DAVID DOUILLET, IL JUDOKA FRANCESE TERRORE DEI GIAPPONESI

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David Douillet – da:tourisme-canton-brehal.com

Articolo di Giovanni Manenti

Quando si fa riferimento ad una pratica sportiva, per associazione di idee viene alla mente il Paese in cui la stessa è nata oppure è maggiormente praticata, così ad esempio se si pensa al Rugby è evidente che il primo ricordo non possa che andare alla Gran Bretagna, al pari del Basket per il quale la relativa culla sono gli Stati Uniti …

Per il Judo, arte marziale che è stata introdotta nel programma olimpico a far tempo dai Giochi di Tokyo 1964, è sin troppo evidente che non ci possa staccare dal Giappone, Nazione in cui onore lo stesso ha potuto entrare a far parte della Rassegna a cinque cerchi, e, difatti, sono gli atleti del Sol Levante a vantare il maggior numero di medaglie conquistate, per un totale di 84 di cui ben 39 d’Oro …

Paesi asiatici che fanno bella mostra di sé anche con la Corea del Sud e la Cina – rispettivamente terza e quarta nel computo degli allori olimpici, con 43 e 22 medaglie al loro conto – ma vi è anche una Nazione occidentale in grado di contrastarne il dominio, e questa è la Francia, dove il judo rappresenta il fiore all’occhiello rispetto ad altre forme di combattimento.

Valga la pena, al proposito, ricordare come, in sole 13 occasioni che tale arte marziale si è disputata ai Giochi, gli atleti transalpini hanno conquistato 49 medaglie (14 Ori, 10 argenti e 25 bronzi), rispetto alle 26 ottenute (6 Ori, 9 argenti ed 11 bronzi) ottenute nel Pugilato, ma a fronte di 24 partecipazioni, per non parlare delle appena 18 occasioni (4 Ori, altrettanti argenti e 10 bronzi) in cui un francese è salito sul podio nella Lotta (sia libera che greco-romana), pur in questo caso partecipando a 24 edizioni …

In particolare, nella Categoria dei Pesi Massimi – la più importante, alla stessa stregua  di quanto avviene nel Pugilato – il conto delle medaglie d’Oro è di assoluta parità con 5 vittoria a testa tra francesi e nipponici, pur rilevando, per onestà, che il successo di Angelo Parisi ai Giochi di Mosca ’80 sia stato facilitato dall’assenza del fuoriclasse giapponese dell’epoca, ovvero Yasuhiro Yamashita, impossibilitato a gareggiare per l’adesione del proprio Paese al boicottaggio imposto dal Presidente Usa Jimmy Carter …

Ma, una volta che le ingerenze politiche nello spirito olimpico sono venute meno, ed i giapponesi hanno potuto riprendere il loro dominio grazie ad atleti di assoluto livello quali Hitoshi Saito – Oro nei Pesi Massimi sia a Los Angeles ’84 (edizione in cui Yamashita si impone nella Categoria Open …) che a Seul ’88 – e Naoya Ogawa – argento a Barcellona ’92 ma tre volte consecutive Campione mondiale nella Categoria Open nel 1987, ’89 e ’91, oltre ad aver conquistato nelle edizione di Belgrado ’89 anche il titolo iridato nei Pesi Massimi – ecco che proprio nell’edizione catalana dei Giochi si profila il colosso transalpino capace di disturbare, e non poco, il sonno dei judoka giapponesi e dei loro allenatori …

Costui altri non è che David Douillet, nato il 17 febbraio 1969 a Rouen, in Normandia, una delle più affascinanti e caratteristiche città d’arte del Nord della Francia, il quale inizia a praticare arti marziali già all’età di 11 anni, in virtù di un fisico già imponente (m.1,80 per 80kg.) rispetto ai suoi coetanei, sotto la guida di Jacques Lemaitre che gli insegna i primi rudimenti del judo, disciplina per la quale dimostra una naturale predisposizione, tanto che nel 1986, allorché è appena 17enne, viene notato da Jean-Luc Rougé, gloria del Judo transalpino, grazie al quale ottiene l’inserimento all’INSEP (Institut National du Sport, de l’Expertise et de la Performance), centro di eccellenza per coloro che praticano Sport, sotto il diretto controllo dell’apposito Ministero.

