IL VENTO DELL’EST SUL PRIMO CAMPIONATO EUROPEO PER NAZIONI

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L’Urss Campione d’Europa 1960 – da:agones.gr

Articolo di Giovanni Manenti

Se non si può disconoscere agli inglesi il ruolo di pionieri in moltissime Discipline sportive – ma con il grave limite di un altezzoso isolazionismo nella relativa pratica – allo stesso tempo va riconosciuto alla Francia il merito della divulgazione dello Sport a livello mondiale …

Chi, difatti, se non il Barone Pierre De Coubertin ebbe l’idea di promuovere le “Olimpiadi dell’Era Moderna”, divenute poi la massima rassegna planetaria a livello sportivo ed a chi, se non a Jules Rimet, si deve la creazione dei Campionati Mondiali di Calcio …??

Alla stessa stregua, fu il Direttore de “L’Equipe”, Gabriel Hanot, a lanciare l’idea della Coppa dei Campioni per Club, nata nel 1955 ed alla quale fece seguito la nascita del Campionato d’Europa per Nazioni su iniziativa del Segretario Generale della UEFA, Henry Delaunay, peraltro scomparso tre anni prima che la Manifestazione avesse inizio, portata avanti dal proprio figlio Pierre.

Personaggio a cui viene pertanto intitolato il Trofeo – Coppa Henry Delaunay – messo in palio a favore della squadra della Nazione vincitrice, ma alla prima edizione, così come avvenne 30 anni prima per i Campionati Mondiali, non sono poche le defezioni …

Dapprima, diremmo quasi scontata, l’assenza delle formazioni britanniche – vale a dire Inghilterra, Scozia, Galles ed Irlanda del Nord, troppo impegnate nella disputa del “British Home Championship” (“Torneo Interbritannico” …) per potersi degnare di fare tappa sul Continente – cui peraltro fanno seguito le rinunce sia di Italia, ancora a “leccarsi le ferite” della mancata partecipazione ai Mondiali di Svezia ’58, che della Germania Ovest, con pertanto alcune delle più grandi realtà calcistiche europee a disertare la Manifestazione, ivi compresa, a sorpresa, anche la Svezia finalista ai Mondiali disputati in casa …

Di contro, massiccia è la presenza al gran completo delle formazioni dell’Est Europa – Urss, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Romania, Germania Est ed Jugoslavia – sempre pronte a rivendicare una loro superiorità rispetto al resto del Vecchio Continente specie negli Sport di squadra, anche se l’esito delle prime edizioni della ricordata Coppa dei Campioni, con 5 vittorie consecutive del Real Madrid (ed altresì due italiane, altrettante francesi ed una tedesca occidentale a disputare la Finale …) non depone così a loro favore.

Ma i Club occidentali possono contare sull’apporto degli stranieri – spesso anche sudamericani – cosa viceversa impossibile in una competizione per Nazioni ed, in effetti, il relativo svolgimento, quantomeno di questa prima edizione, con rose composte altresì da giocatori tutti militanti in formazioni dei rispettivi Paesi, dà ragione a questa tesi …

Pertanto, con 17 Nazioni iscritte, si rende necessario un turno preliminare per ridurle a 16 ed a farne le spese è la Repubblica d’Irlanda, la quale non riesce a conservare il doppio vantaggio conseguito nella gara di andata, venendo travolta per 0-4 a Bratislava dalla Cecoslovacchia.

Ridotte a 16 le partecipanti, la Formula ricalca quella consolidata della Coppa dei Campioni, con abbinamenti per sorteggio e qualificazione al turno successivo con partite di andata e ritorno, fatto salvo che per le quattro semifinaliste che si affrontano in gara unica per la Fase Finale da disputarsi in un unico Paese.

Un calendario internazionale all’epoca ancora non ben strutturato fa sì che vi sia una notevole discrepanza temporale nella disputa dei relativi incontri – prova ne sia il caso eclatante della sfida tra Unione Sovietica ed Ungheria, con l’andata svoltasi a Mosca il 28 settembre 1958 ed il ritorno a Budapest esattamente un anno dopo (!!) – con gli Ottavi di Finale a concludersi il 25 ottobre 1959 …

La prima squadra a qualificarsi per i Quarti è la Francia, che travolge per 7-1 (doppiette di Fontaine, Vincent e Cisowski ed acuto di Kopa) la Grecia a Parigi per poi pareggiare 1-1 al ritorno, seguita dalla Romania, che dopo un 3-0 sulla Turchia maturato nel finale della gara di andata, rischia ad Istanbul, trovandosi sullo 0-2 a più di mezzora dal termine, portando comunque a casa la qualificazione.

