NEL CIELO DI AGRIGENTO SPLENDE L’ARCOBALENO DI LUC LEBLANC

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Luc Leblanc sul podio – da culturevelo.com

articolo di Emiliano Morozzi

Tre immagini raccontano, come diapositive, la parabola sportiva di un corridore come Luc Leblanc, scalatore dalla pedalata storta a causa di un terribile incidente stradale in gioventù.

La prima è del luglio 1994: dalla nebbia che avvolge l’inedita salita di Lourdes Hautacam, il corridore francese, in maglia Festina quell’anno, anticipa allo sprint nientemeno che il padrone del Tour de France Miguel Indurain, reggendone il terribile passo in salita. Alla fine di quella edizione della Grand Boucle, Leblanc chiuderà ai piedi del podio.

La seconda immagine invece è di quattro anni dopo: la nebbia avvolge ancora i corridori, siamo su una salita mitica del Tour, il Galibier, e Pantani è appena partito in quella che sarà un’impresa epica. Luc Leblanc ne segue le orme, Pantani si ferma per aspettarlo, ma anche pedalando con una gamba sola, il Pirata ha una velocità insostenibile per il francese, che rimbalza indietro e finirà soltanto 17esimo.

Leblanc che esce dalla nebbia e trionfa ad Hautacam, Leblanc che viene inghiottito dalla nebbia sul Galibier, tornando nell’oblio.

Nel mezzo, una terza immagine, questa volta sotto un sole feroce, il sole della gloria, colto nella città della Valle dei Templi. Torniamo infatti a quel 1994 che fu probabilmente l’anno migliore di Leblanc. Ad Agrigento si corre il Mondiale, é fine agosto, il clima è rovente e il percorso piuttosto duro, rischia di diventare una corsa ad eliminazione per via del gran caldo. Leblanc è uno dei favoriti alla vittoria finale, insieme al danese Sorensen, a Musseuw, a Riis, a Ugrumov. Tra i favoriti c’è anche l’americano Armstrong, campione in carica, che in corsa sarà comunque protagonista. Leblanc mantiene un basso profilo, giocando in casa gli italiani hanno il dovere di movimentare la corsa e essere presenti nei momenti salienti della sfida.

La nazionale azzurra però risente dell’assenza di Bugno e di malumori tra i corridori, con Bartoli e Pelliccioli scontenti di partire come riserve. La corsa, dopo la fuga del colombiano Montano, si movimenta dal quattordicesimo giro in poi, con un attacco condotto da Cassani, Virenque, Breukink e Sorensen, tutti nomi importanti, a cui si accoda lo svizzero Puttini. Nelle tornate successive le carte si rimescolano, all’ultimo giro si trovano in sette: l’Italia è rappresentata da Ghirotto e Chiappucci, la Francia risponde con Virenque e Leblanc, completano il gruppo Sorensen, Konyshev e il campione in carica Armstrong. Così si presentano ai piedi della salita che dalla Valle dei Templi conduce in città, una salita piuttosto dura, adatta agli scalatori. Chiappucci dovrebbe essere la punta, ma “El Diablo” ha qualche problema al cambio e teme di piantarsi nel momento meno adatto. Il peso dell’attacco ricade quindi su Ghirotto, meno esplosivo in salita ma molto brillante allo sprint. Sorensen anticipa tutti e scatta per primo, ma Ghirotto è bravissimo a muoversi per andare a riprenderlo. Sulle sue ruote si incolla però Leblanc, fino a quel momento rimasto in ombra, Ghirotto cerca di tenerlo buono per arrivare in cima allo strappo dove la strada spiana, ma il francese capisce che è il momento giusto per partire sul suo terreno, la salita, e ai -900 dal traguardo, lascia sul posto il nostro connazionale. Ghirotto prova a resistere, ma ha finito le energie, il francese invece sente profumo di maglia iridata e vola a cogliere la sua vittoria più prestigiosa. Una vittoria che ha i contorni dell’arcobaleno, nel cielo azzurro di Agrigento.

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