IL VOLO VERSO L’ORO DEL DISCO DI VIRGILIJUS ALEKNA ALLE OLIMPIADI DI SYDNEY 2000

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Virgilijus Alekna a Sydney 2000 – da gettyimages.com

articolo di Nicola Pucci

Il lituano Virgilijus Alekna ha qualche rivincita da prendersi, quando si presenta all’appuntamento con le Olimpiadi di Sydney del 2000 nella gara del lancio del disco. Classe 1972, quinto ad Atlanta nel 1996, Alekna, un colosso di 200 centimetri per poco meno di 130 chilogrammi di forza erculea che si sposa perfettamente con una tecnica di prim’ordine, ha colto l’argento ai Mondiali di Atene del 1997 (battuto da Riedel ma davanti a Schult), accontentandosi del bronzo agli Europei di Budapest del 1998 (dietro agli stessi Riedel e Schult), per poi dover digerire un amaro quarto posto alla rassegna iridata di Siviglia 1999, privato del podio sempre dai due immancabili “gemelli” tedeschi, a loro volta beffati dall’inatteso americano Anthony Washington.

Alekna si presenta nondimeno ai Giochi forte della miglior prestazione stagionale, nonché seconda di ogni tempo, m.73,88, realizzata qualche settimana prima davanti al pubblico amico di Kaunas, ad avvicinare il record del mondo detenuto, ovviamente, da Schult con m.74,08, e gli addetti ai lavori lo considerano il favorito della prova olimpica, pronostico che si trova a spartire comunque con i due teutonici che come sempre danno il meglio nelle grandi manifestazioni.

Il turno di qualificazione del 24 settembre, nel magnifico e suggestivo scenario dello Stadio Olimpico della città australiana, fissa a m.64,00 la misura per accedere direttamente alla finale del giorno dopo, ed è proprio Lars Riedel, campione olimpico uscente nonché ben quattro volte consecutive campione del mondo, a realizzare il miglior lancio, m.68,15. Il sudafricano Frantz Kruger è secondo con m.67,54 ed avanza la sua candidatura al podio, con Alekna che si “accontenta” di m.67,10 mentre Schult, che ha 40 anni ed è alla quarta Olimpiade dopo l’oro di Seul 1988 e l’argento di Barcellona 1992, è ripescato con m.63,76, ottava misura tra i dodici ammessi all’atto decisivo, da cui è escluso il “grande vecchio” del disco lituano, Romas Ubertas, pure lui 40enne e campione olimpico a Barcellona 1992, nonchè l’azzurro Diego Fortuna, solo quattordicesimo in qualificazione. I due bielorussi Dubrovshchik e Kaptyukh, che ad Atlanta occuparono i due gradini più bassi del podio, sono pure loro della partita e non sono certo esclusi dalla lotta per le medaglie.

La finale si apre con Kruger che con m.67,89 è il migliore nella prima serie di lanci, avvicinato da Alekna che al secondo tentativo atterra a m.67,54. La sfida è avvincente e proprio al terzo lancio i candidati alla medaglia d’oro si scatenano, con Alekna che balza al comando con m.68,73 davanti a Riedel, che si ferma a m.68,50, e lo stesso Kruger che sale a m. 68,19, con Kaptyukh in quarta posizione a m.67,59. Curiosamente nessuno riesce più a far meglio, ad eccezione proprio di Alekna che al quinto lancio consolida la sua prima piazza con m.69,30, cogliendo infine quel successo olimpico che mancava al suo palmares e che doppierà quattro anni dopo ad Atene 2004, trionfo che andrà ad aggiungersi ai successi ai Mondiali 2003 e 2005 e agli Europei 2006. Riedel è secondo, Kruger conquista la medaglia di bronzo e Schult chiude in sesta posizione: l’era dei lanciatori tedesca è finita, si apre invece quella di Alekna.

E durerà a lungo, se è vero che il lituano, appunto quattro anni dopo ad Atene, rinnoverà il suo personale appuntamento con la medaglia d’oro olimpica, battendo stavolta l’ungherese Zoltan Kovago e l’estone Aleksander Tammert, a coronamento di un quadriennio da autentico dominatore della specialità in cui il possente discobolo che veniva dell’est vincerà, come detto, due titoli mondiali, a Parigi e ad Helsinki, ed un titolo europeo, ancora in Scandinavia, a Goteborg. E poi… e poi, dismessi i panni del campione, per Alekna anche un po’ di politica, per non farsi mancare proprio niente, al soldo del Movimento Liberale lituano, per il quale si guadagnerà un posto nel Parlamento del suo paese. Così, tanto per confermare che vincenti si nasce…

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YURIY SEDYKH, LA LEGGENDA SOVIETICA NEL LANCIO DEL MARTELLO

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Yuriy Sedykh in azione – da:pinterest.it

Articolo di Giovanni Manenti 

La sin troppo facile, scontata e persino banale battuta sul fatto che i migliori al Mondo nel Lancio del Martello non potessero essere che i sovietici, visto come sulla bandiera rossa dell’ex Urss campeggiassero la falce ed il martello simbolo del Comunismo, non può certo giustificare il dominio assoluto che i lanciatori di detto Paese dimostrano in tale specialità sino alla caduta di detto regime …

In questo caso le cifre al riguardo sono spietate, in 7 edizioni delle Olimpiadi – dal 1960 al 1988, esclusi i Giochi di Los Angeles ’84 per il noto contro boicottaggio – solo a Città del Messico 1968 il successo arride all’ungherese Gyula Zsivotzky (peraltro già argento sia a Roma ’60 che a Tokyo ’64), con altresì l’intero podio monopolizzato ai Giochi di Montreal ’76, Mosca ’80 e Seul ’88, così come le uniche tre edizioni dei Mondiali – Helsinki 1983, Roma 1987 e Tokyo 1991 – hanno visto Oro ed argento al collo esclusivamente di atleti sovietici.

Il tutto per non parlare del primato mondiale, che – fatto salvo l’inserimento del tedesco occidentale Karl-Hans Riehm nella seconda metà degli anni ’70 – è poi diventato terreno esclusivo dei due grandi amici/rivali, ovverossia Sergey Litvinov ed Yuriy Sedykh, del quale ultimo trattiamo quest’oggi.

Per valutare lo spessore e l’impatto che ha avuto nella specialità del Lancio del Martello Yuriy Sedykh – che nasce l’11 giugno 1955 a Novocerkassk, città di oltre 100mila abitanti posta nella Provincia (Oblast, in russo …) di Rostov – basti solo il fatto che il medesimo figura per 17 stagioni consecutive nella “Top Ten” del Ranking Mondiale stilato dalla prestigiosa rivista americana “Track & Field News”, occupando in 8 occasioni il primo posto, 3 volte il secondo ed una il terzo …

Un “vincente” come pochi, Sedykh inizia a far parlare di sé nel 1973, allorché ai Campionati Europei Juniores di fine agosto si aggiudica la medaglia d’oro con la misura di m.67,32 per poi migliorarsi l’anno seguente, scagliando per la prima volta l’attrezzo oltre la fettuccia dei 70 metri con i m.70,32 raggiunti ad inizio aprile e quindi migliorare il proprio “personale” sino a m.75,00 il 24 agosto 1975 a Donetsk, circostanza che gli vale la selezione per le Universiadi in programma a Roma nel successivo mese di settembre.

Alla sua prima vera esperienza in una grande Manifestazione internazionale, Sedykh ne paga lo scotto non andando oltre i m.71,32 che gli valgono comunque il bronzo, nel mentre il successo va al connazionale Aleksey Spridonov con m.73,82 raggiunti sulla stessa pedana dello “Stadio Olimpico” dove, l’anno prima, si era laureato Campione europeo con la misura di m.74,20 …

Il 21enne lanciatore russo ha peraltro l’occasione di prendersi la più dolce delle rivincite l’anno seguente, al termine della sua prima “Stagione di Gloria”, dopo che il 1975 aveva visto proporsi ai vertici assoluti il tedesco occidentale Karl-Heinz Riehm, capace di migliorare in ben tre occasioni nella stessa giornata, il 19 maggio a Rehlingen, il record mondiale detenuto dallo stesso Spiridonov portandolo a m.78,50 prima che fosse il connazionale Walter Schmidt a scagliare il martello a m.79,30 …

In Unione Sovietica – così come negli Usa per le gare di velocità, ostacoli e salti – è più difficile ottenere la selezione olimpica che non poi riuscire a salire sul podio, ed in vista dei Giochi di Montreal 1976 la Federazione sovietica decide di affiancare il giovane Yuriy ai più esperti Spiridonov (classe 1951) ed al Campione olimpico in carica, nonché Oro continentale ad Atene 1969 e bronzo ad Helsinki 1971, Anatoly Bondarchuck, nonostante fosse reduce dalla deludente mancata qualificazione alla Finale agli Europei di Roma 1974 …

Sedykh, peraltro, si presenta all’appuntamento olimpico forte di una stagione costellata da sole vittorie, con cinque successi abbinati a misure che vanno da un minimo di m.77,24 ad un massimo di m.78,86 (e, pertanto, a soli 44cm. dal record mondiale …) ottenuti il 12 maggio a Sochi, circostanza che lo pone pertanto tra i più seri candidati per la medaglia d’oro …

Il 26 luglio 1976 però, nelle qualificazioni disputate sulla pedana dello “Stadio Olimpico” della Metropoli canadese, ad avere il “braccio caldo” appare l’ex primatista assoluto Riehm, che ottiene il miglior risultato con un lancio di m.74,46 esattamente 3 metri più lungo di quello di Sedykh, alle cui spalle si posiziona l’oramai 36enne Bondarchuk, detentore del record olimpico con i suoi m.75,50 raggiunti quattro anni prima a Monaco di Baviera …

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Bondarchuk a Montreal ’76 – da:gettyimages.ca

Finale che si disputa due giorni dopo e che, come di norma accade nei lanci, vede i quattro big “sparare le proprie cartucce” al primo tentativo, al punto che i 75 metri raggiunti da Riehm gli valgono appena la quarta posizione provvisoria, con il “vecchio leone” Bondarchuk ad ottenere con m.75,48 la sua miglior misura, nel mentre al comando si porta Spiridonov con m.75,74 appena 10cm. meglio di Sedykh, lanci entrambi superiori al ricordato record olimpico di Bondarchuk …

Gara che si decide già alla seconda prova, allorché il martello di Sedykh atterra a m.77,52 – misura in linea con le sue prestazioni stagionali – lancio che gli vale la medaglia d’Oro, nonostante Spiridonov si migliori sino a m.76,08 con il suo ultimo tentativo e Riehm non riesca per soli 2cm. ad impedire il “tris sovietico” sul podio con un miglior risultato di m.75,46 ottenuto alla quarta prova.

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Sedykh a Montreal ’76 – da:gettyimages.fi

Degna conclusione di un anno da incorniciare e che proietta Sedykh al vertice del Ranking Mondiale, pur se la stagione seguente è inferiore alle attese, con un miglior risultato di m.76,60 ottenuto il 9 maggio a Kiev e due sconfitte – terzo in Coppa Europa ad Helsinki con m.73,60 e quarto nella prima edizione della Coppa del Mondo a Dusseldorf con m.72,20 – in gare che vedono in entrambi i casi primeggiare Riehm con m.75,90 e m.75,64 rispettivamente, così da riprendersi il primo posto del Ranking Mondiale che vede il russo retrocedere in settima posizione.

A poco più di 20 anni, una stagione di transizione ci può stare, visto che Sedykh si riprende immediatamente la leadership nel 1978 sfruttando la propria capacità di dare il meglio di sé in occasione delle grandi Manifestazioni internazionali che, nel caso, sono rappresentate dai Campionati Europei di Praga ad inizio settembre …

Appuntamento al quale si presenta dopo aver raggiunto il 16 agosto al “Weltklasse” di Zurigo la misura di m.79,76 ad un soffio dalla “barriera degli 80 metri” che, viceversa, era stata superata per primo dal “carneade” Boris Zaychuk con un lancio di m.80,14 eseguito il 9 luglio a Mosca, poi migliorato il 6 agosto successivo da Riehm, il quale fa atterrare l’attrezzo a m.80,32 riappropriandosi così del primato …

Zaychuk che, grazie a tale impresa, si guadagna la sua unica presenza di rilievo nella selezione sovietica alla Rassegna Continentale nella Capitale boema, che lo vede concludere in una dignitosa sesta posizione con m.75,62 nel mentre la sfida per il podio si disputa sul filo dei centimetri con il tedesco occidentale a confermarsi “uomo da record” ma non da medaglia, dovendosi accontentare del bronzo con un per lui modesto m.77.02 diversamente da Sedykh che riesce ad avere la meglio per soli 4cm. (m.77,28 a 77,24) sul tedesco orientale Roland Steuk, al suo miglior risultato in carriera.

L’Oro continentale consente a Sedykh di riprendersi la vetta del Ranking Mondiale, ma nel frattempo “piccoli martellisti crescono” in un bacino di smisurata utenza quale quello sovietico, e rispondono ai nomi di Juri Tamm (classe 1957) e Sergey Litvinov, nato a gennaio 1958 …

Ed è proprio quest’ultimo a far registrare un netto miglioramento nella stagione 1979, caratterizzata da sole vittorie ad eccezione del secondo posto in Coppa Europa (m.78,66 a m.76,90) alle spalle di Riehm, e nel corso della quale migliora il proprio “personale” sino a m.79,82 il 24 giugno a Lipsia, per poi affermarsi al “Weltklasse” di Zurigo a metà agosto con m.78,42 e quindi prendersi la rivincita sulla coppia tedesca facendo sua la gara nella seconda edizione della Coppa del Mondo a Montreal con m.78,70 rispetto ai m.75,88 di Riehm ed ai m.74,82 di Steuk …

Dal canto suo, Sedykh aveva risposto con una miglior misura stagionale di m.77,58 a maggio nel corso di una Tournée in Giappone, così che è costretto a cedere ai suoi più accreditati rivali il vertice del Ranking Mondiale retrocedendo al sesto posto, per poi non cederlo più nel successivo triennio, pur essendo gli anni pari quelli preferiti dal lanciatore di Rostov.

Ed una prova lampante se ne ha nel corso del 1980, stagione che ha nei Giochi di Mosca il suo momento clou e che, per il “povero” Riehm, rappresenta viceversa il proprio “Annus Horribilis”, in quanto impossibilitato a confrontarsi con i rivali sovietici in sede olimpica per l’adesione del suo Paese al boicottaggio decretato dal Presidente Usa Jimmy Carter, per poi vedersi anche togliere il record mondiale …

Ciò avviene nel corso del meeting che si svolge a Leselidze il 16 maggio 1980, in cui Sedykh e Tamm fanno a gara a superarsi, con il primo a scagliare l’attrezzo a m.80,38 per poi toccare al secondo lanciare a m.80,46 prima che l’ultima parola spetti al Campione olimpico ed europeo con m.80,64 …

Ma, come spesso accade, “tra i due litiganti il terzo gode”, in quanto appena otto giorni dopo, il 24 maggio a Sochi, tocca a Litvinov far suo il primato assoluto facendo atterrare il martello oltre un metro più avanti, e precisamente a m.81,66 il che fa presagire una Finale olimpica quanto mai incerta e combattuta …

Sicuramente avrebbe potuto dire la sua in un tale contesto di eccezione anche Riehm che, ironia della sorte, disputa la miglior stagione della sua attività agonistica, andando per ben quattro volte oltre la fettuccia degli 80 metri, centrando il proprio “Personal Best” il 30 luglio a Rhede con m.80,80 curiosamente proprio il giorno in cui, a Mosca, si disputano le qualificazioni del Lancio del Martello …

La rappresentanza della parte orientale della Germania – costituita da Steuk e da Detlef Gerstenberg – può solo accontentarsi delle posizioni di rincalzo (quarto e quinto con m.77,54 e 74,60 rispettivamente …), nel mentre la sfida per la medaglia d’Oro si disputa su misure mai raggiunte in passato …

Ed, anche stavolta, la decisione giunge sin dal lancio d’esordio, con Sedykh a togliere ogni velleità (nonché il record mondiale …) a Litvinov scagliando l’attrezzo a m.81,80 con l’ex primatista a rispondere con m.80,64 che gli valgono l’argento, per poi incappare in cinque nulli consecutivi, al contrario di Sedykh che “giustifica” il bis olimpico con altri tre lanci (m.81,46 – 80,98 e 80,70) oltre gli 80 metri, mentre Tamm completa il “podio a falce e martello” (scusate il simpatico gioco di parole …) con i m.78,96 raggiunti al secondo tentativo.

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Sedykh a Mosca 1980 – da:youtube.com

Pur privo di grandi appuntamenti internazionali, il 1981 è, una volta tanto, un anno dispari prolifico per Sedykh, visto che è costellato di sole vittorie con un “primato stagionale” di m.80,18 ottenuti a Tbilisi a fine giugno e da due successi nei confronti di Riehm sia in Coppa Europa a Zagabria (m.77,68 a 75,86) che nella terza edizione della Coppa del Mondo svoltasi a Roma ad inizio settembre, più o meno con lo stesso margine, m.77,42 a 75,60 …

Dopo il bis olimpico, l’oramai 27enne di Rostov va alla conferma del titolo europeo alla Rassegna Continentale di inizio settembre 1982 ad Atene, dove si presenta da imbattuto in stagione, ma avendo però perso il record mondiale, ovviamente da parte di Litvinov, grazie ad un lancio di quasi 84 metri (!!) eseguito il 4 giugno a Mosca, con il trio sovietico ad essere completato da Igor Nikulin in vece di Tamm …

Fedele al motto che recita “I record passano, le medaglie restano”, Sedykh fornisce l’ennesima dimostrazione di grande agonista, visto che, dopo che in qualificazione entrambi gli amici/rivali hanno curiosamente ottenuto la identica misura di m.77,58 (record dei Campionati …), nella Finale del 10 settembre è il suo martello a volare più in alto e lontano di tutti, atterrando a m.81,66 mentre Litvinov si dimostra inferiore alle attese dovendosi accontentare del bronzo, superato (m.79,44 a 78,66) anche da Nikulin.

Il 1983 rappresenta una “data storica” nel panorama dell’Atletica Leggera internazionale, in quanto coincide con la disputa della prima edizione dei Campionati Mondiali, che si svolgono ad Helsinki ad inizio agosto, stagione che vede Litvinov ai vertici assoluti, non conoscendo sconfitta alcuna ed altresì divenendo il primo atleta a superare la fettuccia degli 84 metri, coi m.84,14 ottenuti il 21 giugno a Mosca nel corso delle “Spartakiadi” …

Una superiorità che, stavolta, il 24enne lanciatore russo ribadisce a pieno titolo anche nella Capitale finlandese, aggiudicandosi l’Oro iridato inaugurale della Manifestazione con la misura di m.82,68 ottenuta al primo tentativo – ma legittimato con altri quattro lanci oltre gli 80 metri, di cui m.82,04 alla seconda prova – nel mentre Sedykh deve ritenersi fortunato a mettersi al collo l’argento con m.80,94 visto che la misura di m.81,54 inizialmente data per buona al polacco Zdzislaw Kwasny al suo ultimo tentativo, viene successivamente trasformata in un nullo.

Non sapendo come trascorrere la stagione 1984 a causa del contro boicottaggio sovietico ai Giochi di Los Angeles – dove l’oramai 33enne Riehm getta alle ortiche la sua ultima possibilità di cogliere, una sia pur effimera, “Gloria Olimpica” facendosi beffare per soli 10cm. (m.78,08 a 77,98) dal finlandese Juha Tiainen – Litvinov e Sedykh pensano bene di “divertirsi” a scagliare l’attrezzo il più lontano possibile, raggiungendo misure che fanno impallidire l’esito della Rassegna californiana …

Se il primo, difatti, migliora il proprio “personale” con un lancio di m.85,20 il 3 luglio a Cotk, in Irlanda, lo stesso non rappresenta il nuovo limite assoluto solo perché, nella stessa riunione, Sedykh fa atterrare l’attrezzo a m.86,34 (!!), apice di una annata che lo vede successivamente superare in altre tre occasioni gli 85 metri, così da riguadagnare per la sesta volta in carriera il vertice del Ranking Mondiale.

Pungolato dalle imprese dei suoi connazionali, anche Tamm decide di elevarsi a più alti livelli, vivendo nel 1985 la sua “Stagione di Gloria” costellata di sole vittorie, anche se il “personale stagionale” di m.84,04 è inferiore al suo “Personal Best” in carriera di m.84,40 raggiunto ad inizio settembre dell’anno precedente, ottenendo l’affermazione in Coppa del Mondo a Canberra con m.82,12 comunque sufficiente a scalzare Sedykh dal primo posto del Ranking assoluto …

Oramai superata la soglia dei 30 anni, per Sedykh è il momento di fare il conto della propria collezione di medaglie ed il principale appuntamento dell’anno seguente, ovvero i Campionati Europei di Stoccarda in programma a fine agosto 1986, rappresenta una ghiotta occasione per inanellare un tris di titoli continentali ad oggi ancora ineguagliato.

In una delle migliori stagioni della sua carriera, Sedykh “allunga” il record mondiale a m.86,66 il 22 giugno a Tallinn, Capitale dell’attuale Estonia, per poi presentarsi in Germania per accettare la sfida dei connazionali Litvinov e Nikulin, con specialmente il primo ad aver anch’egli superato – per la prima ed unica volta in carriera – il limite degli 86 metri con il suo “Personal Best” di m.86,04 ottenuto il 3 luglio a Dresda, e che rappresenta tuttora la seconda miglior prestazione di ogni epoca  …

Con il resto degli iscritti a svolgere il compito di “spettatori non paganti”, come al solito il podio è monopolizzato dal trio sovietico, con Nikulin bronzo con m.82,00 mentre l’eccellente lancio di m.85,74 effettuato da Litvinov serve solo da stimolo ad un Sedykh che, scagliando l’attrezzo a m.86,74 ottiene, oltre al terzo titolo continentale consecutivo, anche il suo “Personal Best” in carriera, nonché primato mondiale tuttora ineguagliato ad oltre 30 anni di distanza.

Logicamente tornato al vertice del Ranking mondiale, Sedykh vive un’inattesa stagione sottotono nel 1987, circostanza che, in un Paese dove la concorrenza è quanto mai agguerrita, lo porta a non essere selezionato per la Rassegna Iridata di Roma, senza peraltro che la spedizione sovietica ne risenta più di tanto, con Litvinov a bissare il titolo di Helsinki con m.83,06 e Tamm a fargli da valido scudiero con m.80,84 che gli valgono l’argento.

Impossibilitato, come ricordato, a partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles 1984, Sedykh punta ad un’impresa che avrebbe dello straordinario qualora riuscisse a far suo l’Oro ai Giochi di Seul 1988, a 12 anni di distanza dal primo successo a Montreal, dovendo anche stavolta guardarsi più dai suoi connazionali che non dal resto del pianeta.

