VASILY ALEKSEYEV, L’IMBATTUTO SUPERMAN DEL SOLLEVAMENTO PESI

Vasily Alexeyev
Alekseyev ai vittoriosi Campionati Europei 1970 – da:neilleifer.com

Articolo di Giovanni Manenti

Il motto latino “Citius!, Altius!, Fortius!” (“Più veloce, più in alto, più forte”), assunto – assieme alla fiamma olimpica ed ai cinque cerchi – quale simbolo delle “Olimpiadi dell’Era Moderna” ben identifica quali siano gli obiettivi da perseguire per ogni singolo atleta che partecipi ai Giochi e, d’altro canto, anche chi, tra loro, risulterà il beniamino del pubblico …

Questo perché le relative affermazioni stanno ad indicare, rispettivamente, quale sia “L’Uomo più veloce del Pianeta”, al pari, tralasciando il salto in alto, “L’uomo più forte” oppure “più potente”, ed è questa la ragione perché, pur con le numerose specialità che compongono Sport come l’Atletica Leggera, il Nuoto od il Ciclismo, ad attrarre l’immaginario collettivo siano le gare sui m.100 piani, al pari dei m.100sl o della velocità su pista di dette Discipline.

Analogamente, per quel che riguarda i forzuti, gli stessi sono ovviamente suddivisi per Categorie di peso, ma, con tutto il rispetto per i vari Robinson, Monzon, Hagler o Leonard, ad appassionare le platee sono i pugili dei Pesi Massimi, le cui Storie divengono spesso leggenda, si tratti di Joe Louis piuttosto che di Rocky Marciano, per poi giungere alle celebri sfide tra Muhammad Alì, Joe Frazier e George Foreman e sino ai più recenti Larry Holmes, Evander Holyfield e Mike Tyson …

Questo perché il “Mito di Ercole” vive tuttora ed alla gente piace identificarsi con chi è in grado di “dominare il Mondo” dall’alto della sua forza, un qualcosa che trova la sua massima espressione in un’altra Disciplina olimpica, vale a dire il Sollevamento Pesi, in cui colui che è in grado di issare sulla propria testa il bilanciere a maggiore caratura simbolizza un altro personaggio della Mitologia greca, ovvero Atlante, condannato da Zeus a tenere sulle spalle l’intera volta celeste …

Poiché, anche in questo Sport i sollevatori vengono suddivisi per Categorie di Peso, si potrebbe obiettare circa chi debba detenere un tale primato, visto che, ad esempio, il turco Naim Suleymanoglu – vincitore di tre Ori olimpici e cinque titoli iridati – è stato capace in carriera di stabilire un record mondiale di 342,5kg., nonostante misurasse appena 151 centimetri per 60 chili, ovvero oltre 5 volte e mezzo il proprio peso corporeo, ma alla gente piace più conoscere quanti siano i chili complessivi sollevati da un essere umano e poco si interessa delle caratteristiche morfologiche dell’atleta.

Ecco, quindi, perché, al pari di quel che avviene per il Pugilato, anche nell’Atletica Pesante le maggiori attenzioni sono rivolte ai protagonisti della Categoria dei Massimi, autentici Colossi che alzano sopra le proprie spalle bilancieri da oltre 200 chili con invidiabile naturalezza, anche se detta Categoria subisce uno smembramento successivamente alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968 …

Sino a tale edizione – sia dei Giochi che dei Campionati Mondiali ed Europei – la Categoria dei Massimi era riservata ad atleti di oltre 90 chili di peso, ma dalle successive Rassegne Continentale ed Iridata del 1969, viene istituita un’ulteriore Categoria dei Pesi Supermassimi, riservata a coloro che sulla bilancia fanno muovere l’ago oltre i 110 chili, limite restato valido sino al 1992, per poi scendere a 108 e quindi a 105, salvo essere ripristinato a 109 chili dalla presente stagione.

Peraltro, detta specialità, a partire da inizio anni ’60 e per i due successivi decenni, è stata patrimonio esclusivo dei sollevatori sovietici, attraverso un ideale passaggio del testimone, che vede Aleksey Medvedev (Campione Mondiale nel 1957 e ’58), lasciare la propria eredità a Yury Vlasov, quattro titoli iridati consecutivi per lui, oltre all’Oro ai Giochi di Roma e l’argento quattro anni dopo a Tokyo, dove viene beffato in modo tutt’altro che leale dal compagno di squadra Leonid Zhabotinsky, il quale prosegue nella scia di successi sovietici, affermandosi ai Mondiali di Teheran ’65 e Berlino Est ’66, per poi bissare l’Oro olimpico ai Giochi di Città del Messico.

Nel frattempo, sia Vlasov che Zhabotinsky, assoluti dominatori del decennio, fanno incetta di titoli nazionali, con il primo a salire sul gradino più alto del podio per un quinquennio consecutivo (dal 1959 al ’63), per poi lasciare tale onore al secondo per i successivi cinque anni (con la sola eccezione del 1966, quando ad affermarsi è Viktor Andreev …), sino al 1969.

Anno importante, il 1969, non solo per lo sbarco dell’uomo sulla Luna, ma perché, come ricordato, vede l’istituzione della Categoria dei Super Massimi, il cui primo titolo continentale va al belga Serge Reding con un totale di 570 chili nelle tre alzate, precedendo il sovietico Stanislav Batischev, mentre nella Rassegna Iridata che si svolge a fine settembre a Varsavia, entrambi scalano di una posizione (secondo e terzo rispettivamente …), poiché ad imporsi è l’americano Joseph Dube, con un totale di kg.577,5.

Si potrebbe presumere che, con la fine degli anni ’60, abbia termine anche l’egemonia sovietica, visto che anche il titolo iridato dei Massimi, da otto edizioni di loro esclusiva pertinenza, se lo aggiudica un altro atleta americano, ovvero Bob Bednarski, il quale ha la meglio sull’estone Jaan Talts, con tanto di primato mondiale con un totale di 555 chilogrammi.

Ma, proprio nel corso dei Campionati sovietici del 1968, in preparazione ai Giochi di Città del Messico e che Zhabotinky si aggiudica con un totale di 585 chili, fa la sua apparizione sul podio, classificandosi terzo, il 26enne Vasily Alekseyev per quella che è la sua unica gara ad alto livello in cui non si afferma, destinato a divenire il dominatore assoluto degli anni ’70, molto più dei suoi predecessori …

Alekseyev nasce il 7 gennaio 1942 a Pokrovo-Siskino, nella Russia occidentale, ed, incredibile a credersi, in gioventù pratica – ed anche con discreto successo – la Pallavolo, prima di dedicarsi, dalla maggiore età, alla pesistica, per poi trasferirsi nel 1966 a Rostov sotto la guida del tecnico Rudolf Plyukfelder, ma dopo il, per lui, deludente risultato dei Campionati sovietici, decide di fare a meno di un allenatore, caso più unico che raro di “self made man”.

Non avendo una stazza naturale pari ai suoi avversari, Alekseyev, alto m.1,86, si irrobustisce a suon di allenamenti e pasti sostanziosi, sino ad accumulare una massa corporea di 160 chili, alla quale in ogni caso abbina quell’elasticità figlia delle origini pallavolistiche, il che lo porta ad un insieme di forza ed agilità da renderlo assolutamente imbattibile.

Prima di addentrarci nelle sue vittorie, occorre fare una precisazione riguardante lo svolgimento delle gare di Sollevamento Pesi che, all’epoca, prevedevano, oltre che allo “strappo” ed allo “slancio” oggi in vigore, una terza serie di alzate, ovvero la “distensione, abolita dopo lo svolgimento delle Olimpiadi di Monaco 1972 …

Ed, allorché Alekseyev, fiducioso sui propri metodi di allenamento, si presenta il 28 giugno 1970 sulla pedana dei Campionati Europei che si svolgono a Szombathely, in Ungheria, ha già al suo attivo 10 record mondiali, essendo stato il primo a raggiungere (il 18 marzo a Minsk) e quindi a superare l’ammontare complessivo di 600 chili nelle tre specialità.

Il 28enne del Distretto di Ryazan dimostra come il divario tra lui ed i suoi avversari sia di un livello tale che riuscire a colmarlo rappresenta un’impresa davvero titanica, imponendosi nella distensione con il primato assoluto di kg.217,5 per poi farsi precedere (172,5 a 170 kg.) nello strappo dal finlandese Kalevi Lahdenranta e quindi mettere tutti d’accordo con un’alzata di 225 chili (altro record) nello slancio, per un totale di kg.612,5 che rappresenta l’ennesimo record mondiale.

Trasferitosi a fine settembre a Columbus, nell’Ohio, per prendere parte alla sua prima Rassegna iridata, Alekseyev patisce nella distensione e nello strappo – in entrambi i casi preceduto, da Reding e Lahdenranta rispettivamente – per poi fare la differenza nello slancio con un’alzata record di 227,5 chili (che per gli standard Usa è quanto mai significativa, poiché diviene il primo ad alzare 500 libbre …) per eguagliare il totale di 612,5 ottenuto agli Europei.

Occorre, a questo punto, una doverosa precisazione per quanto concerne i record mondiali stabiliti da Alekseyev (saranno 80 in totale, lui che aspirava a toccare quota 100 …) e cioè che il “centellinare” gli stessi – ricordiamo che è l’atleta stesso a chiedere l’aumento progressivo del bilanciere da sollevare – è da porre in relazione al fatto che per ogni primato riceve dai 700 ai 1500 dollari di premio da parte del Governo, e quindi ….

Dopo aver pertanto stabilito altri 9 record entro fine anno 1970, Alekseyev si presenta ai Campionati Europei di Sofia 1971 vantando un record complessivo di 625,0 chili nelle tre alzate, per trovarsi di fronte, nella gara in programma il 27 giugno, il 21enne tedesco occidentale Rudolf Mang, grande speranza del proprio Paese in vista dell’appuntamento olimpico dell’anno seguente …

Mang si dimostra il migliore del lotto nello strappo con 175 chili (rispetto ai 172,5 del Campione in carica …), ma l’incontrastata superiorità di Alekseyev nelle altre due specialità lo portano ad una nuova serie di primati, con 225 chili nella distensione e due volte nello slancio, dapprima con kg.231,0 e quindi alzandone 232,5 così che anche il record mondiale complessivo viene superato con 627,5 sino a 630 chili, lasciando le piazze d’onore a Batishchev e Mang, anch’essi sopra “quota 600” con 607,5 e 602,5 chili, rispettivamente.

