PAUL BIEDERMANN E QUEI RECORD STRAORDINARI CON QUALCHE LEGITTIMO DUBBIO

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Paul Biedermann – da:swimswam.com

Articolo di Giovanni Manenti

L’edizione di Roma 2009 dei Campionati Mondiali di Nuoto passa alla Storia sia per l’elevatissimo numero di record stabiliti – 13 in campo maschile e 14 in quello femminile – che per aver indotto la FINA ad abolire, con decorrenza dal successivo 1 gennaio 2010, i cosiddetti “costumi gommati” in poliuretano che li avevano favoriti, al punto che, a tutt’oggi, a distanza di 10 anni, ne resistono ancora 8 in campo maschile – e con due, quelli di Michael Phelps sui m.100 e 200 farfalla migliorati solo alla recente edizione di Gwangiu 2019 – mentre nel settore femminile resiste unicamente il primato sui m.200sl della nostra Federica Pellegrini,

Quanto suindicato consente però di fare un distinguo, nel senso che una cosa è se tali primati vengono migliorati da chi già li deteneva – come nel caso di Phelps sui m.100 e 200 farfalla oppure del connazionale Peirsol sui m.200 dorso, al pari di Ryan Lochte sui m.200 misti, dallo stesso ulteriormente abbassato due anni dopo a Shanghai – rispetto al vedere emergere nuotatori che, anche se non proprio sconosciuti, non riescono successivamente a salire sul gradino più alto del podio sia in sede olimpica che iridata.

Ed il caso più emblematico è quello costituito dal tedesco Paul Biedermann, nato il 7 agosto 1986 ad Halle, in Sassonia, nell’allora Repubblica Democratica Tedesca e specialista delle medie distanze (200 e 400 metri) a stile libero, il quale a fine anno 2008 risulta nono nelle Classifiche mondiali sui m.200sl ed addirittura 21esimo sulla doppia distanza …

Biedermann si mette in luce non ancora 18enne ai Campionati Europei Juniores di Lisbona 2004, dove completa un “tris di successi” imponendosi sia sui m.200sl (1’48”62) che sui m.400sl (3’51”52) al pari di un’insolita partecipazione ai m.1500sl, che si aggiudica comunque in 15’18”94.

Un “inizio col botto” al quale però, lo stileliberista tedesco non fa riscontrare i progressi sperati negli anni a venire, ottenendo i migliori risultati sulla distanza da lui preferita, ovvero i m.200sl, in cui conclude non meglio che settimo ai Campionati Europei di Budapest ’06 in 1’48”99 (ad oltre 3” abbondanti dal tempo del vincitore Pieter van den Hoogenband, primo in 1’45”65), pur realizzando a novembre del medesimo anno 1’48”05, suo primato personale all’epoca.

Situazione che non muta l’anno seguente, in occasione della Rassegna Iridata di Melbourne ’07 in cui, sempre iscritto sui soli m.200sl, si qualifica per la Finale con il settimo tempo, replicato all’atto conclusivo pur scendendo sino ad 1’48”09, ma incrementando il divario dal vincitore, nella fattispecie Phelps che, con 1’43”86 stabilisce il relativo primato mondiale, per poi non riuscire a centrare l’accesso alla Finale della staffetta 4x200sl, con il quartetto tedesco primo degli esclusi in 7’19”22.

In vista dell’appuntamento costituito dalle Olimpiadi di Pechino ’08, Biedermann, oramai divenuto l’uomo di punta del Team tedesco a stile libero, viene iscritto su entrambe le distanze dei m.200 e 400sl, oltre a far parte delle staffette 4×100 e 4x200sl, un impegno che lo vede però ottenere, anche in questo caso, un raccolto inferiore alle attese, nonostante si presenti nella Capitale asiatica forte del titolo europeo sui m.200sl conquistato alla Rassegna Continentale di Eindhoven, migliorandosi ancora sino ad 1’46”59.

Il problema per il 22enne sassone sta nel fatto che ai suoi miglioramenti gli avversari replicano limando in misura maggiore i propri personali, e l’esordio al “Beijing National Aquatics Centre” del 9 agosto 2008, nella giornata inaugurale del programma natatorio, è quanto di peggio potesse aspettarsi, facendo registrare addirittura il 18esimo tempo nelle batterie dei m.400sl, nuotati in 3’48”03.

Una delusione a cui fa seguito, all’indomani, il flop della staffetta 4x100sl, classificatasi con il peggior tempo in qualificazione, con Biedermann a ritrovare una parvenza di buonumore nelle semifinali dei m.200sl, in cui realizza 1’46”41, valido per l’accesso alla Finale del 12 agosto con il sesto miglior tempo …

Sicuramente, non si può dire che il tedesco non faccia di tutto per esprimersi ai suoi massimi livelli, visto che anche nell’atto conclusivo abbassa il proprio limite personale sino ad 1’46”00 – migliorandosi così di oltre 2” rispetto alle due precedenti stagioni – che gli vale la quinta posizione, ma là davanti vanno come schegge e Phelps, nel suo percorso verso l’incredibile record di 8 medaglie d’Oro, va a toccare nel nuovo primato assoluto di 1’42”96, con in più la scarsa assistenza dei propri compagni di staffetta nella 4x200sl – negli anni ’80 il punto di forza dello squadrone tedesco – che conclude appena 12esima in batteria.

Capirete, pertanto, come Biedermann non potesse essere considerato tra i pretendenti al titolo iridato su dette distanze in occasione dei Campionati Mondiali di Roma 2009, che si aprono il 26 luglio alla “Piscina del Foro Italico” con la disputa di batterie al mattino e Finale al pomeriggio dei m.400sl, distanza il cui record assoluto è detenuto con il tempo di 3’40”08 dall’imbattuto australiano Ian Thorpe, stabilito il 30 luglio 2002 in occasione dei “Commonwealth Games” di Manchester …

Quello che si tuffa in acqua al mattino di quella domenica 26 luglio è un Biedermann completamente diverso da quello visto l’anno precedente a Pechino, visto che stampa, nella nona ed ultima batteria, un tempo di 3’43”01 che, oltre ad essere il migliore tra i partecipanti, rappresenta altresì il nuovo Record europeo, con un miglioramento impensabile rispetto alle sue precedenti esibizioni …

Con solo il cinese Zhang Lin – argento l’anno prima sulla distanza ai Giochi di Pechino e che poi vincerà i m.800sl con il record di 7’32”12, anch’esso tuttora imbattuto – ed il tunisino Oussama Mellouli – Oro a Pechino sui m.1500sl, bissato a Roma, dove giunge altresì alle spalle di Zhang sui m.800sl – a scendere sotto il limite dei 3’44” netti, nel mentre il Campione olimpico sudcoreano Park Tae-Hwan viene eliminato a sorpresa con appena il 12esimo tempo, l’attesa regna sovrana in previsione della Finale pomeridiana, pur ritenendo in molti che Biedermann sia già giunto al limite delle proprie possibilità, anche perché il divario rispetto al record di Thorpe è pur sempre di quasi 3” …

Pur se maggiormente a proprio agio sulle più lunghe distanze – in seguito si esibirà con ottimi risultati anche nei 5 e 10km. di Fondo in mare aperto – è il tunisino Mellouli a dettare il ritmo in Finale, transitando a metà gara in 1’50”44, trascinando nella sua scia Zhang, che vira in 1’50”71, nel mentre il passaggio di Biedermann è cronometrato in 1’51”02, ben più alto dell’1’49”74 del giorno prima, con ciò avvalorando la tesi che avesse sparato tutte le sue cartucce in batteria …

Nessuna previsione si rivela più sbagliata, in quanto il mezzofondista sassone, applicando la tattica del “Negative Split”, ovvero nuotare le frazioni dopo metà gara più veloci rispetto alle prime, già ai 300 metri raggiunge il cinese, mentre Mellouli peraltro incrementa (2’46”29 a 2’47”17) il proprio margine intesta alla gara, ridotto a soli 0”35 centesimi (3’13”95 a 3’14”30) all’ultima virata, prima che Biedermann inneschi il turbo per nuotare gli ultimi 50 metri in uno sbalorditivo 25”77 che gli consente di rimontare il nordafricano, che comunque conclude nel nuovo primato continentale di 3’41”11, e sopravanzarlo nettamente …

Ma è quando appare sul tabellone il tempo del vincitore che è difficile credere ai propri occhi, ovvero 3’40”07, un solo 0”01 centesimo in meno di quanto nuotato sette anni prima da Thorpe per un Record ritenuto inattaccabile, soprattutto da chi fa registrare un miglioramento di tale portata rispetto ai 3’48” e spiccioli di Pechino.

Con la Germania a rinunciare, per manifesta inferiorità, a presentare una staffetta 4x100sl, Biedermann è ora atteso alla “Prova del Nove” sui m.200sl dove lo attende la sfida con il Campione olimpico e primatista mondiale Phelps, le cui batterie e semifinali si disputano il giorno successivo e la relativa Finale il 28 luglio …

Già in batteria i due si “punzecchiano” (1’45”30 ad 1’45”60 a favore del tedesco), per poi toccare a Biedermann uscire allo scoperto nella seconda semifinale pomeridiana, dopo che l’americano si era aggiudicata la prima in 1’45”23, nuotando la distanza in 1’43”65 che, oltre ad essere il primato europeo, migliora altresì il Record dei Campionati stabilito proprio da Phelps in 1’43”86 due anni prima a Melbourne, tempo che all’epoca era anche primato assoluto …

Ovvio che, dopo quanto visto sulla doppia distanza, nessuno si azzarda più a fare previsioni negative circa le possibilità del tedesco non solo di avere la meglio sul pluricampione olimpico in Finale, ma anche di privarlo del record mondiale stabilito l’anno precedente nella Capitale cinese, la maggiore curiosità derivante da quale tattica i due contendenti intenderanno mettere in pratica …

Con anche il russo Danila Izotov – che in semifinale ha fatto registrare, in scia al tedesco, il record nazionale di 1’45”09 – a fare da “terzo incomodo”, Biedermann rompe gli indugi sin dal tuffo in acqua, virando in 24”23 ai primi 50 metri per poi transitare in 50”12 a metà gara rispetto ai 50”25 di Phelps, peraltro ancora pienamente in corsa per l’Oro, nel mentre Izotov appare già fuori dai giochi con il suo 51”24 …

Una gara che notoriamente si decide nella terza vasca, vede Biedermann coprire detta frazione in 26”18 rispetto ai 26”46 di Phelps, per poi esplodere letteralmente nei 50 metri finali, nuotati in 25”70 per andare a bissare il successo sulla doppia distanza, così come ottenere il suo secondo record mondiale, fermando i cronometri sull’1’42”00 (quasi 1” in meno del primato di Phelps), mentre il fuoriclasse Usa deve accontentarsi dell’argento con un comunque sempre ragguardevole 1’43”22 (di soli 0”26 centesimi superiore a quanto ottenuto a Pechino) ed Izotov, da parte sua, a migliorarsi ancora sino ad 1’43”90.

La sfida tra Biedermann e Phelps ha un’appendice nella prima frazione della staffetta 4x200sl, dove il tedesco è ancora capace di nuotare le quattro vasche in 1’42”81 rispetto all’1’44”49 dell’americano che, peraltro, ben supportato dai compagni di squadra, contribuisce alla conquista del titolo iridato con il tempo complessivo di 6’58”55, anch’esso limite tuttora ineguagliato, mentre il quartetto tedesco conclude quinto, pur con il primato nazionale di 7’03″19.

Che questi risultati non potessero essere superati con l’abolizione dei costumi in poliuretano era scontato, ma ciò che stupisce – e lascia alcuni dubbi sulle prestazioni di Biedermann – è come lo stesso non sia più stato in grado in seguito di dare continuità a dette prestazioni (visto che l’uso o l’abolizione dei costumi era comunque un qualcosa di paritetico per tutti i partecipanti …) nelle successive Manifestazioni, eccezion fatta per le Rassegne Continentali, dove è ancora Oro sui m.200sl (1’46”06) ed argento sui m.400sl (3’46”30 alle spalle del francese Yannick Agnel) e con la staffetta 4x200sl agli Europei di Budapest 2010.

Atteso, viceversa, a confermare i titoli iridati ai Mondiali di Shanghai 2011, Biedermann si deve accontentare del gradino più basso del podio sia sui m.400sl (3’44”14 nella Finale vinta dal redivivo sudcoreano Park Tae-Hwan sul 20enne cinese Sun Yang) che sui m.200sl, nuotati in 1’44”88 alle spalle della coppia americana Lochte/Phelps, per poi piazzarsi quarto con la staffetta 4x200sl.

Medagliato, comunque, in ottica iridata, a Biedermann manca un analogo riconoscimento in sede olimpica, ragion per cui prepara con cura l’appuntamento di Londra 2012 dimostrandosi, almeno sulla carta, all’altezza del compito in base all’esito dei Campionati Europei svoltisi a Debrecen il maggio precedente, dove ottiene i titoli continentali sia sui m.200sl (1’46”27) che sui m.400sl (3’47”84), al pari della staffetta 4x200sl, prima in 7’09”17 davanti al quartetto italiano.

Con un calendario molto simile (inteso come date) a quello della sua “Settimana di Gloria” romana, Biedermann ritorna però a livelli di quattro anni prima a Pechino nella gara d’esordio sui m.400sl, non riuscendo a superare le batterie al mattino del 28 luglio 2012 al “London Aquatics Centre” della Capitale inglese, concluse in un’anonima 13esima posizione in 3’48”50, tempo addirittura superiore a quello nuotato in Cina, mentre la Finale vede la rivincita di Sun Yang su Park Tae-Hwan (3’40”14, record olimpico a soli 0”07 centesimi dal primato del tedesco, a 3’42”06) nel “Derby asiatico”.

Con  una, per certi versi, irritante analogia, anche la Finale dei m.200sl vede per Biedermann ricalcare l’esito di Pechino, classificandosi anche stavolta quinto in 1’45”53 mentre tra i due litiganti Sung e Park ad avere la meglio è proprio Agnel che va a trionfare in 1’43”14, con i due asiatici ad accomodarsi sul secondo gradino del podio, accomunati dallo stesso tempo di 1’44”83.

Oramai, pur con una dignitosa prestazione con la staffetta 4x200sl – quarta in 7’06”59, a soli 0”29 centesimi dal podio – la stella di Biedermann si sta offuscando e, dopo aver saltato i Mondiali di Barcellona 2013, riesce a cogliere il suo ultimo titolo continentale ai Campionati Europei di Berlino 2014, quale ultimo frazionista della staffetta 4x200sl, nel mentre nella gara individuale si vede beffare, per l’inezia di soli 0”02 centesimi (1’45”78 ad 1’45”80) dal serbo Velimir Stjepanovic.

Il desiderio di riempire la propria bacheca anche con una medaglia olimpica, spinge Biedermann a proseguire sino ai Giochi di Rio de Janeiro 2016, passando per la Rassegna Iridata di Kazan ’15 dove emette l’ultimo ruggito che lo porta a salire sul podio in 1’45”38 nella Finale dei m.200sl, vinta a sorpresa dal britannico James Guy (1’45”14 ad 1’45”20) su Sun Yang, mentre la staffetta 4x200sl conclude in quinta posizione.

Quasi un segno del destino, Biedermann scende in acqua nella Piscina Olimpica della Metropoli brasiliana per le batterie al mattino e semifinali al pomeriggio proprio il 7 agosto 2016, ovvero il giorno in cui compie 30 anni, facendosi il regalo, in 1’45”69, di garantirsi l’accesso alla sua terza Finale olimpica consecutiva sui m.200sl, dimostrandosi ancora capace, dopo i due quinti posti di Pechino e Londra, di concludere in sesta posizione in 1’45”84, mentre l’Oro è appannaggio di Sun Yang (1’44”65 ad 1’45”20) sul sudafricano Chad le Clos.

L’addio alle competizioni avviene all’indomani, il 9 agosto 2016, nuotando in 1’46”09 l’ultima frazione della staffetta 4x200sl che vede la Germania piazzarsi sesta con il tempo di 7’07”28, mentre sicuramente un pizzico di invidia deve provarlo nel vedere il suo rivale di Roma Michael Phelps ancora sul gradino più alto del podio, a dispetto dei suoi 31 anni suonati …

Cala così il sipario sulla carriera di uno stileliberista di indubbio valore – i suoi 6 titoli europei, con 3 argenti, lo stanno a testimoniare – che però ha brillato ai massimi livelli una sola estate (o meglio, una sola settimana, verrebbe da dire …) durante la quale è salito ai vertici assoluti, sia come titoli che, soprattutto, come riscontri cronometrici, indubbiamente grazie all’aiuto dei costumi poi vietati, ma con il legittimo dubbio che – visti gli spropositati miglioramenti ottenuti, specie sui m.400sl – non fosse proprio tutta “farina del suo sacco” …

Ed in questo non l’ha aiutato l’unione affettiva con la connazionale Britta Steffen, di tre anni più anziana ed anch’essa originaria dell’ex Germania Est, dominatrice sulle brevi distanze dei m.50 e 100sl – Oro sia ai Giochi di Pechino ’08 che ai Mondiali di Roma ’09 – e non poco chiacchierata, pur se i suoi primati sono già stati superati, a differenza di quelli, ancora resistenti, di Biedermann …

Ma, forse, siamo solo noi che, come ci affiora, anche solo lontanamente, il ricordo della Germania Orientale, siamo portati a pensar male …

 

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LA “RESA DEI CONTI” TRA CAVIC E PHELPS AI MONDIALI DI ROMA 2009

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L’esultanza di Phelps dopo la Finale dei m.100 farfalla – da:nytimes.com

Articolo di Giovanni Manenti

Reduce dalla straordinaria impresa compiuta alle Olimpiadi di Pechino 2008, in cui era riuscito a superare il record di 7 medaglie d’oro stabilito dal connazionale Mark Spitz ai Giochi di Monaco 1972, l’americano Michael Phelps è l’atteso protagonista, l’anno seguente, in occasione della 13esima edizione dei Campionati Mondiali, in programma a Roma dal 26 luglio al 2 agosto 2009.

Un’impresa, quella portata a termine dal “Kid di Baltimora” attraverso 5 vittorie in gare individuali e 3 in staffetta, con l’aggiunta di ben 7 primati mondiali ed uno olimpico, ma con una “macchia” costituita dall’esito della Finale dei m.100 farfalla, sua ultima fatica a titolo individuale, la cui vittoria era stata contestata dalla federazione serba, il cui rappresentante Milorad Cavic aveva in effetti toccato per primo, ma senza imprimere la necessaria forza per far scattare i sensori, così che il successo era arriso all’americano per un solo 0”01 centesimo (50”58 a 50”59) di differenza …

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Il contestato arrivo ai Giochi di Pechino ’08 – da:nytimes.com

La Rassegna iridata alla Piscina del Foro Italico della Capitale, è pertanto l’occasione propizia sia per una rivincita che per l’assalto, da parte di entrambi, al “muro dei 50” netti”, da tempo in grado di crollare ed ancor più avvicinato da Phelps in occasione dei Trials di Indianapolis del 9 luglio 2009, in cui aveva tolto il primato al connazionale Ian Crocker, scendendo sino a 50”22.

Due considerazioni prima di scendere nel dettaglio della sfida, ovvero che quella di Roma passa alla storia come l’edizione dei “costumi gommati”, tant’è che cadono qualcosa come 13 primati assoluti in campo maschile ed altri 14 nel settore femminile, per poi evidenziare come nella Capitale cinese il fuoriclasse Usa si fosse presentato sui blocchi di partenza della Finale dei m.100 farfalla dopo essere sceso ben 17 volte in acqua (Finali di staffetta comprese) contro le sole tre occasioni del suo avversario.

A Roma, viceversa, Phelps riduce la sua partecipazione eliminando le due gare dei misti, per la gioia del suo amico Ryan Lochte che se le aggiudica entrambe, facendogli però il dispetto di togliergli il record mondiale sulla più corta distanza dei 200 metri, nuotati in 1’54”10 …

Primato che il 24enne di Baltimora – presentatosi in Italia quale detentore di 5 primati assoluti individuali sui m.200sl, m.100 e 200 farfalla e m.200 e 400 misti – si vede portar via anche nella sua prima Finale individuale, ovvero i m.200sl, dove ad imporsi il 28 luglio 2009 è il tedesco Paul Biedermann, che nuota la distanza nel tempo di 1’42”00 che resiste tuttora, con Phelps a doversi accontentare dell’argento in 1’43”22, al di sopra del suo precedente limite di 1’42”96 stabilito a Pechino.

Americano che ha modo di riscattarsi all’indomani, allorché si impone con autorità sui m.200 farfalla, lasciando a debita distanza il polacco Pawel Korzeniowski ed abbassando il suo stesso limite ad 1’51”51, un primato che resterà ineguagliato per un decennio.

Nel frattempo, Cavic ha modo di “scaldare le batterie” cimentandosi nella prova sui m.50 farfalla non contemplata nel programma olimpico, in cui si aggiudica l’Oro nella Finale del 27 luglio con il record dei Campionati di 22”67, a soli 0”22 centesimi dal limite di 22”43 nuotato quattro mesi prima dallo spagnolo Rafael Munoz, giunto terzo in 22”88, preceduto anche dall’australiano Matt Target con 22”73.

Con una medaglia d’Oro a testa, pertanto, Phelps e Cavic sono pronti a darsi battaglia sulla distanza intermedia dei m.100 farfalla, le cui batterie e semifinali sono in programma il 31 luglio 2009 e la Finale il giorno appresso …

Chiaramente avvantaggiato da tre giorni di riposo e con sole tre gare nuotate oltretutto sulla più corta distanza dei 50 metri, Cavic è intenzionato a “vendicare” lo smacco di Pechino, ma di contro ha un Phelps che vuol dimostrare come lo stretto margine ai Giochi fosse figlio di un “Tour de Force” senza precedenti, mentre stavolta è sceso in acqua solo 8 volte (staffette comprese …) rispetto alle 15 dell’anno precedente …

Ognuno con le rispettive, giustificate aspirazioni, quello che si annuncia come l’appuntamento clou della Rassegna iridata romana non lascia delusi gli spettatori, media ed addetti ai lavori, visto che già nelle batterie del mattino il 25enne serbo (di un anno ed un mese esatti più anziano di Phelps …) piazza un 50”56 nella sua batteria precedendo l’altro americano Tyler McGill che conclude in 50”90, stesso tempo realizzato da Phelps nell’ultima serie …

Le semifinali del pomeriggio vedono l’americano far sua la prima serie in 50”48 davanti al già ricordato Munoz che conclude in 50”59, ma nella seconda Cavic dà fondo a tutte le sue energie – anche in maniera inutile e persino eccessiva, diremmo – facendo registrare il nuovo record mondiale tanto da andare ad un passo dal superare la  fatidica “barriera dei 50” netti”, visto che ferma i cronometri sul tempo di 50”01.

Con il giorno intercorrente tra la semifinale e la Finale a far sì che si spendessero fiumi d’inchiostro e di parole su come la sfida si sarebbe conclusa, con l’unico aspetto condiviso praticamente da tutti che il muro dei 50” netti abbia oramai le ore contate, si analizzano anche i passaggi dello straordinario record del serbo, il quale ha nuotato i primi 50 metri imperiosi, virando in 22”83 (tempo, ricordiamo, inferiore a quello realizzato da Munoz per conquistare il bronzo nella gara individuale …) per poi pagare dazio nella vasca di ritorno, coperta in 27”18 …

Chiaro che la provenienza dei due rivali porta Cavic a “sparare il tutto per tutto” nella prima parte per poi cercare di resistere al prevedibile ritorno di Phelps, il quale ha nella “subacquea” successiva alla virata di metà gara il proprio punto di forza e dove ha costruito gran parte dei propri successi …

Analogamente, si vanno ad esaminare i dettagli della Finale di Pechino 2008, ed in quella circostanza il passaggio dell’americano fu quanto mai lento (24”04) rispetto al 23”42 del serbo, che nuotò la vasca di ritorno pressoché nello stesso tempo (27”17) del suo fresco record mondiale, ragion per cui, in fase di pronostico, gli esperti concludono che Phelps dovrà cercare in ogni modo di limitare il probabile svantaggio di metà gara per poi cercare la rimonta nella parte conclusiva …

Non ci è dato sapere quali fossero le quote dei Bookmakers a favore dell’uno o dell’altro, di certo per i restanti finalisti non vi è alcuna speranza di vittoria, con il solo spagnolo Munoz a coltivare fondate speranze di podio, il che sarebbe un modo più che dignitoso di concludere la rassegna iridata, facendo sue due medaglie di bronzo.

