IGOR CASSINA, IL “RE DELLA SBARRA” CHE INCANTO’ AI GIOCHI DI ATENE 2004

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Igor Cassina con l’Oro di Atene – da:riviera24.it

Articolo di Giovanni Manenti

Disciplina presente in tutte le edizioni delle Olimpiadi dell’Era Moderna, la Ginnastica Artistica ha visto l’Italia tra le protagoniste sino agli anni ‘30, grazie soprattutto alle esibizioni dei suoi due pionieri Alberto Braglia – Oro nel Concorso Generale Individuale sia ai Giochi di Londra 1908 che Stoccolma ’12 – e Romeo Neri, vincitore di tre medaglie d’Oro ai giochi di Los Angeles ’32, ben coadiuvati da altri validissimi ginnasti, visto che gli Azzurri riescono ad aggiudicarsi in ben quattro occasioni – Stoccolma 1912, Anversa ’20, Parigi ’24 e Los Angeles ’32 – il titolo nel Concorso Generale a Squadre, evento mai più ripetutosi in seguito.

E’ così che, all’alba del secondo, tragico conflitto mondiale, l’Italia può vantare 11 medaglie d’Oro, un bottino che, dal secondo Dopoguerra ad oggi è stato arricchito di appena altre 3 successi, e tutti in campo maschile, dato che nel settore femminile il Bel Paese può contare solo sulla leggendaria impresa delle “Piccole Ginnaste Pavesi”, medaglia d’argento nel Concorso Generale a Squadre ai Giochi di Amsterdam 1928.

Chiaro che, con la partecipazione dei fuoriclasse sovietici a far tempo dall’edizione di Helsinki 1952 e la successiva ascesa negli anni ’60 e ’70 dei ginnasti giapponesi, gli spazi sul podio si sono quanto mai ridotti, e l’unico periodo in cui l’Italia riesce ad emergere è costituito dai Giochi di Roma, dove conquista il suo ultimo podio nel Concorso Generale a Squadre – alle spalle delle inavvicinabili Giappone ed Unione Sovietica – e mette in mostra la classe e l’eleganza di Franco Menichelli che, dopo aver vinto il bronzo anche al Corpo Libero, alla successiva Rassegna di Tokyo ’64 si aggiudica l’Oro nella medesima specialità, cui aggiunge l’argento agli anelli ed il bronzo alle Parallele.

Menichelli resta peraltro l’ultimo ginnasta “completo” nel panorama nazionale, dovendo attendersi oltre 30 anni per ritrovare un altro azzurro capace di salire sul gradino più alto di un podio olimpico, l’immenso Yuri Chechi, autentico dominatore di un singolo attrezzo, tanto da meritarsi l’appellativo di “Signore degli Anelli”, specialità dove trionfa ad Atlanta ’96 dopo aver già conquistato quattro titoli iridati consecutivi dal 1993 al ’96, cui ne aggiunge un quinto l’anno seguente a Losanna …

Un Chechi sfortunato negli appuntamenti olimpici, in quanto deve rinunciare per infortunio ai Giochi di Barcellona ’92 e Sydney 2000, per poi concludere la sua favolosa carriera facendo suo il bronzo nell’edizione di Atene 2004, rassegna in cui la 14esima (e, sinora, ultima …) medaglia d’Oro per il nostro Paese se la aggiudica il protagonista della nostra Storia odierna, al termine di una esibizione alla Sbarra che stupisce sia gli spettatori presenti che gli esperti, al pari dei milioni di italiani che non riescono a credere ai propri occhi, incollati ai televisori, nell’ammirare le evoluzioni dell’allora 27enne brianzolo.

Già, perché Igor Cassina nasce il 15 agosto 1977 a Seregno, ridente centro industriale e commerciale di oltre 45mila anime – e, non a caso è figlio di un designer proprietario di una Fabbrica di Mobili, settore trainante del luogo – per poi dedicarsi sin dall’infanzia alla Ginnastica dopo una breve esperienza nel Judo, tanto da disputare la sua prima gara già all’età di 9 anni, prima di restare “fulminato” dalla classe di uno dei maggiori talenti naturali prodotti dalla Scuola Sovietica, ovvero Dmitrij Bilozerchev, capace di aggiudicarsi tre medaglie d’Oro alle Olimpiadi di Seul 1988.

Non sappiamo quanto abbia inciso l’ammirazione verso il fuoriclasse moscovita nella decisione di Cassina di applicarsi con tenacia e sacrificio in detta Disciplina, ma è certo che i risultati non tardano ad arrivare, dato che nel 1994 si aggiudica il titolo italiano assoluto alla Sbarra, primo ad ottenere un tale risultato nonostante faccia ancora parte della Categoria Juniores, visti i suoi 17 anni.

Concentratosi nella specialità della Sbarra, Cassina fa il suo esordio iridato ai Mondiali ’99 che si svolgono a Tianjin, in Cina, senza riuscire a conquistare l’accesso alla Finale, al pari di quel che accade l’anno seguente in occasione dei “Giochi di Fine Millennio” di Sydney 2000, in cui il pur valido punteggio di 9,687 ottenuto in qualifica, non è sufficiente ad entrare tra gli 8 finalisti, risultando appena sedicesimo, a dimostrazione del livello di eccellenza che vige in tali Manifestazioni …

L’ingresso nel nuovo secolo rappresenta però la svolta definitiva della carriera del giovane brianzolo, che a far tempo dalla Rassegna Iridata di Gand 2001 inizia a scalare le gerarchie ai vertici della specialità.

Già migliorato sino alla 17esima posizione nel Concorso Generale Individuale (aveva chiuso la graduatoria al 36esimo posto l’anno precedente a Sydney …), Cassina giunge quarto nella Finale alla Sbarra, per poi, l’anno seguente, salire finalmente per la prima volta sul podio cogliendo il bronzo ai Campionati Europei di Patrasso, in Grecia, con il punteggio di 9,687 alle spalle del francese Florent Maree (argento con 9,712) e del beniamino di casa, nonché due volte Campione mondiale, Vlasios Maras, Oro con 9,812.

Oramai 25enne, Cassina è consapevole che quella dei Giochi di Atene 2004 è verosimilmente l’unica occasione in cui può sperare di raggiungere la “Gloria Olimpica” e, con la Ginnastica oramai non più “patrimonio esclusivo” di poche Nazioni elette, ma facente parte della globalizzazione planetaria, la concorrenza è sempre più agguerrita, ragion per cui occorre “inventare” qualcosa di nuovo se si vuole aspirare ai vertici …

Specialità, quella della Sbarra, altamente spettacolare, in quanto i ginnasti svolgono il proprio esercizio ad un’altezza di m.2,75 attraverso una serie di evoluzioni che hanno come base la sbarra stessa di m.2,40 di larghezza e 28mm. di diametro, attorno alla quale eseguono passaggi che prevedono il rilascio e la presa dell’attrezzo, con il rischio, sovente, di fallire quest’ultima con ciò ricadendo sui materassini che coprono la pedana.

Ecco, pertanto, che Cassina mette a punto una particolare figura artistica – altamente spettacolare nonché innovativa in quanto nessuno prima di lui l’aveva provata – che consiste nell’eseguire un “Kovacs” (che prende il nome da un famoso ginnasta ungherese …) teso, ma con la variante di un avvitamento a 360° sull’asse longitudinale.

Detto così non è ben capibile, ce ne rendiamo conto, e per questo, a lettura ultimata invitiamo ad andare sul portale Youtube per vedere l’esercizio del nostro Campione, il quale si presenta ai Giochi di Atene 2004 come uno dei favoriti per la medaglia d’Oro, soprattutto dopo che, l’anno precedente ai Mondiali di Anaheim, in California, il titolo iridato gli era sfuggito per l’inezia di 0,025 millesimi (9,775 a 9,750) rispetto al giapponese Takehiro Kashima, ma con la soddisfazione di aver preceduto il fuoriclasse russo Alexei Nemov …

Ed allorché, il 14 agosto 2004 – il giorno antecedente il suo 27esimo Compleanno – Cassina si presenta sulle pedane dello “Olympic Indoor Hall” della Capitale ateniese per le qualificazioni alle successive Finali di ogni singola specialità, sa benissimo che qualsiasi speranza di medaglia è legata alla perfetta esecuzione del citato movimento che la Federazione Internazionale ha già certificato con il suo nome, un onore sinora mai toccato ad un ginnasta italiano …

Il suo esercizio viene premiato con un 9,775 che rappresenta il secondo miglior punteggio assoluto alle spalle del giapponese Isao Yoneda (9,800) ed alla pari con l’altro rappresentante del Sol Levante Daisuke Nakano, il che sta a significare che il Campione Mondiale in carica, Takehiro Kashima (9,737) è escluso dalla Finale in quanto possono accedervi due soli atleti per Nazione, così come il già ricordato greco Maras, non meglio che 13esimo con 9,725 …

Il fatto che non siano presenti i due vincitori delle ultime tre edizioni dei Mondiali significa ben poco, visto che sono della partita il cinque volte Campione iridato e quattro olimpico, Nemov, oltre all’americano Paul Hamm – fresco di gloria nel Concorso Generale Individuale e che gareggia assieme al fratello gemello Morgan – oltre ai due citati giapponesi e senza trascurare un altro validissimo futuro esponente della specialità, ovvero il tedesco Fabian Hambuchen, all’epoca appena 17enne …

La Finale del 23 agosto 2004 è movimentata dal giudizio di 9,725 attribuito dalla Giuria all’esercizio di Nemov, che trova in totale disaccordo il pubblico presente, che prende a rumoreggiare tanto che la gara deve essere interrotta per diversi minuti, prima che i Giudici di Malaysia e Canada rivedano il proprio punteggio, così che la media complessiva si eleva a 9,762 peraltro insufficiente per ambire al podio, valendo al russo solo la quinta posizione …

E, dopo che lo stesso Nemov, con un gesto di grande sportività, invita il pubblico a calmarsi per consentire la prosecuzione della gara, tocca a Paul Hamm dare prova del suo valore con un esercizio premiato con 9,800 il che sta a significare che il nostro Cassina, il quale scende in pedana immediatamente dopo, è chiamato a rasentare la perfezione …

L’esibizione del 27enne brianzolo è perfetta, sia nelle evoluzioni che nell’atterraggio, con una unanimità di vedute da parte dei sei Giudici (due 9,850 e quattro 9,800), per un 9,813 che significa Oro in una specialità dove mai l’Italia era salita sul gradino più alto del podio – miglior risultato l’argento di Romeo Neri ai Giochi di Amsterdam 1928 – medaglia che oltretutto è altresì la 500esima conquistata per il nostro Paese alle Olimpiadi estive.

L’Oro di Atene rappresenta l’apice della carriera per Cassina – il quale, a settembre dello stesso anno, viene anche insignito del titolo di “Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana” da parte dell’allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi – che ha comunque occasione di incrementare il proprio Palmarès con l’argento ai Campionati Europei di Debrecen ‘05 (dove inizia a brillare la stella di Hambuchen, Oro per soli 0,013 millesimi …) ed il bronzo alla Rassegna Continentale di Amsterdam ’07, prima di mettere in palio il titolo olimpico ai Giochi di Peschino ’08.

Nella Capitale cinese, l’oramai 31enne azzurro fornisce nuovamente una prova all’altezza della propria fama, pur non riuscendo a centrare il podio, che gli sfugge per soli 0,200 millesimi (15,875 a 15,675) rispetto ad Hambuchen, nel mentre l’Oro se lo aggiudica il beniamino di casa Zou Kai, che riesce a prevalere per l’inezia di appena 0,025 millesimi (16,200 a 16,175) sull’americano Jonathan Horton.

L’anno seguente, alla Rassegna Iridata di Londra 2009, il 21enne cinese conferma la propria netta superiorità cogliendo il primo dei suoi due titoli iridati alla Sbarra, mentre Cassina completa la propria collezione di medaglie con il bronzo alle spalle dell’olandese Epike Zonderland.

Oramai, per Cassina si avvicina il momento del ritiro, che avviene a maggio 2011 al termine dei Campionati italiani dopo che, l’anno prima, si era dedicato a completare il ciclo di Studi conseguendo la Laurea in “Scienze Motorie e dello Sport”, la cui tesi dal titolo “L’Esperienza Sportiva come occasione di crescita per la Persona”, viene premiata con la massima votazione di 110 e lode …

igor-cassina-264303.660x368Cosa volete che fosse, per uno che ha convinto i Giudici ad assegnargli la Medaglia d’Oro olimpica, dover affrontare una commissione d’esame universitaria ….

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OKSANA CHUSOVITINA, L’ETERNA GINNASTA CHE GAREGGIA PER AMORE E RICONOSCENZA

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Oksana Chusovitina, in gara per la Germania – da:bustle.com

Articolo di Giovanni Manenti

La Ginnastica artistica è una Disciplina che racchiude grazia, potenza ed agilità, tutte caratteristiche riscontrabili in atlete in giovane età, quandanche addirittura non bambine – al riguardo, per combattere un tale andazzo, la Federazione Internazionale ha imposto l’età minima di 14 anni per partecipare ai grandi eventi – tant’è che è quanto mai raro vedere ragazze competere alla soglia dei 30 anni …

Potete pertanto comprendere quanto sorprendente sia il caso dell’uzbeca Oksana Chusovitina, la quale ha alle spalle la partecipazione a ben 7 edizioni delle Olimpiadi (da Barcellona ’92 a Rio de Janeiro 2016 …) e non ha ancora intenzione di smettere, puntando alla qualificazione anche per Tokyo 2020, dove, se riuscirà nell’impresa, avrà già compiuto 45 anni …

In questi casi, è lecito chiedersi quale possa essere la motivazione per una ginnasta che, tra l’altro, ha gareggiato in carriera sotto quattro diverse bandiere, e già da questo dato si può iniziare ad intuire quale sia la chiave di lettura della protagonista del nostro racconto odierno …

La storia di Okasana Chusovitina, in partenza, non è molto diversa da quella di tante ragazze che si avvicinano al Mondo della ginnastica, nata il 19 giugno 1975 a Bukhara, in Uzbekistan e che dimostra sin da piccola una naturale predisposizione per tale disciplina, visto che nel 1988, a 13 anni, si aggiudica il Concorso Generale Individuale ai Campionati Juniores sovietici, per poi entrare a far parte della Nazionale maggiore due anni dopo e quindi potersi esibire ai Campionati Mondiali di Indianapolis 1991.

 

In un Team che vede quali stelle Svetlana Boginskaya, Tatiana Gutsu e Tatiana Lysenko, la 16enne usbeca non sfigura, ed oltre a fornire il proprio contributo alla conquista del titolo nel Concorso Generale a Squadre, ottiene la qualificazione alle Finali al Corpo Libero ed al Volteggio …

Sono i tempi in cui gli Stati Uniti (secondi nel Concorso a squadre …) cercano di inserirsi nella sfida tra sovietiche e rumene, ed una prova di ciò avviene nell’esercizio al Corpo Libero dove solo frazioni di punto separano l’Oro ex aequo vinto dalla Chusovitina a pari punti con la rumena Cristina Bontas (premiate dalla Giuria con 9,962 per entrambe …), rispetto al 9,950 assegnato all’americana Kim Zmeskal, la quale precede la connazionale Shannon Miller …

Una situazione di parità che l’esordiente Oksana patisce anche in quello che sarà il suo esercizio principe nel prosieguo della carriera, vale a dire il Volteggio, stavolta con l’ungherese Henrietta Onodi (9,918 per ambedue …), ma solo per l’assegnazione dell’argento, visto che il titolo iridato se lo aggiudica, con 9,949 punti, la rumena Lavinia Milosovici.

Indubbiamente un debutto più che confortante, con tanto di attesa per una conferma l’anno seguente sia ai Campionati Mondiali di Parigi – dove si aggiudica il bronzo al Volteggio e giunge settima al Corpo Libero – che, soprattutto, alle Olimpiadi di Barcellona 1992, alle quali partecipa, dato il dissolvimento dell’impero sovietico, quale rappresentante della “Comunità degli Stati Indipendenti” …

La Ginnastica, a tali livelli, non ammette incertezze di sorta, ed un errore nella sua prima esibizione alle Parallele asimmetriche nel Concorso Generale a Squadre, relega la Chusovitina addirittura in 30esima posizione e, se ottiene comunque la medaglia d’Oro assieme alle sue compagne, ciò sta a significare che, oltre ad essere esclusa dal Concorso Generale Individuale, non acquisisce il diritto a competere in alcuna delle singole specialità, se non al Corpo Libero, ma solo per la rinuncia della Boginskaya per infortunio, non andando peraltro oltre il settimo posto finale.

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Chusovitina (terza da dx.) sul Podio con il Team della CSI a Barcellona ’92 – da:pinterest.it

Con i Giochi nel Capoluogo catalano si conclude la prima parte della carriera della giovane uzbeca, in quanto dalla successiva stagione inizia a gareggiare per il proprio Paese natale, circostanza che, se da un lato le consente di avere meno concorrenza per partecipare alle grandi Manifestazioni, dall’altra ne riduce in parte la competitività, avendo altrettante minori possibilità di confronto interno.

Una situazione, quest’ultima, che si ripercuote nei risultati ottenuti nel successivo quadriennio, dove il miglior acuto è costituito dal bronzo conquistato al Volteggio ai Mondiali di Birmingham ’93, per poi non andare oltre il sesto posto nella medesima specialità alla Rassegna Iridata di Sabae ’95, mentre ai Giochi di Atlanta ’96 ottiene un comunque significativo decimo posto nel Concorso Generale Individuale.

Si potrebbe, a questo punto, pensare che quella della Chusovitina sia una carriera come tante altre ginnaste, che danno il loro meglio in gioventù per poi progressivamente spengersi anche a seguito del matrimonio, che Oksana contrae a fine 1997 con il connazionale Bakhodir Kurbanov, atleta di Lotta Greco Romana, conosciuto in occasione dei Giochi Asiatici di Hiroshima ’94, unione dalla quale nasce nel novembre 1999 il loro unico figlio, Alisher.

Ovviamente la maternità incide sulle prestazioni della Chusovitina, la quale peraltro diviene la quinta ginnasta di ogni epoca ad essere tornata a competere ad alto livello dopo aver dato alla luce un figlio, non sapendo ancora che proprio l’amore per la sua creatura sarà la spinta per continuare a gareggiare …

Conclusa difatti in modo anonimo la partecipazione ai Giochi di Sydney 2000, l’oramai 26enne uzbeca dimostra di essere ancora in grado di dire la sua sia ai “Goodwill Games” di Brisbane ’01 – dove è Oro alle Parallele asimmetriche ed argento sia al Volteggio che al Corpo Libero – che, soprattutto, ai Mondiali di Gent dello stesso anno, dove si arrende solo alla fuoriclasse russa Svetlana Khorkina (9,412 a 9,349) nella Finale del Volteggio …

Un’iniezione di fiducia che consente alla Chusovitina di affrontare al meglio la stagione seguente, dove domina la scena ai Giochi Asiatici di Busan ’02 – Oro al Volteggio ed al Corpo Libero, argento nel Concorso Generale Individuale ed alla Trave – dopo che ai Mondiali di Debrecen era salita ancora una volta sul podio al Volteggio, fallendo l’argento per l’inezia di appena 0,006 millesimi (9,393 a 9,387) di punto rispetto alla russa Natalia Ziganshina.

Competizioni alle quali, però, la 27enne di Bukhara partecipa con la morte nel cuore, portando nell’intimo la peggior tragedia che una madre può vivere, ovvero la malattia del figlio Alisher, al quale viene diagnosticata una forma di leucemia linfatica acuta allorché non ha ancora compiuto tre anni …

Disperati, i genitori accettano un’offerta d’aiuto da parte dei coniugi Peter e Shanna Bruggemann, allenatori delle rispettive squadre maschile e femminile al Toyota Club di Colonia, il che li porta a trasferirsi in Germania per stare vicini al proprio piccolo, che viene curato presso l’Ospedale dell’Università del Capoluogo renano.

Ecco, quindi, la grande motivazione che spinge Oksana a trattenere le lacrime e concentrarsi in pedana, poiché ha anche bisogno del denaro che i premi per i risultati ottenuti le garantiscono, anche se da soli non sono sufficienti, contribuendo a ciò anche la “Grande Famiglia” della Ginnastica mondiale, attraverso donazioni e raccolte di fondi.

Un “debito morale” che la Chusovitina può ricambiare solo con le sue prestazioni ed, al riguardo, allenandosi in Germania, anche la propria Federazione le viene incontro concedendole il nulla osta per gareggiare sotto la nuova bandiera, pur se le norme tedesche che prevedono almeno tre anni di residenza nel Paese prima di poter ottenere la cittadinanza, fanno sì che la ginnasta partecipi ai Mondiali di Anaheim ’03 e Melbourne ’05, al pari delle Olimpiadi di Atene ’04, ancora in rappresentanza dell’Uzbekistan …

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Chusovitina ai Mondiali di Anaheim ’03 – da:gettyimages.it

Paese natale che l’oramai 28enne Oksana ricompensa nel modo migliore, vale a dire vedendone il vessillo issato sul più alto pennone in occasione della cerimonia di premiazione del Volteggio alla Rassegna iridata ’03, grazie alla medaglia d’Oro vinta di misura (9,481 a 9,443) sulla nordcoreana Kang Yun Mi – a 12 anni di distanza dal titolo al Corpo Libero di Indianapolis ’91 – sfiorando il bis due anni dopo in Australia, battuta solo (9,666 a 9,418) dalla specialista cinese Cheng Fei, di 12 anni più giovane di lei.

