MARIA BUENO, LA LEGGENDA BRASILIANA DEL TENNIS ANNI ’60

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Maria Bueno al Torneo di Wimbledon 1968 – da:gettyimages.co.uk

Articolo di Giovanni Manenti

Il 1958 è “L’Anno della Gloria” per il popolo brasiliano, quello in cui, grazie all’esplosione del non ancora 18enne Pelé, la “Seleçao” si aggiudica il suo primo titolo mondiale nell’edizione svoltasi in Svezia nel corso del mese di giugno, rimarginando, almeno in parte, la ferita inflitta dal “Maracanazo” di otto anni prima che aveva posto nello sconforto più assoluto un’intera Nazione.

Passa così in sott’ordine il fatto che una giovane connazionale, non ancora 19enne, avesse fatto il suo ingresso nel Circuito internazionale del Tennis affermandosi agli “Internazionali d’Italia”, superando in Finale (3-6, 6-3, 6-3) l’australiana Lorraine Coghlan, così come che, nel successivo mese di luglio, la stessa trionfasse, in coppia con l’americana Althea Gibson, nella Finale del Doppio al prestigioso Torneo londinese di Wimbledon, avendo la meglio in due set (6-3, 7-5) sulle statunitensi Margaret duPont e Margaret Varner.

D’altronde è capibile, con i Campioni del Mondo rientrati dall’Europa ed un titolo da festeggiare, chi volete che si interessasse ad uno Sport da cui sinora il Paese sudamericano non aveva ricevuto alcun alloro, al pari del resto di quasi ogni altra disciplina, visto, ad esempio, che alle Olimpiadi, il Brasile aveva sino a quell’epoca vinto solo tre medaglie d’Oro, due delle quali grazie al leggendario triplista Adhemar Ferreira da Silva, affermatosi sia ai Giochi di Helsinki ’52 che nella successiva edizione di Melbourne ’56 …

Ma per i prossimi Mondiali di Calcio si devono aspettare quattro anni, nel panorama olimpico il Brasile resterà a digiuno di medaglie d’Oro sino a Mosca 1980, ed ecco allora che – mentre il Santos di Pelé fa collezione di Trofei in Patria e nel Mondo, aggiudicandosi due “Copas Libertadores” ed altrettante Coppe Intercontinentali – anche nel “Pais de Futebol” vi è spazio per ammirare le esibizioni di questa giovane promessa che in pochissimo tempo scala le gerarchie del Tennis internazionale.

Nata a San Paolo l’11 ottobre 1939, Maria Esther Andion Bueno cresce in una famiglia che vive di tennis, ad iniziare dal padre, uomo d’affari che si diletta a praticarlo in un Club di cui è Socio, nonché dal fratello maggiore Pedro, il quale però non riesce ad emergere neppure a livello nazionale.

La piccola Maria inizia a prendere in mano la racchetta ad appena sei anni presso il “Clube de Regatas Tiete” di San Paolo, dimostrando un’innata predisposizione tanto che, pur senza ricevere un’adeguata istruzione con un Maestro a lei assegnato, già a 12 anni si aggiudica il suo primo Torneo di Categoria, a 15 anni è Campionessa nazionale nel singolo ed a 17 anni si afferma nel prestigioso Torneo dello “Orange Bowl” in Florida, tra le juniores.

Non vi è pertanto da stupirsi dei suoi progressi non appena sbarcata nel Vecchio Continente l’anno seguente, dove – a parte il citato successo sul campo del Foro Italico – raggiunge la semifinale nel singolo al Roland Garros (sconfitta 6-2, 1-6, 2-6 dalla britannica Shirley Bloomer) ed i Quarti a Wimbledon, dove cede 3-6, 5-7 rispetto all’altra britannica Ann Haydon, Torneo poi vinto dalla sua compagna di Doppio Gibson, che conferma il titolo dell’anno precedente.