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Litvinov, Oro ai Giochi di Seul ’88 – da:businessinsider.com 

La Finale nella Capitale coreana ricalca, con risultati opposti, quella dei Campionati Europei di Stoccarda, nel senso che è stavolta Sedykh a dare il meglio di sé con un lancio di m.83,76 all’ultimo tentativo, utile solo per cogliere l’argento al cospetto della stratosferica regolarità di esecuzioni di Litvinov (84,76 – 83,82 – 83,86 – 83,98 – 84,80 – 83,80), tutte e sei migliori del risultato del due volte Campione olimpico, mentre diremmo quasi ovviamente, Tamm completa il podio interamente sovietico.

Fatalmente, le prestazioni di Sedykh iniziano a risentire del confronto con la carta d’identità, il che lo porta a scalare nel Ranking – dopo la seconda posizione del 1988 – prima di mettere a segno l’ultima, trionfale zampata per cogliere l’unico alloro che ancora mancava al suo straordinario Palmarès …

Dopo non essere stato, difatti, selezionato sia per la Coppa del Mondo di Barcellona ’89 che per gli Europei di Spalato ’90, il 36enne di Rostov si ripropone con regolarità sopra gli 80 metri, così da ottenere la selezione per la terza edizione dei Campionati Mondiali, in programma a fine agosto 1991 a Tokyo, con a fargli compagnia le “giovani leve” Andrey Abduvaliyev ed Igor Astapkovich, di 11 e 7 anni più giovani, con quest’ultimo ad essergli succeduto sul trono europeo l’anno precedente …

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Sedykh a Tokyo ’91 – da:masterathletics.net

Nella classica sfida tra “gioventù contro esperienza” è la seconda a farsi preferire e, con la sua seconda miglior prestazione stagionale dopo i m.82,62 di inizio luglio, vale a dire m.81,70 Sedykh colma una lacuna che sarebbe stata insopportabile in una bacheca come la sua, con Astapkovich a doversi accontentare dell’argento con m.80,94 nel mentre Abduvaliyev, non meglio che quinto, avrà modo di rifarsi ampiamente l’anno seguente con l’Oro olimpico ai Giochi di Barcellona ai danni di Astapkovich.

Ma, con tutto il rispetto per Abduvaliyev – che poi ribadisce la sua superiorità su Astapkovich anche nelle rassegne iridate di Stoccarda ’93 e Goteborg ’95 – crediamo che nessuna impresa possa essere paragonata all’essere tornati ad occupare la prima posizione del Ranking Mondiale all’età di 36 anni come è riuscito viceversa a Sedykh, il che consente di ritenere per nulla abusata la definizione di “Leggenda del Lancio del Martello” …

Ah, nel frattempo sono aperte le iscrizioni per chi volesse battere il suo record mondiale di m.86,74 …

 

IL TRISTE RUOLO DI “ETERNO SECONDO” DEL TEDESCO EST WERNER SCHILDHAUER

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Schildhauer battuto da Cova ad Atene ’82 – da:sporting-heroes.net

Articolo di Giovanni Manenti

Con l’introduzione, fortemente voluta dall’allora Presidente della IAAF Primo Nebiolo, dei Campionati Mondiali anche per l’Atletica Leggera – la cui prima edizione si disputa ad Helsinki nella seconda settimana di agosto 1983 – ecco che ai rappresentanti del Vecchio Continente si offre l’opportunità di mettere in fila un affascinante “tris vincente” consecutivo per ogni singola specialità, vale a dire affermarsi alle Rassegne continentali, iridate ed olimpiche che si svolgono ad un anno di distanza l’una dalle altre.

E questo primo filotto è rappresentato dai Campionati Europei di Atene 1982, i ricordati Mondiali finlandesi dell’anno seguente ed i Giochi di Los Angeles 1984, con soli tre atleti ad abbinare al titolo continentale quello iridato e poter quindi aspirare al “fantastico tris”, ovvero l’azzurro Alberto Cova sui 10mila metri, il britannico Daley Thompson nel Decathlon ed il cecoslovacco Imrich Bugar nel Lancio del Disco …

Ma mentre a quest’ultimo il sogno di realizzare lo “storico tris” viene negato dal contro boicottaggio imposto da Mosca ai Paesi del blocco sovietico in risposta all’atteggiamento assunto quattro anni prima dal Presidente Usa Jimmy Carter in relazione ai Giochi svoltisi nella Capitale moscovita, per gli altri due tale impresa viene portata felicemente a termine, sia pur con una sostanziale differenza.

Ciò in quanto ad uno dei più forti specialisti della Storia dell’Atletica nelle prove multiple non viene meno una memorabile sfida con il suo acerrimo rivale tedesco occidentale Jurgen Hingsen – già battuto (8.666 punti ad 8.561) ai Mondiali 1983 – raggiungendo punteggi record di 8.798 ed 8.673 punti rispettivamente, mentre, al contrario, il mezzofondista azzurro non può confrontarsi con il suo “tradizionale” avversario, dato che lo stesso è costretto a rinunciare a quella che sarebbe stata una attesissima “resa dei conti” sulla distanza dei 10 chilometri, sempre a causa del citato boicottaggio …

Il personaggio in questione del quale trattiamo quest’oggi la storia, tramandata ai posteri con la sempre poco gradita etichetta di “eterno secondo”, altri non è che il tedesco orientale Werner Schildhauer, il quale nasce il 5 giugno 1959 a Dessau, in Sassonia per dedicarsi inizialmente alla marcia prima di dirottare verso il mezzofondo ed, in particolare, sulla più lunga distanza in pista, ovverossia i 10mila metri.

Il provenire dalla marcia – dove le prove si disputano sui 20 e 50 chilometri – fa sì che Schildhauer abbia un’elevata capacità di resistenza, alla quale peraltro, rispetto a chi proviene dal mezzofondo veloce, non è in grado di abbinare uno spunto di velocità che lo penalizza in occasione dei grandi eventi internazionali, come avremo modo di descrivere ampiamente …

Costretto a rivaleggiare in Patria con i connazionali Jorg Peter – quattro volte Campione nazionale sui m.5000 (1976-’78 e 1980) e 1977 sui 10mila metri – e, soprattutto, Hansjorg Kunze, di soli sei mesi più giovane, Schildhauer fa parlare una prima volta di sé in occasione dei Campionati Europei Juniores di Donetsk 1977, dove conclude la Finale dei m.3000 alle spalle dello spagnolo José Manuel Abascal (Oro in 7’58”3) precedendo (8’01”0 ad 8’01”2) proprio Kunze.

Al compimento dei 20 anni, il mezzofondista sassone vive la sua prima interessante stagione ai vertici internazionali, al pari di Kunze – dopo i negativi risultati ottenuti alla Rassegna Continentale di Praga 1978 da parte dei rappresentanti dell’ex Ddr, con Peter non meglio che dodicesimo nella Finale dei m.5000 ed il maratoneta Waldemar Cierpinski addirittura 19esimo sulla doppia distanza – venendo entrambi selezionati sia per le Finali di Coppa Europa svoltesi a Torino il 4 e 5 agosto 1979 che per la successiva seconda edizione della Coppa del Mondo in programma a Montreal a fine dello stesso mese …

Kunze, scelto per i m.5000, si fa preferire, affermandosi in 14’12”88 in Coppa Europa e concludendo quarto in 13’39”8 in Coppa del Mondo, mentre Schildhauer, che predilige la prova più lunga, sia piazza quarto in 28’57”68 la gara nel Capoluogo piemontese per poi classificarsi non meglio che sesto con il tempo di 29’15”52 in Canada, nonostante avesse a suo favore un personale stagionale di 28’23”6 fatto registrare a giugno a Lipsia.

Il “primo acuto” di un certo rilievo da un punto di vista cronometrico giunge per Schildhauer a fine maggio 1980, allorché copre i 10mila metri in 27’53”51 a Potsdam, per poi però non ripetersi ai Giochi di Mosca dove conclude non meglio che settimo in 28’10”91 alle spalle di Peter (28’05”53), pur facendo meglio di Kunze che fallisce addirittura la qualificazione alla Finale dei m.5000, distanze su entrambe le quali ad imporsi è il “mezzofondista senza età” etiope Miruts Yifter.

La delusione olimpica è peraltro l’ultimo piazzamento fuori dal podio per uno Schildhauer che, nel successivo quinquennio ha modo di affermarsi come uno dei più forti mezzofondisti nel panorama internazionale, dovendo comunque fare i conti coi suoi due più agguerriti rivali, ovvero i già ricordati Kunze per quel che concerne i confini nazionali ed il nostro Cova in occasione dei grandi appuntamenti …

Avendo riferimento alle “questioni interne”, valga evidenziare come Schildhauer – che, nel frattempo, si cimenta con maggiore assiduità anche sui 5000 metri – ottenga i titoli nazionali 1982 (13’33”54) e 1985 (13’27”16) sulla più breve distanza, rispetto alle cinque affermazioni (1981, 1983-’84 e 1986-’87) di Kunze, mentre nella sua gara preferita mette in fila tre successi consecutivi (1981-’83 con il miglior crono nell’ultima occasione in 27’24”95) per poi ripetersi nel 1985, mentre l’amico/rivale, dopo averne infranto la serie nel 1984 (27’33”10), fa suoi i titoli dal 1986 al 1988, a lampante dimostrazione di come in Germania Est non vi sia posto per nessun altro al di fuori di tale indiscusso duopolio …

Ma se in Patria il confronto si conclude sostanzialmente alla pari, è a livello internazionale che Schildhauer si fa largamente preferire, con il suo primo “Anno di Grazia” datato 1981, stagione in cui Cova – curiosamente di sei mesi più anziano del tedesco, così come, al contrario, Kunze ne è dello stesso arco temporale più giovane – non si è ancora espresso ai suoi massimi livelli.

Ecco pertanto l’oramai 22enne sassone cogliere due importanti successi, dapprima affermandosi in 28’45”89 sui 10mila metri nella Finale di Coppa Europa il 15 agosto a Zagabria – in cui Kunze si classifica terzo sui m.5000 – per poi replicare il 4 settembre a Roma nella terza edizione della Coppa del Mondo, allorché fa sua la gara in 27’38”43 avendo la meglio sull’etiope Mohamed Kedir e l’americano Alberto Salazar (che concludono in 27’39”44 e 27’40”69 rispettivamente …), mentre anche Kunze si fa rispettare, con il secondo posto in volata (14’08”39 a 14’08”54) alle spalle dell’irlandese Eamonn Coghlan.

Tali prestazioni fanno sì che Schildhauer guadagni il vertice del Ranking Mondiale stilato a fine stagione dalla prestigiosa rivista americana “Track & Field News” – nel mentre Kunze si classifica terzo sui m.5000 – e ne fanno uno dei più accreditati alla conquista del titolo europeo nella Rassegna Continentale in programma ad Atene ad inizio settembre 1982, dove si iscrive su entrambe le distanze dei 5 e 10mila metri, forte del test eseguito il 18 agosto al “Weltklasse” di Zurigo, dove è battuto di strettissima misura (13’12”53 a 13’12”54) in volata da Kunze per quello che resta il suo “Personal Best” in carriera sui 5 chilometri.

Come di prammatica, la prima gara in programma è quella sui 10mila metri, che va in scena con un’unica prova il 6 settembre 1982 e la stessa viene condotta su buona andatura grazie al portoghese Carlos Lopes che si incarica di dettare il ritmo, così da sgranare progressivamente il lotto dei finalisti sino a farne rimanere sulla sua scia solo Schildhauer, il nostro Cova ed il finlandese Martti Vainio, Campione in carica, allorché mancano due giri al traguardo …

Posizioni che restano sostanzialmente immutate sino all’inizio dell’ultima curva, dove al deciso attacco di Vainio il portoghese cede di schianto, mentre sia Cova che Schildhauer rispondono da par loro con il terzetto che affronta spalla a spalla il rettilineo d’arrivo per dar vita ad una splendida volata che vede il tedesco orientale sopravanzare per primo il finlandese solo per vedersi a sua volta sopravanzato dall’azzurro negli ultimi appoggi, così da restare beffato (27’41”03 a 27’41”21) per soli 0”18 centesimi, con Vainio a concludere terzo in 27’42”51 davanti ad uno sfinito Lopes.

Smaltita la delusione, due giorni dopo Schildhauer non ha difficoltà a qualificarsi per la Finale dei m.5000, in cui il favorito d’obbligo è il britannico Dave Moorcroft, il quale due mesi prima al “Bislett” di Oslo si è impossessato del record mondiale, “rischiando” di essere il primo atleta ad infrangere la “barriera dei 13’ netti”, fermando i cronometri sul tempo di 13’00”41, anche se la lista dei partenti è quanto mai qualificata, comprendendo, oltre a Cova, Kunze e Vainio, anche il tedesco occidentale Thomas Wessinghage e lo svizzero Markus Ryffel, argento quattro anni prima a Praga dietro al nostro Venanzio Ortis …

Gara che si disputai sotto la pioggia, con un ritmo più alto rispetto alla precedente prova e che vede la coppia britannica formata da Moorcroft e Mike McLeod dettare l’andatura, con alle loro sdpalle Wessinghage, Schildhauer, Cova e Vainio pronti a cogliere l’attimo giusto per attaccare, nel mentre Kunze, nelle retrovie, è vittima di una collisione con Cova ed il sovietico Abramov che lo manda fuori pista con conseguente perdita del passo che incide sul prosieguo della corsa …

Cova che, a propria volta – dopo che Vainio si produce in un effimero attacco a quattro giri dal termine, prontamente rintuzzato dalla coppia britannica – si rende protagonista di qualche spinta di troppo a centro gruppo nei confronti ancora di Kunze e dell’austriaco Dietmar Millonig, per una condotta che gli costa la squalifica a fine gara, nel mentre a due giri dal termine è il primatista mondiale che si incarica di allungare il plotone, seguito come un’ombra da Wessinghage, alle cui spalle si portano Schildhauer e l’azzurro …

La gara si anima improvvisamente poco prima della campana dell’ultimo giro grazie al sovietico Dmitriy Dmitriyev che si porta decisamente al comando sopravanzando Moorcroft che appare incapace di reagire, al contrario di Schildhauer che rileva il sovietico al comando per poi vedersi a propria volta superato da un ben più convinto attacco di Wessinghage, il quale affronta l’ultima curva con un buon margine che mantiene tranquillamente sino all’arrivo, concludendo in 13’28”90, mentre il tedesco orientale dimostra straordinarie doti di combattività, recuperando posizioni sul rettilineo d’arrivo sino a cogliere l’argento davanti a Moorcroft (13’30”03 a 13’30”42) con tutti gli altri irrimediabilmente battuti.

Due argenti non valgono un oro”, senza dubbio, ma il 23enne sassone può dirsi comunque soddisfatto di una stagione al termine della quale è comunque classificato al terzo posto del Ranking Mondiale su entrambe le specialità, con la speranza di potersi riscattare l’anno seguente, in occasione della prima edizione dei Campionati Mondiali, in programma ad Helsinki.

Rassegna iridata alla quale “la premiata ditta” Schildhauer/Kunze partecipa dopo aver dato vita ad una spettacolare sfida a fine maggio ad Jena in occasione dei Campionati nazionali, vinta dal primo nel suo “Personal Best” in carriera di 27’24”95 sui 10mila metri – nonché quarta miglior prestazione “All Time” all’epoca – con Kunze a concludere in 27’30”69, nel mentre Cova fa registrare, quale miglior risultato, 27’37”09 (anch’esso suo “Personal Best” in carriera …) a fine giugno al Meeting di Losanna.

Dato il maggior numero di iscritti, vengono disputate due batterie che non creano eccessive sorprese, così che sono in 17 a prendere il via per la Finale del 9 agosto 1983 che, data l’importanza della posta in palio, si corre a ritmi alquanto blandi, tanto che ad 800 metri dalla conclusione sono ancora in 13 a giocarsi il podio, prima che, sul rettilineo d’arrivo del penultimo giro, scottato dalle precedenti esperienze, non sia proprio Schildhauer a prendere decisamente la testa con un attacco quanto mai perentorio …

L’iniziativa del portacolori della Germania Est è quanto mai efficace, visto che il gruppo si sgretola, con a portarsi al suo inseguimento il connazionale Kunze, l’idolo di casa Vainio, il tanzaniano Gidamis Shahanga ed il nostro Cova, con il vantaggio di Schildhauer a scemare progressivamente sino all’ingresso in rettilineo allorché deve resistere all’attacco dell’amico/rivale che sembra in grado di avere la meglio, ma la sua forza di reazione è straordinaria, anche se nulla può rispetto allo sprint conclusivo di Cova negli ultimi 50 metri che lo porta, correndo all’esterno, dalla quinta alla prima posizione in 28’01”04, beffando i due tedeschi orientali (28’01”18 e 28’01”26 rispettivamente), con Vainio non meglio che quarto davanti a Shahanga.

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L’arrivo dei 10mila metri ad Helsinki ’83 – da:thegreatdistancerunners.de

Vedersi sfuggire due medaglie d’oro per 0”32 centesimi (0”18 ad Atene, 0”14 ad Helsinki …) non deve proprio essere il massimo della gioia, ma Schildhauer spera sempre di potersi rifare sulla più corta distanza, in cui parte dal vantaggio dell’assenza sia dell’azzurro che di Moorcroft, al pari di Kunze, il quale non si presenta alla partenza delle batterie, ancorché iscritto …

Qualificatosi senza problemi per la Finale del 14 agosto, in cui sono comunque presenti clienti difficili quali lo stesso Vainio, nonché il Campione europeo di Atene Wessinghage ed i sovietici Dmitriyev ed Abramov, Schildhauer opta stavolta per una tattica più prudente, senza iniziative avventate con la speranza di poter dire la sua in volata, allorché il gruppo dei finalisti affronta in fila indiana gli ultimi 800 metri …

Una tattica forse troppo attendista, visto che al deciso attacco di Dmitriyev a poco più di un giro dal termine, Schildhauer si trova addirittura in ottava posizione, un distacco che risulta impossibile da colmare, al contrario di quanto fa l’irlandese Eamonn Coghlan, proveniente dal mezzofondo veloce, il quale raggiunge il sovietico, in chiaro debito di ossigeno, a metà dell’ultima curva, ne scruta il volto rendendosi conto di come non abbia più la forza di reagire per andare quindi a conquistare il più importante successo della propria carriera in 13’28”53 mentre alle sue spalle Schildhauer raccoglie i resti degli altri finalisti per andare a cogliere un altro argento in 13’30”20 e con Vainio a beffare Dmitriyev proprio sul traguardo per il gradino più basso del podio.

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L’esultanza di Schildhauer per l’argento sui m.5000 – da:mtvuutiset.fi

Uno Schildhauer che, peraltro, conclude la gara a braccia alzate, evidentemente soddisfatto del risultato ottenuto, anche se crediamo che sia ben magra la soddisfazione di avere finalmente la meglio su Cova sei giorni dopo a Londra in Coppa Europa, precedendolo una volta tanto (28’02”11 a 28’02”13) in volata, così come l’aver riconquistato la vetta del Ranking Mondiale di fine anno sui 10mila metri, davanti allo stesso azzurro ed il connazionale Kunze …

Impossibilitato, come ricordato, a partecipare alla “resa dei conti” con Cova alle Olimpiadi di Los Angeles ’84, Schildhauer ha un’ultima stagione degna di nota nel 1985, allorché si aggiudica i titoli nazionali su entrambe le distanze del mezzofondo prolungato, per poi doversi stavolta inchinare di fronte all’azzurro in Coppa Europa a Mosca e concludere al terzo posto la gara di Coppa del Mondo a Canberra, sempre sui 10mila metri, prima di avere un ultimo sussulto cronometrico correndo i 10 chilometri in 27’56”58 ad inizio luglio 1987 ad Helsinki …

Non è mai bello passare alla storia con l’etichetta di “eterno secondo”, ma sicuramente Schildhauer, con la sua tenacia, impegno e combattività è stato un degno protagonista del mezzofondo di inizio anni ’80, con il dubbio che non potrà mai essere svelato se la decisione di Mosca di rispondere al boicottaggio Usa del 1980 lo abbia sfavorito oppure gli abbia impedito di subire un’ultima, ennesima beffa …

 

STEFANO BALDINI, L’ORO PIU’ BELLO NELL’OCCASIONE MIGLIORE

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Il trionfale arrivo di Baldini ad Atene 2004 – da:garmin.com

Articolo di Giovanni Manenti

Paese di Santi, Poeti e Navigatori, l’Italia si scopre anche, dalla seconda metà degli anni ’70, terra di Maratoneti, visto che, a 50 e più anni di distanza dalle imprese – oltre che del leggendario Dorando Pietri alle Olimpiadi londinesi del 1908 – di Valerio Arri, bronzo ai Giochi di Anversa 1920, e di Romeo Bertini, addirittura argento quattro anni dopo a Parigi 1924, i nostri rappresentanti erano spariti dalle grandi Manifestazioni internazionali …

E ciò indipendentemente dall’entrata in scena degli uomini degli altipiani africani – il cui ingresso nel panorama mondiale avviene con il successo dell’etiope Abebe Bikila ai Giochi di Roma 1960 – poiché anche l’Albo d’Oro dei Campionati Europei, vede un nostro rappresentante salire sul podio solo ed esclusivamente nell’edizione inaugurale di Torino 1934, grazie al bronzo di Aurelio Genghini.

Da allora, il buio più totale, con i primi timidi segni di risveglio a registrarsi alle Olimpiadi di Montreal 1976, dove l’ex siepista e mezzofondista Franco Fava (classe 1952) coglie l’ottavo posto, seguito da Massimo Magnani (classe 1951), il quale conclude tredicesimo per poi giungere egli stesso ottavo quattro anni dopo nell’edizione di Mosca 1980.

Altro periodo di “vacche magre” sino a metà anni ’80, allorché emerge il “Gruppo dei fondisti di fine anni ’50“, curiosamente scaglionati a distanza di 12 mesi, rappresentato da Gianni Poli (classe 1957) e dalla coppia formata da Orlando Pizzolato e Gelindo Bordin (nati nel 1958 e 1959, rispettivamente), cui si unisce Salvatorie Bettiol, che vede la luce nel 1961 …

Ecco allora che l’Italia – sino a quel momento dominatrice sulle lunghe distanze solo grazie ai propri marciatori – si pone ai vertici della Maratona mondiale, come confermano gli esiti delle Rassegne Continentali di Stoccarda ’86, con Bordin e Pizzolatro a giungere a braccetto (2.10’54” a 2.10’57”), e di Spalato ’90, dove Bordin si conferma Campione Europeo, precedendo (2.14’02” a 2.14’55”) Gianni Poli.

Fondista vicentino che si conferma anche a livello mondiale, dapprima con il bronzo alla Rassegna iridata di Roma ’87 – terzo in 2.12’40” alle spalle del keniano Douglas Wakiihuri e del rappresentante di Gibuti Hussein Ahmed Salah (2.11’48” e 2.12’30” rispettivamente …) – e quindi compiendo il suo capolavoro ai Giochi di Seul 1988 per il primo Oro olimpico italiano nella Maratona, dove, con una condotta di gara perfetta, ha la meglio sugli stessi rivali, concludendo in 2.10’32” rispetto alle 2.10’47” di Wakiihuri ed alle 2.10’59” di Salah.

