IL TRIONFO EUROPEO DEL 1989 DA PARTE DEL NAPOLI DI MARADONA

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Il Capitano Maradona con la Coppa Uefa ’89 – da:calcio.fanpage.it

Articolo di Giovanni Manenti

Davvero curioso il rapporto delle Squadre italiane con la Coppa UEFA – terza Manifestazione continentale per importanza sino al 1999, data di abolizione della Coppa delle Coppe – istituita dal massimo Ente calcistico europeo nel 1971, in sostituzione dell’originaria Coppa delle Fiere …

Già la riferita competizione – per la quale, con decisione alquanto controversa assunta nel 2005, la Uefa ha dichiarato di non riconoscere le vittorie conseguite nelle 13 edizioni svoltesi dal 1955 sino al 1971 – era stata quanto mai avara di soddisfazioni per i nostri Club, potendo contare il solo successo della Roma nel 1961 e due Finali perse dalla Juventus, nel 1965 contro il Ferencvaros e nel 1971 contro il Leeds United, il tutto a fronte di ben 6 affermazioni delle formazioni spagnole e di 4 da parte delle inglesi …

E le cose non migliorano di certo con la nuova Manifestazione, visto che nelle prime 17 edizioni dal 1971 al 1988 la stessa diviene terreno di conquista pressoché esclusivo dei Club del Nord Europa, che si aggiudicano in ben 14 occasioni il Trofeo – 5 vittorie inglesi, 4 tedesche, 2 olandesi e svedesi ed una belga – con le uniche eccezioni costituite dal biennio 1985-’86 in cui ad affermarsi sono gli spagnoli del Real Madrid, nonché dall’impresa della Juventus “tutta italiana” compiuta nel 1977.

Questa bianconera, però, altro non è che la classica “eccezione che conferma la regola”, in quanto la formazione di Piazza Crimea è anche la sola a disputare la Finale su 34 squadre che raggiungono tale stadio del Torneo, così che l’Italia può definirsi a piena ragione la “parente povera” della Manifestazione …

Poi, come d’incanto, dall’edizione 1989 e sino a quella di fine secolo, per 11 stagioni la Coppa Uefa si trasforma in una sorta di appendice della Coppa Italia, visto che oltre a vedere ben 8 affermazioni delle nostre rappresentanti – con altresì Torino ed Inter sconfitte in Finale, rispettivamente dall’Ajax nel 1992 e dallo Schalke 04 nel 1997, così che l’unica Finale di tale periodo senza squadre italiane è quella del 1996 tra Bayern Monaco e Bordeaux – in addirittura quattro occasioni (Juventus-Fiorentina 1990, Inter-Roma ’91, Parma-Juventus ’95 ed Inter-Lazio ’98) la Finale si disputa tra due formazioni del Bel Paese.

Altrettanto improvvisamente, peraltro, con l’ingresso nel nuovo millennio, ecco le nostre squadre sparire completamente di scena – senza neppure una rappresentante italiana a raggiungere la Finale – e, nelle successive 20 edizioni il Trofeo ritorna alle origini, nel senso che a fare “la parte del leone” sono i Club spagnoli con 9 successi, seguiti dagli inglesi con 4, ivi compreso il Torneo attuale, visto che vede qualificate per l’atto conclusivo le due londinesi Arsenal e Chelsea …

Ma torniamo alla “Epoca d’oro” del nostro Calcio per evidenziare, quale altra singolarità, come a dare il la a tale periodo di trionfi sia una Società a digiuno di successi internazionali e che, al contrario, in 8 partecipazioni alla Coppa Uefa in una sola occasione (nel 1974-’75) era giunta agli Ottavi di finale, venendo altrimenti per 6 volte eliminata addirittura al primo turno ed in un’altra circostanza al secondo, e tutto questo nonostante che dall’estate 1984 potesse contare nel proprio organico il miglior calciatore al Mondo del periodo, vale a dire l’argentino Diego Armando Maradona.

