HARRISON DILLARD, IL RE DEGLI OSTACOLI CON UNA CHANCE DI RISERVA

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Harrison Dillard in allenamento – da:ideastream.org

Articolo di Giovanni Manenti

Allorché il leggendario Jesse Owens stupisce il Mondo intero grazie alla conquista di quattro medaglie d’Oro alle Olimpiadi di Berlino 1936, nella sua città natale di Cleveland vi è un ragazzino di 13 anni che resta colpito dalla parata in onore del suo così celebre concittadino al ritorno dai Giochi, al punto da maturare l’idea, un giorno, di emularlo …

Un’ambizione vieppiù consolidata dal momento che ha l’occasione di incontrarlo di persona, ricevendo il graditissimo regalo di un paio di scarpette chiodate, le prime della sua vita, ed, in effetti, riescenell’intento, collezionando anch’egli 4 medaglie d’Oro olimpiche, solo che per compiere una tale impresa necessita di due edizioni dei Giochi – anche per il fatto di essere “caduto nella trappola” dei famigerati Trials – ma questo è, tutto sommato, un particolare secondario.

Harrison William Dillard, poiché è di lui che stiamo parlando, nasce l’8 luglio 1923 nella più popolosa città dell’Ohio ed il primo passo per seguire le orme di Owens è quello di iscriversi alla “East Technical High School, la stessa frequentata dalla “Antilope d’Ebano”, per poi entrare a far parte del “Baldwin-Wallace College” di Berea.

Ed è nel 1942, all’età di 19 anni, che di Dillard si inizia a sentir parlare nell’ambiente dell’Atletica americana, allorché ai Campionati AAU, dapprima si classifica secondo tra gli ostacoli alti e terzo in quelli bassi nella Categoria Juniores e quindi, il giorno dopo, giunge quinto in 53”7 nella Finale dei m.400 ostacoli tra i Seniores …

Quello del giro di pista con barriere è una specialità che viene ben presto abbandonata da Dillard, il quale preferisce concentrarsi sulle più corte distanze – ovvero i m.110 o le 120yds ad ostacoli, al pari delle 220yds ostacoli, gara questa prettamente americana – ivi compresi i 100 metri piani, scelta quest’ultima che si dimostra in seguito quanto mai azzeccata.

Costretto a “servire la Patria” nel corso della Seconda Guerra Mondiale – periodo in cui, peraltro, si mantiene in forma gareggiando in Italia e Germania con migliori risultati di 10”6 sui m.100 e di 14”6 sui m.110hs ottenuti nel 1945 – al ritorno negli Stati Uniti Dillard si dimostra pressoché imbattibile sugli ostacoli alti.

Detta indiscussa superiorità è certificata dal doppio successo – sia ai Campionati Universitari NCAA che a quelli Assoluti AAU – ottenuto nelle stagioni 1946 e ’47, imponendosi a livello College con il medesimo tempo di 14”2, nel mentre ai Campionati AAU al 14”2 del 1946 fa seguito il 14”0 dell’anno successivo, eguagliando altresì il record mondiale di 22”3 sulle 220yds ad ostacoli …

Atteso quindi ad una legittima conferma in occasione della stagione olimpica che ha come principale appuntamento il ritorno dei Giochi dopo due edizioni degli stessi cancellate a causa dei tragici eventi bellici, Dillard ribadisce il proprio ruolo di pretendente alla medaglia d’Oro sui m.110hs allorché, il 17 aprile 1948 a Lawrence, nel Kansas, ferma i cronometri sul tempo di 13”6 in una gara sulle 120yds, che rappresenta il nuovo record mondiale …

A fine giugno 1948, Dillard vanta un’incredibile serie di vittorie – degna di un Edwin Moses degli anni ’80 – costituita da qualcosa come 82 (!!) successi consecutivi tra ostacoli e piano che lo rendono il protagonista più atteso ai Campionati AAU di Milwaukee del 2 e 3 luglio, nonché ai Trials in programma ad Evanston, nell’Illinois, il weekend seguente …

Ma un programma che comprime nell’arco di soli 67’ batterie e Finali sia dei m.100 piani che dei m.110hs, fa sì che Dillard conosca la parola sconfitta su entrambe le distanze, battuto da Barney Ewell (10”6 a 10”7) sul piano e da Bill Porter (14”1 a 14”3) sugli ostacoli.

