PAT McCORMICK, L’ANGELO BIONDO DEI TUFFI NEGLI ANNI ’50

1950: A waist-up photo of Pat McCormick, Olympic high diver.
Pat McCormick nel 1950 – da:gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

Nessun dubbio sul fatto che, dall’edizione di Anversa 1920, la specialità dei tuffi abbia avuto in sede olimpica un’unica Nazione dominatrice, vale a dire gli Stati Uniti che, in campo maschile, si aggiudicano l’Oro dal Trampolino per ben 11 edizioni consecutive sino ai Giochi di Città del Messico ’68 (ed in 7 occasioni facendo proprio l’intero podio …), mentre il titolo dalla Piattaforma è conquistato dai rappresentanti dello Zio Sam ininterrottamente sino a Tokyo ’64, con il solo messicano Joaquin Capilla ad infrangere la serie a Melbourne 1956 …

Nessuno di loro è però riuscito nell’impresa di bissare il successo in entrambe le prove – con al massimo Sammy Lee e Bob Webster a confermare l’Oro olimpico dalla Piattaforma (nel 1948 e ’52 il primo, nel 1960 e ’64 il secondo …) – rispetto a quanto viceversa compiuto nel settore femminile dalla “divina” Pat McCormick, pressoché imbattibile nel corso degli anni ’50 …

Patricia Joan “Pat” Keller, questo il suo cognome da nubile, nasce il 12 maggio 1930 a Seal Beach, piccolo centro della California sulla costa del Pacifico, ed inizia a specializzarsi nei tuffi sulla falsariga dell’esempio del fratello maggiore Bob.

La svolta della carriera giunge all’età di 17 anni, allorché, nel mentre si esibisce in un Meeting a Long Beach, Pat viene notata da Aileen Allen, che altri non è che l’allenatrice del “Los Angeles Athletic Club”, la quale, intuendone le qualità, la invita a far parte del suo gruppo.

La possibilità di avere un coach che ne migliori la tecnica, così come poter usufruire di strutture ben più qualificate oltre alla presenza, al Club, dei futuri Campioni olimpici quali Vicki Draves e Sammy Lee, fanno sì che in poco tempo la giovane californiana si trasformi da semplice sconosciuta alla imbattibile tuffatrice che tutti avranno modo di ammirare in seguito.

Dopo aver fallito per meno di un punto la qualificazione ai Giochi di Londra 1948 ed aver contratto matrimonio l’anno seguente con John McCormick, anch’egli tuffatore e Campione AAU dalla piattaforma nel biennio 1950-’51, la 19enne Patricia inizia la sua “lunga serie” di trionfi, dapprima in Patria e quindi in giro per il Mondo.

Conquistato, difatti, il titolo AAU dalla Piattaforma nel 1949, l’anno successivo la 20enne californiana si conferma in tale prova abbinandovi i titoli dal Trampolino di 1 e 3 tre metri, mentre nel 1951 realizza un favoloso en plein visto che ai tre successi all’aperto unisce anche le vittorie nelle due gare dal Trampolino ai Campionati Indoor.

Logico quindi che l’oramai 21enne “Signora McCormick” sia attesa nel ruolo di favorita ai “Giochi Panamericani” che si svolgono tra fine febbraio ed inizio marzo 1951 a Buenos Aires, edizione in cui si conferma dalla Piattaforma, venendo peraltro superata dalla connazionale Mary Cunningham (bronzo dai 10 metri …), nella Finale dal Trampolino, per quella che rappresenta la sua unica sconfitta in un quinquennio di sole vittorie …

E non può esservi migliore occasione per dimostrare di non avere rivali nel resto del pianeta che le Olimpiadi di Helsinki 1952, dove la McCormick debutta dal Trampolino il 29 luglio con la serie di cinque tuffi delle eliminatorie, al termine dei quali ha già accumulato un buon margine di oltre quattro punti (71,85 a 67,65) sulla francese Madeleine Moreau, nel mentre la connazionale Zoe Ann Olsen-Jensen – argento quattro anni prima a Londra alle spalle della citata Draves – incappa in un paio di clamorosi errori (valutati 9,48 ed addirittura 3,20 rispettivamente …) che le fanno acciuffare la qualificazione per il classico “rotto della cuffia”, classificandosi all’ottavo ed ultimo posto utile con 54,09 punti …

Poiché all’epoca i punteggi conseguiti in qualificazione vengono conteggiati per l’attribuzione delle medaglie, è sin troppo evidente che i quasi 18 punti di distacco dalla McCormick rappresentano un divario incolmabile, fatta salva una debacle della stessa, che viceversa, nell’ulteriore serie di cinque tuffi del giorno appresso, migliora il proprio livello, ottenendo 75,45 punti per un totale di 147,30 che la incorona medaglia d’oro.

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Il podio del Trampolino ai Giochi di Helsinki ’52 – da:gettyimages.ie

E che, peraltro, la connazionale fosse una temibile avversaria lo dimostrano i 73,48 punti dalla medesima raggranellati nella seconda giornata, il che le consentono di risalire quanto meno sino al bronzo, visto che anche la tuffatrice francese conferma i suoi buoni livelli, mantenendo saldamente la seconda posizione con 139,34 punti complessivi …

Tornata in piscina due giorni dopo, alla McCormick si offre l’opportunità di eguagliare l’impresa compiuta quattro anni prima a Londra dalla ricordata Vicki Draves, la quale era stata la prima tuffatrice ad affermarsi in entrambe le specialità in una stessa edizione dei Giochi, in quanto Elizabeth Becker-Pinkston aveva unito all’Oro dal trampolino di Parigi 1924 il successo dalla Piattaforma quattro anni dopo ad Amsterdam, dopo aver conquistato l’argento nella Rassegna parigina …

Competizione, quella dalla Piattaforma, dove i margini di errore sono ancor più minimi, visto che le tuffatrici hanno a disposizione solo sei esecuzioni (quattro nelle eliminatorie dell’1 agosto e due nelle Finali del giorno successivo …), ma già in qualificazione si intuisce quale sarà l’esito conclusivo, dato il solco di oltre 7 punti (51,25 a 44,22) scavato tra la McCormick e la connazionale Paula Jean Myers, con la terza miglior prestazione appannaggio dell’ultima americana in gara, Juno Stover-Irwin, che conclude a quota 43,60, appena 0,01 centesimo di punto meglio della francese Nicolle Pellissard …

Logico quindi che, alle ore 17,00 del 2 agosto vi sia maggiore attenzione nella lotta per il podio – con sei atlete racchiuse nello spazio di poco più di un punto – e le due americane riescono nell’intento di conservare le rispettive piazze d’onore (con 71,63 e 70,49 punti complessivi), nel mentre la 22enne californiana fa gara a sé, dall’alto (è proprio il caso di dirlo …) della sua indiscussa superiorità, incrementando il proprio margine per un totale di 79,37 punti che, oltre a colorare “a stelle e strisce” l’intero podio, le consente di emulare l’impresa della sua compagna di Club Draves.

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Il podio interamente Usa della Piattaforma ad Helsinki ’52 – da:gettyimages.ie

Oramai una stella di livello assoluto, la McCormick vive il quadriennio post olimpico facendo suoi i titoli AAU dal 1953 al ’56 sia dal Trampolino da uno che da tre metri, nel mentre dalla Piattaforma si afferma nel 1954 e ’56, così da completare una collezione di ben 17 trionfi in soli 8 anni, per poi prepararsi ad un’impresa sinora mai riuscita ad alcun tuffatore di ambo i sessi, vale a dire ripetere l’accoppiata olimpica in due edizioni consecutive dei Giochi.

Le “Prove generali” vengono effettuate a marzo 1955 in occasione dei “Giochi Panamericani” di Città del Messico, dove la McCormick si impone in entrambe le specialità a spese, rispettivamente, delle connazionali Jeanne Stunyo dal Trampolino e del bronzo di Helsinki Stover-Irwin dalla Piattaforma, per poi approfittare del fatto che, collocate nell’emisfero australe, le Olimpiade di Melbourne 1956 si disputano ad inizio dicembre …

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La McCormick ai Campionati AAU 1954 – da:gettyimages.ie

Occasione perfetta per mettere al mondo un figlio, che vede la luce a fine giugno, ma la cui nascita non incide più di tanto sulle prestazioni dell’oramai 26enne californiana, che si presenta all’appuntamento olimpico ben decisa a ribadire la propria superiorità …

Con una formula leggermente modificata per quanto riguarda la gara dal Trampolino, nel senso che i 10 tuffi a disposizione delle atlete sono ripartiti tra 6 nella Fase eliminatoria e 4 nella serie di Finale, al termine delle qualificazioni del 3 dicembre la McCormick ha già un buon margine di 3,55 punti (76,80 a 73,25) sulla canadese Irene MacDonald, alle spalle della quale inseguono le altre due americane Barbara Gilders-Dudeck e la già ricordata Stunyo, a quota 71,47 e 71,04 rispettivamente, con tutte le altre irrimediabilmente tagliate fuori dalla zona medaglie …

Al primo pomeriggio del 4 dicembre 1956, le 12 finaliste si presentano nuovamente in Piscina e la Campionessa olimpica in carica fornisce la sua migliore esibizione in carriera, venendo premiata con il più alto punteggio da parte della Giuria in ciascuno dei suoi quattro tuffi di Finale, il che le consente di dilatare sino ad oltre 16 punti il suo vantaggio in Classifica, raggiungendo quota 142,36 complessiva.

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Il Podio di Melbourne ’56 – da:http://wiki.prov.vic.gov.au

 

Ovviamente più incerta la lotta per le piazze d’onore, che vedono ribaltato l’esito delle eliminatorie grazie alla Stunyo che dalla quarta posizione risale sino a conquistare l’argento con 125,89 punti, nel mentre la MacDonald riesce a stento a salvare il bronzo (121,40 a 120,76) rispetto alla Gilders-Dudeck, così da impedire una ennesima tripletta americana …

Sono in pochi a ritenere che una McCormick in tali smaglianti condizioni di forma non possa centrare il bis anche dalla Piattaforma, ma in una prova che ricalca l’identica formula dell’edizione precedente, anch’essa dimostra di far parte della razza umana e non di un automa, incappando nelle eliminatorie del 6 dicembre in un paio di incertezze che la relegano al quarto posto della Graduatoria parziale con 51,28 punti, ad 1,68 punti dalla connazionale Myers (nel frattempo divenuta Signora Pope) che guida a quota 52,96 nel mentre la terza americana Stover-Irwin è anch’essa penalizzata, concludendo la prima giornata in quinta posizione con 50,81 punti …

Alle spalle della Myers-Pope – curioso il fatto che le tre tuffatrici americane siano le stesse di quattro anni prima ad Helsinki e che siano altresì tutte sposate – si pone la sovietica Raisa Gorokhovskaya con 52,64 punti seguita dalla connazionale Tatyana Vereina a quota 52,19 peraltro destinate la prima ad affondare nei due turni di Finale tanto da concludere non meglio che nona, mentre la seconda non riesce a confermare il “podio virtuale” terminando la prova al quinto posto …

Chi, al contrario, risale in Classifica dal settimo posto dopo le eliminatorie è una “vecchia conoscenza”, ovvero la francese Pellissard, alla quale resta l’amarezza, a distanza di quattro anni, di restare nuovamente ai margini del podio, anche se stavolta con un margine leggermente superiore di 2,78 punti …

Concentriamoci adesso su quel che accade al pomeriggio del 7 dicembre alla Piscina australiana, dove, ricordiamo, la McCormick ha a disposizione due soli tuffi per cercare di ribaltare una situazione che appare compromessa, ma “mai dire mai” allorché si ha a che fare con una Campionessa del suo calibro …

E, del resto, che la concorrenza l’abbia in casa lo dimostra l’esito della prima serie di tuffi, che vede le tre americane ottenere i rispettivi migliori punteggi, ma il 15,40 ottenuto dalla Campionessa in carica risulta sufficiente a portarla al comando con 66,68 punti, 0,24 centesimi appena sopra la Myers-Pope, nel mentre la Stover-Irwin riduce il distacco da quest’ultima, portandosi a quota 65,77 …

Racchiuse in meno di un punto, la pressione gioca un brutto scherzo alla Myers-Pope, la quale dopo l’Oro si vede sfuggire anche l’argento con un ultimo tuffo valutato 15,18 dai Giudici rispetto al 15,87 della Stover-Irwin, che così la beffa per l’inezia (81,64 ad 81,58) di 0,06 centesimi di punto (!!), nel mentre, regale come non mai, la McCormick sfiora la perfezione all’ultimo tuffo della sua carriera, premiato con 18,17 – punteggio più alto ottenuto dalla Piattaforma nelle due edizioni dei Giochi e secondo solo al 18,92 nella serie finale dal Trampolino ad Helsinki 1952 – che le consente di isolarsi a quota 84,85 punti e, soprattutto, entrare nella Storia della Disciplina.

Un’impresa resa ancor più eclatante dalla forza delle sue avversarie – la Stover-Irwin, oltre al bronzo del 1952 ed all’argento del 1956, si era classificata quinta dalla Piattaforma ai Giochi di Londra ’48 e giungerà quarta quattro anni dopo a Roma ’60 oramai 31enne, nel mentre la Myers completa in Italia una collezione di quattro medaglie olimpiche con gli argenti sia dal Trampolino che dalla Piattaforma – e che pone di diritto la tuffatrice nell’elite assoluta della specialità, al punto da ricevere, a fine anno, il prestigioso Trofeo dello “James E. Sullivan Award” riservato al miglior atleta dilettante dell’anno, sola seconda donna ad ottenere tale riconoscimento dopo la nuotatrice Ann Curtis nel 1944 …

Ovviamente inserita nella “International Swimming Hall of Fame” nel 1965, nel frattempo Pat ha reso un altro servigio al proprio Paese, dando alla luce la figlia Kelly, nata il 13 febbraio 1960 e che ricalca le orme materne, specializzandosi nei tuffi dal Trampolino dove – ripercorrendo la strada della famosa genitrice – fa suoi i titoli ai “Giochi Panamericani” di Caracas 1983 ed Indianapolis 1987, dovendo peraltro fare i conti con l’emergere delle fenomenali cinesi in chiave olimpica, arricchendo comunque il “Palmarès di famiglia” con l’argento ai Giochi di Los Angeles 1984 ed il bronzo nella successiva edizione di Seul 1988 …

Come dire, buon sangue non mente …

 

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JON SIEBEN, E LA DOPPIA BEFFA INFLITTA A GROSS A LOS ANGELES 1984

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Jon Sieben, al centro, sul podio dei m.200 farfalla a Los Angeles ’84 – da:gettyimages.ca

Articolo di Giovanni Manenti

I quanto mai odiosi boicottaggi – ultimo retaggio di una anacronistica “Guerra fredda” tra le due Superpotenze mondiali – hanno fatto sì che, per quanto riguarda il Nuoto, le edizioni dei Giochi di Mosca 1980 e Los Angeles 1984 privassero gli appassionati delle attesissime sfide tra le nuotatrici americane e le colleghe della Germania Est in campo femminile, mentre ben diversa è la situazione del settore maschile …

Difatti, eccezion fatta per lo “Zar delle piscineVladimir Salnikov, specialista del mezzofondo a stile libero e che non avrebbe avuto difficoltà alcuna a confermare in California gli Ori sui m.400 e 1500sl conquistati nella Capitale moscovita, a Los Angeles, a differenza di quanto avvenuto quattro anni prima, si presenta “il meglio del meglio” del Nuoto mondiale in ogni singola specialità, cosa non verificatasi a Mosca per l’assenza, oltre che dei rappresentanti dello Zio Sam, anche dei nuotatori tedeschi occidentali e canadesi.

Tesi confermata dal fatto che nel 1980, in campo maschile, viene migliorato, ovviamente da Salnikov, un solo record mondiale ed appena tre olimpici, mentre in California i primati cadono a bizzeffe, con ben 10 record mondiali, altri due olimpici ed, a parte i m.1500sl – territorio di caccia “esclusivo” del sovietico – solo le due prove a dorso non fanno registrare alcun primato, in larga parte dipeso dalla scarsa concorrenza che l’americano Rick Carey, detentore dei record su entrambe le distanze dei 100 e 200 metri, ha nell’aggiudicarsi i relativi Ori …

In questo scenario, l’attesa “Stella dei Giochi” è il tedesco occidentale Michael Gross, che si presenta a Los Angeles nella sua veste di detentore dei Record mondiali sui m.200sl (1’47”55 realizzato l’8 giugno a Monaco) e sui m.200 farfalla, grazie all’1’57”05 fatto segnare il 26 agosto 1983 ai Campionati Europei di Roma, con l’ambizione di far sue quattro medaglie d’Oro (m.100 e 200 farfalla, m.200 e staffetta 4x200sl) …

Impresa che, per l’appena 20enne tedesco di Francoforte, compiuti il 17 giugno, sembra incanalarsi come meglio non si potrebbe, visto che al debutto sui m.200sl, il 29 luglio, già nelle batterie del mattino migliora in 1’48”03 uno dei pochi record olimpici realizzati a Mosca, vale a dire l’1’49”81 del sovietico Sergey Kopliakov, per poi stabilire nella Finale del pomeriggio il primato assoluto in 1’57”44, togliendo 0”11 centesimi al suo stesso limite.

Sicuramente più arduo cercare il successo il giorno dopo sui m.100 farfalla, dove il favorito d’obbligo è l’americano Pedro Pablo Morales, primatista mondiale con 53”38 e che si dimostra in ottima forma in batteria, migliorando in 53”78 il record olimpico risalente addirittura ai 54”27 con cui nel 1972 a Monaco di Baviera il connazionale Mark Spitz aveva conquistato una delle sue 7 medaglie d’Oro, a cui Gross risponde con il secondo tempo di 54”02, peraltro primato europeo …

La prevista sfida nella Finale del pomeriggio tra i due favoriti posti nelle corsie centrali mantiene fede alle aspettative, con entrambi a scendere sotto il vecchio limite mondiale, con Morales a non potersi rimproverare nulla, nuotando le due vasche in 53”23 (migliorandosi di 0’15 centesimi che rappresentano il record Usa), ma nulla potendo rispetto alla regale superiorità di un Gross che va ad imporsi con lo straordinario tempo di 53”08 per la sua seconda medaglia d’oro.

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Gross esulta per il successo su Morales sui m.100 farfalla – da:gettyimages.ca

A conclusione di giornata però, le certezze del tedesco vengono incrinate dall’esito della staffetta 4x200sl, sicuramente il momento più emozionante ed esaltante per gli spettatori che assiepano le tribune del “McDonald’s Olympic Swim Stadium” della Metropoli californiana, con il quarto frazionista Usa Bruce Hayes a divenire “Re per una notteriuscendo a resistere al tentativo di rimonta di Gross (che nuota gli ultimi 200 metri in 1’46”89 rispetto al tempo di 1’48”41 dell’americano …), fallito per l’inezia di appena 0”04 centesimi (7’15”69 a 7’15”73), con entrambi i quartetti a demolire il precedente primato mondiale di 7’20”40 stabilito dal quartetto tedesco l’anno precedente alla Rassegna Continentale di Roma 1983.

Sicuramente una cocente delusione per Gross che, peraltro, può imputare il mancato “tris d’Ori” ai propri compagni, visto che nessuno degli otto nuotatori impegnati nella Finale ha nuotato una frazione più veloce della sua e, comunque, è opinione comune che la stessa verrà ampiamente compensata dal successo nella gara sui m.200 farfalla, le cui batterie e relativa Finale sono in programma il 3 agosto …

Come ricordato, il fuoriclasse tedesco – soprannominato “Albatros” per l’imponenza della sua statura (m.2,01 per 88kg.) cui unisce una impressionante apertura di braccia (misurata in m.2,25 …!!), fondamentale nello stile a farfalla – si presenta a Los Angeles forte del primato mondiale di 1’57”05 stabilito l’anno prima ai più volte citati Campionati Europei di Roma, ed in batteria dimostra di voler ribadire tale sua superiorità facendo suo il record olimpico in 1’58”72, togliendolo all’americano Mike Bruner che lo aveva stabilito con il tempo di 1’59”23 otto anni prima ai Giochi di Montreal 1976 …

Alle sue spalle si piazzano il sorprendente venezuelano Rafael Vidal (già ottimo quarto nella Finale dei m.100 farfalla …), il quale vive il suo “Giorno dei Giorni” stabilendo il record nazionale in 1’59”15 ed il deluso della Finale sulla più breve distanza, vale a dire Morales, che peraltro nuota la propria batteria in 1’59”15, altrettanto record Usa …

Passa quasi inosservato il miglioramento – con il quarto tempo di 1’59”63 – del 18enne australiano Jon Sieben (li compie il successivo 24 agosto …), presentatosi a Los Angeles con non eccessive credenziali, avendo sinora come miglior risultato in carriera il bronzo in 2’01”24 ottenuto su tale distanza ad inizio ottobre 1982 ai “Commonwealth Games” disputatisi a Brisbane, sua città natale, cui, peraltro, unisce l’Oro con la staffetta 4x100mista …

Considerato come l’americano Morales – di chiare origini caraibiche, essendo figlio di immigrati cubani – si trovi molto più a proprio agio sulla più corta distanza e che Vidal – già autore di un brillante 54”27 sui 100 metri, anch’esso record nazionale – è impensabile possa migliorarsi sino ai tempi nelle braccia del tedesco, i favori del pronostico per la Finale del pomeriggio del 3 agosto 1984 pendono incondizionatamente dalla parte del primatista mondiale ….

Michael Gross che – in quarta corsia sui blocchi di partenza, ha alla sua destra Morales ed alla sinistra Vidal – intende mettere in chiaro sin dall’avvio “la legge del più forte”, prendendo decisamente la testa e virando a metà gara in 56”17 (ancorché 0”26 centesimi al di sopra del suo passaggio mondiale …), inseguito dalla coppia formata da Vidal e Morales, che transitano in 56”54 e 56”73 rispettivamente, mentre il non ancora 18enne australiano è addirittura sesto in 57”79, ad oltre 1”50 di distacco dal tedesco …

Gross che incrementa il proprio vantaggio ai 150 metri, virando in 1’26”01 – riducendo altresì a soli 0”08 centesimi il ritardo rispetto al passaggio in occasione del record di Roma 1983 – mentre Sieben, pur risalendo in quarta posizione, transita in 1’27”80, a ben 1’79” di distanza dal tedesco, ed anche abbastanza staccato da Vidal e Morales, i quali all’ultima virata sono cronometrati in 1’26”87 ed 1’26”99 …

Con una tenue speranza di poter salire sul podio, l’australiano si pone alla caccia della coppia centro-nordamericana, raggiungendola a 25 metri dall’arrivo, ma tutto si sarebbe potuto immaginare tranne il crollo vertiginoso di Gross nell’ultima vasca – nuotata in 31”39, sesto tempo parziale tra gli otto finalisti – così da sopravanzarlo nelle ultime bracciate per quello che rappresenta senza dubbio alcuno il risultato più sorprendente delle gare di Nuoto ai Giochi di Los Angeles, oltretutto confortato dal riscontro cronometrico di 1’57”04 che fa sì che al tedesco (argento in 1’57”40, riuscendo quantomeno a respingere il tentativo di rimonta di Vidal e Morales, rispettivamente terzo e quarto in 1’57”51 ed 1’57”75, peraltro per entrambi record nazionali …) al danno si aggiunga la beffa di vedersi strappare anche il primato mondiale per un solo 0”01 centesimo …!!

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L’esultanza di Sieben all’arrivo dei m.200 farfalla – da:gettyimages.ae

Miracoli” che solo lo scenario olimpico è in grado di creare, laddove si consideri altresì l’elevata differenza strutturale che l’australiano (il quale misura m.1,76 per 74kg.) deve pagare nei confronti del fuoriclasse tedesco, circostanza che viene evidenziata in tutto il suo stridente contrasto in occasione della cerimonia di premiazione, allorché Gross appare ancora più alto di Sieben nonostante questi sia salito sul gradino più alto del podio ..!!

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L’evidente differenza di statura tra Sieben e Gross – da:gettyimages.it

Ciò nonostante Sieben si dimostra niente affatto un “carneade” negli anni a seguire, che lo vedono confermarsi ai vertici della specialità – curiosamente, però, ottenendo i suoi migliori risultati sulla più corta distanza dei 100 metri – mentre Gross si riprende il “mal tolto”, ritornando in possesso del record mondiale che migliora altre tre volte sino al 1’56”24 del 28 giugno 1986 ad Hannover, destinato a durare per quattro anni e mezzo …

Sieben, al contrario, si dimostra all’altezza della fama conquistata, nel corso del mese di agosto 1985 in Giappone, allorché, dapprima stabilisce il primato nazionale in 53”78 giungendo alle spalle (53”69) di Morales sui m.100 farfalla ai “Campionati Pan Pacifici” disputatisi a Tokyo – dove è anche argento con la staffetta 4x100mista – e quindi si toglie la soddisfazione di far suo l’Oro alle Universiadi di Kobe, sempre sulla medesima distanza, mettendo in fila, con il tempo di 53”97, due stelle del calibro dell’americano Matt Biondi e dello stesso Gross, che chiudono in 54”03 e 54”16, rispettivamente.

Assente ai Campionati Mondiali di Madrid 1986 – dove Morales e Gross colgono i rispettivi titoli iridati sui 100 e 200 metri farfalla – Sieben si ripresenta in buone condizioni ai “Campionati Pan Pacifici” che si svolgono a metà agosto 1987 a casa sua a Brisbane, non deludendo i propri tifosi attraverso la conferma dell’ordine di arrivo (argento in 54”21 alle spalle di Morales, regale coi suoi 53”32) di due anni prima nella Capitale giapponese, per poi tentare ancora la “carta olimpica” l’anno seguente ai Giochi di Seul ’88 …
Rassegna a cinque cerchi che si apre “orfana” di Pablo Morales – che nel frattempo, al pari di Gross, si era riappropriato del limite mondiale, nuotando i m.100 farfalla in 52”84 il 23 giugno 1986 ad Orlando, primato destinato a resistere per ben 9 anni – il quale resta vittima dei famigerati “Trials Olimpici” di Austin, dove il terzo posto in 53”52 (!!) lo esclude dai Giochi coreani …

Qualificatosi per la Finale dei m.100 farfalla del 21 settembre 1984 con il quinto tempo di 53”85 ottenuto il giorno prima in batteria, il 22enne australiano ha ben poco da rimproverarsi, vinto che nuota la distanza nel suo “Personal Best” in carriera di 53”33 che, per soli 0”03 centesimi gli impedisce di conquistare il bronzo a spese del britannico Andy Jameson – ma con la “piccola soddisfazione” di precedere ancora una volta Gross, quinto in 53”44, nel mentre la sfida per l’Oro passa alla storia per l’imprevisto successo del rappresentante del Suriname Anthony Nesty che, con l’ultima bracciata, beffa per appena 0”01 centesimo (53”00 a 53”01) il favoritissimo americano Matt Biondi, alla ricerca di emulare l’impresa del connazionale Mark Spitz di collezionare 7 medaglie d’Oro, e che concluderà le sue fatiche, con 5 Ori, un argento ed un bronzo …

Quello di Seul rappresenta l’ultimo acuto di una carriera che vede Sieben concluderla con la partecipazione anche ai Giochi di Barcellona ’92, dove il tempo di 54”73 realizzato in batteria non gli consente di qualificarsi per la Finale dei m.100 farfalla, ma d’altronde aveva già ottenuto quella “Gloria Olimpica” che ogni atleta sogna ad inizio di carriera, in una Finale che resterà per sempre nella “Storia dei Giochi”.

