PAOLO THAON DI REVEL, DALLA MEDAGLIA D’ORO NELLA SPADA AL MINISTERO DELLE FINANZE

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Paolo Thaon di Ravel in visita alla Fiera di Milano nel 1935 – da lombardiabeniculturali.it

articolo di Gabriele Fredianelli

Le origini della famiglia Thaon di Revel si perdono nella notte dei tempi, fra Francia, Inghilterra, Scozia e Italia, e dal XVI secolo orbitano nel Piemonte tra vicerè di Sardegna, ammiragli, capitani di eserciti, ministri, senatori, uomini d’arme e di stato.

Paolo Ignazio Maria Thaon di Revel e di Sant’Andrea – questo il lunghissimo nome completo – è figlio di Vittorio, conte, ministro plenipotenziario di re Umberto I e console. La madre è scozzese, Elfrida Maria Luisa Atkinson. Lo zio, Paolo anche lui, anzi Paolo Camillo, sarà un celebre ammiraglio, ministro della Marina.

È nato a Tolone nel 1888, il più giovane Paolo. Ha studiato economia, è amico di Luigi Einaudi, quello che sarà il secondo presidente della Repubblica Italiana. Ai tempi della Grande Guerra è un convinto interventista, è ufficiale di artiglieria e dal fronte torna con una croce al merito. Ha tanti interessi, tra questi c’è la scherma, che è già nel dna della famiglia.

D’altra parte, quando nel 1879 viene fondato a Torino il prestigioso Club Scherma – ad opera di un gruppo di gentiluomini sabaudi del tempo e compresa la partecipazione dei Principi di Casa Reale, sotto la presidenza del generale Colli di Felizzano – la sede si stabilisce nel Palazzo Thaon di Revel, nell’allora via dell’Ospedale al numero 24.

E due anni dopo la guerra, nel 1920, Paolo – che sarà due volte campione nazionale di spada da terreno, specialità che sta ancora tra il concetto di antico duello e la scherma sportiva – si presenta alle Olimpiadi di Anversa. Quelle del talento smisurato di Nedo Nadi e dei suoi cinque ori. La gara individuale di spada non lo vede superare la poule di qualificazione, in un gruppo dove non mancano schermidori importanti come il francese Ducret (tre ori olimpici), il lusitano-fiorentino João Sassetti, il belga Osiier, e l’altro belga dal sangue blu, il conte Félix Albert Goblet d’Alviella.

A squadre invece è una storia più ben più interessante, per Thaon di Revel. Sono tempi in cui le squadre nazionali arrivano, come in quel caso, fino a dieci elementi. Ci sono i fratelli Nadi (pur contro il parere del padre Beppe che da sempre aborre la spada) e sono i più giovani del gruppo, c’è l’ultraquarantenne Abelardo Olivier, ci sono gli altri livornesi Dino Urbani e Andrea Marrazzi, il siciliano Tommaso Costantino, il napoletano Tullio Bozza amato da Sibilla Aleramo, l’altro piemontese del Club Scherma Torino Giovanni Canova, il lombardo Antonio Allocchio.

È il 20 di agosto. Il primo girone vede l’Italia alle spalle del Belgio, campione in carica, guidato da Paul Anspach. Gli azzurri rischiano addirittura l’eliminazione, anche perché tirano quelle che sono considerate le “seconde linee”. Ma nella poule finale, con l’ingresso dei Nadi e dello stesso Thaon di Revel, non ci sono avversari che tengano. 5 vittorie su 5: su Belgio, Portogallo, Stati Uniti, Francia e Svizzera. È quello il primo oro olimpico della spada italiana, in una disciplina fino ad allora quasi sempre francofona.

Lasciata da parte la scherma, per Paolo si (ri)apre poi la strada della carriera politica ed economica. Un po’ dopo l’Olimpiade, Thaon di Revel diviene podestà di Torino, quindi è presidente dell’Aero Club ed entra nel Gran Consiglio del Fascismo. Dal 1935 fino a guerra inoltrata è Ministro delle Finanze, occupandosi in prima persona della politica autarchica voluta da Mussolini. Lo sport rimane sempre nelle sue corde. E nel dopoguerra così è presidente del comitato organizzatore dei Giochi invernali a Cortina d’Ampezzo nel 1956 ed ha un ruolo fondamentale anche per i Giochi di Roma nel 1960. Muore nel suo Piemonte, a Ternavasso di Poirino, nel 1973, a 85 anni.

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