IL RICORDO DI GAETANO SCIREA, CAPITANO E CAMPIONE GENTILUOMO

scirea-2.jpg
Gaetano Scirea, Capitano alla Juventus – da:stato quotidiano.it

Articolo di Giovanni Manenti 

E’ domenica, il 3 settembre 1989, una domenica di fine estate in cui le famiglie italiane si godono gli ultimi spiccioli di vacanza in attesa di tornare al lavoro per il consueto tran tran quotidiano, ma, rispetto al recente passato, vi è la novità che la “Macchina del Calcio” si è già messa in moto, con il Massimo Campionato che vede disputarsi la seconda giornata, essendo iniziato la settimana precedente, il 27 agosto …

Questo perché è una stagione particolarmente importante per il nostro Movimento, dato che a fine della stessa sono previsti proprio in Italia i Campionati Mondiali, un appuntamento che tutto il Paese aspetta con ansia confidando nella formazione azzurra del Commissario Tecnico Azeglio Vicini, reduce dall’eliminazione in semifinale alla Rassegna Continentale di due anni prima in Germania.

Cosa vi è quindi di meglio, a fine serata – dato che all’epoca le gare si disputavano tutte assieme al pomeriggio – che sintonizzarsi su Rai1 per gustare i riflessi filmati di un secondo turno che aveva visto l’inatteso capitombolo, sconfitto 0-1 a San Siro complice un’ancor più clamorosa autorete di Maldini, del Milan Campione d’Europa e tra le favorite per la conquista dello Scudetto.

Un avvio un po’ al rallentatore per tutte le grandi, visto che dopo 180’ in testa alla Classifica a punteggio pieno vi è solo il Napoli di Maradona – peraltro reduce da due successi per 1-0 tutt’altro che eclatanti contro Ascoli ed Udinese – preludio in ogni caso del secondo Scudetto all’ombra del Vesuvio a fine Torneo.

E, mentre Sandro Ciotti conduce con la consueta professionalità il tradizionale appuntamento de “La Domenica Sportiva, ad un certo punto si avverte nell’aria che qualcosa di sgradevole sta per avvenire, anche se a nessuno viene in mente quello che il giornalista sta per comunicare agli ascoltatori, nonché agli ospiti ed al pubblico presente in sala …

Avviene difatti che “il treno dei filmati” viene interrotto per consentire alla telecamera fissa di inquadrare un Ciotti dalla cui espressione si intuisce che è accaduto qualcosa di veramente grave, e lo stesso conduttore, con voce che a stento riesce a trattenere la commozione, legge quel trafiletto dell’ANSA che, come avviene in tali, dolorosi casi, è stato oggetto di verifiche e conferme prima di essere diramato tramite i media …

E’ morto Gaetano Scirea, in un incidente stradale avvenuto in Polonia dove si era recato per seguire la squadra che sarà prossima avversaria della sua Juventus nella Coppa …”.

E’ inutile spendere parole”, prosegue un Ciotti visibilmente commosso, “su di un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del Mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito e che era un campione non soltanto di Sport, ma soprattutto di civiltà …

Caso vuole che in Studio sia presente il suo ex compagno di squadra Marco Tardelli, che a stento trattiene le lacrime, mentre un’altra gloria del passato bianconero, ovvero Omar Sivori, ne commemora la squisita persona che è stato in vita.

Ma c’è un altro personaggio che a Scirea è particolarmente legato, colui con il quale ha vissuto momenti indimenticabili di Storia del nostro Calcio, un affiatamento proseguito anche fuori dal rettangolo di gioco e che ha coinvolto le rispettive famiglie, vale a dire Dino Zoff che della Juventus è ora il tecnico, con Gaetano suo collaboratore quale allenatore in seconda, il quale non riesce a comprendere – in un’epoca priva di cellulari, smartphone, whatsapp e quant’altro – cosa ci facciano tutti quei giornalisti ad attendere il rientro in pullman della squadra dalla vittoriosa trasferta di Verona …

