ANDREW TONEY, IL CECCHINO A COMPLETARE I 76ERS CAMPIONI 1983

Philadelphia 76ers vs. Boston Celtics
Andrew Toney (n.22) coi 76ers – da:thesixersense.com

Articolo di Giovanni Manenti

Il periodo di massimo splendore dei Philadelphia 76ers ad inizio anni ’80, durato un quadriennio e concluso con la conquista dell’agognato anello, ha avuto la sfortuna di combaciare con l’entrata nel Panorama del Basket Professionistico Usa della “fantastica coppia” destinata a monopolizzare l’attenzione per un decennio, nonché a risollevare le sorti della Lega, vale a dire quella formata da Larry Bird ed Earvin “Magic” Johnson che, accasandosi ai Boston Celtics ed ai Los Angeles Lakers rispettivamente, si aggiudicano 8 dei 9 titoli dal 1980 al 1988, eccezion fatta proprio per la citata impresa dei Sixers …

E sì che, quella del 1980, che viene sconfitta 2-4 in Finale dai Lakers del “Rookie” Johnson, è pur sempre una franchigia che può contare nelle sue file sulla presenza di assi quali il playmaker Maurice Cheeks, la guardia Doug Collins, l’ala grande Bobby Jones ed il centro Darryl Dawkins, oltre al genio incomparabile di “Dr. J”, al secolo Julius Erving …

Una formazione guidata in panchina dall’ex Sixer Billy Cunningham, capace di concludere la “regular season” con un record di 59-23 inferiore solo agli odiati Celtics nella “Eastern Conference”, poi spazzati via per 4-1 (96-93, 90-96, 99-97, 102-90 e 105-94) nella Finale di Conference, solo per cedere nella decisiva sfida, in 6 partite, di fronte all’inarrestabile impatto sulla NBA di “Magic” – 21,5 punti, 11.2 rimbalzi ed 8,7 assist di media nella serie – a supportare un ancor devastante (a dispetto dei suoi 33 anni …) Kareem Abdul-Jabbar che mette a referto 33,4 e 13,6 rimbalzi di media, con un apice di 40 punti e 15 rimbalzi in gara-5, vinta 108-103.

Ed ecco che, visto il non eccessivo apporto avuto dalle guardie in stagione regolare – 13,8 punti di media per Collns ed appena 9,0 da parte di Henry Bibby – al Draft che si svolge il 10 giugno 1980, i Philadelphia 76ers puntano le loro fiches sul non ancora 23enne Andrew Toney, proveniente da Louisiana …

Nato difatti il 23 novembre 1957 a Birmingham, in Alabama – non certo il miglior luogo al Mondo per vedere la luce, in un’epoca in cui ancora nel profondo Sud vigeva la segregazione razziale – il giovane Andrew si mette in luce allorché frequenta la “Charles B. Glenn High School”, per poi farsi apprezzare nel quadriennio alla “Southwestern Louisiana University” – l’attuale “University of Lousiana at Lafayette” – ancorché disputi una serie minore e poco reclamizzata quale la “Sun Belt Conference”.

A dare una mano ai Sixers in quel 10 giugno ’80 sono altresì alcune scellerate decisioni da parte di Club che avevano un diritto di scelta precedente al loro, in particolare iDenver Nuggets che si indirizzano sull’ala forte James Ray, successivamente passato alla Storia come “The Big Mistake” (“Il grande errore” …) per il suo scarso rendimento, così che, toccando di scegliere per ottavi, i Dirigenti di Philadelphia non si lasciano sfuggire la promettente guardia …

Ben piazzato fisicamente (191cm. per 81kg.), Toney non impiega molto a convincere Cunningham delle proprie possibilità ed, ancorché mai inserito, per dovere di anzianità rispetto agli altri compagni, nel quintetto iniziale, riesce comunque a ritagliarsi 23,6 minuti a partita, fornendo un contributo di 12,9 punti, 3,6 assist ed 1,9 rimbalzi di media ad una “regular season” che vede i 76ers concludere la stessa con un record di 62-20 pari a quello di Boston, ma con i Celtics ad avere comunque il vantaggio del fattore campo in un eventuale abbinamento nei Playoff.

Circostanza che puntualmente si verifica, data la chiara superiorità delle due franchigie rispetto al resto della “Eastern Conference”, con Boston ad avere ragione dei Chicago Bulls (4-0), mentre Philadelphia, dopo aver superato 2-0 Indiana, deve sudare le classiche “sette camicie” per eliminare (4-3, 99-98 in gara-7 …) i Milwaukee Bucks …

Una serie opaca, quella contro Milwaukee, per la matricola Toney, che però ha modo di riscattarsi nella Finale di Conference contro i Celtics, evidenziando quella che è destinata ad essere una delle sue caratteristiche peculiari, ovvero la freddezza al tiro nei momenti cruciali, tanto da riscuotere la fiducia dei suoi più affermati compagni, i quali gli affidano spesso l’ultima conclusione, pervenendogli la palla da un assist di Cheeks al pari di uno scarico di Erving …

