HECTOR SCARONE, “EL MAGO” CHE RINUNCIO’ AI SOLDI PER AMOR DI PATRIA

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Hector Pedro Scarone – da:pallonateinfaccia.com

Articolo di Giovanni Manenti

Nessun dubbio sul fatto che il Football – quantomeno nella sua accezione moderna – sia nato in Inghilterra, dove risalgono la più antica competizione a livello di Club, la sempre prestigiosa “Football Association Challenge Cup”, la cui prima edizione data addirittura 1871-’72, così come nel 1888 viene creata la “Football League”, con conseguente disputa del relativo Campionato, vinto, per la cronaca, dal Preston North End …

Ma, una volta superata l’era pionieristica di tale nuova disciplina ed “esportata” la stessa nel resto dell’Europa, ecco che – in parte a causa dell’isolazionismo da parte delle Nazioni britanniche – nel periodo tra le due guerre il Calcio assume una connotazione ben diversa, prendendo piede altresì oltre Oceano e, particolarmente, in Sudamerica.

E, così come erano stato gli inglesi a far conoscere il Football nel resto del Vecchio Continente, Italia in particolare, ecco che sono proprio gli emigranti del Bel Paese, in cerca di fortuna lontano dalla terra natia, a dare un sensibile contributo alla crescita del rinominato “Futbol” in Sudamerica.

E ad emergere in questo periodo è una Nazione che del Futbol ha fatto la sua ragione di vita, ovverossia l’Uruguay, la cui rappresentativa – la “Celeste” per antonomasia – domina un intero decennio, gli anni ’20, cogliendo allori in ogni luogo del pianeta …

Nereo Rocco era poco più di un bambino allorché la “Celeste” metteva già in pratica quello che lui avrebbe successivamente definito “l’asse portante” di una squadra che volesse ambire ai vertici del calcio, ovvero dotarsi di un granitico difensore, un eccellente centrocampista ed una punta che garantisse il giusto quantitativo in fatto di realizzazioni.

Per la difesa, nessun dubbio sul carisma del leader, “El Gran Mariscal” (“Il grande Maresciallo”) José Nasazzi, capitano della “Seleccion” bicampione olimpica e vincitrice della prima edizione dei Mondiali nel 1930, ed altrettanto può dirsi del primo giocatore universale della storia del Calcio, vale a dire “La Maravilla Negra” (“La Meraviglia nera”), al secolo José Leandro Andrade, peraltro unico giocatore di colore di quella fantastica formazione.

E poi, c’è lui, “El Mago”, attaccante dalla classe purissima abbinata ad un tiro di rara potenza e precisione, capace di scegliere la soluzione personale al pari di mettersi al servizio dei compagni, come dimostra il suo modificare la posizione in campo da punta centrale a mezzala offensiva, da molti ritenuto il più forte giocatore offensivo della storia del “Futbol” al di qua del Rio de La Plata che, per chi non fosse pratico di geografia, è il fiume che separa le due acerrime rivali di Argentina ed Uruguay e sulle cui rive sorgono le rispettive Capitali, Buenos Aires a Nordovest e Montevideo a Sudest …

Questo “lui”, altri non è che Hector Pedro Scarone, il quale nasce proprio a Montevideo a fine novembre 1898, figlio di emigranti liguri, dal cui padre, Giuseppe, acquisisce “la pasion por el Futbol”, poiché quest’ultimo lo porta, assieme al fratello maggiore Carlos – di ben 10 anni più grande – ad assistere alle gare dell’allora CURCC (“Central Uruguay Railway Cricket Club”), Società per la quale non poteva non tifare, visto che era stata fondata da impiegati ed operai delle “Ferrovie dell’Uruguay Centrale” per cui lavorava …

E maggiore soddisfazione non può esservi, per papà Giuseppe, allorché il figlio Carlos indossa proprio la maglia di quel Club che, di lì a poco, avrebbe mutato il suo nome in quello per cui è universalmente conosciuto, vale a dire il Penarol, salvo varcare pressoché immediatamente il confine per accasarsi al Boca Juniors – dove gli stipendi erano indubbiamente più invitanti – senza peraltro convincere appieno la Dirigenza bocaense, così da far ritorno “a stretto giro di posta”, ma portandosi dietro un “tradimento” a livello familiare.