Finalmente, nel 2006, la Chusovitina ottiene la cittadinanza tedesca, potendo così gareggiare per la prima volta sotto la nuova bandiera ai Mondiali che si svolgono in ottobre ad Aarhus, in Danimarca, Rassegna in cui ottiene il suo miglior piazzamento nel Concorso Generale Individuale, chiuso al nono posto, e sale nuovamente sul podio per la terza edizione consecutiva al Volteggio, stavolta invertendo i ruoli con l’americana Alicia Sacramone per le piazze d’onore alle spalle dell’imbattibile Cheng Fei …

Grazie alla nuova nazionalità, la Chusovitina ha così l’opportunità di competere anche ai Campionati Europei che si svolgono ad Amsterdam nell’aprile 2007, classificandosi sesta sia nel Concorso Generale Individuale che al Corpo Libero, ma senza fallire il podio nel suo “Cavallo di Battaglia”, ovvero il Volteggio, dove viene superata di stretta misura (14,812 a 14,725) solo dall’italiana Carlotta Giovannini, e quindi, per una volta, non fare onore al proprio prestigio ai Mondiali che si disputano proprio in Germania, a Stoccarda, concludendo non meglio che sesta al Volteggio in una Finale che vede la Cheng Fei conquistare il suo terzo titolo iridato consecutivo.

Una “battuta d’arresto” ampiamente riscattata l’anno seguente in occasione dei Campionati Europei che si svolgono ad inizio aprile 2008 a Clermont Ferrand, in cui si prende la rivincita sull’azzurra Giovannini, aggiudicandosi il titolo continentale al Volteggio (14,812 a 14,662) in una Finale il cui podio è completato dall’altra nostra rappresentante Francesca Benolli, miglior “biglietto da visita” possibile per andare a sfidare, il successivo agosto, la Cheng Fei a casa sua, alle Olimpiadi di Pechino 2008 …

Ed, in una specialità come la Ginnastica dove il più piccolo errore viene pagato ad un prezzo altissimo, la pressione di doversi esibire davanti al proprio pubblico può giocare dei brutti scherzi anche ad una fuoriclasse del calibro della cinese, la quale qualificatasi con il miglior punteggio per le Finali di specialità al Volteggio ed al Corpo Libero, incappa in quest’ultima prova in una indecisione che la relega addirittura in settima posizione …

Per quel che, viceversa, riguarda il Volteggio, si tratta di una prova dove le ginnaste devono eseguire due salti ai quali sono abbinati determinati coefficienti di difficoltà ed il punteggio definitivo è costituito dalla media ottenuta tra le due esecuzioni, ed un chiaro esempio di quanto appena detto è costituito dall’esibizione dell’americana Sacramone che, pur eseguendo due buoni volteggi (valutati 9,450 e 9,525), risulta penalizzata dai due bassi coefficienti (6,300 e 5,800 rispettivamente …) per un totale di 15,637 che la colloca ai margini del podio …

Allorché si presenta in pedana la favoritissima atleta di casa, la sua prima esecuzione valutata 16,075 (6,500 + 9,575) sembra confermare quello che era il pronostico della vigilia, se non fosse che al secondo salto (altro 6,500 di coefficiente di difficoltà …) sbaglia la fase di atterraggio, così che il voto di 8,550 espresso dalla Giuria determina un totale di 15,562 che, seppur migliore dell’americana, non può lasciare Cheng Fei tranquilla, dato che altre atlete devono ancora esprimersi …

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Uno dei salti della Chusovitina a Pechino 2008 – da:liveabout.com

L’avanzare degli anni fa sì che quel che, logicamente, si perde in freschezza atletica venga, quantomeno in parte, compensato dalla maggiore esperienza, ed è ciò che intende mettere a frutto la Chusovitina al momento di entrare in scena, consapevole che mai più le si potrà ripresentare un’occasione del genere per conquistare una medaglia olimpica a livello individuale …

E, con due salti in sicurezza (coefficienti 6,300 e 6,000) valutati entrambi 9,425 dai Giudici, la tedesca non riesce a trattenere la gioia allorché il tabellone la indica con il numero 1 a fianco, il che vuol dire essere in testa alla Classifica provvisoria con un punteggio complessivo di 15,575, appena 0,013 millesimi meglio della sconsolata Cheng Fei …

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L’esultanza di Oksana alla vista del punteggio – da:gettyimages.co.uk

Resta un solo pericolo in vista di un inaspettato Oro che saprebbe di impresa epica, ovvero la nordcoreana Hong Un Jong, qualificatasi per la Finale con il quinto miglior risultato nelle eliminatorie, ma che parte con un vantaggio di 0,800 millesimi rispetto alla uzbeca di origine, per il maggior coefficiente di difficoltà delle sue esecuzioni, 6,500 per entrambe …

Il primo salto sarebbe già migliore di quello della Chusovitina (15,850 a 15,725) se non fosse che la 19enne asiatica venga penalizzata di 0,300 millesimi di punto per aver messo un piede fuori dalla zona delimitata in fase di atterraggio, il che lascia ancora intatte le possibilità di medaglia d’Oro per l’oramai 33enne (!!) Oksana …

In casa tedesca si inizia a far di conto, per salire sul gradino più alto del podio Hong deve far meglio di 15,600 il che vuol dire, al netto del coefficiente di 6,500, ottenere dalla Giuria un punteggio superiore a 9,100 chiaramente alla portata della nordcoreana …

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La Chusovitina mostra l’argento di Pechino 2008 – da:sandiegouniontribune.com

Ed anche se la sua esecuzione non è impeccabile, il 9,250 assegnatole dai Giudici le è sufficiente per mettersi al collo la medaglia d’Oro, mentre per la Chusovitina va sin troppo bene anche così, non è certo il tipo da rammaricarsi per questo, visto quello che ha dovuto passare a livello affettivo.

L’argento conquistato per il Paese che l’ha aiutata per sconfiggere la malattia del figlio si potrebbe ritenere un giusto risarcimento, dati anche gli oramai 33 anni raggiunti, e difatti l’annuncio del ritiro giunge puntuale, salvo ripensarci dopo aver trascorso un’intera stagione accanto al suo bambino, ed eccola pertanto nuovamente in pedana avendo come obiettivo le Olimpiadi di Londra 2012 …

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Oksana in palestra assieme al figlio Alisher – da:espn.com

E, del resto, come si può darle torto, visti i risultati che continua ad ottenere nella sua specialità preferita, in cui, dopo aver riacquistato confidenza con la palestra e l’elasticità necessaria, è ancora in grado, nel 2011 a 36 anni (!!), di cogliere l’argento al Volteggio sia nella rassegna Continentale svoltasi a Berlino, davanti al suo pubblico, preceduta solo dalla rumena Sandra Izbasa (14,675 a 14,537), che ai successivi Mondiali di inizio ottobre a Tokyo, in cui a superarla, curiosamente, (15,300 a 14,733) è la più giovane delle Finaliste, vale a dire l’americana McKayla Maroney, di 20 anni più giovane di lei …

Piazza d’onore che la Chusovitina replica anche nell’edizione 2012 dei Campionati Europei che si svolgono ad inizio maggio a Bruxelles, in cui si inchina ancora solo alla Izbasa, cui rende 15 anni di differenza, per il ridotto margine (14,883 a 14,663) di 0,220 millesimi, così che non sono in pochi a guardare con curiosità a cosa potrà essere in grado di compiere tre mesi dopo alla “North Greenwich Arena” di Londra in occasione dei Giochi olimpici …

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La Chusovitina alla Trave a Londra 2012 – da:ougym.org

Riuscita a qualificarsi per la Finale del 5 agosto come quarta migliore delle eliminatorie, l’oramai 37enne Oksana paga dazio all’età, incorrendo in qualche sbavatura di troppo che la relega al quinto posto con 14,783 punti, alle spalle della connazionale Janine Berger (di 21 anni più giovane …), nel mentre la rumena Izbasa corona il suo “Biennio di Gloria” avendo la meglio di stretta misura (15,191 a 15,083) l’americana Maroney, Campionessa mondiale in carica.

Si potrebbe ragionevolmente pensare che ogni sorta di debito sia stato oramai pagato, da parte della Chusovitina, ma così non è, in quanto, rientrata in Patria con il figlio oramai fortunatamente guarito, si sente in dovere di sdebitarsi anche con il suo Paese natale che le è venuto incontro allorché decise per il trasferimento in Germania, e quindi eccola ancora in grado di concludere al quinto posto la Finale al Volteggio ai Mondiali di Anversa 2013, Rassegna in cui la Maroney conferma il titolo di due anni prima davanti all’astro nascente della Ginnastica americana e non solo, l’allora 16enne Simone Biles …

E quindi, dopo l’argento ai Giochi Asiatici di Incheon ’14 – preceduta, ironia della sorte, proprio dalla sua “vecchia conoscenza” Hong Un Jong, la nordcoreana che le aveva infranto il sogno olimpico a Pechino – ed una deludente esibizione ai Campionati Mondiali di Glasgow 2015, eccola di nuovo capace di raggiungere la Finale al Volteggio alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016, pur classificandosi non meglio che settima, ma in un contesto dove si trova ad affrontare ginnaste più giovani del proprio figlio …!!

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Chusovitina impegnata al Volteggio a  Rio de Janeiro 2016 – da:gettyimages.co.uk

Con una carriera durata un quarto di secolo, unica ginnasta ad aver partecipato a 7 edizioni dei Giochi Olimpici ed altresì titolare di un singolare record a livello iridato, ovvero quello di essere la detentrice del maggior numero di medaglie individuali vinte in una sola specialità quale il Volteggio, vale a dire ben 9 nelle 11 rassegne alle quali ha partecipato.

Ma c’è un ultimo particolare, ovvero che Oksana non ha ancora deciso di dire basta e punta a qualificarsi per un’ottava Olimpiade l’anno prossimo a Tokyo 2020 …

Che dite, ce la faremo ancora a vederla volteggiare in aria nella specialità di cui è oramai diventata un’icona a livello planetario …?

Agli scettici consigliamo di pensarci bene, prima di scommettere sul contrario …

 

TATIANA GUTSU, ED UN ORO FIGLIO DEL CORAGGIO E DELLA PAURA

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Tatiana Gutsu sul podio di Barcellona ’92 – da:eurosport.com

Articolo di Giovanni Manenti

Il riuscire a cogliere la “Gloria Olimpica” – massima aspirazione di ogni atleta allorché inizia a praticare una qualsiasi disciplina – è da una parte frutto di anni di impegni e relativi sacrifici e, dall’altra, può svanire per un banale infortunio, così come per il più piccolo errore od indecisione nel momento sbagliato …

Al proposito, ne sanno qualcosa gli atleti americani che, specie nel Nuoto ed Atletica Leggera, devono sottostare alla “perfida Legge dei Trials” – per molti di loro più difficili da superare che non poi aggiudicarsi una medaglia d’oro – prove in cui puoi essere primatista mondiale e/o Campione in carica di una singola specialità, ma se non superi dette “Forche Caudine” te ne resti a casa a guardare i Giochi in Tv …

Leggermente più conciliabili, i responsabili delle varie Federazioni sovietiche che, forse, in periodo di “Guerra Fredda”, tengono di più a conquistare allori per primeggiare nel Medagliere che non a difendere i diritti dei singoli atleti, ed una prova di ciò viene data in occasione delle gare di Ginnastica femminile alle Olimpiadi di Barcellona ’92, in cui peraltro, dopo il crollo dell’ideologia comunista e la già acquisita indipendenza delle Repubbliche componenti l’Urss, i vari atleti gareggiano come rappresentanti della “Comunità degli Stati Indipendenti”, per poi, dall’edizione successiva, competere con i rispettivi Paesi di origine.

E’, quella di Barcellona, una rassegna passata alla storia in campo maschile per le superbe evoluzioni dell’allora 20enne bielorusso Vitaly Scherbo, vincitore di ben 6 medaglie d’oro, fuoriclasse indiscusso sulle pedane, ma con uno “scheletro nell’armadio” non di poco conto a livello personale, di cui è, suo malgrado, involontaria vittima la protagonista della nostra Storia odierna …

Quest’ultima altri non è che Tatiana Gutsu, nata ad inizio settembre 1976 ad Odessa, in Ucraina, da genitori di origini rumene – Nazione, quest’ultima, principale rivale delle ginnaste sovietiche – e che si avvicina a tale disciplina sin dall’età di 6 anni per poi iniziare a far parte della Nazionale già dal 1988, prima di essere selezionata per il debutto a livello internazionale in occasione dei Mondiali 1991 in programma ad Indianapolis, negli Stati Uniti.

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Tatiana Gutsu agli esordi – da:gettyimages.co.uk

In una Rassegna Iridata coincidente con il compimento dei suoi 15 anni, la Gutsu si mette in evidenza per la particolare difficoltà degli esercizi da lei proposti e, nell’ultima edizione in cui le ginnaste si presentano sotto la bandiera dell’Unione Sovietica, la stessa contribuisce alla conquista del titolo nel Concorso Generale a Squadre, per poi classificarsi quinta nel Concorso Individuale e cogliere, al contrario, due significativi argenti alle Parallele asimmetriche – seconda con 9,950 alle spalle della nordcoreana Kim Gwang –suk, premiata con il massimo dei voti – ed alla Trave, dove è preceduta (9,962 a 9,950) dalla connazionale Svetlana Boginskaya, con un verdetto che lascia diversi dubbi circa la sua legittimità.

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Tatiana Gutsu ai Mondiali di Indianapolis ’91 – da:gettyimages.co.uk

Chiamata a confermarsi, l’anno seguente, ai Mondiali che si disputano a Parigi a metà aprile 1992 – esperienza ripetuta solo nel 1996, per poi essere abolita negli anni olimpici – la non ancora 16enne ucraina delude non riuscendo a qualificarsi per alcuna delle Finali alle singole specialità (non essendo contemplati nel programma i Concorsi Generali sia individuale che a squadre …), pagando lo scotto delle difficoltà dei suoi esercizi con cadute sia alla Trave che al Corpo Libero …

Tali negativi risultati portano i Dirigenti che devono comporre la selezione per i Giochi di Barcellona a nutrire dei dubbi circa l’inserimento della Gutsu, ma a togliere qualsiasi incertezza al riguardo giungono a proposito i Campionati Europei di Nantes, dove la stessa ribalta l’esito della Rassegna iridata affermandosi – gareggiando per la prima volta sotto i colori dell’Ucraina – sia nel Concorso Generale Individuale così come alle Parallele asimmetriche ed al Volteggio, per poi abbinarvi l’argento alla Trave (ancora alle spalle della Boginskaya, che gareggia per la nativa Bielorussia …) ed il bronzo al Corpo Libero.

Con cinque medaglie su altrettante prove a disposizione, la Gutsu diviene automaticamente una delle favorite in occasione delle Olimpiadi di Barcellona in programma dal 26 luglio al 2 agosto nel Capoluogo catalano, in cui il Team della “Comunità degli Stati Indipendenti” si presenta quanto mai variegato, data la presenza della sola russa Elena Grudneva, rispetto alla citata bielorussa Boginskaya, alle ucraine Gutsu e Tatiana Lysenko ed alle uzbeke Oksana Chusovitina e Rozalia Galiyeva, anche se quest’ultima continuerà poi a gareggiare sotto la bandiera di Mosca …

Rassegna che si apre, come da tradizione, con la disputa del Concorso Generale a Squadre che determina, oltre al relativo podio, anche le 36 ginnaste ammesse alla successiva prova individuale ed agli esercizi delle singole specialità, evento che conferma come, con le cinesi ancora un gradino sotto, la Ginnastica mondiale parli esclusivamente russo, rumeno ed americano, dato che le nove migliori prestazioni giungono da rappresentanti di tali Nazioni …

A conquistare la medaglia d’Oro, al termine di una sfida combattuta sul filo dei millesimi di punto, sono le ragazze della “Comunità degli Stati Indipendenti” che hanno la meglio per u soffio (395,666 a 395,079) sulle rumene, con gli Usa al bronzo con 394,704 ma con la loro portacolori Shannon Miller a far registrare il miglior punteggio complessivo di 79,311 punti rispetto ai 79,287 della Boginskaya ed ai 79,211 della rumena Cristina Bontas …

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Il Team della “CSI” Oro nel Concorso a Squadre – da:pinterest.it

La Gutsu, che fornisce ottime prestazioni sia alle Parallele asimmetriche (prima assoluta con 19,899 su di un massimo di 20,000) che al Corpo Libero (dove realizza il quinto miglior punteggio con 19,850), così da qualificarsi per le Finali di specialità, incorre in una indecisione in occasione della seconda esibizione alla Trave che la porta a ricevere, dopo una prima prova valutata 9,887, un punteggio di 9,425 che, oltre ad escluderla dalla Finale di specialità, la colloca al nono posto della Classifica complessiva con un totale di 78,848 punti, appena alle spalle della Galiyeva, da cui la dividono appena 0,037 millesimi di punto …

Poiché però tra le 36 ginnaste ammesse al Concorso Generale Individuale vi è un limite di sole tre atlete per Nazione, ecco che la Gutsu ne sarebbe esclusa, visto che la seconda migliore è la connazionale Tatiana Lysenko, quinta assoluta con 79,122 punti, ed è a questo punto che i componenti La Federazione presente ai Giochi assumono una quanto mai controversa decisione …

Nel ritenere che la giovanissima ucraina abbia maggiori possibilità di affermarsi nel Concorso Individuale rispetto alla Galiyeva – la quale può definirsi un’ottima generalista, ma senza particolari picchi di eccellenza nelle varie specialità – ecco che “convincono” l’ancor più giovane (15 anni da poco compiuti …) uzbeka a rinunciare in favore della Gutsu, adducendo un infortunio ad un ginocchio, ovviamente appositamente “certificato” da un medico …

Un atteggiamento che non sarebbe stato preso minimamente in considerazione in casa Usa, ligi a non ledere i diritti degli atleti, ma evidentemente possibile in un ambiente dove è difficile resistere alle “pressioni dall’alto”, ed in cui ci ha messo comunque messo del suo anche la Gutsu, visto che la stessa, a differenza della compagna, avrebbe comunque avuto la possibilità di competere per le medaglie nelle due singole specialità del Corpo Libero e delle Parallele asimmetriche, ma è chiaro che l’aspirazione alla “Gloria Olimpica” impedisce qualsiasi forma di “Fair Play” …

Ciò nondimeno, sulle spalle della ragazzina ucraina pesa ora una grande responsabilità, sia per dimostrare come la decisione dei tecnici sia stata quella giusta che nei confronti della compagna alla quale ha tolto il posto, e non si può certo dire che la pressione l’abbia condizionata, anzi tutt’altro …

Difatti, in uno dei più incerti e combattuti Concorsi Generali Individuali nella Storia dei Giochi – in cui, rispetto alle precedenti edizioni, le ginnaste ripartono tutte fa zero, mentre in passato veniva loro assegnato come punteggio base la metà di quanto totalizzato nel Concorso a Squadre (circostanza che, pertanto, gioca indubbiamente a favore della Gutsu …) – le performances delle prime cinque classificate hanno dello straordinario, con uno scarto tra la medaglia d’Oro e l’ultima di loro di appena 0,064 millesimi di punto …!!

L’americana Shannon Miller, che aveva fatto registrare il miglior punteggio nel Concorso Generale a Squadre, si ripete a livelli di eccellenza assoluta, venendo premiata dai Giudici con 9,975 al Volteggio e 9,925 sia alla Trave che alle Parallele asimmetriche, ma ad impedirle di salire sul gradino più alto del podio è una leggera sbavatura al Corpo Libero, pagata con un 9,900 per un totale di 39,725.

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La Gutsu nella sua esibizione alla trave – da:deadspin.com

Con anche le due rumene Lavinia Milosovici (bronzo con 39,687) e Bontas, quarta con 39,674 ed al pari della Boginskaya (quinta per l’inezia di appena 0,001 millesimo di punto in meno …) a lottare sino alla fine per la vittoria finale – Milosovici, in particolare, eguaglia il 9,975 della Miller al Volteggio ed ottiene, assieme alla connazionale Bontas il miglior voto di 9,962 al Corpo Libero – la Gutsu riesce ad avere infine la meglio grazie ai due 9,950 con cui vengono premiate le sue esibizioni al Volteggio ed alle Parallele asimmetriche, cui unisce il 9,912 alla Trave ed il 9,925 al Corpo Libero che, grazie all’indecisione dell’americana, le permette di superarla per il più ridotto margine mai fatto registrare in una Finale Olimpica, vale a dire 0,012 millesimi di punto, avendone totalizzati 39,737.

Favorita d’obbligo anche per l’Oro alle Parallele asimmetriche, l’ucraina ha poco da rimproverarsi, eseguendo un esercizio vicino alla perfezione tanto da essere premiato con 9,975 rispetto al 9,962 della Miller, bronzo, ma nulla potendo opporre all’esibizione della cinese Lu Li che – a sorpresa, avendo sinora visti i propri esercizi a detto attrezzi valutati 9,887 e 9,937 nel Concorso a Squadre e 9,912 in quello individuale – sforna “la prestazione della vita” vedendosi assegnare il 10,000 e portando così a casa l’unica medaglia d’oro sia olimpica che mondiale della sua carriera …

Perfezione che viene raggiunta anche dalla rumena Milosovici al Corpo Libero, dove le viene parimenti assegnato il 10,000 che la colloca sul gradino più alto del podio, nel mentre la connazionale Bontas, Gutsu e Miller devono farsi posto a vicenda per occuparne quello più basso con i loro 9,912 punti, preceduti, un po’ a sorpresa, dall’ungherese Henrietta Onodi, argento con 9,950.

