FABIO VULLO, IL MIGLIORE PALLEGGIATORE AZZURRO CHE SI GIOCO’ LA NAZIONALE

Vullo-500x674
Vullo al Messaggero Ravenna – da:gazzetta.it

Articolo di Giovanni Manenti

Se ci si pone la domanda se si può essere il migliore in un determinato ruolo in uno Sport di squadra e, ciò nonostante, non far parte di una Nazionale che conquista i maggiori successi a livello internazionale, la risposta è che, sia pur raramente, talvolta ciò accade.

Un esempio passato alla Storia è quello del centromediano Fulvio Bernardini, stella della Roma degli anni ’30, che il Commissario Tecnico Vittorio Pozzo escluse dai selezionati per i vittoriosi Mondiali di Italia ’34 e Francia ’38 perché “troppo bravo”, cosa che, secondo l’allenatore, “avrebbe messo in soggezione i propri compagni e minato la forza del gruppo …” …

Ma, talora, sono i giocatori stessi, con i loro atteggiamenti, a determinare certe esclusioni, proprio per salvaguardare l’unità dello spogliatoio, ed uno di questi casi riguarda il protagonista della nostra Storia odierna, da molti ritenuto come il miglior palleggiatore di ogni epoca della nostra Pallavolo Maschile.

Fabio Vullo – i più addentro a tale Disciplina avranno già intuito che avremmo parlato di lui – nasce a Massa l’1 settembre 1964, mettendosi in luce nella formazione della sua città natale, dove svolge la trafila nel settore giovanile, sino al debutto in prima squadra appena 14enne.

I primi positivi Tornei di Serie A/2 pongono Vullo all’attenzione dei migliori Club italiani, ed ad aggiudicarsene le prestazioni è il Cus Torino “targato” Robe di Kappa, dove approda appena 18enne nell’estate 1982 alla corte di Silvano Prandi, il tecnico che ha condotto il sestetto piemontese a tre Scudetti consecutivi dal 1979 al 1981 (i primi nella Storia della Società …) ed è alla ricerca di una valida alternativa nel ruolo di alzatore ai fratelli Piero e Paolo Rebaudengo.

Un compito che Vullo svolge nel migliore dei modi, tanto che Prandi – altresì tecnico della Nazionale Italiana, dove ad inizio anno aveva preso il posto di Carmelo Pittera – non si fa scrupoli a farlo esordire a metà agosto 1982 contro la Germania Ovest, per quella che è la prima delle sue 139 presenze in maglia azzurra.

In vista della Rassegna Continentale ’83 che si svolge in Germania Orientale dal 17 al 25 settembre, l’Italia fa un buon rodaggio aggiudicandosi l’Oro ai Giochi del Mediterraneo, per poi disputare il suo migliore Europeo dall’edizione inaugurale di Roma 1948 dove aveva conquistato il bronzo …

Superato, difatti, il Girone eliminatorio – sconfitta 1-3 con la Polonia, vittorie contro Francia (3-1) e Romania (3-2, 15-11 al quinto …) – e qualificatasi per la Poule Finale a sei quale unica rappresentante dell’Europa occidentale, l’Italia supera, entrambe per 3-2, due “rivali storiche” quali Bulgaria e Cecoslovacchia, ma la sconfitta, con identico punteggio dopo essersi trovata in vantaggio 2-1 ed 11-6 nel quarto set (10-15, 15-6, 15-8, 14-16, 13-15 i relativi parziali …), all’ultima giornata contro i padroni di casa della Germania Est, fa sì che agli azzurri sfugga il podio per un peggiore quoziente set (10-9 a 10-13) rispetto alla Bulgaria.

