ALBERT AZARYAN, IL PRIMO “SIGNORE DEGLI ANELLI” DELLA GINNASTICA

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Albert Azaryan agli Anelli – daighof.com

Articolo di Giovanni Manenti

Quando il britannico John Ronald Reuel Tolkien si prese la briga di mettersi a scrivere, in un lasso di tempo lungo ben 12 anni (tra il 1937 ed il 1949), quella che poi, pubblicata in tre volumi nel 1954 e ’55, sarebbe divenuta la trilogia de “Il Signore degli Anelli”, probabilmente non si immaginava che tale titolo sarebbe stato accostato alla specialità (gli Anelli, appunto …) che fa parte degli esercizi tipici della Ginnastica Artistica …

Cosa che, viceversa, è puntualmente avvenuta, in particolare grazie ad un nostro atleta, vale a dire Yuri Chechi, che può a giusta ragione vantare detto titolo, visto che agli Anelli si aggiudica il titolo iridato in 5 edizioni consecutive – dal 1993 al ’97 – dei Campionati Mondiali, cui unisce l’Oro olimpico ai Giochi di Atlanta ’96, non avendo potuto essere presente, quattro anni prima, a Barcellona causa la rottura del tendine d’Achille in allenamento.

Ma, se questi successi non intaccano tale diritto per il ginnasta toscano, è anche giusto ricordare che il primo, vero “Signore degli Anelli” ha origini più orientali, armene per la precisione, ed altresì ben più datate nel tempo, ed è anche grazie alla sua abilità ed innovazioni che tale specialità si è evoluta.

Il soggetto in questione altri non è che Albert Azaryan, il quale nasce l’11 marzo (o febbraio, vi sono discordanze al riguardo …) 1929 a Gharakilisa, l’attuale Vanadzor, città di circa 80mila anime, zona fortunatamente toccata marginalmente dalle vicende del Secondo conflitto mondiale.

Ma per il giovane Albert, un altro triste evento ne caratterizza l’adolescenza, vale a dire la morte del padre allorché ha soli 14 anni, costringendolo a trovare un impiego come fabbro per provvedere al sostentamento della famiglia, anche se, come si dice, “non tutto il male vien per nuocere”, visto che tale attività gli consente di irrobustire il proprio fisico, specie nelle braccia, circostanza che gli viene quanto mai utile nell’attività sportiva.

E la fortuna si dimostra amica per Albert allorquando, nel 1946 a Guerra finita, assiste nella sua città ad un’esibizione dei migliori ginnasti armeni dell’epoca, al termine della quale, assieme ad altri suoi amici, si cimenta ad alcuni attrezzi al fine di imitarne le gesta, facendo colpo sul tecnico che li accompagna, ottenendo un immediato invito a seguirli nella Capitale Erevan per migliorare ed affinare la propria tecnica.

Detto fatto, e nell’arco di un solo triennio Azaryan diviene, a 20 anni, Campione armeno nella specialità degli Anelli, per poi scalare i vertici della Ginnastica nel ben più ampio contesto ginnico dell’Unione Sovietica, che partecipa per la prima volta alle Olimpiadi nell’edizione di Helsinki ’52 dove, ad imporsi a tale attrezzo, è un altro ginnasta armeno, tale Hrant Shahinyan, altresì Oro nel Concorso Generale a Squadre ed argento in quello individuale ed al Cavallo con Maniglie.

La non più giovane età del connazionale – oramai 29enne in occasione dei Giochi finlandesi – è un ulteriore stimolo per Azaryan per cercare di raccoglierne l’eredità, apportando alcune innovazioni nel suo esercizio agli Anelli, in particolare il movimento che prende successivamente il suo stesso nome, ovvero la “Croce di Azaryan” (“The Azaryan Cross”, nel lessico internazionale …) in cui il ginnasta assume una posizione perpendicolare, braccia tese verso l’esterno, come un crocifisso …

Non è comunque facile farsi strada in un apparato notoriamente burocratico come quello sovietico che tende a privilegiare i ginnasti russi rispetto a coloro che provengono dalle varie Repubbliche, ed Azaryan ne ha la prova in occasione dell’esibizione del Team armeno ai Campionati dell’Urss ’53, allorché nella rotazione agli Anelli la Giuria assegna punteggi che gli sembrano insolitamente bassi.