Logico che la Galiyeva sia comunque rimasta quanto mai amareggiata per una decisione che è “stata costretta a subire” ed altresì contraria alle regole, visto che l’infortunio era fasullo, ed anche se il premio in denaro spettante alla Gutsu per l’Oro olimpico viene diviso tra entrambe, le stesse non si rivolgeranno più la parola, avendone peraltro poche occasioni, in quanto la Campionessa abbandona l’attività per trasferirsi negli Stati Uniti e divenire istruttrice di Ginnastica nel Michigan …

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La Gutsu con le sue allieve nel Michigan – da:oasport.it

E’ probabile che, a questo punto del racconto, molti dei lettori stiano provando una qual certa antipatia per la piccola Tatiana, colpevole di aver accettato una decisione a sfavore di una propria compagna, ma è giusto che si evidenzi come la sensibilità tipica dell’età di una adolescente, sia stata condizionata da un grave evento verificatosi giusto un anno prima …

Una ferita che mai più profonda può perforare l’animo di una ragazzina, vale a dire quello di essere violentata, e per di più da chi dovrebbe dare l’esempio al Gruppo e non si tratta, come potreste pensare, del “classico allenatore orco” che si approfitta della sua posizione, bensì della stella del Team, sì proprio lui, avete indovinato, Vitaly Scherbo, il ginnasta capace di aggiudicarsi in carriera 6 medaglie d’oro olimpiche e ben 12 iridate.

Una storia rimasta per anni sepolta nell’intimità più nascosta di Tatiana, che solo nel 2017, divenuta ora moglie e madre, si è decisa a denunciare puntando il dito sull’ex fuoriclasse per la violenza subita nel 1991 durante una trasferta in Germania a Stoccarda, per partecipare ad una riunione internazionale.

Scherbo è il mostro che mi ha rinchiuso nella prigione del silenzio per tutti questi anni”, ha riferito ai media l’oramai 41enne Tatiana, “approfittando della mia giovane età, ma adesso sono molto più forte e nulla potrà impedirmi di pretendere giustizia …!!”.

Accuse che non risparmiano neppure chi era all’epoca a conoscenza dell’abuso, vale a dire l’ucraino Rustam Sharipov (componente anch’egli del Team della “Comunità degli Stati Indipendenti” …) e la sua compagna Tatiana Toropova, verso i quali lancia strali di fuoco, soprattutto verso la sua omonima: “credevo tu fossi mia amica, ed invece ti è mancato il coraggio di sostenermi davanti ad un atto così vigliacco, eri lì, hai sentito tutto e non hai mosso un dito per proteggermi, mentre Rustam ha coperto le spalle del suo amico senza preoccuparsi di difendere una ragazzina di 15 anni …!!

Parole dure come macigni e che fanno tornare indietro nel tempo, ad un quarto di secolo prima, allorché una 16enne è chiamata a misurarsi con le migliori ginnaste del Pianeta mentre nel Team vengono celebrate le imprese del suo violentatore, il “fenomeno” dalle 6 medaglie d’oro, senza poter gridare in faccia al Mondo “l’altra faccia della stella

Ed allora, l’unico modo per cercare di “sopravvivere” è quello di dare tutta se stessa per emergere anche lei, comprendendo ora quell’espressione triste sul podio di Barcellona che mai avrebbe dovuto avere una 16enne con un Oro olimpico al collo …

Ecco, quindi, che il giudizio sul suo comportamento verso la compagna Galiyeva assume tutto un altro aspetto …

 

IOANNIS MELISSANIDIS, IL CUI ORO OLIMPICO NASCE DALL’AMORE PER LA DANZA

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Ioannis Melissanidis – da:nytimes.com

Articolo di Giovanni Manenti

L’oramai intervenuta globalizzazione nel Mondo dello Sport ha contagiato – quanto meno avendo riferimento al solo settore maschile, visto che al femminile continuano a dominare russe, cinesi, rumene ed americane – anche una Disciplina come la Ginnastica Artistica, praticamente elitaria sino a fine anni ’70 …

A dimostrazione di tale affermazione, valgano le aride cifre che – nelle cinque edizioni delle Olimpiadi che vanno da Roma 1960 a Montreal 1976 – evidenziano come le 43 (40 più 3 ex aequo …) medaglie d’Oro in palio siano state assegnate ad atleti di sole 7 Nazioni, e tra queste ben 23 hanno visto premiare un ginnasta giapponese e 14 un rappresentante dell’ex Unione Sovietica.

Se si fa, al contrario, un identico paragone con le ultime 5 edizioni dei Giochi che hanno interessato il nuovo Millennio – pertanto, da Sydney 2000 a Rio de Janeiro 2016 – lo scenario è ben diverso, con ben 19 Paesi a salire sul gradino più alto del Podio ed – a eccezione di Pechino 2008 dove 7 Ori su 8 in palio vengono vinti dalla Cina – con elevato frazionamento nelle varie specialità.

Basti pensare che, in tale ultimo periodo, fanno il loro ingresso nell’Albo d’Oro Nazioni come Gran Bretagna, Spagna, Corea del Sud, Brasile, Polonia, Lettonia e Canada che in un intero secolo non avevano mai avuto il privilegio di vedere la loro bandiera issata sul più alto pennone in occasione delle cerimonie di premiazione.

Ciò sta a testimoniare che – a parte i Concorsi Generali Individuale ed a Squadre, dove è necessaria una versatilità e qualità tecniche che non possono che appartenere a “Scuole consolidate” quali quelle di Cina, Russia, Giappone ed, in tempi recenti, anche Stati Uniti – qualsiasi Paese è in caso di presentare un proprio, singolo “specialista” che, senza alcuna pretesa nel Concorso Generale, può dire la sua allorché si cimenta all’attrezzo dove è in grado di esprimersi al meglio …

Questo frazionamento di allori è solo in parte derivante dalla disgregazione dell’impero sovietico, visto che i migliori ginnasti provenivano dalla Russia, come conferma il fatto che nelle ricordate ultime edizioni si mettono al collo la medaglia d’oro solo un atleta lettone e due ucraini, mentre il fuoriclasse bielorusso Vitaly Scherbo – l’ultimo grandissimo interprete della Disciplina – portò in dote le sue 6 medaglie d’Oro ai Giochi di Barcellona ’92 sotto la bandiera della “Comunità degli Stati Indipendenti, iniziando a rappresentare il suo Paese di nascita dai Mondiali di Birmingham dell’anno seguente.

Il paragone “1960-‘72/2000-‘16” evidenziato per fasce temporali omogenee, ha però avuto il suo inizio, quanto a frazionamento di successi, in occasione dei Giochi di Atlanta 1996, allorché sulle 8 medaglie d’Oro in palio, la sola Russia se ne aggiudica due (Concorso Generale a Squadre e Volteggio con Alexei Nemov), mentre il Concorso Generale Individuale ha visto emergere il cinese Li Xiaoshuang, ed i singoli attrezzi hanno premiato il tedesco Andreas Wecker alla Sbarra, l’ucraino Rustam Sharipov alle Parallele, lo svizzero (di chiare origini cinesi …) Li Donghua al Cavallo con Maniglie ed il nostro Yuri Chechi a sfatare la “Maledizione olimpica” agli Anelli …

Ne manca uno, quello che, difatti, non è un attrezzo, bensì un “Esercizio a Corpo Libero” e qui ad emergere è il protagonista della nostra Storia odierna, per il quale cimentarsi su di una pedana all’interno di un Palazzetto è una “sorta di ripiego” rispetto a quelle che erano le sue aspirazioni giovanili, avendo preferito ben altri e più celebri palcoscenici, come il “Teatro Bolscioi” di Mosca …

Già, perché Ioannis Melisssanidis, cui è dedicato il nostro racconto, avrebbe voluto studiare Danza Classica dal momento che, assieme alla sua famiglia, aveva fatto ritorno in Grecia, a Salonicco, all’età di due anni, dopo essere nato il 27 marzo 1977 a Monaco di Baviera, in Germania, dove i genitori Evaggelos ed Aikaterini all’epoca lavoravano.

La passione per il ballo prende il piccolo Ioannis all’età di poco più di 9 anni, non incontrando però l’approvazione dei genitori che, secondo quanto dalla stessa futura Gloria Olimpica riferito, acconsentirono a fargli praticare quantomeno la Ginnastica artistica dopo che il bambino si era rifiutato di mangiare per due giorni …

Costretto a praticare quella che per lui altro non è che una “seconda scelta”, è evidente che il giovane Ioannis eccelli nelle due specialità ginniche che più si avvicinano al ballo, ovverossia il Corpo Libero ed il Volteggio, dove grazia ed eleganza si fondono ben più che agli attrezzi dove predomina la forza fisica, dando immediata dimostrazione di ciò ai Campionati Europei Juniores 1991, dove conquista il bronzo al Corpo Libero precedendo futuri Campioni mondiali assoluti quali il bielorusso Ivan Ivankov ed il bulgaro Yordan Yovchev.

Ed allorché due anni dopo, nella stessa Rassegna Continentale Juniores, Melissanidis sale sul gradino più alto del podio al Corpo Libero e si pone su quello più basso al Volteggio, non sono in pochi a profetizzare che in vista dei prossimi appuntamenti iridati ed olimpici occorra fare i conti soprattutto con lui …

Previsione che prende quanto mai più corpo dopo l’esito dei Campionati Mondiali ’94 svoltisi a fine aprile a Brisbane, in Australia, dove solo il citato fuoriclasse bielorusso Scherbo è in grado di far meglio del 17enne greco al Corpo Libero, totalizzando 9,725 rispetto al 9,687 con cui viene premiato Melissanidis, il quale divide il secondo gradino del podio con il britannico Neil Thomas.

A dare ancor maggior valore all’impresa del ginnasta greco valga il fatto che egli diviene il primo del suo Paese, di entrambi i sessi, ad aver conquistato una medaglia iridata, anche se nel biennio successivo non conferma le aspettative, non riuscendo a qualificarsi per le Finali di alcuna specialità sia alla Rassegna di Sabae 1995 che di San Juan de Portorico 1996, che vedono, peraltro, Scherbo confermare il titolo al Corpo Libero …

Circostanze tutte che inducono a ritenere il bielorusso il grande favorito anche ai Giochi di Atlanta che si svolgono dal 20 luglio al 4 agosto 1996 e che, viceversa, rappresentano il suo, inatteso, passo d’addio, pur riuscendo a conquistare quattro medaglie, ma del solo metallo di bronzo, quasi un’offesa per un atleta del suo livello.

Gradino più basso del podio che viene salito da Scherbo nel Concorso Generale Individuale così come al Volteggio, alla Sbarra ed alle Parallele, mentre sono in molti a scommettere che, sia pur in fase calante, sia per lui difficile farsi sfuggire l’Oro al Corpo Libero dove, ricordiamo, vanta tre argenti iridati consecutivi dal 1991 al ’93, cui sono seguiti altrettanti titoli nel triennio successivo …

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Melissanidis – da:pinterest.ca

 

Per quanto, al contrario, riguarda Melissanidis, lo stesso concentra su detto esercizio tutte le proprie energie, visto che – sulla base delle premesse elencate all’inizio – i risultati agli altri attrezzi sono alquanto imbarazzanti (33esimo al Volteggio, 75esimo alle Parallele, 81esimo alla Sbarra, 82esimo al Cavallo con Maniglie ed 86esimo agli Anelli, nonché 52esimo al Concorso Generale Individuale …), mentre al Corpo Libero conclude i preliminari al quarto posto con 19,375 punti, alle spalle del russo Yevgeny Podgorny (19,549) e delle due stelle Scherbo (19,462) e l’altro russo Nemov (19,450).

Le nuove norme prevedono però che tali punteggi servino esclusivamente a qualificare i migliori otto ginnasti per contendersi le medaglie, e gli stessi ripartono tutti da zero nella Finale che ha luogo il 28 luglio 1996 al “Georgia Dome” di Atlanta …

Se l’argento iridato di Brisbane di Melissanidis aveva rappresentato la prima medaglia ad un Mondiale per la Grecia, in sede olimpica il Paese ellenico vanta sì due Ori nel Medagliere assoluto, ma occorre precisare che gli stessi risalgono all’edizione inaugurale dei Giochi dell’Era Moderna di Atene 1896, allorché ad affermarsi furono, curiosamente un altro Ioannis, Mitropoulos, agli Anelli e Nikolaos Andriakoupolos alla Fune, e pertanto con una rosa di partecipanti alquanto ristretta …

Ma torniamo alle imprese del nostro uomo, il quale, forse esaltato dall’atmosfera di Olimpia (bene o male terra dei suoi avi …) ed immaginando di trovarsi sul palcoscenico da lui tanto desiderato del Boslcioi, manda in scena un’esibizione ai limiti della perfezione, impreziosita da un’uscita con tre salti mortali in avanti ed uno raggruppato all’indietro che strappa le ovazioni del pubblico presente e, quel che più conta viene premiata dalla Giuria con un 9,90, quattro 9,850 ed un 9,80 per un punteggio finale (vengono scartati il migliore ed il peggior voto …) di 9,850 sufficiente ad assicurargli la Medaglia d’Oro …

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Melissanidis con al collo l’Oro al Corpo Libero – da:insgain.com 

Alle sue spalle, Scherbo conferma essersi presentato negli Usa non in perfette condizioni, commettendo varie incertezze pagate con un 9,275 che gli vale appena la settima posizione, nel mentre anche Podgorny non tiene fede agli esercizi eliminatori, concludendo non meglio che sesto con 9,550 così che a far compagnia al greco sul Podio di Atlanta sono il cinese Li Xiaoshuang ed il russo Nemov, con 1,837 e 9,800 rispettivamente.

Inutile dire che in Patria Melissanidis viene accolto come una sorta di eroe, avendo peraltro modo di mettersi in evidenza negli anni a seguire ai Campionati Europei di San Pietroburgo 1998, dove si impone al Volteggio e conquista l’argento al Corpo Libero alle spalle del più volte ricordato Nemov.

L’oramai 22enne greco si presenta con fondate ambizioni anche alla Rassegna Iridata ’99 in programma a Tianjin, in Cina, dove si qualifica per le Finali al Corpo Libero ed al Volteggio, ma mentre a quest’ultimo attrezzo deve accontentarsi del settimo posto con un modesto 8,606, nell’esercizio da lui preferito vede sfuggire la medaglia per 0,100 piazzandosi quarto, a pari merito con il bielorusso Vitaly Rudnitsky ed il cinese Yang Wei, tutti accreditati di 9,637 rispetto al 9,737 dell’altro cinese Xing Aowei, nel mentre Nemov conferma il titolo di Losanna ’97 imponendosi (9,787 a 9,750) sullo spagnolo Gervasio Deferr.

Melissanidis pone fine alla propria carriera con la partecipazione ai Giochi di Sydney 2000, dove peraltro si esibisce solo al Volteggio e nel quale – dopo essersi qualificato con il quarto miglior punteggio di 9,737 che, se ripetuto in Finale, gli avrebbe dato un secondo Oro – paga a caro prezzo un’incertezza in fase di atterraggio ed il 9,262 assegnatogli dai Giudici lo posiziona non meglio che settimo.

Ma se Ioannis chiude con la Ginnastica, quest’ultima non si dimentica di lui, inserendo due sue varianti al Volteggio nel “Codice dei Punteggi”, mentre in Patria è lui a far valere la notorietà acquisita in campo sociale quale sostenitore di “Greenpeace” e, nel 2003, appoggia pubblicamente la “Fondazione Melina Mercouri” nella battaglia per restituire alla Grecia i Marmi di Elgin, attualmente custoditi presso il “British Museum” di Londra.

Ovviamente, nella sua città adottiva di Salonicco la Palestra è stata a lui intitolata, così come Melissanidis è stato uno degli ultimi tedofori in occasione delle Olimpiadi che si sono svolte nel 2004 ad Atene, mentre quattro anni dopo, a Pechino, è stato invitato dagli Organizzatori a presenziare ai Giochi, nonché a tenere delle lezioni alle Università quale rappresentante del CIO …

Insomma, non avrà coronato il sogno di esibirsi al Bolscioi, ma in ogni caso la sua naturale predisposizione per il ballo gli ha comunque consentito di costruire qualcosa di positivo …

 

NATALIA KUCHINSKAYA, LA STELLA DELLA GINNASTICA CHE LASCIO’ PER NOIA

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Natalia Kuchinskaya – da:wikipedia.org

Articolo di Giovanni Manenti

Negli Sport di squadra, vi sono periodi più o meno lunghi in cui vi sono singole formazioni a dominare la scena, per quella che in gergo viene denominata “dinastia”, circostanza che può ovviamente verificarsi anche a livello individuale, pur se spesso – ma non sempre – l’arco temporale è più ridotto poiché, mentre una squadra può modificare i propri effettivi, il singolo atleta deve contare solo su se stesso …

In quest’ultima ottica, il settore femminile della Ginnastica Artistica, da quando ha visto il proprio programma inserito nelle Discipline olimpiche, ovverossia dall’edizione di Helsinki ’52, è quanto mai emblematico al riguardo, visto che lo stesso è stato dominato, nei primi due decenni, da due stelle di prima grandezza, divenute delle “Leggende” della specialità, vale a dire la sovietica di origine ucraina Larisa Latynina – 18 medaglie olimpiche e 14 iridate (di cui 9 Ori in entrambe le manifestazioni …) – e la cecoslovacca Vera Caslavska, che, bontà sua, si è “limitata” (si fa per dire …) ad 11 medaglie ai Giochi (7 Ori e 4 argenti) ed a 10 (4 Ori, 5 argento ed un bronzo …) ai Mondiali.

La prima metà degli anni ’70 è caratterizzata dal ritorno ai massimi livelli delle ginnaste russe – ed in particolare dal trio formato da Olga Korbut, Nellie Kim e Ludmila Tourischeva – in attesa che facesse la sua entrata trionfale nel panorama ginnico mondiale la “divina” rumena Nadia Comaneci (degna apripista di un successivo movimento di vertice da parte delle sue connazionali …), ma questa storia avrebbe potuto prendere una piega ben diversa, solo se …

Già, solo se un’altra giovane e promettentissima atleta russa avesse deciso di continuare a praticare una specialità per cui era naturalmente predisposta, uno di quei talenti che raramente sbocciano pur in una amplissima possibilità di scelta come quella, all’epoca, costituita dalle Repubbliche che formavano l’Unione Sovietica.

Natalia Kuchinskaya, poiché è di lei che stiamo parlando, nasce a Leningrado l’8 marzo 1949 e sin da bambina mostra una particolare armoniosità di movimenti tale da farla ritenere predisposta a quello che sarebbe il suo sogno, ovvero divenire una ballerina di danza classica, salvo poi essere convinta dai suoi genitori a cimentarsi nella Ginnastica artistica …

Affidata inizialmente alle cure di Vladimir Reyson, non passa molto tempo affinché la 15enne Natalia venga seguita a livello federale dalla ricordata leggendaria Latynina, la quale ne intuisce immediatamente le enormi potenzialità, prendendosene personalmente cura mentre, dal canto suo, sta abbandonando l’attività.

Ed i risultati non tardano ad arrivare, visto che già ai Campionati nazionali sovietici del 1965, appena 16enne, la Kuchinskaya si aggiudica il titolo nel Concorso Generale ed alla Trave, per poi stupire i presenti l’anno seguente, allorché, oltre alla conferma del titolo individuale, primeggia anche alla Trave ed al Corpo Libero, piazzandosi seconda alla Sbarra e quarta al Volteggio, così da non esservi dubbio alcuno circa la sua selezione con il Team sovietico in vista dei Campionati Mondiali di Dortmund ’66.

Rassegna iridata che, da un lato, segna il passo d’addio della Latynina – che coglie l’ultimo alloro di una straordinaria carriera con l’argento nel Concorso Generale a squadre – e, dall’altro, consacra la Kuchinskaya come la nuova stella nel firmamento della Ginnastica mondiale, l’unica in grado di contrastare la fuoriclasse ceca Caslavska, rispetto alla quale va a medaglia in ogni specialità, rispetto alle sole cinque della sua più celebre rivale …

Una Caslavska grazie alle cui esibizioni il Team cecoslovacco riesce, per il più ristretto dei margini (383,625 a 383,587 …) di appena 0,037 millesimi di punto, a conquistare il titolo nel Concorso Generale a squadre, per poi imporsi anche nella prova individuale (78,298 a 78,097) sulla 17enne di Leningrado …

Due Ori contro due argenti prima di cimentarsi alle singole specialità, ma se la ceca ribadisce la propria superiorità al Volteggio (19,583 a 19,399) sulla tedesca orientale Erika Zuchold, relegando la Kuchinskaya sul gradino più basso del podio con 19,316, quest’ultima si prende la rivincita affermandosi alle Parallele asimmetriche con il punteggio di 19,616 unica specialità in cui la Caslavska resta ai margini del podio, quarta con 19,482 alle spalle delle giapponesi Keiko Ikeda e Taniko Mitsukuri.