Si vedeva benissimo”, ricorda Rougé, “come David fosse di una spanna superiore a tutti gli altri, e non appena ho avuto modo di assistere alle sue esibizioni sul tatami, ho immediatamente riservato un posto per lui all’INSEP, il Centro dell’elite degli atleti francesi …”, e non si può certo dire che la scelta non sia risultata quanto mai azzeccata …

Il “Ragazzone normanno”, difatti, raggiunti m.1,96 di altezza ed oscillando tra i 120 ed i 125 chili di peso, brucia le tappe, avendo altresì l’opportunità di allenarsi con il suo idolo Fabien Canu, Peso Medio già medagliato nelle Rassegne iridate e che, tra il 1987 ed il 1989, avrà modo di conquistare due titoli mondiali ad Essen ’87 e Belgrado ’89, oltre a tre corone europee consecutive a Parigi ’87, Pamplona ’88 ed Helsinki ’89.

Tale circostanza sprona il non ancora 20enne Douillet a dare il meglio di sé stesso, così che già nel 1988, dopo aver conquistato il titolo francese juniores, ottiene il terzo posto ai Campionati assoluti transalpini, piazzamento replicato l’anno seguente, al pari dei Campionati Europei Juniores, sconfitto dal solo tedesco Frank Borkowski, il tutto sempre nella Categoria dei Massimi, all’epoca per atleti oltre 95 chilogrammi.

I tempi stanno iniziando ad essere maturi affinché Douillet possa aspirare ai massimi palcoscenici internazionale ed il “passaporto” lo ottiene nella “Jigoro Kano Cup”, tradizionale appuntamento che si svolge annualmente a Tokyo, dove il 2 dicembre 1990 si arrende solo di fronte al già citato Ogawa nella Categoria Open, ovvero senza limiti di peso.

Superato “l’esame di laurea”, l’anno seguente è quello in cui il 22enne David inizia a farsi un nome sia in patria che all’estero, visto che a gennaio 1991 coglie il suo primo titolo francese seniores e quindi, presentatosi alla Rassegna Continentale di maggio a Praga, conquista il suo primo podio in una grande Manifestazione Internazionale, sconfitto ai quarti dal polacco Ralf Kubacki che lo esclude dal percorso verso la Finale, ma riscattandosi coi ripescaggi sino al successo sul rumeno Marian Grozea che gli vale la medaglia di bronzo.

Un mese dopo, a Nimes, Douillet arricchisce la propria bacheca con due medaglie d’argento – nelle rispettive categorie dei Pesi Massimi ed Open – ai Campionati Mondiali Militari per poi dedicarsi nel periodo invernale a preparare il primo grande obiettivo della sua carriera, vale a dire le Olimpiadi di Barcellona ’92.

Appuntamento al quale si avvicina, dapprima confermando il titolo nazionale e quindi presentandosi ai Campionati Europei che si svolgono proprio ad inizio maggio a Parigi, a poco più di due mesi dalla Rassegna catalana, dove ripete lo stesso percorso dell’anno precedente a Praga, subendo anche stavolta un’unica sconfitta ai Quarti contro il tedesco Frank Moller per poi giungere al bronzo con tre successive vittorie, culminate con il successo sul serbo Dmitar Milinkovic …

Presentatosi con fondate speranze di ben figurare alla sua prima esperienza ai Giochi, il judoka francese inizia nel migliore dei modi il suo percorso il 27 luglio 1992 al “Palau Blaugrana”, dove supera per ippon dopo 1’10” il britannico Elvis Gordon, per poi avanzare ai Quarti grazie alla squalifica per comportamento scorretto del tedesco Henry Stohr – argento olimpico quattro anni prima a Seul ’88 – e quindi accedere alla zona medaglie dopo aver sconfitto per ippon lo spagnolo Ernesto Perez …

La semifinale vede Douillet doversi confrontare con il quattro volte Campione mondiale Ogawa, il quale fa valere la maggiore esperienza aggiudicandosi l’incontro dopo 1’50” per ippon (una lezione che l’ancor giovane David metterà a frutto in futuro …), per poi comunque salvare il podio avendo la meglio sul cubano Frank Moreno Garcia, qualificatosi tramite ripescaggi, mentre, inaspettatamente, il favorito giapponese si fa sorprendere nella sfida per l’Oro dal georgiano David Khakhaleishvili per ippon dopo appena 1’04” dall’inizio del match.