Ed allorché il loro tecnico, prima della sua esibizione, va a chiederne conto ai Giudici, ricevendo come risposta il fatto che i vari atleti non riescono a mantenere la posizione per i 3” previsti dal regolamento, ecco che il 24enne Albert, nel suo esercizio, si rivolge loro polemicamente chiedendo “E’ abbastanza lungo?”, circostanza che lo penalizza poiché non è consentito interferire con la Giuria, ma depone a suo favore in quanto dimostra che ha carattere da vendere, ed i Dirigenti ne prendono doverosamente nota …

Ecco quindi Azaryan selezionato – assieme al citato connazionale Shahinyan – per il suo primo grande appuntamento internazionale, vale a dire i Campionati Mondiali di Roma ’54, in un Team di cui fanno parte le due stelle Viktor Chukarin (6 volte medagliato ai Giochi di Helsinki ’52) e Boris Shakhlin, che viceversa inizia nella “Città eterna” la sua sfolgorante carriera.

In un’edizione della Rassegna iridata dominata dagli atleti sovietici – ed in cui Chukarin conferma, sia pure a pari merito con Valentin Muratov, l’oro olimpico nel Concorso generale Individuale, che vede ai primi 7 posti altrettanti rappresentanti dell’Urss, con Shahinyan bronzo ed Azaryan quarto a pari merito con Shakhlin – il 25enne armeno fornisce il proprio contributo alla scontata, nonché netta, affermazione della “corazzata” sovietica nel Concorso Generale a squadre, con ampio margine (689,900 a 673,250) su di un Giappone il cui Capitano è un’altra leggenda della Disciplina, vale a dire Takashi Ono.

Qualificatosi per le Finali agli Anelli ed al Volteggio, Azaryan sfiora il podio in questo secondo attrezzo, per poi ottenere il punteggio più alto dell’intera Manifestazione, allorché rasenta la perfezione nell’esercizio libero agli Anelli, premiato stavolta con un 9,950 che gli consente di superare il trio sovietico costituito da Yevgeny Korolkov, Muratov e Chukarin che lo precedeva (9,800 a 9,750) al termine della prova obbligatoria, a ribadire come le sue innovazioni lo stiano rendendo protagonista assoluto della specialità.

Una superiorità che trova conferma, l’anno seguente, in occasione dei Campionati Europei ’55 che si svolgono a Francoforte sul Meno, dove Azaryan cede solo a Chukarin (57,80 a 56,75) nel Concorso Generale Individuale, così come è preceduto da Shakhlin alla Sbarra, ma, dopo aver diviso con lo stesso Shakhlin ed il tedesco Helmut Banz il gradino più alto del podio alle Parallele, fa ancora una volta registrare il punteggio più alto assegnato dalla Giuria allorché il suo 9,850 gli vale l’Oro agli Anelli, per quella che oramai sta divenendo per il fuoriclasse armeno una consuetudine da portare avanti degli anni.

Manca ancora, però, la “consacrazione olimpica”, la quale giunge puntualmente in occasione dei Giochi di Melbourne ’56, ai quali si presenta forse una delle più forti formazioni sovietiche di ogni epoca – con i vari Chukarin (oramai 35enne ed al suo passo d’addio …), Shakhlin, Muratov ed Azaryan a far da primattori – e che, difatti, si impone nel Concorso Generale a Squadre, pur dovendo confrontarsi con la crescita del Team nipponico, che riduce nettamente (568,25 a 566,40) il distacco rispetto alla precedente Rassegna iridata.

Ed altrettanto avviene nel Concorso Individuale, con Chukarin ad avere la meglio su Takashi Ono per il ridottissimo margine (114,250 a 114,200) di appena 0,050 millesimi d punto, mentre il bronzo spetta all’altro sovietico Yuri Titov ed Azaryan conclude settimo davanti a Shakhlin.

Così come l’anno precedente alla Rassegna Continentale, Azaryan ottiene la qualificazione alle Finali di specialità agli Anelli ed alle Parallele, ma rispetto alla stessa vi è da sostenere la concorrenza dei ginnasti del Paese del Sol Levante che, difatti, monopolizzano il podio di quest’ultimo attrezzo alle spalle di Chukarin – che con quest’ultimo Oro porta a 7 il numero delle sue vittorie ai Giochi – con Masumi Kubota argento, mentre Takashi Ono e Masao Takemoto si dividono il gradino più basso, precedendo per soli 0,100 millesimi di punto (19,100 a 19,000) un Azaryan penalizzato dal punteggio ottenuto nella prova obbligatoria.

Ma non ci sono giapponesi che tengano allorché l’oramai 27enne armeno si presenta davanti ai Giudici per la sua esibizione agli Anelli dove parte nuovamente con un leggero svantaggio (9,600 a 9,550) rispetto ad un trio composto dal connazionale Muratov e dai ricordati Kubota e Takemoto, in quanto le evoluzioni che mette in mostra non sono emulabili dai suoi avversari, ed il 9,800 assegnatogli dalla Giuria è largamente sufficiente per passare in testa ed aggiudicarsi la medaglia d’Oro con 19,350 punti davanti a Muratov (19,150) ed ai due nipponici che, da buoni amici, si dividono (19,100) il gradino più basso del podio.

