I MONDIALI DI MESSICO 1970 CHE ASSEGNANO AL BRASILE LA COPPA RIMET

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Il Capitano brasiliano Carlos Alberto con la Coppa Rimet – da:guardian.mg

Articolo di Giovanni Manenti

Allorché la FIFA approva il progetto di varare un Campionato Mondiale di Calcio per Nazioni, lo stesso Ente delega il suo Presidente Jules Rimet il compito di procedere alla realizzazione del Trofeo da assegnare alla formazione vincitrice, incarico che lo stesso affida all’orafo parigino LaFleur, il quale crea la prestigiosa Coppa del Mondo – sogno di ogni Federazione e dei propri giocatori – originariamente chiamata “Victory”, anche se di tale nome si è persa traccia, in quanto, a far tempo dal 1946, assume la denominazione di “Coppa Jules Rmet” in onore del citato Dirigente.

Le norme della citata Manifestazione sanciscono che il Trofeo verrà definitivamente assegnato alla Nazione che, per tre volte (anche non consecutive …) riuscirà ad affermarsi nel neonato Torneo Mondiale e caso vuole che, al termine delle prime quattro edizioni, vi siano già due Paesi in “Pole Position” per tale onore, visto che solo Italia ed Uruguay sono riuscite ad alzare la Coppa al cielo …

In particolare gli Azzurri, Campioni del Mondo nel 1934 e 1938, avrebbero avuto una grossa chance di aggiudicarsi definitivamente il Trofeo considerata la forza dei componenti di quella Nazionale – il centravanti Piola su tutti, ma non solo – se non fossero stati penalizzati dai tragici eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale che hanno fatto sì che venissero cancellate le edizioni del 1942 e 1946 …

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L’Italia Mondiale nel 1938 – da:imgbos.com

Non va comunque sottovalutato il fatto che, dopo l’acclarata superiorità della nostra Nazionale al confronto del cosiddetto “Calcio Danubiano” – ribadita, oltre che dai citati titoli mondiali, anche dai successi nelle edizioni 1930 e 1935 della Coppa Internazionale – la stessa avrebbe dovuto varcare l’Oceano per confrontarsi con le più forti compagini sudamericane, tra cui spiccava all’epoca un’Argentina capace di aggiudicarsi ben quattro “Copa America” in tale periodo, ed assente dalla Rassegna di Francia 1938.

Peraltro, una seconda grave tragedia colpisce gli Azzurri, vale a dire la tristemente famosa “Sciagura di Superga” del 4 maggio 1949, che priva la Nazionale dei componenti la formazione del “Grande Torino”, ragion per cui non sarà mai possibile sapere quale sarebbe stato l’esito dei Mondiali 1950 disputati in Brasile con Valentino Mazzola & Co. a scendere in campo.

Di contro, anche l’Uruguay può vantarsi del fatto di essere imbattuto ai Mondiali, visto che nelle due Rassegne iridate andate in scena sul Vecchio Continente si è rifiutato di partecipare, così da aggiungere al successo ottenuto nella prima edizione del 1930, sconfiggendo 4-2 l’Argentina nello “Estadio del Centenario” a Montevideo, la clamorosa vittoria del 1950 superando per 2-1 il Brasile in quello che passa alla Storia come il “Maracanazo”, determinando una sorta di lutto nazionale per gli oltre 200mila spettatori che gremiscono le tribune dell’impianto di Rio de Janeiro e che non vedevano l’ora di festeggiare il trionfo dei verdeoro …

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La rete decisiva di Ghiggia nel 2-1 asl Brasile nel 1950 – da:twitter.com

E se, per l’Italia, come ricordato, le possibilità di aggiudicarsi il Trofeo vengono ostacolate da eventi extra calcistici quanto mai tragici, l’Uruguay, dal canto suo, vede svanire questa possibilità sul terreno di gioco, in occasione dell’edizione svoltasi in Svizzera nel 1954, arrendendosi solo nei supplementari della semifinale contro la “Grande Ungheria”, a causa di una doppietta di Sandor Kocsis dopo che Hohberg, nel finale dei tempi regolamentari, aveva riequilibrato le sorti dell’incontro andando anch’egli due volte a segno.