Nel suo percorso di aggiungere chili a chili, Alekseyev si reca a fine settembre a Lima per difendere il proprio titolo iridato dopo aver portato il record complessivo delle tre alzate a 640 chili il 24 luglio a Mosca e nella Capitale peruviana il suo più temibile rivale si rileva l’americano Ken Patera, pur se la vittoria del sovietico non è mai in discussione, essendosi dimostrato il migliore in ognuna delle tre specialità, per un totale di 635,0 chili, lasciando il 29enne dell’Oregon a quota 592,5.

Distacchi che, in una Disciplina quale il Sollevamento Pesi destano sensazione, con Alekseyev a festeggiare nel modo migliore i 30 anni compiuti a gennaio allorché, il 15 aprile 1972 a Tallinn, realizza la sua miglior performance in carriera, grazie ai kg.236,5 nella distensione, cui ne unisce 171,0 nello strappo e 237,5 nello slancio per un totale sbalorditivo di 645,0 chilogrammi per un record che, venendo abolita la distensione, è destinato a restare ineguagliato …

Ma una cosa sono i primati ed un’altra le medaglie, ed il trono aureo su cui è seduto il 30enne sovietico rischia di vacillare in occasione dei Campionati Europei che si svolgono nella seconda metà di maggio 1972 a Costanza, in Romania, nel corso dei quali è costretto, suo malgrado, a prendere atto della crescita di Mang, il quale lo precede sia nella distensione (230,0kg. a 225,0) che nello strappo (177,5 a 175,0), così da presentarsi all’ultima prova dello slancio con un non trascurabile vantaggio di 7,5 chili …

Il tedesco solleva kg.222,5 (ben 7,5 in più rispetto ai 215,0 dell’anno precedente a Sofia …), che risultano peraltro insufficienti rispetto ai 10 chili in più alzati da Alekseyev, il quale stavolta ottiene il suo terzo titolo continentale per il ridotto margine (632,5 a 630,0) di soli 2,5 chili ma, soprattutto, lo mette in allarme in vista delle Olimpiadi in programma ad inizio settembre a Monaco di Baviera.

Chiamato a confermare la serie vincente dei suoi connazionali – mentre Talts si impone tra i Massimi – Alekseyev mette subito un’ipoteca sulla Medaglia d’Oro con i kg.235,0 ottenuti nella distensione (10 in più di Mang), per poi sollevare 175 chili nello strappo rispetto ai 170,0 di Mang (e fallendo l’ultimo tentativo con il bilanciere posizionato a kg.180,0 …) …

Senza nessun altro che possa insidiarli, un barlume di speranza tra i tifosi di casa appare nell’ultima prova dello slancio, dato che il Campione mondiale ed europeo fallisce la misura di entrata a 225,0 chili – ricordiamo che, anche se al momento Alekseyev vanta un margine di 15 chili sul suo avversario da gestire, non è consentito per regolamento diminuire il carico sul bilanciere nei successivi tentativi – mentre Mang solleva con successo 215,0 chili …

Si tratta solo di un attimo di deconcentrazione, poiché subito dopo Alekseyev fa la misura per poi alzare anche 230,0 chili per un totale di kg.640,0 (a soli 5 chili dal suo primato mondiale …) per un record olimpico anch’esso destinato a restare in eterno.

Dall’anno seguente, pertanto, la tabella dei primati deve essere riparametrata sulle due sole prove di strappo e slancio e, tanto per mettere le cose in chiaro, il primo record mondiale viene stabilito dal 31enne sovietico il 18 giugno 1973 a Madrid in occasione del suo quarto trionfo continentale consecutivo, risultando il migliore sia nello strappo (177,5kg.) che nello slancio (240,0) per un totale di 417,5 chili che relega a doverosa distanza sia l’eterno piazzato Batishchev che Mang, i quali concludono con 395,0 e 387,5 chili rispettivamente.

Più combattuto l’esito dei Mondiali che si svolgono a settembre a L’Avana, dove il tedesco accumula un vantaggio (180,0 a 177,5) di 2,5 chili nello strappo solo per vederselo recuperare dai 225 chili sollevati da Alekseyev nello slancio, sufficienti a confermare il titolo iridato, pur con il ridotto margine (402,5 a 400,0) di soli 2,5 chili sul tedesco, al quale “regala” otto anni in termini di età.

Si potrebbe pensare all’inizio della parabola discendente per l’oramai 32enne pesista, ma gli intensi allenamenti invernali danno i loro frutti già nella primavera del 1974, sotto forma del record mondiale di 420,0 chili (di cui 241,0 nello slancio) ottenuto il 28 aprile a Tbilisi, ideale “biglietto da visita” per presentarsi il 6 giugno a Verona per il suo quinto titolo europeo consecutivo, con tanto di incremento a 422,5 chili del primato assoluto, stavolta grazie ai kg.187,5 alzati nello strappo.

Ancora una sede esotica, viceversa, per la Rassegna Iridata, che si svolge a fine settembre a Manila, con esito sempre più scontato, visto che Alekseyev incrementa a 425,0 chili (185,0 + 240,0) il proprio record assoluto, infliggendo un distacco di ben 35 chili (!!) al belga Reding, il quale completa nella Capitale delle Filippine il proprio Palmarès (un argento olimpico, quattro iridati, un Oro, un argento e due bronzi europei), luogo dove, l’anno seguente, verrà colpito da un infarto che ne causa il decesso a soli 33 anni,

Per Alekseyev l’obiettivo principale è costituito dal bis olimpico, in preparazione del quale non lesina impegno e sacrificio per presentarsi al meglio il 23 settembre 1975 davanti al proprio pubblico di Mosca per un’edizione dei Campionati Europei valevole anche quale Rassegna Iridata …

Occasione in cui il 33enne del Distretto di Ryazan dimostra quanto sia importante essere preparati su entrambe le prove che compongono il risultato complessivo, dato che i suoi kg.187,5 nello strappo sono migliorati dai 195,0 del bulgaro Hristo Plachkov (il quale si ferma a 225,0 nello slancio), così come essere preceduto (242,5 a 240,0 chili) dal tedesco orientale Gerd Bonk nello slancio, non gli impedisce di raggiungere un totale di 427,5 chili che, oltre al titolo, rappresenta anche l’ennesimo Record mondiale.

Primato che, prima della fine anno, Alekseyev incrementa a 430,0 chili l’11 novembre ad Arkhangelsk, per poi incentrare la preparazione dell’anno seguente esclusivamente sul bis olimpico, in relazione al quale salta i Campionati Europei di Berlino Est – che vedono l’affermazione di Bonk (432,5 a 430,0 chili) su Plachkov – per presentarsi tirato a lucido sulla pedana della “St. Michel Arena” di Montreal il 27 luglio 1976 …

E l’esito è di quelli che lasciano a bocca aperta, in quanto – a dispetto dei suoi 34anni in confronto dei soli 25 di Bonk – il “Superman” del Sollevamento Pesi si pone già al comando dopo lo strappo con 186,0 chili, per poi aggiungerne altri 255,0 che rappresentano il primato mondiale nello slancio per un ulteriore record olimpico e mondiale di 440,0 chilogrammi, anche in questo caso lasciando i due tedeschi orientali Bonk ed Helmut Losch a completare il podio con rispettivi distacchi di 35 e 52,5 chili.

Per Alekseyev si sta oramai avvicinando il momento del crepuscolo, anche se gli ultimi acuti giungono ad inizio settembre 1977, allorché realizza a Podolsk il suo “Personal Best” in carriera nelle due alzate con un totale di 445,0 chili, per poi imporsi con 430,0 chili (185,0 ù 245,0) a Stoccarda nella Rassegna Continentale che vale anche come Iridata, e quindi sollevare 256,0 nello slancio ad inizio novembre a Mosca per il suo ultimo Record mondiale.

Alekseyev completa il proprio Palmarès con il suo ottavo titolo europeo conquistato ad Havirov in Cecoslovacchia a giugno 1978 con un totale (180,0 + 235,0) di 415,0 chili, per poi infortunarsi nel corso dei Campionati Mondiali che si svolgono ad inizio ottobre a Gettysburg, in Pennsylvania, circostanza che gli fa saltare l’intera stagione successiva.

Per l’invincibile pesista sarebbe anche giunto il momento del ritiro, la carta d’identità non fa sconti a nessuno, ma il richiamo delle Olimpiadi di Mosca è troppo forte per rinunciarvi ed allora eccolo davanti al proprio pubblico, posizionarsi davanti al bilanciere da 180,0 chili per l’esercizio dello strappo, sulla pedana dello “Izmailovo Sports Palace” della Capitale sovietica …

Ma il tentativo non riesce, e Alekseyev abbandona con un gesto di stizza l’impianto, peraltro ben sapendo di non poter più competere ai massimi livelli, ma d’altronde cosa volete aspettarvi da uno che ha sempre avuto un elevatissimo livello di autostima, che legge i romanzi di Jack London ed ascolta i dischi di Tom Jones e che si considera, non solo il migliore al Mondo nella propria specialità (e, su questo, nulla quaestio …), ma anche di non avere rivali come cuoco, giardiniere, muratore, cantante e giocatore di biliardo in tutta l’Unione Sovietica …

Un “tantino” esagerato, dite …?? Può darsi, ma certo che riteniamo sia meglio non contraddirlo, visto che avrebbe potuto sollevarci di peso e scaraventarci a chissà quale distanza …

 

 

IL QUINQUENNIO SUL TETTO DEL MONDO DELLA “TIGRE SIBERIANA” ANATOLY KHRAPATY

Anatoly
Anatoly Khrapaty – da iwf.net

articolo di Nicola Pucci

L’avventura agonistica di Anatoly Khrapaty è quanto di più curioso ed anomalo si possa immaginare. Per non parlare, ahimé, delle sue vicende esistenziali.

Questo sollevatore kazako, nato sotto la bandiera falce-e-martello dell’Unione Sovietica il 20 ottobre 1963 nel Distretto di Atbasar, nella remota Siberia, e che visse da bambino il dramma di una madre rimasta paralizzata e l’abbandono del tetto coniugale da parte del padre, all’età di 14 anni si avvicina al sollevamento pesi, una volta trasferitosi dal piccolo ed impronunciabile villaggio di Vladimiromikhaylovka al capoluogo, seppur ancora troppo piccolo e gracile per poter competere, 135 centimetri per 33 chilogrammi.

E’ l’occasione ideale per rinforzare quel corpo ancora troppo acerbo ed in via di sviluppo, e sotto l’occhio vigile del suo primo allenatore, Alexander Sidorov, Anatoly cresce e diventa robusto quanto basta, affiancando l’attività in palestra con gli studi in meccanica ed agricoltura e la frequentazione con la giovane Galina, che di lì a qualche anno diventerà sua compagna di vita.