Nel frattempo Vullo, dopo che nella sua stagione d’esordio a Torino, era giunto sino alla Finale Playoff, sconfitto dalla Santal Parma (3-0, 2-3, 0-3 l’esito delle tre sfide), l’anno seguente centra il primo dei suoi 8 titoli italiani, nella ripetizione della medesima sfida, stavolta conclusa in favore dei piemontesi in soli due incontri (3-0 e 3-1), sicuramente il modo migliore per presentarsi alle Olimpiadi di Los Angeles ’84, alle quali l’Italia, al pari di Cina, Corea del Sud e Tunisia, partecipano in sostituzione di Urss, Cuba, Polonia e Bulgaria, assenti in ossequio al “contro boicottaggio” imposto da Mosca …

Unica rappresentante del Vecchio Continente, l’Italia spera di poter accedere alla zona medaglie e, nonostante per prudenza Prandi convochi anche “l’eterno” Pupo Dall’Olio, il sestetto base ai Giochi californiani vede Piero Rebaudendo in regia con Vullo opposto, Dametto e Lanfranco Cengtrali, con Bertoli ed Erricchiello schiacciatori in un Girone in cui gli Azzurri sono chiamati ad affrontare Cina e Giappone, oltre al Canada ed alla cenerentola Egitto …

L’Italia parte bene, avendo la meglio su Canada (3-1) e Cina (3-0), per poi buttar via la vittoria contro il Giappone allorché sul 2-2 e 14-11 a proprio favore nel quinto e decisivo set, una chiamata fuori di un giudice di linea su di una schiacciata di Negri viceversa a segno, fa sì che i ragazzi di Prandi si innervosiscano, facendosi rimontare sul 14-16, anche se la successiva vittoria per 3-0 del Canada sugli asiatici consente agli azzurri di accedere alle semifinali come secondi, a parità di punti con i citati avversari, per il calcolo del quoziente set (10-3 i nordamericani, 11-4 per l’Italia e 9-5 quello dei nipponici).

Dall’altro raggruppamento – in una situazione di Classifica analoga – emergono Brasile e Stati Uniti, e la semifinale coi sudamericani si rivela un ostacolo insormontabile per i nostri (1-3, con parziali inequivocabili di 15-12, 2-15, 3-15, 5-15), così come gli Usa per i canadesi, che gli azzurri affrontano nuovamente con stavolta in palio il bronzo che non sfugge loro con un netto 3-0 (15-11, 15-12, 15-8), così come altrettanto ed ancor più facilmente gli Stati Uniti iniziano il loro “Quadriennio d’Oro” che li porta a trionfare anche ai Mondiali di Parigi ’86 ed ai Giochi di Seul ’88.

Salita per la prima volta su di un podio olimpico, l’Italia ha la consapevolezza di avere a disposizione un gruppo ringiovanito che fa ben sperare per il futuro, con Prandi a proseguire nel doppio incarico sino a fine anno 1986, per un biennio peraltro inferiore alle attese sia in Campionato – eliminato nelle semifinali Playoff sia nel 1985 che nel 1986, rispettivamente da Bologna e Modena, con quest’ultima ad inaugurare un quadriennio di successi – che in campo internazionale, con Torino eliminato agli Ottavi di Coppa dei Campioni ’85 e la Nazionale che non si conferma nei due appuntamenti principali.

Alla Rassegna Continentale ’85 che si svolge in Olanda, il passo indietro è notevole, con l’Italia ad aggiudicarsi un solo incontro, 3-0 al debutto con la Grecia, per poi qualificarsi alla Poule Finale a sei nonostante la sconfitta per 2-3 contro la Svezia grazie al sorprendente successo con identico punteggio da parte degli ellenici sugli scandinavi, ma il Girone conclusivo è un calvario, fatto di sole sconfitte (0-3 contro la Polonia, 1-3 da parte di Francia e Cecoslovacchia e 2-3 con la Bulgaria) per un misero sesto posto.

