LEE CALHOUN E JACK DAVIS, QUANDO L’ORO CORRE SUL FILO DEI CENTESIMI

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L’arrivo di Davis e Calhoun a Melbourne ’56 – da:gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

Nello Sport, come nella vita del resto, molto spesso la differenza tra vittoria e sconfitta dipende dai dettagli, siano essi il caso, la fortuna, la decisione di un arbitro od una giuria, ed ecco che ti puoi ritrovare annoverato nel “Gotha” di una specialità come pure, al contrario, quasi dimenticato nonostante ne sia stato uno dei più valenti interpreti …

Una sottile differenza che ben conoscono i due protagonisti della nostra Storia odierna, ovvero gli ostacolisti americani Jack Davis e Lee Calhoun, con il primo ad arrivare ad un passo dalla Gloria Olimpica ed il secondo a conquistarla per ben due volte grazie a vantaggi infinitesimali …

Oramai da anni padroni del settore degli Ostacoli – basti pensare che il Record sui m.100hs non esce dai confini degli Usa per ben 27 anni, dal 23 giugno 1932 al 7 luglio 1959 – gli atleti americani confermano la loro leadership anche nel corso degli anni ’50, grazie soprattutto a tre indiscussi dominatori delle barriere alte, vale a dire Harrison Dillard ed i citati Davis e Calhoun.

Del primo abbiamo già ampiamente trattato, passato alla Storia per aver clamorosamente mancato la qualificazione ai famigerati Trials in vista dei Giochi di Londra 1948, ma con la fortuna di essersi concesso una “seconda chance” sui m.100 piani, così da centrare sia il pass olimpico che la non meno clamorosa affermazione sulla pista dello “Empire Stadium” di Wembley.

Un Dillard che, ad ogni buon conto, non si lascia sfuggire l’occasione del riscatto sulla sua gara preferita quattro anni dopo alle Olimpiadi di Helsinki 1952, così da completare, ancorché in due edizioni due Giochi, un “Poker di Medaglie d’Oro” (comprese le due con la staffetta 4×100) pari a quello del suo idolo di gioventù Jesse Owens …

Ed è qui, sulla pista dello “Olympic Stadium” della Capitale finlandese, che entra in scena il primo dei due protagonisti odierni, vale a dire Jack Davis, 22enne texano essendo nato l’11 settembre 1930 ad Amarillo, città di poco meno di 200mila abitanti e che si era messo in luce l’anno precedente, concludendo al secondo posto in 14”1 la Finale dei Campionati AAU alle spalle di Dick Attlesey, nettamente primo con 13”8.

Studente alla “University of South California”, Davis succede ad Attlesey nell’aggiudicarsi il titolo NCAA, che fa suo per un triennio consecutivo dal 1951 al ’53, nel mentre tocca a quest’ultimo – capace di migliorare nell’arco di tre settimane il Record mondiale, coprendo la distanza in 13”6 il 24 giugno 1950 a College Park ed in 13”5 il successivo 10 luglio ad Helsinki – essere a propria volta vittima della “dura legge dei Trials”, infortunandosi durante la prima batteria delle selezioni svoltesi a fine luglio 1952 a Los Angeles …

Con il primatista assoluto fuori dai giochi (in tutti i sensi …), l’unica a non essere particolarmente preoccupata è la Federazione Usa, dato che a fine stagione il Ranking Mondiale stilato dalla prestigiosa rivista americana “Track & Field News” presenta altrettanti ostacolisti americani ai primi cinque posti della relativa graduatoria, circostanza confermata dall’esito della Finale di Helsinki, dopo che dai Trials era uscito un terzetto costituito da Dillard (14”0), Davis (14”1) ed Arthur Barnard, terzo in 14”2 …

Chiamato all’ultimo acuto della sua straordinaria carriera – tenterà, con scarsi risultati, di qualificarsi anche per i Giochi di Melbourne 1956 – Dillard trova nel connazionale Davis un avversario degno di tal nome che lo impegna correndogli a fianco sino alla penultima barriera che lo vede commettere una leggera indecisione che risulta fatale, pur se all’arrivo viene loro assegnato il medesimo tempo manuale di 13”7 che rappresenta il nuovo Record olimpico, nonostante il rilevamento elettronico (ancorché non ufficiale …) evidenzi un bel più netto (13”91 a 14”00) distacco di 0”09 centesimi, con Barnard a completare il “podio a stelle e strisce”, sia pur a debita distanza (14”1).

