GERD WESSIG E QUEL VOLO ALTISSIMO AI GIOCHI DI MOSCA 1980

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Gerd Wessig ai Giochi di Mosca 1980 – da:gettyimages.co.uk

Articolo di Giovanni Manenti

Le mai tanto condannate decisioni scellerate delle due Superpotenze di boicottare a vicenda le edizioni di Mosca 1980 e Los Angeles 1984 delle Olimpiadi – ultimi retaggi di una “Guerra fredda” divenuta oramai anacronistica – hanno impedito a molti atleti di coronare il sogno di una carriera fatta di impegno e sacrificio, nonché agli sportivi di assistere ad alcune sfide di altissimo livello …

Ovviamente, alcuni allori hanno visto svilire il loro valore – per restare al solo campo dell’Atletica Leggera, citiamo a mo’ d’esempio i successi dei tedeschi orientali Thomas Munkelt e Volker Beck sui m.110 e 400hs ai Giochi di Mosca, vista l’assenza dei primatisti mondiali e favoritissimi americani Renaldo Nehemiah ed Edwin Moses, mentre, al contrario, i concorsi di Los Angeles quattro anni dopo, sono stati inficiati dalla mancata partecipazione del sovietico Sergej Bubka nel Salto con l’asta, al pari dei pesisti della Germania Est Udo Beyer ed Ulf Timmermann, per non parlare dei lanciatori del martello sovietici, padroni indiscussi di tale specialità – ragion per cui, per avvalorare il diritto a salire sul gradino più alto del podio, alla medaglia d’Oro occorre abbinare la prestazione.

Ed, in quest’ottica, i Giochi di Mosca, di cui andiamo a trattare quest’oggi, fanno segnare una particolarità proprio nei concorsi, e, più nello specifico nelle specialità del Salto in Alto e con l’Asta, ovvero di essere l’ultima edizione in cui il vincitore realizza anche il relativo record mondiale che, se nel caso dell’Asta ha un solo precedente risalente ai Giochi di Anversa 1920 – allorché si impose con m.4,09 l’americano Frank Foss – per quel che riguarda il Salto in Alto si tratta dell’unica occasione in assoluto in cui detto caso si sia verificato.

Del primato del polacco Kozakiewicz nell’Asta abbiamo già avuto modo di parlare – con tanto del celebre “gesto dell’ombrello” rivolto all’ostile pubblico moscovita che ne fischiava i tentativi – e quindi rivolgiamo la nostra attenzione al Salto in l’Alto che, fra l’altro, vive proprio nella stagione olimpica un’impennata ai massimi livelli …

Specialità rimasta per anni ancorata al “mito di Valerj Brumel”, salito con il suo stile ventrale da m.2,23 sino ai m.2,28 superati il 21 luglio 1963 a Mosca – per poi non conoscerne le reali potenzialità a causa dell’incidente in moto che, di fatto, ne tronca la carriera nel 1965 – la stessa vive una fase rivoluzionaria grazie al nuovo stile che prende il nome dal suo ideatore, l’americano Dick Fosbury, che superando l’asticella di schiena si impone ai Giochi di Città del Messico 1968 con m.2,24.

Inutile dire che negli Stati Uniti la nuova tecnica viene pressoché immediatamente abbracciata, a differenza di ciò che accade nel Vecchio Continente, ed in particolare in Unione Sovietica, in ciò confortata dapprima dal successo del “ventralistaJuri Tarmak con m.2,23 ai Giochi di Monaco 1972 e quindi dalle imprese di Vladimir Yashchenko che strappa all’americano Dwight Stones il record mondiale valicando proprio oltre Oceano il 2 giugno 1977 a Richmond l’asticella posta a m.2,33 per poi elevarsi sino a m.2,34 l’anno seguente a Tbilisi.

Ma le imprese del 20enne ucraino si fermano di fronte ad un terribile infortunio che gli causa la rottura di entrambi i legamenti crociati del ginocchio sinistro ed il conseguente addio all’attività agonistica, dando così via libera alla definitiva adozione del “Fosbury Flop” in ogni parte del pianeta, e di cui uno dei maggiori interpreti è il polacco Jacek Wszola che, sfruttando un tale stile, si aggiudica l’Oro ai Giochi di Montreal 1976 con tanto di record olimpico a quota m.2,25.

