LA DOPPIETTA D’ORO ALLE OLIMPIADI DI SAPPORO 1972 DELLA TEENAGER MARIE-THERESE NADIG

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La Nadig impegnata in slalom gigante alle Olimpiadi di Sapporo 1972 – da olympic.org

articolo di Nicola Pucci

Quando a fine stagione 1980/1981 Marie-Therese Nadig appenderà gli sci al chiodo, potrà illustrare agli occhi del mondo una carriera da fuoriclasse con 24 vittorie parziali, ben 57 podi e il successo nella classifica generale di Coppa del Mondo proprio nel 1981. Ma nel suo caso è necessario mettere indietro le lancette del tempo e tornare al febbraio 1972 quando questa ragazzina non ancora maggiorenne, al primo anno completo nel Circo Bianco, esplode compiutamente alle Olimpiadi di Sapporo dimostrando quel che è capace di fare.

In effetti la Nadig, svizzerotta paffuta nata a Flums l’8 marzo 1954, figlia di un architetto ed unica femmina tra quattro fratelli maschi, ha classe da vendere e doti rare di polivalenza, vincendo nel 1970 in slalom gigante e combinata ai campionati elvetici juniores. Folgorata da cotanto valore, la Federazione svizzera la inserisce da subito nei quadri della squadra nazionale e se il debutto in Coppa del Mondo nella stessa stagione 1970/1971 è avara di risultati, ecco che l’anno dopo Marie-Therese è già sesta in discesa libera sulle nevi amiche di St,Moritz, per poi, dopo tre quinti posti consecutivi a Val d’Isere, Sestriere e Bad Gastein, salire infine per la prima volta sul podio giungendo seconda, sempre in discesa libera, a Grindelwald, battuta di 0″56 dall’immensa Annemarie Moser-Proell, che domina la scena da qualche anno.

I risultati ottenuto convincono i tecnici svizzeri a convocarla per le Olimpiadi di Sapporo del 1972, in cui la Nadig è iscritta non solo alla prova veloce, ma pure allo slalom gigante, forte di un terzo posto a St.Gervais alle spalle dell’imbattibile Proell e dell’altra austriaca Monika Kaserer, e allo slalom speciale, vantando tra i pali stretti un ottavo posto a Bad Gastein. E in Giappone la Nadig, seppur neofita a questi livelli, fa saltare il banco.

Il programma femminile di sci alpino si apre il 5 febbraio con la disputa della discesa libera lungo il tracciato disegnato alle pendici del Mount Eniwa. La Proell, che ha vinto la Coppa del Mondo nel 1971 aggiungendo pure le coppette di specialità in discesa libera e slalom gigante, sembra inavvicinabile per le avversarie, se è vero che in stagione ha vinto quattro delle cinque prove disputate, giungendo seconda a Val d’Isere battuta dalla francese Jacqueline Rouvier. La transalpina, a Sapporo, non è della partita, ma le connazionali Isabelle Mir, che fu seconda quattro anni prima a Grenoble alle spalle dell’asburgica Olga Pall, e Annie Famose, sempre in cerca della prima affermazione ai Giochi, parrebbero le avversarie più autorevoli della Proell. Che nondimeno tutti, ma proprio tutti gli addetti ai lavori, pronosticano quale sicura vincitrice. In effetti la Mir, pettorale numero 3, è veloce tanto da fissare il miglior tempo provvisorio, 1’38″62. Ma la francese ha commesso qualche sbavatura di troppo, ed allora col pettorale numero 7 ecco che l’americana Susan Corrock, che ha pedigree modesto e non è mai salita sul podio in carriera fa meglio di lei, 1’37″68, balzando al comando. La statunitense finirà terza, ma a batterla non è la Proell, scesa col numero 15, che ferma il cronometro sull’1’37″00, bensì proprio la Nadig, pettorale numero 10, che pennella una discesa a valle sensazionale, migliora di un secondo netto il tempo della Corrock e mette una barriera tanto alta che neppure la fuoriclasse austriaca sarà in grado di scavalcare.

Non ancora 18enne e già campionessa olimpica della prova più prestigiosa, Marie-Therese tre giorni dopo si presenta al cancelletto di partenza dello slalom gigante, senza niente da perdere ma con addosso gli occhi del mondo che attendono da lei una conferma. E la svizzera, a dispetto dell’età, non tradisce le attese, giocando un altro brutto tiro alla Proell, favoritissima anche tra le porte larghe e ben decisa a prendersi la rivincita. Si corre in un’unica manche, stavolta sul Mount Teine, e la Proell, che beneficia del pettorale numero 2, disegna una prova che pare magistrale, prendendo la testa della gara in 1’30″75, 1″60 meglio della connazionale Wiltrud Drexel che è scesa prima di lei ed infine salirà sul terzo gradino del podio.

Le due vittorie in stagione a Oberstaufen e Maribor accrediterebbero la francese Françoise Macchi quale rivale più pericolosa per la Proell, ma la transalpina, dopo un quarto posto in discesa a Grindelwald e seppur solo 21enne, ha deciso di abbandonare l’attività agonistica ed allora ecco che dal ventaglio delle possibili avversarie della campionessa austriaca esce, ancora una volta, il nome della Nadig che con il pettorale numero 10, che evidentemente le porta fortuna, non sbaglia niente fermando il cronometro sul tempo di 1’29″9′ che relega, ancora una volta, la Proell in seconda posizione.

Marie-Therese Nadig, giovincella irriverente affatto intimorita dalla forza della regina della nevi, vince la seconda medaglia d’oro alle Olimpiadi e se questa è solo l’alba della sua carriera… beh, statene certi, quel che verrà sarà altrettanto bello.

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