IL BACK-TO-BACK DI CURTIS STRANGE ALL’US OPEN 1988/1989

Curtis Strange Wins The US Open
Curtis Strange con il trofeo dell’US Open – da golfweek.com

articolo di Nicola Pucci

Che Curtis Strange abbia un feeling del tutto particolare con gli Us Open è chiaro a tutti fin da quando questo ragazzo nato a Norfolk, in Virginia, il 30 gennaio 1955, e che in carriera può vantare un record destinato a non venir più battuto, cioè quello di esser diventato il primo golfista a mettersi in tasca almeno un milione di dollari in premi in una sola stagione del Pga Tour, a far data 1988, giunge terzo nel 1984, battuto solo da Fuzzy Zoeller e Greg Norman che spareggiano tra loro per la vittoria finale.

Il 1988, appunto, è l’anno che segna l’intromissione di Strange tra gli immortali dello sport. In effetti l’americano, che assieme al fratello gemello Allan inizia a giocare all’età di 7 anni, avviato alla pratica del golf dal padre che gestisce il country club locale, è ormai da quasi un decennio uno dei giocatori più costanti sul Pga Tour, se è vero che il 21 ottobre 1979, al Pensacola Open, battendo di un colpo Billy Kratzert, conquista la prima di una serie di 17 vittorie. Che, come vedremo poi, nel suo caso non è davvero un numero fortunato. O forse anche sì.

E se la distribuzione dei successi porta in dote a Strange due vittorie nel 1980, una nel 1983 ed un’altra ancora nel 1984, ecco che le tre perle del 1985 (Honda Classic, Las Vegas Invitational e Canadian Open dove si toglie il lusso di battere di due colpi Jack Nicklaus e Greg Norman) gli valgono il primo posto nella “money list“, exploit ripetuto due anni dopo, 1987, quando, dopo aver bissato nel 1986 all’Houston Open la vittoria del 1980, si impone in altri tre tornei.

Insomma, Curtis Strange è stabilmente tra i migliori, ma manca della ciliegina sulla torta, ovvero la conquista di un torneo Major. A cui Strange si è affacciato addirittura 20enne, quando nel 1975 mancò il taglio al Masters, per poi, appunto, cominciare ad infilare risultati di un certo pregio proprio all’Us Open, quarto anche nel 1987 dopo il terzo gradino del podio del 1984, meritarsi lo status di runner-up al Masters del 1985 quando si arrende solo a Bernhard Langer dopo aver condotto a lungo all’ultimo giro, addirittura di 4 colpi dopo 8 buche, non prima aver colto un promettente quinto posto al Pga Championship del 1980. Solo l’Open Championship sembra non essere gradito a Strange, che lassù in Gran Bretagna non avrà mai l’onore di figurare tra i migliori 10, ma poco importa, dal 16 al 20 giugno 1988 al Country Club di Brookline, in Massachusetts, si disputa l’edizione numero 88 dell’US Open e Curtis sta per piazzare il colpo della vita.

Scott Simpson è il campione in carica per la vittoria ottenuta dodici mesi prima battendo Tom Watson e Severiano Ballesteros, ed è ben deciso a realizzare quel back-to-back riuscito, nel secondo dopoguerra, solo a Ben Hogan nel 1951. In effetti il detentore del titolo, dopo che il primo giro ha illuso Bob Gilder, Sandy Lyle e Mike Nicolette di poter dire la loro in ottica successo finale, lancia il suo attacco al primato nelle seconde 18 buche del “Composite Course“, un par 71, segnando uno score di 66 colpi e balzando al comando con 1 colpo di vantaggio su Larry Mize e 2 colpi sullo stesso Gilder e Strange che attende di piazzare l’allungo vincente. Come puntualmente avviene con un terzo giro in 69 colpi che gli consente di rilevare il testimone da Simpson, che scivola in seconda posizione appaiato a Nik Faldo e ad uno stoico Gilder, attardati di 1 solo colpo.

Il bello, ovviamente deve ancora venire, ed è un testa a testa entusiasmante tra il golf redditizio e senza sbalzi d’umore di Strange e la classe di Faldo, con i due campioni che fanno gara pressochè parallela ricacciando indietro Simpson e D.A.Weibring che provano ad intromettersi nella sfida a due. Un birdie alla buca 10 vale il primato in solitudine a Strange fino al riaggancio alla buca 15, ma nelle due buche successive prima Faldo segna un bogey al par 3 della 16, poi Strange fa altrettanto al par 4 della 17 infilando solo il terzo putt, salvando poi il par alla 18 con una fantastica uscita dal bunker che rimanda la sfida al play-off risolutivo del lunedì. Dove Curtis fa gara di testa fin dall’inizio, tenendo Faldo ad un colpo di distanza dalla buca 5 alla buca 10 prima che Nick ceda definitivamente il passo con 5 bogey nelle ultime 8 buche che gli valgono uno score di 75 colpi. Strange marca 71 colpi ed infine la prima vittoria in un Major rende giustizia al suo talento di golfista costantemente tra i migliori.

Dodici mesi dopo, all’Oak Hill Country Club di Rochester, alle porte di New York, Curtis Strange mette in palio il titolo, consapevole che realizzare quel back-to-back che riuscì, appunto, ad Hogan nel 1951 è difficile a farsi ma non proprio impossibile. Detto, fatto. La pioggia che cade copiosa poco prima dell’inizio del torneo favorisce score bassi, almeno per i primi due giri sull'”East Course“, come certificato anche dalle quattro holes-in-one alla buca 6 messe a segno da Jerry Pate, Nick Price, Doug Weaver e Mark Wiebe. Strange parte in sordina, 71 colpi al primo giro, ma uno score record di 64 colpi nelle seconde 18 buche già consentono a Curtis di balzare al comando, 1 colpo meglio di Tom Kite e 2 colpi di vantaggio su Scott Simpson, sempre pericoloso, e Jay Don Blake.

Kite e Strange si scambiano di posizione, con il campione in carica che scivola al terzo posto dopo un terzo giro, ritardato dalla pioggia, in 73 colpi, a 3 colpi dal nuovo leader, con Simpson provvisoriamente secondo ad 1 colpo dalla vetta della classifica. Ma, al solito, l’ultimo giro rimescola le carte in gioco, e se Kite sembra ben avviato potendo contare di un vantaggio di 4 colpi alla buca 4, subito dopo incappa in un triplo bogey che ricompatta il gruppo dei pretendenti alla vittoria. Del quale non fa più parte Simpson, messo fuori gioco da uno score di 75 colpi, ma in cui entrano di forza Chip Beck, Ian Woosnam e Mark McCumber. E mentre Kite retrocede infine in nona posizione, segnando altri due bogey e due doppi bogey chiudendo addirittura in 78 colpi, Strange, che è tanto costante da segnare ben 15 par consecutivi, balza al comando alla buca 8, porta il suo vantaggio sui più immediati inseguitori a 2 colpi con un birdie alla buca 16, chiude infine con un bogey indolore all’ultima buca, infilando al terzo putt ma quanto basta per tenere a distanza di 1 colpo la triade di rivali e mettere in cassaforte il secondo successo consecutivo all’US Open, ironia della sorte vittoria numero 17, ed ultima, in carriera sul Pga Tour.

Porterà pure sventura, il 17, ma se quel numero si associa ad un torneo Major, ha ben altro sapore. Tanto più che da quel giorno Curtis Strange affianca il leggendario Ben Hogan quale secondo golfista capace di realizzare il back-to-back. Ce ne sarebbe un terzo, si chiama Brooks Koepka e magari tra qualche giorno farà addirittura tris. To be continued…

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