Saltatore polacco che si presenta ai Giochi di Mosca nella veste di grande favorito per il bis olimpico, visto che appena due mesi prima, il 25 maggio 1980 ad Eberstadt, in Germania Ovest, ha migliorato il primato mondiale di Yashchenko portandolo a m.2,35 solo per essere eguagliato, a distanza di 24 ore, dal non ancora 19enne “enfant prodige” del salto in alto tedesco, vale a dire Dietmar Mogenburg, che raggiunge la stessa quota al Meeting di Rehlingen.

Ma Mogenburg, aderendo il proprio Paese al boicottaggio dei Giochi moscoviti imposto dal Presidente Usa Jimmy Carter, non può giocarsi le proprie carte sulla pedana dello spettacolare “Stadio Lenin” della Capitale russa, talché considerata altresì l’assenza dei saltatori americani ed un certo ritardo della Scuola sovietica – alle prese con il cambio di stile tra ventrale e Fosbury – non si vede, in fase di pronostico, chi possa impedire al Wszola il bis olimpico …

Se i saltatori della parte occidentale della Germania devono, loro malgrado, far buon viso a cattivo gioco, non altrettanto accade per la parte orientale, che si presenta a Mosca con un terzetto di buona levatura, composto dal 22enne Henry Lauterbach, con un “Personal Best” di m.2,30 saltati a Potsdam a metà agosto 1978 ed un miglior risultato stagionale di m.2,27 realizzato due settimane prima dei Giochi ai Campionati Nazionali di Cottbus, e dalla giovane promessa non ancora 20enne Jorg Freimuth, che presenta quale biglietto da visita il salto a m.2,28 ottenuto a Potsdam, anch’egli a 15 giorni dalla gara olimpica …

A completare il trio è il protagonista della nostra Storia odierna, ovvero Gerd Wessig, nato il 16 luglio 1959 a Lubz, nella Pomerania occidentale e che deve la propria abilità in tale specialità in parte al fatto dell’incredibile crescita di circa 20cm. tra i 18 ed i 20 anni, che lo portano nel 1979 a misurare m.2,01 per 88kg., fisico perfetto per un saltatore, con conseguente miglioramento dei suoi risultati dai m.2,13 del 1977 ai m.2.19 dell’anno seguente sino ai m.2,23 indoor raggiunti a fine dicembre 1979.

Ma l’anno della svolta è rappresentato per Wessig dalla stagione che ha come appuntamento principale i Giochi di Mosca, che lo vede in costante crescita, a partire dai m.2,29 indoor superati il 20 gennaio a Berlino, per poi valicare in tre occasioni l’asticella a m.2,27 all’aperto sino a far suo il titolo nazionale il 17 luglio a Cottbus con il suo “Personal Best” di m.2,30 così da farsi il miglior regalo possibile per i 21 anni compiuti il giorno precedente guadagnandosi la selezione olimpica …

Gara che si svolge con le qualificazioni in programma il 31 luglio 1980 e la Finale il giorno dopo, con il limite di m.2,21 fissato per accedere alla Finale rivelatosi troppo basso, visto che ben 16 atleti riescono nell’intento, dei quali sono oramai in 13 ad adottare lo stile Fosbury, con il ventrale destinato a passare alla storia …

Sedici concorrenti stanno a significare una gara quanto mai lunga e snervante, coi migliori a limitare i tentativi alle quote più basse – Wszola entra in gara a m.2,15 per poi “passare” i m.2,18 e ripresentarsi in pedana a m.2,21, al pari di Lauterbach, Wessig e lo svizzero Roland Dalhauser, mentre Freimuth passa i m.2,15 e supera al primo tentativo i m.2,18 – con una prima selezione ai m.2,21 dove rimangono in 11 e Wszola palesa una prima incertezza, facendo sua la quota alla seconda prova e Lauterbach addirittura alla terza …