Ed, a proposito di sogni, chissà se per Gross ripensare a quell’Oro clamorosamente perso non abbia, per diverso tempo, rappresentato, al contrario, un vero e proprio incubo …

 

ADRIAN MOORHOUSE, IL PRINCIPE INGLESE DELLA RANA PIU’ FORTE DI OGNI AVVERSITA’

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Adrian Moorhouse – da:teamgb.com

Articolo di Giovanni Manenti

Curioso il fatto di come, in alcuni Sport che comprendono varie specialità – quali Atletica Leggera, Nuoto, Ginnastica e Scherma – vi siano Nazioni che vedono i propri rappresentanti primeggiare in una sola di esse, come se le altre quasi non esistessero o, comunque, relegate a ruolo di comprimarie …

Un esempio eclatante di quanto appena riferito, giunge dalla Gran Bretagna per quanto attiene al Nuoto maschile, disciplina che l’ha vista raccogliere solo 10 medaglie d’Oro nella ultracentenaria Storia delle Olimpiadi.

Laddove si consideri poi, che ben 6 di esse sono state conquistate tra le edizioni di Parigi 1900 e Londra 1908, ecco che le restanti quattro hanno visto i rappresentanti di Sua Maestà trionfare esclusivamente nello stile a rana, da David Wilkie ai Giochi di Montreal ’76 sino al recente Adrian Peaty, 40 anni dopo a Rio de Janeiro …

E se il citato Wilkie è stato di gran lunga il più decorato – con due argenti ed un Oro olimpici (con quest’ultimo ad impedire un fantastico “Cappotto Usa” a Montreal ’76 …), 3 Ori e 2 bronzi mondiali, nonché 2 Ori ed un argento europei – non vi è dubbio che il record di longevità, dopo aver ricordato anche Duncan Goodhew (Oro sui m.100 rana ai Giochi di Mosca ’80) e Nick Gillingham (argento a Seul ’88 e tre volte Campione europeo sui m.200 rana), spetti al protagonista della nostra Storia odierna.

Nato difatti il 24 maggio 1964 a Bradford, nello Yorkshire, Adrian David Moorhouse resta “folgorato”, come spesso accade in età giovanile, dalla vittoria di Wilkie a Montreal, episodio che lo porta a cercare di ricalcarne le orme, così che già nel 1980 inizia a far parte della Nazionale britannica, pur non essendo selezionato per i Giochi di Mosca dove, ripetiamo, ad affermarsi sulla distanza dei m.100 rana è il connazionale Goodhew, pur beneficiando dell’assenza dei nuotatori americani.

E mentre per Goodhew detto alloro rappresenta l’apice della carriera, dall’anno successivo il suo ruolo di leader della specialità è raccolto da Moorhouse, il quale fa il proprio esordio internazionale ai Campionati Europei di Spalato ’81, dove si piazza quarto sui m.100 rana in 1’04”13 e coglie il bronzo sulla doppia distanza, nuotata in 2’18”14, a soli 0”06 centesimi dalla medaglia d’argento, mentre la vittoria arride al sovietico Robertas Zhulpa in 2’16”15, non lontano dal limite mondiale appartenente a Wilkie con i suoi 2’15”11 realizzati in occasione del più volte ricordato trionfo olimpico canadese.

Nonostante abbia ottenuto il miglior piazzamento sulla doppia distanza alla Rassegna Continentale, Moorhouse si trova più a suo agio sui 100 metri, come dimostra l’anno seguente allorché si presenta al doppio appuntamento dei Campionati Mondiali di inizio agosto 1982 a Guayaquil, cui seguono i “Commonwealth Games” in programma a Brisbane, in Australia, ad inizio ottobre …

Vi è da dire, nel commentare la carriera del ranista inglese, che la stessa è coincisa con un periodo di fioritura di grandi esponenti della specialità, quali gli americani John Moffet e Steve Lundquist, al pari dell’ungherese Karoly Guttler e del sovietico Dmitry Volkov, nonché, soprattutto, del canadese Victor Davis, con il quale la rivalità con Moorhouse tocca i massimi livelli, avendo gli stessi modo di confrontarsi anche nei “Giochi di Sua Maestà” …

L’esordio iridato del 18enne di Bradford, in Ecuador, è complessivamente confortante, visto che nella Finale dei m.100 rana dell’1 agosto sfiora il podio, fallito per l’inezia di soli 0”02 centesimi (1’03”13 ad 1’03”15) rispetto a Moffet, nel mentre il titolo se lo aggiudica Lundquist, a propria volta migliore di Davis (1’02”75 ad 1’02”82) di soli 0”07 centesimi, non lontano dal primato mondiale che lo stesso Lundquist aveva strappato al tedesco Gerald Morken solo 12 giorni prima con 1’02”62 e che poi abbassa ad 1’02”53 il successivo 21 agosto.

Davis che, viceversa, trovandosi più a suo agio sulla doppia distanza, trionfa il 5 agosto nella Finale dei m.200 rana in cui fa registrare il nuovo limite mondiale di 2’14”77, precedendo il Campione europeo Zhulpa e Moffet (2’16”68 e 2’18”54 rispettivamente …), mentre Moorhouse conclude non meglio che settimo con il tempo di 2’19”85.

La rivincita tra l’inglese ed il canadese si consuma due mesi dopo a Brisbane, dove Moorhouse coglie il suo primo, significativo successo, superando di stretta misura Davis (1’02”93 ad 1’03”18) nella Finale dei m.100 rana – in cui, per la prima volta in carriera, scende sotto la “barriera dell’1’03” netti” – per poi arrendersi all’indiscussa superiorità del suo avversario sulla doppia distanza, dove si afferma in 2’16”25 rispetto ai 2’19”31 che valgono a Moorhouse – argento anche con la staffetta 4x100mista alle spalle dell’Australia – il bronzo, preceduto anche dall’atleta di casa Glen Beringen.

Stagione importante per il ranista britannico, che acquista piena consapevolezza nei propri mezzi, così da poter pianificare la partecipazione alle Olimpiadi di Los Angeles ’84, passando attraverso i Campionati Europei di Roma in programma a fine agosto 1983 …

Nel mentre dall’altra parte dell’Oceano Lundquist è impegnato a migliorare se stesso, abbassando ulteriormente nel giro di soli 11 giorni il proprio primato sui m.100 rana portandolo dapprima ad 1’02”34 e quindi ad 1’02”28 in occasione dei “Giochi Panamericani” di Caracas, Moorhouse si presenta alla Piscina dei Fori Imperiali come il logico favorito su entrambe le distanze, subendo viceversa un’inattesa sconfitta sui 100 metri, ancorché per soli 0”05 centesimi (1’03”32 ad 1’03”37), da parte del pur sempre valido Zhulpa, con l’ex primatista Morken a completare il podio in 1’04”16 …

Inglese che si riscatta sulla distanza a lui meno congeniale, affermandosi sui m.200 rana con il tempo di 2’17”49 in una Finale in cui Zhulpa giunge terzo in 2’18”72, preceduto anche dall’ungherese Alban Vermes, con il sovietico a cogliere un secondo Oro con la staffetta 4x100mista che vede la Gran Bretagna concludere sesta.

Nella carriera di ogni atleta, la massima ambizione è quella di raggiungere la “Gloria Olimpica”, appuntamento verso il quale è incentrata la preparazione nel periodo della massima maturità, con però la limitazione dovuta al fatto che tale Rassegna si svolge ogni quattro anni e, pertanto, riuscire a far combaciare il miglior stato di forma con l’evento non è spesso facile.

Quando poi vi si mettono anche circostanze extra sportive – come nel caso dei due opposti boicottaggi dei blocchi occidentale ed orientale ai Giochi di Mosca ’80 e Los Angeles ’84 – le possibilità si riducono ancor più, così che, ad esempio, i ranisti sovietici ed ungheresi, tra i migliori della specialità, devono loro malgrado rinunciare alla rassegna californiana.

Di contro, l’anno olimpico porta quasi sempre al miglioramento delle proprie prestazioni, in specie in un Paese come gli Stati Uniti dove è talora più difficile superare i Trials di qualificazione – ricordiamo che, proprio dall’edizione di Los Angeles ’84, gli iscritti ad ogni singola gara individuale vengono ridotti da tre a due – che non aggiudicarsi la medaglia d’oro, prova ne sia che, nella Finale dei m.100 rana del 25 giugno 1984 ad Indianapolis, Richard Schroeder viene escluso con un tempo di 1’03”03 – che gli sarebbe valso il quarto posto ai Giochi – mentre Moffet e Lundquist scendono entrambi sotto il precedente limite mondiale, con il primo ad avere la meglio per soli 0”03 centesimi (1’02”13 a 1’02”16) …

Problemi di partecipazione che non riguardano sia Moorhouse che Davis, con quest’ultimo a confermare il proprio stato di grazia migliorando, il 17 giugno, il suo stesso record sulla doppia distanza, abbassandolo sino a 2’14”58, mentre per l’inglese, purtroppo, una brutta tonsillite contratta alla vigilia dei Giochi, ne limita le prestazioni, a dimostrazione di quanto appena detto …

Il programma prevede che, nel “McDonald’s Olympic Swin Stadium” di Los Angeles, la prima gara ad andare in scena siano i m.100 rana, con batterie fissate al mattino e la Finale al pomeriggio del 29 luglio 1984, con Moffet a fornire una performance eccellente che lo porta a sfiorare il suo fresco primato, cogliendo il Record Olimpico in batteria con 1’02”16, nel mentre Lundquist, Davis e Moorhouse si qualificano con i rispettivi quinto, sesto e settimo tempo …

Un Lundquist che vede il suo trono di miglior ranista del pianeta detenuto da un quinquennio – pur non avendo potuto dare dimostrazione di ciò ai Giochi di Mosca ’80 per il noto boicottaggio – vacillare pericolosamente sotto la spinta del connazionale, riceve un insperato aiuto dalla buona sorte, allorché lo sforzo in batteria determina una contrattura muscolare per Moffet, il quale si presenta ugualmente sui blocchi di partenza della Finale, sia pur con una vistosa fasciatura alla coscia destra …

Con il suo principale avversario visibilmente menomato e Moorhouse non al meglio della condizione, Lundquist deve tenere a bada il solo Davis – viceversa in splendida forma come non mai – dando vita ad una splendida sfida che li vede entrambi scendere per la prima volta al Mondo sotto l’1’02” netto, con l’americano a concludere in 1’01”65 (record che resta imbattuto per 5 anni …) ad il canadese a far registrare il suo “Personal Best” in carriera con 1’01”99.

Il tutto mentre Moorhouse fallisce il podio, piazzandosi non meglio che quarto in 1’03”25, preceduto anche (1’02”97) dall’australiano Peter Evans, davanti allo stoico Moffet che conclude la gara in 1’03”29 imprecando alla mala sorte che gli ha tolto un’opportunità più unica che rara …

La delusione olimpica è atroce per Moorhouse – il quale non riesce a qualificarsi, con il nono tempo, primo degli esclusi, per la Finale dei 200 metri, vinta agevolmente con il nuovo record assoluto di 2’13”34 da Davis, il quale contribuisce anche all’argento del Canada nella staffetta 4x100mista – il quale medita addirittura di abbandonare l’attività: “A conclusione dei Giochi ero distrutto, mi ero convinto di non avere le qualità per vincere una medaglia d’Oro olimpica e mondiale e non volevo più avere nulla a che fare con il Nuoto …!!”.

L’aver “staccato la spina” ed essersi preso un periodo di riflessione, aiuta Moorhouse a convincersi di dare a se stesso un’altra chance in vista della Rassegna Continentale, in preparazione della quale assume un valore fondamentale lo stabilire il Record mondiale sui m.100 rana in vasca corta con il tempo di 1’00”58, il che diviene la necessaria iniezione di fiducia per presentarsi con rinnovate ambizioni ai Campionati Europei di inizio agosto 1985 a Sofia dove, iscritto sulla sola più breve distanza, fa suo il titolo con un più che discreto 1’02”99 precedendo il tedesco Rolf Beab e la nuova stella della rana sovietica, il 19enne Volkov.

Rinfrancato da tali risultati, Moorhouse è pronto ad accettare la doppia sfida con Davis dell’anno seguente, incentrata, nell’arco di un mese, dapprima sui “Commonwealth Games” di fine luglio 1986 in programma ad Edimburgo e quindi, a metà agosto, sulla Rassegna iridata di Madrid

In un Team britannico in cui inizia a farsi strada anche Nick Gillingham – peraltro, al contrario del connazionale, più a suo agio sulla doppia distanza – Davis e Moorhouse danno spettacolo nella Capitale scozzese, staccandosi dal resto del lotto in entrambe le gare che, rispetto ai pronostici, forniscono un esito inverso, nel senso che il canadese precede il 22enne inglese di stretta misura (1’03”01 ad 1’03”09) sui m.100, per poi esserne sconfitto (2’16”35 a 2’16”70) sui 200 metri, prova il cui podio è completato da Gillingham, sia pur a debita distanza.

Ma, quelle di Edimburgo, non sono altro che le “Prove Generali” in vista della ben più importante Rassegna iridata, dove la sfida tra i due rivali è considerata uno dei “piatti forti” del programma, visto anche il ricambio generazionale in corso tra gli americani dopo il ritiro di Lunquist e Moffet, con il solo ricordato Volkov a vestire i panni del “terzo incomodo”, anche se non è altresì da trascurare il nostro Gianni Minervini, che aveva mancato il podio europeo per soli 0”05 centesimi sui m.100 rana l’anno precedente a Sofia …

E che Moorhouse abbia tutte le carte in tavola per primeggiare lo conferma nelle batterie del mattino del 17 agosto, allorché stabilisce il miglior tempo con 1’02”28 che rappresenta altresì il nuovo Record europeo, lasciandosi alle spalle sia Davis (1’03”28) che Volkov (1’03”78), con Minervini ad inserirsi tra i due con un eccellente 1’03”27 …

Oltretutto coetanei – Davis è di soli tre mesi più anziano – i due favoriti non si risparmiano al pomeriggio, con l’argento di Los Angeles a prendere la testa in avvio, virando per primo a metà gara, per poi essere raggiunto e superato all’altezza dei 75 metri da Moorhouse che va a toccare migliorando il tempo del mattino con 1’02”01 lasciando ad oltre mezzo secondo Davis (1’02”71), mentre Minervini la spunta (1’03”00 ad 1’03”30) su Volkov nella lotta per il bronzo

Ma c’è un giallo, vale a dire una decisione del Giudice di linea che accusa l’inglese di virata irregolare in quanto nella subacquea dopo metà gara avrebbe, secondo lui, battuto i piedi a farfalla, con conseguente squalifica, confermata anche dopo l’appello della Federazione britannica, anche se le riprese televisive non evidenziano un tale anomalo comportamento …

Se Moorhouse fosse stato quello di Los Angeles, una mazzata del genere sarebbe stata più che sufficiente per mandare tutti in malora, ma fortunatamente l’acquisita forza mentale gli consente di trasformare in energia positiva il torto subito, in parte compensato, per quanto possa valere, dal primo posto nel Ranking Mondiale di fine anno, un titolo che manterrà per il successivo quadriennio.

Davis, dal canto suo, dimostra di aver iniziato la fase calante, come certifica l’esito dei m.200 rana che lo vede sconfitto (2’14”27 a 2’14”93) dal 17enne ungherese Jozsef Szabo, il quale vive il suo “Periodo di Gloria” facendo seguire al titolo iridato anche quello europeo nel 1987 e l’Oro olimpico a Seul ’88, nel mentre Moorhouse conclude ai margini del podio, quarto in 2’17”97 …

Oramai deciso a puntare pressoché esclusivamente ai 100 metri, Moorhouse si presenta ai Campionati Europei 1987 che si svolgono nella seconda metà di agosto a Strasburgo con il chiaro obiettivo di testare le proprie condizioni in vista dell’appuntamento olimpico dell’anno successivo a Seul, ben sapendo che lo stesso rappresenta la sua ultima possibilità per affermarsi in detta Rassegna, e l’esito è quanto mai rassicurante.

Difatti, pur se iscritto su entrambe le prove, il riscontro cronometrico di 1’02”13 con cui tiene a bada Volkov (1’02”43) per confermare il titolo di Sofia sui m.100 rana, migliora il suo record europeo – non essendo chiaramente stato omologato il tempo di Madrid – ed anche il riscontro sulla doppia distanza, indipendentemente dal bronzo ottenuto, è quanto mai confortante, visto che il 2’15”75 rappresenta il suo “Personal Best” in carriera, pur se il riferito Szabo è di un altro Pianeta, come certifica il suo 2’13”87 con cui si aggiudica la medaglia d’Oro in una Finale in cui conclude al quinto posto in 2’16”82 anche Gillingham …

Un Moorhouse che conclude le sue fatiche in terra di Francia completando il “tris di medaglie” con l’argento della staffetta 4x100mista alle spalle dell’Unione Sovietica, per poi affrontare il periodo di allenamenti invernali con la ferma intenzione di far suo l’Oro olimpico, dopo quella che ritiene la beffa dello “scippo” del titolo iridato a Madrid.

Quella che, a tutti gli effetti, è la “Resa dei Conti” con Davis – il quale rimane vittima di un controverso incidente che lo vede perdere la vita il 13 novembre 1989, a soli 25 anni – va in scena alla “Jamsil Indoor Swimming Pool” della Capitale coreana il 19 settembre 1988, dopo che già nelle batterie del giorno prima Moorhouse aveva “mostrato le carte”, con il miglior tempo di 1’02”19, pur se anche il canadese e Volkov non erano andati male, divisi (1’02”48 ad 1’02”49) da un solo 0”01 centesimo, con anche l’ungherese Karoly Guttler, il nostro Minervini ed il tedesco orientale Christian Poswiat a scendere sotto l’1’03” netti, mentre delude l’americano Schroeder, qualificatosi con il settimo tempo di 1’03”05 dopo aver vinto i Trials di Austin in 1’01”96 …

Con Moorhouse e Davis ad occupare le corsie centrali, quella di Seul è ricordata come una delle più emozionanti Finali olimpiche nella Storia dei m.100 rana, con ben 7 degli 8 finalisti a scendere sotto l’1’03” netti e, soprattutto, con un andamento sconvolgente, visto che a prendere decisamente la testa in avvio è Volkov, il quale tenta la “carta a sorpresa” virando a metà gara in 28”12, tempo inaudito (addirittura inferiore di 0”76 centesimi al passaggio record di Lunquist a Los Angeles ’84 …) che gli consente di avere un vantaggio superiore agli 0”80 centesimi su di un terzetto comporto da Guttler (28”94), Minervini (28”96) e Schroeder (28”97), nel mentre Moorhouse e Davis transitano pressoché appaiati (29”42 e 29”44) addirittura in sesta e settima posizione …

Recuperare 1”30 in soli 50 metri sembra un’impresa ai limiti dell’impensabile, ma la rana è lo stile più lento e può consentire tali rimonte, con il sovietico che ai 75 metri inizia a perdere confidenza sino ad essere raggiunto proprio sul tocco finale per un arrivo che ad occhio nudo gli spettatori non sono in grado di decifrare, finché a dirimere la questione non interviene il tabellone elettronico che assegna la vittoria a Moorhouse che migliora nuovamente con 1’02”04 il primato europeo, ma con il ridottissimo margine di solo 0”01 centesimo su Guttler, nel mentre Volkov salva (1’02”20 ad 1’02”38) quantomeno il bronzo dal ritorno di Davis, per la prima volta escluso dal podio dal 1982 ad oggi.

La visione del proprio nome in cima al tabellone provoca in Moorhouse un’esplosione di gioia indescrivibile, rendendosi conto di essere finalmente ripagato dell’impegno e dei sacrifici compiuti per assaporare il suo “Momento di Gloria”, per un successo che, a livello di squadra, “rischia” di essere completo, con Gillingham a cogliere l’argento alle spalle di Szabo (2’13”52 a 2’14”12) sulla doppia distanza, mentre anche lo sfortunato canadese ha modo di completare la sua straordinaria carriera con l’argento ottenuto con la staffetta 4x100mista.

Un Moorhouse che è in seguito la palese dimostrazione di quanto sia importante raggiungere determinati traguardi a livello psicologico, visto che, con la mente sgombra dall’assillo del grande successo internazionale, giustifica a pieno titolo l’Oro conseguito negli anni a venire, allorché alla Rassegna Continentale di Bonn 1989 migliora, addirittura in batteria, il Record mondiale di 1’01”65 stabilito da Lunquist a Los Angeles ’84, nuotando la distanza in 1’01”49, per poi non avere difficoltà da imporsi in Finale con il tempo di 1’01”71, ancorché pure Volkov (1’01”97) scenda sotto l’1’02” netti, con il podio ad essere completato da un Gillingham che, dal canto suo, si aggiudica il titolo sui m.200 rana togliendo in 2’12”90 il primato assoluto a Davis …

Con i Campionati Mondiali che, a causa dell’assegnazione a Perth, slittano dal 1990 a gennaio ’91 trovandosi nell’emisfero australe, nello stesso mese dell’anno precedente si svolgono ad Auckland i “Commonwealth Games”, dove Moorhouse si impone sui m.100 rana eguagliando al centesimo il suo fresco primato mondiale, nel mentre Gillingham non va oltre due medaglie di bronzo su entrambe le distanze, nuotando ben al di sopra delle sue possibilità sui 200 metri.

Quasi fosse telecomandato, Moorhouse centra per la terza volta il crono di 1’01”49 anche ai Campionati britannici il 26 luglio ’90, così che appare il logico favorito per l’Oro alla Rassegna iridata di Perth ’91, che vede la prova sui m.100 rana fissata per il 7 gennaio, con batterie al mattino e Finale al pomeriggio …

Come però i più attenti lettori avranno avuto modo di realizzare, vi è un’altra Nazione europea in grado di sfornare ranisti a ripetizione, vale a dire l’Ungheria che, con Szabo ad aver esaurito in un triennio le sue velleità – concluderà al quinto posto la Finale dei 200 metri – affianca al sempre pericoloso Guttler il non ancora 19enne Norbert Rozsa, alla sua prima apparizione sul grande palcoscenico internazionale …

Un esordio con il botto, in quanto in batteria l’ungherese realizza il miglior tempo andando a fermare i cronometri (indovinate un po’ …) anch’esso sul tempo di 1’01”49, caso più unico che raro di un record mondiale eguagliato quattro volte, cogliendo impreparato Moorhouse, pur se lo stesso nuota in 1’01”88 precedendo Volkov, Guttler e Wunderlich, anch’essi sotto l’1’03” netti, mentre Minervini centra ancora l’accesso alla Finale, sia pur con l’ottavo tempo utile …

Azzurro che compie il suo capolavoro in Finale, allorché realizza il suo “Personal Best” in carriera con lo straordinario tempo di 1’01”74 che gli vale il bronzo, relegando per soli 0”05 centesimi Volkov ai margini del podio, anche se la vera sfida si svolge tra un Moorhouse che nuota sui propri limiti, concludendo in un comunque eccellente 1’01”58, non sufficiente però ad impedire alla nuova stella magiara di soffiargli Oro e record mondiale andando a toccare in 1’01”45 …

Rozsa che si conferma a grandi livelli anche sui 200 metri, cogliendo l’argento in 2’12”03 davanti a Gillingham (2’13”12), dovendosi peraltro arrendere al nuovo dominatore della specialità, vale a dire l’americano Mike Barrowman che, dopo aver già a più riprese migliorato il precedente primato di Gillingham, porta tale limite a 2’11”23.

Per Moorhouse l’occasione per prendersi una rivincita sull’ungherese potrebbe essere data dai Campionati Europei che si svolgono ad Atene a fine agosto, ma ancora una volta Rozsa dimostra la sua superiorità, abbassando ad 1’01”29 il proprio limite in batteria per poi avere la meglio in Finale così da impedire all’inglese (argento in 1’01”88) di conquistare un “Fantastico Poker” di titoli continentali consecutivi, andando a toccare, verrebbe da ridere, in 1’01”49 ovviamente …

Per l’oramai 28enne di Bradford è giunta l’ora dell’addio all’attività agonistica, non prima però di calcare per un’ultima volta la scena olimpica, iscrivendosi anche ai Giochi di Barcellona dove nella Finale dei m.100 rana la coppia britannica Gillingham/Moorhouse conclude non meglio che settimo ed ottavo, divisi, da buoni amici, da un solo 0”01 centesimo (1’02”32 ad 1’02”33), nel mentre Rozsa viene sconfitto a sorpresa (1’01”50 ad 1’01”68) dall’americano Nelson Diebel, all’unico grande successo della propria carriera, mentre più logico è l’argento conquistato sulla doppia distanza, dove ha la meglio nella sfida per la piazza d’onore (2’11”23 a 2’11”29) su Gillingham – con entrambi a scendere sotto il precedente limite europeo – rispetto allo stratosferico tempo di 2’10”16 stabilito da Barrowman e destinato a resistere per oltre un decennio …

GRANT HACKETT, IL FENOMENO DEL MEZZOFONDO OSCURATO DALLA STELLA DI IAN THORPE

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Grant Hackett – da:standard.co.uk

Articolo di Giovanni Manenti

Alle nostre latitudini, così avare di Campioni in grado di dominare a lungo la scena, può sembrare inconcepibile che un atleta capace di conquistare in carriera qualcosa come 26 medaglie (di cui la metà d’oro) tra Olimpiadi e Mondiali, nonché di restare imbattuto per un decennio in una singola specialità, della quale, per egual periodo detiene il record assoluto, risulti poco considerato agli occhi del grande pubblico …

Le ragioni sono essenzialmente tre, la prima che pratica un Sport come il Nuoto, per il quale nel proprio Paese, vale a dire l’Australia, la concorrenza è elevatissima, mentre la seconda è costituita dal fatto che la sua specialità principe sono i 1500 metri stile libero (la “Maratona” in piscina …), gara che attira molto meno le attenzioni degli spettatori rispetto alle gare di velocità, un po’ come avviene in Atletica Leggera tra i 100 ed i 400 metri piani rispetto ai m.5000 …

E poi vi è la terza, sicuramente la più importante, ovvero l’essere contemporaneo della “Stella assoluta” Ian Thorpe, da cui viene regolarmente sconfitto sulle più brevi distanze dei m.200, 400 ed 800sl (quest’ultima distanza non olimpica, ma solo iridata …), così che, quando si getta in acqua per completare le massacranti 30 vasche, il connazionale si è già preso la scena …

Triste destino, verrebbe da dire, ma che comunque non sconvolge più di tanto la vita sportiva di Grant Hackett, nato il 9 maggio 1980 a Southport, nel Queensland, figlio di un poliziotto e fratello minore di un Campione di Surf, disciplina quanto mai praticata nell’emisfero australe.

Ed è proprio l’esempio del fratello maggiore che porta Grant, all’età di soli 4 anni, a dedicarsi al Nuoto, anche se non è quello che suole dirsi un “bambino prodigio”, visto che non è ancora in grado di essere selezionato nella rappresentativa australiana per le Olimpiadi di Atlanta ’96, spedizione non delle più esaltanti per il “Team Aussie”, con due sole medaglie d’Oro, Susie O’Neill sui m.200 farfalla ed il leggendario Kieren Perkins proprio sui 1500 metri stile libero.