Queste qualità si manifestano in tutta la loro interezza nei primi quattro incontri della serie, con Philadelphia a portarsi sul 3-1 dopo aver espugnato in gara-1 (105-104) il “Boston Garden” e Toney regolarmente in “doppia cifra” con, rispettivamente, 26, 35, 19 e 17 punti a referto …

Ma l’esito della serie fa presto a trasformarsi nel peggior incubo per o Sixers, i quali perdono le successive tre sfide sempre con il minimo scarto – 109-111 gara-5 dopo aver condotto 59-49 all’intervallo lungo, 98-100 gara-6 sprecando un vantaggio di 51-42 al riposo e 90-91 nella decisiva gara-7 dopo aver iniziato l’ultimo quarto in vantaggio 75-71 – anche per il ridotto contributo del 23enne dell’Alabama.

Ed anche se il titolo di “Rookie of the Year” va al pari ruolo Darrell Griffith, seconda scelta al Draft da parte degli Utah Jazz, Toney ha pur sempre dato conferma di poter dire la sua nella compagine di Philadelphia, che già dalla successiva stagione lo vede incrementare le proprie medie, sia in “regular che in post season”, portandole a 16,5 punti, 3,7 assist ed 1,7 rimbalzi in una stagione conclusa con un record di 58-24, nuovamente conclusa alle spalle (63-19) dei soli Celtics …

Celtics contro i quali Toney sembra esaltarsi elevando al massimo la rivalità tra le due franchigie, prova ne sia che su quattro incontri della stagione regolare mette a referto uno “score” superiore alle medie annuali, con il top di 30 punti nel successo per 123-115 allo “Spectrum” e di addirittura 38 nella sia pur sconfitta casalinga per 111-123.

Una caratteristica che Toney evidenzia ancor più allorché torna a ripetersi, a maggio 1982, la sfida per il titolo della “Eastern Conference”, con ancora Boston a godere del vantaggio del fattore campo ed illusosi di aver dato un duro colpo alle ambizioni dei Sixers con l’umiliante scarto di 40 (!!) punti (121-81) loro inflitto in gara-1 al Garden.

Niente di più sbagliato, poiché i 30 punti di Toney (13 su 22 dal campo e 4 su 6 dalla lunetta) in gara-2 consentono a Philadelphia di espugnare il parquet avversario, per poi portarsi nuovamente sul 3-1 dopo i due successi allo “Spectrum” per 99-97 e 119-94, gara in cui il 24enne dell’Alabama fornisce una prestazione superlativa, con un 14 su 21 dal campo ed 11 su 12 ai liberi per un totale di 39 punti …

Mai dare comunque per morti i Celtics – che mentre Philadelphia si aggiudicava le prestazioni di Toney al Draft ’80, prendeva la strada per Boston (terza scelta assoluta …) un “certo” Kevin McHale – i quali si riscattano in gara-5 con un netto 114-85 e, soprattutto, allungano la serie a gara-7 imponendosi allo “Spectrum” per 88-75 in una partita in cui la guardia è l’ombra di sé stesso, con un inguardabile 1 su 11 (!!) al tiro …

L’esito di gara-6 sta a testimoniare come oramai i Sixers non possano prescindere dalle qualità realizzative del loro esterno, e la riprova la si ha due giorni dopo, il 23 maggio 1982, allorché sulle tribune del Garden sfilano diversi tifosi vestiti da fantasmi per ricordare l’esito della precedente stagione …

Incubo che, in una sfida che vede Robert Parish mettere a segno 23 punti, mentre Bird e McHale vanno a referto con 20 a testa, viene scacciato dalla “serata di grazia” di Toney che piazza un 14 su 23 dal campo che, unito al 6 su 8 dalla lunetta, confeziona 34 punti per il 120-106 conclusivo, altresì impreziosito da 6 assist e 3 rimbalzi.

Successo che però – nonostante l’invito dei fans di Boston: “Beat L.A., beat L.A.” allorché si rendono conto dell’eliminazione dei propri beniamini – non è ancora sufficiente per poter avere la meglio su di un’orchestra che suona uno spartito a memoria come i Lakers, che replicano il 4-2 del 1980, nonostante che Toney si dimostri il “Best Scorer” della serie con 26 punti all’attivo, così da concludere le 21 gare dei Playoff con medie di 21,8 punti, 4,9 assist e 2,4 rimbalzi di media a partita, un miglioramento sensazionale.

Le performance contro i Celtics valgono altresì a Toney un “nickname” certamente di pessimo gusto, ovvero “The Boston Strangler” (“Lo strangolatore di Boston”) in quanto evoca l’uccisione di ben 13 donne avvenuta nella Capitale del Massachusetts tra il 1962 ed il ’64 ad opera di un serial killer, ma indubbiamente rende l’idea di cosa abbia rappresentato la guardia dell’Alabama agli occhi degli spettatori del “Boston Garden” …

Ma se la presenza di Toney può essere sufficiente per prevalere su Boston, non altrettanto si può dire nei confronti di Los Angeles, ed ecco allora che, nel successivo mercato estivo, il mosaico è completato da Philadelphia con l’unico tassello mancante, vale a dire l’ingaggio del centro Moses Malone, proveniente dagli Houston Rockets.

