il bronzo al Corpo Libero.

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Frey, Schwarzmann e Mack sul podio del Concorso Generale individuale – da:blogo.it

Esercizio, quest’ultimo, che rende giustizia a Miez rispetto al torto subito a Los Angeles, il quale completa la propria collezione di medaglie affermandosi (18,666 a 18,500) davanti al connazionale Josef Walter, così che sia Mack che Miez giungono a sommare un totale di 8 medaglie a testa (pur se con 4 ori il secondo rispetto ai soli 2 del primo) che li pone al primo posto nella Storia dello Sport olimpico svizzero.

Mack che, rispetto al compagno di squadra, ha un miglior percorso in sede iridata, visto che anche nell’edizione di Praga ’38 – dove ad accaparrarsi la scena sono i padroni di casa cecoslovacchi – conferma il titolo mondiale al Volteggio, cui unisce l’argento nel Concorso Generale a squadre ed al Corpo Libero ed il bronzo nel Concorso Generale individuale, per un totale di 11 medaglie iridate (6 ori, 4 argenti ed un bronzo) che ne fanno, tra olimpiadi e mondiali, il più titolato ginnasta svizzero di ogni epoca.

Rassegna iridata di Praga che, peraltro, porta alla ribalta un altro valente atleta elvetico, ovverossia il 24enne Michael Reusch che, già componente del Team ai Giochi di Berlino – dove, oltre all’argento a squadre, aveva ottenuto analogo piazzamento alle Parallele – si aggiudica ben tre medaglie d’oro alle singole specialità, imponendosi alle Parallele, Sbarra e Cavallo con maniglie.

Reusch che, indubbiamente penalizzato dagli eventi del secondo conflitto mondiale, rappresenta il “trait d’union” tra il periodo ante e post bellico della ginnastica elvetica, essendo l’unico superstite della formazione argento a Berlino ’36 che si presenta ai primi Giochi del dopoguerra che si tengono a Londra nel 1948 e che vedono la Svizzera recitare una parte da primattrice con un bottino di 9 medaglie (pari a quasi il 50% delle 20 complessivamente vinte …), confermando il secondo posto nel Concorso Generale a squadre dietro alla sorprendente Finlandia, beffata per soli 1,60 punti (1.358,30 a 1.356,70), così come Walter Lehmann conclude alle spalle del finnico Veikko Huhtanen per soli 0,70 centesimi di punto (229,70 a 229,00) il Concorso Generale individuale.

Svizzeri che si prendono la rivincita ai singoli attrezzi con tre medaglie d’oro – Reusch alle Parallele (dove Christian Kipfer e Josef Stalder si dividono il bronzo …), lo stesso Stalder alla Sbarra (con Lehmann argento …) e Karl Frei agli Anelli a precedere Reusch – prima di vivere il loro ultimo “quadriennio magico”.

Chiamata, difatti, ad organizzare i Campionati Mondiali ’50 con Basilea scelta quale relativa sede, ben 20mila spettatori assistono alle evoluzioni dei loro beniamini che – con i soli Lehmann, Stalder e Melchior Thalmann reduci dall’esperienza olimpica – sfiorano un clamoroso “cappotto” aggiudicandosi, oltre al Concorso Generale a squadre ed individuale con Lehmann, anche la medaglia d’oro in ogni singola specialità, eccezion fatta per la Sbarra, in cui si impone il Campione olimpico finlandese Paavo Aaltonen sul connazionale Huhtanen, ottenendo un bottino complessivo di 8 ori, 2 argenti e 5 bronzi per un totale di 15 allori, con Lehmann, Stalder ed Ernst Gebendinger a collezionare tre titoli iridati a testa.

Questa è però anche l’ultima volta in cui nel panorama ginnico internazionale sono assenti i “Maestri sovietici”, i quali fanno il loro ingresso nell’arengo olimpico a far tempo dall’edizione di Helsinki ’52, ponendo sin da subito le basi per un dominio che durerà per 40 anni, contrastato solo dagli altrettanto “Maestri” giapponesi, lasciando poco più che le briciole agli atleti delle altre Nazioni.

Stalder ed i suoi compagni non sono però disposti ad arrendersi alla superiorità sovietica senza lottare, e la prima conferma la si ha nel Concorso Generale a squadre, dove salgono per la quinta volta consecutiva (se si esclude Los Angeles ’32 dove non hanno partecipato …) sul podio, superati solo (574,35 a 567,50) dall’Unione Sovietica, ma prendendosi la soddisfazione di sopravanzare i finlandesi a casa loro.

Ed anche nel Concorso Generale individuale, in cui ben 5 rappresentanti dell’Urss si classificano nelle prime 8 posizioni, i tre posti residui sono occupati dai ginnasti elvetici, con Stalder a vedersi sfuggire l’argento (114,95 a 114,75) per soli 0,20 centesimi di punto rispetto ad Hrant Shahinyan, nel mentre l’oro è al collo del leggendario Viktor Chukarin.

Stalder che non riesce a confermare il titolo olimpico di Londra alla Sbarra in quanto, concluso il proprio esercizio a pari punti con il tedesco Schwarzmann (ricordate …??, l’oro nel Concorso Generale individuale a Berlino ’36 che torna sul podio olimpico a 40 anni …!!) solo per venire superato (19,55 a 19,50) dal connazionale Jack Gunthard, così come tocca ad Hans Eugster togliere a Chukarin la gioia di una quinta medaglia d’oro superandolo (19,65 a 19,60) nell’esercizio alle Parallele che vede Stalder occupare il gradino più basso del podio, per un totale di 7 medaglie raccolte che costituiscono, come al solito, la metà di quelle conquistate dalla Svizzera nella Rassegna a cinque cerchi ….

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Stalder, Schwarzmann e Gunthard sul podio della Sbarra – da:junglekey.ch

Con la chiusura delle Olimpiadi di Helsinki cala il sipario anche sulla “Grande Stagione” della Ginnastica elvetica (che ai Mondiali di Roma ’54 vede il solo Stalder reggere il confronto con sovietici e giapponesi ultimando la propria collezione di medaglie con l’argento alle parallele ed al Cavallo con maniglie, oltre che nel Concorso Generale a squadre …), capace di mantenersi ai massimi livelli per un non trascurabile periodo trentennale con risultati tangibili – che sarebbero senz’altro potuto essere ben migliori senza le due edizioni dei Giochi cancellate a causa del secondo conflitto mondiale – certificati da 42 medaglie complessivamente conquistate, ripartite tra 13 Ori, 17 argenti e 12 bronzi ….

E così, se avete avuto la bontà e la pazienza di leggere sino in fondo questo articolo, qualora vi trovaste in una discussione in cui si parla degli svizzeri solo come grandi sciatori e poco più, avrete delle documentate argomentazioni da opporre …

 

 

YELENA SHUSHUNOVA, LA RISPOSTA AL DOMINIO RUMENO NELLA GINNASTICA ALLE OLIMPIADI DI SEUL 1988

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Yelena Shushunova alla Trave a Seul 1988 – da:gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

L’esplosione alle Olimpiadi di Montreal ’76 di un talento assoluto come Nadia Comaneci, ha, come logica conseguenza, il creare un movimento nella Ginnastica femminile del suo Paese sino ad allora sconosciuto, prova ne sia che nel medagliere olimpico, prima dei citati Giochi canadesi la Romania poteva contare solo due miseri bronzi nel Concorso Generale a Squadre, ottenuti in due edizioni consecutive di Melbourne ’56 e Roma ’60.

Si tratta di un ennesimo attacco all’indiscussa supremazia sovietica in tale disciplina, per otto edizioni consecutive – dalla loro prima partecipazione ai Giochi di Helsinki ’52 sino a Mosca ’80 – medaglia d’oro nel Concorso Generale a Squadre, mentre a livello individuale, prima della citata Comaneci, tale superiorità era stata messa in discussione da due sole ginnaste, vale a dire l’ungherese Agnes Keleti e, soprattutto, la “divina” ceca Vera Caslavska, autentica “prima donna” alle Olimpiadi di Città del Messico ’68, alla stregua di una stella del Cinema.

E così, dopo aver a stento parzialmente respinto le mire della Comaneci – due Ori ed altrettanti Argenti per lei – ai Giochi moscoviti, i Dirigenti dell’Unione Sovietica, assente alle Olimpiadi di Los Angeles ‘84 per il noto contro boicottaggio, devono prendere atto della crescita del movimento ginnico rumeno, capitanato dalla 17enne Ecaterina Szabo che in tale occasione conquista quattro medaglie d’oro ed una d’argento.

Occorre, da parte della Federazione sovietica, correre ai ripari, dopo il ritiro della “Generazione d’oro” costituita dal fantastico trio composto da Ludmila Tourischeva, Olga Korbut e Nellie Kim (oltre alla sfortunata Elena Mukhina, rimasta paralizzata per un incidente in allenamento in prossimità dei Giochi di Mosca ’80 …), con l’indubbio vantaggio di un bacino sterminato a cui poter attingere, al fine di riprendersi la leadership in vista delle successive Olimpiadi di Seul ’88.

Il quadriennio post olimpico prevede – oltre ai Campionati Europei ed alla Coppa del Mondo, nonché Tornei vari – i due appuntamenti principali costituiti da due edizioni dei Campionati Mondiali – in programma a Montreal ’85 e Rotterdam ’87 – dove è possibile saggiare il livello di crescita dei rispettivi movimenti, visto che oramai la ribalta al femminile della Ginnastica artistica è pressoché limitato esclusivamente a sovietiche e rumene, con qualche piccola “intrusione” delle ragazze tedesco orientali.

E, nell’ottica appunto di creare le premesse per formare una squadra in grado di ben figurare ai Giochi di Seul ’88, ecco che alla Rassegna Iridata di Montreal ’85 l’Urss presenta un Team di giovanissime, eccezion fatta per la Capitana Natalia Yurchenko, Oro nel Concorso Generale Individuale ed a squadre due anni prima a Budapest ’83 e penalizzata dal boicottaggio che le aveva impedito di gareggiare alle Olimpiadi californiane.

Per il resto si fa molto affidamento, in casa sovietica, sulle prestazioni delle 15enni Olga Mostepanova ed Oksana Omelianchik (curiosamente nate ad un giorno di distanza l’una dall’altra, il 3 e 2 gennaio 1970 rispettivamente …), nonché, soprattutto, sul talento della 16enne Yelena Shushunova, che si era messa in luce ai Campionati Europei di Helsinki ’85 e di cui andiamo a raccontare la relativa Storia.

Nata a Leningrado il 23 aprile 1969, Yelena inizia a praticare ginnastica sin da bambina all’età di 7 anni, per poi competere nelle sue categorie già nel 1981, appena 12enne e conquistare la sua prima medaglia d’oro al Corpo libero ai Campionati Europei juniores ’82.