Carlos Scarone, difatti, non torna ad indossare la maglia dell’oramai ridenominato Penarol, ma si accasa ai “rivali storici” del Nacional Montevideo, “Los Tricolores” (“I Tricolori”) per effetto del bianco, azzurro e rosso che compone le loro divise di gioco, formazione di cui fa la fortuna nelle successive 13 stagioni, periodo nel corso del quale contribuisce a suon di reti (152 in 227 gare disputate …) alla conquista di ben 8 titoli nazionali.

Sicuramente un ottimo attaccante, il maggiore dei fratelli Scarone, ma quanto a tecnica individuale non vi è confronto con quanto riesce a dimostrare sul rettangolo di gioco Hector, il quale, affascinato dalle imprese di Oscar, entra anch’egli a far parte delle formazioni giovanili del Nacional, scalando peraltro talmente in fretta le gerarchie che già nel 1916, non ancora 18enne, fa il suo esordio in prima squadra e contribuisce alla conferma del titolo conquistato l’anno precedente.

Per Hector Scarone non passa molto tempo affinché si schiudano le porte della Nazionale, che a quei tempi, eccezion fatta per la “Copa America” – prima grande Manifestazione a livello continentale, essendo il “British Home Championship”, inaugurato nel 1884, riservato alle sole rappresentative d’oltremanica – disputava esclusivamente incontri contro l’Argentina ed è pertanto scontato che, proprio contro la “Albiceleste”, il 2 settembre 1917 al “Parque Central” di Montevideo (lo stadio del Nacional …), la non ancora 19enne futura stella del calcio uruguagio faccia il suo esordio, gara risolta a favore dei padroni di casa grazie ad una rete di Angel Romano a 7’ dal termine …

Un esordio che fa da apripista alla convocazione per la successiva seconda edizione della ricordata “Copa America, con l’Uruguay, detentore del titolo vinto l’anno precedente in Argentina, ricopre la veste di Paese organizzatore ed alla quale partecipano altresì Argentina, Cile e Brasile.

Con un fronte offensivo per il quale il Commissario Tecnico Ramon Platero si affida ai trio di “Artilheros” del Nacional, costituito, oltre che dai due Scarone, anche dal citato Romano – il quale, con una carriera parallela a quella del maggiore dei due fratelli, mette a segno 167 reti nelle 389 gare disputate con il Club – la “Celeste” non ha difficoltà alcuna a confermarsi Campione, infliggendo due pesanti 4-0 sia al Cile (doppiette di Romano e Carlos Scarone) che al Brasile (ancora doppietta di Romano ed una rete a testa per i due fratelli), prima che tocchi al più giovane del trio mettere il suggello con l’unico centro che, al 62’, decide la sfida con l’Argentina …

Una competizione, quella della “Copa America”, che diviene terreno di fertile conquista per i rappresentanti dei “Tricolores”, che, dopo aver concluso a pari merito con il Brasile l’edizione 1919 solo per poi essere sconfitti dai verdeoro in un’interminabile gara di spareggio, risolta dal leggendario Arthur Friednreich al 122’ di un incontro durato 150’ per la disputa di ben quattro tempi supplementari (!!), tornano a sollevare il Trofeo l’anno seguente, per l’ultimo Torneo disputato da Carlos ed al quale Hector non prende parte, con Romano a far la parte del leone con tre reti all’attivo.

Uruguay che, orfano dei due “fratelli terribili”, conclude al terzo posto le due successive edizioni, nel mentre a livello di Club il Nacional si alterna con il Penarol nell’affermarsi sul fronte interno, facendo suoi i titoli del 1917, ’19, ’20 e ’22, lasciando ai rivali quelli del 1918 e del ’21 …

Si arriva quindi ad una prima “spaccatura” nel sempre turbolento clima che caratterizza il Futbol sudamericano, derivante dall’aver trasgredito, da parte del Penarol e del Central, al divieto di incontrare, sia pur in gare amichevoli, i Club argentini aderenti alla “Asociacion Amateurs de Football”, con conseguente espulsione degli stessi da parte della “Asociacion Uruguaya de Football” …

Per tutta risposta le ridette Società danno vita alla “Federacion Uruguaya de Football”, a cui aderiscono altre 30 formazioni, che disputano per un biennio un Torneo parallelo, vinto nel 1923 dall’Atletico Wanderers e, l’anno seguente, dallo stesso Penarol, mentre il Nacional, privo dei suoi principali avversari, non ha alcuna difficoltà a confermarsi Campione anche in tale arco temporale.