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Bordin vincitore ai Giochi di Seul ’88 – da:eurosport.com

Periodo, oltretutto, in cui i nostri rappresentanti si fanno altresì valere nelle grandi Maratone cittadine, con Poli ad affermarsi nel 1986 a New York (2.11’06”) e nel 1988 ad Honolulu (2.12’47”), dopo aver nello stesso anno stabilito il proprio “Personal Best” con il quinto posto in 2.09’33 colto alla Maratona di Boston, prova quest’ultima vinta da Bordin nel 1990 – anch’esso con il Primato personale di 2.08’19” – nel mentre Pizzolato è ricordato per la doppia vittoria consecutiva a New York nel 1984 (2.14’53”) e 1985 (2.11’34”), stagione in cui fissa a 2.10’23” il suo “Personal Best” in carriera …

Bettiol, dal canto suo, si dimostra un “eterno piazzato”, visto che, dopo il doppio successo alla Maratona di Venezia nel 1986 e 1987 (con un significativo 2.10’01” nella seconda occasione …), giunge secondo a New York (2.11’41”) nel 1988 ed a Londra (2.10’40”) nel 1990, al pari delle grandi Manifestazioni internazionali, dove si classifica quarto ai Campionati Europei di Spalato 1990 – sfiorando pertanto quello che sarebbe stato un “Fantastico Tris” azzurro – sesto in 2.15’58” alla Rassegna iridata di Tokyo ’91 e quinto in 2.14’15” alle Olimpiadi di Barcellona ’92, in entrambi i casi migliore degli italiani in gara (con Bordin ottavo in Giappone …), prima di realizzare nel 1994 con 2.09’40” il proprio limite in carriera.

Tutta questa lunga – ma diremmo, anche doverosa – premessa per introdurre il protagonista della nostra Storia odierna, ovvero colui che più degli altri è emerso da un altro quartetto di valenti fondisti, come se le mamme italiane si fossero messe d’accordo nel partorire Vincenzo Modica e Giacomo Leone nel 1971 e Danilo Goffi e Daniele Caimmi nel 1972, questi ultimi due, curiosamente, a due settimane di distanza l’uno dall’altro …

Ma delle loro prestazioni avremo modo di parlare nel descrivere l’attività agonistica di colui che ha riportato il fondo italiano ai vertici mondiali della specialità, con un Palmarès superiore anche a quello – già di per sé straordinario – di Gelindo Bordin, vale a dire l’emiliano Stefano Baldini, il quale nasce il 25 maggio 1971 a Castelnovo di Sotto, Comune di meno di 9mila anime posto in provincia di Reggio Emilia, alle quali la sua famiglia contribuisce in maniera rilevante, visto che Stefano è “appena uno” dei ben 11 fratelli …

Proprio l’esempio di uno di essi – Marco, con un personale di 2.16’32” sulla Maratona tutt’altro che disprezzabile – porta il giovane Stefano ad avvicinarsi al mezzofondo, dedicandosi inizialmente alle prove su pista dei 5 e 10mila metri, passando poi con il tempo alla Maratona solo a 24 anni compiuti.

I suoi progressi in pista lo portano – dopo essersi piazzato al nono posto in 14’20”63 ai Campionati Europei Juniores di Varazdin 1989 – a scendere l’anno seguente per la prima volta sotto le rispettive barriere dei 30’ sui 10 chilometri e dei 14’ sui 5000 metri, grazie, su questa seconda prova, al 13’54”38 con cui si classifica sesto alla Rassegna Mondiale Juniores di Plovdiv 1990.

Miglioratosi nel 1992 a 13’39”37 sui m.5000 corsi il 9 settembre a Bologna ed a 28’25”98 nel 1993 sui 10mila sempre nel Capoluogo emiliano, Baldini affronta la sua prima grande Manifestazione internazionale partecipando ai Campionati Europei di Helsinki 1994.

Nonostante si presenti alla Rassegna Continentale forte di due eccellenti prestazioni cronometriche – 13’34”81 sui m.5000 corsi ad inizio giugno al “Golden Gala” di Roma ed il suo primo “under 28’ netti” sui 10mila metri, coperti in 27’57”86 a fine mese ad Helsinki – nella prova più importante della stagione Baldini incorre in una “controprestazione” di 28’41”82 che lo relega in 20esima posizione in una gara tattica che lo spagnolo Abel Anton si aggiudica in 28’06”03.

Questo deludente risultato, unito alla quanto mai simile prestazione sulla medesima distanza fornita l’anno seguente in occasione dei Campionati Mondiali di Goteborg ’95 – che lo vedono concludere 18esimo in 28’08”39 nonostante corso in batteria in 27’50”27 – inducono Baldini a fare un primo tentativo sulla Maratona, coprendo i 42 chilometri di Venezia di fine ottobre in un confortante 2.11’01”, niente affatto male per un esordiente …

Non sono però ancora maturi i tempi per dedicarsi esclusivamente a tale specialità, visto che incombono le Olimpiadi di Atlanta 1996, alle quali Baldini si presenta con rinnovate ambizioni, forte del 27’43”98 fatto registrare a fine maggio a Bratislava ed, ancor più, del 13’23”43 con cui copre i m.5000 al “Golden Gala” di inizio giugno, in entrambi i casi suoi “Personal Best” in carriera su tali distanze.

Speranze rimandate al mittente in maniera se vogliamo anche impietosa, con il 25enne emiliano eliminato nella semifinale dei m.5000 (ottavo in 14’06”45) ed ancora 18esimo (nonché ultimo …) nella Finale dei 10mila metri con il tempo altissimo di 29’07”77 …

L’esito di Atlanta è pressoché decisivo per la futura decisione di Baldini di abbandonare la pista per la strada, in più confortata dalla sua partecipazione alla quinta edizione dei Campionati Mondiali di Mezza Maratona, disputatisi il 29 settembre a Palma di Maiorca e dove l’azzurro coglie il suo primo, significativo successo, affermandosi in 1.01’17” precedendo il keniano Josephat Kiprono ed il rappresentante dello Zimbabwe Tendai Chimusasa, che concludono in 1.01’30” ed 1.02’00” rispettivamente.

Oramai il cammino del 26enne reggiano è segnato e, dopo un’ultima gara in carriera sui m.5000 il 25 giugno 1997 a Parigi e la partecipazione sui 10mila metri ai Campionati Mondiali di Atene del successivo inizio agosto – Manifestazione in cui migliora il piazzamento, giungendo nono, ma non soddisfa il riscontro cronometrico di 28’11”97 – la parte finale di stagione ribadisce la bontà della scelta …

Dopo essersi, difatti, piazzato secondo alla Maratona di Londra il 13 aprile 1997 portando il personale a 2.07’57” con un sensibile miglioramento di oltre 3” al suo precedente limite, Baldini conclude brillantemente la sua seconda partecipazione al Campionato Mondiale di Mezza Maratona di inizio ottobre a Kosice a dispetto del nono posto finale, dato il tempo di 1.01’01” fatto registrare, nulla potendo opporre al trio keniano formato da Shem Kororia, Moses Tanui e Kenneth Cheruiyot, che si gioca il podio in volata nell’ordine con tempi straordinari (59’56”, 59’58” ed 1.00’00” rispettivamente …).

In più, a convincere Baldini a percorrere la nuova strada vi è anche la rivalità interna che fa sempre da stimolo, come accade dopo il successo di Giacomo Leone alla Maratona di New York 1996 in 2.09’54”, il che lo porta a tentare anch’egli la sorte nella “Grande Mela”, tagliando il traguardo in “Central Park” il 2 novembre 1997 al terzo posto in 2.09’31” …

A tenere alto il buon nome dell’Italia nelle grandi Manifestazioni vi avevano comunque pensato, alla ricordata Rassegna Iridata di Atene ’97, il riferito Leone, che si classifica settimo in 2.17’16”, e soprattutto il 26enne lombardo Danilo Goffi che, già migliore degli Azzurri con il nono posto nella prova olimpica di Atlanta in 2.15’08”, sfiora il podio con le 2.14’47” che gli valgono la quarta moneta alle spalle dell’australiano Steve Moneghetti, in una gara monopolizzata dal duo spagnolo formato da Abel Anton e Martin Fiz, che concludono in volata, divisi da soli 5” (2.13’16” a 2.13’21”).

Oramai consapevole di “cosa farà da grande”, Baldini intensifica la preparazione in vista dell’appuntamento continentale costituito dai Campionati Europei di Budapest, al quale si presenta dopo essersi aggiudicato la Maratona di Roma di fine marzo 1998 con il tempo di 2.09’33”, miglior “biglietto da visita” possibile per ottenere la selezione, vista la qualificata concorrenza nella squadra azzurra …

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Il vittorioso arrivo di Baldini agli Europei di Budapest 1998 – da:gettyimages.ae

E che queste ultime parole non siano campate in aria lo dimostra proprio l’esito della gara andata in scena il 22 agosto 1998 per le strade della Capitale ungherese, dove Baldini, Goffi e Vincenzo Modica mettono a segno un’impresa unica nel suo genere – che ricorda il tris Mei, Cova e Antibo sui 10mila metri a Stoccarda 1986 – monopolizzando il podio che vede Baldini avere la meglio (2.12’01” a 2.12’11”) su Goffi in volata, mentre il 27enne siciliano conclude anch’egli sotto le 2.13’ con il tempo di 2.12’53”, con buona pace del terzetto spagnolo che occupa dalla quarta alla sesta posizione, mentre la prova di insieme azzurra è completata altresì dal settimo posto di Giovanni Ruggiero in 2.13’59”, il che consente all’Italia di aggiudicarsi anche il titolo europeo a squadre.

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Modica, Baldini e Goffi celebrano il “tris azzurro” – da:gettyimages.it

La vita di un atleta, si sa, non è mai “tutta rose e fiori” e, proprio nel momento in cui sta raccogliendo i frutti dei suoi sacrifici, Baldini è costretto a saltare l’intero anno 1999 per infortunio, stagione che utilizza per convolare a nozze con la quattrocentista Virna De Angeli e seguirla dalla tribuna ai Mondiali di Siviglia ’91, Rassegna che, anche in sua assenza, vede la truppa azzurra ben figurare, laddove si consideri che, alle spalle dell’idolo di casa Abel Anton – che bissa in 2.13’36” il titolo di due anni prima ad Atene – Modica coglie uno splendido argento in 2.14’03”, con Goffi quinto in 2.14’50” e Caimmi a chiudere la Classifica dei primi 10 con il tempo di 2.16’23”.

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La gioia di Modica per l’argento mondiale di Siviglia ’99 – da:gettyimages.it

Non è facile riprendersi da un anno di inattività, e Baldini ne paga lo scotto ai “Giochi di Fine Millennio”, presentandosi all’appuntamento dell’1 ottobre 2000 a Sydney con l’unico riscontro del sesto posto di metà aprile a Londra, dove ha coperto la distanza in 2.09’45”, con il risultato di non completare la gara, al pari di Modica, così che a salvare l’onore in Casa Italia vi pensa Leone – che l’anno precedente aveva fatto registrare i rispettivi tempi di 2.10’03” giungendo sesto a Londra e di 2.09’36” con il quarto posto di New York – il quale, dopo l’eccellente risultato costituito dal secondo posto colto a Roma in 2.08’41”, ottiene un significativo piazzamento, classificandosi quinto in 2.12’14”, alle spalle del britannico Jon Brown, mentre il podio parla esclusivamente africano, con la vittoria che arride all’etiope Gezahege Abera in 2.10’11” davanti al keniano Erick Wainaina, già bronzo quattro anni prima ad Atlanta.

La Maratona non è specialità in cui ci si possa affidare al caso od alla fortuna, tutto ciò che ottieni è frutto di duri allenamenti e grandi sacrifici, specie per i fondisti europei cui Madre Natura non ha fornito un “fisico ad hoc” come quello degli atleti degli altipiani, ed ecco che, in vista dell’appuntamento iridato di Edmonton 2001 – stagione per Baldini allietata dalla nascita a giugno della prima figlia Alessia, cui seguiranno Laura a febbraio 2012 e Lorenzo a gennaio 2015 – l’oramai 30enne emiliano svolge un confortante test ad inizio aprile a Torino, secondo in 2.08’51”, al pari di Leone, che alla Maratona di Otsu, in Giappone, del 4 marzo 2001, stabilisce il proprio “Personal Best” in carriera con 2.07’52”, all’epoca altresì primato italiano …

Coppia azzurra che ben si comporta in Canada il 3 agosto 2001, data della gara, con Leone a cogliere il suo ultimo piazzamento di un certo rilievo giungendo undicesimo i 2.17’54”, mentre Baldini riesce ad inserirsi nell’oramai consueto duello etiope/keniano che vede Abera bissare l’Oro olimpico in 2.12’42” davanti al keniano Simon Biwott (2.12’43”), nel mentre l’azzurra strappa a Testaye Tola il gradino più basso del podio in 2.13’18”.

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Baldini in azione durante la Maratona di Edmonton 2001 – da:gettyimages.it

Un bronzo iridato è il modo migliore per ottenere anche sontuosi ingaggi nelle più importanti Maratone del pianeta, ragion per cui Baldini “salta” gli Europei di Monaco di Baviera 2002 – dove si iscrive sui soli 10mila metri, peraltro ottenendo il suo miglior piazzamento in pista, con il quarto posto in 27’50”98 – per dedicarsi alla strada, avendo così l’opportunità di migliorare il primato italiano di Leone con le 2.07’29” corse il 14 aprile a Londra, per poi classificarsi quinto ad inizio novembre a New York con il tempo di 2.09’12”.

Tempi che, in ogni caso, confermano il suo ottimo stato di forma, e se si può rinunciare “a cuor leggero” ad un Campionato Europeo, ben più difficile è evitare di confrontarsi con il resto del pianeta in occasione della Rassegna iridata di Parigi 2003, dove Baldini si presenta forte delle 2.07’56” fatte registrare il 13 aprile a Londra e che gli valgono la seconda posizione …

In una prova disputata a fine agosto, nonostante il clima non proprio favorevole, la stessa fa registrare il record dei Campionati, con il successo ad arridere al marocchino Jaouad Gharib in 2.08’31”, avendo la meglio in volata (2.08’38”) sullo spagnolo Julio Rey, nel mentre il portacolori azzurro conferma il bronzo di due anni prima in 2.09’14”, con anche Caimmi a ben figurare, chiudendo sesto in 2.09’29”.

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Un Baldini soddisfatto dopo il bronzo iridato di Parigi 2003 – da:gettyimages.it

E’ altresì risaputo che, nelle gare di resistenza, l’aspetto anagrafico conta molto meno rispetto alle prove di velocità od agilità, portandosi viceversa dietro, con l’età, una maggiore esperienza fondamentale soprattutto per ciò che concerne l’aspetto tattico nel gestire una prova così delicata e massacrante, circostanza che Baldini sfrutta a proprio favore nella sua terza apparizione olimpica, che nell’occasione vede i celebri 42,195 chilometri snodarsi sul percorso che leggenda vuole sia stato ultimato da Filippide per annunciare la vittoria degli Ateniesi sui Persiani …

L’unica certezza è che l’arrivo, quel 29 agosto 2004, è fissato all’originario Stadio Panathinaikos dove si erano svolte nel 1896 le prime Olimpiadi dell’Era Moderna, appositamente ristrutturato per l’occasione, il che fornisce un’ulteriore aureola di gloria alla competizione, a cui sono iscritti, oltre a Baldini, anche Caimmi ed Alberico Di Cecco per l’Italia, con ai nastri di partenza l’ex mezzofondista keniano Paul Tergat, detentore della migliore prestazione mondiale (per la Maratona non si parla mai di “record” …) in virtù delle 2.04’55” corse il 28 settembre 2003 a Berlino.

L’alfiere azzurro, presentatosi nella Capitale ateniese dopo il consueto test di metà aprile a Londra – concluso con un buon quarto posto in 2.08’37” – saggiamente non segue l’attacco a metà gara portato dal brasiliano Vanderlei de Lima (Oro nella specialità ai “Giochi Panamericani” di Winnipeg 1999 e Santo Domingo 2003), il quale accumula un buon margine prima che sia lo stesso Baldini a rompere gli indugi al 25esimo chilometro, guidando un gruppetto di inseguitori composto da otto unità, andatesi man mano riducendosi sino a che ad inseguire il sudamericano restano l’azzurro, il citato primatista mondiale Tergat e l’americano di origine eritrea Mebrahtom “Meb” Keflezighi

Contro ogni aspettativa, il primo a crollare è proprio Tergat – concluderà non meglio che decimo in 2.14’45” – mentre al comando il vantaggio di Lima scema progressivamente, con Baldini che intuisce come stia per materializzarsi la sua “grande occasione”, non potendo peraltro immaginare di ricevere un aiuto quanto mai insolito ed insperato …

Accade, difatti, che a circa 7 chilometri dalla conclusione, mentre Vanderlei de Lima sta cercando di resistere al tentativo di rimonta di Baldini, lo stesso venga aggredito da tal Cornelius Horan, un manifestante irlandese ubriaco, il quale cerca di impedirgli di proseguire la corsa …

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L’incredibile aggressione a Vanderlei de Lima – da:revistacanal.com

Fortunatamente per il brasiliano, l’intervento del pubblico presente – e segnatamente dello spettatore greco Polyvios Kossivas – consente di liberarlo dal malintenzionato, così che può riprendere a correre, pur se, nel frattempo, è stato superato dall’azzurro, in quanto l’incidente è stato valutato possa essergli costato tra i 15” ed i 20”, oltre ovviamente alla perdita di ritmo, che per chi è esperto di maratone, sa cosa possa voler dire …

Per onestà, occorre evidenziare che la differenza di passo tra Baldini e Vanderlei de Lima era tale che l’azzurro avrebbe in ogni caso portato a casa la vittoria, mentre forse il gesto dello squilibrato è costato al brasiliano la medaglia d’argento, viceversa appannaggio di Keflezighi, pur riuscendo quantomeno a salvare il podio dal ritorno del britannico Jon Brown …

Di sicuro non un bello spot per l’Atletica e lo Sport in generale, ma comunque, ripetiamo, ciò non inficia la legittimità della vittoria di Baldini, che può fare il suo ingresso in solitario nel suggestivo Stadio Panathinaikos per andare a coronare il sogno di una vita, tagliando il traguardo in 2.10’55” e portare nuovamente l’Italia sul gradino più alto del podio olimpico a 16 anni di distanza dal trionfo di Gelindo Bordin a Seul.

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Baldini festeggia l’Oro di Atene 2004 – da:germanroadraces.de

Allo sfortunato fondista brasiliano, oltre alla consolazione del bronzo, viene altresì assegnata, quanto mai a giusta ragione, la “Medaglia Pierre de Coubertin” per l’elevato senso di sportività dimostrato nella circostanza, nel mentre la pattuglia azzurra vede Di Cecco concludere nono in 2.14’34” e Caimmi rispettare lo “Spirito Olimpico” evitando di ritirarsi nonostante il modesto piazzamento, 52esimo con 2.23’07” …

Per Baldini, al contrario, inizia il “tira e molla” tra il volersi ritirare e ripensarci, ma dopo che la successiva stagione – oltre al consueto appuntamento primaverile con Londra, quinto in 2.09’25” – lo vede ritirarsi ai Campionati Mondiali di Helsinki 2005, l’azzurro è ancora in grado di piazzare due “colpi” allo scoccare delle 35 primavere …

Dapprima, nell’oramai abituale appuntamento londinese del 23 aprile 2006, realizza il suo “Personal Best” in carriera con 2.07’22” – tuttora imbattuto quale miglior prestazione italiana sulla distanza – per poi arricchire il suo invidiabile Palmarès con un secondo titolo europeo alla Rassegna Continentale di Goteborg, dove il 13 agosto 2006 sono sufficienti 2.11’32” per avere ragione dello svizzero Viktor Rothlin e dello spagnolo Rey, con il Team azzurro a portare al traguardo anche Francesco Ingargiola (quinto con 2.13’04”) e Goffi che chiude undicesimo in 2.13’04”.

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Il vittorioso arrivo di Baldini agli Europei di Goteborg ’06 – da:runnersworld.it

Non avendo più granché da chiedere quanto ad allori, Baldini si dedica ai grandi appuntamenti su strada, partecipando a due edizioni consecutive della Maratona di New York – sesto in 2.11’33” nel 2006 e quarto l’anno seguente con 2.11’58” – per poi rispettare la “regola non scritta” che vuole che l’Oro olimpico in carica debba difendere il titolo nell’edizione successiva dove, a dispetto degli oramai 37 anni, è ancora in grado di ben figurare nella gara dei Giochi di Pechino 2008, migliore degli italiani con il tempo di 2.13’25” che gli vale la 12esima posizione, nel mentre il keniano Samuel Kamau Wanjiru fa registrare il record olimpico di 2.06’32”, migliorando il limite di 2’09’21” del portoghese Carlos Lopes risalente addirittura ai Giochi di Los Angeles 1984 …

Il fatto che Baldini si iscriva anche alla Maratona dei Campionati Europei 2010 di Barcellona è solo un mero dato statistico, visto che non completa neppure la prova, utile solo a fargli annunciare il ritiro definitivo dalle competizioni, lasciando gli appassionati a disquisire se debba spettare a lui od a Gelindo Bordin la palma di “Miglior Maratoneta azzurro” di ogni epoca …

Ma, in tutta sincerità, crediamo che ciò, ai diretti interessati, importi veramente il giusto …

 

L’ORO A SORPRESA DI LYNN DAVIES NEL LUNGO AI GIOCHI DI TOKYO 1964

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Lynn Davies – da:gettyimages.fi 

Articolo di Giovanni Manenti

Da quando, nello spazio di soli 20 giorni, tra il 12 agosto ed il 2 settembre 1960, l’americano Ralph Boston cancella dall’Albo dei Record – sia mondiale che olimpico – i primati stabiliti dal leggendario connazionale Jesse Owens e che risalivano a ben 25 anni prima, la specialità del Salto in Lungo diviene una sorta di “sfida a distanza” tra i due principali esponenti di inizio del relativo decennio, vale a dire il citato Boston ed il sovietico di origini armene Igor-Ter Ovanesian …

Boston, che già aveva avvicinato il record mondiale di m.8,13 stabilito da Owens nel suo “Giorno dei Giorni” del 25 maggio 1935 ad Ann Arbor – in cui eguagliò e/o migliorò quattro primati assoluti nell’arco di 45 minuti (!!) – ai “Trials” di Stanford, saltando m.8,09 l’1 luglio 1960, riesce nell’impresa il successivo 12 agosto a Walnut, con la misura di m.8,21.

Successivamente, nella Finale dei Giochi di Roma 1960, cancella anche il Record olimpico di m.8,06 stabilito dal connazionale alle celebri Olimpiadi di Berlino 1936, con un balzo di m.8,12 al terzo tentativo, pur rischiando grosso allorché l’altro americano Bo Roberson atterra a m.8,11 all’ultima prova, con il podio completato dal citato Ter-Ovanesian, Campione europeo in carica, con la misura di m.8,04.

