FLAMENGO, IL CLUB PIU’ AMATO DEL BRASILE CHE VUOLE TORNARE A GIOIRE

flamengo-campeon-de-la-copa-libertadores-1981_1kxaht6bv50ze1svyqu672xje2
I giocatori festeggiano la Libertadores ’81 – da:copalibertadores.com  

Articolo di Giovanni Manenti

Rio de Janeiro, l’affascinante Metropoli che si estende per oltre un milione di chilometri quadrati ai piedi del Monte Corcovado sulla cui cima campeggia la statua del Cristo Redentore, riporta alla mente l’immagine delle sue sconfinate spiagge di Copacabana ed Ipanema, nonché del celeberrimo “Carnevale di Rio”, una kermesse della durata di quattro giorni che si snoda all’interno del Sambodromo, dove sfilano le migliori scuole di Samba della città …

Musica e danza, dunque, ma per gli appassionati di Calcio Rio è anche sinonimo di Maracanà, lo Stadio inaugurato nel 1950 in occasione della disputa dei Campionati del Mondo, pur se al suo interno si celebrò una della giornate più tragiche (sportivamente parlando …) della Storia della Nazionale brasiliana, ovvero la sconfitta per 1-2 contro l’Uruguay che costò alla Seleçao la conquista del titolo iridato, tanto da passare alla Storia con l’appellativo di “Maracanazo” …

Ma, se si parla di Maracanà, per associazione di idee non si può tacere del Club che più di ogni altro ne ha fatto uso nella Metropoli carioca, ovvero il Flamengo, la Società in assoluto più amata nel Paese con una stima di circa 35milioni di tifosi, parte dei quali compongono l’altrettanto celebre “Torcida rubro-negra” che non manca di far sentire il caloroso incitamento ai propri beniamini.

Flamengo che è altresì una delle “Big Four” del Calcio carioca – le altre sono Botafogo, Fluminense e Vasco da Gama – potendo oltretutto vantare il privilegio di essere stata fondata per prima, ovvero nel 1895, mentre di tre anni più tardi è la costituzione del Vasco, per poi completare il quartetto entro il 1904 con la nascita anche di Fluminense e Botafogo …

L’enorme superfice del Paese (oltre 8,5 milioni di metri quadrati …) e le oggettive difficoltà di comunicazione fanno sì che sino a fine anni ’50 si disputimo solo “Tornei Statali”, i cui più famosi, data l’importanza delle partecipanti, sono ovviamente il “Campionato Carioca”, riservato alle formazioni di Rio, e quello “Paulista”, al quale partecipano le squadre dello Stato di San Paolo, mentre basti pensare che un formato della Serie A brasiliana come si intende in Europa – ovvero con un Girone all’italiana con gare di andata e ritorno – ha luogo solo dal 2003, inizialmente con 24 Società iscritte, poi ridotte alle attuali 20.

In questo intreccio di formati, modifiche e regolamenti in cui il Calcio brasiliano ha vissuto per decenni – una delle cause degli scarsi successi a livello nazionale sino a fine anni ’50 – il Flamengo ha avuto modo di eccellere solo a far tempo dal 1911, allorché anche il Calcio entra a far parte del Club …

Già, perché se è vero che si tratta della Società più antica di Rio, non va dimenticato che la stessa venne fondata non per il “Futebol”, bensì per praticare il Canottaggio, da cui la denominazione tuttora mantenuta di “Clube de Regatas do Flamengo”, divenuta oggi una polisportiva, la cui sezione Calcio venne inserita la vigilia di Natale del 1911 grazie a dei calciatori del Fluminense in disaccordo con la propria Dirigenza, una delle ataviche ragioni per la successiva rivalità tra i due Club, peraltro principalmente limitata ai confronti diretti, con il Derby ad essere universalmente riconosciuto come il “Fla-Flu”, giocando sull’abbreviazione dei rispettivi nomi.

Non ci mette peraltro molto la formazione rossonera a convincere anche quei Soci che erano riluttanti alla creazione di una sezione dedicata al Calcio, sin dalla prima uscita che coincide – pur con tutte le riserve del caso – con la vittoria con il massimo scarto (un 16-2 ai malcapitati avversari dello Sport Club Mangueira, disputatasi il 3 maggio 1912 …), mentre risale al 7 luglio 1912 la prima sfida con la Fluminense, con quest’ultima ad affermarsi per 3-2 …

Difatti, servono solo un paio d’anni di ambientamento per iniziare a riempire la bacheca di Trofei, visto che dopo i secondi posti nel 1912 e nel ’13, il Flamengo fa suo il Campionato carioca nel 1914, per poi concedere il bis l’anno seguente addirittura senza subire sconfitte e, sino a fine del successivo decennio, sono altre quattro – 1920 (concluso anch’esso imbattuto), ’21, ’25 e ’27) – le occasioni in cui si aggiudica il titolo, oltre ad altrettante piazze d’onore.