Il rapporto del Napoli – poiché avrete sin troppo chiaramente capito che è del Club partenopeo che stiamo parlando – con le Coppe europee non è mai stato comunque particolarmente idilliaco, visto che, prima della stagione che stiamo per raccontare, il suo massimo cammino si era svolto nell’edizione 1976-’77 della Coppa delle Coppe, in cui gli azzurri riescono a raggiungere le semifinali solo per essere sconfitti (1-0 al San Paolo, rete di Bruscolotti, 0-2 a Bruxelles) dai belgi dell’Anderlecht detentori del Trofeo …

Nemmeno la presenza di Maradona sembra in grado di sovvertire una tale tendenza, visto che anche nell’anno dello “storico” primo Scudetto nel 1987 – con tanto di accoppiata con la conquista anche della Coppa Italia – la formazione allenata da Ottavio Bianchi se ne esce al primo turno contro il non certo trascendentale Tolosa, “tradita” proprio dal fuoriclasse argentino che, dopo che al ritorno in terra francese una rete di Stopyra aveva pareggiato l’1-0 dell’andata firmato da Carnevale, fallisce la trasformazione dell’ultimo tiro della serie dei calci di rigore, con ciò consegnando la qualificazione ai transalpini.

E miglior sorte non ha neppure l’esordio nell’allora ancora Coppa dei Campioni in forza della ricordata veste di Campioni d’Italia, anche se stavolta a condannare gli azzurri è principalmente un sorteggio sfortunato che li abbina al primo turno al Real Madrid che, dopo essersi imposto per 2-0 al “Santiago Bernabeu”, gela al ritorno le speranze dei tifosi partenopei con una rete in chiusura di primo tempo di Butragueno a pareggiare l’illusorio vantaggio in avvio siglato da Francini …

Disavventure europee” a parte, si sta comunque parlando di un Napoli di elevato spessore ed in grado di tenere testa alle fortissime milanesi del periodo – quelle, tanto per intenderci del trio olandese (Rijkaard, Gullit e van Basten) in casa rossonera, cui risponde analoga terna tedesca (Brehme, Matthaus e Klinsmann) da parte nerazzurra – visto che al titolo del 1987 fanno seguito due secondi posti nel 1988 ed ’89, per poi tornare a festeggiare un secondo Scudetto nel 1990, ragion per cui non può che essere questo il momento giusto per dare l’assalto anche ad un Trofeo continentale, missione portata a termine nell’edizione 1988-’89 della Coppa Uefa.

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Il trio azzurro formato da Careca, Maradona e Alemao – da:ilnapolionline.com

Iscritto alla Manifestazione quale componente di un quartetto italiano di tutto rispetto – composto anche da Inter, Juventus e Roma, mentre il Milan partecipa, vincendola, alla Coppa dei Campioni, e la Sampdoria, venendo sconfitta in Finale dal Barcellona, alla Coppa delle Coppe – il Napoli, che può anch’esso contare su di un ben assortito trio di stranieri di marca sudamericana, affiancando a Maradona i brasiliani Alemao e Careca, inizia il proprio cammino senza eccessivo clamore, in quanto, opposto al primo turno ai greci del PAOK Salonicco, si qualifica grazie all’1-0 del “San Paolo” siglato dal suo Capitano su rigore, per poi impattare per 1-1 in terra ellenica, ma dove la rete poco dopo il quarto d’ora di gioco di Careca rende la prosecuzione della gara molto più tranquilla …

Più agevole il superamento del secondo turno, in cui il Napoli è opposto ai tedeschi orientali del Lokomotiv Lipsia – una delle ultime uscite delle rappresentanti dell’ex Ddr, data l’oramai prossima riunificazione della Germania in un unico Stato – grazie al pari esterno per 1-1 (con Francini a replicare dopo appena 4’ al vantaggio dei padroni di casa …), cui segue il 2-0 al “San Paolo” le cui marcature sono aperte ancora dal fluidificante terzino.

Con ancora tutte e quattro le squadre italiane ancora in lizza, il tabellone degli Ottavi propone per il Napoli la sfida contro il sempre ostico Bordeaux – nelle cui file, oltre a Tigana ed al belga Scifo, milita anche quello Stopyra che evoca i fantasmi dell’eliminazione di due anni prima allorché militava nel Tolosa – risolta grazie alla solidità della difesa, che resta imbattuta nel duplice incontro, così che è sufficiente la rete messa a segno da Carnevale in apertura del match disputato il 23 novembre al “Parc Lescure (caratterizzato anche dalla doppia espulsione di Alain Roche e Nando De Napoli poco prima dell’ora di gioco …) per accedere alla fase primaverile del Torneo, a cui i partenopei erano assenti da ben 12 anni.

