I FAVOLOSI ANNI ’30 DEL BOLOGNA “CHE TREMARE IL MONDO FA”

untitled
Una formazione del Bologna Campione d’Italia nel 1939 – da:wikipedia.org

Articolo di Giovanni Manenti

E’ vero, si fa fatica a credere, a meno che non si abbiano i capelli bianchi, che in Italia sia esistito un Bologna capace di dominare la scena non solo a livello nazionale, ma anche fuori dai confini, tanto da meritarsi, dai propri tifosi, l’appellativo di “Squadrone che tremare il Mondo fa …!!” …

Ed, invece, proprio in questo periodo in cui ricorrono i 110 anni dalla Fondazione del prestigioso Club rossoblù, avvenuta ad inizio ottobre 1909, è doveroso ripercorrerne a ritroso i gloriosi fasti degli anni ’30, dopo essersi già imposto all’attenzione nel corso del precedente decennio.

Occorre tornare indietro di quasi un secolo, ovvero al 1920, allorché la Dirigenza felsinea comprende che, al pari delle altre migliori formazione del panorama calcistico nazionale, occorre uscire dalla fase pionieristica per affidarsi ad un tecnico professionista, la cui scelta cade, come logico all’epoca, su di un allenatore straniero, nella fattispecie l’austriaco Hermann Felsner, grazie al quale il Bologna compie il primo, importante salto di qualità.

E’ difatti sotto la sua guida che i rossoblù ingaggiano una feroce rivalità coi pari colori genoani, sfociata in due drammatiche Finali della Lega Nord – al tempo, date le difficoltà dei collegamenti, il Campionato era diviso in due Leghe, settentrionale e meridionale, le cui vincenti si incontravano per contendersi lo Scudetto – nel 1924 e ’25, in cui non mancano risse, invasioni di campo, reclami e contro reclami, nonché addirittura colpi di pistola, che danno ragione nel primo caso ai liguri e nel secondo agli emiliani, che poi non hanno difficoltà ad avere la meglio sulla finalista espressa dalla Lega Sud …

Ed è così che, nel 1925, il Bologna di Felsner, che schiera in attacco il fuoriclasse Angiolino Schiavio, si laurea per la prima volta Campione d’Italia, dopo aver dovuto disputare ben 5 partite per superare il Genoa e quindi disporre agevolmente dell’Alba Roma nella Finale per il titolo, sconfitta sia in Emilia (4-0, doppietta di Della Valle ed acuti di Schiavio e Perin) che nella Capitale, con un 2-0 che porta la firma ancora di Della Valle e Rubini.

Troppo netto, all’epoca, il divario tra le Società del Nord Italia rispetto alle altre – prova ne sia che occorre attendere il 1942, dodici anni dopo l’introduzione della Serie A a Girone unico, affinché la Roma sia la prima a strappare lo Scudetto al monopolio piemontese, lombardo, ligure ed emiliano che lo aveva sino ad allora contraddistinto – tanto che la Finale della Lega Nord poteva, a tutti gli effetti, considerarsi la vera sfida per il titolo, come accade l’anno seguente, in cui il Bologna (dominatore del Girone A con 17 vittorie, 4 pareggi ed una sola sconfitta) affronta la Juventus, venendo sconfitto nel match di spareggio disputato in campo neutro a Milano, con rete decisiva di Vojak a poco più di un quarto d’ora dal termine, dopo che Schiavio aveva neutralizzato l’iniziale vantaggio bianconero con Pastore.

Con il miglioramento dei trasporti, la Finale viene abolita, sostituita da un Girone Finale, antesignano dell’oramai prossima istituzione del Girone Unico, il cui esordio nel 1927 è caratterizzato dal primo caso di illecito del nostro Calcio, riguardante il terzino della Juventus Luigi Allemandi, che sarebbe stato “comprato” dal Torino per favorire la vittoria dei granata nel derby del 5 giugno 1927, poi effettivamente concluso per 2-1 a loro favore, anche se il futuro Campione del Mondo nel ’34 era risultato tra i migliori in campo …

Poiché il Girone finale si era concluso con il successo del Torino con 14 punti ed il Bologna secondo a quota 12, in casa rossoblù ci si attende l’assegnazione del titolo, ma il Presidente della FIGC Leandro Arpinati – tra l’altro esponente di spicco del Regima fascista, nonché Podestà di Bologna ed acceso tifoso rossoblù, grazie al cui intervento viene inaugurato nel 1927 l’avveniristico, per l’epoca, “Stadio del Littoriale”, oggi intitolato al compianto Presidente Renato Dall’Ara – opta per la salomonica decisione di revocare lo Scudetto ai granata, ma senza riconoscerlo ad alcuna altra Società.

