JACKIE ROBINSON ED IL CROLLO DELLA BARRIERA RAZZIALE NEL BASEBALL

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Jackie Robinson – da:wikipedia.org

Articolo di Giovanni Manenti

Nello Sport si può essere ricordati per mille motivi, i più consueti dei quali sono legati agli eventi agonistici, vale a dire conquista di Trofei, Medaglie e Campionati, nonché stabilire dei Record, ma ve ne possono essere di più nobili, specie quando legati all’abbattimento di ignobili discriminazioni, tra cui quella della razza è una delle più odiose …

Se tocca solo a poco più di 50 anni fa al Pastore Martin Luther King pagare con la vita la propria battaglia contro la segregazione razziale nei “democratici” Stati Uniti d’America, la stessa è regnata per molto tempo anche nell’ambito degli Sport Professionistici Usa, con gli afroamericani a potersi esibire ai massimi livelli solo all’interno delle corde di un quadrato, dove peraltro hanno quasi sempre la meglio, oppure in occasione delle Olimpiadi quali rappresentanti della selezione di Atletica Leggera, perché vi è da contribuire alla vittoria nel Medagliere per Nazioni.

Ma i “Padroni del Vapore”, ovvero i ricchi proprietari delle franchigie di Baseball, Basket e Football fanno muro nel non permettere che le loro squadre abbiano al loro interno giocatori di colore, così che sino alla fine del secondo conflitto mondiale ai rispettivi Campionati possono accedere solo atleti di razza bianca, anche per non “urtare” la sensibilità degli spettatori, quasi si trattasse di mostri …

E se il primo a cedere è il Football, con Kenneth Washington a sottoscrivere un contratto da professionista con i Los Angeles Rams il 21 marzo 1946, mentre per vedere esordire un giocatore di colore nella NBA occorre addirittura attendere l’1 novembre 1950 allorché l’allora 24enne Chuck Cooper scende in campo con i Boston Celtics nella sconfitta esterna per 84-107 contro i Fort Wayne Pistons, la situazione nel Baseball è, se vogliamo, ancora più deprimente.

Di gran lunga il più antico degli Sport di squadra americani, ed indubbiamente quello che più appassiona i tifosi, il Baseball aveva visto alcuni giocatori di colore partecipare all’era pionieristica di fine XIX Secolo, ma poi si era costituito tra i Presidenti delle varie Società una sorta di accordo non scritto – la cosiddetta “Baseball color line”, traducibile in “barriera razziale” – per impedire il tesseramento di giocatori afroamericani, per i quali era riservata una discriminante, nonché umiliante “Negro League”, come dire che esistessero uomini di Serie A e di Serie B …

A rompere questa infame barriera è il protagonista della nostra Storia odierna, ovvero Jackie Robinson, nato il 31 gennaio 1919 a Cairo, in Georgia, uno degli Stati più segregazionisti dell’Unione, ultimo di cinque fratelli e figlio di mezzadri che, per sua fortuna, si trasferiscono a Pasadena, in California, appena un anno dopo.

I Robinson forniscono già un primo contributo alle sorti Usa con il fratello Matthew, il quale gareggia alle Olimpiadi di Berlino 1936, assicurandosi la medaglia d’argento sui m.200 piani in 21”1, degno scudiero dell’invincibile Jesse Owens dalle quattro Medaglie d’Oro.

Ed è proprio Matthew a spingere il fratello minore alla pratica sportiva, senza peraltro indirizzarsi verso una specifica disciplina, visto che Jackie si dimostra abile sia nel giocare a Baseball così come a Basket ed a Football, cavandosela discretamente anche nel Tennis ed in Atletica Leggera, dove si cimenta nel Salto in Lungo …

E’ anzi proprio quest’ultima specialità che lo vede conquistare i primi successi, tanto che ai Campionati NCAA del 1940 Jackie si aggiudica il titolo con la misura di m.7,58 allorché gareggia per l’Università di UCLA, mentre è al contrario il Baseball dove fa registrare i risultati più scarsi, prima di abbandonare anzitempo l’Università per dedicarsi inizialmente ad un ruolo di istruttore di Atletica Leggera e quindi dedicarsi al Football.

