THIERRY VIGNERON, IL PRIMATISTA DELL’ASTA CHE NON SAPEVA VINCERE

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Il Saltatore con l’asta francese Thierry Vigneron – da:pinterest.it

Articolo di Giovanni Manenti

Il Motto Olimpico “Citius!, Altius!, Fortius!” (dal latino, “Più veloce, più in alto, più forte”) ben si addice a quegli Sport – in particolare Atletica Leggera e Nuoto – dove, oltre alle vittorie, gli atleti si confrontano nell’abbattere barriere – siano le stesse metriche o cronometriche – che li fanno entrare nella Storia delle rispettive specialità, “muri” che, con il passare degli anni e l’evolversi delle discipline, vengono progressivamente spostati in avanti …

Ciò comporta il fatto, però, che vi siano atleti in grado di conciliare vittorie e medaglie con il raggiungimento dei rispettivi primati – due esempi per tutti, il Saltatore con l’asta Sergej Bubka ed il nuotatore Michael Phelps – ed altri che, al contrario, salgono sui gradini più alti del podio senza mai ottenere Record mondiali, così come vi è chi svolge una carriera che lo vede infrangere primati senza la soddisfazione di una Gloria olimpica od un titolo iridato.

E, visto che abbiamo citato l’ucraino Bubka, proprio la specialità del Salto con l’asta è quella che forse ha visto più spesso delle altre il verificarsi di questa discrasia, in parte dovuta anche al fatto che, al pari del salto in alto, gli atleti sono chiamati a confrontarsi con un avversario in più, oltre al rivale in pedana, vale a dire quell’asticella da superare, a cui si aggiunge l’ulteriore rapporto con l’attrezzo, l’asta appunto, da coordinare per il superamento della prova.

Tutta questa premessa utile per presentare il protagonista della nostra Storia odierna, l’ultimo in grado di sfidare il leggendario ucraino a misure inaccessibili agli altri “comuni mortali” e che al termine del suo decennio ai vertici della specialità, può essere etichettato con la mai tanto disprezzata etichetta di “Perdente di successo”.

I più preparati in materia avranno già capito come non si tratti che del francese Thierry Vigneron, il quale nasce il 9 marzo 1960 a Gennevilliers, centro di 40mila anime a soli 10 chilometri dalla Capitale Parigi, e che diviene, nel corso degli anni ’80, uno dei più celebrati interpreti della “Scuola transalpina” del salto con l’asta, visto che – dopo alcuni sprazzi nei decenni precedenti da parte di Hervé D’Encausse e François Tracanelli – vede ben tre suoi rappresentati, vale a dire Philippe Houvion, Patrick Abada e Jean-Michel Bellot, concludere l’anno 1979 classificandosi rispettivamente al terzo, quarto e decimo posto del Ranking mondiale stilato dalla prestigiosa rivista americana “Track & Field News”.

Ed il 1979 è anche l’anno in cui Vigneron fa il suo esordio sulla scena internazionale mettendosi in evidenza grazie alla medaglia di bronzo conquistata ai Campionati Europei juniores di Bydgoszcz, in Polonia, con la misura di m.5,40 dovendo accontentarsi del gradino più basso del podio solo per un maggior numero di errori rispetto ai sovietici Vladimir Polyakov ed Aleksandr Krupskiy.

Il 19enne Thierry, probabilmente contento per questo positivo esordio – dopo che due anni prima, a Donetsk, si era classificato non meglio che nono con m.4,80 – non può certo immaginare che l’esito della citata Rassegna continentale altro non è che la “cartina di tornasole” di una maledizione che lo perseguiterà per il resto della carriera, in cui l’emozione gioca sicuramente un ruolo non trascurabile, poiché altrimenti non si riesce a comprendere come abbia potuto fallire tutti gli appuntamenti più importanti ai quali si presentava da favorito, ovviamente prima dell’entrata in scena di Bubka, di quasi quattro anni più giovane …

Che Vigneron abbia qualità da vendere è indubbio, lo dimostra dapprima salendo sino a m.5,61 il 30 settembre ’79 a Longwy, per poi vivere la sua prima stagione ai vertici assoluti l’anno seguente, in cui il primato mondiale viene migliorato per ben cinque volte.