Ma quando i due fieri avversari salgono sui blocchi di partenza, Cavic in quarta e Phelps in quinta corsia, non c’è più tempo per chiacchiere e recriminazioni di alcun genere, visto che in una sorta di “duello western” – fortunatamente senza spargimento di sangue – siamo oramai giunti alla “resa dei conti

Allo sparo dello starter, il tempo di reazione di Phelps (0”69) è leggermente migliore (0”72) di quello di Cavic, che peraltro mantiene fede alle aspettative nuotando i primi 50 metri allo stesso livello (22”69 rispetto ai 22”67 del 27 luglio …) della Finale sulla relativa distanza, nonché 0”14 centesimi in meno del suo passaggio record del giorno prima, ma l’americano non si fa distaccare più di tanto, virando in 23”36 (quasi 0”70 centesimi in meno di quanto fatto registrare l’anno precedente a Pechino …), pur transitando in quarta posizione – preceduto anche da Munoz e dall’australiano Andrew Lauterstein con 23”24 e 23”28 rispettivamente – per cui l’unica certezza è che stiamo per assistere al crollo di un altro primato mondiale …

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Il momento in cui Phelps supera Cavic – da:flickr.com

Uscito come previsto in seconda posizione dalla subacquea, Phelps inizia il suo inesorabile recupero nei confronti di un Cavic che, ancora davanti ai 75 metri, cede nelle sole ultime bracciate, andando comunque al di sotto del suo fresco limite, visto che realizza il suo “Personal Bestin carriera di 49”95, al pari del “Kid di Baltimora”, che viceversa scende – grazie ad una seconda vasca stratosferica, cronometrata in 26”46 – sino a 49”82, un primato che resta imbattuto per un intero decennio, mentre Munoz si comporta egregiamente, andando a cogliere il suo secondo bronzo con il Record nazionale di 50″41.

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Phelps e Cavic con le rispettive medaglie – da:depositphotos.com

Con questo esito si conclude la “controversia” su chi fosse il “Re della Farfalla”, una supremazia che Phelps ribadisce confermando sia il titolo iridato due anni dopo a Shanghai in 50”71 – nel frattempo, dall’1 gennaio 2010, la FINA aveva vietato l’uso dei costumi in poliuretano – che quello olimpico, affermandosi ai Giochi di Londra in 51”21 sul sudafricano Chad le Clos che lo aveva beffato per soli 0”05 centesimi (1’52”96 ad 1’53”01) sulla doppia distanza, impedendogli un clamoroso poker tra gli Ori di Atene ’04 e Pechino ’08 e quello, successivo, di Rio de Janeiro ’16 …

Il tutto mentre a Londra Milorad Cavic assisteva, impotente, all’ennesimo trionfo del suo rivale concludendo ai margini del podio in 51”81, ma nessuno, siamo pur certi, potrà mai togliergli dalla mente che a Pechino, porca miseria, aveva vinto lui …!!

 

ORI, RECORD ED IL MURO INFRANTO DA FEDERICA PELLEGRINI AI MONDIALI DI ROMA 2009

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Federica Pellegrini ai Mondiali di Roma 2009 – da:sport.sky.it

Articolo di Giovanni Manenti

15 anni, più o meno, da inizio settembre 1994 a fine luglio 2009, è questo il lasso di tempo intercorso tra le due edizioni dei Campionati Mondiali di Nuoto organizzate dall’Italia presso la Piscina del Foro Italico in Roma, un arco temporale che ha visto notevoli mutamenti in tale disciplina per quel che riguarda il panorama nazionale.

Nel primo caso, difatti, si era già consumata la “generazione” dei Lamberti, Battistelli, Minervini e Sacchi – che aveva fatto sognare un’inversione di tendenza per quel che concerne l’inserimento del nostro Nuoto ai vertici assoluti – e, se non fosse stato per la dorsista Lorenza Vigarani, bronzo sui 200 metri in una Rassegna peraltro caratterizzata dal dominio assoluto, in campo femminile, da parte delle “chiacchierate” cinesi, l’Italia non sarebbe neppure entrata nel Medagliere.

Come sempre, quando si tocca il punto più basso, non si può che migliorare, ed ecco farsi avanti la “Generazione di fine Millennio” che, finalmente, vede gli Azzurri infrangere il tabù del mancato Oro olimpico, salendo per tre volte sul gradino più alto in occasione dei Giochi di Sydney 2000, grazie alle imprese di Massimiliano Rosolino ed Emiliano Brembilla nello stile libero – e, per quanto riguarda il primo, anche nei misti – al pari di Domenico Fioravanti e Davide Rummolo a rana ed Emanuele Merisi a dorso …

Un movimento al quale, in campo maschile, si accodano dapprima Alessio Boggiatto (Oro sui m.400misti ai Mondiali di Fukuoka ’01) e quindi Filippo Magnini, Campione iridato sui m.100sl sia a Montreal ’05 che a Melbourne ’07, così come Luca Marin, argento iridato sui m.400misti a Montreal ’05 e bronzo nell’edizione successiva.

Imprese che, peraltro, i nostri ragazzi non riescono a ripetere in chiave olimpica, visto che nelle due edizioni del nuovo Millennio riescono a salire sul podio solo ad Atene 2004 grazie alla staffetta 4x200sl, alle spalle delle inarrivabili “corrazzate” Stati Uniti ed Australia, il che sta a significare che anche la seconda edizione dei Mondiali che si svolge sul nostro territorio veda “l’onda lunga” maschile oramai appassita …

Fortuna vuole che, dopo anni di magre nel settore femminile – la ricordata medaglia di bronzo della Vigarani, è la prima di una nuotatrice italiana tra Olimpiadi e Mondiali dal “Biennio di Gloria” 1972-’73 di Novella Calligaris – il nostro Nuoto si presenti a Roma con due stelle di prima grandezza, ovvero l’idolo di casa, la 21enne capitolina Alessia Filippi, e la 20enne veneta Federica Pellegrini.

Quest’ultima, vero e proprio “enfant prodige” delle piscine, si mette in luce a 16 anni appena compiuti, facendosi beffare dalla rumena Camelia Potec – argomento da noi già trattato – nella Finale dei m.200sl alle Olimpiadi di Atene ’04, gara in cui l’Oro le sfugge (1’58”03” ad 1’58”22) per soli 0”19 centesimi, avendo comunque modo di rifarsi in seguito.

Il quadriennio post olimpico vede la Pellegrini cimentarsi su entrambe le distanze dei m.200 e 400sl, subendo un’altra amarezza ai Mondiali di Montreal ’05 dove ad impedirle di centrare il suo primo Oro, stavolta per appena 0”13 centesimi (1’58”60 ad 1’58”73) è la francese Solenne Figuès …

Due anni dopo, allorché la Rassegna iridata si sposta a Melbourne, la 19enne Federica “doppia” per la prima volta, cimentandosi su entrambe le distanze ma ancora una volta si vede costretta a masticare amaro, non andando oltre il quinto posto sui m.400sl e cogliendo, viceversa, il suo peggior piazzamento mondiale nella gara a lei più congeniale, vale a dire terza in 1’56”97 oltretutto vedendo salire in entrambe le prove sul gradino più alto del podio la sua acerrima rivale Laure Manaudou, non solo in vasca ma anche nelle faccende di cuore …

Una “ferita” che la Pellegrini è ben decisa a rimarginare l’anno seguente alle Olimpiadi di Pechino ’08, Rassegna in cui coglie la più “dolce delle vendette” assistendo al “naufragio sportivo” della francese, pur se anche lei continua ad aver un rapporto non idilliaco con i m.400sl., sua gara d’esordio ai Giochi ed alla cui Finale si presenta dopo aver stabilito in qualificazione il Record Olimpico in 4’02”19, solo per nuotare non meglio che in 4’04”56 all’atto conclusivo, che le vale un deludente quinto posto …

Ma l’appuntamento con la “Gloria Olimpica” è solo rimandato di due giorni, visto che il 13 agosto 2008, ad otto giorni dall’aver compiuto dei suoi 20 anni, la Pellegrini si mette al collo l’Oro tanto atteso nella Finale dei m.200sl, migliorando altresì due volte – dapprima in batteria e quindi in Finale – il primato mondiale della Manaudou, fermando i cronometri sull’1’54”82.

Edizione cinese dei Giochi che celebra però, nello stile libero, un’altra grande protagonista in campo femminile, vale a dire la britannica Rebecca Adlington, la quale si aggiudica entrambe le prove sui m.400 ed 800sl, stabilendo su quest’ultima distanza anche il relativo record mondiale, nonché precedendo la nostra Filippi il cui argento, assieme all’Oro della Pellegrini, costituisce l’intero bottino della spedizione italiana a Pechino.

Logico quindi, che siano loro le nostre due punte di diamante in occasione del ritorno della Rassegna iridata in Italia, oltretutto non pestandosi neanche i piedi in quanto – essendo prevista ai Mondiali anche la più lunga prova dei m.1500sl, viceversa riservata solo ai maschi nel programma olimpico – Federica si cimenta sulle più corte distanze ed Alessia, al contrario, dove c’è da faticare di più.

Con la coppia inglese – alla Adlington vi è infatti da aggiungere anche Joanne Jackson, bronzo a Pechino sui m.400sl – stretta pertanto nella morsa delle due azzurre, l’attesa cresce di giorno in giorno visto anche il programma della Rassega iridata che nel giorno di apertura, il 26 luglio 2009, prevede la disputa delle batterie al mattino e della Finale al pomeriggio proprio dei m.400sl femminili ….

Iniziare con la prova a lei più ostica può essere un chiaro messaggio per la Pellegrini in merito a come sarà l’andamento della Manifestazione, visto che si trova ad affrontare detta gara con ben tre obiettivi ben previsi, di cui il primo, scontato, è quello di far suo il titolo iridato, ma non solo …

Infatti, la nostra portacolori aveva colto il suo primo successo importante sulla distanza l’anno prima in occasione dei Campionati Europei di Eindhoven, con tanto di record mondiale di 4’01”53, primato che la Adlington non era riuscita a strapparle a Pechino, al contrario di quanto ottenuto dalla connazionale Jackson che il 16 marzo 2009, in occasione dei Campionati britannici, scende sino a 4’00”66 …

Ecco quindi il secondo obiettivo da raggiungere per Federica, ma visto quanto il tempo da battere sia oramai vicino al limite dei “4’ netti”, il terzo è giocoforza costituito da voler essere la prima donna ad infrangere una tale barriera, un’impresa, così per semplice curiosità, che in campo maschile era stata compiuta dall’americano Rick Demont in 3’58”18 nella prima edizione dei Campionati Mondiali di Belgrado 1973.

Tutte previsioni e speranze che svaniscono allorché giunge il momento di tuffarsi i acqua e le migliori sono inserite nella quarta, quinta e sesta batteria, con la Adlington a piazzarsi seconda (4’05”40 a 4’05”70) alle spalle della fanese Lotte Friis nella quarta batteria, un tempo che a Pechino l’avrebbe esclusa dalla Finale …

Molto meglio si comporta la connazionale Jackson, che stacca il passa per l’evento pomeridiano in 4’03”48 davanti alle francesi Balmy ed Etienne, ma a mettere tutti d’accordo è la Pellegrini che, nell’ultima batteria, migliora in 4’01”96 il record dei campionati stabilito due anni prima in Australia dalla Manaudou, portandosi nella sua scia l’americana Allison Schmitt (4’02”80) e la sua “vecchia conoscenza” Camelia Potec …

Con la Piscina del Foro Italico colma sino all’inverosimile per sostenere la nostra rappresentante, Federica si posiziona sui blocchi di partenza della Finale pomeridiana in quarta corsia, con alla sua sinistra la Schmitt ed alla sua destra la Jackson, mentre la Adlington è in ottava corsia e, pertanto, fuori dal campo visivo …

In ogni caso ben disposta a far valere la sua supremazia, l’azzurra impone subito l’andatura, il che la fa transitare al comando sia dopo i primi 100 metri che a metà gara, dove vira in 1’59”42 (0”46 centesimi sopra il passaggio record della Jackson …), per poi dare una sensibile accelerata nel terzo quarto di gara, grazie alla quale transita ai 300 metri in 2’59”93 (riducendo a soli 0”23 centesimi il divario dalla gara-primato della britannica), con la Jackson comunque unica a cercare di tenerne il ritmo, mentre in terza posizione vira la Adlington, autrice di una gara regolare …

Con il pubblico tutto in piedi a fare un tifo infernale, la Pellegrini – sfruttando il suo maggior spunto veloce provenendo dalle specialità più brevi – piazza due ultime vasche al di sotto dei 30” tali da stroncare qualsiasi tentativo di rimonta della coppia britannica per andare così a toccare in beata solitudine, riuscendo, in un colpo solo a centrare i tre obiettivi che si era prefissa, ovvero titolo iridato, ritorno in possesso del record mondiale ed abbattimento della “barriera dei 4’ netti”, visto che ferma i cronometri sul tempo di 3’59”15.

A dare ancor maggior rilievo all’impresa, fa da contorno anche la prestazione delle due inglesi, laddove si consideri che sia la Jackson che la Adlington – rispettivamente argento e bronzo in 4’00”60 e 4’00”79 – fanno registrare entrambe il loro “Personal Best” in carriera sulla distanza …

Uscita dal Foro Italico tra le ovazioni della folla che ha finalmente potuto – dopo il flop dell’edizione ’94 – festeggiare una medaglia d’Oro italiana, la Pellegrini ha così modo di concentrarsi sulla sua gara preferita, ovvero i m.200sl, per la quale sono previste batterie e semifinali il 28 luglio e la Finale al pomeriggio del giorno successivo.

Qualificazioni che, per il pubblico romano, fanno da “degna cornice” ad un’altra grande impresa, compiuta da Alessia Filippi che, nello stesso giorno, fa suo l’Oro sui m.1500sl con il primato europeo e dei Campionati di 15’44”93, nonché seconda miglior prestazione dell’epoca al Mondo dopo il 15’42”54 dell’americana Kate Ziegler.

Ma Federica non vuole certo sfigurare di fronte Alessia (di un anno più anziana di lei …) ed allora ecco che, dopo aver nuotato in souplesse le batterie del mattino, piazza una prima unghiata al pomeriggio, togliendo altri 0”80 centesimi al proprio limite mondiale già portato ad 1’54”47 a marzo in occasione dei Campionati italiani, andando a toccare in 1’53”67 …

Nella Capitale si fatica a credere a quello cui si sta assistendo, e per la Finale del giorno successivo – con la prospettiva mai neppure sfiorata nelle precedenti edizioni, di una terza medaglia d’Oro azzurra – l’entusiasmo è alle stelle e non vi è un solo spettatore che si dirige verso il Foro Italico che pensi che la “Fidanzata d’Italia” lo posso tradire …

A cercare di darle fastidio – pur se il margine, quanto ai tempi sinora ottenuti, è quanto mai rassicurante – sono ancora la Jackson, che si posizione alla sua destra ai blocchi di partenza, e l’americana Dana Vollmer, che in seguito si dedicherà con maggior fortuna alla farfalla, nel mentre vanta alcune chances di podio anche l’altra americana, la 19enne Schmitt che sovrasta tutte le altre dall’alto del suo m.1,85 …

E se, nella gara dei m.400sl, l’azzurra aveva messo in pratica una tattica d’attacco – probabilmente per “esorcizzare” il tabù in detta prova che l’aveva sempre vista far meglio in batteria che in Finale – in questo caso la Pellegrini si comporta come suo solito, trovandosi pienamente a proprio agio nella prova di cui conosce ogni bracciata, ovvero far sfogare le proprie avversarie sino a metà gara, per poi assestare il colpo del ko nella terza vasca …

Come se stesse recitando un copione oramai imparato a memoria, al passaggio a metà gara – peraltro avvenuto in 55”60 e quindi di 0”22 centesimi rispetto alla semifinale del giorno prima – Federica innesta il turbo e, con due ultime frazioni da 28”78 e 28”60 rispettivamente, toglie ogni velleità alla coppia americana, andando a concludere in uno strepitoso tempo di 1’52”98 – con un miglioramento del proprio limite di ben 0”69 centesimi, così che, dopo essere stata la prima donna ad infrangere la “Barriera dei 4’ netti” sulla doppia distanza, diviene anche non solo la prima, ma a tutt’oggi ancora l’unica, ad aver nuotato i m.200sl al di sotto dell’1’53” netti.

Inoltre, in questo caso, ben più ampio è il divario con le altre finaliste, visto che la Schmitt è lasciata (1’54”96) a quasi 2” di distanza, mentre alla Jackson una seconda medaglia iridata viene negata per soli 0”24 centesimi (1’55”64 ad 1’55”68) dall’altra americana Vollmer …

Una Rassegna che va così in archivio con il “fenomeno” americano Michael Phelps a risultare comunque, anche grazie all’apporto delle staffette, il più medagliato con cinque Ori ed un argento, ma con il “Team Italia” a mettere insieme un totale di quattro medaglie (3 Ori ed un bronzo) grazie alle sue Campionesse Federica ed Alessia, con quest’ultima ad andare a medaglia anche sui m.800sl, dove nella sfida con le britanniche a mettere tutte d’accordo è la 21enne danese Friis, che precede la Jackson, mentre la romana lascia, una volta tanto, la Adlington ai margini del podio.

Con questo si completa la “prima parte” della carriera di Federica Pellegrini, che tante altre soddisfazioni riuscirà a ritagliarsi negli anni a seguire, tanto che a 31 anni è ancora in grado di mettere il suo tocco avanti a tutte, dando appuntamento ai Giochi di Tokyo per il passo d’addio, ma certamente non da comprimaria …

E, da parte nostra, la aspetteremo, pronti a scriverne l’ultimo capitolo non appena avrà deciso – bontà sua – di lasciare un po’ di spazio anche alle altre …

REBECCA ADLINGTON, LA REGINA DEL NUOTO BRITANNICO

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Rebecca Adlington con una delle due medaglie d’oro di Pechino ’08 – da:teamgb.com

Articolo di Giovanni Manenti

Nonostante sia favorita dalla propria posizione geografica, la Gran Bretagna – al pari dell’Italia, del resto – non ha mai goduto di grande prestigio nel Panorama Natatorio internazionale, prova ne siano i soli 10 Ori olimpici raccolti in campo maschile, di cui ben 6 nelle edizioni pionieristiche dei Giochi, da Parigi 1900 a Londra 1908, per poi eccellere in una sola specialità, ovvero la Rana dove, dopo il successo dello scozzese David Wilkie a Montreal nel 1976 sui 200 metri, sono giunte le vittorie sulla più corta distanza da parte di Duncan Goodhew a Mosca 1980, Adrian Moorhouse a Seul 1988 ed, infine, di Adam Peaty nell’ultima edizione di Rio de Janeiro …

Altrettanto sconfortante il quadro nel settore femminile, dove – anche qui, a parte le vittorie della staffeta 4x100sl ai Giochi di Stoccolma 1912 e di Lucy Morton sui m.200 rana a Parigi nel 1924 – le medaglie d’Oro sono merce rarissima e frutto di imprese episodiche, come quelle realizzate da Judy Grinham sui m.100 dorso a Melbourne 1956 e da Anita Lonsbrough, capace di affermarsi sui m.200 rana quattro anni dopo a Roma.

Da allora, oltre 40 anni di buio profondo, prima che sulla scena apparisse la protagonista della nostra Storia odierna, ovvero colei che in un quinquennio di continuità di risultati ha ridato prestigio al Nuoto britannico con le sue prestazioni ai massimi livelli …

Coloro che sono addentro a tale disciplina avranno già compreso che il riferimento non può che essere rivolto a Rebecca Adlington, una “ragazzona” di m.1,79 per 70 chilogrammi, nata il 17 febbraio 1989 a Mansfield, nella Contea di Nottingham, anche se in famiglia lo Sport preferito è il calcio, visto che un suo prozio, Terry Adlington, ha militato negli anni ’50 come estremo difensore del Derby County, squadra per la quale Rebecca, diremmo quasi ovviamente, fa il tifo.

Ad indirizzare Rebecca verso il Nuoto è lo spirito di emulazione verso le due sorelle maggiori, entrambe nuotatrici, ma sin dall’età di 14 anni non ci vuol molto ad accorgersi delle sue maggiori qualità rispetto alle sorelle, primo fra tutti il suo Coach Bill Furniss – nessun legame di parentela coi fratelli americani Steve e Bruce Furniss, Campioni degli anni ’70 – che la seguirà durante l’intera sua carriera.

Dotata di una notevole capacità di resistenza, la giovane Rebecca sopporta con sacrificio i duri allenamenti a cui la sottopone Furniss, abbinandovi una tale forza mentale che la fanno ritenere una promessa in chiave futura, oltretutto confortati dall’esito dei Campionati Europei Juniores di Lisbona 2004, dove la 15enne di Nottingham si impone in 8’39”63 sui m.800sl, in una Rassegna dove emerge, in campo maschile, il tedesco Paul Biedermann, trionfatore sui 200, 400 e 1500 metri a stile libero.

Attesa pertanto a confermarsi ai massimi livelli l’anno seguente, la stagione 2005 si rivela al contrario drammatica per la Adlington, dapprima alle prese con una febbre ghiandolare che ne ritarda la preparazione, e quindi con l’ancor più grave caso della sorella Laura che viene colta da encefalite, lottando per oltre un mese tra la vita e la morte e, pur riprendendosi, tale esperienza ha ripercussioni traumatiche su Rebecca, anche se sarà poi la stessa a trasformarle in energia positiva, rivelando in seguito come: “Tale vicenda mi ha reso più determinata, convincendomi ad intensificare gli allenamenti …!!”.

Per un inspiegabile senso di imitazione, una specialità come quella del mezzofondo a stile libero – che non aveva mai regalato medaglie olimpiche e/o mondiali al nuoto britannico, fatto salvo l’argento di Sarah Hardcastle sui m.400sl ai Giochi di Los Angeles ’84 e di Jackie Willmot sui m.800sl alla Rassegna iridata di Guayaquil ’82 – improvvisamente si risveglia tutta d’un tratto, con le nuotatrici di sua Maestà a far loro quattro delle sei medaglie in palio tra i m.400 ed 800sl ai Campionati Europei di Budapest 2006 …

Purtroppo per loro, detta Rassegna Continentale vede il dominio assoluto – oltre che della tedesca Bretta Steffen, Oro sui m.50 e 100sl e con le staffetta 4×100 e 4x200sl, nonché argento con la 4x100mista – della francese Laure Manaudou già Oro sui m.400sl ed argento sui m.800sl due anni prima ai Giochi di Atene ’04, la quale fornisce una prova di incredibile versatilità, imponendosi sui m.100 dorso e sui m.200 misti per poi spopolare a stile libero …

Terza, difatti, sulla più corta distanza dei m.200sl, la fuoriclasse transalpina trionfa sui m.400sl migliorando in 4’02”13 il suo fresco record mondiale stabilito tre mesi prima ai campionati Nazionali, alle cui spalle si piazzano la 20enne Joanna Jackson e Caitlin McClatchey, con i rispettivi tempi di 4’07”76 e 4’08”13 …

Non maggiore resistenza offre la 17enne Adlington rispetto alle proprie compagne sulla più lunga distanza, che la non ancora 20enne Manaudou si aggiudica con il primato europeo di 8’19”29, a 3”07 dal limite assoluto che l’americana Janet Evans detiene dal 20 agosto 1989, mentre la mezzofondista britannica riesce comunque a prevalere (8’27”88 ad 8’28”40) sulla più esperta connazionale Rebecca Cooke, già bronzo sui m.800sl ai Mondiali di Barcellona 2003.

Il vantaggio anagrafico rispetto alle sue avversarie fa sì che alla Federazione britannica si attenda una crescita della Adlington nel successivo biennio, che prevede quali appuntamenti clou i Mondiali di fine marzo 2007 a Melbourne e le Olimpiadi in programma a Pechino ad inizio agosto 2008.

