PHILIPPE CLERC, UN LAMPO SVIZZERO NEL PANORAMA DELLO SPRINT EUROPEO

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Philippe Clerc – da:24heures.ch

Articolo di Giovanni Manenti

Se ponete la domanda se vi sia mai stato un atleta svizzero capace di salire sul gradino più alto di un podio olimpico, mondiale ed europeo nelle gare di velocità pura (100 e 200 metri) in Atletica Leggera, siamo convinti che la stragrande maggioranza risponderà che no, non se ne è mai sentito parlare …

Ed invece è sbagliato, perché, la “classica eccezione che conferma la regola” è presente anche in questo campo, nonostante che mai un atleta elvetico abbia vinto una medaglia d’oro olimpica in qualsiasi specialità di detta disciplina, e che a livello iridato tale privilegio lo hanno ottenuto solo André Bucher (m.800 ad Edmonton ’01) ed il colosso Werner Gunthor, tre volte consecutive Campione mondiale nel Getto del peso a Roma ’87, Tokyo ’91 e Stoccarda ’93.

Occorre pertanto scendere di categoria e riavvolgere il nastro della Storia dei Campionati Europei sino a 50 anni fa per trovare il protagonista della nostra Storia odierna, vale a dire Philippe Clerc, il quale nasce alla vigilia di Natale del 1946 a Port-Valais, nel francofono Cantone vallese, e di cui si inizia ad avere notizia a livello internazionale in occasione delle semifinali della seconda edizione della “Coppa Europa per Nazioni Bruno Zauli”.

Difatti, nella due giorni che si svolge il 22 e 23 luglio 1967 a Duisburg, e che vede qualificate per la Finale di Kiev la Germania Ovest e l’Ungheria, l’appena 20enne Clerc è il miglior rappresentante elvetico, visto che nella giornata inaugurale si piazza terzo sui m.100 in 10”5 e contribuisce ad analogo piazzamento della staffetta 4×100 alle spalle dei tedeschi e della Gran Bretagna, mentre ventiquattro ore dopo è addirittura secondo alle spalle dell’atleta di casa Hans Nerlich (21”2 a 21”4) sui 200 metri.

L’anno seguente incombono le Olimpiadi di Città del Messico, ma Clerc non è ritenuto in grado di ben figurare nella Rassegna a cinque cerchi, così che è costretto ad assistere in Tv alla caduta di tutti i primati nelle gare di velocità, grazie ai 2mila metri di altitudine della Capitale messicana, con i soli due rappresentanti europei a guadagnare l’accesso alla Finale dei 200 metri, ovvero il francese originario della Guadalupa Roger Bambuck ed il tedesco occidentale Jochen Eigenherr, a stabilire i loro “Personal Best” con i rispettivi tempi di 20”47 e 20”49 realizzati in Semifinale, con il primo ad essere al contrario l’unico atleta del Vecchio Continente a centrare la Finale dei m.100, dove conclude quinto dopo aver corso la distanza in 10”11 in semifinale, primato europeo all’epoca ed altrettanto suo “Personal Best” in carriera.

E’ questo il periodo – intendendosi per tale quello degli anni ’60 – in cui in Europa brillano gli sprinter francesi, rappresentati, oltre che dal già citato Bambuck (Oro sui m.200 ed argento sui m.100 ai Campionati Europei di Budapest ’66), anche da Claude Piquemal (Oro a Belgrado ’62 e bronzo a Budapest ’66 sui m.100) e da Jocelyn Delecour (argento sui m.100 a Belgrado ’62), i quali compongono una favolosa staffetta 4×100 che, alla Rassegna Continentale di Budapest ’66 (con l’aggiunta di Marc Berger …) si impone nel record dei Campionati di 39”4, per poi fare ancor meglio ai Giochi di Città del Messico dove, con Gerard Fenouil al posto di Berger, centra il bronzo alle spalle di Usa e Giamaica con tanto di primato europeo in 38”43.

Lotto di sprinter francesi che si presenta agguerrito anche ai successivi Campionati Europei di Atene ’69 – svoltisi in anno dispari così come i successivi di Helsinki ’71 per la volontà, poi abortita, di farli disputare a cadenza biennale anziché quadriennale – pur se del citato quartetto è presente il solo Fenouil, il quale si schiera alla partenza delle batterie, in programma il 16 settembre, assieme ai connazionali René Metz ed Alain Sarteur.

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Clerc ad Atene ’69 – da:wikipedia.org

Della partita è anche Clerc – nonostante preferisca cimentarsi sulla doppia distanza, presentandosi nella Capitale greca forte del 20”50 (suo “Personal Best” in carriera e record svizzero all’epoca) ottenuto il 4 luglio ’69 al “Weltklasse” di Zurigo – il quale dimostra di poter dire la sua aggiudicandosi in 10”7 la quarta serie, per poi fare ancor meglio in semifinale, prendendosi addirittura il lusso di precedere, pur se accreditati del medesimo tempo di 10”5, un non ancora 20enne sovietico di nome Valery Borzov, mentre la seconda semifinale è appannaggio di Sarteur con 10”6.