Le cronache riferiscono che, una volta appresa la tragica notizia, anche Zoff si sia lasciato prendere da un’imprecazione non conforme al suo carattere, sfogando la rabbia contro l’automezzo preso ripetutamente a calci, ripetendo che no, non poteva essere vero, che Gaetano non poteva averlo lasciato così presto, così giovane …

Ed invece era tutto, terribilmente vero …

Poiché il fato, nella sua inumana crudeltà, aveva deciso che dovesse concludersi a 36 anni da poco compiuti l’esistenza terrena di Scirea, nato a Cernusco sul Naviglio il 25 maggio 1953, lo stesso identico giorno in cui, dall’altra parte dell’Oceano, in Argentina, vede la luce Daniel Alberto Passarella, con i due che si passeranno un ideale testimone divenendo a quattro anni di distanza entrambi Campioni del Mondo, in Argentina ’78 e Spagna ’82 rispettivamente.

Il carattere schivo, quell’abitudine di parlare sempre a voce bassa, quasi a non voler disturbare, si formano in Gaetano dalle origini familiari paterne, con il padre, siciliano di nascita, emigrato nell’hinterland milanese per trovare lavoro quale operaio alla Pirelli nel periodo della crescita economica del Nord Italia dopo i tragici eventi del secondo conflitto mondiale, una condizione sociale che gli insegna il rispetto verso gli altri, ma senza mai doversi sottomettere a prevaricazioni di sorta.

E poi c’è il talento, la classe innata che solo i grandi di qualsiasi arte posseggono, ed il giovane Gaetano è uno di questi, con un tocco di palla vellutato ed una visione di gioco straordinaria per la sua età, dopo aver tirato i primi calci in una formazione giovanile del suo paese prima di approdare all’Atalanta, da sempre fucina di giovani calciatori …

E qui Scirea brucia le tappe, imponendosi sia come centrocampista che nel ruolo di libero, che peraltro interpreta in un modo inusuale per il Calcio nostrano, ovvero non colui chiamato a “spazzare l’area” come ultimo baluardo davanti all’estremo difensore, bensì in chiave molto più moderna, alla stregua di quello che, al di là delle Alpi, riesce a mettere in mostra il “Kaiser” Franz Beckenbauer, Capitano della Germania Occidentale Campione d’Europa nel 1972 e del Mondo nel 1974, non a caso anch’egli in origine centrocampista …

Ha poco più di 19 anni, Scirea, allorché il tecnico orobico Giulio Corsini lo schiera nel ruolo di libero, in luogo dell’infortunato Savoia, nell’undici titolare che il 24 settembre 1972 affronta alla prima giornata in terra sarda il Cagliari di Riva, Nenè e Domenghini, colpendo sin dal primo istante per la maturità e compostezza con cui non si fa intimorire dal valore degli avversari, per un prezioso 0-0, anche se poi a fine stagione i nerazzurri retrocedono complice la sconfitta casalinga all’ultimo turno per 0-1 contro il Vicenza, diretta concorrente per la salvezza.

L’unica retrocessione subita in carriera, viene compensata da Scirea con un Torneo Cadetto dove – a dispetto del poco lusinghiero undicesimo posto – non salta neppure un incontro mettendo in risalto le proprie qualità che lo fanno ritenere pronto al “grande salto”, ovvero il trasferimento alla Juventus, dove è chiamato a raccogliere l’eredità di una colonna bianconera quale Sandro Salvadore, ritiratosi a fine stagione 1974 a poco più di 34 anni …

Sicuramente un rischio, data la giovane età, ma che Boniperti affronta fidandosi del giudizio del suo collega atalantino Bortolotti, che espressamente gli raccomanda Scirea come lo stesso ex grande giocatore bianconero avrà poi modo di ricordare: “Guarda, questo te lo porto io, non c’è bisogno che lo veniate a vedere, è un Campione in tutti i sensi e non ti pentirai …

Come succede in seguito a Franco Baresi al Milan, quando nel 1978 rileva, appena 18enne, il ruolo da Turone, anche nella rosa bianconera del Torneo 1974-’75 la scommessa è totale, nel senso che Scirea non ha un vero e proprio sostituto naturale (fatto salvo l’adattarvi Spinosi …), solo al suo fianco due giocatori esperti quali il compagno di reparto Francesco Morini, un 30enne stopper già da 5 anni alla Juventus ed il 32enne estremo difensore Dino Zoff, con cui l’intesa nasce spontanea.