Una Gibson che compie identico percorso agli US Open, in cui la 19enne paulista si arrende ancora ai Quarti (1-6, 2-6) contro l’americana Beverly Baker Fleitz, ed, in coppia con la Bueno, raggiunge la Finale nel Doppio, ma, a differenza di quanto avvenuto sull’erba londinese, stavolta le due cedono (6-2, 3-6, 4-6) di fronte alle connazionali Jeanne Arth e Darlene Hard, nel mentre la brasiliana raggiunge l’ultimo atto anche nel Doppio Misto, in cui fa coppia con l’americano Alex Olmedo, anche in questo caso superata (3-6, 6-3, 7-9) dalla coppia austro-americana formata da Neale Fraser e Margaret DuPont.

Un avvio di carriera ben più che promettente, ma che impallidisce al confronto di ciò che Maria riesce a compiere l’anno seguente, in quella che, a tutti gli effetti, può essere considerata la “Stagione della Consacrazione” ai massimi vertici del Tennis mondiale.

Dopo aver, difatti, esordito al Roland Garros venendo eliminata nei Quarti (6-2, 4-6, 2-6) dalla sudafricana Sandra Reynolds, la quale, assieme alla connazionale Renée Schuurman, la elimina allo stesso stadio del Torneo anche nel Doppio, la non ancora 20enne Bueno si presenta a Wimbledon quale sesta testa di serie del Tabellone, che vede ai primi due posti le tenniste di casa Christine Truman ed Angela Mortimer …

Con la prima delle due ad uscire al quarto turno per opera della messicana Yola Ramirez, fatale anche per l’americana Fleitz – testa di serie n.3 ed eliminata dalla tedesca Edda Buding – la sudamericana acquista confidenza e sicurezza circa le proprie capacità man mano che i turni si susseguono e, dopo aver sconfitto in rimonta sia la tedesca Margot Dittmayer (4-6, 6-1, 6-1) che l’americana Mimi Arnold (5-7, 6-3, 6-1), eccola accedere ai Quarti dopo aver disposto con sufficiente autorità (6-1, 7-5) della neozelandese di origini maori Ruia Morrison …

Quella della regolarità è una delle principali qualità della brasiliana che, nei primi 26 Tornei dello Slam disputati, raggiunge sempre la soglia dei Quarti di Finale, turno che sull’erba londinese, la vede superare agevolmente, con un doppio 6-3, la citata tedesca Buding, mentre è fatale alla seconda testa di serie, la ricordata Mortimer, che cede alla sudafricana Reynolds (5-7, 6-8) al termine di un’autentica battaglia …

Cresciuta nel corso del Torneo, la Bueno infligge una pesante lezione (6-2, 6-4) all’americana Sally Moore in semifinale, dove abbandona i sogni di gloria anche la sudafricana, sconfitta con un doppio 4-6 dall’americana Darlene Hard, alla sua seconda Finale a Wimbledon dopo essere stata sconfitta due anni prima dalla connazionale Gibson, che le aveva negato anche la gioia di trionfare agli US Open ’58, ed ora ritiratasi dalle scene …

Per nulla intimorita dalla maggior esperienza della sua avversaria – che, come già ricordato, l’anno precedente l’aveva sconfitta, in coppia con la Gibson, nella Finale del Doppio agli US Open – la Bueno mette in mostra il suo miglior tennis aggiudicandosi il suo primo Trofeo nel Singolare in soli due set con il punteggio di 6-4, 6-3, lasciando all’americana la “consolazione” di imporsi nel Doppio assieme alla inseparabile Arth, Torneo in cui, una volta tanto, la brasiliana era uscita di scena al primo turno, al contrario di quanto avviene nel Doppio Misto, in cui, facendo coppia con l’australiano Fraser, raggiunge la Finale solo per essere sconfitta (4-6, 3-6) proprio dalla Hard assieme alla “leggenda” australiana Rod Laver.