In una settimana – tra il 21 ed il 28 giugno 1959 – si svolgono le gare tra Germania Est e Portogallo, con i lusitani ad imporsi sia a Berlino (2-0) che ad Oporto (3-2) in una serie in cui spicca Coluna, autore di 3 reti, per poi toccare all’Austria staccare il biglietto per i Quarti, allorché il 23 settembre 1959 replicano al “Praterstadion” di Vienna, con un pesante 5-2, il successo per 1-0 colto in trasferta a maggio in Norvegia.

Quattro giorni dopo – ed ad un anno di distanza, come già riferito – l’Unione Sovietica certifica con la vittoria per 1-0 a Budapest il passaggio del turno a spese di un’Ungheria già sconfitta per 3-1 a Mosca, per poi toccare alla Spagna – una delle favorite del Torneo – completare la distruzione della Polonia, superandola per 3-0 a Madrid dopo la lezione impartita a giugno a Chorzow, con un 4-2 impreziosito dalle doppiette dei fuoriclasse Suarez e Di Stefano, quest’ultimo a segno anche al ritorno.

Una Cecoslovacchia che ha disputato il preliminare con l’Irlanda ad inizio maggio 1959 – quando altre formazioni si erano già qualificate per i Quarti (!!) – è di conseguenza costretta a posticipare i propri incontri con la Danimarca e, dopo il pari per 2-2 ottenuto a Copenaghen il 23 settembre dopo essersi trovata sotto per 0-2, definisce la sfida con un pesante 5-1 il 18 ottobre a Brno, anche in questo caso, curiosamente, dopo essere passata in svantaggio.

Resta un’ultima squadra per completare il quadro delle otto qualificate per i Quarti di Finale, e tale biglietto se lo aggiudica la Jugoslavia che, dopo il successo interno per 2-0 a Belgrado, resiste al tentativo di riscossa della Bulgaria a Sofia, grazie alla rete di Mujic che annulla, dopo appena 2’, il vantaggio di Diev per i padroni di casa.

Pur con le “defezioni eccellenti” ricordate in premessa, il quadro delle ammesse ai Quarti è comunque di buon livello, comprendendo formazioni di spessore quali Francia (terza ai Mondiali 1958), Urss ed Jugoslavia (eliminate ai Quarti della citata Rassegna iridata …), Portogallo, Cecoslovacchia, Austria e Romania, oltre alla Spagna, che rappresenta un caso particolare …

Potendo, difatti, contare sui naturalizzati Ladislao Kubala ed Alfredo Di Stefano, le “Furie Rosse” sono in grado di mettere assieme un “attacco da paura” con l’aggiunta di Tejada, Suarez e Gento, il che fa della compagine iberica la netta favorita per la conquista del titolo, se non che “il Diavolo ci mette lo zampino”, sotto forma di un sorteggio maligno che l’abbina proprio all’Unione Sovietica, in pratica il Paese leader dell’ideologia comunista contro il regime franchista del “Generalissimo”, ultimo baluardo fascista dell’Europa occidentale …

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Una formazione della Spagna del 1960 – da:sefutbol.com

Ovvio che tale accoppiamento generi non poche problematiche a livello politico, per cercare di dirimere le quali viene lasciato un maggior lasso di tempo, calendarizzando le due sfide tra fine maggio ed inizio giugno 1960, con l’andata a Mosca ed il ritorno a Madrid …

Nel frattempo, gli altri accoppiamenti hanno esiti molto netti, con la Francia a qualificarsi per prima per la Fase Finale non avendo pietà dell’Austria sia all’andata a Colombes (5-2 con tripletta di Just Fontaine, il Capocannoniere dei Mondiali di Svezia …) che al ritorno al “Praterstadion” di Vienna, con un altrettanto eloquente 4-2.

