LA TRISTE FINE DI SANDOR KOCSIS, LEONE IN CAMPO, DEBOLE NELLA VITA

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Sandor Kocsis – da:storiedicalcio.altervista.org

Articolo di Giovanni Manenti

Avrebbe dovuto compiere a distanza di due mesi 50 anni, un traguardo significativo nell’esistenza di qualsiasi essere umano, ma lui, Sandor Kocsis, “Testina d’Oro” della Grande Ungheria, decide che non ci sia proprio nulla da festeggiare, deluso dagli eventi che hanno caratterizzato la sua vita da quel drammatico ottobre 1956, e preferisce finirla lì …

Nato difatti a Budapest il 21 settembre 1929, Kocsis ha rappresentato il terminale offensivo della “Aranycsapat” (la “Squadra d’Oro”), l’Ungheria in grado di dominare il Calcio europeo e mondiale per 8 anni, dal 1948 al 1956 – periodo in cui Kocsis disputa 68 gare con la propria Nazionale, con un ruolino di marcia di ben 54 vittorie, 10 pareggi ed appena 4 sconfitte – pur con la più cocente delle delusioni, ovvero la beffa nella Finale dei Mondiali di Svizzera ’54.

Il debutto in Nazionale avviene non ancora 19enne, il 6 giugno 1948 a Budapest, ovviamente bagnato da una sua doppietta in un comodo 9-0 ai danni della Romania per la Coppa dei Balcani, dopo che Kocsis aveva esordito appena 16enne nel Ferencvaros a fianco di Laszlo Kubala e della leggenda magiara tra le due Guerre, vale a dire Gyorgy Sarosi, ancora capace, a dispetto delle oramai 34 primavere, di mettere a segno 31 reti in 32 gare disputate.

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Un giovane Kocsis con la Nazionale – da:sportskeeda.com

Ed è proprio Kubala, dopo esperienze al Bratislava ed un ritorno in Patria per indossare la maglia del Vasas Budapest, ad intuire per primo come il clima politico in Ungheria non sia dei più favorevoli, fuggendo dal suo Paese per poi divenire una stella della Liga vestendo i colori del Barcellona per quasi un decennio …

Con il ritiro di Sarosi e la fuga di Kubala, Kocsis diviene una pedina fondamentale dell’attacco del Ferencvaros, che difatti si aggiudica il titolo nel 1949 con ampio margine e, soprattutto, realizzando qualcosa come 140 reti in 30 partite, un bottino al quale il non ancora 20enne contribuisce mettendo a segno 33 reti da sempre presente, peraltro “poca cosa” rispetto alle 59 (!!) realizzate dal compagno di reparto Ferenc Deak.

E’ una formazione, quella del Ferencvaros, probabilmente destinata ad imporsi anche negli anni a venire, considerata altresì la presenza di due ali del valore di Budai e Czibor, le quali sfornano cross a ripetizione per le due micidiali punte, ma questo non va tanto a genio ai gerarchi a capo del Governo, che intendono privilegiare la Honved, squadra che fa capo all’esercito, sotto il diretto controllo del Ministero della Difesa …

In un regime dove non vi è altra strada che l’ubbidienza, ecco che alla Honved – che fino a tale data si chiama “Kispest Athletical Club”, derivante dall’omonimo sobborgo posto appena fuori la Capitale magiara – approdano ad inizio 1950 (con il Campionato ad assumere altresì il calendario marzo/novembre al pari del Torneo Sovietico …) sia Budai che Kocsis, con quest’ultimo a far coppia in attacco con “il Colonnello” Ferenc Puskas, il più grande giocatore ungherese di ogni epoca.

Inutile dire che il binomio funziona alla perfezione, ma prima di elencare i successi del Club, occorre fare un passo indietro per capire come possa un giocatore come Kocsis (alto meno di m.1,80 …) essere stato un autentica “Ira d’Iddio” nel gioco aereo …

Chiaramente, non potendo contare su di una struttura fisica adeguata, solo duri e massacranti allenamenti potevano farlo crescere in tale specifico fondamentale, e leggenda vuole che durante gli anni del secondo conflitto mondiale, facesse calciare ai compagni di squadra il pallone contro un muro per poi andare a raccoglierlo di testa per indirizzarlo a suo piacimento, così da abbinare anticipo, tempestività e precisione, tutte caratteristiche messe successivamente a frutto.