Un “campanello d’allarme” in vista dei Trials, gare in cui “è vietato sbagliare” e dove, comunque, il calendario che vede i m.100 fissati per il 9 luglio ed i m.110hs al giorno successivo consente a Dillard un più adeguato dispendio di energie …

Qualificatisi per la Finale dei 100 metri piani vincendo le rispettive batterie, ci si attende una sfida tra Ewell e Dillard, ma al colpo dello starter il più lesto a mettersi in moto è Ed Conwell – uno “sprinter puro” che dà il suo meglio nelle più brevi gare indoor – al cui inseguimento si pongono Ewell, Mel Patton e Dillard, ma mentre il primo va a dominare la scena dai 50 metri in poi, concludendo in 10”2 (10”33 elettronico) e Patton fa suo il secondo posto, il 25enne dell’Ohio strappa il terzo biglietto utile per Londra solo sul filo di lana, non sapendo quanto dovrà ringraziare quei 0”03 centesimi (10”50 a 10”53) che lo hanno separato da Conwell.

Ma l’aspettativa maggiore è riversata al giorno dopo per la rivincita tra Porter e Dillard sulla sua gara preferita, ovvero i m.110hs in cui si presenta nella veste di primatista mondiale, e l’esito delle batterie conferma tale previsione, aggiudicandosi i due le rispettive batterie con il medesimo tempo di 14”0 …

Quel che nessuno però avrebbe mai pensato di assistere è un Dillard incredibilmente impacciato in Finale, tanto da abbattere il secondo, quarto, sesto e settimo ostacolo e quindi perdere il ritmo e fermarsi prima dell’ottava barriera, una conclusione imbarazzante, con Porter, al contrario, ad imporsi in 13”9 con Craig Dixon e Clyde Scott a guadagnarsi il pass olimpico in 14”1 e 14”2 rispettivamente.

La “dura legge dei Trials” ha colpito ancora e Dillard deve sole recitare il “mea culpa” per non essersi fatto trovare pronto al momento giusto, ma in ogni caso la qualificazione sui 100 metri piani gli fornisce quantomeno la prospettiva di una medaglia d’Oro con la staffetta 4×100, oltre ad una possibilità di podio nella gara individuale, ed invece …

Come da calendario, la “prova regina” dell’Atletica Leggera, quella che serve a stabilire chi sia “L’uomo più veloce al Mondo”, inaugura il programma olimpico, con batterie e Quarti previsti per il 30 luglio 1948, mentre il giorno seguente si disputano semifinali e Finale …

Il trio americano non ha alcun problema ad imporsi nelle rispettive serie dei Quarti (10”4 per Dillard e Patton, 10”5 per Ewell), mentre l’ultima è appannaggio del panamense Lloyd La Beach in 10”5, con la composizione delle due semifinali a proporre la sfida anticipata tra Ewell e Dillard nella prima serie e tra Patton e La Beach nella seconda …

Sono le 14:30 del 31 luglio 1948 quando i concorrenti si presentano ai blocchi di partenza delle semifinali, il cui esito contribuisce ad incrementare le chances di successo per Patton, che si impone d’autorità in 10”4 nella seconda serie su La Beach, cronometrato in 10”5, stesso tempo assegnato a Dillard ed Ewell nella prima, nel mentre a completare la lista dei finalisti vi sono i due atleti di casa Alastair McCorquodale e McDonald Bailey …

Con La Beach ed Ewell ad aver eguagliato, nel corso della stagione, il primato mondiale di 10”2 tuttora detenuto da Jesse Owens e da Harold Davis (il miglior sprinter al Mondo nel periodo tra il 1940 ed il ’43, con la sola sfortuna di essere coinciso con gli eventi bellici …) ed un Patton in splendide condizioni, le speranze di podio per Dillard sembrano ridotte al lumicino, neppure favorito dal sorteggio delle corsie, in quanto gli viene assegnata la sesta, la più esterna e vicina alle transenne, mentre dalla prima alla quinta sono schierati Patton, Ewell, La Beach, McCorquodale e Bailey …