E con Toney, al suo terzo anno da Professionista, ad essere oramai inserito in pianta stabile in un quintetto base assieme a Cheeks, Mark Iavaroni, Erving e Malone, con validi rincalzi quali Clint Richardson e Bobby Jones, i Sixers portano a termine una fantastica “regular season” con un record di 65-17 inferiore solo al 68-13 dell’Era Chamberlain, nella quale il contributo della 25enne guardia si assesta su medie di 19,7 punti, 4,5 assist e 2,8 rimbalzi a partita, anche se stavolta non ha bisogno di incrementare le stesse nella “post season” data la devastante presenza di Malone sotto i tabelloni …

Per giungere alla Finale valida per l’assegnazione del titolo non è neanche necessario vedersela con i Celtics, clamorosamente spazzati via (0-4) da Milwaukee al secondo turno, mentre la ottimistica previsione di Malone – il celebre “Four, Four, Four”, ad intendere tre serie da completare in quattro sole partite – per poco non si avvera, concedendo l’onore delle armi solo a Milwaukee, che fa sua gara-4 (100-94) nella Finale di Conference …

La serie finale è logicamente contro i Lakers, dominatori assoluti ad Ovest, ma stavolta Jabbar e “Magic” devono abbassare la cresta di fronte al devastante duo costituito da Moses Malone (25,8 punti e 18,0 rimbalzi di media …) e da un Andrew Toney che, come d’abitudine, dà il meglio di sé stesso sotto pressione, con 25, 19, 21 e 23 punti nell’umiliante 4-0 ai danni di Los Angeles, per una media di 22,0 a partita, impreziosita da ben 5,8 assist (secondo solo a Cheeks con 6,0) e 2,3 rimbalzi, così da consegnare all’oramai 32enne “Doctor J” l’unico titolo della sua carriera.

Titolo che resta il solo anche per Malone e Cheeks, al pari di Toney, il cui determinante contributo alla conquista dell’anello viene in parte “oscurato” dalla popolarità presso i media di Erving e Malone, pur avendo il privilegio di essere per due “All Star Game” consecutivi, nel 1983 ed ’84 …

La “Squadra dei Sogni” non riesce a confermarsi nelle tre successive stagioni, mentre Toney, dopo altri due Tornei all’altezza della sua fama – 20,4 punti (suo “Personal Best” in carriera), 4,8 assist e 2,5 rimbalzi di media nel 1984 e 17,8 punti, 5t,2 assist (altrettanto “Personal Best” in carriera) e 2,5 rimbalzi nel 1985 – e che vedono i Sixers uscire sconfitti (1-4) nella Finale di Conference contro Boston, inizia a soffrire di una serie indefinita di infortuni che gli fanno saltare pressoché interamente la stagione 1986.

A peggiorare le cose, ci si mettono i media che non credono alla gravità dei suoi infortuni, onda cavalcata anche dal Proprietario dei Sixers dell’epoca, Harold Katz, che giunge addirittura ad accusare pubblicamente il suo giocatore di fare uso di droghe, infamia che ferisce profondamente l’oramai 30enne Toney tanto da indurlo, nonostante i test avessero dato esito negativo, ad abbandonare l’attività nel 1988, dopo sole 8 stagioni nell’Olimpo della NBA …

Ma se il trattamento riservato a Toney non è stato certo consono né ai suoi indubbi meriti che alla sua professionalità, a fare ammenda vi hanno pensato i suoi avversari, a cominciare da Charles Barkley, uno mai molto tenero nei giudizi, allorché dichiara come: “In quella squadra (i Sixers 1984-’85 …) erano in grado di fermarmi solo Moses ed Andrew, quest’ultimo grazie ad una potenza fisica fuori dal comune …”, un parere cui fa eco quello di chi se lo è trovato più spesso davanti, ovvero l’ex Celtic Danny Ainge, il quale ricorda che: “Appena arrivato a Boston, tutti mi misero in guardia nei confronti di Toney, un avvertimento di cui presi coscienza una volta venuto a contatto diretto con lui, assolutamente impossibile da marcare, in virtù di una prestanza fisica e competitività che ti incutevano un legittimo timore reverenziale …”.

L’ultima parola la lasciamo ad un coach, e non ad uno qualunque, bensì a Pat Riley, l’uomo dei 4 titoli NBA di Los Angeles negli anni ’80, il quale descrive Andrew Toney con poche, ma significative parole, vale a dire: “il miglior giocatore sotto pressione, assieme a Jerry West, nella Storia della NBA …!!

Ed allora, quando si rievoca la “Grande Stagione” 1983 dei Philadelphia 76ers, assieme ai vari Jervin, Cheeks e Malone, ricordatevi sempre di non dimenticare Andrew Toney, da Birmingham, Alabama …

 

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