Con tutti e tre i francesi qualificati per la Finale del 17 settembre – anche se poi si riducono a due, in quanto Metz non si schiera ai blocchi di partenza – vi è curiosità tra i presenti nel cercare di capire se il non ancora 23enne elvetico abbia già sparato tutte le sue cartucce o seppure sia in grado di inserirsi nella prevista sfida tra i velocisti transalpini e l’astro nascente sovietico.

Ma, nella più breve gara del panorama atletico, non c’è molto tempo per riflettere, serve solo correre più forte che si può allo sparo da parte dello starter, e già a metà percorso il podio è assegnato con Borzov, Sarteur e Clerc a prendere un netto vantaggio che mantengono sin sul filo del traguardo, con l’ucraino di nascita a far suo il primo di tre titoli consecutivi sulla distanza per il classico “rotto della cuffia” (10”49 a 10”50) nei confronti del francese, mentre Clerc conferma il suo ottimo stato di forma completando il podio in 10”55, lasciando a debita distanza un Fenouil che conclude quarto in 10”71.

Si tratta della prima medaglia – ed a tutt’oggi ancora unica – conquistata da un atleta svizzero sui 100 metri ai Campionati Europei, sicuramente di buon auspicio in vista della prova sulla doppia distanza che vede in programma sin dal giorno dopo le relative batterie, con semifinali il 19 e la Finale il 20 settembre ’69.

Galvanizzato dal bronzo conquistato e confortato circa la propria forza dal già ricordato riscontro cronometrico di Zurigo, Clerc si rende conto che ha a disposizione un’occasione unica per scalare i vertici continentali, vista altresì una concorrenza di non elevata qualità (Borzov non è iscritto, così come gli sprinter francesi, che si risparmiano per la staffetta …), in cui a farsi preferire, in sede di pronostico, è il polacco Zenon Nowosz, fresco del titolo europeo indoor sui m.60 a Belgrado.

E sono proprio Clerc e Nowosz a confermare la validità delle proprie credenziali allorché, inseriti nella prima delle due semifinali, concludono affiancati in 20”9 precedendo il semi sconosciuto tedesco orientale Hermann Burde ed il nostro Pasqualino Abeti, che si qualificano per la Finale del 20 settembre con i rispettivi tempi di 21”0 e 21”1, migliori del 21”2 con cui l’altro rappresentante della Germania Est, Hans-Jurgen Bombach, si aggiudica la seconda semifinale.

Esito che si conferma anche nell’atto conclusivo, dato che il podio è costituito dai migliori della prima semifinale, i quali sono anche gli unici tra i finalisti a coprire la distanza al di sotto dei 21” netti, ma la lotta è solo per le piazze d’onore, in quanto Clerc, regale come non mai, domina la gara sin dai primi appoggi, presentandosi al comando sul rettilineo d’arrivo per poi tagliare vittorioso il traguardo in 20”70 e con un vantaggio abissale su Burde, il quale, nel suo “Giorno di Gloria”, strappa a Nowosz, per soli 0”02 centesimi (20”94 a 20”96) la medaglia d’argento.

Per il velocista vallese è il coronamento di un sogno, prima (ed anche in questo caso, unica …) medaglia d’oro per il proprio Paese sulla distanza ai Campionati europei – riescono, in seguito, a salire sul podio come terzi solo Peter Muster nell’edizione di Praga ’78 ed Alex Wilson 40 anni dopo, alla recente rassegna di Berlino ’18 – mentre Sarteur e Fenouil, pur privi dell’infortunato Metz, riescono comunque a portare il quartetto francese della 4×100 a bissare il successo di tre anni prima a Budapest, imponendosi in 38”89 sull’Unione Sovietica.

Raggiunto l’apice della propria carriera, Clerc – dopo aver realizzato l’anno seguente, il 3 luglio ’70 al “Weltklasse” di Zurigo, il proprio “Personal Best” sui 100 metri in 10”42 ed aver concluso al terzo posto in 20”8 la gara dei m.200 di “Coppa Europa” alle spalle di Fenouil e del britannico Martin Reynolds – è comunque chiamato a difendere il titolo europeo alla Rassegna Continentale di Helsinki ’71, avendo altresì come obiettivo le Olimpiadi di Monaco dell’anno successivo.

Il cambio di decade, entrando negli anni ’70, determina peraltro un’accelerazione nella specialità dello sprint, specie a livello europeo, con la crescita esponenziale del già ricordato Borzov e l’affacciarsi alla ribalta di un 19enne pugliese di Barletta, Pietro Mennea, che scriverà pagine epoche nel panorama della velocità azzurra.