Trattasi, peraltro, della specialità in cui i nuotatori australiani hanno ottenuto il maggior numero di allori ai Giochi, a far tempo dal primo successo di Andrew Charlton nell’edizione di Parigi 1924 per poi proseguire con il tris consecutivo firmato da Murray Rose, John Konrads e Bob Windle tra Melbourne 1956 e Tokyo 1964, prima di giungere al citato Perkins, che con l’Oro della Capitale della Georgia bissa quanto ottenuto quattro anni prima a Barcellona, terzo atleta a riuscire nell’impresa dopo l’americano Mike Burton a Città del Messico ’68 e Monaco ’72 ed allo “Zar delle piscine” Vladimir Salnikov, che con ogni probabilità avrebbe inanellato tre vittorie consecutive – essendosi affermato sia a Mosca 1980 che a Seul 1988 – se il boicottaggio imposto dal regime sovietico non gli avesse impedito di gareggiare a Los Angeles nel 1984.

Ma per la Federazione australiana vi è un altro problema a cui cercare di ovviare, vale a dire il fatto che l’edizione dei “Giochi di Fine Millennio” è assegnata sul proprio suolo, a Sydney per la precisione, ed in tale proiezione occorre lavorare sin da subito per ringiovanire la squadra e programmare un piano di allenamenti al fine di non sfigurare nel confronti degli arci rivali americani …

E, per verificarne i progressi, il calendario propone tre appuntamenti di assoluto interesse, vale a dire i “Campionati Pan Pacifici” di Fukuoka ’97, la Rassegna iridata in programma a gennaio 1998 a Perth ed infine la “Prova Generale” dei Giochi costituita dai “Campionati Pan Pacifici” che la stessa Sydney è chiamata ad ospitare a fine agosto 1999 al “Sydney International Aquatic Centre” dove, a distanza di 12 mesi, i nuotatori si cimenteranno per la caccia alle medaglie …

Ed è proprio durante i Campionati che si svolgono nella popolosa città posta sulla costa settentrionale dell’isola di Kyushu che, ad inizio agosto 1997, il panorama natatorio mondiale scopre il 17enne Hackett, all’epoca studente liceale presso la “Merrimac State High School”, nel Queensland …

Con una formazione di stileliberisti che comprende anche il 20enne Michael Klim e la grande promessa Ian Thorpe (non ancora 15enne …!!), l’Australia si aggiudica tutte le cinque le prove dai 100 ai 1500 metri, con Klim a far sue le gare sulle più brevi distanze ed Hackett a trionfare dai m.400 ai 1500sl, con tanto di soddisfazione, sulla distanza più breve, di far valere i suoi 30 mesi di maggior esperienza su Thorpe, precedendolo (3’47”27 a 3’49”64) strappando anche a Perkins il Record dei Campionati.

Ma quando uno ha innate le stimmate del fuoriclasse non ci vuole molto tempo affinché le gerarchie vengano correttamente stabilite, ed Hackett è il primo a rendersene conto a distanza di appena 5 mesi, in occasione della Rassegna iridata che prende il via l’8 gennaio 1998 a Perth …

Dapprima, sia Thorpe che Hackett contribuiscono – assieme a Klim ed a Daniel Kowalski – al netto successo della staffetta 4x200sl il 13 gennaio, per poi misurarsi nel loro secondo “testa a testa” due giorni dopo sui 400 metri stile libero, dovendo far fronte anche alla concorrenza del duo azzurro composto da Michele Brembilla e Massimiliano, nonché del britannico Paul Palmer.

Con il record mondiale di 3’43”80 detenuto da Perkins e risalente ai Mondiali di Roma ’94, i “duellanti” forniscono una prova eccellente, che vede alla fine prevalere, per soli 0”15 centesimi (3’46”29 a 3’46”44) il più giovane Thorpe, per quello che resta il minor divario tra le loro innumerevoli sfide.

Hackett che, peraltro, conferma la propria superiorità sulla più lunga distanza, imponendosi con largo margine sui m.1500sl, unico degli 8 finalisti a scendere abbondantemente sotto il muro dei 15’ netti, concludendo la propria fatica in 14’51”70 su Brembilla e Kowalski (15’00”59 e 15’03”94 rispettivamente …), anche se il primato assoluto di 14’41”66 stabilito anch’esso da Perkins alla Rassegna iridata di Roma è ancora piuttosto lontano …

Come ricordato, ad agosto 1999 sono in calendario nella Piscina Olimpica di Sydney i “Campionati Pan Pacifici” che, per l’occasione, tolgono dal programma i m.800sl per rendere lo stesso omogeneo con quello olimpico, appuntamento al quale Hackett si presenta nell’insolita veste di primatista mondiale dei m.200sl, avendo tolto, durante i Campionati australiani di fine marzo, 0”02 centesimi al record stabilito dal nostro Giorgio Lamberti con 1’46”69 alla Rassegna Continentale di Bonn 1989 …

Primato che Hackett vede svanire già in semifinale, con Thorpe che nuota la distanza in 1’46”34 per poi migliorarsi sino ad 1’46”00 nella Finale vinta su Klim, nel mentre la sfida sui m.400sl, andata in scena due giorni prima, il 22 agosto, ribadisce la crescita del non ancora 17enne Ian, il quale imponendosi in 3’41”83 su Hackett (3’46”00), toglie il primato a Perkins.

Perkins che vede viceversa resistere il suo record sui m.1500sl, pur se nella gara di chiusura della rassegna, Hackett si avvicina ancora andando a concludere in 14’45”60 con oltre 15” di vantaggio sul sudafricano Ryk Neethling, e sono in molti a ritenere che il primato abbia oramai i giorni contati …

E’ indubbio che Hackett e Thorpe siano i più attesi ai Giochi di Sydney che si aprono il 16 settembre con la prova dei m.400sl che peraltro evidenzia come il 20enne del Queensland non sia al massimo della condizione, purtroppo per lui debilitato da un virus come testimonia il fatto che si qualifica al mattino per la Finale con l’ottavo tempo di 3’48”91 per poi migliorarsi appena in 3’48”22 al pomeriggio il che gli vale la settima posizione, nel mentre Thorpe impone la propria legge con il nuovo record mondiale di 3’40”59 …

Una situazione di difficoltà che Hackett conferma altresì nella Finale sui m.200sl, chiusa in una deludente ottava ed ultima posizione con 1’49”46, chissà se in cuor suo con una piccola punta di soddisfazione nel vedere l’amico/rivale sorpreso dall’olandese Pieter van den Hoogenband che replica al centesimo l’1’45”35 fatto registrare in semifinale per impedire a Thorpe il bis olimpico …

E le contro prestazioni di Hackett mettono in allarme anche la stessa Federazione, che decide di schierarlo solo in batteria nella staffetta 4x200sl, che l’Australia si aggiudica il 19 settembre con il primato mondiale di 7’07”05, così che al Campione iridato restano solo quattro giorni per ritrovare una condizione accettabile in vista della “sua gara” sui m.1500sl dove è costretto a rintuzzare l’assalto di un Perkins che vede balenare l’opportunità si essere il primo nuotatore ad aggiudicarsi tre Ori olimpici consecutivi sulla distanza …

Con il primatista mondiale ad essere l’unico a scendere (14’58”34) sotto il muro dei 15’ netti nelle batterie del 22 settembre – mentre Hackett fa registrare il terzo miglior tempo in 15’07”50 – la Finale dell’indomani regala meno emozioni di quanto di potrebbe pensare, con il vincitore di Perth a prendere la testa sin dall’avvio con un’andatura assolutamente regolare che lo vede incrementare, vasca dopo vasca, il proprio vantaggio sul bicampione olimpico, per andare a concludere in assoluta tranquillità con il tempo di 14’48”33 una Finale che, per la prima volta, vede i primi quattro scendere sotto il quarto d’ora, con Perkins a porre fine alla sua straordinaria carriera con l’argento in 14’53”59, mentre l’unica emozione per il pubblico presente giunge dalla lotta per il bronzo, con il russo Aleksej Filipets a superare l’americano Chris Thompson a 100 metri dall’arrivo per poi subire il controsorpasso nell’ultima vasca e vedersi sfumare il podio per soli 0”07 centesimi (!!).

Ed anche se con ogni probabilità Hackett non avrebbe potuto in alcun modo impensierire Thorpe sulle più corte distanze, che le sue potenzialità quanto a riscontri cronometrici fossero ben inferiori ne fornisce una lampante dimostrazione nel suo “Anno di Gloria” 2001, in cui la rivalità con il più giovane connazionale raggiunge i massimi livelli in occasione dei Campionati Mondiali che si disputano a Fukuoka nel mese di luglio, edizione in cui entra a far parte del programma anche la prova sugli 800 metri stile libero.

In una rassegna iridata che passa alla Storia natatoria come l’apice della carriera del non ancora 19enne Thorpe – il quale si vendica di van den Hoogenband aggiudicandosi le prove individuali sia sui 200 che sui 400 ed 800 metri a stile libero, con altrettanti record mondiali, cui unisce analoghi successi con le tre staffette per un totale di 6 medaglie d’Oro – Hackett si dimostra il suo degno “delfino”, contribuendo alla realizzazione di tali primati …

Dapprima, difatti, tiene testa a Thorpe (1’50”44 ad 1’50”80) sino alla virata di metà gara nella Finale dei m.400sl per andare a concludere nel suo “Personal Best” in carriera di 3’42”51 – mentre l’imbattibile connazionale migliora in 3’40”17 il primato stabilito l’anno prima ai Giochi – e quindi, due giorni dopo, tira” la gara dei m.800sl sino agli ultimi 100 metri, dove transita in 6’45”74 rispetto ai 6’45”93 del compagno di squadra, salvo cedere nell’ultima vasca alla maggiore velocità di base di Thorpe, che tocca in 7’39”16 per abbassare il limite di 7’41”59 dallo stesso stabilito quattro mesi prima in occasione dei Trials australiani, peraltro migliorato anche da Hackett con il suo 7’40”34 …

E mentre Thorpe completa il 25 luglio il suo “Fantastico tris” infliggendo quasi 2” a van den Hoogenband nella Finale dei m.200sl, ecco i due amici/rivali splendidi protagonisti due giorni dopo della staffetta 4x200sl, aperta in prima frazione da Hackett in 1’46”11 e conclusa in ultima da Thorpe con un crono strepitoso di 1’44”14 per un altrettanto straordinario tempo di 7’04”66 che disintegra il record assoluto dallo stesso quartetto stabilito 12 mesi prima a Sydney.

Con questa “scorpacciata” di prestazioni altisonanti, forse capirete meglio quanto evidenziato in premessa, ovvero che presentarsi, come nel caso di Hackett, all’ultima giornata di gare per disputare la più lunga – e pertanto anche un po’ noiosa, quanto meno da parte del pubblico – prova del programma, porti a toglierne una qual certa attenzione …

Circostanza che fa così passare in sott’ordine quella che, viceversa, da un punto di vista strettamente tecnico, è un’impresa degna ed al pari, se non di più, di quelle realizzate da Thorpe, in quanto Hackett, senza stimoli e costretto a nuotare pressoché in solitudine 30 vasche, si esibisce in un autentico “One Man Show” che lo porta a concludere con un distacco abissale di ben 24”38 (!!) sul primo dei “comuni mortali” e, soprattutto, a togliere oltre 7” al record mondiale di Perkins, fermando i cronometri su di un tempo di 14’34”56 destinato a resistere per un decennio esatto …!!

La Coppia d’Oro” del Nuoto australiano fornisce un’ulteriore dimostrazione di straripante superiorità ancora in terra giapponese, vale a dire nell’edizione dei “Campionati Pan Pacifici” che si svolgono ad Yokohama a fine agosto 2002, in cui Thorpe si dedica alla velocità, cimentandosi sulle distanze dai 100 ai 400 metri stile libero, così da lasciare “campo aperto” al connazionale sulle prove di mezzofondo dei m.800 e 1500sl.

Un Hackett che, peraltro, oltre a gareggiare in quattro gare individuali – dai 200 ai 1500 metri stile libero – fornisce il proprio contributo nei successi delle staffette australiane sugli Stati Uniti nuotando, oltre che la prima frazione della 4x200sl, anche una interna nella 4x100sl, per poi dimenticarsi dell’amicizia per insidiare Thorpe a livello individuale …

Ma anche stavolta, vi è poco da fare, pur riducendo il divario su entrambe le distanze più brevi (1’44”75 ad 1’45”84 sui m.200sl e 3’45”28 a 3’45”99 sui m.400sl …) ad avere la meglio è il più giovane compagno di squadra, potendosi comunque ritagliare le proprie soddisfazioni quale assoluto dominatore del mezzofondo, come testimoniano i tempi di rilievo (in entrambi i casi record dei Campionati …) di 7’44”78 e 14’41”65 (quest’ultimo curiosamente di 0”01 centesimo inferiore al precedente primato di Perkins …) fatti registrare per aggiudicarsi le Finali dei m.800 e 1500sl rispettivamente.

Peraltro, tale Manifestazione era stata preceduta, tra fine luglio ed inizio agosto, dai “Commonwealth Games” svoltisi a Manchester dove, nonostante l’assenza degli americani, i due avevano fatto le “Prove Generali” per il Giappone, con Thorpe a collezionare 6 medaglie d’Oro, ivi compresa quella sui m.400sl in cui, con il tempo di 3’40”08 stabilisce il suo ultimo primato mondiale, mentre Hackett, oramai abbonato all’argento sui 200 e 400 metri, conferma la propria imbattibilità sulla più lunga distanza affermandosi in un, per lui, “comodo” 14’54”29, oltre a far parte delle vittoriose staffette 4×100 e 4x200sl.

Un Thorpe oramai sempre più deciso a lasciar perdere il mezzofondo, si presenta anche ai Mondiali di Barcellona 2003 sulle sole più brevi distanze, subendo peraltro la maggior attitudine sui 100 metri da parte del leggendario russo Alexander Popov e di van den Hoogenband, che lo relegano sul gradino più basso del podio, per poi avere la meglio (1’45”14 ad 1’46”43) sull’olandese sui m.200sl, con Hackett bronzo in 1’46”85 dopo aver dato il consueto “filo da torcere” al compagno sulle 8 vasche …

Anche stavolta, difatti, i due viaggiano ad uno stesso ritmo di bracciata sino a metà gara (1’51”62 ad 1’51”64 a favore di Thorpe …), per poi toccare al Campione olimpico e mondiale distendersi nella seconda parte per avere comodamente (3’42”58 a 3’45”17) la meglio, mentre ad Hackett non resta che consolarsi allorché il numero delle vasche da percorrere aumenta …

Messo infatti al sicuro il terzo titolo iridato consecutivo con la staffetta 4x200sl, le ultime due prove testimoniano ancora una volta l’imbarazzante superiorità di Hackett, il quale rifila un distacco di oltre 5” (7’43”82 a 7’48”09) all’americano Larsen Jensen sui m.800sl, per poi lasciare ad oltre 15” (14’43”14 a 15’01”04) l’ucraino Igor Chervynskyi (già bronzo sugli 800 metri …) nella Finale dei m.1500sl, così da collezionare un bottino personale di cinque medaglie, di cui 3 d’Oro.

Nessun dubbio, pertanto, su quali siano le “Punte di Diamante” della spedizione australiana in vista delle Olimpiadi di Atene 2004 dove, in assenza degli 800 metri dal programma, Thorpe ed Hackett scendono in acqua assieme sui m.200 e 400sl, nel mentre il primo gareggia anche sui 100 metri ed il secondo è chiamato a difendere il titolo di Sydney sui 1500 metri, oltre ovviamente ad essere schierati nel quartetto della staffetta 4x200sl …

In un’edizione dei Giochi in cui il “Fenomeno dei Fenomeni” Michael Phelps tenta per la prima volta, senza peraltro riuscirvi, l’assalto al superamento del record di 7 medaglie d’Oro del connazionale Mark Spitz, la presenza dell’americano comporta comunque una maggior concorrenza sia sui m.200sl che per quanto concerne la staffetta 4x200sl, essendo proprio la sua prima frazione nuotata in 1’46”49 a “spostare gli equilibri” per un arrivo che vede gli Usa prevalere (7’07”33 a 7’07”46) per l’inezia di 0”13 centesimi …

Analogamente, la presenza di Phelps nella Finale dei m.200sl, ancorché non vada oltre il bronzo (pur con il record Usa di 1’45”32), toglie ad Hackett la speranza di podio, nel mentre Thorpe – dopo aver chiuso terzo i 100 metri – consuma la sua rivincita (1’44”71 ad 1’45”23) su van den Hoogenband rispetto all’esito di Sydney …

Gare tutte, comunque, precedute dalla sfida più attesa e che aveva aperto la settimana olimpica, vale a dire quella sui m.400sl con un Hackett intenzionato a cercare di sfatare la serie negativa che lo vede sempre sconfitto dal suo più celebrato compagno di squadra, ed il pomeriggio del 14 agosto 2004 il duello assume toni quanto mai accesi …

Già con il miglior tempo in qualifica (3’46”36 a 3’46”55) il 24enne del Queensland si lancia all’attacco nei primi 100 metri, dove transita in 54”12 rispetto ai 54”33 del connazionale, per poi subirne il sorpasso (1’51”04 ad 1’51”43) a metà gara, ma avendo in stagione lavorato sulla velocità – tanto da segnare il suo “Personal Best” in carriera di 1’45”61 sui m.200sl – gioca il tutto per tutto nelle ultime due vasche dopo che al passaggio ai 300 metri Thorpe aveva, seppur di poco (2’47”09 a 2’47”86) aumentato il vantaggio …

Tattica tutto sommato convincente, visti i tempi fatti segnare (28”04 e 27”46) da Hackett nelle ultime due vasche, inferiori a quelli di Thorpe, ma non sufficienti a colmare del tutto un distacco che all’arrivo lo vede conservare 0”26 centesimi (3’43”10 a 3’43”36) di vantaggio per eguagliare il connazionale Murray Rose nell’essere gli unici a confermare l’Oro olimpico sulla distanza in due edizioni consecutive dei Giochi …

Ad Hackett non resta che far buon viso a cattivo gioco, avendo comunque ancora la “sua gara” a disposizione per incrementare il proprio Palmarès, ma così come era riuscito ad insidiare oltre ogni previsione il successo di Thorpe sui m.400sl, allo stesso modo quella che per tutti è una medaglia a dir poco scontata, si dimostra nella realtà ben più difficile da conquistare …

E, diciamo in tutta onestà, che la “colpa” non è dell’australiano, il quale si esprime più o meno ai propri livelli standard intorno ai 14’40” netti, bensì della crescita dei suoi avversari, segnatamente del già citato americano Jensen e del britannico David Davies, al suo primo appuntamento importante e che fa registrare il miglior tempo in qualifica.

La Finale del 21 agosto sembra, all’inizio, ricalcare a grandi linee quella dei Mondiali di Fukuoka 2001, con Hackett a prendere la testa sin dall’avvio, transitando ai m.400 in 3’53”46 ed un vantaggio di oltre 3” su Davies, mentre al passaggio degli 800 metri, invece del previsto, progressivo incremento, il margine si è ridotto al di sotto dei 3” (7’51”65 a 7’54”21) sullo stesso Davies, che ha Jensen a meno di 0”40 centesimi …

Non essendo riuscito a fare l’auspicato vuoto, l’imbattuto australiano dimostra, peraltro, di saper soffrire, specie quando è Jensen a sferrare l’attacco che lo porta, al passaggio ai m.1200, ad aver ridotto a soli 0”90 centesimi (11’49”30 ad 11’50”20) il distacco, con Davies ancora in lizza per l’Oro, transitando in 11’51”25 …

La monotonia delle 30 vasche si trasforma ora in una sorta di sprint che accalora ed appassiona il pubblico in tribuna, allorché Jensen rosicchia altri 0”22 centesimi ai m.1300 (12’48”38 a 12’49”06) per poi in pratica affiancare Hackett (13’47”32 a 13’47”48) alla virata degli ultimi 100 metri, fornendo l’impressione di essere oramai prossimo al sorpasso …

Ma si è fuoriclasse non solo per le capacità tecniche e di resistenza, soprattutto per le qualità caratteriali che ti consentono di tirar fuori quelle ultime stille di energia che solo un grande cuore possiede, ed ecco che Hackett si impegna in un rush finale che lo porta a nuotare le ultime due vasche in 28”28 e 27”80, tempi necessari per respingere l’attacco di Jensen ed aggiudicarsi il più difficile Oro della sua attività in 14’43”40, mentre Jensen rischia di vedersi sfuggire l’argento (14’45”29 a 14’45”95) dal ritorno di Davies, con i tre a medaglia divisi da appena 2”55, uno dei più ridotti margini nella Storia dei Giochi.

Compiuta forse l’impresa più esaltante della propria carriera, Hackett conferma l’anno seguente, in occasione dei Campionati Mondiali di Montreal 2005, quanto conti anche l’aspetto psicologico sulle prestazioni dei singoli atleti, allorché si presenta alla rassegna iridata quale indiscusso leader del Team maschile australiano, dato il ritiro dalle gare di Thorpe, ricevendo anche l’onore di essere nominato Capitano della squadra …

Ed anche se l’assenza di Thorpe indebolisce, fatalmente, la staffetta 4x200sl che, difatti, conclude non meglio che terza, dal punto di vista individuale l’oramai 25enne del Queensland non fa assolutamente rimpiangere il compagno, divenendo, al contrario, il primo nuotatore a cogliere quattro medaglie iridate a stile libero, così come su quattro distanze diverse …

E se, sui m.200sl, Hackett deve arrendersi (1’45”20 ad 1’46”14) di fronte a Phelps, sulle altre tre distanze riesce a mettere insieme un tris senza precedenti, ad iniziare dai m.400sl nuotati il 24 agosto in 3’42”91 con oltre 1”50 di margine sul russo Prilukov, per poi mandare in scena un’altra sontuosa prestazione tre giorni dopo, all’indomani della gara dei m.200sl, in occasione della Finale degli 800 metri …

Con il consueto americano Jensen a cercare di contrastarlo, Hackett costruisce già un considerevole margine a metà gara, dove transita in 3’47”17 rispetto ai 3’53”04 dell’americano, per poi dilatare il distacco nelle successive vasche sino a quasi 7” all’arrivo, che lo vede concludere in 7’38”65 il che significa altresì “sconfiggere” figurativamente anche l’assente Thorpe, vale a dire togliendogli il primato mondiale dallo stesso stabilito a Fukuoka nel 2001 allorché lo aveva preceduto.

E così, come la ricordata edizione giapponese era passata agli annali come “Il Trionfo di Thorpe”, analogamente in Canada è Hackett a rubare la scena – grazie, oltre al citato record assoluto, anche al quarto titolo iridato consecutivo sui m.1500sl, vinti in 14’42”58 con 5” di margine ancora su Jensen – così che, a fine stagione, i suoi sforzi vengono finalmente premiati con l’ambito riconoscimento di “Swimming World Male Swimmer of the Year”, in cui succede a Michael Phelps.

Oramai appagato, Hackett salta l’anno 2006 per sottoporsi ad un intervento chirurgico per recuperare da un infortunio alla spalla, così che, ai Mondiali di Melbourne 2007, in non buone condizioni di forma, non va oltre l’argento nella Finale dei m.400sl, superato (3’44”30 a 3’45”43) dal sudcoreano Park Tae-Hwan, nel mentre sulle più lunghe distanze, le sue preferite, conclude non meglio che sesto e settimo rispettivamente.

Sembra oramai destinato a chiudere qui una comunque brillantissima carriera se non fosse stimolato dalla possibilità di essere l’unico nuotatore nella Storia dei Giochi a far suo l’Oro sui m.1500sl in tre Olimpiadi consecutive, ragion per cui eccolo sui blocchi di partenza anche a Pechino 2008, dove debutta il 10 agosto sulla prova dei 400 metri …

Oramai non più in grado di competere ad altissimi livelli, il comunque più che discreto 3’43”84 fatto registrare in Finale e che gli vale la sesta posizione lo avrebbe fatto salire sul podio sia a Sydney che ad Atene, mentre stavolta ad imporsi è ancora Park in 3’41”86 e quindi, dopo aver contribuito con il miglior tempo di 1’45”87 della frazione interna al bronzo della staffetta 4x200sl, Hackett si appresta all’ultima sua fatica in piscina in programma il 17 agosto sui m.1500sl dopo aver fatto cadere il giorno prima il record olimpico in batteria con il tempo di 14’38”92, suo secondo miglior crono di sempre.

Uno sforzo probabilmente inutile che l’australiano paga all’atto conclusivo, dove, come suo solito, si pone in testa a fare l’andatura transitando in 3’53”06 ai m.400 ed in 7’51”22 agli 800 metri, senza però riuscire a scrollarsi di dosso il tunisino Oussama Mellouli, mentre al citato secondo rilievo a portarsi al comando è il canadese Ryan Cochrane con 7’51”06 …

Gara che si infiamma al riferimento dei m.1200, allorché a passare in testa è il nordafricano in 11’47”72, alle cui spalle Hackett e Cochrane sono divisi appena da 0”07 centesimi, per poi al suono della campana degli ultimi 100 metri essere ancora Mellouli ad accarezzare il sogno di una “storica” medaglia d’Oro per il suo Paese, mantenendo un vantaggio di 1”37 sufficiente a respingere il disperato tentativo di rimonta dell’australiano nelle ultime due vasche, che deve infine arrendersi (14’40”84 a 14’41”53) per 0”69 centesimi, fallendo lo sperato tris nonostante abbia nuotato i suoi 1500 metri più veloci nelle tre Finali olimpiche disputate …

Ed è quindi così, dopo aver perso l’anno precedente a Melbourne un’imbattibilità sulla distanza massima in piscina che lo aveva visto trionfare ininterrottamente per un decennio – vale la pena riassumere tali imprese, in ordine cronologico, Campionati Pan Pacifici ’97, Mondiali ’98, Commonwealth Games ’98, Pan Pacifici ’99, Olimpiadi 2000, Mondiali ’01, Commonwealth Games ’02, Pan Pacifici ’02, Mondiali ’03, Olimpiadi ‘04 e Mondiali ’05 – che cala il sipario sull’attività forse del più grande mezzofondista di ogni epoca, paragonabile al solo Salnikov, che ha avuto la sfortuna di essere contemporaneo di Thorpe che gli ha fatto non poca ombra …

Pensate poi che quest’ultimo lo ha preceduto quattro volte in una Finale iridata ed in una occasione in una olimpica per potersi legittimamente chiedersi cosa sarebbe potuta essere la carriera di Hackett se Thorpe fosse solo nato una decina di anni dopo …

 

MARTIN LOPEZ ZUBERO, “L’AMERICANO” CHE PORTA ALLA SPAGNA IL PRIMO ORO OLIMPICO NEL NUOTO

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Martin Lopez Zubero con l’Oro di Barcellona ’92 sui m.200 dorso – da:amazon.com

Articolo di Giovanni Manenti

A dispetto del fatto di far parte geograficamente della Penisola iberica, con tanto di sbocchi sia sul Mar Mediterraneo che sull’Oceano Atlantico, la Spagna ha rischiato di non vedere alcun suo rappresentante di entrambi i sessi praticante il Nuoto salire sul gradino più alto di un Podio Olimpico o mondiale durante l’intero XX Secolo, dovendo addirittura attendere i “Giochi dimezzati” di Mosca ’80 per conquistare la prima medaglia in almeno una delle due manifestazioni.

In tale circostanza, a cogliere il bronzo sui m.100 farfalla è David Lopez Zubero, un’impresa che, se statisticamente è incontrovertibile, a livello tecnico è chiaramente inficiata dall’assenza degli specialisti americani, basti pensare che i primi quattro dei Campionati Usa svoltisi in concomitanza della Rassegna olimpica, scendono sotto i 55” netti, nel mentre lo spagnolo nuota in 55”13 per far suo il gradino più basso del podio.