Completato, o quasi, il processo di formazione fisica ed iniziato a primeggiare nelle categorie giovanili nazionali, per poi, nel 1983, diventare campione sovietico tra i pesi leggeri e vincere la medaglia d’oro agli Europei Juniores, nel 1984 Anatoly debutta in una grande competizione internazionale, partecipando agli Europei di Vitoria in Spagna che lo vedono gareggiare nella categoria riservata ai -82,5 kg., salendo sul terzo gradino del podio alle spalle del bulgaro Asen Zlatev e del connazionale Yurik Vardanyan, non prima di aver realizzato il miglior punteggio nello strappo per vedersi poi scavalcare con la prova di slancio dai due rivali.

E se l’anno dopo, nel mese di maggio, agli Europei di Katowice, in Polonia, segna un punteggio complessivo inferiore, 380 kg. contro 395 kg., il che gli vale nuovamente la medaglia di bronzo battuto, ancora, da Zlatev e dall’altro bulgaro Zdravko Stoichkov, ecco che nel breve volgere di pochi mesi Khrapaty acquisice quei chilogrammi in più di peso che ai Mondiali di Sodertalie, in Svezia, a fine agosto, gli consentono di gareggiare nella categoria superiore, quella riservata ai -90 kg.. Ed è la chiave di volta della sua carriera.

Alla rassegna iridata, infatti, il sovietico sbaraglia la concorrenza, alzando complessivamente 395 kg. che gli valgono, appaiato al connazionale Viktor Solodov, la prima di un’interminabile serie di medaglie d’oro, se è vero che per un quinquennio Khrapaty non scenderà mai dai primo gradino del podio.

Tra il 1985 ed il 1990 Anatoly impone il suo dominio sul continente vincendo per cinque volte gli Europei, battendo lo stesso Solodov a Karl-Marx-Stadt nel 1986 (410 kg. contro 395 kg.), figurando a Reims nel 1987 davanti al bulgaro Rumen Teodosiev (415 kg. contro 410 kg.), superando un altro bulgaro, Ivan Chakarov, a Cardiff nel 1988 (420 kg. contro 417,5 kg.), avendo la meglio del connazionale Sergey Syrtsov ad Atene nel 1989 (415 kg. contro 407,5 kg.) ed infine tenendo faticosamente a bada il polacco Slawomir Zawada ad Alborg nel 1990 (402,5 kg. contro 400 kg.).

E dopo il primo successo di Sodertaljie del 1985, ai Mondiali Khrapaty fa altrettanto, battendo chiunque provi a sbarrargli la strada a Sofia nel 1986 (secondo è ancora Solodov), ad Ostrava nel 1987 (superando Chakarov), ad Atene nel 1989 (Syrtsov gli termina alle spalle) e a Budapest nel 1990 (ancora davanti a Chakarov).

Ma tutto questo ben di Dio sarebbe niente se non si aggiungesse la vittoria che più di ogni altra è nei sogni di ogni sollevatore, ovvero quella olimpica, e per Khrapaty l’appuntamento è fissato per il 25 settembre 1988 sulla pedana dell’Olympic Weightlifting Gymnasium di Seul, dove i migliori sono pronti a sfidarsi con il bilanciere per garantirsi l’immortalità sportiva. Perché, quella, la regala solo la medaglia d’oro ai Giochi.

Ad onor del vero, Anatoly è l’indiscusso favorito della gara olimpica, mancando all’appello gli sfidanti più pericolosi, ovvero i due bulgari Chakarov e Teodosiev che agli Europei, qualche mese prima, hanno provato a contendergli la vittoria, così come il rumeno Nicu Vlad, detentore del titolo, è passato alla categoria superiore. Ed allora, a Seul, c‘è da battere la concorrenza del compagno di bandiera, Nail Mukhamedyarov, e dello stesso Zawada, già costretti ad assistere da lontano all’esibizione di Khrapaty che con un’alzata nello strappo di 187,5 kg., che è record olimpico, tiene il polacco, 180 kg., a debita distanza, per poi, con uno slancio di 225 kg., altra miglior prestazione ai Giochi, assicurarsi come previsto la medaglia d’oro con complessivi 412,5 kg. che, ovviamente, è record in sede cinque cerchi, con Mukhamedyarov che supera infine Zawada all’alzata di spareggio per assicurarsi l’argento con 400 kg. globali.

Assicurata la gloria perpetua, ed anche ricevuti in premio 12.000 rubli che garantiscono una certa tranquillità economica una volta rientrato da eroe in patria, Khrapaty porta avanti il suo piano di dominio quinquennale fino al 1990, quando poi, nel 1991, inizia a dover fare un altro genere di conti, quelli con la drammaticità della vita, che si presenta sotto forma di una distrofia alla gamba destra che si accorcia di 5 centimetri costringendo la “tigre siberiana“, come è stato soprannominato, ad abbandonare l’attività. Temporaneamente, perché il campionissimo è tale non solo nella pratica sportiva ma anche nel saper affrontare gli ostacoli frapposti dal destino, e grazie ad un duro allenamento Anatoly non solo torna a camminare, ma pure a gareggiare, collezionando, non più da sovietico ma come kazako, due bronzi mondiali a Melbourne 1993 e Guangzhou 1995, dove sale di categoria nei -99 kg. per terminare alle spalle del greco, un tempo georgiano, Akakios Kakiasvilis e di quel Syrtsov con quale aveva battagliato fieramente nel corso degli anni Ottanta e che come lui è salito di categoria.

Manca un ultimo tassello per poter archiviare come leggendaria la carriera di Anatoly Khrapaty, e sono le Olimpiadi di Atlanta del 1996 che chiamano la “tigre della Siberia” al confronto non solo con Kakiasvilis, che veste i panni del favorito alla medaglia d’oro in virtù anche del trionfo quattro anni prima a Barcellona, ma anche di sollevatori del calibro degli ucraini Denys Gotfrid e Stanislav Rybalchenko e dei due russi Vyacheslav Rubin e Dmitry Smirnov. E se il greco, come è logico attendersi, è il più forte del lotto andando a prendersi la vittoria, Khrapaty si conferma campione di levatura assoluta, tenendo a bada gli avversari e con 410 kg. complessivi a sua volta cingendosi il collo con la medaglia d’argento.

Perché non si è “tigre della Siberia” a caso… peccato, poi, che un tragico incidente in moto se lo sia portato via a soli 45 anni.

TOMMY KONO, IL SOLLEVATORE CHE IMPARO’ L’ARTE IN CAMPO DI PRIGIONIA

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Tommy Kono in azione – da nytimes.com

articolo di Nicola Pucci

Quando si va ad indagare a fondo il percorso esistenziale dei campioni che hanno scritto la storia dello sport nel corso degli anni Cinquanta, è inevitabile che si venga a conoscenza di episodi fondamentali che risalgono agli anni della Seconda Guerra Mondiale. E’ il caso del protagonista del racconto di oggi, Tamio, “Tommy” per gli amici, Kono.

Americano di Sacramento con sangue giapponese nelle vene, classe 1930, Kono, asmatico fin da ragazzo, insieme a tutta la famiglia nel corso del conflitto bellico viene internato nel campo di prigionia di Tule Lake, ed è qui, grazie all’aria secca della zona del Pacifico che migliora la sua asma, e sotto l’occhio attento di Noboru Shimoda, fratello dell’attore Yuki Shimoda, che apprende l’arte del sollevare i pesi. Rafforzando il fisico e mettendo anche su 15 chilogrammi di peso, tanto che tre anni dopo, quando si può tornare alla vita di tutti i giorni, o quasi, seppur arruolato nell’Esercito americano che lo precetta per la Guerra di Corea, riesce a rimanersene a casa perché è potenzialmente un atleta da Olimpiadi.

Come, in effetti, il ragazzo di Sacramento ha modo di dimostrare fin dalla sua prima esperienza a cinque cerchi, ai Giochi di Helsinki del 1952, quando, dopo un secondo posto nel 1948 ai Campionati della Carolina del Nord e due piazze d’onore ai Campionati Americani del 1950 e del 1951 alle spalle di Joe Pitman, viene selezionato da Bob Hoffman per competere nella categoria riservata ai pesi leggeri, ovvero sotto i 67,5 kg.. In Finlandia Kono solleva già 105 kg. con la prova di distensione lenta, appaiato al comando della classifica all’australiano Verdi Barberis, all’egiziano El-Sayed, al danese Johan Runge e all’indonesiano Thio Ging Hwie, per poi far registrare il nuovo record del mondo nello strappo con 117,5 kg., il che gli consente di balzare saldamente al comando della gara. La vittoria è a portata di mano, ormai, e con un’alzata di 140 kg. nello slancio l’americano di origini giapponesi può rigettare il tentativo del sovietico Yevgeny Lopatin e dello stesso Barberis di ridurre il margine di differenza. Kono chiude con un totale di 362,5 kg., che migliora il precedente primato del mondo e gli garantisce la prima medaglia d’oro della sua carriera. Non sarà davvero l’ultima.

Campione ormai affermato, Kono adotta da questo momento una strategia che lo vedrà impegnarsi in quattro categorie di peso differenti. Con i dirigenti della sua Federazione, infatti, Tommy capisce che è il caso di scegliere preventivamente in quale limite di peso gareggiare con le maggiori chances, in tempi di Guerra Fredda, di sconfiggere i rivali dell’Unione Sovietica, e Kono, arrivando a consumare anche sette pasti al giorni, per scendere a tre quando è necessario, nel quadriennio successivo al trionfo di Helsinki domina qualsiasi grande evento internazionale lo veda presentarsi al via.

Nel 1953, infatti, è campione del mondo dei pesi medi, sotto i 75 kg., battendo a Stoccolma il connazionale Dave Sheppard ed appunto il sovietico Yury Duganov, per poi imporsi l’anno dopo nella rassegna iridata di Vienna tra i pesi massimi leggeri, sotto gli 82,5 kg., superando l’ennesimo sovietico del lotto, Trofim Lomakin, e il francese Jean Debuf. Ed è in questa categoria di peso che Kono vola nel 1956 a Melbourne a difendere il suo status di campione olimpico, forte di un terzo titolo colto l’anno prima ai Mondiali di Monaco dove si è tolto la  soddisfazione di battere, nettamente, Vasily Stepanov e l’altro americano Jim George.