I progetti di Robinson si scontrano con l’entrata in guerra degli Stati Uniti dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor del dicembre 1941, venendo richiamato sotto le armi, dove ha l’opportunità di conoscere e fare amicizia con il celebre pugile Joe Louis, “The Brown Bomber” (“Il Bombardiere Nero”) per poi riuscire a farsi ammettere alla Scuola per Ufficiali, dove ottiene il grado di Luogotenente …

Pure da militare, Robinson deve fare i conti con il colore della sua pelle, visto che nel 1944 si rifiuta di sedersi in fondo ad un autobus dell’Esercito come gli imponeva l’autista, anche se in fondo stavolta questa circostanza potrebbe avergli salvato la vita, dato che, pur assolto dalla Corte Marziale per insubordinazione, gli viene impedito di partecipare ad operazioni militari oltre Oceano, con trasferimento nel Kentucky a svolgere ben più tranquille mansioni di coach di Atletica, prima di essere congedato con onore nel novembre 1944.

Oramai 25enne, Jackie deve stabilire “cosa fare da grande” ed il primo incarico è quello di Responsabile delle attività sportive al “Samuel Huston College”, che comprende anche la carica di allenatore della squadra di Basket, insomma tutto sinora tranne che praticare il Baseball, attività pressoché dimenticata …

Ma la vita di ognuno di noi ha spesso dei punti di svolta, e nel caso di Robinson questo si materializza attraverso un’offerta scritta pervenutagli dai Kansas City Monarchs per divenire un giocatore professionista, ancorché nella citata “Negro League”, per uno stipendio di 400 dollari al mese, sempre più di quanto percepiva al momento e logicamente accetta …

L’esperienza nella famigerata Lega – poi definitivamente abbandonata nel 1958 con l’integrazione dei giocatori di colore – serve a Robinson per ritrovare confidenza con detta Disciplina, nonostante resti fortemente deluso dalla disorganizzazione latente e dal coinvolgimento con il “Mondo delle Scommesse”, ma è soprattutto utile per mettersi in mostra agli occhi di un Dirigente “illuminato” come Branch Rickey, Presidente e General Manager dei Brooklyn Dodgers, il quale stava già da tempo pensando all’inserimento di giocatori di colore nella propria squadra.

Avute confortanti referenze dai suoi osservatori, Rickey sottopone a Robinson un contratto da 600 dollari al mese, con una prima stagione da disputare con i Montreal Royals, formazione satellite militante nella “International League”, mettendo peraltro in chiaro al giocatore che con ogni probabilità si sarebbe trovato a subire insulti di ogni genere, ragion per cui avrebbe dovuto non solo sopportare gli stessi, ma anche impegnarsi a non reagire per non compromettere le sue prestazioni …

Robinson garantisce circa il suo comportamento ed ecco che il fatidico giorno nella Storia della “Major League” di Baseball Usa giunge il 15 aprile 1947 allo “Ebbets Field” di Brooklyn di fronte ad oltre 26mila spettatori, oltre la metà dei quali di colore, gara che i Dodgers si aggiudicano 5-3, prima di 151 gare stagionali disputate dall’oramai 28enne Jackie.

Aver abbattuto una barriera razziale che durava oramai da oltre 60 anni espone Robinson a violenze di ogni tipo, sia fisiche sul diamante che verbali sulle tribune, per non parlare delle lettere anonime indirizzategli contenenti minacce di morte, ma grazie alle sue qualità ed alla sua tenacia riesce ben presto a farsi accettare, anche se i primi a dover convincere sono proprio i suoi compagni di squadra …

Incredibile a dirsi, ma alcuni di loro giungono a firmare una petizione per chiedere il suo allontanamento, rifiutandosi di giocare al suo fianco, ma in difesa di Robinson giunge la dura presa di posizione della Società, con un celebre discorso tenuto negli spogliatoi dal Manager Leo Durocher: “Non mi importa se il ragazzo è giallo o nero, oppure se ha le strisce come una fottuta zebra, perché io sono il manager di questa squadra e vi dico che lui gioca. E c’è dell’altro, poiché io vi dico che grazie a lui potremo diventare tutti ricchi e se qualcuno di voi non ha bisogno di soldi, ve ne potete pure andare … !!”.