Sotto questo profilo, di ben altro prestigio è il bronzo conquistato da Sergio Lopez sui m.200 rana alle Olimpiadi di Seul ’88 – passate alla Storia come i “Giochi della riappacificazione” dopo due edizioni falcidiate dagli assurdi boicottaggi – con tanto di record nazionale di 2’15”21 e precedendo lo specialista americano Mike Barrowman, ma intanto si sta concludendo anche questo ottavo decennio ed il metallo pregiato in casa iberica resta un miraggio.

Vi è però qualcosa che si sta muovendo oltre Oceano – e cosa possa riguardare la Spagna è domanda più che lecita – se non fosse che il già ricordato David Lopez Zubero è nato negli Stati Uniti, a Syracuse, nello Stato di New York per la precisione, nel febbraio 1959, figlio di padre proveniente da Saragozza, capoluogo dell’Aragona, e trasferitosi negli Usa per studiare medicina e quindi mettervi su famiglia.

Trasferitosi quindi in Florida, a Jacksonville per la precisione, 10 anni dopo, il 23 aprile 1969, vede la luce un secondo figlio, Martin, il quale ha 11 anni allorché vede in Tv il fratello maggiore salire sul podio di Mosca, qualcosa di più di uno stimolo per seguirne le orme e, se possibile, fare anche meglio.

Al pari di David, anche il minore dei Lopez Zubero inizia a praticare nuoto presso “The Bolles School”, un Liceo privato, facendo parte della squadra dei “Bolles Bulldogs” sotto la guida del tecnico Gregg Troy, per poi, una volta diplomatosi nel 1987, iscriversi alla “University of Florida” e poter essere a disposizione del coach Randy Reese quale membro del celebre Team dei “Florida Gators”, fucina di alcuni dei più medagliati nuotatori di ogni epoca.

Con la possibilità di gareggiare sia per la Spagna che per gli Stati Uniti vista la doppia cittadinanza, Martin opta per la più logica delle soluzioni, ovvero sfruttare le strutture ed i tecnici Usa per affinare la propria tecnica ed allenarsi, e partecipare sotto i colori iberici nelle grandi manifestazioni, soprattutto per evitare le “Forche caudine” dei famigerati Trials, non avendo concorrenza alcuna nella patria di origine.

Ecco quindi che la Federazione di Nuoto spagnola si ritrova tra le mani un potenziale pretendente alle medaglie già bello e confezionato, del quale celebrare gli eventuali successi “a costo zero”, anche se la versatilità del ragazzo e le opportunità che ha a disposizione oltre Oceano non gli consentono di avere ancora le idee molto chiare su quale specialità concentrare i propri sforzi.

Eccolo quindi, iscriversi alle Olimpiadi di Seul ’88 sia nelle due prove a dorso che sui 200 e 400 metri misti, verificando peraltro sin da subito come in quest’ultima specialità il gap rispetto ai vertici – che all’epoca vedono l’ungherese Tamas Darnyi come dominatore assoluto – sia tale da sconsigliare di disperdere energie al riguardo.

Più incoraggiante la situazione a dorso, nonostante sui m.100 Martin ottenga il 23esimo tempo in batteria, rispetto all’undicesimo nuotato in 2’03”33 sulla doppia distanza, pur se oltre 1” superiore a quanto sarebbe stato necessario per entrare in Finale, ma non dimentichiamoci che il 19enne spagnolo è al primo anno al College ed i miglioramenti non tardano ad arrivare.

Ed il primo acuto giunge l’anno seguente, in occasione dei Campionati Europei di Bonn 1989, dove – assenti americani, australiani e giapponesi – Martin festeggia nel modo migliore i suoi 20 anni lasciandosi alle spalle il “Gotha del dorso continentale” nella Finale dei m.100 dorso, con un finale mozzafiato che lo vede precedere, per l’inezia di un solo 0”01 centesimo (56”44 a 56”45) il sovietico Sergej Zabolotnov (quarto l’anno precedente a Seul …) e mettendo in riga altri specialisti del calibro dei tedeschi Dirk Richter e Frank Hoffmeister (settimo nella Finale olimpica …) e, soprattutto, l’altro sovietico Igor Polianski, ex primatista mondiale e bronzo in Corea.

Spagnolo che disputa anche la Finale sulla doppia di distanza che lo vede concludere non meglio che quinto in 2’02”31 nella gara che laurea Campione europeo il nostro Stefano Battistelli per soli 0”06 centesimi (1’59”96 a 2’00”02) rispetto al sovietico Vladimir Selkov contro cui, negli anni a venire, Lopez Zubero ingaggerà delle sfide memorabili …

Con i Campionati Mondiali all’epoca in programma ogni quattro anni – gli stessi assumeranno cadenza biennale solo a partire dall’inizio del nuovo secolo – la Rassegna del 1990 viene posticipata ad inizio gennaio ’91 in quanto organizzati dalla città di Perth, posta nell’emisfero australe, circostanza che consente a Martin di sfruttare l’intero anno per allenarsi e, nel frattempo, imporsi sia sulle 200yds a dorso ai Campionati NCAA che su entrambe le distanze dei 100 e 200 metri nella seconda edizione dei “Goodwill Games” svoltisi a fine luglio a Seattle.

Ed i risultati di tale preparazione non tardano a materializzarsi allorché Martin Lopez Zubero si presenta da outsider alla Rassegna iridata australiana, non potendo ancora sapere che il 1991 sarà a tutti gli effetti il suo “Anno di Grazia” che lo proietta ai vertici del Nuoto mondiale.

Definitivamente abbandonati i m.400misti, lo spagnolo si iscrive, oltre che sulle due distanze a dorso, anche sui m.100 farfalla ed i m.200 misti, dimostrando sensibili miglioramenti in ambedue le specialità, pur non ancora sufficienti per aspirare all’accesso in Finale …

Nella specialità dei misti, difatti, Lopez Zubero fa segnare il decimo tempo in batteria con 2’04”02 – ricordiamo che, all’epoca, non erano previste le semifinali e, pertanto, vi era la qualificazione automatica per la Finale per i soli migliori otto nuotatori – anche se tale gara è l’ultima che disputa, tutto il contrario dei m.100 farfalla con cui fa il suo esordio nella Manifestazione iridata …

Ed al mattino dell’8 gennaio ’91 la delusione è ben maggiore, visto che fallisce l’accesso alla Finale per soli 0”03 centesimi, fermando i cronometri sul 54”68 rispetto al 54”65 del francese Bruno Gutzeit, per poi rinunciare a prendere parte alla Finale B per risparmiare energie in vista dei ben più importanti appuntamenti a dorso, che vedono in programma all’indomani la prova sui 200 metri …

Come se essersi cimentato a farfalla sia stato un proficuo allenamento, Lopez Zubero chiarisce sin dalle batterie del mattino le sue ambizioni, realizzando il miglior tempo di 2’00”73 e facendo capire alla “crema” del dorso mondiale, dai sovietici Selkov e Shemetov, al tedesco Richter ed al nostro Battistelli, nonché all’americano Jeff Rouse che per l’Oro dovranno fare i conti anche con lui …

A parte quest’ultimo, molto più a suo agio sulla più corta distanza, gli altri se ne rendono pienamente conto al pomeriggio, primo fra tutti il ricordato Campione europeo azzurro Battistelli, il quale si vede negare la gioia iridata pur avendo nuotato sugli stessi tempi di Bonn (1’59”98 il responso cronometrico …), visto che Lopez Zubero consegna alla Spagna la prima medaglia d’Oro iridata della sua Storia a livello natatorio, imponendosi d’autorità in 1’59”52, con l’ultimo gradino del podio appannaggio di Selkov in 2’00”13.

Assolutamente non appagato, il non ancora 22enne Martin è fermamente deciso a dar battaglia anche sui 100 metri, le cui batterie e relativa Finale si disputano il 12 gennaio, ottenendo il terzo tempo in qualificazione con 56”22 alle spalle di Rouse e del canadese Mark Tewksbury, che fanno registrare 55”34 e 55”86 rispettivamente …

Quasi un secondo di differenza rispetto all’americano rappresenta un divario difficile da colmare nell’arco della stessa giornata, e la Finale del pomeriggio conferma i valori espressi al mattino, con il citato trio a staccarsi dal resto dei finalisti per andare ad occupare i tre posti sul podio, il cui gradino più basso spetta allo spagnolo, pur miglioratosi sino a 55”61, mentre la sfida spalla a spalla nelle corsie centrali tra Tewksbury e Rouse si risolve a favore di quest’ultimo per soli (55”23 a 55”29) 0”06 centesimi.

L’eco dell’impresa di Lopez Zubero ne fa una sorte di “eroe nazionale” nella penisola iberica, soprattutto in vista delle Olimpiadi dell’anno seguente la cui organizzazione è stata affidata a Barcellona, ma lo spagnolo non ha ancora finito di stupire, avendo in serbo ancora importanti sorprese nel corso della stagione …

Dapprima fa suoi i titoli NCAA sulle distanze delle 200yds a dorso e miste, e quindi si presenta ai Campionati Europei di fine agosto ’91 ad Atene forte del fatto di aver migliorato, il 13 agosto a Fort Lauderdale, il primato mondiale sui m.200 dorso che apparteneva da oltre 6 anni a Polianski, divenendo, con il tempo di 1’57”30, il primo nuotatore ad infrangere la barriera dell’1’58” netti …

Con tale “biglietto da visita”, Lopez Zubero si presenta da logico favorito nella Capitale ateniese, facendo fede alle previsioni della vigilia, ad iniziare dalla prova sui m.100 farfalla, che lo vede cogliere l’argento in 54”30, preceduto in 54”22 dal solo russo Vladislav Kulikov, per poi lanciare in prima frazione il quartetto della 4x100mista spagnola che conclude peraltro quinta anche per le squalifiche di Germania, Italia e Finlandia per cambio irregolare …

Ovvio che Lopez Zubero non può “cantare e portare la croce” in staffetta, ma per il proprio Paese è sufficiente che dimostri la sua superiorità a dorso, pienamente ribadita con l’affermazione sulla più lunga distanza, dove si impone con largo margine, in quanto unico a scendere (1’58”66) sotto i 2’ netti, lasciando Richter e Selkov a dividersi la piazza d’onore, in quanto accreditati del medesimo tempo di 2’00”18.

Uno stato di grazia che lo spagnolo ribadisce in termini se vogliamo ancor più perentori sui 100 metri dove, in assenza degli specialisti Nord americani, completa la sua doppietta continentale nel suo “Personal Best” all’epoca di 55”30, lasciando Richter ad oltre 0”70 centesimi (56”04), mentre Selkov resta ai margini del podio, superato anche dal francese Franck Schott.

Lopez Zubero completa la sua “Stagione da sogno” migliorando se stesso il 23 novembre a Tuscaloosa, in cui nuota le quattro vasche a dorso in 1’56”57, così da divenire il primo nuotatore ad infrangere anche il muro dell’1’57” netti, per un primato che resisterà quasi 8 anni, sino a fine agosto 1999.

Vi lascio soltanto immaginare quale sia l’attesa nel Capoluogo catalano in vista dei Giochi in programma dal 25 luglio al 9 agosto 1992 e nelle acque delle “Piscines Bernat Picornell” tutti gli occhi sono rivolti su di lui, l’unico in grado di far cadere il tabù di quel “malinconico zero” nella casella degli Ori per quanto riguarda il Nuoto per la Nazione iberica …

Sotto questo profilo, è quanto mai provvidenziale per il 23enne Martin svolgere la relativa preparazione a migliaia di chilometri di distanza, così da allentare la pressione, alla quale peraltro non può sfuggire al momento del raduno collegiale con gli altri componenti il Team spagnolo …

Come nella Rassegna iridata, il protocollo prevede come primo dei suoi tre impegni individuali la gara sui m.100 farfalla, utile soprattutto per “testare” lo stato di forma e le risposte non possono che essere rassicuranti, visto che al mattino del 27 luglio 1992 si qualifica per la Finale pomeridiana facendo registrare con 54”04, non solo il sesto miglior tempo di qualifica, ma anche il Record nazionale.

Limite peggiorato al pomeriggio con un 54”19 che gli vale il settimo posto, ad un solo 0”01 centesimo dalla sesta posizione, ma poco importa non potendo chiaramente vantare ambizioni di medaglia, mentre l’aver gareggiato è servito a distrarsi in vista dell’appuntamento clou costituito dai m.200 dorso in programma all’indomani ….

Nella tripla veste di Campione iridato ed europeo, nonché di primatista mondiale, è sin troppo scontato che tutto un Paese riponga in Lopez Zubero le proprie speranze di vittoria, confortate dalle batterie del mattino in cui fa registrare il miglior tempo di 1’59”22, pur se 7 degli 8 finalisti scendono sotto i 2’ netti, con la sorpresa dell’esclusione dalla Finale del più volte citato tedesco Richter, che ottiene appena il decimo tempo …

Sono le ore 18:00 del 28 luglio 1992 allorché tutto un popolo trattiene il fiato mentre Lopez Zubero scende in acqua per attaccarsi ai blocchi di partenza in quarta corsia, con il tedesco Tino Weeber alla sua destra ed il nostro Battistelli a sinistra, mentre Selkov prende il via in seconda corsia …

Ed è proprio il 21enne russo a giocare la “carta sorpresa”, nuotando i primi 50 metri in 28”06, ben 0”23 centesimi al di sotto del passaggio mondiale dello spagnolo, un vantaggio che mantiene alla virata di metà gara, dove transita in 58”12 (0”04 centesimi sopra al primato assoluto …), trascinando dietro di sé il giapponese Hajime Itoi, nel mentre Lopez Zubero sembra faticare a tenerne il ritmo …

Uscito bene dalla subacquea, lo spagnolo recupera su Selkov, ma alla virata dei 150 metri a mantenere la testa della gara è il sorprendente dorsista nipponico, prima di pagare lo sforzo nell’ultima vasca dove è risucchiato da Lopez Zubero e Selkov che, secondo pronostico, vanno a lottare per la medaglia d’oro sino all’ultima bracciata per una sfida che, con tutto il pubblico in piedi, premia alla fine lo spagnolo (1’58”47 ad 1’58”87) con tanto di record olimpico, mentre il podio è completato da Battistelli che, con un’imperiosa rimonta negli ultimi 25 metri, soffia il bronzo al temerario Itoi.

Missione compiuta, Lopez Zubero è riuscito in 18 mesi a completare il “tris europeo, olimpico e mondiale” che ogni atleta sogna in vita sua, con in più la gioia di aver raggiunto la “Gloria di Olimpia” proprio davanti ai suoi tifosi, ai quali spera di regalare una seconda soddisfazione sulla più breve distanza …

Sfida, questa, che va in scena due giorni dopo, il 30 luglio e per la quale lo spagnolo non parte, al contrario di quanto avvenuto sui 200 metri, con i favori del pronostico, che privilegiano i già citati “duellanti” Rouse e Tewksbury per una rivincita della sfida iridata, unitamente al recuperato altro americano David Berkoff, il quale vuole riscattare la beffa di Seul ’88, pur avendo perso il record mondiale, strappatogli da Rouse a fine agosto ’91 con 53”93 …

Che i due americani si siano presentati in ottime condizioni a Barcellona lo dimostra l’esito dei Trials, vinti dal primatista mondiale in 54”07 rispetto ai 54”65 di Berkoff, tempi difficilmente avvicinabili da Lopez Zubero che, difatti, fa registrare il quarto tempo in batteria con 55”37 precedendo Selkov, mentre Rouse parte in quarta corsia nella Finale pomeridiana con il canadese ed il connazionale ai lati …

Quanto la pressione dell’esser favorito possa incidere sull’esito di una gara lo testimonia proprio Rouse che, pur nuotando in un più che eccellente 54”04, si vede beffare da Tewksbury che con 53”98 gli soffia la medaglia d’Oro e ne sfiora il limite mondiale, che poi, ironia della sorte, Rouse ritocca a 53”86 nella prima frazione della staffetta 4x100mista.

E lo spagnolo, che fine ha fatto …? Una buona fine, viene da dire, visto che, pur non potendo andare oltre il quarto posto alle spalle di Berkoff, ferma i cronometri sul tempo di 54”96 che resta il suo “Personal Best” in carriera, a completamento del “Biennio d’Oro” della propria attività in piscina.

Ed anche se i ricordati, rispettivi tempi di 54”96 ed 1’56”57 non saranno più ritoccati da Martin Lopez Zubero, ad incrementarsi nel successivo quinquennio è la sua collezione di medaglie, tale da inserirlo di diritto quantomeno nella “Top Ten” di ogni epoca della specialità …

Con il passare degli anni, lo spagnolo intensifica la preparazione sulla più breve distanza – e, del resto, sui 200 metri aveva oramai vinto tutto – onde poter concentrare le maggiori energie in una gara più corta, ed i primi risultati si registrano ai Campionati Europei di Sheffield ’93, dove l’eterna sfida con Selkov si conclude in parità, nel senso che il russo riesce finalmente ad avere la meglio (1’58”09 ad 1’58”51) nella Finale dei 200 metri, per poi vedersi ricambiato con pari moneta (55”03 a 55”58) sui m.100, gara in cui Lopez Zubero mette in fila il terzo titolo consecutivo dopo Bonn ’89 ed Atene ’91.

La “resa dei conti” è fissata per inizio settembre ’94 in occasione della settima edizione dei Campionati Mondiali in programma a Roma, con lo spagnolo ad aver detto definitivamente detto addio allo stile a farfalla per dedicarsi esclusivamente al dorso, dove ha un titolo iridato da difendere …

Come di consueto, ad andare per primi in scena sono i 200 metri, con batterie al mattino e Finale al pomeriggio del 7 settembre ’94 e già in qualifica il russo si fa preferire essendo l’unico a nuotare sotto i 2’ (1’59”58), mentre Lopez Zubero fa registrare il terzo tempo …

Uno spagnolo che è pur sempre in grado di dire la sua, visto che al pomeriggio completa la propria fatica in un comunque valido 1’58”75, peraltro buono solo a tenere a bada l’americano Royce Sharp nella lotta per l’argento, poiché Selkov realizza con 1’57”42 sia il Record dei campionati che il suo “Personal Best” in carriera, così da cogliere il più prestigioso risultato della propria attività natatoria.

Ma, come accaduto agli Europei di Sheffield dell’anno prima, ecco Lopez Zubero “cambiare le carte” e far divenire la sua gara preferita quella dove sinora ha raccolto meno, ovvero i 100 metri in cui, ritiratosi Tewksbury, il favorito d’obbligo non può che essere uno solo, ovvero il primatista mondiale Rouse, il quale mantiene fede a tale ruolo facendo segnare il miglior tempo di 55”35 nelle batterie del mattino del 10 settembre …

Occhio, però, perché lo spagnolo non è distante, con il suo 55”62, ed ad accorgersene è proprio l’americano che al pomeriggio fornisce quella che, per lui, può considerarsi a pieno titolo una “controprestazione”, visto che il 55”51 con cui completa le due vasche gli vale a stento l’argento iridato, mentre Lopez Zubero coglie il suo secondo titolo mondiale andando a vincere con un eccellente 55”17, e Selkov conclude non meglio che quarto in 55”72, vedendosi sfumare il podio per soli 0”03 centesimi da parte dell’ungherese Tamas Deutsch.

Sicuramente appagato dagli incredibili risultati sinora ottenuti, Lopez Zubero si concede un anno sabbatico – che consente a Selkov di fare doppietta sui 100 e 200 metri dorso ai Campionati Europei di Vienna ’95, praticamente senza avversari – per recuperare parte del tempo perso negli studi universitari, avendo come ultimo obiettivo i Giochi di Atlanta ’96, visto che si svolgono nel suo Paese di nascita …

Aver superato la soglia dei 27 anni è già un limite abbastanza significativo per un nuotatore – ancorché Rouse abbia solo una primavera in meno – ma, con il programma olimpico ad aver invertito lo svolgimento delle gare, per il tuttora primatista mondiale questa è l’ultima occasione che gli si presenta per cogliere la Gloria olimpica in una gara individuale …

E, stavolta, a differenza di quattro anni prima a Barcellona, non se la fa sfuggire, nuotando la distanza in un convincente 54”10 ampiamente sufficiente a tenere a bada (54”98 e 55”02 rispettivamente …) la coppia cubana formata da Rodolfo Falcon e Neisser Bent, con quest’ultimo a negare a Lopez Zubero per soli 0”20 centesimi il secondo podio olimpico della sua carriera.

Americani che fanno doppietta sulla doppia distanza, con l’Oro che non sfugge a Brad Bridgwater (1’58”54 ad 1’58”99) sul connazionale Tripp Schwenk, con l’onore del Vecchio Continente ad essere stavolta salvato dal bronzo del nostro Emanuele Merisi, mentre Lopez Zubero conclude non meglio che sesto addirittura sopra i 2’ (2’00”74), cosa che nelle Finali delle grandi Manifestazioni non gli accadeva da 7 anni …

Per lo spagnolo sarebbe giunto il momento di dire addio, ma il fatto che l’edizione 1997 della Rassegna Continentale si svolga a Siviglia lo porta a continuare per un’ultima stagione per salutare il proprio pubblico, facendolo altresì nel modo migliore, ovvero completando un Palmarès di quattro titoli europei sui m.100 dorso, dove si afferma in 55”71 con Selkov solo terzo, dopo che quest’ultimo si era, a propria volta, aggiudicato il suo terzo titolo consecutivo sulla doppia distanza.

Esce così di scena il miglior nuotatore spagnolo di ogni epoca, tuttora l’unico ad aver conquistato una medaglia d’oro olimpica al pari di titoli iridati in campo maschile – nel settore femminile la penisola iberica ha dovuto attendere la recente esplosione della talentuosa e polivalente Mirela Belmonte Garcia per vedere affermarsi una propria rappresentante – che, se deve alla possibilità di allenarsi negli Usa parte dei propri successi, non va altresì dimenticato che il fatto di avere scelto di rappresentare la Spagna gli ha peraltro impedito di incrementare la propria collezione di medaglie avendo riferimento alle possibili vittorie con le staffette 4x100miste degli Stati Uniti …

Ovviamente, Trials permettendo, Martin, of course …

 

BRIAN GOODELL, ULTIMA STELLA DEL MEZZOFONDO USA, PRIVATO DELLA SFIDA PIU’ ATTESA

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Brian Goodell – da:swimmingworldmagazine.com

Articolo di Giovanni Manenti

Per chi ha la bontà di seguire questa rubrica, non è una novità il fatto ch’io ribadisca come il Nuoto sia entrato nella “Era Moderna” a partire dalle Olimpiadi di Monaco 1972, anche a seguito dell’inaugurazione, a partire dall’anno seguente, della Rassegna iridata, con 10 anni di anticipo rispetto all’Atletica Leggera …

Questa non è solo un’opinione soggettiva, bensì suffragata da dati quanto mai oggettivi, a riprova dei quali basti pensare che ai ricordati Giochi nel Capoluogo bavarese vengono migliorati ben 22 primati mondiali (12 maschili e 10 femminili) ed i record olimpici di ogni specialità e che a distanza di 12 mesi, alla prima edizione iridata di Belgrado ’73, crollano altri 13 primati assoluti (6 nel settore maschile e 7 in quello femminile) …

Questa ecatombe di primati trova la sua sublimazione in occasione dei Giochi di Montreal ’76, in cui Stati Uniti e Germania Est si dividono i rispettivi campi di affermazione – gli uomini per i primi e le donne per la seconda – con gli Usa a non fare “cappotto” solo grazie al successo dello scozzese David Wilkie sui m.200 rana, vedendo comunque migliorati 12 record mondiali sulle 13 gare in programma, al pari delle “Walchirie” dell’ex Ddr che falliscono solo il podio dei m.200 rana e della staffetta 4x100sl in un programma che vede comunque stabiliti 8 primati assoluti, uno eguagliato e 3 record olimpici migliorati.

Questo comporta che, nel citato quinquennio, si assista ad un rapidissimo cambio generazionale, con Campioni che nell’arco di una sola stagione vengono relegati dal ruolo di protagonisti a quello di comprimari, come se la Disciplina fosse presa da una frenesia sinora sconosciuta.

Un esempio, che è quello che prendiamo in esame quest’oggi, viene dalle gare più lunghe del programma olimpico, ovvero il mezzofondo a stile libero, caratterizzato dalle prove sui 400 e 1500 metri, per entrambe le quali il record mondiale maschile, nel ricordato arco temporale, viene migliorato ben 10 volte …

E, particolare da non trascurare, gli anni ’70 rappresentano altresì l’ultimo periodo in cui a dominare in tali specialità sono i nuotatori Usa che – eccezion fatta per i “Giochi dimezzati” di Los Angeles ’84 – non vedranno mai più un loro rappresentante trionfare sia in sede olimpica che, tantomeno, in quella iridata, così come stabilire un primato mondiale …

Vittima”, suo malgrado, di questo esponenziale cambiamento ai vertici è l’americano Tim Shaw – al quale abbiamo già dedicato apposito spazio – passato “dalle stelle alle stalle …” (si fa per dire …) in meno di un anno, lui che era stato il protagonista assoluto della stagione 1975 in cui, oltre a portare a 3’53”31 e 15’20”91 i rispettivi record mondiali sui m.400 e 1500sl, si era aggiudicato il titolo iridato su entrambe le distanze, oltre che sui m.200sl alla Rassegna di Cali ’75, tanto da essere nominato, per la seconda stagione consecutiva, “Male World Swimmer of the Year” (“Nuotatore dell’Anno”), da parte della rivista specializzata americana “Swimming World”.

Atteso come uno dei protagonisti ai Giochi di Montreal ’76, l’anno olimpico rappresenta un brusco risveglio per le ambizioni del non ancora 19enne Tim, ad iniziare da fine febbraio, allorché ai “Trials” australiani, Stephen Holland gli toglie il record sulla più lunga distanza, coprendo le 30 vasche in 15’10”89, ma il peggio deve ancora venire …

Alle sue spalle, difatti, nella Finale dei m.1500sl ai Campionati Mondiali di Cali ’75 era giunto – pur se con un distacco (15’28”92 a 15’39”00) di oltre 10” – l’allora 16enne Brian Goodell, autore di un sensazionale progresso nell’arco di una sola stagione da far riscrivere tutte le liste dei primati.

Nato il 2 aprile 1959 a Stockton, in California, Goodell emerge ai massimi livelli internazionali durante i suoi anni al Liceo, allorché fa parte del celebre Club dei “Mission Viejo Natadores (assieme ad un’altra stella del Nuoto Usa, il mistista Jesse Vassallo …) e mette in mostra – parole del suo Coach, Mark Schubert – “un’incredibile commistione di talento e determinazione da rendere facile il compito dell’allenatore …”, che poi traduce in pratica nel ricordato anno olimpico.

