IL DECENNIO AI VERTICI MONDIALI DEL VOLLEY FEMMINILE PERUVIANO

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Le ragazze peruviane sul podio dei Giochi di Seul ’88 – da:as.com

Articolo di Giovanni Manenti

A livello di Sport mondiale, se pensi ad un Paese di poco più di 33milioni di abitanti come il Perù, l’immediata associazione è con il Calcio, disciplina maggiormente praticata e che ha visto la Nazionale partecipare a 5 edizioni dei Campionati Mondiali, con il suo periodo di maggior splendore durante gli anni ’70.

Per il resto, poco altro, se non il tennista Alex Olmedo, che nel suo anno di grazia 1959 raggiunge tre Finali del “Grande Slam”, affermandosi agli Australian Open ed a Wimbledon e venendo sconfitto da Neale Fraser agli US Open, per non parlare del medagliere olimpico.

Difatti, pur avendo gli atleti peruviani partecipato ad ogni edizione dei Giochi a far tempo da Berlino ’36 – con l’unica eccezione di quelli svoltisi ad Helsinki nel 1952 – il bottino raccolto è ben che mediocre, risolvendosi in soli quattro allori, di cui un unico oro risalente a Londra ’49 allorché ad imporsi è tale Edwin Vasquez nel tiro con la pistola da 50 metri …

Curiosamente, anche delle altre tre medaglie (tutte d’argento) conseguite da Los Angeles ’84 a Barcellona ’92, due provengono dal tiro, con Francisco Boza a contendere al nostro Luciano Giovannetti l’oro al Piattello Fossa ai Giochi californiani e Juan Giha a veder sfumare il gradino più alto del podio nel Piattello Skeet alla Rassegna catalana, ragion per cui l’unica altra disciplina a fregiarsi di un alloro olimpico è quella che conquista la seconda piazza ai Giochi di Seul ’88.

Non si tratta, però, di un’impresa isolata e fine a se stessa, in quanto corona un decennio, quello degli anni ’80, in cui la Nazionale peruviana di Volley femminile si è sempre ben distinta a livello internazionale, raggiungendo le semifinali – e salendo tre volte sul podio – tra i Mondiali ’82, dallo stesso Paese andino organizzati, e la citata edizione coreana delle Olimpiadi, dando dimostrazione di una solidità e compattezza di squadra non indifferente.

Peraltro con già una buona tradizione alle spalle – in occasione della sua prima partecipazione olimpica, a Città del Messico ’68, dove il Volley fa parte del programma per la seconda edizione dei Giochi, dopo esservi stato introdotto quattro anni prima a Tokyo ’64, le ragazze sudamericane colgono un significativo quarto posto alle spalle di Nazioni leader quali Urss, Giappone e Polonia – ribadita con la settima posizione di Montreal ’76 e la sesta di Mosca ’80, il Perù compie il cosiddetto “salto di qualità” in occasione della citata Rassegna iridata dallo stesso organizzata dal 12 al 25 settembre 1982.

Con le prime 7 edizioni dei Mondiali – inaugurati a livello femminile nel 1952 – ad aver visto imporsi solo Urss e Giappone (in 4 e 3 occasioni, rispettivamente …), già quattro anni prima, nel Torneo svoltosi in Unione Sovietica, vi era stata la riscossa del Volley centro/sudamericano, con il sestetto cubano del tecnico Eugenio George Lafita ad interrompere l’egemonia russo/nipponica superando dapprima le padrone di casa in semifinale (3-1, con parziali di 12-15, 16-14, 15-10, 15-12) e quindi travolgere le giapponesi nell’atto conclusivo con un 3-0 il cui andamento dei set (15-6, 15-9, 15-10) è di quelli da non lasciare spazio a recriminazioni di sorta.

Kermesse in cui il Perù aveva concluso in un’anonima decima posizione, per poi cedere due anni dopo 1-3 alle Campionesse mondiali cubani nella Finale per il quinto posto ai Giochi di Mosca ’80, dove le ragazze sovietiche avevano riscattato la delusione iridata conquistando il terzo oro olimpico della loro storia – dopo quelli di Città del Messico ’68 e Monaco ’72 ed essere state sconfitte in Finale dal Giappone a Tokyo ’64 e Montreal ’76 – superando 3-1 in Finale il sestetto della Germania Est.

Rassegna a cinque cerchi chiaramente condizionata dall’assenza delle giapponesi per l’adesione del proprio Paese al boicottaggio dichiarato dal Presidente Usa Jimmy Carter, circostanza che non tocca i Mondiali ’82 dove è presente il meglio del meglio del panorama del Volley internazionale, eccezion fatta per Germania Est e Cecoslovacchia che rinunciano alla trasferta sudamericana.