E, dato che le ere pionieristiche servono soprattutto per vedersi “appiccicare” degli appellativi poi destinati, salvo rare eccezioni, a durare in eterno, ecco che i successi ottenuti dal Flamengo nel 1925 (stagione in cui si aggiudica anche cinque Tornei minori …) e 1927 inducono il popolare “Jornal do Brasil” ad indurre un referendum fra i propri lettori per sapere quale fosse la formazione più apprezzata, ed il prevalere sul Vasco da Gama fa sì che , da allora, il Club rossonero sia conosciuto in patria come “O mas querido do Brasil” (“Il più amato del Brasile”), un’etichetta anche scomoda, ma alla quale ha comunque cercato di fare onore negli anni …

Stagioni successive che vedono il passaggio al Professionismo già nel 1933 ed un secondo “Periodo di Gloria” coincidente con le tragiche vicende del Secondo Conflitto Mondiale, allorché il Flamengo mette in mostra due dei più grandi giocatori brasiliani di ogni epoca, ovvero il difensore Domingos da Guia – prelevato dal Boca Juniors dopo aver indossato la maglia del Vasco – il quale veste i colori rossoneri per 7 stagioni, dal 1937 al 1943, ed il fenomenale attaccante Leonidas da Silva, il “Diamante Nero”, proveniente dal Botafogo e celebre per le sue acrobazie, tra cui la rovesciata.

Vi è da dire che, se a livello di Club detti innesti portano i frutti sperati – con la conquista di quattro Campionati Carioca (1939 e dal 1942 al ’44) oltre ai secondi posti nel 1936-’38 e 1940-’41 – per quel che concerne la Nazionale esiste una sorta di “maledizione” per i giocatori del Flamengo allorché vengono selezionati in veste di punti di forza per i Campionati Mondiali, come testimonia la Rassegna Iridata di Francia 1938 in cui, nonostante Leonidas si laurei Capocannoniere con 7 reti nelle 4 gare disputate, il Brasile deve accontentarsi del terzo posto, sconfitto 1-2 dall’Italia in semifinale.

Un sortilegio a cui non sfugge neppure una delle stelle della Seleçao al ricordato Mondiale ’50, vale a dire il centrocampista offensivo Zizinho (al Flamengo dal 1939 al 1950 con 172 presenze ed 88 reti …), nonché il terzino Juvenal ed il difensore centrale Bigode, i quali hanno la sfortuna di indossare la divisa rossonera (dal 1949 al ’51 il primo, dal 1950 al ’52 il secondo …) proprio nel periodo della Rassegna Iridata …

Scaramanzie a parte – e, del resto, le cose non vanno meglio quattro anni dopo in Svizzera allorché i tre giocatori del Flamengo disputano tra tutti un solo incontro – gli anni ’50 si aprono positivamente con tre affermazioni consecutive (dal 1953 al ’55) nel Campionato Carioca, periodo in cui si mettono in luce giocatori del calibro di Dida (93 reti in 147 presenze tra il 1954 ed il ’63), Evaristo (futura stella del Barcellona, in rossonero dal 1953 al ’57) e Gerson, per un quadriennio, dal 1959 al ’63, idolo della Torcida per poi confermarsi con Botafogo e San Paolo, prima di vivere un periodo di appannamento allorché l’ago della bilancia in Brasile si sposta decisamente verso il Campionato Paulista, grazie all’emergere dell’infinito talento della “perla nera” Pelè che con il suo Santos domina i primi anni ’60, conquistando cinque titoli consecutivi della “Taça Brasil”, che dal 1959 assume la veste semi ufficiale di Campionato brasiliano.