Ed in Australia Kono non fallisce il suo personalissimo appuntamento con la storia del sollevamento pesi, trovandosi a fare i conti con gli stessi avversari, Stepanov e George, che ancora una volta sono però costretti ad arrendersi. Al Royal Exhibition Building di Melbourne, il 26 novembre 1956, Tommy è già il più forte di tutti nella distensione lenta, segnando con 140 kg. il nuovo primato olimpico, così come anche nello strappo, con 132,5 kg., diventa il nuovo proprietario del limite ai Giochi. Quando poi, nello slancio, con 175 kg. fa registrare anche il nuovo primato del mondo, certificato dai 447,5 kg. sollevati in totale, ecco che la seconda medaglia d’oro va ad impreziosire il suo palmares, lasciando Stepanov addirittura a 20 kg. di distacco, 427,5 kg., con George infine terzo 10 kg. ancora più indietro, a replicare perfettamente il podio dei Mondiali di Monaco.

Non c’è due senza tre“, cita il proverbio, e per Kono, a questo punto, è naturale puntare il mirino sulle Olimpiadi di Roma del 1960, scendendo, ancora una volta, di categoria di peso per poter gareggiare tra i pesi medi. Ed aggiungendo tre titoli mondiali alla sua collezione, trionfando nel 1957 a Teheran davanti al sovietico Fyodor Bogdanovsky e al polacco Jan Bochenek, nel 1958 a Stoccolma ancora battendo Bogdanovsky e il francese Marcel Paterni, e nel 1959 a Varsavia quando il sollevatore “falce e martello” è secondo per la terza volta, con Bochenek che ritrova il terzo gradino del podio.

Kono, a cui va ascritto il merito di aver “brevettato” le bende che sostengono le ginocchia, poi utilizzate anche per i gomiti e diventate parte integrante dell’equipaggiamento di un sollevatore, a Roma è il favorito d’obbligo, risultando imbattuto da ben otto anni, in cui ha conquistato due ori olimpici, sei mondiali e due vittorie ai Giochi Panamericani (1955 a Città del Messico tra i massimi leggeri e nel 1959 a Chicago tra i medi), ma incappa invece nella prima, cocente delusione della sua leggendaria carriera.

L’8 settembre 1960, al Palazzetto dello Sport della capitale, Kono si trova a dover fronteggiare Alexander Kurynov, che ai campionati sovietici ha battuto Bogdanovsky meritandosi così la selezione per le Olimpiadi, nel mentre Bochenek è salito di peso proprio per non dover ancora andare a sbattere contro Tommy (sarà medaglia di bronzo nei massimi leggeri alle spalle di Irineusz Palinski e di Jim George). E la sfida tra Kono e il nuovo rivale sovietico è appassionante, risolta all’ultima alzata, con Kono che nella distensione lenta solleva 140 kg. firmando uno tanti record del mondo della sua carriera (sarebbero, in verità, 26 ma la Federazione Internazionale ne conteggia solo 20) prendendo la testa del concorso, Kurynov che fa altrettanto nello strappo con 132,5 kg. agganciandolo al vertice della classifica dopo due prove, ed il sovietico infine che nello slancio firma un altro record del mondo, 170 kg., facendo meglio dell’americano di 10 kg. per chiudere con un totale di 437,5 kg.. Che è, ovviamente, il nuovo limite mondiale, gli regala la medaglia d’oro e priva Kono del terzo successo consecutivo ai Giochi.

La meravigliosa avventura olimpica di Tommy termina qui, perché se è vero che nei due anni successivi il campione di Sacramento, accanto ad una terza vittoria ai Giochi Panamericani (1963 a San Paolo tra i massimi leggeri), aggiunge ai Mondiali un bronzo a Vienna nel 1961 ed un argento nel 1962 a Budapest nella categoria di peso sotto gli 82,5 kg., un infortunio al ginocchio gli vieterà una quarta partecipazione ai Giochi a Tokyo 1964, laddove, nel suo paese d’origine, avrebbe voluto chiudere in bellezza la carriera.

Poco importa, il suo posto nell’alveo dei grandissimi se l’è già ampiamente meritato, tanto da venir introdotto nella International Weightlifting Federation Hall of Fame nel 1993 e venir designato, a far data 2005, “Lifter of the Century” dalla stessa IWF.

Ah, dimenticavo: Arnold Schwarzenegger, ragazzino 13enne, lo vide imporsi nel 1961 a Vienna, per la quarta volta, nello speciale concorso di Mister Universo organizzato, per gli amatori, dalla FIHC (Fédération Internationale Haltérophile et Culturiste). E a lui si ispirò quando volle fare altrettanto, riuscendovi. Hai detto poco…

HOSSEIN REZAZADEH, IL COLOSSO IRANIANO DEL SOLLEVAMENTO PESI DI INIZIO MILLENNIO

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Hossein Rezazadeh ai Giochi di Atene 2004 – da:pinterest.pt

Articolo di Giovanni Manenti

Se l’Iran occupa una rispettabile posizione nel Medagliere Olimpico di ogni epoca – con i suoi 69 allori complessivi (21 Ori, altrettanti argenti e 27 bronzi …) – lo deve essenzialmente a due sole Discipline, vale a dire la Lotta, che contribuisce con 43 medaglie ed il Sollevamento Pesi, in cui i rappresentanti del Paese asiatico hanno conquistato 9 Ori, 5 argenti ed altrettanti bronzi, mentre il Taekwondo, inserito nel programma olimpico solo a far tempo dai Giochi di Sydney 2000, ha sinora visto salire detti atleti sul podio in sei occasioni …

E se la prima medaglia assoluta è quella di bronzo vinta da Jafar Salmasi nel Sollevamento Pesi (Categoria 60kg.) ai Giochi di Londra 1948, per sentir risuonare l’inno iraniano in una cerimonia di premiazione occorre attendere l’edizione di Melbourne 1956, allorché ad affermarsi sono gli specialisti della Lotta Libera Emam-Ali Habibi e Gholamreza Takti nelle rispettive Categorie dei 67 ed 87 chilogrammi.

Per ciò che concerne, viceversa, il Sollevamento Pesi, tema della nostra Storia odierna, il primo a salire sul gradino più alto del podio è Mohammad Nassiri che, 23enne all’epoca, si impone nella Categoria 56kg., per poi cogliere l’argento quattro anni dopo a Monaco ’72 ed il bronzo a Montreal ’76, pur se stavolta nella Categoria inferiore dei 52 chilogrammi.

Occorre poi attendere diversi anni – complici anche le vicende politiche che coinvolgono il Paese, con la deposizione dello Scià Reza Pahlavi nel febbraio 1979 e la presa del potere da parte dell’Ayatollah Khomeini, che impediscono la partecipazione ai Giochi di Mosca 1980 e di Los Angeles ’84 – per rivedere atleti iraniani andare a medaglia, per poi tornare a fregiarsi di un Oro solo alle Olimpiadi di Atlanta 1996 con Rasoul Khadem nella Lotta Libera Categoria 90Kg., prima che, con il cambio di secolo, l’Iran divenga una forza mondiale negli Sport sinora citati …

Basti difatti pensare che, nelle cinque edizioni dei Giochi da Sydney 2000 a Rio de Janeiro 2016, i colossi asiatici conquistano 33 medaglie e, soprattutto, ben 16 dei 21 Ori nella Storia delle loro partecipazioni olimpiche, con l’apice a Londra 2012 dove, con 13 allori complessivi, si classificano addirittura al dodicesimo posto del Medagliere per Nazioni …

E, tra tutti i protagonisti di questa rinascita dello Sport in Iran – ancorché limitata, come detto, a tre sole Discipline – ad emergere in tutta la sua forza è colui di cui trattiamo quest’oggi il profilo, peraltro piuttosto rotondetto, date le sue misure di m.1,86 per 152 chilogrammi, specialista nel Sollevamento Pesi, Categoria Supermassimi, alla quale si abbina l’appellativo, per chi stabilisce il record mondiale, di “Uomo più forte del Mondo”.

E Hossein Rezazadeh, che nasce il 12 maggio 1978 ad Adabil, popolosa città di oltre 500mila abitanti posta nelle vicinanze del Mar Caspio, grazie alle proprie affermazioni, diviene in poco tempo una Star nel proprio Paese, come avremo modo di descrivere in seguito …

La prima apparizione ai massimi livelli di Rezazadeh avviene in occasione dei Campionati Mondiali 1999 che si svolgono ad Atene a fine novembre ed in cui, appena 21enne, si fa onore conquistando la medaglia di bronzo con un totale di 447,5 chili sollevati (206 nello strappo e 242,5 nello slancio), con il successo ad arridere al Campione olimpico di Atlanta ’96, ovvero il russo Andrey Chemerkin che si impone con un totale di 457,5kg. rispetto ai 455,0 del qatariota Jaber Saeed Salem.

Pochi possono immaginare che quel terzo posto sia la sola sconfitta del giovane Hossein nei successivi sette anni, visto che, in occasione dei “Giochi di Fine Millenniodi Sydney 2000, i pronostici si orientano, oltre che su Chemerkin – quattro volte iridato dal 1995 al ’99 con in mezzo il citato Oro olimpico – sul tedesco Ronny Weller che, dal canto suo, vanta la Medaglia d’Oro ai Giochi di Barcellona ’92 nella Categoria dei Massimi e l’argento ad Atlanta, giungendo alle spalle del russo nelle Rassegne Iridate del 1995 e ’97 dopo essersi aggiudicato a propria volta il titolo ai Mondiali di Melbourne 1993.

Il tedesco è altresì detentore del Record mondiale con un totale di 465,0 chili nelle due alzate e la gara che va in scena il 26 settembre 2000 al “Convention and Exhibition Centre” di Sydney vede Chemerkin non rischiare nello strappo, con tre alzate di 190,0 – 200,0 e 202,5 rispettivamente, mentre Rezazadeh e Weller, dopo aver posto con successo il bilanciere a 205,0 e 200,0 chili rispettivamente, falliscono entrambi la seconda prova a 210,0 chili per l’iraniano e 207,5 per il tedesco …

Il Sollevamento Pesi, con sole tre prove a disposizione per ognuna delle due specialità (strappo e slancio) somiglia molto, come andamento, alle gare di Salto in Alto e con l’Asta in Atletica Leggera, dove la tattica somiglia ad una partita di poker e sia Rezazadeh che Weller giocano bene il loro jolly riprendendosi alla terza prova e, con 212,5 e 210,0 chili rispettivamente, iniziano a porre una serie ipoteca sulle prime due posizioni …

Ed allorché gli atleti tornano in pedana per lo slancio, la base di partenza di 250 chili è superata dai primi quattro (compreso Salem …) della Classifica provvisoria, così come alla seconda prova, dove però l’iraniano non rischia, aumentando il peso a soli 255,0 chili (al pari di Salem …) rispetto ai 257,5 di Weller ed ai 260,0 di Chemerkin, che ha ora recuperato 5 dei 10 chili di distacco da Rezazadeh dopo lo strappo, il quale si trova altresì a pari merito con il tedesco …

L’assegnazione delle medaglie si decide con l’ultima prova, con il rappresentante asiatico – ricordiamo che, a parità di chili sollevati la preferenza va a colui che ha un peso corporeo inferiore, ed in questo caso Rezazadeh è favorito, coi suoi 147,48 chili rispetto ai 174,84 di Chemerkin, ma in svantaggio nei confronti di Weller – ad andare sul sicuro riuscendo a sollevare un bilanciere da 260,0 chili per un totale complessivo di 472,5 che rappresenta il nuovo Record mondiale, mentre il tedesco fallisce il proprio tentativo a 262,5 così come il russo, il quale tenta la “carta della disperazione” con 272,5 chilogrammi.