La “resa dei conti” tra l’impertinente ragazzina e l’affermata ginnasta ceca – con 7 anni di età a dividerle – avviene negli esercizi alla Trave ed al Corpo Libero, con il primo dei quali a rappresentare il “cavallo di battaglia” della Kuchinskaya …

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Natalia Kuchinskaya e Vera Caslavska – da:pinterest.ph

Approdata alla Finale con il punteggio di 9,900 conseguito agli obbligatori, la giovane sovietica aumenta il vantaggio sulla sua avversaria anche nell’esercizio libero, concludendo con un totale di 19,650 rispetto ai 19,333 della Caslavska, che spera di rifarsi al Corpo Libero, visto il minimo distacco (9,900 a 9,833) che la separa dalla scatenata Kuchinskaya …

Ed, in effetti, la Campionessa olimpica di Tokyo ’64 – colei che aveva impedito alla Latynina un tris nel Concorso Generale Individuale che non avrebbe avuto eguali nella Storia dei Giochi – sforna un’esibizione premiata con 9,850 dai giudici, ma il 9,833 assegnato alla russa fa sì che sia quest’ultima a prevalere per il ristretto margine (19,733 a 19,683) di 0,050 millesimi di punto, così da concludere la Rassegna iridata con 3 Ori, 2 argenti ed un bronzo, rispetto ai 3 Ori e 2 argenti della Caslavska.

Forse, però, la più contenta è proprio la Latynina, la quale è convinta di aver trovato chi potrà raccoglierne l’eredità, e già si proietta verso l’appuntamento clou del prossimo biennio, vale a dire le Olimpiadi di Città del Messico, che la vedranno assente dopo tre partecipazioni consecutive.

Con la Caslavska quale logica avversaria da battere, la Kuchinskaya si prepara al suo esordio sul palcoscenico a cinque cerchi facendo l’en plein ai Campionati nazionali sovietici del 1967 (aggiudicandosi i titoli sia nel Concorso Generale che in ogni singola specialità …) e ritenendosi pertanto pronta a lanciare la sfida alla ben più esperta rivale, viceversa alla sua terza esperienza ai Giochi …

E la settimana che dal 21 al 26 ottobre 1968 vede le ginnaste darsi battaglia al “National Auditorium” della Capitale messicana rappresenta quel che di più appassionante la Ginnastica del tempo può mostrare al Mondo, con uno stimolo in più per la Caslavska, derivante dalla rivalsa covata verso l’Urss nel suo complesso per la repressione sfociata nel sangue dell’agosto del medesimo anno nel suo Paese.

Una carica che non può impedire alla fuoriclasse di Praga – nonostante realizzi agli obbligatori il punteggio più alto di 78,250 – di opporsi al trionfo delle le ragazze sovietiche nel Concorso Generale a squadre (nel quale fa il suo esordio nel Team sovietico una appena 16enne Ludmila Tourischeva …), ancorché con il ridotto margine (382,850 a 382,200) di 0,650 millesimi di punto, mentre il suo citato “score” le consente di replicare l’Oro di Tokyo ’64 nel Concorso Generale Individuale, in cui la Kuchinskaya deve accontentarsi del bronzo, preceduta (76,850 a 76,750) anche dalla connazionale Zinalda Druzhinina, successivamente moglie del ginnasta Mikhail Voronin …

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Voronina, Caslavska e Kuchinskaya sul podio del Concorso Generale – da:gettyimages.it

Ai successivi esercizi delle singole specialità, Kuchinskaya conferma la propria superiorità alla Trave, dove ancora una volta costringe alla resa (19,650 a 19,575) la Caslavska che, dal canto suo, domina le restanti tre prove, imponendosi sia al Volteggio che alle Parallele Asimmetriche ed al Corpo Libero (anche se, in quest’ultimo caso, a pari merito con l’altra sovietica Larisa Petrik …), mentre la 19enne Kuchinskaya raccoglie solo un bronzo al Corpo Libero, ancorché per il più minimo dei margini (19,675 a 19,650) rispetto alla coppia che occupa il gradino più alto del Podio.

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Caslavska, Petrik e Kuchinskaya sul podio del Corpo Libero – da:gettyimages.it

Resta comunque il fatto che un bottino di 6 medaglie iridate e 4 mondiali è tale da fare invidia alla quasi totalità delle ginnaste del pianeta, con oltretutto la prospettiva di incrementare detto Palmarès negli anni a seguire, ma non è il caso della 19enne Natalia che, improvvisamente ed inaspettatamente, decide di abbandonare l’attività agonistica …

Un “Niet” sorprendente per l’organizzazione federale sovietica dell’epoca che, difatti, fa trapelare la notizia che la Kuchinskaya abbia dovuto ritirarsi per problemi alla tiroide, mentre a circa 30 anni di distanza, è lei stessa a smentire tale circostanza, affermando che, semplicemente, non aveva più voglia di sobbarcarsi ore ed ore di duri allenamenti per restare ai vertici della specialità, senza però abbandonare del tutto la Ginnastica per dedicarsi all’attività di allenatrice sia nel proprio Paese che in Giappone ed infine negli Stati Uniti contribuendo alla crescita di tale disciplina oltre Oceano …

Chiaramente il suo passaggio ai vertici di detto Sport non è passato inosservato, tant’è che nel 2006 la Kuchinskaya è stata introdotta nella “International Gymnastic Hall of Fame”, mentre al momento del suo ritiro, siamo certi che Ludmila, Olga e Nellie non si siano strappate i capelli …

 

ALBERT AZARYAN, IL PRIMO “SIGNORE DEGLI ANELLI” DELLA GINNASTICA

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Albert Azaryan agli Anelli – daighof.com

Articolo di Giovanni Manenti

Quando il britannico John Ronald Reuel Tolkien si prese la briga di mettersi a scrivere, in un lasso di tempo lungo ben 12 anni (tra il 1937 ed il 1949), quella che poi, pubblicata in tre volumi nel 1954 e ’55, sarebbe divenuta la trilogia de “Il Signore degli Anelli”, probabilmente non si immaginava che tale titolo sarebbe stato accostato alla specialità (gli Anelli, appunto …) che fa parte degli esercizi tipici della Ginnastica Artistica …

Cosa che, viceversa, è puntualmente avvenuta, in particolare grazie ad un nostro atleta, vale a dire Yuri Chechi, che può a giusta ragione vantare detto titolo, visto che agli Anelli si aggiudica il titolo iridato in 5 edizioni consecutive – dal 1993 al ’97 – dei Campionati Mondiali, cui unisce l’Oro olimpico ai Giochi di Atlanta ’96, non avendo potuto essere presente, quattro anni prima, a Barcellona causa la rottura del tendine d’Achille in allenamento.

Ma, se questi successi non intaccano tale diritto per il ginnasta toscano, è anche giusto ricordare che il primo, vero “Signore degli Anelli” ha origini più orientali, armene per la precisione, ed altresì ben più datate nel tempo, ed è anche grazie alla sua abilità ed innovazioni che tale specialità si è evoluta.

Il soggetto in questione altri non è che Albert Azaryan, il quale nasce l’11 marzo (o febbraio, vi sono discordanze al riguardo …) 1929 a Gharakilisa, l’attuale Vanadzor, città di circa 80mila anime, zona fortunatamente toccata marginalmente dalle vicende del Secondo conflitto mondiale.

Ma per il giovane Albert, un altro triste evento ne caratterizza l’adolescenza, vale a dire la morte del padre allorché ha soli 14 anni, costringendolo a trovare un impiego come fabbro per provvedere al sostentamento della famiglia, anche se, come si dice, “non tutto il male vien per nuocere”, visto che tale attività gli consente di irrobustire il proprio fisico, specie nelle braccia, circostanza che gli viene quanto mai utile nell’attività sportiva.

E la fortuna si dimostra amica per Albert allorquando, nel 1946 a Guerra finita, assiste nella sua città ad un’esibizione dei migliori ginnasti armeni dell’epoca, al termine della quale, assieme ad altri suoi amici, si cimenta ad alcuni attrezzi al fine di imitarne le gesta, facendo colpo sul tecnico che li accompagna, ottenendo un immediato invito a seguirli nella Capitale Erevan per migliorare ed affinare la propria tecnica.

Detto fatto, e nell’arco di un solo triennio Azaryan diviene, a 20 anni, Campione armeno nella specialità degli Anelli, per poi scalare i vertici della Ginnastica nel ben più ampio contesto ginnico dell’Unione Sovietica, che partecipa per la prima volta alle Olimpiadi nell’edizione di Helsinki ’52 dove, ad imporsi a tale attrezzo, è un altro ginnasta armeno, tale Hrant Shahinyan, altresì Oro nel Concorso Generale a Squadre ed argento in quello individuale ed al Cavallo con Maniglie.

La non più giovane età del connazionale – oramai 29enne in occasione dei Giochi finlandesi – è un ulteriore stimolo per Azaryan per cercare di raccoglierne l’eredità, apportando alcune innovazioni nel suo esercizio agli Anelli, in particolare il movimento che prende successivamente il suo stesso nome, ovvero la “Croce di Azaryan” (“The Azaryan Cross”, nel lessico internazionale …) in cui il ginnasta assume una posizione perpendicolare, braccia tese verso l’esterno, come un crocifisso …

Non è comunque facile farsi strada in un apparato notoriamente burocratico come quello sovietico che tende a privilegiare i ginnasti russi rispetto a coloro che provengono dalle varie Repubbliche, ed Azaryan ne ha la prova in occasione dell’esibizione del Team armeno ai Campionati dell’Urss ’53, allorché nella rotazione agli Anelli la Giuria assegna punteggi che gli sembrano insolitamente bassi.

Ed allorché il loro tecnico, prima della sua esibizione, va a chiederne conto ai Giudici, ricevendo come risposta il fatto che i vari atleti non riescono a mantenere la posizione per i 3” previsti dal regolamento, ecco che il 24enne Albert, nel suo esercizio, si rivolge loro polemicamente chiedendo “E’ abbastanza lungo?”, circostanza che lo penalizza poiché non è consentito interferire con la Giuria, ma depone a suo favore in quanto dimostra che ha carattere da vendere, ed i Dirigenti ne prendono doverosamente nota …

Ecco quindi Azaryan selezionato – assieme al citato connazionale Shahinyan – per il suo primo grande appuntamento internazionale, vale a dire i Campionati Mondiali di Roma ’54, in un Team di cui fanno parte le due stelle Viktor Chukarin (6 volte medagliato ai Giochi di Helsinki ’52) e Boris Shakhlin, che viceversa inizia nella “Città eterna” la sua sfolgorante carriera.

In un’edizione della Rassegna iridata dominata dagli atleti sovietici – ed in cui Chukarin conferma, sia pure a pari merito con Valentin Muratov, l’oro olimpico nel Concorso generale Individuale, che vede ai primi 7 posti altrettanti rappresentanti dell’Urss, con Shahinyan bronzo ed Azaryan quarto a pari merito con Shakhlin – il 25enne armeno fornisce il proprio contributo alla scontata, nonché netta, affermazione della “corazzata” sovietica nel Concorso Generale a squadre, con ampio margine (689,900 a 673,250) su di un Giappone il cui Capitano è un’altra leggenda della Disciplina, vale a dire Takashi Ono.

Qualificatosi per le Finali agli Anelli ed al Volteggio, Azaryan sfiora il podio in questo secondo attrezzo, per poi ottenere il punteggio più alto dell’intera Manifestazione, allorché rasenta la perfezione nell’esercizio libero agli Anelli, premiato stavolta con un 9,950 che gli consente di superare il trio sovietico costituito da Yevgeny Korolkov, Muratov e Chukarin che lo precedeva (9,800 a 9,750) al termine della prova obbligatoria, a ribadire come le sue innovazioni lo stiano rendendo protagonista assoluto della specialità.

Una superiorità che trova conferma, l’anno seguente, in occasione dei Campionati Europei ’55 che si svolgono a Francoforte sul Meno, dove Azaryan cede solo a Chukarin (57,80 a 56,75) nel Concorso Generale Individuale, così come è preceduto da Shakhlin alla Sbarra, ma, dopo aver diviso con lo stesso Shakhlin ed il tedesco Helmut Banz il gradino più alto del podio alle Parallele, fa ancora una volta registrare il punteggio più alto assegnato dalla Giuria allorché il suo 9,850 gli vale l’Oro agli Anelli, per quella che oramai sta divenendo per il fuoriclasse armeno una consuetudine da portare avanti degli anni.

Manca ancora, però, la “consacrazione olimpica”, la quale giunge puntualmente in occasione dei Giochi di Melbourne ’56, ai quali si presenta forse una delle più forti formazioni sovietiche di ogni epoca – con i vari Chukarin (oramai 35enne ed al suo passo d’addio …), Shakhlin, Muratov ed Azaryan a far da primattori – e che, difatti, si impone nel Concorso Generale a Squadre, pur dovendo confrontarsi con la crescita del Team nipponico, che riduce nettamente (568,25 a 566,40) il distacco rispetto alla precedente Rassegna iridata.

Ed altrettanto avviene nel Concorso Individuale, con Chukarin ad avere la meglio su Takashi Ono per il ridottissimo margine (114,250 a 114,200) di appena 0,050 millesimi d punto, mentre il bronzo spetta all’altro sovietico Yuri Titov ed Azaryan conclude settimo davanti a Shakhlin.

Così come l’anno precedente alla Rassegna Continentale, Azaryan ottiene la qualificazione alle Finali di specialità agli Anelli ed alle Parallele, ma rispetto alla stessa vi è da sostenere la concorrenza dei ginnasti del Paese del Sol Levante che, difatti, monopolizzano il podio di quest’ultimo attrezzo alle spalle di Chukarin – che con quest’ultimo Oro porta a 7 il numero delle sue vittorie ai Giochi – con Masumi Kubota argento, mentre Takashi Ono e Masao Takemoto si dividono il gradino più basso, precedendo per soli 0,100 millesimi di punto (19,100 a 19,000) un Azaryan penalizzato dal punteggio ottenuto nella prova obbligatoria.

Ma non ci sono giapponesi che tengano allorché l’oramai 27enne armeno si presenta davanti ai Giudici per la sua esibizione agli Anelli dove parte nuovamente con un leggero svantaggio (9,600 a 9,550) rispetto ad un trio composto dal connazionale Muratov e dai ricordati Kubota e Takemoto, in quanto le evoluzioni che mette in mostra non sono emulabili dai suoi avversari, ed il 9,800 assegnatogli dalla Giuria è largamente sufficiente per passare in testa ed aggiudicarsi la medaglia d’Oro con 19,350 punti davanti a Muratov (19,150) ed ai due nipponici che, da buoni amici, si dividono (19,100) il gradino più basso del podio.

Oramai Azaryan è l’indiscusso “Re degli Anelli” – non ancora “Signore” perché la trilogia di Tolkien è appena uscita in libreria e non ha ancora raggiunto la fama che la contraddistinguerà in futuro – ma egli per primo sa che per tenere a bada la concorrenza occorre sempre escogitare qualcosa di nuovo, ed eccolo allora portare una variante alla “Azaryan Cross” che prevede lo stendere del corpo all’indietro parallelamente alla pedana, passaggio di una difficoltà estrema per l’epoca …

E non ci può essere miglior occasione per mettere in mostra tale innovazione che presentarla innanzi al pubblico amico, vale a dire i Campionati Mondiali ’58 che vanno in scena ad inizio luglio nella Capitale sovietica, dove i ginnasti di casa fanno nuovamente incetta di medaglie, aggiudicandosi tutte le prove con la sola eccezione dell’esibizione al Corpo Libero, in cui si afferma Takemoto davanti a Takashi Ono.

Seppur priva del fuoriclasse Chukarin, la formazione sovietica vede brillare la nuova stella Shakhlin che si aggiudica ben 5 titoli iridati, tra cui – oltre al Concorso Generale a Squadre precedendo come al solito (575,450 a 572,600) l’unico Team, il Giappone, in grado di impensierirla – il Concorso Individuale, imponendosi (116,050 a 115,600) sull’eterno secondo Takashi Ono, con Azaryan nuovamente settimo, ma d’altronde lui si è oramai più che altro dedicato ad un singolo attrezzo …

La corporatura, e conseguente muscolatura, del 29enne armeno fa sì che prediliga gli esercizi dove la forza (Anelli, Sbarra e Parallele) ha una componente maggiore rispetto alle prove (Volteggio, Cavallo con Maniglie e Corpo Libero) dove a farsi preferire è l’agilità, ed anche nella Rassegna moscovita ottiene la qualificazione, per le singole specialità, alla Sbarra nonché, per quanto ovvio, agli Anelli, suo autentico “Cavallo di battaglia”.

E se, nel primo caso, è costretto ad inchinarsi alla superiorità (19,575 a 19,350) di Shakhlin – Oro altresì alle Parallele ed al Cavallo con Maniglie – per un podio completato dal bronzo di Titov, a pari merito con Takemoto, anche sulle pedane di Mosca il principale protagonista è ancora lui, visto che il punteggio complessivo di 19,875 (sul massimo ottenibile di 20,000) assegnatogli dai Giudici agli Anelli non ha eguali al confronto delle altre specialità, come dire che la specializzazione di Azaryan in tale esercizio è oramai giunta ai limiti della perfezione.

All’epoca, la Ginnastica è ancora uno Sport per uomini e non per giovani circensi, ragion per cui si può continuare ad eccellere anche intorno ai 30 anni di età, e per Azaryan non vi è luogo migliore per dare l’addio alle competizioni – quantomeno ai massimi livelli – lì dove tutto era incominciato con i Campionati Mondiali ’54, vale a dire a Roma, sede delle Olimpiadi 1960.

Edizione, quella romana, che segna la “grande rivincita” di Takashi Ono che, dopo aver dovuto a lungo sopportare il dominio sovietico – un solo Oro, alla Sbarra a Melbourne ’56, dove coglie 3 argenti ed un bronzo, mentre ai Mondiali di Mosca ’58 ottiene ben 4 argenti ed un bronzo – inaugura, con un’altra leggenda, Yukio Endo, al proprio fianco, la serie di cinque affermazioni consecutive, sino ai Giochi di Montreal ’76, del Giappone nel Concorso Generale a Squadre, avendo la meglio sulla “armata sovietica”, superata 575,20 a 572,70.

Un Takashi Ono che insidia sino all’ultimo la vittoria di Shakhlin (115,950 a 115,900) nel Concorso Individuale – in cui Azaryan non va oltre l’undicesimo posto – per poi dividere con il fuoriclasse russo il gradino più alto del podio al Volteggio e far suo l’Oro alla Sbarra, nel mentre Shakhlin si impone alle Parallele ed al Cavallo con maniglie, in quest’ultimo caso alla pari con il finlandese Eugem Ekmann, al suo unico, importante acuto in carriera.

In questa “sfida a due” tra il russo ed il giapponese, Azaryan, oramai varcata la trentina, si concentra sulla sola unica specialità in cui sa di poter ancora dire la sua, presentandosi peraltro stavolta all’esercizio libero già in vantaggio dopo gli obbligatori, con un podio praticamente già scritto, in quanto con un eccellente 9,875 precede, manco a dirlo, i due “eterni rivali” Shakhlin e Takashi Ono, valutati con 9,750 e 9,725 rispettivamente.

Un margine che, a questi livelli, è ampiamente rassicurante, ed Azaryan, per una volta, gioca di prudenza, senza voler provare evoluzioni particolari che potrebbero pregiudicare una vittoria già quasi in tasca, e “si limita”, bontà sua, a ripetere con precisione le evoluzioni che oramai conosce a memoria, senza sbavatura alcuna e che vengono premiate con un 9,800 per un totale di 19,725 il che vorrebbe dire che, per pareggiare tale punteggio, Shakhlin dovrebbe ottenere 9,975 e Takashi Ono addirittura 10,000 cosa ovviamente impensabile, come difatti accade ed il podio conclusivo conferma l’ordine degli obbligatori, con Shakhlin – che conclude i Giochi di Roma con 4 Ori, 2 argenti ed un bronzo – secondo e Takashi Ono – a propria volta tornato in Patria con 3 Ori, un argento e 2 bronzi – terzo, raggiunto sul gradino più basso del podio dal bulgaro Velik Kapsazov.

Cala quindi il sipario sulla carriera del primo, assoluto “Signore degli Anelli”, che in 7 anni ai massimi livelli in campo internazionale non ha conosciuto sconfitte, arricchendo la propria bacheca con due Ori olimpici, altrettanti titoli iridati ed uno europeo, ragion per cui non vi è certo da sorprendersi se Azaryan sia stato eletto “Atleta armeno del XX Secolo” da parte dei Giornalisti del proprio Paese per quella che è una votazione che si è svolta ad ogni angolo del Pianeta con l’entrata nel nuovo Millennio.

Ma il contributo di Azaryan al mondo della Ginnastica non termina con l’addio all’attività agonistica, divenendo – nomina, diremmo, pressoché scontata – il Tecnico della Nazionale armena, ruolo grazie al quale ottiene quella che forse è la sua massima soddisfazione, ovvero allenare il proprio figlio Eduard che ne segue le orme sino a far parte della Nazionale sovietica con cui conquista l’argento nel Concorso Generale a squadre ai Mondiali di Strasburgo ’78 e l’Oro nella stessa prova ai Giochi di Mosca ’80 senza poter prendere parte agli esercizi per concorrere alla Prova Individuale essendo giunto quarto nei preliminari alle spalle di altrettanti connazionali – tanto per capirsi, stiamo parlando di Aleksandr Dityatin, Nikolay Andrianov ed Aleksandr Tchakov – vista la limitazione a tre atleti per Paese imposta dal Comitato Olimpico Internazionale.