Sfumate queste possibilità per avere la Coppa Rimet custodita nelle rispettive bacheche, sia Azzurri che sudamericani vivono un periodo di grigiore – assenti nel 1958, eliminati al primo turno nel 1962 e nei Quarti nel 1966 i rappresentanti del Rio de la Plata, ancor peggio l’Italia, incapace di superare il Girone eliminatorio nel 1950, ’54, ’62 e 1966 ed addirittura non qualificata per l’edizione di Svezia 1958 – il che consente al Brasile (da sempre inizialmente favorito, ma poi incapace di affermarsi …) di far finalmente suo il Trofeo con le vittorie ai Mondiali di Svezia ’58 (che incoronano la nuova stella Pelà …) e, quattro anni dopo, in Cile, così da raggiungere Italia ed Uruguay nel computo dei successi.

Con tre formazioni, dunque, in grado di potersi aggiudicare definitivamente il Trofeo, ecco che l’edizione che va in scena dal 31 maggio al 21 giugno 1970 in Messico comincia ad essere considerata come una delle prime al termine della quale la Coppa Rimet possa avere un solo padrone, visto altresì che tutte e tre le formazioni sono allineate ai nastri di partenza, pur se i favori del pronostico pendono (e ci mancherebbe …) dalla parte della Seleçao, data inoltre la clamorosa mancata qualificazione dell’Argentina, al cui posto è iscritto il Perù (alla sua seconda partecipazione dopo quella nel 1930 in Uruguay …), nel mentre le più accreditate rivali del vecchio Continente sono indicate in Germania Ovest ed Inghilterra, non a caso finaliste quattro anni prima a Wembley …

Per ciò che riguarda i problemi di casa nostra, un’Italia uscita con le ossa rotte da Middlesbrough dopo la sconfitta per 0-1 contro la Corea del Nord – ed a fronte della quale la FIGC assume la decisione del “blocco delle frontiere” per tutelare il patrimonio calcistico nazionale – si è riproposta ai vertici del Calcio continentale dopo 30 anni di delusione, facendo suo il titolo europeo due anni prima a Roma superando per 2-0 nella ripetizione della Finale (conclusa 1-1 dopo i supplementari …) la Jugoslavia, ma i maggiori problemi giungono dalle divisioni interne e relativi “clan” …

Il “pomo della discordia” è, manco a dirlo, Gianni Rivera – che, giova ricordarlo, solo sei mesi prima, a dicembre 1969, era stato insignito del prestigioso premio del “Ballon d’Or” messo in palio dalla rivista “France Football” quale miglior giocatore europeo dell’anno – il quale è quanto mai gradito, date le sue caratteristiche di “assist man” dal fromboliere Gigi Riva, reduce dall’aver realizzato un sogno per un’intera Regione con lo Scudetto vinto con il suo Cagliari.

E, proprio per favorire la sua punta di diamante, il Commissario Tecnico Ferruccio Valcareggi punta sul “blocco sardo”, convocando oltre a “Rombo di Tuono” (appellativo mai più azzeccato coniato da quel genio della penna che risponde al nome di Gianni Brera …) altri suoi cinque – Albertosi, Cera, Niccolai, Gori e Domeghini – compagni di squadra, senza peraltro inserire tra i ventidue una valida alternativa, visto che l’altro attaccante è lo juventino Pietro Anastasi, con il quale ha fatto coppia nella ricordata vittoriosa Finale del Campionato Europeo per Nazioni …

Una pecca alla quale Valcareggi pone rimedio grazie ad un banale infortunio occorso ad Anastasi proprio alla vigilia della partenza per il Messico, a fronte del quale vengono convocati in due, ovvero il centravanti interista Boninsegna e l’ala sinistra rossonera Pierino Prati, con il problema di dover “scartare” un giocatore, decisione che viene presa oltre Oceano …

E qui viene fuori quello che Rivera ritiene un “complotto” ai propri danni, visto che il Commissario Tecnico non si fida dei giocatori di un Milan che in due anni, tra il 1968 e ’69, si è aggiudicato Coppa delle Coppe, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale, al punto che – ferma restando la solidità ed affidabilità della coppia di terzini nerazzurra costituita da Burgnich e Facchetti – come riserva nel ruolo viene preferito il granata Poletti ad Anquilletti, così come inizialmente è varata la coppia di difensori centrali formata dai compagni di squadra nel Cagliari Niccolai e Cera lasciando fuori Rosato …

Ma la classica “goccia che fa traboccare il vaso” per l’ex “Golden Boy” avviene con l’esclusione dal Mondiale, quale “giocatore in sovrannumero”, del suo fedele portatore d’acqua Lodetti, così che da un possibile attacco da lui preferito con Domenghini, Lodetti, Boninsegna, Rivera e Riva, si passa ad un secondo che prevede, in vece dei due rossoneri, l’inserimento di Mazzola e De Sisti nel ruolo di interni …

