DIETER BAUMANN, UN LAMPO BIANCO NEL PANORAMA DEL MEZZOFONDO DI FINE XX SECOLO

Olympische Spiele  Sommerspiele  1992  Barcelona   Leichtathletik   Herren  5000 m                    Dieter Baumann  ( BRD )  Gold
Il trionfo di Baumann a Barcellona ’92 – da:runnerstribe.com

Articolo di Giovanni Manenti

Inutile girarci intorno, lo “spartiacque” tra l’attuale realtà del mezzofondo prolungato – inteso per tale quello dei 5 e 10mila metri – ed il passato è costituito dalla prima edizione dei Campionati Mondiali di Atletica Leggera che si svolgono ad Helsinki nel 1983, allorché ad imporsi, su dette distanze, sono rispettivamente l’irlandese Eamonn Coughlan ed il nostro Cova, in entrambi i casi salendo sul gradino più alto di un podio dove brillano, per la loro assenza, gli atleti africani.

Un successo, quello dell’azzurro, replicato l’anno seguente ai Giochi di Los Angeles ’84 – dove viceversa ad imporsi sulla più breve distanza è il fuoriclasse magrebino Said Aouita – per poi far cadere il buio sul settore, che nelle successive rassegne iridate vede trionfare solo ed esclusivamente atleti africani (in prevalenza dell’entroterra nero, con qualche rara eccezione per i rappresentanti del Marocco …), ivi compreso il fenomenale Mo Farah che, a dispetto di gareggiare sotto la bandiera dell’Union Jack, è di origini somale.

In questo scenario di dominio assoluto – andando a ritroso, gli ultimi esponenti della razza bianca a salire su di un podio iridato sono l’australiano Craig Mottran sui m.5000, bronzo ai Mondiali di Helsinki ’05, mentre sulla doppia distanza occorre addirittura risalire all’edizione di Roma ’87, con il nostro Francesco Panetta ed il tedesco orientale Hansjorg Kunze a far compagnia al vincitore keniano Paul Kipkoech – non vengono certo meno anche le risultanze delle sfide olimpiche.

Difatti, dal ricordato successo californiano del “ragioniere” Cova, le successive otto Finali sui 10mila metri hanno visto un iniziale prevalere dei magrebini Brahim Boutayeb e Khalid Skah nelle rispettive edizioni di Seul ’88 (dove il nostro Antibo, argento, è l’ultimo bianco a salire sul podio in detta specialità …) e Barcellona ’92, per poi lasciare il passo a tre consecutive doppiette appannaggio, in ordine cronologico, degli etiopi Haile Gebrselassie (1996 e 2000) e Kenenisa Bekele (2004 e ’08) sino al già citato Mo Farah, che trionfa a Londra ’13 e Rio de Janeiro ’16.

Un solo esponente della razza bianca su 24 atleti saliti sul podio della più lunga distanza in pista sta a testimoniare che i tempi dei mezzofondisti finlandesi e dell’Europa orientale sono oramai definitivamente tramontati, e le cose non vanno poi granché diversamente anche per quanto riguarda i m.5000, dove il dominio del Continente Nero data addirittura dai Giochi di Mosca ’80 con il piccolo etiope Miruts Yifter ad inaugurare una serie di successi con la sola differenza di una maggiore varietà di vincitori, visto che il solo fuoriclasse somalo naturalizzato inglese Mo Farah riesce nell’impresa di bissare l’oro nelle ultime due edizioni dei Giochi.

Alt …!! Sappiamo che siete già lì con il fucile puntato pronti ad evidenziare quella che non vuole assolutamente essere una dimenticanza, bensì il portare il racconto ad evidenziare come, in un contesto del genere, vedere un bianco proiettarsi sulla linea del traguardo vanamente inseguito da uno stuolo di nord e centro africani rappresenti un evento talmente straordinario da dover essere celebrato con dovizia di particolari …

Questo “Eroe dei tempi moderni” nel panorama del mezzofondo internazionale, altri non è che il tedesco Dieter Baumann, nato il 9 febbraio 1965 a Blaustein, città di poco più di 15mila anime situata nella regione del Baden-Wurttemberg celebre per avere tumulata nel proprio cimitero la salma del celebre generale Erwin Rommel, il quale inizia a farsi un nome nella specialità a far tempo dalla seconda metà degli anni ’80.