E’ un’estate particolare, quella del 1974 per il nostro Calcio, uscito con le ossa rotte dai Mondiali disputatisi in Germania – che hanno, al contrario, celebrato il trionfo di Beckenbauer e dei suoi compagno di Club del Bayern, che al titolo iridato avevano aggiunto anche la conquista della prima Coppa dei Campioni nella Storia della Società bavarese – così da determinare la fine del mandato di Valcareggi quale Commissario Tecnico, chiamando al capezzale della Nazionale il “Grande Vecchio” Fulvio Bernardini, traghettatore per una stagione per poi lasciare il posto ad Enzo Bearzot.

Si apre quindi un quadriennio di vitale importanza sia per Scirea che per gli Azzurri, con l’opera di ringiovanimento dell’Italia che ben si sposa con l’analogo progetto portato avanti da Boniperti a Piazza Crimea, di cui il 21enne lombardo diviene uno, se non il principale attore.

Quello che colpisce di Scirea – poi divenuto semplicemente “Gai” nello spogliatoio bianconero – è la facilità e naturalezza di inserimento in qualsiasi ambiente, come se ci fosse sempre vissuto, e ciò è quel che accade anche alla Juventus, a partire dal suo debutto in Campionato, che avviene alla terza giornata, dopo che nei primi due turni il tecnico Carlo Parola – sconfitta per 1-2 a Bologna, successo con identico punteggio sul Milan al “Comunale” – aveva impiegato nel ruolo di libero Spinosi, il cui posto di terzino destro è stato preso da un altro 21enne, Claudio Gentile, al suo secondo anno in maglia bianconera …

E da quel 20 ottobre 1974 (0-0 al “Franco Ossola” di Varese) sino a fine Torneo non vi saranno più rotazioni nell’indossare la maglia n.6, con Scirea a comandare da par suo una difesa che subisce solo 16 reti con lui in campo e che si aggiudica il testa a testa con il Napoli (43 a 41 il distacco alla fine …) grazie anche ad un’ultima zampata del “Vecchio Leone” José Altafini che, nel confronto diretto a Torino, castiga la sua ex squadra con il punto del 2-1 a 2’ dal termine.

Nella sua prima stagione Scirea si limita a prendere confidenza con i compagni del reparto difensivo senza fornire un grande apporto in fase di costruzione di gioco, altro segno di grande maturità, per poi iniziare a mettere a frutto la sua esperienza di ex centrocampista per interpretare il ruolo di libero in chiave moderna, divenendo in pratica il primo ad impostare l’azione offensiva, non trascurando altresì di andare egli stesso a concludere, anche se ciò avviene con maggiore continuità negli anni della piena maturità.

Di un talento di tale caratura non può, ovviamente, non accorgersi anche la Nazionale, che nella prima stagione di conduzione di Bernardini ha inserito il veterano Giacinto Facchetti che già ricopre il ruolo nell’Inter dopo esserne stato per anni il terzino d’attacco più famoso d’Italia, ma che è alla ricerca di un valido sostituto per quando il Capitano sarà costretto a lasciare …

Ed, anche in questo caso, Scirea non perde la sua principale caratteristica, ovvero l’umiltà, accettando il proprio compito di riserva di una leggenda come Facchetti dopo aver esordito in maglia azzurra a fine dicembre 1975 nell’amichevole vinta per 3-2 sulla Grecia a Firenze, così che le gare di qualificazione per i Mondiali di Argentina ’78 vengono tutte disputate dal nerazzurro che, con la sconfitta per 0-2 a Wembley del 16 novembre 1977, passa la mano dopo aver toccato le 94 presenze, all’epoca record con la Nazionale.