E così, il 22enne Hossein diviene il primo Campione Olimpico per il proprio Paese nella Categoria dei Supermassimi, peraltro coronando una due giorni che aveva visto, il 25 settembre, il connazionale Tavakkoli imporsi con 425,0 chili nella Categoria dei Massimi.

Oltretutto Rezazadeh interrompe una striscia di successi olimpici in detta Categoria che – Giochi di Los Angeles ’84 a parte, per quanto ovvio – aveva sempre visto trionfare sollevatori dell’allora Unione Sovietica o russi, il che lo rende una sorta di eroe in patria e, dopo aver saltato i Mondiali di Antalya 2001 – dove ad affermarsi è Salem con 460,0 chili precedendo la coppia russa formata da Roman Meshcheryakov e Chemerkin – diviene l’uomo da battere a livello planetario …

La sua seconda esibizione ai massimi livelli internazionali – sorvoliamo sulle affermazioni di Rezazadeh ai Campionati Asiatici di Wuhan 1999, Qinhuangdao 2003 e Dubai ’05, al pari dei Giochi Asiatici di Busan 2002 e Doha ’06 – avviene in occasione della Rassegna Iridata di Varsavia ’02 dove si impone con una facilità irrisoria, dominando sia lo strappo (210,0 kg.) che lo slancio, dove con 263,0 chili stabilisce il primato mondiale, per un totale di 472,5 chilogrammi che lascia il bulgaro Damyan Damyanov, argento, ad oltre 20 chili di distacco.

Più combattuta l’edizione dei Mondiali di Vancouver ’03, dove Rezazadeh conclude lo strappo al secondo posto con 207,5 chili rispetto ai 210,0 sollevati da Salem, il quale si autoelimina dalla competizione fallendo clamorosamente i suoi tre tentativi nello slancio, così che al Campione in carica iraniano, ancorché non al meglio della condizione, è sufficiente un bilanciere di 250,0 chili per confermare il titolo iridato.

Per meglio comprendere, in vista delle Olimpiadi di Atene 2004, quale sia la notorietà di Razazadeh in Patria, basti pensare che nel 2002 è votato “Campione dei Campioni” del proprio Paese e che il record mondiale stabilito nello slancio alla Rassegna Iridata di detto anno gli vale un premio di 600milioni di riyal (pari a ca.60mila dollari …) con cui comprarsi una casa a Teheran, ma soprattutto riceve un’offerta stratosferica dalla Federazione di Sollevamento Pesi turca – 20mila dollari al mese, una villa di lusso e 10milioni di dollari – se accetta di cambiare nazionalità e gareggiare per loro nella Capitale ateniese …

Il rifiuto da parte dell’oramai 24enne Hossein – “sono un iraniano ed amo il mio Paese e la mia gente” – contribuisce ad aumentarne la popolarità, divenendo una celebrità assoluta tanto da essere spesso invitato in Tv e per il suo matrimonio, celebrato a febbraio 2003, vi è addirittura la copertura televisiva in diretta.

Onori ed oneri, peraltro, così che il 25 agosto 2004, al “Nikaia Olympic Weightlifting Hall” di Atene, Rezazadeh si trova nella condizione di “non poter perdere”, data la sua veste di detentore dei primati mondiali sia assoluto (con 472,5 kg.) che nello strappo e nello slancio, con 213,0 e 263,0 chili rispettivamente.

Siamo al dodicesimo giorno di gare del programma olimpico e la casella degli Ori è ancora desolatamente vuota per il Paese asiatico, che anche nelle altre Categorie del Sollevamento Pesi non ha portato alcun suo rappresentante sul podio, una pressione ulteriore sulle spalle di Rezazadeh che, in ogni caso, pone le basi per la conferma dell’Oro di Sydney già al termine delle tre prove di strappo, sollevando 210,0 chili, meglio del bulgaro Velichko Cholakov e del lettone Viktors Scerbatihs con 207,5 e 205,0 rispettivamente …

Ed anche nello slancio l’iraniano parte da favorito, con i 250 chili sollevati alla prima prova, che Scerbatihs ottiene solo al terzo tentativo, il che gli consente di superare Cholakov (fermo ai 240,0 di entrata …) per l’argento, mentre Rezazadeh, dopo aver fallito l’alzata a 263,5 chili alla seconda prova, vi riesce alla terza, così da aggiungere il primato mondiale di specialità al totale di 472,5 che eguaglia il suo precedente limite.

Oramai senza avversari, Rezazadeh fa suoi i titoli iridati anche nelle edizioni di Doha 2005 – dove l’atleta di casa Salem conquista il bronzo con 446,0 chili mentre a contendere l’oro all’iraniano tocca stavolta al russo Evgeny Chigishev che, dopo aver fatto meglio nello strappo (211 chili a 210 …), soccombe nello strappo, per un totale di 457 chili rispetto ai 461 del tre volte Campione Mondiale – e di Santo Domingo 2006 …

In quest’ultima occasione, Rezazadeh comincia a pagare l’usura di un’attività quanto mai logorante, prova ne sia che conferma per la quarta volta consecutiva il titolo iridato nonostante ottenga il suo minor totale complessivo (448 kg.) rispetto alle precedenti affermazioni, peraltro ampiamente sufficiente per essere il migliore sia nello strappo (202,0 kg.) che nello slancio (246,0 kg.), lasciando a 9 chilogrammi di distanza l’ucraino Artem Udachyn.

Resosi conto delle difficoltà nel proseguire, Rezazadeh abbandona da vincitore, miglior atleta iraniano di ogni epoca con le sue 11 Medaglie d’Oro di ogni epoca, per poi dedicarsi all’attività di Tecnico della Federazione Iraniana, mentre la sua città natale Ardabil lo onora dedicandogli un nuovo impianto al coperto costruito nel 2006, uno dei più moderni del proprio Paese …

E, per non farsi mancare nulla, Rezazadeh sfrutta la sua popolarità venendo eletto nel Consiglio Comunale di Teheran alle elezioni del 2013 …

Ma questa è una sfida che non sappiamo se sia in grado di affrontare al pari di un bilanciere da oltre 200 chili …

 

EL SAYED NOSSEIR, SOLLEVATORE D’ORO D’EGITTO NEL NOME DI ALLAH

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El Sayed Nosseir – da chidlovski.livejournal.com

articolo di Nicola Pucci

L’Egitto non ha una tradizione sterminata di fuoriclasse dello sport, se è vero che in sede olimpica, da quando a Stoccolma, nel 1912, partecipò per la prima volta ai Giochi con l’unico atleta di quell’edizione, Ahmed Hassanein Pacha, che se risulta regolarmente iscritto alle gare di fioretto e spada, altresì non appare nelle graduatorie ufficiali, ha raccolto un bottino totale di 32 medaglie, di cui 7 del metallo più pregiato, tra le quali quella del lottatore Ibrahim Moustafa nella categoria dei pesi medio-massimi della greco-romana ad Amsterdam, nel 1928.

Ma se il ragazzo di Alessandria d’Egitto eccelleva quando c’era da mettere al tappeto un avversario, il sollevamento pesi è la disciplina che più di ogni altra ha illustrato al mondo la capacità dei “figli del faraone” di competere ad alti livelli, mettendo assieme ben 14 medaglie, e toccò a El Sayed Nosseir portare in dote il primo trionfo olimpico, proprio alla rassegna olandese.

Figlio di una famiglia di agricoltori, Nosseir nasce a Tanta il 31 agosto 1905, ed è proprio sollevando balle di fieno nei campi che acquisisce quella forza erculea che gli tornerà utile all’atto di tirar su il bilanciere. In effetti all’egiziano, che pratica con buoni risultati la ginnastica alla Tanta Secondary School, a 16 anni scocca la scintilla per il sollevamento pesi, attratto dalle imprese di Abdel-Hakim Bik El Misri, campione di riferimento a cui si deve l’iniziazione della pratica del sollevamento pesi in Egitto. Ed è un amore che ripagherà Nosseir con la gloria perpetua che spetta a chi si mette al collo una medaglia d’oro alle Olimpiadi.

La strada che porta al successo, nondimeno, è lunga, ed allora Nosseir decide di trasferirsi al Cairo, dove può allenarsi al club più importante della capitale, l’Ahli Club, dove trova in Mohamed Bassiouni un maestro d’eccezione che lo forgia nel carattere e ne affina una tecnica che sarà forse rudimentale, ma ha indubbiamente i segni della classe. Ed i risultati non tardano ad arrivare, se è vero che nel 1925 Nosseir è campione nazionale nella categoria dei pesi massimi-leggeri, titolo che conserva fino al 1928 quando punta il mirino sulla rassegna olimpica.

Ad Amsterdam c’è da fronteggiare un folto gruppo di sollevatori che aspirano ad un piazzamento sul podio, tra questi il fenomenale Louis Hostin, 20enne francese che segnerà un’epoca col bilanciere e guida l’agguerrita spedizione transalpina che si affida, per la categoria riservata ai -82,5 kg., anche a Pierre Ribert, il beniamino di casa Jan Verheijen, il tedesco Jakob Vogt che qualche settimana prima, a Coblenza, ha migliorato il primato del mondo con 337,5 kg., e l’austriaco Karl Freiberger, quarto a Parigi nel 1924 nonchè campione del mondo dei pesi medi a Vienna nel 1923, che in assenza dei tre medagliati di quella gara ai Giochi, così come di competizioni europee e mondiali nel quadriennio post-olimpico, è il concorrente più blasonato iscritto alla prova.