L’anno seguente è quello della definitiva affermazione per la Shushunova, che ai Campionati Urss vince il titolo al Corpo libero, giunge seconda alle Parallele asimmetriche e terza nel Concorso Generale Individuale, aggiudicandosi anche la prestigiosa “Coppa dell’Unione Sovietica”, Trofeo che farà suo sino al 1988, con la sola eccezione del 1984, dove si classifica terza.

Introdotta nell’anno olimpico a far parte del Team sovietico, non può chiaramente partecipare ai Giochi di Los Angeles ’84, dovendo suo malgrado ripiegare sui “Giochi dell’Amicizia” che si svolgono ad Olomouc, in Cecoslovacchia, dove fornisce il proprio contributo all’Oro nel Concorso Generale a Squadre, non andando peraltro oltre il terzo posto al Corpo libero.

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Shushunova agli Europei di Helsinki ’85

Ma è il 1985 l’anno della definitiva consacrazione per la 16enne Yelena, la quale sbaraglia il campo ai Campionati Europei di Helsinki, facendo suo l’Oro nel Concorso Generale individuale con 39,775 punti (tra cui un 10 al Volteggio e due 9,975 al Corpo Libero ed alle Parallele asimmetriche), così da precedere la veterana tedesca orientale Maxi Gnauck e l’altro giovane talento sovietico Omelianchik, che chiudono con 39,600 e 39,525 punti rispettivamente, in una Classifica che vede la dominatrice di Los Angeles, la rumena Szabo, concludere al quinto posto e la sua giovanissima (appena 13enne …) connazionale Daniela Silivas piazzarsi ottava.

Titolo al quale la Shushunova aggiunge altri tre Ori al Corpo libero, volteggio e Parallele asimmetriche (in quest’ultimo caso a parità di punteggio con la Gnauck), dovendosi accontentare del bronzo solo alla Trave, dove peraltro ad imporsi è la ricordata Omelianchik, altresì argento al Corpo libero e terza alle Parallele asimmetriche.

Le imprese delle due ginnaste fanno sì che in Federazione si punti molto sulle loro potenzialità in vista della Rassegna iridata canadese, tanto più che la Yurchenko non aveva dimostrato di essere in grandi condizioni, avendo concluso non meglio che decima il Concorso Generale individuale in sede continentale, una fiducia che viene confermata in termini piuttosto inusuali, ma alquanto tipici a quelle latitudini.

Avviene, difatti, che nel Concorso Generale a squadre – che l’Unione Sovietica si aggiudica sulla Romania con un buon margine (393,375 punti a 388,850), con la Germania Est a completare il podio a quota 387,500 – l’emozione dell’evento giochi un brutto scherzo sia alla Omelianchik che alla Shushunova (quest’ultima, in particolare, penalizzata nell’esercizio alle Parallele asimmetriche …), le quali avendo totalizzato 78,175 e 78,025 punti rispettivamente si ritrovino quarte e quinte tra le componenti del loro Team – di cui la migliore è la Yurchenko con 78,650 punti – e, pertanto, a dover essere escluse dal Concorso Generale individuale, che prevede la partecipazione di sole tre atlete per Nazione …

Ma la Dirigenza sovietica, memore delle loro prestazioni alla Rassegna Continentale, crede nelle loro potenzialità e quindi attribuisce a non meglio identificati “problemi fisici” della Mostepanova e di Irina Baraksanova la loro esclusione dalle prove individuali.

Un bel rischio, indubbiamente, anche perché sia Omelianchik che Shushunova partono da un punteggio più basso (costituito dalla metà di quanto ottenuto nella gara a squadre) rispetto a quanto avrebbero fatto le loro compagne escluse, ma anche una grande iniezione di fiducia per le giovanissime ginnaste che, difatti, la ripagano nel miglior modo possibile.

Entrate in gara con un distacco di 0,287 e 0,362 millesimi rispettivamente nei confronti della rumena Szabo, che aveva realizzato il miglior punteggio nella prova a squadre, Omelianchik e Shushunova confermano la bontà della scelta recuperando lo svantaggio con una prova pressoché perfetta al Corpo libero (premiata con 9,975 per entrambe), con la Shushunova a recuperare lo svantaggio sulla compagna alle Parallele asimmetriche, così da concludere appaiate con un totale di 78,663 che le fa salire entrambe sul gradino più alto del podio, relegando al terzo e quarto posto le due tedesche orientali Dagmar Kersten e Gabriele Faehnrich, mentre le deluse sono proprio la Szabo e la Yurchenko, che concludono non meglio che quinta e sesta in una graduatoria che vede l’americana Sabrina Mar, prima delle ginnaste occidentali, occupare a malapena la quattordicesima posizione, a dimostrazione di come, all’epoca, sia ancora enorme il gap tra Est ed Ovest in tale disciplina.

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Oksana Omelianchik alle Parallele asimmetriche – da:gettyimages.it

Esclusa per il ricordato errore nella prova a squadre dalle Finali di specialità alle Parallele asimmetriche – che risultano appannaggio della ricordata coppia tedesca orientale, con la Faehnrich a prevalere sulla Kersten – la Shushunova inizia la propria sfida personale con le rumene al Volteggio, dove realizza il punteggio complessivo di 19,826 sufficiente a tenere a bada la Szabo, argento con 19,650, per poi subire la rivincita alla Trave, esercizio che conclude al terzo posto con 19,575 punti, mentre la “lotta in famiglia” vede la Silivas mettersi al collo il primo dei suoi 7 titoli iridati, precedendo (19,813 a 19,775) ancora la Szabo.

Resta il Corpo libero e qui la sfida tra connazionali si sposta sul versante sovietico e, nonostante sia questo uno dei punti di forza del programma della Shushunova, a prevalere, peraltro a livelli di eccellenza assoluta, è la Omelianchik per l’inezia di 0,012 (19,900 a 19,888) millesimi di punto

Tra i Dirigenti della Federazione sovietica ci si compiace per l’eccellente risultato ottenuto (5 ori, un argento ed un bronzo), convinti di aver intrapreso la strada giusta per riappropriarsi dello scettro a livello mondiale in tale disciplina, in ciò confortati dalla continua crescita della Shushunova, la quale nel 1986 va a medaglia in tutte e sei le prove (4 ori e 2 argenti) dell’edizione inaugurale dei “Goodwill Games” disputata a Mosca e, cosa ancor più importante, fa incetta di allori nelle Finali di Coppa del Mondo che si svolgono a Pechino, dove si aggiudica l’oro nel Concorso Generale individuale, così come al Corpo Libero, Volteggio e Parallele asimmetriche, lasciando alle altre solo il titolo alla Trave, dove peraltro si classifica terza.

Un eccellente biglietto da visita in vista dei test preolimpici costituiti dalle Rassegne continentale ed iridata del 1987, in programma a Mosca e Rotterdam rispettivamente, Campionati che però pongono i tecnici sovietici di fronte ad una (per loro …) amara, ed in parte forse inattesa, realtà

Questa è costituita semplicemente dalla crescita esponenziale della ora 15enne rumena Silivas, la quale si permette di infliggere alle ginnaste sovietiche un’autentica lezione proprio davanti al loro pubblico della Capitale, centrando il gradino più alto del podio, sia nel Concorso Generale individuale che nelle singole specialità al Corpo libero, Trave e Parallele asimmetriche, e buon per le padrone di casa che a salvar loro l’onore ci pensi ancora Shushunova, che conferma il titoli di due anni prima ad Helsinki nel Volteggio, cui unisce il bronzo nel Concorso generale.

Sicuramente qualcosa ben di più di un semplice “campanello d’allarme”, che necessita di un immediato riscontro in occasione dei Mondiali di Rotterdam, anche al fine di stabilire su quali ginnaste poter contare per completare il Team che dovrà, l’anno seguente, prendere parte alle “Olimpiadi della riappacificazione” di Seul ’88, dopo le due disgraziate edizioni dimezzate.

Rassegna iridata che, viceversa, se possibile, aumenta ancor più le preoccupazioni in casa sovietica poiché, alla oramai affermata Silivas si aggiunge un’altra pericolosissima cliente, ovverossia la non ancora 15enne Aurelia Dobre, la quale, nella “Settimana di Gloria” dell’intera sua carriera, contribuisce in modo determinante al successo nel Concorso Generale a squadre – totalizzando 79,550 punti su di un massimo di 80,000 (!!), con tanto di tre 10 assegnatile dai giudici per i suoi esercizi al Corpo libero, Trave e Volteggio – che vede la Romania prevalere di stretta misura (395,400 a 394,950) su di un’Unione Sovietica che ha oramai in Shushunova e Omelianchik le proprie punte di diamante.

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La rumena Dobre alla Trave ai Mondiali di Rotterdam ’87 – da;gettyimages.it

Prova a squadre che, qualificando le prime tre di ogni Team al Concorso Generale individuale vede le portacolori rumene (Dobre, Silivas e Szabo) e le rivali sovietiche (oltre alle citate vi è anche Svetlana Baitova) racchiuse nell’inezia, considerando come il punteggio del Concorso a squadre venga dimezzato, di appena 0,400 millesimi di punto, dai 39,775 della Dobre ai 39,375 della Omelianchik.

Per la rappresentativa dell’Urss l’alfiere resta comunque sempre Shushunova, l’unica ad inserirsi nella sfida tra Dobre e Silivas – mentre la Szabo fallisce completamente l’esercizio alla Trave, terminando in una per lei desolante 14esima posizione, appena davanti alla prima ginnasta occidentale, nella fattispecie la canadese Lori Strong – nonostante la buona prova anche di Baitova ed Omelianchik, che concludono le loro fatiche ai margini del podio.

La battaglia per l’oro, al contrario, conferma il livello di eccellenza assoluta della Dobre, la quale viene premiata dalla Giuria con un 10 al volteggio, due 9,975 al Corpo libero ed alle Parallele asimmetriche ed un 9,925 alla Trave, confermandosi irraggiungibile dall’alto dei suoi 79,650 punti, mentre Shushunova, dal canto suo, sfrutta una leggera incertezza della Silivas alle Parallele asimmetriche (valutata 9,625) per soffiarle la medaglia d’argento per soli 0,287 millesimi (79,487 a 79,200) grazie anche al solito, perfetto esercizio al Corpo libero, da cui ottiene anch’essa il 10 dai giudici.

Come vi starete rendendo conto, sia sta viaggiando su livelli stratosferici, dove la più minima indecisione diviene determinante per la conquista di un titolo, e, sul filo di questa tensione emotiva, anche le prove alle singole specialità non tradiscono le attese, con Shushunova a dover dare fondo a tutta la sua classe per reggere l’urto dell’onda rumena.

Unica, difatti, assieme alla Dobre, ad aver ottenuto la qualificazione in tutte e quattro le singole specialità, l’oramai 18enne di Leningrado riesce a centrare altrettanti podi, ad iniziare dal bronzo alle parallele asimmetriche con 19,913 punti, unico podio in cui si inserisce una ginnasta di una diversa nazionalità, ovverossia la tedesca orientale Dorte Thummler, che ne divide il gradino più alto con la Silivas, avendo entrambe totalizzato 19,925 punti.

