L’AMORE SPECIALE TRA GIUSEPPE MARTANO E IL TOUR DE FRANCE

GIU
Giuseppe Martano sulle strade del Tour de France – da pinterest.it

articolo di Nicola Pucci

Che Giuseppe Martano sia stato un campione, è un dato certo, basta attendere qualche riga e il racconto che faremo delle sue imprese lo certificherà senza ombra di dubbio. Che di lui si parli praticamente mai, è altrettanto dato certo, ditemi voi se mai avete avuto modo di trovarne traccia nei rendiconti televisivi o su carta stampata.

Ed allora, perché è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, rimediamo noi di Sporthistoria, narrando le gesta in bicicletta di questo piemontese di Giaveno, nato casualmente in Liguria da genitori giardinieri che all’epoca lavoravano in Riviera, a Savona, classe 1910, che fu un crack da dilettante per poi disegnare un’eccellente carriera da professionista. Con un occhio di riguardo per le grandi corse a tappe.

In effetti che Martano ci sappia fare una volta montato in sella, è palese fin da quando, nel 1928, inizia a correre. Ed anche qui entra in gioco il caso, se è vero che il giovanotto, lavorando ad Avigliana, la sera solitamente usa la bicicletta per tornare a casa, incrociando sovente lungo la strada alcuni corridori che si allenano sulla salita di Giaveno. E visto che Giuseppe riesce spesso a rimanere “agganciato” a loro, anzi tante volte stacca i compagni di pedalata, anche per l’incitamento degli amici del paese comincia l’avventura nel ciclismo. Disputa dunque la sua prima corsa, su di un mezzo da viaggio, ed arriva secondo; un fabbricante di biciclette di Torino, tale Molinari, gli propone che se correrà per lui gli regalerà una bicicletta e se vincerà gli darà anche una lira per ogni chilometro di corsa. E di corse, Martano, ne vince molte, in quell’anno 1928: ben 18 di seguito sulle 26 in cui si è allineato ai nastri di partenza.

Nei quattro anni seguenti, da dilettante di terza categoria, Martano vince un centinaio di corse e, abile com’è, nel 1930 viene selezionato per correre il campionato del mondo dei dilettanti a Liegi. La fiducia è ben riposta, se è vero che l’azzurro sbaraglia il campo, togliendosi il lusso di anticipare un altro italiani, Eugenio Gestri. Si corre sullo stesso percorso dei professionisti, partiti poco prima, e a circa due chilometri dal traguardo, ormai solitario al comando dopo aver staccato tutti sull’ultima côte prima di entrare a Liegi, Martano si trova davanti un ingorgo di automobili al seguito della gara precedente. L’azzurro riesce a fatica a passare ma nel frattempo viene ripreso all’ultimo chilometro proprio da Gestri e dal tedesco Rudolf Risch, riuscendo comunque a batterli facilmente in volata.

A fine 1930 Martano passa professionista con la Frejus e nel 1931 ottiene le prime vittorie, al Gran Premio di Roma, alla Coppa Fatigati e alla Coppa Pegazzini, altresì partecipando alla Milano-Sanremo, chiusa con un dignitosissimo 12esimo posto. Nel 1932 Giuseppe viene appositamente riqualificato fra i dilettanti per la gara iridata che si disputa a Roma. Svolge il servizio militare proprio a Roma, alla Farnesina, ed approfitta del tempo a disposizione per correre molto, vincendo tra l’altro un Giro del Piemonte a tappe, in cui gareggiano anche i professionisti, lasciando Giuseppe Olmo ad 1’19”. Nella capitale, il 31 agosto 1932, Martano, nel giorno in cui Alfredo Binda completa il tris iridato, a sua volta vince nuovamente il campionato del mondo dilettanti, superando in volata lo svizzero Paul Egli ed il francese Paul Chocque, faticando però ben più del successo di Liegi. Complice infatti una frutta ghiacciata presa per dissetarsi, Martano si sente male nel corso della gara, disputata sotto un sole cocente, nondimeno riesce ad aver la meglio su un tracciato duro, reso impegnativo dalla salita di Frascati che sale su fino a Rocca di Papa, da ripetere più volte.

La doppietta mondiale tra i dilettanti, impresa che solo il tedesco orientale Schur con l’accoppiata 1958/1959 riuscirà ad eguagliare, a cui si aggiunge anche il titolo italiano tra i “puri“, vale a Martano il salto definitivo tra i professionisti per l’anno successivo, 1933, sempre nella Frejus, squadra a cui rimarrà fedele per tutta la carriera, gareggiando solo in Francia con la Tendil, e con la i colori della nazionale italiana sulle strade del Tour de France.