Il trionfo nella Capitale inglese fa sì che agli US Open, in programma a Forest Hills dal 4 al 14 settembre 1959, la Bueno si veda assegnare la testa di serie n.1, seguita da Reynolds, Truman ed Hard, con quest’ultima decisa a riscattare la sconfitta in Finale dell’anno precedente …

Chi, senza dubbio, riscatta l’esito del negativo Torneo di Wimbledon è la “enfant prodige” inglese Truman che, appena 18enne, si era imposta al Roland Garros, la quale raggiunge la Finale senza perdere neppure un set, letteralmente “spazzando via” l’americana Knode (6-1, 6-2) nei Quarti e non avendo altresì pietà in semifinale (6-2, 6-3) della connazionale Ann Haydon, che a propria volta aveva eliminato la Reynolds nei Quarti …

Con il “seeding” rispettato – tre delle prime quattro teste di serie a raggiungere le semifinali – l’altra sfida vede la Bueno, sino a questo punto “impensierita” solo al quarto turno dalla Arth, superata in rimonta (4-6, 6-3, 7-5) rinnovare il testa a testa con la Hard, uscita vincitrice a fatica (5-7, 9-7, 6-3) dal “Derby americano” con la connazionale Karen Hantze, ma anche stavolta deve abbandonare il sogno di trionfare in Singolare sull’erba di casa, subendo una netta sconfitta per 2-6, 4-6 che consegna alla brasiliana la sua seconda Finale consecutiva in un Torneo dello  Slam.

Con la gioventù a farla da padrona – la Bueno avrebbe compiuto 20 anni tra meno di un mese, la Truman ne ha fatti 18 ad inizio gennaio – la Finale del 14 settembre sull’erba del “West Side Tennis Club” a Forest Hills, nel Queens, sobborgo newyorkese, risulta meno equilibrata di quanto si potesse pensare, visto che la tennista sudamericana fa valere la propria classe nel primo set, fatto suo con un netto 6-1, per poi chiudere l’incontro portandosi a casa anche il secondo parziale per 6-4, così da divenire la prima non Nordamericana ad aggiudicarsi i British e gli US Open nella stessa stagione, al termine della quale raggiunge altresì la prima posizione nel Ranking Mondiale.

Premiata dalla “Associated Press” come “Female Athlete of the Year” – un riconoscimento assegnato per la seconda volta ad un’atleta non americana dopo la “Mammina volante” olandese Fanny Blankers-Koen nel 1948 – Maria fa ritorno in Brasile acclamata come una sorta di eroina nazionale e, visto che gli echi del trionfo mondiale della “Seleçao” si stanno oramai affievolendo, toccano a lei stavolta gli onori della ribalta, venendo ricevuta dal Presidente della Repubblica per poi sfilare per le vie di San Paolo, applaudita dai propri concittadini.

Ma, se vincere non è mai facile, confermarsi è ancor più difficile, dato che, raggiunto il vertice della Classifica mondiale, divieni automaticamente “l’avversaria da battere” ed, inoltre, non puoi esimerti dal prendere parte a tutti i Tornei, con conseguente esordio anche agli Australian Open che si svolgono a gennaio 1960 …

Ed è sull’erba del “Milton Courts” di Brisbane che la sudamericana fa per la prima volta la conoscenza con colei da cui sarà divisa da una fiera rivalità nel corso della prima metà degli anni ’60, vale a dire la non ancora 18enne australiana Margaret Smith (nata il 16 luglio 1942 nel Nuovo Galles del Sud), che la sconfigge (5-7, 6-3, 4-6) nei Quarti, per poi andare a vincere il primo dei suoi 24 (!!) titoli in Singolare dello Slam, un record tuttora ineguagliato, solo avvicinato da Serena Williams, giunta a quota 23.

Ma la partecipazione agli Open d’Australia segna una tappa importante nella carriera della Bueno, poiché la stessa compie un’impresa finora mai realizzata, ovvero di essere la prima tennista ad aggiudicarsi il “Grande Slam” nei quattro Tornei di Doppio – successivamente imitata solo dalla coppia Martina Navratilova/Pam Shriver nel 1984 e da Martina Hingis nel 1998 – iniziando tale avventura affermandosi a Brisbane assieme alla Truman, avendo la meglio in Finale per 6-2, 5-7, 6-2 sulle tenniste di casa Smith/Coghlan.

