IL BACIO D’ORO DI OLGENI E SCATTURIN NEL DUE CON ALLE OLIMPIADI DI ANVERSA 1920

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Il bacio tra Olgeni e Scatturin ad Anversa 1920 – da carotenuto.blogautore.repubblica.it

articolo di Nicola Pucci

Ben prima che i fratelloni Abbagnale, Giuseppe e Carmine, accompagnati dal leggendario timoniere Peppiniello Di Capua, scrivessero la pagina più memorabile della storia del canottaggio italiano dominando nella categoria del due con, altri azzurri seppero farsi onore con l’armo forse più prestigioso. E furono gli anni in cui, lungi dall’essere apparsa la televisione, e con l’ausilio di qualche sparuto fotografo, le loro imprese si ammantarono dell’alone dell’epica.

Il due con, in effetti, torna ad essere disciplina olimpica del canottaggio ad Anversa nel 1920 dopo esser stata disputata nel 1900 a Parigi, quando ad imporsi furono gli olandesi Brandt e Klein. Sono iscritte quattro squadre, e tra queste c’è l’Italia, che si compone dei due rematori veneziani Ercole Olgeni e Giovanni Scatturin, e del timoniere Guido De Filip, che ha solo quindici anni.

Olgeni, classe 1883, ha carriera lunghissima, se è vero che già nel 1905 è argento nel quattro con agli Europei di Gand, curiosamente in Belgio, collezionando la prima di una serie di otto medaglie continentali, di cui tre d’oro, nel 1906 a Pallanza nel due con associato a Scipione Del Giudice (timoniere Giuseppe Mion), nel 1908 a Lucerna nel quattro con condividendo la fatica con Mario Tres e i due fratelli Del Giudice, Brenno e appunto Scipione (sempre Mion timoniere), e nuovamente nel due con a Como nel 1911 quando fa coppia con Enrico Bruna (timoniere G.Graziadei). Scatturin, pure lui canottiere del circolo Bucintoro (che prende il nome dalla mitica imbarcazione dei Dogi di Venezia), ha dieci anni di più, classe 1893, e se nel 1910, agli Europei di Ostenda, trova posto sul podio terminando secondo con l’otto, proprio qui, ancora in Belgio, si associa per la prima volta con Olgeni, avviando un sodalizio che porterà in dote frutti copiosi al canottaggio tricolore. E poi, appunto, al timone, c’è De Filip, che deve compiere ancora 16 anni, lo farà il 21 settembre, e che si appresta ad entrare nell’albo dei record dello sport italiano.

I favori del pronostico sono per i francesi, anche se la coppia Giran/Plé che ha vinto i campionati europei disputati a Macon proprio qualche settimana prima dei Giochi, partecipa alla gara del due di coppia (arriverà terza, alle spalle anche della coppia italiana composta da Erminio Dones/Pietro Annoni, medaglia d’argento), lasciando il due con a Poix/Bouton, con timoniere Barberolle, che hanno invece vinto la Coppa Interalleati nel 1919.

L’Italia compete nella prima batteria, prevalendo nettamente sul Belgio con il tempo di 8’10″0, mentre proprio Francia e Svizzera, che schiera Edouard Candeveau ed Alfred Felber, concorrono da sole in due batterie separate, il che rende puramente indicativo il responso cronometrico, che nel caso dei transalpini fissa il tempo in 9’15″0 e per gli elvetici in un non certo più probante 8’50″0.

In finale, il 29 agosto, lungo il Canale Willebroe, la gara è serrata, con Poix/Bouton che tengono a lungo il comando, dopo l’iniziale sprazzo della Svizzera, prima di venir superati dall’imbarcazione italiana, che vince con il tempo di 7’56″0, di un secondo davanti proprio ai transalpini che a loro volta anticipano di un soffio la Svizzera.

Per l’Italia è la prima medaglia d’oro nella storia olimpica del canottaggio, celebrata con un bacio immortalato dai fotografi dell’epoca. Olgeni e Scatturin, così come De Filip, entrano di forza nell’albo d’oro del canottaggio, e, statene pur certi, non sarà certo l’ultima vittoria tricolore a cinque cerchi. Passando pure per l’argento che ancora Olgeni e Scatturin faranno loro quattro anni dopo a Parigi, battuti per la miseria di 60 centimetri (!!!) proprio dagli svizzeri Candeveau e Felber, bronzo ad Anversa, che si prenderanno una dolorosa, per i colori italiani, rivincita.

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