DOROTHEA DOUGLASS LAMBERT CHAMBERS, UNA MAMMA SUL TRONO DI WIMBLEDON

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La Chambers in azione – da tennisforum.com

articolo di Nicola Pucci

Quando nel 1980 l’aborigena Evonne Goolagong, maritata Cawley, battendo Chris Evert in finale a nove anni di distanza dal primo titolo, diventa regina di Wimbledon dopo aver messo al mondo un figlio, compie un’impresa riuscita per l’ultima volta sui prati londinesi nell’ormai lontanissimo 1910 a Dorothea “Dolly” Douglass, nel frattempo coniugata Lambert Chambers a far data 1907.

In effetti Dorothea, nata ad Ealing il 3 settembre 1878, figlia di un parroco, inizia a praticare tennis ad 11 anni all’Ealing Tennis Club, denunciando doti non comuni se è vero che quando apparirà sulla scena internazionale, collezionerà una messe tale di successi da venir universalmente considerata la giocatrice più forte prima della Grande Guerra. E questo sebbene non prenda parte a tornei per adulti fino al compimento dei venti anni, debuttando a Wimbledon nel 1900 quando, dopo aver usufruito di un bye al primo turno, cede il passo a Mary Louisa Martin, che si impone 6-4 6-3.

Nondimeno la ragazza, che studia al Princess Helen College e al tempo stesso gioca a tennis, ci sa fare, eccome, anche se il temperamento pacato e privo di eccessi maschera una determinazione destinata a produrre in seguito frutti copiosi. Dorothea assurge rapidamente al rango di miglior tennista inglese, succedendo a Charlotte Cooper, Blanche Hylliard e Charlotte Sterry, che nel 1901 la batte, 6-4 6-2, ancora una volta al secondo turno dei Championships.

E’ solo questione di tempo, però. La Douglass, che nel 1902 ha progredito al punto da arrampicarsi in semifinale dove viene sconfitta 9-7 al terzo set dalla connazionale Muriel Robb che all’atto finale supera poi la Sterry, ha uno sviluppatissimo senso tattico e si appoggia ad un dritto tanto devastante da lasciare spesso ferme le avversarie,e nel 1903 apre la sua era d’oro. Dopo aver approfittato del forfait di Riseley e Pinckney, batte facilmente Gertrude Houselander, 6-2 6-0, e Toupie Lowther, 6-4 6-2, agguantando la prima finale della sua carriera a Wimbledon dove trova Ethel Thomson Larcombe che si arrende in tre set. La vittoria spalanca a Dorothea le porte del Challenge Round, ma la Robb non può difendere il titolo dell’anno prima perché già alle prese con i problemi che la porteranno a morte prematura nel 1907, ed allora è già tempo per la Douglass di iscrivere il suo nome nell’albo d’oro del torneo più prestigioso. Non sarà certo l’ultima volta, tutt’altro.

L’anno dopo, in qualità di campionessa in carica, la Douglass attende al Challenge Round la grande Charlotte Cooper, già quattro volte vincitrice del torneo, ma le dà una lezione di tennis tale, 6-0 6-3, che non vi è dubbio alcuno su chi sia al momento la tennista più forte del pianeta. Anche se l’anno dopo, 1905, Dorothea veste suo malgrado i panni della perdente, cedendo stavolta ad un’altra campionessa di conclamata fata, May Sutton, che si impone in due set, 6-3 6-4.

La sconfitta con la Sutton è una delle rare sconfitte della Douglass, che nel 1906 non solo si prende la rivincita sulla rivale, 6-3 9-7, ma pure conquista il titolo senza cedere un set, liquidando facilmente lungo la strada che porta al Challenge Round Thomson, Meyer, Longhurst, Tulloch ed ancora la Cooper, che stavolta si arrende con un duplice 6-2.

Il proverbio “non c’è due senza tre” trova puntuale conferma nel 1907 quando le due primedonne del tennis inglese, Douglass e Sutton appunto, si trovano di fronte per la terza volta consecutiva, con May che bissa il successo del 1905 dominando una finale, 6-1 6-4, alla quale Dorothea si presenta per la prima volta nei panni di signora Lambert Chambers, in virtù del matrimonio contratto con Robert il 6 aprile dello stesso anno, celebrato dal padre di lei.

Già 31enne e con tre titoli Slam (termine ancora non coniato, ad onor del vero) in saccoccia, Dorothea, che nel 1908 accusa a Wimbledon lo smacco di venir battuta dalla Cooper ai quarti di finale, 6-3 7-5, vincendo altresì la medaglia d’oro in singolare alle Olimpiadi di Londra battendo in finale Penelope Dora Boothby, opta per un anno sabbatico, occupandosi del marito e mettendo al mondo il 15 giugno 1909 il figlio primogenito, Douglass. Ma il richiamo del tennis è forte, e se nel frattempo Dorothea lavorare al suo libro Lawn Tennis For Ladies, oltre, per farsi mancare proprio niente, giocare con eccellenti risultati a badminton, per il 1910 la Lambert Chambers è pronta al rientro, con la non celata ambizione di riprendersi lo scettro di regina del tennis.

