MARTIN JOHNSON, IL CAPITANO CORAGGIOSO DEL XV DELLA ROSA

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Martin Johnson con la Coppa del Mondo 2003 – da:telegraph.co.uk

Articolo di Giovanni Manenti

Nato in Inghilterra, dove nel 1871 assume i crismi dell’ufficialità grazie alla costituzione della “Rugby Football Union”, lo Sport della Palla Ovale viene poi esportato nei Paesi dell’ex Impero Britannico, in particolare Australia, Nuova Zelanda, Isole Fiji e Sudafrica, con il non trascurabile problema che, in breve, gli “Allievi superano i Maestri”, ovvero le Nazionali dell’emisfero australe si affermano come le più forti del Pianeta in tale disciplina …

Prova ne sia che, nelle 8 edizioni della Coppa del Mondo sin qui disputate – dal debutto in Oceania nel 1987 sino al 2015 nel Regno Unito – ben 7 volte a trionfare è stata una formazione australe, con la Nuova Zelanda a capeggiare tale graduatoria con 3 successi (1987, 2011 e ’15), seguita con due vittorie a testa da Australia (1991 e ’99) e Sudafrica (1995 e 2007) …

Potete pertanto immaginare sia quale importanza abbia rivestito per l’Inghilterra essere l’unica squadra del Vecchio Continente ad aggiudicarsi sinora il titolo iridato – oltretutto superando nella Finale del 2003 proprio i padroni di casa dell’Australia per 20-17 – che, soprattutto, l’orgoglio del Capitano del XV della Rosa a ricevere e sollevare al cielo la prestigiosa William Webb Ellis Cup, dal nome di colui che leggenda vuole abbia inventato il Rugby.

E, se tale onore doveva logicamente toccare a qualcuno, riteniamo che il destino non potesse scegliere soggetto più degno di Martin Johnson, colui che del ruolo di Capitano ha fatto la propria ragione di vita, sia a livello di Club che non solo di Nazionale, essendo stato difatti il primo giocatore a ricevere tale incarico nel guidare in ben due occasioni i “British Lions” nelle Tournée del 1997 in Australia e del 2001 in Sudafrica.

Johnson nasce il 9 marzo 1970 a Solihull, nella Contea di Warwick, secondo di tre fratelli di cui anche il più giovane, William, avrà modo di seguirne le orme pur non venendo mai convocato in Nazionale, per poi trasferirsi con la famiglia a Market Harborough, nella Contea di Leicester, all’età di 7 anni, dove inizia a prendere confidenza con la palla ovale, praticando però il Football americano piuttosto che il Rugby …

Caso vuole che a far propendere definitivamente Johnson verso lo Sport europeo sia un ex giocatore dei celebri All Blacks, Colin Meads, il quale, intuendone le potenzialità, lo invita ad un provino per i King Country – il Club per cui Meads aveva svolto l’intera sua carriera – al termine del quale il futuro Capitano inglese viene ingaggiato per disputarvi per un biennio la stagione australe dopo aver giocato nel Vecchio Continente coi Leicester Tigers …

Come in uno “Sliding Doors”, Johnson potrebbe essere divenuto lui stesso un perno della Nazionale neozelandese, visto che si innamora e si sposa in detto Paese, vestendo anche in un’occasione la maglia degli All Blacks Under 21, ma per fortuna del XV della Regina è proprio il desiderio della sua giovane consorte di stabilirsi nel Regno Unito che lo fa rientrare definitivamente in Inghilterra nel 1990 …

Presa definitiva confidenza coi suoi compagni di squadra a Leicester, a far tempo dal novembre 1991 Johnson forma assieme a Matt Poole una formidabile coppia di seconde linee da cui è molto problematico passare, cogliendo il suo primo successo di rilievo conquistando la Pilkington Cup ’93 grazie alla vittoria per 23-16 nella Finale disputata l’1 maggio a Twickenham contro gli Harlequins, alla quale contribuisce realizzando una meta, non proprio la specialità della casa.