La Jugoslavia, dal canto suo, rischia contro il Portogallo, trovandosi sotto per 0-2 a Lisbona, prima che una rete di Kostic a 9’ dal termine renda meno problematico il ritorno a Belgrado, dove lo stesso attaccante della Stella Rossa sigla una doppietta ad inizio ripresa nel 5-1 a favore della formazione di Ljubomir Lovric.

Senza difficoltà alcuna, viceversa, la qualificazione della Cecoslovacchia che – nell’arco di una settimana, dal 22 al 29 maggio 1960 – si sbarazza della fragile Romania, risparmiandole una cocente umiliazione, visto che dopo il 2-0 dell’andata a Bucarest, non infierisce dopo essersi trovata al ritorno sul 3-0 quando non è ancora trascorso il 20’ di gioco.

Il citato 29 maggio è altresì la data fissata per la gara di andata tra Unione Sovietica e Spagna, ma Franco vieta ai suoi giocatori di recarsi a Mosca per disputare l’incontro e, come logica conseguenza, l’UEFA non può che prendere la decisione di estromettere gli iberici dalla competizione, con ciò confermano quella sorta di “Maledizione” che ha impedito a Di Stefano di cogliere un successo con una Nazionale nel corso della propria carriera …

Rimasta pertanto l’unica a difendere lo strapotere dell’Europa orientale, la Francia si vede assegnare l’organizzazione della Fase Finale della prima edizione del “Campionato Europeo per Nazioni, un po’ per doveroso omaggio all’ideatore della Manifestazione Henry Delauney e, soprattutto, per le garanzie offerte circa una maggiore esperienza nel proporre eventi del genere …

Detto questo, altri problemi – stavolta di natura tecnica – assillano il Commissario Tecnico Albert Batteux, il quale deve rinunciare per infortunio ai suoi due attaccanti principe, ovvero Just Fontaine, dal quale non si riprenderà mai appieno, ed il polacco naturalizzato francese Raymond Kopa, così che tra i 17 selezionati (date le sole due gare da disputarsi …) gli unici giocatori di un certo spessore sono il difensore Robert Jonquet, il centrocampista Jean-Jacques Marcel e l’attaccante Jean Vincent, quest’ultimo affiancato dal promettente 23enne Maryan Wisnieski, anch’esso di chiari origini polacche.

Di contro, le tre rappresentati dell’Europa dell’Est – che rappresentano, al momento, una importante realtà nel panorama continentale, confermata due anni dopo ai Mondiali in Cile, con la Cecoslovacchia finalista, la Jugoslavia semifinalista e l’Urss eliminata ai Quarti – possono contare su di una maggiore esperienza internazionale, dovuta al fatto di poter partecipare, considerato lo “status” di Dilettanti dei propri giocatori, alle Olimpiadi che, non a caso, hanno visto Urss ed Jugoslavia disputare la Finale ai Giochi di Melbourne ’56, con gli slavi che faranno proprio l’Oro ai Giochi di Roma del successivo mese di settembre …

Ma il tempo delle chiacchiere è finito, quello che conta adesso è il verdetto del campo e la sera del 6 luglio 1960 sapremo già chi saranno le due finaliste, con i padroni di casa francesi a dare il via alla Manifestazione affrontando la Jugoslavia alle ore 20:00 al “Parc des Princes” di Parigi, mentre alle 21:30 tocca ad Unione Sovietica e Cecoslovacchia sfidarsi allo “Stade Velodrome” di Marsiglia.

Con il Calcio a non aver ancora pienamente attecchito nel cuore dei transalpini, visto che poco più di 25mila spettatori – per fare un raffronto, appena due mesi prima, nel ben meno capiente impianto di Colombes, oltre 30mila persone si erano godute il successo per 23-6 dei “Bleus” sull’Irlanda nel “Cinque Nazioni” di Rugby – prendono posto sulle tribune, venendo peraltro ricompensati dall’assistere ad uno dei match più incredibili nella Storia dell’intera Manifestazione …

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L’ingresso in campo di Francia ed Jugoslavia – da:dailymail.co.uk 

Da due squadre votate all’offensiva – chiara dimostrazione il 9-4 complessivo della Francia all’Austria ed il 6-3 rifilato dalla Jugoslavia al Portogallo – era lecito attendersi un match ricco di reti, così che qualcuno storce il naso dal momento che dopo il “botta e risposta” nell’arco di 60”  (al vantaggio di Galic dopo 11’ replica Vincent …) si debba attendere il 43’ prima che il 22enne François Heutte consenta ai padroni di casa di andare al riposo sul 2-1 a proprio favore …