Con la disgregazione dell’impero sovietico e la riacquistata indipendenza dell’Armenia, un ulteriore, diremmo quasi doveroso omaggio viene conferito ad Azaryan – il quale resta tuttora, assieme al giapponese Akinori Nakayama, che ha eguagliato tale impresa ai Giochi di Città del Messico ’68 e di Monaco ’72, l’unico ad aver confermato l’Oro olimpico nella specialità degli Anelli – dal proprio Comitato olimpico, allorché è prescelto come Portabandiera alla Cerimonia di Apertura sia delle Olimpiadi di Atene 2004 che di Pechino 2008, a dispetto dei quasi 80 anni di età, facendoci un pensierino anche per Londra ’12, poi rientrato per evidenti questioni anagrafiche.

Ma che Azaryan, al quale è stato altresì dedicata nel 2009 l’emissione di un francobollo celebrativo dei Campioni olimpici del Paese – e che ha visto unire nella circostanza anche il compagno ed amico Shahinyan, ancorché fosse scomparso a fine maggio ’96 – non abbia ancora voglia di abbandonare questa valle di lacrime lo conferma il fatto che, al compimento dei 90 anni, detiene l’ancor forse più ambito record di essere il ginnasta medaglia d’oro olimpica vivente più anziano, precedendo, ironia della sorte, proprio Takashi Ono che, a fine luglio prossimo, ne compirà 88, di anni …

Come dire, vista la citazione iniziale sulla saga del “Signore degli Anelli”, trilogia che poi ha avuto la sua trasposizione cinematografica nel 1978, prendendo a prestito un altro film cult, curiosamente anch’esso uscito nelle sale nel 1978, che per Azaryan “Il Paradiso può attendere” …

 

VALERJ E NASTIA LIUKIN, DALLA RUSSIA AGLI USA CON AMORE

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Valerj Lyukin e la figlia Nastia – da:chron.com

Articolo di Giovanni Manenti

C’era una volta la celebre “Cortina di ferro” – come era stata definita con una azzeccata iperbole dal Primo Ministro inglese Winston Churchill – a dividere il Mondo occidentale da quello orientale e l’umanità, scossa e distrutta da due tragedie quali i conflitti bellici della prima metà del XX Secolo, guardava con malcelato timore ai rapporti tra le due superpotenze Urss ed Usa in un clima da “Guerra fredda” che sicuramente non giovava all’armonia tra i popoli.

Poi, a poco a poco, l’ideologia comunista viene meno, l’avvento al potere di Mikhail Gorbaciov, la ritrovata distensione tra i due Paesi, parole come “Glasnost” (trasparenza) e “Perestroika” (ricostruzione) entrano nel lessico quotidiano sino alla caduta del Muro di Berlino del novembre 1989 che porta alla successiva riunificazione della Germania ed, a seguire, alla disgregazione dell’Impero sovietico con la riacquisita indipendenza da parte delle Repubbliche che costituivano l’Urss.

Preambolo necessario per capire l’andamento dell’esistenza dei due protagonisti del nostro odierno racconto, ovverossia il ginnasta sovietico di origini kazake Valerj Lyukin e sua figlia Nastia, dedicatasi anch’essa alla medesima disciplina, in grado entrambi di raggiungere la Gloria Olimpica, con la “piccola” differenza di averlo fatto, il primo, sotto la bandiera dell’allora Unione Sovietica, mentre la figlia sotto i colori degli “odiati” Stati Uniti, cosa assolutamente impensabile solo 20 anni prima …

Ma andiamo per gradi, Valerj, come ricordato, nasce il 17 novembre 1966 ad Aktyubinsk, città di oltre 300mila abitanti posta al Nord del Kazakistan, al confine con la Russia, e si dedica sin dall’età di 7 anni alla Ginnastica, mettendo in mostra qualità che lo portano ad essere aggregato alla Nazionale juniores sovietica, con conseguente trasferimento nel Centro federale di Mosca ed affidamento al tecnico Eduard Yarov.

Sono, gli anni ’80, quelli di massimo splendore per il movimento ginnico dell’Urss, che ha riacquisito la palma di Nazione leader della disciplina dopo il precedente decennio in cui a farsi preferire erano stati i fieri rivali giapponesi, grazie alle evoluzioni dei vari Alexander Dityatin, Dmitry Bilozerchev e Vladimir Artemov, ragion per cui non è facile riuscire a trovare spazio anche solo nei componenti della formazione per il Concorso Generale a Squadre.

Ma Lyukin, consapevole che deve stupire i Tecnici Federali se vuole ambire a ritagliarsi un’opportunità di selezione per i grandi appuntamenti (Olimpiadi e Mondiali) internazionali, si inventa un movimento innovativo al Corpo Libero che lo porta, primo al mondo, ad eseguire una tripla capriola all’indietro, così come si specializza alla sbarra dove abbina in un unico esercizio due movimenti caratterizzati da un estremo coefficiente di difficoltà.

Verificatene i progressi, a Lyukin viene data l’opportunità di mostrare le proprie capacità in occasione dei Campionati Europei ’87 che si svolgono proprio a Mosca, ed il 20enne kazako non se la lascia sfuggire, impressionando al punto da conquistare 4 medaglie d’oro (Concorso Generale, Corpo Libero, Sbarra e Parallele), cui unisce l’argento agli Anelli ed il bronzo al Volteggio.

Prestazioni che gli valgono la selezione per i Mondiali di Rotterdam ’87, dove fornisce un valido contributo, con punteggi tutti superiori al 9,800 (fatto salvo un 9,650 al Cavallo con Maniglie), alla conquista della medaglia d’oro nel Concorso Generale a Squadre, non avendo peraltro l’opportunità di esibirsi nelle singole specialità a causa dell’elevatissima concorrenza interna, come certificato dal podio del Concorso Generale Individuale, interamente monopolizzato dai ginnasti sovietici, con Bilozerchev Oro, Yuri Korolev argento ed Artemov bronzo.

Nello Sport, come nella vita, occorre farsi trovare sempre pronti qualora la buona sorte decida di venirti incontro, e questo è ciò che accade a Lyukin allorché Korolev è costretto a rinunciare alle Olimpiadi di Seul ’88 a causa del più comune degli infortuni che possano capitare ad un ginnasta, ovvero la rottura del tendine d’Achille, così da prenderne il posto nella composizione del cosiddetto “trio delle meraviglie” assieme ai già citati Artemov e Bilozerchev.

Ed ecco quindi, andare in scena allo “Olympic Gymnastic Hall” della Capitale coreana la replica di ciò che si era visto l’anno prima in Olanda, con la formazione dell’Unione Sovietica a far suo senza eccessive difficoltà l’Oro nella Prova a Squadre con quasi 5 punti (593,450 a 588,450) di vantaggio su Germania Orientale e Giappone per poi vedere i propri rappresentanti dare spettacolo nel Concorso Generale Individuale.

Presentatisi agli esercizi liberi già in netto vantaggio (59,475 Artemov, 59,425 Lyukin e 59,225 Bilozerchev) rispetto al resto della concorrenza dopo gli obbligatori, “i Tre Moschettieri” deliziano il competente pubblico presente con evoluzioni di un livello eccelso che porta la Giuria ad assegnare due 10 ad Artemov alle Parallele ed alla Sbarra, attrezzo quest’ultimo dove il massimo punteggio è ottenuto anche da Lyukin, mentre il tentativo di rimonta di Bilozerchev fallisce per un soffio, nonostante venga premiato con tre 10 agli Anelli, Volteggio e Cavallo con Maniglie, per una Classifica Finale che vede Artemov Oro con 119,125 punti, Lyukin argento con 119,025 e Bilozerchev doversi accontentare del bronzo con 118,975 con tutti e tre racchiusi nello spazio di appena 0,150 millesimi di punto.

La limitazione a soli due componenti per Nazione della partecipazione alle singole specialità determina per Lyukin il dover rinunciare al Corpo Libero ed al Volteggio, ottenendo peraltro la possibilità di competere negli altri quattro attrezzi, dove ancora una volta conferma la propria caratteristica di ginnasta completo.

E se al Cavallo con Maniglie, mai troppo simpatico, ottiene un’onorevole quinta piazza, nell’esibizione agli Anelli Lyukin paga una leggera indecisione (stiamo parlando pur sempre di un esercizio valutato 9,900 …) che gli costa la medaglia di bronzo per il ridotto margine di 0,050 millesimi (19,875 a 19,825) rispetto al tedesco orientale Sven Tippelt, esercizi in cui, peraltro, l’Oro non sfugge allo squadrone sovietico grazie a Bilozerchev, così come al Corpo Libero appena 0,025 millesimi (19,925 a 19,900) dividono Artemov, argento, dal connazionale Sergei Kharkov che fa suo il titolo olimpico.

Artemov con cui Lyukin deve vedersela nelle due specialità a lui più congeniali della Sbarra e delle Parallele, riuscendo, nel primo caso, a compensare il distacco di 0,025 millesimi derivante dai preliminari con un esercizio ai limiti della perfezione premiato con un 9,975 che determina la parità a 19,900 per entrambi così da dividersi da buoni amici il gradino più alto del podio, impresa che non riesce alle Parallele, dove il minimo vantaggio viene mantenuto dal più esperto connazionale (19,925 a 19,900 lo score conclusivo …) che può così fregiarsi della sua quarta medaglia d’oro.

Artemov che conclude la propria esperienza in Nazionale con la partecipazione – e la conquista di 5 medaglie – ai Mondiali di Stoccarda ’89, viceversa disertati da Lyukin, il quale si esibisce per l’ultima volta in rappresentanza dell’Unione Sovietica all’edizione successiva di Indianapolis ’91 della Rassegna iridata.

Con a fare la sua prima apparizione sul grande palcoscenico internazionale il leggendario bielorusso Vitaly Scherbo, all’epoca appena 20enne – che l’anno seguente, alle Olimpiadi di Barcellona ’92, strabilierà con la conquista di 6 medaglie d’oro – Lyukin completa il proprio Palmarès con il titolo nella Prova a squadre e salendo altresì sul gradino più basso di un podio del Concorso Generale Individuale, ancora una volta monopolizzato dai ginnasti sovietici, con l’oro appannaggio di Grigory Misutin su Scherbo (59,050 a 58,850) rispetto ai 58,500 punti del non ancora 25enne kazako.

Non vi sono riscontri oggettivi al riguardo, ma può essere realistico pensare che, in occasione della trasferta nell’Indiana, Valerj Lyukin abbia definitivamente maturato l’idea di trasferirsi negli Stati Uniti assieme alla famiglia, avendo nel frattempo convolato a nozze con la Campionessa mondiale ’87 di ginnastica ritmica Anna Kotchneva, unione da cui era nata, il 30 ottobre 1989 a Mosca, la figlia Anastasia.

Quest’ultima ha quindi circa due anni e mezzo allorché segue i genitori, dapprima a New Orleans per poi trasferirsi in Texas, dove nel 1994, dopo il definitivo ritiro dall’attività agonistica a conclusione della Rassegna Iridata di Birmingham ’93 che lo vede ancora capace di piazzarsi, gareggiando per il Kazakistan, suo Paese di origine,  al sesto posto nel Concorso Generale Individuale, così come al Volteggio, nonché a sfiorare il bronzo sia agli Anelli che al Cavallo con Maniglie, il padre Valerj si trasferisce per continuare a svolgere l’unica attività per la quale è portato, ovvero la ginnastica.

Decisione che si rivela quanto mai azzeccata, visto come gli Stati Uniti rappresentino una terra fertile al riguardo, sia per l’abbondanza di materiale umano a cui attingere che al desiderio del Comitato Olimpico di emergere in una disciplina che – dopo gli effimeri successi di Los Angeles ’84, data l’assenza della quasi totalità dei Paesi dell’Europa Orientale – nelle ultime due edizioni dei Giochi aveva raccolto complessivamente (tra settore maschile e femminile) solo due argenti e quattro bronzi …

Ecco quindi che, con l’aiuto dell’amico di lunga data Yevgeny Marchenko, Lyukin crea a Plano, città di circa 300mila abitanti vicino al confine con l’Oklahoma, la “World Olympic Gymnastic Academy” (WOGA), di cui nel tempo costituisce altre due sedi, sempre a Plano e Frisco, divenendo uno dei maggiori centri di avviamento alla Ginnastica degli interi Stati Uniti per quanto attiene esclusivamente al settore femminile.

E non si può dire che la coppia Lyukin/Marchenko non ci sappia fare, visto che sotto la loro guida Carly Patterson diviene la prima ginnasta Usa a cogliere l’oro olimpico nel Concorso Generale Individuale ai Giochi di Atene ’04, non considerando l’impresa di Mary Lou Retton a Los Angeles ’84 data la ricordata assenza delle ginnaste dell’Europa dell’Est, il che consente altresì a Valerj Lyukin di vedersi assegnare il titolo di “International Coach of the Year” sia nel 2000 che nel 2004, nonché di essere introdotto, l’anno seguente, nella prestigiosa “International Gymnastics Hall of Fame”, così da andare a far compagnia agli ex connazionali Bilozerchev e Dityatin, che avevano ricevuto tale onore rispettivamente nel 2003 e 2004, anticipando di un anno analogo riconoscimento a favore anche di Artemov.

Logico, che con una famiglia totalmente votata alla Ginnastica, anche la piccola Anastasia non possa che bazzicare la palestra dove entrambi i genitori trascorrono gran parte della loro giornata, ed eccola pertanto iniziare ad apprendere i primi rudimenti del mestiere già a tre anni, nonostante i Lyukin non siano molto propensi a che intraprenda tale strada, considerato l’elevato livello agonistico che ciò avrebbe comportato, dovendo peraltro ben presto arrendersi una volta accortisi del talento innato della loro figlia …

Piccola nota a margine, con l’avvenuta acquisizione della cittadinanza americana nel 2000, il cognome della famiglia viene “inglesizzato” in Liukin (senza la ipsilon) così come il nome tipicamente russo di Anastasia diviene un “molto più americano” Nastia, così che si possa ridurre al minimo il ricordo delle origini, ma questioni anagrafiche a parte, la ginnasta in erba dimostra di saperci fare, sin dalle sue prime apparizioni da junior.

Già nel 2002, non ancora 13enne, Nastia fa parte della formazione che si aggiudica la Prova a Squadre ai “Campionati Panamericani juniores”, ottenendo, a livello individuale, tre secondi posti nel Concorso Generale, alla Trave ed alle Parallele Asimmetriche, per poi partecipare, l’anno seguente, ai “Giochi Panamericani” di Santo Domingo ’03, dove, oltre all’oro nella Prova a Squadre, si impone alla Trave, coglie l’argento nel Concorso Generale e si aggiudica il bronzo sia al Corpo Libero che alle Parallele Asimmetriche.

Le rigide norme introdotte dalla Federazione Internazionale di Ginnastica per arginare il fenomeno delle “ginnaste bambine”, fa sì che Nastia Liukin non sia selezionabile, per limiti di età, per i Giochi di Atene ’04, potendo poi disputare la sua prima stagione da senior l’anno seguente, in coincidenza con i Campionati Mondiali di Melbourne di fine novembre ’05 dove il suo talento esplode in maniera definitiva.

Non essendo, difatti, prevista nella Rassegna iridata la Prova a Squadre, la Liukin paga a carissimo prezzo una incertezza nell’esercizio al Volteggio (valutato 9,135) venendo beffata dalla connazionale Chellsie Memmel nella Classifica finale del Concorso Generale Individuale per, pensate un po’, 0,001 millesimo (37,824 a 37,823) di punto …!!

Delusione da cui ha l’immediata occasione di riscattarsi precedendo la riferita connazionale sia alla Trave (9,612 a 9,512) che alle Parallele Asimmetriche (9,662 a 9,587), per poi completare il proprio poker di medaglie con l’argento al Corpo Libero, alle spalle (9,612 a 9,425) di un’altra connazionale, l’italoamericana Alicia Sacramone.

Papà Valerj può essere soddisfatto, la sua ragazzina è cresciuta in fretta, tanto da aver raggiunto i vertici della disciplina a 16 anni appena compiuti, oltretutto emergendo rispetto alle sue avversarie anche quanto a conformazione fisica, non essendo Nastia la classica, minuta ginnasta tutta fasce muscolari, ma una ragazza che si sta avviando alla completa maturità dall’alto (è il caso di dire, se raffrontata alla concorrenza …) dei suoi 160cm. per 45 chili di peso.

Fa quasi impressione vederla sopravanzare di una spanna abbondante le altre ginnaste in occasione delle rotazioni che determinano il cambio di pedana, con le ragazze a camminare in fila indiana e lei a svettare con la bella chioma bionda, ed anche se l’anno seguente, in occasione della Rassegna iridata di Aarhus ’06, i risultati sono inferiori alle attese (solo due argenti, nel Concorso Generale a Squadre ed alle Parallele Asimmetriche), Nastia è pronta ad affrontare il suo “biennio d’oro” ben consapevole delle proprie potenzialità.

Dopo aver, difatti, “scaldato i muscoli” in occasione dei Giochi Panamericani” ’07 che si svolgono a Rio de Janeiro, dove conquista l’Oro nella Prova a Squadre e l’argento sia alla Trave che alle Parallele Asimmetriche, la Liukin contribuisce ad identico trionfo a squadre ai successivi Mondiali di Stoccarda ’07 in calendario ad inizio settembre, in cui peraltro a brillare maggiormente è la stella di Shawn Johnson – già protagonista con 4 Ori ed un argento ai riferiti “Giochi Panamericani” – che si aggiudica il Concorso Generale Individuale dove la oramai quasi 18enne Nastia conclude al quinto posto.

Con la possibilità di cimentarsi, nelle singole specialità, nei suoi due “cavalli di battaglia”, ovverossia la Trave e le Parallele Asimmetriche, Liukin non delude affermandosi nella prima con 16,025 ed arrendendosi per soli 0,050 millesimi di punto (16,350 a 16,300) rispetto alla russa Ksenia Semenova nella seconda, preparandosi a dare l’assalto a quella Gloria Olimpica a cui aveva dovuto rinunciare, quattro anni prima, per soli limiti di età.

Con gli Stati Uniti a dover cercare di difendere il titolo conquistato ad Atene ’04 nel Concorso Generale Individuale, le maggiori speranze in tal senso sono fondate, in vista della partecipazione ai Giochi di Pechino ’08, sul duo formato da Liukin e Shannon, peraltro con la consapevolezza di un possibile “occhio di riguardo” dei Giudici verso le cinesi padroni di casa.

Timore, quest’ultimo, che trova conferma nella conclusione del Concorso Generale a Squadre, dove ad imporsi è la Cina con ristretto margine (188,900 a 186,525) sugli Stati Uniti, mentre desta sorpresa il flop delle ginnaste russe, che chiudono fuori dal podio, superate anche dalle rumene.

Il giorno di Ferragosto 2008 rappresenta una data storica per la famiglia Liukin, in quanto la figlia ottiene ciò che non era riuscito al padre, vale a dire conquistare la medaglia d’oro olimpica nel Concorso Generale Individuale, in un’edizione dei Giochi che, curiosamente, si svolge anch’essa su di un suolo asiatico a 20 anni di distanza da quando Valerj dovette arrendersi (sia pur per soli 0,100 millesimi) di fronte al connazionale Artemov.

Penalizzata dall’esercizio al Volteggio – suo punto debole anche per le riferite dimensioni fisiche, rispetto ad esempio al m.1,45 ed ai 41kg. della Johnson – dove ottiene un relativamente modesto 15,025 rispetto al 15,875 della connazionale (migliore del lotto in questa rotazio0ne …), Liukin si riscatta alle Parallele Asimmetriche, in cui il 16,650 è inferiore solo al 16,725 della cinese Yang Ylin, così che, a metà prova, la Classifica parziale vede quest’ultima al comando con 31,900 punti, seguita da Liukin con 31,675, Semenova a quota 31,225 e Johnson provvisoriamente fuori dal giro medaglie con 31,150 punti …

La terza rotazione, con l’esercizio alla Trave, è decisiva per l’assegnazione delle medaglie in quanto favorevole alle due americane, con Liukin, che ottiene il miglior punteggio assoluto di 16,125, seguita dalla connazionale che, con 16,050, sopravanza (47,200 a 47,150) la Semenova in terza posizione, così come Liukin rispetto ad Yang Ylin, nei cui confronti ora vanta (47,800 a 47,650) un vantaggio di 0,150 millesimi che, a questi livelli, rappresenta un margine abbastanza di sicurezza.

Con due sfide sulla carta in ballo all’ultimo esercizio al Corpo Libero – tra Liukin ed Yang per l’Oro e tra Johnson e Semenova per il bronzo – l’emozione tradisce la piccola (in tutti i sensi, 16 anni di età, 150cm. per 35kg.) atleta di casa, la cui esibizione viene giudicata non meglio che 15,000 punti, così non solo facendole sfuggire ogni speranza di vittoria, ma vedendosi altresì superare di misura dalla Johnson, mentre Semenova fa ancor peggio e Liukin, regale nella sua splendida eleganza, corona il sogno di famiglia, imponendosi con il punteggio complessivo di 63,325 rispetto ai 62,725 punti della connazionale che relegano per soli 0,075 millesimi di punto la Yang sul gradino più basso del podio.