Con la Gran Bretagna a schierare in Australia nelle due prove del mezzofondo le stesse coppie degli europei di Budapest, i risultati sono, viceversa, sconfortanti, in quanto la sola Jackson raggiunge la Finale dei m.400sl – peraltro conclusa non meglio che settima in 4’07”42 – mentre le altre tre rappresentanti del Regno Unito falliscono per un soffio la qualificazione all’atto conclusivo, con la McClatchey nona in batteria sulla più corta distanza, e le due Rebecca, Cooke ed Adlington, rispettivamente nona e decima coi tempi di 8’35”25 ed 8’36”26, di quasi 10” superiori a quanto fatto registrare l’anno prima nella Rassegna Continentale …

Può darsi che sulla controprestazione della 18enne inglese sia incisa la collocazione dell’evento a fine marzo, in ogni caso il carattere di un’atleta si vede principalmente in come riesce a superare le delusioni, e, sotto questo profilo, miglior risposta non può venire da una Adlington che, uscita in lacrime dalla piscina australiana, giura a sé stessa una pronta riscossa per la stagione olimpica.

La fondamentale caratteristica di Rebecca è costituita proprio dalla caparbietà e, sfruttando il maggior tempo a disposizione per preparare al meglio la nuova stagione che ha come obiettivo le Olimpiadi di Pechino, ecco che ai Campionati britannici – valevoli anche come Selezione per i Giochi – si aggiudica le prove sia sui m.200 che 400 ed 800sl, anche se poi rinuncia alla prova più breve – dove ha comunque stabilito in 1’56”66 il suo “Personal Best” in carriera – per concentrarsi su quelle dove ha maggiori probabilità di successo …

La prima prova in programma sono i m.400sl che, per esigenze televisive Usa, vedono disputarsi le batterie al pomeriggio di Pechino del 10 agosto e la Finale al mattino del giorno dopo e la concorrenza è di livello assoluto, visto che già nella quinta serie l’americana Katie Hoff migliora in 4’03”71 il record olimpico che risaliva ai tempi della fuoriclasse Janet Evans di Seul 1988, solo per vederselo superare nella serie seguente dall’azzurra e primatista mondiale Federica Pellegrini, che nuota in 4’02”19, trascinandosi però dietro la Adlington che, con 4’02”24 stabilisce il nuovo primato nazionale, mentre il quarto miglior riscontro cronometrico viene ottenuto dall’altra rappresentante britannica Jackson …

Con le grandi favorite ad aver già scoperto le proprie carte in batteria, ci si attendono scintille in Finale, a cui partecipa altresì una Manaudou pur qualificatasi con l’ultimo tempo utile e la sua precaria condizione di forma viene confermata all’indomani, concludendo ultima e staccatissima …

La lotta per le medaglie vede partire in testa l’americana Hoff, la quale transita al comando a metà gara in 2’01”05, seguita dalla francese Coralie Balmy (2’01”24) e dalla Pellegrini (2’01”32), con le due britanniche Adlington e Jackson (2’01”56 e 2’01”60) praticamente appaiate …

Con cinque atlete racchiuse nello spazio di mezzo secondo, ci si attende l’attacco dell’azzurra ai 300 metri, mentre viceversa è ancora la Hoff a guidare in 3’01”91, allungando il proprio margine sia sulla Balmy (3’02”82) che sulla primatista mondiale (3’03”08), a sua volta attaccata dalla Jackson (3’03”08) nel mentre la Adlington appare un tantino attardata, visto il suo passaggio in 3’03”36 con un distacco di 1”45 dall’americana …

E, mentre la Pellegrini cede clamorosamente nelle ultime due vasche, concludendo non meglio che quinta in 4’04”56, ecco che alla virata dei 350 metri la Hoff mantiene intatto il proprio vantaggio, transitando in 3’32”58, con l’unica variante costituita dalla rimonta della Jackson (3’33”66 a 3’33”72) sulla Balmy, risultando alquanto scarse le possibilità non solo di vittoria, ma anche di podio, della Adlington, cronometrata in 3’34”04 …

Pensare di recuperare 1”46 in soli 50 metri sembra un’impresa pressoché impossibile, ma è al contrario qui che viene fuori tutto il carattere della ragazza di Nottingham, che stampa un’ultima vasca da 29”18 che la porta a recuperare, bracciata dopo bracciata, sulla Hoff per poi beffarla per l’inezia di appena 0”07 centesimi (4’03”22 a 4’03”29), con il podio completato dalla Jackson, a propria volta davanti alla francese (4’03”52 a 4’03”60) di soli 0”08 centesimi.

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L’esultanza della Adlington all’arrivo dei m.400sl – da:gettyimages.dk

Poco importa se i tempi risultano superiori a quelli delle batterie – nel mezzofondo ciò accade spesso, rispetto a quanto si verifica, al contrario, nelle prove di velocità – dato che nelle grandi manifestazioni contano le medaglie, ed aver riportato l’Union Jack sul più alto pennone a 20 anni di distanza dal successo di Moorhouse a Seul ’88, ed addirittura a 48 dall’ultima vittoria di una nuotatrice, fanno della Adlington una sorta di eroina in Patria …

Ma non c’è tempo per festeggiare, visto che un’altra ed ancor più dura prova l’attende – nel mentre la Pellegrini si riscatta facendo suo l’Oro sui m.200sl con tanto di record mondiale in 1’54”82 strappandolo alla rivale Manaudou – ovvero gli 800 metri stile libero, per i quali sono in programma le batterie al pomeriggio del 14 e la Finale al mattino del 16 agosto.

Il successo sui m.400sl proietta la britannica nel ruolo di favorita anche sulla doppia distanza, circostanza che non la spaventa, visto che in batteria realizza il miglior tempo di 8’18”06 che, oltre a migliorare il record olimpico dell’americana Brooke Bennett stabilito a Sydney 2000, avvicina il limite mondiale detenuto ancora da Janet Evans con i suoi 8’16”22 nuotati ai “Campionati Pan Pacifici” di Tokyo 1989 …

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La Adlington in azione nella batteria dei m.800sl – da:gettyimages.fi

In più, una buona notizia le giunge dalla mancata qualificazione – avendo concluso con il decimo ed undicesimo tempo – delle due americane Kate Ziegler ed Hoff, specie per la prima, bicampionessa mondiale sia sui m.800 che sui 1500sl alle Rassegne iridate di Montreal ’05 e Melbourne ’07 e presentatasi a Pechino, al pari della Manaudou, non certo nelle migliori condizioni …

E, quanto rocambolesco era stato il successo sui m.400sl, così al contrario una marcia trionfale diviene l’affermazione sulla doppia distanza per una Adlingtn che, già a metà gara ha fatto il vuoto alle proprie spalle – fatta salva la rumena Camelia Potec, che la segue (4’05”72 a 4’07”93) a poco più di 2” di distacco per poi pagare tale sforzo nella seconda parte vedendosi sfuggire il bronzo per soli 0”08 centesimi (!!) – avendo quindi come unico avversario il cronometro nella caccia al record mondiale …

Primato che cade a distanza di 19 anni allorché la britannica va a toccare in perfetta solitudine in 8’14”10 – migliorando pertanto il limite della Evans ci ben 2”12 – mentre i colori azzurri festeggiano lo splendido argento della romana Alessia Filippi, che, con una gara accorta, rimonta sino a concludere in 8’20”23, mentre come detto il bronzo sfugge alla Potec (8’23”03 ad 8’23”11) a beneficio della danese Lotte Friis …

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La felicità della Adlington al record mondiale sui m.800sl – da:gettyimages.it

Con le sue due medaglie d’oro a rappresentare le uniche vittorie britanniche ottenute al “Beijing National Aquatics Centre” della Capitale cinese, inutile dire che i media le riservino attenzioni tali da fare divenire la Adlington una sorta di celebrità in Patria, visto che ai doverosi titoli in prima pagina fanno seguito una sfilata in autobus scoperto nella sua città natale di Mansfield e, soprattutto, la nomina ad “Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico” ricevuta direttamente dalle mani della Regina Elisabetta II a Buckingham Palace.

Ma Rebecca non dimentica la promessa fatta alla sorella Laura ed ecco che sfrutta la notorietà per farsi portavoce dell’Associazione contro l’Encefalite, tutte attività che in parte condizionano la sua preparazione in vista dei Mondiali di Roma 2009, dove, peraltro, la Adlington offre un’ulteriore prova della sua integrità sportiva rifiutandosi di indossare i discussi “costumi gommati”, incurante del fatto che ciò possa nuocerle in fatto di prestazioni …

Di diverso avviso la più volte ricordata connazionale Jackson, che ai Campionati britannici di metà marzo 2009 addirittura toglie alla Pellegrini il record mondiale sui m.400sl nuotando la distanza in 4’00”66, anche se il suo record, a differenza di quello stabilito dalla Adlington a Pechino, avrà ben poca durata …

Ciò in quanto la Rassegna iridata di Roma passa alla Storia – oltre che per l’eccezionale numero di record stabiliti, 13 in campo maschile e 14 in quello femminile – per le due “barriere” abbattute dalla Pellegrini, prima donna al Mondo a nuotare sia i m.200sl sotto l’1’53” netto, andando a toccare in 1’52”98 (primato tuttora ineguagliato …) che, soprattutto, a scendere sotto il “muro dei 4’ netti” sulla doppia distanza, dove si impone in 3’59”15, davanti alla coppia britannica, la quale realizza i rispettivi “Personal best” in carriera, con la Jackson argento in 4’00”60 e la Adlington bronzo in 4’00”79.

Jackson che ottiene un secondo argento nella Finale dei m.800sl in 8’16”66, preceduta solo dalla danese Friis (8’15”92), in una gara dove la primatista mondiale si deve accontentare dei margini del podio, avendo nuotato in 8’17”90 alle spalle della beniamina di casa Filippi, bronzo in 8’17”21.

Dopo aver entrambe contribuito al bronzo della staffetta 4x200sl con il record europeo di 7’45”51, la Adlington vince la propria battaglia in quanto la FINA mette al bando i costumi che hanno favorito una tale ecatombe di record, avviandosi a riconquistare il ruolo di vertice che le spetta nell’ultimo triennio di attività …

Il primo appuntamento è costituito dai Campionati Europei di inizio agosto 2010 a Budapest, dove la Adlington si aggiudica il titolo sui m.400sl (in assenza della Pellegrini …) in 4’04”55 per poi deludere nella Finale dei m.800sl – curiosamente disputati dalla Pellegrini che sale sul podio come terza in 8’24”99 – dove conclude non meglio che settima in 8’27”48 e quindi contribuire, schierata in prima frazione, al bronzo della staffetta 4x200sl.

Stagione che, comunque, si conclude in gloria per la 21enne inglese grazie al doppio successo sui m.400sl (4’05”68) e sui m.800sl (8’24”69) ottenuto ai “Commonwealth Games” di inizio ottobre 2010 svoltisi a Delhi, in India, cui aggiunge altresì il bronzo sui m.200sl e con la staffetta 4x200sl, giusto per riprendere confidenza con il gradino più alto del podio in vista dei Mondiali di Shaghai 2011.

Rassegna iridata che si svolge nell’ultima settimana di luglio 2011 ed il ritorno in Cina è quanto di più beneaugurante per la britannica che, come da programma, fa il suo esordio sui m.400sl che, a differenza delle Olimpiadi, prevedono batterie al mattino e Finale al pomeriggio del 24 luglio, con la Adlington a prendersela “un po’ troppo comoda” tanto da rischiare la qualificazione, visto il settimo tempo di 4’07”38 nuotato, nel mentre la primatista e Campionessa mondiale uscente Pellegrini fa registrare il miglior tempo di 4’04”76 …

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Pellegrini ed Adlington Oro e argento sui m.400sl ai Mondiali 2011 – da:zimbio.com

Una Pellegrini oramai in grado di gestire a proprio piacimento le energie sulle otto vasche e, dopo essere transitata a metà gara in terza posizione – peraltro a soli 0”20 centesimi (2’02”10 a 2’02”30) dalla Adlington – innesta il turbo nel terzo quarto di gara per andare a replicare il titolo di Roma in assoluta tranquillità (4’01”97), mentre la britannica difende la seconda posizione per soli 0”05 centesimi (4’04”01 a 4’04”06) dall’assalto della 22enne francese Camille Muffat, a cui il destino riserva una prematura, tragica scomparsa, vittima di un incidente aereo nel marzo 2015.

Quattro giorni di riposo – la Adlington viene esentata dal far parte della staffetta 4x200sl – ed il 29 luglio eccola di nuovo in vasca per le batterie dei m.800sl, con Finale prevista il giorno appresso, ed in cui la più seria rivale non può che essere la già riferita danese Friis, che sta vivendo il suo periodo migliore, coronato dalla doppietta m.800/1500sl agli Europei di Budapest dell’anno precedente …

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La Adlington impegnata nella Finale dei m.800sl ai Mondiali 2011 – da:gettyimages.co.uk

Ed, in effetti, qualificatesi con i due migliori tempi, la Finale si risolve in una “lotta a due” – in cui cerca inizialmente di inserirsi la “rinata” Kate Ziegler, che poi cede progressivamente salvando comunque il bronzo – tanto che a metà gara appena 0”06 centesimi (4’09”32 a 4’09”38) le dividono …

Danese che passa al comando al rilevamento successivo, per poi mantenere la testa sino all’ultima virata (7’48”39 a 7’48”60) per poi, nonostante nuoti l’ultima vasca in un eccellente 29”81, essere costretta ad arrendersi all’imperioso “rush finale” della britannica che va ad imporsi in 8’17”51 rispetto all’8’18”20 della sua avversaria.

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La Adlington festeggia il titolo iridato sui m.800sl a Shanghai – da:independent.co.uk

Avendo oramai nel proprio Palmarès Ori in tutte e quattro le grandi Manifestazioni – Olimpiadi, Mondiali, Europei e “Commonwealth Games – la Adlington sa che difficilmente potrà essere ancora competitiva per la vittoria alle prossime Olimpiadi, ma il fatto che le stesse si disputino a Londra, fa sì che non possa deludere un pubblico che l’adora e che le perdonerà, a prescindere, qualsiasi risultato …

Non crediate però che ciò non voglia dire, per una stakanovista quale essa è, prepararsi per l’evento in modo approssimativo, solo che nel Nuoto il “ricambio generazionale” è quanto mai veloce ed “il nuovo che avanza” fa la sua comparsa proprio allo “Aquatics Centre” della capitale londinese …

Ne sa qualcosa la ricordata danese che, nonostante realizzi sui m.400sl il record nazionale con 4’03”98, deve accontentarsi di restare ai margini del podio, in una Finale dove la sfortunata Muffat raggiunge l’apice della carriera avendo la meglio (4’01”45 a 4’01”77) sulla 22enne americana Allison Schmitt, con la Adlington a far suo il bronzo in 4’03”01.

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Adlington, Muffat e Schmitt a Londra 2012 – da:gettyimages.in

L’ultima recita della fuoriclasse britannica va in scena il 3 agosto 2012 con la Finale dei m.800sl, dopo che il giorno prima appena 0”11 centesimi (8’21”78 ad 8’21”89) l’avevano divisa dalla sua acerrima rivale Friis nel far registrare i migliori tempi in batteria …

Con il terzo miglior tempo si era qualificata per la Finale l’appena 15enne di Washington, destinata a riscrivere le classifiche del mezzofondo dai 400 ai 1500sl, e la cui prima pagina viene riempita proprio a Londra con una condotta di gara che la vede al comando dall’inizio alla fine, sino ad andare a concludere nello strepitoso record Usa di 8’14”63 (a soli 0”53 centesimi dal primato assoluto della britannica …), nel mentre la Adlington, sospinta dal proprio pubblico, paga stavolta una gara troppo dispendiosa in avvio, facendosi rimontare dalla spagnola e quanto mai versatile Mireia Belmonte Garcia, che la sopravanza ai 650 metri, per soffiarle l’argento …

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Ledecky ed Adlington all’arrivo dei m.800sl a Londra 2012 – da:independent.co.uk

Come detto, nei successivi 7 anni l’americana non conosce rivali nel mezzofondo, facendo suoi i record mondiali dai m.400 sino ai m.1500sl – quello della Adlington sui m.800sl viene migliorato una prima volta in 8’13″86 ai Mondiali di Barcellona 2013 – ma il messaggio lanciato dalla britannica viene raccolto dalla connazionale Jazmin Carlin, che ai Giochi di Rio de Janeiro 2016 si arrende, su entrambe le distanze olimpiche, solo di fronte alla “Bambina prodigio” americana …

Ed è questa, indubbiamente la migliore eredità lasciata dallaRegina del Nuoto britannico” …

 

 

LO STRAORDINARIO EN PLEIN DI 8 MEDAGLIE D’ORO DI MICHAEL PHELPS AI GIOCHI DI PECHINO 2008

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Michael Phelps sul podio di Pechino 2008 – da:espn.com

Articolo di Giovanni Manenti

Le motivazioni, in qualsiasi disciplina, sono alla base dei successi e, specie negli Sport individuali, sono quelle che ti portano a sopportare ore ed ore di allenamenti duri, intensi, faticosi quand’anche addirittura alienanti come nel caso del Nuoto, costretti a coprire innumerevoli vasche per rinforzare le proprie potenzialità …

Poi, però, soprattutto per i fuoriclasse, si apre un secondo scenario, che diviene quasi una “ossessione”, vale a dire compiere imprese che mai nessun altro prima di loro aveva neppure cercato, la classica “ragione di più” per intensificare la preparazione anche quando si sa di poter comunque salire sul podio anche con allenamenti meno massacranti …

Ed, in una specialità così eterogenea proprio come quella natatoria, in cui si sommano quattro stili diversi con in più la possibilità di competere nelle gare dei Misti (una “summa” di tutti gli altri …), questa caccia a divenire “Il più grande Nuotatore di tutti i tempi” si apre con l’allargamento del programma olimpico a partire dai Giochi di Città del Messico 1968.

Questo ritardo di quattro anni penalizza la prima grande stella del Nuoto mondiale, vale a dire l’americano Don Schollander che, nella precedente edizione di Tokyo 1964, si deve “accontentare” (bontà sua) di sole 4 medaglie d’oro, non essendo ancora inserita la gara sui m.200sl, di cui deteneva il record mondiale, con la prospettiva di essere il primo (nonché l’unico) ad affermarsi sulle distanze dei 100, 200 e 400 metri a stile libero, avendo poi lui stesso rinunciato ad una quinta medaglia con la staffetta 4x100mista, cedendo il suo posto nella frazione a stile libero al compagno Steve Clark …

Proprio l’allargamento del programma da 10 a 15 prove nella Capitale messicana, “stuzzica” l’appetito di Mark Spitz, che vi si presenta in qualità di primatista mondiale sui m.100 e 200 farfalla, con l’ambizione di imporsi, oltre che in dette prove, anche sui m.100 e 200sl nonché, ovviamente quale componente delle tre staffette.

Tentativo miseramente fallito – come abbiamo già avuto modo di documentare – con il 18enne californiano a tornare a casa con solo due Ori nelle staffette a stile libero, l’argento sui m.100 farfalla ed il bronzo sui m.100sl, ma – e qui ritorniamo sulle “ossessioni” indicate in premessa – tale smacco è la molla che lo porta a continuare sino ai Giochi di Monaco 1972 dove l’en plein gli riesce, conquistando le celebri “Sette Medaglie d’Oro”, impreziosite da altrettanti primati mondiali su ogni gara disputata, di cui quello sui m.100 farfalla destinato a durare 5 anni, un periodo straordinario visto che gli anni ’70 costituiscono la “Base del Nuoto Moderno”.

E’ pertanto evidente come una tale impresa non possa che rappresentare uno stimolo non indifferente per chiunque voglia cercare di eguagliarla, se non addirittura superarla, ed in questa ottica un vantaggio ai velocisti a stile libero lo fornisce l’inserimento nel programma olimpico, a far tempo dai Giochi di Seul 1988, della gara sui m.50sl.

Assodato che, per poter cullare tali “Sogni di Gloria” occorre far parte del “Team Usa”, l’unico in grado di poter, non dico garantire, ma quasi, il tris di successi in staffetta, ecco che il primo a cercare di emulare il più famoso connazionale, a distanza di 16 anni, è il 23enne ed anch’esso californiano, Matt Biondi con un tentativo che va in scena proprio nella Capitale coreana …

Dopo aver fatto le “Prove Generali” ai Mondiali di Madrid 1986, in cui si iscrive (m.50, 100 e 200sl e m.100 farfalla, oltre alle staffette …) alle stesse gare di Seul, ma con un risultato non proprio confortante – Oro sui m.100sl, 4x100sl e 4x100mista, sui m.100 farfalla e bronzo sui m.50 e 200sl nonché con la 4x200sl – Biondi fa senz’altro meglio in sede olimpica, e se ha poco da rimproverarsi per il bronzo sui m.200sl, visto che realizza il suo “Personal Best” in carriera con il tempo di 1’47”99, mentre “grida vendetta” la sconfitta patita da Anthony Nesty all’ultima bracciata e per l’inezia (53”00 a 53”01) di un solo 0”01 centesimo sui m.100 farfalla, consolandosi comunque con i 5 Ori nelle altre prove disputate.

Proprio il tentativo (fallito …) di Biondi e la sempre più ampia globalizzazione che anche il Nuoto sta vivendo – chi avrebbe mai pensato, ai tempi di Spitz, che una Finale olimpica potesse essere vinta da un rappresentante del Suriname – inducono a ritenere l’exploit di Monaco un qualcosa di irripetibile, anche se non potevano certo sapere che, all’epoca dei Giochi di Seul, nel Maryland era già venuto alla luce colui che sarebbe stato destinato a riscrivere ogni gerarchia della disciplina …

Costui, e non è certo un segreto svelarlo, altri non è che Michael Phelps, nato appunto a Baltimora il 30 giugno 1985, il quale fa la sua prima importante apparizione internazionale ottenendo la qualificazione, appena 15enne, per i Giochi di Sydney 2000 ai Trials di Indianapolis, piazzandosi in 1’57”48 alle spalle dell’allora primatista mondiale Tom Malchow, il quale si aggiudica poi l’Oro in Australia nella Finale in cui Phelps giunge quinto con il tempo di 1’56”50.

Le cronache narrano di un Phelps scuro in volto come non mai dopo la gara, giurando a sé stesso che questa sarebbe stata l’ultima volta che lo vede sconfitto e, peraltro, non si può dire che abbia sbagliato di molto, visto che nelle sue successive 29 apparizioni olimpiche colleziona “qualcosa” come 28 medaglie (di cui ben 23 d’Oro …!!), restando ai margini del podio solo nella Finale dei m.400misti ai Giochi di Londra 2012, quarto in 4’09”28 a 0”36 centesimi dal bronzo …

Oltre che il più vincente, altresì il più competo nuotatore di ogni epoca – basti pensare alla specialità dei misti, dove in carriera migliora in 8 occasioni i record mondiali su entrambe le distanze dei 200 e 400 metri – il “Kid di Baltimora” inizia ben presto a progettare un’impresa che, sulla carta, ha del fantascientifico, vale a dire inseguire la conquista di ben 8 medaglie d’Oro ed, oltretutto, in prove ben più logoranti di quelle disputate sia da Spitz che, ancor meno, da Biondi, con in più l’aggiunta della presenza – sia sui m.200sl che sui m.100 e 200 farfalla e m.200 misti – di un turno in più costituito dalle semifinali, non previste Giochi di Monaco 1972.

Ma si sa, quando un fuoriclasse si pone degli obiettivi, perché cercare di impedirglielo, ed anche il suo Coach Bob Bowman lo incoraggia in questa titanica impresa, il cui primo tentativo ha luogo in occasione delle Olimpiadi di Atene 2004.

Come detto, le “Otto fatiche” dell’allora 19enne californiano comprendono 5 gare individuali (m.200sl, m.100 e 200 farfalla, m.200 e 400 misti) oltre alle tre staffette, per le quali è chiaramente esentato dal partecipare alle batterie, ed allorché si presenta allo “Athens Olympic Aquatic Centre” a Marousi, il “punto dolens” è rappresentato, al pari di Biondi a Seul, dalla sfida sui m.200sl, dove nell’ultimo quadriennio si sono affrontati a colpi di frenetiche bracciate i due specialisti Ian Thorpe e Pieter van den Hoogenband.