Dopo essersi nei primi anni cimentato indifferentemente sulle distanze piane dai 1500 sino ai 5mila metri – su quest’ultima distanza deludente è il suo esordio ai Campionati Europei di Stoccarda ’86 non riuscendo a qualificarsi per la Finale – Baumann decide di puntare decisamente sui 5 chilometri dopo che nel 1987 non era andato oltre il settimo posto ai Mondiali Indoor di Indianapolis ed aveva fallito l’accesso alla Finale alla Rassegna iridata di Roma ’87 sui m.1500, mentre era viceversa salito per la prima volta sul podio di un’importante Manifestazione internazionale cogliendo l’argento (7’52”27 a 7’53”93) alle spalle dello spagnolo José Luis Gonzalez sui m.3000 ai Campionati Europei Indoor di Llevin.

Scelta che si rivela oculata, visto che l’allenamento specifico consente al 23enne tedesco (ancora occidentale in vista dell’oramai prossima riunificazione della Germania …) di scendere sino a 13’18”43 al Meeting di Stoccolma del 5 luglio ’88 per poi aggiudicarsi il titolo ai Campionati nazionali del successivo 24 luglio e quindi presentarsi con qualche ambizione ai Giochi di Seul ’88, dopo essersi nel frattempo affermato sui m.1500 al “Weltklasse” di metà agosto a Zurigo, pur se con un tempo non significativo.

Alla sua prima esperienza olimpica, Baumann fornisce già un esempio della caratteristica che si rivelerà vincente nel prosieguo della carriera, vale a dire un elevato acume tattico che gli consente di dosare le energie e presentarsi sulla linea di partenza della Finale dell’1 ottobre ’88 alle 13:30 ora locale, ben deciso a giocarsi le proprie chances quantomeno per un posto sul podio.

In effetti, ben presto il resto dei finalisti si rende conto che l’unica lotta è per le piazze d’onore, visto che con una condotta di gara apparentemente dissennata – peraltro derivante dal fatto di essere disabituato a correre in pista, considerata la propria veste di Campione mondiale in carica di corsa campestre da tre anni (vi aggiungerà un quarto titolo nel 1989 ed un quinto nel ’92 – il keniano John Ngugi prende decisamente il largo dopo meno di un chilometro accumulando un vantaggio di quasi 50 metri sugli avversari, con il solo portoghese Domingos Castro a cercare di colmare il gap, senza peraltro riuscirvi …

E così, mentre il rappresentante degli altipiani va a trionfare in 13’11”70, il generoso lusitano paga a carissimo prezzo il proprio sforzo, dopo essere transitato alla campana dell’ultimo giro in una zona equidistante tra il leader della corsa ed il gruppetto degli inseguitori, tra i quali sprintano i due tedeschi Baumann e Kunze che lo raggiungono e superano a meno di 50 metri dal traguardo, lasciandolo inconsolabile a versare lacrime amare.

Il riferimento cronometrico di 13’15”52 con cui coglie un insperato argento olimpico è la risposta che Baumann attendeva per potersi d’ora in avanti dedicare principalmente al mezzofondo prolungato – anche se non va sottaciuto come proprio la sua origine di “miler” lo abbia non poco aiutato nell’emozionante finale di Seul – così da centrare nella successiva sessione invernale al coperto una netta vittoria sui m.3000 ai Campionati Europei Indoor de L’Aja ’89 (7’50”43 a 7’51”88 sullo spagnolo Abel Anton …) per poi completare il podio ai Mondiali Indoor di Budapest ’89, alle spalle di Aouita e di Gonzalez.

