WILLI E PAUL FROMMELT, DUE FRATELLI SUL PODIO AI MONDIALI DI GARMISCH 1978

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Willi Frommelt in azione nel gigante – da gettyimages.com

articolo di Nicola Pucci

Se i fratelli Andreas ed Hanni Wenzel hanno regalato soddisfazioni non da poco al Liechtenstein quando si tratta di parlar di sci, un’altra famiglia che abitava quel minuscolo Principato compresso tra Svizzera ed Austria, nei medesimi anni Settanta, ha conosciuto gloria sulle nevi. Casa Frommelt, più precisamente due maschietti, Willi e Paul, che ai Mondiali di Garmisch del 1978 salirono in coppia sul podio, l’uno in gigante, l’altro in slalom.

In effetti, se i due Wenzel, come valore assoluto, si lasciano indubbiamente preferire per una polivalenza che ha assicurato loro non solo un numero congruo di successi in Coppa del Mondo (addirittura 33 Hanni e 14 Andreas), ma anche la possibilità di iscrivere il loro nome all’albo d’oro della classifica generale (Hanni due due volte, nel 1978 e nel 1980, ed Andreas pure lui nell’anno di grazie 1980), i fratelli Frommelt hanno palesato doti non comuni a tutti tra i pali, gigante o slalom che fosse, conquistando nelle due discipline tecniche i loro risultati migliori.

Willi è il più anziano dei due, classe 1952, ed ha il talento per disimpegnarsi egregiamente in tutte le specialità. E se alle Olimpiadi di Sapporo del 1972 esordisce in una grande rassegna internazionale ottenendo un 30esimo posto in discesa libera ed un 22esimo in gigante, ecco che già due anni dopo, ai Mondiali di St.Moritz del 1974, sale sul terzo gradino del podio, proprio in discesa e a dispetto del pettorale numero 17, alle spalle dei due austriaci David Zwilling, che domina la gara, e Franz Klammer, che lo brucia per l’inezia di 0″15 centesimi.

Willi è il classico esempio di atleta in grado di dare il meglio di sè nei momenti che contano, se è vero che a fronte di un unico podio in carriera in Coppa del Mondo, in gigante a Garmisch nel gennaio 1977, è ancora tanto abile da mettersi al collo la medaglia di bronzo, stavolta in slalom, anche alle Olimpiadi di Innsbruck del 1976, battuto da Piero Gros e Gustavo Thoeni dopo aver chiuso al comando la prima manche, aggiungendo il secondo posto nella combinata valida solo come prova iridata, a certificare la sua capacità di sapersi ben comportare ad alti livelli, appunto, in ogni specialità.

Paul, il più giovane dei due, nasce a sua volta a Schaan, il 9 agosto 1957, e se è presente senza fortuna ai Giochi di Innsbruck del 1976 uscendo in gigante, l’anno dopo sale sul podio per la prima volta in carriera, secondo in slalom a Laax alle spalle, ovviamente, dell’imbattibile Ingemar Stenmark. A differenza di Willi, Paul è decisamente più costante, ed avrà un percorso agonistico lungo e ricco di soddisfazioni, vincendo quattro gare, tutte inderogabilmente tra i pali stretti dello slalom, disciplina preferita che lo vedrà tra gli interpreti più efficaci per almeno un decenni, ed ottenendo un totale di 25 piazzamenti a podio, non ultimo il terzo posto alle Olimpiadi di Calgary del 1988.

Insomma, i due ragazzi di casa Frommelt hanno buon curriculum quando si presentano alla rassegna mondiale di Garmisch nel febbraio del 1978. Stenmark, non ancora 22enne, è da un triennio ormai l’incontrastato dominatore del circuito di Coppa del Mondo, tanto più forte della concorrenza da vincere con ampio margine la sfera di cristallo sia nel 1976 che nel 1977 (farà tris nel 1978 prima di vedersi “stoppare” da un regolamento studiato ad arte per penalizzarlo e rendere la kermesse a tappe più avvincente). Lo svedese di ghiaccio gareggia solo nelle discipline tecniche, slalom e gigante, proprio le specialità congeniali a Willi e Paul, e se ha vinto le ultime quattro gare della stagione precedente (l’ultimo a batterlo fu Klaus Heidegger in gigante a Voss) e le prime sei di quella in corso (il primo ad interromperne la serie è stato, ancora, Heidegger nello slalom di Wengen), la sconfitta proprio in Svizzera così come quelle nel gigante di Adelboden, dove a trionfare è Andreas Wenzel, e nello slalom di Kitzbuhel, che sorride ancora ad Heidegger, se ne hanno in minima parte incrinata la sicurezza granitica di essere il più forte di tutti, nondimeno non svestono “Ingo” dei panni del grande favorito dei Mondiali in Baviera.

A Garmisch, dopo che Josef Walcher ha sconfitto tutti nella discesa libera inaugurale del 29 gennaio, i gigantisti entrano in lizza il 2 febbraio e, francamente, non pare poterci essere veramente storia. Stenmark, infatti, sotto una fitta nevicata infligge pesanti distacchi già nella prima manche, e se fa sua la medaglia d’oro con oltre due secondi di vantaggio sui rivali, ecco che infiamma la battaglia per le altre due piazze sul podio. Phil Mahre è secondo a metà gara ma qualche sbavatura di troppo lo fanno scivolare in quinta posizione, alle spalle di quel Heini Hemmi che altri non è che il campione olimpico in carica. Tocca allora proprio ai due rappresentati del Liechtenstein sfidarsi sul pendio non troppo impegnativo della “Horn“, con infine lo stesso Wenzel che anticipa Willi, regolare nelle sue due esibizioni, segnando il tempo globale di 3’04″56, ovvero 0″19 centesimi meglio del più vecchio della famiglia Frommelt che mettendosi al collo la medaglia di bronzo conferma, caso mai ce ne fosse bisogno, che i grandi appuntamenti dello sci alpino sono proprio il suo pane.

Il 5 febbraio, giorno di chiusura dei Mondiali, la “Gudibergchiama alla riscossa gli slalomisti, e tra questi vi è Paul Frommelt, che ha deragliato in gigante ma che tra i pali stretti ha ovviamente molte carte in più da giocarsi al tavolo delle medaglie. In verità la stagione, per Paul, è stata avara di grandi piazzamenti, non meglio che sesto a Wengen ed ottavo a Kitzbuhel, ma a Garmisch è proprio tutta un’altra storia, e il più piccolo dei Frommelt è ben deciso a dimostrare di essere all’altezza del fratello maggiore. Piero Gros, detentore dell’alloro olimpico, è il migliore nella prima manche, 51″29, con Stenmark stavolta ad inseguire, 51″56, e Heidegger terzo in 51″73. Paul è subito dietro, quarto in 52″24, e se verosimilmente sembra fuori dai giochi per la vittoria, è invece perfettamente in corsa per una medaglia. E quando, nella seconda manche, Heidegger paga dazio alla tensione inforcando e Stenmark, con una serpentina all’altezza delle sua fama, scavalca Gros, 1’39″54 finale contro 1’40″20, ecco che il giovane Frommelt tiene a bada il tentativo di rimonta dell’asburgico Anton Steiner, lo anticipa di 0″27 centesimi e pure lui va a prendersi una meritata medaglia di bronzo

Hai capito il Liechtenstein? Sarà pure minuscolo, sarà pure compresso tra due colossi dello sci alpino, ma ha ragazzi veloci che quando c’è da scivolare a valle sanno farsi davvero rispettare.

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