Una stagione iniziata con il piede (o meglio, il braccio …) giusto per la Bueno e che prosegue in crescendo, in quanto la vede giungere in semifinale al Roland Garros, superata (3-6, 2-6) dalla Hard, poi vincitrice del Torneo, con cui decide di “unire le forze” in Doppio, dando vita ad una coppia pressoché imbattibile, come se ne rendono per prime conto la Haydon e l’americana Patricia Ward, sconfitte 6-2, 7-5 in Finale, con la brasiliana ad aggiudicarsi anche il suo unico titolo dello Slam nel Doppio Misto, in coppia con l’australiano Bob Howe, infliggendo alla britannica (assieme all’australiano Roy Emerson) un secondo smacco, facendo suo il match per 1-6, 6-1, 6-2.

Attesa al pari di una regina nel “Tempio del Tennis” di Wimbledon, ove le viene assegnata la testa di serie n.1, la Bueno asfalta senza tanti complementi tutte coloro che le si parano davanti – 6-3, 6-2 alla belga Mercelis, 6-2, 6-1 alla norvegese Schirmer, addirittura un doppio 6-0 (!!) al quarto turno all’australiana Hellyer ed un mortificante doppio 6-1 alla beniamina di casa Mortimer nei Quarti – prima di rinnovare in semifinale la sfida con l’altra britannica Truman …

L’orgoglio della 19enne inglese la porta, dopo aver subito un pesante 0-6 nel primo set, a strappare alla n.1 del Ranking mondiale il secondo parziale per 7-5, illudendo il pubblico del Campo Centrale di poter compiere l’impresa, sogno immediatamente svanito con il netto 6-1 del terzo set, mentre dalla parte bassa del Tabellone si qualifica per la Finale la rediviva sudafricana Reynolds, capace di eliminare (6-1, 2-6, 6-1) la Hard nei Quarti e la Haydon (6-3, 2-6, 6-4) in semifinale …

Sudafricana che resiste solo nel primo set, perso per 8-6, per poi cedere di schianto (6-0) nel secondo e consentire alla Bueno di bissare il titolo dell’anno precedente, per poi infliggere alla Reynolds una seconda, cocente, umiliazione con il 6-4, 6-0 con cui, assieme all’oramai inseparabile Hard, si aggiudica la Finale del Doppio contro la coppia sudafricana composta anche dalla Schuurman.

Brasiliana che potrebbe entrare nella storia con un “en plein” solo eguagliabile qualora facesse suo anche il titolo nel Doppio Misto, ma stavolta la separazione dalla Hard gioca a favore di quest’ultima, che, assieme a Rod Laver, ha la meglio sulla coppia vincitrice al Roland Garros, al termine di una sfida che infiamma il pubblico presente, come testimonia il relativo andamento di 13-11, 3-6, 8-6 del punteggio.

Oramai assurta a stella assoluta del Circuito, la Bueno non tradisce le attese anche agli US Open che si disputano nell’ultima settimana di agosto 1960, raggiungendo anche in questo caso tutte e tre le Finali delle specialità a cui è iscritta, dando nuovamente vita ad un esaltante incontro nella Finale del Singolo contro la compagna di doppio Hard, cui tocca stavolta avere la meglio imponendosi per 6-4, 10-12, 6-4 …

Una combattente come poche, è ovvio che in coppia con l’americana le altre abbiano poche chances, ed ecco pertanto completato il “Grande Slam” concedendo due soli giochi alle malcapitate Haydon/Catt, superate con un doppio 6-1, mentre nel Doppio Misto il cambio di partner con il messicano Antonio Palafox si dimostra improduttivo, in quanto ad affermarsi per 6-3, 6-2 è la coppia formata da Fraser e dall’oramai 42enne leggenda del Tennis americano Margaret Osborne duPont.

Ricapitolando, tra Singolo, Doppio e Doppio Misto, la Bueno disputa in stagione 9 Finali – 2 in Singolo, 4 in Doppio e 3 in Doppio Misto – sulle 12 a disposizione, vincendone 6, il che è ben più che sufficiente per confermarsi per il secondo anno consecutivo ai vertici del Ranking Mondiale.