Per Johnson – che aveva esordito in Nazionale il 16 gennaio di detto anno sostituendo Wade Dooley che si era infortunato durante il riscaldamento per il match d’esordio nel “Torneo del Cinque Nazioni” contro la Francia e vinto di misura (16-15) – il successo nella Coppa Anglo-gallese gli schiude le porte per la sua prima convocazione con i “British Lions” per la Tournée in Nuova Zelanda di fine giugno, in cui disputa due delle tre gare in programma, contribuendo al successo per 20-7 sugli All Blacks del 26 giugno per poi rimediare una severa sconfitta per 13-30 una settimana dopo …

Ma Johnson sta iniziando a farsi un nome nel panorama del Rugby britannico e, dopo essersi preso la rivincita sui neozelandesi superandoli 15-9 a Twickenham a fine novembre, il successivo biennio rappresenta quello della sua definitiva consacrazione sia a livello di Club che di Nazionale …

Dopo aver, difatti, concluso a pari punti con il Galles (tre vittorie ed una sconfitta a testa) il “Cinque Nazioni” ’94, classificandosi secondo solo per una peggior differenza punti, Johnson conduce Leicester al successo nella Premiership ’95 con un record di 15 vittorie, un pari e due sole sconfitte, precedendo (31 punti a 27) i Campioni in carica di Bath, mentre a livello di Nazionale non salta un solo incontro dei 12 disputati nel corso del 1995.

Stagione che vede l’Inghilterra completare il “Grande Slam” nel “Cinque Nazioni” con largo margine (98 punti realizzati ed appena 39 subiti …), per poi accedere alle semifinali della Coppa del Mondo disputata in Sudafrica prendendosi la rivincita sui Campioni in carica australiani – sconfitti 25-22 ai Quarti dopo che quattro anni prima, nella Finale di Twickenham, si erano imposti per 12-6 – salvo soccombere di fronte all’inarrestabile forza fisica di Jonah Lomu, che con le sue quattro mete trascina gli All Blacks al successo per 45-29.

Inghilterra che si ripete nel “Cinque Nazioni” dell’anno seguente pur non completando il “Grande Slam” complice la sconfitta per 12-15 al “Parc des Princes” contro la Francia, mentre Johnson mette a segno la prima delle sue due uniche mete con la maglia della rosa nel test match del 23 novembre ’96 contro l’Italia, sconfitta per 54-21 a Twickenham.

Il 1997 è un anno importante per Johnson poiché, a dispetto del secondo posto nel “Cinque Nazioni” che si aggiudica la Francia a punteggio pieno, riceve l’onore di guidare, da Capitano, la selezione dei “British Lions” nella Tournée in Sudafrica contro i Campioni del Mondo, conclusa in modo trionfale grazie ai successi per 25-16 a Città del Capo e per 18-15 a Durban, contro la sola sconfitta (16-35) nel terzo match disputatosi a Johannesburg.

Replicata al “Cinque Nazioni” ’98 la veste di migliore delle formazioni del Regno Unito con la Nazionale – ma ancora una volta dovendosi arrendere (17-24) allo “Stade de France” ai transalpini che così completano il loro secondo “Grande Slam” consecutivo – Johnson, oramai sempre più indiscusso leader ad ogni livello, sia Leicester che Inghilterra così come i Lions, si avvia a consacrarsi nell’arco del suo “Quinquennio magico”, che lo vede primeggiare in ogni angolo del pianeta …

Dapprima, con l’unico Club di cui indossa la maglia in carriera e dopo essersi aggiudicato una seconda Pilkington Cup nel ’97 superando 9-3 nella Finale del 10 maggio a Twickenham, mette in fila una serie di quattro titoli consecutivi (1999-2002) della Premiership, eguagliando analoga impresa compiuta da Bath tra il 1991 ed il ’94, per poi, complice uno scandalo ai danni di Lawrence Dallaglio, ricevere il più grande onore per un giocatore, ovvero la fascia di Capitano della propria Nazionale, con cui debutta in tale veste il 26 giugno 1999, nel test match di Sydney contro l’Australia, sia pur concluso con una sconfitta per 15-22, dopo che il “Cinque Nazioni” era sfuggito all’ultima giornata per una sconfitta di misura (31-32) patita a Wembley contro il Galles.

Ancorché ricomposta la vicenda Dallaglio – poi scopertasi una montatura dei tristemente famosi Tabloid inglesi – il compito di guidare l’Inghilterra alla Coppa del Mondo ’99 spetta a Johnson, al quale non verrà più tolta la fascia sino a fine della sua esperienza in Nazionale (costituita da 39 occasioni, tuttora terzo Capitano di ogni epoca alle spalle di William Carling con 59 e Chris Robshow con 43 …), anche se tale Manifestazione vede ancora il XV della Rosa cedere di fronte alla sua “bestia nera” (in tutti i sensi …) Nuova Zelanda, con il secondo posto nel Girone eliminatorio che determina la sfida nei Quarti al Sudafrica, uscendone con le ossa rotte, visto la pesante (21-44) sconfitta subita.