Capita l’antifona, Rivera minaccia addirittura di abbandonare il ritiro e tornarsene in Italia, e deve volare in Messico il suo “Padre putativo” Rocco per indurlo a più miti consigli, anche se le iniziali prestazioni degli Azzurri sembrano dare ragione al Capitano rossonero, vista la risicata vittoria per 1-0 sulla Svezia all’esordio ed il pari a reti bianche contro l’Uruguay, così che nel terzo e decisivo match contro Israele – avversaria che non dovrebbe incutere alcun timore agli Azzurri, ma i “fantasmi nordcoreani” sono ancora ben lungi dall’essere spariti – Rivera fa per la prima volta il suo ingresso in campo, sostituendo ad inizio ripresa Domenghini, anche se l’Italia non va oltre un non certo esaltante, ulteriore pareggio per 0-0 …

Certo, essere riusciti per la prima volta in 20 anni a superare il Girone eliminatorio – ed addirittura al primo posto, complice la sconfitta dell’Uruguay all’ultimo turno contro la Svezia – dovrebbe un attimino provvedere a rasserenare l’ambiente, ma il fatto che Riva sia ancora a digiuno (e non dimentichiamo che l’intesa con Boninsegna non sia delle più felici, essendo i due stati separati a livello di Club con la cessione di quest’ultimo all’Inter …) ed i dubbi tattici del Mister non inducono all’ottimismo, anche se in difesa l’infortunio occorso a Niccolai nel corso della gara di esordio contro gli svedesi, ha quantomeno consentito di sopperire ad un “Delitto di lesa maestà” riconsegnando a Rosato il ruolo di stopper …

Negli altri Gironi, detto dell’Uruguay che si è dimostrato a pari livello (se non peggio …) degli Azzurri, nonostante la presenza in rosa di fuoriclasse quali il portiere Mazurkiewicz, il Capitano Pedro Rocha e la guizzante ala Luis Cubilla, a fare le cose migliori è la Germania Ovest, autentica “macchina da goal” grazie al proprio centravanti Gerd Muller, autore di ben 7 reti (con due triplette ai danni di Perù e Bulgaria) nel proprio Girone, concluso a punteggio pieno, al pari dei favoriti del Brasile.

Sudamericani che, inseriti nel Girone oggettivamente più ostico, assieme ad Inghilterra, Cecoslovacchia e Romania – il tutto per favorire, come di prassi, i padroni di casa messicani che, al contrario, se la vedono con Unione Sovietica, Belgio ed El Salvador – forniscono una prima dimostrazione delle loro qualità facendo loro per 1-0 (rete di Jairzinho allo scoccare dell’ora di gioco …) il match più atteso contro i Campioni in carica dell’Inghilterra, passato altresì alla Storia per la “Parata del Secolo” effettuata da Gordon Banks su di un colpo di testa della “Perla nera” Pelé.

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La celebre parata di Banks – da:eifmagazine.com

In un modo o nell’altro, comunque, i Gironi eliminatori non determinano clamorose esclusioni, e la fase ad eliminazione diretta pone di fronte gli abbinamenti incrociati tra i Gruppi 1 e 2 ed i Gruppi 3 e 4, dando luogo nei Quarti alle sfide Urss-Uruguay, Italia-Messico, Brasile-Perù e Germania Ovest-Inghilterra in programma il 14 giugno 1970 alle 12:00 ora locale, non proprio il massimo per i giocatori che scendono in campo …

In assoluto, la sfida più noiosa è quella tra i bicampioni del Mondo uruguaiani ed i sovietici, oltretutto prolungatasi sino ai supplementari e decisa da una rete di Esparrago al 117’ su cui vi è il legittimo dubbio che il passaggio a favore del centravanti sudamericano sia avvenuto con la palla ad aver oltrepassato la linea di fondo, ma tant’è e l’Uruguay può continuare a coltivare il sogno di aggiudicarsi definitivamente il Trofeo.