Ma mentre per Roberson, già Oro ai Giochi Panamericani di Chicago 1959, detto argento rappresenta l’apice della carriera, nel successivo quadriennio che porta alla rassegna a cinque cerchi di Tokyo 1964, i duellanti Boston e Ter-Ovanesian non si risparmiano nel superarsi a vicenda …

I primi squilli sono dell’americano che, l’anno seguente alle Olimpiadi romane, dapprima migliora il proprio record saltando m.8,24 il 27 maggio 1961 a Modesto, in California, e quindi infligge al rivale l’umiliazione di allungare tale primato sino a m.8,28 il successivo 16 luglio nell’ambito della tradizionale, per l’epoca, sfida annuale Usa-Urss che ha luogo proprio a Mosca e che vede Ter-Ovanesian fermarsi a m.8,01 …

Oltretutto divisi da un solo anno di età – Boston nasce il 9 maggio 1939 mentre il sovietico è del 19 maggio 1938 – la risposta di Ter-Ovanesian non si fa attendere, appropriandosi del primato il 10 giugno 1962 allorché atterra a m.8,31 ad Erevan, sua città natale, per poi confermare il titolo europeo il 14 settembre a Belgrado con la misura di m.8,19 ventosi, Rassegna Continentale in cui passa inosservato il gallese Lynn Davies, non meglio che undicesimo avendo saltato appena m.7,33.

Davies – anche lui curiosamente nato a maggio, il giorno dopo l’armeno, il 20 maggio ma del 1942 – che poi, ai successivi “Commonwealth Games” che si disputano a fine novembre ’62 a Perth, in Australia, si ferma ai piedi del podio con m.7,72 che rappresentano comunque un sensibile miglioramento dai m.7,14 della sua stagione precedente d’esordio, nonché il primato gallese, ben lontano comunque dai vertici della specialità.

In vista, peraltro, dei Giochi di Tokyo, i due indiscussi dominatori della scena mondiale continuano ad affilare le armi, con Boston che – dopo una miglior misura di m.8,08 nel 1962 – inaugura la stagione preolimpica affermandosi con m.8,11 ai “Giochi Panamericani” di San Paolo, in Brasile, per poi realizzare il suo “personale stagionale” con m.8,20 a Modesto a fine maggio, mentre Ter-Ovanesian vive un anno sotto tono, con la miglior misura di m.8,15 raggiunta il 29 ottobre ad Erevan.

Con le Olimpiadi nella Capitale giapponese previste per metà ottobre 1964, i favori del pronostico non possono che orientarsi su Boston, il quale disputa una stagione sin lì perfetta, costituita dai m.8,37 saltati il 3 luglio a New York, record non ratificabile per un vento di 2,6m/s, proseguita con l’eguagliare il primato di Ter-Ovanesian grazie ai m.8,31 raggiunti il 15 agosto a Kingston, in Giamaica, e quindi appropriarsi in solitario del record ai “Trials” di Los Angeles del 12 settembre, con un balzo valido di m.8,34 oltre ad un “volo” di m.8,49 invalidato da una raffica di 2,6m/s, al termine di una straordinaria serie (8,49v. – 8,21 – 8,34 – 8,11 – 8,14 – x) degna del miglior Carl Lewis di 20 anni dopo …

Dal canto suo, l’ex primatista mondiale sovietico si presenta all’appuntamento olimpico forte dei m.8,18 saltati a Kiev il 30 agosto 1964 ed anche se la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori vede nell’americano il logico favorito per la medaglia d’Oro, la natura di combattente dell’armeno non lo esclude dai possibili pretendenti al gradino più alto del podio …

Un pronostico che, di certo, non include il citato britannico Davies, il quale si era piazzato secondo con la modesta misura di m.7,50 ai Campionati AAA 1963, per poi aggiudicarsi quelli dell’anno successivo con m.7,95 anch’essi peraltro inficiati da un vento superiore al consentito, ma l’autunno giapponese ha in serbo per lui una gradita sorpresa che cambia le carte in tavola …

La gara è, difatti, in programma per il 18 ottobre, con qualificazioni alle 10:30 del mattino, ora locale e finale al pomeriggio a partire dalle 15:00, e con il limite per accedere all’atto conclusivo fissato in m.7,60, non hanno problemi a “fare la misura” alla prima prova sia Boston che Ter-Ovanesian, con salti di m.8,03 e 7,78 rispettivamente …

Diversamente, Davies vede innanzi a sé il fantasma dell’eliminazione in quanto, dopo un primo salto di m.7,39 (non sufficiente a qualificarsi poiché il dodicesimo posto utile per la Finale è a m.7,46 raggiunti da tre atleti …), incappa in un nullo, avendo conseguentemente una sola ultima prova a disposizione, peraltro sfruttata al meglio con un balzo di m.7,78 …

Al pomeriggio, le condizioni atmosferiche peggiorano con una pioggia incessante – piuttosto frequente a tali latitudini – ed un abbassamento delle temperature, situazione a cui il gallese è più abituato rispetto agli altri finalisti, ognuno dei quali resta difatti al di sotto dei rispettivi standard abituali …

Poiché, comunque, il clima è uguale per tutti, anche se con misure inferiori, al completamento dei primi tre salti che determinano i sei (rispetto agli otto a partire dalla successiva edizione di Città del Messico ’68 …) atleti che accedono alle ulteriori tre prove, la Classifica è capeggiata da Boston con m.7,85 ottenuti al secondo tentativo, seguito da Ter-Ovanesian con m.7,78 e da Davies portatosi a m.7,59 alla terza prova …

Posizione di leader che l’americano incrementa al quarto tentativo allorché allunga sino a m.7,88 ma sia il sovietico che il gallese manifestano chiari segni di ripresa, con il primo a raggiungere m.7,80 ed il secondo m.7,78 così da prepararsi a dare “scacco matto” al primatista mondale alla quinta e penultima serie di salti …

Sfruttando al meglio possibile quello che resta il suo “Giorno dei Giorni”, mentre Boston incappa in un nullo, Davies supera per la prima volta in carriera la barriera degli 8 metri atterrando a m.8,07 cui Ter-Ovanesian replica sfiorando la stessa con m.7,99 che lo portano in seconda posizione provvisoria prima che Boston raccolga tutte le ultime energie fisiche e mentali per piazzare un salto di m.8,03 buono solo per l’argento, così da formare un podio degno della più classica versione dell’adagio “tra i due litiganti il terzo gode …”.

Per correttezza, occorre altresì precisare che – seppur negli anni a seguire gli storici rivali si dimostrano i migliori nella specialità, raggiungendo entrambi la misura di m.8,35 (Boston il 29 maggio ’65 a Modesto e Ter-Ovanesian il 19 ottobre ’67 a Città del Messico) quale nuovo record mondiale – anche Davies dimostra di non essere un “carneade” qualunque, visto che nel 1966 si aggiudica nell’arco di un mese, sia la medaglia d’Oro ai “Commonwealth Games” di Kingston con m.7,99 e quindi infligge al sovietico una nuova sconfitta (m.7,98 a m.7,88) ai Campionati Europei di Budapest.

Analogamente, il gallese – oltre ad aggiudicarsi i titoli ai Campionati AAA per quattro edizioni consecutive dal 1966 al 1969 – migliora anche i propri limiti, portandosi a m.8,19 saltati il 9 aprile 1966 a Boloemfontain, per poi avere come miglior risultato nel 1967 i m.8,13 raggiunti il 19 ottobre a Città del Messico nella riunione preolimpica in cui Ter-Ovanesian eguaglia il primato di Boston e quindi realizzare il proprio “Personal Best” in carriera coi m.8,23 ottenuti il 30 giugno 1968 al Meeting di Berna.

Boston, dal canto suo, si presenta ai Giochi di Città del Messico ’68 dopo aver confermato l’Oro ai “Giochi Panamericani” di Winnipeg ’67 con la sua miglior misura dell’anno di m.8,29 (in cui secondo si piazza, con m.8,07, un “certo” Bob Beamon …) per poi saltare m.8,26 ventosi ai “Trials” di Echo Summit del 14 settembre ’68, superato solo dai m.8,39 di Beamon, nel mentre Ter-Ovanesian, dopo il citato primato eguagliato del 1967, giunge nella Capitale messicana con il miglior risultato di m.8,28 ottenuto il 17 agosto 1968 …

Tutti, pertanto, possibili pretendenti all’Oro, specie Boston – che, giova ricordarlo, stabilisce un record di 8 stagioni consecutive (dal 1960 al ’67) di leader del Ranking Mondiale stilato dalla prestigiosa rivista americana “Track & Field News”, nel mentre Ter-Ovanesian primatista lo è di longevità, facendo parte della “Top Ten” di detta Classifica per 15 anni (dal 1957 al ’71) pur guadagnando la vetta solo nel 1969 – che in qualifica ottiene la miglior misura di m.8,27 suo “personale stagionale”, seguito da Beamon e Davies con m.8,19 e 7,94 rispettivamente …

Misura che il 26enne gallese replica nella Finale (curiosamente, come quattro anni prima a Tokyo, disputata lo stesso giorno, il 18 ottobre …), non risultando sufficiente ad accedere ai tre salti conclusivi di una gara, peraltro, “uccisa” al primo turno dall’incredibile balzo a m.8,90 di Beamon che toglie qualsiasi velleità ai propri avversari, ivi compresi Boston e Ter-Ovanesian che, con i rispettivi salti di m.8,16 ed 8,12 si piazzano alle spalle del “fenomeno”, prima di scalare entrambi di una posizione in virtù della misura di m.8,19 raggiunta dal (questo sì carneade …) tedesco orientale Klaus Beer alla seconda prova.

Davies continua a rivaleggiare in campo continentale con l’eterno sovietico, il quale si prende la rivincita alla Rassegna Continentale di Atene ’69, dove si afferma con m.8,17 rispetto ai m.8,07 del gallese (misure entrambe realizzate con vento oltre la norma …), che, dal canto suo, conferma il successo della precedente edizione ai “Commonwealth Games” di Edimburgo ’70 con m.8,06 nel mentre ai Campionati Europei di Helsinki ’71 conclude non meglio che quarto con m.7,85 nella Finale in cui Ter-Ovanesian completa un’invidiabile collezione di cinque medaglie continentali consecutive con l’argento, beffato per un solo centimetro (m.7,92 a 7,91) dal tedesco orientale Max Klauss.

Entrambi danno l’addio all’attività agonistica prendendo parte alle Olimpiadi di Monaco di Baviera 1972 – la quarta per il sovietico, la terza per il gallese – non riuscendo a qualificarsi per la Finale, per un soffio Ter-Ovanesian (m.7,77 rispetto ai 7,79 del francese Jacques Rousseau, ultimo degli ammessi …), più indietro Davies con i suoi m.7,64 …

Ma all’oramai 30enne nativo di Nantymoel, piccolo villaggio del Sud del Galles, riteniamo che l’Atletica Leggera abbia riservato ben più di quanto si sarebbe mai aspettato da quando, nel 1961, si presentò per la prima volta su di una pedana del Salto in Lungo …

CAROLINA KLUFT, REGINA DELL’EPTATHLON DI INIZIO XXI SECOLO

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Carolina Kluft agli Europei 2006 – da:european-athletics.org

Articolo di Giovanni Manenti

Quando in occasione della cerimonia di premiazione della gara dell’Eptathlon alle Olimpiadi di Seul 1988 si presentano sul podio l’americana Jackie Joyner e le tedesche orientali Sabine John ed Anke Behmer, pur avendo ognuna delle tre realizzato il rispettivo “Personal Best” in carriera – che per la Joyner è altresì record mondiale tuttora imbattuto – era difficile ipotizzare che la specialità avrebbe avuto una così lunga stasi quanto a prestazioni di alto livello …

Invero, l’americana, con i suoi incredibili 7.291 punti12”69 sui m.100hs, m.1,86 Salto in Alto, m.15,80 Getto del Peso, 22”56 m.200, m.7,27 Salto in Lungo, m.45”66 Lancio del Giavellotto e 2’06”45 sugli 800 metri – non aveva fatto altro che migliorare il record mondiale che già le apparteneva sin dal luglio 1986 e ritoccato per l’ultima volta due mesi prima ai Trials di Indianapolis con 7.215 punti, ma resta il fatto che, all’epoca, anche i punteggi – di rispettivamente 6.897 e 6.858 – realizzati dalle due rappresentanti della ex Ddr le collocavano al secondo ed al quarto posto della “Graduatoria All Time”.

La responsabilità non è certo della Joyner, che anche quattro anni dopo, ai Giochi di Barcellona 1992, si conferma Campionessa olimpica superando per la sesta ed ultima volta in carriera “quota 7.000 punti”, con i suoi 7.044 che ancora rappresentano l’altrettanto sesta miglior prestazione di ogni epoca, peraltro ben “spalleggiata” dalla russa Irina Belova, argento con il suo “Personal Best” di 6.845 punti, mentre sono sufficienti prestazioni ben inferiori per cogliere la Gloria olimpica nelle due successive edizioni.

Alle Olimpiadi di Atlanta 1996, difatti, dove la Joyner è costretta a ritirarsi per infortunio, bastano 6.780 punti alla Campionessa iridata siriana Ghada Shouaa per regalare al suo Paese l’unica Medaglia d’Oro sinora conquistata nella Storia dei Giochi, ed ancor meno, vale a dire 6.584, sono realizzati dalla britannica Denise Lewis per salire sul gradino più alto del podio a Sydney nel 2000.

Ma, quasi un segno del destino, a quasi un mese di distanza dalla prova svoltasi nella Metropoli australiana, ai Campionati Mondiali Juniores di Santiago del Cile – che, peraltro, vedono affermarsi, in campo femminile, future stelle quali la velocista giamaicana Veronica Campbell, le saltatrici in alto Blanka Vlasic e con l’asta Yelena Isinbayeva – fa il suo ingresso nel Mondo dell’Eptathlon una 17enne svedese destinata a ridare visibilità alla specialità.

Costei è Carolina Evelyn Kluft, nata il 2 febbraio 1983 a Sandhult, nella Regione del Gotaland, ma trasferitasi con i genitori e le tre sorelle sin da bambina a Vaxjo, dove inizia a praticare Sport cimentandosi nel Football (il padre Jonny militava nella Serie A svedese …) per poi seguire le orme della madre, ex saltatrice in lungo, e dedicarsi all’Atletica Leggera dall’età di 12 anni …

Ben impostata fisicamente, sino a raggiungere alla completa maturazione m.1,78 di altezza per 65kg. – taglia che, come dalla stessa Carolina dichiarato, dimostratasi utile per combattere atti di bullismo subiti a Scuola dopo il trasferimento a Vaxjo – la Kluft viene ritenuta perfetta per le prove multiple dal suo allenatore Agne Bergvall, che la segue durante l’intera carriera …

In effetti, la sua altezza la favorisce nei salti come sugli ostacoli e sui m.200 piani, avendo altresì acquisito una più che sufficiente potenza per ben figurare anche nelle due prove di lancio, così che l’unica gara su cui incentrare un allenamento specifico sono gli 800 metri che chiudono la due giorni in pista e pedana, cosa che la svedese porta a termine disciplinatamente.

Ma torniamo al citato ottobre 2000, dove nella Capitale cilena, la Kluft coglie il suo primo, importante risultato conquistando l’Oro con 6.056 punti, per poi ripetersi, l’anno seguente, in occasione dei Campionati Europei Juniores di Grosseto, allorché le sono sufficienti 6.022 punti per far suo il titolo continentale.

Oramai maggiorenne, ancorché pur sempre junior, la 19enne svedese si presenta tra le grandi nel suo primo “Anno di Gloria” 2002, in cui partecipa agli Europei Indoor di Vienna ed agli assoluti di Monaco di Baviera, pur senza trascurare la Rassegna Iridata Juniores di Kingston, in Giamaica …

Nella kermesse al coperto, dove il programma prevede il Pentathlon – oltre, ovviamente, al Giavellotto, sono esclusi i 200 metri, mentre gli Ostacoli sono ridotti sulla distanza dei 60 metri – la Kluft ottiene il bronzo con 4.535 punti alle spalle della russa Yelena Prokhorova e della portoghese Naide Gomes, per poi confermare il titolo mondiale juniores migliorandosi sino a 6.470 punti lasciando ad oltre 700 punti di distanza la kazaka Olga Alekseyeva.

Una prestazione che consente alla svedese di presentarsi con sufficiente fiducia ed aspettative alla Rassegna Continentale di Monaco di Baviera, dove, sul suolo amico, la grande favorita è l’atleta di casa Sabine Braun, al passo d’addio dall’alto dei suoi 37 anni, ma pur sempre Campionessa europea a Spalato ’90 ed Helsinki ’94, così come Oro iridato a Tokyo ’91 ed Atene 1997 …

Un confronto tra “madre e figlia” verrebbe da dire, visti i quasi 18 anni di differenza di età, che la svedese volge a suo favore già nella prima giornata, in cui realizza le migliori prestazioni tra tutte le partecipanti sui m.100hs (13”33), Salto in alto (m.1,89) e m.200 (23”71), pagando dazio solo nel Getto del Peso, visto che i suoi m.13,16 rappresentano solo la decima misura …

Decisa, comunque, a concludere in bellezza una straordinaria carriera, la Braun riduce il distacco nelle due gare di apertura della seconda giornata, facendo meglio della Kluft sia nel salto in lungo (m.6,50 a 6,36) che nel Lancio del Giavellotto (m.51,23 a m.47,61), così da avere ancora chances di vittoria allorché le atlete si allineano alla partenza dell’ultima prova sugli 800 metri …

Ma qui, dando prova di una maturità insolita per la sua età, la svedese dimostra una padronanza assoluta della gara, facendo segnare il tempo di 2’17”29 che, a confronto del 2’23”24 ottenuto dalla tedesca, le consente di migliorarsi ancora totalizzando 6.542 punti rispetto ai 6.434 della Braun.

Ancora non può saperlo, ma il successo continentale non è altro che l’inizio di un periodo lungo altri cinque anni di imbattibilità assoluta – sia indoor che indoor – sulle prove multiple per la svedese, così da rinverdire il mito della leggendaria Jackie Joyner, arco temporale in cui non trascura di cimentarsi anche in gare singole sulla velocità, al pari degli ostacoli, salto in alto e salto in lungo …

Atleta versatile come poche, la Kluft si presenta il 14 marzo 2003 ai Campionati Mondiali Indoor di Birmingham, dove nel Pentathlon realizza le migliori prestazioni sui m.60hs (8”19), Salto in Alto (m.1,89) e Salto in Lungo (m.6,61), difendendosi sia nel Getto del Peso (seconda con m.14,48) che sugli 800 metri, conclusi anch’essi con il secondo miglior tempo di 2’15”58, così da totalizzare ben 4.933 punti che rappresentano il record dei Campionati – con un miglioramento di quasi 400 punti (!!) rispetto all’anno precedente – e lasciano la bielorussa Natalia Sazanovich ad oltre 200 lunghezze di distacco.

Potendo ancora competere quale “under 23”, la svedese utilizza i Campionati Europei di Categoria che si svolgono a metà luglio 2003 a Bydgoszcz, in Polonia, per affinare il proprio stile nel salto in lungo, affermandosi con la misura di m.6,86 – suo “Personale” all’epoca – mentre l’Eptathlon vede il successo della tedesca Jennifer Oeser con 6.901 punti, una quota che la Kluft avrebbe raggiunto in tutta tranquillità …

Ma alla 20enne svedese interessa un altro, e ben più importante obiettivo, ovvero confermare il titolo continentale dell’anno precedente alla Rassegna Iridata di Parigi 2003, dove, al pari degli Europei in terra tedesca, si trova a fronteggiare, come più pericolosa rivale, un’atleta di casa, nella fattispecie la francese originaria della Sierra Leone Eunice Barber, già Campionessa mondiale nell’edizione di Siviglia ’99 e che nella Capitale transalpina è iscritta anche nella gara del Salto in Lungo …

Consapevole delle difficoltà e del livello della gara, la Kluft risponde da par suo, sfornando una serie di prestazioni che la portano, all’epoca, a realizzare le sue migliori performances in ben 6 delle 7 prove in programma, distaccandosi assieme alla Barber dal resto del lotto sin dopo le prime due specialità, che la vedono dietro solo alla francese sui m.100hs (13”05 a 13”18), per poi far meglio (m.1,94 ad 1,91) nel Salto in Alto, così da essere divise da appena 19 punti (2255 a 2236) prima di recarsi sulla pedana del Getto del Peso, mentre le altre hanno sono già staccate di oltre 200 punti …

E qui la svedese sfrutta il “punto debole” della sua avversaria che, nonostante lanci l’attrezzo a m.12,97 (ben 60cm. in più di quanto ottenuto in occasione del successo iridato di Siviglia ’99 …), vede fuggire la svedese che raggiunge m.14,19 per poi far meglio della Barber (22”98 a 23”92) sui m.200, così da concludere la prima giornata al comando con p.4.143 e quasi 200 di vantaggio sulla francese (3.949) che deve guardarsi le spalle dalla già citata Sazanovich, portatasi a quota 3.894 grazie ai m.16,81 realizzati nel Peso …

Un buon margine, ma che non può lasciare del tutto tranquilla la Kluft sapendo che la seconda giornata si apre con la gara del Salto in Lungo che può riportare la Barber a stretto contatto, ed invece, a sorpresa, è la svedese ad ottenere la miglior misura di m.6,68 rispetto ai m.6,61 della francese – che una settimana dopo si aggiudicherà il titolo iridato con m.6,99 (!!) – mentre il terzo miglior salto della Sazanovich di fatto consolida le posizioni per le medaglie …

Già superati i 5.200 punti al termine delle prime cinque prove, per la 20enne svedese si apre una prospettiva a cui forse neppure pensava, vale a dire raggiungere la fatidica “quota 7.000 punti” che, all’epoca, Joyner a parte, era stata superata solo dalla russa Larisa Turchinskaya nel giugno 1989, allorché aveva totalizzato p.7.007 a Bryansk, ma che poi non aveva dato seguito a tale risultato con particolari piazzamenti di prestigio …

Impresa che la Kluft porta a termine con successo per il classico “rotto della cuffia”, visto che, dopo aver scagliato il giavellotto a m.49,90, l’aver fermato a 2’12”12 i cronometri sugli 800 metri le valgono 934 punti che, sommati ai 6.067 già in carniere, la portano a quota 7.001, terza miglior prestazione “All Time”, ma record europeo mancato per soli 6 punti …!!

Mal di poco, dato che i primati passano e le medaglie restano e, dopo aver messo in fila i titoli continentale ed iridato, per completare il tris sognato da qualsiasi atleta manca solo la Gloria Olimpica per la quale l’appuntamento è fissato per la seconda metà di agosto 2004 ad Atene.