Ma è allorquando l’asticella viene posta a m.2,24 che si verifica una vera e propria ecatombe, con l’eliminazione di ben cinque finalisti – tra cui il trio sovietico composto da Aleksey Demyanyuk, Gennady Belkov ed Aleksandr Grigoryev, il più accreditato in virtù dell’argento conquistato due anni prima con m.2,28 agli Europei di Praga, alle spalle del già ricordato Yashchenko – ed i soli Wessig e Freimuth ancora esenti da errori, mentre a Wszola serve ancora un secondo tentativo per accedere alla misura superiore …

I m.2,27 iniziano ad essere una quota di tutto rispetto – nonché rappresentare il nuovo record olimpico – e difatti alzano bandiera bianca sia Dalhauser che lo jugoslavo Vaso Komnenic, classificati quinto e sesto per un minor numero di errori da parte dello svizzero, mentre Wszola, ritrovata la giusta concentrazione, stavolta valica l’asticella al primo tentativo al pari di un ritrovato Lauterbach e di Wessig, rispetto ad un Freimuth che deve addirittura ricorrere alla terza prova a sua disposizione …

In ogni caso, la lotta per le medaglie vede una sfida tra il polacco ed i tre tedeschi orientali, e nell’aria si incomincia ad intuire che si possa assistere ad un qualcosa di clamoroso, specie dopo che a m.2,29 l’unico ad aver bisogno di un secondo tentativo è proprio Wessig (alla prima incertezza di giornata), mentre il polacco ed i suoi due connazionali valicano l’asticella alla prima prova …

Con il record olimpico ad essere migliorato ad ogni salto, la quota di m.2,31 è fatale a Lauterbach, che così esce dal giro medaglie e non riesce a migliorare il suo miglior risultato di m.2,30 ottenuto in carriera, ma ai vertici della Classifica provvisoria Wessig si riprende il comando facendo sua la misura al primo tentativo rispetto al secondo di cui hanno bisogno Wszola ed il sorprendente Freimuth …

In una sfida tra giovani – il Campione olimpico e primatista mondiale in carica avrebbe compiuto 24 anni a fine dicembre, Wessig, come già riferito, ha appena festeggiato i 21 anni e Freimuth è in attesa di compierne 20 il prossimo 10 settembre – occorre evidenziare come, al momento, entrambi i tedeschi orientali abbiano già fatto meglio rispetto alle misure con cui si sono presentati a Mosca, ragion per cui gli esperti continuano a vedere in Wszola il favorito …

Ed, in effetti, allorché l’asticella viene posta a m.2,33 – una quota di ben 8cm. superiore al vecchio record olimpico, un incremento mai verificatosi nella Storia dei Giochi – tale misura risulta fatale a Freimuth, il quale in seguito non rispetterà le attese, risultando i m.2,31 di Mosca e la relativa medaglia di bronzo il suo miglior risultato in carriera.

La sfida si sposta ora sul favorito polacco e sul “saltatore venuto dal nulla” di cui, sino a due settimane prima dell’apertura dei Giochi si sapeva poco o niente, ma che si rende conto di vivere il più classico “Giorno dei Giorni”, un’occasione unica ed irripetibile .…

Entrambi ad esibirsi con lo stile Fosbury, hanno però un diverso asse di battuta, in quanto il tedesco opera una rincorsa da destra che lo porta a staccare con il piede sinistro, tutto l’opposto del primatista mondiale che, partendo da sinistra, stacca con il destro e, comunque, al primo tentativo entrambi abbattono l’asticella, pur se è Wszola a destare la migliore impressione …

Costretto a migliorarsi ancora se vuole aspirare alla medaglia d’Oro, Wessig opera un piccolo capolavoro alla seconda prova andando ben oltre l’asticella con il bacino per poi eseguire un velocissimo richiamo degli arti inferiori, così da migliorare per la quarta volta nel corso della gara il record olimpico, realizzare il suo personale e portarsi a soli 2cm. dal primato assoluto del suo rivale, il tutto in un colpo solo …

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Il salto di Wessig a m.2,33 – da:gettyimages.co.uk 