Per quel che riguarda il Brasile, lo stesso si trova a dover affrontare la sorpresa del Torneo, ovvero un Perù in cui brilla la stella dell’appena 21enne Teofilo Cubillas – in assoluto il più grande giocatore di tutti i tempi del proprio Paese – ed oltretutto guidato in panchina da uno che del Brasile conosce ogni angolo più remoto, ovvero quel Didi che ne aveva orchestrato da par suo il centrocampo in occasione dei trionfi iridati del 1958 e ’62 …

I peruviani fanno il possibile per arginare l’attacco della Seleçao, uscendo dal confronto sconfitti per 4-2 ma a testa alta (doppietta di Tostao ed acuti di Rivelino e Jairzinho per i futuri Campioni …), così da dimostrare la validità della propria scuola, nel mentre l’Italia “scopre la staffetta” Mazzola/Rivera …

Nella gara di Toluca, difatti, dove non è mai facile affrontare i padroni di casa (Cile docet al riguardo …) in un Campionato Mondiale, gli Azzurri non disputano una grande prima frazione di gioco, andando sotto dopo meno di un quarto d’ora, salvo rimettere le sorti dell’incontro in equilibrio prima dell’intervallo grazie ad una conclusione di Domenghini deviata nella propria porta da Guzman …

Al rientro in campo delle squadre, gli italiani che assistono alla partita in Tv vedono Rivera uscire dagli spogliatoi in divisa di gioco, il numero 14 sulle spalle, ed al quale ha fatto posto Mazzola, per un’Italia trasformata e che, con Riva finalmente a sbloccarsi con una doppietta, si impone largamente per 4-1 con anche il regista rossonero a finire sul tabellino dei marcatori, ed è quasi inutile rimarcare polemiche e commenti circa il suo utilizzo che si sprecano nel Bel paese.

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L’esultanza azzurra dopo la rete del 3-1 di Rivera – da:

Ma è indubbio che la sfida più affascinante non può essere allo “Estadio Nou Camp” di Leon, dove le “rivali storiche” di Inghilterra e Germania Ovest si fronteggiano per la rivincita della Finale mondiale di quattro anni prima a Wembley, i cui strascichi non sono ancora sopiti per la dubbia rete del 3-2 siglata da Hurst nei supplementari …

Sudditi delle Regina che affrontano la gara con un grave handicap in partenza, costituito dall’assenza tra i pali di Banks – all’apice della sua carriera e con già oltre 60 presenze in Nazionale all’attivo – colto da un virus gastrointestinale (la cosiddetta “Maledizione di Montezuma” …), rimpiazzato dall’estremo difensore del Chelsea Peter Bonetti, alla sua settima (nonché ultima …) gara con i “Tre Leoni” …

Assenza che, peraltro, non sembra incidere più di tanto sull’esito della sfida, visto che, dopo essere passata in vantaggio con Mullery poco dopo la mezz’ora, l’Inghilterra si porta su doppio vantaggio ad inizio ripresa con Peters (a segno anche nella ricordata Finale mondiale …), prima che gli indomiti tedeschi ristabilissero le sorti dell’incontro dapprima con una conclusione da fuori di Beckenbauer e quindi con una beffarda deviazione di nuca da parte di Seeler, prima che toccasse a Muller mettere a segno la zampata decisiva per il definitivo 3-2 al 3’ del secondo tempo supplementare, tutte reti in cui Bonetti avrebbe sicuramente potuto far meglio.

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La decisiva rete dei Muller in Germania-Inghilterra – da:pinterest.it

Con l’Inghilterra a concludere in Messico il suo “Periodo d’oro” – oltre al titolo mondiale si era anche piazzata terza ai Campionati Europei nel 1968 – la Germania Ovest resta l’unica tra le quattro semifinaliste che può impedire la definitiva assegnazione della Coppa Rimet, visto che sono ancora in lizza le tre pretendenti, Italia, Brasile ed Uruguay …

Formazione carioca che ottiene la qualificazione completando la “mini Copa America”, dato che, dopo il Però, elimina anche la terza sudamericana iscritta al Torneo, non senza qualche timore di troppo allorché gli uruguaiani si portano in vantaggio con Cubilla prima dello scoccare del 20’ di gioco …

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Brasile ed Uruguay schierate prima della Semifinale – da:gettyimages.it

I fantasmi del “Maracanazo” vengono scacciati in chiusura di primo tempo da Clodoaldo, per poi assistere ad una ripresa di indiscusso predominio verdeoro, con occasioni da rete a raffica e che trovano la loro concretizzazione solo nell’ultimo quarto d’ora, grazie alle conclusioni vincenti di Jairzinho e Rivelino per il 3-1 definitivo ed arrivederci a domenica 21 giugno per l’atto conclusivo.