Forse “stuzzicata” dal successo mondiale della Barber, la svedese intensifica la preparazione nel Salto in Lungo, tanto da presentarsi in tale sola specialità ai Campionati Mondiali Indoor di inizio marzo ’04 Budapest, dove realizza il suo “Personal Best” in carriera al coperto (nonché primato nazionale …) di m.6,92 che le vale il bronzo a pochi centimetri dal titolo della fuoriclasse russa Tatiana Lebedeva, prima con m.6,98 rispetto ai m.6,93 della connazionale Tatiana Kotova …

Ed anche all’aperto, dopo essersi aggiudicata per il secondo anno consecutivo – cosa che ripete anche sino al 2007 – il celebre “Hypomeeting” di Gotzis, in Austria, la più importante rassegna internazionale di prove multiple, con p.6.820, nel corso della Coppa Europa di prove multiple svoltasi il 4 luglio 2004 a Tallinn, in Estonia, la Kluft atterra a m.6,97, altrettanta sua miglior misura, a soli 2cm. dal record svedese stabilito il 5 luglio 2000 a Losanna da Erica Johansson …

Impresa che la 21enne svedese porta a termine con facilità quasi irrisoria anche a causa delle non perfette condizioni fisiche della Barber – che si iscrive solo al salto in lungo senza riuscire neppure a qualificarsi per la Finale – cui si sommano quelle della Sazanovich che abbandona la gara dopo il Salto in alto, così che la Kluft, migliore del lotto nell’Alto con m.1,91 e seconda sui m.200 in 23”27 ha già ipotecato la medaglia d’Oro al termine della prima giornata, conclusa con 4.109 e ben 240 di vantaggio sulla britannica Kelly Sotherton …

Ed allorché, nell’esordio della seconda giornata i m.6,78 nel Lungo la portano a 5.208 punti (solo uno in meno rispetto al punteggio degli Europei di Monaco di Baviera …), la tentazione di puntare al primato continentale, ancora possibile dopo il Lancio del Giavellotto, viene riposta nell’ultima gare dei m.800, perché per i record c’è sempre tempo, mentre la Gloria olimpica la si può cogliere solo ogni quattro anni …

Ecco quindi una conclusione “tranquilla”, più che sufficiente a concludere comunque con 6.952 punti (suo “Personale Stagionale”) ed un margine abissale di oltre 500 punti sulle altre due compagne di podio, ovvero la lituana Austra Skujyte e la già citata Sotherton, che totalizzano 6.435 e 6.424 punti, rispettivamente.

La speranza di trovare fortuna anche nel Salto in Lungo viene vanificata per la Kluft dalla difficoltà di trovare un asse di battuta convincente, così che, dopo essersi qualificata per la Finale con m.6,73 non riesce a ripetersi terminando non meglio che decima con un modesto m.6,63 rispetto ad un podio interamente monopolizzato dalle saltatrici russe …

Inutile stare troppo a confondersi con il Salto in Lungo fintanto che si possono mietere allori nella prova multipla, come conferma l’esito della Rassegna Continentale Indoor di Madrid 2005, che la svedese domina con il punteggio di 4.948 punti, che rappresentano, oltre al Record dei Campionati, anche il suo “Personal Best” in carriera nel Pentathlon, nonché il relativo primato nazionale …

Comunque, così tanto per tenersi, in forma e visto che ancora la carta d’identità glielo permette, ecco una “capatina” anche ai Campionati Europei Under23 di Erfurt, in Germania, dove la Kluft si aggiudica il Salto in Lungo con m.6,79 giusto per “affilare le armi” in vista dei Mondiali di Helsinki di inizio agosto, dove è chiamata a confrontarsi con una Barber quanto mai in cerca di rivincite …

E, sulla pista e le pedane dello “Stadio Olimpico”, le due rivali danno vita ad una sfida memorabile, in cui la svedese paga nella prima giornata una misura di m.1,82 nel salto in Alto inferiore alle sue potenzialità, mentre la Barber – migliore delle iscritte sia sui m.100hs (12”94) che nell’Alto (m.1,91) – può concludere al comando la prima giornata, pur se di strettissimo margine (3.973 a 3.971) …

Con sia la Kluft che l’esperta transalpina ad avere il proprio punto di forza nel Salto in Lungo che inaugura la seconda giornata, il relativo esito riporta la prima (m.6,87 rispetto ai m.6,75 della Barber) al comando della Classifica provvisoria, per un vantaggio ridotto a soli 18 punti (5.906 a 5.888) dopo il Lancio del Giavellotto, così da lasciare la decisione in merito all’assegnazione dell’Oro alla prova conclusiva sugli 800 metri …

Ed è qui che la Kluft compie un piccolo capolavoro, in quanto copre i due giri di pista nel tempo, mai più ripetuto, di 2’08”89 che la porta ad un totale di 6.887 punti (suo “Personale stagionale”) con la Barber argento con p.6.824 e la ghanese Margaret Simpson, terza, ai “consueti” oltre 500 punti di distacco.

Con l’americana Joyner da tempo ritiratasi, i Campionati Europei hanno la stessa valenza di un Mondiale o di un’Olimpiade, ed ecco che la Rassegna Continentale di Goteborg 2006 assume una tale veste, con la Kluft a non voler sfigurare dinanzi al proprio pubblico – così da iscriversi anche al salto in Lungo – ma dovendosela vedere con una quanto mai agguerrita Barber, che si porta al comando dopo il 13”11 sui m.100hs ed aver saltato a pari merito con l’atleta di casa m.1,89 nel Salto in Alto

Gara quest’ultima che però costa un risentimento muscolare alla francese, costretta ad abbandonare la competizione, così che la Kluft, miglioratasi nel getto del Peso sino a m.14,56, si trova la strada spianata verso la conferma del titolo dopo i m.6,65 nel Lungo, trotterellando negli 800 metri per non sprecare energie in vista della gara individuale del Salto in Lungo, pur se i 6.740 punti raccolti, oltre che la sua miglior prestazione stagionale, rappresentano anche il record dei Campionati …

Attesa cinque giorni dopo alla Finale del Lungo, ancora una volta la 22enne svedese è incapace di esprimersi al meglio, ottenendo come miglior risultato un mediocre m.6,54 che la relega appena in sesta posizione, quando, al contrario, un salto superiore ai m.6,70 le avrebbe quantomeno consentito di salire sul podio.

Ma se la gara individuale le volta le spalle, per la Kluft ci sono ancora due importanti obiettivi a cui puntare per concludere un quinquennio senza eguali – quanto meno a livello medaglie, in quanto come ampiamente riportato, le prestazioni della Joyner sono di per sé inarrivabili – ovvero conquistare il terzo titolo iridato consecutivo e togliere alla Turchinskaya il primato europeo, che ritiene debba quasi spettarle di diritto …

E se c’è una caratteristica che va a pieno merito della svedese è il fatto di ottenere le sue migliori prestazioni proprio nelle occasioni più importanti e quindi, dopo aver arricchito il proprio Palmarès replicando il titolo continentale di Madrid ’05 ai Campionati Europei Indoor di Birmingham 2007, dove sfiora con p.4.944 il record stabilito alla Rassegna spagnola, eccola pronta a raccogliere la citata, doppia sfida, ai Mondiali che si svolgono a fine agosto ad Osaka, in Giappone.

In assenza della Barber, le più accreditate avversarie sono, in fase di pronostico, le due britanniche Sotherton e la 21enne Jessica Ennis – che raccoglierà l’eredità della svedese come leader della specialità – ma la prima giornata mette in evidenza l’ucraina Lyudmila Blonska, che si pone alle spalle della Kluft con 4.014 punti rispetto ai 4.162 della Campionessa olimpica, mentre le citate britanniche seguono con 3.989 e 3.942 punti, rispettivamente …

La pressione dell’ucraina è quanto mai di stimolo per la Kluft – sia pur in vantaggio al termine della prima giornata rispetto ai 4.143 punti del suo sinora “unico oltre 7.000” in carriera – soprattutto dopo che la stessa salta 3cm. in più (m.6,88 a 6,85) nel Salto in Lungo, un esito che, se da un lato consente alla svedese di allungare sulla tabella record, dall’altro vede ridursi a 138 punti il suo vantaggio nella Classifica provvisoria …

In un “testa a testa” molto parallelo, anche il Lancio del Giavellotto vede le due contendenti andare di pari passo, con la Kluft a scagliare l’attrezzo a m.47,98 rispetto ai m.47,77 dell’ucraina, così da incrementare leggermente il proprio margine al vertice (p.6.105 a 5.963), ma, stavolta al contrario, ridurre il vantaggio sulla tabella di marcia dei Mondiali di Parigi 2003, che ora la vede affrontare l’ultima fatica con soli 38 punti in più rispetto al suo “Personale” di 7.001 punti …

Nella Capitale transalpina la svedese aveva coperto il doppio giro di pista in 2’12”12, tempo sufficiente a scalzare la Turchinskaya dall’Albo dei Record, mentre non crea problemi la presenza della Blonska – che l’anno seguente, ai Giochi di Pechino 2008, coglierà l’argento solo per essere successivamente squalificata per doping – in quanto ha in detta prova il suo tallone d’Achille …

L’ultima prova è sempre la più massacrante, sembra che non debba finire mai, e quando finalmente la Kluft taglia il traguardo in quinta posizione in 2’12”56 si attende la verifica del corrispettivo in punti e che, risultando pari a 927, le consentono di raggiungere quota 7.032 punti, così da cogliere in un colpo solo il tris iridato, nonché il “Personal Best”, record nazionale ed europeo, tuttora imbattuto.

Oramai vinto tutto quello che poteva vincere, la Kluft annuncia che non intende difendere il titolo olimpico dell’Eptathlon ai Giochi di Pechino 2008, preferendo accettare una nuova sfida sia nel Salto in Lungo che nel Triplo, peraltro con scarsi risultati, visto che nella prima prova conclude nona con la modestissima misura di m.6,49 e nella seconda addirittura fallisce la qualificazione alla Finale.

Saltata buona parte della stagione 2009 per un infortunio muscolare che la costringe ad un intervento chirurgico, la Kluft si ripresenta l’anno seguente ai Campionati Europei di Barcellona 2010 forte di un miglior risultato di m.6,42 saltati ad inizio luglio, ma dopo un incoraggiante misura di m.6,63 saltati in qualificazione, ancora una volta delude in Finale non andando oltre m.6,33 …

La Kluft vive la sua ultima stagione a buoni livelli nel 2011, allorché, dedicandosi pressoché esclusivamente al Salto in Lungo, fa registrare misure di m.6,73 a metà giugno e di m.6,74 con cui si aggiudica i Campionati nazionali a sue settimane dai Mondiali di Daegu di fine agosto …

Con la specialità a non essere progredita negli ultimi anni, un salto tra i m.6,75 ed i 6,80 potrebbe essere anche sufficiente per conquistare l’Oro ed i m.6,60 raggiunti in qualificazione (terza miglior misura) inducono ad un qual certo ottimismo …

Ma il “matrimonio” tra la svedese ed il Lungo evidentemente non s’ha da fare, e nuovamente, al contrario di quanto gli è sempre avvenuto nell’Eptathlon, l’atto conclusivo la vede peggiorare le proprie prestazioni, ed il fatto che i m.6,56 raggiunti in Finale le valgano il quarto posto dipende solo dalla modestia delle partecipanti.

A questo punto, visto che la sfida è chiaramente persa e non ha più la voglia di riprendere gli allenamenti per tornare al vecchio amore, la Kluft dice basta e chiude una carriera che l’ha vista indiscussa protagonista per oltre un quinquennio, incapace di essere battuta nell’Eptathlon, di cui è ancora oggi la seconda migliore del Pianeta con i suoi 7.032 punti …

Certo che, mai come a lei si addice il vecchio adagio che recita: “Chi lascia la strada vecchia per la nuova, ecc. …” …

EDDIE TOLAN, IL PRIMO SPRINTER DI COLORE SUL TRONO DI OLIMPIA

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Eddie Tolan in allenamento – da:gettyimages.co.uk

Articolo di Giovanni Manenti

Al giorno d’oggi, il solo ipotizzare che un atleta bianco possa imporsi in una grande Manifestazione sulla distanza dei 100 metri in Atletica rappresenta un esercizio di pura fantasia, allorché è alquanto raro vederne addirittura uno schierato sui blocchi di partenza tra gli otto finalisti …

Prova ne sia che, dall’inaugurazione dei Mondiali di Atletica Leggera ad Helsinki 1983, la “gara regina” di tale Disciplina ha visto salire sul gradino più alto del podio solo ed esclusivamente atleti di colore, mentre in chiave olimpica sono oramai quasi 40 anni da quando lo scozzese Allan Wells si aggiudicò la Finale ai Giochi di Mosca 1980, peraltro favorito dall’assenza degli sprinter americani.

Leggermente meglio la situazione sulla doppia distanza, per la quale, oltre al successo del nostro Pietro Mennea nella ricordata rassegna moscovita, si registra solo la doppietta Olimpiadi 2000/Mondiali 2001 da parte del greco Konstantinos Kenteris, abile a sfruttare un periodo di stasi della specialità – lo dimostrano i tempi relativamente modesti di 20”09 e 20”04 sufficienti a vincere le rispettive Finali – e, peraltro, poi coinvolto in un caso di doping.

Ma, come sempre accade in tutte le cose, vi è un’origine che segna il debutto degli atleti di colore – segnatamente afroamericani – nel Mondo dello sprint, laddove si consideri che nelle Finali delle Olimpiadi immediatamente successive al Primo Dopoguerra – da Anversa 1920 ad Amsterdam 1928 – si verifica l’esatto opposto di quanto sopra indicato, ovvero la totale assenza di atleti di colore tra i sei pretendenti alle medaglie.

Quali siano i motivi è sin troppo facile evidenziarli, visto lo stato di emarginazione in cui versano all’epoca i neri in pressoché ogni parte del pianeta, soprattutto per le difficoltà di accedere agli studi universitari, viceversa fucine di atleti di livello assoluto sia nei College inglesi che americani, dove, per questi ultimi, si registrano altresì notevoli differenze tra gli stati del Nord e del Sud …

Qualcosa però inizia a cambiare oltre Oceano sul finire degli anni ’20 e se, come ampiamente celebrato e conosciuto da tutti, il “paladino” di questa riscossa nera è il leggendario Jesse Owens con le sue quattro medaglie d’oro conquistate ai Giochi di Berlino 1936 in faccia al Dittatore tedesco Adolf Hitler, propugnatore della superiorità della razza ariana, egli, al contrario, non può vantare il privilegio di essere stato il primo ad interrompere la striscia di successi degli atleti bianchi nella Rassegna a cinque cerchi …

Questo onore, difatti, tocca a Thomas Edward “Eddie” Tolan, nato a fine settembre 1908 a Denver, Capitale del Colorado, pur se la famiglia si sposta dapprima a Salt Lake City, nello Utah e quindi a Detroit, nel Michigan, allorché Eddie ha 15 anni, poiché, secondo il padre Thomas, vi erano maggiori opportunità di lavoro per la gente di colore.

Probabilmente è così, di sicuro non vi sono eccessivi ostacoli affinché il giovane Eddie possa frequentare le scuole, mettendo in evidenza le sue caratteristiche di ottimo atleta durante gli anni del Liceo vissuti alla “Cass Technical High School” di Detroit, dove alterna con eccellenti risultati l’atletica al football (quello americano, ovviamente …) …

Ed anche se le sue prestazioni in pista sono ragguardevoli – nel 1927 si aggiudica il titolo sia sulle 100 che sulle 220yds ai Campionati nazionali scolastici svoltisi a Chicago – è nel football che viene maggiormente apprezzato, tanto da essere lui stesso ad ammettere, a fine carriera, come: “i sei touchdown realizzati nel ruolo di un quarterback di 60kg. in una gara al Liceo siano stati l’impresa più emozionante della mia vita, superiore anche ai successi olimpici …!!”.

Logico quindi che sul 19enne Eddie puntino diversi College per sfruttarne le qualità nel football, ma lui decide di restare vicino alla propria famiglia scegliendo l’Università del Michigan, anche se questa opzione ne segna la futura carriera.

Tolan, difatti, non giocherà mai a football con la squadra del College, e sui motivi vi sono opinioni contrastanti, la prima delle quali è legata, purtroppo, al colore della sua pelle, visto che, nella storia dell’Università, un solo giocatore nero vi aveva fatto parte, tale George Jewett negli anni ’90 del secolo precedente, e, dopo soli tre giorni di allenamento coi suoi compagni, il tecnico che allenava le matricole è costretto a comunicargli come, suo malgrado, gli altri allenatori delle formazioni superiori non fossero d’accordo sul fatto che gli fosse permesso di far parte del Gruppo, così destinandolo al Team di atletica leggera …

Vi è peraltro un’altra versione, che rivela come Tolan non abbia potuto far parte della squadra di football a causa di un infortunio al ginocchio subito durante l’ultimo anno al Liceo, così da indirizzare le sue energie in Atletica, disciplina che non prevede gli scontri fisici ed i conseguenti traumi viceversa riscontrabili con la palla ovale e, comunque, è lo stesso atleta a chiosare, adducendo che: “la squadra di Atletica viaggiava molto di più all’epoca per partecipare ai vari meeting, circostanza che mi ha dato maggiori opportunità di visitare luoghi a me sconosciuti e conoscere il Paese …!!” …

Quella che sia la verità – probabilmente un mix tra le due versioni – è peraltro incontrovertibile che Tolan si presenti sempre in pista con un’abbondante fasciatura al ginocchio sinistro, segno inequivocabile che l’infortunio esisteva, poi se fosse sufficiente o meno ad impedirgli di giocare a football è un’altra questione, ed in ogni caso, questa non è l’unica particolarità che lo contraddistingue …

Tolan, difatti, gareggia inforcando degli occhiali da vista tenuti fermi con del nastro adesivo – tale da sembrare “un diacono della Chiesa”, glissa un giornalista – e, soprattutto, è solito correre masticando della gomma americana, atteggiamento inizialmente assunto in allenamento per alleviare la tensione, ma che poi, una volta scoperto dall’atleta che ciò avveniva in sincronia con le sue falcate, utilizza tale metodo aumentando il ritmo della velocità di masticazione all’andatura in gara.

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Tolan in allenamento alla “Michigan University” – da:gettyimages.ca 

Stranezze a parte, il giovane Eddie ha la fortuna di trovare alla “Michigan University” due dei migliori tecnici dell’epoca, vale a dire Steve Farrell ed il suo assistente Charles Hoyt, che ne rileva il ruolo nel 1930, con quest’ultimo ad essere uno dei migliori sprinter d’America negli anni ’10, solo per vedersi negata l’opportunità di prendere parte alle Olimpiadi del 1916 a causa della Prima Guerra Mondiale, così che non si nascondono, ai vertici dell’Ateneo, le speranze riposte in Tolan affinché possa essere il terzo rappresentante del College a fregiarsi del titolo olimpico, come già avvenuto in passato con Archie Hahn a St. Louis 1904 e Ralph Craig a Stoccolma 1912, capaci entrambi di aggiudicarsi sia i 100 che i 200 metri …

 

E’ peraltro, quello di fine anni ’20, un periodo in cui a dominare sono i velocisti nordamericani, ivi compreso il canadese Percy Williams, a propria volta affermatosi su entrambe le distanze ai Giochi di Amsterdam 1928 (corse in 10”8 e 21”8 rispettivamente …), tra cui spiccano Frank Wykoff – il quale vanta a fine 1928, personali di 9”7 sulle 100yds, 10”6 sui m.100 e 21”3 sui m.200, pur avendo fallito l’appuntamento olimpico, dove conclude non meglio che quarto in 11”0 – e George Simpson, che alla stessa epoca, ha fatto registrare i rispettivi tempi di 9”6, 10”6 e 21”4 sulle rispettive distanze, oltretutto essendo coetaneo di Tolan, dividendoli solo otto giorni …

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Il Campione olimpico di Amsterdam ’28 Percy Williams – da:gettyimages.it

Ed è pertanto in questo scenario di eccellenza assoluta che nel 1929 fa il suo ingresso il non ancora 21enne Eddie, il quale ha maturato un fisico compatto (m.1,70 per 65kg.) affinato da intense sedute di allenamento che ne hanno potenziato la muscolatura negli arti inferiori.

Che Tolan non abbia niente da invidiare ai suoi avversari lo dimostra il 25 maggio 1929 ad Evanston, in Illinois, allorché supera di stretta misura proprio Simpson sulle 100yds venendo accreditato del tempo di 9”5 che rappresenta il relativo record mondiale, anche se poi è quest’ultimo a prendersi la rivincita nella Finale dei Campionati NCAA l’8 giugno a Chicago, correndo la distanza in 9”4 – con Tolan terzo in 9”6 preceduto anche da Claude Bracey – per un primato che non viene omologato avendo sfruttato in avvio i blocchi di partenza, all’epoca non ancora legali …

Ma la stagione di Tolan è ben lungi dal dirsi conclusa, visto che ai Campionati AAU si impone sia sulle 100 che sulle 220yds, con i rispettivi tempi di 10”0 e 21”9, per poi dedicarsi ad una lunga tournée europea in estate dove miete successi venendo sconfitto una sola volta sul filo di lana dal tedesco Georg Lammers (bronzo l’anno precedente ai Giochi di Amsterdam), ma soprattutto eguaglia in ben cinque occasioni – a Colonia il 31 luglio, Stoccolma l’8 agosto, Berlino il 18 agosto, Copenaghen il 25 agosto e Bochum l’8 settembre – il record assoluto sui 100 metri di 10″4 detenuto dal connazionale Charles Paddock e risalente all’aprile 1921.

Stimolati da questo nuovo rivale, anche gli altri non stanno certo a guardare, a cominciare da Wykoff che ritrova nel 1930 lo smalto dei giorni migliori, togliendo a Tolan, il 10 maggio a Los Angeles, il primato mondiale sulle 100yds coprendo la distanza in 9”4, tempo replicato il 7 giugno in occasione della Finale dei Campionati NCAA, precedendo Simpson (9”5), con Tolan non meglio che quarto in 9”6, con quest’ultimo che conclude terzo nella Finale delle 220yds in linea retta vinte da Simpson, per poi prendersi la rivincita in occasione dei Campionati AAU dove replica il successo dell’anno precedente con un più che convincente riscontro cronometrico di 9”7, anche se è costretto a cedere il titolo sulle 220yds che vedono Simpson imporsi in 21”3 …

Anche il doppio Campione olimpico canadese Percy Williams ha ancora delle cartucce da sparare, e – dopo aver battuto in un’occasione Tolan (9”6) sulle 100yds nel 1929 – si presenta l’anno seguente stabilendo il 9 agosto 1930 a Toronto, nel corso dei Campionati canadesi, il primato mondiale sui m.100, corsi in 10”3 per poi imporsi in 9”9 sulle 100yds nella prima edizione dei “Commonwealth Games (all’epoca chiamati “British Empire Games” …) svoltisi ad Hamilton, nell’Ontario.

Invero, lo stesso Williams era stato sconfitto, preceduto sia da Tolan che da Simpson, l’1 luglio 1930 a Vancouver sui 100 metri, con il nostro protagonista a concludere nello straordinario tempo di 10”2 che sarebbe stato primato assoluto, solo che non viene mai ratificato dalla IAAF.