Oramai Azaryan è l’indiscusso “Re degli Anelli” – non ancora “Signore” perché la trilogia di Tolkien è appena uscita in libreria e non ha ancora raggiunto la fama che la contraddistinguerà in futuro – ma egli per primo sa che per tenere a bada la concorrenza occorre sempre escogitare qualcosa di nuovo, ed eccolo allora portare una variante alla “Azaryan Cross” che prevede lo stendere del corpo all’indietro parallelamente alla pedana, passaggio di una difficoltà estrema per l’epoca …

E non ci può essere miglior occasione per mettere in mostra tale innovazione che presentarla innanzi al pubblico amico, vale a dire i Campionati Mondiali ’58 che vanno in scena ad inizio luglio nella Capitale sovietica, dove i ginnasti di casa fanno nuovamente incetta di medaglie, aggiudicandosi tutte le prove con la sola eccezione dell’esibizione al Corpo Libero, in cui si afferma Takemoto davanti a Takashi Ono.

Seppur priva del fuoriclasse Chukarin, la formazione sovietica vede brillare la nuova stella Shakhlin che si aggiudica ben 5 titoli iridati, tra cui – oltre al Concorso Generale a Squadre precedendo come al solito (575,450 a 572,600) l’unico Team, il Giappone, in grado di impensierirla – il Concorso Individuale, imponendosi (116,050 a 115,600) sull’eterno secondo Takashi Ono, con Azaryan nuovamente settimo, ma d’altronde lui si è oramai più che altro dedicato ad un singolo attrezzo …

La corporatura, e conseguente muscolatura, del 29enne armeno fa sì che prediliga gli esercizi dove la forza (Anelli, Sbarra e Parallele) ha una componente maggiore rispetto alle prove (Volteggio, Cavallo con Maniglie e Corpo Libero) dove a farsi preferire è l’agilità, ed anche nella Rassegna moscovita ottiene la qualificazione, per le singole specialità, alla Sbarra nonché, per quanto ovvio, agli Anelli, suo autentico “Cavallo di battaglia”.

E se, nel primo caso, è costretto ad inchinarsi alla superiorità (19,575 a 19,350) di Shakhlin – Oro altresì alle Parallele ed al Cavallo con Maniglie – per un podio completato dal bronzo di Titov, a pari merito con Takemoto, anche sulle pedane di Mosca il principale protagonista è ancora lui, visto che il punteggio complessivo di 19,875 (sul massimo ottenibile di 20,000) assegnatogli dai Giudici agli Anelli non ha eguali al confronto delle altre specialità, come dire che la specializzazione di Azaryan in tale esercizio è oramai giunta ai limiti della perfezione.

All’epoca, la Ginnastica è ancora uno Sport per uomini e non per giovani circensi, ragion per cui si può continuare ad eccellere anche intorno ai 30 anni di età, e per Azaryan non vi è luogo migliore per dare l’addio alle competizioni – quantomeno ai massimi livelli – lì dove tutto era incominciato con i Campionati Mondiali ’54, vale a dire a Roma, sede delle Olimpiadi 1960.

Edizione, quella romana, che segna la “grande rivincita” di Takashi Ono che, dopo aver dovuto a lungo sopportare il dominio sovietico – un solo Oro, alla Sbarra a Melbourne ’56, dove coglie 3 argenti ed un bronzo, mentre ai Mondiali di Mosca ’58 ottiene ben 4 argenti ed un bronzo – inaugura, con un’altra leggenda, Yukio Endo, al proprio fianco, la serie di cinque affermazioni consecutive, sino ai Giochi di Montreal ’76, del Giappone nel Concorso Generale a Squadre, avendo la meglio sulla “armata sovietica”, superata 575,20 a 572,70.

Un Takashi Ono che insidia sino all’ultimo la vittoria di Shakhlin (115,950 a 115,900) nel Concorso Individuale – in cui Azaryan non va oltre l’undicesimo posto – per poi dividere con il fuoriclasse russo il gradino più alto del podio al Volteggio e far suo l’Oro alla Sbarra, nel mentre Shakhlin si impone alle Parallele ed al Cavallo con maniglie, in quest’ultimo caso alla pari con il finlandese Eugem Ekmann, al suo unico, importante acuto in carriera.