Nella Capitale scandinava, la prova sui 100 metri non costituisce alcun problema per il sovietico, che si impone con largo margine nel record dei Campionati di 10”27, lasciando il tedesco occidentale Gerhard Wucherer ad oltre 0”2 decimi (10”49) di distanza, gara in cui Clerc si arrende in semifinale, corsa in 10”70, con il solo Nowosz, degli 8 finalisti di Atene, a raggiungere l’atto conclusivo oltre a Borzov, per poi riporre le sue massime speranze sulla doppia distanza.

Prova sui 200 metri che prevede batterie e semifinali il 12 agosto ’71 e la Finale il giorno successivo, e la prima delle due semifinali – come già avvenuto due anni prima ad Atene – evidenzia quale sarà l’esito finale della contesa, visto che a cogliere i primi due posti, divisi da 0”07 centesimi (20”86 a 20”93) sono Borzov ed il tedesco occidentale Franz-Peter Hofmeister, mentre nella seconda, vinta da Fenouil in 21”15, staccano il biglietto per la Finale il nostro Mennea e Clerc, divisi (21”23 a 21”25) da soli 0”02 centesimi.

Per poter aspirare ad un posto sul podio, Clerc dovrebbe essere quantomeno in grado di replicare il 20”70 di Atene, visto che Borzov – il quale non sta facendo altro che le “prove generali” in vista dei Giochi di Monaco ’72 – è praticamente irraggiungibile, e difatti l’ucraino si impone con un distacco abissale, dominando la gara in 20”31 (anche in questo caso record dei Campionati …), lasciando a 0”4 decimi di distanza Hofmeister, che in un’accesa lotta per le medaglie ha la meglio in 20”71 sui due connazionali orientali Jorg Pfeifer e Siegfried Schenke, che concludono divisi da un solo 0”01 centesimo (20”73 a 20”74).

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L’arrivo dei m.200 ad Helsinki ’71 (Clerc in quinta corsia) – da:atleticanet.it

Il tutto mentre la platonica sfida per il quinto posto tra Clerc e Mennea vede lo svizzero restituire all’azzurro lo scarto di 0”02 centesimi della semifinale, avendo la meglio (20”86 a 20”88) per quelle che oramai sono le sue possibilità del momento.

Pur non essendo assolutamente avanti con l’età, il successivo Natale compie appena 25 anni, Clerc – che a fine stagione 1969 è stato inserito al quinto posto del Ranking Mondiale sui 200 metri da parte della prestigiosa rivista americana “Track & Field News (unico velocista svizzero ad aver ottenuto un tale riconoscimento …) – è consapevole del fatto che oramai il suo “Momento di Gloria” è passato, con l’abilità di averlo colto al volo, ma non vuole abbandonare l’attività senza prima aver respirato la “magica aria” dei Giochi Olimpici, affidando alla pista dello “Olympiastadion” di Monaco di Baviera il suo passo d’addio …

E così, eccolo presentarsi alle batterie dei 100 metri, in programma al mattino del 31 agosto ’72, qualificandosi per i Quarti del pomeriggio giungendo secondo in 10”58 alle spalle dell’americano Robinson, per poi subire la beffa di mancare l’accesso alle semifinali giungendo quarto per un solo 0”01 centesimo (10”44 a 10”45) nella prima serie, peraltro a 0”03 centesimi dal suo “personale”, a dimostrazione che si era preparato al meglio per l’occasione.

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Clerc, ultimo a destra, nella batteria dei m.100 a Monaco ’72 – da:gettyimages.it 

Beffa che si ripete tre giorni dopo, nei Quarti della prova a lui più congeniale dei 200 metri, allorché giunge ancora quarto nella terza serie, preceduto proprio da Schenke a cui era arrivato dietro nella Finale europea dell’anno precedente, staccato (20”79 a 20”82) di soli 0”03 centesimi, ed il fatto di aver migliorato, su entrambe le distanze, i tempi della Rassegna Continentale senza neppure accedere alle semifinali, è la chiara dimostrazione per Clerc che il “Mondo sta correndo troppo avanti” per lui, ed è quindi necessario lasciare spazio agli altri.

Questa è la storia di un atleta – sicuramente valido per la sua epoca – che ha avuto la capacità di “cogliere l’attimo” che gli si è presentato, per poi rientrare nell’anonimato rispetto al panorama dei grandi velocisti, soprattutto americani e caraibici, dopo la “parentesi Borzov” …

Forse non sarà uno dei racconti più emozionanti del nostro sito, però almeno, se qualcuno vi chiederà se un velocista svizzero abbia mai vinto una medaglia d’oro tra Olimpiadi, Campionati Mondiali od Europei, ora saprete rispondere …!!

 

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