VLADIMIR BEARA, IL “PORTIERE BALLERINO” DIVENUTO LEGGENDA

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Un plastico intervento di Vladimir Beara – da:twitter.com

Articolo di Giovanni Manenti

Nel periodo intercorrente tra le due Guerre, il panorama calcistico del Vecchio Continente, per quel che riguarda il ruolo di estremo difensore, è caratterizzato da “Tre Stelle di prima grandezza”, vale a dire l’azzurro Giampiero Combi, il cecoslovacco Frantisek Planicka – non a caso a difesa della porta delle rispettive Nazionali nella Finale Mondiale del 1934 – e la “leggenda spagnolaRicardo Zamora, al cui nome è stato successivamente legato il premio annuale per il portiere meno battuto della Liga.

Ad inizio del secondo Dopoguerra, si fanno apprezzare due estremi difensori accomunati da uno stesso, tragico destino, ovvero l’italiano Valerio Bacigalupo, colonna del “Grande Torino” che perde la vita assieme ai suoi compagni nella “Sciagura di Superga” del 4 maggio 1949, e l’inglese Frank Swift il quale, a propria volta, perisce nel disastro aereo di Monaco di Baviera del febbraio 1958 assieme a buona parte dei giocatori del Manchester United di ritorno dalla trasferta di Coppa dei Campioni a Belgrado, alla quale aveva partecipato in veste di giornalista …

Il successivo decennio vede il nostro Calcio proseguire nella tradizione di produrre validissimi portieri – si possono citare i coetanei Bepi Moro e Leonardo Costagliola, al pari di Giovanni Viola, Lorenzo Buffon, Giorgio Ghezzi e sino a Giuliano Sarti – ma per quel che concerne la ribalta internazionale, tutti loro devono fare i conti coi “Terribili anni ‘50” della nostra Nazionale, eliminata al primo turno ai Mondiali di Brasile ’50 e Svizzera ’54 ed addirittura non qualificatasi per l’edizione di Svezia ’58.

Una sorte simile tocca al portiere tedesco Bert Trautmann che, catturato durante la Seconda Guerra Mondiale, si accasa al Manchester City per ben quindici anni, circostanza che gli preclude le porte della Nazionale.

Ed è così che, assieme all’estremo difensore del Barcellona Antoni Ramallets – 6 volte Campione di Spagna con gli azulgrana ed in 5 occasioni vincitore del citato “Premio Zamora” come portiere meno battuto della Liga – si fanno apprezzare a livello internazionale due esponenti di quel “Calcio danubiano” ancora in auge nel corso di tale decennio, vale a dire l’ungherese Gyula Grosics e lo jugoslavo Vladimir Beara

Ed è di quest’ultimo, nato il 2 novembre 1928 a Zelovo, cittadina in prossimità di Sinj, nell’attuale Croazia, che intendiamo quest’oggi raccontarne la storia, di come, dalle ceneri del conflitto bellico possa essere uscito un portiere destinato a divenire leggenda non solo all’interno del proprio Paese.

Figlio di genitori (Jakov e Marija) di etnia serba, il piccolo Vladimir ha solo due mesi allorché, con un colpo di Stato, il re Alessandro I – Monarca del Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni – avoca a sé tutti i poteri per sedare i dissidi esistenti sia tra le varie correnti politiche così come tra i diversi gruppi etnici, dando vita al Regno di Jugoslavia, la cui esistenza, dopo le varie vicende belliche, termina con la costituzione della “Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia”, nata sulle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, al comando del Maresciallo Tito, Josip Broz all’anagrafe …

Vissuta, pertanto un’infanzia devastata dalle invasioni e dai bombardamenti, il giovane Vladimir manifesta una passione all’apparenza insolita per un ragazzo, ma molto meno se rapportata a quanto avviene nelle Regioni dei Balcani, ovvero quella per la Danza Classica, sognando di divenire un giorno una Stella in grado di esibirsi magari al prestigioso “Teatro Bolshoi” di Mosca …

E’ anche appassionato di Calcio, ma solo come tifoso della formazione di Spalato, l’Hajduk, della quale non perde una partita e spesso si trova anche ad assistere agli allenamenti con alcuni amici, circostanza, quest’ultima, che rappresenta la svolta della sua vita.