Ciò comporta altresì che i giocatori dei “Club dissidenti” non siano convocati per gli impegni della “Celeste” relativi sia alle edizioni 1923 e ’24 della “Copa America” al pari della prima volta in cui una formazione sudamericana partecipa alle Olimpiadi, facendo il proprio debutto ai Giochi di Parigi 1924.

Chiamato ad organizzare la settima edizione del Torneo Continentale, l’Uruguay, alla cui guida è ora Leonardo De Lucca, non risente della forzata mancanza degli “Aurinegros”, concludendo il Torneo a punteggio pieno grazie stavolta più alla forza della sua difesa – dove giganteggia “El Mariscal” Nasazzi, al suo primo trionfo da Capitano e fa altresì il suo esordio “La Maravilla negra” Andrade – che alle qualità degli attaccanti, come testimoniano i successi per 2-1 sul Brasile e per 2-0 sia su Argentina che Cile, con Scarone ad andare a segno solamente in quest’ultima gara …

La Manifestazione mette però in evidenza un altro attaccante di origini italiane, vale a dire Pedro Petrone, di 6 anni e mezzo più giovane di Scarone e con il quale fa coppia a partire dalla successiva stagione, per poi seguirne le orme anche nel trasferimento, anni più tardi, nel Paese che aveva dato i natali ai propri genitori.

Nel frattempo, la “Celeste” prepara la spedizione nel vecchio Continente, sbarcando nella Capitale transalpina per competere alle Olimpiadi di Parigi 1924, unica formazione, assieme agli Stati Uniti, ad essersi sobbarcata la traversata atlantica, per quella che è altresì la prima partecipazione in assoluto del Paese sudamericano alla Rassegna olimpica nel suo complesso.

E l’Europa ha così l’occasione di ammirare una straordinaria macchina da goal, le cui esibizioni lasciano a bocca aperta e che vedono il duo Petrone/Scarone nel ruolo di protagonisti, a partire dal primo turno (7-0 alla Jugoslavia, acuto di Scarone e doppietta di Petrone), cui segue il successo per 3-0 (identica ripartizione tra i due) sugli Stati Uniti agli Ottavi e l’ancor più netto 5-1 (una doppietta a testa, oltre ad un centro di Romano) sui padroni di casa ai Quarti …

In semifinale, l’Uruguay trova la sua unica resistenza, costituita da un’Olanda che chiude in vantaggio il primo tempo (acuto di Pijl alla mezzora …), per poi essere raggiunta poco dopo l’ora di gioco da Cea e quindi, allorché il Direttore di gara assegna un calcio di rigore ai sudamericani a 9’ dal termine, non vi è alcun dubbio tra i compagni su chi debba incaricarsi della trasformazione …

Sul dischetto, ovviamente, va Hector Pedro Scarone, il quale non lascia scampo al portiere avversario van der Meulen per il punto che vuol dire Finale per l’Oro, in cui a far la parte della vittima sacrificale è la Svizzera, asfaltata con un 3-0 (Petrone, Cea e Romano) che non lascia spazio a recriminazioni di sorta, con Petrone a laurearsi Capocannoniere del Torneo con 7 reti rispetto alle 5 di Scarone ed alle 4 di Cea.

E’ questa la sola medaglia conquistata dall’Uruguay ai Giochi parigini, per poi, il successivo ottobre, tornare ad ospitare la “Copa America”, in cui conferma la sua superiorità, pur non andando oltre lo 0-0 nel “Clasico” contro l’Argentina, anche per l’assenza di Scarone, infortunatosi nel secondo match contro il Paraguay.