Al Krachtsportgebouw di Amsterdam si gareggia il 28 e 29 luglio, e già la prova di distensione lenta scopre le carte dei principali favoriti alla vittoria finale. Il cecoslovacco Vaclav Psenicka e Vogt sollevano 100 kg. al primo sforzo, così come vi riescono Hostin al secondo tentativo, e lo stesso Nosseir al terzo, dopo essersi impegnato col bilanciere a 92,5 kg. e 97,5 kg.. Altri quattro atleti, tra questi Verheijen, Freiberger, Vibert e il secondo germanico Karl Bierwirth, fanno segnare 95 kg., e la competizione si annuncia dunque decisamente eccitante, con un gruppo nutrito di sollevatori che all’atto di affrontare la prova di strappo hanno non poche, e legittime, ambizioni di medaglia.

Ma proprio lo strappo dimezza, o poco meno, questo composito plotone di pretendenti, con Nosseir che non fallisce a 102,5 kg. e 107,5 kg, facendo poi aumentare il peso del bilanciere a 112,5 kg., il che gli consente, una volta eseguito perfettamente il tentativo, di balzare al comando della classifica provvisoria, con Hostin che lo eguaglia nei primi due sforzi per poi accontentarsi di una terza alzata di 110 kg.. Psenicka e Vogt resistono appaiati in terza posizione sollevando 105 kg. così come Verheijen, che li insegue in quinta posizione, e l’austriaco Josef Zemann, che è decisamente più indietro in classifica, nel mentre i 95 kg. alzati da Freiberger, Vibert e Bierwirth relega questi tre atleti nelle posizioni di rincalzo.

La risoluzione della vicenda agonistica è così rimandata all’ultima prova di slancio, ed è qui che i due grandi protagonisti offrono alla platea il meglio del loro repertorio, con Hostin che non esita a 132,5 kg., sollevando in agilità 137,5 kg., ed ultimando con uno sforzo poderoso a 142,5 kg.. Nosseir, che quando scende in pedana ha l’abitudine di alzare le braccia in alto invocando l’assistenza di Allah, entra in gioco con 140 kg. ma non riesce a tenere il bilanciere sollevato, e necessita dunque di un secondo tentativo che va a buon fine. Come ha buon esito anche l’alzata a 142,5 kg., che gli consente non solo di battere infine il francese, 355 kg. complessivi contro 352,5 kg., mettendosi al collo la medaglia d’oro, ma pure di firmare un nuovo record del mondo. Uno dei nove che in carriera l’egiziano sarà capace di realizzare.

E se Verheijen, con un’ultima alzata di 137,5 kg., riesce a scavalcare in classifica Psenicka e Vogt, che non fanno meglio di 130 kg., strappando loro la medaglia di bronzo, ecco che nei cieli di Amsterdam risuona il grazie di El Sayed Nosseir. “Allah Akbar“, immensa gratitudine, perché un oro non è felicità di tutti i giorni.

PERIKLES KAKOUSIS, IL SOLLEVATORE GRECO CHE A ST.LOUIS 1904 VINSE L’ORO E TROVO’ UNA PATRIA

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Perikles Kakousis in azione – da it.wikipedia.org

articolo di Nicola Pucci

Quel che c’è di curioso, per lo sport greco, è che se è vero che agli ellenici si deve non solo aver perpetrato nel corso dei millenni il culto delle Olimpiadi riadattando nella prima edizione moderna di Atene 1896 quelli che erano i giochi atletici disputati in era antica, altresì, dopo aver collezionato, come era logico attendersi, una dose massiccia di allori proprio nella rassegna inaugurale, dovettero fare i bagagli e sobbarcarsi un bel viaggio transoeceanico per poter conquistare altrove quella vittoria che non beneficiasse del supporto del pubblico amico. Che poi quella prima vittoria non autarchica abbia avuto come protagonista un campione di nome Perikles e sia stata colta in una disciplina come il sollevamento pesi, beh… non è proprio tutto frutto del caso, ma probabilmente qualche Dio di Olimpia ci ha messo lo zampino.

Perikles Kakousis, perché è di lui che stiamo parlando, è un giovanotto forzuto che vede i natali il 30 novembre 1878 ad Egina, isola del Golfo Saronico non troppo distante da Atene. E se da quelle parti la vita non è davvero facile, ecco che il giovane Perikles, costretto dalle circostanze, ovvero una povertà brutale, a lavorare pesante fin dall’età dell’adolescenza, rivela una forza non comune che lo spinge, ben presto, ad impegnarsi con il bilanciere.

Siamo agli albori del nuovo secolo, e se Kakousis non mostra davvero una tecnica raffinata in una disciplina che già ai Giochi di Atene del 1896 programma due competizioni, quella del sollevamento ad una mano e quella del sollevamento a due mani, premiando nell’un caso il britannico Launceston Elliot e nell’altro il danese Viggo Jensen, che si scambiarono di posizione nelle due prove relegando Alexandros Nikolopoulos e Sotirios Versis sul terzo gradino del podio, per poi non aver seguito quattro anni dopo a Parigi e tornare a disputarsi nell’edizione americana di St.Louis del 1904, solo per la gara di sollevamento a due mani, ha tuttavia una forza spaventosa che gli permette di eccellere all’atto di alzare pesi. E con la società alla quale è affiliato, e lo sarà sempre, anche quando si stabilirà definitivamente negli Stati Uniti, il Pan-Hellenic Athletic Club, ha modo di mostrare tutto il suo valore.

Già, gli Stati Uniti, che per Kakousis sono una chimera, l’eden sognato per potersi garantire un futuro migliore, e quando per la terza edizione delle Olimpiadi moderne, a far data 1904, viene scelta la città americana di St.Louis, ecco che per Perikles quel sogno sembra poter diventare realtà. Visto che quell’appuntamento a cinque cerchi di là dall’Atlantico diventa l’occasione per poter prendere cappello dalla Grecia e disegnarsi una nuova esistenza.

In effetti Kakousis a St.Louis non solo ci va, a gareggiare nel sollevamento pesi a due mani, ma pure, lui che, grazie ad una sovvenzione della Federazione Ellenica che ha grande interesse per la rassegna americana in previsione dei Giochi Intermedi del 1906 da disputarsi nuovamente ad Atene, fa parte di una comitiva che conta solo qualche maratoneta, tra cui Dimitrios Velouilis che termina quinto, e il lanciatore del disco Nikolaos Georgantas che si toglie la soddisfazione di salire sul gradino più basso del podio, a meritarsi gloria imperitura. Perché la gara che lo vede in lizza assieme agli americani Oscar Osthoff ed Oscar Olson a al tedesco Frank Kugler, Perikles la vince, è proprio il caso di dirlo, a mani basse.

I quattro forzuti del bilanciere si danno appuntamento il 3 settembre al Francis Field di St.Louis, e a differenza di quel che avverrà poi in seguito, i concorrenti non sono certo suddivisi in categorie, perché altrimenti dovrebbero gareggiare l’uno per conto proprio, ma sollevano insieme. E la stazza di Kakousis, che è 30 chili più pesante di Osthoff, fa tutta la differenza di questo mondo, con il greco che solleva 111,70 chilogrammi contro gli 84,37 chilogrammi dell’americano, con Kugler infine terzo con 79,61 chilogrammi sollevati. Perikles, che migliora il record del mondo e che qualche giorno prima con il Panellinios Gymnastikos Syllogos ha partecipato alla gara di tiro alla fune venendo eliminato al primo turno dal St. Louis Southwest Turnverein No. 1, diventa così il primo campione olimpico greco della storia dei Giochi capace di vincere lontano ad Atene, e questo exploit, nei decenni che verranno, gli sarà riconosciuto con l’istituzione del prestigioso torneo internazionale “Tofalos-Kakousis“, dedicato a lui e a quel Dimitrios Tofalos che vincerà a sua volta ai Giochi Intermedi del 1906.

Nel frattempo Kakousis, conquistata notorietà sportiva, si stabilisce definitivamente negli Stati Uniti, diventando, lui che sollevava come nessun’altro, anche lottatore professionista e, all’occorrenza, pugile. Ma sempre battendo bandiera greca, perché se è vero che gli Stati Uniti valgono una patria, è altrettanto vero che le origini, quelle, non si dimenticano mai.

YURI VLASOV, IL SOLLEVATORE MASSIMO CHE DOMINO’ UN QUINQUENNIO

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Yuri Vlasov alle Olimpiadi di Roma del 1960 – da gettyimages.com

articolo di Nicola Pucci

Quando si parla di sollevamento pesi, e nello specifico della categoria dei pesi massimi, ovvero quella riservata ai forzuti del bilanciere che pesassero oltre gli 82,5 kg., dall’edizione olimpica di Anversa del 1920 quando la disciplina fu introdotta, oppure i 90 kg., da quando, ai Giochi di Helsinki del 1952, il limite di peso fu aumentato una prima volta, per poi passare ai 100 kg. di Mosca 1980 e agli attuali 105 kg. da Sydney 2000, l’Italia ha regalato all’albo d’oro dei campioni a cinque cerchi i primi due trionfatori, Filippo Bottino proprio ad Anversa nel 1920 e Giuseppe Tonani a Parigi nel 1924.

Insomma, quando si tratta di sollevare pesi, il tricolore ha avuto modo di sventolare nell’arengo olimpico, anche se poi, nel corso delle edizioni successive, tedeschi e cechi hanno dominato prima del conflitto bellico e gli Stati Uniti, vincendo nel 1948 e nel 1952 con John Henry Davis e nel 1956 con Paul Anderson, hanno impresso il loro marchio alla categoria indubbiamente più prestigiosa. Proprio a Melbourne l’Italia torna sul podio grazie ad Alberto Pigaiani, terzo anche alle spalle dell’argentino Humberto Selvetti che a sua volta era scalato di un gradino dopo il bronzo di Helsinki 1952 quando aveva trovato posto accanto allo stesso Davis e all’altro statunitense James Bradford. E così, quando la sfida ai Giochi si rinnova con l’appuntamento romano del 1960, c’è grande attesa al Palazzetto dello Sport della capitale per i campioni che si trovano a sollevare per conquistarsi la gloria eterna.