Del resto, miglior erede non si poteva trovare, visto che nel triennio successivo al suo primo Scudetto Scirea ne conquista altri due nel 1977 – lo spettacolare duello (51 a 50) con i rivali cittadini del Torino di Gigi Radice dopo aver subito l’incredibile rimonta dei granata nelle ultime giornate l’anno precedente – e nel 1978, dopo che Boniperti si era reso conto che la formazione titolare aveva bisogno di essere irrobustita, mentre l’opera di ringiovanimento stavolta passa dalla panchina …

Sempre molto attento ed abile nello scovare talenti, il Presidente bianconero era rimasto impressionato da come l’appena 37enne Giovanni Trapattoni aveva guidato il Milan al terzo posto alla sua prima esperienza sulla panchina rossonera, così da non farselo sfuggire nell’estate 1976, così come sull’asse Torino-Milano opera due scambi con le Società meneghine che fanno la fortuna del Club di Piazza Crimea, portando in bianconero la mezzala Benetti con Capello ad indossare la maglia del Milan, al pari del centravanti Bonisegna, il cui posto nell’attacco nerazzurro è preso da Anastasi.

Questa Juventus “Sturm und drang”, nelle cui file si sta affermando un altro protagonista degli anni a venire, ovvero Marco Tardelli, riesce per la prima volta a sfatare il tabù delle vittorie in Europa, conquistando – unica formazione italiana ad esservi riuscita schierando solo giocatori del Bel Paese – la Coppa Uefa 1977, al termine di un Torneo che vede Scirea per nulla intimorito dalla doppia trasferta a Manchester per affrontare prima il City e quindi lo United, sino alla “Prova del Fuoco” nella Finale di ritorno disputata alla “Catedral del San Mamés” di Bilbao, dove i bianconeri difendono con le unghie e con i denti l’1-0 dell’andata, uscendo sconfitti per 1-2, punteggio comunque sufficiente ad aggiudicarsi il Trofeo.

E’ mercoledì 18 maggio 1977 allorché Scirea ed i suoi compagni alzano al cielo la Coppa, ma non vi è tempo per festeggiare perché quattro giorni dopo sono chiamati a difendere, a Marassi contro la Sampdoria, il “punticino” di vantaggio che vantano sui granata, e solo dopo il 2-0 di Genova, si può celebrare la “storica” accoppiata …

Il giorno seguente, 23 maggio, Scirea festeggia quindi nel migliore dei modi i suoi 24 anni, magari ripensando a dove sia già arrivato dai tempi dell’approdo nel settore giovanile dell’Atalanta, ma non è certo il tipo da cullarsi sugli allori, altre sfide ben più importanti lo attendono.

Con Bearzot a comporre la selezione per i Mondiali di Argentina ’78 affidandosi al “blocco juventino”, tanto da convocarne ben 9, di cui 8 titolari tra cui la giovanissima stella Antonio Cabrini – restano fuori i soli Morini, Furino e Boninsegna – con in più Cuccureddu a fare da utile jolly tra difesa e centrocampo, l’avventura in Sudamerica riconcilia il rapporto tra i tifosi e la nostra Nazionale, con un’Italia a mettere in mostra un gioco scintillante, culminato con il successo per 1-0 allo “Estadio Monumental” sui padroni di casa per poi arenarsi alle soglie della Finale ed arrendersi anche al Brasile nella sfida per il terzo posto, lasciando comunque l’impressione di essere sulla strada giusta.

Ovviamente Scirea, che sino ad allora aveva disputato solo gare amichevoli, non salta neppure un minuto delle 7 gare che vedono impegnati gli Azzurri, per poi non lasciare ad altri il ruolo di libero sino alla Rassegna iridata di otto anni dopo, a Messico 1986.

Nel frattempo, in casa bianconera Boniperti procede ad una seconda operazione di rinnovamento, di cui fanno le spese, per raggiunti limiti di età, i vari Spinosi, Morini, Benetti e Boninsegna, per costruire, dopo che il biennio 1979-’80 ha lasciato spazio ai titoli di Milan ed Inter rispettivamente, forse la più forte Juventus di ogni epoca nel corso degli anni ’80 …

Chiamato ad una nuova sfida legata alla riapertura delle frontiere – un solo primo giocatore straniero dal 1980, poi portato a due nel 1982 – il “Presidentissimo” non sbaglia un colpo, scegliendo l’irlandese Liam Brady nella prima opzione e formando la coppia Boniek-Platini nell’estate 1982, pur se il fuoriclasse francese, ad onor del vero, viene direttamente acquistato dall’Avvocato Agnelli a sua insaputa.