Atleti che si pongono agli ordini dello Starter alle 15:45 dello “Empire Stadium” di Wembley ed al cui sparo tocca stavolta è Patton a gettare al vento al sua grande occasione ritardando la partenza al pari di Bailey, il tutto mentre Dillard, al contrario, prende la testa della gara sapendo di doversi giocare al massimo le proprie carte, un vantaggio che mantiene sin sul traguardo, allorché viene raggiunto dalla progressione di Ewell …

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L’arrivo dei m.100 ai Giochi di Londra 1948 – da:ideastream.org

Catapultatisi entrambi sul filo di lana e con la maggiore spinta a fargli superare il connazionale dopo la fatidica linea, Ewell è convinto di aver vinto e si lascia andare a manifestazioni di gioia, già però frustrate dal terzo arrivato La Beach, il quale lo avvisa: “Guarda che non hai vinto, l’Oro è di “Bones” (“Ossa”, il soprannome per il quale Dillard è conosciuto nell’ambiente a causa della sua magrezza …)” …

L’esame del fotofinish da parte della Giuria conferma l’impressione del panamense – curiosamente l’unico atleta del proprio Paese a partecipare ai Giochi e che, bronzo anche sui m.200, conquista le sole due medaglie olimpiche in Atletica Leggera per Panama prima che, esattamente 60 anni dopo, nel 2008 a Pechino, tocchi ad Irving Saladino salire sul gradino più alto del Podio nel Salto in Lungo – assegnando (10”3 a 10”4) la vittoria a Dillard, così che ad Eewll tocca fare “buon viso a cattivo gioco”, peraltro accettando il verdetto con grande fair play complimentandosi con il compagno di squadra, atteggiamento che impressiona gli 82mila spettatori presenti sulle tribune.

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Il fotofinish che dà ragione a Dillard – da:gettyimages.it

Solo per la cronaca, i Giochi di Londra non vedono la buona sorte schierata in favore del 30enne Ewell, che tre giorni dopo, nella Finale dei m.200, sconta la voglia di rivincita di Patton, che lo fulmina sul filo di lana pur essendo entrambi accreditati dello stesso tempo di 21”1, così che l’unica gioia giunge dallo scontato Oro con la staffetta 4×100, dove gli Stati Uniti si impongono in 40”6 con largo margine su Gran Bretagna ed Italia.

Il giorno dopo la Finale dei 200 metri, Dillard osserva dalla tribuna lo svolgimento dell’atto conclusivo della “sua” gara, ovvero i m.110hs, in cui la sua assenza non crea alcun disturbo al Team Usa, visto che non hanno problema alcuno nel monopolizzare il podio, con Porter a confermarsi in 13”9 precedendo Scott e Dixon che concludono nell’ordine, pur essendo entrambi accreditati dello stesso tempo di 14”1.

All’epoca – e lo sarebbe stato almeno per altri due decenni – la vita agonistica di un atleta negli Usa era legata alla sua permanenza all’Università e, specie se si erano già raggiunti dei risultati di eccellenza, era buona norma abbandonare le piste, come accade per Porter, ritiratosi nonostante avesse appena 22 anni …

Un avversario in meno per Dillard, che viceversa conta già 25 primavere, ma che ha uno stimolo in più per proseguire, vale a dire il sogno neppure tanto nascosto di riprendersi quattro anni dopo ad Helsinki ciò che gli era stato negato nella Capitale londinese.

Peraltro, dopo aver chiuso al primo ed al secondo posto, rispettivamente, del Ranking Mondiale degli anni 1947 e 1948 per quel che concerne i m.110hs, stilato dalla prestigiosa rivista americana “Track & Field News”, l’atleta dell’Ohio ha una ulteriore ottima stagione l’anno seguente, durante la quale corre le 100yds nel suo “Personal Best” in carriera di 9”4, viene cronometrato in 10”4 sui m.100 ed è sconfitto di un soffio da Dixon (13”8 per entrambi …) nella Finale dei m.110hs ai Campionati AAU, il quale lo precede altresì nel Ranking di fine anno.