A complicare i piani in casa dell’oramai 25enne mezzofondista tedesco giungono problemi ai tendini che ne condizionano il resto della stagione e la quasi totalità della successiva, così da essere costretto a saltare l’appuntamento con i Campionati Europei di Spalato ’90 – che, per inciso, sono ricordati in casa azzurra per la splendida doppietta di Totò Antibo sui 5 e 10mila metri, ultimo italiano ad imporsi su tali distanze – dopo che a fine anno ’88 Baumann aveva raggiunto la terza posizione nel Ranking Mondiale stilato dalla prestigiosa rivista americana “Track & Field News”.

Rientrato alle gare ad inizio luglio ’91, Baumann si presenta con scarse aspettative ai Mondiali di Tokyo ’91, dove la non perfetta condizione di forma gli consente peraltro, sempre grazie alla sua abile lettura della gara, di occupare la quarta moneta quale “ideale Campione europeo”, visto che, ancora una volta, ha la meglio (13’28”67 a 13’28”88) sul Domingos Castro (da non confondere con il gemello Dionisio, anch’egli mezzofondista di buon livello …), mentre a contendersi il titolo iridato è un “parterre dei Roi” in cui prevale in 13’14”45 Yobes Ondieki per andare ad inaugurare una serie di 7 vittorie keniane in 8 successive edizioni dei mondiali, precedendo l’etiope Fita Bayisa ed il marocchino Braim Boutayeb.

Con il suo miglior tempo in carriera ancora risalente alla Finale olimpica di Seul – con conseguente uscita dalla “Top Ten” del Ranking mondiale anche nel 1991 viste le prestazioni di keniani e nordafricani – Baumann è consapevole che, se vuole avere chances di medaglia alle Olimpiadi di Barcellona ’92, deve abbassare il proprio limite intorno al 13’10”/13’12” netti, ed è in questa ottica che svolge la preparazione invernale, raccogliendo i primi, tangibili frutti al Meeting di Siviglia del 6 giugno ’92, allorché si impone nel suo “Personal Best” all’epoca scendendo per la prima volta in carriera sotto i 13’10” (13’09”03 per l’esattezza …), per poi aggiudicarsi anche il Meeting di Stoccolma di inizio luglio in 13’16”47.

L’essere sceso sotto i 13’10” pone Baumann nel ristretto lotto dei pretendenti al podio, pur se in sede di pronostico a farsi preferire è il campione iridato Ondieki, che si presenta nel capoluogo catalano forte del 13’03”58 con cui si è imposto a Losanna ad un mese dall’apertura dei Giochi, con un occhio di riguardo anche verso il giovane connazionale Paul Bitok, un 22enne capace anch’egli di aver corso in stagione in 13’08”89 al celebre “Bislett” di Oslo ad inizio luglio.

Sono chiaramente della partita anche i già citati Bayissa e Brahim Boutayeb (anche in questo caso da non confondere con Hammou Boutayeb, con il quale non è peraltro legato da vincoli di parentela …), così da avere sulla linea di partenza della “storica” Finale dell’8 agosto ’92 i primi cinque dell’ordine d’arrivo della Rassegna iridata, con il portoghese Castro a recitare, stavolta, un ruolo di assoluto comprimario.

Viceversa, a competere per le medaglie sono i ricordati altri favoriti, cui si aggiunge per un certo periodo anche l’altro etiope Worku Bikila, così che fa un certo effetto vedere quell’atleta riconoscibilissimo – oltre che per il colore della pelle anche per la divisa interamente bianca con la striscia rossa sul petto con impressa l’aquila – tenere il passo degli altri, mentre al suono della campana dell’ultimo giro Bikila inizia a staccarsi …

Sono pertanto ancora in cinque racchiusi in un fazzoletto, i protagonisti che attaccano l’ultima curva che immette sul rettilineo d’arrivo, affrontato in coda da Baumann che all’uscita della stessa, dopo aver superato Ondieki che cede clamorosamente di schianto, si trova alla corda apparentemente chiuso da Bitok che sta producendo il suo massimo sforzo, seguito da Bayisa e Boutayeb.