Con l’introduzione del nuovo Torneo, i Campionati Statali perdono logicamente gran parte del loro interesse, considerata altresì la nascita, a far tempo dal 1960, della “Copa Libertadores” – l’equivalente della Coppa dei Campioni europea – che consegna anche ai Club sudamericani una dimensione internazionale, ed al Flamengo negli anni ’60 non restano che le briciole di altri due titoli carioca nel 1963 e ’65, mentre nel 1964 giunge in Finale nella “Taça Brasil” solo per essere nettamente sconfitto (1-4 e 0-0) nella doppia Finale da parte dell’invincibile Santos di quegli anni …

Nel frattempo si era, per una volta, sconfitta la “maledizione mondiale”, visto che tra i titolari della formazione che vede per la prima volta conquistare l’ambita Coppa Rimet in Svezia nel 1958 vi è l’ala sinistra Mario Zagallo, in forza al Club dal 1951 al ’58 (99 presenze ed 11 reti), mentre gli attaccanti Joel e Dida devono fare i conti con gli emergenti Garrincha e Vavà che li scalzano dai rispettivi ruoli di ala destra e centravanti.

Con il massimo Torneo Nazionale ad aver assunto dal 1971 l’attuale denominazione di “Campeonato Brasileiro Serie A” (comunemente altresì conosciuto come “Brasileirao” …), per le formazioni di Rio prosegue il periodo di “vacche magre”, laddove si consideri che, dal citato 1959 al 1979, in sole tre occasioni il titolo se lo aggiudica un Club carioca, equamente ripartito tra Botafogo (1968), Fluminense (1970) e Vasco da Gama che si impone nel 1974, a fronte di ben 14 successi delle squadre pauliste, oltre a tre vittorie (nel 1975, ’76 e ’79) dell’Internacional di Porto Alegre, grazie al fondamentale contributo di stelle quali il fortissimo difensore cileno Elias Figueroa (eletto “Miglior Calciatore sudamericano” per tre stagioni consecutive dal 1974-’76), nonché di una futura conoscenza del Calcio italiano quale Paulo Roberto Falcao e di Paulo Cesar Carpegiani, con quest’ultimo ad approdare al Flamengo nel 1977 …

Ma se gli anni ’70 sono stati avari di soddisfazioni ai massimi livelli nazionali – nonché come partecipazioni ai Mondiali, con nessun titolare nelle edizioni di Cile ’62 ed Inghilterra ’66 ed il solo Brito a far parte del Brasile vincitore a Messico ’70, ancorché abbia giocato in rossonero solo in quell’anno, per poi avere il solo Paulo Cezar convocato a Germania ‘74 – e mentre a livello statale si contano quattro successi (1972, ’74, ’78 e ’79), qualcosa di importante sta nascendo a livello di settore giovanile, prendendo forma quella che viene definita come la “Geraçao de Ouro” (“Generazione d’Oro”) destinata a condurre il Flamengo sul tetto del Mondo.

Un serbatoio da cui escono, in rapida successione, Campioni e futuri nazionali che rispondono al nome di Leo Junior (al Flamengo dal 1974 al 1984 e dal 1989 al ’93 dopo la parentesi italiana), Adilio (dal 1976 al 1987), Tita (dal 1977 al 1985, per poi vivere anche lui una stagione nella nostra Serie A), Leandro (dal 1978 al 90), Andrade (dal 1979 al 1987 prima di vivere una fugace e deludente apparizione alla Roma) e Mozer, che ne indossa la maglia dal 1980 al 1987, oltre ovviamente a lui …

Quel “lui” che non può essere altri che Artur Antunes Coimbra, universalmente conosciuto come Zico oltre che con l’appellativo di “Galinho” (“galletto”), il quale, con buona pace di Domingos e Leonidas, è a giusta ragione l’indiscusso simbolo del Club rubro-negro in forza non solo delle 370 reti messe a segno nelle 534 gare disputate, ma anche per l’immagine positiva che ha trasmesso del Flamengo in tutto il pianeta.

Peraltro l’unico giocatore della Società rossonera ad essere tra i ventidue selezionati per i Mondiali di Argentina ’78, Zico ed il Flamengo si impongono all’attenzione generale nel “quadriennio d’oro” che va dal 1980 al 1983, durante il quale, a livello statale, portano a casa solo il titolo nel 1981, avendo ben altri e più importanti obiettivi da centrare …

Rimasto, difatti, come il solo (tra le quattro grandi di Rio de Janeiro…) a non aver ancora vinto il Campionato brasiliano, il Flamengo colma detta lacuna affermandosi nel 1980, ’82 ed ’83, stagioni che vedono altresì Zico laurearsi Capocannoniere nel 1980 e nel 1982 in entrambi i casi con 21 reti, mentre nel 1983 ne mette a segno 17, per poi vivere il proprio “Anno di Gloria” nel 1981 …

