LA TRIPLETTA DI NICK FALDO NEL GIORNO DEL CROLLO DI GREG NORMAN AL MASTERS 1996

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Nick Faldo e Greg Norman al Masters 1996 – da news.bbcco.uk

articolo di Luca Prezioso

Greg Norman rappresenta forse un caso unico nella storia del golf per quanto riguarda le vittorie sfumate all’ultimo giro. Nel 1986 si è trovato in testa alla partenza dell’ultimo giro in tutti e quattro i Major stagionali, realizzando il cosiddetto Grande Slam del sabato. Ha vinto solo l’Open Championship a Turnberry. Per la grandezza del giocatore, universalmente riconosciuto come “The Great White Shark“, i due Major conquistati, appunto l’Open nel 1986 e nel 1993, sono un’inezia se si tiene conto che è arrivato secondo o terzo altre dodici volte, e non rendono appieno giustizia alla sua indiscutibile classe.

Stiamo comunque, parlando di un campione capace di conquistare 89 vittorie (di cui 20 sul Pga Tour) e numero uno al mondo per 331 settimane a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Dotato di grande carisma e tecnica sopraffina, lo Squalo nei tornei Major ha raccolto molto meno di quello che era lecito aspettarsi. In certi casi per una straordinaria dose di sfortuna (basti pensare il Masters perso nel 1987 con Larry Mize che imbucò da fuori green un miracoloso approccio) ma più spesso a causa di una fragilità nervosa e di una scarsa tenuta emotiva difficile da immaginare in un campione del suo calibro.

Quello che avviene nell’edizione dell’Augusta Masters 1996 è il suo crollo più clamoroso. In quel torneo l’australiano di Mount Isa si divora un vantaggio abissale di ben 6 colpi su Nick Faldo suo diretto inseguitore. Nei primi tre giri (63-69-71) un Norman in stato di grazia prende la leadership già dal primo giorno, dominando il percorso con grande maestria anche nei due giorni successivi. All’ultimo giro di gara, però, quella che doveva essere una sfilata verso il trionfo, in poche buche si trasforma in una straziante marcia funebre. Preoccupato da uno swing non fluido e poco preciso, che non vuol proprio saperne di funzionare, Greg Norman comincia a collezionare tiri sbilenchi ed errori grossolani. I bogey alle buche 1, 4 e 9 sono le prime avvisaglie di una giornata totalmente negativa. Alla 10 Faldo ha già recuperato lo svantaggio ed è con il morale alle stelle. Norman si accorge che la vittoria gli sta sfuggendo di mano, come troppe volte in passato, e si innervosisce perdendo la necessaria lucidità. Seguono nuovi bogey alla 10 e alla 11 (dove manca il par da meno di un metro).

Il dramma si compie alla 12 dove il tee-shot finisce nel Rae Creek e costa all’australiano il doppio bogey. Con Faldo avanti di due colpi, Norman cerca di tornare in gioco ma la palla del possibile eagle alla 15 si ferma a pochi centimetri dalla buca. La parola fine si scrive alla 16 dove insieme alla pallina, in acqua affondano i sogni di gloria dello Squalo Bianco. Nelle ultime 3 buche, con un Nick Faldo ormai proiettato verso la conquista della terza Giacca Verde, Greg Norman percorre i fairways a occhi bassi come un “dead man walking” aspettando solo la fine dell’incubo in cui è incappato. Gli spettatori fanno lo stesso, quasi timorosi ma soprattutto rispettosi dello stato d’animo del campione australiano che ancora una volta non porterà a casa un Major tanto atteso quanto meritato.

Questa disfatta ha ispirato molti psicologi sportivi (l’analisi delle possibili cause di quel tracollo sono dibattute in un saggio dal titolo “Victims & Competitors at Augusta – 1996“) e ha segnato l’inizio del declino di Greg Norman che da quel momento (a parte il clamoroso terzo posto all’Open del 2008) non è mai più stato competitivo in un Major. La risposta più bella a tutte le chiacchiere e alle analisi sull’episodio viene dallo stesso Norman: “Ho combinato un casino. Tutto qua. Ma perdere questo Masters non è la fine del mondo: anche se me lo sono lasciato scappare ho ancora una bella vita“.

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