Non meglio le cose vanno al Torneo iridato dell’anno seguente, dove la circostanza maggiormente positiva deriva dall’inserimento nel Gruppo Azzurro di quattro giocatori – Luca Cantagalli, Claudio Galli, Andrea Gardini ed Andrea Zorzi – destinati a scriverne la Storia nel successivo decennio, nel mentre a Parigi Vullo viene designato come titolare indiscusso nel ruolo di alzatore, ma l’Italia, dopo un buon inizio (3-0 a Cina e Venezuela), si arrende con identico punteggio ai padroni di casa per poi, nella seconda fase, subire analogo trattamento da parte di Brasile, Bulgaria e Cecoslovacchia …

Relegato a competere per l’assegnazione delle posizioni dalla nona alla dodicesima, il sestetto di Prandi viene nuovamente sconfitto per 2-3 dal Giappone (2-3e dopo essere stato in vantaggio per 2-0), prima di conquistare l’undicesima posizione grazie al 3-0 sulla Cina, che rappresenta altresì l’ultima presenza del tecnico piemontese sulla panchina azzurra.

L’autunno 1986 segna una svolta importante nella carriera dell’oramai 22enne Vullo, il quale è espressamente richiesto da Julio Velasco – dalla stagione precedente allenatore alla Panini Modena – per orchestrare al meglio il gioco di un sestetto che ha pochi eguali, vista la contemporanea presenza, oltre che del palleggiatore massese, di Campioni del calibro di Franco Bertoli, Lorenzo Bernardi, Luca Cantagalli, Ferdinando “Fefè” De Giorgi ed Andrea Luchetta, così che non c’è da stupirsi se i gialloblù centrano un poker di Scudetti consecutivo – che coincide con quello di Vullo, che unisce i tre titoli in Emilia a quello conquistato a Torino nel 1984 – con l’unico rammarico di vedersi sempre sfuggire la Coppa dei Campioni, raggiungendo per tre edizioni consecutive (1987-’89) la Finale, venendo però puntualmente sconfitti dal CSKA Mosca.

Per ciò che riguarda la Nazionale, viceversa, non essendo più gradito alla Federazione un tecnico “part time”, ovvero impegnato anche a livello di Club, Prandi viene sollevato dall’incarico e la scelta cade sul polacco Alexander Skiba, che già fa parte del giro azzurro avendo oltretutto ottenuto ottimi risultati con la Rappresentativa Juniores, parte del cui blocco fa ora parte della Nazionale A …

C’è un problema, però, ovvero che Skiba, a proprio agio nell’insegnare ai giovani, si trova a mal partito nella gestione di un Gruppo più maturo, data la rigidità dei propri metodi, come anche il fatto di non far trapelare, se non all’ultimo momento, a chi affidare la regia tra De Giorgi e Vullo, un modo, secondo il tecnico, di tenere viva la tensione ma che si dimostra controproducente …

Ed anche se la scelta poi cade sul toscano, gli Europei ’87 che si svolgono in Belgio rappresentano un vero e proprio fallimento, con l’Italia ad aggiudicarsi (3-1) solo la gara contro la Romania, venendo sconfitta da Francia, Olanda, Urss ed Jugoslavia, così da ritrovarsi a giocare le Finali dal nono al dodicesimo posto, con un sussulto d’orgoglio che la porta a superare dapprima la Spagna e quindi ancora la formazione balcanica.

L’avventura di Skiba termina qui – con il rimpianto di non aver, al contrario, consentito a Prandi di proseguire il percorso in vista delle Olimpiadi di Seul ’88 – ed al suo posto viene richiamato Carmelo Pittera, il tecnico del clamoroso argento ai Mondiali di Roma 1978, al quale spetta il compito di traghettare gli azzurri verso l’appuntamento coreano, ed è qui che Vullo “la combina grossa” …