Con le 24 formazioni partecipanti suddivise in 6 Gironi da 4 squadre ciascuno, le padroni di casa non hanno certo difficoltà a sbarazzarsi (con altrettanti mortificanti 3-0, tra cui un triplo 15-0 alle malcapitate africane) di Canada, Indonesia e Nigeria cui un sorteggio benevolo le aveva abbinate nel Gruppo 1, per poi ben figurare nel secondo turno, dove giungono a pari punti (con 4 vittorie ed una sconfitta ciascuno) con Giappone e Corea del Sud nel Gruppo A, avendo la meglio su queste ultime solo grazie ad un miglior quoziente punti (1,577 ad 1,312), mentre le nipponiche si assicurano il primo posto per una miglior differenza set.

Piccolo dettaglio che fa la differenza, così come nell’altro Girone, dove a concludere a pari punti (sempre con 4 vittorie ed una sconfitta) sono stavolta Usa, Cina e Cuba – mentre le sovietiche crollano, sconfitte senza pietà per 0-3 da tutte e tre le riferite formazioni – con le Campionesse iridate in carica ad essere escluse dalle semifinali per una peggiore differenza set, così che le sfide per il podio vedono opposte Cina e Giappone da una parte e Perù e Stati Uniti dall’altra, una sorta di “doppio derby”, uno asiatico e l’altro nord/sudamericano.

Ed, ad avere la meglio, con altrettanti inequivocabili 3-0 (più netto quello sulle nipponiche con 45-21 il computo totale, con il confronto contro le statunitensi leggermente più equilibrato, come testimoniano i relativi parziali di 15-12, 15-12, 15-10) sono Cina e Perù che si affrontano per il titolo il 25 settembre ’82 al “Coliseo Amauta” della Capitale Lima.

Per la prima volta a trovarsi a disputare l’atto conclusivo di una grande manifestazione internazionale, le ragazze peruviane vengono travolte, nonostante l’appoggio del pubblico amico, da una Cina trascinata dalla fuoriclasse Lan Ping e che si impone con eloquenti parziali di 15-1 (!), 15-5, 15-11 per il 3-0 conclusivo che le incorona sul trono iridato per il primo, importante titolo della loro Storia.

Un successo al quale il sestetto cinese abbina anche l’Oro olimpico due anni dopo ai Giochi di Los Angeles ’84, in un Torneo peraltro condizionato dall’assenza – a causa del contro boicottaggio imposto da Mosca ai Paesi ricadenti nell’orbita sovietica – di Urss, Cuba e Germania Est, ed al quale il Perù si qualifica quale vincente del Campionato sudamericano 1983.

Con sole 8 formazioni iscritte, il sestetto peruviano – con un’età media alquanto bassa, visto che la più esperta nonché anziana (si far per dire …) è Maria Cecilia del Risco che, a dispetto dei suoi 24 anni, ha già partecipato ai Giochi di Mosca ’80 e di Montreal ’76 allorché aveva appena 16anni, stessa età delle più giovani della compagnia, ovvero Miriam Gallardo e Gabriela Perez del Solar – è inserito nel Gruppo B assieme a Canada, Giappone e Corea del Sud e, dopo il facile successo sulle nordamericane e l’altrettanto netta sconfitta sulle asiatiche, il passaggio alle semifinali si decide nella sfida contro le coreane, emozionante ed incerta quanto mai, visto che le sudamericane sprecano un vantaggio di 2 set a 0 (15-8 e 15-6 i parziali) facendosi raggiungere sul 2-2 (15-7 e 15-6 le repliche asiatiche) per poi ritrovare la giusta concentrazione ed imporsi 15-13 nell’ultimo, decisivo set.

Con Stati Uniti e Cina ad essersi qualificate nell’altro Girone, le semifinali incrociate – che replicano esattamente quelle di due anni prima nella Rassegna iridata – ne certificano la relativa superiorità, in quanto, se il “derby asiatico” vede ancora vincitrici le cinesi (curiosamente ripetendo il punteggio totale di 45-21 con cui si era conclusa la sfida ai Mondiali), l’esito dell’altro confronto è diametralmente opposto, con le americane a sfruttare stavolta il vantaggio del fattore campo, imponendosi con un 3-0 che solo nel primo set (concluso sul 16-14) vede un certo equilibrio, per poi mettere a segno un 15-9 ed un 15-10 nei due successivi parziali.