In questa “gara a superarsi”, difatti – dopo che l’1 maggio il 20enne francese aggiunge 6 centimetri al proprio personale valicando l’asticella posta a m.5,67 – dieci giorni dopo, l’11 maggio all’Arena di Milano, il polacco Wladyslaw Kozakiewicz migliora di due centimetri il record detenuto dall’americano Dave Roberts innalzandosi sino a m.5,72 per poi vedersi a propria volta superato dallo stesso Vigneron, che in ben due occasioni, l’1 ed il 28 giugno ’80, realizza la misura d m.5,75 ai rispettivi Meeting di Colombes e Lilla, limite a propria volta battuto dal ricordato connazionale Houvion che sale sino a m.5,77 il 17 luglio a Parigi, ad una sola settimana dall’apertura delle Olimpiadi di Mosca, in un Meeting in cui Vigneron salta m.5,65.

Assenti gli specialisti americani, sulla pedana dello “Stadio Lenin” della Capitale moscovita, a darsi battaglia sono i rappresentanti di tre grandi scuole, vale a dire quella francese (che schiera Houvion, Bellot e Vigneron), la polacca, rappresentata, oltre che dal citato Kozakiewicz, dalla medaglia d’Oro di Montreal Tadeusz Slusarski e da Mariusz Klimczyk, e la sovietica, che peraltro perde Yuriy Prokhorenko in qualificazione, presentandosi alla Finale del 30 luglio con i soli Konstantin Volkov e Sergey Kulibaba.

Con gli altri quattro finalisti a svolgere il ruolo di “spettatori non paganti”, le prime 8 posizioni sono appannaggio dei citati atleti, ma il primo ad arrendersi, assieme al sovietico Kulibaba, è proprio Vigneron, che dopo aver saltato alla prima prova sia m.5,25 che m.5,45 si arrende fallendo tutti e tre i tentativi alla quota di m.5,55 ben 20 centimetri al di sotto del suo personale.

Non una gran miglior fortuna hanno i suoi compagni di squadra, con Bellot quinto a m.5,60 ed Houvion a subire la doppia beffa di vedersi sfuggire il podio a parità di misura (m.5,65) con Volkov e Slusarski per un maggior numero di errori commessi e poi assistere al salto vincente di Kozakiewicz che, con già la medaglia d’Oro al collo, valica l’asticella a m.5,78 per migliorare di un centimetro il suo fresco primato mondiale.

E che Vigneron avesse nelle corde quantomeno la possibilità di conquistare l’argento lo dimostra il fatto che, ad appena cinque giorni di distanza, si aggiudica il “Golden Gala” di Roma con m.5,70, misura replicata il 22 agosto a Bruxelles nel “Memorial Ivo Van Damme, potendo comunque portare a sua giustificazione il fatto che, per un 20enne, l’atmosfera della sua prima apparizione ai Giochi può averlo condizionato.

Molto più a suo agio, viceversa, Vigneron si trova nelle Manifestazioni al coperto – le uniche in cui riesce ad affermarsi in oltre 20 anni di carriera – inaugurando la serie dei successi ai Campionati Europei Indoor di Grenoble ’81, dove il 22 febbraio si aggiudica l’Oro con la misura di m.5,70 che eguaglia il suo stesso primato mondiale al coperto stabilito poco più di un mese prima, il 18 gennaio a Lione.

Un’iniezione di fiducia di cui il 21enne parigino aveva sicuramente bisogno per affrontare una stagione all’aperto caratterizzata da una seconda caratteristica quanto mai, per lui, negativa, vale a dire il fatto che i suoi primati durino lo spazio di un amen, quasi come se il realizzarli rappresentasse la molla affinché un altro atleta si decidesse a far meglio.

Questo accade puntualmente allorché Vigneron è il primo atleta al Mondo a superare i m.5,80, impresa che porta a termine il 20 giugno ’81 a Macon, solo per svegliare le mire del sovietico Polyakov, che a nemmeno una settimana di distanza, salta m.5,81 il 26 giugno a Tblisi, uno smacco che incide sulla prestazione del francese nell’unica Manifestazione internazionale di rilievo dell’anno.

Presentatosi, difatti, ancora una volta tra i favoriti per la medaglia d’Oro alle Universiadi che si svolgono a Bucarest, in Romania, dal 19 al 30 luglio, Vigneron fallisce ancora una volta il podio in una Finale che, peraltro, ha poco da invidiare ad una Olimpiade, visto che ad aggiudicarsi la Gara è il sovietico Volkov, che con m.5,75 precede il connazionale Polyakov ed Houvion, argento e bronzo rispettivamente con m.5,70 e m.5,65, ma è altresì indubbio che l’ex primatista mondiale si ferma, come l’anno prima a Mosca, ad una quota di 20cm. inferiore al suo personale, dimostrando una inattesa fragilità nelle competizioni di alto livello.