Con la pattuglia italiana ridottasi a sole due compagini – in quanto la Roma non aveva avuto scampo contro la Dynamo Dresda (doppio 0-2), mentre l’Inter si era suicidata, sprecando un vantaggio di 2-0 maturato all’andata a Monaco, facendosi superare per 3-1 a San Siro dal Bayern – un sorteggio maligno ed impietoso mette di fronte al Napoli per i Quarti da disputarsi tra fine febbraio ed inizio marzo 1989, proprio la Juventus, reduce dall’aver superato con un doppio 1-0 i belgi del Liegi, con l’ex nerazzurro Altobelli ad andare a segno in entrambe le circostanze …

Urna che non ha riservato lo stesso trattamento alle tre tedesche (due occidentali e la ricordata Dynamo Dresda) che vedono il Bayern abbinato agli scozzesi dell’Heart of Midlothian, lo Stoccarda alla Real Sociedad, mentre la formazione orientale se la deve vedere con il Victoria Bucarest, ma è sin troppo chiaro che l’attenzione generale è tutta incentrata sulla “sfida fratricida” tra azzurri e bianconeri.

E’ pertanto la sera di mercoledì 1 marzo 1989, allorché al “Comunale” di Torino, davanti ad oltre 46mila spettatori, è l’arbitro inglese George Courtney a dare il via alla gara di andata che si mette subito in salita per Maradona & C. in quanto, dopo che Tacconi in avvio si era superato per deviare in angolo una potente ed angolata conclusione rasoterra di Renica su punizione, è lo stopper bianconero Pasquale Bruno a sbloccare il risultato dopo appena 13’ di gioco, raccogliendo al limite un appoggio di petto di Marocchi susseguente ad un cross dalla sinistra di De Agostinia per esplodere un bolide di destro che si insacca a mezza altezza alla sinistra della porta difesa da Giuliani, vanamente proteso in tuffo …

Gara che rischia di trasformarsi in incubo per la compagine di Bianchi dal momento che, in chiusura di prima frazione di gioco, uno spunto di Barros lungo l’out destro produce un cross sotto misura che Corradini, nel tentativo di anticipare Altobelli, devia nella propria porta nel più classico degli autogoal

Sotto 0-2 all’intervallo, difficile stabilire l’atteggiamento da assumere nella ripresa per gli azzurri, poiché andare a segno avrebbe un significato fondamentale dato il valore doppio delle reti realizzate in trasferta, ma di contro subirne una terza renderebbe quasi proibitivo ribaltare il risultato al San Paolo, e comunque, i secondi 45’ non forniscono eccessive emozioni, fatta salva un’incornata ravvicinata di Francini su punizione calciata da Alemao sulla quale Tacconi si oppone da campione e lo scampato pericolo consiglia i bianconeri di proteggere il doppio vantaggio in vista della gara di ritorno.

Sfida che il Napoli affronta essendo ancora in corsa per lo Scudetto – staccato di soli 3 punti (36 a 33) a 13 giornate dal termine rispetto all’Inter capolista che non ha però più alcun impegno europeo – ed, in ogni caso, sono in 90mila i tifosi partenopei che gremiscono gli spalti del San Paolo la sera del 15 marzo, chiaro messaggio ai propri beniamini che, loro per primi, credono nella rimonta, nonostante la formazione di casa debba fare a meno di Fusi e De Napoli, assenti per squalifica …

E l’incontro ricalca curiosamente l’andamento della gara di andata, visto che, dopo appena 10’ dall’inizio, il Direttore di gara tedesco Sigfried Kirschen decreta un calcio di rigore a favore degli azzurri per una trattenuta di Bruno su Careca, massima punizione che Maradona trasforma spiazzando Tacconi …

E’ l’inizio che tutti si auguravano da parte dei padroni di casa, che continuano a prodigarsi in attacco costringendo Tacconi agli straordinari prima che in chiusura di tempo – proprio come era successo all’andata a parti invertite – un siluro di Carnevale dal limite dell’area non lasci scampo all’estremo difensore bianconero, con le due formazioni a fare rientro negli spogliatoi con il risultato complessivo di assoluta parità …

