JOHAN KRIEK E LA DOPPIETTA AGLI AUSTRALIAN OPEN ZOPPI DI PRIMI ANNI ’80

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Johan Kriek in azione – da sapeople.com

articolo di Nicola Pucci

Non credo di far torto a nessuno se mi permetto di affermare che gli Australian Open, tra i quattro tornei dello Slam, siano stati a lungo l’evento Major meno universale. Almeno fin quando il tennis non è diventato sport globale. Scorrendo l’albo d’oro, infatti, dal 1905, ovvero l’anno della prima edizione, ha premiato essenzialmente i campioni aussie, e ce ne sono stati davvero tanti, con qualche sporadica intromissione vincente americana, un quartetto di inglesi di seconda fascia ben prima del secondo conflitto mondiale, e la sola vittoria non di lingua inglese ottenuta dal francese Jean Borotra, uno dei quattro grandi “Moschettieri“, nel 1928.

Tutto questo fino agli Anni Settanta quando il torneo, oltre ad avere una connotazione principalmente autarchica a dispetto dei successi di campioni del calibro di Arthur Ashe, Jimmy Connors, Roscoe Tanner e Vitas Gerulaitis, ha pure conosciuto un certo depauperamento tecnico anche in concomitanza con la spostamento in calendario a dicembre quale ultimo Slam di stagione, piuttosto che a gennaio in qualità, invece, di primo grande appuntamento dell’anno. Disertato, anche per l’impegnativa trasferta all’altro capo del mondo, dai migliori tennisti del momento, l’albo d’oro ha celebrato così il doppio successo del primo sudamericano in grado di primeggiare da quelle parti, il “poeta” Guillermo Vilas nel 1978 e nel 1979, che rilevò il trofeo da Mark Edmondson, trionfatore nel 1976 quale giocatore di più alta classifica a vincere un torneo dello Slam con il suo numero 212, e proprio da Tanner, che a gennaio 1977, appunto, sconfisse lo stesso Vilas, per poi aprire gli Anni Ottanta con il nome di Brian Teacher, discreto mestierante della racchetta ma nulla più, vincitore nella finale del 1980 contro Kim Warwick non prima di aver eliminato Vilas in cinque set in semifinale negandogli la possibilità di completare il tris consecutivo.

L’abbassamento del montepremi è un’ulteriore sferzata alla dignità del torneo, che per il biennio 1981/1982 accoglie, in qualità di vincitore, anche un sudafricano, Johan Kriek, protagonista della nostra storia tennistica di oggi. Che nasce a Pongola il 5 aprile 1958, si fa conoscere appena 20enne sfidando John McEnroe in finale ad Hartford, vince l’anno dopo a Sarasota il primo di una serie di 14 titoli in carriera battendo Richard Meyer, scala velocemente la classifica mondiale entrando per la prima volta nella top-20 il 15 settembre 1980, e, dopo aver raggiunto il suo provvisorio best-ranking con la 12esima posizione il 13 luglio 1981, si presenta a fine novembre ai nastri di partenza della 70esima edizione degli Australian Open, da disputarsi sui prati del Kooyong Stadium di Melbourne, accreditato della quarta testa di serie, alle spalle dei primi tre favoriti che altri non sono che l’immancabile Vilas, il beniamino locale Peter McNamara, e il bombardiere americano Tanner, che dopo la vittoria del 1977 si è tolto il lusso di trascinare Borg in un epico quinto set in un’altrettanto epica finale di Wimbledon del 1979.