Un oro ed un argento nei due Concorsi Generali sono già un bel bottino, che però non è sufficiente a soddisfare le ambizioni della quasi 19enne moscovita naturalizzata americana, la quale ha ancora le sue carte da giocare nelle specialità in cui eccelle, vale a dire alla Trave ed alle Parallele Asimmetriche, dovendo però, nel primo caso, soccombere alla voglia di riscatto della Johnson, che fa suo l’Oro in virtù di un maggior coefficiente di difficoltà del proprio esercizio (7,0 rispetto al 6,6 di Liukin) nonostante l’esecuzione della Campionessa olimpica individuale venga valutata con un miglior punteggio.

Più beffardo l’esito della sfida alle Parallele Asimmetriche dove, per evitare le oramai eccessive situazioni di ex aequo, il CIO ha stabilito che, in caso di parità di punteggio, debba essere svolto un esercizio suppletivo, cosa che avviene allorché Liukin e la cinese He Kexin ottengono la pari quota di 16,725 e la valutazione dello spareggio premia l’atleta di casa per il minimo scarto di 9,066 a 9,033.

Liukin che porta a termine le sue fatiche con il bronzo al Corpo Libero – anche in questo casa penalizzata da un coefficiente di difficoltà inferiore rispetto alla connazionale Johnson, argento ed alla rumena Sandra Izbasa che fa suo il titolo, nonostante il suo esercizio raccolga il miglior voto da parte della Giuria – per tornarsene a casa con un totale di 5 medaglie sulle 6 disponibili, così eguagliando il record Usa stabilito da Shannon Miller ai Giochi di Barcellona ’92 (ma senza Ori, 2 argenti e tre bronzi) e successivamente pareggiato da Simone Biles a Rio de Janeiro ’16, in questo caso, però, con ben 4 Ori ed un bronzo al suo conto.

Le superbe prestazioni fornite sulle pedane della “University of Technology Gymnasium” di Pechino rappresentano l’apice della carriera di Nastia Liukin, che, dopo aver temporaneamente abbandonato l’attività a fine 2009, tenta un improbabile ritorno alle gare al fine di qualificarsi per i Giochi di Londra ’12, ma quasi tre anni fuori dalle palestre le fanno pagare il conto ed il sipario sulla sua carriera cala definitivamente …

Resta in ogni caso a futura memoria il complessivo bottino di medaglie a livello familiare – record in tale contesto – tra Olimpiadi e Rassegne iridate, con 7 (4 ori, 2 argenti ed un bronzo) per papà Valerj ed addirittura il doppio, 14 (5 Ori, 9 argenti ed un bronzo) per la figlia Nastia, anche se, nei suoi confronti, il padre può sempre vantarsi di “averle insegnato il mestiere” …

E, per non far torto a nessuno, pure la Federazione internazionale pareggia in conti, inserendo anche Nastia nella “International Gymnastic Hall of Fame” nel corso dello scorso anno 2018, restando però il dubbio se sia stato per lei favorevole o meno essere cresciuta ed allenata negli Stati Uniti rispetto a quanto avrebbe potuto ottenere se avesse gareggiato per la Federazione Russa …

Guarda un po’ cosa ti è andata a combinare la “Perestroika” …

 

IL RITORNO DEL GIAPPONE AI VERTICI DELLA GINNASTICA AI GIOCHI DI ATENE 2004

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Il Team giapponese festeggia l’Oro ai giochi di Atene ’04 – da:gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

Nello Sport, è risaputo (e come nella vita, del resto …), esistono i cicli, che hanno un loro inizio ed una fine, ma ciò che è impossibile distruggere è la tradizione per una disciplina che resta radicata nella cultura di un popolo e di una Nazione, come nel caso della Ginnastica per il Giappone.

Specialità che, agli albori del XX Secolo, era principalmente radicata intorno all’arco alpino, con a primeggiare atleti di Italia, Francia, Svizzera ed Jugoslavia per poi, dopo l’exploit del Team finlandese alle Olimpiadi di Londra ’48 alla ripresa dell’attività agonistica ad evento bellico concluso, trovare la propria nuova dimensione grazie all’esordio ai Giochi della rappresentativa sovietica …

Un dominio, quello sovietico, che in campo maschile viene efficacemente contrastato, a far tempo dai Giochi di Melbourne ’56, per poi sovvertire i valori al vertice, da una formazione di talenti assoluti proveniente dal Paese del Sol Levante, il cui pioniere è Takashi Ono, per poi avere come validissimi seguaci i vari Yukio Endo, Sawao Kato, Eizo Kenmotsu, Akinori Nakayama e Mitsuo Tsikahara, tutti componenti del “Dream Team” giapponese che si aggiudica la medaglia d’oro nel Concorso Generale a squadre per cinque edizioni consecutive della Rassegna a Cinque Cerchi, da Roma ’60 e sino a quella di Montreal ’76.

Assenti alle Olimpiadi di Mosca ’80 in quanto aderenti al boicottaggio imposto ai Paesi occidentali dal Presidente Usa Jimmy Carter, i ginnasti giapponesi hanno un ultimo sussulto in occasione, quattro anni dopo, dei Giochi di Los Angeles ’84, allorché Koji Gushijen si aggiudica l’oro nel Concorso Generale individuale – edizione che segna altresì l’ingresso nel panorama olimpico di un’altra pericolosa avversaria quale la Cina – per poi vivere un ventennio di grigio anonimato.

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Koji Gushiken, l’ultimo oro olimpico giapponese a Los Angeles ’84 – da:gettyimages.it

E, del resto, gli aridi numeri sono alquanto impietosi, passando dall’apoteosi dei Giochi di Monaco ’72 – 16 medaglie, di cui 5 Ori, altrettanti argenti e 6 bronzi, con l’intero podio del Concorso Generale Individuale monopolizzato – alle 9 medaglie della citata edizione di Los Angeles ’84 per poi scomparire totalmente dal medagliere alle Olimpiadi di Atlanta ’96 così come alle successive di Sydney 2000.

Una sorta di “delitto di lesa maestà” nei confronti di un Paese che aveva visto i propri ginnasti ammirati in ogni parte del pianeta, per una crisi in parte dovuta alla disgregazione dell’impero sovietico – il che porta a maggiori atleti dell’ex Urss (ucraini, bielorussi, lettoni oltre che russi, ovviamente …) a prendere parte alle grandi Manifestazioni internazionali – e molto alla globalizzazione anche di questa antica disciplina, prova ne sia che ai citati Giochi di Atlanta ’96 le 8 specialità in programma vedono affermarsi 7 diverse Nazioni (solo la Russia può vantare due ori …) ed altrettanto avviene quattro anni dopo nell’edizione di fine millennio, con ancora il solo Alexei Nemov a potersi fregiare di due allori.

Tutte considerazioni oggettive e condivisibili, ma non sufficienti a giustificare lo ”zero assoluto” in casa nipponica, replicato anche nelle più frequenti rassegne iridate (che si svolgono a cadenza annuale, fatta salva la stagione olimpica …), dove l’ultimo ginnasta del Sol Levante a salire sul gradino più alto del podio è il già ricordato Gushiken, oro a pari merito con la stella sovietica Dmitry Bilozerchev nell’esercizio agli Anelli ai Mondiali di Budapest ’83 (!!).

Il tutto mentre, ad abbassare ancor più il morale in casa giapponese, i “cugini” cinesi – tra cui emergono Li Xiaopeng, Xiao Qin ed Yang Wei – fanno incetta di medaglie, rilevando il loro tradizionale ruolo di Paese leader in tale disciplina nell’Estremo Oriente, ed anche il “barlume di speranza” accesosi proprio ai Mondiali ’99 svoltisi a Tianjin, in casa del “nemico”, si era rapidamente spento.

In tale rassegna iridata, difatti, si era fatto apprezzare “il figlio d’arteNaoya Tsukahara – il cui padre, Mitsuo, aveva portato alla causa del proprio Paese gli Ori olimpici alla Sbarra sia ai Giochi di Monaco ’72 che ai successivi di Montreal ’76, oltre a far parte dell’imbattibile Team di dette edizioni, nonché dei Mondiali di Lubiana ’70, Varna ’74 e Strasburgo ’78 – capace di sfiorare il successo nel Concorso Generale Individuale, beffato per soli 0,149 millesimi (57,485 a 57,337) dal russo Nikolai Kryukov, all’unico importante successo della propria carriera, per poi cogliere l’argento anche alle Parallele.

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Il “figlio d’arte” Naoya Tsukahara – da:imdb.com

Ma si era trattato del classico fuoco di paglia, con Tsukahara penalizzato l’anno seguente, ai Giochi di Sydney, nell’esercizio al Cavallo con Maniglie che lo relega in 18esima posizione nel Concorso Generale Individuale – dopo aver fallito il bronzo a squadre per l’inezia di 0,162 millesimi (230,019 a 229,857) rispetto alla Russia – per poi qualificarsi esclusivamente alle Finali di specialità nella Sbarra, solo per concludere all’ottavo ed ultimo posto.

Tendenza confermata, l’anno seguente ai Mondiali di Gent ’01, con il Giappone tristemente assente dal medagliere, mentre dodici mesi dopo, alla Rassegna iridata di Debrecen ’02, una timida fiammella di speranza si accende per la presenza sul gradino più basso del podio del 22enne Takehiro Kashima, bronzo al Cavallo con Maniglie, alle spalle del rumeno Marius Urzica e del cinese Xiao Qin.

Specialità, quest’ultima, grazie alla quale un ginnasta nipponico può tornare a fregiarsi di una medaglia d’oro in occasione della successiva edizione dei Mondiali ’03 che si svolgono ad Anaheim, in California, ed ad infrangere un trend negativo che durava da 20 anni esatti è proprio Kashima, il quale si impone – al pari dome era successo a Gushiken due decadi prima – dividendo il più alto gradino del podio con il cinese Teng Haibin, per poi replicare l’impresa alla Sbarra, precedendo l’azzurro Igor Cassina.

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Takehiro Kashima al Cavallo con maniglie ai Mondiali ’03 – da:gettyimages,it

Una salutare ventata d’ottimismo, a cui contribuisce altresì il bronzo nel Concorso Generale a squadre, preceduti solo da Cina e Stati Uniti, necessaria per cullare speranze di tornare a primeggiare anche in sede olimpica ai prossimi Giochi di Atene ’04 che, come tradizione, si aprono con l’assegnazione della medaglia d’oro nel Concorso Generale a squadre, vinto nella precedente edizione di Sydney 2000 dalla Cina, alla sua prima affermazione olimpica in tale specialità.

Ben consapevoli che sarà ben difficile scalfire l’egemonia cinese quattro anni dopo allorché i Giochi saranno organizzati dalla capitale Pechino – e, difatti, i ginnasti padroni di casa si aggiudicano 7 delle 8 medaglie d’oro in palio – i tecnici giapponesi confidano su di un positivo esito dell’Olimpiade ateniese, ma per far ciò occorre partire con il piede giusto, come suole dirsi …

E, mai come nel precedente ventennio, i ginnasti danno una dimostrazione di compattezza di squadra negli esercizi di qualificazione per la prova a squadre che si svolgono il 14 agosto ’04, ottenendo il miglior punteggio alle Parallele ed alla Sbarra, il secondo agli Anelli, Volteggio e Cavallo con Maniglie ed il terzo al Corpo Libero, per un totale di 232,134 punti, davanti a Stati Uniti e Romania, con la Cina sorprendentemente quarta.

Detti risultati però, concorrono solo a stabilire le 8 formazioni che, due giorni dopo, si disputano il podio, nonché a selezionare i ginnasti che parteciperanno al Concorso Generale Individuale – in casa giapponese tale privilegio spetta ad Hiroyuki Tomita ed ad Isao Yoneda, rispettivamente terzo e decimo dopo tale prima giornata – nonché all’assegnazione delle medaglie nelle singole specialità, dalle quali risulta completamente escluso Tsukahara, mentre Kashima ottiene l’accesso solo per l’esibizione al Cavallo con Maniglie.

Tutto da rifare, pertanto, allorché il 16 agosto ’04 – data che si rivela “storica” nel panorama ginnico giapponese – gli otto Team finalisti ripartono tutti alla pari, con soli tre ginnasti per ogni squadra ad esibirsi ai singoli attrezzi, per poi sommare i loro punteggi al fine della Classifica definitiva al completamento delle sei rotazioni.

Gli esercizi al Corpo Libero non sono favorevoli agli atleti del Sol Levante (con punteggi di 9,587 per Yoneda, 9,412 per Daisuke Nakano ed appena 9,312 per Tsukahara), per un totale di 28,311 che li relega al terzo posto alle spalle di Stati Uniti (guidati dal loro indiscusso leader Paul Hamm) con 29,137 e Romania con 28,724, nel mentre una controprestazione del cinese Teng Haibin, penalizzata con un 8,662 (che poi si ripeterà in negativo anche alle Parallele con 8,737 ed alla Sbarra con 9,125), elimina i Campioni olimpici e mondiali dalla ristretta lotta per il podio, concludendo la gara in un’inattesa quinta posizione.

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Kashima ai giochi di Atene ’04 – da:gettyimages.it

Ben diverso l’andamento della sfida per le posizioni di vertice tra Giappone, Stati Uniti e Romania (con la Corea del Sud a fare da quarto incomodo …), dove, dopo la rotazione al Cavallo con Maniglie (in cui Kashima si conferma con 9,750), gli Usa conducono sempre con 58,187 punti, seguiti da Romania e Giappone con 57,973 e 57,386 rispettivamente, prima che l’esercizio agli Anelli determini una prima svolta per l’esito della sfida …

Con un totale, difatti, di 29,124 punti sui 30,000 disponibili (tra cui spicca il 9,787 di Tomita), il Team nipponico approfitta delle incertezze di rumeni ed americani (sesti e settimi nella rotazione …) per superare questi ultimi e ridurre il distacco (86,935 ad 86,510) rispetto alla formazione dell’Europa orientale, che però, a propria volta, incrementa il proprio vantaggio risultano la migliore al Volteggio, così da risultare al comando con 115,960 punti rispetto ai 115,347 di Giappone (ancora Tomita il migliore dei suoi con un esercizio premiato con 9,687 rispetto però all’eccellente 9,825 del rumeno Marian Dragulescu che ottiene 9,825) ed ai 115,023 degli americani che sembrano tagliati fuori dalla lotta per l’Oro.

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Hiroyuki Tomita agli Anelli ai giochi di Atene ’04 – da:gettyimages.ae

Ma una gara di altissimo contenuto tecnico ed emotivo non può non riservare sorprese nel suo finale, ed ecco allora gli Stati Uniti rifarsi sotto con le esibizioni alle Parallele dove, trascinati da Jason Gatson che riceve 9,825 dalla giuria, ottengono il punteggio complessivo di 29,274 che li porta a totalizzare 144,297 ritrovandosi a ridosso di Giappone, provvisoriamente secondo con 144,359 e di Romania che, stavolta “tradita” da Dragulescu la cui esibizione non va oltre il 9,200, vede ridotto il proprio margine, pur capeggiando ancora la Classifica dall’alto dei suoi 144,422 punti.

Per far capire a chi sia più o meno profano di questa disciplina, un vantaggio pari a 0,500 millesimi di punto rappresenta, a questi livelli, un “tesoretto” da poter amministrare, ma ciò non è logicamente possibile allorquando, tra la prima e la terza esiste un divario (dai citati 144,422 della Romania ai 144,297 degli Usa …) di appena 0,125 millesimi di punto, ragion per cui, nell’ultima rotazione alla Sbarra è, per così dire, “vietato sbagliare” se non si vuol vanificare quanto di buono fatto sino a questo momento.

Già, proprio la Sbarra, quasi un segno del destino in quanto si tratta dell’attrezzo al quale era particolarmente legato il padre di Naoya, il già ricordato Mitsuo Tsukahara, tanto da avere tuttora il suo nome legato all’uscita dall’esercizio, eseguita con oscillazione in avanti, abbandonando le impugnature e compiendo un doppio salto all’indietro raggruppato con un avvitamento attorno all’asse longitudinale.

Un movimento che fa rabbrividire al solo pensarlo, ma che se eseguito alla perfezione può determinare la differenza nelle valutazioni dei Giudici, ed anche se il figlio non è chiamato ad esibirsi – avendo comunque fornito il suo buon contributo alla causa facendo registrare un 9,650 al Cavallo con maniglie, 9,575 alle Parallele e, soprattutto, un eccellente 9,712 agli Anelli – i suoi compagni dimostrano di essere pienamente all’altezza della situazione.

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Isao Yoneda alla Sbarra ai Giochi di Atene ’04 – da:gettyimages.it

Difatti, il 9,787 ottenuto da Yoneda, sommato al 9,825 di Kashima ed addirittura al 9,850 di Tomita (quest’ultimo protagonista assoluto della gara …), determina un punteggio complessivo di 29,462 (il più alto registrato da un Team in tutte e sei le rotazioni …) che porta il Giappone a quota 173,821 punteggio inarrivabile per la Romania che, viceversa, incappa in due fatali incertezze da parte di Ioan Silviu Suciu e Dorin Selariu – pagate a caro prezzo con 9,275 ed 8,912 – che, oltre a farle perdere la medaglia d’oro, la vede altresì scavalcata (172,933 a 172,384) anche dalla formazione americana nella lotta per l’argento.

E così, a 20 anni esatti dall’Oro di Gushiken ai Giochi di Los Angeles ’84, la bandiera del Sol Levante torna a svettare sul più alto pennone in occasione della cerimonia di premiazione olimpica, giusto premio per chi ha saputo lavorare con calma per ricostruire una formazione compatta e coesa che, se non può essere paragonata alla “Generazione di Fenomeni” degli anni ’60 e ’70, ha quantomeno risollevato l’orgoglio della ginnastica giapponese …

E poi, l’aver ritrovato il gradino più alto del podio è ancor più da stimolo per le nuove generazioni, primo fra tutti quel Kohei Uchimura che, appena 19enne quattro anni dopo ai Giochi di Pechino ’08, conquista la medaglia d’argento nel Concorso Generale Individuale alle spalle dell’idolo di casa Yang Wei, per poi far sua detta competizione nelle otto successive grandi Manifestazioni internazionali (due Olimpiadi e ben 6 Mondiali …) …

Ma questa, ovviamente, è un’altra Storia …

 

LARISA LATYNINA, LA “COLLEZIONISTA DI MEDAGLIE” DI UNA GINNASTICA PERDUTA

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Larisa Latynina in un esercizio al Volteggio – da:redkalinka.com

Articolo di Giovanni Manenti

L’aritmetica, si sa, è materia ostica per diverse persone, ma non crediamo occorra essere professori per condividere il rapido calcolo su quante medaglie possa al massimo conquistare una ginnasta che partecipi a tre Olimpiadi consecutive, visto che il programma prevede il Concorso Generale Individuale ed a Squadre, oltre alle singole specialità del Corpo Libero, Trave, Parallele Asimmetriche e Volteggio.

Sei possibilità, pertanto, che, moltiplicato per tre non può che fare 18, ed è proprio questo il traguardo raggiunto dalla sovietica Larisa Latynina, anche se non ha proprio realizzato l’en plein per un particolare che andremo presto a riferire, la quale ha partecipato alle edizioni dei Giochi di Melbourne ’56, Roma ’60 e Tokyo ’64, per un record che resiste ancora nel settore femminile, mentre a livello assoluto è stato superato solo dopo ben 48 anni dal nuotatore americano Michael Phelps ai Giochi di Londra ’12, il quale quattro anni dopo a Rio de Janeiro le ha tolto anche il primato (15 a 14) delle medaglie conquistate in gare individuali, Concorso Generale a Squadre per lei, Staffette per lui, pertanto escluse …

Se poi a questo già di per sé sbalorditivo ruolino di marcia aggiungiamo che, tra un’edizione e l’altra delle Rassegne a cinque cerchi, si sono svolti anche i Mondiali di Mosca ’58 e Praga ’62, in cui, guarda caso, la Latynina sale sul podio anche stavolta in tutte le prove a cui prende parte, ecco che il conto assomma a ben 30 medaglie tra olimpiche ed iridate, un bottino che fa veramente impressione.

Dicevamo di quel “particolare” che non le consente di aver centrato il 100% di medaglie, dovuto questo al fatto che ai Giochi di Melbourne ’56, al pari di quelli di Helsinki di quattro anni prima – uniche due edizioni in cui una simile gara ha avuto luogo – fa parte del programma olimpico anche la prova del Concorso a Squadre con attrezzi mobili (palla, cerchio, clave ecc.), una sorta di antesignana della successiva Ginnastica Ritmica che verrà ammessa solo a far tempo dall’edizione di Los Angeles ’84, specialità in cui l’Unione Sovietica conquista il bronzo, e questa sorta di “medaglia aggiuntiva” compensa per la Latynina il quarto posto alla Trave, unica eccezione di una inimitabile collezione di podi.

Larisa Semyonovna Diriy, questo il suo vero nome alla nascita, vede la luce il 27 dicembre 1934 a Kherson, in Ucraina, all’epoca una delle Repubbliche che componevano l’Urss, città portuale di oltre 200mila abitanti sulle foci del fiume Dnepr che sbocca nel Mar Nero, e vive non certo un’infanzia felice, visto che il padre, Semyon Andreyevic Diriy, abbandona la famiglia prima che la piccola festeggi l’anno di vita, per poi perdere la vita durante la battaglia di Stalingrado nella Seconda Guerra Mondiale, così che a provvedere alla sua educazione pensa la madre Polina, semi analfabeta che lavora come donna delle pulizie durante il giorno e quale guardiano la notte per poter tirare avanti alla meglio.