Perù che fallisce anche il gradino più basso del podio, sconfitto nella Finale per il bronzo 1-3 dal Giappone, mentre per il sestetto asiatico Mondiale od Olimpiade – in cui, ricordiamo, la Cina è al suo esordio, dopo decenni di isolamento – non fa gran differenza, venendo anche gli Usa demoliti con un 3-0 (16-14, 15-3, 15-9) in cui le padrone di casa oppongono resistenza solo nel set inaugurale.

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Una fase di Perù-Giappone a Los Angeles ’84 – da:gettyimages.it

Si potrebbe obiettare – con una qual certa dose di ragione – come tali risultati siano stati ottenuti sfruttando, in un caso, il fattore campo e, nell’altro, approfittando dell’assenza dei Paesi del blocco sovietico, osservazione che però viene meno nelle due successive grandi Manifestazioni, vale a dire la Rassegna iridata che si svolge in Cecoslovacchia dal 2 al 13 settembre ’86 ed i “Giochi della riappacificazione” di Seul ’88, ai quali è assente la sola Cuba tra le Nazioni di maggior prestigio.

Va, al contrario, sottolineato come il giovane gruppo che aveva partecipato alle Olimpiadi californiane si sia consolidato e creata una formazione coesa, al punto che ben 9 delle componenti la rosa del 1984 vengono confermate a quattro anni di distanza, dopo che le peruviane avevano acquisito un’ulteriore positiva esperienza a livello internazionale nel corso dei citati Mondiali ’86, in cui sono inserite nel tutt’altro che semplice Gruppo C, assieme a Cuba e Brasile, oltre alla Germania Ovest, classica “ultima ruota del carro”.

Con le cubane ad aver riacquisito la forma e la determinazione che le aveva issate sul tetto del Mondo nel ’78, e che si impongono sul Perù per 3-2 nel match di apertura, diviene determinante la sfida all’ultimo turno contro il Brasile, superato per 3-1, in quanto detti risultati sono considerati validi per il secondo Girone a sei con Bulgaria, Cecoslovacchia e Corea del Sud, prime tre classificate del Gruppo A.

La disparità di valori tra i due Gironi eliminatori emerge in tutta la sua interezza allorché la sola Bulgaria riesce ad imporsi per 3-2 sul Brasile, mentre tutte le altre sfide sono appannaggio delle formazioni provenienti dal Gruppo C, ragion per cui Cuba mantiene il primo posto per effetto del successo nello scontro diretto ed il sestetto peruviano accede comunque anch’esso alle semifinali incrociate, avversaria la Cina Campionessa iridata ed olimpica in carica, che ha sinora compiuto “percorso netto” nel suo cammino, concedendo altresì un solo set (alla Germania Est, giunta alle sue spalle …) nei 6 incontri sinora disputati …

Tradizione che non si smentisce neppure in semifinale, che vede le asiatiche imporsi con un netto 3-0, così come Cuba fa sua l’altra sfida con la Germania Est per 3-1, punteggio con cui si concludano anche le due Finali, con il Perù a confermarsi sul podio per la seconda edizione consecutiva della rassegna iridata dopo l’argento di quattro anni prima, mentre la Cina corona il suo periodo di massimo splendore infilando il tris di trionfi tra Mondiali ed Olimpiadi.

All’approssimarsi dei Giochi di Seul ’88 sono in molti a domandarsi cosa stia succedendo al movimento pallavolistico sovietico, il quale manca da una Finale iridata dall’edizione di Messico ’74 – Torneo peraltro che non prevedeva sfide dirette, bensì un Girone finale all’italiana dove comunque ad affermarsi sono le giapponesi con tutte vittorie, così che il successo sull’Urss per 3-0 all’ultima giornata rappresenta, di fatto, una Finale essendovi le due squadre giunte a pari merito – nonché fuori dal podio nelle due ultime rassegne dopo il bronzo del 1978, suscitando un discreto interesse al riguardo, visto che comunque nella Capitale coreana, al di là della limitazione delle iscritte a sole 8 squadre, vi è il Gotha del Volley mondiale, con la sola già citata assenza di Cuba, rimpiazzata dal Brasile.

Ciò sta a significare che – dato l’elevato tasso tecnico in lizza – ogni gara deve essere vissuta come una sorta di spareggio e la composizione dei due Gironi eliminatori che qualificano direttamente alle semifinali incrociate le prime due classificate rappresenta una sorta di “deja vu” per le peruviane, visto che vengono abbinate ancora a Cina e Stati Uniti, ovvero le formazioni contro cui si erano infranti i loro sogni di gloria nelle precedenti manifestazioni, assieme al Brasile …

