WALDEMAR BASZANOWSKI, IL SOLLEVATORE CHE RISCATTO’ CON I PESI LA TRAGEDIA DELLA VITA

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Waldemar Baszanowski in azione – da iwf.net

articolo di Nicola Pucci

Lo sport, fortunatamente oseremmo dire, non solo celebra i suoi campioni innalzandoli al rango di eroi, ma pure rappresenta, in alcuni casi, il veicolo primario per ammortizzare, od almeno riscattare, le tragedie che ne segnano l’esistenza.

Pensate, ad esempio, a Waldemar Baszanowski, che la sera dell’8 luglio 1969, alla guida dell’automobile assieme alla moglie Anita ed al figlioletto di 6 anni, finisce in un fosso provocando l’incidente che costa la vita alla consorte. Ebbene Baszanowski, che è già una leggenda del bilanciere, trae forza dall’accadimento luttuoso per continuare una carriera che pareva ormai declinare verso il capolinea, per inseguire, ed ottenere, altri successi ancora.

Ma andiamo per ordine, ricordando che Baszanowski nasce a Grudziądz, città polacca del voivodato della Cuiavia-Pomerania che si affaccia sulla Vistola, il 15 agosto 1935, e si avvicina alla pratica del sollevamento pesi quando, soldato 21enne dell’esercito, comincia ad allenarsi all’AWF di Varsavia. Il talento è naturale, e nel breve volgere di quattro anni Waldemar, che nel frattempo studia e si diploma come insegnante di educazione fisica al College of Physical Education di Varsavia, è pronto per le grandi competizioni internazionali, debuttando nella categoria dei pesi leggeri, -67,5 kg., proprio alle Olimpiadi di Roma del 1960, quando solleva un totale di 370 kg. terminando quinto nella gara vinta dal sovietico Bushuev che con 397,5 kg. segna il nuovo record del mondo.

E’ solo l’inizio di un’avventura agonistica che permetterà a Baszanowski non solo di entrare a pieno titolo nella Hall of Fame of IWF, ma anche di venir considerato, in un sondaggio della stessa Federazione Internazionale di Sollevamento Pesi fatto alla fine dello scorso Millennio, il terzo pesista più grande di sempre, alle spalle del turco Naim Suleymanoglu e dell’ungherese Imre Foldi.

Waldemar solleva con eleganza e velocità senza eguali, la sua tecnica è sopraffina e i risultati, in effetti, lo premiano a ripetizione. Nel 1961, a Vienna, batte il sovietico Sergey Lopatin e il connazionale Marian Zielinski e mette in bacheca il primo di una serie di cinque titoli mondiali, a cui aggiungere, in sede iridata, cinque medaglie d’argento, sempre nella categoria dei pesi leggeri, ad eccezione dell’edizione 1966, a Budapest, quando il polacco sconfina tra i pesi medi, -75 kg., terminando alle spalle dell’ennesimo sollevatore falce e martello, Viktor Kurentsov.

Ma la gloria attende Baszanowski, e alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 il sollevatore polacco è stavolta il migliore del lotto di 20 concorrenti, dando vita ad una sfida epica con il sovietico Vladimir Kaplunov, grande rivale nel corso degli anni Sessanta, con i due atleti che chiudono entrambi con il nuovo primato del mondo di 432,5 kg. ed infine la medaglia d’oro che cinge il collo di Baszanowski che alle operazioni di peso risulta 67,15 kg. contro i 67,50 kg. del rivale. Sul terzo gradino del podio sale, a completare il trionfo polacco, Zielinski, abbonato ai piazzamenti con l’eccezione dei due titoli mondiali del 1959, a Varsavia, e del 1963, a Stoccolma. 

E se nel 1965 Baszanowski è nuovamente campione del mondo, stavolta imponendosi proprio a Zielenski, ecco che ai Giochi di Città del Messico del 1968 Waldemar, atteso alla conferma a cinque cerchi, non fallisce il suo personalissimo appuntamento con la storia, seppur stavolta il successo sia ben più agevole, confortato dal nuovo primato olimpico di 437,5 kg. ed un vantaggio ampio sul secondo classificato, l’iraniano Parviz Jalayer.

Ce ne sarebbe abbastanza per appendere i pesi al chiodo e godersi una nuova pagina esistenziale volta all’insegnamento, ma il destino, crudele, attende al varco Baszanowski. Che su quella maledetta strada di provincia vede morire la moglie, a cui qualche settimana dopo, alla rassegna iridata nella sua Varsavia, dedica l’ennesimo titolo di una carriera monumentale, segnando uno dei suoi tanti record del mondo, 445 kg., che gli consente di avere la meglio dell’ungherese Janos Bagocs. Ironia della sorte, a fine 1969 Waldemar viene eletto pure Sportivo Polacco dell’Anno.

Dramma interiore ed amore per lo sport si associano, una volta ancora, e per Baszanowski, ormai 37enne, c’è tempo per un’ultima chance olimpica, a Monaco 1972, non prima aver colto due piazze d’onore ai Mondiali di Columbus del 1970 e a quelli di Lima del 1971, in entrambi i casi alle spalle del nuovo che avanza, ovvero l’altro polacco Zbigniew Kaczmarek. Ma la conclusione ai Giochi è amara, con un quarto posto alzando in totale 435 kg., di un soffio alle spalle dello stesso Kaczmarek che priva Waldemar del terzo gradino del podio in una competizione infine vinta dal sovietico Mukharby Kirzhinov.

Waldemar Baszanowski dice basta, e se i successi lo eleggono tra i grandissimi del sollevamento pesi, anche riscattano quei segni della sofferenza che nell’anima ci sono, eccome se ci sono, e sono terribilmente incisi a fondo.

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