Cosa che puntualmente avviene, sbaragliando nuovamente il lotto delle avversarie nel suo tempio preferito, ovviamente quello di Wimbledon, che la vede trionfare lasciando solo 16 giochi alle avversarie, compresa la stesa Boothby, vincitrice in sua assenza nel 1909, che all’atto conclusivo si arrende nettamente, 6-2 6-2.

Per la Lambert Chambers è solo l’inizio di un biennio senza sconfitte, celebrando nella veste di mamma il quarto successo londinese, per poi fare pokerissimo l’anno dopo, 1911, quando al Challenge Round impartisce una lezione ancora più severa alla malcapitata Boothby, 6-0 6-0 che davvero non ammette repliche e suggella, caso mai ce ne fosse bisogno, il dominio incontrastato di Dorothea sul tennis in gonnella.

Il ruolo di campionessa va di pari passi con quello di donna di famiglia, e per il 1912, ancora, la Lambert Chambers si dedica alla successione, stavolta partorendo l’8 aprile Graham Lambert. Vorrebbe, è vero, difendere il titolo a Wimbledon, ma l’impegno è troppo gravoso e l’estate gli porta, invece, in dote la prima sconfitta in singolare dal 1909, contro Agnes Morton a Felixstowe.

Poco importa, Dorothea, ancora una volta, torna competitiva e per un altro biennio, 1913 e 1914, non lascia spazio alle rivali, andando a cogliere sesto e settimo titolo sull’erba di Wimbledon, senza perdere set e battendo prima Winifred McNair, 6-0 6-4, poi Ethel Larcombe al Challenge Round, 7-5 6-4.

Poi… poi l’orrore della Grande Guerra, che interrompe le sfide sportive e manda al macello milioni di giovani di belle speranze. Così come spezza l’illusione della Lambert Chambers di proseguire la sua striscia vincente sui prati di Wimbledon. Che chiudono i battenti per riaprire a chiusura del conflitto bellico, quando ormai Dorothea ha varcato la soglia dei 40 anni.

Ma la classe, nel suo caso, non è davvero acqua, e la Lambert Chambers, in qualità di detentrice dell’ultimo titolo assegnato, quello del 1914, attende la sfida al Challenge Round della nuova stella del tennis mondiale, Suzanne Lenglen, che ha 21 anni meno di lei e con cui dà vita ad un match epico.

Alla presenza dei reali d’Inghilterra, Giorgio V e consorte, le due campionesse si affrontano senza esclusione di colpi, regalando spettacolo per 44 giochi che rappresentano una delle finali più lunghe ed avvincenti della storia del torneo. La Lambert Chambers perde di un soffio il primo set, 10-8, pareggia i conti, 6-4, sorprendendo la francese con pallonetti e smorzate e scegliendo sempre il momento opportuno per salire a rete a chiudere il punto, per poi, una volta sotto 1-4 al set decisivo, rimontare fino al 6-5 40/15 e servizio, che le regala due match-point. Sarebbe l’occasione di un ottavo titolo, colto in età avanzatissima, mentre per la Lenglen si profilerebbe l’unica sconfitta in carriera a Wimbledon, ma proprio nel momento più drammatico, con Dorothea alla battuta, Suzanne riesce a colpire una palla quasi impossibile che tocca il net rimbalzando oltre la rete! Subito dopo, il passante della francese va a segno e con i due match-point evaporano, per sempre, anche i sogni della Lambert Chambers di sedersi ancora sul trono d’Inghilterra. Perché poi la Lenglen opera aggancio e sorpasso, vincendo infine il titolo, 9-7, e dodici mesi dopo supera, stavolta facilmente, 6-3 6-0, la “vecchia” rivale che per l’ultima volta guadagna la finale a Championships.

La Lambert Chambers varcherà ancora i cancelli di Wimbledon, inseguendo, addirittura fino alle soglie dei 50 anni, 1927, un titolo in doppio mai fatto suo, ma il palmares di sette vittorie in singolare a Wimbledon, che verrà battuto dagli otto di Helen Wills Moody nel 1938, la colloca tra le più grandi di sempre. Se poi, per tornare a vedere una mamma trionfare sui prati di Londra bisognerà attendere il 1980… beh, che dire? “Well done” Dorothea, Douglass o Lambert Chambers che sia.

 

 

 

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