Sulle altre specialità, viceversa, inarrivabile dal resto del Pianeta nelle prove sui misti, Phelps soffre la “concorrenza interna” solo sui m.100 farfalla, nella figura di Ian Crocker, capace di batterlo sia l’anno prima (50”98 a 51”10) ai Mondiali di Barcellona ’03 che ai Trials di Long Beach, migliorando in detta occasione il suo stesso limite mondiale sino a 50”76 …

Con la riferita “gara a rischio” del m.200sl in programma al terzo giorno di gare, Phelps ha già visto svanire il proprio sogno 24 ore prima dato che, dopo essersi aggiudicati i m.400misti il 14 agosto nel nuovo record assoluto di 4’08”26, non riceve la giusta assistenza sai propri compagni della staffetta 4x100sl, che va ad occupare solo il gradino più basso del podio alle spalle di Sudafrica ed Olanda …

Stesso piazzamento che Phelps occupa all’indomani nella Finale dei m.200sl pur se anch’egli, al pari di Biondi 12 anni prima a Seul, ha poco da rimproverarsi facendo registrare il primato Usa di 1’45”32, a soli 0”09 centesimi dall’argento di van den Hoogeband, mentre Thorpe si prende la rivincita dello “sgarbo” subito quattro anni prima dall’olandese, andando a trionfare in 1’44”71 …

Libero da pressioni, Phelps si aggiudica tutte le altre gare – ivi compresa la Finale dei m.100 farfalla, in cui ha la meglio su Crocker per soli 0”04 centesimi (50”25 a 50”29) – lasciando al compagno di squadra l’onore di disputare la frazione a farfalla nella Finale della 4x100mista (in cui nuota la batteria …), per poi concordare con Bowman se sia il caso o meno di sobbarcarsi tali sacrifici in vista della prossima edizione dei Giochi di Pechino 2008, soprattutto per verificare se un allenamento specifico a stile libero possa danneggiare le altre specialità, così da puntare ad “eguagliare ma non superare” l’impresa compiuta da Spitz.

Il summit tra Coach ed atleta porta a concludere che, non potendo essere garantito l’Oro nelle tre staffette (in particolare per la veloce 4x100sl) a causa di una non eccessiva competitività dei propri compagni, anche la preparazione a stile libero deve essere quanto mai meticolosa se si vuole inseguire un simile traguardo, e così avviene, avendo peraltro a disposizione due edizioni dei Mondiali (Montreal ’05 e Melbourne ’07) ed una dei “Campionati Pan Pacifici” (Victoria 2006) per fare le cosiddette “Prove Generali” …

Con un piano che prevede, nella Rassegna iridata canadese solo la disputa di gare sulle brevi distanze, Phelps si cimenta anche sui m.100sl chiudendo non meglio che settimo in 48”99, per poi imporsi sulla doppia distanza in 1’45”20 ed altresì sui m.200misti, ma dovendo ancora una volta soccombere di fronte a Crocker nella Finale dei m.100 farfalla, in cui il 23enne di Portland abbassa ancora sino a 50”40 il proprio limite mondiale …

Un Phelps più riposato e maggiormente allenato a stile libero fornisce un contributo determinante nei successi delle due staffette 4×100 e 4x200sl, ma i dubbi espressi in precedenza se – nella più classica accezione della “coperta troppo corta” – tutto ciò vada a scapito della farfalla restano, soprattutto visto l’enorme divario di 1”25 che lo ha diviso da Crocker, il maggiore mai subito in tale specialità nel corso dell’intera carriera.

Ma oramai è tardi per cambiare programma e, dopo aver evitato la sfida con Crocker ai Campionati Pan Pacifici” 2006 – dove Phelps stabilisce i record mondiali sui m.200 farfalla e m.200 misti, oltre a far suo il titolo sui m.400 misti – la vera “Prova Generale” si svolge in occasione dei Mondiali in programma a Melbourne dalla seconda metà di marzo 2007 e, questa volta, le risultanze sono ben più che incoraggianti …

Nella “Rod Laver Arena” della Metropoli australiana, difatti, Phelps migliora quanto fatto da Thorpe sei anni prima nell’edizione di Fukuoka 2001 – dove il fenomenale stileliberista australiano si era aggiudicato 6 medaglie d’Oro, con tanto di primati mondiali sulle distanze dei m.200, 400 ed 800sl – cogliendo ben 7 titoli iridati, tra cui tutte e cinque le gare individuali a cui partecipa, impreziosite da ben quattro limiti assoluti, tra cui il più prestigioso resta quello ottenuto in 1’43”86 sui m.200sl, sia perché migliora di 0”20 centesimi il record di Thorpe, divenendo il primo nuotatore a scendere sotto la “barriera degli 1’44” netti, che in quanto precede uno specialista quale il più volte ricordato van den Hoogenbad …

L’unica gara non corredata dal record è quella sui m.100 farfalla, dove la “sfida internacon Crocker si decide come di consueto sull’ultima bracciata per soli 0”05 centesimi (50”77 a 50”82), in una Finale in cui non lascia una grande impressione il serbo Milorad Cavic, non meglio che sesto in 52”53, ma destinato, al contrario, ad un ruolo da grande protagonista a distanza di un anno.

Ricapitolando, a 18 mesi dalle Olimpiadi di Pechino, l’americano si aggiudica 7 medaglie d’Oro con 5 record mondiali (va, difatti, aggiunto anche quello della staffetta 4x200sl …), il che rappresenta quanto di più incoraggiante potesse ottenere in vista della “resa dei conti” che lo aspetta nella Capitale cinese, mancando però il successo forse più sicuro, ovvero la staffetta 4x100mista a causa di una squalifica in batteria per cambio anticipato, commesso, ironia della sorte, proprio da Crocker in terza frazione …

Questo per chiarire come, per centrare un obiettivo di siffatta proporzione, non serve essere solo un fuoriclasse, ma serve anche il conforto dei compagni per ciò che riguarda le staffette, nonché, come logico, quel “pizzico di buona sorte” che non deve mai mancare nelle grandi imprese.

Ed eccoci quindi giunti alla vigilia dei Giochi, ovviamente costituita dai famigerati “Olympic Trials” che si svolgono ad Omaha, nel Nebraska, dal 29 giugno al 6 luglio, durante i quali Phelps dimostra di essere nella giusta “condizione olimpica” grazie al miglioramento dei due primati assoluti sui m.200 e 400 misti, prove dove è altrettanto impegnato dal suo grande amico/rivale Ryan Lochte, visto che quest’ultimo nuota anch’egli i m.400 misti al di sotto del precedente limite ed i m.200 misti a 0”24 centesimi dal record stabilito da Phelps l’anno prima in Australia …

L’unica consolazione, per il “Kid di Baltimora”, sta nelle condizioni di forma non ottimali di Crocker, un avversario in meno sui m.100 farfalla, ma la crescita di Lochte mette non poca pressione, soprattutto dopo aver preso visione del calendario di gare al “Beijing National Aquatics Centre”, dove le gare si svolgono in uno spazio di 9 giorni, dal 9 al 17 agosto 2008 …

Vale, a questo punto, la pena ripeterlo per rendersi conto che le mitologiche “12 Fatiche di Ercole” rabbrividiscono al confronto, visto che lo stesso presenta: 9 agosto – batterie m.400misti; 10 agosto – batterie m.200sl e staffetta 4x100sl (esente) e Finale m.400misti; 11 agosto – batterie m.200 farfalla, semifinali m.200sl e Finale staffetta 4x100sl; 12 agosto – batterie 4x200sl (esente), semifinali m.200 farfalla e Finale m.200sl; 13 agosto – batterie m.200misti e Finali m.200 farfalla e staffetta 4x200sl; 14 agosto – batterie m.100 farfalla e semifinali m.200misti; 15 agosto – batterie staffetta 4x100mista (esente), semifinali m.100 farfalla e Finale m.200misti; 16 agostoFinale m.100 farfalla e 17 agostoFinale staffetta 4x100mista.

Vi evitiamo calcoli complicati facilitandovi il compito nel comunicare come, batterie di staffette escluse, Phelps debba nuotare in 9 giorni per 3.300 metri, per una media di quasi 400 metri al giorno, ma con lo svantaggio di affrontare, man mano che si avanti nel programma, avversari freschi rispetto alla sua, comprensibile, stanchezza …

Un detto popolare quanto mai appropriato che recita “Hai voluto la bicicletta, ora pedala …!!” ben si addice al 23enne “Michelone” (così, tanto per capire, ragazzo di m.1,93 per 88kg. …), che inaugura la sua “Settimana di Passioneil 10 agosto respingendo gli attacchi di Lochte e dell’incontrastato dominatore della specialità nel vecchio Continente, ovvero l’ungherese Laszlo Cseh (degno erede del leggendario connazionale Tamas Darnyi …), facendo suo l’Oro sui m.4r00misti a suon di record mondiale in 4’03”84 …

All’indomani è però in programma una delle “gare chiave” nell’ottica di coronare la prospettata impresa, vale a dire la Finale della staffetta 4x100sl dove ad avere pretese di vittoria sono altresì i quartetti di Francia ed Australia – guidati dai rispettivi Capitani Alain Bernard ed Eamon Sullivan – con anche l’Italia a vantare qualche tenue speranza di podio …

Inserito in prima frazione, Phelps “limita i danninuotando la stessa in 47”51 (Record Usa) rispetto ai 47”24 di Sullivan che gli consentono di strappare il record mondiale al citato francese, mentre le successive frazioni interne vedono il poderoso recupero transalpino che, grazie a Gilot e Bousquet, lancia all’ultimo cambio Bernard con un vantaggio di 0”59 centesimi (2’21”59 a 2’22”18) su Jason Lezak ed di 1’07” sull’australiano Matthew Targett …

Crediamo che nessuno in tribuna abbia avuto l’idea di scommettere un centesimo sul successo Usa, tanto più che, alla virata degli ultimi 50 metri, il vantaggio si dilata a 0”82 centesimi, teoricamente irrecuperabili nella vasca di ritorno ed invece, ecco che l’oramai 33enne Lezak, mai Oro a livello individuale tra Olimpiadi e Mondiali, ma grande agonista, regala al suo Capitano il più inatteso dei doni, recuperando il distacco bracciata dopo bracciata, sino ad andare a toccare per primo con il nuovo primato mondiale di 3’08”24, precedendo di appena 0”08 centesimi uno stranito Bernard che non si capacita di come abbia fatto a perdere l’Oro …

Lo scampato pericolo galvanizza Phelps – che, ricordiamo, aveva fatto registrare il suo “Personal Best” in carriera dopo aver già nuotato le batterie dei m.200 farfalla e le semifinali dei m.200sl – il quale il 12 agosto manda in scena una dimostrazione di impressionante superiorità grazie all’affermazione nella Finale dei m.200sl migliorando in 1’42”96 il suo stesso limite assoluto, nonché anch’esso “Personal Best” in Carriera, con un vantaggio di quasi 2” netti sul sudcoreano Park Tae-Hwan, per poi replicare all’indomani nella più facile delle vittorie, vale a dire i m.200 farfalla, unendovi, quasi scontato evidenziarlo, il nuovo primato mondiale di 1’52”03, precedendo ancora il degno avversario (1’52”70, Record europeo …) Cseh, cui in chiusura di giornata abbina anche Oro e record anche con la Staffetta 4x200sl in 6’58”56, primo quartetto ad infrangere il “muro dei 7’ netti” …

Prendiamoci un attimo di respiro e mettiamoci “a far di conto”, siamo infatti “a metà dell’opera” e Phelps ha già conquistato 5 medaglie d’Oro con altrettanti record mondiali, anche se ora lo attendono le sfide più attese, a livello individuale, ovvero le gare dei m.200misti e dei m.100 farfalla, in cui deve vedersela con “il nemico in casa” costituito dai più volte citati Lochte e Crocker …

Il 14 agosto, in cui non è impegnato in nessuna Finale, Phelps “saggia il terreno” rendendosi conto, nelle batterie dei m.100 farfalla, della crescita del serbo Cavic, che fa registrare il miglior tempo, nonché Record olimpico, di 50”76 rispetto ai 50”87 di Phelps (mentre Crocker si conferma in calo con appena il tredicesimo tempo …), così come, inseriti nelle due distinte semifinali, fa registrare pressoché l’identico tempo (1’57”70 ad 1’57”69) di Lochte sui m.200misti …

Ma, all’indomani, non ce n’è per nessuno nella Finale dei misti, con un’altra incredibile prestazione di Phelps che va a concludere in 1’54”23 (0”57 in meno del suo stesso limite mondiale) in un podio che conferma l’esito della prova sulla doppia distanza, con Cseh ancora argento in 1’56”52 (Record europeo …) e Lochte a doversi accontentare nuovamente del bronzo, ed intanto siamo a quota 6 …

Non sappiamo come avrà trascorso la notte tra il 15 ed il 16 agosto 2008, Phelps, ma di certo il pensiero di questo serbo “venuto quasi dal nulla” e che anche in semifinale dei m.100 farfalla ha fatto, seppur di poco (50”92 a 50”97), meglio di lui deve averlo un attimino infastidito, tenuto altresì conto della sua relativa freschezza rispetto al “Tour de force” cui l’americano si è sottoposto …

Oramai con un programma agli sgoccioli – mancano solo quattro Finali – è sin troppo logico che il 16 agosto gli occhi del mondo intero siano focalizzati su detta Finale che, se vinta, porterebbe Phelps ad eguagliare il primato di 7 medaglie d’Oro di Spitz, e non si può certo dire che l’esito tradisca le attese …

Deciso, difatti, a far valere la propria, maggiore freschezza, Cavic affronta la gara con un ritmo poderoso in avvio, al pari di Crocker (deciso a giocare la carta a sorpresa …), così che, alla virata dei 50 metri, il serbo è davanti a tutti in 23”42 – tempo inferiore di 0”09 centesimi al passaggio record di Crocker – con 0”28 centesimi di vantaggio sul primatista mondiale, mentre Phelps transita addirittura in penultima posizione in 24”04, un distacco di 0”62 centesimi quasi impossibile da colmare …

Ma “Impossible is nothing” quando si ha a che fare con un tale combattente ed, uscito come suo solito dalla subacquea già in terza posizione, Phelps inizia una graduale quanto problematica rimonta nei confronti del serbo che sa di avere davanti “l’occasione della vita”, così da resistere sino all’ultima bracciata e dà a tutti l’impressione di aver compiuto l’impresa, ma il tabellone elettronico assegna la vittoria a Phelps, sia pur per l’inezia (50”58 a 50”59) di un solo 0”01 centesimo …

Cosa era successo, visto che dalle tribune ed in Tv si era convinti che la vittoria fosse di Cavic, tanto che la Federazione serba presenta immediato ricorso, ma l’esame del replay dimostra che, in effetti, le dita del serbo toccano per prima la piastra con l’ultima bracciata in allungamento, ma senza imprimerle quella forza necessaria per far scattare il cronometro, al contrario di Phelps e, giusto o meno che sia, a Cavic tocca fare “buon viso a cattiva sorte” e l’americano si gode il suo fresco primato di 7 medaglie d’Oro, con la fondata speranza di portarlo ad 8 il giorno successivo, basta che i compagni non commettano sciocchezze …

Non vi è però solo da sperare nel buon comportamento degli altri frazionisti, ma anche, se non soprattutto, da temere un quartetto australiano quanto mai desideroso di riscattare un’Olimpiade quanto mai opaca in campo maschile (con nessun Oro sinora conquistato …) e che può sempre contare sulla presenza di Sullivan nell’ultimo cambio a stile libero …

Ed una delle più classiche sfide del panorama natatorio, si infiamma sin dalle prime due frazioni, con Hayden Stoeckel a dorso e Brenton Rickard a rana a dare un leggero vantaggio di appena 0”07 centesimi al quartetto australe al secondo cambio, allorché scende in acqua Phelps nella farfalla, opposto ad Andrew Lauterstein (bronzo nella gara individuale …), con la necessità per il pluri medagliato di lanciare Lezak con un buon margine rispetto a Sullivan …

E, dando fondo alle ultime stille di energia rimaste dopo 9 giorni ininterrotti di gare, Phelps fa del suo meglio, con una frazione interna di 50”15 rispetto ai 51”03 del suo avversario, così che Lezak può cercare di amministrare un vantaggio di 0”81 centesimi rispetto al prevedibile recupero di Sullivan …

Le doti di eccellente agonista già dimostrate da Lezak con la 4x100sl non vengono meno neppure in questa occasione, tanto da limitare a soli 0”11 centesimi il tentativo di rimonta dell’australiano e consegnare così, al momento del tocco, a Phelps la sua ottava medaglia d’Oro in una singola edizione dei Giochi, ovviamente corredata dall’ennesimo record mondiale di 2’29”34 …

L’americano riesce così a portare a termine un’impresa che non ha eguali nella Storia dello Sport Olimpico, che consente anche al detronizzato Mark Spitz di esprimersi in termini quanto mai lusinghieri nei confronti del connazionale, allorché dichiara che: “Questo risultato mostra che il ragazzo non è solo il più grande nuotatore di tutti i tempi, ma forse anche il più grande atleta in assoluto …!!” …

Un’impresa, giova ricordarlo, accompagnata dall’aver fatto registrare 7 record mondiali – esattamente come Spitz 36 anni prima – ma per raggiungere la quale è contato di più quel “misero 0”01 centesimo” nell’unica gara senza primato …

Ed, ovviamente, il fatto di avere al proprio fianco un “vero amico” quale Jason Lezak …

 

PAT McCORMICK, L’ANGELO BIONDO DEI TUFFI NEGLI ANNI ’50

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Pat McCormick nel 1950 – da:gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

Nessun dubbio sul fatto che, dall’edizione di Anversa 1920, la specialità dei tuffi abbia avuto in sede olimpica un’unica Nazione dominatrice, vale a dire gli Stati Uniti che, in campo maschile, si aggiudicano l’Oro dal Trampolino per ben 11 edizioni consecutive sino ai Giochi di Città del Messico ’68 (ed in 7 occasioni facendo proprio l’intero podio …), mentre il titolo dalla Piattaforma è conquistato dai rappresentanti dello Zio Sam ininterrottamente sino a Tokyo ’64, con il solo messicano Joaquin Capilla ad infrangere la serie a Melbourne 1956 …

Nessuno di loro è però riuscito nell’impresa di bissare il successo in entrambe le prove – con al massimo Sammy Lee e Bob Webster a confermare l’Oro olimpico dalla Piattaforma (nel 1948 e ’52 il primo, nel 1960 e ’64 il secondo …) – rispetto a quanto viceversa compiuto nel settore femminile dalla “divina” Pat McCormick, pressoché imbattibile nel corso degli anni ’50 …

Patricia Joan “Pat” Keller, questo il suo cognome da nubile, nasce il 12 maggio 1930 a Seal Beach, piccolo centro della California sulla costa del Pacifico, ed inizia a specializzarsi nei tuffi sulla falsariga dell’esempio del fratello maggiore Bob.

La svolta della carriera giunge all’età di 17 anni, allorché, nel mentre si esibisce in un Meeting a Long Beach, Pat viene notata da Aileen Allen, che altri non è che l’allenatrice del “Los Angeles Athletic Club”, la quale, intuendone le qualità, la invita a far parte del suo gruppo.

La possibilità di avere un coach che ne migliori la tecnica, così come poter usufruire di strutture ben più qualificate oltre alla presenza, al Club, dei futuri Campioni olimpici quali Vicki Draves e Sammy Lee, fanno sì che in poco tempo la giovane californiana si trasformi da semplice sconosciuta alla imbattibile tuffatrice che tutti avranno modo di ammirare in seguito.

Dopo aver fallito per meno di un punto la qualificazione ai Giochi di Londra 1948 ed aver contratto matrimonio l’anno seguente con John McCormick, anch’egli tuffatore e Campione AAU dalla piattaforma nel biennio 1950-’51, la 19enne Patricia inizia la sua “lunga serie” di trionfi, dapprima in Patria e quindi in giro per il Mondo.

Conquistato, difatti, il titolo AAU dalla Piattaforma nel 1949, l’anno successivo la 20enne californiana si conferma in tale prova abbinandovi i titoli dal Trampolino di 1 e 3 tre metri, mentre nel 1951 realizza un favoloso en plein visto che ai tre successi all’aperto unisce anche le vittorie nelle due gare dal Trampolino ai Campionati Indoor.

Logico quindi che l’oramai 21enne “Signora McCormick” sia attesa nel ruolo di favorita ai “Giochi Panamericani” che si svolgono tra fine febbraio ed inizio marzo 1951 a Buenos Aires, edizione in cui si conferma dalla Piattaforma, venendo peraltro superata dalla connazionale Mary Cunningham (bronzo dai 10 metri …), nella Finale dal Trampolino, per quella che rappresenta la sua unica sconfitta in un quinquennio di sole vittorie …

E non può esservi migliore occasione per dimostrare di non avere rivali nel resto del pianeta che le Olimpiadi di Helsinki 1952, dove la McCormick debutta dal Trampolino il 29 luglio con la serie di cinque tuffi delle eliminatorie, al termine dei quali ha già accumulato un buon margine di oltre quattro punti (71,85 a 67,65) sulla francese Madeleine Moreau, nel mentre la connazionale Zoe Ann Olsen-Jensen – argento quattro anni prima a Londra alle spalle della citata Draves – incappa in un paio di clamorosi errori (valutati 9,48 ed addirittura 3,20 rispettivamente …) che le fanno acciuffare la qualificazione per il classico “rotto della cuffia”, classificandosi all’ottavo ed ultimo posto utile con 54,09 punti …

Poiché all’epoca i punteggi conseguiti in qualificazione vengono conteggiati per l’attribuzione delle medaglie, è sin troppo evidente che i quasi 18 punti di distacco dalla McCormick rappresentano un divario incolmabile, fatta salva una debacle della stessa, che viceversa, nell’ulteriore serie di cinque tuffi del giorno appresso, migliora il proprio livello, ottenendo 75,45 punti per un totale di 147,30 che la incorona medaglia d’oro.

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Il podio del Trampolino ai Giochi di Helsinki ’52 – da:gettyimages.ie

E che, peraltro, la connazionale fosse una temibile avversaria lo dimostrano i 73,48 punti dalla medesima raggranellati nella seconda giornata, il che le consentono di risalire quanto meno sino al bronzo, visto che anche la tuffatrice francese conferma i suoi buoni livelli, mantenendo saldamente la seconda posizione con 139,34 punti complessivi …

Tornata in piscina due giorni dopo, alla McCormick si offre l’opportunità di eguagliare l’impresa compiuta quattro anni prima a Londra dalla ricordata Vicki Draves, la quale era stata la prima tuffatrice ad affermarsi in entrambe le specialità in una stessa edizione dei Giochi, in quanto Elizabeth Becker-Pinkston aveva unito all’Oro dal trampolino di Parigi 1924 il successo dalla Piattaforma quattro anni dopo ad Amsterdam, dopo aver conquistato l’argento nella Rassegna parigina …

Competizione, quella dalla Piattaforma, dove i margini di errore sono ancor più minimi, visto che le tuffatrici hanno a disposizione solo sei esecuzioni (quattro nelle eliminatorie dell’1 agosto e due nelle Finali del giorno successivo …), ma già in qualificazione si intuisce quale sarà l’esito conclusivo, dato il solco di oltre 7 punti (51,25 a 44,22) scavato tra la McCormick e la connazionale Paula Jean Myers, con la terza miglior prestazione appannaggio dell’ultima americana in gara, Juno Stover-Irwin, che conclude a quota 43,60, appena 0,01 centesimo di punto meglio della francese Nicolle Pellissard …

Logico quindi che, alle ore 17,00 del 2 agosto vi sia maggiore attenzione nella lotta per il podio – con sei atlete racchiuse nello spazio di poco più di un punto – e le due americane riescono nell’intento di conservare le rispettive piazze d’onore (con 71,63 e 70,49 punti complessivi), nel mentre la 22enne californiana fa gara a sé, dall’alto (è proprio il caso di dirlo …) della sua indiscussa superiorità, incrementando il proprio margine per un totale di 79,37 punti che, oltre a colorare “a stelle e strisce” l’intero podio, le consente di emulare l’impresa della sua compagna di Club Draves.

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Il podio interamente Usa della Piattaforma ad Helsinki ’52 – da:gettyimages.ie

Oramai una stella di livello assoluto, la McCormick vive il quadriennio post olimpico facendo suoi i titoli AAU dal 1953 al ’56 sia dal Trampolino da uno che da tre metri, nel mentre dalla Piattaforma si afferma nel 1954 e ’56, così da completare una collezione di ben 17 trionfi in soli 8 anni, per poi prepararsi ad un’impresa sinora mai riuscita ad alcun tuffatore di ambo i sessi, vale a dire ripetere l’accoppiata olimpica in due edizioni consecutive dei Giochi.