Chiusa detta parentesi, l’apporto di Kocsis alle fortune della Honved è quantomeno devastante, la formazione (a far parte della quale nel 1953 si aggiunge anche Czibor …) conquista il titolo nel 1950, ’52, ’54 e ’55 successi ai quali contribuisce aggiudicandosi in tre occasioni – 1951 con 30 reti, 1952 con 36 e 1954 con 33 – la palma di Capocannoniere del Torneo, nel mentre prosegue con profitto anche la carriera in Nazionale.

Compagine, quest’ultima, che è allenata dal tecnico Gusztav Sebes, il quale è alle prese con un problema di ordine tattico, ovvero quello di far convivere lo scoppiettante attacco della Honved con un altro fuoriclasse magiaro, ma che milita nel Voros Lobogo, squadra che aveva fatto suo il titolo nel 1953, con tre punti di margine su Puskas & Co.

Costui altri non è che Nandor Hidegkuti, che predilige il ruolo di interno offensivo, ma Sebes, potendo contare sulla sua duttilità, lo convince a reinventarsi come primo, innovativo centravanti arretrato, tant’è che per molti anni è invalso il detto di “centravanti alla Hidegkuti, prima che venisse soppiantato dal più moderno “falso nueve” di marca spagnola …

Con un attacco, pertanto, composto per quattro/quinti da giocatori della Honved – che contribuisce all’undici titolare della Nazionale anche con il portiere Grosics, il difensore Lorant ed il mediano Boszik – l’Ungheria si presenta da grande favorita ai Mondiali di Svizzera 1954, avendo nel frattempo conquistato la medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Helsinki ’52 superando 2-0 in Finale la Jugoslavia (in un Torneo che vede Kocsis andare 6 volte a segno …) ed essersi altresì aggiudicata l’edizione 1948-’53 della Coppa Internazionale …

La Rassegna iridata conferma la caratteristica di “macchina da goal” della “Aracnysapat”, capace di realizzare 27 reti nelle 5 gare disputate (media di 5,4 a partita …!!) ed in cui la “Parte del Leone” la fa ovviamente Kocsis, che realizza una tripletta all’esordio alla Corea del Sud e rifila addirittura un poker nell’8-3 ad una Germania “camuffata” in una gara che pesa sull’economia del Mondiale per l’infortunio di cui è vittima Puskas.

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Kocsis esulta dopo una rete nel poker rifilato alla Germania – da:taiwannews.com

Senza la propria Stella, tocca a Kocsis assumersi la responsabilità di trascinare l’Ungheria in Finale nelle due successive ben più combattute sfide contro Brasile nel Quarti (4-2 con sua doppietta …) e, soprattutto, contro l’Uruguay nella Semifinale di Losanna …

Campioni in carica, i sudamericani risultano tuttora imbattuti al Mondiale – essendosi aggiudicati i titoli nel 1930 e 1950 senza aver partecipato alle edizioni europee di Italia ’34 e Francia ’38 – e sono altresì alla ricerca del terzo titolo che determinerebbe loro la definitiva assegnazione della Coppa Jules Rimet …

Portatasi sul 2-0 ad inizio ripresa (di Czibor ed Hidegkuti le reti …), l’Ungheria viene raggiunta nell’ultimo quarto d’ora in virtù di una doppietta di Hohberg, così da prolungare la sfida ai tempi supplementari dove chi, se non Kocsis, e come, se non di testa, realizza al 111’ e 118’ i centri con cui si aggiudica il titolo di Capocannoniere del Torneo con 11 reti …

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La Nazionale ungherese ai Mondiali 1954 – da:twitter.com

L’appuntamento con la Gloria è fissato per domenica 4 luglio 1954 al “Wankdorfstadion” di Berna, dove l’Ungheria sembra in grado di replicare il largo successo ottenuto nel Girone eliminatorio contro i tedeschi, ritrovandosi sul 2-0 dopo appena 8’ di gioco, salvo farsi raggiungere ancora prima che scocchi il 20’ e quindi superare dal punto di Rahn a 6’ dal termine per il definitivo 3-2 che consegna alla Germania il primo titolo mondiale della sua storia …

Molto si è romanzato sull’esito di tale Finale e su come i giocatori di Sepp Herberger avessero fatto uso di sostanze stimolanti, al pari della scelta di Sebes di schierare un Puskas non completamente recuperato dall’infortunio, ma un dato incontrovertibile riscontrabile dall’andamento dei confronti ad eliminazione diretta vede un Ungheria partire sempre alla grande – 2-0 dopo 7’ al Brasile, vantaggio al 13’ contro l’Uruguay ed il già ricordato 2-0 in Finale – per poi farsi recuperare nel corso dell’incontro, circostanza che non gioca certo a favore della forza di tale formazione.