Basti pensare, difatti, che quella di Bucarest è l’unica sconfitta stagionale di Vigneron tra indoor ed outdoor, ed anche stavolta trova parziale soddisfazione con i m.5,71 con cui il 19 agosto si aggiudica il pur sempre prestigioso “Weltklasse” di Zurigo, così come aver scalato un’ulteriore posizione nel Ranking mondiale, raggiungendo la seconda posizione alle spalle del solo Volkov, dopo essere stato classificato terzo l’anno precedente …

L’anno seguente, in cui l’appuntamento principe sono i Campionati Europei di Atene ’82, vede Vigneron saltare la stagione al coperto, per poi presentarsi con un m.5,75 all’esordio a Nizza ad aprile, senza poi però ritrovare lo smalto della stagione precedente, tanto che alla citata Rassegna Continentale non va oltre un anonimo quinto posto con m.5,50 in una Finale ampiamente alla sua portata, visto che il podio è formato dai sovietici Krupskiy e Polyakov, oltre al bulgaro Atanas Tarev, tutti a quota m.5,60.

Logicamente sceso all’ottavo posto del Ranking mondiale, Vigneron si appresta a vivere un’altra stagione in “chiaroscuro” l’anno successivo, iniziata con confortanti risultati a primavera – sia in Patria, dove valica per due volte l’asticella a m.5,76 a Nizza, che in una tournée negli Usa, in cui sale sino a m.5,77 il 22 maggio a Westwood – e che lo vede battuto dal solo Volkov (m.5,65 a m.5,60) alle Universiadi ’83 di inizio luglio ad Edmonton.

Ma il 1983 è anche “l’anno della svolta” per il panorama atletico mondiale, in quanto – con 10 anni di ritardo rispetto al Nuoto – anche l’Atletica Leggera si dota dei suoi Campionati Mondiali, la cui prima edizione si svolge ad Helsinki dal 7 al 14 agosto, e qui Vigneron si rende conto di “aver sprecato” gli oltre tre anni di vantaggio anagrafico su Bubka, in quanto lo “Zar dell’asta” inaugura la sua strepitosa serie di sei titoli iridati consecutivi, affermandosi con m.5,70 …

Il problema, comunque, non è tanto il fuoriclasse ucraino, di fronte al quale tutti sono costretti ad inchinarsi, quanto le incredibili “controprestazioni” del francese, che anche in questo caso, vittima di un non ben definito “blocco psicologico”, si ferma addirittura a m.5,40 (!!), ben 40cm. al di sotto del proprio personale, misura che non può valergli altro che un desolante ottavo posto, pur se non meglio di lui fa il connazionale Quinon, vittima di tre errori sulla misura di entrata.

Questa “ansia da prestazione” deve aver mandato fuori di testa i tecnici della Federazione francese, che, attoniti, assistono a fine mese ad un “botta e risposta” tra i loro due rappresentanti, con Vignron, stavolta, a rispondere al record mondiale di m.5,82 stabilito da Quinon il 28 agosto al Meeting di Colonia, portandolo a m.5,83 quattro giorni più tardi, l’1 settembre, sulla sua pedana preferita, vale a dire quella dello “Stadio Olimpico” di Roma, in occasione del “Golden Gala”.

I primati ottenuti consentono a Vigneron di riconquistare il terzo posto nel Ranking di fine anno, alle spalle di Bubka e Volkov, ma oramai anche in quell’Albo d’Oro si profila minacciosa l’ombra del saltatore ucraino, che alza in maniera imperiosa l’asticella del record assoluto, migliorandolo in ben tre occasioni, tra il 26 maggio ed il 13 luglio ’84, sino alla quota ritenuta inaccessibile, di ben m.5,90 …

Peraltro il francese, a pochi giorni dal compimento dei 24 anni, si era affermato il 4 marzo ai Campionati Europei Indoor di Goteborg ’84 davanti a Quinon ed a Krupskiy portando a m.5,85 il primato mondiale al coperto, per poi far registrare un m.5,75 il 21 luglio a Sacramento, negli Stati Uniti, in preparazione delle Olimpiadi di inizio agosto a Los Angeles alle quali, a seguito del “contro boicottaggio” imposto da Mosca, sono assenti gli specialisti dell’Europa dell’Est, sovietici in testa.

Con Bubka e Volkov impossibilitati a partecipare, la sfida per il podio vede come logici favoriti Quinon e Vigneron, opposti agli atleti di casa Earl Bell e Mike Tully, con quest’ultimo ad aver stabilito il primato Usa con m.5,81 in occasione dei Trials di luglio.

