LA FUGA DI HINAULT E LA VITTORIA DI ZOETEMELK AL TOUR DE FRANCE 1980

MORZINE/PRAPOUTEL
Zoetemelk in maglia gialla al Tour de France 1980 – da rouleur.cc

articolo di Nicola Pucci

La notte del 9 luglio 1980, torturato dal dolore ad un ginocchio, Bernard Hinault fugge di soppiatto dall’albergo di Pau dove alloggia e si ritira da un Tour de France fin lì dominato aprendo la strada a chi avrà forza e voglia di approfittare delle sue disavventure fisiche.

In effetti il fuoriclasse bretone, apparso sulle strade della Grande Boucle due anni prima, 1978, come il nuovo messia del ciclismo transalpino, imprime da quei giorni il suo marchio alla corsa più importante del mondo, conquistando una prima vittoria finale con 3’56” sull’olandese Joop Zoetemelk, per poi bissare dodici mesi, sempre davanti al campione che difende i colori della Miko-Mercier, eterno secondo, stavolta distanziato di ben 13’07”. E per l’anno in corso Hinault, che qualche settimana prima ha debuttato al Giro d’Italia, ovviamente vincendo, è ben deciso non solo a calare il tris, ma pure firmare quella doppietta, appunto Giro/Tour, che lo innalzerebbe al rango di grandissimo tra i grandissimi, laddove siedono già Fausto Coppi,  Jacques Anquetil ed Eddy Merckx..

Per l’edizione numero 67 del Tour de France, dunque, si parte dalla Germania con una cronometro di 7,6 chilometri a Francoforte, ed il “tasso” è già maglia gialla battendo per cinque secondi quel Gerrie Knetemann che nel 1978 soffiò la maglia iridata a Moser nello sprint a due del Nurburgring. Capitano della Renault-Gitane ed indiscusso favorito della corsa, Hinault lascia che qualcun altro lo sollevi dell’onere di portare le insegne del primato nelle prime, transitorie tappe, con lo stesso occhialuto olandese che lo rimpiazza dopo la cronometro a squadre di Francoforte vinta dalla Ti-Raleigh, e con il belga Rudy Pevenage che vince la tappa di Metz portando a termine una fuga chilometrica con Pierre Bazzo e Yvon Bertin, scudiero di Hinault che veste a sera la maglia gialla per perderla il giorno dopo sul traguardo di Liegi che regala la testa della classifica, appunto, a Pevenage.

Il fiammingo tiene il comando per nove giorni, e se nel frattempo Hinault ha modo di confermarsi l’uomo da battere vincendo la cronometro corsa sul circuito automobilistico di Spa-Francorchamps distanziando Zoetemelk di 1’16” e la tappa del giorno dopo a Lilla andando in fuga con Hennie Kuiper per poi infilarlo allo sprint e guadagnare oltre due minuti sul resto del plotone, ecco che la storia della Grande Boucle 1980 sembra già segnata.

Ragionevolmente, chi può pensare di mettere il bastone tra le ruote dell’imbattibile Bernard? Sicuramente proprio Zoetemelk, che è coriaceo, ha esperienza da vendere e sa come si corre sulla strade assolate di Francia se è vero che nelle precedenti nove partecipazioni è giunto cinque volte secondo (!!!), due volte quarto, una volta quinto ed una volta ottavo; l’altro tulipano Hennie Kuiper, capitano della Peugeot-Esso, secondo nel 1977 alle spalle di Bernard Thevenet, quarto nel 1979 e che ha fantasia per dar battaglia, come testimoniano i successi alle Olimpiadi di Monaco del 1972 e al Mondiale di Yvoir del 1975; forse anche il portoghese Joaquim Agostinho, che veste i colori della Puch, che ha completato il podio nelle due precedenti edizioni, sempre terzo accanto ad Hinault e Zoetemelk. Stop, tutti gli altri sembrano destinati a correre solo per un onorevole piazzamento nei primi dieci della classifica generale.

