ROLAND-GARROS 1997, LO SGAMBETTO ALLA REGINA DI IVA MAJOLI

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Iva Majoli bacia la Coppa dei Moschettieri – da tenniscircus.com

articolo di Nicola Pucci

Era tutto pronto, quel 7 giugno 1997, sul Court Central del Roland-Garros. Gli occhi di 13.000 appassionati attendevano solo l’ultima recita per celebrare il giorno della regina, in procinto di cingersi della corona di Francia.

Lei, Martina Hingis, baciata da un talento raro, fenomeno di precocità tennistica, già numero 1 del mondo da qualche settimana, aveva programmato perfettamente il copione. Ad eccezione del lieto fine e dei titoli di coda. Già, perchè quelli non l’avrebbe confortata, bensì ne avrebbe beneficiato una signorina croata, tale Iva Majoli, che stava per rovinare la festa.

E’ un’edizione del Roland-Garros, quella del 1997, a cui la Hingis si presenta in qualità di prima giocatrice al mondo (la più giovane di sempre, il 31 marzo 1997, con i suoi 16 anni e 182 giorni), nonchè di grande favorita del torneo, reduce da ben 30 vittorie consecutive e sei eventi vinti di fila. Insomma, pare proprio imbattibile. E’ altresì vero che l’elvetica ha dovuto rinunciare agli eventi su terra battuta in preparazione di Parigi complice una banale caduta da cavallo, ma il margine rispetto alle rivali è talmente ampio e rassicurante che, seppur privata del necessario allenamento su “rosso“, gli addetti ai lavori non nutrono grossi dubbi sulle sue chances di bissare il trionfo Slam di gennaio in Australia ed infine cogliere il primo successo alla Porte d’Auteuil.

Steffi Graf è la numero 2 del tabellone, campionessa in carica seppur in declino, mentre Monica Seles, terza pretendente al titolo, ha l’animo ancora squarciato ben più della ferita inferta dal colpo di pugnale del folle Gunther Parche ad Amburgo qualche anno prima. Le due regine detronizzate sono le principali antagoniste della Hingis, pronostico dalla quale non è comunque esclusa Arantxa Sanchez, appunto finalista nel 1996 battuta 10-8 al terzo dalla tedesca, e già due volte vincitrice al Roland-Garros, da bambina nel 1989 e da donna in divenire nel 1994. Le altre, siano esse la giunonica Davenport, la talentuosa Novotna, l’iberica Martinez che ha in palmares un bel poker consecutivo agli Internazionali d’Italia, e la cucciola di casa Pierce, sembrano destinate ad un ruolo di comprimarie.

In effetti il percorso della Hingis, da subito, palesa qualche inattesa incertezza. Dopo il rapido 6-0 6-2 al debutto contro la slovacca Nagyova, è la minuscola marchigiana Gloria Pizzichini a… pizzicare l’orgoglio della numero 1 del mondo, strappandole il primo set, 6-3, prima di cedere alla distanza, 6-4 6-1.

Risolta altrettanto facilmente la pratica con la pin-up Anna Kournikova, bellina ma che non vince neanche per disperazione, rimandata con un eloquente 6-1 6-3, fa sensazione agli ottavi di finale il 6-3 0-6 6-0 con l’austriaca Barbara Paulus. Quel secondo set ceduto senza lottare evidenzia che nel gioco, così come nella testa e nelle gambe di Martina, c’è qualche crepa preoccupante. E se il 6-2 6-2 ai quarti con la Sanchez rassicura e il 6-7 7-5 6-4 in semifinale con la Seles affatica, nondimeno la Hingis in finale c’è e c’è con la dichiarata intenzione di far suo il titolo.

Dall’altra parte del net c’è l’ospite inattesa. Iva Majoli. E qui si apre un altro capitolo interessante. La croata di Zagabria, classe 1977, ha vinto un paio di tornei in stagione, ad Hannover a febbraio su superficie sintetica e ad Amburgo in maggio su terra battuta. E’ in crescita, ha fatto il pieno di fiducia ed è accreditata della testa di serie numero 9. Non coltiva, ad onor del vero, grandi ambizioni, ma se deve piazzare il colpaccio è questo il momento e il luogo adatto per provare a far saltare il banco.

Una dopo l’altra la Majoli fa fuori la ceca Kleinova, 7-5 6-4, la francese Fusai, 6-2 6-3, e l’americana Grossman, 6-1 4-6 6-1, per poi demolire di rincorsa la Davenport, 5-7 6-4 6-2, guadagnandosi un posto ai quarti di finale. Quando poi, dopo aver bissato con la rumena Dragomir, 6-3 5-7 6-2, il successo proprio della finale di Amburgo, trova la strada liberata dall’ingombrante presenza della Graf, eliminata a sorpresa dalla piccola sudafricana Amanda Coetzer, l’accesso alla finale non è più un miraggio ma un obiettivo che arriva a concretizzarsi in virtù del successo di misura con la stessa Coetzer, 6-3 4-6 7-5, a chiusura di una sfida che per entrambe rappresentava l’occasione della vita.

Il totem Hingis è lì, ad attendere Iva al d-day, ma la regina è inaspettamente abulica, incapace di mostrare il talento di cui Madre Natura l’ha dotata, stranamente in balia dell’avversaria, lei sì invece assolutamente all’apice della forma tennistica. Ne vien fuori un match quasi a senso unico, con la Majoli a fare il bello e il cattivo tempo e la Hingis costretta ad arrendersi con un referto che non ammette repliche, 6-4 6-2.

Iva Majoli trionfa con la spregiudicatezza di chi non ha niente da perdere e il Court Central l’acclama campionessa introducendola tra le grandi del tennis: oggi, se quel colpo fu l’unico di una carriera poi spentasi troppo velocemente, rimane una ferita mai rimarginata nel curriculum della svizzera. Che tornerà dominatrice ma a cui mancherà, sempre, la corona di regina di Francia.

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