Poiché, come riferito, dall’introduzione della “Copa Libertadores” il Flamengo non aveva mai avuto occasione di prendervi parte per gli scarsi risultati nel principale Torneo nazionale, ecco che, dopo l’affermazione nel “Brasileirao” ’80, ha finalmente l’opportunità di esordirvi, e lo fa nel modo migliore possibile …

Con una formazione che, oltre ai giocatori citati in precedenza, può altresì contare sull’estremo difensore Raul (acquistato nel 1978 dal Cruzeiro) e sull’attaccante Nunes, prelevato nel 1980 dal messicani del Monterrey dopo aver militato nella Fluminense, il Flamengo – la cui guida è stata affidata a Paulo Cesar Carpegiani ad attività agonistica appena conclusa – giunge imbattuto alla Finale contro gli altrettanto esordienti cileni del Cobreloa, ed ad ergersi quale indiscusso protagonista non può che essere il “Galinho” …

Dapprima Zico realizza nello spazio di mezzora le reti che consentono di superare 2-1 i cileni in un Maracanà riempito da quasi 94mila spettatori, per poi cedere solo nel Finale per 0-1 nel ritorno a Santiago, così da rendersi necessaria la disputa di uno spareggio che ha luogo in campo neutro il 23 novembre 1981 allo “Estadio Centenario” di Montevideo …

Ed è ancora Zico con una doppietta al 18’ ed a 11’dal termine a chiudere i conti per il 2-0 che laurea il Flamengo Campione sudamericano ed il fuoriclasse carioca Capocannoniere del Torneo con 11 reti in 13 incontri disputati, per poi fornire un altro spaccato della propria classe sopraffina venti giorno dopo, allorché i rossoneri sono chiamati ad affrontare i Campioni d’Europa del Liverpool nella sfida che ha luogo a Tokyo con in palio la Coppa Intercontinentale …

Trasformatosi stavolta nelle vesti di suggeritore, Zico sforma assist per i propri compagni, mandando per due volte in goal Nunes al 14’ ed al 41’, reti intervallate dall’acuto di Adilio poco dopo la mezzora a ribattere in rete una corta respinta di Grobbelaar su punizione calciata dallo stesso “Galinho, per un 3-0 interamente maturato nella prima frazione di gioco, nel mentre le giocate del fuoriclasse carioca fanno sì che venga premiato a fine partita come “Man of the Match”.

Questa volta è impossibile per il Commissario Tecnico Telé Santana non fare affidamento sui giocatori del Flamengo in vista dei Mondali di Spagna ’82, e difatti Leandro, Junior e Zico sono colonne portanti di una delle migliori formazioni nella Storia della Seleçao, ma come 44 anni prima in Francia nel 1938, è ancora l’Italia a spengerne i sogni di gloria con il famoso 3-2 allo “Estadio Sarrià” di Barcellona.

La “Squadra dei Sogni” è destinata a sfaldarsi a seguito del richiamo delle sirene (e dei ricchi contratti …) proveniente dal Vecchio Continente ed al quale neppure Zico è insensibile, sbarcando per un biennio in Italia acquistato dall’Udinese per poi far ritorno al vecchio amore giusto in tempo per vincere il suo ultimo Torneo Statale nel 1986, stagione in cui fa parte della rosa del Flamengo anche il “Dottore” Socrates, anch’egli reduce dall’esperienza nel Bel Paese nelle file della Fiorentina …

Purtroppo, un brutto infortunio ad un ginocchio causato da un duro contrasto con il difensore del Bangu Marcio Nunes, limita Zico al Mondiale di Argentina ’86, così da non poter coronare il sogno di conquistare il titolo iridato, per poi trasferirsi in Giappone per l’ultimo scampolo di carriera nel 1989 …

Non prima, però, di aver fatto da “chioccia” ad una nuova nidiata di talenti quali Jorginho, Edinho, Leonardo, Renato Gaucho, Bebeto e Zinho, con cui il Flamengo si aggiudica la “Copa Uniao” 1987 superando nella doppia Finale (1-1 ed 1-0, con Bebeto a segno in entrambi i casi …) l’Internacional, Torneo che avrebbe dovuto sostituire il Brasileirao per una temporanea scissione – ed al quale partecipano le migliori formazioni brasiliane – mentre lo Sport Recife si impone nel Campionato organizzato dalla CBF (Confederaçao Brasileira de Futebol), che inizialmente assegna il titolo ad entrambi i Club, ordinanza successivamente annullata dalla sentenza di una Corte Federale.