Ma come in una sagra paesana, i “fuochi d’artificio” sono riservati alla ripresa, ed ecco quindi che le tre reti realizzate nella prima frazione di gioco, vengono replicate in poco più di un quarto d’ora del secondo tempo, con gli spettatori a non credere ai propri occhi nel vedere i propri beniamini portarsi dapprima sul 3-1 con Wisnieski al 53’ e quindi, dopo la rete di Zanetic che riduce le distanze, realizzare il punto del 4-2 ancora grazie ad Heutte che, nel corso della Manifestazione, realizza tre dei suoi quattro centri complessivi con la maglia della Nazionale …

Il tempo trascorre e le possibilità di una Francia finalista – evento che non farebbe altro che confermare il trend derivante dal terzo posto mondiale del 1958 e dalla Finale di Coppa dei Campioni disputata dal Reims l’anno seguente – sembrano prendere maggiore vigore sino a che non si entra nell’ultimo quarto d’ora di gioco …

Ovvio che di fronte ad un attacco in cui giostrano Jerkovic, Galic, Sekularac ed il già ricordato Kostic non ci si debba mai rilassare, ma se poi a dar loro una mano provvede anche l’estremo difensore George Lamia – alla sua sesta, nonché penultima, apparizione con la propria Nazionale – quanto mai incerto, ecco che dalla gioia si può passare all’incubo più profondo nello spazio di appena 4’, visto che dopo che l’ala destra Tomislav Knez riduce le distanze al 75’, tocca a Jerkovic (futuro Capocannoniere due anni dopo ai Mondiali in Cile …) realizzare una doppietta nell’arco di un solo giro di lancetta e ribaltare il risultato sino al 5-4 definitivo, impensabile solo pochi minuti prima.

Completamente diverso lo svolgimento della seconda semifinale, dominata in lungo ed in largo dall’Unione Sovietica nonostante la Cecoslovacchia schieri in difesa il celebre portiere Schrojf, unitamente a Novak e Popluhar, e potesse contare sul leggendario Josef Masopust – primo giocatore dell’Europa orientale a ricevere nel 1962 il “Ballon d’Or” messo in palio dalla rivista francese “France Football” – in una sfida che, dopo la rete d’apertura siglata poco oltre la mezz’ora da Valentin Ivanov, 25enne attaccante della Torpedo Mosca, non ha più storia …

E’ lo stesso Ivanov, difatti, ad andare ancora a segno al 56’ a conclusione di un’azione personale che lo porta a dribblare anche l’estremo difensore avversario, per poi toccare a Ponedelnik fissare il punteggio sul definitivo 3-0 con una violenta conclusione di destro al 66’, mentre i frastornati cecoslovacchi sprecano anche la più ghiotta delle occasioni per cercare di rientrare in partita allorché, appena 1’ dopo, Vojta calcia a lato un penalty, forse intimorito dalla presenza tra i pali del “Ragno nero” Lev Jascin.

Cecoslovacchia che si consola con il successo per 2-0 (di Bubnik al 58’ e di Pavlovic all’88’ le reti …) nella Finale per il terzo posto disputatasi il 9 luglio a Marsiglia – davanti a meno di 10mila spettatori (!!) – su di una Francia per la quale disputa l’ultima delle sue 58 partite, con fascia di Capitano al braccio, il 35enne Robert Jonquet, leader di quel Reims per 5 volte Campione nel corso degli anni ’50.