Giunto nella fase della maturità, oramai 27enne, Scirea – le cui presenze in Campionato sembrano il libretto di un diligente studente universitario, in quanto, dopo le 28 della prima stagione, si susseguono nel successivo decennio ben sette “30” e tre “29” (all’epoca la Serie A, a 16 squadre, prevede un massimo di 30 partite …) – modifica anche il suo atteggiamento sul terreno di gioco, di cui è oramai indiscusso padrone in ogni zona del campo, il che lo porta sempre più sovente in attacco, come confermano le 4 reti realizzate nel vittorioso Torneo 1981 (decisivo il punto nel successo per 2-1 sull’Inter così come quello del pari a 13’ dal termine contro il Cagliari …) ed ancor più le 5 della successiva stagione, tra cui spicca la doppietta nel derby di ritorno contro un Torino che si era portato in vantaggio per 2-0 per poi soccombere 2-4.

Scirea può ora affrontare la sfida più ardua, ovvero la conquista del titolo mondiale, potendo contare sulla forza della propria difesa – interamente trapiantata in azzurro, con la sola eccezione di Collovati al posto dello stopper Brio – e sulla cementata intesa con il sia pur 40enne Zoff, Capitano di una Nazionale destinata a stupire il Mondo, a cominciare dagli scettici giornalisti italiani …

E la decisione di Bearzot di imporre il “silenzio stampa” dopo le critiche piovute sul capo degli azzurri a seguito del non trascendentale Girone eliminatorio, deve essere sembrata “manna dal cielo” per Scirea, il quale ha sempre preferito anteporre i fatti alle parole, e, grazie alla coesione di un “Gruppo magico” proiettato verso un unico obiettivo, il “Miracolo” si compie, con Argentina, Brasile, Polonia e Germania Ovest a cadere una dopo l’altra sotto i colpi di Rossi & Co., e se vi è un’immagine che meglio di ogni altra può descrivere cosa abbia rappresentato Scirea in quel cammino, essa è rappresentata dall’azione che porta al raddoppio di Tardelli in Finale contro i tedeschi …

Fermata, difatti, un’incursione di Breitner poco fuori dalla propria area, Scirea avanza palla al piede sino a metà campo, per poi affidare la stessa a Bruno Conti ma, invece di rientrare in difesa a protezione del prezioso vantaggio, si propone in avanti – come a lanciare un chiaro messaggio ai compagni che è il momento giusto per assestare il colpo del ko – spostandosi sulla fascia destra per dettare il passaggio che puntualmente riceve e, dopo un doppio scambio, servire a Tardelli il pallone che “Schizzo” tramuta nella rete del 2-0 che taglia le gambe ai nostri avversari.

Raggiunto il vertice in Azzurro – nelle qualificazioni agli Europei ’84 Bearzot prova Franco Baresi, nel mentre l’avventura ai Mondiali di Messico ’86 si conclude con l’eliminazione agli Ottavi da parte della Francia dell’amico Platini, per quella che è l’ultima delle 78 presenze di Scirea in Nazionale con 2 reti all’attivo – manca solo il trionfo nella principale Manifestazione europea a livello di Club per completare una carriera senza eguali, anche se ciò avviene nel modo che sicuramente il neo Capitano bianconero mai si sarebbe augurato …

Persa difatti contro ogni pronostico la Finale di Coppa dei Campioni 1983 contro l’Amburgo – rivincita per Kaltz, Hrubesch e Magath della Finale mondiale dell’anno prima – che coincide altresì con l’ultima delle 476 presenze di Zoff in bianconero, con Scirea ad ereditarne i gradi di Capitano dalla successiva stagione, la vittoria nella Finale di Coppa delle Coppe ’84 per 2-1 contro il Porto e che vede pertanto il 31enne lombardo alzare il Trofeo, rappresenta il preludio a ciò che avviene quella tragica sera del 29 maggio 1985 allo “Stadio Heysel” di Bruxelles, nella sfida contro il Liverpool …

