JENO FUCHS, IL CAMPIONE GRACILE E INSIGNIFICANTE CHE APRI’ LA STRADA AL DOMINIO UNGHERESE NELLA SCIABOLA

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Jeno Fuchs, secondo da sinistra – da turul.info

articolo di Gabriele Fredianelli

Aveva tutto tranne che il physique du rôle del campione olimpico. Piccolo, gracile, apparentemente insignificante, calvo, con gli occhiali sottili appoggiati sul naso: avrebbe potuto essere il contabile di una ditta come il Bernardo Soares di Pessoa. Non fu però un contabile bensì un buon avvocato e nella seconda parte della vita si occupò di affari di Borsa.

Il magiaro Jenő Fuchs era un outsider che emerse nel mondo della scherma proprio in una gara tra professionisti forensi e conquistò ben quattro medaglie olimpiche in due edizioni dei Giochi Olimpici, tra Londra 1908 e Stoccolma 1912, quando sarebbe apparsa la prima scintilla del talento di Nedo Nadi.

Nato a Budapest nel 1882, figlio di un tipografo, furono di Fuchs le prime medaglie ungheresi nella sciabola, specialità importata dall’Italia e dal magistero di Italo Santelli, per un dominio olimpico che sarebbe stato ininterrotto fino al 1964 nell’individuale (tranne nel ’20 quando i magiari non parteciparono) e al 1960 a squadre (tranne due episodi: nel ’20 e nel ’24, quando furono secondi).

A Londra 1908 Jenő dominò la gara individuale che vide cinque ungheresi nei primi cinque posti: vinse di misura davanti al connazionale Béla Zulawszky che sarebbe morto a Saraievo all’inizio della guerra qualche anno dopo. Ovviamente l’Ungheria vinse anche l’oro a squadre – insieme a lui e al compagno c’erano Oszkár Gerde, Péter Tóth, Lajos Werkner e Dezső Földes – eliminando l’Italia in semifinale, anche se gli azzurri (Nowak, Olivier, Bertinetti e i futuri generali Pirzio Biroli e Ceccherini) sarebbero arrivati all’argento davanti alla Boemia perché allora il regolamento prevedeva che si sfidassero per il secondo posto le formazioni battute dai campioni nei vari turni.

Nel 1912 l’Ungheria fu ancora più travolgente nella sciabola. E mise 7 finalisti su 8 nell’individuale. L’unica eccezione fu il diciottenne Nedo Nadi, che rese la vita difficile a Fuchs, cedendo solo 2-3 nella poule finale e chiudendo al quinto posto. Fuchs ovviamente vinse la prova ancora una volta, davanti a Béla Békessy che, come Zulawszky, sarebbe morto in guerra quattro anni più tardi. A squadre l’Ungheria, con l’aggiunta rispetto a quattro anni prima di Ervin Mészáros, László Berti e Zoltán Schenker, fu oro davanti ad Austria, Paesi Bassi e Boemia, dopo aver battuto l’Italia nel girone di semifinale.

Dopo la Grande Guerra, ormai quasi quarantenne Fuchs si perse Anversa 1920, edizione dei Giochi a cui l’Ungheria non fu ammessa in quanto potenza sconfitta. Nel 1924 a Parigi si batté invece nelle qualificazioni ma poi, a fronte di un numero chiuso di partecipanti, lasciò il posto a connazionali più giovani: avrebbe vinto Sándor Pósta. Ma in quel ’24 l’Ungheria a squadre, nonostante Posta, von Tersztyánszky e Garay, saltò l’unico oro della sua serie che sarebbe durata ancora 40 anni, cedendo all’Italia di Oreste Puliti nel girone finale.

Ma non ci fu solo la scherma nella sua vita sportiva: Jenő fu anche un valente vogatore e un bobbista di buon livello.

La sua vita visse anche di paradossi. Ebreo di nascita, morto nel 1955, è stato inserito nella International Jewish Sports Hall of Fame. Eppure durante la seconda guerra mondiale aveva ricevuto la croce di ferro di seconda classe dell’esercito tedesco che aveva servito nelle fila della Seconda Armata ungherese.

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