La prima convocazione di Pittera è ad inizio maggio, e l’alzatore massese ha la splendida idea di presentarsi al ritiro collegiale solo per comunicare la sua decisione di rinunciare alla maglia azzurra, un atteggiamento probabilmente figlio delle delusioni patite l’anno precedente, ma che, in ogni caso, spiazza sia il tecnico che la Federazione, la quale squalifica Vullo per due mesi, anche se è maggiore il clamore che genera nell’ambiente il comportamento da parte di uno dei leader del sestetto azzurro …

Peraltro, l’avventura olimpica conferma quanto di poco buono fatto vedere dall’Italia nel triennio precedente, con gli azzurri – ripescati solo per il boicottaggio ai Giochi da parte di Cuba – a concludere ancora noni, pur con la parziale giustificazione di dover rinunciare per infortunio ad Andrea Lucchetta, prima che sul palcoscenico azzurro faccia la sua comparsa colui che ne riscrive la Storia, ovvero proprio quel Velasco che ha diviso con Vullo i trionfi modenesi.

L’allenatore argentino prende possesso del nuovo ruolo a fine maggio ’89, con soli quattro mesi a disposizione per preparare gli Europei di Svezia ’89 e tutti si attendono che la regia sia affidata a Vullo che talmente ben conosce, ma l’intervenuta crescita nel frattempo di Paolo Tofoli come palleggiatore – nonostante giochi nel Petrarca Padova, Club non di primissimo livello – e la volontà di Velasco di cementare l’unità del Gruppo, che mal gradirebbe il reintegro di colui che li ha abbandonati in vista dell’impegno olimpico, portano il tecnico a decidere diversamente …

Ai cronisti spiega, come sempre, il suo concetto con poche ma chiare parole, ovvero che “se un giocatore rifiuta la Nazionale non è un problema, resta una questione tra noi due, perché indossare la maglia azzurra deve essere una scelta, non un obbligo …”, anche se è chiaro che stavolta Vullo sarebbe andato di corsa, ma paga l’atteggiamento passato …

E così, mentre l’Italia di Velasco si accinge ad iniziare la sua striscia vincente, che la vede per la prima volta salire sul gradino più alto del podio sia agli Europei ’89 che ai Campionati Mondiali ’90, Vullo si consola conquistando nel 1990 quella Coppa dei Campioni sempre sfuggita al tecnico argentino, per poi far parte anch’egli della rivoluzione che investe il Mondo della Pallavolo italiana con l’ingresso dei grandi Gruppi imprenditoriali.

Con i vari Berlusconi – peraltro per un periodo alquanto limitato – ad investire nella Mediolanum Milano, Benetton a fare altrettanto con la Sisley Treviso ed il Gruppo Ferruzzi divenendo proprietario de Il Messaggero Ravenna, le altre Società vengono letteralmente “saccheggiate” dei loro migliori giocatori, e Vullo è tra questi, accasandosi per un quadriennio a Ravenna assieme a Gardini, Club che si è altresì assicurato le prestazioni dei due fuoriclasse Usa Karch Kiraly e Steve Timmons …

Un periodo quanto mai proficuo, visto che, oltre allo Scudetto conquistato nella sua prima stagione 1991 – cui abbina il Mondiale per Club – Vullo guida il sestetto di Ravenna nell’imporsi in tre edizioni consecutive, dal 1992 al ’94, nella Coppa dei Campioni, superando in Finale dapprima i greci dell’Olympiakos e quindi Parma nelle due successive occasioni.

E’ evidente che la Nazionale non può rinunciare così a cuor leggero a colui che si sta dimostrando come uno, se non il migliore, palleggiatore europeo ed anche Velasco, dopo la secca sconfitta per 0-3 nella Finale degli Europei ’91 contro l’Urss, alla sua ultima partecipazione alla Rassegna Continentale – 12 affermazioni su 17 edizioni (!!) – prima del dissolvimento dell’Impero Sovietico, ritiene sia logico portare a Barcellona, in vista delle Olimpiadi dell’anno seguente, entrambi i suoi più validi alzatori, così da avere spazio per un’alternanza senza incidere sugli equilibri di squadra …

