LA PRIMA VITTORIA DI LAUDA DOPO IL RITORNO AL GRAN PREMIO DEGLI STATI UNITI-OVEST DEL 1982

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Lauda in prima fila accanto a De Cesaris – da f1sport.com

articolo di Nicola Pucci

Quando nel settembre 1981 Niki Lauda annuncia al mondo della Formula 1 la sua intenzione di tornare a correre dopo essersi concesso tre anni sabbatici, non molti pensano che, una volta accasatosi con la McLaren, possa tornare presto competitivo e vincente come lo era stato ai tempi della Ferrari. Anzi, dopo essersi dedicato allo sviluppo della sua compagnia aerea, la Lauda Air, c’è chi ne critica la scelta di mettere nuovamente a rischio quella pellaccia da duro che non molti anni prima, a far data 1976, per poco non lasciava per sempre sul tracciato maledetto del Nurburgring.

Sia mai, Lauda è uno che sa quel che fa e se al debutto della sua seconda carriera al primo Gran Premio del 1982, in Sudafrica, l’austriaco si rende subito protagonista inscenando prima, con altri piloti, la contestazione in merito ad alcune clausole del nuovo regolamento sulla concessione della Superlicenza FIA necessaria per correre in Formula 1, giungendo poi quarto al traguardo con la sua La McLaren MP4/1B, prima vettura dotata di telaio in fibra di carbonio, progettata da quel genio che risponde al nome di John Barnard, ecco che dopo un quinto posto in qualifica ed una mesto ritiro al successivo Gran Premio del Brasile, complice un incidente che lo vede coinvolto con Arnoux e Reutemann al 22esimo giro, è già tempo di tornare alla vittoria.

La terza prova del Mondiale di Formula 1 1982 è programmata sul circuito di Long Beach, dove il 4 aprile si corre il Gran Premio degli Stati Uniti d’America-Ovest, per l’occasione allungato di qualche centinaia di metri con l’introduzione di una chicane lungo il rettilineo di partenza della Shoreline Drive. Alla gara non prende parte proprio Carlos Reutemann, che si è ritirato dalle competizioni lasciando vacante il suo posto alla Williams, poi occupato da Mario Andretti, campione del mondo nel 1978, che torna così a sua volta in Formula 1 alternando il suo impegno con la Formula Indy, mentre, con ancora ancora in corso il reclamo di Ferrari e Renault per la squalifica della Brabham di Piquet e della Williams di Rosberg che al Gran Premio del Brasile hanno corso alleggerite sotto il peso minimo consentito, la stessa Ferrari e la Ligier presentano vetture irregolari, la prima dotata di alettone posteriore composto da due profili sovrapposti sfalsati, la seconda con una nuova monoposto, la JS19, di soli 560 chili, ovvero 25 chili meno del consentito. E questo per sensibilizzare il mondo della Formula 1 verso una maggior attenzione nell’applicazione del regolamento.

A dispetto delle polemiche in corso, il venerdì le vetture sono pronte alla prima sessione di prove, per la quale non si qualifica il solo Derek Warwick con la sua Toleman. Rosberg è il più veloce in 1’28″576 ma alle sue spalle si piazza un altrettanto competitivo Niki Lauda, spinto dal suo propulsore Cosworth DFV ad 8 cilindri, attardato di due decimi. Piquet, Prost e Villeneuve, con questi ultimi due su vetture dotate di motore turbo, completano i primi cinque posti, per poi confermarsi i più veloci anche nelle prove del sabato che valgono la griglia di partenza, con l’intromissione delle due Alfa Romeo, splendidamente progettate dal “duca“, al secolo l’ingegner Gerard Ducarouge, di Andrea De Cesaris, che con il tempo di 1’27″316 conquista nei minuti finali una fantastica pole-position davanti a Lauda stesso che pareva inavvicinabile, e Bruno Giacomelli, quinto dietro anche alle due Renault di Arnoux e Prost ma davanti a Piquet e Villeneuve, con Rosberg, retrocesso in ottava posizione, la seconda Ferrari di Didier Pironi e l’inattesa Osella di Jean-Pierre Jarier a chiudere la top-ten.