E’ in questo scenario che la piccola Larisa sviluppa un’innata predisposizione a lottare con tutte le sue forze per primeggiare qualsiasi cosa faccia, dallo studio allo sport (anche quando gioca a calcio coi coetanei maschi oppure li sfida a corsa …), così come alla danza, la sua prima grande passione …

Ed è appunto allorché vede che a Kherson, la città in cui abita, viene aperta una Scuola di ballo che Larisa vorrebbe iscriversi, ma il costo è di 50 rubli al mese, eccessivo per la madre, che riesce a metterne insieme meno di 250, ma il cuore delle mamme è talmente grande che, a costo di immensi sacrifici, riesce a soddisfare il desiderio della figlia, frustrato solo al momento in cui la Scuola chiude a causa del trasferimento del coreografo.

Non tutto il male vien per nuocere, comunque, poiché le movenze e l’agilità acquisita sono alla base dei suoi successi come ginnasta – e che mette a frutto specialmente nell’esercizio al Corpo Libero, dove è praticamente imbattibile – disciplina alla quale si dedica con immutato ardore e che la pone di fronte alla più importante scelta della propria vita allorché, dopo essersi diplomata, si trasferisce a Kiev per iscriversi al “Politecnico Lenin” e, nel contempo, frequentare la “Società Sportiva Volontaria Burevestnik”.

La 19enne Larisa è una brava studentessa, ma per potersi allenare è costretta a perdere delle lezioni ed anche in pedana il suo rendimento non è al massimo delle potenzialità di una perfezionista come lei, ed ecco quindi che, al secondo anno, decide di affrontare la questione con il suo allenatore Alexander Mishakov, il quale non può che risponderle nel modo più logico, ovvero: “se vuoi laurearti e divenire Ingegnere, dedicati allo studio e pratica la ginnastica solo per il tuo benessere fisico, ma se il tuo desiderio è quello di emergere in questa disciplina, ti devi dedicare anima e corpo alla stessa …”.

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Una giovane Latynina all’esordio – da:pinterest.it

Per fortuna sua, dell’Unione Sovietica e della Ginnastica in generale, Larisa sceglie la seconda ipotesi e, già dai Mondiali di Roma ’54, fa la sua prima apparizione quale componente della formazione che conquista la medaglia d’oro nel Concorso Generale a Squadre, avendo altresì l’opportunità di incontrare a Kiev Ivan Latynin, un ingegnere navale di cui si innamora e che diviene il suo primo marito.

Occorre a questo punto ricordare come l’Urss fosse uscita dal suo isolamento per la prima volta in occasione delle Olimpiadi di Helsinki ’52, in cui la protagonista è la oramai 31enne Maria Gorokhovskaya, la quale compie un’impresa mai più eguagliabile in quanto – come ricordato all’inizio – sono 7 le specialità previste dal programma olimpico, ed essa va a medaglia in ciascuna di esse, con l’oro nel Concorso Generale Individuale ed a squadre, e l’argento in ogni singola specialità, oltre che nella prova a Squadre agli attrezzi.

Un Team sovietico che si presenta pertanto con rinnovate ambizioni anche ai Giochi di Melbourne ’56, calendarizzati ad inizio dicembre per effetto della collocazione della Metropoli nell’emisfero australe, dove la Latynina (così divenuta a seguito del citato matrimonio …) si presenta alle soglie dei 22 anni, un’età che al giorno d’oggi sembra impossibile per una ginnasta, abituati come siamo a vedere le esibizioni di poco più che bambine dai 14 ai 18 anni, ma che all’epoca faceva sì che tale disciplina fosse praticata da “donne” in tutti i sensi, anche nell’accezione morfologica del termine.

Prova ne sia che le Olimpiadi di Melbourne rappresentano l’apice della carriera della leggendaria ungherese Agnes Keleti – la cui per certi versi commovente storia è già stata da noi trattata – la quale, ad un mese di distanza dal compimento dei 36 anni (essendo nata il 9 gennaio 1921) riesce nell’impresa di conquistare ben 4 medaglie d’oro e 2 d’argento, fallendo il podio solo al Volteggio.

In un’edizione dei Giochi in cui – fatte salve le due citate prove di squadra, con il Concorso Generale appannaggio dell’Unione Sovietica e quello con gli Attrezzi dell’Ungheria – nelle restanti gare individuali a salire sul podio sono solo la magiara e l’ucraina, ecco che a Melbourne si realizza un ideale “passaggio di consegne”, in particolare celebrato nel Concorso Generale Individuale.

Con la Latynina a dover, rispetto all’ungherese, guardarsi anche da una concorrenza interna di tutto rispetto, composta da Sofia Muratova (classe 1929), Tamara Manina (di soli tre mesi più anziana) e Polina Astakhova, viceversa 20enne, mentre la ricordata Gorokhovskaya si era ritirata dopo i Mondiali di Roma ’54, alla fine degli esercizi obbligatori svoltisi il 3 dicembre al “West Melbourne Stadium”, la stessa si ritrova in terza posizione con 37,233 punti, 0,033 millesimi in meno della connazionale Muratova, mentre al comando è la sorprendente rumena Elena Leusteanu a quota 37,300 e la Keleti non meglio che quarta con 37,066 punti.

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Il podio di Melbourne ’56 – da:thegymter.net

Antesignana di quella che sarà poi la “Scuola rumena” dominatrice a far tempo dalla seconda metà degli anni ’70, la Leusteanu paga a carissimo prezzo un’incertezza alle parallele Asimmetriche negli esercizi liberi del 5 dicembre che assegnano le medaglie, ricevendo un 9,066 dalla giuria laddove la Latynina ottiene al contrario quel 9,600 (suo miglior punteggio nelle quattro prove …) che la proiettano ad un totale di giornata di 37,700 punti per un totale di 74,933 sufficiente a scavalcare Muratova (penalizzata al Volteggio con 9,166), che conclude al terzo posto con 74,466 avendo subito la rimonta di una Keleti che conclude le sue fatiche a quota 74,633 a 0,300 millesimi dalla nuova stella della ginnastica mondiale.

 

Ungherese che si riscatta ampiamente con l’oro sia alla Trave – dove Latynina fallisce il suo unico podio in carriera per soli 0,100 millesimi (18,633 a 18,533) rispetto alla connazionale Manina ed alla cecoslovacca Eva Bosakova, che fanno loro l’argento a pari merito – che alle Parallele Asimmetriche dove precede l’ucraina per 0,133 millesimi (18,966 a 18,933) nonostante un esercizio libero di quest’ultima valutato 9,600 per poi dividere il gradino più alto del podio al Corpo Libero ottenendo lo stesso identico punteggio sia nell’esibizione obbligatoria che in quella libera, mentre Latynina si afferma al Volteggio, beffando per l’inezia di 0,033 millesimi (18,833 a 18,800) Manina, specialità in cui Keleti non aveva acquisito il diritto a disputare la Finale.

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Latynina al Volteggio a Melbourne ’56 – da:gettyimages.it

Il ritiro della favolosa ungherese spiana definitivamente la strada alla sua erede, che vive nel biennio 1957-’58 il punto più alto della sua attività agonistica, dopo aver vissuto, parole sue, il “Capodanno più felice della propria vita”, al ritorno dai Giochi di Melbourne ’56, allorché sbarcata a Vladivostock e proseguendo in treno per Mosca assieme agli altri partecipanti ai Giochi, ad ogni singola fermata venivano celebrati per aver dominato il medagliere rispetto agli Stati Uniti, in un periodo in cui la “guerra fredda” tra le due superpotenze si stava sempre più affermando.

Nel 1957, difatti, si svolge a Bucarest la prima edizione dei Campionati Europei femminili (in campo maschile, detta Rassegna aveva visto il debutto due anni prima, a Francoforte …), dove le atlete di casa conquistano ben 6 medaglie – con la Leusteanu a mettersi al collo 3 argenti e Sonia Iovan un argento e 2 bronzi – ma nulla possano nei confronti di una Latynina che fa “tabula rasa” salendo sul gradino più alto del Podio sia nel Concorso Generale Individuale (la prova a Squadre non è contemplata …) che in ogni singola specialità (!!), con la connazionale Manina a doversi accontentare dell’argento al Volteggio e del bronzo alla Trave.

Attesa per essere celebrata come si conviene ai Campionati Mondiali ’58 che si svolgono proprio a Mosca dal 6 al 10 luglio, la graziosa Larisa – altresì con forme di m.1,61 per 52 chili tutt’altro che disprezzabili rispetto agli standard delle ginnaste odierne – scopre ciò che per una donna rappresenta la massima gioia della propria esistenza, vale a dire di essere incinta, ma che nel caso può rivelarsi quanto mai come controproducente, specie in vista di un evento di tale importanza …

La gravidanza non è ancora al quarto mese quando la Rassegna iridata ha inizio, ed il medico della Federazione la rassicura circa il fatto che l’eventuale partecipazione alle gare non avrà alcuna ripercussione sulla gestazione, a condizione che la cosa non trapeli, in quanto ciò non sarebbe consentito dai regolamenti, compito che la ginnasta porta a compimento scrupolosamente, non rendendone edotto neppure il suo tecnico Mishakov.

E, se spettacolo doveva essere, che spettacolo sia, con il pubblico della Capitale moscovita estasiato nell’ammirare le evoluzioni della sua beniamina, la quale trascina il proprio Team – di cui fanno ancora parte Muratova, Manina ed Astakhova – al successo nel Concorso Generale a Squadre, con un vantaggio di quasi 10 punti (381,620 a 371,855) sulla formazione cecoslovacca, capitanata dalla ricordata Bosakova ed in cui fa per la prima volta la sua apparizione una 16enne Vera Caslavska, di cui sentiremo parlare in seguito.

Messo in carniere anche l’oro del Concorso Generale Individuale con l’elevato punteggio di 77,464 (su di un massimo di 80,000 disponibile …), precedendo ancora Bosakova, le esibizioni alle singole specialità sono di un livello che rasenta la perfezione, con la giovane “pre maman” a primeggiare totalizzando 19,499 punti alle Parallele Asimmetriche, 19,399 alla Trave, 19,233 al Volteggio (dove precede Muratova, Manina e Kalinina, tutte argento a pari merito), per poi fallire un clamoroso “cappotto” venendo superata dalla più volte citata Bosakova (19,400 a 19,333) al Corpo Libero, un’impresa che la stessa Latynina non esita a considerare come “sia stata anche merito di mia figlia”.

Una figlia, Tatyana, che vede la luce il successivo 17 dicembre 1958, esattamente 10 giorni prima del suo 24esimo Compleanno, ed il cui svezzamento la porta a saltare i Campionati Europei di Cracovia ’59, per poi ritrovare la forma migliore in vista delle Olimpiadi di Roma ’60.

In uno Sport come la Ginnastica, dove il ricambio opera ad una velocità superiore ad altre discipline data la spesso giovane età delle atlete, anche una sola stagione di attività ridotta può rivelarsi pericolosa, specie se si ha all’interno una concorrenza particolarmente agguerrita, e la formazione che l’Unione Sovietica presenta nello spettacolare scenario delle Terme di Caracalla, dove hanno luogo le gare, non ha eguali nella Storia dei Giochi, nonostante Manina debba rinunciarvi per infortunio.

Difatti, oltre allo scontato oro nel Concorso Generale a Squadre – con l’altresì abituale scarto di quasi 10 punti (382,320 a 373,323) sulla Cecoslovacchia, con la Romania ad aggiudicarsi il bronzo – le restanti cinque prove mettono in palio 15 medaglie interamente assegnate alle ginnaste sovietiche, che monopolizzano il podio del Concorso generale Individuale, nonché delle prove al Corpo Libero, Volteggio e Parallele Asimmetriche, con un tale indiscusso dominio rotto solo dalla Bosakova, la quale si afferma alla Trave per il ridotto margine di 0,050 millesimi (19,283 a 19,233) sulla Latynina.

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Latynina si esibisce alla Trave a Roma ’60 – da:gettyimages.it

La quale, dal canto suo, bissa il successo di Melbourne ’56 nel Concorso generale Individuale, ancora una volta facendo la differenza negli esercizi liberi dopo che al termine degli obbligatori si trova alle spalle – per soli 0,167 millesimi (38,432 a 38,265) – della connazionale Astakhova, la quale cede anche la seconda piazza in favore della veterana Muratova, che conclude la due giorni con 76,696 punti, alle spalle di Latyninna (77,031), ma davanti alla Astakhova, la quale totalizza il punteggio globale di 76,164.

Latynina che conferma altresì l’oro di quattro anni prima al Corpo Libero, incantando il pubblico romano con un esercizio premiato con 9,800 dalla Giuria per un totale di 19,583 che la pone davanti alle connazionali Astakhova e Tamara Lyukhina, per poi completare la personale collezione di sei medaglie salendo sul podio per ricevere l’argento alle Parallele Asimmetriche – dove stavolta ad avere la meglio (19,616 a 19,416) è Astakhova – ed il bronzo al Volteggio, preceduta da Margarita Nikolaeva e da Muratova.

Festeggiato a dovere il suo 26esimo compleanno, la Latynina si appresta a vivere da par suo il quadriennio che la porta all’appuntamento delle Olimpiadi di Tokyo ’64 quando oramai sarà vicina al traguardo dei 30 anni, iniziando con il dividersi, da buone amiche, i titoli ai Campionati Europei di Lipsia ’61 con la Astakhova, con quest’ultima ad aggiudicarsi l’oro alla Trave ed alle Parallele Asimmetriche, specialità dove l’ucraina conquista l’argento, per poi invertire le posizioni nel Concorso Generale Individuale ed al Corpo Libero, con il solo Volteggio appannaggio delle atlete di casa, le tedesche orientali Ute Starke ed Ingrid Fost, che si classificano nell’ordine.

Ben più impegnativo il programma della stagione successiva, allorché lo squadrone russo – con Manina nuovamente a disposizione e la 33enne Muratova al passo d’addio – deve rendere visita alle temibili avversarie cecoslovacche nella Rassegna iridata che si svolge ad inizio luglio ’62 nella Capitale Praga, per saggiare la crescita dell’adesso 20enne Caslavska.

E che il gap tra le due superpotenze della Ginnastica femminile si sia ridotto sin quasi ad annullarsi è confermato dall’esito dell’inaugurale Concorso Generale a Squadre, dove l’Unione Sovietica conferma a fatica il titolo di Mosca ’58 per meno di 3,500 punti (384,988 a 382,590) sulle padrone di casa, così come Latynina deve superare quota 78 punti (78,030 per la precisione …) per respingere l’assalto della Caslavska, la quale ne ottiene 77,732, alla medaglia d’oro nel Concorso Generale Individuale, prima di accingersi a dar battaglia nelle singole specialità.

Esibizioni, queste ultime, che si risolvono in un testa a testa che non lascia spazio alle rappresentanti delle altre Nazioni – fatta eccezione per il bronzo alla Trave, spartito tra l’ungherese Aniko Ducza e la giapponese Keiko Ikeda – con le relative cerimonie di premiazione in cui sventolano solo bandiere cecoslovacche e sovietiche, dove dice ancora la sua la 31enne Bosakova, che si impone alla Trave per soli 0,083 millesimi (19,499 a 19,416) sulla Latynina, la quale deve arrendersi per un ancor più esiguo scarto di 0,017 millesimi (19,649 a 19,632) nei confronti della Caslavska nell’esercizio al Volteggio.

In una manifestazione che, come testimoniano i punteggi sinora citati – ricordiamo che il massimo ottenibile è 20,000 – si svolge a livelli di eccellenza assoluta, il 19,449 ottenuto dalla Latynina alle Parallele Asimmetriche le consente di occupare solo il gradino più basso del podio, dove a precedere l’eterna Bosakova è stavolta (19,566 a 19,466) la 20enne Irina Pervuschina, all’unico suo acuto in carriera in una grande Manifestazione internazionale, per poi fornire la consueta, ineguagliabile performance al Corpo Libero, dove grazia ed eleganza si fondono per un 19,716 (il più alto punteggio dell’intera rassegna iridata) che le vale il terzo oro e la sesta medaglia complessiva.

Con già un bottino di 24 allori tra Olimpiadi e Mondiali, Latynina si prepara scrupolosamente per quello che è consapevole essere il suo ultimo appuntamento olimpico, ovverossia i Giochi di Tokyo che si svolgono nella seconda metà di ottobre ’64, ben sapendo come riuscire a salire ancora una volta sul podio in ogni prova sia un’impresa ai limiti dell’inverosimile.

Impossible is nothing” è uno slogan ripetuto sino alla noia ai giorni nostri, ma che la quasi 30enne ucraina conia a modo suo già all’epoca, e, ben assistita dalla Astakhova – la “Betulla russa”, come è soprannominata per il suo m.1,65 che la fa svettare rispetto a tutte le altre concorrenti – contribuisce a confermare per la quarta volta consecutiva l’Unione Sovietica dominatrice nel Concorso Generale a Squadre, sia pur per meno di un punto (380,980 a 379,989) rispetto ad una Cecoslovacchia dove la Caslavska fa registrare con 77,564 punti il più alto “score”, rispetto ai 76,998 e 76,965 delle due sovietiche, punteggi che determinano la Classifica del Concorso Generale Individuale.

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Manina, Caslavska e Latynina, podio alla Trave a Tokyo ’64 – da:gettyimages.it

Costretta ad abdicare quanto al titolo assoluto, Latynina deve arrendersi alla superiorità della 22enne cecoslovacca sia alla Trave – dove la Caslavska si impone con 19,499 mettendo in fila tre sovietiche, con Manina argento ed Astakhova ai margini del podio – che al Volteggio, dove divide l’argento con la tedesca Birgit Radochla, per poi concludere al terzo posto alle Parallele Asimmetriche dietro Astakhova (oro con 19,332) e l’ungherese Katalin Makray, piazzamento per il quale deve “ringraziare” proprio la fuoriclasse ceca che, qualificata con il miglior punteggio di 9,716 derivante dagli esercizi preliminari, incappa in un errore che le costa una valutazione di 8,700 e la conseguente quinta posizione conclusiva.

Incertezza che condiziona Caslavska anche nell’esercizio al Corpo Libero, dove parte dal terzo posto degli obbligatori, staccata di soli 0,100 millesimi (9,733 a 9,633) dalla Latynina, solo per ottenere il più basso punteggio di 9,466 che la relega in sesta ed ultima posizione, mentre la sovietica di origini ucraine saluta il palcoscenico olimpico con un’esibizione pressoché perfetta e premiata con 9,866 ricevendo un’autentica ovazione da un quanto mai competente pubblico giapponese, il quale riempie in ogni ordine di posti il “Metropolitran Gymnasium” della Capitale per assistere alle evoluzioni dei propri beniamini maschi, Yukio Endo in primis.

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Latynina al Corpo Libero a Tokyo ’64 – da:gettyimages.it

E, d’altronde, come poteva essere diversamente per chi, come Larisa, sognava da piccola di esibirsi al Teatro Bolscioi di Mosca, e che vede nell’esercizio al Corpo Libero la sublimazione di questo suo desiderio che, da madre, vedrà realizzato proprio dalla figlia Tatyana, la quale diviene prima ballerina della compagnia “Berezka”, mentre la Caslavska, nei cui confronti è avvenuto il “passaggio del testimone” alla stregua di quanto era avvenuto otto anni prima a Melbourne tra Keleti e la stessa Latynina, farà tesoro di questa esperienza per dominare la scena nel successivo quadriennio, sino ad essere incoronata come “Regina assoluta” dei Giochi di Città del Messico ‘68 …

Keleti, Latynina e Caslavska, tre esponenti di una Ginnastica praticata da atlete mature che sapevano coniugare grazia ed eleganza, tutto il contrario di ciò a cui siamo costretti ad assistere ai nostri giorni, divenuta una disciplina dall’aspetto quasi circense, dove si privilegia l’aspetto dinamico e muscolare messo in bella mostra da ginnaste giovanissime e con fisici quanto mai minuti.

La stessa Latynina, messasi alle spalle la povertà dell’infanzia, gode dei benefici che l’allora Unione Sovietica riservava a chi ne teneva alto l’onore in giro per il pianeta, ripaga tale privilegi – dopo aver fatto da degna “Damigella d’onore”, con quattro medaglie d’argento ed una di bronzo, allo Show della Caslavska alla Rassegna Continentale di Sofia ’65, dove eguaglia la sua impresa di 8 anni prima a Bucarest imponendosi in tutte e cinque le gare in programma – assumendo la carica di Capo Allenatrice della squadra sovietica per un decennio a far tempo dal 1967 ed a lei che si deve la scoperta dell’ultima grande “generazione di fenomeni” dell’ex Urss, che risponde ai nomi delle celebri Lyudmila Tourischeva, Olga Korbut e Nellie Kim.

Un po’ meno fortunata in campo sentimentale, in quanto, dopo il divorzio dal primo marito, Larisa contrae un secondo matrimonio di breve e tormentata durata per poi ritrovare la meritata serenità grazie all’incontro con Yuri Feldman, ex Campione Nazionale di ciclismo ed Accademico dello Sport, potendo vivere in pace a Kolyanino, località di campagna a 150 chilometri da Mosca, la sua splendida vecchiaia circondata dalla terra e dagli amatissimi fiori, senza dimenticare la ginnastica, parte fondamentale della sua esistenza.