Conclusi gli studi universitari, di Dillard si perdono le tracce, nel mentre nel panorama degli ostacoli alti si fa largo un nuovo protagonista nella figura del 20enne californiano Dick Attlesey, il quale si aggiudica i titoli AAU nel 1950 e 1951 con i rispettivi tempi di 13”6 e 13”8, appropriandosi altresì del record mondiale correndo tra le barriere in 13”5 il 10 luglio 1950 proprio ad Helsinki, sulla pista che, da lì a due anni, ospiterà le Olimpiadi …

Nel frattempo, Dillard si è dedicato principalmente alle gare piane indoor, così da affinare la sua velocità di base, ed eccolo tornare a cimentarsi sugli ostacoli nella stagione che ha come massimo appuntamento i Giochi nella Capitale finlandese, dimostrando di aver trovato una più che soddisfacente condizione con l’imporsi in 13”7 ai Campionati AAU del 21 giugno 1952 per il suo terzo titolo nazionale …

All’opposto di quanto accaduto quattro anni prima ai Trials di Evanston, stavolta, nelle selezioni che hanno luogo la settimana successiva a Los Angeles, la “ruota della fortuna” gira dalla parte dell’oramai 29enne di Cleveland, sotto forma di un infortunio che mette fuori causa il primatista mondiale Attlesey nella prima batteria, cui si aggiunge la caduta di Dixon in Finale …

Una tale ecatombe comporta per Dillard l’affermazione in 14”0 davanti ad un pericoloso rivale quale il 22enne texano Jack Davis, suo probabile maggior avversario nella Capitale scandinava, mentre a completare il trio per il viaggio in Europa è Art Barnard …

Oramai abituati a monopolizzare il podio di tale gara, che ad Helsinki vede ridotte a tre sole prove essendo tolti i Quarti di Finale, le attenzioni sono rivolte alle due semifinali in programma alle ore 15:00 del 24 luglio 1952, che vedono Dillard avere la meglio (14”0 a 14”2) su Barnard nella prima serie, mentre Davis risparmia energie imponendosi in un tranquillo 14”4 nella seconda …

Trascorrono quasi quattro ore, prima che, alle 18:40 i sei finalisti si allineino sulla linea di partenza per quella che si attende una Finale interamente “a stelle e strisce”, pronostico quanto mai confermato visto il divario abissale esistente tra i rappresentanti dello Zio Sam ed il resto della concorrenza …

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Dillard e Davis nella Finale ai Giochi di Helsinki ’52 – da:verkkokauppa.urheilumuseo.fi

Con Barnard a fare da terzo incomodo, ma sin troppo soddisfatto del suo bronzo in 14”1, la sfida tra i due grandi favoriti vede Dillard mettere a frutto gli allenamenti sulla velocità pura, prendendo un vantaggio in avvio che Davis riesce solo parzialmente a colmare, ed anche se ufficialmente ai due viene assegnato lo stesso tempo ufficiale manuale di 13”7 quale record olimpico, in realtà la rilevazione elettronica vede una corretta differenza (13”91 a 14”0) a favore dell’atleta dell’Ohio, che può così ritenersi soddisfatto di aver rimediato a quanto accaduto quattro anni prima.

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Davis, Dillard e Barnard alla premiazione – da:wikipedia.org

Tra l’altro, Dillard diviene il terzo atleta a poter vantare il titolo olimpico sia sul piano che sugli ostacoli a livello individuale, pur se i primi due – Walker Tewksbury ed Harry Hillmann – avevano compito una tale impresa agli albori delle “Olimpiadi dell’Era Moderna”, ovvero a Parigi 1900 il primo ed a St. Louis 1904 il secondo …

Oltretutto, il negativo esito della gara dei m.100 piani – al di là del successo dell’americano Lindy Remigino – a causa dell’infortunio di Art Bragg, induce la Federazione Usa ad inserire Dillard ed Andy Stanfield, Oro sui m.200, quali componenti della staffetta 4×100, che si aggiudica la gara in 40”1 precedendo Unione Sovietica ed Ungheria, così’ che Dillard può eguagliare il record del suo più famoso concittadino Jesse Owens di aver conquistato ben 4 medaglie d’Oro olimpiche.

 

A parte un velleitario tentativo di qualificarsi anche per i Giochi di Melbourne 1956, Dillard è tuttora uno dei pochi Campioni olimpici ancora in vita, festeggiando quest’oggi le 96 primavere, esempio quindi anche di longevità rispetto ai propri connazionali, tra cui il solo Davis, scomparso nel 2012, ha superato gli 80 anni …

Che sia stato tutto merito di quelle scarpette regalategli da James Cleveland “Jesse” Owens …?? Mah …

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