Poco male, tutto sommato, perché i rossoblù hanno l’occasione di prendersi la più dolce delle rivincite nell’ultima edizione del Torneo prima dell’introduzione del Girone unico, allorché, con oramai 32 squadre iscritte e suddivise in due raggruppamenti da 16 formazioni ciascuno – le cui prime nove classificate sono ammesse al primo Campionato di Serie A – a contendersi il titolo sono le vincitrici degli stessi, ovvero appunto il Torino, che si era laureato Campione d’Italia nel 1928, ed il Bologna …

E’ una formazione, quella guidata da Felsner, che annovera fra le sue file giocatori importanti quale il portiere Mario Gianni (per 12 anni in forza al Club), il terzino Eraldo Monzeglio (Campione del Mondo nel 1934 e ’38), il mediano ed altrettanto nazionale Alfredo Pitto, i fratelli Antonio e Federico Busini, nonché i già ricordati Schiavio e Della Valle …

E sono proprio questi ultimi a mettere la loro firma nel successo per 3-1 nella gara di andata, con Della Valle ad aprire lo score, con successiva doppietta di Schiavio e la rete granata realizzata in chiusura da Libonatti, il quale sigla, al 20’ dell’incontro di ritorno, l’unica rete che manda le squadre allo spareggio, che il Bologna si aggiudica per 1-0 il 7 luglio 1929 sul neutro di Roma grazie ad uno spunto vincente dell’ala sinistra Muzzioli (anch’egli per un decennio fedelissimo rossoblù …) ad 8’ dal fischio finale.

Ecco quindi che il Bologna si presenta ai nastri di partenza del primo Campionato di Serie A a Girone unico nella veste di detentore del titolo, ma ad inaugurare i successi con la nuova formula è l’Ambrosiana-Inter del “Balilla” Meazza e del primo grande tecnico europeo, vale a dire l’ungherese Arpad Weisz, cui solo una tragica fine impedisce di cogliere i trionfi che avrebbe meritato.

L’ingresso negli anni ’30 determinata una duplicità di aspetti per il nostro Calcio, ovvero da un lato l’egemonia della Juventus del Presidente Edoardo Agnelli che, guidata in panchina da Carlo Carcano e potendo contare su Campioni di livello assoluto quali il celebre trio difensivo Combi-Rosetta-Caligaris, oltre agli oriundi Cesarini ed Orsi, ed agli azzurri Munerati, Ferrari e Borel, si aggiudica cinque Scudetti consecutivi dal 1931 al ’35 (impresa peraltro già oggetto di nostra specifica trattazione …).

Ma, dall’altro, vede la nascita di una Manifestazione internazionale denominata “Coppa dell’Europa Centrale”, abbreviata in Mitropa Cup dalla contrazione del tedesco “Mittel Europa, inaugurata nel 1927 con la partecipazioni di formazioni austriache, cecoslovacche, jugoslave ed ungheresi e che, dall’edizione 1929, vede l’Italia prendere il posto della Jugoslavia, con due rappresentanti per Nazione …

La formula è quanto mai semplice, svolgendosi la stessa nel periodo estivo a rispettivi Campionati nazionali conclusi – evidente che all’epoca i calciatori non avessero diritto alle canoniche ferie – con accoppiamenti per sorteggio e gare di andata e ritorno, come una Coppa europea qualunque che partisse dai Quarti di Finale.