Vullo fa il suo rientro in azzurro il 20 aprile ’92 nella sconfitta per 1-3 in amichevole a Bonn contro Cuba, per poi disputare le gare di qualificazione alla World League che vedono l’Italia approdare alla Fase Finale con 11 successi su 12 gare disputate, un buon biglietto da visita in attesa della Rassegna a cinque cerchi …

Purtroppo, sull’Italia di Velasco cala “la maledizione olimpica” sotto forma della Nazionale olandese che, dopo aver concluso al quarto posto il proprio Girone rispetto alla prima posizione dell’Italia nel proprio, la elimina inaspettatamente per 3-2 nei Quarti di Finale, con in più la beffa di essere l’ultima a dover subire l’assurda norma di vedersi dichiarare sconfitta 16-17 nel quinto e decisivo set allorché è chiamata a servire, un controsenso per quelle che da sempre sono le regole del Volley e che, difatti, a Giochi conclusi, viene abolita richiedendo un margine di 2 punti per l’assegnazione del set.

Un sestetto ferito, che sfoga la propria rabbia su Spagna e Giappone (entrambe sconfitte per 3-0) per assicurarsi un platonico quinto posto, per poi ribadire la propria superiorità a livello mondiale aggiudicandosi la World League di inizio settembre a Genova, superando 3-0 gli Stati Uniti in semifinale e 3-1 in Finale Cuba (rispettivamente terza e quarta ai Giochi), per quelle che sono altresì le ultime due delle 139 presenze in azzurro di Vullo.

Ma se le porte della Nazionale sono oramai chiuse, altrettanto non si può dire per i successi a livello di Club per il palleggiatore toscano che, pur avendo raggiunto la soglia dei 30 anni, fa ritorno nell’estate 1994 a Modena per riprendere il discorso interrottosi quattro anni prima, attirato dall’irrinunciabile offerta economica della Società romagnola …

E, come d’incanto, con il ritorno in regia di Vullo, Modena – che era rimasta a secco di Scudetti dal 1989 – torna a primeggiare in Italia, aggiudicandosi i titoli del 1995 e ’97 sotto la guida del tecnico Daniele Bagnoli, così come in Europa, dove replica il “tris consecutivo” di successi già ottenuto con Ravenna, imponendosi nelle edizioni dal 1996 al ’98 della Coppa dei Campioni, in modo da portare a 7 il totale delle vittorie a titolo personale nella più prestigiosa Manifestazione Continentale.

Per il palleggiatore massese vi è un ultimo “spicciolo di Gloria” allorché, a dispetto dei 36 anni suonati, con il cambio di secolo si accasa a Treviso per mettere la sua firma sull’ottavo Scudetto della sua straordinaria carriera, conquistato superando nella serie finale dei Playoff l’Asystel Milano in tre sole gare (3-2, 3-1, 3-1), così da poter completare un Palmarès di tutto rispetto costituito da 8 Scudetti (solo Bernardi ha fatto meglio con 9 …), 7 Coppe dei Campioni e 6 Coppe Italia, oltre ad altri Trofei vari.

Resta solo il rimpianto di essere stato l’unico “Fenomeno” a non aver potuto far parte di quella “Generazione di Fenomeni” che si è aggiudicata 3 titoli mondiali, 4 europei ed un argento olimpico nel decennio tra il 1989 ed il ’99, anche se non sono in pochi, soprattutto tra i media, ad addebitare a Velasco la mancata convocazione di Vullo ai Giochi di Atlanta ‘96 quale motivo per la sconfitta al tiebreak nella Finale per l’Oro contro l’Olanda …

Ma, tanto, come sarebbe andata a finire con Vullo in campo – ricordiamo, nel periodo dei suoi tre successi continentali con Modena – nessuno lo potrà mai sapere, anche se tutto ciò dimostra che non sempre, essere il migliore è garanzia di convocazione …

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...