Nel frattempo si è affacciato al proscenio un giovanotto sovietico, Yuri Vlasov, ucraino di nascita se è vero che ha visto i natali a Makeyevka il 5 dicembre 1935. Vlasov è figlio di Pyotr, giornalista militare ed agente del Komintern, la terza Internazionale Comunista di fondazione bolscevica, e se ha talento, come vedremo, nel manovrare i bilancieri, ha pure qualità scolastica tanto da laurearsi con lode nel 1959 in ingegneria, abbinando gli studi presso l’Accademia aeronautica di Mosca all’attività di pesista, iniziata qualche anno prima con la Società Sportiva delle Forze Armate. Vlasov scala velocemente le classifiche nazionali, e se nel 1958 è già terzo ai campionati sovietici, l’anno dopo, finalmente il migliore in URSS, eccolo capace di vincere ai Mondiali di Varsavia quando con 500 kg. totali batte proprio James “Jim” Bradford ed il bulgaro Ivan Veselinov. Il successo polacco vale a Vlasov anche il titolo europeo, corona continentale che il sovietico conserverà nel quadriennio successivo quando si troverà a fronteggiare, oltre a Veselinov, altri sollevatori di buon lignaggio quali il finlandese Eino Myakinen, l’azzurro Pigaiani che nell’edizione di Milano del 1960 sarà terzo qualche mese prima dei Giochi, l’ungherese Karoy Echer e il connazionale Leonid Jabotinsky, che, come vedremo poi, metterà la parola fine alla carriera leggendaria di Yuri.

Che, a dispetto dei successi in Europa, per assurgere al rango di fuoriclasse ha bisogno di confrontarsi con la scuola più in voga nel corso degli anni Anni Cinquanta, appunto quella americana, ed è con i sollevatori stelle-e-strisce che Vlasov compete per i titoli più importanti. Ad esempio i Mondiali, che dopo la vittoria di Varsavia nel 1959, vedono il sovietico conquistare un secondo successo nel 1961 a Vienna, battendo Richard Zirk sollevando 525 kg. totali, un terzo a Budapest nel 1962, quando con 540 kg. totali precede Norbert “Norb” Schemansky, l’ennesimo americano, oro olimpico nel 1952 ad Helsinki nella categoria dei massimi-leggeri fino a 90 kg., infine una quarta corona iridata a Stoccolma 1963 quando con lo stesso Schemansky dà vita ad un’altra sfida risolta a suo favore con 557,5 kg. totali.

Vlasov, considerato un intellettuale per il vezzo di scrivere poesie e perchè porta occhiali da vista, che talvolta rotolano sulle pedane, per contenere la miopia, contravvenendo agli stereotipi della disciplina, è indubbiamente il sollevatore “massimo” più forte del pianeta, ed instaura una vera e propria dittatura sulla categoria che lo vede vincere ininterrottamente dal 1959 al 1964 quando, ai Giochi di Tokyo, verrà sorpreso da Jabotinsky che, pur avendo segnato il primato olimpico nello strappo con 167,5 kg., si presenterà da lui mezz’ora prima dell’ultima prova, quella di slancio, concedendogli la vittoria. Vlasov, in vantaggio di 5 kg. grazie anche al nuovo record mondiale nella distensione, 197,5 kg., proverà forse un senso di eccessiva sicurezza e questo si tradurrà in deconcentrazione tanto da sollevare soli 210 kg. fallendo i 217,5 kg. riusciti invece dal rivale, che gli soffierà la medaglia d’oro, altresì convincendolo ad appendere, si fa per dire, il bilanciere al chiodo.

Fortuna, o bravura fate voi, vuole che Yuri Vlasov avesse già messo il suo personalissimo sigillo di fenomeno del sollevamento pesi ai Giochi olimpici, ed è quel che accade a Roma il 10 settembre 1960, appunto, nel suggestivo scenario del Palazzetto dello Sport. Paul Anderson, detentore del titolo e devoto cristiano che è solito aprire la sua casa ai delinquenti così come ai bambini orfani, non è della partita perchè, dopo aver fissato in 533 kg. totali il nuovo record del mondo, è passato al professionismo. Vlasov, dunque, più degli altri due statunitensi in lizza, appunto Bradford e Schemansky, deve vedersela con l'”ombra” del grande assente, anche se tra i papabili ad una medaglia ci sono anche i tre sollevatori europei più accreditati, ovvero Veselinov, Myakinen e Pigaiani che ha dalla sua il sostegno del pubblico romano.

Si comincia alle 20 di sera, e nella distensione lenta, che negli anni a seguire verrà abbandonata, si registra già il nuovo record olimpico, con Vlasov e Bradford che sollevano 180 kg.. Schemansky, che è il più anziano del lotto con i suoi 36 anni e fu argento a Londra nel 1948 e oro ad Helsinki nel 1952 e sarà ancora bronzo a Tokyo nel 1964, ci mette esperienza ed attitudine ai grandi eventi ma è già costretto ad accusare uno svantaggio di 10 kg., con Beto Adriana, sollevatore delle Antille Olandesi, provvisoriamente quarto con 155 kg.. Lo strappo boccia le illusioni di Adriana, costretto a ritirarsi per un infortunio, e se appaia i due americani con 150 kg., ecco che Vlasov balza al comando in solitudine sollevando 155 kg., nuovo record olimpico.

La sfida a tre si risolve con l’ultima prova, quella di slancio, e se Schemansky con 180 kg. raggiunge la ragguardevole quota totale di 500 kg., esattamente quanto fatto da Anderson quattro anni prima quando si impose a Selvetti, a pari alzate, per il minor peso corporeo, 137,9 kg. contro 143,5 kg., ecco che Bradford, aggiungendo 2,5 kg., segna il nuovo record olimpico, 512,5 kg. totali. Vlasov è l’ultimo di un lotto di 18 concorrenti a scendere in pedana, ed in effetti non avrebbe bisogno di chissà quale impresa per mettersi al collo la medaglia d’oro. La prima alzata è prevista a 185 kg., e sarebbero sufficienti per garantirgli la vittoria, ma Vlasov ha l’orgoglio del campionissimo, e per l’occasione più importante tiene in serbo la prestazione migliore. Alza al primo tentativo 185 kg. ed è misura che gli vale già la medaglia d’oro, altrettanto fa con i 195 kg. ed è ad un passo dal record del mondo di Anderson. Per migliorarne i 533 kg. totale basterebbe un’alzata da 200 kg., Vlasov chiede addirittura i 202,5 kg. e quando, sempre al primo tentativo, riesce nell’impresa, Yuri è proiettato nell’empireo dei grandi del sollevamento pesi.

Sapete poi come si è chiuso il quinquennio d’oro di Yuri Vlasov: a Tokyo 1964 fu secondo e per la rabbia, in lacrime, quella medaglia d’argento finì fuori dalla finestra. Pensa te… un secondo posto alle Olimpiadi accettato come uno smacco!

 

LE ALZATE D’ORO DI RENE’ DUVERGER A LOS ANGELES 1932 PER BATTERE GLI ITALIANI

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René Duverger in azione – da espritbleu.franceolympique.com

articolo di Nicola Pucci

Alle Olimpiadi di Los Angeles 1932 l’Italia ripone non poche speranze di ottenere un bottino congruo di medaglie nelle gare di sollevamento pesi. E questo grazie alla buona tradizione con il bilanciere del nostro paese, che ha portato in dote, nelle tre precedenti edizioni di Anversa, Parigi ed Amsterdam, ben quattro medaglie d’oro e tre d’argento, illustrando al mondo il talento di uomini dalla forza erculea che rispondono al nome di Filippo Bottino, Pierino Gabetti, Carlo Galimberti e Giuseppe Tonani, tutti in grado di salire sul gradino più alto del podio.

Si gareggia al Grand Olympic Auditorium, e il 30 luglio, giorno d’apertura dei Giochi, la prima medaglia in assoluto della rassegna a cinque cerchi impegna allo sforzo i sollevatori dei pesi leggeri, che se non annovera tra i soli sei partecipanti il tedesco Kurt Helbig che è detentore del titolo in carica, impossibilitato a gareggiare perché la sua federazione non ha sborsato i soldi per il viaggio in California inducendolo, così, a ritirarsi dall’attività agonistica, altresì vede l’austriaco Hans Haas, che proprio ad Amsterdam 1928 condivise il primo gradino del podio con il germanico, vestire i panni di grande favorito alla vittoria finale.

Haas ha vinto il titolo europeo nel 1930 a Monaco, battendo il francese René Duverger, e nel 1931 a Lussemburgo, quando ebbe la meglio proprio di Helbig, in entrambi i casi dominando la concorrenza, ma a Los Angeles le cose vanno ben diversamente. Duverger, parigino 21enne, più volte campione di Francia, è ben deciso a prendersi la rivincita degli Europei di due anni prima e assieme a lui, con non poche speranze di trovare posto sul podio visto che gli altri due contendenti, gli americani Arnie Sundberg e Wally Zagurski, non hanno grandi credenziali da illustrare nell’arengo olimpico, sono attesi alla recita Pierino Gabetti, campione a Parigi 1924 nella categoria dei pesi piuma ed argento quattro anni dopo ad Amsterdam, e Gastone Pierini, 32enne nato ad Ancona ma che vive da tempo in Egitto, che nelle due precedenti partecipazioni ai Giochi non è stato meglio che dodicesimo ed ottavo, e che sarà ancora in gara quattro anni dopo, a Berlino 1936, dove concluderà decimo.

Curiosamente Pierini non ha mai preso parte ai campionati italiani, gareggiando invece alle competizioni organizzate nel paese d’adozione, e se qualche mese prima delle Olimpiadi solleva 315 kg.totali ai campionati egiziani, che allineano al via i migliori sollevatori al mondo tra i pesi leggeri, che gli consentono di guadagnarsi il biglietto per Los Angeles al posto di Ahmed Anwar, vincitore del titolo, che non può a sua volta permettersi il viaggio oltreoceano per mancanza di fondi, ecco che ai Giochi Pierini, addirittura, si prende una medaglia.

A Los Angeles, infatti, Duverger fa la voce del padrone fin dalle prime alzate nella distensione lenta, sollevando 97,5 kg., che è record olimpico, contro i 92,5 kg. dello stesso Pierini, che incalza il francese e deve preoccuparsi di tenersi alle spalle non solo Gabetti, che solleva 85 kg., ma soprattutto Haas, che appare però in giornata negativa se è vero che non va oltre un’alzata di 82,5 kg., stesso risultato di Zagurski.

Duverger, che in gioventù ha giocato a calcio con ottimi risultati e solo dal 1927 si è dedicato alla pratica del sollevamento pesi allenandosi alla Sociéte Athlétique Montmartroise di Parigi, ad onor del vero è una spanna sopra tutti, e se la gara sembra doversi risolvere in una sfida tra Francia ed Italia, ecco che il transalpino, sollevando 102,5 kg. nello strappo, altro record olimpico, prende decisamente il largo in classifica, con Haas che recupera la seconda posizione alzando 100 kg. per andare a limare lo svantaggio accusato da Pierini, che non va oltre i 90 kg., nella distensione lenta. Gabetti, che paga dazio alla minor stazza rispetto ai rivali, a sua volta solleva 95 kg, e rimane in corsa per la battaglia per il secondo posto.

