A SYDNEY 2000 LA PRIMA TRIPLETTA CONSECUTIVA NEL CONCORSO COMPLETO A SQUADRE DI EQUITAZIONE

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L’Australia in trionfo alle Olimpiadi del 2000 – da equestriancentre.nsw.gov.au

articolo di Nicola Pucci

L’equitazione fece il suo debutto ai Giochi olimpici come disciplina ufficiale a Parigi 1900, quando il belga Aimé Haegeman vinse la gara di salto ad ostacoli, il connazionale Constant van Langhendonck si impose nel salto in lungo e l’Italia, con Gian Giorgio Trissino, ottenne la prima medaglia d’oro della sua storia a cinque cerchi risultando primo nel salto in alto a pari merito con il francese Dominique Gardères, uniche competizioni per l’occasione previste dal programma. A Stoccolma, nel 1912, dopo l’assenza a St.Louis nel 1904 e a Londra nel 1908, le prove a cavallo tornarono a disputarsi ai Giochi in veste definitiva, rimanendovi fino ai giorni nostri con competizioni, appunto, di salto, dressage e concorso completo, sia individualmente che a squadre.

E se proprio le gare di dressage e salto celebrarono a più riprese il dominio di paesi con grande tradizione nel montare a cavallo come Svezia e Germania, la prova più prestigiosa, ovvero il concorso completo, se da un lato annota nel libro d’oro a cinque cerchi tre vittorie olandesi consecutive con Adolf van der Voort van Zijp a Parigi nel 1924 e il leggendario Charles Pahud de Mortanges ad Amsterdam nel 1928 e a Los Angeles nel 1932, così come la quaterna australiana tra il 1984 e il 1996, altresì non ha mai conosciuto, nella prova a squadre, una dittatura altrettanto lunga. Fino, appunto, alla prima edizione olimpica del Nuovo Millennio, Sydney 2000, quando la prova di equitazione del concorso completo a squadre fa infine registrare il primo tris consecutivo nella storia dei Giochi.

Al Sydney International Equestrian Centre si gareggia dal 16 al 19 settembre, in una competizione che registrò le doppiette di Svezia e Olanda nelle prime quattro edizioni in cui si disputò la gara a squadre, ed il trionfo dell’Italia a Tokyo, nel 1964, grazie alle esibizioni a cavallo di Mauro Checcoli, Paolo Angioni e Giuseppe Ravano. Ma in Australia i padroni di casa fanno meglio ancora, dando seguito alle vittorie già ottenute a Barcellona nel 1992 e ad Atlanta nel 1996.

Andrew Hoy, 41enne di Culcairn, è l’unico componente del quartetto australiano ad aver colto l’oro nelle due precedenti edizioni, e per lui la rassegna in casa è l’occasione per entrare nella storia della specialità che somma le prestazioni di quattro cavalieri nelle tre prove di dressage, cross country e salto degli ostacoli. Insieme a lui l’Australia si affida a Phillip Dutton, Stuart Tinney e Matthew Ryan, mentre gli Stati Uniti propongono i coniugi O’Connor, David (che vincerà qualche giorno dopo la prova individuale del concorso completo proprio davanti a Hoy) e Karen. La Nuova Zelanda ha buone chances, con Mark Todd che vinse l’oro nell’individuale nel 1984 e nel 1988, la Gran Bretagna è a sua volta tra le candidate alle medaglie, al pari della Francia che ha buona tradizione olimpica seppur non avendo mai vinto in passato la prova riservata alle Nazionali.

Proprio l’eccellente prova di Hoy nel dressage porta in testa fin da subito l’Australia, che totalizza 112,6 penalità contro le 115,2 della Gran Bretagna, con gli Stati Uniti che si giocano la “carta” Karen O’Connor, capace di realizzare la terza miglior prestazione, 32,6 penalità contro le 30,6 penalità di Hoy e le 32 penalità della britannica Pippa Funnell, occupando provvisoriamente la terza posizione con 125,4 penalità.

Con il cross country le prime due posizioni della classifica rimangono invariate, seppur il margine si dilati a 12,8 punti di penalità, mentre la Nuova Zelanda scavalca gli Stati Uniti e prima della prova di salto, che deciderà l’assegnazione delle medaglie, sale sul terzo gradino virtuale del podio. In gara c’è anche l’Italia, che schiera Lara Villata, Giacomo Della Chiesa, Andrea Verdina e Fabio Magni, ma i tempi d’oro del 1964 sono lontani e gli azzurri chiuderanno, mestamente, in dodicesima ed ultima posizione.

Ma proprio all’ultima prova di salto succede quel che non ti aspetti. Il cavallo del neozelandese Blyth Tait (Ready Teddy), che fu campione olimpico nella prova individuale ad Atlanta nel 1996, non passa l’ispezione veterinaria dopo la gara di cross country, penalizzando la sua squadra che si trova a gareggiare così con soli due cavalieri, retrocedendo all’ottavo posto. L’Australia consolida così il primato chiudendo con 146,8 penalità, davanti alla Gran Bretagna che è seconda con 161,0 penalità e gli Stati Uniti che recuperano la medaglia di bronzo con 175,8 penalità.

Per Andrew Hoy, che dopo Kiwi a Barcellona 1992 cavalca dai tempi di Atlanta 1996 in sella a Darien Powers, così come per l’Australia, è il terzo oro di squadra consecutivo, ed è un’impresa unica nella storia dell’equitazione olimpica. La maledizione, infine, è sfatata ed anche il concorso completo ha i suoi legittimi dominatori.

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