Ma se le cose vanno a gonfie vele con la “Celeste”, altrettanto non può diverso a livello di Club, in quanto il caos a livello federale imperversa, con la stagione 1925 addirittura annullata per decisione del Governo, che intende riportare il Futbol alla normalità con il ripristino di una sola Federazione …

E così, nel mentre la situazione si evolve con la definitiva soppressione della “aventiniana” “Federacion Uruguaya de Football” ed il riconoscimento della “Asociacon Uruguaya de Football” come l’unico Ente calcistico del Paese, il Nacional sfrutta l’anno di interruzione dell’attività per svolgere una lunga tournée – durata ben 190 giorni, da febbraio ad agosto, per quella che passa alla storia del Club come “La Gira de 1925” – in Europa, dove l’anno prima la qualità del calcio uruguagio era stata ammirata in sede olimpica, e molte squadre del vecchio Continente fanno a gara per misurarsi con i “Migliori del Mondo” …

Un’occasione da non perdere per fare pubblicità al Club ed al calcio sudamericano in generale, nonché per mettersi in mostra ai migliori talenti, ai quali si era aggiunto l’anno prima “El Manco” Hector Castro, così chiamato perché privo della mano destra, amputata per un incidente sul lavoro allorché 13enne, lavorava in una segheria …

Spettacolo doveva essere e spettacolo è, con il Nacional ad aggiudicarsi 26 delle 38 gare disputate, con 7 pareggi ed appena 5 sconfitte, e per rendersi conto come suonasse alla perfezione l’equazione “Tricolores”=”Celeste”, la formazione di Hector Scarone si impone con punteggi roboanti contro le Nazionali di Olanda (7-0), Francia (6-0), Belgio (5-1) e Svizzera, superata due volte, per 5-2 e 5-1 …

Ovvio che i maggiori Club europei cercano di accaparrarsi tali fuoriclasse e su Scarone mette gli occhi nientemeno che il Barcellona, che lo tessera nel 1926 e grazie al cui apporto conquista la Coppa di Spagna, per poi sottoporgli un ricchissimo contratto da professionista all’alba dell’introduzione, in terra iberica, del primo Campionato a Girone Unico, nella Stagione 1928-’29 …

Ed è qui che il figlio di emigranti liguri compie quella “scelta di vita” che ai giorni nostri appare incomprensibile, vale a dire rinunciare ai soldi per non perdere lo “status da dilettante” e, conseguentemente, non poter difendere, con la propria Nazionale, il titolo olimpico in occasione dei prossimi Giochi di Amsterdam ’28, una decisione che appare ancor meno comprensibile laddove si consideri che, in ogni caso, Scarone una medaglia d’Oro l’aveva già in bacheca …

Un’altra epoca ed un altro Calcio, senza ombra d dubbio, di cui in ogni caso ne beneficia la “Celeste”, che può così ripresentarsi sul palcoscenico olimpico assieme alla sua indiscutibile Stella, non prima di essersi aggiudicata la sua sesta “Copa America” nel 1926, edizione conclusa a punteggio pieno ed in cui emerge a protagonista la coppia “Tricolor” formata dai due Hector, “El Manco” ed “El Mago”.

Pur se la palma del capocannoniere va al cileno David Arellano con 7 reti, Scarone vive la sua “Giornata di Gloria” mettendo a segno una cinquina nel 6-0 rifilato alla Bolivia, imitato da Castro con il poker realizzato nel 6-1 al Paraguay, per poi concludere appaiati a quota 6, un’autentica “macchina da gol che si appresta a confermarsi ai Giochi di Amsterdam ’28, non fosse altro che per “vendicare” la beffa subita l’anno prima in “Copa America”, dove la sfida decisiva nel “Clasico” viene risolta a favore dell’Argentina per 3-2 grazie ad una sfortunata autorete di Canavessi a 5’ dal termine, dopo che Scarone, con una doppietta, aveva tenuto in gara i suoi compagni. 

Le Olimpiadi di Amsterdam rappresentano, a tutti gli effetti, l’antipasto della prima edizione dei campionati Mondiali che si sarebbero disputati due anni dopo proprio a Montevideo, ma con un livello tecnico e di partecipazione indubbiamente superiore, data la presenza, oltre che dei campioni in carica, anche di Argentina e Cile (pur se quest’ultimo eliminato nel turno preliminare dal Portogallo …) per ciò che riguarda il Sudamerica, e del meglio che il Vecchio Continente può proporre – Inghilterra a parte, of course, e con le sole assenze di Austria ed Ungheria – visto che sono della partita Italia, Germania e Spagna.