Il suo primo “Appuntamento con la Storia” avviene durante i Trials in programma dal 16 al 21 giugno ’76 a Long Beach, nella sua California, la cui prima giornata fa immediatamente capire a Tim Shaw come il vento sia decisamente cambiato, visto che nella Finale dei m.200sl giunge non meglio che quinto in 1’52”36 fallendo il pass per i Giochi, all’epoca ancora riservato a tre atleti per Nazione …

Due giorni dopo, però, vanno in scena i m.400sl, e nelle batterie del mattino Shaw dimostra una buona condizione, facendo segnare il miglior tempo di 3’53”74 (a soli 0”43 centesimi dal suo stesso limite mondiale), rispetto ai 3’54”03 di Goodell, così da ritenersi ancora in grado di mantenere la leadership della specialità …

Ipotesi che dura lo spazio di mezza giornata, poiché nella Finale pomeridiana, ancorché il primatista assoluto si migliori sino a 3’53”52, Goodell lo detronizza conquistando vittoria e record mondiale con il tempo di 3’53”08, facendo chiaramente intendere un cambio di gerarchie che viene a chiare tinte ribadito nella prova sulla più lunga distanza …

Nella Finale dei m.1500sl del 21 giugno, difatti, in cui un demoralizzato Shaw conclude staccatissimo in ottava ed ultima posizione in 15’45”29 – quasi 25” più lento del suo ex primato mondiale – Goodell riporta il record negli Stati Uniti, andando vicino ad infrangere la “barriera dei 15’ netti” con il suo 15’06”66, oltre 4” in meno di quanto nuotato da Holland appena quattro mesi prima, facendo valere la propria candidatura alla medaglia d’Oro olimpica su entrambe le prove.

A distanza di un mese esatto, il 19 luglio 1976, vanno in scena le batterie dei m.1500sl, con sin dalla prima serie ad essere migliorato il record olimpico di 15’52”88 (che in soli 4 anni sembra oramai risalente alla preistoria …) stabilito dall’americano Mike Burton ai Giochi di Monaco ’72, grazie al 15’37”61 realizzato dall’ungherese Zoltan Wladar, alle cui spalle si qualifica per la Finale, in 15”39”04, un 16enne sovietico di nome Vladimir Salnikov, destinato negli anni a seguire a scrivere la “Storia della specialità”.

Primato di brevissima durata, visto che già nella serie successiva l’americano Paul Hartloff – terzo ai Trials in 15’13”76 dietro a Bobby Hackett (15’12”75) – scende sino a 15’20”74, mentre i tre favoriti, Hackett, Holland e Goodell risparmiano energie, vincendo le loro batterie coi rispettivi tempi di 15’25”49, 15’25”93 e 15’34”11, che per quest’ultimo rappresenta poco più di un allenamento a ritmo lento …

Ben diversa la musica nella Finale che va in scena il giorno seguente, in cui le gerarchie vengono ristabilite, coi citati “Big Three” a fare il vuoto sin dalle prime vasche per staccarsi nettamente rispetto al resto dei finalisti – Wladar ed Hartloff compresi – ed andare a fare gara a sé.

Con il podio già virtualmente assegnato ben prima di metà percorso, la lotta per le medaglie fa sì che l’andatura sia quanto mai elevata, con Hackett a tenere la testa sino ai 950 metri, per poi essere superato da Holland nelle successive 7 vasche e quindi toccare a Goodell rilevarlo al comando, ma in ogni caso senza prendere un vantaggio decisivo, visto che alla campana che avverte mancare 100 metri all’arrivo, il terzetto è ancora più o meno sulla stessa linea …

A decidere le sorti di questa emozionante sfida è pertanto il rush finale nelle ultime due vasche, in cui il recente primatista mondiale fa valere le sue maggiori doti di velocista, nuotando le stesse in un 57”73 che gli consente di tenere a bada i rivali ed andare a trionfare nel nuovo record di 15’02”40, trascinandosi Hackett ed Holland i quali, dal canto loro, hanno ben poco da rimproverarsi, visto che, coi rispettivi tempi di 15’03”91 e 15’04”66, scendono anch’essi sotto il precedente limite.

Eh, sì, i tempi sono proprio cambiati, caro Tim Shaw, chiamato ad una prova d’orgoglio due giorni dopo, in cui sono previste batterie al mattino e Finale al pomeriggio dei m.400sl, magari sperando in cuor suo che il connazionale possa risentire della fatica a cui è stato sottoposto dalla massacrante prova sulla più lunga distanza …

Con il record olimpico a crollare per ben quattro volte in batteria, nella sesta serie è lo stesso Shaw a portarlo a 3’56”40, prima che nella successiva ed ultima Goodell nuoti la distanza in 3’55”24, tempi che fanno già intendere come nella Finale pomeridiana anche il primato assoluto abbia oramai i minuti contati …

Mai previsione è più facile da azzeccare, visto ciò che accade nella sessione pomeridiana, con anche Shaw ad avere ben poco da rimproverare a se stesso, visto che il 3’52”54 con cui conclude la gara è largamente al di sotto del limite stabilito da Goodell ai Trials, se non imprecare alla sfortuna di essersi trovato davanti proprio il fuoriclasse di Mission Viejo, il quale va a toccare in uno straordinario 3’51”93.

Goodell non riesce ad aggiudicarsi il titolo di “Man World Swimmer of the Year” a fine stagione, poiché lo stesso viene assegnato al connazionale John Naber – tre ori ed un argento a Montreal, avendo altresì migliorato i record sui m.100 e 200 dorso appartenenti alla leggenda tedesca orientale Roland Matthes – riconoscimento che, peraltro, si aggiudica l’anno seguente allorché migliora, il 27 agosto 1977 a Berlino, nel corso di un Meeting Usa-Ddr, il suo record sui m.400sl portandolo a 3’51”56 e, soprattutto, infligge il successivo settembre all’astro nascente Salnikov (solo quinto in Finale a Montreal sulla distanza…) la sua ultima sconfitta in una gara sui m.1500sl, restando lo “Zar delle Piscine” successivamente imbattuto in tale prova per ben 9 anni, sino alla Rassegna iridata di Madrid 1986 …

Cosa abbia fatto di Goodell in così poco tempo il più forte mezzofondista della sua epoca lo si deve ad un paio di circostanze, la prima una sorta di gioco messo in atto assieme al già citato compagno di allenamenti a Mission Viejo, Jesse Vassallo, con i due che per superare la noia delle lunghe ore trascorse in piscina immaginano di avere al loro fianco il miglior nuotatore al mondo, nonché una folla che incita dalle tribune, mentre la seconda, più realistica, la descrive il suo allenato all’Università di UCLA, Ron Ballatore, allorché afferma che: “la sua fame di vittoria l’ho riscontrata in pochi altri atleti, era in grado di richiamare le energie più nascoste allorché ciò si rendeva necessario per affermarsi …

Ed è proprio il passaggio dal Liceo all’Università che induce Goodell a saltare la stagione 1978 ai massimi livelli – quella in cui, peraltro, giunge a completa maturazione la stella di Salnikov, che fa suoi i titoli iridati sia sui m.400 che 1500dl ai Mondiali di Berlino ’78, pur non migliorando i primati dell’americano – per poi puntare alla conferma degli Ori olimpici ai Giochi che si svolgono a casa del rivale …

Per far ciò, Goodell – che durante il periodo universitario si aggiudica 9 titoli NCAA, vincendo per tre anni consecutive le gare sulle 500yds, 1650yds a stile libero, oltre alle 400yds miste – si presenta con rinnovato spirito ai “Giochi Panamericani” di San Juan di Portorico di inizio luglio ’79, dove non ha difficoltà alcuna ad imporsi sia sui m.400 (3’53”01) che sui m.1500sl (15’24”36), precedendo in entrambi i casi il brasiliano Djan Madruga, cui unisce altresì l’Oro con la staffetta 4x200sl.

Tutto il Mondo del Nuoto si aspetta di assistere alle Olimpiadi di Mosca 1980 ad una “sfida planetaria” tra il 21enne americano ed il 20enne idolo di casa Vladimir Salnikov – che nel corso del 1979 si è appropriato del record sui m.400sl nuotando due volte la distanza in 3’51”41 e 3’51”40, per poi scendere a 3’51”20 a fine febbraio ’80 – se ad impedirne l’esibizione non intervenisse la scriteriata decisione del Presidente Usa Jimmy Carter di boicottare i Giochi, con ciò rendendo una mera formalità la disputa dei Trials che, difatti, assumono detta simbolica denominazione svolgendosi in occasione dei Campionati nazionali di Irvine, in California, tra fine luglio ed inizio agosto ’80, a Rassegna olimpica in corso …

E non ha neppure senso fare i relativi paragoni tra i rispettivi tempi – suona altresì beffardo il ricordato “gioco immaginario” messo in atto da Goodell in allenamento, visto che stavolta il più forte nuotatore al mondo nuota per davvero, ma a migliaia di chilometri di distanza – così che nella Finale dei m.400sl, ad esempio, disputata il 31 luglio ’80 in California, a prevalere è Mike Bruner, che precede (3’52”29 a 3’52”99) l’ex primatista mondiale dopo che, una settimana prima nella Capitale moscovita, Salnikov si era aggiudicata la medaglia d’Oro con il tempo di 3’51”31 …

Un Goodell che, due giorni prima, si era aggiudicato il suo decimo titolo nazionale in Carriera scendendo sotto gli 8’ netti (7’59”68 per la precisione …) sulla distanza non olimpica dei m.800sl, per poi abbandonare le piscine il 2 agosto 1980 con un’anonima prestazione sui m.1500sl, conclusi non meglio che quinto in 15’34”75 (ben oltre mezzo minuto sopra il proprio “Personal Best” …!!), probabilmente sfiduciato dalla circostanza che, in quel di Mosca, Salnikov gli avesse tolto, giorni addietro, anche il primato su detta distanza, divenendo il primo uomo, con i suoi 14’58”27, ad infrangere la fatidica barriera dei 15’ netti …

Con ogni probabilità, il fuoriclasse sovietico si sarebbe aggiudicato ugualmente le due gare ai Giochi moscoviti, ma perché togliere la possibilità, sia agli appassionati, ma soprattutto ai diretti interessati, di vivere una sfida di così alto livello …??

Chissà se Carter se lo sarà mai posto, il quesito …

JANI SIEVINEN, UNA STELLA NEL GRIGIORE DEL NUOTO FINLANDESE

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Jani Sievinen in azione ai Giochi di Atlanta ’96 – da:gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

La bellezza del panorama olimpico sta nel consentire alle diverse Nazioni partecipanti alle varie edizioni dei Giochi, di cimentarsi negli Sport che più ne rappresentano le rispettive tradizioni, così come, al contrario, vi sono Paesi che, a dispetto di un elevato numero di medaglie complessivamente conquistato, “bucano” alcune discipline, nonostante queste siano largamente praticate nel resto del Pianeta …

Uno di questo casi riguarda la Finlandia, il cui medagliere ai Giochi parla di “qualcosa” come 303 medaglie (di cui 101 d’oro) conquistate – ed in cui la “parte del leone” la fa l’Atletica Leggera, con ben 114 allori di cui 48 Ori che la pongono addirittura al quarto posto riferendosi a detta singola specialità – cui fa da stridente contrasto quanto, viceversa, ottenuto da un altro Sport olimpico per eccellenza, vale a dire il Nuoto, in cui nessun atleta finlandese è sinora riuscito a salire sul gradino più alto del podio, potendo il Paese scandinavo vantare la “miseria” di un argento e tre bronzi nelle 25 edizioni cui ha preso parte.

Ed, addirittura, se si esclude il ranista Arvo Ossian Aaltonen – vincitore di due medaglie di bronzo ai Giochi di Anversa 1920 sui 200 e 400 metri rana – sino a fine anni ’80 nessun nuotatore di ambo i sessi ha mai avuto l’onore di salire su di un podio olimpico …

Una situazione che si modifica ad inizio della decade successiva grazie alle imprese di due coetanei, vale a dire lo stileliberista Antti Kasvio e, soprattutto, lo specialista dei misti Jani Sievinen, protagonista della nostra Storia odierna.

Nato a Vihti, cittadina di meno di 30mila anime posta a 30 chilometri a nordovest della Capitale Helsinki, il 31 marzo 1974 – tre mesi dopo Kasvio, che viceversa vede la luce il 20 dicembre 1973 – Sievinen appare per la prima volta alla ribalta internazionale allorché, appena 17enne, si presenta ai Campionati Europei di Atene ’91, ottenendo l’accesso alle Finali sia dei 200 che dei 400misti, giungendo quinto in 4’23”34 su quest’ultima – vinta dall’azzurro Luca in 4’17”81 – ed ottavo sulla più corta distanza, in cui, peraltro, otterrà le maggiori soddisfazioni a far tempo dalla stagione seguente.

Iscritto, difatti – come ogni buon mistista che si rispetti – anche in un’altra specialità, ovvero i m.100 farfalla in cui non raggiunge la Finale, Sievinen ha modo di mettersi in mostra ai Giochi di Barcellona ’92 nella gara dei m.200 misti, nelle cui batterie del mattino del 31 luglio realizza il miglior tempo, nonché “Personal Best” e primato nazionale all’epoca con 2’01”18, così da incutere un certo timore al dominatore della specialità, vale a dire l’imbattibile ungherese Tamas Darnyi – primo nuotatore ad infrangere la “barriera dei 2’ netti” con il record di 1’59”36 stabilito ai Mondiali di Perth ’91 – nonché al suo connazionale Attila Czene ed alla coppia americana formata da Greg Burgess e Ron Karnaugh …

La Finale del pomeriggio vede il 18enne finlandese esprimersi suoi medesimi livelli (2’01”28 il suo tempo), non sufficiente però a salire sul podio, visto che il bronzo spetta a Czene in 2’01”00 mentre la sfida per l’Oro è ancora una volta appannaggio (2’00”76 a 2’00”97) di Darnyi su Burgess.

Qualcosa però si sta muovendo in casa scandinava, visto che grazie a Kasvio, bronzo sui m.200sl alle spalle del russo Sadovyi e dell’eterno piazzato Anders Holmertz, la croce blu in campo bianco torna a salire su di un pennone nel corso di una cerimonia di premiazione olimpica, il che rappresenta sicuramente un incoraggiamento in vista degli appuntamenti europei e mondiali del successivo biennio .

La Rassegna Continentale di Sheffield ’93 rappresenta il definitivo riscatto del nuoto finnico grazie ai suoi citati alfieri, dato che Kasvio fa addirittura doppietta sui m.200 e 400sl – nel primo caso avendo la meglio (1’47”11 ad 1’47”25) sul Campione olimpico Sadovyi e, sulla più lunga distanza superando (3’47”81 a 3’48”14) l’idolo di casa Paul Palmer – ma anche Sievinen si fa rispettare.

Approfittando, difatti, dell’assenza di Darnyi nella gara dei m.200misti, ha l’occasione di riscattare la beffa subita da Czene ai Giochi catalani, superandolo nettamente nella relativa Finale, ma con in più l’aggiunta di un sensazionale tempo di 1’59”50 (rispetto al 2’00”70 dell’ungherese …) che lo pone a soli 0”14 centesimi dal limite assoluto di Darnyi.

Quest’ultimo impone la propria legge cogliendo l’ultima medaglia d’oro – la 16esima tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei … (!!) – di una straordinaria carriera facendo sua a fatica, per soli 0”27 centesimi (4’15”24 a 4’15”51) la Finale dei m.400misti, prima di ritirarsi, consapevole di lasciare l’eredità della specialità in buone mani …

Mai profezia si dimostra più veritiera in occasione della settima edizione dei Campionati Mondiali che si svolge a Roma ad inizio settembre ’94 e rappresenta il punto più alto nella Storia del Nuoto finlandese, con entrambi i suoi citati rappresentanti a cogliere un Oro ed un argento a testa.

A stile libero, Kasvio raggiunge il vertice iridato sui m.200 avendo la meglio con largo margine (1’47”32 ad 1’48”24) su Holmertz, con il bronzo appannaggio del neozelandese Danyon Loader – che due anni dopo, ai Giochi di Atlanta ’96, trionferà su entrambe le distanze – per poi inchinarsi (3’43”80, Record mondiale, a 3’48”55) solo al fuoriclasse australiano Kieren Perkins, con Loader ancora terzo, sulla distanza dei 400 metri, mentre le sfide di Sievinen sui misti hanno dell’epico …

La prima delle due gare in programma è quella della più lunga distanza, in cui, nelle batterie del mattino del 6 settembre, Sievinen fa segnare con 4’18”14 il secondo miglior tempo di qualificazione, inserendosi tra i due americani Eric Namesnik e Tom Dolan, con 4’16”48 e 4’19”17 rispettivamente.

La Finale del pomeriggio ribalta l’esito delle eliminatorie, con il finlandese a migliorarsi sino a 4’13”29 per un argento sicuro, visto che Namesnik coglie il gradino più basso del podio in 4’15”69, ma nulla può rispetto alla straordinaria impresa di Dolan che, coprendo le otto vasche in 4’12”30, addirittura migliora di 0”06 centesimi il limite mondiale stabilito da Darnyi alla Rassegna Iridata di Perth ’91 …

Che la kermesse romana dovesse segnare un cambio ai vertici della specialità se ne aveva sentore sin dal citato 1’59”50 si Sievinen agli Europei di Sheffield, ma ora toccava proprio a lui dimostrare di avere nelle braccia e nelle gambe detta possibilità in vista della sfida sui 200 metri, che va in scena cinque giorni dopo, l’11 settembre.

Con la coppia americana formata dall’argento olimpico Burgess e da Namesnik, con in più il sempre pericoloso Czene in agguato, le qualificazioni del mattino vedono il 20enne finlandese ottenere il miglior tempo con 2’00”94 con largo margine sulla coppia Usa e l’ungherese, viceversa racchiusi nello spazio di soli 0”12 centesimi, e vi è molta curiosità per vedere se, al pomeriggio, Darnyi perderà anche il suo secondo primato assoluto …

Transitato in 56”61 a metà gara – più veloce di 0”19 centesimi rispetto al record del Campione ungherese – Sievinen allunga decisamente nella frazione a rana, portando ad 1”62 il suo vantaggio sul citato primato all’ultima virata, per poi distendersi a stile libero ed andare a trionfare con larghissimo margine sia sui suoi avversari che sul precedente limite, fermando i cronometri sull’1’58”16 (ben 1”20 meglio di Darnyi), con le piazze d’onore appannaggio di Burgess e Czene, in 2’00”86 e 2’01”84 rispettivamente.

Un’impresa da “Guinness dei Primati”, quella di Sievinen, che lo proietta ai vertici della specialità e ne fa il logico favorito in vista dei Giochi di Atlanta ’96, in preparazione dei quali si presenta ai Campionati Europei di Vienna ’95, in programma a fine agosto …

In detta rassegna, che rappresenta il tramonto di Kasvio, Sievinen sfida il connazionale anche sulla distanza a lui più congeniale dei m.200sl, emergendo quale vincitore in 1’48”98 relegando Holmertz al suo consueto ruolo di “eterno secondo, mentre Kasvio completa la propria collezione di medaglie con il bronzo continentale, per poi non avere rivali nelle due prove sui misti.

Sulla più lunga distanza, difatti, rifila un distacco di 3”57 (4’14”75 a 4’18”32) al polacco Marcin Malinski, con l’azzurro Luca Sacchi bronzo, mentre sui 200 metri sforna un’altra eccellente prestazione che lo fa nuovamente scendere sotto l’1’59” netti, un 1’58”61 (a 0”45 centesimi dal proprio limite assoluto) al quale Czene non è in grado di replicare, concludendo ad oltre 2” di distacco, cronometrato in 2’00”88 …

L’importante è ora cercare di mantenere detto stato di forma in vista dell’appuntamento olimpico, ed in ogni caso gli squilli che provengono da oltre Oceano, in occasione dei Trials di inizio marzo ’96 ad Indianapolis parlano di un Dolan praticamente imbattibile sulla doppia distanza, visto che si afferma in 4’12”72, con Namesnik a fargli compagnia nella Capitale della Georgia, mentre nella gara in cui Sievinen è fresco primatista mondiale, i riscontri della coppia Dolan/Burgess (2’00”20 e 2’01”55) non sono tali da impensierire, almeno sulla carta …

Qualcosa però si inceppa nel meccanismo dell’oramai 22enne finlandese, che forse commette un errore di valutazione iscrivendosi anche sui m.200sl, le cui batterie si svolgono al mattino del 20 luglio ’96, n quanto ottiene l’ottavo tempo utile per qualificarsi per la Finale pomeridiana a pari merito (1’49”05) con il britannico Palmer, costringendolo ad altre quattro (inutili …) vasche di spareggio poiché, incredibile a dirsi, i due toccano contemporaneamente in 1’48”89 …!!

A questo punto, consapevole di non aver in ogni caso possibilità di medaglia, Sievinen rinuncia a favore del rivale – che, per notizia, giunge ottavo ed ultimo – onde non sprecare ulteriori energie in vista dell’impegno sui m.400misti in programma all’indomani …

Sforzo di cui, in ogni caso, risente nelle qualificazioni del mattino, che lo vedono concludere con il nono tempo (e pertanto primo degli esclusi dalla Finale …) di 4’23”13, un riscontro inguardabile rispetto alle prestazioni delle stagioni precedenti e che, a questo punto, mettono in dubbio anche quell’oro che sembrava scontato sulla più corta distanza …

E così, mentre Dolan e Namesnik fanno doppietta (4’14”90 e 4’15”25 rispettivamente …) con tempi superiori a quanto nuotato dal finlandese l’anno prima a Vienna, a Sievinen restano quattro giorni di tempo per cercare di recuperare una accettabile condizione e poter finalmente regalare al proprio Paese quella medaglia d’oro nel Nuoto sinora sempre sfuggitagli …

Forse per darsi una carica di autostima, nelle batterie del 25 luglio ’96 al “Georgia Tech Aquatic Center” di Atlanta, Sievinen realizza il miglior tempo di 2’01”05, così da prendere il via nella quarta corsia al pomeriggio, con gli altri favoriti più esterni, Czene e Burgess in prima e seconda e Dolan in settima …

Dopo una prima frazione a farfalla che vede prevalere il canadese Curtis Myden – il quale transita in 25”94, addirittura 0”23 centesimi al di sotto del record di Sievinen – la vasca a dorso è appannaggio di Czene, che vira a metà gara in 56”42, anch’egli più rapido per 0”19 centesimi del passaggio mondiale del finlandese, il quale non riesce a colmare il gap a rana – anche se il record è salvato, visto il transito in 1’30”87 dell’ungherese – per poi lanciarsi in un disperato tentativo di rimonta negli ultimi 50 metri a stile libero …

Nella frazione a lui più congeniale, Sievinen si stacca dal resto degli altri finalisti, recuperando bracciata dopo bracciata rispetto a Czene il quale, rendendosi conto che ha a disposizione “l’occasione di una vita”, cerca di resistere riuscendo nell’intento per soli 0”22 centesimi, sufficienti a garantirgli la “Gloria Olimpica” ed il relativo record dei Giochi, essendo sceso per la prima volta in carriera sotto i 2’ netti, con 1’59”91 rispetto al 2’00”13 del quanto mai deluso finlandese …

Crediamo che per Sievinen sia poca soddisfazione sapere che tuttora, ad oltre 20 anni di distanza, il suo è il miglior piazzamento mai ottenuto da un nuotatore del suo Paese alle Olimpiadi, scaricando negli anni a seguire la propria amarezza facendo incetta di medaglie nei poco frequentati Mondiali in vasca corta – 4 Ori e 2 argenti tra le edizioni di Hong Kong ’99, Atene 2000 e Mosca ’02 – mentre nelle altre grandi Manifestazioni internazionali la sua stella è oramai offuscata.

Fuori dal podio sia alle Rassegne iridate che olimpiche – 11esimo ai Mondiali di Perth ’98 ed ottavo in Finale ai Giochi di Sydney 2000 sui m.200 misti i suoi migliori successivi risultati nel successivo quinquennio – Sievinen raccoglie gli ultimi “spiccioli di gloria” a livello europeo, conquistando il bronzo sui m.200misti sia alle Rassegne Continentali di Siviglia ’97 ed Istanbul ’99, prima di avere un rigurgito di orgoglio avvicinandosi alla soglia dei 30 anni …

Ai Campionati europei di Berlino ’02, difatti, il 28enne finlandese riesce a scendere nuovamente sotto i 2’ netti, il che gli consente di tornare a salire sul gradino più alto di un podio, lasciando l’amaro in bocca (1’59”30 ad 1’59”83) al nostro Alessio Boggiatto, circostanza che gli dà la forza per cimentarsi nuovamente ai massimi livelli in occasione della Rassegna iridata di Barcellona ’03, visto altresì che, bene o male, nessuno è ancora stato in grado di battere il suo record mondiale, ad oltre 8 anni d distanza …

Peccato per Sievinen che il 2003 sia proprio l’anno della definitiva consacrazione del “Kid di Baltimora” Michael Phelps, che dapprima migliora il suo primato scendendo ad 1’57”94 a fine giugno, per poi far ancor meglio proprio nel capoluogo catalano, sia in semifinale (1’57”52) che in Finale facendo fermare i cronometri su di un incredibile 1’56”04 in una gara dove il finlandese rende comunque onore alla sua carriera con un più che onorevole quarto posto in 1’59”98.

Il passo di addio di Sievinen avviene l’anno seguente, ultimando il proprio Palmarès con l’argento alle spalle dell’austriaco Markus Rogan (1’59”79 a 2’00”43) alla Rassegna Continentale di Madrid ’04, per poi abbandonare l’attività dopo la deludente partecipazione alla sua quarta Olimpiade di Atene ’04, per poi ricevere dal Comitato Olimpico del proprio Paese l’onore di fungere da Portabandiera alla Cerimonia di Apertura dei Giochi di Londra 2012.

Un riconoscimento, a nostro modo di vedere, doveroso e quanto mai meritato …

 

REBECCA SONI ED IL QUINQUENNIO DA REGINA DELLO STILE A RANA

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Rebecca Soni – da:wikimedia.org

Articolo di Giovanni Manenti

Nel panorama natatorio americano, vi è una specialità che risulta particolarmente “indigesta” ai nipoti dello Zio Sam, sia in ambito maschile che femminile, vale a dire la Rana, basti pensare che, tra gli uomini, la bandiera a stelle e strisce non sale sul più alto pennone, nel corso delle cerimonie di premiazione, dall’edizione di Barcellona ’92, allorché si affermarono Nelson Diebel e Mike Barrowman, nelle rispettive prove dei 100 e 200 metri …

Analogamente, tra le Donne, sino ai Giochi di fine millennio svoltisi a Sydney 2000, sui m.100 rana si era registrata la sola vittoria di Cathy Carr a Monaco ’72, mentre sulla doppia distanza – facente parte del programma olimpico sin da Parigi 1924 – solo a Città del Messico nel 1968 era riuscita ad imporsi Sharon Wichman (!!).

Situazione che, ovviamente, non migliora con l’introduzione dei Campionati Mondiali, visto che l’acuto di Kristy Kowal sui 100 metri alla Rassegna iridata di Perth ’98 resta l’unica vittoria di una ranista statunitense su entrambe le distanze sino all’edizione di Barcellona 2003.

Il tutto sino all’entrata in scena, nel primo quinquennio del nuovo Secolo, della “nuotatrice modella” per eccellenza, ovverossia la splendida Amanda Beard che – estemporaneo successo di Megan Quann sui m.100 rana a Sydney 2000 a parte – si impone sui 200 metri ai Mondiali di Barcellona ’03, bissando tale successo, l’anno seguente, in occasione dei Giochi di Atene ’04 dopo che era salita in precedenza sul podio con l’argento di Atlanta ’96 ed il bronzo di Sydney, per poi lasciare spazio alla protagonista della nostra Storia odierna.

Ed a raccogliere l’eredità della Beard – in una specialità come quella della Rana, storicamente terreno fertile delle nuotatrici dell’Europa Orientale – non poteva che essere, diremmo quasi fatalmente, una ragazza americana “di seconda generazione”, in quanto figlia di genitori di origini ungheresi e rumene, trasferitisi negli Stati Uniti nel corso degli anni ’80, provenienti da Cluj, la seconda maggiore città della Romania.