Bronzo che si trasforma in argento alla Trave, dove i 19,775 punti della sovietica sono superati solo dalla strepitosa performance della Dobre, che al 10 dei preliminari abbina un 9,950 che la pone al riparo da qualsiasi tentativo di rimonta, per poi confermare il titolo iridato di due anni prima a Montreal al Volteggio, lasciandosi con 19,894 alle spalle la coppia rumena formata da Eugenia Golea e dalla Dobre, che concludono nell’ordine.

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Shushunova alla Trave ai Mondiali ’87 – da:gettyimages.it

Ma la prova più attesa resta quella del Corpo libero, alla quale Shushunova e Silivas si presentano accomunate dall’identica base di partenza di 10 proveniente dai preliminari del Concorso a squadre, ma i giudici non riescono a distinguerle, poiché le loro esibizioni sono talmente perfette che non possono che confermare il precedente giudizio, verificandosi pertanto uno dei rari risultati – forse l’unico, ma di questo non ne abbiamo assoluta certezza – in cui il titolo viene assegnato ex aequo a due ginnaste con il massimo dei voti, vale a dire 20,000 con la Dobre, ahilei, a doversi accontentare del terzo posto nonostante abbia totalizzato un 19,950 …!!

L’esito della Rassegna iridata porta la Federazione sovietica a trarre due conclusioni, vale a dire la prima di aver avuto conferma dell’indiscutibile forza della formazione rumena, per cui non c’è da attendersi cali di rendimento in vista dell’appuntamento olimpico, e la seconda che l’atleta su cui fare affidamento è oramai la sola Shushunova, tant’è che del sestetto che ha composto la squadra alla Rassegna iridata ne vengono selezionate per i Giochi di Seul ’88 solo tre, con Baitova e l’emergente talento della 15enne Svetlana Boginskaya (bronzo alla trave a Rotterdam …) a far compagnia alla Capitana, con la formazione completata da Natalia Laschenova, Elena Shevchenko ed Olga Strazheva.

Le rumene, dal canto loro, con il ritiro dall’attività agonistica della oramai 20enne Szabo, non possono che affidare le loro ambizioni di primato alle due stelle dei Mondiali, vale a dire le più volte citate Dobre e Silivas, con la 15enne Gabriela Potorac a rilevare la Szabo nella scelta della formazione, rimasta invariate per le altre cinque componenti.

Appuntamento quindi, per quella che, a tutti gli effetti, si dimostra come la “resa dei conti” tra i due opposti schieramenti, alla “Olympic Gymnastics Hall” di Seul, dove le ginnaste si sfidano a suon di esibizioni al limite della perfezione dal 19 al 25 settembre ’88.

Come di consueto, la prova di apertura è costituita dal Concorso Generale a squadre, dal cui esito dipendono poi le ammissioni sia al Concorso Generale individuale che alle singole specialità, e mentre da un lato Shushunova si conferma il faro del Team sovietico, dall’altro è la Silivas a far capire alla Dobre che “una rondine non fa primavera”, esprimendosi come non mai nella sua carriera.

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Shushunova al Corpo libero nella prova a squadre di Seul ’88 – da:gettyimages.it

Che Shushunova e Silivas siano ben più di un gradino al di sopra di tutte le altre ginnaste impegnate nella Manifestazione è ribadito dal contributo, che nelle due giornate del 19 e 21 settembre portano alle rispettive formazioni, con la prima a concludere con un punteggio allucinante di 79,675 frutto di ben quattro 10 e la seconda a rispondere con 79,575, potendo anch’essa vantare analoga premiazione da parte dei giudici ai propri esercizi, con la medaglia d’oro che va all’Unione Sovietica con un totale di 395,475 punti rispetto ai 394,125 delle rumene, mentre la Germania Est conferma il proprio “abbonamento” al gradino più basso del podio.

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Il Team sovietico festeggia l’oro a squadre – da:gettyimages.it

Il 23 settembre si torna in pedana per la replica della sfida nella prova che porta all’assegnazione delle medaglie la livello individuale – giova ricordare che le tre sovietiche (Shushunova, Boginskaya e Lashenova) hanno ottenuto nella prova a squadre, rispettivamente il primo, terzo e quinto punteggio, ed, a scalare, Silivas, Ptorac e Dobre il secondo, quarto e sesto – ad ulteriore testimonianza come per le altre via siano ben poche speranze di primeggiare ….

Speranze che diventano certezze allorché la Classifica preliminare viene parimenti confermata dopo gli esercizi liberi, con Silivas e Shushunova a dare spettacolo, ricevendo entrambe un 10 al Corpo libero, mentre la sovietica ottiene il suo terzo 10 su altrettante esibizioni al Volteggio così come la rumena alle Parallele asimmetriche, ed, in questa sfida titanica, la Silivas riesce solo a recuperare 0,025 millesimi di punto alla sua più anziana rivale, perdendo la medaglia d’oro per soli 0,025 millesimi (79,662 a 79,637), con la 15enne Boginskaya a confermare quanto di buono si dice sul suo conto, completando il podio con 79,400 punti.

Con già due ori al collo, rispetto ai due argenti della Silivas, la Shushunova è pronta a raccoglierne la sfida nelle singole specialità, che vanno in scena il 25 settembre, visto che entrambe si sono qualificate per tutte e quattro le prove, così come la Boginskaya del resto, a cominciare dall’esibizione al Volteggio, dove parte dal massimo punteggio di 10 ottenuto nella fase preliminare.

Ma anche le Campionesse possono incorrere in un’indecisione, ed il 9,712 di media con cui vengono premiati i suoi due salti rappresenta il voto più basso delle otto finaliste, tanto da farla retrocedere addirittura all’ultimo posto, mentre a riscattare la connazionale ci pensa proprio la Boginskaya che, con il secondo miglior punteggio di partenza, ottiene una media di 9,968 che la porta a trionfare con un totale di 19,905 relegando alle piazze d’onore le due rumene Potorac e Silivas, che concludono con 19,830 e 19,818 rispettivamente.

Incertezza, quella della sovietica, in cui non cade la Silivas nell’esercizio alle Parallele asimmetriche, in cui il 10 che si porta in dotazione viene confermato anche dalla sua esibizione conclusiva, ottenendo la medaglia d’oro con il massimo punteggio possibile di 20,000, votazione che i giudici assegnano anche alla tedesca orientale Kersten ed alla Sushunova, che pertanto confermano le rispettive posizioni di partenza, ottenendo il rispettivo argento e bronzo con 19,987 e 19,962 a dimostrazione dell’incredibile livello di eccellenza a cui gli spettatori in tribuna hanno avuto la fortuna di assistere.

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La rumena Silivas alle Parallele asimmetriche a Seul ’88 – da:gettyimages.it

Nell’esercizio alla Trave partono a parità di punteggio (9,937) sia Silivas che Boginskaya, e stavolta è la più giovane sovietica a patire una leggera indecisione che la penalizza con un 9,850 che la fa scivolare in quinta posizione, cosa di cui approfitta Shushunova per scalare dalla terza alla seconda posizione per un totale di 19,875 ma nulla può contro un’altra eccellente esibizione della rumena che, valutata 9,987 dalla giuria (già che c’erano potevano anche assegnarle il 10, no …??), la isola ad un totale di 19,924 che le vale il suo secondo oro, con la connazionale Potorac a cogliere il bronzo a pari merito con l’americana Phoebe Mills, unica atleta occidentale ad intrufolarsi tra i sei podi della Ginnastica femminile a Seul.

Resta solo l’esibizione al Corpo libero, uno dei punti di forza di Shushunova, che si presenta sul tappeto alla pari con Silivas (9,950 di partenza per entrambe), ma mentre la rumena si conferma sfiorando ancora la perfezione con 9,987 la sovietica incorre in una nuova incertezza che, in un consesso del genere, paga a caro prezzo, visto che il 9,625 assegnatole dalla Giuria la relega in settima posizione, al contrario della Boginskaya che si dimostra all’altezza della Silivas, ottenendo un 9,975 che le consegna la sua quarta medaglia, stavolta d’argento, dopo due ori ed un bronzo.

Probabilmente Shushunova ha pagato, nelle prove individuali, la tensione accumulata nei Concorsi Generali, senza peraltro nulla togliere alle straordinarie prestazioni della Silivas, pressoché tutte vicine od aver raggiunto la perfezione, ed, in ogni caso, la 19enne di Leningrado, che a conclusione dei Giochi abbandona l’attività, può pur sempre consolarsi con il fatto di aver raggiunto la leggendaria connazionale Tourischeva nell’essere la seconda ed unica ginnasta di ogni epoca a poter vantare il successo nel Concorso Generale individuale in sede olimpica, mondiale, europea ed in Coppa del Mondo.

Con in più il legittimo orgoglio di aver saputo tenere testa ad un’avversaria di valore assoluto come la Silivas consentendo al proprio Paese di evitare che la stessa realizzasse un en plein che sarebbe rimasto indelebile, anche se poi il destino non è stato benevolo nei suoi confronti, visto che alcune complicazioni a seguito di una polmonite se la portano via il 16 agosto scorso, ad appena 49 anni di età.

Ma, nella ultracentenaria storia di quell’affascinante libro che è il “Romanzo delle Olimpiadi”, al capitolo dedicato ad Yelena Shushunova resterà ad imperitura memoria il ricordo di “colei che si oppose allo strapotere rumeno nella Ginnastica femminile ai Giochi di Seul …” …

E diciamo che non è poco …

KURT THOMAS, IL PRIMO GINNASTA USA VINCITORE DI UN TITOLO IRIDATO

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Kurt Thomas – da:usghof.org

Articolo di Giovanni Manenti

Nonostante la Ginnastica sia – assieme ad Atletica Leggera, Nuoto e Scherma – una delle quattro discipline sempre presenti nel panorama olimpico sin dalla prima edizione dei “Giochi dell’Era Moderna” di Atene 1896, detto Sport non ha mai incontrato, per lunghissimo tempo, un grande seguito nel Stati Uniti.

Tale Paese, difatti, vede un suo esponente – se si esclude l’edizione di Saint Louis 1904, dove in pratica gareggiavano da soli – salire sul più alto gradino del podio solo a Parigi ’24, con Frank Kriz a primeggiare nel Volteggio, per poi tornare a fare incetta di medaglie nell’edizione di Los Angeles ’32, anch’essa peraltro penalizzata dalla scarsa presenza di avversari del Vecchio Continente.

Dal secondo dopoguerra in poi, a livello maschile, la Ginnastica diviene una specialità riservata pressoché esclusivamente ad atleti sovietici e giapponesi, con qualche rara intrusione di altri rappresentanti dell’Europa Orientale (lo jugoslavo Miroslav Cerar su tutti …), tant’è che fece molto scalpore l’impresa dell’azzurro Franco Menichelli (un occidentale …!!), capace di conquistare l’oro al Corpo Libero, l’argento agli Anelli ed il bronzo alle Parallele, nell’edizione di Tokyo ’64, proprio in casa dei “Maestri” giapponesi.