Altrettanto capovolto è l’aspetto tattico rispetto alla gara di Torino, perché è ora la Juventus a dover cercare la rete che varrebbe oro visto il valore doppio della stessa, ma senza rischiare il tracollo di fronte ad un Napoli mai così determinato, che difatti sfiora la terza rete con un colpo di testa di Carnevale ben neutralizzato da Tacconi, prima che l’arbitro decreti la conclusione della sfida, con conseguente prolungamento della stessa ai tempi supplementari …

Con una tensione ai massimi livelli palpabile sia sugli spalti che sul terreno di gioco, a fare la differenza – come del resto per tutti i 120’ minuti, nonostante il suo nome non figuri sul tabellino dei marcatori – è un mai domo Careca che si incarica di promuovere anche l’azione decisiva, raccogliendo palla sul vertice destro dell’area avversaria, scattare verso il fondo campo ed, incurante della pressione di Bruno, riuscire a mettere al centro un pallone che l’avanzato Renica riesce a deviare in torsione di testa in rete per il punto del definitivo 3-0 quando siamo giunti ad 1’ dalla decisione ai calci di rigore, per l’indescrivibile tripudio dei tifosi e lo scoramento dei giocatori bianconeri, che peraltro pagano una condotta di gara troppo rinunciataria.

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Il goal di Renica – da:picbon.com

Finalmente tornato in una Semifinale europea, il Napoli resta il solo baluardo del Calcio latino al cospetto dello “Sturm und Drang” tedesco che ha portato le sue tre rappresentanti a tale livello del Torneo, e gli abbinamenti vedono il “Derby est-ovest” tra Stoccarda e Dynamo Dresda, mentre agli azzurri tocca il compito di “vendicare” l’eliminazione dell’Inter rispetto ad un Bayern che, dopo i fasti degli anni ’70, aspira alla conquista di un Trofeo Continentale dopo le delusioni delle sconfitte nelle Finali di Coppa dei Campioni da parte di Aston Villa (1982) e Porto (1987) …

Ed anche se è oramai priva del suo indiscusso leader Lothar Matthaus – trasferitosi all’Inter proprio l’estate precedente assieme al compagno di squadra Andreas Brehme – la compagine bavarese fa della compattezza la propria caratteristica principale, che viene peraltro meno in occasione della gara di andata, in programma mercoledì 5 aprile 1989 davanti ai quasi 78mila spettatori del San Paolo.

E’ un Napoli che ha oramai abdicato ad ogni pretesa di Scudetto sia per il cammino inarrestabile dell’Inter che a causa della “rivincita” consumata dalla Juventus che, nell’anticipo di sabato 1 aprile, si è imposta all’ombra del Vesuvio per 4-2, ragion per cui tutte le energie sono destinate alla possibilità di conquistare il Trofeo continentale …

Ed in tale ottica viene rischiato anche Maradona, che torna a disposizione dopo aver saltato le gare con Lazio ed Juventus in Campionato (non a caso con un solo punto conquistato tale da dilatare il vantaggio dell’Inter sino a 6 punti …) per un risentimento muscolare che lo aveva costretto ad uscire nel corso dei supplementari contro i bianconeri.

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Maradona ed Augenthaler prima della gara di andata – da:sport.sky.it

Sotto la spinta morale del proprio Capitano, gli azzurri giocano un primo tempo d’attacco ben controllati dall’attenta retroguardia bavarese che però commette una leggera sbavatura al 41’ allorché un lancio di Maradona per Careca viene male intercettato da un difensore permettendo al centravanti brasiliano di poter battere a rete e superare il portiere avversario Aumann per il punto del vantaggio con cui le due squadre vanno al riposo …

E quando, al quarto d’ora della ripresa, uno spiovente in area di Maradona susseguente ad un’azione di calcio d’angolo trova puntuale alla deviazione la testa di Carnevale – il quale solo 2’ prima si era visto negare dal palo la gioia del raddoppio – che schiaccia la sfera nell’angolo basso alla destra di un incolpevole Aumann, ecco che sugli spalti si vive la stessa euforia di fine gara contro la Juventus, iniziando a pensare che la vittoria in Coppa potrebbe essere tutt’altro che una chimera.

Accesso alla Finale che il Napoli legittima due settimane dopo allo ”Olympiastadion” di Monaco d Baviera dove, sfruttando lo “stato di grazia” di Careca – che va in rete 7 volte in 8 turni di Campionato tra inizio aprile e fine maggio 1989 – si porta in vantaggio poco dopo l’ora di gioco con il centravanti brasiliano ad appoggiare in rete da pochi passi un servizio di Maradona, abile a sfruttare un’indecisione della difesa tedesca.