Wszola accusa il colpo, il suo secondo tentativo è completamente sballato e deve ora cercare, nei pochi minuti a disposizione per la terza e decisiva prova, di ritrovare la concentrazione necessaria per superare una quota alla sua portata …

Peraltro, anche qualora riuscisse nell’intento, il polacco sarebbe comunque sempre alle spalle di Wessig in Classifica ed il fatto che non si riservi l’ultima prova a sua disposizione per la quota superiore, pari al suo fresco primato mondiale, può essere interpretato come una scarsa fiducia nei propri mezzi, oppure nella necessità di recuperare entusiasmo prima di attaccare il record …

Pensieri che, in ogni caso, non turbano la concentrazione di Wszola che deve solo maledire la buona sorte, poiché il suo tentativo è buono ma non sufficiente, con l’asticella a cadere dopo essere stata sfiorata dalle gambe in fase di richiamo, così da doversi accontentare dell’argento manifestando tutta la sua rabbia nel ricadere sui materassi …

Ma, per il polacco, le delusioni non sono ancora finite, visto che “al danno di unisce la beffa”, sotto forma della richiesta di Wessig di fissare l’asticella al nuovo record assoluto di m.2,36 misura che, tra la sorpresa e lo stupore generale, vede il tedesco andare oltre, ma che entusiasma soprattutto per l’ampio margine tra il suo bacino e l’asticella, un salto che vale tranquillamente tra i m.2,39/2,40.

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L’esultanza di Wessig dopo il record mondiale – da:gettyimages.co.uk

Proprio tale circostanza induce il rappresentante della Germania Est a tentare anche la quota superiore di m.2,38 ma oramai, giustamente, scarico per l’incredibile risultato raggiunto, fallisce i tentativi a sua disposizione e, del resto, non è che abbia già fatto poco.

Chissà cosa avrà pensato Mogenburg nella sua casa di Leverkusen nell’assistere a tali evoluzioni, vedendosi anch’esso detronizzato del record mondiale senza però, al contrario di Wszola, potersi difendere in pedana, di sicuro è che per Wessig la Finale di Mosca rappresenta una sorta di “toccata e fuga” nella specialità del Salto in alto, visto che nelle stagioni a seguire il suo miglior risultato sarà di m.2,31 a metà giugno 1989 a Rostock, il che lo fa selezionare per rappresentare la Germania Est alla quarta edizione della Coppa del Mondo a Barcellona, dove conclude non meglio che quarto con m.2,20 mentre tre anni prima, in occasione dei campionati Europei di Stoccarda ’86, non era andato oltre il settimo posto con m.2,25 …

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Wszola, Wessig e Freimuth sul podio di Mosca ’80 – da;gettyimages.co.uk

Per ciò che riguarda il primato mondiale, lo stesso resiste per un triennio prima che sulla scena internazionale appaia il cinese Zhu Jianhua – che lo migliora in tre occasioni tra l’11 giugno 1983 ed il 10 giugno 1984 sino a m.2,39 – nel mentre Mogenburg sale anch’egli, al pari di Wessig, a quota m.2,36 curiosamente nella stessa riunione di Eberstadt dove Zhu realizza il suo ultimo record, ma prendendosi la più dolce delle rivincite esattamente due mesi dopo ai Giochi di Los Angeles, dove si impone con m.2,35 davanti allo svedese Sjoberg (m.2,33) ed alla coppia Zhu/Stones, i due primatisti senza Ori olimpici.

Dubbi sul reale valore di Wessig, vista la sua crescita di statura anomala in soli due anni e l’incredibile miglioramento (addirittura di 13cm. …) ottenuto nella stagione olimpica …??

Mah, ognuno può pensarla come meglio crede, certo non è che tutto ciò che proviene dall’ex Repubblica Democratica tedesca debba per forza essere “viziato” dall’ombra del doping, di sicuro vi è che la sua prestazione allo “Stadio Lenin” di Mosca, in quel primo agosto 1984, esaminata sotto il puro lato tecnico, ha rappresentato qualcosa di molto vicino alla perfezione …

Ed a noi, in mancanza di prove contrarie certe, questo basta ed avanza …

 

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