Un incoraggiamento a Davis giunge dalle parole di un insolitamente festoso Dillard dopo l’arrivo, ovvero che: “i risultati arrivano per chi è capace di aspettare …”, un chiaro riferimento all’inconveniente patito quattro anni prima nelle qualificazioni per i Giochi di Londra, ma che sicuramente induce Davis a non abbattersi in vista dell’appuntamento di Melbourne 1956, al quale peraltro giungerà appena 26enne rispetto alle 29 primavere di Dillard ad Helsinki …

Ed, indubbiamente, Davis sfrutta al meglio il quadriennio di preparazione poiché, oltre ai riferiti successi ai Campionati NCAA, fa suoi i titoli AAU sulle 120yd nel 1953 e ’54 con 14”0 e 13”9 rispettivamente, oltre ad aggiudicarsi la Medaglia d’Oro ai “Giochi Panamericani” che si svolgono nel 1955 a Città del Messico, ancorché con un modesto 14”44, guadagnando il vertice del Ranking mondiale, dopo la seconda posizione del 1952 alle spalle di Dillard, nelle due successive stagioni, prima di essere scavalcato dal connazionale Milt Campbell a fine 1955, in virtù del suo successo in 13”9 sulle 120yd ai Campionati AAU, Finale in cui Davis viene squalificato.

Nel frattempo, però, sta iniziando a farsi strada nelle gerarchie degli ostacoli Usa un 22enne del Mississippi, vale a dire Lee Calhoun, nato a Laurel il 23 febbraio 1933, il quale gareggia per la “North Carolina Central University e si qualifica per la Finale ai citati Campionati AAU 1955, che conclude al quarto posto in 14”5 …

Calhoun rappresenta uno dei più stupefacenti casi di miglioramento per un singolo atleta nel corso di una sola stagione, come certifica il suo straordinario mese di giugno 1956 allorché, dapprima si impone il 16 a Berkeley ai Campionati NCAA precedendo (13”7 a 13”8) la futura stella del Decathlon Rafer Johnson, per poi far suo anche il titolo AAU una settimana dopo a Bakersfield migliorandosi ancora sino a 13”6, in una Finale che vede Davis giungere terzo in 13”8 nonostante che in batteria fosse stato cronometrato in 13”4, un 0”1 decimo in meno del limite mondiale di Attlesey …

L’occasione per una prima rivincita è fissata a fine mese a Los Angeles in occasione degli “Olympic Trials”, dove stavolta è il fresco primatista mondiale ad avere la meglio (13”8 a 13”9), ma quella che conta è la terza piazza utile per i Giochi, ed ad aggiudicarsela sul filo dei centesimi è Joel Shankle, che precede il ricordato Campbell (14”1 per entrambi …), il quale deve così dare l’addio al sogno olimpico.

Con l’appuntamento clou della stagione slittato sino a fine novembre, stante la posizione di Melbourne nell’emisfero australe, Davis rafforza la propria candidatura alla Medaglia d’Oro nel corso di una preolimpica sulle 120yd in cui copre la distanza in 13”3, tempo peraltro non ratificato dalla IAAF quale record, prima di scendere per la prima volta in pista il 27 novembre 1956 sulla pista del “Melbourne Cricket Ground” per la disputa delle batterie, le cui quattro serie sono rispettivamente appannaggio dei tre ostacolisti Usa e del miglior esponente del Vecchio Continente, vale a dire il tedesco Martin Lauer, primatista europeo con 13”9 …

All’indomani si svolge la resa dei conti, con le due semifinali in programma alle 14:30 ore locali e la Finale alle 16:00 e la composizione delle due serie fa sì che i due grandi favoriti non si incontrino, vincendo entrambi le rispettive prove con anche il medesimo tempo di 14”0, con Calhoun a precedere Shankle e Davis ad avere la meglio su Lauer …