Attaccante che, dopo l’immediato pareggio di Wolfarth in mischia, concede il bis a meno di un quarto d’ora dal termine finalizzando al meglio un contropiede letale che, con il Bayern proteso tutto in avanti, consente a Maradona di liberarlo in campo libero affinché possa avanzare verso Aumann e superarlo con un preciso rasoterra in diagonale per il tripudio degli oltre 15mila tifosi italiani presenti in tribuna, così che il pareggio di Stefan Reuter a 9’ dal termine serve solo per le statistiche.

E’ Finale, dunque, la prima a livello internazionale nei 63 anni di Storia della Società ed un’intera città si mobilita per non far mancare il calore del tifo alla propria squadra, in vista della gara di andata in programma al San Paolo il 3 maggio 1989, avversaria lo Stoccarda che, grazie a due reti del proprio attaccante Karl Allgower (1-0 al Neckastarstadion, 1-1 in Germania orientale), ha liquidato la Dynamo Dresda …

Squadra rognosa, quella tedesca, i cui punti di forza sono il portiere Eike Immel, il libero Guido Buchwald ed il trio d’attacco formato, oltre che dal citato Allgower, da Jurgen Klinsmann e dall’italo-tedesco Maurizio Gaudino.

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I Capitani Maradona e Buchwald prima della gara di andata – da:sport.sky.it

Ed è proprio quest’ultimo – “core ‘ngrato” in quanto figlio di emigrati originari della provincia di Caserta – a portare inaspettatamente in vantaggio i suoi, dopo che Careca aveva fallito una clamorosa occasione alzando di testa sopra la traversa da pochi metri, con una conclusione dalla distanza, potente ma centrale, che trova impreparato Giuliani che non riesce a bloccare la sfera…

Strada in salita, dunque, dopo meno di 20’ di gioco e per tutta la prima frazione il Napoli non riesce a riordinare le idee consentendo all’arcigna difesa tedesca di chiudere tutti i varchi, per poi intensificare le proprie azioni al ritorno in campo nel secondo tempo pervenendo al pareggio a metà ripresa grazie ad un calcio di rigore trasformato da Maradona e lungamente contestato dai tedeschi i quali reclamano con l’arbitro greco Germanakos per un tocco di mano dello stesso Capitano nell’aggiustarsi la palla prima di scoccare il tiro, a propria volta deviato con un braccio da Schafer …

Il pareggio ottenuto galvanizza gli 83mila spettatori presenti all’incontro e infonde fiducia negli azzurri, i quali capitalizzano al massimo le loro azioni offensive a 3’ dal termine, grazie ad una magia del “Pibe de Oro” che si libera con eleganza sul vertice destro dell’area di rigore per poi portarsi verso il fondo e rimettere rasoterra al centro una palla che Careca, da autentico opportunista, arpiona, controlla e quindi scaraventa alle spalle di Immel per il punto del definitivo 2-1 che non può certo essere garanzia di successo, ma che vale oro rispetto a come si era messo l’incontro …

Appuntamento quindi fissato per il 17 maggio 1989 al “Neckarstadion”, impianto del Capoluogo del Baden-Wurttemberg, riempito in tutta la sua capacità di 67mila spettatori per l’occasione, e dove a dare il fischio d’inizio è chiamato il Direttore di gara spagnolo Vicotoriano Sanchez Arminio …

Bianchi ripropone gli stessi undici della gara di andata – giova ricordarli: Giuliani; Ferrara, Francini; Corradini, Alemao, Renica; Fusi, De Napoli, Careca, Maradona (cap.) e Carnevale – non potendo disporre di Crippa, squalificato, mentre il tecnico olandese Arie Haan deve fare a meno di Buchwald (anch’esso appiedato dal Giudice Sportivo …), ma può recuperare Klinsmann, assente al San Paolo, così da varare una formazione iper offensiva che schiera in attacco, Allgower, Fritz Walter e Gaudino, oltre al biondo attaccante che nella successiva sessione di mercato estiva andrà a comporre il trio tedesco all’Inter assieme ai connazionali Matthaus e Brehme.