Se la “situazione in casa” può dirsi risolta, altrettanto non può dirsi per quanto riguarda le avversarie, con addirittura i St. Louis Cardinals a minacciare uno sciopero qualora Robinson avesse giocato contro di loro, nonché di farsi promotori per un analogo atteggiamento da parte di tutte le altre squadre della National League, insomma stava montando un clamoroso “caso Robinson”, anche superiore a quanto temeva Branch Rickey …

Per sua fortuna Robert Hyland, il medico dei Cardinals, svela la trama ad un suo amico giornalista dell’Herald Tribune, il quale a propria volta ne informa il suo editore Stanley Woodward, il quale indaga sulla questione e sbandiera il complotto con un articolo che ha una risonanza in tutto il Paese, coinvolgendo anche il Presidente della National League Ford Frick ed il Commissario Happy Chandler, costretti a prendere una pubblica posizione …

Ed è proprio Frick a dare il colpo di spugna, allorché minaccia i giocatori, dapprima ricordando loro che: “gli amici che credete di avere tra i giornalisti non vi supporteranno nella vostra sciocca iniziativa, resterete emarginati”, per poi rincarare la dose: “Non mi interessa se metà della Lega sciopera, chi lo farà subirà un’immediata sospensione, così come non mi interessa se sarò costretto ad annullare i Campionati fosse anche per cinque anni, perché deve essere ben chiaro che un cittadino degli Stati Uniti deve avere lo stesso diritto di giocare di qualsiasi altro …!!

Ovviamente, ci sono anche giocatori che esprimono a Robinson tutta la loro solidarietà, come il compagno di squadra Pee Wee Reese che pronuncia a suo favore la frase: “Puoi odiare un uomo per molte ragioni, ma il colore non può essere una di queste …”, destinata a divenire famosa, per poi, in una gara a Cincinnati, allorché il pubblico non smette di insultarlo, mettere il proprio braccio sulla spalla di Robinson, per un’immagine in futuro addirittura immortalata in una statua esposta nel 2005 al KeySpan Park di Coney Island.

Man mano che la situazione si va, ancorché lentamente, normalizzando, Robinson fornisce dimostrazione sul campo delle proprie qualità, componente non trascurabile per essere progressivamente accettato, specie dai propri compagni di squadra, ed il primo “schiaffo” al resto dei giocatori di razza bianca lo assesta allorché gli viene assegnato il titolo di “Rookie of the Year” (“Matricola dell’Anno”), con i Dodgers a qualificarsi per le “World Series” – ovvero la Finale tra le vincenti della National League e l’American League – per affrontare gli invincibili New York Yankees del fuoriclasse Joe Di Maggio, che si impongono dovendo peraltro ricorrere alla decisiva gara-7, vinta per 5-2.

Dopo aver concluso la prima stagione con un record di 175 battute valide, 12 fuoricampo, 125 punti realizzati e 29 basi rubate (primato della National League), Robinson si prende una ghiotta rivincita a fine agosto 1948, allorché proprio contro i Cardinals che avevano architettato lo sciopero contro di lui, completa un “ciclo”, che nel gergo del baseball significa ottenere un singolo, un doppio, un triplo ed un fuoricampo nella stessa partita, che i Dodgers si aggiudicano per 12-7.

