OPEN E PGA CHAMPIONSHIP, LA STAGIONE D’ORO 1994 DI NICK PRICE

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Nick Price all’Open Championship 1994 – da nbcsports.com

articolo di Nicola Pucci

Andando ad analizzare i risultati in carriera di Nick Price, salta subito all’occhio che stiamo pur sempre citando un golfista tra i più blasonati di sempre, se è vero che ai 3 titoli nei Major può aggiungere anche 15 vittorie nel Pga Tour ed altri 5 successi nell’European Tour.

In effetti stiamo parlando di un ragazzo, nato a Durban, in Sudafrica, il 28 gennaio 1957, ma in possesso della nazionalità dello Zimbabwe (ex-Rhodesia), che viene avviato alla pratica golfista all’età di otto anni dal fratello maggiore Timothy a cui fa da caddy e che fin da adolescente si illustra per le doti nel giocare con i bastoni e mettere palline in buca, capitanando la squadra della Prince Edward School di Harare, dove si è trasferito con i genitori, entrambi di origini britanniche, e debuttando nel Southern Africa Tour nel 1977. E se nel 1981 coglie in Italia, a Sanremo, una delle prime vittorie in carriera, dando seguito al trionfale Swiss Open che l’anno prima ha sancito il suo primo successo proprio nel circuito europeo, ecco che nel 1983 si toglie il lusso di sconfiggere un certo Jack Nicklaus alle World Series of Golf in Ohio, iscrivendo il suo nome tra i vincitori di una prova del Pga Tour.

E se curiosamente Price dovrà attendere addirittura altri otto anni prima di rinnovare l’appuntamento con la vittoria nel principale circuito golfistico, nondimeno il campione rhodesiano, che nel frattempo prenderà pure il passaporto britannico, si mette in luce nei tornei Major, giungendo secondo all’Open Championship del 1982, risultato che lo rivela agli occhi del mondo, chiudendo a pari merito con l’inglese Peter Oosterhuis e ad un solo colpo da quel Tom Watson che si impone per la quarta volta in carriera, non prima aver comandato la gara con tre colpi di vantaggio a sole sei buche dalla fine, realizzando un sensazionale terzo giro in 63 colpi all’Augusta Masters del 1986 chiuso poi in quinta posizione e nuovamente terminando secondo all’Open Championship, nel 1988, stavolta battuto da Severiano Ballesteros che fa meglio di lui di due colpi rimontando all’ultimo giro i due colpi che aveva di ritardo a chiusura del terzo giro.

Insomma, Price è indubbiamente un golfista di prima fascia, con quel suo gioco sempre all’attacco e mai conservativo, ma ha bisogno che il suo talento venga confortato da successi di pregio, ed è quel che infine accade negli anni Novanta quando il rhodesiano, raggiunta la maturità, si guadagna un posto al sole nel panorama del golf mondiale. Intanto, aggiungendo una bella serie di vittorie nel Pga Tour, poi salendo sul gradino più alto del podio al Pga Championship nel 1992 quando mette in bacheca il primo Major in carriera, segnando uno score conclusivo di 6 colpi sotto il par, 3 meglio del quartetto composto da John Cook, Nick Faldo, Gene Sauers e Jim Gallagher jr., proseguendo con la prima posizione del ranking mondiale raggiunta l’anno dopo e conservata per un totale di 43 settimane in carriera, a cui aggiungere l’onore di guidare per due anni consecutivi la speciale graduatoria del Pga Tour money. Ovvero, il giocatore che guadagna più spiccioli di chiunque altro.

Ma c’è una stagione, nell’avventura agonistica di Nick Price, che merita di venir ricordata per quel che il fuoriclasse di Durban riesce a fare su un campo da golf, ed è quella del 1994. Che se è annunciata dallo status di giocatore numero uno del mondo, altresì lo vede vincere in rapida successione tre tornei del Pga Tour, l’Honda Classic davanti a Craig Parry, il Southwestern Bell Colonial battendo al play-off Scott Simpson e il Motorola Western Open quando anticipa di 1 colpo Greg Kraft, per poi piazzare una doppietta da antologia nei tornei Major nel giro di un mese che non dimenticherà mai, dal 17 luglio al 14 agosto, quando il calendario programma Open Championship e Pga Championship.

Si comincia con il torneo britannico, che per il 1994 sceglie l’Ailsa Course del Turnberry Golf Resort, in Scozia. Price, lo abbiamo detto, porta in dote due secondi posti, non proprio recentissimi, e se l’anno precedente ha chiuso al sesto posto distanziato di 7 colpi da un Greg Norman infine liberato dall’ansia da prestazione, ecco che stavolta è ben deciso a prendersi quella benedetta Claret Jug che insegue da sempre. E che possa essere la volta buona se ne ha sentore dopo un secondo giro che in 65 colpi lo porta a ridosso dei primi, tra cui lo stesso Tom Watson che lo precede di 2 colpi, per poi, con un terzo giro in 67 colpi, farsi ancor più sotto dai due leaders che rispondono ai nomi di Brad Faxon, non un habituè a questi livelli nei Major, e Fuzzy Zoeller, 43enne che molti anni prima vinse il Masters, 1979, e l’US Open, 1984. Ma è nelle ultime 18 buche che Price piazza la zampata vincente, inseguendo gli avversari di turno, tra cui emerge lo svedese Jesper Parnevik che con tre birdie consecutivi dalla 11 alla 13 ed altri due alla 16 e alla 17 si porta in testa con 12 colpi sotto il par, venendo poi scavalcato da Price che mette a segno un eagle con un putt chilometrico alla buca 17, proprio mentre un bogey dello scandinavo alla 18, che sbaglia invece un putt da meno di due metri, di fatto gli consegna la vittoria su un piatto d’argento. Lo score finale di Nick, 268 colpi con giri sempre sotto i 70 colpi (69+66+67+66) la dice lunga sulla regolarità ad altissimi livelli del rhodesiano che infine si prende quel trofeo sognato da sempre.

Un mese dopo la sfida tra i migliori si rinnova al Pga Championship, torneo che Price indubbiamente ama per averlo vinto due anni prima, e che stavolta sceglie quale teatro il Southern Hills Country Club di Tulsa, in Oklahoma. Il rhodesiano, in effetti, sbaraglia il campo fin dal primo giro, chiuso in testa in 67 colpi al pari di Colin Montgomerie, l’eterno piazzato del golf, per poi firmare un secondo giro in 65 colpi che gli permette di rimanere solo al comando con ben 5 colpi di vantaggio su un terzetto composto da Ben Crenshaw, Jay Haas e Corey Pavin. Haas riduce lo svantaggio a 3 colpi con un terzo giro in 68 colpi contro i 70 colpi di Price, che alle ultime 18 buche non trema davvero, anzi, segna un altro score in 67 colpi ed infine con 11 colpi sotto il par bissa il successo del 1992 lasciando Pavin a 6 colpi, con un certo Phil Mickelson, mancino 24enne di enorme talento, che chiude in terza posizione cogliendo così il primo podio di una carriera che sarà monumentale.

Nick Price, 37enne, è all’apice della sua, di carriera, e se per il 1994, ancora, sarà numero 1 del mondo ed anche il più pagato di tutti, c’è davvero un perché: è o non è quella la sua stagione d’oro?

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