Una delusione iridata ben presto superata con l’ingresso nel nuovo Millennio sia a livello di Nazionale – l’Inghilterra, difatti, che da novembre ’97 è passata sotto la guida di Clive Woodward, si aggiudica le edizioni 2000 (dove fallisce il “Grande Slam” a causa della sconfitta in Scozia all’ultimo turno …) e 2001 del rinominato “Sei Nazioni per l’allargamento anche all’Italia del Torneo – che personale, con la seconda selezione quale Capitano dei “British Lions” per il Tour in Australia, dove peraltro, dopo il successo per 29-13 nel match di apertura, la compagine britannica subisce due successive sconfitte (14-35 e 23-29) …

Ma, soprattutto, Johnson comanda da par suo i Tigers – oltre alla ricordata serie di successi in Premiership – sino a salire al vertice del Rugby europeo, aggiudicandosi due “Heineken Cup” consecutive – così chiamata dal nome dello Sponsor, ma in realtà trattasi della “European Rugby Champions Cup”, l’equivalente della Champions League del Calcio – impresa eguagliata da un Club inglese solo nel biennio 2016-’17 dai Saracens.

La prima Finale si svolge il 19 maggio 2001 allo “Stade de France” di Parigi, avversari i padroni di casa dello Stade Français che si affidano esclusivamente al piede educatissimo dell’italoargentino Diego Domiguez, che con 5 piazzati in mezzo ai pali manda i suoi al riposo in vantaggio 15-9, per poi essere ancora lui, con altre 4 punizioni a segno, ad annullare le due mete inglesi per portare il punteggio sul 27 pari a tre minuti dal termine dell’incontro …

Allorché Dominguez completa la sua giornata di gloria con un drop per il 30-27 a favore dei transalpini, la replica del XV di Leicester porta Leon Lloyd (già autore di una meta ad inizio ripresa …) a perforare ancora la linea di difesa francese, per poi toccare a Stimpson mettere il punto esclamativo con la trasformazione che fissa nel 34-30 per i Tigers il risultato finale.

L’anno seguente, dopo un faticoso successo per 13-12 sui gallesi del Llanelli in semifinale, è il “Millennium Park” di Cardiff ad ospitare, il 25 maggio 2002, la Finale tutta britannica tra il Leicester e gli irlandesi del Munster, con entrambe le squadre capitanate dai rispettivi n.4, Johnson e Mick Galwey …

Meno emozionante della precedente stagione, anche stavolta però i Tigers faticano a carburare, e due piazzati del mediano di apertura Ronan O’Gara danno al Munster un iniziale vantaggio di 6-0, ridotto ad una sola lunghezza in forza della meta di Geordan Murphy (ironia della sorte, l’unico irlandese con la maglia di Leicester …) poco prima della mezzora di gioco …

Ed anche se, in avvio di ripresa, un’altra punizione tra i pali di O’Gara consente al Munster di allungare sino a 9-5 in proprio favore, essa rappresenta per loro il classico “canto del cigno”, visto che una seconda meta, realizzata da Austin Healey e stavolta trasformata da Stimpson, dà ai Tigers il vantaggio decisivo, poi consolidato da un piazzato dello stesso estremo per il 15-9 definitivo.

I più attenti lettori si saranno accorti che in entrambe le riferite Finali, i Tigers non hanno concesso alcuna meta ai loro rivali, a dimostrazione di come il lavoro delle seconde linee, coordinate dall’oramai 32enne Johnson, sia tale da lasciare ben pochi spazi alle iniziative avversarie …

Circostanza che non passa inosservata al Commissario tecnico Woodward, che, difatti, convoca per la Coppa del Mondo 2003 in Australia tutti e quattro i componenti la seconda e terza linea dei Tigers – ovvero Johnson, Ben Kay, Neil Back e Lewis Moody – oltre a Martin Corry quale riserva del terza linea centro (n.8) Dallaglio …

Ad un Johnson che ha già nel proprio Palmarès 5 titoli di Premiership, due Pilkington Cup ed altrettante Heineken Cup a livello di Club, nonché quattro edizioni del “Cinque/Sei Nazioni”, un eventuale trionfo con la Nazionale rappresenterebbe il modo migliore per concludere una a dir poco straordinaria carriera, nonché per sfatare il tabù che sinora vede le formazioni del Vecchio Continente incapaci di affermarsi rispetto alle corrispettive compagini australi …

E “L’Anno di Gloria” dell’Inghilterra si apre con il ritorno al “Grande Slam” nel “Sei Nazioni” (quinto successo personale per il Capitano …), con una dimostrazione di superiorità indiscutibile (173 punti realizzati contro appena 46 subiti …) che rappresenta una sorta di ideale “Prova Generale” in vista della Rassegna iridata, in programma dal 10 ottobre al 22 novembre 2003.