In contemporanea, alle ore 16:00 locali (le 24:00 in Italia …) del 17 giugno 1970, allo “Estadio Azteca” di Città del Messico, davanti ad oltre 100mila spettatori, va in scena quella che sarà successivamente ricordata come “El Partido del Siglo” (“La partita del Secolo”) tra Italia e Germania Ovest, che gli Azzurri si aggiudicano al termine di due fasi ben distinte della gara …

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I Capitani Facchetti e Seeler prima della gara – da:twitter.com

La prima, difatti, vede l’Italia portarsi in vantaggio dopo appena 8’ di gioco grazie ad una potente conclusione da fuori area di Boninsegna che non lascia scampo a Maier, per poi difendere l’esiguo vantaggio per i restanti minuti dei tempi regolamentari, con Albertosi sugli scudi ed un Rosato ad effettuare un miracoloso, acrobatico salvataggio sulla linea, il tutto prima che Schnellinger, proprio al 90’, fissasse la rete che manda la decisione ai supplementari con una deviazione in spaccata sotto misura per quella che, ironia della sorte, resta l’unica rete in carriera con la sua Nazionale …

Ed ecco che, una gara che se si fosse conclusa sull’1-0 non sarebbe certo passata agli annali, si trasforma in una sorta di thriller che neppure la fantasiosa mente di un Alfred Hitchcock avrebbe potuto immaginare, con giocatori stravolti dalla fatica a compiere errori grossolani che determinano un’alternanza di reti e nel punteggio – sfido chiunque ad aver scommesso sull’Italia al momento del punto del 2-1 di Muller al 95’, poi fortunatamente ribaltato da Burgnich e Riva già in chiusura del primo “Tiempo Extra (come appariva in sovraimpressione …) – che fa restare incollati ai televisore, a dispetto dell’ora notturna, milioni di italiani, i quali si riversano poi nelle strade a festeggiare allorché Rivera (ovviamente subentrato a Mazzola ad inizio ripresa …) mette a segno la rete del definitivo 4-3 appena 60” dopo essere stato protagonista in negativo, facendosi passare, appostato sul palo alla sinistra di Albertosi, un colpo di testa di Seeler corretto, sempre di testa, da Muller su azione di calcio d’angolo.

Il successo della formazione di Valcareggi fa sì che, domenica 21 giugno 1970 allo “Estadio Azteca” di Città del Messico, la tanto sospirata Coppa Jules Rimet venga definitivamente assegnata ad una delle due finaliste, con l’Italia a disputare la sua terza Finale mondiale a 32 anni di distanza dal trionfo di Parigi nel 1938, mentre per i sudamericani è la loro quarta occasione, se si comprende in tale computo la più volte citata sfida con l’Uruguay del 1950 al Maracanà, dato che, in realtà, la stessa non era altro che l’ultima gara di un Girone finale a cui avevano partecipato anche Spagna e Svezia.

Ovviamente, passato il momento di euforia per una vittoria che ribadisce – dopo il citato successo europeo – il pieno diritto dell’Italia a rientrare tra le “grandi” del panorama calcistico internazionale, ci si pone, sia tra i tecnici che i media, il problema di affrontare un Brasile che sta in tutto e per tutto legittimando il proprio ruolo di “favorito della vigilia”, oltretutto prima formazione, dall’introduzione dei Gironi eliminatori a far tempo dall’edizione 1950, a giungere all’appuntamento conclusivo con sole vittorie al proprio attivo, e tutte ottenute all’interno dei tempi regolamentari …

E sono, giustamente, le enormi energie spese durante i 120’ contro i tedeschi a preoccupare lo staff tecnico azzurro, ed anche se vi è chi, specie tra la carta stampata, invocherebbe la presenza dall’inizio di un Rivera che ha sinora disputato non più di 165’ nel corso del Torneo (in pratica meno di due partite intere …), Valcareggi ripropone lo stesso undici titolare schierato sia nei Quarti contro il Messico che in semifinale contro la Germania Ovest che, nel frattempo, si è aggiudicata il terzo posto superando 1-0 nella “Finalina” l’Uruguay …

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Italia e Brasile schierate prima della Finale – da:google.it

Del resto, anche Zagalo – destinato a divenire il primo giocatore ad aggiudicarsi il titolo mondiale anche come allenatore – conferma la stessa formazione che ha sconfitto l’Uruguay, a dimostrazione di come entrambi i tecnici siano convinti di aver trovato i rispettivi assetti migliori, anche se l’Italia può contare sulla “arma in più” costituita da un Rivera rivelatosi decisivo ogni volta che è subentrato a partita in corso …

