MICHELE MAFFEI E QUELL’ORO A VIENNA 1971 CHE FECE DECOLLARE LA SUA CARRIERA

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Michele Maffei – da it.wikipedia.org

articolo di Gabriele Fredianelli

Michele Maffei ha 25 anni quel giorno a Vienna del 1971 e l’aria di un Alain Delon dall’accento romano (ma nemmeno troppo).

Nel curriculum da adulto, fino ad allora, ha un argento nella sciabola a squadre ai Giochi Olimpici di Città del Messico di tre anni prima insieme a Calarese, Chicca, Rigoli e Salvadori dietro l’Unione Sovietica di Mark Rakita e Viktor Sidyak. Ma lo schermidore romano chissà se sospetta che il meglio deve ancora venire e che lui è atteso da una carriera più che decennale, tanto che entrerà poi nel ristretto numero di atleti italiani ad andare a podio in quattro edizioni consecutive dei Giochi (meglio di lui, nella scherma, solo Mangiarotti, Trillini e Vezzali).

Uno dei momenti di svolta della carriera di Maffei è proprio quel campionato del mondo in Austria, per lui che ha cominciato la scherma a 9 anni e a 16 è passato alla sciabola. Anche se ai Giochi messicani aveva fatto parte pure della squadra di fioretto, che aveva chiuso al 7° posto, fermata nei quarti di stretta misura dalla Romania (nonostante le 3 vittorie di Michele).

Per la sciabola sono lustri delicati, di passaggio dal dominio decennale ungherese a un presente che si è spostato decisamente più a est, con la forza del simbolo della falce e martello ricamata sulla bandiera dell’Urss.

Prima di allora, solo due italiani sono stati campioni del mondo nella sciabola: due volte Aldo Montano nel ’38 a Piestany e nel ’47 a Lisbona, una volta Gastone Darè al Cairo nel ’49. L’ultima volta è successo perciò 22 anni prima.

La poule finale di quel ’71 è ad altissimo coefficiente di difficoltà. E Maffei si trova subito davanti i due grandi favoriti della competizione. Il polacco Jerzy Pawlowski, già sette volte iridato (tre individuale, quattro a squadre) e campione olimpico in carica. E il sovietico Sidyak, tre volte campione del mondo (individuale due anni prima a L’Avana) e campione olimpico in carica a squadre. Eppure le due sfide vanno proprio al giovane romano, che ha la meglio anche sul francese Bonissent. L’unico passaggio a vuoto, a sorpresa, è contro il rumeno Irimiciuc. E mentre Pawlowski e Sidyak si danno guerra alle sue spalle (argento sarà il polacco, terzo il sovietico), Maffei si gioca l’oro nel match contro Tamás Kovács, il più abbordabile figlio del leggendario Pál sei volte campione olimpico. Maffei va avanti 4-2, ma viene raggiunto poi sul 4-4. Il finale è da brividi. L’ultima botta è però per l’azzurro che si impone nel match e conquista il titolo. A squadre sarà invece bronzo tricolore dietro Urss e Ungheria.

Prima che l’alloro individuale torni a lungo ad est tra anni Settanta e Ottanta, nel ’73 l’Italia farà il bis a Goteborg con Mario Aldo Montano (mentre il romano paga un infortunio alla caviglia).

Intanto Michele Maffei vede decollare la sua carriera: nel ’72 sarà oro a squadre ai Giochi di Monaco (anche se resterà la grande delusione per il podio mancato nell’individuale, per “colpa” del solito Sidyak) mentre ai Mondiali arriveranno altre 8 medaglie (5 bronzi e 3 argenti) fino a quella che chiuderà il ciclo ancora a Vienna nel 1983 a squadre, stavolta con la nuova generazione di Scalzo, Meglio, Dalla Barba e Marin.

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