Ed, in effetti, così è, con Vigneron e Bell a trovarsi al comando della Finale a pari merito dopo aver superato i m.5,60 – misura passata sia da Tully, già oltre i m.5,55 che da Quinon che, viceversa, ha solo un tentativo riuscito a m.5,45 – e quindi passare i m.5,65 viceversa superati da Tully alla terza prova, mentre Quinon, dopo un primo errore su detta quota, si riserva i successivi tentativi a m.5,70 …

La classica “partita a poker” tipica del Salto con l’asta, dove la carta vincente è proprio quella del 22enne lionese, che va oltre i m.5,70 per poi fare altrettanto al primo tentativo a m.5,75, misura che gli vale la medaglia d’Oro, con Tully ad accontentarsi dell’argento e la coppia Bell/Vigneron a dividersi il gradino più basso del podio, avendo entrambi fallito le tre prove a m.5,70.

Pur con l’unica medaglia olimpica conquistata in carriera, Vigneron deve ancora domandarsi come, anche in questo caso, ottenga prestazioni di oltre 20cm. inferiori ai suoi personali nelle grandi occasioni, soprattutto per quelle che sono le sue potenzialità, evidenziate in maniera tanto clamorosa quanto beffarda a fine mese, nell’amatissimo Meeting romano del “Golden Gala”.

La sera del 31 agosto 1984, difatti, ad un anno esatto dal suo precedente record di m.5,83 poi distrutto da Bubka, va in scena una “sfida titanica” tra il francese e l’ucraino ad altezze sinora mai toccate da esseri umani, il cui stesso orario, le ore 22:00 della fresca serata romana, si addice più al “match clou” di una riunione di pugilato che non di atletica leggera.

Fatto sta che la presenza dei due ultimi primatisti mondiali tiene viva l’attenzione delò pubblico sulla pedana dell’asta ed i protagonisti non si risparmiano, con Bubka a superare i m.5,60 alla seconda prova, così come Vigneron a m.5,70 mentre a m.5,81 l’ucraino fallisce il primo tentativo per tenere gli altri due a m.5,84, superati al pari del francese, che riesce nell’impresa alla seconda prova.

Si intuisce che nell’aria sta per succedere qualcosa di eclatante, allorché, rimasti soli in gara e non essendovi medaglie in palio, tanto vale andare subito all’assalto del record mondiale, con l’asticella posta a m.5,91 che Vignoron supera togliendo, momentaneamente, il primato al rivale …

Sono le 22:40, Bubka fallisce la sua prova e, quasi da consumato “habitué” del tavolo verde, chiede la misura di m.5,94 con Vigneron in attesa, cercando di scaricare la tensione venendo immortalato dalle telecamere mentre si fuma una Gauloise

Ricordate, vero, come una delle tante sfortune del francese fosse quella di vedere i propri record durare lo spazio di pochi giorni, ma mai avrebbe pensato che si potesse arrivare ad una manciata di minuti, allorché Bubka valica i m.5,94 riprendendosi lo scettro della specialità, per quello che, all’epoca, rappresenta l’ultimo sussulto della scuola francese ed, al contrario, l’inizio di una indiscussa supremazia che, già dall’anno seguente, vede il fuoriclasse ucraino superare la fatidica “quota 6 metri” e prendere quindi il volo verso vette inimmaginabili …

Se ad un atleta già di per sé fragile psicologicamente assesti un colpo da ko del genere, difficile riprendersi, ed invece, al contrario, dopo aver chiuso al quinto posto del Ranking mondiale ’84, Vigneron si riprende, disputando altre tre convincenti stagioni.

Dapprima, conquista l’argento alla prima (non ufficiale …) edizione dei Campionati Mondiali Indoor di Parigi ’85, inserendosi con m.5,70 tra i fratelli Sergey e Vassily Bubka (5,75 e 5,60 rispettivamente …), per poi ottenere la migliore misura dell’anno, manco a dirlo, al “Golden Gala”, dove il 7 settembre la sfida si ripropone, con l’ucraino ad avere (m.5,85 a m.5,80) ancora la meglio, ma comunque riconquistando a fine stagione la terza posizione nel Ranking Mondiale.