La diaspora dei riferiti campioni ad inizio anni ’90 è in parte compensata dal ritorno dall’Italia di Junior, che a 35 anni è ancora in grado di fornire un valido contributo alla conquista della “Copa do Brasil” 1990 (1-0 e 0-0 in Finale al Goias), Torneo che il Flamengo si aggiudica in seguito anche in tempi più recenti nel 2006 (2-0 ed 1-0 al Vasco da Gama) e nel 2013 (1-1 e 2-0 all’Atletico Paranaense), e, soprattutto, al Brasileirao 1992, dove i rossoneri sconfiggono in Finale i rivali del Botafogo, con il 38enne Junior ad incaricarsi di aprire le marcature sia nel 3-0 della gara di andata che nel 2-2 del ritorno – gare peraltro entrambe disputate in un Maracanà riempito da oltre 100mila spettatori – con i “Fogao” a salvare l’onore nei minuti finali allorché il punteggio complessivo era oramai sul 5-0 per i Rubro-negro …

Il successivo decennio vede il Flamengo – al pari di molte altre Società del Paese – alle prese con la crisi economica e costretto ad allestire rose composte da giovani promesse o da calciatori affermati che fanno la spola tra l’Europa ed il Sudamerica, tra cui resta famoso il trio di attacco del biennio 1995-’96 costituito dal giovane Savio (prodotto del vivaio e destinato ad affermarsi nel Real Madrid) e dai veterani Edmundo e Romario, con quest’ultimo reduce dall’esperienza con PSV Eindhoven e Barcellona, grazie al quale si afferma nel campionato Carioca 1996.

Oramai non vi è più la possibilità di formare una squadra che possa durare nel tempo – prova ne sia che nella Seleçao Campione del Mondo ad Usa ’94 quasi tutti gli undici titolari giocano all’estero – e le difficoltà finanziarie portano anche a rimpasti societari, con il Presidente Kléber Leite, in carica dal 1995, avvicendato nel 1999 da Edmundo dos Santos Silva, il cui inizio alla guida del Club consente di mettere in fila un tris di Campionati Statali (1999-’01), ma soprattutto di vedere il Flamengo tornare a trionfare a livello internazionale …

A 18 anni di distanza dal trionfo in Copa Libertadores nel 1981, i rossoneri si aggiudicano la “Copa Mercosur – così chiamata per distinguerla dalla “Copa Merconorte” in quanto quest’ultima destinata alle squadre rappresentanti delle Nazioni della parte Nord del Sudamerica (Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia e Venezuela) rispetto ad Argentina, Brasile, Cile, Paraguay ed Uruguay dell’altra, ancorché poi confluite nel 2002 in un’unica “Copa Sudamericana – una sorta di “Europa League” d’oltreoceano, superando in due emozionanti Finali il Palmeiras, grazie al 4-3 (doppietta di Caio, l’oggetto misterioso di Inter e Napoli ..) dell’andata a Rio ed al 3-3 al ritorno al San Paolo, dopo che a 20’ dal termine i “Verdao” conducevano per 3-1.

Ma quello che poteva sembrare un vento di riscossa, si trasforma viceversa in una tempesta per il tracollo finanziario della Società ISL, che aveva sottoscritto un importante accordo di Sponsor con la Società, determinando la decadenza di Edmundo dos Santos Silva dalla guida del Club e, per i tifosi, un quinquennio di sofferenze, con il Flamengo a rischiare la retrocessione in Serie B nel 2001, ’02, ’04 e soprattutto nel 2005, una delle peggiori stagioni nella Storia della gloriosa Società rossonera, a lungo in zona retrocessione e salvata solo dall’arrivo in panchina del tecnico Joel Santana, che inanella una serie di 9 risultati utili consecutivi, così da salvare una tale umiliazione …

Pur in tale precarietà, il Flamengo era comunque riuscito a giungere in Finale della “Copa do Brasil” nel 2003 e ’04, rispettivamente sconfitto da Cruzeiro (1-1 ed 1-3) e dal Santo André (2-2 e 0-2) – stagioni in cui brillano il portiere Julio Cesar (futura stella in Italia dell’Inter) ed il difensore Athirson – Torneo che, come già anticipato, fa suo nel 2006, prima di completare, per la quinta volta nella Storia, un tris di successi consecutivi (2007-’09) nel Campionato carioca, circostanza che lo porta a superare la Fluminense (31 a 30 all’epoca …) come numero di titoli vinti, un divario ad oggi incrementato con 35 a 31.