Come accade a chi approda negli Usa, Peter e Kinga Szonyi, sono costretti ad “americanizzare” il loro cognome, che diviene Soni, ed è con questa dizione che il 18 marzo 1987 nasce a Freehold, nel New Jersey, Rebecca, colei cui il destino riserva il divenire la più medagliata ranista nella storia del Nuoto a stelle e strisce.

Sorella minore di Rita, anch’essa nuotatrice di ben più modesto livello, Rebecca inizialmente si dedica alla Ginnastica, per poi seguire le orme della congiunta dall’età di 10 anni, mettendo in mostra le sue qualità gareggiando per lo “Scarlet Aquatic Club” durante gli anni del Liceo vissuti alla “West Windsor-Plainsboro High School North”, tanto che i suoi progressi la portano ad essere inclusa nella Nazionale Usa, con cui si cimenta in un primo tentativo di qualificazione ai Giochi agli “Olympic Trials” di inizio luglio ’04 che si svolgono a Long Beach, in California.

Sono le selezioni della Beard, che si afferma su entrambe le distanze – sui 200 metri addirittura migliorando in 2’22”44 il record mondiale, appartenuto alla fuoriclasse australiana Leisel Jones – mentre la 17enne del New Jersey si ferma allo scoglio delle semifinali, chiuse con il quindicesimo tempo di 1’11”13 sui 100 metri e con l’undicesimo di 2’30”98 sulla doppia distanza.

I suoi progressi, convincono comunque la Federazione Usa a selezionarla, assieme alla Quann (ora divenuta Signora Jendrick a seguito del matrimonio contratto nel dicembre 2004 …) per le Universiadi di metà agosto ’05 in programma ad Izmir, in Turchia, facendosi valere con la conquista di due medaglie d’argento – alle spalle della Quann (1’08”20 ad 1’08”77) sui m.100 rana e preceduta d’un soffio, per soli 0”03 centesimi (2’27”81 a 2’27”84) dalla giapponese Megumi Taneda sulla doppia distanza – per poi nuotare la frazione a rana nella batteria della 4×100 mista, lasciando il posto alla Quann nella Finale che vede il quartetto Usa imporsi con facilità.

I netti miglioramenti cronometrici inducono i Tecnici a riporre speranze sulla 19enne Soni in vista dei Campionati Nazionali che si svolgono ad Irvine, in California ad inizio agosto 2006 e validi quale selezione sia per i successivi “Campionati Pan Pacifici” in programma a due settimane di distanza a Victoria, in Canada, che per la Rassegna Iridata di Melbourne ’07 che, come di consueto trattandosi dell’emisfero australe, è calendarizzata nella seconda metà di marzo.

Ma c’è un problema che affligge la giovane nuotatrice, in quanto è spesso soggetta ad aritmia cardiaca, ragion per cui i medici le consigliano di sottoporsi ad un intervento chirurgico per regolarne la relativa frequenza, operazione che si svolge a poche settimane dall’inizio dei Campionati, a cui prende ugualmente parte, ma che incide sulle relative prestazioni, classificandosi non meglio che decima in entrambe le prove, coi rispettivi tempi di 1’10”59 e 2’31”54, mentre a qualificarsi per entrambe le Manifestazioni sono la più volte ricordata Quann e Tara Kirk.

Ai “Campionati Pan Pacifici”, Kirk e Quann fanno doppietta, divise da soli 0”02 centesimi (1’07”56 ad 1’07”58) sui m.100 rana, nel mentre sulla doppia distanza il podio vede escluse le raniste americane, con la Quann ad essere la migliore in 2’27”98 che le vale la quarta piazza, mentre i Mondiali rappresentano l’apice della carriera dell’atleta di casa Leisel Jones, argento sui 50 metri – inserendosi tra le americane Jessica Hardy e Kirk, rispettivamente Oro e bronzo – e vittoriosa sia sui 100 che sui 200 metri, prove in cui Kirk e Quann si aggiudicano le rispettive medaglie di argento.

La Soni, dal canto suo, sfrutta il periodo di forzata assenza dalle grandi Rassegne internazionali per intensificare la preparazione e cogliendo significativi successi a livello universitario, essendosi iscritta alla “University of South California”, periodo durante il quale è imbattuta ai Campionati NCAA sulle 200yds, facendo suoi i titoli dal 2006 al 2009, cui unisce le vittorie sulle 100yds nel 2008 e 2009, stagione quest’ultima al termine della quale consegue la Laurea in Giornalismo e Comunicazione.

Nel frattempo, però, completamente ristabilitasi, aveva cercato di superare le “forche caudine” dei terribili Trials in vista dei Giochi di Pechino ’08, che si svolgono ad inizio luglio ad Omaha, nel Nebraska, e che comporta uno dei più controversi – e per la Kirk, quanto mai amari – casi nella storia delle Selezioni Olimpiche …

Molto più a suo agio sulla doppia distanza, la Soni giunge difatti solo quarta in 1’07”80 nella Finale dei 100 metri che vede staccare il pass per la capitale cinese Jessica Hardy con 1’06”87 davanti a Quann e Kirk che concludono (1’07”50 ad 1’07”51) divise da un solo 0”01 centesimo.

Tre giorni dopo, il 4 luglio, la Soni vince con ampio margine (2’22”60 a 2’25”13) sulla Beard la Finale dei 200 metri, così che la composizione della squadra per i Giochi sembra completa, se non fosse che la Hardy risulta positiva ad un controllo antidoping e, dopo le consuete controanalisi e ricorsi vari, l’1 agosto accetta spontaneamente di abbandonare il ritiro preolimpico per non turbare il Team.

Al suo posto dovrebbe subentrare la Kirk, ma, sfortunatamente per lei – che già aveva dovuto subire la beffa della mancata qualificazione in acqua per l’inezia di un solo 0”01 centesimo – il termine ultimo per presentare le liste di iscrizione ai Giochi è già scaduto ed ecco quindi che la Soni, a dispetto del quarto posto ai Trials, può partecipare anche alla gara dei 100 metri assieme alla Quann, essendo già inserita in squadra per la prova sulla doppia distanza.

Una “grazia ricevuta” che, peraltro, la 21enne di origini ungheresi dimostra in piscina di aver ben meritato, visto che nella gara inaugurale della specialità, vale a dire i 100 metri, si qualifica per la Finale del 12 agosto con il secondo tempo delle semifinali, sia pure a debita distanza (1’05”80 ad 1’07”07) dalla primatista mondiale Jones, con anche la Quann ad entrare nelle migliori otto.

L’atto conclusivo non ha molta storia quanto alla medaglia d’Oro, con la Jones già in netto alla virata dei 50 metri, dove transita in 30”63, trascinandosi alle spalle la connazionale Tarnee White, che precede (31”24 a 31”27) la 16enne russa Yuliya Efimova, mentre la Soni è quinta a metà gara, dietro anche (31”49 a 31”56) alla connazionale Quann …

Con quasi 1” da recuperare alla Campionessa e primatista mondiale, il gradino più alto del podio è una chimera, ma una vasca di ritorno nuotata in 35”17 (seconda solo alla Jones), consente alla Soni di recuperare, una dopo l’altra, le altre finaliste che la precedono – al pari dell’austriaca Mirna Jukic, addirittura sesta alla virata – così da cogliere un insperato argento con il tempo di 1’06”73 (all’epoca suo “Personal Best”), mentre la Jones conclude nel Record olimpico di 1‘05”17 (a soli 0”08 centesimi dal suo limite mondiale) e la Jukic completa il podio in 1’07”34.

Essere passata da una mancata qualificazione ai Trials all’argento olimpico è sicuramente una notevole iniezione di fiducia per la Soni, che ora si accinge a sfidare la Jones sulla distanza a lei più congeniale – dove comunque l’australiana detiene il primato assoluto con 2’20”54 stabilito l’1 febbraio ’06 a Melbourne – mettendo subito in chiaro le proprie ambizioni nella semifinale del 14 agosto, in cui registra il miglior tempo di 2’22”64 anche su di poco superiore al 2’22”17 con cui in batteria aveva tolto alla connazionale Beard (alla sua quarta Olimpiade ed incapace di superare il primo turno …) il record olimpico stabilito ad Atene quattro anni prima.

Alle spalle di Soni e Jones, le due semifinali fanno registrare una serrata sfida a livello europeo tra la norvegese Sara Nordenstam e la già citata Jukic, con la prima a stabilire il primato continentale in 2’23”79 nella prima serie e la seconda a migliorarlo di 0”03 centesimi nella seconda, così da candidarsi per il podio e, chissà mai, da eventuali “terze incomode” in caso di un passo falso delle due favorite …

Speranza quanto mai chimerica, e che affonda nella realtà della Finale, con due coppie a fare gara a sé, con la Jones a transitare per prima sia alla virata iniziale che a metà gara, ma con un vantaggio (1’07”23 ad 1’07”46) tutt’altro che rassicurante sull’americana, mentre le due rappresentanti del Vecchio Continente viaggiano anch’esse sulla stessa linea, con la Jukic a distaccare di poco (1’09”05 ad 1’09”19) la rivale norvegese.

Austriaca che incrementa leggermente il vantaggio (1’45”74 ad 1’46”00) all’ultima virata, mentre la Soni completa la rimonta, transitando ai 150 metri praticamente appaiata (1’43”70 ad 1’43”71) all’australiana, per poi esibirsi in una strepitosa ultima vasca, nuotata in 36”22, che la porta a concludere nel nuovo primato olimpico e mondiale di 2’20”22, lasciandosi alle spalle una stremata Jones che va a toccare in 2’22”05, nel mentre la sfida per il bronzo (nonché per il record europeo) va alla Nordenstam di misura sull’austriaca, con entrambe a scendere (2’23”02 a 2’23”04) sotto i rispettivi limiti stabiliti in semifinale.

L’ultima parola, però, spetta alla Jones, che nella Finale della Staffetta 4×100 mista, infligge nella frazione a rana un distacco di ben 1”37 (1’04”58 ad 1’05”95) alla Soni, che risulta determinante nel successo del quartetto australiano su quello Usa, dato che il margine all’arrivo (3’52”69 a 3’53”30, entrambe nettamente al di sotto del precedente limite mondiale) è di soli 0”61 centesimi, con altresì ognuna della altre tre frazioniste americane a far meglio delle rispettive rivali …

Quest’ultima annotazione a parte, i Giochi di Pechino ’08 certificano la Soni come “ranista numero 1” nel panorama natatorio Usa e, considerata l’ancor sufficientemente giovane età, la proiettano verso un quadriennio post olimpico con la mai troppo simpatica etichetta di “atleta da battere”.

Una veste che, peraltro, non sembra turbare più di tanto la 22enne del New Jersey, allorché si impone d’autorità ai Campionati nazionali di inizio luglio ’09 ad Indianapolis, facendo suoi i titoli su entrambe le distanze, togliendo a Jessica Hardy il record Usa sui 100 metri, nuotati in 1’05”34 per poi sfiorare il proprio limite sui m.200, dove conclude i 2’20”38, a soli 0”16 centesimi dal primato di Pechino.

Iscritta alla Rassegna iridata di Roma ’09 – che passa alla Storia per essere l’ultima in cui la FINA autorizza l’utilizzo dei “super costumi” in poliuretano che in un biennio avevano facilitato il crollo di record in ogni specialità – anche sulla “distanza sprint” dei m.50 rana, che aveva visto il suo esordio ai Mondiali nell’edizione di Fukuoka ’01, la Soni conferma il suo eccellente stato di forma sin dalla prima prova in programma, vale a dire i 100 metri.

Con la Jones ad essersi presa un anno sabbatico, l’americana deve vedersela con la crescita esponenziale della ricordata russa Efimova, nei cui confronti, peraltro, affibbia uno schiaffo non indifferente nelle semifinali del 27 luglio, nel nuotare la seconda serie esattamente 1” più veloce, facendo fermare i cronometri sul tempo di 1’04”84 che abbatte il primato mondiale dell’australiana.

Un exploit che la Soni quasi replica nella Finale del giorno dopo, vinta in 1’04”93 a dispetto della buona prova della 17enne russa che, con 1’05”43 unisce all’argento anche il primato europeo, mentre l’altra americana Kasey Carlson completa il podio con l’1’05”75 che le vale la medaglia di bronzo.

Dopo questo altamente promettente inizio, non si vede chi possa impensierire l’americana sulla doppia distanza, ma le semifinali del 30 luglio le riservano una sgradita sorpresa, nel senso che, dopo essersi aggiudicata la prima serie in un più che eccellente 2’20”93, nella seconda la semisconosciuta canadese Annamay Pierse (sesta in Finale l’anno prima ai Giochi di Pechino ’08 con 2’23”77 …) le toglie il record assoluto nuotando la distanza in 2’20”12, per soli 0”10 centesimi inferiore al precedente limite dell’americana.

Tale circostanza fa sì che la Soni commetta un clamoroso errore pagato a carissimo prezzo, ovvero, presa dalla frenesia di ritornare in possesso del primato, impone in Finale un ritmo troppo elevato in avvio, visto che al passaggio a metà gara viene cronometrata in 1’05”73 (tempo da Finale sui 100 metri …!!) ed ancora all’ultima virata, dove transita in 1’42”20, ha 1”22 di vantaggio sul passaggio record della canadese, nonché addirittura 2”46 sulla stessa e 2”59 sulla serba Nadja Higl, terza davanti alla Jukic, che segue con 1’45”06 …

E mentre tutti si aspettano di registrare l’ennesima impresa della 22enne americana, ecco la stessa improvvisamente come fermarsi nella vasca di ritorno, oramai svuotata di ogni residua energia, tanto da nuotare (si fa per dire …) gli ultimi 50 metri in quasi 40” (39”95 per l’esattezza …), facendosi rimontare una dopo l’altra dalle altre pretendenti al podio, salvando il quarto posto solo perché non vi erano più metri da percorrere, mentre la stupita Higl va a conquistare l’unico importante successo della sua carriera, con un tempo di 2’21”62 che rappresenta il nuovo Record europeo, precedendo la fresca primatista mondiale e l’austriaca, che le fanno compagnia sul podio con 2’21”84 e 2’21”97 rispettivamente.

A completare l’opera, il giorno dopo, 1 agosto 2009, le componenti la “Staffetta B” Usa della 4x100mista falliscono l’accesso alla Finale, obiettivo che, viceversa, non sfugge alla Soni nelle semifinali dei m.50 rana, ancorché si qualifichi solo con il settimo e penultimo tempo, ma l’indomani, giornata di chiusura della Rassegna iridata, dà fondo a tutte le sue residue energie impegnando la Efimova in un duello sul filo dei centesimi che vede la giovane russa prevalere di misura (30”09 a 30”11), con entrambe a migliorare il precedente limite assoluto di 30”23 della canadese Amanda Reason.

Una delusione, quella patita sui 200 metri a Roma, che la Soni memorizza nel biennio a seguire, in cui riesce finalmente a prendere parte ai “Campionati Pan Pacifici” ’10 che si svolgono ad Irvine, in California, sfruttando l’aria di casa per imporsi su entrambe le prove, in cui ha nettamente la meglio – 1’04”93 a 1’05”66 e 2’20”69 a 2’23”23 – sulla rediviva Leisel Jones, facendo suo anche l’Oro della staffetta 4x100mista, per poi iscriversi, per l’unica volta in carriera ai Mondiali in vasca corta che si svolgono a Dubai a metà dicembre, facendo “cappotto” nel salire sul gradino più alto del podio sia sui m.50 che sui 100 e 200 metri rana, subendo l’unica sconfitta – ma non per colpa sua, che anzi porta in dote alle compagne un vantaggio di 0”47 centesimi – con la Staffetta 4x100mista, dove a prevalere di un soffio (3’48”29 a 3’48”36) è il quartetto cinese …

Due appuntamenti di livello sicuramente inferiore, ma necessari per rinforzare il morale della ragazza del New Jersey, che è ora pronta ad affrontare, con rinnovata energia, le sue due ultime stagioni, che prevedono i Mondiali di Shanghai 2011 e le Olimpiadi di Londra 2012, con la legittima aspirazione di dimostrare ai massimi livelli come sia lei l’indiscussa “Regina del Nuoto a Rana”.

Ma nello Sport le parole restano fini a se stesse, occorre cimentarsi ed è lì che si hanno i responsi, dove è il cronometro a sancire chi vince e chi perde, e la prima gara della Rassegna iridata sono, come di consueto, i m.100 rana, in cui la Hardy aveva tolto alla Soni il record mondiale appena 10 giorni dopo averlo stabilito, scendendo ad 1’04”45 il 7 agosto 2009.

Soni che, comunque, dimostra tutta la propria volontà di confermare il titolo iridato di Roma 2009, nuotando la seconda semifinale in 1’04”91, appena 0”07 centesimi sopra quello che resta il suo “Personal Best” in Carriera, ben al di sotto dell’1’06”66 con cui la Jones si era aggiudicata la prima serie.

Superiorità che la 24enne di origini ungheresi conferma nella Finale del 26 luglio, prendendo la testa della gara sin dalle prime bracciate, virando già con 0”45 di vantaggio sull’australiana, poi dilatato all’arrivo che la vede trionfare per un lei, a questo punto, “comodo” 1’05”05, con la Jones ad incrementare la propria collezione di medaglie con l’argento in 1’06”25, mentre la cinese Ji Liping beffa per soli 0”04 centesimi (1’06”52 ad 1’06”56) la Efimova nella lotta per il bronzo.

Messo al sicuro il primo Oro, ancora in acqua due giorni dopo, per batterie e semifinali sulla doppia distanza, con ancora l’americana a far registrare il miglior tempo con i 2’21”03 con cui si aggiudica la seconda serie, rifilando ben 2”63 di distacco alla Efimova, che realizza comunque la seconda miglior prestazione tra le qualificate alla Finale del 29 luglio 2011.

Memore dell’esperienza romana, la Soni non forza i ritmi, pur guadagnandosi – con un passaggio di 1’08”05 a metà gara – un vantaggio di quasi 2” (1”88 per l’esattezza …) sulla russa, che poi riesce ad amministrare andando a concludere facendo doppietta in 2’21”47 rispetto ai “curiosi” 2’22”22 della Efimova.

Il giorno dopo, 30 luglio, sono in programma batterie e semifinali dei m.50 rana e batterie e Finale della staffetta 4x100mista, e la Soni stacca il biglietto per l’atto conclusivo sulla più corta distanza con il secondo miglior tempo (30”40 a 30”74) alle spalle della connazionale Jessica Hardy, per poi concentrarsi sulla staffetta mista.

E qui, compie una sorta di “piccolo capolavoro”, nuotando una frazione da 1’04”71 – le altre avversarie fanno registrare rispettivamente 1’05”91 la Efimova, 1’06”18 la Jones ed 1’06”27 la cinese Ji Liping – che dà al quartetto Usa un vantaggio incolmabile che lo porta a sfiorare in 3’52”36 il primato mondiale stabilito dal quartetto cinese in 3’52”19 ai Mondiali di Roma 2009.

Tre Ori su altrettante gare, per realizzare un fantastico “Poker” resta solo la Finale dei m.50 rana del 31 luglio, giorno di chiusura della rassegna iridata, ma sarebbe chiedere oggettivamente troppo, ed è ampiamente sufficiente il bronzo in 30”58 che la Soni si mette al collo, preceduta per soli 0”09 centesimi dalla Efimova, nel mentre la Hardy domina la prova in 30”19.

Una prestazione ampiamente confortante in vista del passo d’addio previsto per le Olimpiadi londinesi del 2012, alle quali la Soni si qualifica alle selezioni Usa di Omaha venendo inaspettatamente battuta sui m.100 (i 50 metri sono distanza olimpica solo a Stile libero …) dalla 20enne Breeja Larson (1’05”92 ad 1’05”99) nella Finale che vede la Hardy, terza, esclusa dai Giochi, mentre non ha alcuna rivale sulla doppia distanza.

Programma dei Giochi che prevede il 29 luglio batterie e semifinali dei m.100 con Finale il giorno dopo, quindi un giorno di riposo per poi affrontare l’1 agosto batterie e semifinali sulla doppia distanza con Finale all’indomani, e quindi chiusura con il 3 batterie ed il 4 agosto Finale della Staffetta 4x100mista.

Chiaramente data per favorita assieme alla Efimova, la Soni resta un po’ sbalordita nel vedere il suo tempo di 1’05”75 realizzato in batteria, migliorato nell’ultima serie dalla 15enne Ruta Meilutyte che, con 1’05”56 realizza il record nazionale, per poi scendere ad 1’05”21 in semifinale, che rappresenta altresì il primato europeo.

Negli anni ’70 non era raro vedere simili exploit realizzati da adolescenti, anche perché, in genere, i nuotatori abbandonavano l’attività intorno ai 20 anni, ma adesso la cosa fa più notizia e grande è la curiosità nel vedere se l’adolescente lituana sia in grado di gestire tre turni di gare, nonché l’emozione di trovarsi a sfidare per la medaglia d’Oro olimpica Campionesse oramai affermate.

Ma il detto “beata incoscienza” ben si addice alla ragazzina dell’Est Europa, che si getta in acqua dando fondo alle proprie risorse, il che la porta a virare in 30”56 con le sole Larson ed Efimova – passaggi di 30”85 e 30”90 rispettivamente – a cercare di tenerle il ritmo, solo per scoppiare nella vasca di ritorno e concludere non meglio che sesta e settima, mentre la Soni, quarta a metà gara con un distacco di 0”72 centesimi, amministra meglio le energie, recuperando bracciata dopo bracciata sino a raggiungere la Meilutyte proprio all’arrivo, ma quando si voltano per guardare il tabellone elettronico, esso indica una differenza di 0”08 centesimi (1’05”47 ad 1’05”55) a favore della 15enne lituana …

Magari non sarà stato di grande consolazione per la 25enne americana sapere che la Meilutyte è nata esattamente 10 anni ed un giorno (19 marzo 1987 …) dopo di lei, ma in ogni caso una medaglia olimpica non è mai da disprezzare, e poi i conti si fanno alla fine, ora c’è solo da riprendere fiato e concentrarsi sulle prossime gare, a cominciare da quella sulla doppia distanza, dove c’è il titolo di Pechino da difendere.

E poi, ci sarebbe anche un “conticino da regolare” con la canadese Pierse (ancorché non sia presente ai Giochi …) in merito a quell’exploit che ne aveva condizionato la Finale ai Mondiali di Roma, ed il cui primato ancora resiste, ma non per molto, visto che nella seconda semifinale dell’1 agosto la Soni lo migliora nuotando in 2’20”00 oltre 2” in meno del secondo miglior tempo, fatto registrare dalla danese Rikke Pedersen con il record nazionale di 2’22”23.

Nella Finale del giorno dopo, la favorita americana mette a frutto la propria esperienza acquisita nel corso degli anni mantenendo un ritmo costante – dopo una prima vasca in 32”49, le tre successive vengono coperte in 35”61, 35”85 e 35”64 – ampiamente sufficiente per controllare la 21enne giapponese Satomi Suzuki, che coglie l’argento eguagliando in 2’20”72 il record asiatico davanti alla Efimova che centra in 2’20”92 il nuovo Record europeo, mentre la Soni, bontà sua, toglie 0”01 centesimo al suo freschissimo limite, così da essere la prima nuotatrice al Mondo ad infrangere la barriera dei 2’20” netti …

Concludere la carriera con un ultimo Oro non sarebbe niente affatto male, e l’impresa riesce alla 25enne del New Jersey, fornendo il consueto, fondamentale, contributo nella frazione a rana della staffetta 4x100mista, nuotata in 1’04”82 per consentire al quartetto Usa – composto anche da Missy Franklin a dorso, Dana Vollmer a farfalla ed Allison Schmitt a stile libero – di migliorare in 3’52”05 il primato mondiale cinese.

Cala così il sipario sull’attività della più forte ranista americana di ogni tempo, capace – staffette a parte – di conquistare 9 medaglie, tra olimpiche ed iridate, nelle gare individuali, di cui 5 Ori, 3 argenti ed un solo bronzo, tanto da farla entrare a pieno titolo nell’elite della specialità.

Certo però, che se quella ragazzina avesse aspettato giusto un altro anno …

 

DMITRY SAUTIN, L’HIGHLANDER DEI TUFFI CAPACE DI OPPORSI AL DOMINIO CINESE

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Dmitry Sautin in un tuffo dal trampolino – da:zimbio.com

Articolo di Giovanni Manenti

C’è poco da girarci intorno, la verità è una sola ed incontestabile, vale a dire che, con l’ingresso della Cina nel panorama sportivo internazionale a far tempo dalle Olimpiadi di Los Angeles ’84, alcune discipline hanno radicalmente “cambiato padrone”, ed una di quelle che ha maggiormente risentito di questa nuova concorrenza è senza ombra di dubbio la specialità dei Tuffi.

Uno Sport che, fino ad allora, aveva visto la supremazia dei tuffatori americani – nella specialità dal Trampolino, dai Giochi di Anversa 1920 sino all’edizione di Barcellona ’92, su 16 occasioni solo a Monaco ’72 l’Oro sfugge ai rappresentanti dello Zio Sam – fatta salva la splendida parentesi dell’azzurro Klaus Dibiasi dalla Piattaforma, in campo maschile, con anche una discreta superiorità, sia pure meno netta, anche nel settore femminile.

Campo, quest’ultimo, che l’arrivo delle tuffatrici cinesi ha completamente ribaltato, mentre tra i maschi, inizialmente, ci è voluta tutta la classe del leggendario Greg Louganis per respingere l’attacco al suo trono da parte di Tan Liangde e Xiong Ni alle citate Olimpiadi californiane del 1984 ed alle successive di Seul ’88.

Uscito di scena forse il più grande esponente di ogni epoca in tale Disciplina, si poteva pensare che per i cinesi non vi fossero più ostacoli al loro dominio, in particolare da quando – a far tempo dai Mondiali di Perth ’98 per ciò che riguarda la Rassegna iridata e dai Giochi di Sydney 2000 per quanto attiene al panorama olimpici – vengono introdotte due nuove specialità, ovverossia i tuffi (sia dal Trampolino che dalla Piattaforma) sincronizzati, vale a dire eseguiti in coppia, in cui gli esponenti del più popolato Paese del Pianeta forniscono delle esibizioni al limite della perfezione.

C’è però qualcuno che la pensa diversamente, e che in una lunghissima Carriera durata ben 20 anni, fa di tutto per mettere loro il più classico dei “bastoni tra le ruote” e, per giunta, riuscendovi anche, dimostrandosi uno degli ultimi grandi interpreti di tale Disciplina del Vecchio Continente, peraltro degno successore di una tradizione radicata nel suo Paese, la Russia.

Dmitry Sautin, poiché è di lui che stiamo parlando, nasce il 15 marzo 1974 a Voronez, nella Russia orientale al confine con l’Ucraina, viene indirizzato alla pratica dei tuffi da una sua insegnante elementare allorché ha appena 7 anni, avendone intuito il talento naturale che lo accompagna in tutta la sua carriera, anche se la stessa rischia di abortire sul nascere.

Sautin ha difatti appena avuto modo – a soli 17 anni e dopo non essere stato selezionato per i Mondiali di Perth ’91 data la sua giovane età – di mettersi in mostra alla Coppa del Mondo svoltasi a Winnipeg, in Canada, dove si classifica secondo dalla Piattaforma tra i due cinesi Sun Shuwei e Xiong Ni (rispettivamente Oro ed argento alla citata Rassegna iridata …), quando viene ferito a colpi di pugnale in un agguato alla fermata dell’autobus, il che lo costringe a trascorrere due mesi in Ospedale, recuperando fortunatamente la miglior forma fisica in vista del primo grande appuntamento della sua carriera, ovvero i Giochi di Barcellona ’92.