Ma Menichelli non è altro che la classica “eccezione che conferma la regola” e nel successivo decennio il dominio incontrastato di sovietici e nipponici prosegue, pur con questi ultimi ad avere la meglio tra fine anni ’60 ed inizio della decade successivo, ma di americani manco a parlarne, visto che ai Giochi di Monaco ’72 il Team Usa si piazza non meglio che decimo nel Concorso Generale a Squadre, mentre il miglior esponente nel Concorso Generale Individuale è un certo Steven Hug, appena 31esimo, senza ovviamente la men che minima possibilità di vedere un proprio ginnasta qualificato per le Finali ai singoli attrezzi.

Sicuramente migliore l’esibizione dei rappresentanti dello Zio Sam quattro anni dopo ai Giochi di Montreal ’76, allorché gli Stati Uniti si piazzano settimi nel Concorso Generale a Squadre con 556,100 punti, non distanti dalla quinta posizione appannaggio della Germania Ovest con 557,400 per poi vedere tre loro componenti entrare in Classifica nel Concorso Generale Individuale, con il migliore Wayne Young (tredicesimo), seguito da Peter Kormann (quindicesimo, ma unico a qualificarsi per una Finale individuale, riuscendo a conquistare il bronzo al Corpo Libero) e dal protagonista della nostra storia odierna, vale a dire Kurt Thomas, che si posiziona al ventunesimo posto.

Il ritorno di un atleta americano su di un podio olimpico con il citato Kormann a 44 anni di distanza dall’essersi verificata una situazione analoga nell’edizione californiana di Los Angeles ’32, può sembrare poco più della proverbiale “goccia nell’Oceano”, ma ad un movimento in crescita come quello Usa serve indubbiamente da stimolo, primo fra tutti, proprio Thomas, all’epoca 20enne essendo nato a Miami, in Florida, il 29 marzo 1956.

Messosi in luce l’anno precedente con la conquista di quattro medaglie – argento al Volteggio ed al Cavallo con Maniglie e bronzo nel Concorso Generale Individuale ed alla Sbarra – ai “Giochi Panamericani” di Città del Messico ’75, Thomas affina le proprie qualità durante il suo periodo di studi universitari presso la “Indiana State University”, il che gli consente di aggiudicarsi 5 titoli NCAA, vale a dire il Concorso Generale Individuale e le Parallele nel ’77, confermando gli stessi, oltre alla Sbarra, due anni dopo nel ’79.

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Thomas agli Anelli ai Campionati NCAA – da:alchetron.com

In particolare, Thomas crea dei movimenti innovativi che portano il suo nome, il “Thomas Flair” (un particolare passaggio nell’esercizio al Cavallo con Maniglie …) e, soprattutto, il “Salto Thomas” al Corpo Libero, il quale consiste nell’eseguire un salto e mezzo all’indietro in posizione ripiegata con una torsione e mezzo oppure con la variante in posizione dritta, un esercizio di particolare difficoltà.

Il 22enne americano ha così l’opportunità di verificare la validità della sua invenzione presentando tale movimento in occasione dei Campionati Mondiali ’78 che si svolgono a Strasburgo, in Francia, dal 23 al 29 ottobre, fornendo un immediato contributo nel Concorso Generale a Squadre che vede gli Stati Uniti scalare di tre posizioni rispetto ai Giochi di Montreal ’76, affermandosi come la quarta potenza assoluta alle spalle degli inarrivabili Giappone ed Unione Sovietica, ma non distanti (568,700 punti a 571,750) dal bronzo conquistato dalla Germania Est.

Una crescita confermata dai piazzamenti nel Concorso Generale Individuale, con tre ginnasti tra i primi 20, con Thomas il migliore con il suo sesto posto, seguito da Bart Conner nono e Mike Williams ventesimo, con Conner ad acquisire il diritto a disputare tre Finali di specialità (Parallele, dove giunge quinto, Volteggio e Cavallo con Maniglie, in entrambi i casi settimo …), mentre il nativo della Florida punta tutto sul Corpo Libero, esercizio nel quale si presenta con il secondo miglior punteggio di 9,750 alle spalle della stella sovietica Nikolai Andrianov, forte di un 9,850 che sembra porlo al sicuro da ogni sorpresa.

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Thomas al Corpo Libero ai Mondiali di Strasburgo ’78 – da:gettyimages.co.uk

Già salire sul podio rappresenterebbe un’impresa per Thomas, considerato che nelle precedenti 18 edizioni della Rassegna Iridata alcun americano è mai riuscito a tanto, e visto che, ogni tanto, “anche i ricchi piangono” – nella fattispecie con una fatale indecisione di Andrianov (che, comunque, conclude il Mondiale con 2 Ori e 3 argenti …) che lo penalizza venendo giudicato con un 9,50 per un punteggio complessivo di 19,350 che addirittura lo esclude dalle medaglie – perché non cercare di approfittarne, e la sua esecuzione, che include il suo innovativo movimento, viene apprezzata dalla Giuria che lo premia con un 9,90 che vale l’Oro per un totale di 19,650 con il vanto di precedere due medagliati olimpici e mondiali quali il giapponese Shigeru Kasamatsu ed il sovietico Alexander Dityatin, che concludono con 19,575 e 19,500 punti, rispettivamente.

Il sentire riecheggiare per la prima volta le note dell’inno americano “The Star-Spangled Banner” in un Campionato Mondiale di Ginnastica, conforta Thomas circa il poter essere in grado di competere alla pari con i più forti specialisti del pianeta e la possibilità di confermare questa impressione gli viene fornita dalla Federazione Internazionale che, intenzionata a calendarizzare i Mondiali a cadenza biennale, programma l’anno seguente la successiva edizione, assegnando la relativa organizzazione alla città texana di Fort Worth, potendo così i ginnasti Usa approfittare del vantaggio di ospitare la Manifestazione.

Con una selezione giapponese alle prese con il ricambio generazionale – del favoloso Team di inizio anni ’70 sono rimasti solo Eizo Kenmotsu ed il già citato Kasamatsu – la Rassegna Iridata si risolve in un duello a distanza tra le due stelle Dityatin da una parte e Thomas dall’altra, con la formazione degli Stati Uniti a centrare anche il podio nel Concorso Generale a Squadre, concluso al terzo posto beffando per l’inezia di 0,050 millesimi di punto (581,150 a 581,100) la Germania Est, mentre il titolo va all’Unione Sovietica davanti al Giappone.

Il punteggio ottenuto nella prova a squadre (diviso per due) fa da base di partenza per i successivi esercizi nel Concorso Generale Individuale e Dityatin vi si presenta con un vantaggio di 0,175 millesimi (59,050 a 58,875) rispetto all’americano, per poi ingaggiare una fiera sfida durante la quale nessuno dei due rivali scende sotto il 9,800 (tre 9,90 due 9,85 ed un 9,80 per il sovietico, due 9,90 altrettanti 9,85 e 9,80 per Thomas), così che il 22enne di Leningrado succede al connazionale Andrianov nell’Albo d’oro iridato, ma l’argento rappresenta un’autentica iniezione di fiducia per Thomas, atteso da ben quattro finali di specialità.

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Thomas al Cavallo con Maniglie nel Concorso Generale – da:gettyimages.it

Con il pubblico del Palazzetto dello Sport a tifare interamente per lui, il 23enne di Miami infligge una prima sconfitta al sovietico alla sbarra, attrezzo dove, partendo da un’identica base di 9,875 punti, vede il proprio esercizio premiato con 9,90 rispetto al 9,80 di Dityatin, che deve accontentarsi del bronzo, scavalcato anche dal connazionale Aleksandr Tkachyov, per poi fare suoi gli Ori agli Anelli ed al Volteggio in assenza del suo rivale americano, così da raggiungere quota quattro titoli nella Rassegna iridata.

Un avversario di tutto rispetto, il sovietico, per cui è ancor maggior vanto precederlo in qualsiasi specialità, cosa che per Thomas accade sia alle Parallele dove però la medaglia d’oro gli viene sottratta dal connazionale Conner – anch’esso cresciuto tanto da concludere al quinto posto il Concorso Generale Individuale – per soli 0,025 millesimi di punto (19,725 a 19,700), con Dityatin solo quarto, che al Cavallo con Maniglie, esercizio che, con il sovietico ancora ai margini del podio, vede Thomas doversi inchinare allo specialista ungherese Zoltan Magyar, il quale così conferma sia l’oro olimpico di Montreal ’76 che i titoli iridati di Vienna ’74 e Strasburgo ’78.

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Thomas al Corpo Libero – da:junglekey.com

Resta, per Thomas, quella che è la sua specialità preferita, vale a dire il Corpo Libero, unica in cui Dityatin non si sia qualificato per la Finale, dove trova un inatteso rivale nel tedesco orientale Roland Bruckner, con il quale parte alla pari da una base di 9,900 per entrambi, senza poter commettere il minimo errore, in quanto insidiati dalla coppia sovietica formata da Tkachyov e da Voronin a quota 9,875.

Sia l’americano che il tedesco dell’Est si confermano al loro massimo livello, ed il paritetico punteggio di 9,90 assegnato ad entrambi dalla Giuria sta a significare il doversi dividere il gradino più alto del podio, mentre Tkachyov, anch’esso premiato con 9,90, fa sua la medaglia di bronzo.

Mai un atleta “a stelle e strisce” aveva conseguito un tale bottino in una massima Manifestazione Internazionale, e le 6 medaglie conquistate valgono a Kurt Thomas il prestigioso riconoscimento del “James E. Sullivan Award – istituito sin dal 1930 ed assegnato all’atleta Usa dilettante che si è maggiormente distinto nel corso della stagione – che mai, prima di allora, aveva visto premiato un ginnasta di ambo i sessi.

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Thomas con le 6 medaglie iridate – da:gettyimages.it

L’avvincente sfida tra Thomas e Dityatin dovrebbe avere come prossima sede le Olimpiadi di Mosca ’80, ma la scellerata idea del Presidente Usa Jimmy Carter di boicottare i Giochi determina l’impossibilità di assistervi, con lo scorato ginnasta americano a non avere neppure il coraggio di vedere l’evento in Tv, troppo male facendogli l’immagine del sovietico che sale ripetutamente sul podio per fare incetta di medaglie.

Peraltro, proprio l’esito di quell’evento, con Dityatin Oro nel Concorso Generale Individuale ed a Squadre nonché agli Anelli, ed il tedesco orientale Bruckner a confermarsi ai vertici del Corpo Libero così come l’ungherese Magyar al cavallo con Maniglia, sta a testimoniare come i valori della Rassegna Iridata ’79 vengano ribaditi in tale consesso, un ulteriore smacco per Thomas, mentre il sovietico completa la sua collezione andando a medaglia in ogni singola specialità, argento alla Sbarra, Parallele, Cavallo con Maniglie e Volteggio e bronzo al Corpo Libero.