Nonostante il Bologna avesse vinto lo Scudetto 1929, lo svolgimento delle Finali, con tanto di spareggio, tra il 23 giugno ed il 7 luglio, fece sì che le prime due squadre italiane a prendervi parte fossero la Juventus ed il Genoa, venendo peraltro entrambe eliminate al primo turno e, nelle due edizioni successive, i migliori risultati sono ottenuti dall’Ambrosiana e dalla Roma, entrambe semifinaliste nel 1930 e ’31 rispettivamente.

Il Bologna, che era giunto sesto nel 1930 e terzo l’anno seguente, ha l’occasione di cimentarsi all’estero grazie al secondo posto alle spalle della Juventus nel Campionato 1932, così da esordire in tale competizione il 10 giugno 1932 al “Littoriale”, avversari i cechi dello Sparta Praga, sotto la guida dell’ungherese Jozsef Nagy che aveva preso il posto del connazionale Gyula Lelovics, il quale a sua volta aveva rilevato Felsner sulla panchina rossoblù a metà della stagione 1930-’31 …

Di fronte a 22mila spettatori, i rossoblù – che nel frattempo si sono adeguati all’atteggiamento delle altre “Grandi” attingendo anch’essi al mercato sudamericano ingaggiando le mezze ali uruguaiane Francisco Fedullo e Raffaele Sansone – offrono una prestazione maiuscola, seppellendo gli avversari per 5-0, con le marcature aperte dalla 24enne ala sinistra Carlo Reguzzoni, destinato anch’egli a scrivere pagine importanti nella Storia del Club …

Limitati i danni al ritorno, pur soccombendo per 0-3 alla voglia di riscatto di uno Sparta trascinato dalla stella Oldrich Nejedly (uno, per intendersi, da 161 reti in 187 gare di Campionato e da 29 centri in 44 apparizioni con la maglia della sua Nazionale …), il Bologna è ora atteso in semifinale dalla sfida contro gli austriaci del First Vienna, mentre anche la Juventus, autorevole nell’eliminare (4-0 e 3-3 gli ungheresi del Ferencvaros, con poker di Cesarini e doppietta di Orsi …), è attesa da un compito non facile, opposta ai cechi dello Slavia Praga, a difesa della cui parte si schiera il leggendario Frantisek Planicka ed in attacco possono contare sull’abilità di Frantisek Svoboda …

I rossoblù svolgono alla perfezione il compito loro assegnato, avendo ragione per 2-0 degli austriaci nella gara di andata sul terreno amico, decisa nella ripresa dalle reti di Bruno Maini allo scoccare dell’ora di gioco e dal raddoppio di Sansone ad 1’ dal termine, per poi resistere al tentativo di rimonta viennese nonostante due calci di rigore contro nel primo quarto d’ora, con Blum a fallire il primo e Schonwetter a realizzare il secondo …

Il problema, non dipendente dalla propria volontà chiaramente, è che il Bologna è in attesa di conoscere il giudizio che il Comitato organizzatore e chiamato a dare sull’andamento dell’altra semifinale il cui incontro di ritorno a Torino – dopo che all’andata lo Slavia si era imposto con un netto 4-0 – è caratterizzato da incidenti …

Avviene, difatti, che, con la Juventus sulla strada di una clamorosa rimonta (rete di Cesarini al 15’ e raddoppio di Orsi su rigore al 41’), il pubblico presente sulle tribune dello “Stadio Comunale” non gradisca l’atteggiamento ostruzionistico e le perdite di tempo dei giocatori avversari, così da iniziare a lanciare pietre sul terreno di gioco, ed una di queste colpisce al capo proprio Planicka procurandogli una profonda ferita…

Lo Slavia per protesta abbandona il campo, rifiutandosi di farvi rientro, per poi restare a lungo bloccato negli spogliatori, protetto da un cordone di 1500 poliziotti contro le invettive dei tifosi bianconeri, e la decisione assunta a metà agosto a Klagenfurt è quella di ritenere entrambe le Società colpevoli dell’accaduto, estromettendole dal Torneo, così che il Bologna può festeggiare la conquista del Trofeo senza colpo ferire, anche se, ad onor del vero, il Club felsineo, con grande sportività, propone di rimetterlo in palio con un mini torneo a tre con le due formazioni squalificate, iniziativa quanto mai lodevole, ma che viene respinta dal Comitato Organizzatore.