Niki Lauda, forse indispettito dall’essersi visto scavalcare proprio in chiusura di sessione, non manca simpaticamente di complimentarsi con il pilota romano, invitandolo nondimeno a partir bene il giorno dopo perché poi, prima di metà corsa, lo avrebbe senz’altro superato relegandolo a posizioni di immediato rincalzo. Ed in effetti, in gara, De Cesaris esegue perfettamente quanto proposto da Lauda, scattando veloce dalla sua prima, ed unica in carriera, pole-position. Arnoux è altrettanto svelto ed abile da sorpassare Lauda, con Giacomelli che si accoda in quarta posizione.

L’incedere iniziale dell’Alfa Romeo di De Cesaris, livrea bianco-rossa simile a quella della McLaren, è tanto convincente che al box della scuderia milanese si coltiva l’illusione di acchiappare quella vittoria che lo stesso Giacomelli, pure lui negli Stati Uniti ma al Gran Premio d’America-Est a Watkins Glen, si vide sfuggire due anni prima dopo 31 giri condotti col piglio del dominatore. Ma è lo stesso Giacomelli, al sesto giro, a sbagliare per primo, frenando in ritardo all’atto di superare Lauda tamponando Arnoux e vedendosi, al pari del francese, costretto al ritiro.

Nel frattempo, stabilizzate le due prime posizioni con De Cesaris saldamente al comando e Lauda alle sue spalle, ecco che John Watson, con l’altra McLaren, in rimonta dall’11esima poszione in griglia, guadagna il terzo posto scavalcando a sua volta Villeneuve al nono giro, con Prost, vincitore delle prime due prove de calendario, costretto all’abbandono la tornata successiva, complice un testacoda della sua Renault.

Con Arnoux e Prost fuori dai giochi, così come Giacomelli, e con le Ferrari di Villeneuve e Pironi non in grado di competere ai massimi livelli, la sfida per la vittoria si risolve in un duello tra l’Alfa Romeo di De Cesaris e le due McLaren di Lauda e Watson, seppur l’inglese retrocederà poi in sesta posizione, attardato di un giro, denunciando problemi alle gomme.

Cosa che non accade a Lauda che, dopo aver segnato al 12esimo giro il miglio tempo in 1’30″831, tre tornate dopo, alla chicane, approfitta di un errore di traiettoria di De Cesaris che sta tentando di doppiare la March del brasiliano Ral Boesel, per passarlo all’interno e balzare a sua volta al comando.

Già vincitore in carriera di 17 gare, nonché due volte campione del mondo con la Ferrari nel 1975 e nel 1977, Niki Lauda torna ad assaporare l’ebbrezza del primo posto, e non è certo soddisfazione effimera se è vero che l’austriaco, ottimamente supportato dalla vettura, prende il largo, approfittando non solo delle difficoltà del compagno di scuderia Watson, ma anche della sventura che si abbate su De Cesaris, splendido protagonista con la sua seconda posizione provvisoria fino al 33esimo giro quando l’alfista va a sbattere contro un muretto a causa della rottura di un tubo dell’olio del motore che si riversa sull’asfalto imbrattando le gomme posteriori e facendo slittare la monoposto del romano.

Liberato dell’avversario più irriducibile, Lauda fa gara di testa, contenendo i rischi e tenendo a distanza chi alle sue spalle esce vincitore da una serie di sorpassi, carambole ed incidenti che infine premiano la Williams di Keke Rosberg, che sotto la bandiera a scacchi accusa un ritardo di 14″660. Sul terzo gradino del podio sale Riccardo Patrese, alla guida della Brabham, protagonista di una gran rimonta dal 18esimo posto in griglia di partenza, che precede altri due piloti italiani, Michele Alboreto su Tyrrell ed Elio De Angelis su Lotus, con Watson infine sesto.

Niki Lauda torna alla vittoria, che mancava dal Gran Premio d’Italia a Monza del 1978, quello del tragico incidente che costò la vita a Ronnie Peterson, e se il successo parrebbe solo la ciliegina sulla torta di una carriera già monumentale, sarà invece il preludio di quel che accadrà due anni dopo, quando il grande asburgico sarà nuovamente campione del mondo. Capito che sorta di fuoriclasse era Niki?

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