IOSIF SIRBU, IL PROIETTILE D’ORO RUMENO CHE MORI’ SUICIDA


810822-14-iosif-sirbu
Iosif Sirbu – da gsp.ro

articolo di Nicola Pucci

Questa non è una storia a lieto fine, tutt’altro. Perché narra le gesta sportive, eroiche, di un ragazzo che sparava bene, molto bene, ma che un bel giorno fu tradito proprio da quegli occhi che nell’esercizio a lui caro, il tiro a segno, avevano segnato la sua fortuna.

Iosif Sirbu nasce a Sibot, piccolo centro rumeno della Transilvania di poco più di 2000 abitanti, il 25 settembre 1925, e se all’età di 7 anni si trasferisce con la famiglia a Bucarest, è qui che il ragazzino, appena 12enne, si appassiona alla carabina grazie al padre Danila Sarbu, che lavora presso il Tunari Sports Shooting Range. In verità, la prima arma che il piccolo Iosif impugna è una pistola, ma lo fa con tale precisione che a 14 anni vince la sua prima competizione, la “Bucarest City Cup” riservata agli studenti del liceo, proprio nella pistola ottenendo, nella gara da terra, un punteggio quasi perfetto, 49 colpi su 50.

La Seconda Guerra Mondiale, nel frattempo, incombe, e se Sirbu prende parte attiva alla Liberazione, altresì ha modo di sparare, e potrebbe essere altrimenti?, gareggiando pure nelle competizioni militari. Tanto che nel 1946, in forma smagliante, è già campione nazionale nella specialità della carabina libera, in piedi, per poi, nel 1948, trionfare a Belgrado nei campionati balcanici.

Sirbu ha 23 anni, è nel pieno della maturità tecnica ed atletica, e quando nel 1952 si presenta per la prima volta nell’arengo olimpico, è pronto a far saltare il banco. Non solo conquistando una vittoria che per lui significa l’apoteosi sportiva, ma pure diventando il primo atleta rumeno della storia a regalare al suo paese una medaglia d’oro ai Giochi. Insomma, un eroe autentico.

Siamo ad Helsinki, ed il 29 luglio 1952, al Malmi Shooting Range, Iosif si trova a dover battagliare nella gara di carabina 50 metri a terra con avversari del calibro dell’americano Art Jackson, già due volte campione del mondo, e del sovietico Boris Andreyev. In effetti la sfida è eccitante, ma Sirbu non conosce la benché minima incertezza, facendo segnare, esattamente come Andreyev, uno score senza macchia di 400 punti, che altro non è che il nuovo record del mondo. Il successo, infine, viene assegnato al tiratore rumeno, sesto poi nella gare della carabina 50 metri da tre posizioni, che per ben 33 volte spara al centro dell’anello di tiro, contro le 28 volte del rivale. Insomma, i suoi sono proiettili d’oro.

Proprio nel momento di massima celebrità, però, Sirbu inizia ad accusare qualche problema, inatteso ad onor del vero, di vista all’occhio destro. E se la cosa non gli impedisce di essere presente alle Olimpiadi di Melbourne del 1956 quando, a difesa del titolo conquistato quattro anni prima, è quinto, non prima aver realizzato l’en-plein nelle prime tre sessioni di tiro, per poi commettere due errori che gli valgono uno score finale di 598 punti, due in meno del canadese Gerry Ouellette che gli succede sul trono di Olimpia, a Roma, nel 1960, impegnato nella gara della carabina 50 metri da tre posizioni, dopo aver chiuso in testa il turno di qualificazione con 569 colpi, è solo dodicesimo nella sfida di finale, troppo distante dalla coppia sovietica composta da Viktor Shamburkin e Marat Niyazov che si giocano i due primi gradini del podio, complice l’evidente difetto nel tiro in piedi.

Ci sarebbe, per Sirbu, un’ultima chance a cinque cerchi, nel 1964 a Tokyo, alle soglie dei 40 anni, ma ormai gli occhi non sono davvero più in grado di supportare il desiderio del rumeno di poter essere competitivo. Come certificato dal verdetto dei medici, che se non gli precludono la possibilità di gareggiare ancora, nondimeno mettono Iosif al cospetto di una triste e crudele verità, quella che la vista se ne sta lentamente ma inesorabilmente andando.

E così, quando il tiratore che fece gioire un paese intero ed era solito dire, con spirito poetico, che “nel grande concerto degli sport, il tiro è come un violino solista. Tutto è chiaro e forte. E il tiratore è solo. Solo con se stesso. Le trombe del calcio sono rimaste molto indietro, oltre il muro dell’adolescenza. Nel tiro, tutto è serio e profondo…“, viene trovato morto, forse suicida, nella sua casa di Bucarest a soli 39 anni, ecco che vien da pensare che quella gloria, cercata e raggiunta, non è bastata a rimarginare le ferite dell’anima. Appunto, come in una storia senza lieto fine.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...