Ed è viceversa in questo frangente che il 27enne tedesco (oramai facente parte di una Nazione riunificata …) compie il proprio capolavoro, riuscendo a trovare un varco all’interno e, sfruttando le sue qualità di mezzofondista veloce, supera di slancio il magrebino e l’etiope per poi andare all’attacco di Bitok, raggiunto e sopravanzato a 10 metri dal traguardo, varcato a braccia alzate con il tempo di 13’12”52, appena 0”19 centesimo meglio del keniano, mentre la volata per il bronzo premia (13’13”03 a 13’13”27) ancora una volta Bayisa rispetto a Boutayeb.

Un trionfo in parte inatteso, ma che conferma le grandi qualità di tenace combattente di Baumann, il quale diviene a fine stagione il primo (nonché unico …) mezzofondista tedesco a scalare i vertici del Ranking Mondiale della specialità, per poi dover saltare il 1993 per infortunio e quindi ribadire la propria superiorità a livello continentale cogliendo la medaglia d’oro ai Campionati Europei di Helsinki ’94, ringraziando nuovamente il proprio spunto in volata, che lo porta ad avere la meglio (13’36”93 a 13’37”50) sul britannico Rob Denmark al termine di una Finale tattica corsa quasi a ritmo di crociera.

Un Baumann che, dopo un’inaspettata “controprestazione” ai Mondiali di Goteborg ’95 (addirittura nono in un inguardabile 13’39”98), si riscatta tre giorni dopo, migliorando il proprio personale sino a 13’01”72 con il secondo posto al “Weltklasse” di Zurigo del 16 agosto, peraltro a debita distanza dal nuovo astro del mezzofondo internazionale, vale a dire l’etiope Gebrselassie che va a stampare con 12’44”39 un sensazionale record mondiale, di oltre 10” inferiore al limite stabilito poco più di due mesi prima dal keniano Moses Kiptanui.

Il progredire della specialità verso limiti che erano inimmaginabili solo pochi anni prima fa sì che gli spazi per eccellere si restringano, anche se la Rassegna a cinque cerchi continua a confermarsi terreno favorevole per il mezzofondista di Blaustein, complice anche il “dirottamento” sulla più lunga distanza dei 10mila metri dei due più forti specialisti di fine XX Secolo, ovvero il già citato etiope Gebrselassie ed il suo grande rivale keniano Paul Tergat, che sulla pista di Atlanta ’96 danno vita al loro consueto “testa a testa” risolto in volata a favore del primo.

Un Gebrselassie che, nonostante sia iscritto anche sui m.5000 rinuncia a prendervi parte, così da concedere qualche chance di vittoria agli altri concorrenti, fra i quali si inserisce anche Baumann, a dispetto dell’aver oramai superato la soglia dei 30 anni.

Presentatosi nella Capitale dello Stato della Georgia con il miglior tempo stagionale di 13’09”47, Baumann approfitta del fatto che la Finale del 3 agosto ’96 si svolga su tali ritmi, consentendogli di tenere il passo dei battistrada sino alla campana dell’ultimo giro allorché il rappresentante del Burundi Venuste Nyongabo rompe gli indugi sferrando un violento attacco che coglie di sorpresa il resto del lotto involandosi verso quella che, a tutt’oggi, è l’unica medaglia d’oro olimpica per il proprio Paese …

Ventiduenne centrafricano che rischia peraltro di essere raggiunto negli ultimi metri da un terzetto composto da Bitok, il marocchino Khalid Boulami ed il Campione olimpico in carica, per un ordine d’arrivo serratissimo che recita: 1. Nyongabi 13’07”96, 2. Bitok 13’08”16, 3. Boulami 13’08”37 e quarto, fuori dal podio, Baumann che chiude in un più che onorevole 13’08”81, quattro atleti in meno di 1”, fate un po’ voi.

Con il futuro della specialità oramai delineato – ed anche se Gebreselassie e Tergat continuano a sfidarsi esclusivamente sui 10mila metri nelle grandi Manifestazioni – a Baumann non resta che continuare a fregiarsi del titolo di “primo degli europei”, così come comparire per tre ultime volte nella “Top Ten” del Ranking Mondiale (sesto sia nel 1994 e ’95 ed ottavo nel ’97), concludendo in tale veste la Finale della rassegna iridata di Atene ’97, quinto in 13’17”64, ma stavolta a debita distanza dal vincitore, il 21enne keniano Daniel Komen, che si impone in 13’07”38, tempo peraltro alla sua portata.

