LA DISCESA D’ORO DI BERNHARD RUSSI ALLE OLIMPIADI DI SAPPORO 1972

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Russi in discesa a Sapporo 1972 – da masterx.iulm.it

articolo di Nicola Pucci

Se ci pensiamo bene, Bernhard Russi cosa vuole veramente di più dalla vita? E’ bello, scia bene, ed è pure maledettamente competitivo nelle gare che contano.

In effetti, questo svizzero non ancora 24enne, debutta in Coppa del Mondo il 19 gennaio 1968 nel gigante di Adelboden con un 48esimo posto, e nel corso della stagione successiva entra a far parte in pianta stabile della squadra rossocrociata, pur infortunandosi seriamente ad una vertebra cerebrale durante le riprese di una discesa a cui prende parte in qualità di stuntman di un film di James Bond. Nondimeno denuncia già buona attitudine non solo alla discesa libera, che nel corso della carriera lo celebrerà tra i più grandi di sempre, ma anche tra le porte larghe dello slalom gigante, e a far data 1970 si piazza una prima volta nella top-10 a Wengen, decimo, per poi sbaragliare il campo qualche settimana dopo ai Mondiali di Val Gardena cogliendo la medaglia d’oro proprio in discesa libera sulla mitica Saslong, pur essendosi rotto una mano la settima precedente e partendo con il pettorale numero 15, davanti all’austriaco Karl Cordin e all’altrettanto sorprendente australiano Malcolm Milne, che butta giù dal podio il grande Karl Schranz, infine solo quarto.

I tre ragazzi, curiosamente tutti classe 1948, sembrano destinati a segnare un’epoca del discesismo internazionale, rilevando il testimone dai vecchi mamasantissima del Circo Bianco, ma se Cordin un paio di vittorie le metterà in saccoccia, in effetti solo Russi assurgerà al rango di fuoriclasse. Come puntualmente avviene nelle due stagioni di Coppa del Mondo che seguono, 1970/1971 e 1971/1972, quando l’elvetico diventa il discesista più forte del pianeta vincendo due coppe di specialità, conquistando cinque successi parziali (Megeve e Sugarloaf il primo anno, St.Moritz, Crystal Mountain e Val Gardena il secondo) ed aggiungendo anche l’unico trionfo in carriera in slalom gigante, a Mont Sainte-Anne.

Seppur ancora molto giovane, Russi, che piace proprio a tutti ed è ricercatissimo da televisioni e rotocalchi, diventa il campione di riferimento del Circo Bianco, al pari di quel Gustavo Thoeni che primeggia nelle discipline tecniche, e per il primo rendez-vous olimpico sulle nevi giapponesi di Sapporo, nel 1972, lo svizzero si presenta al massimo della forma. Con il pronostico che lo accredita del ruolo di grande favorito. Anche perché è fuori dai Giochi l’unico avversario che sembrerebbe in grado di impensierirlo, proprio Schranz che ha vinto tre discese in successione dopo la prima vittoria stagionale di Russi a St.Moritz, escluso per aver violato le regole, ferree, del dilettantismo, tanto da indurlo a porre fine alla sua leggendaria carriera.

Tra gli outsiders che ambiscono, comunque, a provare a battere Russi o quanto meno a strappare una medaglia, ci sono Heini Messner, che guida il Wunderteam austriaco, ed Henri Duvillard, entrambi saliti ripetutamente sul podio, così come qualche legittima ambizione la cullano gli altri due svizzeri Walter Tresch e Roland Collombin, quest’ultimo poco meno che 21enne ed astro nascente di un paese che produce campioni a getto continuo. Marcello Varallo, Giuliano Besson, Stefano Anzi e Gustavo Thoeni difendono i colori azzxurri, ma infine si classificheranno nell’ordine dal decimo al tredicesimo posto.

La sfida per la vittoria, sul Mout Eniwa di Hokkaido, il 7 febbraio 1972, si accede da subito con la prova dello svizzero meno blasonato, Andreas Sprecher, pettorale numero 1, che segna il miglior tempo in 1’53″11. Thoeni è lontano, così come il francese Orcel, ed allora ecco che con il pettorale numero 4 si lancia dal cancelletto proprio Russi. Lo svizzero è guidato da una determinazione feroce, e se il suo allenatore Paul Berlinger ha grattato via la sciolina poco prima della partenza tanto da mettergli ai piedi sci perfettamente guidabili, ecco che il campione di Andermatt, tecnicamente impeccabile e stilisticamente bello a vedersi, plana a valle fermando il cronometro su un 1’51″43 che nessuno può proprio avvicinare. Non ci riescono Milne e Cordin, gli avversari iridati, non meglio che 23esimo e settimo, parzialmente ci provano Messner, sceso con il pettorale numero 5, che va a prendersi il bronzo con un distacco che sfiora il secondo, e Collombin, che col pettorale numero 11 fa correre un brivido, minimo, sulla schiena dell’illustre connazionale salendo sul secondo gradino del podio con un margine di 0″64. Quando poi anche Tresch, infine sesto, e il norvegese Erik Haker, che ha il pettorale 26, chiude in quinta posizione, ecco che per Russi è già tempo di aggiungere l’oro olimpico alla vittoria mondiale di due anni prima.

Al vertice della gloria sportiva, Russi, che a fine anno si merita la palma di “sportivo dell’anno” in Svizzera, è pronto a cogliere altre tre vittorie in Coppa del Mondo (saranno infine nove) a Grindelwald e St.Anton nel 1973 e a Morzine nel lontano 1977. Ma… ma all’orizzonte già si profilano le figure di Roland Collombin, che vedrà una carriera luminosa spezzarsi con una terribile caduta a Val d’Isere, e del “kaiser” Franz Klammer, che dominerà la scena e ai Giochi di Innsbruck del 1976 negherà a Russi un clamoroso bis.

Già, ricordate? Bernhard Russi, bello, bravo e maledettamente competitivo nei giorni che contano. E a casa del nemico asburgico sarà medaglia d’argento. Canto del cigno di una carriera comunque monumentale.

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