Ma, ancora una volta, il decennio costituito dagli anni ’20 ribadisce come il divario tra le due scuole sia ben lungi dall’essere colmato, prova ne sia il percorso sia della “Celeste” – 2-0 agli Ottavi ai padroni di casa olandesi (Scarone ed Urdinaran gli autori delle reti) ed un più netto 4-1 (tripletta di Petrone ed acuto di Castro) alla Germania nei Quarti – che, ancor più roboante, della “Albiceleste” che, dopo un imbarazzante 11-2 rifilato agli Stati Uniti (poker di Tarasconi e tripletta di Cherro …), rifila un 6-3 anche al Belgio, in cui l’attaccante del Boca Juniors si conferma con una seconda quaterna.

Giunte alle semifinali, l’Argentina è favorita dall’essere abbinata al sorprendente Egitto, contro il quale Tarasconi si “limita” (bontà sua …) ad una tripletta nel 6-0 conclusivo, mentre all’Uruguay tocca una quanto mai ostica Nazionale azzurra che annovera tra le sue file Campioni del calibro di Combi, Rosetta, Caligaris, Bernardini, Baloncieri, Schiavio e Levratto …

Una sfida in tutto e per tutto degna di una Finale mondiale e che vede l’Italia portarsi in vantaggio dopo 9’ con il granata Baloncieri, solo per vedersi travolta nell’arco di soli 20’ dalla furia dell’attacco sudamericano, tre volte a segno con Cea, Campiolo e, manco a dirlo, Scarone, riuscendo comunque a restare in partita sino al 90’ grazie al punto del definitivo 3-2 messo a segno da Levratto allo scoccare dell’ora di gioco.

E così, mentre l’Italia sfoga la propria amarezza sui malcapitati nordafricani, sommersi sotto un eloquente 11-3 nella sfida per il bronzo, ecco che la Finale da tutti attesa, un “Clasico” in terra straniera, va in scena il 10 giugno 1928 allo “Stadio Olimpico” di Amsterdam, alla presenza di oltre 28mila spettatori, i quali hanno la possibilità di gustarsi una seconda esibizione visto che, dopo che ad inizio ripresa Ferreira ha pareggiato il vantaggio iniziale di Petrone, i tempi supplementari non sono stati sufficienti a decretare una vincitrice …

Tutto da rifare, quindi, ed ecco Argentina ed Uruguay ripresentarsi sul medesimo palcoscenico tre giorni dopo, con ancora la parte a nord del Rio de la Plata ad andare per prima a segno con Figueroa per un vantaggio durato lo spazio di poco più di 10’ prima che il capitano della “Albiceleste” Luisito Monti non impatti con una delle sue proverbiali conclusioni da fuori …

Risultato di parità che non si sblocca durante i secondi 45’ e, quando sono in molti a pensare ad un nuovo prolungamento, ecco ad un quarto d’ora dal termine toccare a “El Mago” cavare dal cilindro la soluzione vincente sotto forma di una cannonata da circa 40 metri che non lascia scampo ad Angel Bossio per il punto del 2-1 che consegna all’Uruguay quella che, a tutt’oggi, è la sua sola seconda medaglia d’Oro nella Storia dei Giochi e consacra Hector Pedro Scarone, oramai prossimo alla soglia dei 30 anni, come stella di assoluto valore …

Resta un ultimo scalino da superare per coronare una straordinaria Carriera, vale a dire regalare ai propri tifosi la gioia del titolo iridato nella prima edizione dei Campionati Mondiali che, come ricordato, si disputano proprio in Uruguay nel 1930, Sede scelta per ricordare i 100 anni dalla promulgazione della Costituzione del Paese, con tanto di costruzione a tempo di record dell’impianto, denominato appunto “Estadio Centenario”.