Un esordio comunque più che soddisfacente per il 23enne normanno che punta, l’anno seguente, ai due appuntamenti principali della stagione, costituiti dalle Rassegne Continentale di Atene ’93 ad inizio maggio, cui segue quella iridata, in programma a fine settembre ad Hamilton, in Canada …

Nella Capitale greca, Douillet deve rendersi conto a proprie spese che il successo di Barcellona non era un episodio per Khakhaleishvili, contro il quale deve arrendersi nella Finale per il titolo dopo aver avuto la meglio, in semifinale, sul già citato, nonché Campione in carica, tedesco Moller, ragion per cui si presenta in Canada ben deciso a ricattarsi …

La Rassegna iridata di fine settembre rappresenta la svolta nella carriera di Douillet, avendo altresì modo di “saldare” diversi conti in sospeso, primo fra tutti con il polacco Kubacki che lo aveva sconfitto agli Europei ’91, superandolo in semifinale per poi consumare la più dolce delle rivincite sul ricordato Oro olimpico georgiano, sconfitto per waza-ari ad 1’30” dalla fine del match, divenendo così, a soli 24 anni, il primo francese a conquistare il titolo mondiale tra i Pesi Massimi.

Oramai una realtà nel panorama judoistico internazionale, Douillet si prepara a vivere il suo “Triennio magico”, dove non conosce rivali e chiunque abbia aspirazioni di vittoria deve “passare sul suo corpo”, impresa tutt’altro che facile, dimensioni corporee a parte …

Detentore del titolo iridato, ma ancora a secco a livello europeo, Douillet “colma la lacuna” in occasione dalla Rassegna Continentale ’94 che, come di consueto, ha luogo nel mese di maggio a Gdansk, in Polonia, dove l’idolo di casa Kubacki lo attende per la “resa dei conti”, visto che sinora è in vantaggio per due vittorie ad una, avendo sconfitto il francese anche l’8 marzo 1992 in Coppa del Mondo a Praga …

La prevista Finale tra i due favoriti non tradisce i pronostici, e Douillet non si lascia sfuggire l’opportunità di “pareggiare i conti” con il polacco, per l’ultima volta in cui hanno occasione di incontrarsi nelle rispettive carriere, per quello che, comunque, resta l’unico titolo europeo per il francese …

Ma l’oramai 26enne normanno ha ben altre aspirazioni e – dato che alle Olimpiadi è stata tolta dal programma la Categoria Open, restando la stessa solo a livello iridato – la sua voglia di primeggiare lo porta a cercare, in occasione dei Campionati Mondiali che si svolgono tra fine settembre ed inizio ottobre 1995 a Chiba, in Giappone, di emulare quanto già ottenuto dai citati Yamashita a Maastricht nel 1981 e da Ogawa a Belgrado nel 1989, ovverossia abbinare al titolo nei Pesi Massimi anche quello nella Categoria Open …

Riuscire poi a centrare una tale impresa proprio nel Paese dei Maestri di tale disciplina vi aggiungerebbe un valore doppio, ma nulla è impossibile per un Douillet oramai al top della condizione fisica ed avendo acquisito l’esperienza necessaria al riguardo, così che il 28 settembre ’95 manda in scena una dimostrazione di superiorità senza eguali, aggiudicandosi tutti gli incontri per ippon, di cui fanno le spese il più volte ricordato Ogawa, al pari dello spagnolo Lopez in semifinale, mentre ad arrendersi nell’incontro conclusivo è ancora il tedesco Moller, costretto a cedere in meno di due minuti.

Divenuto il secondo judoka transalpino a confermarsi Campione mondiale avendo eguagliato quanto compiuto dal suo idolo Canu a fine anni ’80, l’1 ottobre Douillet è pronto a tornare sul tatami per inseguire il sogno del doppio titolo iridato, obiettivo raggiunto con la schienata che immobilizza al suolo in Finale il russo Sergey Kosorotov, così da divenire il terzo atleta di ogni epoca a centrare una tale impresa, oltre ai già citati fuoriclasse nipponici.

