LA SCALATA DA LEGGENDA DI PANTANI AD OROPA AL GIRO D’ITALIA 1999

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Pantani supera Jalabert nella scalata verso il Santuario di Oropa – da video.gazzetta.it

articolo tratto da Allez-operazione ciclismo

E’ facile parlare di persone come Marco Pantani. E’ facile perché fa parte di un ristretto rango di esseri umani in grado di suscitare emozioni forti, che toccano le corde più intime dell’animo di ognuno di noi. Il Pirata era così, gli bastava un colpo di pedale per esaltare lo spirito di chi stava attaccato al televisore o alle transenne sulle strade. Con personaggi così, è altrettanto facile scadere nella retorica. Per questo, vi raccontiamo un episodio che racchiude in sé tutto quello che Marco rappresentava e rappresenta per gli appassionati, un vero capolavoro fatto di fatica, talento, rabbia, inquietudine, forza, cuore.

Siamo nel 1999, si corre la Racconigi-Santuario di Oropa, tappa numero 15 di un Giro d’Italia che sembra avere già il suo padrone. Marco Pantani pedala in maglia rosa, con la consapevolezza della sua straripante superiorità. I vari Gotti, Camenzind, Zulle, Heras e Jalabert sanno bene che anche oggi è dura restare aggrappati alla ruota del Pirata, e solo un miracolo può permetter loro di raccogliere un risultato di peso. Un miracolo, o un inconveniente tecnico.

La tappa scorre liscia fino all’erta finale, che in poco più di 12 chilometri conduce a 1159 metri di altitudine, dove sorge il Santuario votato alla Madonna di Oropa. La Mercatone detta il ritmo e tiene la corsa chiusa, nessun big ha la possibilità e la forza di prendersi una licenza di libera uscita. Sembra solo una lunga passerella che porta alla sfilata finale, dove Marco può indossare il vestito buono. Tutti se lo aspettano: gli appassionati, che non vedono l’ora, e gli avversari, che sono rassegnati. Ma, proprio quando sta per arrivare l’assolo dell’uomo in rosa, ecco il beffardo colpo di scena, degno di una grande sceneggiatura hollywoodiana: Pantani rallenta, si ferma sul ciglio della strada… la bicicletta ha un problema! Negli attimi concitati, in cronaca ognuno prova a dire la sua: foratura! No, salto di catena! I secondi corrono veloci e il gruppo scappa via, poi arriva un uomo dell’assistenza Shimano, che finalmente aiuta Marco a rimediare all’inconveniente e lo rimette di nuovo in sella. I fidi gregari della Mercatone fanno qualcosa di straordinario. Dopo aver tirato come forsennati per tutta la tappa, hanno ancora la forza e la voglia di aspettare il loro condottiero e di ripartire a tutta.

Il Pirata sembra scosso, nervoso, arranca nelle retrovie. Pare quasi fare fatica a tenere le ruote di Garzelli e Velo. Cassani dalla cabina di commento sentenzia che oggi Marco non è per nulla brillante. E’ praticamente ultimo, con tutto il gruppo davanti e con 8 chilometri ancora da percorrere. In testa, i rivali per la classifica non si lasciano pregare, e scattano a turno per sfruttare questa concessione che la sorte ha voluto riservare loro. Ma ancora non sanno che quegli ottomila metri stanno per entrare di diritto nella storia del ciclismo.

Pantani, a poco a poco, recupera lucidità e gamba. Inizia a crescere, si accende, e con rabbia comincia a macinare pedalate vigorose. La progressione diventa disumana, l’asfalto sembra quasi sbriciolarsi sotto le sue ruote. E’ così che il Pirata si avventa su chiunque gli si pari davanti. Li supera tutti, uno per uno. Va a riprendere i suoi nemici che, attoniti, lo vedono risalire famelico dal fondo dove era caduto. Nessuno è in grado di opporre resistenza, neanche Laurent Jalabert, che ai -3 dall’arrivo è l’ultimo ad arrendersi alla folle rimonta del campione romagnolo.

Eccolo, il traguardo. Il Santuario si affaccia lì, maestoso, e contribuisce alla grandiosità dell’impresa, che ormai assume connotati quasi divini. Marco giunge sul rettilineo finale in piena trance agonistica, rilancia l’azione fin sulla linea, vuole guadagnare secondi in ogni maledetto e sudato metro. Alla fine, non ha nemmeno la forza di levare le braccia al cielo, ma dentro di sé sta assaporando il gusto dolcissimo di un momento destinato a diventare leggenda, un simbolo di caparbietà e coraggio.

Tutti ricordiamo come poi è finito quel Giro del 1999: Marco precipita in poche ore da eroe nazionale a mostro da sbattere in prima pagina, ed inizia il suo personale calvario, che 5 anni dopo lo porterà alla fine. Sui responsabili, sui perché, sui risvolti sportivi e umani, ognuno è libero di farsi la propria idea. Noi siamo e sempre saremo dalla sua parte, a costo di essere smentiti. A noi basta sapere che quel giorno, su quella salita assolata, abbiamo assistito ad uno degli spettacoli ciclistici più belli e appassionanti di tutti i tempi. Le classifiche possono essere riscritte e le pagine dei giornali riempite di inchiostro al veleno. Ma le emozioni che abbiamo vissuto erano autentiche, purissime, e a regalarcele è stato lui, il Pirata. E, al di là delle parole, alla fine, sono le emozioni a contare per davvero.

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