Accade difatti che un pomeriggio, a 19 anni da poco compiuti, al termine di una di queste sessioni di allenamento, con i giocatori a doversi allenare nei tiri da fermo (rigori e punizioni …), non vi sia alcun portiere al momento disponibile, ragion per cui l’allenatore chiede ai ragazzi presenti se uno di loro se la sentisse di prendere il posto tra i pali …

Vladimir, convinto che l’agilità acquisita nelle lezioni di Danza possa favorirlo, impedendogli di far brutta figura, si offre volontario, tra lo stupore ed i sorrisi ironici degli amici che lo avevano accompagnato al campo, ma che sono i primi a doversi ricredere vedendo il loro compagno esibirsi in tutta una serie di interventi che sbalordiscono anche i tecnici della formazione croata, i quali non ci pensano due volte a proporre alla Dirigenza il tesseramento del ragazzo, cui viene fatto immediatamente firmare il relativo contratto.

Ed è così, un po’ per caso ed un po’ per fortuna, che inizia la carriera agonistica di colui che è tuttora ricordato come il miglior portiere jugoslavo di ogni epoca, pressoché da subito soprannominato “Balerina sa celicnim sakama”, ovvero “Il ballerino dalle mani d’acciaio”, per la caratteristica dovuta alla sua presa ferrea.

Non impiega molto, Beara, a rilevare tra i pali della porta dell’Hajduk il titolare Branko Stintic, divenendo a tutti gli effetti padrone del ruolo a far tempo dal Torneo 1948-’49 concluso al terzo posto, a tre punti di distacco dal Partizan Belgrado, per poi cogliere il primo successo della sua carriera l’anno seguente, in cui la Federazione adotta il calendario sovietico con disputa del Campionato da marzo a novembre ed in cui non salta neppure un incontro, subendo appena 13 reti sulle 18 gare disputate …!!

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Una formazione dell’Hajduk Spalato – da:https://pcsd.forumfree.it

Anno solare a metà del quale sono previsti i Mondiali ’50 in Brasile, ai quali la Jugoslavia si è qualificata sperando 3-2 la Francia ai tempi supplementari in uno spareggio e che vedono Beara aggregato alla spedizione in Sudamerica quale riserva del leggendario portiere della Stella Rossa Belgrado, Srdan Mrkusic, oramai 35enne.

Ed anche se la Jugoslavia esce a testa alta dalla Manifestazione – due successi a spese di Svizzera (3-0) e Messico (4-1) a fronte dell’onorevole sconfitta per 0-2 contro il Brasile padrone di casa – il futuro è nelle mani del 22enne di Spalato, che debutta con la propria Nazionale l’8 ottobre 1950 subentrando, in un ideale passaggio di consegne, proprio a Mrkusic nella umiliante sconfitta per 2-7 patita al “Prater” di Vienna contro l’Austria, per poi prenderne definitivamente il posto dalla gara successiva.

Torniamo però un passo indietro per quel che riguarda il ricordato soprannome, il quale unisce la sua innata passione per la danza ad una presa che non ha eguali, almeno all’epoca, e per cui deve ringraziare lo “Zio Luka”, ovvero Luka “Barba” Kaliterna, suo primo tecnico all’Hajduk, il quale lo sottopone ad allenamenti che prevedono l’afferrare al volo una sfera ridotta delle dimensioni di una palla da baseball.

Ma queste indubbie doti hanno bisogno di una ribalta internazionale per essere apprezzate, e questa giunge nel luogo più adatto, vale a dire il prestigioso scenario di “Highbury” a Londra, dove la Jugoslavia scende in campo il 22 novembre 1950, presunta “vittima sacrificale” di un’Inghilterra alla ricerca di rifarsi una verginità dopo la vergogna dell’eliminazione ai Mondiali brasiliani, sconfitta 0-1 dai Dilettanti degli Stati Uniti …

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Beara battuto da Lofthouse nel 2-2 del novembre ’50 – da:gettyimages.it

Ed invece, sia gli spettatori che i “media” britannici devono arrendersi di fronte alla serie di innumerevoli interventi con cui Beara – di 22 anni compiuti da venti giorni – si oppone agli attacchi degli avanti dei “Tre Leoni”, culminati con una deviazione a tempo scaduto su di un’incursione dell’ala destra Hancocks, contribuendo in maniera decisiva al risultato di parità (2-2) con cui si conclude l’incontro, all’indomani del quale il suo nome appare su tutti i “tabloid” londinesi, così da divenire non più “ballerino”, bensì “Velocki”, ovvero “Il grande Beara”.