In una rassegna, come già riferito, di un valore tecnico largamente inferiore a quello olimpico – delle formazioni europee, si sobbarcano la trasferta in Sudamerica solo Jugoslavia, Francia, Romania e Belgio, non certo il meglio che il Vecchio Continente possa offrire all’epoca – proprio Scarone ne avverte la grande responsabilità, colto da una crisi nervosa che gli impedisce di scendere in campo all’esordio, coi padroni di casa ad avere ragione a fatica del Perù, superato per 1-0 colo grazie ad una rete di Cea a metà ripresa …

Rimessosi in condizione di giocare, Scarone fornisce il proprio contributo al netto 4-0 sulla Romania che qualifica la “Celeste” alle semifinali, avversaria l’unica europea rimasta in lizza, la Jugoslavia, spazzata via con un eloquente 6-1, stesso punteggio con cui l’Argentina de “El Filtrador” Guillermo Stabile, centravanti dell’Huracan, si sbarazza degli Stati Uniti …

E’ fine luglio 1930, il 30 per l’esattezza, allorché oltre 68mila spettatori si danno convegno sulle tribune dello “Estadio Centenario” per assistere alla Finale da tutti pronosticata, e per Hector Pedro Scarone, il figlio di emigranti liguri, la stessa rappresenta altresì la sua gara numero 52 con la maglia del Paese che lo ha adottato e trattato come un figlio – ben 30 delle quali disputate contro i rivali storici – così da sentirsi addosso una pesante responsabilità, pur potendo contare su altri tre compagni di squadra nell’undici che scende in campo, vale a dire Andrade, Castro e Cea …

Incaricato della sua marcatura è un “mastino” come Luisito Monti, uno che non va tanto per il sottile, ma l’intelligenza calcistica de “El Mago” è tale che si trasforma da goleador a rifinitore, evitandone il duro tackle per fornire a Dorado la rete del vantaggio al 12’, anche se poi l’Argentina reagisce e conclude in vantaggio 2-1 la prima frazione di gioco …

Onde evitare polemiche e discussioni, si era giunti alla salomonica decisione che la Finale venisse giocata il primo tempo con un pallone portato dagli ospiti ed il secondo dai padroni di casa e non è dato sapere se la circostanza sia stata o meno così determinante, fatto sta che nella ripresa l’Uruguay ribalta il risultato grazie a tre reti che portano la firma di Cea, iriarte e Castro, con Scarone ancora n veste di “assistman” in una circostanza, così che il primo trionfo mondiale della “Celeste” porta al suo interno il marchio indelebile dei “Tricolores” …

Oramai pagati tutti i debiti di riconoscenza in patria, Scarone può finalmente emigrare all’estero, scegliendo come ovvio la terra dei suoi avi e compiendo la traversata atlantica nell’estate 1931 assieme al compagno di squadra Petrone, con quest’ultimo ad accasarsi alla Fiorentina, mentre l’oramai 33enne Hector approda all’Ambrosiana-Inter, la cui dirigenza sogna un tandem da favola con la stella nerazzurra Peppino Meazza …

Purtroppo, la carta d’identità reclama i suoi diritti, ed una serie di infortuni limita a sole 14 presenze l’avventura meneghina di Scarone – comunque impreziosita da 7 reti all’attivo – per poi vivere altre due stagioni in Italia, vestendo la maglia rosanero del Palermo, prima di fare ritorno in Sudamerica dove pone fine alla sua straordinaria Carriera, nel 1939 a 41 anni di età, giocandosi gli ultimi spiccioli di gloria ancora davanti ai suoi tifosi del Nacional …

Questa è la cronaca dell’esperienza agonistica di uno dei più forti attaccanti che mai abbiano vestito i colori della “Celeste”, ma da sola non riesce a rendere merito a quelle che sono state le qualità tecniche di Scarone, quanto, al contrario, è stato in grado di esprimere “il Balilla” Meazza con queste parole:

Venne all’Inter a 33 anni ed era ancora il migliore di tutti; faceva cose che noi altri potevamo solo immaginare e non oso neppure pensare cosa potesse essere stato 10 anni prima, quando era al top della forma fisica e tecnica. Sinceramente, non sono uno che nella sua carriera non ha affrontato e visto molti altri calciatori, ma a parer mio Scarone resterà sempre inarrivabile …!!

E, detto da uno che di Mondiali ne ha vinti due, c’è da credergli …!!

 

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