Riuscita nell’arco di soli 24 mesi a riscrivere le gerarchie di detto Sport, sino ad allora dominato da giocatrici di lingua anglofona – fossero esse americane, australiane, britanniche o sudafricane – il Mondo del tennis inizia ad interrogarsi su cosa abbia di diverso questa giovane sudamericana, in grado di mettere in riga tutte le altre …

Sicuramente le ha giovato uno stile di gioco audace ed aggressivo, prima fra le tenniste a seguire il proprio servizio a rete privilegiando la sua abilità di colpire la pallina a volo, tanto che il più celebre commentatore Usa del settore, tale Bud Collins – uno, per capirsi, pari al nostro Rino Tommasi e che ne ha senz’altro viste di partite, considerato come sia scomparso nel 2016, ad 87 anni – coniò per lei la definizione di “giocatrice balistica e sgargiante …”, avendo riferimento sia alla precisione dei colpi, ma anche all’eleganza con cui era solita presentarsi sui campi da gioco, con tenute appositamente disegnate per lei.

Di contro, questo suo tipo di gioco quanto mai dispendioso ed il non voler rinunciare a qualsiasi specie di Torneo, dal Singolare ai Doppi, costano alla Bueno una serie di infortuni al braccio ed alle gambe che la limitano nel successivo biennio, in cui torna ad affermarsi agli Internazionali d’Italia 1961 superando in Finale 6-4, 6-4 l’australiana Lesley Turner, per poi abbandonare anzitempo la stagione dopo il Roland Garros, dove è eliminata nei Quarti del Singolare con un doppio 3-6 dall’ungherese Zsuzsi Kormoczy, per poi doversi ritirare nella Finale del Doppio.

Recuperata una forma decente in tempo per la successiva stagione, l’oramai 22enne paulista testa la ritrovata condizione nella Finale degli Internazionali d’Italia 1962, dove è protagonista di una delle più avvincenti Finali che si ricordino al Foro Italico, avversaria la Smith che si impone (8-6, 5-7, 6-4) in tre tiratissimi set, così da dare il via ad una accesa rivalità che infiammerà il successivo triennio.

Rientrata da imbattuta a Wimbledon, la Bueno vede il suo percorso interrompersi in semifinale, sconfitta 4-6, 3-6 dalla cecoslovacca Vera Sukova, così come allo stesso livello nel Torneo del Doppio, dove ad affermarsi, con un doppio 6-3, è la coppia sudafricana formata da Sandra Price e dalla Schuurman.

Più o meno analogo percorso compie un mese dopo agli US Open, dove ad impedirle l’accesso alla Finale, al termine di un altro combattutissimo (8-6, 3-6, 4-6) match, è ancora la Smith che poi fa suo il titolo a spese (9-7, 6-4) della compagna di Doppio Hard, con la quale, rispetto al Torneo londinese, raggiunge la relativa Finale, solo per essere sconfitte dalla coppia americana formata da Billie Jean Moffitt e da Karen Hantze Susman.

Non sono in pochi a ritenere che per la Bueno, al di là dell’ancor giovane età, sia già iniziata la parabola discendente, ma gli scettici devono ricredersi già a far tempo dalla successiva stagione in cui, rinunciando al pari della precedente a presentarsi sia in Australia – dove la Smith inanella una serie di 7 successi consecutivi dal 1960 al 1966 – che a Parigi, torna ad assaporare il gusto della vittoria in Doppio a Wimbledon – dopo essere stata eliminata (2-6, 5-7) nei Quarti dalla futura stella del Tennis Mondiale Moffitt (poi sconfitta 3-6, 4-6 in Finale dalla Smith) – allorché con la fidata Hard ha la meglio al termine di un combattutissimo incontro (8-6, 9-7) sulla coppia australiana formata dalla Smith e da Robyn Ebbern.