Capirete come, in una specialità in continuo movimento come quella della velocità, l’attesa negli Stati Uniti per le Olimpiadi di Los Angeles 1932 – con i Giochi che ritornano sul suolo americano dopo l’edizione piuttosto approssimativa di St. Louis 1904 – sia alquanto elevata, ed ecco che nel 1931 si fa largo un “quarto incomodo”, nella figura di Ralph Metcalfe, 21enne nato ad Atlanta, Capitale della Georgia, ma cresciuto a Chicago, nell’Illinois, e che avrebbe avuto poche chances di emergere nello Stato di origine, dove le discriminazioni razziali erano tra le più accentuate …

Già accreditato di personali di 9”7 sulle 100yds e di 21”7 sui 200 metri, Metcalfe si migliora nel 1931 facendo segnare i rispettivi tempi di 9”6 e di 21”0 il 4 luglio a Lincoln, dove Tolan fa registrare il suo “Personal Best” in carriera sui 200 metri in 20”9 in una stagione che lo vede più efficace sulla più lunga distanza, come dimostra altresì l’esito delle Finali sia dei Campionati NCAA di inizio giugno a Chicago – sconfitto (9”6 a 9”7) da Wykoff, mentre si impone in 21”4 sui m.200 in linea retta – che dei successivi Campionati AAU, dove Wykoff si conferma sulle 100yds in 9”5 (con Tolan terzo) ed, al contrario, fa suo il suo secondo titolo in carriera sui m.200 in 21”0 precedendo ancora Metcalfe.

Tutti i discorsi ed i tempi non contano più nell’anno olimpico, dove viceversa è necessario superare i famigerati Trials, ben sapendo che toccherà assistere alla gara dei m.100 dalla tribuna ad uno tra Tolan, Metcalfe, Simpson e Wykoff, con quest’ultimo, a differenza degli altri tre, che non si presenta sulla doppia distanza …

Appuntamento fissato per metà luglio a Stanford ed al quale è Metcalfe – il più giovane dei quattro e l’unico ancora universitario – a presentarsi nelle migliori condizioni, frutto della doppia affermazione ai Campionati NCAA di inizio giugno dove si impone sia sui m.100 che sulle 220yds in linea retta coi rispettivi tempi di 10”2 e 20”5 (20”3 di passaggio ai m.200 …) che sarebbero primati mondiali se solo fossero accettati dalla AAU e, di conseguenza, la IAAF non può ratificarli.

Con questo biglietto da visita Metcalfe è il logico favorito ai Trials e mantiene fede ai pronostici, con gli identici tre – oltre a lui anche Tolan e Simpson che si classificano nell’ordine – prescelti per i Giochi su entrambe le distanze, mentre Wykoff, quarto sui 100 metri in 10”8 (stesso tempo di Simpson, ma superiore per 0”03 centesimi, 10”76 a 10”79 secondo il cronometraggio elettrico …) deve rassegnarsi a disputare la sola staffetta dopo il quarto posto in Finale di quattro anni prima ad Amsterdam …

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Metcalfe si impone sui m.100 ai Trials di Stanford – da:pixels.com

Con per la prima volta due afroamericani nella veste di favoriti nello sprint, vi è chi già ritiene superato Tolan in fase di previsioni, ma non Dean Cromwell, Presidente della “All American Board of Track and Field, il quale dapprima contesta le opinioni della stampa che etichetta l’oramai quasi 24enne atleta del Michigan come “tozzo e tarchiato”, evidenziando, viceversa, che il rapporto tra il suo peso e l’altezza dimostra il contrario e quindi che “la sua muscolatura gli consente, una volta in azione, di sprigionare una potenza non comune, con gambe e braccia che si muovono con una perfetta sincronia simile al pistone di una autovettura …!!

Così sbilanciatosi, Cromwell spera che il suo “pupillo” confermi il pronostico, mentre gli atleti scendono in pista il 31 luglio 1932 al “Coliseum” di Los Angeles per disputare batterie e quarti di finale dei m.100, con il primo turno superato senza alcun problema da tutti i favoriti, ma che mette in evidenza il tedesco Arthur Jonath che, nella terza serie, eguaglia in 10”6 il record olimpico, peraltro detenuto da ben 6 atleti dal 1912 al 1928 …

Primato che dura meno di 90’, perché nella prima serie dei Quarti, Tolan viene cronometrato in 10”4, mentre Metcalfe e Simpson si aggiudicano la seconda e la terza entrambi in 10”7 ed il tedesco si dimostra comunque valido outsider per il podio, facendo sua la quarta batteria in 10”5 …

Il giorno dopo, vanno in scena “scontri ravvicinati”, in quanto le due semifinali sono in programma alle ore 14:30 e la Finale alle 15:00, un orario che, considerata anche la temperatura, non facilita certo le prestazioni degli atleti che, difatti, risparmiano energie in vista dell’atto conclusivo, con Tolan ad imporsi in 10”7 (10”81 elettronico) davanti al sudafricano Daniel Joubert ed al giapponese Takayoshi Yoshioka nella prima serie che vede l’eliminazione del Campione olimpico in carica Williams …

Più autorevole l’affermazione di Metcalfe in 10”6 (10”65 elettronico …) nella seconda semifinale, in cui precede Simpson e Jonath, così che, mezz’ora dopo, i sei finalisti si presentano all’ordine dello starter schierandosi, dalla seconda alla settima corsia, con Yoshioka, Joubert, Metcalfe, Simpson, Jonath e Tolan …

Allo sparo, il più veloce a prendere il via è il “kamikaze” giapponese – che corre con una fascia intorno alla testa – il quale dà fondo a tutte le sue energie nei primi 40 metri (finirà sesto ed ultimo in 10”8, 10”79 elettronico …) per poi essere rimontato da Tolan che prende decisamente il comando a metà gara prima di vedersi raggiungere da Metcalfe proprio sul filo di lana per uno degli arrivi più controversi della Storia dei Giochi …

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Il discusso arrivo sui m.100 – da:gettyimages.it

Il regolamento dell’epoca, difatti, prevedeva che la vittoria venisse assegnata all’atleta che per primo “superava” la linea del traguardo con l’intero corpo e non, come adesso, a chi la “raggiungeva” con una qualsiasi parte del tronco, e ciò sta a significare che, mentre è il petto di Metcalfe a toccare per primo il filo di lana, la sua corporatura più robusta (m.1,80 per 82kg.) fa sì che a superare completamente la fatidica linea sia Tolan, che si ritrova così con la medaglia d’Oro al collo, pur se ad entrambi viene assegnato lo stesso tempo di 10”3 (10”38) elettronico che eguaglia il record mondiale di Williams, mentre il bronzo se lo aggiudica Jonath che, per soli 0”03 centesimi (10”50 a 10”53), impedisce a Simpson di far sì che gli Usa monopolizzino il podio …

Senza discussione, viceversa, l’esito della gara sulla doppia distanza, dove Tolan si impone d’autorità nel record olimpico di 21”2 (21”12 elettronico …) in una Finale che vede cogliere l’argento ed il bronzo Simpson e Metcalfe (21”4 e 21”5 rispettivamente), anche se pure stavolta quest’ultimo ha qualcosa da recriminare, visto che da una successiva misurazione delle corsie, la sua risulta più lunga di circa un metro.

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La netta vittoria di Tolan sui m.200 – da:gettyimages.it

Molto patriotticamente, Metcalfe si rifiuta di presentare reclamo per una ripetizione della gara in quanto, giunto spalla a spalla con Jonath (accreditato dello stesso crono di 21”5), intende evitare che ciò possa comportare il rischio di vedere svanire la tripletta americana …

Una doppietta di un atleta di colore è ampiamente sufficiente per la Federazione Usa, la quale esclude sia Tolan che Metcalfe dalla staffetta 4×100 – composta dai quarti e quinti dei Trials sui 100 e 200 metri, con Wykoff a cogliere il suo secondo Oro in detta specialità, cui ne aggiungerà un terzo quattro anni dopo a Berlino 1936 – anche se, per onestà, va evidenziato come fosse prassi per gli Stati Uniti comportarsi così in occasione dei Giochi, vista la marcata superiorità dei rispettivi frazionisti …

Purtroppo, la “Gloria Olimpica” porta celebrità e non denaro e, finiti i festeggiamenti, Tolan è costretto a scontrarsi con la dura realtà di chi si trova senza lavoro, valendo a poco o nulla la sua laurea, tanto che solo nel gennaio 1933 riesce ad ottenere un impiego ben poco remunerativo come archivista, vedendo per sempre svanire il suo sogno di divenire un istruttore di educazione fisica e vivendo nello sconforto di non essere in grado di sostenere i propri genitori, anch’essi, nel frattempo, disoccupati.

La cosa che sa far meglio resta pur sempre correre ed ecco che, nel novembre 1934, Tolan si prende un congedo dalla propria attività lavorativa per andare a disputare delle gare in Australia nel Circuito Professionistico, dove non ha difficoltà ad aggiudicarsi le gare sulle 75, 100 e 220yds dei Campionati Mondiali di velocità per Professionisti che si svolgono a Melbourne nel marzo 1935, per poi fare ritorno a Detroit per riprendere il proprio lavoro di impiegato, peraltro cambiato diverse volte negli anni ’40 e ’50 prima che, finalmente, nel 1956 non riesce ad ottenere il ruolo di insegnante di Educazione Fisica alla “Irving Elementary School” di Detroit, che mantiene per diversi anni.

Purtroppo, nel 1965, una grave insufficienza renale porta Tolan a doversi sottoporre a dialisi, ma il suo fisico, debilitato, non sopravvive ad una crisi cardiaca, spengendosi il 31 gennaio 1967, all’età di 58 anni, al “Carmen Hospital” di Detroit, proprio mentre si stava sottoponendo ad uno dei consueti trattamenti settimanali.

Si conclude così l’esistenza del “Midnight Express” (“L’Espresso di Mezzanotte”), come era stato soprannominato, uno sprinter in grado di vincere in carriera 300 corse, venendo sconfitto solo sette volte, grazie al suo motto di “parti veloce, corri con leggerezza, rimani nella tua corsia e concludi più forte che puoi …!!

Ma il miglior tributo, alla sua scomparsa, lo riserva a Tolan il suo erede, vale a dire il leggendario Jesse Owens, il quale lo ricorda così: “quando ero al Liceo sia Eddie che Ralph (Metcalfe) erano i miei idoli, in seguito siamo diventati amici intimi, tanto che ogni volta che passavo da Detroit non mancava l’occasione di andare a fargli visita …” …

 

KELLY HOLMES ED IL PASSO DALLO SCONFORTO ALLA GLORIA DI OLIMPIA

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Kelly Holmes festeggia gli Ori di Atene 2004 – da:skysports.com

Articolo di Giovanni Manenti

Molto spesso, visto dall’esterno, il Mondo dello Sport sembra una sorta di “oasi felice” per coloro che raggiungono i massimi vertici delle loro specialità, analisi che più superficiale non può essere laddove si pensi non solo ai sacrifici ed alle rinunce che ciò comporta, ma anche alle pressioni ed al superamento dei momenti di difficoltà che si possono presentare durante il periodo dell’attività agonistica …

Fulgido esempio di una tale situazione – fisica e mentale – è quello della mezzofondista britannica Kelly Holmes, la quale, a dispetto di un’apparente forza e determinazione, ha dovuto sconfiggere il “male oscuro” costituito dalla depressione, la cosiddetta “malattia del secolo”, prima di raggiungere quella Gloria a lungo inseguita …

Di sicuro, la vita non è mai stata generosa con lei, che nasce il 19 aprile 1970 a Pembury, cittadina di poco più di 5mila anime posta nella Contea di Kent, figlia di una relazione extra coniugale tra sua madre, Pam Norman, all’epoca 18enne, e Derrick Holmes, un meccanico di origini giamaicane, per poi riconoscere come suo genitore tale Michael Norris, che la madre sposa quando Kelly ha 7 anni, unione da cui nascono quattro figli prima che gli stessi divorzino.

Ve ne è abbastanza per capire come l’infanzia e l’adolescenza di Kelly non debbano essere state tra le più felici e spensierate, pur se la stessa mette in mostra delle non trascurabili doti di mezzofondista allorché nel 1983 si aggiudica la gara sui m.1500 a livello scolastico e resta altresì affascinata dalla vittoria del connazionale Sebastian Coe sulla medesima distanza ai Giochi di Los Angeles ’84, così bissando il successo di quattro anni prima a Mosca.

Ciò nonostante, per Kelly è più importante mantenersi economicamente, ragion per cui, abbandonati gli studi a 16 anni, per un biennio svolge lavori dapprima come commessa e quindi come assistente per persone disabili, prima di prendere la decisione di arruolarsi nell’esercito al raggiungimento della maggiore età.

Questo le consente di tornare ad allenarsi – a livello militare raggiunge in grado di Sergente nell’ambito dello “Adjutant General’s Corps” a cui è destinata – dedicandosi non solo all’atletica, disciplina che la vede spesso inserita nelle gare maschili essendo troppo evidente la sua superiorità tra le pari sesso, ma anche nel judo, in cui conquista il titolo nazionale dell‘esercito.

Ed, ancora una volta, è l’assistere in televisione alle gare delle Olimpiadi che fa prendere alla oramai 22enne Kelly quella scelta che ne condiziona l’attività per il successivo decennio, allorché segue sui teleschermi la connazionale Lisa York (da lei sempre battuta …), presentarsi alle batterie dei Giochi di Barcellona sulla prova dei m.3000, venendo immediatamente eliminata …

Per un quinquennio, la Holmes alterna l’attività sulle piste alle mansioni militari, sino a che nel 1997, dopo una vera e propria “rivoluzione” all’interno del Panorama Olimpico britannico a seguito della disastrosa spedizione ai Giochi di Atlanta ’96 – conclusa con una sola medaglia d’Oro all’attivo – vengono messi a disposizione delle varie Federazioni i fondi necessari affinché i vari atleti possano ricavare la necessaria sussistenza dedicandosi esclusivamente alle rispettive attività sportive.

E, tra coloro che rappresentano degli elementi di punta in tale ottica, vi è chiaramente anche Kelly Holmes, la quale ha già fornito ampie dimostrazioni delle proprie capacità da quando si è decisa a dedicarsi esclusivamente al mezzofondo veloce, con la curiosa circostanza che – rispetto alle tradizioni anglosassoni – raramente si cimenta nella “classica” prova sul miglio, preferendo confrontarsi sulle distanze metriche, nonché olimpiche, degli 800 e 1500 metri.

L’esordio della Holmes nel panorama internazionale avviene nel 1993 (dopo essersi aggiudicata in 2’02”69 il suo primo titolo ai “British AAA Championships” …), stagione in cui scende per la prima volta sotto la “Barriera dei 2’ netti” sugli 800 metri – limite che divide la mediocrità dall’eccellenza in campo femminile, al pari dei “4’ netti” sui 1500 metri – al “Weltklasse” di Zurigo del 4 agosto, allorché completa il doppio giro di pista in 1’59”13 per poi migliorarsi sino ad 1’58”64 dieci giorno dopo in occasione dei Campionati Mondiali di Stoccarda ’93, pur se tale tempo, ottenuto nel corso della seconda semifinale, non le consente l’accesso alla Finale essendosi classificata quinta, con il rammarico che nella prima serie la mozambicana Maria Mutola si era affermata con 1’58”69 …!!

Una delusione che a 23 anni è ampiamente ammortizzabile – ed anche se Kelly non lo può sapere, è ben poca cosa rispetto a quello che il futuro ha in programma di riservarle – tanto più che, nel successivo biennio, le sue potenzialità emergono in maniera eclatante …

Con il 1994 dedicato quasi esclusivamente ai 1500 metri – pur se il 15 luglio la Holmes corre il doppio giro di pista in 1’59”43 a Londra – ecco che giungono anche le prime tangibili soddisfazioni, costituite dal successo ai Campionati britannici nel suo miglior crono annuale di 4’01”41 per poi giungere seconda in Coppa Europa a fine giugno a Birmingham in 4’06”48 alle spalle della russa Lyubov Kremlyova e quindi impedire una tripletta del medesimo Paese dell’Europa orientale, inserendosi in volata al termine di una prova quanto mai tattica e dai ritmi lentissimi, andando a cogliere il primo, significativo risultato della sua carriera con l’argento in 4’19”30 nella Finale dei m.1500 disputata il 14 agosto alla Rassegna Continentale di Helsinki ’94, superata (4’18”93) dalla russa Lyudmila Rogachova, ma precedendo le altre connazionali Yekaterina Podkopayeva e la stessa Kremlyova, che concludono in 4’19”37 e 4’19”77 rispettivamente.

Un piazzamento che consente alla Holmes di acquisire piena consapevolezza delle proprie potenzialità e le serve da stimolo per presentarsi ai “Commonwealth Games” della settimana successiva che si disputano a Victoria, in Canada, e dove coglie il primo importante successo, affermandosi in 4’08”86 davanti alla canadese Paula Schnurr (4’09”65) e quindi essere selezionata quale rappresentante della Gran Bretagna per la gara dei m.1500 nella settima edizione della Coppa del Mondo che si disputa il 9 settembre a Londra, nell’impianto del Crystal Palace …

Chiamata a confrontarsi con la Campionessa olimpica e mondiale, l’algerina Hassiba Boulmerka, la Holmes conclude la stagione con un onorevole terzo posto, il che le consente di apparire per la prima volta nella “Top Ten” del Ranking Mondiale di fine anno stilato dalla prestigiosa rivista americana “Track & Field News”, piazzandosi all’ottavo posto di entrambe le specialità.

Dopo essersi così dedicata principalmente ai m.800 nel 1993 ed ai m.1500 l’anno successivo, il 1995 è per la Holmes la stagione del “salto di qualità, cimentandosi su entrambe le distanze ed avendo come obiettivo principale la Rassegna iridata in programma a Goteborg ad inizio agosto, in cui è iscritta in tutte e due le prove, con la contraddizione di svolgere un’attività all’aperto principalmente impostata sul doppio giro di pista ed essere, viceversa, schierata sui 1500 metri in Coppa Europa a Villeneuve d’Ascq, gara in cui peraltro si impone in 4’07”02 precedendo la russa Podkopayeva.

Tale risultato a parte, sono i m.800 dove la Holmes si esprime ai più alti livelli, quantomeno dal punto di vista cronometrico, visto che il 16 luglio a Birmingham migliora il proprio personale scendendo ad 1’57”56 per far suo il titolo ai Campionati britannici, così da far parte del ristretto lotto delle favorite in vista dei citati Campionati Mondiali in terra svedese …

La prima gara in programma sono però i m.1500, dove la Holmes conquista l’accesso alla Finale del 9 agosto concludendo in scioltezza, spalla a spalla con la Boulmerka (4’09”13 a 4’09”15) la prima delle due semifinali, mentre nella seconda serie, più veloce, si mette in luce la polacca Malgorzata Rydz che ha la meglio in 4’08”70 sulla coppia russa composta da Rigachova e da Lyudmila Borisova …

Holmes che si pone come obiettivo all’atto conclusivo di non perdere di vista la favorita nordafricana, così da rispondere al suo deciso attacco sul rettilineo di fronte all’ultimo giro – iniziativa che vede crollare di schianto la coppia russa – per poi provare ad attaccarla all’esterno in curva, tentativo che si rivela infruttuoso in quanto l’algerina è ancora in grado di sprintare per andare a coronare la sua straordinaria carriera con un secondo titolo iridato dopo l’Oro di Barcellona ’92, fermando i cronometri sul tempo di 4’02”42, mentre la 25enne del Kent difende il secondo posto (4’03”04 a 4’03”79) dal tentativo di rimonta della portoghese Carla Sacramento.

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L’arrivo dei m.1500 ai Mondiali di Goteborg ’05 – da:gettyimages.ae

Una eccellente iniezione di fiducia in vista della prova più attesa, quella sui m.800, ma anche dove la concorrenza è ben più agguerrita, trattandosi – alla metà degli anni ’90 – di terreno di fertile conquista da parte delle due specialiste Mutola ed Ana Fidelia Quirot …

Inserita nella prima semifinale assieme alla cubana, la Holmes replica la tattica svolta con la Boulmerka sui m.1500, ovverossia giungendo alla spalle (2’01”37 a 2’01”52) della Quirot per poi ottenere un notevole aiuto rispetto alle speranze di podio a causa della controversa squalifica della Mutola nella seconda serie, che si era aggiudicata con largo margine, “colpevole” di aver anticipato il taglio alla corda dopo i primi 200 metri, decisione apparsa ai più frutto di una pignoleria quanto meno eccessiva …

Priva della principale favorita al gradino più alto del podio, la Finale del 13 agosto si disputa su ritmi elevatissimi, come conferma il passaggio in 56”42 a metà gara, con l’americana Meredith Rainay a fare l’andatura e la britannica a transitare in seconda posizione, un’andatura che divide le otto finaliste in un quintetto che si disputa il podio e le altre – tra cui l’olandese Ellen van Langen, Oro sulla distanza ai Giochi di Barcellona ’92 – con la coppia Rainey/Holmes ad affrontare appaiate l’ultima curva, seguite da un’altra coppia formata dalla Quirot e da Letitia Vriesde, rappresentante del Suriname, con la francese Patricia Djaté leggermente staccata …

La gara si decide all’ingresso in rettilineo, dove l’americana cede di schianto, mentre la Quirot piazza il suo allungo decisivo all’esterno per andare a far suo in 1’56”11 il primo titolo iridato in carriera e la britannica riesce, dando prova di grande carattere, a mantenere la terza piazza (1’56”95 ad 1’57”04) rispetto alla Djaté dopo essere stata superata all’interno dalla Vriesde che, con 1’56”68 stabilisce non solo il suo “Personal Best” in carriera, ma anche il record sudamericano, che tuttora resiste.

Pure la Holmes fa segnare il primato nazionale, con la sola differenza che, a meno di un mese di distanza, lo stesso viene migliorato sino ad 1’56”21 nelle Finali del Grand Prix disputate a Montecarlo, per quello che resta il suo “Personal Best” in carriera ed, anch’esso, tuttora ineguagliato quale record britannico

Con un conseguente, importante balzo in avanti nei Ranking di fine stagione – terza alle spalle di Mutola e Quirot sui m.800 ed addirittura seconda dietro l’irlandese Sonia O’Sullivan sulla più lunga distanza – la Holmes è considerata una delle punte della spedizione britannica ai Giochi di Atlanta ’96, così da avere per la prima volta l’opportunità di cimentarsi nella rassegna che l’aveva fatta “innamorare” della specialità.

Appuntamento al quale si presenta confortata da una più che soddisfacente stagione primaverile – culminata con l’accoppiata 800/1500 metri ai “British AAA Championships”, dove fa registrare i rispettivi tempi di 1’57”84 e 4’08”14, dopo essersi affermata in 4’04”56 al “Golden Gala” di Roma – in cui migliora altresì il proprio “personale” sui 1500 metri, corsi in 4’01”13 al “Bislett” di Oslo il 5 luglio 1996.

Con un programma inverso rispetto alla rassegna iridata, nella Capitale della Georgia si disputa per prima la prova sul doppio giro di pista, in cui è attesa la sfida tra Quirot e Mutola, coi favori del pronostico a pendere in favore di quest’ultima, mentre invece, nella Finale del 29 luglio a mettere tutte d’accordo è la russa Svetlana Masterkova – che aveva preceduto (1’57”87 ad 1’58”20) la Holmes in Coppa Europa a Madrid – che emerge in 1’57”73 da una volata a quattro che relega la britannica (1’58”81) ai margini del podio, appena dietro le deluse Quirot e Mutola che concludono nell’ordine, in 1’58”11 ed 1’58”71 rispettivamente …

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L’arrivo dei m.800 ai Giochi di Atlanta ’96 – da:gettyimages.it

Vedersi sfuggire una medaglia olimpica per 0”10 centesimi non è certo il massimo, ma ancor peggio per la Holmes è il fatto di iniziare a provare quei fastidi fisici – alle caviglie ed ai tendini in particolare – che ne condizionano la prestazione sui m.1500, la cui Finale conclude non meglio che penultima in 4’07”46 mentre la Masterkova completa la sua “Settimana di Gloria”, bissando l’Oro degli 800 in 4’00”83.