Superato senza eccessivi ostacoli il Girone eliminatorio – subendo due sole mete in quattro incontri e rifilando un significativo 25-6 al Sudafrica – l’Inghilterra deve affidarsi al magico piede di Jonny Wilkinson (Top Scorer del Torneo con 113 punti …!!) per aver ragione 28-17 di un brillante Galles nei Quarti, capace di violare per ben tre volte la linea di meta della formazione di Woodward, per poi regolare 24-7 in semifinale i “rivali storici” della Francia e quindi presentarsi, il 22 novembre 2003, all’appuntamento con la Storia a Sydney per affrontare i padroni di casa dell’Australia …

In ogni Sport di squadra che si rispetti, è risaputo che ben difficilmente la squadra organizzatrice di un Torneo Mondiale esce sconfitta qualora raggiunga la Finale, circostanza che sembra confermarsi non appena l’ala Tuqiri porta in vantaggio i Wallabies andando in meta dopo appena 6’ di gioco …

Ma è in casi come questo che la presenza di un “vero Capitano” può fare la differenza, in quanto Johnson – la cui sola presenza in campo fa sì che i compagni diano sempre il 110 per cento visto che è lui il primo a dare l’esempio – predica la calma, senza farsi prendere dalla bramosia di voler subito rimediare, costruendo la gara passo dopo passo, come una sorta di puzzle …

E così, dopo che Wilkinson ha centrato tre volte i pali su punizione, in chiusura di tempo Robinson “rende il favore” ai padroni di casa con una meta nell’angolo per il 14-5 con cui le due squadre vanno al riposo …

Difficile pensare ad un’Australia arrendevole e, difatti, nella ripresa, Johnson, Dallaglio & Co. faticano non poco ad arginare le folate offensive australiane, rimanendo costretti a concedere dei piazzati che l’altrettanto preciso Elton Flatley converte, compreso l’ultimo proprio allo scadere per il tripudio della parte australiana dei quasi 83mila spettatori presenti allo “Stadium Australia”, per il 14-14 che manda le squadre ai supplementari …

Partita per “uomini veri”, con Woodward ad inserire nei supplementari anche Moody per completare il quartetto dei Tigers a metà campo e, con gli attacchi di ambo le formazioni bloccati dalla fatica e dalla forza dei pacchetti avversari, a risolvere la questione, dopo un piazzato a segno per parte di Flatley e Wilkinson, è proprio quest’ultimo con un drop passato alla Storia e realizzato in chiusura del secondo tempo supplementare.

E così, a salire le scale della tribuna d’onore per ricevere la William Webb Ellis Cup, dopo due australiani, un neozelandese ed un sudafricano nelle precedenti edizioni, tocca stavolta a Martin Johnson, che con il successo di Sydney dice basta con la Nazionale, di cui ha indossato la maglia in 84 occasioni (all’epoca terzo nella “Graduatoria All Time”, preceduto solo da Jason Leonard e Rory Underwood …), con un record di 67 vittorie, 2 due pareggi e 15 sconfitte, ancor migliore se limitato alle sole gare del “Cinque/Sei Nazioni”, dove in 37 incontri ottiene 31 successi e solo 6 sconfitte …

Anche a livello di Club lo “score” non è niente male, visto che delle 139 gare di Premiership disputate coi Leicester Tigers, Johnson ne ha vinte 100, pareggiare 9 e perse 30, con la sola, piccola amarezza di non aver potuto dire addio al Rugby giocato come avrebbe voluto, ossia al pari di quanto avvenuto in Nazionale, visto che l’ultimo incontro giocato è la Finale della Premiership – che dal 2003 ha introdotto i Playoff – andata in scena il 14 maggio 2005 a Twickenham tra Leicester ed i London Wasps, che si affermano per 39-14, grazie ad una giornata di grazia dell’stremo neozelandese Mark Van Gisbergen, autore di ben 26 punti (una meta, tre trasformazioni e cinque piazzati …) …

Vabbè, buon vecchio Martin, è mancata la “ciliegina”, ma non si può certo dire che la torta della tua carriera non sia stata grande e, soprattutto, dolcissima …!!

 

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