Con un tale “biglietto da visita”, ovvio che tutti gli occhi siano puntati su Douillet in vista delle Olimpiadi di Atlanta 1996, l’unico grande alloro che ancora manca alla sua collezione, ed il tabellone lo inserisce nella parte alta, di cui fanno altresì parte sia Kubacki che Ogawa, nel mentre nella parte bassa a farsi preferire sono il ricordato spagnolo Perez e l’argento iridato Kosorotov, con il primo ad aver ragione negli ottavi di Moller, il quale compie poi un cammino immune da sconfitte che lo porta a giocarsi la medaglia di bronzo …

Douillet, dal canto suo, non ha difficoltà ad eliminare dapprima il belga Harry Van Barneveld e quindi il lussemburghese Igor Muller (il quale resiste appena 50” …) per poi costringere all’abbandono Eric Krieger nei Quarti prima di ritrovarsi di fronte in semifinale ancora Ogawa che, a propria volta, aveva superato Kubacki

E quella che è dagli addetti ai lavori classificata come una “Finale anticipata”, ma che consente ad uno solo dei due rivali di competere per l’Oro, tiene fede alle previsioni, con un incontro quanto mai, combattuto, incerto ed equilibrato che il francese si aggiudica per shido, ovvero supremazia decretata dall’arbitro, così da potersi, il 20 luglio 1996, presenta allo “Appuntamento con la Storia” da cui lo separa solo lo spagnolo Ernesto Perez Lobo …

Il successo sul giapponese è la giusta iniezione di fiducia affinché Douillet non si possa far sfuggire l’occasione della vita, e difatti gli sono sufficienti 2’57” per mettere a segno un uchi-mata (letteralmente, falciata colpendo l’interno della coscia …) che il giudice valuta come ippon, ponendo fine alla contesa.

Secondo judoka francese a conquistare un Oro olimpico tra i Massimi dopo il ricordato Parisi a Mosca ’80 – ma in un’edizione in cui erano assenti i rappresentanti del Sol Levante, Yamashita su tutti – Douillet è protagonista di un curioso scambio, in quanto gli viene consegnata, dall’olandese Anton Geesink (Oro nella Categoria Open ai Giochi di Tokyo ’64 …) la medaglia che, viceversa, toccava alla vincitrice del Torneo femminile, così che solo l’anno seguente, in occasione dei Mondiali di Parigi, ha occasione di poter fare a cambio con la cinese Sun Fuming, affermatasi nella pari Categoria …

Rassegna iridata svoltasi nella Capitale francese che consente a Douillet di mettere in fila il suo terzo titolo mondiale consecutivo, pur avendo rischiato di non potervi partecipare,, a causa di un grave incidente di moto occorsogli il 30 settembre 1996, con serie menomazioni ad un polpaccio ed alla spalla destra, per le quali è costretto ad una lunga convalescenza dovendo sostenere esercizi di riabilitazione per ben otto mesi …

Paradossalmente, però, l’incidente serve all’atleta per trovare nuove motivazioni, come lui stesso riferisce asserendo che: “dopo Atlanta mi sentivo appagato, oramai avevo vinto tutto ciò che c’era sa vincere, mentre essermi ritrovato con la prospettiva di non combattere più è stata come una sfida con me stesso, innanzi tutto per tornare un atleta competitivo, e quindi altresì vincente …!!

E Douillet non è certo uno che non mantiene le promesse e, dopo il rientro ai Giochi del Mediterraneo di fine giugno 1997 a Bari – poco più che una formalità aggiudicarsi il primo posto, ancorché ottenuto superando in Finale il turco Selim Tataroglu, fresco Campione europeo – eccolo potersi esibire di fronte al proprio pubblico che lo adora il 9 ottobre a Parigi, avendo recuperato il suo peso forma di 125 chilogrammi …

Atleta turco che Douillet si trova nuovamente di fronte nella semifinale mondiale, avendo ancora la meglio per poi affrontare nel match decisivo la nuova stella del judo giapponese, vale a dire il 24enne Shinichi Shinohara, che soccombe per squalifica, così che il francese eguaglia un altro record, ovvero quello di Yamashita, di aggiudicarsi tre titoli iridati consecutivi nella Categoria dei Pesi Massimi.