Comunque quarta nel Ranking Mondiale di fine anno sui m.800 (e decima sui m.1500), la Holmes inizia bene la successiva stagione, risultando imbattuta in tutte le gare disputate sugli 800 metri – con un “personale stagionale” di 1’57”14 realizzato il 7 luglio ’97 a Birmingham – mentre sulla più lunga distanza fa per la prima volta fermare i cronometri al di sotto del “muro dei 4’ netti”, stabilendo in 3’58”07 a fine giugno a Sheffield il relativo primato britannico, oltre ad affermarsi in Coppa Europa a Madrid, precedendo (4’04”79 a 4’06”25) la rumena Gabriela Szabo …

Tutte prestazioni che fanno ben sperare in vista della Rassegna iridata di Atene ’07, alla quale deve viceversa rinunciare a causa del riacutizzarsi dei suoi problemi fisici, mentre i citati riscontri cronometrici consentono alla Holmes di restare nella “Top Ten” di fine anno – quinta sugli 800 e sesta sui 1500 metri – per poi saltare pressoché interamente la stagione seguente, il cui unico acuto è la partecipazione, a settembre, ai “Commonwealth Games” ’98 di Kuala Lumpur, dove giunge seconda nella Finale dei m.1500, alle spalle (4’05”27 a 4’06”10) della keniana Jackline Maranga.

Ovviamente fuori dal Ranking Mondiale di fine anno, la situazione migliora solo leggermente a distanza di 12 mesi, in cui l’oramai 29enne britannica si dedica principalmente al doppio giro di pista, così da tornare ad imporsi ai Campionati Nazionali con 1’59”86 e scende in sei occasioni sotto i 2’ netti, con il “personale stagionale” di 1’58”24 stabilito a Stoccolma il 30 luglio ’99, ma fallendo l’appuntamento più importante della Rassegna iridata di Siviglia ’99, dove il 2’00”77 corso nella prima semifinale non è sufficiente per accedere all’atto conclusivo.

Vi è da dire, a vantaggio del destino sportivo della Holmes che, mentre vari atleti sono perseguitati da una forma di “Maledizione olimpica”, la buona sorte ha, viceversa, un occhio di riguardo nei suoi confronti in relazione alla Rassegna a cinque cerchi, facendo sì che, tra un acciacco e l’altro, la stessa riesca comunque a ritagliarsi una condizione accettabile per parteciparvi, cosa che accade anche in occasione dei “Giochi di fine millennio” che si disputano a Sydney a fine settembre 2000 …

Con una preparazione centellinata e che non l’ha mai vista scendere sotto i 2’ netti sui m.800 – anche il suo quinto titolo britannico sulla distanza viene conquistato in 2’02”08 – la Holmes rappresenta un’incognita allorché si presenta il 22 settembre sulla pista dello “Australia Stadium” per le batterie, per poi dare, viceversa, ottima impressione nella seconda delle due semifinali del giorno dopo, in cui coglie il secondo posto alle spalle dell’austriaca Stephanie Graf con un confortante 1’58”45 così da proporre la propria candidatura per una possibile medaglia.

Postasi sulla linea di partenza della Finale del 25 settembre 2000 con il consueto “sguardo della tigre”, decisa a giocarsi le proprie chances di vittoria, la Holmes resta inizialmente imbottigliata nelle retrovie del gruppo, guidato dalla ceca Helena Fuchsova che impone un ritmo elevato che la porta a transitare a metà gara addirittura in 55”04, con la britannica a spendere importanti energie per risalire in quinta posizione e quindi chiudere il gap a metà del rettilineo di fronte, terza alle spalle di Fuchsova e dell’americana Hazel Clark, le quali stanno per pagare i loro sforzi, non essendo riuscite a fare la selezione desiderata …

All’attacco dell’ultima curva, difatti, è la britannica a sferrare un imperioso attacco che schianta di netto sia la ceca che l’americana, ed al quale risponde d’autorità la sola Mutola che la raggiunge e supera a metà del rettilineo d’arrivo per andare a conquistare la sua sola medaglia d’Oro olimpica in 1’56”15, mentre la Holmes, sfinita, si vede superare negli ultimi metri anche dalla Graf che, con una condotta di gara accorta, le soffia (1’56”64 ad 1’56”80) un argento che avrebbe indubbiamente meritato, per quello che è tuttora il primato nazionale austriaco.

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L’arrivo dei m.800 ai Giochi di Sydney 2000 – da:gettyimages.it

La Holmes prende parte anche alla successiva gara dei m.1500, dove fornisce la migliore prova in semifinale, corsa in 4’05”35 (suo “personale stagionale” …), per poi concludere non meglio che settima in 4’08”02 una Finale tattica in cui a prevalere è l’algerina Nouria Mérah-Benida, pagando la scarsa preparazione sulla distanza, potendosi comunque consolare nell’aver riconquistato la quinta posizione nel Ranking di fine anno sugli 800 metri.

Le difficoltà fisiche dell’ex sergente dell’esercito inducono la stessa a dedicarsi pressoché esclusivamente al doppio giro di pista nella stagione a seguire, che inizia a praticare anche nella sessione invernale indoor ed altresì allenandosi assieme alla fuoriclasse mozambicana Mutola, così da conquistare i titoli britannici sia indoor (2’05”26) che all’aperto in 2’02”61, per poi presentarsi ai Mondiali di Edmonton ’01 con 1’58”85 come miglior prestazione, realizzata il 22 luglio a Londra …

Con la Campionessa olimpica decisa ad unire alla medaglia di Sydney anche il titolo iridato che le sfugge da due edizioni, la Holmes, al contrario, gestisce le proprie energie concludendo alle spalle della Graf (2’01”24 a 2’01”90) la prima, nonché più lenta, delle due semifinali, per poi però non riuscire ad andare oltre al sesto posto in 1’59”76 nella Finale del 12 agosto ’01 in cui la Mutola deve dar fondo a tutte le proprie energie per avere la meglio in volata, per l’inezia di 0”03 centesimi (1’57”17 ad 1’57”20) sulla tenace austriaca Graf, la quale corona con questo suo secondo argento, il “biennio di grazia” della sua carriera …

L’attività post-mondiale vede la Holmes centrare due risultati pressoché identici quanto a tempi con due secondi posti ottenuti nei celebri Meeting del “Weltklasse” di Zurigo e del “Memorial Van Damme” di Bruxelles (1’57”88 ed 1’57”90 rispettivamente …), prestazioni che le consentono di concludere la stagione al terzo posto del Ranking Mondiale, per poi sperare in miglior sorte dal punto di vista dei piazzamenti per l’anno a seguire, i cui principali appuntamenti sono costituiti dai “Commonwealth Games” di fine luglio 2002 a Manchester e dai susseguenti Campionati Europei di Monaco di Baviera.

In preparazione dei quali, la Holmes decide di riprendere la preparazione anche per puntare al successo sui m.1500, distanza in cui non ha difficoltà a ritornare in possesso del titolo nazionale correndo la stessa in 4’06”02 il 14 luglio 2002 a Birmingham, per poi esserle sufficiente migliorarsi a 4’05”99 per imporsi nella Finale dei “Commonwealth Games” di fine mese.

Chiaramente ben diversa la concorrenza in occasione della Rassegna Continentale, in cui l’esordio sugli 800 metri vede la Campionessa britannica non andare oltre il gradino più basso del podio, nonostante corra la distanza per l’unica volta in stagione sotto i 2’ netti, un 1’59”83 insufficiente ad impensierire la slovena Jolanda Ceplak, che si impone in 1’57”65 davanti alla spagnola Mayte Martinez.

La successiva uscita di scena in batteria sui m.1500 induce a riflettere su quanto possa essere stata giusta la scelta di dedicarsi ad entrambe le prove invece che concentrarsi sul solo doppio giro di pista, che a fine stagione vede la Holmes retrocedere al settimo posto del Ranking Mondiale, anche perché le primavere sono oramai 32 e le possibilità di future affermazioni tendono a scemare, pur non potendo al tempo immaginare che il brutto (ed il bello, per fortuna …) debbono ancora materializzarsi …

Anno 2003 che comunque, considerando che gli stessi si svolgono a Birmingham, fa sì che la Holmes partecipi per l’unica volta in carriera ai Campionati Mondiali Indoor dove si presenta sui m.1500 – onde evitare il trio Mutola, Graf e Martinez che monopolizza il podio degli 800 metri – cogliendo un significativo argento alle spalle (4’01”76 a 4’02”66) dell’americana Regina Jacobs, per poi incentrare la sessione all’aperto sul doppio giro di pista in vista della rassegna Iridata di agosto a Parigi …

Con, ovviamente, la Campionessa in carica Mutola come atleta da battere, la Holmes dà il meglio di sé nella seconda delle tre semifinali, allorché giunge alle spalle (1’58”45 ad 1’58”86) della mozambicana, nonché compagna di allenamenti, nel mentre la prima serie è vinta dalla Graf che però si infortuna, così da rinunciare alla Finale e ponendo altresì fine, di fatto, alla propria carriera …

Con una pretendente al podio in meno, la Finale del 26 agosto 2003 si rivela come una gara in cui vi è una sola dominatrice, vale a dire la più volte ricordata Mutola che si pone al comando sin dall’avvio, transitando alla campana in 1’01”20, tempo abbastanza alto che le permette di avere le energie sufficienti per reagire all’attacco che la mai doma Holmes le porta all’attacco dell’ultima curva per poi avere la meglio (1’59”89 a 2’00”18) nello sprint conclusivo, con la russa Natalya Khrushcheleva ad aggiudicarsi il bronzo.

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Maria Mutola e Kelly Holmes dopo i m.800 di Parigi ’03 – da:gettyimages.it 

Ed anche se, successivamente, la britannica realizza il suo miglior tempo dell’anno in 1’58”69 ad inizio settembre a Bruxelles, il fatto di non riuscire a spuntarla sulla Mutola inizia ad essere un’ossessione per lei, pur venendo inserita alle spalle della mozambicana nel Ranking di fine stagione, tanto più che le Olimpiadi di Atene 2004 rappresentano ragionevolmente l’ultima chance per salire sul gradino più alto del podio in una grande Manifestazione internazionale, avendo sinora collezionato 3 argenti (di cui uno indoor) iridati, ed un argento ed un bronzo europeo, oltre al ricordato bronzo di Sydney 2000 …

Non è facile capire cosa scatti nella mente di una persona in certe situazioni, fatto sta che nel corso di una seduta di allenamento in Francia, la Holmes ricade in un infortunio muscolare alle gambe, il che la porta in uno stato di profonda frustrazione, giungendo ad infliggersi delle ferite con delle forbici per ogni giorno in cui non si poteva allenare …

Una situazione talmente drammatica in cui, confessa successivamente, “almeno una volta ho seriamente pensato al suicidio …!!”, prima che, fortunatamente, decida di rivolgersi ad un medico che le diagnostica una forma di depressione per curare la quale, non potendo usare antidepressivi perché avrebbero influenzato le sue prestazioni, inizia ad assumere compresse a base di serotonina …

Come d’incanto, l’oramai 34enne del Kent rinasce a nuova vita, a contribuire alla quale forse incide anche la decisione di smettere di allenarsi assieme alla Mutola – la scusa è una caduta con la mozambicana a travolgerla in una gara indoor, ma è più probabile che evitare la continua presenza della rivale le abbia fatto bene a livello mentale – fatto sta che, in ogni caso, la Holmes di presenta allo “Stadio Olimpico” di Atene da imbattuta in stagione sul doppio giro di pista, ancorché con tempi non eccezionali, ivi compreso l’1’59”39 che le consente di aggiudicarsi il suo settimo ed ultimo titolo nazionale sulla distanza …

L’aver potuto, per la prima volta in carriera, allenarsi in vista di un grande appuntamento senza subire infortuni di sorta è la maggiore iniezione di fiducia per la Holmes che si qualifica per la Finale del 23 agosto 2004 dopo aver fatto segnare, nella prima delle tre semifinali, il miglior tempo nonché primato stagionale di 1’57”98, mentre le altre due serie sono appannaggio, con 1’58”59 ed 1’59”30 rispettivamente, della marocchina Hasna Benhassi e dell’onnipresente Mutola …

Lo sguardo dell’ex sergente in terza corsia alla partenza è simile a quello di un pugile che vuole aggredire il proprio avversario, consapevole che non avrà altre chance per conquistare la “Gloria Olimpica” e quindi non dovrà rimanere alcuna stilla di energia nei propri muscoli una volta varcata la linea del traguardo, ben sapendo che lo stesso pensiero circola nella mente delle altre finaliste …

A comandare le danze è l’americana Jearl Miles-Clark, che impone un’andatura elevata al fine di allungare il gruppo, con la Holmes ad agire di conserva senza farsi trascinare in inutili fatiche, preoccupandosi di “marcare stretto” la Mutola che transita in quinta posizione a metà gara, dove la rappresentante Usa fa segnare il tempo di 56”37, posizioni che restano più o meno invariate all’attacco dell’ultima curva …

Qui la Campionessa olimpica ed iridata in carica piazza una imperiosa accelerazione che la porta ad affiancare e superare la Miles-Clark, ma al suo fianco, all’esterno, è appaiata da una Holmes decisa a non mollare e con anche la nordafricana Benhassi e la Campionessa europea Ceplak a farsi sotto per dare vita ad uno degli arrivi più incerti nella Storia della specialità, con le citate quattro atlete a concludere racchiuse nello spazio di soli 0”15 centesimi …

Ed, a sorpresa, a restare fuori dal podio è proprio la favorita Mutola che, vistasi superare negli ultimi appoggi dalla Holmes, che va a trionfare in 1’56”38 (sua seconda miglior prestazione “All Time” …), non ha più la forza per reagire al perentorio ritorno di Benhassi e Ceplak che, pur accreditate del medesimo tempo di 1’56”43, vengono classificate nell’ordine, con l’esterrefatta mozambicana (1’56”51) a domandarsi cosa non sia andato per il verso giusto.

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Lo sprint vincente della Holmes sui m.800 ad Atene ’04 – da:gettyimages.dk 

L’espressione mista di stupore ed incredulità della Holmes mentre guarda il tabellone elettronico fa il giro del pianeta, prima che riesca a realizzare di aver coronato un sogno che meno di un anno fa sembrava irrealizzabile e lasciarsi andare a comprensibili scene di gioia mista a lacrime di liberazione …

Mai come in questo caso, però, è il caso di dire che “l’appetito vien mangiando”, visto che il giorno dopo la Holmes è di nuovo in pista per le batterie dei m.1500, gara che, se da un lato, la vede aver realizzato prestazioni peggiori rispetto agli 800 metri, dall’altro ha il vantaggio di non avere una favorita ben definita, con la corsa alle medaglie quanto mai aperta …

Ed il fatto poi, di non avere alcuna pressione visto l’Oro già conquistato, consente alla Holmes di affrontare la gara con il pensiero che “tutto ciò che viene è di guadagnato”, senza per questo rinunciare a giocarsi le proprie carte, come dimostra la qualificazione per la Finale del 28 agosto con il secondo tempo di 4’04”77, ottenuto piazzandosi alle spalle della russa Natalya Yevdokimova nella seconda semifinale.

Una britannica che non scende sotto i 4’ netti da sette anni – il già riferito 3’58”07 record nazionale – si pone in posizione di attesa, con la speranza di non perdere troppe lunghezze e poter quindi piazzare il proprio sprint conclusivo, tattica che le consente di transitare alla campana dell’ultimo giro in ottava posizione, ma con il gruppo ancora compatto …

Come sua prassi oramai consolidata, la Holmes recupera posizioni sul rettilineo di fronte, per poi sferrare il suo attacco all’esterno all’inizio dell’ultima curva, circostanza che le consente di sprintare agevolmente una volta imboccato il rettilineo d’arrivo così da permettersi il lusso di tagliare il filo di lana a braccia alzate per il più straordinario bis che il mezzofondo veloce abbia mai regalato nella ultracentenaria Storia dei Giochi, sola terza atleta ad aver centrato tale accoppiata, dopo la sovietica Tatyana Kazankina a Montreal ’76 e la già ricordata Masterkova 20 anni dopo …

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Il bis della Homes sui m.1500 ai giochi di Atene ’04 – da:pinterest.it

Ah, il tempo, scusate, un bel 3’57”90 che rappresenta il “Personal Best” in carriera per la Holmes, nonché primato britannico che resiste esattamente 12 anni, prima che il 27 agosto 2016 la nuova promessa del mezzofondo di Sua Maestà, Laura Muir, corresse la distanza in 3’55”22 …

Ovviamente ai vertici su entrambe le prove nel Ranking Mondiale di fine anno, evento mai verificatosi nei suoi precedenti 11 anni di attività agonistica, la Holmes decide, giustamente, di abbandonare le piste lasciando in tutti coloro che l’hanno ammirata un esempio quasi unico di come con la forza di volontà, l’impegno ed il sacrificio si possa superare qualsiasi ostacolo nella vita, non solo di atleta …

ISO-HOLLO E QUELLE SIEPI PIU’ LUNGHE DEL PREVISTO ALLE OLIMPIADI DI LOS ANGELES 1932

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La gara dei 3000 siepi – da quizzclub.com

articolo di Nicola Pucci

La meravigliosa enciclopedia dei racconti olimpici è un caleidoscopio di aneddotti e curiosità che già da soli sarebbero sufficienti a legittimare l’epica di cui si ammanta la storia dei Giochi dell’era moderna. Una tra i tanti ci porta di là dall’Atlantico e mette in moto la macchina del tempo con un salto, quasi da record, in un passato decisamente remoto.

Alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932, infatti, la Finlandia, dopo aver vinto i 5.000 metri con Lauri Lehtinen, rinnovando la tradizione del paese scandinavo nel mezzofondo ormai orfano degli immensi Paavo Nurmi e Ville Ritola, dominatori delle precedenti edizioni dei Giochi, concede il bis nella gara dei 3.000 siepi.

In realtà la storia della prova olimpica californiana della distanza è curiosa, perché per un errore dell’addetto che a bordo pista conta i giri, nel corso della finale gli atleti completano un giro in più, tanto che la gara ufficialmente appare negli annali olimpici come 3.460 metri siepi. Ma andiamo con ordine.

Il 1 agosto 1936 15 concorrenti si presentano al via delle due batterie che qualificheranno alla finale i migliori cinque di ogni serie. Nella prima il britannico Tom Evenson, un drago nelle gare internazionali di cross, abbassa il limite olimpico coprendo la distanza in 9’18″8 ed anticipando di poco l’americano Pritchard, con il finlandese Toivonen e i due azzurri Giuseppe Lippi e Nello Bartolini che chiudono tra i primi cinque, seppur nettamente distanziati, ma guadagnando l’accesso alla finale. Nella seconda batteria l’altro finalndese Volmari Iso-Hollo, già secondo nei 10.000 metri alle spalle del polacco Kusocinski e gran favorito della prova, fa ancora meglio, 9’14″6, di un soffio comunque davanti agli americani McCluskey e Dawson, al britannico Bailey e al terzo finlandese, Matilainen, che ha tuttavia un cronometro decisamente più alto.

E così il 6 agosto i dieci pretendenti alle medaglie si danno battaglia, con Iso-Hollo, poco più che 25enne, che fa valere i diritti di una classe superiore andando a completare il percorso “allungato” in 10’33″4, perpetrando il dominio finlandese nella specialità che ha visto, appunto, Ritola vincere a Parigi nel 1924 e Toivo Loukola ad Amsterdam nel 1928. In realtà la vittoria di Iso-Hollo non è mai in discussione, ma dopo i canonici sette giri e mezzo, la tornata in aggiunta costa a McCluskey, primatista del mondo con il tempo di 9’14″5 corso ai Trials, la medaglia d’argento, scavalcato infine da Tom Evenson per l’inezia di due decimi. Lippi e Bartolini sono rispettivamente settimo e decimo, i giudici propongono di ripetere la gara ma gli atleti, stremati, si rifiutano e così viene ufficializzato il primo posto di Iso-Hollo, con Evenson secondo e McCluskey terzo.

Iso-Hollo entra così nella leggenda delle Olimpiadi, ed è un’intromissione doppia, perché se è vero che in qualità di medaglia d’oro si guadagna gloria perpetua, vince altresì una gara prima e dopo mai più ripetuta. Almeno nel chilometraggio, perché poi, quattro anni dopo a Berlino, nel 1936, il finlandese sarà ancora il migliore nelle siepi, firmando una doppietta come solo il kenyano Ezekiel Kemboi, seppur non consecutivamente, è stato capace di fare, vincendo ad Atene nel 2004 e a Londra nel 2012.

STEFAN HOLM, OVVERO QUANDO IL PIU’ BASSO VOLA PIU’ IN ALTO

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Stefan Holm festeggia l’Oro ai Mondiali Indoor di Budapest ’04 – da:imdb.com

Articolo di Giovanni Manenti

Prima di addentrarci nel nostro racconto odierno, per ben comprenderne il contenuto, occorre aprire una finestra sullo stato del settore salti nell’attuale panorama dell’Atletica Leggera, in cui due specialità (salto triplo e salto con l’asta) hanno progredito nel corso dell’ultimo ventennio, mentre le altre due, peraltro più “classiche” – ovvero il Salto in alto ed il Salto in lungo – hanno registrato un’insolita regressione …

Poiché quest’oggi ci occupiamo di Salto in alto, tralasciamo il Salto in lungo – non senza evidenziare come ai tempi degli ultimi grandi interpreti, da Carl Lewis, Mike Powell e Larry Myricks, sino al cubano Pedroso ed all’ultimo fuoriclasse americano Dwight Phillips, atterrare a m.8,50 poteva non essere garanzia di medaglia – specialità anche per la quale i limiti assoluti risalgono ad oltre 20 anni fa …

Una prova, quella del Salto in alto (al pari del Salto con l’asta) che vanta una pressoché paritetica valenza nelle prestazioni indoor ed all’aperto, vedendo difatti i rispettivi record mondiali detenuti dal “leggendario” fuoriclasse cubano Javier Sotomayor, grazie ai m.2,43 saltati il 4 marzo ’89 ai Mondiali Indoor di Budapest ed ai m.2,45 superati il 27 luglio 1993 al Meeting di Salamanca.

Non migliore la situazione a livello europeo, laddove si pensi che il primato continentale indoor risale addirittura ad oltre 30 anni fa, allorché il 26 febbraio 1988 a Berlino, l’atleta di casa Carlo Thranhardt valica l’asticella posta a m.2,42 (record mondiale all’epoca …), mentre il record all’aperto è tuttora detenuto dallo svedese Patrick Sjoberg con l’identica misura di m.2,42 superata il 30 giugno 1987 a Stoccolma.