Le “Prove generali” vengono effettuate a marzo 1955 in occasione dei “Giochi Panamericani” di Città del Messico, dove la McCormick si impone in entrambe le specialità a spese, rispettivamente, delle connazionali Jeanne Stunyo dal Trampolino e del bronzo di Helsinki Stover-Irwin dalla Piattaforma, per poi approfittare del fatto che, collocate nell’emisfero australe, le Olimpiade di Melbourne 1956 si disputano ad inizio dicembre …

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La McCormick ai Campionati AAU 1954 – da:gettyimages.ie

Occasione perfetta per mettere al mondo un figlio, che vede la luce a fine giugno, ma la cui nascita non incide più di tanto sulle prestazioni dell’oramai 26enne californiana, che si presenta all’appuntamento olimpico ben decisa a ribadire la propria superiorità …

Con una formula leggermente modificata per quanto riguarda la gara dal Trampolino, nel senso che i 10 tuffi a disposizione delle atlete sono ripartiti tra 6 nella Fase eliminatoria e 4 nella serie di Finale, al termine delle qualificazioni del 3 dicembre la McCormick ha già un buon margine di 3,55 punti (76,80 a 73,25) sulla canadese Irene MacDonald, alle spalle della quale inseguono le altre due americane Barbara Gilders-Dudeck e la già ricordata Stunyo, a quota 71,47 e 71,04 rispettivamente, con tutte le altre irrimediabilmente tagliate fuori dalla zona medaglie …

Al primo pomeriggio del 4 dicembre 1956, le 12 finaliste si presentano nuovamente in Piscina e la Campionessa olimpica in carica fornisce la sua migliore esibizione in carriera, venendo premiata con il più alto punteggio da parte della Giuria in ciascuno dei suoi quattro tuffi di Finale, il che le consente di dilatare sino ad oltre 16 punti il suo vantaggio in Classifica, raggiungendo quota 142,36 complessiva.

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Il Podio di Melbourne ’56 – da:http://wiki.prov.vic.gov.au

 

Ovviamente più incerta la lotta per le piazze d’onore, che vedono ribaltato l’esito delle eliminatorie grazie alla Stunyo che dalla quarta posizione risale sino a conquistare l’argento con 125,89 punti, nel mentre la MacDonald riesce a stento a salvare il bronzo (121,40 a 120,76) rispetto alla Gilders-Dudeck, così da impedire una ennesima tripletta americana …

Sono in pochi a ritenere che una McCormick in tali smaglianti condizioni di forma non possa centrare il bis anche dalla Piattaforma, ma in una prova che ricalca l’identica formula dell’edizione precedente, anch’essa dimostra di far parte della razza umana e non di un automa, incappando nelle eliminatorie del 6 dicembre in un paio di incertezze che la relegano al quarto posto della Graduatoria parziale con 51,28 punti, ad 1,68 punti dalla connazionale Myers (nel frattempo divenuta Signora Pope) che guida a quota 52,96 nel mentre la terza americana Stover-Irwin è anch’essa penalizzata, concludendo la prima giornata in quinta posizione con 50,81 punti …

Alle spalle della Myers-Pope – curioso il fatto che le tre tuffatrici americane siano le stesse di quattro anni prima ad Helsinki e che siano altresì tutte sposate – si pone la sovietica Raisa Gorokhovskaya con 52,64 punti seguita dalla connazionale Tatyana Vereina a quota 52,19 peraltro destinate la prima ad affondare nei due turni di Finale tanto da concludere non meglio che nona, mentre la seconda non riesce a confermare il “podio virtuale” terminando la prova al quinto posto …

Chi, al contrario, risale in Classifica dal settimo posto dopo le eliminatorie è una “vecchia conoscenza”, ovvero la francese Pellissard, alla quale resta l’amarezza, a distanza di quattro anni, di restare nuovamente ai margini del podio, anche se stavolta con un margine leggermente superiore di 2,78 punti …

Concentriamoci adesso su quel che accade al pomeriggio del 7 dicembre alla Piscina australiana, dove, ricordiamo, la McCormick ha a disposizione due soli tuffi per cercare di ribaltare una situazione che appare compromessa, ma “mai dire mai” allorché si ha a che fare con una Campionessa del suo calibro …

E, del resto, che la concorrenza l’abbia in casa lo dimostra l’esito della prima serie di tuffi, che vede le tre americane ottenere i rispettivi migliori punteggi, ma il 15,40 ottenuto dalla Campionessa in carica risulta sufficiente a portarla al comando con 66,68 punti, 0,24 centesimi appena sopra la Myers-Pope, nel mentre la Stover-Irwin riduce il distacco da quest’ultima, portandosi a quota 65,77 …

Racchiuse in meno di un punto, la pressione gioca un brutto scherzo alla Myers-Pope, la quale dopo l’Oro si vede sfuggire anche l’argento con un ultimo tuffo valutato 15,18 dai Giudici rispetto al 15,87 della Stover-Irwin, che così la beffa per l’inezia (81,64 ad 81,58) di 0,06 centesimi di punto (!!), nel mentre, regale come non mai, la McCormick sfiora la perfezione all’ultimo tuffo della sua carriera, premiato con 18,17 – punteggio più alto ottenuto dalla Piattaforma nelle due edizioni dei Giochi e secondo solo al 18,92 nella serie finale dal Trampolino ad Helsinki 1952 – che le consente di isolarsi a quota 84,85 punti e, soprattutto, entrare nella Storia della Disciplina.

Un’impresa resa ancor più eclatante dalla forza delle sue avversarie – la Stover-Irwin, oltre al bronzo del 1952 ed all’argento del 1956, si era classificata quinta dalla Piattaforma ai Giochi di Londra ’48 e giungerà quarta quattro anni dopo a Roma ’60 oramai 31enne, nel mentre la Myers completa in Italia una collezione di quattro medaglie olimpiche con gli argenti sia dal Trampolino che dalla Piattaforma – e che pone di diritto la tuffatrice nell’elite assoluta della specialità, al punto da ricevere, a fine anno, il prestigioso Trofeo dello “James E. Sullivan Award” riservato al miglior atleta dilettante dell’anno, sola seconda donna ad ottenere tale riconoscimento dopo la nuotatrice Ann Curtis nel 1944 …

Ovviamente inserita nella “International Swimming Hall of Fame” nel 1965, nel frattempo Pat ha reso un altro servigio al proprio Paese, dando alla luce la figlia Kelly, nata il 13 febbraio 1960 e che ricalca le orme materne, specializzandosi nei tuffi dal Trampolino dove – ripercorrendo la strada della famosa genitrice – fa suoi i titoli ai “Giochi Panamericani” di Caracas 1983 ed Indianapolis 1987, dovendo peraltro fare i conti con l’emergere delle fenomenali cinesi in chiave olimpica, arricchendo comunque il “Palmarès di famiglia” con l’argento ai Giochi di Los Angeles 1984 ed il bronzo nella successiva edizione di Seul 1988 …

Come dire, buon sangue non mente …

 

JON SIEBEN, E LA DOPPIA BEFFA INFLITTA A GROSS A LOS ANGELES 1984

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Jon Sieben, al centro, sul podio dei m.200 farfalla a Los Angeles ’84 – da:gettyimages.ca

Articolo di Giovanni Manenti

I quanto mai odiosi boicottaggi – ultimo retaggio di una anacronistica “Guerra fredda” tra le due Superpotenze mondiali – hanno fatto sì che, per quanto riguarda il Nuoto, le edizioni dei Giochi di Mosca 1980 e Los Angeles 1984 privassero gli appassionati delle attesissime sfide tra le nuotatrici americane e le colleghe della Germania Est in campo femminile, mentre ben diversa è la situazione del settore maschile …

Difatti, eccezion fatta per lo “Zar delle piscineVladimir Salnikov, specialista del mezzofondo a stile libero e che non avrebbe avuto difficoltà alcuna a confermare in California gli Ori sui m.400 e 1500sl conquistati nella Capitale moscovita, a Los Angeles, a differenza di quanto avvenuto quattro anni prima, si presenta “il meglio del meglio” del Nuoto mondiale in ogni singola specialità, cosa non verificatasi a Mosca per l’assenza, oltre che dei rappresentanti dello Zio Sam, anche dei nuotatori tedeschi occidentali e canadesi.

Tesi confermata dal fatto che nel 1980, in campo maschile, viene migliorato, ovviamente da Salnikov, un solo record mondiale ed appena tre olimpici, mentre in California i primati cadono a bizzeffe, con ben 10 record mondiali, altri due olimpici ed, a parte i m.1500sl – territorio di caccia “esclusivo” del sovietico – solo le due prove a dorso non fanno registrare alcun primato, in larga parte dipeso dalla scarsa concorrenza che l’americano Rick Carey, detentore dei record su entrambe le distanze dei 100 e 200 metri, ha nell’aggiudicarsi i relativi Ori …

In questo scenario, l’attesa “Stella dei Giochi” è il tedesco occidentale Michael Gross, che si presenta a Los Angeles nella sua veste di detentore dei Record mondiali sui m.200sl (1’47”55 realizzato l’8 giugno a Monaco) e sui m.200 farfalla, grazie all’1’57”05 fatto segnare il 26 agosto 1983 ai Campionati Europei di Roma, con l’ambizione di far sue quattro medaglie d’Oro (m.100 e 200 farfalla, m.200 e staffetta 4x200sl) …

Impresa che, per l’appena 20enne tedesco di Francoforte, compiuti il 17 giugno, sembra incanalarsi come meglio non si potrebbe, visto che al debutto sui m.200sl, il 29 luglio, già nelle batterie del mattino migliora in 1’48”03 uno dei pochi record olimpici realizzati a Mosca, vale a dire l’1’49”81 del sovietico Sergey Kopliakov, per poi stabilire nella Finale del pomeriggio il primato assoluto in 1’57”44, togliendo 0”11 centesimi al suo stesso limite.

Sicuramente più arduo cercare il successo il giorno dopo sui m.100 farfalla, dove il favorito d’obbligo è l’americano Pedro Pablo Morales, primatista mondiale con 53”38 e che si dimostra in ottima forma in batteria, migliorando in 53”78 il record olimpico risalente addirittura ai 54”27 con cui nel 1972 a Monaco di Baviera il connazionale Mark Spitz aveva conquistato una delle sue 7 medaglie d’Oro, a cui Gross risponde con il secondo tempo di 54”02, peraltro primato europeo …

La prevista sfida nella Finale del pomeriggio tra i due favoriti posti nelle corsie centrali mantiene fede alle aspettative, con entrambi a scendere sotto il vecchio limite mondiale, con Morales a non potersi rimproverare nulla, nuotando le due vasche in 53”23 (migliorandosi di 0’15 centesimi che rappresentano il record Usa), ma nulla potendo rispetto alla regale superiorità di un Gross che va ad imporsi con lo straordinario tempo di 53”08 per la sua seconda medaglia d’oro.

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Gross esulta per il successo su Morales sui m.100 farfalla – da:gettyimages.ca

A conclusione di giornata però, le certezze del tedesco vengono incrinate dall’esito della staffetta 4x200sl, sicuramente il momento più emozionante ed esaltante per gli spettatori che assiepano le tribune del “McDonald’s Olympic Swim Stadium” della Metropoli californiana, con il quarto frazionista Usa Bruce Hayes a divenire “Re per una notteriuscendo a resistere al tentativo di rimonta di Gross (che nuota gli ultimi 200 metri in 1’46”89 rispetto al tempo di 1’48”41 dell’americano …), fallito per l’inezia di appena 0”04 centesimi (7’15”69 a 7’15”73), con entrambi i quartetti a demolire il precedente primato mondiale di 7’20”40 stabilito dal quartetto tedesco l’anno precedente alla Rassegna Continentale di Roma 1983.

Sicuramente una cocente delusione per Gross che, peraltro, può imputare il mancato “tris d’Ori” ai propri compagni, visto che nessuno degli otto nuotatori impegnati nella Finale ha nuotato una frazione più veloce della sua e, comunque, è opinione comune che la stessa verrà ampiamente compensata dal successo nella gara sui m.200 farfalla, le cui batterie e relativa Finale sono in programma il 3 agosto …

Come ricordato, il fuoriclasse tedesco – soprannominato “Albatros” per l’imponenza della sua statura (m.2,01 per 88kg.) cui unisce una impressionante apertura di braccia (misurata in m.2,25 …!!), fondamentale nello stile a farfalla – si presenta a Los Angeles forte del primato mondiale di 1’57”05 stabilito l’anno prima ai più volte citati Campionati Europei di Roma, ed in batteria dimostra di voler ribadire tale sua superiorità facendo suo il record olimpico in 1’58”72, togliendolo all’americano Mike Bruner che lo aveva stabilito con il tempo di 1’59”23 otto anni prima ai Giochi di Montreal 1976 …

Alle sue spalle si piazzano il sorprendente venezuelano Rafael Vidal (già ottimo quarto nella Finale dei m.100 farfalla …), il quale vive il suo “Giorno dei Giorni” stabilendo il record nazionale in 1’59”15 ed il deluso della Finale sulla più breve distanza, vale a dire Morales, che peraltro nuota la propria batteria in 1’59”15, altrettanto record Usa …

Passa quasi inosservato il miglioramento – con il quarto tempo di 1’59”63 – del 18enne australiano Jon Sieben (li compie il successivo 24 agosto …), presentatosi a Los Angeles con non eccessive credenziali, avendo sinora come miglior risultato in carriera il bronzo in 2’01”24 ottenuto su tale distanza ad inizio ottobre 1982 ai “Commonwealth Games” disputatisi a Brisbane, sua città natale, cui, peraltro, unisce l’Oro con la staffetta 4x100mista …

Considerato come l’americano Morales – di chiare origini caraibiche, essendo figlio di immigrati cubani – si trovi molto più a proprio agio sulla più corta distanza e che Vidal – già autore di un brillante 54”27 sui 100 metri, anch’esso record nazionale – è impensabile possa migliorarsi sino ai tempi nelle braccia del tedesco, i favori del pronostico per la Finale del pomeriggio del 3 agosto 1984 pendono incondizionatamente dalla parte del primatista mondiale ….

Michael Gross che – in quarta corsia sui blocchi di partenza, ha alla sua destra Morales ed alla sinistra Vidal – intende mettere in chiaro sin dall’avvio “la legge del più forte”, prendendo decisamente la testa e virando a metà gara in 56”17 (ancorché 0”26 centesimi al di sopra del suo passaggio mondiale …), inseguito dalla coppia formata da Vidal e Morales, che transitano in 56”54 e 56”73 rispettivamente, mentre il non ancora 18enne australiano è addirittura sesto in 57”79, ad oltre 1”50 di distacco dal tedesco …

Gross che incrementa il proprio vantaggio ai 150 metri, virando in 1’26”01 – riducendo altresì a soli 0”08 centesimi il ritardo rispetto al passaggio in occasione del record di Roma 1983 – mentre Sieben, pur risalendo in quarta posizione, transita in 1’27”80, a ben 1’79” di distanza dal tedesco, ed anche abbastanza staccato da Vidal e Morales, i quali all’ultima virata sono cronometrati in 1’26”87 ed 1’26”99 …

Con una tenue speranza di poter salire sul podio, l’australiano si pone alla caccia della coppia centro-nordamericana, raggiungendola a 25 metri dall’arrivo, ma tutto si sarebbe potuto immaginare tranne il crollo vertiginoso di Gross nell’ultima vasca – nuotata in 31”39, sesto tempo parziale tra gli otto finalisti – così da sopravanzarlo nelle ultime bracciate per quello che rappresenta senza dubbio alcuno il risultato più sorprendente delle gare di Nuoto ai Giochi di Los Angeles, oltretutto confortato dal riscontro cronometrico di 1’57”04 che fa sì che al tedesco (argento in 1’57”40, riuscendo quantomeno a respingere il tentativo di rimonta di Vidal e Morales, rispettivamente terzo e quarto in 1’57”51 ed 1’57”75, peraltro per entrambi record nazionali …) al danno si aggiunga la beffa di vedersi strappare anche il primato mondiale per un solo 0”01 centesimo …!!

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L’esultanza di Sieben all’arrivo dei m.200 farfalla – da:gettyimages.ae

Miracoli” che solo lo scenario olimpico è in grado di creare, laddove si consideri altresì l’elevata differenza strutturale che l’australiano (il quale misura m.1,76 per 74kg.) deve pagare nei confronti del fuoriclasse tedesco, circostanza che viene evidenziata in tutto il suo stridente contrasto in occasione della cerimonia di premiazione, allorché Gross appare ancora più alto di Sieben nonostante questi sia salito sul gradino più alto del podio ..!!

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L’evidente differenza di statura tra Sieben e Gross – da:gettyimages.it

Ciò nonostante Sieben si dimostra niente affatto un “carneade” negli anni a seguire, che lo vedono confermarsi ai vertici della specialità – curiosamente, però, ottenendo i suoi migliori risultati sulla più corta distanza dei 100 metri – mentre Gross si riprende il “mal tolto”, ritornando in possesso del record mondiale che migliora altre tre volte sino al 1’56”24 del 28 giugno 1986 ad Hannover, destinato a durare per quattro anni e mezzo …

Sieben, al contrario, si dimostra all’altezza della fama conquistata, nel corso del mese di agosto 1985 in Giappone, allorché, dapprima stabilisce il primato nazionale in 53”78 giungendo alle spalle (53”69) di Morales sui m.100 farfalla ai “Campionati Pan Pacifici” disputatisi a Tokyo – dove è anche argento con la staffetta 4x100mista – e quindi si toglie la soddisfazione di far suo l’Oro alle Universiadi di Kobe, sempre sulla medesima distanza, mettendo in fila, con il tempo di 53”97, due stelle del calibro dell’americano Matt Biondi e dello stesso Gross, che chiudono in 54”03 e 54”16, rispettivamente.

Assente ai Campionati Mondiali di Madrid 1986 – dove Morales e Gross colgono i rispettivi titoli iridati sui 100 e 200 metri farfalla – Sieben si ripresenta in buone condizioni ai “Campionati Pan Pacifici” che si svolgono a metà agosto 1987 a casa sua a Brisbane, non deludendo i propri tifosi attraverso la conferma dell’ordine di arrivo (argento in 54”21 alle spalle di Morales, regale coi suoi 53”32) di due anni prima nella Capitale giapponese, per poi tentare ancora la “carta olimpica” l’anno seguente ai Giochi di Seul ’88 …
Rassegna a cinque cerchi che si apre “orfana” di Pablo Morales – che nel frattempo, al pari di Gross, si era riappropriato del limite mondiale, nuotando i m.100 farfalla in 52”84 il 23 giugno 1986 ad Orlando, primato destinato a resistere per ben 9 anni – il quale resta vittima dei famigerati “Trials Olimpici” di Austin, dove il terzo posto in 53”52 (!!) lo esclude dai Giochi coreani …

Qualificatosi per la Finale dei m.100 farfalla del 21 settembre 1984 con il quinto tempo di 53”85 ottenuto il giorno prima in batteria, il 22enne australiano ha ben poco da rimproverarsi, vinto che nuota la distanza nel suo “Personal Best” in carriera di 53”33 che, per soli 0”03 centesimi gli impedisce di conquistare il bronzo a spese del britannico Andy Jameson – ma con la “piccola soddisfazione” di precedere ancora una volta Gross, quinto in 53”44, nel mentre la sfida per l’Oro passa alla storia per l’imprevisto successo del rappresentante del Suriname Anthony Nesty che, con l’ultima bracciata, beffa per appena 0”01 centesimo (53”00 a 53”01) il favoritissimo americano Matt Biondi, alla ricerca di emulare l’impresa del connazionale Mark Spitz di collezionare 7 medaglie d’Oro, e che concluderà le sue fatiche, con 5 Ori, un argento ed un bronzo …

Quello di Seul rappresenta l’ultimo acuto di una carriera che vede Sieben concluderla con la partecipazione anche ai Giochi di Barcellona ’92, dove il tempo di 54”73 realizzato in batteria non gli consente di qualificarsi per la Finale dei m.100 farfalla, ma d’altronde aveva già ottenuto quella “Gloria Olimpica” che ogni atleta sogna ad inizio di carriera, in una Finale che resterà per sempre nella “Storia dei Giochi”.

Ed, a proposito di sogni, chissà se per Gross ripensare a quell’Oro clamorosamente perso non abbia, per diverso tempo, rappresentato, al contrario, un vero e proprio incubo …

 

ADRIAN MOORHOUSE, IL PRINCIPE INGLESE DELLA RANA PIU’ FORTE DI OGNI AVVERSITA’

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Adrian Moorhouse – da:teamgb.com

Articolo di Giovanni Manenti

Curioso il fatto di come, in alcuni Sport che comprendono varie specialità – quali Atletica Leggera, Nuoto, Ginnastica e Scherma – vi siano Nazioni che vedono i propri rappresentanti primeggiare in una sola di esse, come se le altre quasi non esistessero o, comunque, relegate a ruolo di comprimarie …

Un esempio eclatante di quanto appena riferito, giunge dalla Gran Bretagna per quanto attiene al Nuoto maschile, disciplina che l’ha vista raccogliere solo 10 medaglie d’Oro nella ultracentenaria Storia delle Olimpiadi.

Laddove si consideri poi, che ben 6 di esse sono state conquistate tra le edizioni di Parigi 1900 e Londra 1908, ecco che le restanti quattro hanno visto i rappresentanti di Sua Maestà trionfare esclusivamente nello stile a rana, da David Wilkie ai Giochi di Montreal ’76 sino al recente Adrian Peaty, 40 anni dopo a Rio de Janeiro …

E se il citato Wilkie è stato di gran lunga il più decorato – con due argenti ed un Oro olimpici (con quest’ultimo ad impedire un fantastico “Cappotto Usa” a Montreal ’76 …), 3 Ori e 2 bronzi mondiali, nonché 2 Ori ed un argento europei – non vi è dubbio che il record di longevità, dopo aver ricordato anche Duncan Goodhew (Oro sui m.100 rana ai Giochi di Mosca ’80) e Nick Gillingham (argento a Seul ’88 e tre volte Campione europeo sui m.200 rana), spetti al protagonista della nostra Storia odierna.

Nato difatti il 24 maggio 1964 a Bradford, nello Yorkshire, Adrian David Moorhouse resta “folgorato”, come spesso accade in età giovanile, dalla vittoria di Wilkie a Montreal, episodio che lo porta a cercare di ricalcarne le orme, così che già nel 1980 inizia a far parte della Nazionale britannica, pur non essendo selezionato per i Giochi di Mosca dove, ripetiamo, ad affermarsi sulla distanza dei m.100 rana è il connazionale Goodhew, pur beneficiando dell’assenza dei nuotatori americani.

E mentre per Goodhew detto alloro rappresenta l’apice della carriera, dall’anno successivo il suo ruolo di leader della specialità è raccolto da Moorhouse, il quale fa il proprio esordio internazionale ai Campionati Europei di Spalato ’81, dove si piazza quarto sui m.100 rana in 1’04”13 e coglie il bronzo sulla doppia distanza, nuotata in 2’18”14, a soli 0”06 centesimi dalla medaglia d’argento, mentre la vittoria arride al sovietico Robertas Zhulpa in 2’16”15, non lontano dal limite mondiale appartenente a Wilkie con i suoi 2’15”11 realizzati in occasione del più volte ricordato trionfo olimpico canadese.

Nonostante abbia ottenuto il miglior piazzamento sulla doppia distanza alla Rassegna Continentale, Moorhouse si trova più a suo agio sui 100 metri, come dimostra l’anno seguente allorché si presenta al doppio appuntamento dei Campionati Mondiali di inizio agosto 1982 a Guayaquil, cui seguono i “Commonwealth Games” in programma a Brisbane, in Australia, ad inizio ottobre …

Vi è da dire, nel commentare la carriera del ranista inglese, che la stessa è coincisa con un periodo di fioritura di grandi esponenti della specialità, quali gli americani John Moffet e Steve Lundquist, al pari dell’ungherese Karoly Guttler e del sovietico Dmitry Volkov, nonché, soprattutto, del canadese Victor Davis, con il quale la rivalità con Moorhouse tocca i massimi livelli, avendo gli stessi modo di confrontarsi anche nei “Giochi di Sua Maestà” …

L’esordio iridato del 18enne di Bradford, in Ecuador, è complessivamente confortante, visto che nella Finale dei m.100 rana dell’1 agosto sfiora il podio, fallito per l’inezia di soli 0”02 centesimi (1’03”13 ad 1’03”15) rispetto a Moffet, nel mentre il titolo se lo aggiudica Lundquist, a propria volta migliore di Davis (1’02”75 ad 1’02”82) di soli 0”07 centesimi, non lontano dal primato mondiale che lo stesso Lundquist aveva strappato al tedesco Gerald Morken solo 12 giorni prima con 1’02”62 e che poi abbassa ad 1’02”53 il successivo 21 agosto.