Ma oramai l’attenzione è tutta rivolta alla Finale per il titolo, che va in scena al “Parc des Princes” di Parigi la sera del 10 luglio 1960, dove il Direttore di gara inglese Arthur Ellis – l’arbitro italiano Cesare Jonni aveva diretto sia la semifinale tra Urss e Cecoslovacchia che la sfida per il terzo posto – dà il fischio d’inizio alle ore 21:30 davanti a meno di 18mila spettatori (17.966 per la precisione …), la più bassa capienza nella Storia della Manifestazione, anche se vi incidono, e non poco, le difficoltà di trasferirsi all’estero per i residenti nei Paesi sotto il controllo sovietico …

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I Capitani Netto e Kostic prima della Finale – da:beyondthelastman.com

Per il Commissario tecnico Gavriil Kachalin non vi sono dubbi di formazione, confermando gli undici titolari che hanno schiantato la Cecoslovacchia, nel mentre le quattro reti subite dalla Francia costano il posto al portiere Soskic, rimpiazzato da Blagoje Vidinic, al pari del Capitano Branko Zebec – con un brillante futuro da Tecnico in Germania Ovest – e di Knez, rispettivamente sostituiti da Jovan Miladinovic e da Zeljko Matus, quest’ultimo al suo esordio in Nazionale …

Fini palleggiatori, per nulla intimoriti dalla maggiore fisicità dei propri avversari, gli jugoslavi comandano il gioco nella prima parte, sfiorando il vantaggio con un cross dalla sinistra di Galic per poco non tradotto in goal da una deviazione di testa in tuffo da parte di Jerkovic, per poi riuscire a sbloccare il risultato in chiusura di primo tempo allorché, a parti invertite, un cross dal fondo di Jerkovic viene raccolto sotto misura da Galic, abile ad anticipare di testa il Capitano sovietico Igor Netto e sorprendere sul primo palo Jascin con una precisa deviazione di testa …

Andata al riposo sotto di una rete, l’Urss ha la fortuna di trovare immediatamente il punto del pareggio al 4’ della ripresa, complice un difettoso intervento di Vidinic su conclusione da fuori di Bubukin, la cui corta respinta è raccolta da Slava Metreveli – alla sua quarta rete in 10 presenze in Nazionale – che può così battere a rete a porta sguarnita …

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La rete del pari di Metreveli – da:worldsoccer.com

Raggiunto il pari, l’Unione Sovietica ha la grande occasione per far suo l’incontro a 3’ dal termine dei tempi regolamentari, ed a sprecarla è Ivanov, così che la prima Finale dei campionati Europei è anche la prima che si prolunga ai supplementari, dove stavolta è Jerkovic a fallire la più ghiotta opportunità, non riuscendo a deviare un invitante passaggio a pochi metri dalla porta difesa da Jascin …

E, quanto mai fedele al motto “Goal sbagliato, goal subito”, ecco che a 7’ dal termine dei supplementari giunge, puntuale, la beffa, sotto forma di un’azione insistita sulla fascia sinistra da parte dell’estrema Mikhail Meskhi, il quale calibra un perfetto cross per la testa di Ponedelnik, il quale incorna alla perfezione non lasciando scampo al, questa volta incolpevole, Vidinic.

E’ la rete che sancisce la vittoria sovietica e, mentre il Capitano Igor Netto riceve la “Coppa Henry Delauney” per il successivo giro di campo di prammatica, resta curiosa la storia di Ponedelnik, primo calciatore del suo Paese ad essere convocato in Nazionale nonostante giocasse in Seconda Divisione, per poi bagnare l’esordio, il 19 maggio 1960, con una tripletta nel 7-1 rifilato alla Polonia in amichevole, e quindi confermarsi andando a segno sia in semifinale che in Finale agli Europei, per quelle che erano solo la sua seconda e terza presenza …

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Netto ed i compagni con la Coppa – da:goal.com

Una prima edizione che va pertanto agli archivi nel “Segno dell’Est”, anche se favorito dalla mancata partecipazione di alcune big – ma, come suole dirsi, “gli assenti hanno sempre torto” – e, per quel che concerne, nello specifico, il successo dell’Unione Sovietica, con il dubbio di come sarebbe andata a finire qualora il sorteggio avesse abbinato la Spagna ad un’altra formazione …

Dubbio, solo in parte, fugato dall’esito dell’edizione successiva, in cui la Spagna – chiamata ad organizzare la fase Finale della Manifestazione – supera nell’atto conclusivo per 2-1 proprio una Unione Sovietica che, a scanso di equivoci, è l’indiscussa dominatrice dei primi quattro Campionati Europei, in quanto giunge in semifinale in ogni occasione, e disputa una seconda Finale nel 1972 a Bruxelles, sconfitta 0-3 dalla Germania Ovest.

Ma questa, come sempre si dice in questi casi, è un’altra Storia …

 

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