Purtroppo Thomas, anche se non presente ai Giochi, è involontario protagonista di un tragico evento, allorché, in preparazione della Rassegna a Cinque Cerchi, la talentuosa 20enne ginnasta sovietica Elena Mukhina – sulla quale si basano le speranze della sua Federazione per contrastare la superiorità della “divina” rumena Nadia Comaneci – si infortuna gravemente in allenamento restando paralizzata, al punto che la Federazione Internazionale vieta l’esecuzione del “Salto Thomas” in campo femminile …

Per l’americano, viceversa, la mancata partecipazione alle Olimpiadi moscoviti segna la fine dell’attività agonistica, mentre il suo compagno Conner, di due anni più giovane, prosegue sino ai Giochi di Los Angeles ’84 dove conquista la medaglia d’oro nel Concorso Generale a Squadre ed alle Parallele, ma personalmente, siamo convinti che quegli allori non avrebbero fatto la felicità di Thomas, mancando, causa “contro boicottaggio” da parte dei Paesi del blocco sovietico, la sfida con i ginnasti dell’Europa orientale, come a mandare un messaggio in codice a Dityatin del tipo: “Sicuro che sia “tutto oro quel che luccica” quello che ti sei messo al collo a Mosca …??

Lascio a voi, affezionati lettori, l’onere della risposta …

 

YELENA DAVYDOVA, L’ANTI COMANECI AI GIOCHI DI MOSCA 1980

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Yelena Davydova ai Giochi di Mosca ’80 – da gettyimages.it

articolo di Giovanni Manenti

Se è indubbio che i due boicottaggi delle edizioni di Mosca ’80 e Los Angeles ’84 delle Olimpiadi abbiano privato alcune specialità di sfide e confronti di altissimo livello tra esponenti dei due distinti blocchi occidentale e sovietico per le rispettive assenze, in alcune discipline ciò è stato assolutamente indolore, come nel caso della Ginnastica Femminile ai Giochi del 1980.

Basti infatti pensare che, da quando l’Unione Sovietica si è presentata – a far tempo da Helsinki ’52 – alla Rassegna a cinque cerchi, nelle conseguenti 7 edizioni sino a Montreal ’76 non solo la medaglia d’oro del Concorso Generale a squadre non le è mai sfuggita, ma sul podio di detta prova sono sempre salite ginnaste di Paesi dell’Europa orientale, con l’unica eccezione del bronzo conquistato dalle padroni di casa giapponesi a Tokyo ’64.

Dominio assoluto della parte orientale del Vecchio Continente che si replica in termini ancor più schiaccianti nella prova Individuale del Concorso Generale, dove nelle riferite 7 edizioni nessuna ginnasta al di fuori del controllo sovietico è mai riuscita a salire sul podio, con 15 delle 21 medaglie assegnate appannaggio delle rappresentanti di detta Unione, pur se in tre occasioni – a Tokyo ’64 e Messico ’68 grazie alla “divina” cecoslovacca Vera Caslavska, ed a Montreal ’76 dove sboccia l’astro della rumena Nadia Comaneci – non sono riuscite a far loro la medaglia d’oro.

E proprio la presenza della Comaneci impensierisce non poco i Dirigenti della Federazione sovietica in vista dell’organizzazione dei Giochi di Mosca ’80, visto il ritiro dalle scene delle stelle Ludmila Tourischeva ed Olga Korbut, con la sola Nellie Kim reduce del Team che era riuscito a respingere l’assalto all’oro della Romania nel Concorso Generale a squadre quattro anni prima in Canada.

Oddio, non che l’enorme bacino di utenza a cui la Federazione poteva attingere non avesse proposto nel quadriennio post olimpico valide alternative, prime fra tutte Elena Mukhina – della cui tragica vicenda abbiamo già parlato – e Natalia Shaposhnikova che ai Mondiali di Strasburgo ’78 contribuiscono, assieme alla ricordata Kim, a fronteggiare la Comaneci e le sue compagne, facendo proprio il titolo a squadre e monopolizzando il podio del Concorso Generale Individuale, vinto da Mukhina con Kim argento e Shaposhnikova bronzo.

Ma l’anno seguente, alla Rassegna iridata di Fort Worth, negli Stati Uniti, con la Mukhina infortunata, la formazione sovietica aveva dovuto cedere alle rumene lo scettro nella prova a squadre ed anche se la Kim si era aggiudicata il titolo nel Concorso generale Individuale, nessuna ragazza sovietica era riuscita a salire sul gradino più alto del podio nelle singole specialità, qualcosa in più di un campanello d’allarme in vista delle Olimpiadi moscovite.

Preoccupazioni che si trasformano in tragedia allorché, nel disperato tentativo di recuperare la Mukhina, la stessa, a 20 giorni dall’inizio dei Giochi, incappa nell’incidente in allenamento che le procura una invalidità permanente appena ventenne, il che priva la squadra sovietica della sua punta di diamante assieme alla veterana e più volte citata Kim.

Certo, il Team poteva ancora contare sulla Shaposhnikova e su Maria Filatova, una “onesta” comprimaria sempre in grado di fornire il proprio contributo nella prova a squadre – già componente della formazione sia ai Giochi di Montreal ’76 che ai Mondiali di Strasburgo ’78 e Fort Worth ’79 – ma per oscurare la stella Comaneci occorreva quel “qualcosa in più” che si materializza nella figura di Yelena Davydova, che sulle pedane del Palazzetto dello Sport nel Centro Lenin di Mosca affronta la sua prima grande Manifestazione di tale livello internazionale.

Yelena Davydova nasce il 7 agosto 1961 a Voronezh, una città a 500km. a sud di Mosca e si innamora della Ginnastica a 7 anni, assistendo in televisione alle imprese delle connazionali Larisa Petrick e Natalia Kuchinskaya alle Olimpiadi di Città del Messico ’68, le uniche due in grado di rivaleggiare con la leggendaria ceca Caslavska, tanto da tentare di iscriversi alla Scuola di ginnastica locale, venendo però scartata in quanto ritenuta non in possesso di un fisico adatto per detta disciplina.

Sua madre avrebbe desiderato che Yelena si dedicasse a studiare pianoforte, ma la ragazzina invece di andare a lezione, si reca presso la palestra per sbirciare dalle finestre gli allenamenti delle coetanee per poi cercare di imitarle nelle ore di ginnastica a scuola, facendosi notare da tale Gennady Korshunov, il quale convince il Direttore della Scuola ginnica ad affidare Yelena alle cure di sua moglie, una decisione che gli permette successivamente di divenirne l’allenatore, visti i progressi della giovane ginnasta, che ad 11 anni è già la migliore in assoluto tra le sue compagne.

La crescita della Davydova è esponenziale, nel 1973 vince il suo primo torneo internazionale a livello juniores, l’anno seguente viene chiamata a far parte della Nazionale juniores sovietica e nel 1975 si aggiudica i titoli nazionali di categoria al volteggio ed alle parallele asimmetriche, piazzandosi terza nel Concorso Generale, così da compiere il salto di categoria e competere ai massimi livelli interni.

Nonostante i suoi progressi, Yelena – così come la coetanea Shaposhnikova – non viene selezionata per i Giochi di Montreal ’76, in quanto la “collezionista di medaglie” Larisa Latynina, all’epoca Capo allenatore del Team femminile, è sempre ancorata ad un tipo di ginnastica tradizionale, diverso da quello che stavano proponendo le nuove generazioni e che nella rumena Comaneci trova la sua più alta consacrazione.

Proprio le spettacolari esibizioni della Comaneci – la prima, ricordiamo, ad essere premiata con un “10” in una Olimpiade, collezionandone ben 7 in una sola edizione come quella canadese – aprono la strada ad un nuovo modo di interpretare la ginnastica di cui la Davydova è una delle pioniere, soprattutto per l’elevato grado di difficoltà dei suoi esercizi, continuando a mietere medaglie in competizioni quali la “Chunichi Cup” e la “Tokyo Cup” in Giappone, Paese che di tale disciplina se ne intende, tanto che un cronista commenta le sue prestazioni annotando come “sia la giovane Davydova a meritare una maggior attenzione per la difficoltà delle sue esibizioni, essa rappresenta “l’enfant prodige” dell’Unione Sovietica, dotata di non minor talento rispetto alla Kim, Tourischeva o Filatova”.

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Una 16enne Davydova – da gettyimages.co.au

Un giudizio che viene ribadito in occasione di una tournée in Gran Bretagna da parte della squadra sovietica nel 1977, allorché il “Daily Mirror”, nel programma di presentazione dell’evento, la descrive come “la Davydova sia l’unica ginnasta della squadra ad aver perfezionato uno stile tutto suo particolare (una capriola …) per iniziare l’esercizio alla trave”, ma anche per lei, il destino sta per riservare una brutta sorpresa.

Avviene, difatti, che Yelena riporti un grave infortunio in allenamento, con il distacco della rotula dal suo ginocchio, per il quale le viene suggerito di sottoporsi ad un intervento chirurgico, con il rischio di non poter più competere ai massimi livelli, circostanza che la porta a rifiutare una tale evenienza, curandosi con il riposo e trattamenti omeopatici, per poi aver partita vinta grazie alle sue capacità di recupero ed allo spirito di sacrificio.

Pienamente ristabilitasi dall’infortunio, la Davydova fornisce altre eccellenti prestazioni in Giappone, aggiudicandosi il titolo nel Concorso Generale alla prestigiosa “Chunichi Cup” prevalendo per 0,55 punti sulla tedesca orientale Maxi Gnauck, per poi imporsi alle parallele asimmetriche ed al volteggio alla “Tokyo Cup”, così da essere inserita nella formazione sovietica per i Campionati Mondiali di Strasburgo ’78, dove però, con sua grande amarezza, è relegata al ruolo di riserva, senza pertanto poter dar conto della propria abilità.

Quello verso le grandi Manifestazioni internazionali sembra un tabù invalicabile per l’oramai 18enne Yelena, che è costretta a saltare anche la Rassegna iridata di Fort Worth ’79 a causa di un’influenza, ragion per cui l’appuntamento con le Olimpiadi di Mosca rappresenta per lei la prima vera opportunità a livello planetario per mostrare a tutti le sue qualità.

Occorre però superare le “forche caudine” della Coppa dell’Unione Sovietica che si disputa a Mosca dal 19 al 22 giugno ’80, una sorta di “Trials olimpici” e che quattro anni prima l’avevano vista piazzarsi sesta con conseguente esclusione dalla selezione per Montreal, ma stavolta la Davydova si impone con un vantaggio di 0,50 punti sulla Shaposhnikova, 0,80 su Stella Zakharova ed 1,00 sulla Filatova, tanto che il celebre Coach rumeno Bela Karolyi la investe del ruolo di principale avversaria della sua Comaneci, e non si sbaglierà …

Ed ecco, infine, che il 21 luglio ’80 prende il via la rassegna a cinque cerchi con le tre grandi favorite – Unione Sovietica, Romania e Germania Est – a darsi battaglia sul filo dei millesimi di punto nella Prova a Squadre, da cui le prime tre di ogni formazione si qualificano per il successivo Concorso Generale Individuale, portandosi dietro, come preliminare, il punteggio accumulato nella gara a squadra, diviso per due, mentre alle singole specialità sono ammesse solo due atlete per Nazione.