Davis che, viceversa, trovandosi più a suo agio sulla doppia distanza, trionfa il 5 agosto nella Finale dei m.200 rana in cui fa registrare il nuovo limite mondiale di 2’14”77, precedendo il Campione europeo Zhulpa e Moffet (2’16”68 e 2’18”54 rispettivamente …), mentre Moorhouse conclude non meglio che settimo con il tempo di 2’19”85.

La rivincita tra l’inglese ed il canadese si consuma due mesi dopo a Brisbane, dove Moorhouse coglie il suo primo, significativo successo, superando di stretta misura Davis (1’02”93 ad 1’03”18) nella Finale dei m.100 rana – in cui, per la prima volta in carriera, scende sotto la “barriera dell’1’03” netti” – per poi arrendersi all’indiscussa superiorità del suo avversario sulla doppia distanza, dove si afferma in 2’16”25 rispetto ai 2’19”31 che valgono a Moorhouse – argento anche con la staffetta 4x100mista alle spalle dell’Australia – il bronzo, preceduto anche dall’atleta di casa Glen Beringen.

Stagione importante per il ranista britannico, che acquista piena consapevolezza nei propri mezzi, così da poter pianificare la partecipazione alle Olimpiadi di Los Angeles ’84, passando attraverso i Campionati Europei di Roma in programma a fine agosto 1983 …

Nel mentre dall’altra parte dell’Oceano Lundquist è impegnato a migliorare se stesso, abbassando ulteriormente nel giro di soli 11 giorni il proprio primato sui m.100 rana portandolo dapprima ad 1’02”34 e quindi ad 1’02”28 in occasione dei “Giochi Panamericani” di Caracas, Moorhouse si presenta alla Piscina dei Fori Imperiali come il logico favorito su entrambe le distanze, subendo viceversa un’inattesa sconfitta sui 100 metri, ancorché per soli 0”05 centesimi (1’03”32 ad 1’03”37), da parte del pur sempre valido Zhulpa, con l’ex primatista Morken a completare il podio in 1’04”16 …

Inglese che si riscatta sulla distanza a lui meno congeniale, affermandosi sui m.200 rana con il tempo di 2’17”49 in una Finale in cui Zhulpa giunge terzo in 2’18”72, preceduto anche dall’ungherese Alban Vermes, con il sovietico a cogliere un secondo Oro con la staffetta 4x100mista che vede la Gran Bretagna concludere sesta.

Nella carriera di ogni atleta, la massima ambizione è quella di raggiungere la “Gloria Olimpica”, appuntamento verso il quale è incentrata la preparazione nel periodo della massima maturità, con però la limitazione dovuta al fatto che tale Rassegna si svolge ogni quattro anni e, pertanto, riuscire a far combaciare il miglior stato di forma con l’evento non è spesso facile.

Quando poi vi si mettono anche circostanze extra sportive – come nel caso dei due opposti boicottaggi dei blocchi occidentale ed orientale ai Giochi di Mosca ’80 e Los Angeles ’84 – le possibilità si riducono ancor più, così che, ad esempio, i ranisti sovietici ed ungheresi, tra i migliori della specialità, devono loro malgrado rinunciare alla rassegna californiana.

Di contro, l’anno olimpico porta quasi sempre al miglioramento delle proprie prestazioni, in specie in un Paese come gli Stati Uniti dove è talora più difficile superare i Trials di qualificazione – ricordiamo che, proprio dall’edizione di Los Angeles ’84, gli iscritti ad ogni singola gara individuale vengono ridotti da tre a due – che non aggiudicarsi la medaglia d’oro, prova ne sia che, nella Finale dei m.100 rana del 25 giugno 1984 ad Indianapolis, Richard Schroeder viene escluso con un tempo di 1’03”03 – che gli sarebbe valso il quarto posto ai Giochi – mentre Moffet e Lundquist scendono entrambi sotto il precedente limite mondiale, con il primo ad avere la meglio per soli 0”03 centesimi (1’02”13 a 1’02”16) …

Problemi di partecipazione che non riguardano sia Moorhouse che Davis, con quest’ultimo a confermare il proprio stato di grazia migliorando, il 17 giugno, il suo stesso record sulla doppia distanza, abbassandolo sino a 2’14”58, mentre per l’inglese, purtroppo, una brutta tonsillite contratta alla vigilia dei Giochi, ne limita le prestazioni, a dimostrazione di quanto appena detto …

Il programma prevede che, nel “McDonald’s Olympic Swin Stadium” di Los Angeles, la prima gara ad andare in scena siano i m.100 rana, con batterie fissate al mattino e la Finale al pomeriggio del 29 luglio 1984, con Moffet a fornire una performance eccellente che lo porta a sfiorare il suo fresco primato, cogliendo il Record Olimpico in batteria con 1’02”16, nel mentre Lundquist, Davis e Moorhouse si qualificano con i rispettivi quinto, sesto e settimo tempo …

Un Lundquist che vede il suo trono di miglior ranista del pianeta detenuto da un quinquennio – pur non avendo potuto dare dimostrazione di ciò ai Giochi di Mosca ’80 per il noto boicottaggio – vacillare pericolosamente sotto la spinta del connazionale, riceve un insperato aiuto dalla buona sorte, allorché lo sforzo in batteria determina una contrattura muscolare per Moffet, il quale si presenta ugualmente sui blocchi di partenza della Finale, sia pur con una vistosa fasciatura alla coscia destra …

Con il suo principale avversario visibilmente menomato e Moorhouse non al meglio della condizione, Lundquist deve tenere a bada il solo Davis – viceversa in splendida forma come non mai – dando vita ad una splendida sfida che li vede entrambi scendere per la prima volta al Mondo sotto l’1’02” netto, con l’americano a concludere in 1’01”65 (record che resta imbattuto per 5 anni …) ad il canadese a far registrare il suo “Personal Best” in carriera con 1’01”99.

Il tutto mentre Moorhouse fallisce il podio, piazzandosi non meglio che quarto in 1’03”25, preceduto anche (1’02”97) dall’australiano Peter Evans, davanti allo stoico Moffet che conclude la gara in 1’03”29 imprecando alla mala sorte che gli ha tolto un’opportunità più unica che rara …

La delusione olimpica è atroce per Moorhouse – il quale non riesce a qualificarsi, con il nono tempo, primo degli esclusi, per la Finale dei 200 metri, vinta agevolmente con il nuovo record assoluto di 2’13”34 da Davis, il quale contribuisce anche all’argento del Canada nella staffetta 4x100mista – il quale medita addirittura di abbandonare l’attività: “A conclusione dei Giochi ero distrutto, mi ero convinto di non avere le qualità per vincere una medaglia d’Oro olimpica e mondiale e non volevo più avere nulla a che fare con il Nuoto …!!”.

L’aver “staccato la spina” ed essersi preso un periodo di riflessione, aiuta Moorhouse a convincersi di dare a se stesso un’altra chance in vista della Rassegna Continentale, in preparazione della quale assume un valore fondamentale lo stabilire il Record mondiale sui m.100 rana in vasca corta con il tempo di 1’00”58, il che diviene la necessaria iniezione di fiducia per presentarsi con rinnovate ambizioni ai Campionati Europei di inizio agosto 1985 a Sofia dove, iscritto sulla sola più breve distanza, fa suo il titolo con un più che discreto 1’02”99 precedendo il tedesco Rolf Beab e la nuova stella della rana sovietica, il 19enne Volkov.

Rinfrancato da tali risultati, Moorhouse è pronto ad accettare la doppia sfida con Davis dell’anno seguente, incentrata, nell’arco di un mese, dapprima sui “Commonwealth Games” di fine luglio 1986 in programma ad Edimburgo e quindi, a metà agosto, sulla Rassegna iridata di Madrid

In un Team britannico in cui inizia a farsi strada anche Nick Gillingham – peraltro, al contrario del connazionale, più a suo agio sulla doppia distanza – Davis e Moorhouse danno spettacolo nella Capitale scozzese, staccandosi dal resto del lotto in entrambe le gare che, rispetto ai pronostici, forniscono un esito inverso, nel senso che il canadese precede il 22enne inglese di stretta misura (1’03”01 ad 1’03”09) sui m.100, per poi esserne sconfitto (2’16”35 a 2’16”70) sui 200 metri, prova il cui podio è completato da Gillingham, sia pur a debita distanza.

Ma, quelle di Edimburgo, non sono altro che le “Prove Generali” in vista della ben più importante Rassegna iridata, dove la sfida tra i due rivali è considerata uno dei “piatti forti” del programma, visto anche il ricambio generazionale in corso tra gli americani dopo il ritiro di Lunquist e Moffet, con il solo ricordato Volkov a vestire i panni del “terzo incomodo”, anche se non è altresì da trascurare il nostro Gianni Minervini, che aveva mancato il podio europeo per soli 0”05 centesimi sui m.100 rana l’anno precedente a Sofia …

E che Moorhouse abbia tutte le carte in tavola per primeggiare lo conferma nelle batterie del mattino del 17 agosto, allorché stabilisce il miglior tempo con 1’02”28 che rappresenta altresì il nuovo Record europeo, lasciandosi alle spalle sia Davis (1’03”28) che Volkov (1’03”78), con Minervini ad inserirsi tra i due con un eccellente 1’03”27 …

Oltretutto coetanei – Davis è di soli tre mesi più anziano – i due favoriti non si risparmiano al pomeriggio, con l’argento di Los Angeles a prendere la testa in avvio, virando per primo a metà gara, per poi essere raggiunto e superato all’altezza dei 75 metri da Moorhouse che va a toccare migliorando il tempo del mattino con 1’02”01 lasciando ad oltre mezzo secondo Davis (1’02”71), mentre Minervini la spunta (1’03”00 ad 1’03”30) su Volkov nella lotta per il bronzo

Ma c’è un giallo, vale a dire una decisione del Giudice di linea che accusa l’inglese di virata irregolare in quanto nella subacquea dopo metà gara avrebbe, secondo lui, battuto i piedi a farfalla, con conseguente squalifica, confermata anche dopo l’appello della Federazione britannica, anche se le riprese televisive non evidenziano un tale anomalo comportamento …

Se Moorhouse fosse stato quello di Los Angeles, una mazzata del genere sarebbe stata più che sufficiente per mandare tutti in malora, ma fortunatamente l’acquisita forza mentale gli consente di trasformare in energia positiva il torto subito, in parte compensato, per quanto possa valere, dal primo posto nel Ranking Mondiale di fine anno, un titolo che manterrà per il successivo quadriennio.

Davis, dal canto suo, dimostra di aver iniziato la fase calante, come certifica l’esito dei m.200 rana che lo vede sconfitto (2’14”27 a 2’14”93) dal 17enne ungherese Jozsef Szabo, il quale vive il suo “Periodo di Gloria” facendo seguire al titolo iridato anche quello europeo nel 1987 e l’Oro olimpico a Seul ’88, nel mentre Moorhouse conclude ai margini del podio, quarto in 2’17”97 …

Oramai deciso a puntare pressoché esclusivamente ai 100 metri, Moorhouse si presenta ai Campionati Europei 1987 che si svolgono nella seconda metà di agosto a Strasburgo con il chiaro obiettivo di testare le proprie condizioni in vista dell’appuntamento olimpico dell’anno successivo a Seul, ben sapendo che lo stesso rappresenta la sua ultima possibilità per affermarsi in detta Rassegna, e l’esito è quanto mai rassicurante.

Difatti, pur se iscritto su entrambe le prove, il riscontro cronometrico di 1’02”13 con cui tiene a bada Volkov (1’02”43) per confermare il titolo di Sofia sui m.100 rana, migliora il suo record europeo – non essendo chiaramente stato omologato il tempo di Madrid – ed anche il riscontro sulla doppia distanza, indipendentemente dal bronzo ottenuto, è quanto mai confortante, visto che il 2’15”75 rappresenta il suo “Personal Best” in carriera, pur se il riferito Szabo è di un altro Pianeta, come certifica il suo 2’13”87 con cui si aggiudica la medaglia d’Oro in una Finale in cui conclude al quinto posto in 2’16”82 anche Gillingham …

Un Moorhouse che conclude le sue fatiche in terra di Francia completando il “tris di medaglie” con l’argento della staffetta 4x100mista alle spalle dell’Unione Sovietica, per poi affrontare il periodo di allenamenti invernali con la ferma intenzione di far suo l’Oro olimpico, dopo quella che ritiene la beffa dello “scippo” del titolo iridato a Madrid.

Quella che, a tutti gli effetti, è la “Resa dei Conti” con Davis – il quale rimane vittima di un controverso incidente che lo vede perdere la vita il 13 novembre 1989, a soli 25 anni – va in scena alla “Jamsil Indoor Swimming Pool” della Capitale coreana il 19 settembre 1988, dopo che già nelle batterie del giorno prima Moorhouse aveva “mostrato le carte”, con il miglior tempo di 1’02”19, pur se anche il canadese e Volkov non erano andati male, divisi (1’02”48 ad 1’02”49) da un solo 0”01 centesimo, con anche l’ungherese Karoly Guttler, il nostro Minervini ed il tedesco orientale Christian Poswiat a scendere sotto l’1’03” netti, mentre delude l’americano Schroeder, qualificatosi con il settimo tempo di 1’03”05 dopo aver vinto i Trials di Austin in 1’01”96 …

Con Moorhouse e Davis ad occupare le corsie centrali, quella di Seul è ricordata come una delle più emozionanti Finali olimpiche nella Storia dei m.100 rana, con ben 7 degli 8 finalisti a scendere sotto l’1’03” netti e, soprattutto, con un andamento sconvolgente, visto che a prendere decisamente la testa in avvio è Volkov, il quale tenta la “carta a sorpresa” virando a metà gara in 28”12, tempo inaudito (addirittura inferiore di 0”76 centesimi al passaggio record di Lunquist a Los Angeles ’84 …) che gli consente di avere un vantaggio superiore agli 0”80 centesimi su di un terzetto comporto da Guttler (28”94), Minervini (28”96) e Schroeder (28”97), nel mentre Moorhouse e Davis transitano pressoché appaiati (29”42 e 29”44) addirittura in sesta e settima posizione …

Recuperare 1”30 in soli 50 metri sembra un’impresa ai limiti dell’impensabile, ma la rana è lo stile più lento e può consentire tali rimonte, con il sovietico che ai 75 metri inizia a perdere confidenza sino ad essere raggiunto proprio sul tocco finale per un arrivo che ad occhio nudo gli spettatori non sono in grado di decifrare, finché a dirimere la questione non interviene il tabellone elettronico che assegna la vittoria a Moorhouse che migliora nuovamente con 1’02”04 il primato europeo, ma con il ridottissimo margine di solo 0”01 centesimo su Guttler, nel mentre Volkov salva (1’02”20 ad 1’02”38) quantomeno il bronzo dal ritorno di Davis, per la prima volta escluso dal podio dal 1982 ad oggi.

La visione del proprio nome in cima al tabellone provoca in Moorhouse un’esplosione di gioia indescrivibile, rendendosi conto di essere finalmente ripagato dell’impegno e dei sacrifici compiuti per assaporare il suo “Momento di Gloria”, per un successo che, a livello di squadra, “rischia” di essere completo, con Gillingham a cogliere l’argento alle spalle di Szabo (2’13”52 a 2’14”12) sulla doppia distanza, mentre anche lo sfortunato canadese ha modo di completare la sua straordinaria carriera con l’argento ottenuto con la staffetta 4x100mista.

Un Moorhouse che è in seguito la palese dimostrazione di quanto sia importante raggiungere determinati traguardi a livello psicologico, visto che, con la mente sgombra dall’assillo del grande successo internazionale, giustifica a pieno titolo l’Oro conseguito negli anni a venire, allorché alla Rassegna Continentale di Bonn 1989 migliora, addirittura in batteria, il Record mondiale di 1’01”65 stabilito da Lunquist a Los Angeles ’84, nuotando la distanza in 1’01”49, per poi non avere difficoltà da imporsi in Finale con il tempo di 1’01”71, ancorché pure Volkov (1’01”97) scenda sotto l’1’02” netti, con il podio ad essere completato da un Gillingham che, dal canto suo, si aggiudica il titolo sui m.200 rana togliendo in 2’12”90 il primato assoluto a Davis …

Con i Campionati Mondiali che, a causa dell’assegnazione a Perth, slittano dal 1990 a gennaio ’91 trovandosi nell’emisfero australe, nello stesso mese dell’anno precedente si svolgono ad Auckland i “Commonwealth Games”, dove Moorhouse si impone sui m.100 rana eguagliando al centesimo il suo fresco primato mondiale, nel mentre Gillingham non va oltre due medaglie di bronzo su entrambe le distanze, nuotando ben al di sopra delle sue possibilità sui 200 metri.

Quasi fosse telecomandato, Moorhouse centra per la terza volta il crono di 1’01”49 anche ai Campionati britannici il 26 luglio ’90, così che appare il logico favorito per l’Oro alla Rassegna iridata di Perth ’91, che vede la prova sui m.100 rana fissata per il 7 gennaio, con batterie al mattino e Finale al pomeriggio …

Come però i più attenti lettori avranno avuto modo di realizzare, vi è un’altra Nazione europea in grado di sfornare ranisti a ripetizione, vale a dire l’Ungheria che, con Szabo ad aver esaurito in un triennio le sue velleità – concluderà al quinto posto la Finale dei 200 metri – affianca al sempre pericoloso Guttler il non ancora 19enne Norbert Rozsa, alla sua prima apparizione sul grande palcoscenico internazionale …

Un esordio con il botto, in quanto in batteria l’ungherese realizza il miglior tempo andando a fermare i cronometri (indovinate un po’ …) anch’esso sul tempo di 1’01”49, caso più unico che raro di un record mondiale eguagliato quattro volte, cogliendo impreparato Moorhouse, pur se lo stesso nuota in 1’01”88 precedendo Volkov, Guttler e Wunderlich, anch’essi sotto l’1’03” netti, mentre Minervini centra ancora l’accesso alla Finale, sia pur con l’ottavo tempo utile …

Azzurro che compie il suo capolavoro in Finale, allorché realizza il suo “Personal Best” in carriera con lo straordinario tempo di 1’01”74 che gli vale il bronzo, relegando per soli 0”05 centesimi Volkov ai margini del podio, anche se la vera sfida si svolge tra un Moorhouse che nuota sui propri limiti, concludendo in un comunque eccellente 1’01”58, non sufficiente però ad impedire alla nuova stella magiara di soffiargli Oro e record mondiale andando a toccare in 1’01”45 …

Rozsa che si conferma a grandi livelli anche sui 200 metri, cogliendo l’argento in 2’12”03 davanti a Gillingham (2’13”12), dovendosi peraltro arrendere al nuovo dominatore della specialità, vale a dire l’americano Mike Barrowman che, dopo aver già a più riprese migliorato il precedente primato di Gillingham, porta tale limite a 2’11”23.

Per Moorhouse l’occasione per prendersi una rivincita sull’ungherese potrebbe essere data dai Campionati Europei che si svolgono ad Atene a fine agosto, ma ancora una volta Rozsa dimostra la sua superiorità, abbassando ad 1’01”29 il proprio limite in batteria per poi avere la meglio in Finale così da impedire all’inglese (argento in 1’01”88) di conquistare un “Fantastico Poker” di titoli continentali consecutivi, andando a toccare, verrebbe da ridere, in 1’01”49 ovviamente …

Per l’oramai 28enne di Bradford è giunta l’ora dell’addio all’attività agonistica, non prima però di calcare per un’ultima volta la scena olimpica, iscrivendosi anche ai Giochi di Barcellona dove nella Finale dei m.100 rana la coppia britannica Gillingham/Moorhouse conclude non meglio che settimo ed ottavo, divisi, da buoni amici, da un solo 0”01 centesimo (1’02”32 ad 1’02”33), nel mentre Rozsa viene sconfitto a sorpresa (1’01”50 ad 1’01”68) dall’americano Nelson Diebel, all’unico grande successo della propria carriera, mentre più logico è l’argento conquistato sulla doppia distanza, dove ha la meglio nella sfida per la piazza d’onore (2’11”23 a 2’11”29) su Gillingham – con entrambi a scendere sotto il precedente limite europeo – rispetto allo stratosferico tempo di 2’10”16 stabilito da Barrowman e destinato a resistere per oltre un decennio …

GRANT HACKETT, IL FENOMENO DEL MEZZOFONDO OSCURATO DALLA STELLA DI IAN THORPE

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Grant Hackett – da:standard.co.uk

Articolo di Giovanni Manenti

Alle nostre latitudini, così avare di Campioni in grado di dominare a lungo la scena, può sembrare inconcepibile che un atleta capace di conquistare in carriera qualcosa come 26 medaglie (di cui la metà d’oro) tra Olimpiadi e Mondiali, nonché di restare imbattuto per un decennio in una singola specialità, della quale, per egual periodo detiene il record assoluto, risulti poco considerato agli occhi del grande pubblico …

Le ragioni sono essenzialmente tre, la prima che pratica un Sport come il Nuoto, per il quale nel proprio Paese, vale a dire l’Australia, la concorrenza è elevatissima, mentre la seconda è costituita dal fatto che la sua specialità principe sono i 1500 metri stile libero (la “Maratona” in piscina …), gara che attira molto meno le attenzioni degli spettatori rispetto alle gare di velocità, un po’ come avviene in Atletica Leggera tra i 100 ed i 400 metri piani rispetto ai m.5000 …

E poi vi è la terza, sicuramente la più importante, ovvero l’essere contemporaneo della “Stella assoluta” Ian Thorpe, da cui viene regolarmente sconfitto sulle più brevi distanze dei m.200, 400 ed 800sl (quest’ultima distanza non olimpica, ma solo iridata …), così che, quando si getta in acqua per completare le massacranti 30 vasche, il connazionale si è già preso la scena …

Triste destino, verrebbe da dire, ma che comunque non sconvolge più di tanto la vita sportiva di Grant Hackett, nato il 9 maggio 1980 a Southport, nel Queensland, figlio di un poliziotto e fratello minore di un Campione di Surf, disciplina quanto mai praticata nell’emisfero australe.

Ed è proprio l’esempio del fratello maggiore che porta Grant, all’età di soli 4 anni, a dedicarsi al Nuoto, anche se non è quello che suole dirsi un “bambino prodigio”, visto che non è ancora in grado di essere selezionato nella rappresentativa australiana per le Olimpiadi di Atlanta ’96, spedizione non delle più esaltanti per il “Team Aussie”, con due sole medaglie d’Oro, Susie O’Neill sui m.200 farfalla ed il leggendario Kieren Perkins proprio sui 1500 metri stile libero.

Trattasi, peraltro, della specialità in cui i nuotatori australiani hanno ottenuto il maggior numero di allori ai Giochi, a far tempo dal primo successo di Andrew Charlton nell’edizione di Parigi 1924 per poi proseguire con il tris consecutivo firmato da Murray Rose, John Konrads e Bob Windle tra Melbourne 1956 e Tokyo 1964, prima di giungere al citato Perkins, che con l’Oro della Capitale della Georgia bissa quanto ottenuto quattro anni prima a Barcellona, terzo atleta a riuscire nell’impresa dopo l’americano Mike Burton a Città del Messico ’68 e Monaco ’72 ed allo “Zar delle piscine” Vladimir Salnikov, che con ogni probabilità avrebbe inanellato tre vittorie consecutive – essendosi affermato sia a Mosca 1980 che a Seul 1988 – se il boicottaggio imposto dal regime sovietico non gli avesse impedito di gareggiare a Los Angeles nel 1984.