La vincenda agonistica va avanti, nel frattempo, e se la Ti-Raleigh, ancora, è la più abile nell’esercizio della cronosquadre vincendo anche la prova di Beauvais, con il campione del mondo Jan Raas che si impone sui traguardi di Rouen e Nantes, ecco che un’altra tappa contro il tempo, quella individuale di 51,8 chilometri tra Damazan e Laplume, l’8 luglio, vinta a sorpresa da Zoetemelk che rifila 46″ a Kuiper, 1’09” ad Agostinho ed addirittura 1’39” ad Hinault, certifica che il campionissimo francese, indubbiamente, ha qualche problema.

Un ginocchio ballerino, preda della tendinite, in effetti limita il rendimento di Bernard che, seppur vesta a sera la maglia gialla con 21″ su Zoetemelk scalzando Pevenage destinato a retrocedere definitivamente in classifica, ecco che a Pau, ancora primo in classifica ma probabilmente impossibilitato a difendere le sue chances quando la strada inizierà a salire il giorno dopo lungo le rampe di Aubisque, Tourmalet, Aspin e Peyrasourde, e per non compromettere un finale di stagione che propone un Mondiale da correre sul difficilissimo tracciato savoiardo di Sallanches, che farà suo, prende cappello dalla carovana del Tour de France ed abbandona con la “fuga” notturna.

Lo scenario, improvvisamente e sorprendentemente, si apre per gli sfidanti che si pensava fossero relegati allo scomodo ruolo di eterni battuti dal “tasso” bretone, e tra questi proprio Zoetemelk e Kuiper, i più accreditati, diventano di colpo i principali favoriti alla vittoria finale, avendo nel mirino l’occasione della vita. La tappa pirenaica che conduce i corridori a Bagneres de Luchon regala vittoria e terzo posto provvisorio in classifica a Raymond Martin, scalatore francese che ha rilevato proprio Zoetemelk quale capitano della Miko-Mercier, che porta a compimento con tre minuti di vantaggio una fuga a lunga gittata, nel mentre i due leader si controllano e a sera, complice la dipartita di Hinault, Zoetemelk si impossessa della maglia gialla con 1’10” sul diretto avversario.

In verità il capitano della Ti-Raleigh, supportato da compagni assolutamente all’altezza della situazione, è una spanna sopra Kuiper proprio in salita, e se a Pra Loup allunga ancora portando il vantaggio ad 1’34”, il 14 luglio, festa nazionale francese, sfrutta le ascensioni di Galibier, Madeleine e Joux-Plane per allontanare il campione della Peugeot, che a sera accusa un passivo di 3’05” che appare difficilmente rimediabile.

Anzi, ventiquattro ore dopo, verso l’arrivo in salita di Prapoutel, scalando Colombiere, Aravis, Champlaurent e Barioz, Zoetemelk attacca ancora in compagnia di Alban, Agostinho, Van Impe, Willmann e Van der Velde provocando la resa di Kuiper, che aggiunge altri due minuti e mezzo al suo ritardo, vedendo così svanire il sogno di finire in giallo a Parigi e venendo scavalcato in graduatoria da Martin.

Restano da registrare le prime due vittorie al Tour di Sean Kelly, a St.Etienne e Fontenay-sous-Bois, inframmezzate dall’ennesima tappa a cronometro che Zoetemelk stesso fa sua con 45″ sul compagno di squadra Knetemann, mettendo la ciliegina sulla torta su un trionfo che nessuno, ma proprio nessuno può più negargli.

E così, dopo cinque secondi posti, a cui ne aggiungerà un altro nel 1982 dietro, guarda caso, Bernard Hinault, Joop Zoetemelk, complici i malanni del fuoriclasse bretone, sale infine sul gradino più alto del podio, 6’55” meglio di Kuiper che supera definitivamente Martin, terzo a 7’56”, grazie alla maggior abilità contro le lancette. Ma come dice il proverbio? Ah sì, gli assenti hanno sempre torto… ergo, onore a Joop Zoetemelk, delfino di Francia diventato re per un giorno.

 

 

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