E mentre in Patria, con un Torneo 1952 ancora riformato, strutturato su due Gironi con accesso ad una Poule Scudetto, Beara è protagonista di un nuovo titolo con 15 reti subite nelle 16 gare in Calendario, la giovane Nazionale jugoslava si presenta alle Olimpiadi di Helsinki affidandosi alle prodezze del proprio estremo difensore per fare una buona figura …

Con le squadre dell’Europa dell’Est notoriamente avvantaggiate nel poter schierare le proprie formazioni migliori in quanto i relativi giocatori vantano uno “status” di Dilettanti, la Jugoslavia si fa avanti nel Torneo con una rocambolesca eliminazione dell’Unione Sovietica negli Ottavi, superata per 3-1 nel replay dopo che il primo incontro si era concluso sul 5-5 avendo sprecato un vantaggio di 3-0 all’intervallo e di 5-1 ad un quarto d’ora dal termine, per poi accedere alla Finale grazie al successo per 3-1 sulla Selezione olimpica tedesca …

L’atto conclusivo, svoltosi il 2 agosto 1952 allo “Stadio Olimpico” della Capitale finlandese vede la Jugoslavia opposta ad un avversario praticamente imbattibile, ovvero la “Grande Ungheria” con in porta Grosics, ma soprattutto, un attacco da far tremare le gambe a qualsiasi estremo difensore, vedendosi parare davanti Campioni del calibro di Puskas, Kocsis, Hidegkuti e Czibor …

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Beara impegnato nella Finale Olimpica contro l’Ungheria – da:urheilumuseo.fi

L’Oro, come da pronostico, va ai magiari, i quali devono però sudare le proverbiali “sette camicie” per riuscire a superare Beara il quale si toglie anche lo sfizio, durante la prima frazione di gioco, di parare un calcio di rigore a Puskas – altra “specialità della casa” – prima che sia lo stesso “Ocsi” (“compagno”) a sbloccare il risultato al 70’, arrotondato da Czibor a 2’ dal termine.

Le prestazioni di Beara non passano certo inosservate, tant’è che viene selezionato per la gara tra Inghilterra e “Resto d’Europa” che si disputa il 21 ottobre 1953 a Wembley per celebrare i 90 anni della “Football Association”, sfida che lo vede subentrare ad inizio ripresa all’austriaco Zeman e, dopo aver subito la rete del provvisorio 3-3 da Mullen, difendere il nuovo vantaggio dei rappresentanti del vecchio Continente siglato da Kubala al 63’ sino al 90’, allorché un generoso rigore concesso ai padroni di casa e trasformato da Ramsey non sancisce il “salomonico” pareggio per 4-4.

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Una parata di Beara in Inghilterra-Resto d’Europa – da:gettyimages.ca

Oramai titolare indiscusso del ruolo in Nazionale, Beara può fare il suo esordio ai Mondiali di Svizzera ’54, dove esce imbattuto dalla sfida vinta per 1-0 contro la Francia ed erige le barricate di fronte al Brasile, arrendendosi solo a 20’ dal termine a Didi che sigla il punto dell’1-1 che qualifica entrambe le formazioni ai Quarti che vedono la Jugoslavia sconfitta 0-2 dai futuri Campioni della Germania, con Beara tradito da un’autorete in avvio del compagno Horvat e superato da Rahn a 5’ dal termine.

Nel frattempo l’Hajduk è sempre protagonista in Campionato – secondo nel ’53, allorché è stata ripresa la formula autunno/primavera, a soli due punti dalla Stella Rossa – per poi tornare a trionfare nel 1955 con Beara a disputare 20 delle 26 gare in programma, prima che il rapporto con la squadra del suo cuore debba, giocoforza, interrompersi …

Accade, difatti, che il già ricordato Mrkusic, estremo difensore della Stella Rossa ed oramai superata la soglia dei 40 anni, abbandoni l’attività, ed essendo la “Crvena Zvezda” il Club più titolato e sotto il diretto controllo del Maresciallo Tito, il relativo trasferimento di Beara a difesa della porta non viene neppure posto in discussione, anche se il primo anno fa da riserva a Srboljub Krivokuca – il quale ne prende il posto anche in 6 occasioni in Nazionale (tre delle quali sostituendolo a gara iniziata …) – contribuendo così marginalmente alla conquista del titolo ’56, per poi invertire le gerarchie nel successivo quadriennio che lo vede aggiudicarsi altri tre titoli (1957, ’59 e ’60), nonché la Coppa nazionale nel 1958 e ’59.