Pur con l’amarezza di aver fallito l’appuntamento più importante, Kocsis e la Honved riprendono a mietere reti e successi, così come la Nazionale che si prepara a difendere il titolo olimpico di Helsinki ai Giochi di Melbourne 1956 che, facendo parte dell’emisfero australe, si svolgono nell’inusuale periodo dal 24 novembre al 6 dicembre.

Nelle ultime quattro partite disputate tra il 16 settembre ed il 14 ottobre 1956, l’Ungheria ottiene altrettante vittorie esterne contro Nazioni di livello quali Jugoslavia, Urss, Francia ed Austria, prima che il Paese venisse sconvolto dai tragici fatti costituiti dalla Rivoluzione spontanea che si accende a Budapest il 23 ottobre durante una manifestazione pacifica e che si focalizza contro la dittatura del Segretario del Partito Comunista ungherese Matyas Rakosi …

Una rivolta che vede Mosca usare la forza così da sedarla nel sangue con l’utilizzo dei carri armati, ed a fronte della quale le autorità di regime pensano bene di utilizzare la Honved facendole giocare partite amichevoli in mezza Europa per dimostrare al resto del Continente come tutto si svolga nella più completa normalità, ivi compresa la gara di andata del secondo turno di Coppa dei Campioni che Kocsis & Co. disputano il 22 novembre a Bilbao contro l’Athletic, venendo sconfitti per 2-3 …

Con la situazione nel Paese ristabilita, ma con oramai ogni speranza di “Socialismo democratico” andata delusa, i giocatori della Honved – dopo essere stati eliminati impattando 3-3 nel ritorno disputato in campo neutro a Bruxelles pochi giorni prima di Natale, ma con la mente rivolta a cosa stesse succedendo in patria ai propri familiari – ricevono l’ordine di rientrare in Ungheria, ma non tutti accettano il “cortese invito”, tra cui proprio Kocsis, Puskas e Czibor, mentre Grosics ha un ripensamento dopo un anno all’estero.

Kocsis ha appena compiuto 27 anni e si può dire che la sua sia stata una “vita a due facce”, la cui prima parte termina a fine anno 1956, per poi iniziare una seconda dove sono più le difficoltà e le amarezze rispetto alle soddisfazioni …

Innanzi tutto, la Federazione ungherese pone all’indice i reprobi, denunciando il loro comportamento alla FIFA che non può fare a meno di applicare nei loro confronti una squalifica di due anni, ma Kocsis ha cose più importanti a cui pensare, come il ricongiungersi con la moglie Alice e la figlia Agnese, dopo essersi rifugiato, ironia della sorte, proprio in Svizzera, in quella Berna che era stata teatro della sua più grande delusione calcistica.

Ed in terra elvetica, viene aiutato dal Presidente dello Young Boys – che ha ancora negli occhi le immagini delle sue prodezze ai Mondiali di due anni prima – che gli trova un lavoro come commerciante d elettrodomestici, grazie al quale Kocsis riesce a racimolare i pochi soldi sufficienti per far espatriare i suoi familiari corrompendo alcune guardie di frontiera.

Una nuova vita sta per cominciare, ma Kocsis – che, detto per inciso, ha sempre avuto dipinto in volto uno sguardo triste, come di chi sa di non avere molto da pretendere dal proprio futuro – non l’affronta con lo stesso ardore con cui si gettava sui palloni in area tra un nugolo di avversari, ed il non poter fare ciò che sa far meglio, vale a dire giocare a calcio, lo manda in depressione che sfoga nell’alcool.

Addirittura, dopo essere stato anche arrestato per ubriachezza, pone in atto l’insano gesto di ingerire un tubetto di barbiturici per farla finita, ma il tempestivo intervento della moglie ed una lavanda gastrica lo salvano, mentre finalmente può tornare a giocare all’inizio del 1958 pagando il suo debito di riconoscenza con il Presidente dello Young Boys mettendo a segno 7 reti nelle 11 gare disputate che contribuiscono alla conquista del titolo.