Kriek è un eccellente giocatore di serve-and-volley, altrettanto veloce e tatticamente intelligente, e se nei primi due turni non ha difficoltà nell’avere la meglio in tre set di Drew Gitlin, 6-2 7-5 6-1, e dello svedese Thomas Hogstedt, 6-2 6-4 7-6, agli ottavi fatica cinque set contro quel Chris Lewis che due anni dopo sarà capace di agguantare a sorpresa la finale di Wimbledon, infine sconfitto 7-5 7-5 3-6 2-6 6-4. E se a questo stadio della competizione il sudafricano ha l’abilità di sopravvivere, le cose vanno invece decisamente peggio a Vilas, estromesso in tre rapidi set dal gioco essenziale di Hank Pfister, così come al turno precedente Tanner ci aveva lasciato le penne in cinque set con il giovanissimo Rod Frawley, liberando di fatto la zona alta del tabellone. Qui lo stesso Pfister avanza ancora battendo Warwick, quinto favorito del torneo, per poi fermarsi in semifinale in cinque set con l’americano Steve Denton, eccellente doppista, non compreso tra le teste di serie ma capace di battere uno dopo l’altro Edwards, Curren che è appunto suo compagno di doppio ed Alexander in cinque set, l’israeliano Shlomo Glickstein in quattro set, ed appunto ancora Pfister in cinque set giungendo, stremato, all’atto conclusivo. Dove, puntuale come un orologio svizzero, arriva proprio Kriek, che nella parte bassa del tabellone, tanto fedele alle indicazioni del computer da presentare ai quarti di finale le quattro teste di serie attese, elimina Tim Mayotte in tre set, 7-6 6-3 7-5, per poi dominare 6-0 7-6 7-5 Edmondson, a sua volta vincitore nel derby con McNamara, che non disperava di ripetere il colpaccio già riuscito con la vittoria a sensazione del 1976.

In finale Denton parrebbe svantaggiato dal fatto di esser stato molte ore in più in campo rispetto al rivale, ed in effetti, almeno per il primo set, non c’è proprio partita, con Kriek che strappa due volte il servizio all’americano per imporsi con un comodo 6-2. Ma la sfida è ben lungi dall’essere scontata, Denton si aggrappa al gioco di volo e se è costretto a cedere al tie-break il secondo set, a sua volta al tie-brek strappa il terzo parziale, prima di arrendersi, definitivamente, 6-4 al quarto set, all’ottavo match-point. Per Kriek è il primo successo nello Slam australiano… e non sarà l’ultimo.

L’edizione 1982 stavolta inizia ai primi di dicembre. Campione in carica, Kriek, che nel frattempo ha pure infiltrato la top-10 con l’ottava posizione il 1 marzo, beneficia della testa di serie numero 1, seguito nel seeding dallo stesso Denton e da Edmondson, con Teacher numero 4. Il sudafricano, esentato dal primo turno, esordisce battendo De Palmer in quattro set, 6-3 3-6 6-2 7-6, per poi, per una singolare scelta degli organizzatori di far giocare terzo turno ed ottavi di finale al meglio dei due set, eliminare facilmente Sherbeck, 6-1 7-6, e Fancutt, 6-2 6-2. E se anche il match dei quarti di finale con Gitlin è una formalità, 6-0 6-4 6-1, Kriek rischia grosso in semifinale con Paul McNamee, infine sconfitto 7-6 7-6 4-6 3-6 7-5. Kriek, avanti di due set vinti al tie-break, perde il servizio all’ottavo gioco del terzo, sembra distrarsi e si ritrova sotto 4-2 nel quinto. McNamee arriva a servire per il match, ma Kriek stampa i tre vincenti più pesanti di tutta la partita e riesce a farla franca. Nell’altra semifinale Denton, che da cinque giorni deve ricorrere a iniezioni per una tonsillite ed è stato costretto al quarto set da Tony Giammalva e John Frawley ed al quinto ai quarti da Sammy Giammalva, trova nuovamente come l’anno prima sulla sua strada Pfister, che serve per chiudere sul 5-4 al quinto. Ma anche stavolta Hank non riesce ad archiviare vittoriosamente la pratica, ed infine, al ti-break decisivo, Denton si impone agguantando una seconda finale australiana.

Kriek e Denton diventano così la prima coppia di finalisti a sfidarsi due volte di fila in Australia, dopo Roy Emerson e Arthur Ashe nel 1966 e 1967. Stavolta l’atto conclusivo del torneo non riserva sorprese, e non ha neppure molta storia. Kriek è in forma smagliante, disinnesca senza patemi il servizio violento dell’americano, domina il campo e si impone con un risultato che non ammette repliche, 6-3 6-3 6-2. Denton resta l’unico nella storia ad aver giocato due finali Slam e a non aver mai vinto un titolo in carriera nel circuito maggiore, ma Kriek, che non aveva mai disputato l’Australian Open prima del 1981, in dodici mesi scrive la storia. E se nel 1984 sarà ancora capace di arrampicarsi in semifinale, subendo una severa lezione da Mats Wilander, 6-1 6-0 6-2, può sedersi al tavolo dei grandi.

Certo, non erano gli anni migliori, ma che importa? Un albo d’oro è sempre un albo d’oro, e lì Johan Kriek c’è.

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