Già con una prima medaglia conquistata agli Europei di Atene ’91, grazie all’argento dalla Piattaforma alle spalle del connazionale Vladimir Timoshinin, Sautin fa il suo debutto nel panorama olimpico – che da lì ai successivi 16 anni diviene una sorta di sua “seconda casa” – nelle qualificazioni dal Trampolino del 28 luglio ’92, ottenendo l’accesso alla Finale a 12 del giorno dopo con il sesto miglior punteggio, peraltro ininfluente, poiché all’atto conclusivo si riparte tutti da zero.

E qui Sautin mette in mostra quella che risulta la sua principale caratteristica durante l’intera attività agonistica, vale a dire una assoluta regolarità di prestazioni, non scendendo mai sotto il 6,5 nelle valutazioni del Giudici, con la migliore esecuzione al decimo e penultimo tuffo, premiato con quattro 8,5 e tre 8,0, il che gli consente di occupare il gradino più basso del podio con 627,78 punti complessivi, mentre il cinese Tan Liangde – argento sia a Los Angeles ’84 che a Seul ’88 alle spalle di Louganis – vede svanire, oramai 27enne, la sua ultima possibilità di Gloria olimpica con un’indecisione al penultimo tuffo a causa della quale viene battuto (676,53 a 645,57) dall’americano Mark Lenzi.

Un buon inizio per il 18enne russo che, sei giorni dopo nella Finale dalla Piattaforma, non si conferma, classificandosi sesto in una Finale che vede il trionfo di Sun Shuwei, il quale conferma il titolo iridato dell’anno prima, avendo nettamente la meglio (677.31 a 633,63) sull’americano Scott Donie, con il connazionale Xiong Ni (coetaneo di Sautin, di soli due mesi maggiore …) a cogliere il bronzo.

Quella tra Sautin e Xiong Ni – che a soli 14 anni aveva conteso l’Oro dalla Piattaforma a Louganis ai Giochi di Seul ’88, venendo beffato (638,61 a 637,47) per l’inezia di 1,14 punti – è una rivalità che caratterizza le sfide olimpiche nelle ultime due edizioni di fine secolo, con il russo ad aprire l’anno ’93 piazzandosi alle spalle del cinese alla Coppa del Mondo svoltasi a Pechino ad inizio gennaio, per poi iniziare a fare incetta di medaglie europee, con l’Oro dalla Piattaforma e l’argento dal Trampolino alla Rassegna continentale di Sheffield ’93, manifestazione che serve in futuro a Sautin come una “sorta di allenamento” in vista delle sfide con gli asiatici, tanta è la sua superiorità rispetto ai tuffatori del vecchio Continente …

Ben diverso è, pertanto, l’impegno che lo attende in occasione della sua prima partecipazione iridata, vale a dire i Campionati Mondiali di Roma ’94, dove debutta nella Finale dal Trampolino del 4 settembre, in cui il cinese Yu Zhuocheng conferma la superiorità dimostrata in qualificazione affermandosi con il punteggio complessivo di 655,44 ma con Sautin ad impedire la doppietta asiatica inserendosi al secondo posto (646,59 a 638,22) rispetto all’altro cinese Wang Tianling.

Sicuramente una valida iniezione di fiducia in vista dell’oramai divenuta tradizionale sfida con il duo mandarino Sun Shuwei/Xiong Ni dalla Piattaforma, con quest’ultimo a precedere il connazionale in qualificazione, mentre Sautin ottiene solo il settimo miglior punteggio.

Abituato a dare il meglio di sé allorché ci si giocano le medaglie, il 20enne russo compie un percorso scevro da errori nella Finale dell’8 settembre ’94 – tutto il contrario di Xiong Ni, il quale commette un paio di incertezze che lo relegano in una, per lui, inusitata quinta posizione – riuscendo alfine ad avere la meglio con ristretto margine (634,71 a 630,03) su Sun Shuwei, mentre Timoshinin completa il trionfo russo andando ad occupare il terzo gradino del podio.

Un Timoshinin che, l’anno seguente, si impone proprio dalla Piattaforma ai Campionati Europei di Vienna ’95, in cui Sautin si classifica terzo alle spalle anche del tedesco Jan Hempel, dopo averlo peraltro preceduto nella Finale dal Trampolino, ed essersi aggiudicato il titolo in detta specialità alla Coppa del Mondo di inizio marzo ’95 svoltasi ad Atlanta, sede dei Giochi dell’anno seguente, superando il “rivale storico” Xiong Ni che, dopo la negativa esperienza dei Mondiali di Roma, ha deciso di abbandonare la Piattaforma per dedicarsi al Trampolino.

Appuntamento, quindi, a fine luglio nella Capitale della Georgia, con il regolamento ad introdurre una seconda fase di qualificazione, ovvero inserendo dopo il turno preliminare una serie di Semifinale per stabilire i 12 finalisti, i cui punteggi si sommano a quelli dei tuffi di Finale.

E, come suo solito, Sautin si risparmia nel turno preliminare, per poi dare il meglio di sé nei cinque tuffi di Semifinale, in cui raccoglie 229,74 punti, stesso identico “score” del campione olimpico in carica Mark Lenzi ed a stretto contatto con Xiong Ni, che capeggia la graduatoria con 231,45 attendendosi, pertanto, una sfida quanto mai accesa nei sei tuffi di Finale.

L’innovazione regolamentare non ha, in pratica, fatto altro che “spezzare in due” i precedenti 11 tuffi di Finale, facendo sì che i primi 5 contribuissero a determinare i 12 finalisti, consentendo altresì agli atleti un periodo di riposo nelle relative esibizioni, programmate le prime al mattino e le seconde al tardo pomeriggio …

Forse proprio questo “tardo pomeriggio” che, per esigenze televisive, diviene “sera inoltrata”, poiché la serie finale va in scena alle 22:00 ora locale, determina una delle rare “controprestazioni” di Sautin che, prima del tuffo conclusivo, è pur sempre ancora in lizza per una medaglia, in virtù dei suoi 584,28 punti rispetto ai 594,09 di Lenzi, mentre Xiong Ni sta eseguendo una serie perfetta e comanda dall’alto dei suoi 613,74 davanti al connazionale Yu Zhuocheng, autore di una imperiosa rimonta.

E, dopo che Yu Zhuocheng ha messo al sicuro l’argento con un’ultima esecuzione premiata con 83,16 punti, Sautin esegue lo stesso tuffo dell’asiatico, ovvero un salto mortale e mezzo rovesciato con tre avvitamenti e mezzo (coefficiente di difficoltà 3,3) caratterizzato da un’incertezza pagata a caro prezzo (60,39 il responso della Giuria), mentre al contrario Lenzi ottiene, grazie ad un coefficiente di difficoltà di 3,5 del suo tentativo, il punteggio più alto rispetto a tutti i tuffi della serie conclusiva, ottenendo un 92,40 che per poco (690,93 a 686,49) non gli consente di raggiungere Yu Zhuocheng per l’argento, mentre Xiong Ni, regale come suo solito, “sfora la barriera dei 700 punti” unendo al suo primo Oro olimpico il totale di 701,46 …

Si è solito dire che i veri Campioni si vedono nelle difficoltà, ed il quinto posto conclusivo (superato anche dall’altro americano Scott Donie) invece di abbattere Sautin, fornisce al medesimo la giusta carica per affrontare la prova dalla Piattaforma, il cui turno preliminare va in scena l’1 agosto, ed il giorno seguente si svolgono semifinali al mattino e Finale alla sera.

Con il ristretto lotto dei favoriti costituito dalla coppia russa Sautin/Timoshinin, dai rinnovati cinesi Xiao Hailiang e Tian Liang (di 19 e 17 anni, rispettivamente …) e dal sempre pericoloso tedesco Hempel, il fuoriclasse russo conclude al comando i primi due turni, ma nei 5 tuffi di semifinale ottiene un punteggio leggermente inferiore (197,22 a 194,64) rispetto ad Hempel, che così parte con un lieve vantaggio nel turno serale che assegna le medaglie, nel mentre Timoshinin è oramai fuori dalla corsa per il podio avendo realizzato solo l’undicesimo punteggio …

Un vantaggio che il tedesco si vede rimontare sin dal primo tuffo di Finale, con Sautin assolutamente perfetto delle sue prime quattro esibizioni (tre migliori punteggi ed un secondo) che gli consentono di scavare un solco incolmabile (525,60 a 476,55) a due tuffi dal termine rispetto ad Hempel, nel frattempo superato con 484,32 punti anche da Xiao Hailiang.

Il tedesco si ritrova con due ultime esecuzioni da “circoletto rosso” – premiate con 93,84 (tre 9,5 e quattro 9,0) e 92,88 (due 9,0 quattro 8,5 ed un 8,0) – che gli consentono di riprendersi l’argento (663,27 a 658,20) rispetto a Xiao Hailiang, mentre Sautin, dal canto suo, corona una eccellente prestazione con un ultimo tuffo valutato 90,24 – solo per il minor coefficiente di difficoltà, visto che i giudici gli assegnano un 10,0 quattro 9,5 e due 9,0 – per la sua prima medaglia d’Oro olimpica.

L’aver raggiunto il Trono di Olimpia è la giusta molla che permette a Sautin di vivere il suo “Anno di Gloria” assoluta tra il 20 gennaio 1997 ed il 18 gennaio ’98, periodo in cui non conosce sconfitta, ad iniziare dalla Coppa del Mondo ’97 che si svolge a Città del Messico e che lo vede primeggiare sia dal Trampolino che dalla Piattaforma, per poi affermarsi dal Trampolino ai Campionati Europei di Siviglia e quindi presentarsi come grande favorito su entrambe le prove alla Rassegna iridata di Perth che si svolge ad inizio gennaio ’98, dato anche il ritiro (solo temporaneo, però …) di Xiong Ni.

Mai come stavolta si può affermare come “gli assenti hanno sempre torto”, e liberato anche da una certa soggezione nei confronti del rivale cinese, Sautin da fondo a tutta le propria tecnica che lo vede sempre realizzare i migliori punteggi ad ogni serie di gare …

Si inizia con i tuffi dal Trampolino, e dopo il primo turno preliminare è già in testa con 430,29 punti rispetto ai 418,86 del cinese Zhou Yilin, anche se tali punteggi sono gli unici che non concorrono alla Classifica conclusiva, per poi far meglio anche (246,32 a 224,31) nei 5 tuffi di Semifinale, potendo così affrontare l’ultima serie di 6 tuffi con un buon margine che Sautin non si limita ad amministrare, ma al contrario incrementa sino a laurearsi Campione Mondiale con un totale di 746,79 punti rispetto ai 694,92 di Zhou Yilin ed ai 651,60 dell’altro russo Vassily Lissovsky.

Cinque giorni dopo, il 18 gennaio ’98, è di scena la sfida dalla Piattaforma, dove a contendere a Sautin la conferma del titolo iridato conquistato a Roma sono, oltre ai soliti Hemnpel e Timoshinin, la coppia cinese formata da Sun Shuwei e Tian Liang.

Dopo il turno preliminare ed i 5 tuffi di Semifinale, Sautin ha già totalizzato 720,78 punti – di cui 203,79 da portare in dote nella serie finale, contro i 193,11 di Hempel, i 184,17 di Tian Liang, ed i 182,85 di Sun Shuwei – provvedendo, anche in questo caso, a dilatare il distacco nella serie conclusiva, mettendosi al collo il secondo Oro con un punteggio record di 750,99 rispetto ai 699,30 punti di Tian Liang ed ai 624,15 di Hempel.

Non sappiamo se siano stati i successi del suo rivale a far tornare a Xiong Ni la voglia di cimentarsi ancora in piscina, fatto sta che ai Giochi di fine Millennio i due hanno modo di confrontarsi nuovamente, dopo che Sautin ha incrementato il proprio Palmarès con il titolo europeo dalla Piattaforma alla Rassegna Continentale di Istanbul ’99, per poi prepararsi nel modo migliore all’appuntamento olimpico nell’edizione di Helsinki 2000, che va in scena ad inizio luglio.

Come ricordato, già da alcuni anni il calendario propone anche le prove sincronizzate, sia dal Trampolino che dalla Piattaforma, e Sautin, che ai Mondiali di Perth ’98 aveva fatto sì che per la Russia partecipasse la coppia costituita da Igor Lukashin/Aleksandr Varlamov, decide di provare una tale opportunità agli Europei finlandesi, scegliendosi come compagno Alexander Dobroskok dal Trampolino ed il citato Lukashin dalla Piattaforma.

Ed i risultati – dopo che ad inizio gennaio aveva preso confidenza con il “Sydney International Aquatic Centre” dove si sarebbero svolti i Giochi aggiudicandosi la Coppa del Mondo dal Trampolino e giungendo secondo dalla Piattaforma – non possono essere più lusinghieri, visto che ai quasi scontati successi nelle due gare individuali, Sautin abbina il titolo continentale nel sincro dalla Piattaforma e l’argento dal Trampolino, superato dalla coppia tedesca formata da Andreas Wels e Tobias Schellenberg.

Con queste credenziali, Sautin si presenta ai Giochi di Sydney iscrivendosi a tutte e quattro le prove – mantenendo altresì gli stessi partner nei tuffi sincronizzati – il cui debutto, costituito dalla gara a coppie dalla Piattaforma, non potrebbe essere più beneaugurante, visto che, in coppia con Lukashin, si impone con il punteggio di 365,04 davanti alla coppia cinese formata da Hu Jia e Tian Liaing, cui è fatale un’incertezza nel penultimo tuffo, che chiude con 358,74 precedendo i tedeschi Hempel e Meyer.

Un inizio quanto mai promettente, cui fa seguito, il 26 settembre, la gara individuale dal Trampolino, in cui Sautin fa registrare nei 5 tuffi di Semifinale il miglior punteggio di 240,24 rispetto ai 235,92 punti del bronzo dalla Piattaforma di Atlanta ’96, Xiao Hailiang ed ai 234,36 del messicano Fernando Platas, mentre il rientrante Xiong Ni, dopo essere stato il migliore del turno preliminare, segue a quota 230,40 …

Quasi 10 punti di margine sul suo più pericoloso avversario può sembrare un vantaggio possibile da amministrare, tanto più che nei primi due tuffi della serie finale, eseguiti alla perfezione, il distacco si dilata, con Sautin a guidare con 412,98 punti, mentre si infiamma la lotta per l’argento tra Platas e Xiao Hailiang, divisi da poco più di un punto (391,83 a 390,60) e Xiong Ni sembra pentirsi di essere tornato a gareggiare, apparendo oramai definitivamente staccato a quota 382,35 …

Come risaputo, una delle doti degli atleti asiatici – e cinesi in particolare – è quella di saper controllare la propria emotività, ed il Campione olimpico di Atlanta ne dà conferma nei due successivi turni di salti, allorché si rimette decisamente in gioco, issandosi a quota 544,95 punti, ad un soffio da Platas, ancora provvisoriamente secondo con 545,73 ed avvicinando Sautin, pur sempre al comando con 560,58 mentre Xiao Hailiang dà l’addio ad ogni pretesa di podio.

Sentire avvicinarsi Xiong Ni non deve essere affatto piacevole per Sautin, che esegue un penultimo tuffo in sicurezza, mantenendo la testa con 638,10 punti, mentre Xiong Ni scavalca (627,12 a 624,78) Platas nella lotta per l’argento, prima di affrontare l’ultima serie che lo vede cimentarsi per primo tra i tre pretendenti al podio ed eseguire un tuffo premiato con un 81,60 utile solo a tenere alle spalle per soli 0,30 centesimi di punto un Platas la cui ultima prova viene valutata 83,64 per un totale di 708,42 rispetto al 708,72 del cinese.

Pochi sono disposti a scommettere sul mancato Oro di un Sautin cui basta ottenere 70,63 punti per aggiudicarsi la vittoria, ma l’emozione stavolta lo tradisce e l’appena 65,10 di valutazione (tre 6,5 tre 6,0 ed un 5,5) lo fa scivolare dal primo al terzo gradino del podio, per la più amara della sua collezione di medaglie.

Una delusione quanto mai difficile da digerire, specie se, due giorni dopo, Xiong Ni, assieme a Xiao Hailiang, domina la gara a coppie dal Trampolino con 365,58 punti ed ampio margine sia sul duo Sautin/Dobroskok che sugli australiani Newbery/Pullar, argento e bronzo con 329,97 e 322,86 punti rispettivamente.

Resterebbe ancora un’opportunità, costituita dalla prova individuale dalla Piattaforma, ma un Sautin mai veramente in lizza per il successo si deve accontentare del gradino più basso del podio, alle spalle della coppia cinese, che vede Tian Liaing cogliere il primo Oro individuale della sua carriera, precedendo (724,53 a 713,55) il 17enne Hu Jia.

Tornare a casa da un’Olimpiade con quattro medaglie non è cosa da tutti, anche se l’amarezza per l’Oro svanito all’ultimo tuffo è dura da buttar giù, ma Sautin trova la forza per reagire da par suo, ovvero presentandosi nelle due gare dal Trampolino ai Mondiali di Fukuoka ’01 e, dopo il bronzo nel sincro assieme a Dobroskok nella Finale vinta dalla nuova coppia cinese formata da Peng Bo e Wang Kenan, conferma il titolo individuale di Perth ’98 avendo la meglio (725,82 a 717,37) su Wang Tianling per quella che, si badi bene, è l’unica gara maschile che gli specialisti asiatici non riescono a far loro, a dimostrazione una volta di più di come l’oramai 27enne russo sia l’unico sulla faccia del Pianeta in grado di tener loro testa.

Un esito, quello nelle due prove dal Trampolino, che si ribalta – dopo che Sautin ha fatto doppietta agli Europei di Berlino ’02, stavolta cambiando partner, Dimitri Balbakov, nel sincro – in occasione della Rassegna iridata di Barcellona ’03, in cui si aggiudica l’Oro nei tuffi sincronizzati, davanti ai cinesi Wang Tianling/Wang Feng, essendo tornato a far coppia con Dobroskok, il quale coglie il più importante successo della sua carriera affermandosi nella gara individuale, precedendo (788,37 a 780,84) Peng Bo, con Sautin, terzo, pur sempre a medaglia-

Avvicinandosi alla soglia dei 30 anni, molti tuffatori generalmente abbandonano la scena – tanto per fare un esempio, Dibiasi si era ritirato a 29 anni e Louganis a 28 – ma ciò non fa parte della mentalità di un agonista come Sautin, il quale si presenta alla sua quarta partecipazione olimpica ai Giochi di Atene ’04, oramai iscritto alle sole prove dal Trampolino.

La consolidata coppia con Dobroskok stavolta non brilla, classificandosi non meglio che settima in una Finale che passa alla Storia per l’incredibile errore all’ultimo tuffo della coppia cinese Peng Bo/Wang Kean, penalizzato con uno “zero” che la vede precipitare dal primo all’ottavo ed ultimo posto, come dire che “nessuno è perfetto” …

Ma l’anziano leone trova ancora la forza per ruggire e, con una gara priva di errori, riesce a totalizzare 753,27 punti nella Finale individuale, sufficienti a tenere a bada Wang Feng per il terzo gradino del podio, nonché ad impensierire il canadese Alexandre Despatie (che conclude con 755,87 …) nella lotta per l’argento, mentre Peng Bo riscatta la delusione del sincro trionfando dall’alto dei suoi 787,38 punti, record assoluto.

Chiunque nei panni di Sautin si sarebbe dichiarato ampiamente soddisfatto della propria carriera – 7 medaglie olimpiche in quattro partecipazioni ai Giochi – ma non lui che, dopo un anno sabbatico, si presenta nuovamente alla Rassegna Continentale di Budapest ’06 per confermare di poter essere sconfitto da chiunque ma non da un tuffatore europeo, conquistando il suo ennesimo titolo dal Trampolino precedendo (496,10 a 479,95) l’ex scudiero Dobroskok, mentre nella gara a coppie, assieme al nuovo partner Yuri Kunakov, si aggiudica l’argento alle spalle dei tedeschi Schellenberg/Wels.

Le buone prestazioni agli Europei sono la molla ideale per convincere Sautin a puntare alla quinta Olimpiade in programma a Pechino ’08, non senza prima saggiare le proprie possibilità ai Mondiali di Melbourne ’07, in cui si iscrive alla sola gara individuale, cogliendo l’ultima medaglia iridata della sua carriera, un bronzo venendo beffato nuovamente (518,65 a 517,10) da Despatie, nel mentre la nuova stella cinese Qin Kai inaugura la sua serie di 7 titoli iridati con 545,35 punti.

L’incredibile Sautin inaugura l’anno olimpico replicando la doppietta di Berlino ’02 alla Rassegna Continentale di Eindhoven ’08, imponendosi nel sincro, formando ancora coppia con l’appena 18enne Kunakov con largo margine (440,76 a 413,94) sui tedeschi che li avevano battuti due anni prima a Budapest, per poi mettersi al collo il suo nono titolo europeo individuale, anche stavolta con buon margine (493,70 a 468,70) sull’ucraino Illya Kvasha.

Chissà cosa avranno pensato i suoi avversari – cinesi in primis visto che i Giochi si disputano nella loro Capitale – vedendosi ancora accanto un “pericoloso 34enne” come Dmitry Sautin, ed una prima risposta la ottengono nella Finale del Trampolino sincronizzato, dove, in coppia con Kunakov, ottiene la sua ultima medaglia olimpica, un argento davanti (421,98 a 415,05) agli ucraini Kvasha/Pryhorov, nulla potendo rispetto alla superiorità dei padroni di casa Wang fend e Qin Kai, maestosi dall’alto dei loro 469,08 punti.

L’addio al palcoscenico a cinque cerchi avviene per Sautin nella Finale dal Trampolino del 19 agosto 2008 e, pur non essendo in lotta per il podio, abbandona la scena con un ultimo tuffo premiato dai giudici (chissà se in parte come una sorta di “omaggio alla carriera” …) con un 99,75 – sei 9,5 ed un 9,0 – per un totale di 512,65 punti che gli vale la quarta piazza, nonché la “standing ovation” da parte del pubblico di Pechino, degno riconoscimento ad uno dei più fieri avversari dei propri beniamini.

E, per la cronaca, resta pur sempre il miglior europeo, visto che il podio vede Despatie conquistare l’argento tra i due cinesi He Chong e Qin Kai, Oro e bronzo rispettivamente, mentre l’terno Sautin non si arrende ancora …

Partecipa, difatti, anche ai Mondiali di Roma ’09 solo per classificarsi non meglio che sesto nella Finale dal Trampolino, per poi dire davvero basta l’anno seguente, allorché, a 36 anni oramai largamente compiuti, è ancora capace di ultimare la propria collezione di medaglie con il bronzo nella gara a coppie dal Trampolino, assieme al fido Kunakov.

Non è mai corretto fare Classifiche tra chi è stato il migliore in una determinata specialità, poiché confrontare atleti di epoche diverse rende difficile qualsiasi graduatoria, ciò che è certo è che Dmitry Sautin – oltre alle 35 medaglie complessivamente conquistate (di cui 19 d’Oro, 7 d’argento e 9 di bronzo) tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei – è stato Campione, non solo di longevità, ma anche di serietà e professionalità non indifferenti …

E questo, più di ogni altra cosa, lo fa entrare di diritto nel “Gotha” dei più grandi tuffatori di ogni tempo …

 

JENNY THOMPSON, LA COLLEZIONISTA DI ORI SENZA QUELLO INDIVIDUALE OLIMPICO

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La nuotatrice americana Jenny Thompson – da:sfgate.com

Articolo di Giovanni Manenti

Dara Torres, Natalie Coughlin e Jenny Thompson sono tre nuotatrici americane che dividono l’invidiabile record di essere le tre atlete ad aver conquistato il maggior numero di medaglie olimpiche (12) in tale Disciplina, sia pur con alcune piccole differenze …

La Coughlin, difatti, è l’unica delle tre – strano ma vero – ad essersi aggiudicata una gara individuale, vale a dire i m.100 dorso in cui si impone sia ai Giochi di Atene ’04 che di Pechino ’08, mentre la Torres ha dalla sua l’orgoglio di aver coperto il più lungo lasso di tempo dal suo debutto nell’edizione di Los Angeles ’84 (all’epoca 17enne) sino al suo ritiro, avvenuto a Pechino ’08 allorché alla veneranda età di oltre 41 anni (!!) riesce nell’impresa di conquistare l’argento sui m.50sl, ad un solo 0”01 centesimo dall’oro.

Jennifer Elisabeth “Jenny” Thompson, viceversa, di cui ci occupiamo quest’oggi, è la nuotatrice ad aver vinto il maggior numero di medaglie d’oro, ben 8 in quattro edizioni dei Giochi (nonché seconda alla sola sovietica Larisa Latynina in assoluto come medagliata femminile ai Giochi …) , ma incredibilmente senza mai essere riuscita a salire sul gradino più alto del podio nelle sue due specialità preferite, ovverossia lo stile libero e la farfalla, fornendo peraltro un determinante contributo ai successi delle varie staffette Usa.

Jenny Thompson nasce il 26 febbraio 1973 a Danvers, nel Massachusetts, ma, dopo essersi dedicata al Nuoto sin dall’età di 7 anni, sviluppa le sue qualità in piscina con il trasferimento a Dover appena 13enne, sotto la guida di Mike Parratto, per poi mettersi in luce l’anno seguente allorché, selezionata per i Giochi Panamericani di Indianapolis ’87, se ne torna a casa con gli Ori sui m.50 e staffetta 4x100sl, cui unisce il bronzo sui m.100sl.

Ancorché abbia solo 15 anni, la Thompson tenta per la prima volta la carta olimpica, presentandosi ai Trials che si svolgono ad Austin ad agosto ’88, fallendo la qualificazione sui m.50sl giungendo terza in 25”80, prima di iniziare la sua incredibile collezione di medaglie ai “Campionati Pan Pacifici”, aggiudicandosi, nella terza edizione di Tokyo ’89, sia i m.50sl precedendo (25”85 a 25”95) la cinese Wenyi Yang che la staffetta 4x100sl, cui unisce l’argento sui m.100sl, dove a precederla, stavolta, (55”68 a 55”84) è l’altra cinese Yong Zhuang.

Per la ragazza del Massachusetts, una sorta di “promozione sul campo” (o meglio, in piscina …) che la stessa dimostra di meritare ampiamente allorché, selezionata per i Mondiali di Perth ’91, sfiora il podio nella Finale dei m.50sl (quarta in 25”87) per poi contribuire al successo della staffetta 4x100sl nuotando un’ultima frazione in 55”29, miglior tempo tra tutte le finaliste, prima di confermare i successi della precedente edizione ai Campionati Pan Pacifici” di Edmonton ’91, aggiudicandosi i m.50sl con il ridotto margine di 0”09 centesimi (25”77 a 25”86) sulla connazionale Angel Martino e fornendo il consueto contributo al successo della staffetta 4x100sl.