Il tempo delle chiacchiere è comunque esaurito allorché alle ore 12:00 locali (le 20:00 in Italia) il Direttore di gara tedesco orientale Rudi Gloeckner dà il fischio d’inizio, davanti ad un pubblico che ha riempito tutti i 107.412 posti a disposizione, non volendo mancare ad un appuntamento così storico come l’assegnazione del più prestigioso Trofeo a livello di Nazionali, e l’inizio della sfida volge a favore dei favoriti sudamericani …

Sono trascorsi, difatti, solo 18’ quando una rimessa laterale è prolungata di prima intenzione da Rivelino il cui cross è raccolto, sul palo opposto, da un Pelé che sfrutta le sue indiscusse qualità acrobatiche per saltare più in alto di Burgnich e schiacciare di testa in rete la palla dell’1-0 …

I foschi presagi di una debacle azzurra vengono scacciati dalla reazione di Capitan Facchetti & Co. che, punti sul vivo, reagiscono ribattendo colpo su colpo sino a trovare – complice un’incertezza della difesa brasiliana, il punto debole della formazione di Zagalo – la rete del pareggio con Boninsegna ad 8’ dal termine della prima frazione di gioco, con le squadre che vanno dunque al riposo con l’esito della sfida ancora perfettamente in bilico e l’Italia a poter ancora “giocare il suo jolly” …

Potete pertanto immaginare lo stupore, specie per i tifosi che gremiscono Circoli, Bar e Ristoranti, oltre ad aggregazioni familiari nelle varie abitazioni, allorché alla ripresa delle ostilità la tanto attesa mossa di Rivera in campo non viene effettuata, in barba anche alla “scaramanzia” che trova largo spazio in ambito calcistico, pur se non va sottaciuto che anche ad inizio del secondo tempo gli Azzurri non sfigurano, anzi tutt’altro, prima che l’inerzia passi decisamente nelle mani dei sudamericani che, dapprima sfiorano il vantaggio ancora con Pelé, che arriva con un attimo di ritardo alla deviazione su di un cross dal fondo di Carlos Alberto e quindi tocca a Rivelino cogliere il palo su punizione, prima che, a metà ripresa, la svolta giunga con una conclusione da fuori area di Gerson che sorprende Albertosi per il punto del vantaggio brasiliano.

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La rete del 2-1 di Gerson a metò ripresa – da:gettyimages.it

A questo punto, la fatica si fa sentire nei muscoli e nella testa degli Azzurri che, sfiduciati, subiscono appena 5’ dopo la rete del 3-1 di Jairzinho che, di fatto chiude la partita, il cui risultato assume i connotati decisivi a 2’ dal fischio finale grazie ad una terrificante conclusione da appena dentro l’area da parte dell’avanzato Capitano Carlos Alberto, al quale tocca il quanto mai gradito compito di salire sul palco a ricevere la Coppa Jules Rimet che, dalla successiva edizione di Germania 1974, sarà sostituita con la “Coppa Fifa”, per la quale non è prevista alcuna definitiva assegnazione.

Conclusioni a margine, riteniamo che non si possa contestare la legittimità del successo brasiliano, una formazione in grado di aggiudicarsi tutte e sei le gare disputate, con un attacco “particolare” – in quanto formato da cinque giocatori che, nei rispettivi Club, indossano tutti la “Maglia numero 10”, a testimonianza, peraltro, del livello tecnico di ciascuno di loro – capace comunque di realizzare ben 19 reti (media 3,16 a partita …), così da compensare qualche distrazione di troppo in difesa …

Per ciò che, viceversa, concerne gli Azzurri, già l’essere tornati a recitare un ruolo di primo piano dopo 20 anni di cocenti delusioni, deve essere visto come un vanto, ed è inutile disquisire su cosa “sarebbe potuto succedere” senza i 30’ minuti supplementari della semifinale o seppure Valcareggi avesse impiegato Rivera oltre i discutibili ultimi 6’ concessigli in Finale, dato che, non essendovi alcuna controprova, altro non sono che parole dettate al vento e su cui ognuno resta comunque libero di pensarla come meglio crede …

Ricordando che, nel 1970, il Film “Sliding Doors” (uscito nelle sale nel 1998 …) era ancora ben lungi dall’essere prodotto …

 

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