Ma neanche la Ginnastica, nonché il CIO, si sono dimenticati di lei, consegnandole nel 1989, per mano dell’allora Presidente Juan Antonio Samaranch, l’onorificenza dell’Ordine Olimpico, una decorazione con 18 stellette quante sono le medaglie vinte, per poi essere inserita nel 1998 nella “International Gymnastic Hall of Fame”, stesso anno della Caslavska, mentre la Keleti ottiene tale onore solo nel 2002.

E, d’altronde, ogni volta che si va a rileggere l’elenco degli atleti con il maggior numero di allori olimpici, l’occhio non può non cadere su di lei, la “collezionista di medaglie” …

 

ALEKSEJ NEMOV, ULTIMO INTERPRETE DELLA GRANDE TRADIZIONE DELLA GINNASTICA RUSSA

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Aleksej Nemov ai Giochi di Sydney 2000 – da:abiertodegimnasia.com 

Articolo di Giovanni Manenti

Da quando l’Unione Sovietica è entrata a far parte dell’arengo olimpico con la sua prima partecipazione ai Giochi di Helsinki ’52, la Ginnastica è stata una delle discipline in cui ha potuto mietere il maggior numero di allori per ben 4 decenni, sino alla disgregazione dell’Impero sovietico.

In campo femminile, l’unica rivale degna di tal nome è stata la “divina” cecoslovacca Vera Caslavska, prima dell’avvento delle rumene capitanate da Nadia Comaneci, mentre nel settore maschile restano indimenticabili le sfide con i giapponesi negli anni ’60 e ’70, con il resto del mondo a raccogliere le briciole.

Con l’appannarsi degli atleti del Sol Levante, a cavallo degli anni ’90 la superiorità dei ginnasti sovietici torna ad essere schiacciante, come dimostra il podio del Concorso Generale individuale dei Giochi di Seul ’88 (Vladimir Artemov oro, Valery Liukin argento e Dmitry Bilozerchev bronzo), al pari di quello della successiva edizione di Barcellona ’92, che vede primeggiare Vitaly Scherbo, davanti a Grigory Misutin e Valery Belenky, che gareggiano sotto la nota dizione della “Comunità degli Stati indipendenti”.

Il crollo dell’ideologia comunista e la conseguente indipendenza delle varie Repubbliche che componevano l’Urss comporta effetti devastanti nel campo della Ginnastica maschile, poiché, oltre a gareggiare sotto le rispettive bandiere – Scherbo con la Bielorussia, Misutin con l’Ucraina, tanto per fare un esempio – altri Campioni vengono attratti dalle lusinghe dei Paesi occidentali ed emigrano in nuovi lidi per insegnare tale disciplina e far crescere il relativo movimento, come accade per i ricordati medagliati Artemov e Liukin che si trasferiscono ad inizio anni ’90 negli Stati Uniti, con quest’ultimo a divenire allenatore della figlia Nastia, capace di cogliere allori gareggiando per gli Usa.

Una situazione imbarazzante per la Federazione russa – da cui, occorre precisare, sono provenuti la quasi totalità dei grandi ginnasti sovietici, da Shakhli a Voronin, da Andrianov a Dityatin, con l’unica eccezione di Viktor Chukarin, che era ucraino – che si evidenzia in occasione dei Campionati Mondali di Birmingham ’93, dove conquista una sola medaglia d’oro con Sergej Kharkov alla Sbarra, laddove ne avrebbe conquistate 5 qualora fosse sempre stata in vita la vecchia Urss, dato che Scherbo si impone nel Concorso Generale, così come al Volteggio ed alle Parallele, e Misutin al Corpo Libero.

Non è però altrettanto pensabile che da un così vasto bacino a cui attingere come la Russia non possa emergere un atleta in grado di competere ai massimi livelli, e che, viceversa, fa capolino proprio in occasione della citata Rassegna iridata, piazzandosi quinto nell’esercizio al Corpo Libero.

Costui altri non è che Aleksej Nemov, nato a fine maggio 1976 a Barashevo, nella Repubblica di Mordovia, ma cresciuto a Togliattigrad, sul fiume Volga, dove inizia a praticare ginnastica dall’età di 5 anni, invogliato dalla madre dopo che il rispettivo marito e padre li aveva abbandonati, ed Aleksej non lo rivedrà mai più.

Talento naturale, il giovane Nemov si trova a proprio agio con qualsiasi attrezzo, e non ci mette molto a scalare le gerarchie all’interno del Team russo sino ad essere selezionato per i riferiti Campionati Mondiali a 17 anni non ancora compiuti.

L’anno seguente, allorché la rassegna iridata si sposta a Brisbane, in Australia dal 19 al 24 aprile ‘94, Nemov fa già parte del trio (assieme ad Aleksej Voropayev ed Evgeny Shabaev) che è iscritto al Concorso Generale, dove un’incertezza al Volteggio lo penalizza, concludendo al 12esimo posto, ma coglie la sua prima medaglia con il bronzo alle Parallele, con la Russia a poter festeggiare solo un altro alloro, vale a dire l’argento di Voropayev nel Concorso Generale, costretta ad ammirare le evoluzioni di Scherbo, ancora tre volte in grado di salire sul gradino più alto del podio.

Al 18enne Aleksej serve una grande prestazione per convincere i suoi Dirigenti di essere lui l’atleta su cui puntare per rinverdire i fasti dei suoi illustri predecessori, e ciò avviene esattamente tre mesi dopo, in occasione della terza edizione dei “Goodwill Games” (“I Giochi della buona volontà”) che si svolgono a fine luglio a San Pietroburgo, ed in cui supera l’argento iridato Voropayev nel Concorso Generale, imponendosi altresì al Corpo Libero ed al Cavallo con maniglie.

Era la prova che tutti attendevano, e lo stile di Nemov, un misto di eleganza ed agilità, lo fa divenire immediatamente un idolo per i suoi tifosi, convinti di aver trovato l’atleta in cui identificarsi per riportare la Ginnastica ai livelli che storicamente le competono, anche se lui, per primo, commette ancora degli errori di concentrazione che in una tale disciplina si pagano a caro prezzo, fidandosi troppo del suo naturale talento …

Una caratteristica negativa che emerge in tutta la sua interezza in occasione dei Mondiali di Sabae ’95, in Giappone, dove al termine degli esercizi obbligatori della prima giornata, valevoli per il Concorso Generale Individuale ed a Squadre, la Russia è addirittura undicesima e per rintracciare Nemov nella lista dei partecipanti occorre scorrere la stessa sino al 96esimo (!!) posto, avendo clamorosamente fallito gli esercizi al Cavallo con maniglie (8,425) ed alla Sbarra, valutato con un 6,525 che per la Ginnastica equivale ad un 2 od un 3 assegnato dai giudici nell’esecuzione di un tuffo.

Chiaramente, le stimmate di un campione si notano anche in questi frangenti, ed il giorno successivo Nemov realizza il miglior punteggio assoluto fra tutti gli iscritti, il che gli consente di risalire sino alla 39esima posizione ed alla Russia di sfiorare il podio (quarta con 560,971 punti rispetto ai 561,541 della Romania), prima volta in cui la stessa non va a medaglia nella prova a squadre, che vede il successo della Cina sul Giappone.

Nemov si garantisce il diritto alle Finali di specialità al Corpo Libero, dove conclude non meglio che settimo, ed al Volteggio, attrezzo grazie al quale salva la sua partecipazione alla Rassegna iridata, dividendo il gradino più alto del podio con l’ucraino Misutin (9,756 per entrambi) a precedere uno Scherbo che sta iniziando ad evidenziare i primi segnali di declino.

In altri periodi, ai tempi, per intenderci, dell’Urss unificata, questi sbalzi di prestazioni sarebbero potuti costare a Nemov la selezione per le Olimpiadi di Atlanta ’96 – basti pensare che anche ai Mondiali di Sabae il raffronto di medaglie tra le ex Repubbliche sovietiche a la madre Russia è di 6 a 2 – ma in questo panorama, il 20enne Aleksej non nutre questo tipo di preoccupazioni, non essendovi in squadra nessun altro che può vantare un talento pari al suo, pur creando apprensione in seno alla Federazione non sapendo mai quale versione, tra il “Dr. Jekyll o Mr. Hyde”, andrà in pedana.

Rassegna a cinque cerchi che è preceduta per l’ultima volta da un’edizione dei Mondiali disputata nello stesso anno olimpico, con esclusione del Concorso Generale, sia Individuale che a Squadre, che si svolge a San Juan di Portorico e Nemov dimostra una buona condizione di forma, risultando il migliore del suoi collezionando tre medaglie, ovverossia la conferma del titolo iridato al Volteggio (con anche lo stesso identico punteggio di 9,756), cui aggiunge l’argento (a pari merito con Scherbo) alle Parallele, sconfitti per soli 0,013 millesimi di punto (9,750 a 9,737) dall’ucraino Rustan Sharipov, ed il bronzo al Cavallo con maniglie, nonostante realizzi il suo miglior punteggio agli attrezzi di 9,787.

Con il proprio leader tirato a lucido come non mai, il 20 e 22 luglio 1996 sulle pedane del “Georgia Dome” di Atlanta la Russia è pronta a rintuzzare gli attacchi di Cina, Ucraina e Bielorussia, con i padroni di casa degli Stati Uniti quali possibili outsider, nella corsa all’Oro nel Concorso Generale a squadre, che, come sin troppo facile intuibile, in caso di Urss unificata, non avrebbe avuto storia …

Il Team russo, viceversa, può contare su sole due stelle, vale a dire Nemov ed il più volte ricordato Voropayev e sono proprio loro, con due eccezionali giornate di esibizioni, che li fanno chiudere con il rispettivo primo (116,361) e terzo (115,136) punteggio assoluto – tra i due si inserisce Scherbo con 115,210) – a condurre la Russia alla medaglia d’oro con 576,778 punti complessivi, precedendo la Cina del Campione iridato di Sabae Li Xhiaoshuang (575,539) e l’Ucraina, laddove si consideri che il terzo miglior risultato di un componente della formazione russa (Yevgeny Podgorny con 104.423) lo pone al 66esimo posto della Classifica Generale.

Penalizzato dal fatto che, per l’assegnazione delle medaglie nel Concorso Generale individuale (come già inaugurato nella precedente edizione di Barcellona ’92), non viene più presa come base di partenza la metà del punteggio conseguito nella prova a squadre, che serve solo a scegliere i 36 finalisti – altrimenti il 20enne Aleksej avrebbe avuto un vantaggio di 0,922 millesimi sul cinese Li, sesto dopo gli esercizi a squadre – con ognuno di loro a ripartire da zero, è proprio il Campione iridato a sfruttare al meglio questa opportunità, nonostante Nemov faccia meglio di lui in quattro specialità su sei, vedendo sfumare l’Oro individuale per l’inezia di 0,049 millesimi (58,423 a 58,374), con Scherbo bronzo con 58,197 mentre Voropayev sprofonda in 24esima posizione, complice una controprestazione al Cavallo con maniglie.

Lo sfortunato esito del Concorso Generale individuale certifica peraltro come l’unico atleta su cui la Russia possa contare sia solo Nemov, il quale non tradisce le attese nelle prove ai singoli attrezzi, per i quali si qualifica in cinque delle sei specialità del programma olimpico, non andando a medaglia solo alle Parallele (dove conclude al quarto posto), conquistando viceversa altrettanti bronzi sia al Corpo Libero che alla Sbarra (in entrambi i casi totalizzando 9,800 punti) ed al Cavallo con maniglie (9,787), per poi confermarsi insuperabile nel Volteggio, dove ai due titoli iridati aggiunge anche l’Oro olimpico, precedendo di soli 0,031 millesimi (9,787 a 9,756) il sudcoreano Yeo Hong-Chul, così da risultare, con 6 allori complessivi, l’atleta più medagliato dei Giochi di Atlanta.

Il vantaggio di essere l’indiscusso uomo di punta del proprio Team è in parte annullato dalla pressione che grava sulle spalle di Nemov, il quale ricade nei suoi “peccati di eccessiva sicurezza” ai Mondiali di Losanna ’97, dove peraltro tutti i componenti della formazione russa ottengono punteggi bassi alla Sbarra, così da consegnare il titolo iridato a squadre alla Cina, venendo preceduti anche da una Bielorussia ancorché orfana del ritirato Scherbo, per poi completare l’opera, nel Concorso Generale individuale fallendo clamorosamente l’esercizio agli Anelli (valutato appena 6,825) che lo relega in un’anonima 26esima posizione, con la medaglia d’oro appannaggio dell’altro bielorusso Ivan Ivankov sul 19enne Aleksej Bondarenko, compagno di squadra di Nemov.

Quest’ultimo non se ne torna a casa a mani vuote, cogliendo l’oro al Corpo Libero, titolo che conferma anche due anni dopo in occasione della Rassegna iridata di Tientsin ’99, in Cina, cui unisce anche l’oro al Cavallo con maniglie e l’argento nel Concorso Generale a squadre, dove la Russia cede (230,395 a 228,145) solo ai padroni di casa, per poi essere tradito ancora una volta dall’esercizio agli Anelli nella prova individuale, la cui valutazione di 8,737 relega Nemov al sesto posto, allorquando un solo 0,500 millesimi di punteggio in più gli avrebbe garantito l’argento alle spalle del connazionale Nikolai Kryukov, peraltro al suo unico vero acuto in carriera.

Con la consapevolezza che, alle spalle di Nemov, vi sono ora altri validi ginnasti quali Kryukov e Bondarenko, la Federazione russa si appresta a sbarcare con rinnovate speranze in Australia per le Olimpiadi di fine millennio di Sydney 2000, in cui vi è un’ulteriore modifica regolamentare, con l’introduzione di un turno preliminare che si svolge il 16 settembre al “Sydney SuperDome”, da cui escono le sei formazioni che, due giorni dopo si contendono il podio nel Concorso Generale a squadre, nonché i 38 ginnasti che partecipano al Concorso individuale e gli 8 finalisti per ogni singola specialità.

Nemov conferma come il palcoscenico olimpico sia di suo maggior gradimento, dando spettacolo in qualificazione, così da ottenere il miglior punteggio assoluto di 58,361 – al pari della Russia nel suo insieme con 230,133 punti rispetto ai 229,96 della Cina ed ai 299,656 dell’Ucraina – e qualificandosi per 5 Finali di specialità, unica esclusa i “poco simpatici” Anelli, anche se poi per l’assegnazione delle medaglie si riparte tutti alla pari.

Nella gara a squadre – nonostante il contributo di Nemov sia ancora migliore, toccando quota 58,423 – i peggiori risultati di Bondarenko (specie al Cavallo con maniglie, dove passa da 9,712 a 9,150) fanno sì che, in una sfida che si gioca sul filo dei millesimi, la Russia retroceda sul gradino più basso del podio, con un totale di 230,019 preceduta per 0,287 millesimi dall’Ucraina, mentre l’oro è ancora appannaggio della rappresentativa cinese che chiude con 231,919 punti.

Ma se le ottime prestazioni dell’oramai 24enne Aleksej possono essere inficiate dal comportamento dei suoi compagni nella prova a squadre, nel Concorso Generale Individuale può fare affidamento solo su sé stesso, ed eccolo allora due giorni dopo, il 20 settembre 2000, poter coronare quello che per ogni ginnasta che si rispetti rappresenta “il sogno di una vita”, senza sbavature in ogni singolo esercizio, ottenendo punteggi che vanno da un minimo di 9,650 agli Anelli ad un massimo di 9,800 al Corpo Libero, ed è proprio grazie a questa regolarità che il totale di 58,474 (migliorandosi ancora in ognuna delle tre giornate di gare …) gli consente di avere la meglio sul cinese Yang Wei (58,361) e sull’ucraino Oleksandr Beresh, con il Campione iridato Ivankov confinato ai margini del podio.

Con i piazzamenti invertiti rispetto a quattro anni prima ad Atlanta ’96 nei Concorsi Generali, tocca ora a Nemov cercare di migliorare le quattro medaglie (un oro e tre bronzi) conquistate nelle singole specialità nella Capitale georgiana, impresa non facile visto l’allargamento della concorrenza – in tutte e sei le prove si registrano altrettanti diversi vincitori – ma che comunque si può dire che riesca, visto che anche stavolta non manca il metallo più pregiato, ottenuto con 9,787 alla Sbarra, attrezzo che tante volte lo aveva tradito, per poi essere beffato nell’esercizio al Corpo Libero, per il più ridotto distacco possibile, vale a dire soli 0,012 millesimi (9,812 a 9,800) dal lettone Igors Vihrovs, che coglie a Sydney il suo unico grande successo in carriera, e quindi confermare il bronzo di Atlanta al Cavallo con maniglie, cui abbina analogo risultato alle Parallele, in entrambi i casi sempre venendo premiato con punteggi di 9,800 per poi sfiorare un settimo alloro personale al Volteggio, dove appena 0,019 millesimi (9.475 a 9,456) lo dividono dal bronzo del polacco Leszek Blanik.

Con 6 medaglie conquistate in ciascuna edizione delle Olimpiadi di Atlanta ’96 e Sydney 2000, Nemov raggiunge un bottino complessivo di 12 allori che lo colloca al quarto posto nella “Graduatoria All Time” della Storia dei Giochi per quanto riguarda il settore maschile della Ginnastica, preceduto solo da Nikolay Andrianov a quota 15 e da Boris Shakhlin e Takashi Ono con 13, avendo raggiunto l’apice della carriera, che da lì in avanti lo vede intraprendere un inesorabile declino, complici anche ripetuti infortuni, che nel corso del quadriennio post olimpico lo vede tornare a medaglia solo in occasione della Rassegna iridata di Anaheim ’03, in California.

Oramai non più ai vertici della Disciplina, la Russia conclude ai margini del podio la prova a squadre nella Rassegna iridata, collezionando appena tre medaglie ai singoli attrezzi, ed il fatto che, oltre al bronzo di Kryukov al Cavallo con maniglie, le altre due siano appannaggio di Nemovbronzo alla Sbarra con 9.737 a soli 0,038 millesimi dall’oro ed argento alle Parallele a 0,063 millesimo dal cinese Li Xiaopeng – fanno sperare in seno alla Federazione russa su un altro possibile “miracolo” ai Giochi di Atene ’04 dell’anno successivo.

Ciò non avviene, con la formazione russa a concludere il Concorso Generale a squadre al suo peggior piazzamento di sempre con la sesta posizione, con un imbarazzante distacco di oltre 4 punti – che nella Ginnastica a questi livelli rappresentano un abisso – dalla ritrovata compagine giapponese, mentre Nemov, in palese difficoltà, ottiene la qualificazione per la sola prova alla Sbarra, rendendosi suo malgrado protagonista di un curioso episodio …

E’ normale che i Campioni, specie quando sono vicini al passo d’addio, godano di una particolare attenzione e simpatia da parte del pubblico, e questo è ciò che avviene a Nemov allorché il suo esercizio nella Finale alla Sbarra – peraltro apparso anche ad osservatori al di sopra delle parti di eccellente fattura – viene valutato dalla Giuria con un modesto 9,725 il che genera un ondata di disapprovazione proveniente dalle tribune, con fischi ed ululati che impediscono la prosecuzione della gara, in cui al momento il 28enne russo sarebbe terzo, ma con diversi altri ginnasti da scendere in pedana.

In effetti, la valutazione dei giudici, pur a fronte di perfette evoluzioni in aria da parte di Nemov, era stata condizionata dal suo sbilanciamento in avanti in fase di atterraggio, e la sola revisione in 9,762 del suo punteggio non è sufficiente a placare gli animi del pubblico, tant’è che tocca proprio al plurimedagliato atleta salire di nuovo in pedana per invitare gli spettatori a recedere dal loro comportamento e consentire la prosecuzione della Finale.

Un atteggiamento per il quale Nemov viene concordemente elogiato e, poiché vi sono molti modi per porre fine alla propria carriera, quello scelto dal fuoriclasse russo è stato sicuramente dei migliori, avendo altresì determinato una variazione nei metri di giudizio delle singole esibizioni da parte dei giudici da allora in avanti ed essendo altresì stato ricompensato per il suo gesto dalla propria Federazione con un assegno di 40mila €uro …

Purtroppo, per la Patria della Ginnastica – che nelle successive tre edizioni dei Giochi disputate sino ad oggi ha raccolto la miseria di appena 8 medaglie (due bronzi con Anton Golotsutskov a Pechino ’08, un argento ed un bronzo con Denis Ablyazin a Londra ’12 e l’argento a squadre ed ancora con Ablyazin, che centra anche un bronzo assieme a David Belyavsky a Rio de Janeiro ’16 – la medaglia d’oro resta un miraggio, considerando inoltre che, nelle successive 10 edizioni dei Campionati Mondiali il solo Ablyazin ha avuto l’onore di sentire suonare l’inno russo alla cerimonia di premiazione del Corpo Libero alla Rassegna iridata di Nanning ’14, in Cina.

Non può pertanto essere contestata l’etichetta di “Ultimo dei Grandi” della grande Scuola della Ginnastica russa coniata per Aleksej Nemov che solo a quasi 20 anni di distanza, ai recenti Mondiali svoltasi a Doha, in Qatar dal 25 ottobre al 3 novembre 2018, ha visto il 22enne Artur Dalaloyan conquistare il titolo iridato nel Concorso Generale individuale, così come al Corpo Libero, con il contorno dell’Argento a squadre ed al Volteggio e del bronzo alle Parallele …

In bocca al lupo, Artur, e se hai bisogno di qualche consiglio, non ti peritare a recarti a Togliattigrad per scambiare due parole con Nemov, i Giochi di Tokyo 2020 si avvicinano …