Nel frattempo, però, la ragazzina è cresciuta, e con la maggiore età avviene anche il passaggio sulla costa occidentale degli States, iscrivendosi alla “Stanford University”, in California, dove a prendersi cura di lei è il nuovo coach Richard Quick, creando un binomio talmente vincente che, soprattutto grazie alle sue prestazioni – la Thompson si aggiudica difatti ben 19 titoli NCAA tra gare individuali e staffette – vedono l’ateneo californiano conquistare nei suoi quattro anni di permanenza il titolo di miglior Team universitario, particolarmente ambito a dette latitudini per la nota rivalità tra i College …

Ma oltre a fare le fortune della propria Università, l’oramai 19enne Thompson è chiamata ad onorare i colori del suo Paese, presentandosi da favorita sulle brevi distanze a stile libero alle Olimpiadi di Barcellona ’92, dopo che, ai Trials di Indianapolis svoltisi ad inizio marzo – con qualche critica per un eccessivo anticipo rispetto ai Giochi, in programma nella seconda metà di luglio – realizza il record Usa sui m.50sl in 25”20 ed, addirittura, nuota la batteria dei m.100sl in 54”48, tempo che migliora il primato mondiale di 54”73 stabilito dalla tedesca orientale Kristin Otto ai Mondiali di Madrid ’86, per poi aggiudicarsi la Finale in 54”63, risultato anch’esso al di sotto del precedente record.

Dopo aver per la prima volta tentato la qualificazione anche nello stile a farfalla, fallendo la stessa giungendo terza sulla distanza dei 100 metri, la Thompson si affaccia comunque alla sua prima esperienza olimpica con valide chance di medaglia, iniziando a scontrarsi con un nemico subdolo quale il “sospetto di doping” delle sue avversarie che, se negli anni ’70 ed ’80 aveva riguardato le “Walchirie” dell’ex Ddr, ora si era spostato sulle nuotatrici cinesi …

Questo dubbio emerge al termine della sua prima fatica alle “Piscines Bernat Picornell” del Capoluogo catalano che va in scena il 26 luglio ’92, dopo che, al mattino, realizza il miglior tempo nelle batterie dei m.100sl imponendosi nella sesta ed ultima serie in 54”69 che rappresenta altresì il relativo record olimpico, per poi presentarsi alla Finale del pomeriggio sui blocchi di partenza con i favori del pronostico in quarta corsia, con a fianco sulla sua sinistra la tedesca Franziska Van Almsick ed a destra la francese Catherine Plewinski.

Ad emergere, viceversa, è la 20enne cinese Yong Zhuang – già argento sulla distanza quattro anni prima a Seul ’88 – che prende la testa della gara sin dalle prime bracciate per non mollarla più ed andare a concludere togliendo in 54”64 il fresco primato olimpico all’americana che, dal canto suo, nuota al di sotto dei propri standard, aggiudicandosi l’argento sulla Van Almsick con il tempo di 54”84 rispetto al 54”94 della tedesca.

Indubbiamente la Thompson deve recitare il “mea culpa” per la sua controprestazione pomeridiana, ma è altrettanto vero che ad eliminare i sospetti sulla vincitrice – suffragati da una muscolatura possente, una voce profonda ed un acne anomalo, tutti sintomi di uso di steroidi – non contribuisce certo il fatto che la stessa non venga sottoposta al controllo antidoping, visto che all’epoca la FINA eseguiva tali test solo su due delle prime quattro arrivate scelte a sorte, nel caso toccando proprio alle due americane, essendosi Nicole Haislett classificatasi quarta.

La beffa oltre al danno, verrebbe da dire, per una rabbia che la Thompson ha comunque modo di sfogare due giorni dopo nella Finale della staffetta 4x100sl, dopo aver rischiato di vedersi togliere il record mondiale dalla citata Zhuang che nuota la prima frazione in 54”51 (a soli 0”03 centesimi dal primato …) e lanciare così il quartetto asiatico verso una possibile medaglia d’oro con un vantaggio di quasi 1” sulle americane che, nelle frazioni interne, riducono lo stesso sino all’ultimo cambio che vede la Thompson partire con 0”14 centesimi di ritardo sulla Jingyi Le – sesta nella gara individuale – per poi rimontarla grazie a due vasche coperte in un fantastico 54”01 per un altrettanto notevole record mondiale di 3’39”46 del quartetto Usa, con anche le cinesi ad andare sotto al precedente limite di 3’40”57 risalente al 1986 e stabilito dalla Germania Est.

Quella di dare il meglio di sé nelle frazioni di staffetta è una caratteristica che accompagna la Thompson per tutta la sua carriera e non si smentisce neppure il 30 luglio ’92, in occasione della Finale della 4x100mista, allorché le sue due vasche a stile libero a chiudere la gara – ancorché stavolta non siano necessari gli “straordinari” stante il vantaggio accumulato dalle compagne – nuotate in 54”47 per un tempo totale di 4’02″54 contribuiscono comunque a cancellare dall’Albo dei primati il 4’03”69 delle tedesche orientali datato 24 agosto 1984.

Pazienza se poi, all’ultimo giorno di gare, la 19enne Jenny non va oltre il quinto posto in 25”37 nella Finale dei m.50sl, visto che la considera una sorta di “battaglia persa” in considerazione delle citate perplessità sulle prestazioni delle cinesi – che difatti si aggiudicano sia l’oro con la Wenyi Yang (con tanto di record mondiale in 24”79) che l’argento con la più volte ricordata Zhuang – in attesa di cogliere maggiori allori negli anni a seguire.

E la stagione 1993 rappresenta per la Thompson quella della definitiva consacrazione, laddove si consideri che ai Campionati Pan Pacifici” ’93 che si svolgono nella prima metà di agosto a Kobe, in Giappone, la stessa realizza un en plein degno della Kristin Otto di coreana memoria, ovverossia aggiudicandosi ben 6 medaglie d’Oro, facendo sue – oltre alle scontate tre staffette, cimentandosi pure nella 4x200sl – anche le prove individuali sia sui m.50 (25”60 a 25”78 sulla connazionale Martino) e m.100sl (55”25 a 55”80 sull’australiana Susie O’Neill) che sui m.100 farfalla, dove ha la meglio (59”33 a 59”86) ancora sulla coetanea australiana, tutte imprese che le consentono di essere eletta a fine stagione come “American Female Swimmer of the Year” (“Nuotatrice americana dell’anno”).

Sembrerebbe un ottimo viatico in vista della Rassegna iridata di Roma ’94, in cui la Thompson è iscritta alle gare individuali dei 100 metri sia a stile libero che a farfalla, avendo fallito la qualificazione sui m.50sl dove a rappresentare gli Usa sono Amy Van Dyken e la già citata Martino, la quale però passa alla storia come “I Mondiali della vergogna” per le prestazioni delle cinesi che fanno loro ben 12 prove sulle 16 in programma, facendo esplodere un vero e proprio caso a livello internazionale a cui pone rimedio la stessa Federazione asiatica, che espelle dal proprio Paese i tecnici dell’ex Ddr che vi avevano fatto rifugio dopo il crollo del Muro di Berlino e la conseguente riunificazione della Germania.

In tale contesto – che vede le ragazze Usa vincere un solo Oro con la fuoriclasse Janet Evans sui m.800sl – ed in cui a fare da mattatrice è la già ricordata JingYi Le con 4 medaglie d’oro ed altrettanti primati mondiali, la Thompson, al pari delle sue connazionali “raccoglie le briciole” degli argenti con le staffette 4x100sl e 4x100mista, in cui le cinesi, oltre ad imporsi, strappano alle americane i relativi primati assoluti stabiliti in terra catalana, scendendo sino a 3’37”91 e 4’01”67 rispettivamente, oltre a salire sul gradino più basso del podio con il quartetto della 4x200sl, superato anche dalle tedesche.

A livello individuale, la Thompson raggiunge entrambe le Finali delle prove a cui è iscritta, solo per fallire il podio sui m.100sl, quarta in 55”16 nella gara vinta dalla JingYi le con il nuovo primato mondiale di 54”01 e concludere non meglio che sesta in 1’00”84 sui m.100 farfalla, che vedono anch’essi una doppietta cinese, con Limin Liu e Yun Qu Oro ed argento con 58”98 e 59”69 rispettivamente.

Fermi restando i dubbi sulle prestazioni delle nuotatrici asiatiche, occorre peraltro correttamente rilevare come i rilievi cronometrici dell’americana risultino eccessivamente superiori rispetto alle sue potenzialità, ed a dimostrazione di ciò valgano le sue prestazioni ai Campionati Pan Pacifici” di Atlanta ’95, banco di prova in vista dei Giochi che la Capitale della Georgia è chiamata ad organizzare l’anno seguente, dove la Thompson si impone solo sui m.100sl, avendo la meglio (55”31 a 56”13) sulla Van Dyken, con quest’ultima a superarla sulla più corta distanza dei m.50sl togliendole anche (25”03 a 35”36) il record Usa, così come tocca alla O’Neill precederla (59”58 a 59”83) nella Finale dei m.100 farfalla, anche se poi il bottino complessivo assomma a 6 medaglie come nella precedente edizione di Kobe ’93 grazie ai successi con le staffette 4×100 e 4x200sl, mentre il quartetto della 4x100mista – in cui la Thompson è schierata nella frazione a farfalla – si fa sorprendere dalle australiane …

Un “campanello d’allarme” che trova rispondenza nello “Annus horribilis” per la Thompson, allorché fallisce la qualificazione per le prove individuali ai Giochi di Atlanta ’96, classificandosi terza ai Trials sia nei m.50 che 100sl, in entrambi i casi alle spalle del duo Van Dyken/Martino – con la prima che alle Olimpiadi riuscirà a precedere, per soli 0”03 centesimi (24”87 a 24”90) la primatista mondiale JingYi Le nella Finale dei m.50sl – con le stesse a staccare il pass olimpico anche sui m.100 farfalla, dove la Thompson conclude addirittura quarta, preceduta pure da Misty Hyman.

Deve essere stata un’enorme sofferenza per la oramai 23enne del Massachusetts assistere ai successi della Van Dyken – che oltre ai citati m.50sl beffa per un solo 0”01 centesimo (59”13 a 59”14) la cinese Limin Liu sui m.100 farfalla – pur fornendo il consueto, fondamentale contributo, nella vittoria della staffetta 4x100sl, dove nuota un’ultima frazione in un eccellente 54”11 che stronca ogni velleità di rimonta del quartetto cinese, così come viene chiamata a chiudere la staffetta 4x200sl, anch’essa all’Oro nel record olimpico di 7’59”87 in quanto in programma per la prima volta, per poi ricevere un terzo Oro di minor valore, visto che fa parte solo del quartetto della 4x100mista che disputa la batteria, in cui nuota la frazione a farfalla.

Un’amarezza dalla quale la Thompson si riscatta in un modo che potrebbe sembrare semplice, ovverossia intensificando i propri impegni così da dedicarsi anche alle prove in vasca corta (25m.) che, pur non vedendo sui blocchi di partenza tutti i migliori specialisti, rafforzano l’autostima, visto che, dall’edizione di Goteborg ’97 sino a quella di Indianapolis ’04 delle Rassegne iridate, raccoglie ben 18 medaglie, di cui 11 d’Oro (e stavolta 8 sono in gare individuali …) e stabilisce 9 primati mondiali …

Manifestazioni che si svolgono in primavera e preparano quindi alla stagione estiva dei grandi appuntamenti, ed all’edizione ’97 dei “Campionati Pan Pacifici” che si svolgono a Fukuoka, in Giappone, l’oramai consolidato raccolto di 6 medaglie viene replicato dalla Thompson, che sfiora il clamoroso en plein di quattro anni prima a Kobe, allorché si aggiudica 5 medaglie d’Oro ed una d’argento, frutto, oltre che delle oramai canoniche affermazioni nelle tre staffette, del successo sui m.100 farfalla (59”00 a 59”35) sulla giapponese Ayari Aoyama, così come sui m.100sl dove precede per soli 0”04 centesimi (54”82 a 54”86) nella consueta sfida la cinese JingYi Le che poi le impedisce di fare cappotto prendendosi la rivincita (25”24 a 25”42) sulla più corta distanza dei 50 metri a stile libero.

Vittorie senza alcun dubbio importanti – giova ricordare come, con la scomparsa dell’Ex Germania Est, i “Campionati Pan Pacifici” vedano la partecipazione delle quattro “Super Potenze” (Usa, Australia, Cina e Giappone) del Nuoto Mondiale – ma che non racchiudono certo il fascino ed il prestigio di un titolo iridato od olimpico, cosa alla quale la Thompson pone rimedio, al contrario di due stagioni prima, con il suo “Anno di Gloria” che corrisponde al 1998, che si apre con i Mondiali di Perth che, come 7 anni orsono, si disputano a gennaio a causa della loro collocazione nell’emisfero australe.

Sulla scia delle ottime prestazioni della stagione precedente, la Thompson è iscritta sui m.50 e 100sl assieme alla Van Dyken e sui m.100 farfalla unitamente a Misty Hyman, e la prima prova che la vede protagonista sono i m.100sl, in cui dimostra sin dalle batterie una più che soddisfacente condizione, facendo registrare nella sessione mattutina il miglior tempo di 55”12, mentre la Van Dyken rischia una clamorosa eliminazione, qualificandosi per la Finale con l’ottava miglior prestazione.

Con la JingYi Le oramai ai margini – nuota solo in staffetta – il successo stavolta non può sfuggire all’americana, che difatti si impone, unica a scendere sotti i 55” netti, in 54”95 lasciandosi alle spalle la slovacca Martina Moravcova e la cinese Ying Shan, che concludono divise da un solo 0”01 centesimo (55”09 a 55”10), nel mentre la Van Dyken resta ai margini del podio per soli 0”05 centesimi.

Vittoria chiama vittoria, e così il 14 gennaio ’98 il quartetto americano della 4x100sl torna sul trono iridato rifilando 1” netto (3’42”11 a 3’43”11) alle rivali tedesche, dovendo soprattutto ringraziare la Thompson che, con un’ultima frazione da 54”11 respinge il tentativo di rimonta portato da Katrin Meissner, per poi presentarsi il giorno appresso sui blocchi di partenza dei m.100 farfalla.

A dimostrazione di quanto detto poc’anzi circa la valenza tecnica dei “Campionati Pan Pacifici”, le prime cinque classificate della Finale appartengono a tale zona del pianeta, così come l’ordine di arrivo è identico, con la 25enne americana a doversi impegnare per segnare il record dei Campionati in 58”46 per avere ragione della già ricordata giapponese Aoyama, che conclude in 58”79 davanti all’australiana Petria Thomas (58”97) per un arrivo che lascia ai margini del podio l’altra americana Hyman e la seconda australiana O’Neill.

Con già tre Ori al collo, la Thompson ne aggiunge un quarto con la staffetta 4x100mista, in cui la supremazia del quartetto Usa è talmente evidente che ciascuna delle componenti – nella rispettiva frazione a stile diverso – realizza un tempo inferiore a quello delle padroni di casa australiane, tra cui la ragazza del Massachusetts che, schierata nella frazione a farfalla, completa la stessa in 57”89 rispetto al 58”68 della Thomas.

Con la possibilità di replicare anche in sede iridata il bottino di 6 medaglie già conseguito in tre edizioni consecutive dei “Campionati Pan Pacifici”, la Thompson viene chiamata a dare una mano anche al quartetto della 4x200sl, dove le favorite sono le tedesche che, difatti, si presentano all’ultimo cambio in 6’01”86 con un cospicuo vantaggio di 1”17 sulle americane, allorché si lanciano in acqua Thompson e Kerstin Kielgass, con la prima a dare il massimo nelle prime tre vasche, che le consentono di recuperare 0”59 centesimi, prima di cedere di schianto negli ultimi 50 metri mantenendo solo la seconda posizione.

All’ultima giornata, come di prassi, è prevista la sfida di velocità pura sui m.50sl, e stavolta è la Campionessa olimpica Van Dyken a rendere “pan per focaccia” alla connazionale, invertendo l’ordine della doppia distanza prendendosi lei il gradino più alto del podio con il tempo di 25”15, precedendo la tedesca Sandra Volker e la cinese Ying Shan, separate (25”32 a 25”36) da soli 0”04 centesimi, con la Thompson, per una volta, a secco di medaglie, quarta in 25”59.

Piccola delusione che non scalfisce il suo meritato titolo a fine stagione, oltre che di “American Female Swimmer of the Year”, anche di “World Female Swimmer of the Year” (“Nuotatrice Mondiale dell’Anno”), assegnato dalla prestigiosa rivista Usa “Swimming World”, ed in quale succede alla costaricana Claudia Poll.

La “resurrezione sportiva” di Jennifer Thompson si completa l’anno seguente, allorché, in occasione deiCampionati Pan Pacifici” ’99 che, come quattro anni prima con Atlanta, hanno luogo nella città che ospita a distanza di 12 mesi le Olimpiadi, vale a dire Sydney, compie due imprese eccezionali.

Prima di tutto, per la quarta edizione consecutiva della Manifestazione, va a medaglia in tutte e sei le gare a cui partecipa, ma in questo caso eguagliando l’en plein di Kobe ’93 salendo in ogni occasione sul gradino più alto del podio – avendo nettamente la meglio sull’australiana Sarah Ryan sia sui m.50 (25”51 a 25”93) che sui m.100sl (54”89 a 55”58) – ma con l’aggiunta, oltre alle consuete affermazioni nelle tre staffette, di migliorare un primato “storico” che appartiene alla connazionale Mary T. Meagher e che risale ben al 16 agosto 1981 e sono quindi passati esattamente 18 anni e 7 giorni allorquando la 26enne del Massachusetts si impone nella Finale dei m.100 farfalla facendo fermare i cronometri sul tempo di 57”88, appena 0”05 centesimi in meno del precedente limite.

Tali risultati sono ampiamente sufficienti affinché, a fine stagione, la Thompson venga eletta per la terza volta “American Female Swimmer of the Year”, ma non per confermarsi nel ruolo di migliore nuotatrice al mondo, riconoscimento assegnato alla sudafricana Penny Heyns, che nella stessa Rassegna si era aggiudicata l’Oro sia sui 100 che sui 200 metri rana, in quest’ultimo caso stabilendo anch’essa il record mondiale.

Poco male, visto che l’obiettivo dichiarato della Thompson è quello di sfatare il tabù del mancato oro olimpico individuale in vista dei citati Giochi di fine millennio in programma a Sydney dal 16 al 23 settembre 2000, in merito ai quali si conferma in buone condizioni imponendosi ai Trials di Indianapolis di metà agosto sia sui m.100sl con il record nazionale di 54”07 precedendo la 33enne Dara Torres, con identico arrivo nella Finale dei m.100 farfalla, dove però il suo 57”78 – che migliora di 0”10 centesimi il suo “Personal Best” che valeva il primato mondiale – non è né record Usa in quanto in batteria la riferita Torres era scesa sino a 57”58, né tantomeno primato assoluto, poiché nel corso della stagione era prepotentemente emersa la 27enne Inge de Bruijn abbassando per due volte il limite, dapprima a 56”69 il 27 maggio a Sheffield e quindi a 56”64 il 22 luglio negli Stati Uniti.

Come se una sorta di “maledizione olimpica” gravi sulla testa della Thompson, anche in questo caso non pochi dubbi aleggiano sulle performances della bionda olandese, dato che la stessa era stata praticamente nell’ombra sino ad un anno prima e questa esplosione tutta d’un colpo a 26 anni non può non lasciare spazio a qualche perplessità …

Com’è o come non è, si tratta comunque di un’avversaria contro cui fare i conti allorché, il 16 settembre 2000, si inaugura il programma del Nuoto al “Sydney International Aquatic Centre”, con in programma batterie e semifinali dei m.100 farfalla e batterie e Finale della staffetta 4x100sl.

Nella prima prova, nella quinta serie delle batterie l’americana migliora con 57”66 il record olimpico che risaliva ai Giochi di Barcellona ’92, solo per vederlo limare di 0”06 centesimi dalla de Bruijn nella settima serie, che poi scende a 57”14 aggiudicandosi la seconda semifinale.

Il tempo di riordinare le idee e di nuovo in acqua per la Finale della staffetta 4x100sl dove il duello con l’olandese si rinnova nell’ultima frazione, ma per l’americana è sin troppo facile amministrare l’enorme vantaggio costruito dalle proprie compagne, così che i miseri 0”21 centesimi recuperati dalla de Bruijn non scalfiscono minimamente l’Oro ed il record mondiale di 3’36”61 realizzato, mentre il quartetto olandese va comunque al primato europeo sia pur a debita distanza, con 3’39”83.

Ben altre preoccupazioni fornisce la Finale dei m.100 farfalla in programma il giorno dopo, dove una Thompson che nuota circa 1” sopra il proprio personale con 58”73 non solo non può impensierire la de Bruijn, che toglie altri 0”03 centesimi al proprio limite assoluto andando a toccare in 56”61, ma neppure sfiorare il podio, il cui gradino più basso, alle spalle della slovacca Moravcova, se lo aggiudica la “veterana” Torres.

Una brutta sberla, per smaltire la quale la Thompson fa affidamento alle sue doti di combattente agonista, su cui conta anche la Federazione Usa rischiandola in ultima frazione della Staffetta 4x200sl che deve cercare di opporsi alle favorite padroni di casa e, difatti, allorché riceve il cambio, le australiane sono in vantaggio di 0”25 centesimi (5’58”20 a 5’58”45).

Un distacco che l’americana annulla già alla prima virata per poi incrementarlo ulteriormente, pur senza mai riuscire a staccare completamente la Thomas, cogliendo un quanto mai prezioso successo facendo segnare il parziale di 1’59”35 e portando il quartetto Usa al record olimpico di 7’57”80, con un margine di 0”72 centesimi sulle australiane che realizzano il primato nazionale.

Lo stesso giorno della Finale della staffetta 4x200sl si sono altresì svolte batterie e semifinali dei m.100sl ed anche in questo caso la de Bruijn – che a maggio a Sheffield aveva tolto alla Jingyi Le il primato divenendo la prima donna al mondo ad infrangere la barriera dei 54” netti con 53”80 – si dimostra di una spanna superiore alle altre, dato che stampa un 53”77 nella seconda semifinale proprio in faccia alla Thompson, che nella sua scia nuota in un comunque più che dignitoso 54”40.

Ripetersi dal punto di vista cronometrico è difficile per tutte, anche per una “donna bionica” come l’olandese, ma il suo 53”83 nella Finale del 21 settembre 2000 è ampiamente sufficiente per tenere a bada le altre concorrenti, tra cui spunta, un po’ a sorpresa, la svedese Therese Alshammar che, con il record nazionale di 54”33, soffia l’argento alla coppia Usa Thompson e Torres che toccano all’unisono in 54”63 così da dividersi il gradino più basso del podio.

Oramai fattasene una ragione di non riuscire a vincere una Finale olimpica in gare individuali – per la cronaca la de Bruijn fa tris vincendo anche i m.50sl in 24”32 (dopo aver siglato il mondiale in semifinale con 24”13) davanti ad Alshammar e Torres – alla Thompson resta come ultima chance quella di portare a casa quantomeno il tris di medaglie d’oro in staffetta, venendo inserita nella frazione a farfalla della 4x100mista, riservando il finale a stile libero alla Torres, il cui atto conclusivo è previsto per il 23 settembre con tanto di attesa sfida con il quartetto australiano.

Ma anche stavolta le padrone di casa non riescono a dare l’auspicata gioia al proprio pubblico, giacché ogni frazionista americana fa registrare un tempo inferiore alla propria avversaria – la Thompson nuota in 57”25 rispetto al 57”39 della Thomas – così che, mentre le australiane concludono nel primato nazionale di 4’01”59, il Team Usa è il primo nella storia ad infrangere la barriera dei 4’ netto, concludendo le proprie fatiche in 3’58”30.

Oramai sazia di 14 anni di allenamenti massacranti, la Thompson abbandona le piscine per quello che, data l’età, si ritiene un ritiro definitivo ma, dopo essersi trasferita nel 2001 a New York per iniziare gli Studi di Medicina presso la “Columbia University”, il richiamo delle competizioni è troppo forte per lei, tornando a nuotare alla “sua Manifestazione”, ovvero i Campionati Pan Pacifici” di Yokohama ’02, ora rimodulati a cadenza quadriennale per non interferire sulle Rassegne iridate, dove si dimostra ancora talmente competitiva da conquistare altre 5 medaglie – bronzo sui m.100sl e sui m.100 farfalla, gare entrambe vinte dalla connazionale Natalie Coughlin, ed argento con le staffette 4x100sl e 4x100mista – con in più la “chicca” del suo 25esimo Oro (!!) e 12esimo individuale, affermandosi nella Finale dei m.50sl con il suo “Personal Best” di 25”13.

A nessuna come alla Thompson può calzare a pennello il vecchio adagio “l’appetito vien mangiando” ed ecco allora che, riscontratasi ancora competitiva, perché non provare un ultimo biennio a cavallo dei 30 anni, provando a qualificarsi per i suo quarti Mondiali ed altrettante Olimpiadi …??

Impresa perfettamente riuscita per quanto attiene alla Rassegna iridata di Barcellona ’03, dove compete nelle sue consuete 6 prove, con la differenza di rinunciare alla oramai troppo faticosa 4x200sl per dedicarsi, oltre alle staffette 4x100sl e mista, alle brevi distanze dei 50 e 100 metri sia a stile libero che a farfalla, in quest’ultima specialità introdotti dall’edizione di Fukuoka ’01.

Scelta quanto mai indovinata, in quanto consente alla trentenne americana di andare a medaglia sui m.100sl (bronzo in 54”65), sfiorando il podio sui m.50sl, dove giunge quarta in 25”10 migliorando il proprio personale, a soli 0”02 centesimi dal bronzo e 0”03 centesimi dall’argento, con il titolo appannaggio della de Bruijn, che precede la Thompson (25”84 a 26”00, Record Usa) anche sulla medesima distanza a farfalla, per poi riprendersi il titolo conquistato a Perth ’98 affermandosi sui m.100 farfalla con il record dei Campionati di 57”96 …

Considerato che, infine, va ancora a medaglia con le due staffette – Oro nella 4x100sl ed argento nella 4x100mista – spostare l’asticella per il definitivo abbandono dell’attività agonistica ai Giochi di Atene ’04 diviene quasi un dovere morale che la Thompson assolve riuscendo a strappare il pass olimpico sui m.50sl, dove si impone migliorandosi ancora a 25”02, e sui m.100 farfalla, fallendo viceversa l’obiettivo sui m.100sl, in cui giunge non meglio che quinta.

Ben consapevole che quella di Atene difficilmente può essere qualcosa di più di una passerella d’addio, la Thompson comunque non si risparmia, facendo segnare nella Finale dei m.50sl il più che eccellente tempo di 25”11, pur se sufficiente appena a garantirle il settimo posto, così come dà battaglia anche sui m.100 farfalla, che la vedono concludere quinta in 58”72, per poi – da buon Capitano della spedizione dall’alto delle sue 31 primavere – cercare di dare il massimo contributo possibile in staffetta.

Ed anche se è proprio lei, con un’ultima frazione lanciata nuotata in 53”77 a farsi rimontare dall’australiana Jodie Henry nella Finale della 4x100sl, non la si può granché biasimare, visto che il quartetto Usa conclude secondo con il record nazionale di 3’36”39, mentre le australiane vanno al primato mondiale in 3’35”94, così come in occasione della staffetta 4x100mista dove, nuotando la propria frazione a farfalla in 58”81 di un quartetto che giunge secondo, conquista quella che, il 21 agosto 2004, è l’ultima medaglia della sua incredibile carriera.

Incredibile perché, considerando anche i Mondiali in vasca corta, la Thompson durante i suoi 17 anni ad alto livello ha riempito la propria casa di qualcosa come 81 (!!) medaglie, di cui ben 53 Ori, 20 argenti e solo 8 bronzi …!!

Che dite, glielo “perdoniamo” il vuoto nella casella Ori olimpici a livello individuale …??