Vigneron è quindi atteso con rinnovata speranza alla Rassegna Continentale di Stoccarda ’86, alla quale si presenta forte dei m.5,90 saltati il 22 luglio a Parigi – che rappresentano la sua seconda miglior prestazione assoluta in carriera – ma ancora una volta la “sindrome da grande Manifestazione” lo colpisce e, dopo essersi qualificato per la Finale superando la misura di m.5,50 richiesta, incappa in tre nulli alla misura di entrata, assistendo così al peraltro unico successo europeo di Bubka, con il fratello Vassily a fargli da scudiero, con m.5,85 e 5,75 rispettivamente, mentre l’onore transalpino è salvato dal bronzo di Philippe Collet.

Ma quando nessuno è più disposto a scommettere sulle qualità agonistiche dell’oramai 27enne francese, ecco che “Tin Tin”, come è soprannominato, sforna un’ultima stagione di altissimo livello, inaugurata con la sessione invernale, che lo vede affermarsi per la terza volta ai Campionati Europei Indoor con la misura di m.5,85 per poi cogliere il bronzo alla Rassegna iridata di Indianapolis, a pari misura (m.5,80) con l’americano Bell, alle spalle dell’inarrivabile Bubka, primo con m.5,85.

Con un Oro ed un bronzo al coperto, per completare la raccolta stagionale di podi mancherebbe un argento alla seconda edizione dei Mondiali ’87 che, per fortuna di Vigneron, si svolgono nella “Città eterna, forse l’unica pedana dove non si sente a disagio, ed i fatti gli danno ragione.

Non essendo, infatti, nelle manifestazioni all’aperto, mai salito sul podio continentale ed avendo come miglior risultato olimpico il riferito bronzo ai Giochi “dimezzati” di Los Angeles ’84, si può tranquillamente affermare, che, a livello grandi appuntamenti, l’argento iridato di Roma rappresenti l’apice della carriera di Vigneron, in una Finale che vede Bubka “scherzare” con i suoi avversari, bastandogli due soli salti vincenti, a m.5,70 e m.5,85 per assicurarsi la medaglia d’oro, mentre, una volta tanto, il conteggio degli errori gioca a favore del francese, che si gode il secondo gradino del podio a parità di misura (m.5,80) con il non ancora 22enne emergente Radion Gataullin.

Il tris di medaglie consente a Vigneron di piazzarsi per la seconda (ed ultima volta …) al secondo posto del Ranking mondiale di fine anno, nonché di covare qualche speranza di podio in vista dell’appuntamento olimpico di Seul ’88, al quale si presenta peraltro con una miglior misura all’aperto di m.5,70 rispetto ai m.5,81 saltati il 5 febbraio ’88 in una riunione indoor a New York.

Giochi coreani che sanciscono il trionfo dell’Urss – alla sua ultima partecipazione olimpica prima del disgregamento dell’impero sovietico – con i suoi rappresentanti che monopolizzano il podio (Oro a Bubka con il record olimpico di m. 5,90, argento e bronzo a Gataullin e Gregoriy Yegorov con m.5,85 e 5,80 rispettivamente …), mentre Vigneron divide con Collet un onorevole quinto posto con m.5,70 alle spalle dell’americano Bell a parità di misura, con il protagonista della nostra storia ad entrare per l’ultima volta nella “Top Ten” mondiale con il settimo posto di fine anno.

Dopo aver saltato per infortunio la stagione 1989, Vigneron ha un ultimo sussulto con il bronzo ai Campionati Europei Indoor di Glasgow ’90 alle spalle della coppia sovietica Gataullin/Yegorov dopo aver peraltro saltato m.5,85 il 24febbraio a Colombes, per poi fallire nuovamente l’appuntamento continentale all’aperto di Spalato ’90, ancora caratterizzato da tre nulli alla misura di entrata dopo essersi presentato a detta rassegna con una miglior prestazione stagionale di m.5,77 ottenuta il 10 luglio a Nizza.

Oramai superata la trentina, Vigneron partecipa alla terza edizione dei Mondiali ’91 a Tokyo, classificandosi ottavo con m.5,60 (con Bubka a volare a m.5,95) e quindi, dopo aver saltato il successivo anno olimpico, completare la propria collezione di medaglie con un “modesto” argento ai Giochi del Mediterraneo di Narbonne ’93, con appena m.5,50 superato dal carneade greco Stavros Tsitouras.

Sicuramente non si può dire che “Tin Tin” Vigneron, con quella pettinatura da paggio dei tempi dell’Imperatore Francesco I, non abbia dato impulso e caratterizzato un periodo di profonda rivoluzione nella specialità dell’asta, l’ultimo ad arrendersi alla superiorità di Bubka, ma con un’altrettanto imbarazzante idiosincrasia alla vittoria, questa sconosciuta …

 

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