Ma per la Federazione australiana vi è un altro problema a cui cercare di ovviare, vale a dire il fatto che l’edizione dei “Giochi di Fine Millennio” è assegnata sul proprio suolo, a Sydney per la precisione, ed in tale proiezione occorre lavorare sin da subito per ringiovanire la squadra e programmare un piano di allenamenti al fine di non sfigurare nel confronti degli arci rivali americani …

E, per verificarne i progressi, il calendario propone tre appuntamenti di assoluto interesse, vale a dire i “Campionati Pan Pacifici” di Fukuoka ’97, la Rassegna iridata in programma a gennaio 1998 a Perth ed infine la “Prova Generale” dei Giochi costituita dai “Campionati Pan Pacifici” che la stessa Sydney è chiamata ad ospitare a fine agosto 1999 al “Sydney International Aquatic Centre” dove, a distanza di 12 mesi, i nuotatori si cimenteranno per la caccia alle medaglie …

Ed è proprio durante i Campionati che si svolgono nella popolosa città posta sulla costa settentrionale dell’isola di Kyushu che, ad inizio agosto 1997, il panorama natatorio mondiale scopre il 17enne Hackett, all’epoca studente liceale presso la “Merrimac State High School”, nel Queensland …

Con una formazione di stileliberisti che comprende anche il 20enne Michael Klim e la grande promessa Ian Thorpe (non ancora 15enne …!!), l’Australia si aggiudica tutte le cinque le prove dai 100 ai 1500 metri, con Klim a far sue le gare sulle più brevi distanze ed Hackett a trionfare dai m.400 ai 1500sl, con tanto di soddisfazione, sulla distanza più breve, di far valere i suoi 30 mesi di maggior esperienza su Thorpe, precedendolo (3’47”27 a 3’49”64) strappando anche a Perkins il Record dei Campionati.

Ma quando uno ha innate le stimmate del fuoriclasse non ci vuole molto tempo affinché le gerarchie vengano correttamente stabilite, ed Hackett è il primo a rendersene conto a distanza di appena 5 mesi, in occasione della Rassegna iridata che prende il via l’8 gennaio 1998 a Perth …

Dapprima, sia Thorpe che Hackett contribuiscono – assieme a Klim ed a Daniel Kowalski – al netto successo della staffetta 4x200sl il 13 gennaio, per poi misurarsi nel loro secondo “testa a testa” due giorni dopo sui 400 metri stile libero, dovendo far fronte anche alla concorrenza del duo azzurro composto da Michele Brembilla e Massimiliano, nonché del britannico Paul Palmer.

Con il record mondiale di 3’43”80 detenuto da Perkins e risalente ai Mondiali di Roma ’94, i “duellanti” forniscono una prova eccellente, che vede alla fine prevalere, per soli 0”15 centesimi (3’46”29 a 3’46”44) il più giovane Thorpe, per quello che resta il minor divario tra le loro innumerevoli sfide.

Hackett che, peraltro, conferma la propria superiorità sulla più lunga distanza, imponendosi con largo margine sui m.1500sl, unico degli 8 finalisti a scendere abbondantemente sotto il muro dei 15’ netti, concludendo la propria fatica in 14’51”70 su Brembilla e Kowalski (15’00”59 e 15’03”94 rispettivamente …), anche se il primato assoluto di 14’41”66 stabilito anch’esso da Perkins alla Rassegna iridata di Roma è ancora piuttosto lontano …

Come ricordato, ad agosto 1999 sono in calendario nella Piscina Olimpica di Sydney i “Campionati Pan Pacifici” che, per l’occasione, tolgono dal programma i m.800sl per rendere lo stesso omogeneo con quello olimpico, appuntamento al quale Hackett si presenta nell’insolita veste di primatista mondiale dei m.200sl, avendo tolto, durante i Campionati australiani di fine marzo, 0”02 centesimi al record stabilito dal nostro Giorgio Lamberti con 1’46”69 alla Rassegna Continentale di Bonn 1989 …

Primato che Hackett vede svanire già in semifinale, con Thorpe che nuota la distanza in 1’46”34 per poi migliorarsi sino ad 1’46”00 nella Finale vinta su Klim, nel mentre la sfida sui m.400sl, andata in scena due giorni prima, il 22 agosto, ribadisce la crescita del non ancora 17enne Ian, il quale imponendosi in 3’41”83 su Hackett (3’46”00), toglie il primato a Perkins.

Perkins che vede viceversa resistere il suo record sui m.1500sl, pur se nella gara di chiusura della rassegna, Hackett si avvicina ancora andando a concludere in 14’45”60 con oltre 15” di vantaggio sul sudafricano Ryk Neethling, e sono in molti a ritenere che il primato abbia oramai i giorni contati …

E’ indubbio che Hackett e Thorpe siano i più attesi ai Giochi di Sydney che si aprono il 16 settembre con la prova dei m.400sl che peraltro evidenzia come il 20enne del Queensland non sia al massimo della condizione, purtroppo per lui debilitato da un virus come testimonia il fatto che si qualifica al mattino per la Finale con l’ottavo tempo di 3’48”91 per poi migliorarsi appena in 3’48”22 al pomeriggio il che gli vale la settima posizione, nel mentre Thorpe impone la propria legge con il nuovo record mondiale di 3’40”59 …

Una situazione di difficoltà che Hackett conferma altresì nella Finale sui m.200sl, chiusa in una deludente ottava ed ultima posizione con 1’49”46, chissà se in cuor suo con una piccola punta di soddisfazione nel vedere l’amico/rivale sorpreso dall’olandese Pieter van den Hoogenband che replica al centesimo l’1’45”35 fatto registrare in semifinale per impedire a Thorpe il bis olimpico …

E le contro prestazioni di Hackett mettono in allarme anche la stessa Federazione, che decide di schierarlo solo in batteria nella staffetta 4x200sl, che l’Australia si aggiudica il 19 settembre con il primato mondiale di 7’07”05, così che al Campione iridato restano solo quattro giorni per ritrovare una condizione accettabile in vista della “sua gara” sui m.1500sl dove è costretto a rintuzzare l’assalto di un Perkins che vede balenare l’opportunità si essere il primo nuotatore ad aggiudicarsi tre Ori olimpici consecutivi sulla distanza …

Con il primatista mondiale ad essere l’unico a scendere (14’58”34) sotto il muro dei 15’ netti nelle batterie del 22 settembre – mentre Hackett fa registrare il terzo miglior tempo in 15’07”50 – la Finale dell’indomani regala meno emozioni di quanto di potrebbe pensare, con il vincitore di Perth a prendere la testa sin dall’avvio con un’andatura assolutamente regolare che lo vede incrementare, vasca dopo vasca, il proprio vantaggio sul bicampione olimpico, per andare a concludere in assoluta tranquillità con il tempo di 14’48”33 una Finale che, per la prima volta, vede i primi quattro scendere sotto il quarto d’ora, con Perkins a porre fine alla sua straordinaria carriera con l’argento in 14’53”59, mentre l’unica emozione per il pubblico presente giunge dalla lotta per il bronzo, con il russo Aleksej Filipets a superare l’americano Chris Thompson a 100 metri dall’arrivo per poi subire il controsorpasso nell’ultima vasca e vedersi sfumare il podio per soli 0”07 centesimi (!!).

Ed anche se con ogni probabilità Hackett non avrebbe potuto in alcun modo impensierire Thorpe sulle più corte distanze, che le sue potenzialità quanto a riscontri cronometrici fossero ben inferiori ne fornisce una lampante dimostrazione nel suo “Anno di Gloria” 2001, in cui la rivalità con il più giovane connazionale raggiunge i massimi livelli in occasione dei Campionati Mondiali che si disputano a Fukuoka nel mese di luglio, edizione in cui entra a far parte del programma anche la prova sugli 800 metri stile libero.

In una rassegna iridata che passa alla Storia natatoria come l’apice della carriera del non ancora 19enne Thorpe – il quale si vendica di van den Hoogenband aggiudicandosi le prove individuali sia sui 200 che sui 400 ed 800 metri a stile libero, con altrettanti record mondiali, cui unisce analoghi successi con le tre staffette per un totale di 6 medaglie d’Oro – Hackett si dimostra il suo degno “delfino”, contribuendo alla realizzazione di tali primati …

Dapprima, difatti, tiene testa a Thorpe (1’50”44 ad 1’50”80) sino alla virata di metà gara nella Finale dei m.400sl per andare a concludere nel suo “Personal Best” in carriera di 3’42”51 – mentre l’imbattibile connazionale migliora in 3’40”17 il primato stabilito l’anno prima ai Giochi – e quindi, due giorni dopo, tira” la gara dei m.800sl sino agli ultimi 100 metri, dove transita in 6’45”74 rispetto ai 6’45”93 del compagno di squadra, salvo cedere nell’ultima vasca alla maggiore velocità di base di Thorpe, che tocca in 7’39”16 per abbassare il limite di 7’41”59 dallo stesso stabilito quattro mesi prima in occasione dei Trials australiani, peraltro migliorato anche da Hackett con il suo 7’40”34 …

E mentre Thorpe completa il 25 luglio il suo “Fantastico tris” infliggendo quasi 2” a van den Hoogenband nella Finale dei m.200sl, ecco i due amici/rivali splendidi protagonisti due giorni dopo della staffetta 4x200sl, aperta in prima frazione da Hackett in 1’46”11 e conclusa in ultima da Thorpe con un crono strepitoso di 1’44”14 per un altrettanto straordinario tempo di 7’04”66 che disintegra il record assoluto dallo stesso quartetto stabilito 12 mesi prima a Sydney.

Con questa “scorpacciata” di prestazioni altisonanti, forse capirete meglio quanto evidenziato in premessa, ovvero che presentarsi, come nel caso di Hackett, all’ultima giornata di gare per disputare la più lunga – e pertanto anche un po’ noiosa, quanto meno da parte del pubblico – prova del programma, porti a toglierne una qual certa attenzione …

Circostanza che fa così passare in sott’ordine quella che, viceversa, da un punto di vista strettamente tecnico, è un’impresa degna ed al pari, se non di più, di quelle realizzate da Thorpe, in quanto Hackett, senza stimoli e costretto a nuotare pressoché in solitudine 30 vasche, si esibisce in un autentico “One Man Show” che lo porta a concludere con un distacco abissale di ben 24”38 (!!) sul primo dei “comuni mortali” e, soprattutto, a togliere oltre 7” al record mondiale di Perkins, fermando i cronometri su di un tempo di 14’34”56 destinato a resistere per un decennio esatto …!!

La Coppia d’Oro” del Nuoto australiano fornisce un’ulteriore dimostrazione di straripante superiorità ancora in terra giapponese, vale a dire nell’edizione dei “Campionati Pan Pacifici” che si svolgono ad Yokohama a fine agosto 2002, in cui Thorpe si dedica alla velocità, cimentandosi sulle distanze dai 100 ai 400 metri stile libero, così da lasciare “campo aperto” al connazionale sulle prove di mezzofondo dei m.800 e 1500sl.

Un Hackett che, peraltro, oltre a gareggiare in quattro gare individuali – dai 200 ai 1500 metri stile libero – fornisce il proprio contributo nei successi delle staffette australiane sugli Stati Uniti nuotando, oltre che la prima frazione della 4x200sl, anche una interna nella 4x100sl, per poi dimenticarsi dell’amicizia per insidiare Thorpe a livello individuale …

Ma anche stavolta, vi è poco da fare, pur riducendo il divario su entrambe le distanze più brevi (1’44”75 ad 1’45”84 sui m.200sl e 3’45”28 a 3’45”99 sui m.400sl …) ad avere la meglio è il più giovane compagno di squadra, potendosi comunque ritagliare le proprie soddisfazioni quale assoluto dominatore del mezzofondo, come testimoniano i tempi di rilievo (in entrambi i casi record dei Campionati …) di 7’44”78 e 14’41”65 (quest’ultimo curiosamente di 0”01 centesimo inferiore al precedente primato di Perkins …) fatti registrare per aggiudicarsi le Finali dei m.800 e 1500sl rispettivamente.

Peraltro, tale Manifestazione era stata preceduta, tra fine luglio ed inizio agosto, dai “Commonwealth Games” svoltisi a Manchester dove, nonostante l’assenza degli americani, i due avevano fatto le “Prove Generali” per il Giappone, con Thorpe a collezionare 6 medaglie d’Oro, ivi compresa quella sui m.400sl in cui, con il tempo di 3’40”08 stabilisce il suo ultimo primato mondiale, mentre Hackett, oramai abbonato all’argento sui 200 e 400 metri, conferma la propria imbattibilità sulla più lunga distanza affermandosi in un, per lui, “comodo” 14’54”29, oltre a far parte delle vittoriose staffette 4×100 e 4x200sl.

Un Thorpe oramai sempre più deciso a lasciar perdere il mezzofondo, si presenta anche ai Mondiali di Barcellona 2003 sulle sole più brevi distanze, subendo peraltro la maggior attitudine sui 100 metri da parte del leggendario russo Alexander Popov e di van den Hoogenband, che lo relegano sul gradino più basso del podio, per poi avere la meglio (1’45”14 ad 1’46”43) sull’olandese sui m.200sl, con Hackett bronzo in 1’46”85 dopo aver dato il consueto “filo da torcere” al compagno sulle 8 vasche …

Anche stavolta, difatti, i due viaggiano ad uno stesso ritmo di bracciata sino a metà gara (1’51”62 ad 1’51”64 a favore di Thorpe …), per poi toccare al Campione olimpico e mondiale distendersi nella seconda parte per avere comodamente (3’42”58 a 3’45”17) la meglio, mentre ad Hackett non resta che consolarsi allorché il numero delle vasche da percorrere aumenta …

Messo infatti al sicuro il terzo titolo iridato consecutivo con la staffetta 4x200sl, le ultime due prove testimoniano ancora una volta l’imbarazzante superiorità di Hackett, il quale rifila un distacco di oltre 5” (7’43”82 a 7’48”09) all’americano Larsen Jensen sui m.800sl, per poi lasciare ad oltre 15” (14’43”14 a 15’01”04) l’ucraino Igor Chervynskyi (già bronzo sugli 800 metri …) nella Finale dei m.1500sl, così da collezionare un bottino personale di cinque medaglie, di cui 3 d’Oro.

Nessun dubbio, pertanto, su quali siano le “Punte di Diamante” della spedizione australiana in vista delle Olimpiadi di Atene 2004 dove, in assenza degli 800 metri dal programma, Thorpe ed Hackett scendono in acqua assieme sui m.200 e 400sl, nel mentre il primo gareggia anche sui 100 metri ed il secondo è chiamato a difendere il titolo di Sydney sui 1500 metri, oltre ovviamente ad essere schierati nel quartetto della staffetta 4x200sl …

In un’edizione dei Giochi in cui il “Fenomeno dei Fenomeni” Michael Phelps tenta per la prima volta, senza peraltro riuscirvi, l’assalto al superamento del record di 7 medaglie d’Oro del connazionale Mark Spitz, la presenza dell’americano comporta comunque una maggior concorrenza sia sui m.200sl che per quanto concerne la staffetta 4x200sl, essendo proprio la sua prima frazione nuotata in 1’46”49 a “spostare gli equilibri” per un arrivo che vede gli Usa prevalere (7’07”33 a 7’07”46) per l’inezia di 0”13 centesimi …

Analogamente, la presenza di Phelps nella Finale dei m.200sl, ancorché non vada oltre il bronzo (pur con il record Usa di 1’45”32), toglie ad Hackett la speranza di podio, nel mentre Thorpe – dopo aver chiuso terzo i 100 metri – consuma la sua rivincita (1’44”71 ad 1’45”23) su van den Hoogenband rispetto all’esito di Sydney …

Gare tutte, comunque, precedute dalla sfida più attesa e che aveva aperto la settimana olimpica, vale a dire quella sui m.400sl con un Hackett intenzionato a cercare di sfatare la serie negativa che lo vede sempre sconfitto dal suo più celebrato compagno di squadra, ed il pomeriggio del 14 agosto 2004 il duello assume toni quanto mai accesi …

Già con il miglior tempo in qualifica (3’46”36 a 3’46”55) il 24enne del Queensland si lancia all’attacco nei primi 100 metri, dove transita in 54”12 rispetto ai 54”33 del connazionale, per poi subirne il sorpasso (1’51”04 ad 1’51”43) a metà gara, ma avendo in stagione lavorato sulla velocità – tanto da segnare il suo “Personal Best” in carriera di 1’45”61 sui m.200sl – gioca il tutto per tutto nelle ultime due vasche dopo che al passaggio ai 300 metri Thorpe aveva, seppur di poco (2’47”09 a 2’47”86) aumentato il vantaggio …

Tattica tutto sommato convincente, visti i tempi fatti segnare (28”04 e 27”46) da Hackett nelle ultime due vasche, inferiori a quelli di Thorpe, ma non sufficienti a colmare del tutto un distacco che all’arrivo lo vede conservare 0”26 centesimi (3’43”10 a 3’43”36) di vantaggio per eguagliare il connazionale Murray Rose nell’essere gli unici a confermare l’Oro olimpico sulla distanza in due edizioni consecutive dei Giochi …

Ad Hackett non resta che far buon viso a cattivo gioco, avendo comunque ancora la “sua gara” a disposizione per incrementare il proprio Palmarès, ma così come era riuscito ad insidiare oltre ogni previsione il successo di Thorpe sui m.400sl, allo stesso modo quella che per tutti è una medaglia a dir poco scontata, si dimostra nella realtà ben più difficile da conquistare …

E, diciamo in tutta onestà, che la “colpa” non è dell’australiano, il quale si esprime più o meno ai propri livelli standard intorno ai 14’40” netti, bensì della crescita dei suoi avversari, segnatamente del già citato americano Jensen e del britannico David Davies, al suo primo appuntamento importante e che fa registrare il miglior tempo in qualifica.

La Finale del 21 agosto sembra, all’inizio, ricalcare a grandi linee quella dei Mondiali di Fukuoka 2001, con Hackett a prendere la testa sin dall’avvio, transitando ai m.400 in 3’53”46 ed un vantaggio di oltre 3” su Davies, mentre al passaggio degli 800 metri, invece del previsto, progressivo incremento, il margine si è ridotto al di sotto dei 3” (7’51”65 a 7’54”21) sullo stesso Davies, che ha Jensen a meno di 0”40 centesimi …

Non essendo riuscito a fare l’auspicato vuoto, l’imbattuto australiano dimostra, peraltro, di saper soffrire, specie quando è Jensen a sferrare l’attacco che lo porta, al passaggio ai m.1200, ad aver ridotto a soli 0”90 centesimi (11’49”30 ad 11’50”20) il distacco, con Davies ancora in lizza per l’Oro, transitando in 11’51”25 …

La monotonia delle 30 vasche si trasforma ora in una sorta di sprint che accalora ed appassiona il pubblico in tribuna, allorché Jensen rosicchia altri 0”22 centesimi ai m.1300 (12’48”38 a 12’49”06) per poi in pratica affiancare Hackett (13’47”32 a 13’47”48) alla virata degli ultimi 100 metri, fornendo l’impressione di essere oramai prossimo al sorpasso …

Ma si è fuoriclasse non solo per le capacità tecniche e di resistenza, soprattutto per le qualità caratteriali che ti consentono di tirar fuori quelle ultime stille di energia che solo un grande cuore possiede, ed ecco che Hackett si impegna in un rush finale che lo porta a nuotare le ultime due vasche in 28”28 e 27”80, tempi necessari per respingere l’attacco di Jensen ed aggiudicarsi il più difficile Oro della sua attività in 14’43”40, mentre Jensen rischia di vedersi sfuggire l’argento (14’45”29 a 14’45”95) dal ritorno di Davies, con i tre a medaglia divisi da appena 2”55, uno dei più ridotti margini nella Storia dei Giochi.

Compiuta forse l’impresa più esaltante della propria carriera, Hackett conferma l’anno seguente, in occasione dei Campionati Mondiali di Montreal 2005, quanto conti anche l’aspetto psicologico sulle prestazioni dei singoli atleti, allorché si presenta alla rassegna iridata quale indiscusso leader del Team maschile australiano, dato il ritiro dalle gare di Thorpe, ricevendo anche l’onore di essere nominato Capitano della squadra …

Ed anche se l’assenza di Thorpe indebolisce, fatalmente, la staffetta 4x200sl che, difatti, conclude non meglio che terza, dal punto di vista individuale l’oramai 25enne del Queensland non fa assolutamente rimpiangere il compagno, divenendo, al contrario, il primo nuotatore a cogliere quattro medaglie iridate a stile libero, così come su quattro distanze diverse …

E se, sui m.200sl, Hackett deve arrendersi (1’45”20 ad 1’46”14) di fronte a Phelps, sulle altre tre distanze riesce a mettere insieme un tris senza precedenti, ad iniziare dai m.400sl nuotati il 24 agosto in 3’42”91 con oltre 1”50 di margine sul russo Prilukov, per poi mandare in scena un’altra sontuosa prestazione tre giorni dopo, all’indomani della gara dei m.200sl, in occasione della Finale degli 800 metri …

Con il consueto americano Jensen a cercare di contrastarlo, Hackett costruisce già un considerevole margine a metà gara, dove transita in 3’47”17 rispetto ai 3’53”04 dell’americano, per poi dilatare il distacco nelle successive vasche sino a quasi 7” all’arrivo, che lo vede concludere in 7’38”65 il che significa altresì “sconfiggere” figurativamente anche l’assente Thorpe, vale a dire togliendogli il primato mondiale dallo stesso stabilito a Fukuoka nel 2001 allorché lo aveva preceduto.

E così, come la ricordata edizione giapponese era passata agli annali come “Il Trionfo di Thorpe”, analogamente in Canada è Hackett a rubare la scena – grazie, oltre al citato record assoluto, anche al quarto titolo iridato consecutivo sui m.1500sl, vinti in 14’42”58 con 5” di margine ancora su Jensen – così che, a fine stagione, i suoi sforzi vengono finalmente premiati con l’ambito riconoscimento di “Swimming World Male Swimmer of the Year”, in cui succede a Michael Phelps.

Oramai appagato, Hackett salta l’anno 2006 per sottoporsi ad un intervento chirurgico per recuperare da un infortunio alla spalla, così che, ai Mondiali di Melbourne 2007, in non buone condizioni di forma, non va oltre l’argento nella Finale dei m.400sl, superato (3’44”30 a 3’45”43) dal sudcoreano Park Tae-Hwan, nel mentre sulle più lunghe distanze, le sue preferite, conclude non meglio che sesto e settimo rispettivamente.

Sembra oramai destinato a chiudere qui una comunque brillantissima carriera se non fosse stimolato dalla possibilità di essere l’unico nuotatore nella Storia dei Giochi a far suo l’Oro sui m.1500sl in tre Olimpiadi consecutive, ragion per cui eccolo sui blocchi di partenza anche a Pechino 2008, dove debutta il 10 agosto sulla prova dei 400 metri …

Oramai non più in grado di competere ad altissimi livelli, il comunque più che discreto 3’43”84 fatto registrare in Finale e che gli vale la sesta posizione lo avrebbe fatto salire sul podio sia a Sydney che ad Atene, mentre stavolta ad imporsi è ancora Park in 3’41”86 e quindi, dopo aver contribuito con il miglior tempo di 1’45”87 della frazione interna al bronzo della staffetta 4x200sl, Hackett si appresta all’ultima sua fatica in piscina in programma il 17 agosto sui m.1500sl dopo aver fatto cadere il giorno prima il record olimpico in batteria con il tempo di 14’38”92, suo secondo miglior crono di sempre.