Già, la Grande Boucle. Che diventa la corsa preferita di Martano, una volta che ha iniziato ad affacciarsi ai grandi giri ritirandosi alla Corsa Rosa al termine della nona tappa non prima aver colto un brillante quinto posto nella frazione di Grosseto che prevedeva le ascese di Tavernelle, Radicofani, Monterotondo e Castelnuovo Val di Cecina. In Francia Martano corre da indipendente, ma questo non lo induce certo a non giocarsi fino in fondo le sue carte, accertato che i grandi favoriti della vigilia, in primis Maurice Archambaud che comanda la corsa per i primi giorni per poi venir scalzato prima dal belga Georges Lemaire, poi da Georges Speicher, che vince a Gap e Digne, non sono così imbattibili, trovando proprio in Martano uno dei rivali più agguerriti. E se Learco Guerra tiene fede al suo ruolo di campionissimo, tanto da terminare infine secondo a 4’01” proprio da Speicher, Martano, che sul Peyresourde e sull’Aspin aveva provato a far saltare il banco attaccando con Jean Aerts e la “pulce dei Pirenei” Vicente Trueba, per poi rimanere con i migliori il giorno dopo anche lungo le rampe del Tourmalet e dell’Aubisque, sale sul terzo gradino del podio, staccato di 5’08”, perdendo la seconda posizione proprio nell’ultima tappa di Parigi vinta dallo stesso Guerra che incamera due minuti di abbuono e lo scavalca. Proprio quegli abbuoni senza i quali Giuseppe Martano avrebbe vinto il Tour de France 1933.

Il risultato alla Grande Boucle conferma le doti di Martano, scalatore di gran valore e passista altrettanto efficace, che per il 1934 rinnova la sua sfida ai grandi del plotone. E stavolta il risultato è anche migliore, se è vero che il piemontese, che difende i colori della nazionale italiana, pur dovendo fronteggiare una Francia assolutamente superiore alla concorrenza tanto da vincere ben 20 della 24 tappe programmate, sale sul secondo gradino del podio, seppur staccato di 27’31” da Antonin Magne che veste la maglia gialla al secondo giorno, dopo la vittoria nella tappa di apertura di Speicher, il campione in carica, per non lasciarla più. Martano è accreditato del ruolo di capitano dell’Italia, e se è già terzo nella tappa di Charleville, sul Ballon d’Alsace perde le ruote di Magne pur risalendo a sera in terza posizione. Il transalpino è superiore, in salita così come nella prima cronometro della storia del Tour de France, 90 chilometri tra La Roche sur Yon e Nantes al penultimo giorno, ma Martano, agganciata la seconda posizione in graduatoria ad Aix les Bains, è secondo anche nella frazione che prevede l’ascesa del Galibier, trionfando invece nella Grenoble-Gap dell’11 luglio lasciando Magne a 7″ e Renè Vietto, altro eroe nazionale, a 28″. Quando poi, a Cannes, Martano stacca ancora Magne fuggendo con lo stesso Vietto per avvicinarsi a soli 2’05” in classifica, l’illusione gialla dura fino a quando la classe del francese e le rampe carogne del Peyresourde e dell’Aspin, amiche l’anno prima, stavolta non presentano il conto all’italiano che nei soli 91 chilometri verso Tarbes va in crisi, perde 13 minuti e dice addio ai sogni di gloria, pur riscattandosi parzialmente nella tappa del Tourmalet e dell’Aubisque quando, sempre alle spalle dell’incontenibile Vietto, semina ancora Magne di oltre 4 minuti. Il podio è nondimeno al sicuro, e se il terzo posto del 1933 pareva exploit estemporaneo, il secondo del 1934 è il timbro di un talento indiscutibile, tanto più che negli anni a venire, se l’amato Tour de France non regalerà altre gioie a Martano, saranno invece le strade del Giro d’Italia ad applaudirlo tra i grandi protagonisti.

Nel 1935, infatti, Martano, nuovamente in maglia Frejus, dopo aver concluso la Milano-Sanremo al decimo posto, sale per la terza volta consecutiva sul podio di un grande giro, secondo alle spalle di Vasco Bergamaschi che corre per la Maino, staccato di 3’07” ma davanti a fuoriclasse del calibro di Giuseppe Olmo, vincitore proprio nella “classicissima di primavera“, Learco Guerra all’ultima grande recita della sua immensa carriera, e quel Maurice Archambaud che fu suo primo, grande avversario al Tour de France.

Già, quel Tour de France che ha regalato notorietà a Giuseppe Martano, forse più di la delle Alpi che qua da noi, come i suoi meriti avrebbero preteso. Ed allora noi, piccoli scribacchini, proviamo almeno in parte a rendergli giustizia.

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