In questa “sfida a due” tra il russo ed il giapponese, Azaryan, oramai varcata la trentina, si concentra sulla sola unica specialità in cui sa di poter ancora dire la sua, presentandosi peraltro stavolta all’esercizio libero già in vantaggio dopo gli obbligatori, con un podio praticamente già scritto, in quanto con un eccellente 9,875 precede, manco a dirlo, i due “eterni rivali” Shakhlin e Takashi Ono, valutati con 9,750 e 9,725 rispettivamente.

Un margine che, a questi livelli, è ampiamente rassicurante, ed Azaryan, per una volta, gioca di prudenza, senza voler provare evoluzioni particolari che potrebbero pregiudicare una vittoria già quasi in tasca, e “si limita”, bontà sua, a ripetere con precisione le evoluzioni che oramai conosce a memoria, senza sbavatura alcuna e che vengono premiate con un 9,800 per un totale di 19,725 il che vorrebbe dire che, per pareggiare tale punteggio, Shakhlin dovrebbe ottenere 9,975 e Takashi Ono addirittura 10,000 cosa ovviamente impensabile, come difatti accade ed il podio conclusivo conferma l’ordine degli obbligatori, con Shakhlin – che conclude i Giochi di Roma con 4 Ori, 2 argenti ed un bronzo – secondo e Takashi Ono – a propria volta tornato in Patria con 3 Ori, un argento e 2 bronzi – terzo, raggiunto sul gradino più basso del podio dal bulgaro Velik Kapsazov.

Cala quindi il sipario sulla carriera del primo, assoluto “Signore degli Anelli”, che in 7 anni ai massimi livelli in campo internazionale non ha conosciuto sconfitte, arricchendo la propria bacheca con due Ori olimpici, altrettanti titoli iridati ed uno europeo, ragion per cui non vi è certo da sorprendersi se Azaryan sia stato eletto “Atleta armeno del XX Secolo” da parte dei Giornalisti del proprio Paese per quella che è una votazione che si è svolta ad ogni angolo del Pianeta con l’entrata nel nuovo Millennio.

Ma il contributo di Azaryan al mondo della Ginnastica non termina con l’addio all’attività agonistica, divenendo – nomina, diremmo, pressoché scontata – il Tecnico della Nazionale armena, ruolo grazie al quale ottiene quella che forse è la sua massima soddisfazione, ovvero allenare il proprio figlio Eduard che ne segue le orme sino a far parte della Nazionale sovietica con cui conquista l’argento nel Concorso Generale a squadre ai Mondiali di Strasburgo ’78 e l’Oro nella stessa prova ai Giochi di Mosca ’80 senza poter prendere parte agli esercizi per concorrere alla Prova Individuale essendo giunto quarto nei preliminari alle spalle di altrettanti connazionali – tanto per capirsi, stiamo parlando di Aleksandr Dityatin, Nikolay Andrianov ed Aleksandr Tchakov – vista la limitazione a tre atleti per Paese imposta dal Comitato Olimpico Internazionale.

Con la disgregazione dell’impero sovietico e la riacquistata indipendenza dell’Armenia, un ulteriore, diremmo quasi doveroso omaggio viene conferito ad Azaryan – il quale resta tuttora, assieme al giapponese Akinori Nakayama, che ha eguagliato tale impresa ai Giochi di Città del Messico ’68 e di Monaco ’72, l’unico ad aver confermato l’Oro olimpico nella specialità degli Anelli – dal proprio Comitato olimpico, allorché è prescelto come Portabandiera alla Cerimonia di Apertura sia delle Olimpiadi di Atene 2004 che di Pechino 2008, a dispetto dei quasi 80 anni di età, facendoci un pensierino anche per Londra ’12, poi rientrato per evidenti questioni anagrafiche.

Ma che Azaryan, al quale è stato altresì dedicata nel 2009 l’emissione di un francobollo celebrativo dei Campioni olimpici del Paese – e che ha visto unire nella circostanza anche il compagno ed amico Shahinyan, ancorché fosse scomparso a fine maggio ’96 – non abbia ancora voglia di abbandonare questa valle di lacrime lo conferma il fatto che, al compimento dei 90 anni, detiene l’ancor forse più ambito record di essere il ginnasta medaglia d’oro olimpica vivente più anziano, precedendo, ironia della sorte, proprio Takashi Ono che, a fine luglio prossimo, ne compirà 88, di anni …

Come dire, vista la citazione iniziale sulla saga del “Signore degli Anelli”, trilogia che poi ha avuto la sua trasposizione cinematografica nel 1978, prendendo a prestito un altro film cult, curiosamente anch’esso uscito nelle sale nel 1978, che per Azaryan “Il Paradiso può attendere” …

 

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