Ma ciò vorrebbe anche dir poco se per aggiudicarsi le grandi manifestazioni si fosse sempre dovuto gareggiare intorno ai m.2,40 mentre, al contrario, il record olimpico risale ai m.2,39 saltati dall’americano Charles Austin ai Giochi di Atlanta ’96, ed in occasione delle Rassegne iridate – se si esclude l’exploit dell’ucraino Bogdan Bondarenko coi suoi m.2,41 ai Mondiali di Mosca 2013 – la situazione è ancor peggiore, laddove si consideri come in ben due occasioni (nelle edizioni di Helsinki ’05 e di Berlino ’09) sono stati sufficienti m.2,32 per salire sul gradino più alto del podio …

Questo per dire che, se un atleta è riuscito, nel corso della sua attività, a mantenere un livello di rendimento stabile introno ai m.2,35/2,36 ha potuto riempire la propria bacheca di medaglie, nonché, come nel caso che stiamo per affrontare, apparire per ben 11 stagioni consecutive – di cui 3 al primo e 4 al secondo posto – nella “Top Ten” del Ranking mondiale stilato dalla prestigiosa rivista americana “Track & Field News”.

Costui, che altri non è che lo svedese Stefan Holm, nato il 25 maggio 1976 a Forshaga, cittadina di poco più di 6mila anime posta nella contea Varmland nella regione dello Svealand, deve tale percorso grazie anche ad un’invidiabile regolarità di rendimento, che lo ha portato a prendere parte – qualificandosi per tutte le relative Finali – ad ogni grande Manifestazione internazionale (sia indoor per Europei e Mondiali, che all’aperto, comprese le Olimpiadi …) dall’inizio del nuovo millennio sino al suo ritiro, avvenuto nel 2008 …

La passione per il Salto in alto non è però immediata per il giovane Stefan, che sino a 19 anni si dedica al Football – pur dopo essere rimasto affascinato, quando era appena un bambino, dalle imprese del già citato connazionale Sjoberg alle Olimpiadi di Los Angeles ’84, dove conquista la medaglia d’argento – prima di approdare in pedana, anche se con un “handicap in partenza” derivante dalla sua non elevata statura, misurando “appena” m.1,81 rispetto, tanto per fare un esempio, ai 2metri del ricordato Sjoberg od ai m.1,95 del primatista assoluto Sotomayor …

Gli esordi non sono propriamente esaltanti, facendo registrare una progressione di m.2,12 nel 1993, per poi salire a m.2,15 l’anno seguente e fornire un primo acuto con i m.2,21 saltati il 16 giugno ’95, anche se poi, il successivo fine luglio, Holm non va oltre il sesto posto con m.2,17 ai Campionati Europei juniores.

La prima stagione ad alti livelli per il 20enne Stefan è l’anno olimpico 1996 in cui, nel mentre Austin ed il polacco Artur Partyka si danno battaglia per l’Oro ai Giochi di Atlanta, supera quota m.2,26 ai Campionati nazionali svedesi a parità di misura con il coetaneo Staffan Strand, per poi, l’anno seguente, saltare m.2,27 in qualificazione ai Mondiali indoor di Parigi ’97 e piazzarsi ottavo in Finale con m.2,25 e quindi entrare per la prima volta nella “Top Ten” del Ranking Mondiale a fine stagione ’98 grazie all’aver valicato per la prima volta “quota 2,30” coi m.2,33 realizzati il 18 luglio in Finlandia, pur se ai Campionati Europei di Budapest Holm non va oltre il settimo posto con m.2,27 anche stavolta appaiato al connazionale Strand …

La sessione invernale 1999 vede Holm salire sino a m.2,29 a fine febbraio, solo per concludere non meglio che sesto con m.2,25 i Mondiali Indoor di inizio febbraio a Maebashi, per poi affrontare la sua prima Rassegna iridata all’aperto ad agosto a Siviglia, dove si presenta dopo aver saltato per due volte m.2,31 ad inizio luglio ed agosto, così da candidarsi come un possibile pretendente al podio …

Ma, ancora una volta, dopo aver dimostrato di poter essere competitivo in qualificazione, in cui supera la misura di m.2,29, nella Finale deve accontentarsi di una deludente decima posizione con una modesta quota di m.2,25 – nel mentre la vittoria arride al russo Vyacheslav Voronin con m.2,37 – il che fa dubitare sulle capacità di “reggere la pressione” per il 22enne svedese, pur mantenendo, a fine anno, il settimo posto nel Ranking Mondiale.

Quella di “perdente di successo” è un’etichetta da sempre ben poco gradita in ambito sportivo, per sfatare la quale lo svedese conosce un solo rimedio, incrementare gli allenamenti nonché gareggiare il più possibile, strategia che pone in essere sin dalla successiva stagione, ad iniziare da una massacrante sessione invernale.

Nel corso della stessa, difatti, Holm salta in due occasioni m.2,31 e si presenta ai Campionati Europei Indoor di Gent 2000 deciso a dar battaglia, fallendo stavolta per un soffio il suo primo podio in un massimo evento internazionale, fermandosi a m.2,32 mentre ad occupare lo stesso, tutti e tre con m.2,34, sono il già citato Voronin, il tedesco Martin Buss e lo slavo Dragutin Topic, classificati nell’ordine in base agli errori commessi.

Piazzamento che dà morale al 24enne Stefan, che affronta la stagione all’aperto imponendosi in Coppa Europa con m.2,28 per poi far suo il titolo nazionale elevandosi a m.2,31 e quindi migliorando il proprio limite personale con i m.2,34 saltati il 3 settembre in Finlandia, miglior biglietto da visita in vista del suo esordio olimpico, con i Giochi di fine Millennio di Sydney 2000 da disputarsi a distanza di 20 giorni …

E, sulla pedana dello “Olympic Stadium” della Metropoli australiana, Holm dà dimostrazione di sicurezza superando al primo tentativo le misure di m. 2,20, 2.24 e 2,27 che lo qualificano per la Finale del 24 settembre dove stavolta, a differenza delle precedenti occasioni, si esibisce sui propri limiti.

Purtroppo, dopo aver superato alla prima prova sia m.2,20 che m.2,25 paga a caro prezzo una doppia incertezza a m.2,29 (saltati solo al terzo tentativo …) per poi riprendersi d’autorità valicando l’asticella a m.2,32 allorché sono rimasti in gara altri 6 atleti, dei quali il solo russo Sergey Kliugin – nel suo “Giorno dei Giorni”, essendo quella di Sydney l’unica medaglia in carriera – valica l’asticella a m.2,35 ed il computo degli errori relega lo svedese al quarto posto, preceduto anche da Sotomayor (argento) e dall’algerino Abderrahmane Hammad, anch’egli all’unico podio di prestigio della propria attività agonistica …

Una doppia delusione che non scalfisce lo spirito combattivo di Holm – salito al quarto posto del Ranking mondiale di fine anno – ed anzi, gli dà un’ulteriore carica per affrontare con maggior convinzione il 2001, stagione in cui sale a m.2,34 al coperto a metà febbraio e quindi riceve la soddisfazione di toccare a lui salire sul gradino più alto di un podio per ricevere la medaglia d’oro a quella che diverrà la sua Manifestazione per eccellenza, vale a dire i Mondiali Indoor, la cui edizione ’01 si svolge a Lisbona e che lo vede trionfare con m.2,32 davanti all’ucraino Andriy Sokolovsky ed al connazionale Strand, entrambi fermi a m.2,29.

L’appuntamento clou della stagione all’aperto è costituito dalla Rassegna iridata di Edmonton ’01, alla quale lo svedese si presenta con m.2,31 superati in due circostanze come miglior risultato, in una gara che lo vede superare alla seconda prova m.2,30 per poi, avendo sia il tedesco Buss che il già ricordato Voronin ed il suo connazionale Yaroslav Rybakov saltato alla prima prova m.2,33, riservarsi i due successivi tentativi alla quota di m.2,36 purtroppo fallendoli entrambi, così da doversi accontentare del quarto posto alla pari con il Campione olimpico Kliugin, mentre il titolo va a Buss, unico a salire sino a m.2,36 ed anche per lui si tratta dell’unica vittoria di prestigio in carriera …

Guai però a parlare di “maledizione” ad Holm – il quale vi risponderà che, semplicemente, i suoi avversari sono stati migliori di lui – che, quantomeno, si consola con la vittoria ai “Goodwill Games” di inizio settembre a Brisbane, dove con m.2,33 si prende la rivincita sulla coppia Voronin/Rybakov, incapace di andare oltre m.2,31 così da scalare per la prima volta i vertici del Ranking Mondiale a fine stagione.

Detto riconoscimento è senza dubbio la miglior iniezione di fiducia che potesse desiderare per affrontare il successivo triennio che rappresenta l’apice della carriera per lo svedese, sempre a medaglia in ogni competizione, sia la stessa indoor che all’aperto, ad iniziare dai Campionati Europei al coperto di Vienna ’02, dove ottiene l’argento con “i suoi m.2,32” (misura maggiormente raggiunta nei grandi eventi …), per una volta tanto battuto dal connazionale Strand che sale sino a m.2,34 dopo aver raggiunto nel periodo invernale il suo “Personal Best” di m.2,35 …

Il fatto che si stia ripetendo la circostanza che a turno vari saltatori lo beffino nel conquistare l’unica vittoria di rilievo nelle loro rispettive carriere, non scalfisce più di tanto la convinzione di Holm che, prima o poi, toccherà anche a lui mettersi tutti alle spalle, l’importante è progredire e migliorarsi, visto che il suo “livello standard” non è ancora in grado di garantire i maggiori allori.

Eccolo quindi superare due volte i m.2,33 – in Coppa Europa a Siviglia ed al “Golden Gala” di Roma – nelle prime esibizioni all’aperto, così da presentarsi tra i favoriti ai Campionati Europei di Monaco di Baviera ’02 sulla pedana dello “Olympiastadion” in cui, 30 anni prima, il sovietico Juri Tarmak si era aggiudicato la medaglia d’oro con m.2,23.

Con solo quattro atleti – Rybakov, i due svedesi ed il nostro Alessandro Talotti – rimasti in gara dopo aver superato i m.2,27 (con Holm virtualmente fuori dal podio avendo fatto la misura al secondo tentativo …), alla successiva quota di m.2,29 la stessa viene superata solo dal russo e da Holm, mentre Strand “passa” e Talotti, dopo un primo errore, si riserva le due successive prove a m.2,31 fallendole entrambe …

La strategia di Strand non paga, poiché lo stesso incappa in tre errori a m.2,31, viceversa superati alla prima prova da Rybakov che, con detto salto, si aggiudica l’Oro, rendendo vana la speranza di Holm con il riservarsi un ultimo tentativo a m.2,33 per un titolo europeo nuovamente sfuggito nonostante fosse nelle sue potenzialità …

A dimostrazione di ciò, valga l’esito del prestigioso “Weltklasse” di Zurigo, dove a metà agosto aggiunge un altro centimetro al proprio “Personal Best” all’epoca, facendo sua la gara valicando l’asticella a m.2,35 il che gli vale, in ogni caso, la conferma del primo posto nel Ranking mondiale per il secondo anno consecutivo.

Con i Mondiali di Parigi ’03 e le Olimpiadi di Atene ’04 come obiettivi primari del successivo biennio, Holm non si risparmia nell’attività al coperto, durante la quale raggiunge quota m.2,36 l’8 febbraio e, soprattutto, conferma il titolo iridato di due anni prima avendo stavolta la meglio (m.2,35 a m.2,33) sul suo eterno rivale Rybakov, uno almeno che non vive di imprese isolate …

Logicamente atteso come “l’uomo da battere” alla Rassegna iridata di fine agosto nella Capitale transalpina – avendo altresì realizzato m.2,34 ad inizio luglio – Holm compie un percorso esente da errori alle misure di m.2, 20, 2,25 e 2,29 per poi superare i m.2,32 al secondo tentativo, rispetto al canadese Mark Boswell, che fa sua la misura alla terza prova, mentre a passare in testa è il sudafricano Jacques Freitag, il quale legittima il successo in quanto l’unico a valicare l’asticella a m.2,35 anche se, quasi incredibile ma vero, pure per lui si tratta dell’unica medaglia in una delle principali Manifestazioni internazionali …

Indubbiamente una situazione demoralizzante per molti, ma non per Holm – il quale ha dovuto abdicare in favore del sudafricano al vertice del Ranking mondiale di fine anno – che, al contrario, si sta apprestando a vivere la sua “Stagione di Gloria”, aperta con una serie di 8 vittorie e nessuna sconfitta nella sessione invernale, che lo vede innalzarsi sino a m.2,37 per poi conquistare il suo terzo titolo iridato consecutivo ai Mondiali Indoor di Budapest ’04, superando quota m.2,35 rispetto ai m.2,32 dell’amico/rivale Rybakov …

Dominatore al coperto, ma senza ancora alcun titolo olimpico, mondiale od europeo, l’appuntamento dei Giochi di Atene ’04 per l’oramai 28enne svedese suona come una sorta di “ultimo appello” in tal senso, quantomeno per ciò che concerne la Rassegna a cinque cerchi …

Olimpiadi alle quali Holm si presenta con un “personale stagionale” di m.2,36 realizzato il 18 luglio ’04 ad Eberstadt e con tutta una serie di prestazioni da m.2,30 in su, quanto mai intenzionato a sfatare il tabù della mancata medaglia d’Oro a tali livelli, ben consapevole comunque che gli amati/odiati m.2,32 non potranno in alcun modo essere sufficienti per mettersi in testa la corona d’alloro …

Autorevole in qualificazione, lo svedese si presenta dunque allo “appuntamento che vale una carriera” il 22 agosto ’04 sulla pedana dello Stadio Olimpico della Capitale greca, iniziando senza penalità di sorta alle prime tre misure di m.2,20, 2,25 e 2,29 per poi trovarsi davanti allo “spartiacque” dei m.2,32 ad affrontare i quali sono rimasti ancora in 9 saltatori …

Di questi, tre (Boswell, Voronin ed il ceco Svatoslav Ton) vengono eliminati, ma vanno provvisoriamente al comando della Classifica Sokolosvsyi e la coppia americana composta da Matt Hemingway e Jamie Nieto, che valicano l’asticella al primo tentativo, rispetto ad Holm e Rybakov che fanno la misura alla seconda prova, mentre l’altro ceco Jaroslav Baba alla terza …

Di nuovo virtualmente ai margini del podio, Holm vede le streghe alla successiva quota di m.2,34 (fatale a Rybakov e Sokolovsky) allorché la stessa viene superata al primo tentativo da Hemingway e Baba ed al secondo da Nieto, a lui restando una sola prova a disposizione …

Anche valicare l’asticella non sarebbe garanzia di medaglia, in quanto per il computo degli errori i citati altri tre saltatori gli sono davanti e, posto davanti alla scelta se riservarsi quest’ultimo salto alla quota superiore, Holm opta per giocarselo comunque a m.2,34 una decisione che può sembrare quantomeno discutibile …

Viceversa, il saltare con autorità la misura rappresenta lo stimolo necessario per poi mettere tutti d’accordo allorquando è lui l’unico a saltare i m.2,36 alla prima prova, rovesciando in un attimo le sorti della sfida e potendo così finalmente toccare quel successo sinora solamente sfiorato.

Riguadagnata, per quanto ovvio, la prima posizione nel Ranking mondiale di fine anno, Holm è ora atteso alla conferma nella stagione successiva, da lui aperta come meglio non potrebbe stabilendo, in occasione dei Campionati Europei Indoor di Madrid ’05 quello che resta il suo “Personal Best” in carriera, costretto da Rybakov (argento con m.2,38) ad innalzarsi sino a m.2,40 misura sulla quale avremo modo di ritornare …

Aver toccato una quota che da circa 20 anni non veniva raggiunta da un saltatore in alto, fa di Holm il logico favorito per il titolo iridato ai Mondiali di Helsinki ’05, Rassegna in cui, al contrario, va incontro alla peggiore controprestazione nei suoi 11 anni ai massimi vertici, in una gara di livello modestissimo in cui la misura di m.2,32 si rivela fatale per ben 7 degli 8 finalisti rimasti in gara, così che l’ucraino Yury Krymarenko, che riesce a valicare detta quota al terzo tentativo, si ritrova con un’inaspettata medaglia d’Oro al collo ed anche in questo caso, manco a dirlo, per l’unico autentico exploit della sua attività agonistica …

E’ peraltro risaputo che la gara dell’alto porta ad “incidenti di percorso” di tale portata, ma per Holm un secondo “campanello d’allarme” – dopo aver comunque chiuso l’anno 2005 al secondo posto del Ranking in virtù del citato salto a m.2,40 – giunge dall’esito dei Mondiali Indoor di Mosca ’06, dove si piazza non meglio che quinto con m.2,30 mentre Rybakov sfrutta “l’aria di casa” per imporsi con un convincente m.2,37 precedendo il connazionale Andrey Tereshin, fermo a quota 2,35.

Si può anche pensare che un Holm, oramai 30enne ed appagato dalla “Gloria olimpica”, si stia incamminando verso il “viale del tramonto”, ma mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, e nella sessione all’aperto realizza un apprezzabile m.2,34 in vista della Rassegna Continentale di Goteborg ’06, dove non vuole deludere i suoi stessi tifosi …

E, davanti al proprio pubblico, Holm ha poco da rimproverarsi nel cercare di dar loro una gioia, con cinque salti perfetti da m.2,20 sino a m.2,32 compresi, misura superata da tre soli altri saltatori, vale a dire il connazionale Linus Thornblad, il ceco Tomas Janku (indovinate un po’, alla “gara della sua vita” …) ed il 22enne russo Andrey Silnov, che ha sinora compiuto un percorso identico a quello dello svedese …

La successiva quota di m.2,34 stabilisce l’assegnazione delle medaglie in quanto – nonostante venga superata da tutti e quattro i saltatori rimasti in lizza – i due svedesi la superano solo alla terza prova, con Holm a guadagnarsi il bronzo rispetto al connazionale per il citato precedente percorso privo di errori, mentre Janku valica l’asticella al secondo tentativo e Silnov alla prima, legittimando poi il titolo facendo altrettanto a m.2,36.

Sceso al quarto posto del Ranking di fine anno, Holm si appresta ad abbandonare le gare con il suo ultimo biennio, avendo come obiettivo per il passo d’addio le Olimpiadi di Pechino ’08, ma non per questo rinuncia a battersi al massimo delle sue potenzialità, soprattutto nelle manifestazioni al coperto, senza dubbio alcuno a lui più congeniali.

Eccolo quindi presentarsi ad inizio marzo ’07 ai Campionati Europei Indoor di Birmingham – dopo aver saltato m.2,38 (sua seconda misura di ogni epoca …) il 25 febbraio a Goteborg – ed essere ancora in grado di mettere tutti in fila con un salto di m.2,34 alla seconda prova, dopo aver tremato alla quota di m.2,32 superata solo al terzo tentativo, relegando Thornblad alla piazza d’onore.

Consapevole di avere a disposizione una sola ultima possibilità di conquistare il titolo iridato alla Rassegna di fine agosto ’07 ad Osaka – dove si presenta forte di un “season high” all’aperto di m.2,35 – Holm accarezza il sogno allorché, superata quota m.2,33 senza alcun errore alle spalle, si trova al comando della Classifica assieme a Rybakov, autore di identico percorso, mentre il cipriota Kyriakos Ioannou ed il bahamense Donald Thomas hanno saltato detta misura alla seconda e terza prova, rispettivamente …

Illusione di breve durata, poiché i successivi m.2,35 si rivelano fatali per il 31enne svedese, viceversa superati alla prima prova da Thomas per il salto che gli vale il titolo, così come fanno al secondo tentativo Rybakov ed Ioannou, che vanno a completare il podio con i rispettivi argento e bronzo.

Penso che non abbiate dubbi sul fatto che, anche per Thomas, si tratti dell’unico alloro importante in carriera, ma tanto oramai Holm ci ha fatto il callo ed allora tanto vale – risalito in seconda posizione nel Ranking mondiale di fine anno – prepararsi al meglio per la stagione dell’addio alle competizioni …

La dimostrazione della forza, anche mentale, di Holm viene confermata proprio in detta circostanza, dapprima con una sessione invernale che lo vede affermarsi con m.2,37 ai Campionati nazionali e quindi aggiungere al proprio Palmarès un quarto titolo iridato ai Mondiali Indoor di Valencia, in cui nell’eterna sfida con Rybakov, riesce ad avere la meglio valicando l’asticella a m.2,36 rispetto ai m.2,34 del rivale.

Trovatosi a spartire con il Campione russo – insieme allo svedese sicuramente il più regolare ad alti livelli nel primo decennio del nuovo millennio – la “maledizione degli illustri sconosciuti”, Holm si presenta a Pechino per difendere il titolo olimpico di quattro anni prima essendo riuscito, per l’unica volta in carriera, a saltare m.2,37 all’aperto, il 13 luglio al Meeting di Atene, a dispetto dei 32 anni suonati …

Oramai come se avesse inserito una sorta di “pilota automatico” su certe misure, anche nella Finale olimpica Holm viaggia senza alcuna penalità nelle quattro prove da m.2,20 a m.2,32 ritrovandosi al comando assieme al Campione europeo Silnov. Misura superata anche dal britannico ex giamaicano Germaine Mason (ennesimo semisconosciuto …) alla prima prova, nonché da Rybakov e dal tedesco Spank al terzo tentativo …

La definitiva selezione avviene alla successiva quota di m.2,34, superata alla prima prova sia da Silnov che da Mason e Rybakov, con Holm a tenere, inutilmente, due tentativi a m.2,36 e quindi dare il proprio addio alle gare ritrovandosi ancora una volta ai margini del podio, il cui gradino più alto è viceversa occupato da Silnov, l’unico a valicare l’asticella anche a m.2,36.

Al di là del mancato podio olimpico, i m.2,37 superati in stagione sia all’aperto che al coperto, valgono al 32enne svedese la sua ultima apparizione nella “Top Ten” del Ranking mondiale, replicando la seconda posizione dell’anno precedente, per una continuità di rendimento che ha pochi precedenti nella specialità …

Certo, il suo Palmarès – che comunque conta quattro titoli iridati e due continentali indoor, oltre ad un argento europeo indoor, nonché l’Oro olimpico di Atene ’04, un argento iridato ed un argento ed un bronzo europei all’aperto – sarebbe potuto essere più ricco qualora avesse incontrato meno “carneadi” sul suo cammino e la fortuna lo avesse aiutato in occasione delle sue quattro “medaglie di legno” tra Olimpiadi e Mondiali, ma c’è un’ultima considerazione da fare …

Ricordate il suo “Personal Best” in carriera di m.2,40, no …?? Orbene, essendo lo svedese alto “appena” m.1,81, detta circostanza fa sì che lo stesso detenga il record di “differenziale” tra l’altezza e la misura realizzata, pari a 59cm., avendo superato il precedente primato di 57cm. detenuto dall’americano Hollins Conway, il quale aveva anch’esso saltato m.2,40 ma partendo da una base di m.1,83 …

Questo dato non viene riportato nell’elenco dei Record mondiali, ma senza dubbio alcuno fa di Holm, a suo modo, una sorta di “Miglior saltatore al mondo” …!!

E provate ad affermare il contrario, se vi riesce …