Il successo sull’erba londinese rappresenta la molla necessaria affinché la brasiliana possa riacquistare la fiducia in sé stessa necessaria affinché l’8 settembre 1963 sia in grado di affrontare con la giusta determinazione la Smith nella Finale degli US Open, riuscendo ad avere la meglio per 7-5, 6-4 pur dovendo cederle lo scettro nella rivincita della Finale del Doppio di Wimbledon, allorché è la coppia australiana ad imporsi (4-6, 10-8, 6-3) al termine di un altro match indimenticabile …

Oramai rigenerata, la Bueno vive un’altra “Stagione da Sogno” nel 1964, che la vede stranamente a secco di Finali nel Doppio, ma in compenso caratterizzata dal raggiungere l’atto conclusivo in tutti e tre i Tornei dello Slam a cui partecipa, a cominciare dal Roland Garros, in cui la Finale persa (7-5, 1-6, 2-6) contro la Smith rappresenta il suo miglior risultato in carriera sulla terra rossa parigina.

Ma i suoi Tornei preferiti sono oramai universalmente riconosciuti il British e l’US Open, e tornare a distanza di 4 anni a disputare la Finale sul “Campo Centrale” di Wimbledon rappresenta pur sempre un’emozione unica, tanto più che l’avversaria non può che essere ancora la Smith, costretta stavolta a cedere non senza aver dato comunque battaglia, come testimonia (6-4, 7-9, 6-3) l’andamento del punteggio.

Un successo che la Bueno replica agli US Open con una facilità disarmante, favorita anche dall’uscita prematura di scena di tutte le sue più pericolose avversarie, tanto da ritrovarsi all’atto conclusivo senza aver lasciato neppure un set, analogo trattamento riservato alla meteora Carole Graebner – al suo miglior risultato in carriera in Singolare – che viene travolta senza pietà con un eloquente 6-1, 6-0 che non ammette repliche di sorta.

Tornata al vertice del ranking Mondiale di fine stagione, la sudamericana – oramai una Star al pari di una diva di Hollywood in Patria – mette insieme altre due buone stagioni, che la vedono raggiungere la sua unica Finale agli Australian Open, dove l’1 febbraio 1965 si arrende per infortunio alla Smith sul 5-7, 6-4, 5-2 a favore della beniamina di casa, così come è ancora in grado di affermarsi per la terza ed ultima volta agli Internazionali d’Italia (6-1, 1-6, 6-3) sull’americana Nancy Richey) e di raggiungere la semifinale al Roland Garros, dove è sconfitta (6-2, 4-6, 6-8) dalla 23enne australiana Lesley Turner che poi ha la meglio (6-3, 6-4) anche sulla più quotata connazionale Smith, con quest’ultima a cogliere il titolo nel Doppio Misto (6-4, 6-4) in coppia con Ken Fletcher sulla Bueno affiancata dall’australiano John Newcombe.

Il ritorno da Campionessa in carica davanti al pubblico londinese che l’adora è una carica non da poco che consente alla Bueno di raggiungere la sua quarta Finale dopo un’aspra battaglia (6-4, 5-7, 6-3) con la Moffitt in semifinale, prima di dover cedere (4-6, 5-7) in quella che oramai è la “sfida annunciata” con la Smith, per poi avere comunque l’ultima parola affermandosi, proprio in coppia con l’americana, nella Finale del Doppio, avendo facilmente la meglio (6-2, 7-5) sulle francesi François Durr e Janine Lieffrig, e quindi arrendersi (2-6, 3-6) alla Moffitt nella semifinale degli US Open, toccando stavolta all’americana “subire la legge” della Smith (8-6, 7-5) all’atto conclusivo.

Una stagione che si ripete quasi in fotocopia l’anno seguente, in cui la sudamericana è ancora semifinalista (sconfitta 6-4, 5-8, 3-6 dall’inglese Ann Jones) a Parigi, raggiunge la sua quinta Finale in otto apparizioni a Wimbledon – dove è sconfitta per 3-6, 6-3, 1-6 dalla Moffitt ora maritata King – e conferma il successo in Doppio, stavolta in coppia con l’americana Richey, avendo la non trascurabile soddisfazione di superare le australiane Smith/Judy Tergat con il punteggio di 6-3, 4-6, 6-4.