Deve giocare chiaramente il “tutto per tutto” Haan, ma sbilanciarsi troppo contro una squadra che al suo arco frecce del calibro di Maradona e Careca può risultare letale come verifica coi propri occhi allorché una proiezione in avanti di Alemao determina un “dai e vai” con il connazionale Careca che porta il brasiliano ad incunearsi in area, presentarsi davanti ad Immel e superarlo con un tocco di esterno che il portiere riesce solo a sfiorare per il vantaggio azzurro dopo soli 18’, con ciò compensando la rete dell’andata messa a segno da Gaudino …

La rete del centrocampista serve innanzitutto a quantificare in circa 20mila i tifosi provenienti sia dall’Italia che da varie parti della Germania per non mancare all’appuntamento con la Storia, anche se è ancora presto per far festa, soprattutto quando, appena 9’ dopo, Klinsmann salta più alto di tutti per raggiungere la parabola arcuata disegnata da Sigurvinsson dalla bandierina e mandare la palla nell’angolo opposto, imprendibile per Giuliani.

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L’esultanza di Klinsmann al goal del pari – da:tumblr.com

Una situazione, pertanto, quanto mai incerta, con un’altra rete lo Stoccarda metterebbe in perfetto equilibrio le sorti del doppio confronto che, viceversa, vede la relativa bilancia iniziare a pendere decisamente dalla parte azzurra allorché al 39’, dopo che Bianchi era stato costretto a mandare in campo Carannante al posto dell’acciaccato Alemao, l’euforia in casa tedesca viene letteralmente “gelata” da un’invenzione di Maradona che, dopo aver visto una sua battuta da corner respinta con la palla che ritorna verso di lui, invece di stopparla come tutti si attendono, la rimette immediatamente al centro di testa, laddove sbuca Ferrara, avanzato nella circostanza, che con una volée di interno destro fulmina Immel da pochi passi …

Per il calcolo delle reti in trasferta, ora allo Stoccarda servono tre reti se vuole far suo il Trofeo, un’impresa al limite dell’impossibile con il solo secondo tempo a disposizione e che diviene addirittura da “Guinness dei Primati” poco dopo l’ora di gioco, grazie a Maradona che si invola dalla propria metà campo in uno spazio completamente libero per poi, rimontato e contrastato da Hartmann, rifiutare la conclusione personale per appoggiare sulla destra all’accorrente Careca, il quale, presentatosi solo davanti ad Immel, non ha difficoltà alcuna a superarlo con un morbido pallonetto per il tripudio dei tifosi partenopei presenti sugli spalti che iniziano già a far festa …

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Maradona all’atto di fermarsi e servire Careca per il 3-1 – da:gettyimages.it

Il complessivo vantaggio di 5-2 tra le due gare è talmente rassicurante che il Napoli “pecca” un po’ di concentrazione nel finale, forse anche con la testa già rivolta ai festeggiamenti, con ciò consentendo ai padroni di casa – peraltro mai domi come da teutonico carattere – di salvare quantomeno l’onore dapprima grazie ad una sfortunata deviazione di De Napoli su conclusione senza pretese di Gaudino che inganna Giuliani e quindi, proprio in chiusura, è lo stesso De Napoli ad inventarsi un retropassaggio da tre quarti di campo verso Giuliani che si trasforma in un perfetto assist per il subentrato Schmaler che di testa può comodamente mettere alle spalle dell’estremo difensore.

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La gioia dei calciatori azzurri al fischio finale – da:machenesanno.it

Dettagli, comunque, perché al triplice fischio del Direttore di gara spagnolo gli abbracci e le lacrime si sprecano – in particolare quelle dei napoletani Ciro Ferrara ed Antonio Carannante – e, pensate un po’, anche sul volto dell’imperturbabile Ottavio Bianchi spunta l’ombra di un sorriso …

E come due anni prima in occasione dello Scudetto, alla festa sul terreno di gioco con Capitan Maradona a sollevare l’ambita Coppa, a migliaia di chilometri di distanza, una “notte speciale” invade tutte le strade del Capoluogo campano, per un’impresa che, loro ancora non lo sanno, ma serve da apripista per un decennio di dominio assoluto delle formazioni italiane in detta Manifestazione.

Circostanza, questa, che fa sì che la conquista del Trofeo da parte degli Azzurri assuma, per l’intero movimento calcistico nazionale, un valore ancor maggiore …

 

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