Che potesse far meglio nella Capitale ateniese, Baumann lo dimostra a tre giorni di distanza sulla magica pista del “Letzigrund” di Zurigo, dove il 13 agosto ’97 conclude in analoga posizione, ma riuscendo a togliere oltre 7” (!!) al proprio “Personal Best” con il tempo di 12’54”70 che rappresenta tutt’oggi (oltre al record tedesco …) la migliore prestazione “All Time” di un mezzofondista di razza bianca, in una gara pazzesca che vede Gebrselassie abbassare a 12’41”86 il proprio limite assoluto, con degni scudieri i keniani Komen e Tergat che chiudono in 12’44”90 e 12’49”87 rispettivamente …

E’ piuttosto comune tra i mezzofondisti, con l’avanzare dell’età, dedicarsi a distanze più lunghe, cosa a cui non sfugge neppure Baumann che, ai campionati Europei di Budapest ’98 si cimenta sui 10mila metri, prova su cui vanta quello che resta il suo “Personal Best” di 27’21”53 stabilito alla prima uscita, il 5 aprile dell’anno precedente a Barakaldo, in Spagna.

Un salto nel buio”, si potrebbe obiettare, e che viceversa si dimostra una strategia vincente, visto che a fine gara solo il portoghese Antonio Pinto riesce a precederlo, andando a cogliere quello che resta l’unico suo grande risultato a livello internazionale, concludendo la prova in 27’48”62 rispetto ai 27’56”75 di Baumann, alle cui spalle si piazza il connazionale Stéphane Franke.

Tempi che impallidiscono rispetto a quello che riescono a produrre Gebrselassie e Tergat – entrambi capaci di coprire i 10 chilometri in meno di 26’30” (!!) – e che ai Giochi di fine millennio a Sydney 2000 danno vita alla più emozionante volata mai vista in una Finale olimpica, divisi, al termine di una gara tattica, dall’inezia di appena 0”09 centesimi (27’18”20 a 27’18”29) …

Kermesse a cui, peraltro, Baumann è impossibilitato a gareggiare, non già per problemi fisici come in passato, bensì per essere caduto nella “rete dei controlli antidoping”, una vicenda mai del tutto chiarita e risalente ad ottobre ’99, in cui era risultato positivo al nandrolone, che l’atleta sostiene fosse contenuto in un dentifricio, con conseguente squalifica di due anni da parte della IAAF.

Si potrebbe pensare che, alla soglia dei 35 anni, un tale evento possa determinare l’abbandono dell’attività, ma il fatto che l’edizione ’02 della Rassegna Continentale si svolga a Monaco di Baviera induce Baumann a concedersi un’ultima passerella d’onore davanti al proprio pubblico, che poi tanto passerella non è, visto che “rischia” seriamente di chiudere trionfalmente la propria carriera, inserendosi nella volata a quattro per l’assegnazione del podio che lo vede beffato per soli 0”22 centesimi (27’47”65 a 27’47”87) dallo spagnolo José Manuel Martinez, precedendo l’altro iberico José Rios ed il nostro Stefano Baldini, che concludono in 27’48”29 e 27’50”98 rispettivamente.

Cala dunque il sipario sull’attività di colui che può senza alcun dubbio definirsi come “l’ultimo baluardo” della razza bianca in un panorama dove oramai la superiorità nera è quantomeno imbarazzante, ed anche se non abbiamo la prova tangibile di quanto stiamo per affermare, a noi piace pensare che il telecronista tedesco si sia emozionato durante la volata vincente di Baumann a Barcellona alla stessa stregua di quanto fece il nostro Paolo Rosi descrivendo con il suo memorabile “Cova, Cova, Cova …”, la volata dell’azzurro sui 10mila metri ai Mondiali di Helsinki ’83 …

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