In effetti, la competizione conferma le previsioni della vigilia, con punteggi altissimi e che vedono l’Unione Sovietica aggiudicarsi l’oro con il punteggio complessivo di 394,900 – con la Shaposhnikova a realizzare la miglior performance con 79,150 seguita dalla Davydova con 79,000 e dalla Kim con 78,950 – precedendo di soli 1,400 punti la Romania – con Emilia Eberle e la Comaneci divise da soli 0,050 punti (79,100 a 79,050) – e di 2,350 la Germania Est, nelle cui file però la Gnauck ottiene il miglior punteggio assoluto con 79,350 punti.

Ciò sta a significare che il 24 luglio, giorno del Concorso Generale Individuale, la tedesca orientale parte con un leggero vantaggio costituito dai suoi 39,675 punti rispetto ai 39,575 della Shaposhnikova, i 39,550 della Eeberle, i 39,525 della Comaneci, i 39,500 della Davydova ed i 39,475 della Kim, in pratica sei ginnaste a caccia dell’oro racchiuse nello spazio di appena 0,200 millesimi di punto.

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Davydova alla trave – da gettyimages.com.au

Davydova debutta alla trave, ottenendo un 9,850 dalla giuria che la mantiene in corsa per la medaglia d’oro, anche se dopo due delle quattro rotazioni la Classifica vede ancora avanti la Gnauck, con la sovietica ad aver recuperato la seconda posizione, precedendo la connazionale Shaposhnikova e la Comaneci, terze a pari merito, ma il momento cruciale deve ancora giungere, allorché le quattro pretendenti al titolo sono ancora a stretto contato prima dell’ultima serie di esercizi, dopo che al turno precedente la Comaneci aveva chiaramente dimostrato di non voler abdicare venendo premiata con un “10” nel suo esercizio alle parallele asimmetriche.

La Gnauck guida ancora con un totale di 69,375 e deve esibirsi al volteggio, la Comaneci è seconda con 69,225 e le tocca l’esercizio alla trave, mentre la Davydova, terza a quota 69,200 conclude la sua fatica alle parallele asimmetriche, con però la differenza che la tedesca orientale è la seconda a scendere in pedana per l’esercizio nella sua rotazione, rispetto alla sovietica che si esibisce per settima e la rumena per ottava.

A questi livelli, un vantaggio di 0,150 punti come quello vantato dalla Gnauck è un margine di sicurezza, in quanto con un 9,85/9,90 al volteggio – nelle due prove nella gara a squadre aveva ricevuto un 9,95 ed un 9,90 – la medaglia d’oro non può sfuggirle, ma è altrettanto vero che un esercizio viceversa valutato, come difatti accade, dai giudici con 9,700 può pregiudicare il più alto gradino del podio.

La prestazione della tedesca orientale lascia quindi aperte le porte ad un sorpasso che pareva improbabile per l’atleta di casa, la quale si appresta al proprio esercizio alle parallele asimmetriche con “la tranquillità e l’equilibrio di una ginnasta molto più anziana ed esperta, ogni suo passaggio è perfetto, da autentica Regina della specialità”, riporta lo “United States Olympic Book” nel descrivere l’esibizione della Davydova, premiata dai giudici con un 9,950 che la porta al comando con un totale di 79,150 punti rispetto ai 79,075 della Gnauck, ma deve ancora scendere in pedana la Comaneci per la prova alla trave …

Per poter confermare l’oro di Montreal alla non ancora 19enne rumena occorre pareggiare lo score di 9,950 della Davydova, ed il suo esercizio – apparso agli addetti ai lavori tutt’altro che impeccabile – rende l’atmosfera all’interno del Palazzetto dello Sport elettrica, visto che trascorrono ben 30 minuti prima che appaia il punteggio assegnato dalla giuria, un 9,850 che significa medaglia d’oro per l’idolo di casa, ed argento a pari merito per Gnauck e Comaneci, mentre la Shaposhnikova si ritrova ai margini del podio per soli 0,050 millesimi di punto, penalizzata da un 9,750 ottenuto al corpo libero.

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Davydova e Comaneci sul podio del concorso generale individuale – da pinterest.co.uk

Con già due medaglie d’oro al collo, la Davydova deve ora vedersela con la voglia di rivincita delle sue avversarie nei due singoli attrezzi (trave e volteggio) per le quali si è qualificata – per ironia della sorte, il suo unico “10” ottenuto nella gara a squadre al corpo libero non le è stato sufficiente per detta specialità, a causa del 9,800 nella prima esibizione, visto che sia Kim che Shaposhnikova avevano ottenuto un 9,90 ed un 9,95 a testa – prove che si risolvono ancora in un duello a tre tra sovietiche, rumene e tedesche orientali.

Penalizzata nel volteggio – dove peraltro parte con il quinto miglior punteggio di 9.90 derivante dai preliminari – con un esercizio valutato 9,675 che le garantisce il solo quarto posto, con la magra consolazione che Gnauck e Comaneci fanno ancor peggio, nel mentre la medaglia s’oro va alla connazionale Shaposhnikova, la Davydova ingaggia un’affascinante sfida con la Comaneci alla trave, dove riesce solo parzialmente a recuperare gli 0,100 millesimi (9,950 a 9,850) di svantaggio derivanti dai preliminari, e la sua performance di 9,900 rispetto al 9,850 della rumena le consente di respingere l’attacco della connazionale Shaposhnikova per l’argento, con le tre ginnaste divise da meno di 0,100 punti (19,800 per la Comaneci, 19,750 e 19,725 rispettivamente per le due sovietiche …).

Chiamata a confermarsi l’anno seguente ai campionati Mondiali ’91 che si svolgono ancora nella Capitale moscovita, la Davydova offre il meglio di sé nella prova a squadre, dove contribuisce al successo della formazione sovietica su Cina e Germania Est totalizzando il più alto punteggio di 78,250 tra tutte le partecipanti, per poi incappare in una controprestazione alla trave nel Concorso Generale Individuale, così da essere relegata sul gradino più basso del podio, dietro alle due connazionali Olga Bicherova e Filatova, rispettivamente oro ed argento.

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Yelena Davydova ai Mondiali ’81 – da wagymnastics.wikia.com

Tale delusione la condiziona anche negli esercizi alle singole specialità – che stavolta la vedono qualificata in tutte e quattro le prove – con una nuova prestazione scadente alla trave, dove conclude non meglio che settima, così come resta ai margini del podio al volteggio, per poi andare a medaglia alle parallele asimmetriche – bronzo con 19,700 punti a pari merito con l’americana Julienne McNamara nella gara vinta dalla Gnauck con 19,900 davanti alla cinese Ma Yanhong – ed arrendersi per 0,075 millesimi di punto (19,850 a 19,775) alla connazionale Natalia Ilienko al corpo libero.

All’età di 20 anni, con tre medaglie olimpiche e quattro mondiali, per la Davydova non sembrerebbe ancora giunto il momento di ritrarsi, ma un infortunio alla caviglia al “Grand Prix” a Roma nel 1982 e notizie di un successivo grave infortunio in allenamento riportate dal quotidiano tedesco “Die Welt” (ancorché non filtrate dalla consueta cortina che circondava all’epoca tutto ciò che avveniva in Unione Sovietica …) fecero sì che – data anche l’ancora recente tragedia che aveva colpito la Mukhina – per prudenza si ponesse termine alla sua attività agonistica.

Ma, altrettanto ovviamente, la Davydova non abbandona l’ambiente della ginnastica, nel 1983 sposa Pavel Filatov, unione da cui nascono due figli, e nel 1991, con il crollo dell’impero sovietico, la famiglia si trasferisce in Canada, dove diviene proprietaria della “Gemini Gymnastic”, un Club con sede in Oshawa, nell’Ontario, per poi tornare a respirare l’aria olimpica in occasione dei Giochi di Londra ’12, quale una dei tecnici della Nazionale canadese, allenando Kristina Vaculik, componente del Team che si classifica quinto nella prova a squadre, e quindi essere presente anche all’edizione di Rio de Janeiro ’16, stavolta in veste di giudice nell’esercizio al corpo libero, prima di essere nominata quale membro della Commissione Tecnica della Federazione Internazionale di Ginnastica Femminile …

Provate a trovarne un’altra, che abbia vissuto la sua disciplina sportiva ricoprendo tutti i ruoli che la stessa prevede, se ne siete capaci …

 

KARIN JANZ, LA GINNASTA TEDESCA ORIENTALE DALLA DOPPIA VITA

1972 Munich Olympics - Women's Gymnastics
Karin Janz a Monaco ’72 – da:mediastorehouse.com

Articolo di Giovanni Manenti

Nel periodo di maggior splendore delle atlete della ex Germania Orientale, le stesse eccellono, quanto a Sport individuali, principalmente in discipline quali il Nuoto e l’Atletica Leggera, in cui monopolizzano il relativo medagliere in sede olimpica o mondiale.

Analoga situazione non si verifica, però, nella terza specialità tipicamente femminile, vale a dire la Ginnastica Artistica, in cui il compito di contrastare la superiorità della scuola sovietica viene assolto dalle atlete cecoslovacche, capitanate dalla leggendaria Vera Caslavska, e, successivamente, dalle rumene sulla scia della “divina” Nadia Comaneci.

Ma, come sempre, ogni regola ha la sua eccezione, e nel caso in esame essa ha le sembianze di Karin Janz, unica ginnasta dell’ex Repubblica Democratica Tedesca capace di inserirsi per un quinquennio nelle sfide ai massini livelli di tale disciplina.

Nata a Lubben il 17 febbraio 1952, Karin viene indirizzata alla ginnastica dal proprio padre Guido, insegnante di educazione fisica, per poi far parte, all’età di appena 10 anni, della “Erweiterte Oberschule”, sotto la guida di Klaus Helbeck e quindi, avendo dimostrato il suo innato talento per tale disciplina, trasferirsi alla celebre polisportiva della “Dynamo Berlin”, dove è allenata da Jurgen Heritz.

Le qualità di Karin emergono a livello internazionale – dopo che nello stesso anno si è aggiudicata il titolo tedesco orientale nel Concorso Generale Individuale, così come nelle Parallele Asimmetriche, giungendo seconda al volteggio ed alla trave e terza al corpo libero – in occasione dei Campionati Europei di Amsterdam ’67, allorché, appena 15enne, si assicura la medaglia d’argento alle parallele asimmetriche ed il bronzo al volteggio, dopo aver sfiorato il podio nel Concorso Generale Individuale ed alla trave, prove entrambe concluse al quarto posto, nel mentre tutti e cinque gli ori sono appannaggio di una fenomenale Caslavska.

Tali risultati confortano i Dirigenti tedesco orientali nell’inserire la Janz nel Team per le successive Olimpiadi di Città del Messico ’68, selezione capitanata dalla più esperta 22enne Erika Zuchold, argento al volteggio l’anno prima alla Rassegna Continentale.