A fine stagione anche le autorità ungheresi – anche per rifarsi un’immagine nei confronti del resto del Mondo – concedono l’amnistia ai giocatori che avevano approfittato della loro presenza all’estero per non fare ritorno in Patria all’epoca della rivoluzione, ma Kocsis non accetta, un po’ perché di certe promesse è sempre bene non fidarsi e soprattutto perché ha sempre degli amici su cui contare.

Questi amici sono il già citato Kubala che, tesserato dal Barcellona, ha già convinto Czibor a raggiungerlo ed ottiene lo stesso scopo anche con Kocsis per un attacco che, composto altresì dal brasiliano Evaristo e dal fuoriclasse spagnolo Luisito Suarez, è in grado di far paura a chiunque …

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Kocsis, Kubale e Czibor al Barcellona – da:europebetweeneastandwest.com

L’approdo di Kocsis al Club catalano non è però dei più felici, visto che nelle due Liga consecutive vinte nel 1959 e ’60 il suo apporto è alquanto limitato – 4 reti in altrettante presenze nella prima stagione e 3 reti in 9 gare disputate nella seconda – anche se si riscatta nella Finale della “Copa del Generalissimo” 1959, in cui realizza una doppietta nel successo per 4-1 sul Granada, come pure marginale è il suo contributo (10 presenze e 4 reti) nel suo terzo Torneo in azulgrana, al contrario di quel che avviene in Coppa dei Campioni …

Ritrovata un’apprezzabile condizione fisica, difatti, il Barcellona è sull’orlo dell’eliminazione nella semifinale di ritorno che si disputa ad Amburgo dopo aver vinto di misura (1-0) il match di andata, prima che sia proprio l’attaccante ungherese a siglare al 90’ la rete dell’1-2 che manda le due squadre – all’epoca non era stata ancora introdotta la norma del valore doppio delle reti segnate in trasferta – allo spareggio di Bruxelles che i catalani si aggiudicano per 1-0 …

Un successo nella più prestigiosa Manifestazione continentale a livello di Club ripagherebbe delle amarezze degli ultimi anni, ma un destino beffardo fa sì che la Finale dell’edizione 1961 si disputi proprio al “Wankdprfstadion” di Berna che evoca sia a Kocsis che a Czibor tristi ricordi e, nonostante siano proprio loro a realizzare le reti del Barcellona, il risultato vede il Barcellona sconfitto per 2-3 (ancora …!!) dai portoghesi del Benfica che subentrano nell’Albo d’Oro al Real Madrid, affermatosi nelle prime cinque edizioni.

Kocsis disputa ancora due buone stagioni nel 1962 e ’64, concluse entrambe a secondo posto con 17 e 12 centri rispettivamente, nel mentre va ancora a segno nella Finale ’63 della “Copa del Generalissimo” in cui il Barcellona supera 3-1 il Real Saragozza, prima di ritirarsi dalle scene nel 1965 potendo vantare l’incredibile score di 296 reti realizzate in 335 gare di solo Campionato.

Ma vi è un altro record, ad oggi tuttora ineguagliato, che certifica in modo impressionante quale sia stata l’incidenza di Kocsis nel rapporto con la sua Nazionale, vale a dire il fatto che nelle già riferite 68 occasioni in cui ne ha indossato la maglia abbia realizzato qualcosa come 75 (!!) reti, per una media di 1,103 goal a partita, il che lo pone al primo posto come coefficiente tra i calciatori che abbiano disputato almeno 43 reti con il proprio Paese, facendo meglio di Gerd Muller – 68 reti in 62 partite, media 1,097 – ed anche di Puskas, il quale, bontà sua, si è fermato ad 84 centri in 85 incontri giocati …

Appese le scarpette al chiodo, Kocsis decide di restare in Spagna, cerca di restare nel Mondo del Calcio allenando per due stagioni l’Hercules di Alicante, ma con scarso successo, dedicandosi quindi all’attività di gestione di un Ristorante nel Capoluogo catalano, sino a che, colpito da forti dolori allo stomaco, non si ricovera in Clinica per accertamenti.

Gli viene diagnosticato un tumore allo stomaco, una battaglia che non si sente più in grado di affrontare con la necessaria determinazione e stavolta non ci sono lavande gastriche che possano salvarlo, lanciandosi nel vuoto dal decimo piano della struttura che lo ospita …

E’ il 22 luglio 1979, ed anche stavolta Sandor gioca d’anticipo, come per anni ha fatto contro i difensori avversari, stavolta contro il più temibile dei nemici, e, sotto un certo punto di vista, ha vinto lui …

 

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