Purtroppo, ai tempi, il vincitore della Manifestazione non è ammesso di diritto alla successiva, così che il Bologna, che conclude al terzo e quarto posto i Campionati 1933 e ’34, ha l’opportunità di prendere parte a quest’ultima edizione solo in virtù dell’allargamento delle partecipanti da due a quattro squadre per Nazione, con l’Italia che, l’anno precedente, aveva visto l’Ambrosiana-Inter giungere alla Finale, sconfitta (2-1 all’Arena Civica ed 1-3 al Prater) dall’Austria Vienna del fuoriclasse Matthias Sindelar, autore di tutte e tre le reti dell’incontro di ritorno.

Edizione 1934 che si svolge ad avvenuta conclusione dei Campionati Mondiali vinti dagli Azzurri di Vittorio Pozzo, il cui svolgimento conferma il valore della Mitropa, dato che tre delle quattro semifinaliste altro non sono che Italia, Austria e Cecoslovacchia (oltre alla Germania), con l’Ungheria a non avervi potuto accedere solo perché abbinata nei Quarti all’Austria, venendo sconfitta per 1-2 …

Una vera e propria Coppa dei Campioni ante litteram, dato l’orgoglioso isolamento dei “Maestri inglesi”, e le formazioni italiane pertanto sono chiamate a confermare, a livello di Club, la superiorità espressa con la propria Nazionale, dovendosi logicamente scontrare, al contrario, con il desiderio di riscatto di austriaci, cechi ed ungheresi …

Un Torneo che vede la rappresentanza italiana ridursi a sole due compagini già al primo turno, con l’Ambrosiana eliminata dai cechi del Kladno ed il primo Napoli di spessore – con Vojak, Attila Sallustro e Pietro Ferraris in attacco ed il “mago” inglese William Garbutt in panchina – ad abbandonare la scena, travolto 5-0 dall’Admira Vienna nel match di spareggio dopo due sfide finite in parità …

Proseguono invece il loro cammino la Juventus (4-2 ed 1-0 sui cechi del Teplicky) ed il Bologna, sulla cui panchina siede un altro ungherese, Lajos Nemes Kovacs, che si sbarazza dei magiari del Debreceni grazie al 2-0 casalingo (di Reguzzoni e Schiavio le marcature), difeso al ritorno per merito ancora di Reguzzoni, la cui rete rende vano il tentativo di rimonta avversario …

Con ancora, pertanto, rossoblù e bianconeri ad avanzare nella Manifestazione come due anni orsono, le formazioni italiane, infarcite di nazionali, ribadiscono la crescita del nostro Calcio, con la Juventus autorevole a Budapest dove si impone per 3-1 sull’Ujpest, per poi controllare il ritorno, chiuso sull’1-1, mentre il Bologna sfrutta come meglio non potrebbe il fattore campo rifilando un clamoroso 6-1 al Rapid Vienna di Josef Bican e Franz “Bimbo” Binder, in cui si esaltano Schiavio e Reguzzoni con una doppietta a testa, per poi limitare i danni al ritorno a Vienna, ancora grazie al centro di Reguzzoni in chiusura di primo tempo che rende vana la quaterna di uno scatenato Binder per il 4-1 conclusivo …

Semifinali che si aprono con la trasferta dei rossoblù a Budapest per affrontare il temibile Ferencvaros di Gyorgy Sarosi, portando a casa un quanto mai prezioso pareggio maturato nel primo quarto d’ora di gioco, con Maini a replicare al vantaggio iniziale di Toldi e con il rammarico di un calcio di rigore che Schiavio si fa neutralizzare da Hada, ma i conti vengono saldati al ritorno, allorché dopo il “botta e risposta” iniziale tra Perazzolo e Sarosi, l’attacco emiliano di scatena con un poker a cui mettono la loro firma Maini, Reguzzoni e Schiavio con una doppietta per il 5-1 conclusivo che schiude le porte della Finale, che solo per poco non si risolve un sfida tutta italiana, visto che dopo la sconfitta per 1-3 patita dalla Juventus a Vienna contro l’Admira, al ritorno i bianconeri si portano sul 2-0 prima che tocchi a Vogl mettere a segno la rete che li estromette dal Torneo …