La vittoria mondiale rappresenta per Douillet il completamento di un ciclo, segnato non solo dal ricordato incidente motociclistico, ma anche da una serie di difficoltà finanziarie dell’azienda di viaggi “Travelstore”, di cui detiene una quota del 21% del relativo Capitale Sociale e dichiarata fallita nell’agosto 1997 …

Ad ogni buon conto, anche il suo, ancorché possente fisico, messo a dura prova dalla prolungata attività agonistica, inizia a pretendere il conto, così che, dapprima un dolore alla spalla sinistra lo costringe a concludere anzitempo la stagione 1997 e quindi la slogatura di un polso fa perdere al fenomenale judoka praticamente l’intero anno 1998, circostanza che viene considerata per molti l’anticamera del ritiro dalle competizioni …

E, di certo, non contribuiscono ad aumentare la fiducia nelle potenzialità di Douillet in vista dei Giochi di Fine Millennio di Sydney 2000 le prestazioni ai Campionati Europei che si svolgono a Bratislava a fine maggio ’99, Manifestazione in cui, iscritto alla sola Categoria Open, conclude non meglio che settimo, sconfitto nei quarti dal citato spagnolo Lopez e quindi dall’olandese Dennis van der Geest nei ripescaggi, per poi dover rinunciare alla Rassegna Iridata di Birmingham a causa di una pubalgia …

E’ fuor di dubbio che Douillet abbia già alle spalle una straordinaria carriera e, pertanto, è anche lecito chiedersi cosa lo spinga a volersi cimentare anche alle Olimpiadi di Sydney, con il rischio di andare incontro ad una magra figura, ma è lui stesso a replicare a chi pone questo quesito con un: ”Sydney, bisognerebbe che mi amputassero una gamba affinché non partecipassi …!!

Personaggio che probabilmente non è conveniente contraddire, Douillet intensifica nei mesi successivi la preparazione, in parte ostacolata da dei problemi alla schiena, il che lo porta ad effettuare un solo test in vista dei Giochi, vale a dire a metà agosto 2000 a Bonn, dove si piazza terzo dopo essere stato sconfitto in semifinale da Moller, uno dei suoi consueti avversari …

Un risultato ritenuto incoraggiante dal suo allenatore, Marc Alexandre, il quale non nasconde peraltro le sue preoccupazioni per i ritardi accumulati nella preparazione di un appuntamento così importante come quello olimpico, ma oramai c’è poco da recriminare, il viaggio in Australia è alle porte …

Il Giorno della verità” è fissato al 22 settembre 2000 presso il “Sydney Convention and Exhibition Centre” e Douillet, esentato dal primo turno, si presenta sul tatami per affrontare negli Ottavi la sua vecchia conoscenza, vale a dire il turco Tataroglu, sconfitto per ippon dopo 3’43” per poi riservare analogo trattamento al belga Van Barneveld, che resiste quasi 4’ e quindi affrontare in semifinale l’estone Indrek Pertelson, argento l’anno precedente ai Mondiali di Birmingham, mentre l’altra semifinale oppone il russo Tamerlan Tmenov al già ricordato giapponese Shinohara, che alla citata Rassegna Iridata aveva anch’egli abbinato al titolo dei Pesi Massimi anche quello della Categoria Open …

Il Campione iridato ha la meglio sul rivale russo per ippon dopo 3’43”, nel mentre l’estone resiste appena 1’52” sotto la pressione di Douillet, il quale con questo successo dimostra a tutti i suoi detrattori che è ancora bene in grado di dire la sua, preparandosi a quello che sa già essere l’ultimo incontro della sua carriera, con una carica in più costituita dal fatto che all’angolo del giapponese, che aspira a riscattare la sconfitta di Parigi ’97, vi è il leggendario Yamashita …

Sfida come logico che sia, molto equilibrata, in cui non mancano le polemiche, in quanto dopo 1’30” dall’inizio del match un movimento di gambe di Shinohara viene punito con uno yuko a favore del francese, decisione aspramente contestata da Yamashita, ritenendo che il suo assistito avesse neutralizzato l’attacco del francese, il quale viene a propria sanzionato per scarsa combattività per poi riprendere il vantaggio, che si rivela decisivo, con un secondo yuko ad 1’ dal termine, mantenendo lo stesso sino allo scadere per il suo secondo titolo olimpico consecutivo, così da divenire il judoka di maggior successo a livello internazionale.

Può darsi che Douillet abbia deciso di proseguire sino ai Giochi di Sydney per orgoglio sportivo, ma non sono in pochi a ritenere che il divenire una “Leggenda” in Patria lo potesse anche aiutare, come poi in effetti è stato, nelle accuse a lui rimosse per bancarotta ed appropriazione indebita nell’ambito del ricordato Fallimento dell’Agenzia di Viaggi in cui era interessato, visto che nel 2002 riesce a godere di un’amnistia …

Come dire che, in fondo, tutto il Mondo è Paese …

 

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