Duverger, infatti, è irraggiungibile per gli avversari, e se con i 125 kg. sollevati nella prova di slancio al secondo tentativo si assicura la medaglia d’oro con 325 kg. totali, nuovo record olimpico, Haas, Pierini e Gabetti si sfidano per le altre due posizioni sul podio, con l’austriaco che al secondo tentativo solleva pure lui 125 kg. che gli garantiscono l’argento e Pierini e Gabetti in lizza per il bronzo, con l’azzurro d’Egitto che grazie ai 120 kg. sollevati al secondo sforzo è infine terzo, rigettando il recupero dell’ex-campione olimpico di Parigi 1924 che si ferma a soli 2,5 kg. dal podio.

Finisce così, con René Duverger e la Francia che nel giorno di apertura delle Olimpiadi brindano al trionfo così come, qualche minuto dopo, faranno con il leggendario Louis Hostin nei pesi massimi-leggeri, e l’Italia che apre il medagliere di Los Angeles 1932, rispettando le attese della vigilia. E se il buon giorno si vede dal mattino… neppure 24 ore dopo Carlo Galimberti strapperà una medaglia d’argento nella categoria dei pesi medi. Come volevasi dimostrare, l’Italia dei sollevatori è una miniera di metalli.

WALDEMAR BASZANOWSKI, IL SOLLEVATORE CHE RISCATTO’ CON I PESI LA TRAGEDIA DELLA VITA

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Waldemar Baszanowski in azione – da iwf.net

articolo di Nicola Pucci

Lo sport, fortunatamente oseremmo dire, non solo celebra i suoi campioni innalzandoli al rango di eroi, ma pure rappresenta, in alcuni casi, il veicolo primario per ammortizzare, od almeno riscattare, le tragedie che ne segnano l’esistenza.

Pensate, ad esempio, a Waldemar Baszanowski, che la sera dell’8 luglio 1969, alla guida dell’automobile assieme alla moglie Anita ed al figlioletto di 6 anni, finisce in un fosso provocando l’incidente che costa la vita alla consorte. Ebbene Baszanowski, che è già una leggenda del bilanciere, trae forza dall’accadimento luttuoso per continuare una carriera che pareva ormai declinare verso il capolinea, per inseguire, ed ottenere, altri successi ancora.

Ma andiamo per ordine, ricordando che Baszanowski nasce a Grudziądz, città polacca del voivodato della Cuiavia-Pomerania che si affaccia sulla Vistola, il 15 agosto 1935, e si avvicina alla pratica del sollevamento pesi quando, soldato 21enne dell’esercito, comincia ad allenarsi all’AWF di Varsavia. Il talento è naturale, e nel breve volgere di quattro anni Waldemar, che nel frattempo studia e si diploma come insegnante di educazione fisica al College of Physical Education di Varsavia, è pronto per le grandi competizioni internazionali, debuttando nella categoria dei pesi leggeri, -67,5 kg., proprio alle Olimpiadi di Roma del 1960, quando solleva un totale di 370 kg. terminando quinto nella gara vinta dal sovietico Bushuev che con 397,5 kg. segna il nuovo record del mondo.

E’ solo l’inizio di un’avventura agonistica che permetterà a Baszanowski non solo di entrare a pieno titolo nella Hall of Fame of IWF, ma anche di venir considerato, in un sondaggio della stessa Federazione Internazionale di Sollevamento Pesi fatto alla fine dello scorso Millennio, il terzo pesista più grande di sempre, alle spalle del turco Naim Suleymanoglu e dell’ungherese Imre Foldi.

Waldemar solleva con eleganza e velocità senza eguali, la sua tecnica è sopraffina e i risultati, in effetti, lo premiano a ripetizione. Nel 1961, a Vienna, batte il sovietico Sergey Lopatin e il connazionale Marian Zielinski e mette in bacheca il primo di una serie di cinque titoli mondiali, a cui aggiungere, in sede iridata, cinque medaglie d’argento, sempre nella categoria dei pesi leggeri, ad eccezione dell’edizione 1966, a Budapest, quando il polacco sconfina tra i pesi medi, -75 kg., terminando alle spalle dell’ennesimo sollevatore falce e martello, Viktor Kurentsov.

Ma la gloria attende Baszanowski, e alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 il sollevatore polacco è stavolta il migliore del lotto di 20 concorrenti, dando vita ad una sfida epica con il sovietico Vladimir Kaplunov, grande rivale nel corso degli anni Sessanta, con i due atleti che chiudono entrambi con il nuovo primato del mondo di 432,5 kg. ed infine la medaglia d’oro che cinge il collo di Baszanowski che alle operazioni di peso risulta 67,15 kg. contro i 67,50 kg. del rivale. Sul terzo gradino del podio sale, a completare il trionfo polacco, Zielinski, abbonato ai piazzamenti con l’eccezione dei due titoli mondiali del 1959, a Varsavia, e del 1963, a Stoccolma. 

E se nel 1965 Baszanowski è nuovamente campione del mondo, stavolta imponendosi proprio a Zielenski, ecco che ai Giochi di Città del Messico del 1968 Waldemar, atteso alla conferma a cinque cerchi, non fallisce il suo personalissimo appuntamento con la storia, seppur stavolta il successo sia ben più agevole, confortato dal nuovo primato olimpico di 437,5 kg. ed un vantaggio ampio sul secondo classificato, l’iraniano Parviz Jalayer.

Ce ne sarebbe abbastanza per appendere i pesi al chiodo e godersi una nuova pagina esistenziale volta all’insegnamento, ma il destino, crudele, attende al varco Baszanowski. Che su quella maledetta strada di provincia vede morire la moglie, a cui qualche settimana dopo, alla rassegna iridata nella sua Varsavia, dedica l’ennesimo titolo di una carriera monumentale, segnando uno dei suoi tanti record del mondo, 445 kg., che gli consente di avere la meglio dell’ungherese Janos Bagocs. Ironia della sorte, a fine 1969 Waldemar viene eletto pure Sportivo Polacco dell’Anno.

Dramma interiore ed amore per lo sport si associano, una volta ancora, e per Baszanowski, ormai 37enne, c’è tempo per un’ultima chance olimpica, a Monaco 1972, non prima aver colto due piazze d’onore ai Mondiali di Columbus del 1970 e a quelli di Lima del 1971, in entrambi i casi alle spalle del nuovo che avanza, ovvero l’altro polacco Zbigniew Kaczmarek. Ma la conclusione ai Giochi è amara, con un quarto posto alzando in totale 435 kg., di un soffio alle spalle dello stesso Kaczmarek che priva Waldemar del terzo gradino del podio in una competizione infine vinta dal sovietico Mukharby Kirzhinov.

Waldemar Baszanowski dice basta, e se i successi lo eleggono tra i grandissimi del sollevamento pesi, anche riscattano quei segni della sofferenza che nell’anima ci sono, eccome se ci sono, e sono terribilmente incisi a fondo.

CARLO GALIMBERTI E L’ORO OLIMPICO SOLLEVATO A PARIGI 1924

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Carlo Galimberti – da vigilifuoco.it

articolo di Nicola Pucci

Probabilmente non facciamo torto a nessuno se consideriamo Carlo Galimberti il più forte sollevatore di pesi della storia italiana. E sì che di campioni, soprattutto nella prima metà del secolo, ne abbiamo avuti, a cominciare da quel Filippo Bottino che ai Giochi di Anversa del 1920 fu il primo a cingersi il collo della medaglia più pregiata, la prima delle cinque conquistate dagli azzurri in sede olimpica, per giungere poi a Norberto Oberburger che trionfò a Los Angeles nel 1984 .

Nato a Santa Fé in Argentina da genitori immigrati, Galimberti torna a Milano da ragazzo ed è con il Corpo dei Pompieri della città meneghina che si avvicina alla pratica sportiva, dedicandosi inizialmente alla lotta e al pugilato. Ma quando scopre il bilanciere, impara tanto alla svelta l’arte del sollevamento da conquistare, tra il 1921 e il 1939, ben 18 titoli nazionali consecutivi, disimpegnandosi principalmente nella categoria dei pesi medi, sconfinando talvolta tra i medio-massimi. Ed è proprio tra i meno 75 kg. che si presenta alle Olimpiadi di Parigi del 1924, ben deciso a far valere la sua classe tra i pesi medi, e la sua prestazione sarà tanto autorevole da meritargli la medaglia d’oro.

Il 22 e il 23 luglio al Velodrome d’Hiver il favorito della gara è l’estone Alfred Neuland, che quattro anni prima ad Anversa trionfò nella categoria dei pesi leggeri, di cui poi è stato pure campione del mondo nel 1922 a Tallinn. Ed in effetti il baltico comincia bene, realizzando subito il record del mondo nello strappo con un braccio, 82,5 chili. Galimberti è pronto a rispondere con la miglior prestazione nello slancio con un braccio, 95 chili, per poi prendere il largo realizzando il record del mondo nella prova di distensione lenta a due braccia, 97,5 chili, ben 20 chili più del rivale estone.

Il vantaggio ormai è rassicurante, Galimberti segna 95 chili nello strappo a due braccia, mentre l’ultima prova, lo slancio a due braccia, serve solo a definire i due gradini più bassi del podio, con Galimberti che realizza ancora un record del mondo, 127,5 chili. L’altro estone Jaan Kikkas realizza lo stesso exploit, che gli permette di scavalcare l’egiziano Ahmed Samy e conquistare la medaglia di bronzo, con un totale di 450 chili, di poco dietro al connazionale Neuland che chiude con 455 chili.

Galimberti, che di mestiere appunto è arruolato nei Vigili del Fuoco, vince la medaglia d’oro con un punteggio globale di 492,5 chili, che è nuovo primato del mondo, ed avvia una carriera che gli regalerà la medaglia d’argento sia ai Giochi di Amsterdam nel 1928, battuto dal francese Roger François, che davanti al pubblico di casa è solo sesto, che a quelli di Los Angeles nel 1932, dove terminerà alle spalle del tedesco Rudolf Ismayr. Nella capitale olandese Galimberti avrà pure l’onore di essere il portabandiera dell’Italia e chiuderà con le Olimpiadi di Berlino del 1936, con un onorevole settimo posto.

Purtroppo, Galimberti troverà la morte nel 1939, a soli 45 anni, dopo cinque giorni di agonia all’Ospedale Maggiore di Milano, nel tentativo fallito di evitare lo scoppio di una caldaia in procinto di distruggere tutto un fabbricato; riuscì a fare evacuare lo stabile ma non a evitare l’esplosione, e sarà un estremo gesto di eroismo, il suo, che gli varrà la Medaglia d’argento al valor civile. Tanto per gradire…