Finale vera, dunque stavolta, con la gara di andata in programma al “Prater” di Vienna il 5 settembre 1934 che vede un Bologna autoritario concludere il primo tempo in vantaggio per 2-0 grazie ai centri di Spivach e dell’immancabile Reguzzoni, salvo farsi rimontare nella ripresa per una sconfitta (2-3) di misura ampiamente rimediabile al ritorno, che va in scena quattro giorni dopo in un “Littoriale” gremito da 25mila spettatori …

E quello che mettono in atto i rossoblù è uno spettacolo da stropicciarsi gli occhi dalla meraviglia, incuranti anche della rete di Vogl su rigore al 32’ che riequilibra le sorti dell’incontro dopo l’iniziale vantaggio di Maini, basti pensare che nei restanti minuti prima dell’intervallo il portiere austriaco Platzer deve raccogliere ben tre palloni alle proprie spalle (doppietta di Reguzzoni ed acuto di Fedullo …), con ancora la straripante ala sinistra a calare il tris personale a 2’ dal termine, mettendo così il sigillo al 5-1 conclusivo che non ammette repliche circa la legittimità del Bologna di tornare nuovamente ai vertici del Calcio europeo, ancorché limitato ad una sola zona del Continente, con in più la soddisfazione di vedere Reguzzoni Capocannoniere del Torneo con 10 reti messe a segno nelle 8 gare disputate.

Regina d’Europa – Manifestazione a cui partecipa anche nel 1936 e ’37 con la sfortuna di essere abbinata in entrambi i casi all’Austria Vienna di “cartavelina” Sindelar, venendo così eliminato al primo turno – il Bologna non è però ancora riuscito a primeggiare in Campionato, stretto nel giogo del dominio bianconero, ma la svolta giunge nel corso della stagione 1934-’35, allorché dopo 14 giornate, coi rossoblù noni con 13 punti e ben 10 di distacco dalla capolista Fiorentina, il tecnico Kovacs viene esonerato dal neo Presidente Renato Dall’Ara – destinato a restarne alla guida per 30 anni – a seguito della caduta in disgrazia di Arpinati presso i vertici del Partito Nazionale Fascista, ed al suo posto viene chiamato il già ricordato Weisz, anch’esso ungherese di religione ebrea, che stava allenando a Novara.

Concluso il Torneo in sesta posizione, Weisz mette la sua determinante impronta sul gioco dei rossoblù, che interrompono l’egemonia bianconera nonostante una rosa ridotta all’osso con soli 14 giocatori a disposizione, mantenendo lo “zoccolo duro” costituito dall’attacco dove i cinque componenti Maini (bolognese purosangue …), Sansone, Schiavio, Fedullo e Reguzzoni oramai recitano lo spartito a memoria, con in più l’importante innesto in mediana dell’oriundo Michele Andreolo, proveniente dal Nacional Montevideo …

Torneo vinto con un solo punto di vantaggio sulla Roma e due sul Torino, in cui risulta decisivo, a cinque turni dalla conclusione, lo scontro diretto coi granata al “Littoriale”, che i rossoblù si aggiudicano per 2-0 (di Reguzzoni e Maini le reti …), così da scavalcare i rivali in Classifica e riportare il tricolore nel Capoluogo emiliano, per poi replicare il successo l’anno seguente, stavolta con un più convincente margine di tre punti (42 a 39) sulla Lazio, stagione che vede emergere un altro prodotto del vivaio, vale a dire il 21enne Amedeo Biavati, anch’esso destinato a ricoprire un ruolo di spicco nella Storia del Club rossoblù.