In questo “Up and Down” di prestazioni, il Flamengo si risolleva dal ricordato “quadriennio buio” e conclude i successivi quattro Tornei di Serie A undicesimo nel 2006 (ma qualificato per la Copa Libertadores in forza della citata vittoria nella Copa do Brasil), terzo nel 2007 e quinto nel 2008, prima di compiere l’impresa di tornare a vincere il titolo nazionale nel 2009, a 17 anni di distanza dall’ultimo trionfo, grazie ad un incredibile Girone di Ritorno dopo aver chiuso l’andata in decima posizione, potendo festeggiare all’ultima giornata con il 2-1 in rimonta sul Gremio in un Maracanà gremito da quasi 85mila spettatori, e con il determinante contributo di un Adriano che, sia pur appena 27enne, disputa la sua ultima stagione ad alto livello con 19 centri nelle 30 occasioni in cui scende in campo, tanto da laurearsi Capocannoniere a pari merito con Diego Tardelli dell’Atletico Mineiro …

Quello del 2009 si rivela però un illusorio “fuoco di paglia”, con il Flamengo incapace di confermarsi negli anni a seguire – fatto salvo un quarto posto nel 2011 – e rischiando un’altra retrocessione del 2013, sia pur nella stagione che lo vede conquistare la sua terza “Copa do Brasil”, così come in campo internazionale, dopo essere stato sconfitto ai rigori dal San Lorenzo nella Finale della “Copa Mercosur” 2001, solo nel 2010 raggiunge i Quarti della Copa Libertadores, sconfitto (2-3 e 2-1) dall’Universidad de Chile per la norma del valore doppio delle reti segnate in trasferta.

Un torpore dal quale il Flamengo si risveglia nell’ultimo quadriennio, che lo vede terzo nel Brasileirao 2016, sesto l’anno seguente e secondo la scorsa stagione, sia ad 8 punti (80 a 72) di distacco dai Campioni del Palmeiras, mentre fuori dai confini nazionali raggiunge la Finale della “Copa Sudamericana” 2017, sconfitto (1-2 ad Avellaneda, 1-1 al Maracanà) dagli argentini dell’Independiente, per poi essere eliminato dai connazionali del Cruzeiro agli Ottavi nell’edizione 2018 della Libertadores …

Ma per la “Charanga Rubro-Negra” (la celebre torcida rossonera) i tempi grami sembra stiano per finire, visto che mentre scriviamo il Flamengo si sta preparando a scendere in campo – per la prima nella storia della Manifestazione in gara unica in campo neutro, dopo gli scontri tra le opposte tifoserie nella sfida tra River Plate e Boca Juniors della scorsa stagione – allo “Estadio Monumental” di Lima per affrontare i detentori del Trofeo del River Plate (già con quattro Trofei in bacheca …) nella Finale della “Copa Libertadores” 2019 dopo aver già praticamente messo al sicuro il ritorno al successo nel Brasileirao, con 13 punti di vantaggio sul Palmeiras a sole 5 giornate dal termine.

E’, quella di quest’anno, una formazione affidata al tecnico portoghese Jorge Jesus – vincitore di tre titoli e di una Coppa nazionale con il Benfica Lisbona – e che ha nell’attacco il suo punto di forza, già 73 volte a segno in Campionato e con i suoi due cannonieri principe (Gabriel Barbosa e Bruno Henrique) in vetta alla graduatoria dei Marcatori, con 22 e 18 centri rispettivamente, avendo altresì messo a segno 7 e 5 reti nella competizione continentale …

Mai, nella Storia del Club, si è verificata l’accoppiata Brasileirao/Copa Libertadores, circostanza che renderebbe a Jorge Jesus una “Gloria Immortale”, ed oramai manca solo l’ultimo scalino, anche se il più difficile …

E, diciamolo sottovoce, ma la gara di spareggio contro i cileni del Cobreloa che vide, per la prima (e sinora unica …) volta, trionfare il Flamengo nel 1981, si era disputata proprio il 23 novembre …

Ogni tipo di scongiuro è accettato …

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...