In un’edizione dei Giochi che consacra la leggenda della più volte ricordata Caslavska – dominatrice assoluta con 4 medaglie d’oro e 2 d’argento, sfuggendole solo a livello individuale la vittoria alla trave – la Germania Est si aggiudica il bronzo nel Concorso Generale a squadre a non troppa distanza (3,750 punti) dalle inarrivabili sovietiche, a propria volta incalzate (382,850 a 382,200) dalla Cecoslovacchia, con la Janz, che conclude al sesto posto il Concorso Individuale alle spalle della connazionale Zuchold, a qualificarsi per le Finali di specialità alle parallele asimmetriche ed alla trave.

Fallito per il minimo scarto esistente in Ginnastica, vale a dire 0,025 punti (19,250 a 19,225), l’accesso al podio nell’esercizio alla trave, la 16enne Karin ha modo di riscattarsi nella specialità in cui riesce a mettere maggiormente a frutto le sue qualità di leggerezza ed armonia, le parallele asimmetriche, dove si inchina solo alla superiorità della Caslavska, con due esibizioni premiate dai giudici con 9,650 (la obbligatoria) e 9,850 (la libera) per un totale di 19,500 che le consente di mettersi al collo la medaglia d’argento, nel mentre la Zuchold conclude non meglio che quinta, dopo essere stata sesta alla trave, salendo però sul secondo gradino del podio con l’argento al volteggio.

Il ritiro dalle competizioni della leggendaria ginnasta ceca, fa sì che al successivo appuntamento costituito dai Campionati Europei di Landskrona, in Svezia, del maggio ’71, la sua eredità venga raccolta proprio dalla Janz, la quale sfiora il clamoroso “pokerissimo” facendo sue ben quattro medaglie d’oro – Concorso Generale Individuale, volteggio, trave, parallele asimmetriche – superata al corpo libero dalla sovietica Olga Karasyova, in una Rassegna Continentale dove si mette per la prima volta in luce la sua coetanea sovietica Ludmilla Tourischeva, con la quale si troverà a rivaleggiare negli anni a venire.

Occasione che si materializza già nella successiva stagione, il cui calendario prevede i Campionati Mondiali ’70 da svolgersi a Lubiana e che, data la scomparsa ad alti livelli delle ginnaste ceche e la non ancora esplosione delle rumene, si risolve in un duello tra sovietiche e tedesche orientali, con le prime a prevalere nel Concorso Generale a Squadre (380,650 a 377,750) ed Individuale, grazie alla Tourischeva che, con 77,050 punti, precede la Zuchold (76,450) e la connazionale Zinaida Voronina, che per soli 0,150 punti (76,150 a 76,000) scalza la Janz dal gradino più basso del podio.

Rappresentanti dell’ex Germania Est che però si prendono la loro rivincita alle singole specialità, con la Janz a confermare la propria superiorità alle parallele asimmetriche, in cui ha la meglio (19,550 a 19,450) sulla stessa Tourischeva e la Zuchold ad affermarsi alla trave, per poi fare addirittura doppietta – Zuchold oro con 19,450 ed Janz argento con 19,350 – al volteggio, relegando sul gradino più basso del podio la Tourischeva, che ha peraltro modo di riscattarsi facendo suo il titolo al corpo libero, in un podio interamente monopolizzato dalle ginnaste sovietiche.

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La Janz alle parallele asimmetriche ai Mondiali di Lubiana ’70 – da:wikimedia.org

Con le Olimpiadi ’72 in programma proprio in Germania – ancorché nella parte occidentale, a Monaco di Baviera – l’attesa per una sorta di “resa dei conti” è altissima, pur con il dubbio delle reali condizioni di forma proprio della oramai 20enne Karin, avendo la stessa saltato per infortunio la stagione 1971, il cui appuntamento principale, costituito dai Campionati Europei di Minsk, vede la completa riscossa dello squadrone sovietico, che fa sue tutte le medaglie d’oro e d’argento nelle cinque prove in programma – nella Rassegna Continentale non è previsto il Concorso Generale a Squadre – con la Zuchold a doversi accontentare di fare incetta di bronzi, portandone a casa ben quattro, salvo che alle parallele asimmetriche, dove questo onore spetta alla connazionale Angelika Hellman.

Anche i meno avvezzi a seguire le Manifestazioni della Ginnastica Artistica ricorderanno come i Giochi di Monaco ’72 siano passati alla storia per le imprese della 17enne sovietica di origini bielorusse Olga Korbut, in lacrime per una caduta alle parallele asimmetriche negli esercizi liberi validi per l’assegnazione della medaglia d’oro nel Concorso Generale Individuale le impedisce di competere per il podio, concludendo al settimo posto una Classifica che, nelle prime 8 posizioni, è costituita da 5 ginnaste sovietiche a tre tedesco orientali.

L’oro va alla Tourischeva, che – iniziate le esibizioni libere a parità di punteggio (38,425 mentre la Korbut era subito dietro con 38,325) con una Janz che aveva messo a frutto l’anno di inattività per recuperare la sua miglior condizione – riesce ad aver la meglio sulla tedesca dell’est solo grazie all’esercizio al corpo libero, dove è premiata con un 9,900 (rispetto al 9,700 di Karin …) che le permette di scavalcarla per il ridotto margine di 0,150 punti (77,025 a 76,875), abbinando così il titolo olimpico individuale a quello a squadre, dove l’Unione Sovietica aveva prevalso sulla Repubblica Democratica Tedesca con quasi 4 punti (380,500 a 376,550) di vantaggio.

Le sue ottime prestazioni, consentono alla Janz di qualificarsi per tutte e quattro le singole specialità, così come, del resto, avviene sia per la Korbut che per la Tourischeva, così che il 31 agosto 1972 le tribune della “Sport Halle” di Monaco di Baviera non presentano alcun posto libero, non volendo gli spettatori presenti perdersi un solo attimo di queste avvincenti sfide.

In uno scenario che vede il pubblico apertamente parteggiare per la piccola (anche di dimensioni, m.1,50 per 38kg.) Olga Korbut, le cui lacrime in diretta hanno fatto il giro del Mondo grazie alle riprese televisive, l’esercizio al volteggio conferma la superiorità delle due tedesche orientali, con la Janz a ribaltare l’esito dei Mondiali di Lubiana ’70 grazie ad un esercizio ai limiti della perfezione premiato con un 9,900 dalla giuria e che le consente di far suo l’oro con il punteggio complessivo di 19,525 rispetto al 19,275 della connazionale Zuchold, precedendo quattro sovietiche, di cui la migliore resta la Tourischeva, bronzo con 19,250.

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Zuchold, Janz e Tourischeva sul podio del Volteggio a Monaco ’72  – da:wikimedia.org

La Korbut, solo quinta al volteggio, si prende le sue rivincite imponendosi sia alla trave davanti alla connazionale Tamara Lazakovich (19,400 a 19,375), con la Janz a riempire il podio con il bronzo a 18,975, che al corpo libero, dove il suo esercizio – premiato con un 9,900 dai giudici – le consente di scavalcare la Tourischeva, che si era presentata con un punteggio migliore derivante dalle eliminatorie, imponendosi per il ristrettissimo margine di 0,025 punti (19,575 a 19,550), con l’altra connazionale Lazakovich a completare un podio interamente sovietico per l’unica specialità che non vede premiata la Janz, che conclude quarta a soli 0,050 punti dal bronzo.

Janz che, con già un oro, due argenti ed un bronzo al suo attivo, ha però ancora da giocare la carta delle parallele asimmetriche, la sua specialità preferita ed in cui ha già conquistato i titoli continentale ed iridato, ed alla cui Finale si presenta già con un discreto margine di vantaggio (9,775 rispetto a 9,650) rispetto alla coppia formata dalla connazionale Zuchold e dalla stessa Korbut.

Con il pubblico apertamente schierato a favore della piccola bielorussa, la giuria però non si fa influenzare e così, nel mentre Olga ed Erika proseguono a braccetto il loro percorso, con un 9,800 per entrambe che significa argento a pari merito, l’esibizione della 20enne Karin viene nuovamente premiata con il 9,900 che le consente di ribadire la propria superiorità a tale attrezzo, nonché di aggiudicarsi la sua seconda medaglia d’oro con largo margine (19,675 a 19,450) rispetto alle sue avversarie.

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Karin Janz alle parallele asimmetriche a Monaco ’72 – da:gettyimages.de

Se avete tenuto bene il conto, se è pur vero che la Korbut se ne esce dai Giochi di Monaco ’72 con il maggior numero di ori (tre, oltre ad un argento), la più medagliata della rassegna a cinque cerchi bavarese è proprio Karin Janz, con ben cinque allori (due ori, altrettanti argenti ed un bronzo) al proprio conto, avendo fallito di poco l’en plein di medaglie con il quarto posto al corpo libero, ma da un punto di vista mediatico, ahimè, la minuscola bielorussa le ha rubato la scena.

Poco male, comunque, perché la Ginnastica è solo un capitolo, una parte della vita di Karin, che a 20 anni decide di abbandonare l’attività agonistica per dedicarsi ad imprese di tutt’altro genere, ma di ben altro spessore ed utilità a livello umanitario.

Già dall’anno precedenti i trionfi di Monaco ’72, la 19enne Karin si era iscritta alla “Humboldt Universitat” di Berlino Est, per poi ottenere la laurea in medicina d’emergenza e quindi seguire un corso all’ateneo “Charité”, dove si specializza in ortopedia dimostrando elevate qualità tanto che il suo lavoro (assieme al collega Kurt Schellnack) nello sviluppo e sperimentazione di un disco artificiale per fronteggiare problemi alla spine dorsale viene considerato all’avanguardia in materia.

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La Janz (a sin.) in veste di medico – da:wikipedia.org

Dopo aver proseguito in campo medico, sia dal punto di vista professionale che didattico, insegnando in diverse Università tedesche, nonché nominata membro onorario della “American Orthopaedic Society for Sports Medicine” nel 1987, a Karin Janz vengono altresì riconosciuti i meriti dell’attività agonistica attraverso l’introduzione nel 2003 nella “International Gymnastic Hall of Fame”, cui segue nel 2011 analogo inserimento nella “Hall of Fame” dello Sport tedesco, ma noi siamo convinti che ella possa andare molto più orgogliosa per il contributo fornito nella ricerca scientifica che non per la sua, peraltro eccellente, carriera sportiva.