Un “Girone della morte” dal quale le peruviane – con tre giocatrici, Cecilia Tait, Gina Torrealva e Natalia Malaga, alla loro terza Olimpiade consecutiva – ne escono dando una prova di forza caratteriale non indifferente, visto che, dopo il facile successo per 3-0 sul Brasile, vengono a capo solo al quinto set di una durissima sfida con le Campionesse olimpiche in carica cinesi (13-15, 15-13, 7-15, 15-12, 16-14), per poi rischiare di mandare tutto in fumo ritrovandosi, nel terzo incontro con gli Usa, sotto 0-2 (12-15 e 9-15) prima di invertire completamente l’inerzia della gara e dominare i restanti parziali 15-4, 15-5, 15-9 per un primo posto nel Girone che sta a significare abbinamento in Semifinale contro il Giappone, secondo nell’altro raggruppamento alle spalle della ritrovata Unione Sovietica.

La gara del 27 settembre ’88 rappresenta una svolta “storica” per il Volley peruviano, poiché in caso di vittoria le ragazze sarebbero certe di una medaglia (oro od argento che sia …), evento che, come ampiamente evidenziato in premessa, da quelle parti è un qualcosa di più unico che raro a livello olimpico, e così aggrediscono le rivali asiatiche con una determinazione che le fa volare sul 2-0 in un amen (15-9, 15-6 i parziali), solo per subire la rimonte della mai dome giapponesi che, riordinate le idee, si riportano in partita aggiudicandosi terzo e quarto set 15-6 e 15-10.

Con l’obiettivo di una medaglia a rischio di svanire, la maggior fame delle peruviane rispetto alle avversarie – che, da quando la Pallavolo ha fatto il suo ingresso ai Giochi sono sempre salite sul podio salvo che a Mosca ’80 in quanto assenti – fa la differenza, ed in una partita in cui emerge la 24enne Denisse Fajardo, autrice di ben 13 punti vincenti rispetto alla consueta dote di Perez del Solar e Tait (10 ed 8 rispettivamente), il 15-12 con cui si conclude il quinto e decisivo set certifica quanto meno argento sicuro.

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Una fase della Finale Urss-Perù a Seul ’88 – da:as.com

Si potrebbe pensare che il risultato raggiunto possa aver “scaricato” la tensione in casa peruviana, ma così non è, e le prime ad accorgersene sono proprio le sovietiche – che, dal canto loro, non hanno avuto problemi a schiantare una Cina che, senza la sua leader Lan Ping vale molto meno delle precedenti – allorché, nella Finale del 29 settembre si ritrovano sotto 0-2 (10-15, 12-15), prima di sfruttare la loro superiore potenza fisica e riequilibrare le sorti del match facendo propri il terzo e quarto parziale (15-13, 15-7) e rimandare la decisione su chi fregiarsi dell’oro olimpico al quinto e decisivo set.

Sono passati esattamente 40 anni dall’unica medaglia di metallo pregiato conquistata dal Perù ai Giochi – la già citata vittoria di Vasquez nel tiro con la pistola da 50 metri a Londra ’48 – e questo ricordo deve indubbiamente essere servito da sprone per le ragazze andine (Tait e Perez del Solar su tutte, con 17 e 16 punti vincenti rispettivamente …) al fine di lottare su ogni singola palla per coronare un sogno che le avrebbe consegnate alla Gloria eterna, ma alla fine a spuntarla sono le sovietiche, trascinate da una mostruosa Irina Smirnova che mette a terra 24 punti vincenti, per il 17-15 che conclude il quinto parziale.

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Le lacrime delle ragazze peruviane dopo la sconfitta – da:as.com

Come spesso accade in questi frangenti, alle sconfitte restano i cosiddetti “premi di consolazione” ed, oltre alla medaglia d’argento, infatti Cecilia Tait viene premiata come MVP del Torneo e Gabriela Perez del Solar – una “stanga” di m.1,94 per 72kg. (!!) e che a fine Giochi si trasferisce in Italia per fare le fortune dapprima di Ravenna e quindi di Matera, Modena e Bergamo – per la miglior ricezione, ma siamo sicuramente certi che avrebbero lasciato volentieri detti riconoscimenti alle avversarie in cambio della loro medaglia d’oro …

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L’accoglienza trionfale al ritorno in Perù – da:as.com

Peraltro, la Nazionale di Volley viene accolta al ritorno in Patria in modo trionfale, come se avesse realmente vinto l’oro, ma d’altronde, come ricordato all’inizio, si trattava pur sempre della terza medaglia olimpica nella Storia dei Giochi per il Paese andino, anche se il rammarico per un’occasione sfumata difficilmente ripetibile e sfumata per un soffio sarà difficile da cancellare dalla mente di coloro che tentarono l’impresa …

Ad un passo dal cielo”, verrebbe da dire, non è così, forse …??

 

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