Uno sforzo probabilmente inutile che l’australiano paga all’atto conclusivo, dove, come suo solito, si pone in testa a fare l’andatura transitando in 3’53”06 ai m.400 ed in 7’51”22 agli 800 metri, senza però riuscire a scrollarsi di dosso il tunisino Oussama Mellouli, mentre al citato secondo rilievo a portarsi al comando è il canadese Ryan Cochrane con 7’51”06 …

Gara che si infiamma al riferimento dei m.1200, allorché a passare in testa è il nordafricano in 11’47”72, alle cui spalle Hackett e Cochrane sono divisi appena da 0”07 centesimi, per poi al suono della campana degli ultimi 100 metri essere ancora Mellouli ad accarezzare il sogno di una “storica” medaglia d’Oro per il suo Paese, mantenendo un vantaggio di 1”37 sufficiente a respingere il disperato tentativo di rimonta dell’australiano nelle ultime due vasche, che deve infine arrendersi (14’40”84 a 14’41”53) per 0”69 centesimi, fallendo lo sperato tris nonostante abbia nuotato i suoi 1500 metri più veloci nelle tre Finali olimpiche disputate …

Ed è quindi così, dopo aver perso l’anno precedente a Melbourne un’imbattibilità sulla distanza massima in piscina che lo aveva visto trionfare ininterrottamente per un decennio – vale la pena riassumere tali imprese, in ordine cronologico, Campionati Pan Pacifici ’97, Mondiali ’98, Commonwealth Games ’98, Pan Pacifici ’99, Olimpiadi 2000, Mondiali ’01, Commonwealth Games ’02, Pan Pacifici ’02, Mondiali ’03, Olimpiadi ‘04 e Mondiali ’05 – che cala il sipario sull’attività forse del più grande mezzofondista di ogni epoca, paragonabile al solo Salnikov, che ha avuto la sfortuna di essere contemporaneo di Thorpe che gli ha fatto non poca ombra …

Pensate poi che quest’ultimo lo ha preceduto quattro volte in una Finale iridata ed in una occasione in una olimpica per potersi legittimamente chiedersi cosa sarebbe potuta essere la carriera di Hackett se Thorpe fosse solo nato una decina di anni dopo …

 

MARTIN LOPEZ ZUBERO, “L’AMERICANO” CHE PORTA ALLA SPAGNA IL PRIMO ORO OLIMPICO NEL NUOTO

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Martin Lopez Zubero con l’Oro di Barcellona ’92 sui m.200 dorso – da:amazon.com

Articolo di Giovanni Manenti

A dispetto del fatto di far parte geograficamente della Penisola iberica, con tanto di sbocchi sia sul Mar Mediterraneo che sull’Oceano Atlantico, la Spagna ha rischiato di non vedere alcun suo rappresentante di entrambi i sessi praticante il Nuoto salire sul gradino più alto di un Podio Olimpico o mondiale durante l’intero XX Secolo, dovendo addirittura attendere i “Giochi dimezzati” di Mosca ’80 per conquistare la prima medaglia in almeno una delle due manifestazioni.

In tale circostanza, a cogliere il bronzo sui m.100 farfalla è David Lopez Zubero, un’impresa che, se statisticamente è incontrovertibile, a livello tecnico è chiaramente inficiata dall’assenza degli specialisti americani, basti pensare che i primi quattro dei Campionati Usa svoltisi in concomitanza della Rassegna olimpica, scendono sotto i 55” netti, nel mentre lo spagnolo nuota in 55”13 per far suo il gradino più basso del podio.

Sotto questo profilo, di ben altro prestigio è il bronzo conquistato da Sergio Lopez sui m.200 rana alle Olimpiadi di Seul ’88 – passate alla Storia come i “Giochi della riappacificazione” dopo due edizioni falcidiate dagli assurdi boicottaggi – con tanto di record nazionale di 2’15”21 e precedendo lo specialista americano Mike Barrowman, ma intanto si sta concludendo anche questo ottavo decennio ed il metallo pregiato in casa iberica resta un miraggio.

Vi è però qualcosa che si sta muovendo oltre Oceano – e cosa possa riguardare la Spagna è domanda più che lecita – se non fosse che il già ricordato David Lopez Zubero è nato negli Stati Uniti, a Syracuse, nello Stato di New York per la precisione, nel febbraio 1959, figlio di padre proveniente da Saragozza, capoluogo dell’Aragona, e trasferitosi negli Usa per studiare medicina e quindi mettervi su famiglia.

Trasferitosi quindi in Florida, a Jacksonville per la precisione, 10 anni dopo, il 23 aprile 1969, vede la luce un secondo figlio, Martin, il quale ha 11 anni allorché vede in Tv il fratello maggiore salire sul podio di Mosca, qualcosa di più di uno stimolo per seguirne le orme e, se possibile, fare anche meglio.

Al pari di David, anche il minore dei Lopez Zubero inizia a praticare nuoto presso “The Bolles School”, un Liceo privato, facendo parte della squadra dei “Bolles Bulldogs” sotto la guida del tecnico Gregg Troy, per poi, una volta diplomatosi nel 1987, iscriversi alla “University of Florida” e poter essere a disposizione del coach Randy Reese quale membro del celebre Team dei “Florida Gators”, fucina di alcuni dei più medagliati nuotatori di ogni epoca.

Con la possibilità di gareggiare sia per la Spagna che per gli Stati Uniti vista la doppia cittadinanza, Martin opta per la più logica delle soluzioni, ovvero sfruttare le strutture ed i tecnici Usa per affinare la propria tecnica ed allenarsi, e partecipare sotto i colori iberici nelle grandi manifestazioni, soprattutto per evitare le “Forche caudine” dei famigerati Trials, non avendo concorrenza alcuna nella patria di origine.

Ecco quindi che la Federazione di Nuoto spagnola si ritrova tra le mani un potenziale pretendente alle medaglie già bello e confezionato, del quale celebrare gli eventuali successi “a costo zero”, anche se la versatilità del ragazzo e le opportunità che ha a disposizione oltre Oceano non gli consentono di avere ancora le idee molto chiare su quale specialità concentrare i propri sforzi.

Eccolo quindi, iscriversi alle Olimpiadi di Seul ’88 sia nelle due prove a dorso che sui 200 e 400 metri misti, verificando peraltro sin da subito come in quest’ultima specialità il gap rispetto ai vertici – che all’epoca vedono l’ungherese Tamas Darnyi come dominatore assoluto – sia tale da sconsigliare di disperdere energie al riguardo.

Più incoraggiante la situazione a dorso, nonostante sui m.100 Martin ottenga il 23esimo tempo in batteria, rispetto all’undicesimo nuotato in 2’03”33 sulla doppia distanza, pur se oltre 1” superiore a quanto sarebbe stato necessario per entrare in Finale, ma non dimentichiamoci che il 19enne spagnolo è al primo anno al College ed i miglioramenti non tardano ad arrivare.

Ed il primo acuto giunge l’anno seguente, in occasione dei Campionati Europei di Bonn 1989, dove – assenti americani, australiani e giapponesi – Martin festeggia nel modo migliore i suoi 20 anni lasciandosi alle spalle il “Gotha del dorso continentale” nella Finale dei m.100 dorso, con un finale mozzafiato che lo vede precedere, per l’inezia di un solo 0”01 centesimo (56”44 a 56”45) il sovietico Sergej Zabolotnov (quarto l’anno precedente a Seul …) e mettendo in riga altri specialisti del calibro dei tedeschi Dirk Richter e Frank Hoffmeister (settimo nella Finale olimpica …) e, soprattutto, l’altro sovietico Igor Polianski, ex primatista mondiale e bronzo in Corea.

Spagnolo che disputa anche la Finale sulla doppia di distanza che lo vede concludere non meglio che quinto in 2’02”31 nella gara che laurea Campione europeo il nostro Stefano Battistelli per soli 0”06 centesimi (1’59”96 a 2’00”02) rispetto al sovietico Vladimir Selkov contro cui, negli anni a venire, Lopez Zubero ingaggerà delle sfide memorabili …

Con i Campionati Mondiali all’epoca in programma ogni quattro anni – gli stessi assumeranno cadenza biennale solo a partire dall’inizio del nuovo secolo – la Rassegna del 1990 viene posticipata ad inizio gennaio ’91 in quanto organizzati dalla città di Perth, posta nell’emisfero australe, circostanza che consente a Martin di sfruttare l’intero anno per allenarsi e, nel frattempo, imporsi sia sulle 200yds a dorso ai Campionati NCAA che su entrambe le distanze dei 100 e 200 metri nella seconda edizione dei “Goodwill Games” svoltisi a fine luglio a Seattle.

Ed i risultati di tale preparazione non tardano a materializzarsi allorché Martin Lopez Zubero si presenta da outsider alla Rassegna iridata australiana, non potendo ancora sapere che il 1991 sarà a tutti gli effetti il suo “Anno di Grazia” che lo proietta ai vertici del Nuoto mondiale.

Definitivamente abbandonati i m.400misti, lo spagnolo si iscrive, oltre che sulle due distanze a dorso, anche sui m.100 farfalla ed i m.200 misti, dimostrando sensibili miglioramenti in ambedue le specialità, pur non ancora sufficienti per aspirare all’accesso in Finale …

Nella specialità dei misti, difatti, Lopez Zubero fa segnare il decimo tempo in batteria con 2’04”02 – ricordiamo che, all’epoca, non erano previste le semifinali e, pertanto, vi era la qualificazione automatica per la Finale per i soli migliori otto nuotatori – anche se tale gara è l’ultima che disputa, tutto il contrario dei m.100 farfalla con cui fa il suo esordio nella Manifestazione iridata …

Ed al mattino dell’8 gennaio ’91 la delusione è ben maggiore, visto che fallisce l’accesso alla Finale per soli 0”03 centesimi, fermando i cronometri sul 54”68 rispetto al 54”65 del francese Bruno Gutzeit, per poi rinunciare a prendere parte alla Finale B per risparmiare energie in vista dei ben più importanti appuntamenti a dorso, che vedono in programma all’indomani la prova sui 200 metri …

Come se essersi cimentato a farfalla sia stato un proficuo allenamento, Lopez Zubero chiarisce sin dalle batterie del mattino le sue ambizioni, realizzando il miglior tempo di 2’00”73 e facendo capire alla “crema” del dorso mondiale, dai sovietici Selkov e Shemetov, al tedesco Richter ed al nostro Battistelli, nonché all’americano Jeff Rouse che per l’Oro dovranno fare i conti anche con lui …

A parte quest’ultimo, molto più a suo agio sulla più corta distanza, gli altri se ne rendono pienamente conto al pomeriggio, primo fra tutti il ricordato Campione europeo azzurro Battistelli, il quale si vede negare la gioia iridata pur avendo nuotato sugli stessi tempi di Bonn (1’59”98 il responso cronometrico …), visto che Lopez Zubero consegna alla Spagna la prima medaglia d’Oro iridata della sua Storia a livello natatorio, imponendosi d’autorità in 1’59”52, con l’ultimo gradino del podio appannaggio di Selkov in 2’00”13.

Assolutamente non appagato, il non ancora 22enne Martin è fermamente deciso a dar battaglia anche sui 100 metri, le cui batterie e relativa Finale si disputano il 12 gennaio, ottenendo il terzo tempo in qualificazione con 56”22 alle spalle di Rouse e del canadese Mark Tewksbury, che fanno registrare 55”34 e 55”86 rispettivamente …

Quasi un secondo di differenza rispetto all’americano rappresenta un divario difficile da colmare nell’arco della stessa giornata, e la Finale del pomeriggio conferma i valori espressi al mattino, con il citato trio a staccarsi dal resto dei finalisti per andare ad occupare i tre posti sul podio, il cui gradino più basso spetta allo spagnolo, pur miglioratosi sino a 55”61, mentre la sfida spalla a spalla nelle corsie centrali tra Tewksbury e Rouse si risolve a favore di quest’ultimo per soli (55”23 a 55”29) 0”06 centesimi.

L’eco dell’impresa di Lopez Zubero ne fa una sorte di “eroe nazionale” nella penisola iberica, soprattutto in vista delle Olimpiadi dell’anno seguente la cui organizzazione è stata affidata a Barcellona, ma lo spagnolo non ha ancora finito di stupire, avendo in serbo ancora importanti sorprese nel corso della stagione …

Dapprima fa suoi i titoli NCAA sulle distanze delle 200yds a dorso e miste, e quindi si presenta ai Campionati Europei di fine agosto ’91 ad Atene forte del fatto di aver migliorato, il 13 agosto a Fort Lauderdale, il primato mondiale sui m.200 dorso che apparteneva da oltre 6 anni a Polianski, divenendo, con il tempo di 1’57”30, il primo nuotatore ad infrangere la barriera dell’1’58” netti …

Con tale “biglietto da visita”, Lopez Zubero si presenta da logico favorito nella Capitale ateniese, facendo fede alle previsioni della vigilia, ad iniziare dalla prova sui m.100 farfalla, che lo vede cogliere l’argento in 54”30, preceduto in 54”22 dal solo russo Vladislav Kulikov, per poi lanciare in prima frazione il quartetto della 4x100mista spagnola che conclude peraltro quinta anche per le squalifiche di Germania, Italia e Finlandia per cambio irregolare …

Ovvio che Lopez Zubero non può “cantare e portare la croce” in staffetta, ma per il proprio Paese è sufficiente che dimostri la sua superiorità a dorso, pienamente ribadita con l’affermazione sulla più lunga distanza, dove si impone con largo margine, in quanto unico a scendere (1’58”66) sotto i 2’ netti, lasciando Richter e Selkov a dividersi la piazza d’onore, in quanto accreditati del medesimo tempo di 2’00”18.

Uno stato di grazia che lo spagnolo ribadisce in termini se vogliamo ancor più perentori sui 100 metri dove, in assenza degli specialisti Nord americani, completa la sua doppietta continentale nel suo “Personal Best” all’epoca di 55”30, lasciando Richter ad oltre 0”70 centesimi (56”04), mentre Selkov resta ai margini del podio, superato anche dal francese Franck Schott.

Lopez Zubero completa la sua “Stagione da sogno” migliorando se stesso il 23 novembre a Tuscaloosa, in cui nuota le quattro vasche a dorso in 1’56”57, così da divenire il primo nuotatore ad infrangere anche il muro dell’1’57” netti, per un primato che resisterà quasi 8 anni, sino a fine agosto 1999.

Vi lascio soltanto immaginare quale sia l’attesa nel Capoluogo catalano in vista dei Giochi in programma dal 25 luglio al 9 agosto 1992 e nelle acque delle “Piscines Bernat Picornell” tutti gli occhi sono rivolti su di lui, l’unico in grado di far cadere il tabù di quel “malinconico zero” nella casella degli Ori per quanto riguarda il Nuoto per la Nazione iberica …

Sotto questo profilo, è quanto mai provvidenziale per il 23enne Martin svolgere la relativa preparazione a migliaia di chilometri di distanza, così da allentare la pressione, alla quale peraltro non può sfuggire al momento del raduno collegiale con gli altri componenti il Team spagnolo …

Come nella Rassegna iridata, il protocollo prevede come primo dei suoi tre impegni individuali la gara sui m.100 farfalla, utile soprattutto per “testare” lo stato di forma e le risposte non possono che essere rassicuranti, visto che al mattino del 27 luglio 1992 si qualifica per la Finale pomeridiana facendo registrare con 54”04, non solo il sesto miglior tempo di qualifica, ma anche il Record nazionale.

Limite peggiorato al pomeriggio con un 54”19 che gli vale il settimo posto, ad un solo 0”01 centesimo dalla sesta posizione, ma poco importa non potendo chiaramente vantare ambizioni di medaglia, mentre l’aver gareggiato è servito a distrarsi in vista dell’appuntamento clou costituito dai m.200 dorso in programma all’indomani ….

Nella tripla veste di Campione iridato ed europeo, nonché di primatista mondiale, è sin troppo scontato che tutto un Paese riponga in Lopez Zubero le proprie speranze di vittoria, confortate dalle batterie del mattino in cui fa registrare il miglior tempo di 1’59”22, pur se 7 degli 8 finalisti scendono sotto i 2’ netti, con la sorpresa dell’esclusione dalla Finale del più volte citato tedesco Richter, che ottiene appena il decimo tempo …

Sono le ore 18:00 del 28 luglio 1992 allorché tutto un popolo trattiene il fiato mentre Lopez Zubero scende in acqua per attaccarsi ai blocchi di partenza in quarta corsia, con il tedesco Tino Weeber alla sua destra ed il nostro Battistelli a sinistra, mentre Selkov prende il via in seconda corsia …

Ed è proprio il 21enne russo a giocare la “carta sorpresa”, nuotando i primi 50 metri in 28”06, ben 0”23 centesimi al di sotto del passaggio mondiale dello spagnolo, un vantaggio che mantiene alla virata di metà gara, dove transita in 58”12 (0”04 centesimi sopra al primato assoluto …), trascinando dietro di sé il giapponese Hajime Itoi, nel mentre Lopez Zubero sembra faticare a tenerne il ritmo …

Uscito bene dalla subacquea, lo spagnolo recupera su Selkov, ma alla virata dei 150 metri a mantenere la testa della gara è il sorprendente dorsista nipponico, prima di pagare lo sforzo nell’ultima vasca dove è risucchiato da Lopez Zubero e Selkov che, secondo pronostico, vanno a lottare per la medaglia d’oro sino all’ultima bracciata per una sfida che, con tutto il pubblico in piedi, premia alla fine lo spagnolo (1’58”47 ad 1’58”87) con tanto di record olimpico, mentre il podio è completato da Battistelli che, con un’imperiosa rimonta negli ultimi 25 metri, soffia il bronzo al temerario Itoi.

Missione compiuta, Lopez Zubero è riuscito in 18 mesi a completare il “tris europeo, olimpico e mondiale” che ogni atleta sogna in vita sua, con in più la gioia di aver raggiunto la “Gloria di Olimpia” proprio davanti ai suoi tifosi, ai quali spera di regalare una seconda soddisfazione sulla più breve distanza …

Sfida, questa, che va in scena due giorni dopo, il 30 luglio e per la quale lo spagnolo non parte, al contrario di quanto avvenuto sui 200 metri, con i favori del pronostico, che privilegiano i già citati “duellanti” Rouse e Tewksbury per una rivincita della sfida iridata, unitamente al recuperato altro americano David Berkoff, il quale vuole riscattare la beffa di Seul ’88, pur avendo perso il record mondiale, strappatogli da Rouse a fine agosto ’91 con 53”93 …

Che i due americani si siano presentati in ottime condizioni a Barcellona lo dimostra l’esito dei Trials, vinti dal primatista mondiale in 54”07 rispetto ai 54”65 di Berkoff, tempi difficilmente avvicinabili da Lopez Zubero che, difatti, fa registrare il quarto tempo in batteria con 55”37 precedendo Selkov, mentre Rouse parte in quarta corsia nella Finale pomeridiana con il canadese ed il connazionale ai lati …

Quanto la pressione dell’esser favorito possa incidere sull’esito di una gara lo testimonia proprio Rouse che, pur nuotando in un più che eccellente 54”04, si vede beffare da Tewksbury che con 53”98 gli soffia la medaglia d’Oro e ne sfiora il limite mondiale, che poi, ironia della sorte, Rouse ritocca a 53”86 nella prima frazione della staffetta 4x100mista.

E lo spagnolo, che fine ha fatto …? Una buona fine, viene da dire, visto che, pur non potendo andare oltre il quarto posto alle spalle di Berkoff, ferma i cronometri sul tempo di 54”96 che resta il suo “Personal Best” in carriera, a completamento del “Biennio d’Oro” della propria attività in piscina.

Ed anche se i ricordati, rispettivi tempi di 54”96 ed 1’56”57 non saranno più ritoccati da Martin Lopez Zubero, ad incrementarsi nel successivo quinquennio è la sua collezione di medaglie, tale da inserirlo di diritto quantomeno nella “Top Ten” di ogni epoca della specialità …

Con il passare degli anni, lo spagnolo intensifica la preparazione sulla più breve distanza – e, del resto, sui 200 metri aveva oramai vinto tutto – onde poter concentrare le maggiori energie in una gara più corta, ed i primi risultati si registrano ai Campionati Europei di Sheffield ’93, dove l’eterna sfida con Selkov si conclude in parità, nel senso che il russo riesce finalmente ad avere la meglio (1’58”09 ad 1’58”51) nella Finale dei 200 metri, per poi vedersi ricambiato con pari moneta (55”03 a 55”58) sui m.100, gara in cui Lopez Zubero mette in fila il terzo titolo consecutivo dopo Bonn ’89 ed Atene ’91.

La “resa dei conti” è fissata per inizio settembre ’94 in occasione della settima edizione dei Campionati Mondiali in programma a Roma, con lo spagnolo ad aver detto definitivamente detto addio allo stile a farfalla per dedicarsi esclusivamente al dorso, dove ha un titolo iridato da difendere …

Come di consueto, ad andare per primi in scena sono i 200 metri, con batterie al mattino e Finale al pomeriggio del 7 settembre ’94 e già in qualifica il russo si fa preferire essendo l’unico a nuotare sotto i 2’ (1’59”58), mentre Lopez Zubero fa registrare il terzo tempo …

Uno spagnolo che è pur sempre in grado di dire la sua, visto che al pomeriggio completa la propria fatica in un comunque valido 1’58”75, peraltro buono solo a tenere a bada l’americano Royce Sharp nella lotta per l’argento, poiché Selkov realizza con 1’57”42 sia il Record dei campionati che il suo “Personal Best” in carriera, così da cogliere il più prestigioso risultato della propria attività natatoria.

Ma, come accaduto agli Europei di Sheffield dell’anno prima, ecco Lopez Zubero “cambiare le carte” e far divenire la sua gara preferita quella dove sinora ha raccolto meno, ovvero i 100 metri in cui, ritiratosi Tewksbury, il favorito d’obbligo non può che essere uno solo, ovvero il primatista mondiale Rouse, il quale mantiene fede a tale ruolo facendo segnare il miglior tempo di 55”35 nelle batterie del mattino del 10 settembre …

Occhio, però, perché lo spagnolo non è distante, con il suo 55”62, ed ad accorgersene è proprio l’americano che al pomeriggio fornisce quella che, per lui, può considerarsi a pieno titolo una “controprestazione”, visto che il 55”51 con cui completa le due vasche gli vale a stento l’argento iridato, mentre Lopez Zubero coglie il suo secondo titolo mondiale andando a vincere con un eccellente 55”17, e Selkov conclude non meglio che quarto in 55”72, vedendosi sfumare il podio per soli 0”03 centesimi da parte dell’ungherese Tamas Deutsch.

Sicuramente appagato dagli incredibili risultati sinora ottenuti, Lopez Zubero si concede un anno sabbatico – che consente a Selkov di fare doppietta sui 100 e 200 metri dorso ai Campionati Europei di Vienna ’95, praticamente senza avversari – per recuperare parte del tempo perso negli studi universitari, avendo come ultimo obiettivo i Giochi di Atlanta ’96, visto che si svolgono nel suo Paese di nascita …

Aver superato la soglia dei 27 anni è già un limite abbastanza significativo per un nuotatore – ancorché Rouse abbia solo una primavera in meno – ma, con il programma olimpico ad aver invertito lo svolgimento delle gare, per il tuttora primatista mondiale questa è l’ultima occasione che gli si presenta per cogliere la Gloria olimpica in una gara individuale …

E, stavolta, a differenza di quattro anni prima a Barcellona, non se la fa sfuggire, nuotando la distanza in un convincente 54”10 ampiamente sufficiente a tenere a bada (54”98 e 55”02 rispettivamente …) la coppia cubana formata da Rodolfo Falcon e Neisser Bent, con quest’ultimo a negare a Lopez Zubero per soli 0”20 centesimi il secondo podio olimpico della sua carriera.

Americani che fanno doppietta sulla doppia distanza, con l’Oro che non sfugge a Brad Bridgwater (1’58”54 ad 1’58”99) sul connazionale Tripp Schwenk, con l’onore del Vecchio Continente ad essere stavolta salvato dal bronzo del nostro Emanuele Merisi, mentre Lopez Zubero conclude non meglio che sesto addirittura sopra i 2’ (2’00”74), cosa che nelle Finali delle grandi Manifestazioni non gli accadeva da 7 anni …

Per lo spagnolo sarebbe giunto il momento di dire addio, ma il fatto che l’edizione 1997 della Rassegna Continentale si svolga a Siviglia lo porta a continuare per un’ultima stagione per salutare il proprio pubblico, facendolo altresì nel modo migliore, ovvero completando un Palmarès di quattro titoli europei sui m.100 dorso, dove si afferma in 55”71 con Selkov solo terzo, dopo che quest’ultimo si era, a propria volta, aggiudicato il suo terzo titolo consecutivo sulla doppia distanza.

Esce così di scena il miglior nuotatore spagnolo di ogni epoca, tuttora l’unico ad aver conquistato una medaglia d’oro olimpica al pari di titoli iridati in campo maschile – nel settore femminile la penisola iberica ha dovuto attendere la recente esplosione della talentuosa e polivalente Mirela Belmonte Garcia per vedere affermarsi una propria rappresentante – che, se deve alla possibilità di allenarsi negli Usa parte dei propri successi, non va altresì dimenticato che il fatto di avere scelto di rappresentare la Spagna gli ha peraltro impedito di incrementare la propria collezione di medaglie avendo riferimento alle possibili vittorie con le staffette 4x100miste degli Stati Uniti …

Ovviamente, Trials permettendo, Martin, of course …