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Beara con la Stella Rossa Belgrado – da:telegraf.rs

Avvicinandosi al compimento dei 30 anni, Beara disputa il suo terzo Mondiale (secondo da titolare …) nell’edizione di Svezia ’58, che lo vede non subire sconfitte nel Girone eliminatorio, mentre nella sconfitta ai Quarti per 0-1 contro la Germania Ovest il suo posto tra i pali è preso da Krivokuca, sua riserva alla Stella Rossa prima di trasferirsi all’OFK Belgrado.

Beara conclude la sua esperienza in Nazionale l’11 ottobre 1959 nella sconfitta per 2-4 contro l’Ungheria a Belgrado, sostituito ad inizio ripresa da Milutin Soskic, estremo difensore del Partizan Belgrado, potendo vantare 59 presenze con 77 reti al passivo, per poi chiedere inutilmente alla propria Federazione il nulla osta per trasferirsi in Italia, permesso che gli viene accordato solo al compimento dei 32 anni, così da potersi accasare in Germania dapprima nelle file dell’Alemannia Aachen e quindi del Viktoria Colonia dove, nel 1964 a 36 anni, pone fine alla sua attività agonistica.

E dalla Germania parte la seconda parte della sua vita sportiva, attraverso la frequentazione di un Corso per allenatore all’Università dello Sport di Colonia, grazie al quale Beara si cimenta nell’attività di tecnico in giro per il pianeta tra Germania, Austria ed Olanda prima di ottenere la soddisfazione – quale vice di Slavko Lustica – di contribuire alla vittoria del Campionato jugoslavo 1971 da parte del “suo” Hajduk, un titolo che nella bacheca del Club di Spalato mancava proprio dal 1955, quando a difenderne i pali era appunto Beara …

Vissuta un’esperienza anche in Africa, alla guida della Nazionale del Camerun, Beara ha l’occasione di insegnare i rudimenti della tecnica del portiere ad un giovane Thomas N’Kono, da cui apprende i segreti del mestiere per poi divenire uno dei più famosi ed apprezzati estremi difensori del Continente Nero, ultima eredità di una “leggenda” quale il serbo/croato è stato per il suo Paese.

Proprio le rivalità etniche che hanno martoriato l’ex Jugoslavia dopo la morte di Tito, sfociate nella tragica guerra civile di inizio anni ’90, non hanno pietà neppure della morte di Beara, avvenuta a Spalato l’11 agosto 2014 a tre mesi dal compimento degli 86 anni, in quanto a causa delle sue origini serbe non viene concessa alla sua famiglia la sepoltura nel Cimitero in cui aveva desiderato riposare …

Ma se ne viene disputato il corpo, non altrettanto può dirsi del suo ricordo, ammirato e celebrato come uno dei più grandi esponenti del ruolo della sua epoca, tanto che il giornalista scozzese Bob Wilson – che un po’ se ne intende avendo giocato in porta all’Arsenal – lo descrive come “un atleta che sapeva coniugare estetica allo spettacolo, impressionante nei suoi interventi a mezza altezza con il corpo perfettamente bilanciato, mentre ai piedi sembrava avere una molla per come era sempre pronto a scattare su ogni pallone …!!

Resta comunque del leggendario portiere sovietico Lev Jascin, in occasione della consegna del “Pallone d’Oro” assegnatogli nel 1963 dalla rivista francese “France Football”, il miglior riconoscimento al valore ed alla bravura del suo collega, allorquando dichiara: “Voi premiate me, ma il miglior portiere al Mondo è Vladimir Beara …

Che, nel frattempo, si stava godendo gli ultimi spiccioli di gloria al Viktoria Colonia, nella Oberliga Ovest del Campionato tedesco …

 

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