Inglesi che erano già stati sconfitti 2-0 dai bianconeri (doppietta di Boniek …) nella Super Coppa Uefa disputatasi a gennaio a Torino, ed i cui tifosi si rendono protagonisti dell’aggressione che poi genera la morte di ben 39 tifosi assiepati nel “Settore Z” del vetusto impianto belga, con Scirea, in qualità di Capitano, a dover rivolgere, assieme al collega Phil Neal del Liverpool, l’appello ai microfoni per comunicare al pubblico presente che la gara si sarebbe comunque disputata …

Non sappiamo quanto sia risultata pesante per Scirea quella Coppa consegnatagli a fine gara, sicuramente, conoscendone il carattere e l’estrema sensibilità, crediamo sia stato tra coloro che meno hanno gioito di tale successo, per poi conquistare, l’anno seguente, l’ultimo dei suoi 7 Scudetti in maglia bianconera, ancora una volta dopo un testa a testa con la Roma del Presidente Dino Viola, principale avversaria della Juventus ad inizio anni ’80.

Anche per Scirea sta per suonare il gong dell’ultimo round, dicendo addio al Calcio giocato alla fine della stagione 1988 dopo aver fatto, per un anno, da “chioccia” al suo erede designato Roberto Tricella – che però non riuscirà a ricalcarne le gesta – con un bagaglio costituito da 552 presenze e 32 reti (di cui 377 e 24 in gare di campionato …) e, soprattutto, con l’orgoglio di non essere mai stato espulso in vita sua (!!) …

Cosa Scirea “dovesse fare da grande” per Boniperti era già scritto, non poteva non ricomporre in panchina la coppia che tanto aveva dato alla Juventus sul rettangolo di gioco e quindi, chi meglio di “Gai” poteva fare da vice allenatore ad uno Zoff che ne aveva assunto la guida all’estate 1988, una coppia che non aveva bisogno di parlare, capendosi reciprocamente con uno sguardo …

Ed è proprio in questa nuova veste che Scirea viene inviato da Boniperti a visionare il Gornik Zabrze, prossimo avversario dei bianconeri al primo turno di Coppa Uefa il 12 settembre 1989 ed impegnato a Lodz contro l’LKS, una decisione che non convince i due tecnici “ma che ci vai a fare …”, sembra aver detto Zoff all’amico, ma che, per quel rispetto sempre riservato agli ordini ricevuti, non viene contestata …

Il Gornik vince 2-1 e, sulla strada del ritorno per Varsavia, dove avrebbe dovuto prendere il volo per Torino si compie il suo tragico destino, figlio di una serie di drammatiche coincidenze …

Difatti, l’auto messa a disposizione dalla Società polacca, su cui Scirea siede assieme ad un interprete sul sedile posteriore, nel mentre davanti trovano posto l’autista ed un Dirigente del Gornik, viene tamponata da un furgone vicino a Babsk, piccolo centro nei pressi di Lodz, prendendo immediatamente fuoco a causa delle quattro taniche di benzina che erano state poste nel bagagliaio per far fronte ad eventuali necessità (dato che in Polonia non vi erano certo Stazioni di rifornimento come in Italia …) …

L’unico a sopravvivere è il dirigente del Gornik, in quanto dall’urto viene sbalzato fuori dalla vettura, per gli altri, a seguito delle gravissime ustioni riportate, non vi è scampo, ed è così che, in una zona desolata della Polonia, si compie l’infame destino del più grande interprete del ruolo di libero che l’Italia abbia mai conosciuto …

Zoff onora la memoria – anche se non serve a garantirgli la conferma, con la Juventus a scegliere Maifredi per la successiva stagione – dello sfortunato amico dedicandogli i successi in Coppa Italia e Coppa Uefa, al termine di un percorso, quest’ultimo, iniziato sedendosi in panchina il 12 settembre a Zabrze con la morte nel cuore, poiché “Gai” non era lì, accanto a lui …

E, purtroppo, non vi sarà mai più …

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...