Penalizzato dall’essere giunto a debuttare tra i Professionisti a 28 anni compiuti, Robinson disputa la sua miglior stagione nel 1949, allorché anche la pressione nei suoi confronti si è alquanto alleggerita non essendo più bersaglio unico, dato che già dall’anno precedente altri giocatori afroamericani erano entrati a far parte della “Major League”, di cui tre divenuti suoi compagni di squadra …

In tale anno, difatti, Robinson ottiene una percentuale di battute valide di 0,342 (la migliore della Lega e suo “Personal Best” in carriera …), realizza 122 punti e capeggia la National League per numero di basi rubate pari a 37 (anch’esso suo massimo in carriera …), così da essere eletto MVP della “Regular season ed essere selezionato per il primo dei suoi sei “All Star Game” consecutivi, anche se le World Series vedono nuovamente primeggiare gli Yankees, stavolta con un ancor più netto 4-1.

Votato ancora come sesto miglior giocatore dell’anno nel 1951 – caratterizzato da 106 punti, 25 basi rubate ed una percentuale di battute valide pari a 0.338 – e settimo nel 1952, stagione che lo vede ancora su eccellenti livelli, con 104 punti, 24 basi rubate ed una percentuale di battute valide di 0.308, Robinson inizia la fase calante della sua attività agonistica, pur se il 1953 è il suo ultimo anno con prestazioni invidiabili per molti giovani, a dispetto dei suoi 34 anni, come testimoniano i 109 punti realizzati, le 17 basi rubate e la percentuale di 0.329 quanto a battute valide, il che gli consente di aggiudicarsi il suo quarto titolo della National League, anche se poi le World Series vedono ancora prevalere, come l’anno precedente, i New York Yankees.

Non aveva torto, Leo Durocher, a sostenere che Robinson avrebbe aiutato la squadra ad arricchirsi, anche se l’unico titolo delle World Series giunge nel 1955, allorché i Dodgers compiono l’impresa di imporsi in gara-7 per 2-0 allo “Yankee Stadium” di fronte ad oltre 62mila spettatori, ovvero nella sua peggior stagione, iniziando ad avvertire i sintomi del diabete che lo costringe al ritiro a fine 1956 dopo aver contribuito alla conquista del suo sesto titolo della National League, pur dovendo soccombere al desiderio di rivincita degli Yankees …

Cala così il sipario sulla carriera di uno dei giocatori che maggiormente hanno fatto la Storia del Baseball Usa, la cui figura viene omaggiata con il ritiro della sua maglia n.42 non solo dai Brooklyn Dodgers, ma facendone divieto a tutte le altre Società della “Major League, per poi essere introdotto già nel 1962 nella “Baseball Hall of Fame”, ricevendo il 77,5% dei consensi, ed infine votato quale componente della “Squadra del XX Secolo” della “Major League” …

Un Robinson che sfrutta la notorietà anche a mazza e guantoni abbandonati, operando in favore dei diritti degli afroamericani ed ottenendo importanti incarichi e riconoscimenti, tra cui la curiosità di interpretare se stesso nel film “The Jackie Robinson Story”, uscito nelle sale nel 1950 per la regia di Alfred Green, in cui descrive la sua vicenda nel mentre è ancora in attività, cui ne seguono “The Court Martial of Jackie Robinson” (1990) e “Soul of the Game” (1996), entrambi film per la Tv, sino al più recente “42” (2013), con riferimento al suo numero di maglia, in cui il suo ruolo è interpretato da Chadwick Boseman …

Tutte pellicole a cui Robinson non può comunque assistere, visto che si spegne all’età di soli 53 anni il 24 ottobre 1972 a Stamford, nel Connecticut a causa di un attacco cardiaco, ma con il fisico già profondamente minato a causa dell’aggravarsi del diabete che lo aveva reso quasi cieco …

Spesso si sostiene come non sia importante quanto, bensì come si vive e su questo punto crediamo che l’esistenza terrena di Jackie sia stata densa di soddisfazioni come forse non avrebbe mai sperato …

Soddisfazioni per lui, ed anche speranza per i suoi simili …

 

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