E, per una volta, ci sia altresì consentito di “spezzare una lancia” in favore del tanto vituperato (magari anche a ragione …) programma sportivo della Germania Est, avendo la Janz dimostrato che non tutto deve essere per forza demonizzato a prescindere …

 

IL TRIS D’ORO DI ROMEO NERI AI GIOCHI DI LOS ANGELES 1932

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Romeo Neri al Cavallo con maniglie – da seidiriminise.it

articolo di Giovanni Manenti

Dopo che per 20 anni (da Londra 1908 sino ad Amsterdam ’28) le Olimpiadi si sono svolte nel Vecchio Continente, nel 1932 le stesse tornano ad essere organizzate negli Stati Uniti, con l’edizione di Los Angeles a potersi considerare la prima “vera” rassegna a cinque cerchi sul suolo americano, visto che quelli di St. Louis ’04 erano stati più Giochi da baracconi e folcloristici – basti pensare alla sola durata degli stessi, dall’1 luglio al 23 novembre (!!), per rendersene conto – che non una manifestazione sportiva.

Ovviamente ben diversa, con la crescita delle varie discipline, nonché l’allargamento della cultura sportiva a sempre più maggiori Stati, la consistenza e la valenza delle prestazioni messe in atto nel ritorno delle Olimpiadi sul suolo americano, pur se le difficoltà nell’affrontare una tale trasferta limitano la presenza degli atleti europei.

E, dalle Nazioni del Vecchio Continente che si sobbarcano l’onere della traversata atlantica, emerge, a sorpresa, ma non troppo, la spedizione azzurra che in California raggiunge l’apice delle proprie partecipazioni ai Giochi, segnando un insperato, alla vigilia, secondo posto nel Medagliere alle spalle dei mattatori Stati Uniti, portando a casa ben 36 medaglie, equamente ripartite tra ori, argenti e bronzi, risultato eguagliato solo in occasione dei Giochi di Roma ’60.

Delle 12 medaglie d’oro, però, ben 3 vengono messe al collo di un solo atleta, che diviene pertanto il simbolo di tale edizione in chiave azzurra, vale a dire il ginnasta romagnolo Romeo Neri, protagonista della nostra storia odierna.

Nato, difatti, a Rimini il 26 marzo 1903, ultimo di cinque figli, Neri impiega un po’ di tempo prima di dedicarsi alla ginnastica, preferendo in gioventù praticare altre discipline, quali il Nuoto e l’Atletica Leggera, cogliendo, in quest’ultima, il terzo posto ai Campionati italiani nella specialità dei m.400 piani.

Solamente a partire dal 1926, al ritorno dai due anni di servizio militare, Neri si convince a convertirsi a tale nuova attività, su sollecitazione di Giovanni Balestri, Direttore Sportivo della Società “Libertas” di Rimini, il quale ne aveva intuito le potenzialità, potendo altresì affidarlo alle esperte mani dei tecnici, soprattutto di quell’Alberto Braglia, unico ginnasta italiano a fregiarsi per due edizioni consecutive dei Giochi – Londra 1908 e Stoccolma ’12 – del titolo nel Concorso Generale Individuale.

Non ci mette molto, Neri, ad eccellere anche in questa nuova disciplina, e, successivamente alla conquista del titolo italiano alle parallele nel 1926, due anni dopo si laurea Campione italiano nel Concorso generale, oltre ad aggiudicarsi diversi altri tornei a livello nazionale, venendo selezionato per le Olimpiadi di Amsterdam ’28 quale punta di diamante della spedizione azzurra.

L’esordio del 25enne romagnolo nell’arengo olimpico è buono, ma non eccellente, restando ai margini del podio per soli 0,125 millesimi di punto (244,875 a 244,750) nel Concorso Generale Individuale, rispetto alla leggenda jugoslava Leon Stukelj (già oro quattro anni prima a Parigi ’24), per poi contribuire al sesto posto dell’Italia nel Concorso Generale a squadre e qualificarsi per due Finali agli attrezzi, gli anelli e la sbarra.

Ancora beffato per soli 0,16 centesimi di punto (18,83 a 18,67) nella sfida per il bronzo con il cecoslovacco Emanuel Loffler nell’esercizio agli anelli appannaggio dello sloveno di nascita Stukelj, Neri si riscatta alla sbarra, dove coglie il suo primo alloro olimpico con l’argento alle spalle dello svizzero Georges Miez, risultando staccato di soli 0,17 centesimi (19,17 a 19,00) nelle preferenze dei giudici.

L’esperienza accumulata ed i consigli, nonché gli allenamenti, a cui lo sottopone il corregionale, pur se emiliano di Modena, Braglia fanno sì che Neri si prepari a dovere nel quadriennio post olimpico, confermando il titolo italiano assoluto sia nel 1929 che nel ’30, per poi doversi fermare a causa di un infortunio l’anno successivo, ma riuscendo, fortunatamente, a recuperare la migliore condizione fisica in vista dell’appuntamento di Los Angeles ’32, con il vantaggio di avere al proprio fianco proprio Braglia, nominato dalla Federazione quale responsabile della spedizione azzurra.

Sicuramente, il sostegno tecnico e morale del suo tecnico fornisce un contributo importante nelle prestazioni di Neri in terra californiana, fornendo una straordinaria esibizione nei tre giorni di gare, dall’8 al 10 agosto ’32 al “Memorial Coliseum” che vedono assegnare i titoli nel Concorso Generale Individuale ed a Squadre.

Con una prestazione, infatti, senza sbavature né punti deboli, Neri ottiene il secondo miglior punteggio alla sbarra, il terzo agli anelli, parallele e volteggio, ed il quarto al cavallo con maniglie, così da raggiungere di 140,625 punti che gli consente di tenere a debita distanza, con un distacco di quasi 6 punti (che in una disciplina come la ginnastica rappresentano un’enormità …), l’ungherese Istvan Pelle, nel mentre l’ottimo risultato di squadra, con Mario Lertora a chiudere in quarta posizione, Savino Guglielmetti in quinta ed Oreste Capuzzo in settima, fa sì che il Team azzurro salga sul gradino più alto del podio anche nella prova a squadre, con un punteggio complessivo di 541,850 punti, con largo margine sui padroni di casa degli Stati Uniti, che chiudono a quota 522,275, con la Finlandia ad aggiudicarsi la medaglia di bronzo.

La sfida tra il romagnolo ed il magiaro si rinnova negli esercizi ai singoli attrezzi, con quest’ultimo ad avere la meglio al corpo libero, dove conquista l’oro nel mentre Neri conclude ai margini del podio, quarto assieme all’americano Frank Haubold con 27 punti, alle spalle dell’altro azzurro Lertora che si aggiudica il bronzo a quota 27,7 punti rispetto all’inarrivabile Pelle che totalizza 28,8 punti che gli valgono il titolo.

L’ultima parola spetta però all’azzurro, il quale alle parallele ottiene la miglior valutazione da parte della giuria sia negli esercizi obbligatori (28,2) che in quelli liberi (28,7), per un totale di 56,9 che gli consente di tenere a distanza il pur valido ungherese, che conclude la sua prova con l’argento a quota 55,8.

L’eccellente prova d’insieme della spedizione ginnastica azzurra – che vede altresì Guglielmetti fregiarsi della medaglia d’oro al volteggio, Omero Bonoli conquistare l’argento al cavallo con maniglie e Lattuada andare al bronzo agli anelli – per un totale di 4 ori, un argento e due bronzi, fa sì che, al ritorno in patria, il tecnico Alberto Braglia venga insignito del quanto mai meritato titolo di “Cavaliere Ufficiale per meriti sportivi, nel mentre Neri punta ad una terza esperienza olimpica, avendo come obiettivo i Giochi di Berlino ’36.

Le imprese del ginnasta romagnolo non passano inosservate neppure agli occhi dei produttori hollywoodiani che, alla ricerca di un attore a cui affidare la parte del protagonista in “Tarzan, l’uomo della giungla” per una serie di film in fase di produzione dalla famosa casa cinematografica “Metro Goldwin Mayer”, offrono tale ruolo proprio a Neri, il quale declina cortesemente l’invito, non volendo abbandonare la sua casa e la sua gente, una decisione che farà poi le fortune di un altro grande olimpionico, vale a dire il nuotatore americano Johnny Weissmuller, il più celebre Tarzan nella Storia del Cinema.

Per Neri, viceversa, ancorché abbia oramai superato la trentina, la preparazione verso la sua terza Olimpiade prosegue aggiudicandosi nel 1933 il suo quarto titolo italiano assoluto e prendendo parte ai Mondiali di Budapest ’34, rassegna iridata che vede il dominio assoluto dei ginnasti svizzeri, con 13 medaglie sulle 22 a disposizione in campo maschile, di cui ben 6 d’oro sulle 8 prove in programma, con il bottino azzurro limitato ad un solo argento ed altrettanto bronzo, ovviamente ottenuti dal 31enne romagnolo, secondo nel Concorso Generale Individuale e terzo al volteggio.

La non più verde età presenta il conto proprio ai Giochi di Berlino ’36, allorché uno strappo muscolare al bicipite destro durante l’esecuzione di un esercizio impedisce a Neri di poter difendere i titoli conquistati oltre Oceano quattro anni prima, per poi abbandonare definitivamente l’attività agonistica alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Il parallelismo con il suo mentore Alberto Braglia non termina solo con i 3 ori olimpici conquistati a testa, poiché anche Neri diviene allenatore federale, guidando la spedizione azzurra ai Giochi di Helsinki ’52 dove peraltro, con l’ingresso dell’Unione Sovietica nell’arengo olimpico, per le altre Nazioni restano a disposizione solo le briciole, visto che i rappresentanti dell’Urss conquistano ben 22 medaglie complessive tra i settori maschile e femminile.

Un ultimo contributo alla causa della ginnastica italiana viene fornito da Neri allorché è il primo ad intuire e credere nelle potenzialità di Franco Menichelli, da lui fatto esordire in Nazionale appena 16enne nel 1957, facendo sì che, dopo decenni di magra agli attrezzi per gli azzurri – a secco di medaglie da Berlino ’36 sino a Melbourne ’56 – gli stessi tornino sul podio ai Giochi di Roma ’60 con l’argento di Giovanni Carminucci alle parallele ed i bronzi nel Concorso Generale a squadre ed al corpo libero del citato Menichelli, colui che riporta, a distanza di 32 anni, l’Italia alla Gloria olimpica con l’oro al corpo libero alle Olimpiadi di Tokyo ’64, cui unisce l’argento agli anelli ed il bronzo alle parallele.

Trionfi che avrebbero fatto l’indubbia felicità di Romeo Neri, con un altro azzurro dopo di lui a tornare in Italia da un’Olimpiade sulle coste del Pacifico con tre medaglie, ancorché di diverso metallo, al collo, se solo il destino non avesse deciso diversamente, spengendosi nella sua Rimini il 23 settembre 1961, alla ancor giovane età di 58 anni.

Ma quanto le imprese dei due pionieri del panorama ginnico azzurro – il modenese Alberto Braglia ed il riminese Romeo Neri – abbiano avuto rilevanza nelle rispettive città è dimostrato dall’ultima circostanza che li accomuna ad imperituro ricordo, vale a dire il fatto che ad entrambi siano stati intitolati gli Stadi che ospitano gli incontri di calcio di gialloblù e biancorossi, segno tangibile di come le loro imprese siano rimaste impresse in modo indelebile nella storia sportiva lungo la via Emilia.