Lo sguardo è ora rivolto agli US Open, dove stavolta però la storia cambia, visto che, dopo aver avuto la meglio in una lunghissima semifinale (6-2, 10-12, 6-3) sull’americana Casals, la Bueno si aggiudica il suo quarto titolo avendo la meglio in Finale sulla compagna di Doppio Richey con un netto 6-3, 6-1, contribuendo a consolarla con il successo nel Doppio, al cui atto conclusivo sconfiggono (6-3, 6-4) una delle più forti coppie dell’epoca, ovvero quella formata da Moffitt-King e Casals.

Il ritorno per l’ultima volta ai vertici del Ranking Mondiale di fine anno rappresenta “il canto del cigno” per la Bueno, che nel Torneo di Wimbledon 1967 – dopo aver raggiunto la sua quinta Finale al Foro Italico, sconfitta con un doppio 3-6 dalla Turner – vede interrotta la sua striscia di presenze almeno nei Quarti dei Tornei dello Slam a cui ha partecipato, “onore” che spetta (2-6, 6-2, 6-3) alla Casals, riuscendo comunque, in detta edizione, a raggiungere ancora la Finale del Doppio, dovendo peraltro subire (11-9, 4-6, 2-6) la rivincita da parte della coppia Moffitt-King/Casals, così come la King, avendo l’australiano Owen Davidson come partner, la supera nella Finale del Doppio Misto in cui fa coppia con l’altro australiano Fletcher, al termine di un interminabile terzo set, concluso sul 15-13 dopo il 3-6, 6-2 dei precedenti parziali.

L’ultimo acuto – e diremmo degna conclusione di una straordinaria carriera – la Bueno lo mette a segno durante gli US Open 1968, Torneo in cui, dapprima raggiunge la semifinale nel Singolare (sconfitta 6-3, 4-6, 2-6 dalla King), e quindi si allea con l’acerrima rivale Smith (ora divenuta anch’essa Signora Court) per formare l’unica coppia in grado di sconfiggere le americane King/Casals, e ciò avviene al termine della consueta, accesissima Finale come il punteggio di 4-6, 9-7, 8-6 testimonia.

Ritiratasi dalle scene, la Bueno – in cui onore i “Correios do Brasil” (le Poste brasiliane) emettono nel 1959 uno speciale francobollo a ricordo del suo primo successo a Wimbledon – avvia l’esperienza di commentatrice sportiva per il canale brasiliano SPORT TV, nel mentre risale al 1978 il suo inserimento nella “International Tennis Hall of Fame”, un anno prima della sua “rivale” Margaret Smith-Court, così come nel 2015 viene intitolato a suo nome il “Centro Olimpico di Tennis” di Rio de Janeiro, in previsione dei Giochi che si sarebbero svolti l’anno seguente …

Uno Sport come il Tennis in cui le cifre e le statistiche non dicono tutto, ma certamente quasi, la Carriera di Maria Esther Bueno si racchiude in 12 Finali di Singolare nei Tornei dello Slam, con 7 vittorie e 5 sconfitte (3 su 5 a Wimbledon e 4 su 5 agli US Open) ed in 11 successi a fronte di 5 sconfitte in Doppio, potendo vantare un 5 su 6 a Wimbledon ed un 4 su 7 agli US Open, nonché nell’essere stata per quattro volte (nel 1959, ’60, ’64 e ’66) ai vertici del Ranking Mondiale di fine anno.

Ma, soprattutto, ha insegnato al resto del pianeta che il Tennis non è una Disciplina riservata alle giocatrici di lingua anglofona, anche se si dovrà attendere la fine degli anni ’70 per vedere affermarsi la cecoslovacca d’origine Martina Navratilova, pur se naturalizzata statunitense.

Tutte, comunque, aride considerazioni rispetto al tributo riservatole dal pubblico del Roland Garros il 9 giugno 2018 prima dell’inizio della Finale tra la rumena Simona Halep e l’americana Sloane Stephens, con un minuto di applausi alla notizia che, il giorno precedente, Maria si era dovuta arrendere ad un avversario più forte di lei, una rarissima forma di carcinoma della pelle, all’età di 78 anni …

E, crediamo che, da lassù, non possa essere riuscita a trattenere le lacrime …

 

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