Chissà se nel posizionarsi sui blocchi di partenza della Finale a Davis siano tornate alla mente le parole di Dillard dopo la vittoria di Helsinki, ma forse è troppo impegnato a cercare la giusta concentrazione per affrontare il suo più giovane connazionale, ed in ogni caso intende senza alcun dubbio giocarsi sino in fondo le proprie chances, consapevole che ha di fronte l’ultima opportunità per raggiungere la “Gloria Olimpica” …

Ancorché ostacolati da un vento contrario di -1,9m/s, sin dalla partenza Davis e Calhoun volano via come razzi rispetto al resto del lotto, lottando spalla a spalla sino all’ottavo ostacolo per poi toccare al 23enne del Mississippi prendere un leggerissimo margine che difende sul filo di lana dove si catapulta sfruttando la medesima tecnica di Davis per un riscontro cronometrico che, manualmente, assegna 13”5 ad entrambi, ma con Calhoun a meritare l’Oro per una differenza calcolata elettronicamente in 0”03 centesimi (13”70 a 13”73), mentre il bronzo viene conquistato, ancorché a debita distanza, da Shankle in 14”1 per comporre così il terzo podio a stelle strisce consecutivo dopo Londra 1948 ed Helsinki 1952.

Per Davis – che al danno vede aggiungersi anche la beffa derivante dal venirgli riconosciuto per la seconda edizione consecutiva il Record olimpico senza aver vinto la Finale – è davvero troppo e, pur avendo corso la sua gara più veloce di sempre (senza il vento contrario il primato mondiale sarebbe stato polverizzato …), decide di abbandonare l’attività a dispetto dei suoi soli 26 anni, anche se al termine della stagione riguadagna il vertice del Ranking in forza del record assoluto stabilito a giugno.

Per Calhoun, oramai consacrato nuova stella della specialità, un avversario in meno con cui fare i conti, anche se, dopo aver confermato sia il titolo NCAA in 13”7 che quello AAU in 14”2 nel 1957, pur non riuscendo ancora a guadagnare la vetta del Ranking di fine anno, stavolta preceduto da Campbell (che evidentemente ha una predilezione per gli anni dispari, con la sfortuna che non sono olimpici …), si trova a dover fronteggiare un “nemico insolito”, ovvero la propria Federazione che lo sospende per un anno per aver, udite, udite …!!, ricevuto dei doni durante il gioco televisivo “Bride and Groom” …

Roba da non credere, in ogni caso la “leggerezza” non è certo tale da poterlo tacciare di professionismo e così, facendo buon viso a cattivo gioco, Calhoun si presenta nuovamente in pista la stagione successiva non avendo potuto contrastare in pista l’ascesa del nome nuovo degli ostacoli alti Usa, ovvero il 20enne Hayes Jones, che nel 1958 si aggiudica il titolo AAU sulle 120yd in 13”8 ma, soprattutto, fa registrare un 13”6 il 6 agosto a Budapest, così da posizionarsi in vetta al Ranking di fine stagione.

Un Jones che, l’anno seguente, si aggiudica il titolo NCAA in 13”7 con netto margine, per poi ingaggiare due sfide emozionanti con il rientrante Calhoun che vedono il Campione olimpico imporsi ai Campionati AAU ancorché accreditati del medesimo tempo di 14”0 ed, al contrario, toccare al più giovane Jones prendersi la rivincita ai “Giochi Panamericani” che si svolgono a Chicago dove si impone (13”6 a 13”7) in una Finale caratterizzata da un vento a favore oltre la media.

Ma mentre “i due litiganti” duellano, dall’altra parte dell’Atlantico un terzo gode, nella persona del già citato Lauer che, dopo essersi laureato Campione d’Europa nell’edizione di Stoccolma ’58 con 13”7, vive il proprio “Giorno dei Giorni” il 7 luglio 1959 sulla magica pista del “Letzigrund” di Zurigo dove ferma i cronometri sullo straordinario tempo di 13”2, candidandosi a tutti gli effetti per l’Oro ai Giochi di Roma 1960, vista anche la sua posizione di leader del Ranking a fine stagione.

