CINQUE GENTILUOMINI INGLESI IN CROCIERA VERSO L’ARGENTO NELLA SPADA ALLE OLIMPIADI INTERMEDIE DEL 1906

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I cinque spadisti inglesi – foto tratta dal libro “The cruise of the Branwen”

articolo di Gabriele Fredianelli

Prendete cinque gentiluomini inglesi di mezz’età, un po’ panciuti e coi baffi. Metteteli su una nave da crociera in mezzo al Mediterraneo. Tutto vi aspettereste, probabilmente, tranne che quel quintetto torni in patria con una medaglia d’argento olimpica.

Eppure in quella primavera del 1906 andò proprio così. Ad Atene quell’anno si svolsero le Olimpiadi “del decennale”, per celebrare i dieci anni dalla ripresa dei Giochi moderni, tra l’altro a poca distanza del mezzo flop di Saint Louis che aveva rischiato di compromettere il futuro della manifestazione. A dire il vero, nel conteggio ufficiale olimpico quelle medaglie non sono prese in considerazione, in quanto quella non fu mai considerata un’Olimpiade ufficiale.

Nel mese di aprile il Branwen, uno yacht a vapore di 41 piedi da poco varato ai cantieri di Southampton, fa rotta verso la Grecia. La nave è di proprietà del giovane Thomas Evelyn Scott-Ellis, 8° barone di Howard de Walden, e 4° barone di Seaford: è considerato lo scapolo più ricco d’Inghiterra e nel 1908 parteciperà all’unica gara di motonautica nella storia delle Olimpiadi.

Quella nave intanto ospita a bordo la squadra degli spadisti britannici. Una squadra decisamente dal sangue blu.

C’è William Henry Grenfell, 6° barone Desborough di Taplow: ha 51 anni, è un parlamentare e già vogatore per l’equipaggio di canoa di Oxford. Sarà il presidente del comitato organizzatore dei Giochi di Londra nel 1908 e capace di nuotare nelle rapide del Niagara, di scalare il Cervino e di remare lungo la Manica.

C’è sir Cosmo Edmund Duff-Gordon: ha 44 anni, è il 5° baronetto di Halkin, uno dei fondatori della London Fencing League, membro del Bath Club e del Royal Automobile Club, esperto di tecniche di autodifesa. Nel 1912 lui e sua moglie, la stilista Lucy “Lucilla” Christiana Sutherland, saranno tra i sopravvissuti del Titanic, non senza polemiche sulle modalità del loro salvataggio a bordo di una scialuppa.

C’è sir Charles Edmund Newton Robinson: ha 53 anni, è stato tra i fondatori di un club di scherma a Londra, nonché velista e appassionato d’arte e gemme preziose.

C’è Edgar Isaac Seligman: ha 41 anni, è nato a San Francisco da genitori tedeschi ed è ebreo. Ha partecipato alla guerra anglo-boera ed è un pittore di successo. È il miglior schermidore del gruppo: nella sua carriera sarà campione inglese di fioretto, spada e sciabola, vincerà altre due medaglie a squadre nelle Olimpiadi successive, partecipando fino a quelle di Parigi del 1924, a 57 anni, quando si ritirerà soltanto per un infortunio.

C’è anche sir Theodore Andrea Cook: è il più giovane della compagnia e il capitano della squadra, ha 39 anni ed è un giornalista e uno sportivo poliedrico. Sarà lui a raccontare di quella Olimpiade e di quella crociera, dedicandogli uno splendido libro dettagliato e illustrato, “The cruise of the Branwen“.

In quel viaggio, tra l’altro, nacque anche l’idea di organizzare a Londra i Giochi del 1908. Anche perché gli inglesi, quando si avvicinarono a Napoli, assistettero all’eruzione del Vesuvio più imponente del Ventesimo secolo: quella che riempì a lungo di fuliggine tutto il Mediterraneo, sbucando fino nei cieli di Parigi. E fu proprio quell’evento, che causò 300 morti in Campania, a far ritirare all’Italia la propria candidatura per l’Olimpiade di due anni dopo, favorendo gli interessi d’Oltremanica.

Dopo aver attraversato il canale di Corinto e aver visitato il Partenone, nel pieno del fascino ellenico e delle suggestioni classiche, la squadra scese in pedana tra la Scuola Centrale di Ginnastica, lo Zappeion e l’Athens Lawn Tennis Club. Nonostante l’età e qualche chilo di troppo, gli inglesi non se la cavarono per nulla male.

I maturi spadisti, davanti al loro re Edoardo VII e alla regina Alexandra (sorella del re di Grecia, Giorgio I, entrambi danesi), vinsero nel primo turno del tabellone sulla Germania, i cui atleti avevano capito male l’orario di inizio della competizione: i tedeschi finirono per addormentarsi e arrivarono tardi all’appuntamento, venendo poi sconfitti per 9-2.

Quindi gli inglesi fecero fuori i belgi in una sfida che durò due giorni e si concluse con un 14-9. A quel punto persero soltanto la finale, in una sfida arrivata agli spareggi, contro la Francia dell’ufficiale dei dragoni Georges de la Falaise e del barone Georges Dillon-Kavanagh, di origine irlandese e futuro pilota di Bugatti.

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