Ma questo secondo trionfo consecutivo ha un’importante appendice, costituita dal “Torneo Internazionale” organizzato nella Capitale francese per festeggiare l’Expo Universale di Parigi 1937, Manifestazione ad inviti alla quale, oltre al Bologna quale Campione Italiano, partecipano Slavia Praga ed Olympique Marsiglia (vincitori nei rispettivi Paesi), al pari di Austria Vienna, Lipsia e Sochaux (affermatesi nelle rispettive Coppe Nazionali) nonché, udite udite, i londinesi del Chelsea, ancorché piazzatisi a metà classifica nella First Division inglese …

Occasione, peraltro, quanto mai propizia affinché il Bologna possa confermare la propria vocazione internazionale e che rappresenta il passo d’addio di Schiavio – che in Campionato era sceso in campo in due sole occasioni – il quale si mette in evidenza con la doppietta rifilata al Sochaux (di Busoni e Sansone le altre reti) nel 4-1 all’esordio, per poi, dopo il successo per 2-0 (doppietta di Busoni) sullo Slavia Praga in semifinale, sollevare da Capitano il trofeo dopo la lezione (4-1) inflitta all’atto conclusivo al Chelsea, coi londinesi che possono solo addolcire, con la rete della bandiera a 12’ dal termine di Weaver, addolcire un passivo a costruire il quale, oltre a Busoni, aveva provveduto l’immancabile Reguzzoni, autore di una tripletta.

Dopo aver abdicato la stagione successiva – al termine della quale peraltro contribuisce con Andreolo e Biavati al bis Mondiale dell’Italia di Pozzo – il Bologna disputa il suo ultimo grande triennio, al quale purtroppo non può partecipare il tecnico Weisz che, a causa dell’introduzione anche nel nostro Paese delle Leggi Razziali, è costretto a lasciare l’incarico alla quinta giornata del Campionato 1938-’39 per rifugiarsi in Olanda senza però poter sfuggire, assieme alla sua famiglia, alla deportazione nazista, trovando la morte a fine gennaio 1944, a soli 47 anni, nel campo di sterminio di Auschwitz.

Come un ideale cerchio che si chiude, a sostituire lo sfortunato Arpad viene richiamato Felsner, che nel frattempo aveva allenato Fiorentina, Sampierdarenese, Genoa e Milan, il quale raccoglie l’eredità del collega portando in Emilia il quinto Scudetto, vinto con due turni di anticipo in virtù del successo per 1-0 a Roma grazie ad una rete di un altro sudamericano proveniente anch’esso dall’Uruguay, vale a dire Ettore Puricelli, chiamato a sostituire Schiavio e che si laurea altresì Capocannoniere con 19 reti, alla pari con il rossonero Aldo Boffi …

Un Bologna che resta ai vertici anche nel successivo biennio, lottando alla pari con l’Ambrosiana sino all’ultima giornata, allorché il calendario propone lo scontro diretto il 2 giugno 1940 – otto giorni prima dell’entrata in guerra dell’Italia nel Secondo Conflitto Mondiale – all’Arena Civica di Milano coi nerazzurri avanti (42 a 41) di un punto e che fanno loro il confronto grazie alla rete in apertura siglata da Pietro Ferraris.

Rivincita che non tarda a maturare, visto che l’anno seguente sono i felsinei a festeggiare, stavolta con ampio margine (39 punti a 35) e con Puricelli solitario Capocannoniere a quota 22 centri, con il sesto Scudetto del 1941 a concludere un decennio indimenticabile e che, forse, avrebbe potuto avere un seguito ben diverso senza i tragici eventi bellici.

Da allora, il Bologna avrà l’occasione di tornare a festeggiare un titolo nei successivi quasi 80 anni solo nel 1964, sotto la guida del Dottor Fulvio Bernardini, allorché supera per 2-0 l’Inter del “Mago” Herrera nello spareggio dell’Olimpico (impresa già da noi trattata …), per poi conoscere anni veramente bui, con addirittura una doppia retrocessione dalla A alla Serie C1 ad inizio anni ’80 e quindi, dopo una seconda retrocessione in C1 nel 1993, subire anche l’onta del Fallimento, cui sono seguiti alti e bassi con altre partecipazioni al Torneo Cadetto alternate da alcune buone stagioni con al massimo un settimo posto nella nostra Massima Divisione …

Una situazione che non avrebbero meritato i protagonisti d quelle gloriose imprese, ma il cui ricordo deve rappresentare uno stimolo affinché una così storica ed importante piazza come Bologna possa in un domani più o meno prossimo tornare a recitare un ruolo di primo piano nel panorama calcistico nazionale …

Anche senza “far tremare il Mondo …” …

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...