Un’impresa, quella del tedesco, che non scompone più di da tanto la coppia americana, in tutt’altre faccende affaccendata, a cominciare dai Campionati AAU 1960 in cui torna ad affermarsi (13”6 per entrambi …) Jones su Calhoun, con quest’ultimo però a prendersi una degna rivincita in occasione dei Trials di Stanford, dove il 2 luglio, oltre ad imporsi, eguaglia con 13”4 il primato Usa nonché ex Record mondiale di Davis, mentre Jones conclude terzo in 13”5 (preceduto anche da Willie May …), ma senza alcun pericolo di mancata qualificazione visto che tutti gli altri portano a termine la gara visibilmente staccati.

Ancora un trio dunque potenzialmente in grado di monopolizzare per la quarta edizione consecutiva il podio, quello che gli Stati Uniti presentano sulla pista dello “Stadio Olimpico” di Roma, tanto più che il 21 agosto a Berna, a quattro giorni dall’inaugurazione dei Giochi, Calhoun aveva replicato il 13”2 di Lauer eguagliandone il relativo primato, lasciando alquanto distante (13”7) il 22enne Jones …

Ma i Meeting sono una cosa e le Olimpiadi un’altra ed ecco che già nelle batterie al mattino del 3 settembre 1960 a farsi preferire è il terzo americano May con 14”16, mentre nei Quarti disputati al pomeriggio si verifica l’identica situazione di quattro anni prima a Melbourne, ovvero con le quattro serie appannaggio degli rappresentanti dello Zio Sam oltre al co-primatista mondiale Martin Lauer, peraltro con ancora May a registrare la miglior prestazione in 13”92 …

L’appuntamento per le medaglie è fissato stavolta a due giorni di distanza, così che sono le 15:15 allorché gli atleti si posizionano sui blocchi di partenza della prima semifinale che conferma, una volta di più, lo stato di grazia di May che precede nettamente (13”87 a 14”22) Jones, tempo pressoché pareggiato dal 13”88 con cui il Campione olimpico in carica regola Lauer nella seconda serie …

L’impressione è che difficilmente il tedesco possa impedire un’ennesima “Tripletta made in Usa” e le maggiori curiosità, all’atto della partenza della Finale fissata per le 16:45, stanno nel verificare se sinora Jones abbia “giocato a nascondersi” o seppure sia in non smaglianti condizioni di forma …

Un dubbio che trova conferma nell’esito della stessa, con May e Calhoun – oltretutto sorteggiati in prima e seconda corsia rispettivamente – a darsi battaglia su ogni centimetro della distanza e con il campione di Melbourne a confermarsi solo in virtù della maggiore esperienza che gli consente di tuffarsi meglio sul filo di lana ed, anche se il tempo manuale (ancora l’unico ufficiale all’epoca …) risulta di 13”8 per entrambi, la rilevazione elettronica certifica in un solo 0”01 centesimo (13”98 a 13”99) il distacco tra i due, con Jones a negare a Lauer (14”17 a 14”20) la gioia del bronzo.

Il conto è presto fatto, con soli 0”04 centesimi di vantaggio – 0”03 su Davis a Melbourne ’56 e 0”01 su May a Roma ’60 – Calhoun si porta a casa due Ori olimpici, con la curiosità di un’ideale sorta di passaggio del testimone, poiché quattro anni dopo a Tokyo, toccherà a Jones salire sul gradino più alto del podio a dispetto di Davenport, primo ai Trials, con quest’ultimo a fare altrettanto imponendosi nella successiva edizione di Città del Messico ’68 …

Insomma, non aveva proprio tutti i torti Dillard nell’affermare che “i risultati arrivano per chi è capace di aspettare …”, solo che la regola si infranta solo per Jack Davis, il cui turno (Melbourne ’56 …) è stato preso da Calhoun …

Ovvero colui che, per soli 0”04 centesimi, è stato il primo a bissare l’Oro olimpico, impresa successivamente eguagliata solo da Roger Kingdom ai Giochi di Los Angeles ’84 e di Seul ’88 …

E’ proprio vero, a chi troppo ed a chi niente …

 

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